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Artista: Fear Factory
Titolo: Soul Of A New Machine
Anno: 1992
Provenienza: Stati Uniti
Etichetta: Roadrunner Records
Contatti: facebook.com/fearfactory
Autore: ticino1
Tracklist
1. Martyr
2. Leechmaster
3. Scapegoat
4. Crisis
5. Crash Test
6. Flesh Hold
7. Lifeblind
8. Scumgrief
9. Natividad
10. Big God / Raped Souls
11. Arise Above Oppression
12. Self Immolation
13. Suffer Age
14. W.O.E.
15. Desecrate
16. Escape Confusion
17. Manipulation
DURATA: 55:13
Leggendo il numero 65 del Rock Hard tedesco sono attirato dalla critica di un disco particolare. Fear Factory... mai sentiti nominare prima. Una frase come "questo è il lavoro death più particolare che sia uscito finora" non può che risvegliare l'interesse di un ventenne fanatico del genere come il sottoscritto. Pochi giorni dopo esco felice dal negozio con il mio bel CD in mano, non vedendo l'ora di poterlo ascoltare.
Ritmi molto pesanti, rumori indefinibili (si dice appartengano all'industrial, definizione che — a essere sincero — io non ho ancora capito), una voce svolazzante dal gutturale al pulito, durezza che scivola nella melodia e tanti altri "giochi musicali" mi entusiasmano tanto che, dopo avere copiato il tutto su cassetta, questa scorre quotidianamente almeno una o due volte nel mio walkman. Non riesco neppure a rendermi conto di quanta varietà sia contenuta in questo gioiello. Nel giro di pochi giorni conosco i testi quasi a memoria e scopro ancora qualche piccolo dettaglio sfuggitomi negli ascolti precedenti.
"Big God / Raped Souls" è probabilmente la traccia che secondo me riassume al meglio questo lavoro eccezionale!
Sì, sono convinto che il death metal non morirà mai e, come He-Man, sconfiggerà tutti per proteggere il Mondo e i metallari accaniti come me.
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Gruppo: Bolt Thrower
Titolo: The IVth Crusade
Anno: 1992
Etichetta: Earache
Provenienza: Regno Unito
Contatti: boltthrower.com - myspace.com/boltthrower
Autore: Akh.
Tracklist
1. The IVth Crusade
2. Icon
3. Embers
4. Where Next To Conquer
5. As The World Burns
6. This Time It's War
7. Ritual
8. Spearhead
9. Celestial Sanctuary
10. Dying Creed
11. Through The Ages
DURATA: 53:28
Venero realmente i Bolt Thrower: sarà perché a me le produzioni della Earache fanno sbavare come un cane idrofobo, sarà perché da quando è uscito "War Master" potrei scendere in battaglia con un cucchiaino da the e fare vittime sacrificali ugualmente, sarà per la voce di Willetts o per la batteria squadrata ma dannatamente impetuosa di Whale o per il riffing spaccamuri che oramai è un tratto distintivo assoluto. Fatto sta che attendevo questo "The IVth Crusade" con ansia e impazienza.
Arrivo ad acquistare il vinile, la copertina mi fa sussultare per la bellezza anche non si tratta di una immagine in stile Workshop, sul retro c'è un meraviglioso logo del Chaos che un amante di Moorcock come me non può che ammirare estasiato. Ci sono, piazzo l'LP sul giradischi e sono pronto alla celebrazione della nuova guerra!
All'attacco del pezzo omonimo mi cade la mascella per terra: è una badilata mid-tempo che non mi aspettavo, abituato alle sfuriate grind dei loro esordi. Un riffing tremendo e maledettamente contagioso mi pervade, la voce gutturale di Karl mi scarnifica l'anima, mentre il basso minimale di Jo, fedele alle mastodontiche chitarre, segue la scia di sangue che il quintetto sta mietendo. Nella lentezza il suono proposto dai Bolt Thrower trova una dimensione esasperata per potenza ed epicità, mi ritrovo a immaginare carneficine sulle note di "Icon" ed "Embers" dove gli assoli delle chitarre impazziscono e io con loro, Andy invece trova parti di doppia cassa su cui rovinarmi in headbanging sfrenati.
Tre pezzi sono pochi per dirlo, ma credo che questo disco sarà un capolavoro per il genere; se i nostri hanno abbandonato oramai in maniera inequivocabile le sonorità grind, godo però come un riccio nel dire che sono diventati delle divinità del Death Metal! Uno dietro l'altro difatti seguono a ruota brani esagerati senza il minimo calo: come potrei mai criticare pezzi come "Where Next To Conquer" o "Spearhead" su cui sbraito invasato come un demone supremo? Il delirio mi ha totalmente preso, il simbolo del Chaos regna nella mia camera e ne sono totalmente rapito, il mio "scapocciare" oramai sfiora la follia isterica.
La divione B.T. non possiede più remore e non accetta prigionieri, pretende sangue e urla, come ogni signoria della Morte giustamente rivendica dai propri tributari, e io sono qui a prestarmi alla loro "Ritual": "il cielo si fa nero [...] cadute sono le genti di una razza decadente [...] attraverso le ere [...]" in una guerra che è marchiata indelebilmente dalla "Quarta Crociata".
Sono esausto, esaltato, soddisfatto, la furia è passata, ma ristagna dentro il midollo spinale fino a quando le mie mani non girano nuovamente il disco per tornare a farlo esplodere in tutta la sua grandezza per sempre!
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Artista: Autopsy
Titolo: Live From The Grave
Anno: 1992
Provenienza: USA
Etichetta: Bootleg
Contatti: non disponibili
Autore: ticino1
Tracklist
1. Severed Survival
2. Hole In The Head
3. Fleshcrawl
4. Torn From The Womb
5. Bonus Track
6. Service For A Vacant Coffin
7. Embalmed
8. Destined To Fester
9. Robbing The Grave
10. Charred Remains
DURATA: 30:00 circa
Autopsy, Autopsy... sono gli americani, no? Chris Reifert era il batterista dei Death, se mi ricordo bene. È davvero così difficile trovare un disco di questo gruppo? Ovunque io domandi, il venditore mi risponde di doverlo ordinare e alla fine non arriva nulla. Bella scocciatura.
Lo scorso fine settimana, durante una scorribanda a Zurigo, ho trovato un disco live intitolato "Live From The Grave" che mi ha particolarmente ispirato con la sua copertina. La natura pirata di questo vinile mi è stata subito chiara. Tali album sono sempre da trattare con cautela; non si sa mai com'è il suono.
Beh, se non altro già questo punto mi soddisfa pienamente. Presumo che la registrazione originale provenisse dal banco di missaggio del concerto avuto luogo al Waters Club di San Pedro il 30 marzo 1991; gli strumenti si sentono tanto bene quasi quanto siamo abituati a gustarli su un prodotto inciso in studio. In particolare "Hole In The Head" è un pezzo che mi piglia fortemente, seppure la scaletta in toto sia una figata unica, l'apprezzo particolarmente nella consapevolezza che il tutto è nato davanti a un pubblico e senza aiuti tecnici di sorta. Non c'è nessun'altra occasione che permetta a una formazione di mostrare il proprio savoir-faire come su un palco.
Si tratterà pur sempre di un bootleg, ma la sua qualità non farà rimpiangere nulla al suo proprietario. Nel caso lo trovaste in un negozio, non perdetelo! Senza pensarci due volte ho registrato il tutto su cassetta e so già ora che cosa ascolterò in bus, andando al lavoro o a scuola, questo mese.
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Gruppo: Pitchshifter
Anno: 1992
Etichetta: Earache
Contatti: www.myspace.com/pitchshifterband
Autore: Leonard Z
Tracklist
1. Gritter
2. Deconstruction
3. New Flesh P.S.I.
4. Bastardiser
5. Dry Riser Inlet
6. Tendrill
DURATA: 56:58
 Questo EP fotografa un periodo particolare del Death Metal: siamo nel 1992, anno d'oro per il genere, da ricordare non solo per assoluti capolavori quali “Tomb Of The Mutilated”, “The IV Crusade” e simili, ma anche per un tentativo di contaminazione del genere con suoni industriali. I Pitchshifter sono tra i gruppi che cercano di unire l'elettronica con l'estremismo del metal, insieme a band quali i Meathook Seed di “Embedded” e i Fear Factory di “Soul Of A New Machine”. Per quanto riguarda i nostri, il presente lavoro è, a mio avviso, il loro prodotto più riuscito (ancor più del debut “Industrial”). Quello che troviamo nel dischetto sono sei pezzi fortemente influenzati dai Godflesh in cui si uniscono growl, chitarre taglienti e ripetitive, batteria elettronica e una altissima dose di campionamenti che fanno di questo cd una vera perla del genere. Ritmi soffocanti, mai troppo veloci, guidano le canzoni che hanno un tono crudele e oppressivo. Il bellissimo video del pezzo “Deconstruction” è presente in alcune re-release del prodotto e mostra perfettamente la carica aggressiva e deumanizzante del pezzo e la violenza della performance live dei membri del gruppo, che dal vivo, di supporto ai Carcass nel tour di “Heartwork”, sconvolsero la platea nella loro data fiorentina! Un EP da avere anche per conoscere alcune ibridazioni del Death Metal, che però non hanno dato, alla lunga, i frutti sperati. Questo sarà infatti l'ultimo lavoro prettamente ancorato al Death Metal della band. I Pitchshifter si sposteranno poi su lidi dove l'elettronica la farà da padrona incontrastata, perdendo l'aspetto “estremo” presente in questo “Submit”. D'altra parte anche le altre band del periodo come i Meathook Seed (progetto parallelo di Harris dei Napalm Death) non hanno seguito la stessa scia stilistica, e anche i Fear Factory... be', ascoltate l'ultimo lavoro e poi ditemi se non sono diventati il patetico clone di se stessi.
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Informazioni Gruppo: Afflicted Anno: 1992 Etichetta: Nuclear Blast Autore: Leonard Z
Tracklist 1. Prodigal Sun 2. Harbouring The Soul 3. In Years To Come 4. Tiding From The Blue Sphere 5. The Empty Word 6. Astray 7. Rising To The Sun 8. Spirit Spectrum 9. The Doomwatcher's Prediction 10. Consumed In Flames 11. Ivory Tower
DURATA: 47:47
Che bello il 1992. Un anno di capolavori non stop e una miriade di band Death Metal ognuna diversa dall'altra. Bei tempi andati. Ma se volete risentire un goccio di quella magia, compratevi “Prodigal Sun” degli Afflicted. Gli Afflicted sono una band svedese che, dopo una serie di demo e split, ha fatto il grande passo sotto l'ala dell'allora geniale Nuclear Blast. Quello che ci attende sono undici tracce di Death Metal in cui chitarre distorte in stile “Sunlight Studios” si uniscono in un connubio perfetto con Wha Wha e suoni psichedelici.
La voce di Joakim non è gutturale come quella dei conterranei Grave, ma ha una sua impostazione molto più Thrash che dà personalità ai pezzi. Quello che troverete in questo album è un modo alternativo di vedere il Death Metal, come era tipico di quel periodo di grande novità e sperimentazione. Il pezzo più d'impatto e maggiormente accattivante rimane “Ivory Tower”, di cui la Nuclear Blast produsse anche un video contenuto nella VHS di “Death Is Just The Beginning II”. Questo cd è stato ristampato qualche anno fa dalla Metal Mind Prod. in un Digipack limitato a 2000 copie. Altra perla che la Nuclear Blast dà in licenza a etichette minori, come fosse roba di cui vergognarsi. Compratelo, è un obbligo!
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Gruppo: Lemming Project
Anno: 1992
Etichetta: Noise Records
Autore: Leonard Z
Tracklist
1. Maintain
2. Lost
3. Leadership
4. Brainnight
5. For All Suckers
6. Manipulation
7. Washed
8. Erdende (In Trauer)...
9. Judas Billygoats
DURATA: 47:00
 Quando si pensa all’età d’oro del Death Metal si va automaticamente a cascare su produzioni che provengono dagli U.S.A. (soprattutto dalla Florida), dalla Svezia e dall’Inghilterra. Ci si dimentica invece dei paesi di lingua tedesca che ci hanno regalato delle perle spesso sottovalutate. E’ il caso della bistrattata Germania, che oltre a essere la patria dei Morgoth (compratevi “Odium”, ragazzi), ha dato i natali ai defunti Lemming Project. Già il nome del gruppo dovrebbe far capire che i testi della band sono un inno alla distruzione, all’odio e al totale annichilimento della razza umana. Questo “Hate And Despise” racchiude nove brani di puro Death Metal accostabili al sound di band dello stesso periodo, come Benediction e Bolt Thrower. Le chitarre la fanno da padrona, col loro suono granitico, snocciolando riff di una pesantezza unica. I chitarristi non si lanciano mai in parti complesse, ma prediligono arricchire le parti della ritmica con suoni distorti e rumorismo. Il riffing è particolarmente ispirato, generando pezzi da puro headbanging. La voce di Hendrijk è molto personale e dinamica, un growl beffardo che rende la band facilmente riconoscibile, perfetto per i testi che racchiudono una vena di forte ironia. Il drumming alterna tempi sostenuti a rallentamenti con doppio pedale a tutta velocità, seguendo uno stile in voga nel Death di quel periodo. Nei testi viene alternato l’uso dell’inglese e del tedesco, sebbene il tedesco abbia molta più presa e sia più adatto per questi nove salmi dell’apocalisse. Sarebbe stato bello sperare in un successore di quest’album completamente nella lingua di Goethe, ma purtroppo “Hate And Despise” è stato il canto del cigno di una band che avrebbe avuto ancora cose da dire, ma che ci ha lasciato con due album (il primo era “Extinction”) di puro Death. Due lavori impreziositi da un artwork grezzo e diretto, col suo bianco e nero tipico delle produzioni più povere dell’epoca. Non vi sono nemmeno speranze di una reunion, visto che nel 2005 il chitarrista e mente della band Michael Schmale è venuto a mancare. Se volete sentire cos’era il Death Metal prima dell’assalto dei “Guitar Hero a tutti i costi” e del clonaggio dei Suffocation cercate questo album e fatelo vostro. Potreste scoprire che il Death Metal di classe passava anche dalla Germania.
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Gruppo: Incantation
Anno: 1992
Etichetta: Relapse Records
Autore: Leonard Z
Tracklist
1.Golgotha
2.Devoured Death
3.Blasphemous Cremation
4.Rotting Spiritual Embodiment
5.Unholy Massacre
6.Entrantment of Evil
7.Christening the Afterbirth
8.Immortal Cessation
9.Profanation
10.Deliverance of Horrific Prophecies
DURATA : 41:52
Se si ama il Death Metal non si può prescindere da questo lavoro dei newyorkesi Incantation. “Onward to Golgotha” è uno dei pochissimi album che abbia giovato del non essere stato prodotto ai Morrisound Studios. A differenza di altre band (Suffocation su tutte) che hanno avuto un detrimento dal non registrare negli studi di Tampa, la vera mecca del Death Metal del periodo d’oro, questo primo full degli Incantation ha dalla sua proprio il fatto di avere una registrazione lontana anni luce dal sound floridiano. Immaginate di ascoltare del Death registrato in presa diretta dall’abisso più profondo dell’inferno e avrete un’idea di cosa vi aspetta. La voce demoniaca di Pillard erutta blasfemie, mentre il resto della band erige un muro di suono in cui i bassi la fanno da padrona. La durata dei pezzi si aggira su una media dei tre minuti e già questo fa capire che gli Incantation vanno al sodo, evitando di allungare la minestra con parti che non siano al 100% puro Death Metal. Aspettatevi quindi riff granitici, tempi in blast beat che si alternano a mid tempos tipici del Death Metal che fu, in cui furia omicida e rallentamenti ai limiti del doom erano un marchio di fabbrica tipico di alcuni tra i più famosi esponenti del genere. Su tutto regna un doppio pedale in primo piano e assoli cacofonici che fanno di pezzi come “Golgotha” e “Immortal Cessation” (presente anche nel famoso sampler della Nuclear Blast “Death… Is Just The Beginning II”) dei veri cavalli di battaglia del genere. Per quanto riguarda i testi, non aspettatevi altro che blasfemia e inni anti-cristiani, che si ripeteranno anche nei successivi album della band. Se non avete quest’album, andate subito a compralo: la Relapse ha fatto uscire una nuova versione con un DVD aggiuntivo di concerti della band. Semplicemente imperdibile!
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Informazioni Gruppo: Malevolent Creation Anno: 1992 Etichetta: Roadrunner Records Autore: Mourning Tracklist 1. Eve Of The Apocalypse 2. Systematic Execution 3. Slaughter Of Innocence 4. Coronation Of Our Domain 5. No Flesh Shall Be Spared 6. The Coldest Survive 7. Monster 8. Mindlock 9. Iced DURATA : 34:09 La formazione  capitanata dallo storico chitarrista Phil Fasciana è una delle più conosciute e fra le più valide di quelle storiche ancora in attività. Se adesso ci delizia ancora con delle oneste prove di death metal,l’inizio della carriera di questo combo ci donò delle vere e proprie perle fra le quali spicca il loro album più rappresentativo “Retribution”. Una prova che dalla prima all’ultima nota non ha un minimo sentore di cali o incertezze,un platter composta da nove brani che colpiscono come pugni in pieno viso. Impossibile non esser presi dalla vena prettamente di matrice thrash che dà la carica alle loro basi (Alex Marquez dietro le pelli e Jason Blachowiz al basso) per non parlare del lavoro delle due asce sempre perfetto e solisticamente grezzo al punto giusto (difficile trovare un’accoppiata valida come quella Fasciana/Barrett di quel periodo) e con un Brett Hoffman dietro il microfono con la sua vocalità cantilenante e graffiante che cerca ripetutamente di far sanguinare i nostri poveri timpani. Ci si ritrova così pienamente assorbiti da pezzi come “Systematic Execution” (inizio subito al fulmicotone con un solo da orgasmo) , “Coronation Our Domain” (impreziosita dalla partecipazione in fase solistica di James Murphy),la sostenuta “Monster” dove il growling più profondo di Brett echeggia,coinvolti da fasi a rilento e accellerate improvvise e folli che al meglio esprimono la corposità di quest’opera. Inutile dilungarsi, è un disco che ogni buon ascoltatore del genere deve obbligatoriamente conoscere,un must senza se e senza ma,questa è storia!
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 Informazioni Gruppo: Crypt Of Kerberos Anno: 1992 Etichetta: Adipocere Records Autore: Akh
Tracklist 1. Cyclone Of Insanity 2. The Ancient War
DURATA : 08:23
Storica e legg endaria band svedese,nata dalle ceneri dei Macrodex,i nostri con questo demo tirano fuori due pezzi devastanti di Death Metal,personale variegato,con quel giusto mood tetro e sinistro (in special modo nelle parti soliste),che oramai al giorno d’oggi sono un mero ricordo.
L’iniziale “Cyclone of Insanity” parte con una cavalcata da puro headbanging, accompagnata da una cavernosa voce che tanto da a chi ama certe sonorita’. Il brano si incendia con alcuni riff anthemici ma il vero must arriva nel momento dello stacco, una mazzata giunge nei denti in cui una chitarra solista impazza con una melodia straniante, che fara’ da apripista ad una parte piu ragionata e melodica del pezzo, senza che cio' ne porti via mordente ed enfasi che si evidenzia nella conclusione acustica. Anche la seguente “The Ancient War” ci mostra una band in grande stato ispirativo, piena di idee e feeling, il pezzo gira attorno a mid tempos devastanti, in cui le chitarre soliste appaiono per donarci schegge di follia. Un lavoro che ci elargiva una band piena di promesse che purtroppo non vennero mantenute, in quanto i nostri termirarono unicamente un solo lp il celebre “World Of Myths” in cui vertevano certe sperimentazioni fin qui aliene al gruppo. In definitiva, un lavoretto ottimo sia per produzione che per pezzi che non fa che aumentare la nostalgia per certi gruppi ed un certo approccio musicale. Fossi in voi cercherei di ascoltarlo chissa’ che non lo togliate piu' dal vostro stereo.
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 Informazioni Gruppo: Cannibal Corpse Anno: 1992 Etichetta: Metal Blade Autore: Leonard Z
Tracklist 1. Hammer Smashed Face 2. I Cum Blood 3. Addicted To Vaginal Skin 4. Split Wide Open 5. Necropedophile 6. The Cryptic Stench 7. Entrails Ripped From A Virgin’s Cunt 8. Post Mortal Ejaculation 9. Beyond The Cemetery
DURATA : 35:11
Siamo nel 1992 e i nostri si recano nei suoi Morrisound studios di Tampa in Florida (patria del Death Metal americano), per registrare il loro terzo album (seguito di “Eaten back to life” e di “Butchered at birth”). Prodotto da Scott Burns (colui che ha impresso al Death Metal statunitense delle origini il suo sound tipico e se non lo conoscete andatevi a vedere i titoli di un po’ di album registrati da lui) “Tomb of the mutilated” è il capolavoro dei Cannibal Corpse: 35 minuti di iulenza allo stato brado. Tanto per non smentirsi, la band si affidata all’illustratore Vincent Locke per la copertina, che chiaramente è stata censurata di corsa! La vera copertina può essere ammirata all’interno della cassetta e ritrae uno zombie intento nel praticare un cunnilingus al cadavere squartato di una gentil donzella. La sequela delle copertine censurate, dei testi non inclusi nel booklet e dei titoli delle canzoni “non in vista” sul retro degli album diverranno un vero marchio di fabbrica per questa band. Nella parte visibile della cassetta, infatti, vengono riportati i titoli più innocui dell’album, lasciando perle come “Entrails ripped from a virgin’s cunt” (interiora estirpate dalla vulva di una vergine) e “Necropedophile” (devo tradurre o ci arrivate da soli?) per i soli acquirenti. Ma passiamo al pezzo forte, ovvero la musica. Si aprono le danze con “Hammer smashed face” (faccia spaccata con un martello) che uscirà anche come singolo e che sarà il pezzo che la band suonerà nella parte a loro dedicata nel film “Ace Ventura” (dategli un’occhiata e vedrete Jim Carrey entrare in un locale dove i Cannibal Corpse suonano proprio questo pezzo). Il brano mette in luce tutte le caratteristiche della band: blast beats che si alternano a parti più cadenzate, basso all’unisono con le chitarre che fa la sua porca figura nelle parti soliste a lui dedicate, un growl cavernoso e monocorde. Nell’album non ci sono né cadute di stile né pezzi riempitivi, ma l’intero lavoro scorre senza intoppi dall’inizio alla fine, passando per perle come “The cryptic stench” (il fetore della cripta) e la conclusiva “Beyond the cemetery” (al di là del cimitero) col suo giro malsano di basso a chiudere in fade l’album. Per quanto mi riguarda il lavoro di Chris Barnes nell’album è perfettamente azzeccato, ma a qualcuno potrebbero non piacere le vocals ad un pitch infernale, con pochissima variazione e difficilmente intelligibili (non che i testi siano il pezzo forte del gruppo). A quanto pare, però, la band ci teneva a dire che le vocals di Chris non erano un artificio da studio, ma che era tutta farina della sua laringe, e per questo si può leggere, all’interno dell’album un trafiletto con scritto: “Electronic Harmonizer was not used to create any vocals on “Tomb of the mutilated”. In definitiva… che aspettate a comprarlo? Lavatevi le orecchie da dieci anni di cloni e ascoltatevi il vero Death Metal americano. Giudizio visto con gli occhi del 1992: mazzata finale e totale. Una delle perle del periodo d’oro del vero Death Metal.
Giudizio visto con gli occhi del 2009: diciassette anni sono passati e questo disco non invecchia di un giorno. Certo, oggi ci sono talmente tanti cloni di questa band che probabilmente avrete sentito questi stessi riff ripetuti in centomila album, e questa può essere l’unica nota negativa.
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