Informazioni
Autore: Mourning
Formazione
Leonardo Ciccarelli - Basso
Giacomo Scattolini - Batteria
Marco Vitali - Chitarra
Marco Radosevich - Voce
Incazzati e impegnati, giungono sul nostro sito gli Antagonism con il loro debutto "Digging Past Sounds". La recensione del platter la troverete scrutando il listone, adesso vediamo cos'hanno da dirci i musicisti marchigiani.
Benvenuti e lasciamo da parte i convenevoli, inziando a raccontare chi sono e come nascono gli Antagonism...
Gli Antagonism nascono da un progetto di Marco Vitali, chitarrista della band, al quale si associano poi il cantante Marco Radossevich ed il bassista Nicola Parente, con i quali aveva militato nel gruppo Cancrena. Dopo circa due anni Nicola lascia il gruppo per essere poi sostituito da Leonardo Ciccarelli.
Perché questo monicker? È un fattore così diffuso e corrosivo per la società?
Abbiamo scelto il nome Antagonism perché ciò di cui parliamo nei nostri pezzi è una chiara accusa a tutto quello che può esserci di sbagliato nella civiltà moderna, noi siamo l'antagonismo di questa società.
Stesso discorso per quanto riguarda il disco, "Digging Past Sounds": c'è bisogno di scavare nel passato per ottenere qualcosa di realmente valido musicalmente e non? Anche se il titolo si presta ad avere molteplici interpretazioni...
Il nome dell'album ha una doppia chiave di lettura, la prima è per denunciare il massacro ecologico che si sta compiendo nei confronti del Pianeta con questi megacantieri che devastano il terreno, l'altra è più personale, in quanto il nostro disco racchiude pezzi degli Antagonism che sono stati pubblicati solo in demo e dischi split con altri gruppi oltre ad altri brani inediti.
Un death metal che per molti versi ha il gusto dei lavori dei primi anni Novanta ma si avvale di una produzione pulita, dando spazio quindi a una commistione fra old e new. Com'è stato dare vita all'album? Quali sono state le difficoltà nel raggiungere l'obbiettivo che avevate in mente?
Dare vita a quest'album è stato abbastanza faticoso, ma ci ha ripagato di tutti gli sforzi compiuti per la sua realizzazione, il problema maggiore è stato accordarsi sul progetto da seguire, alcuni volevano solo un prodotto virtuale, mentre altri anche un disco vero e proprio.
I testi si distaccano dai soliti cliché legati al mondo della "morte" per affrontare tematiche sociali. Quali sono per voi "i tasti dolenti" che intaccano la vita dell'uomo odierno e potrebbero essere risolti utilizzando un minimo di logica e rispetto nei confronti dell'Uomo stesso?
Il problema di base è l'assoluta mancanza di rispetto verso le esigenze umane fondamentali, che spesso vengono accantonate per far posto ai capricci di pochi, altra grave avversità è il bigottismo odierno, arrivati al ventunesimo secolo esistono ancora persone che per causa di alcuni fanno di tutta l'erba un fascio.
Da dove prendete spunto per dare voce alla musica? Quanto vi ha influenzati la condizione della nostra "Repubblica"?
L'ispirazione per i nostri pezzi la prendiamo dai problemi attuali sia dell'Italia che del resto del mondo, non solo in ambito politico, ma anche da quello sociale ed ecologico.
"Politicized" mi pare d'aver compreso sia un attacco diretto a ciò che rappresenta la politica moderna, giusto? Ma cos'è la politica? Il modus operandi applicato in essa non sta devastando anche i vari settori artistici da tempo? È solo questione di ordini impartiti dall'alto, è solo così che si può andare avanti?
Il problema non è rappresentato dalla politica in sé, la politica è di base un'idea, ma sta nelle persone che la esercitano. I politici dovrebbero agire nell'interesse della gente che li sostiene, però questo avviene molto di rado e nella maggior parte dei casi pensano solamente ai loro porci comodi.
La domanda precedente mi fa cogliere la palla al balzo per chiedervi cosa ne pensiate del "pay to play" e delle varie discussioni che si sono animate attorno a questa compravendita che sminuisce, per non dire elimina, ancora una volta fattori come la gavetta e il merito acquisito sul campo. Che mi dite in proposito?
Il "pay to play" può essere un metodo valido, anche se "infimo", di farsi notare in quanto permette a band minori di esibirsi con gruppi di grande fama, ma comunque sia il gruppo deve avere una certa validità. Per quanto si possa pagare, non si viene presi comunque se non se lo si merita.
Siamo nel 2012, si parla di società evoluta, di apertura mentale e tante altre stronzate al seguito, però suonare metal è ancora ritenuto qualcosa di "amatoriale" qui in Italia. Perché si sottovaluta questo mondo? Penso anche ai locali e ai cosiddetti acquirenti/ascoltatori che danno vita ai risultati nelle "classifiche che contano, perché è possibile trovare i Graveyard o i Rammstein in onda in canali tv che contano e presenti nelle classifiche di vendita mentre in Italia se ci va di culo i nomi che leggiamo sono solo e sempre quelli di Metallica e Iron Maiden? È davvero solo una questione culturale?
Il problema di base è che in Italia quando si parla di metal e affini, la maggior parte delle persone pensa a capelloni brutti e cattivi che ammazzano capre, vanno in giro con croci capovolte addosso e via dicendo, e questo ha penalizzato sensibilmente tutta la comunità che ruota attorno al nostro genere e di conseguenza anche le vendite.
Oltretutto paghiamo lo scotto di avere il Vaticano e figliastri sempre in mezzo alle palle, riusciremo a organizzare dei concerti che a questi signori vadano bene o dovremo ancora vederli intervenire come in occasione del Sikelian Hell o alla data di Bari dei Deicide e Belphegor? La Chiesa è una delle nostre maledizioni o meglio lo è la religione in genere?
Il problema è il bigottismo della gente, non la religione. Esistono persone rette e persone dalla mente deviata da entrambe le parti, ma questo non significa che gli ideali siano sbagliati o immorali.
Se vi offrissero un contratto che come unica clausola vincolante v'imponesse il rilascio dei vostri futuri lavori in formato unicamente digitale lo accettereste?
Sinceramente non lo sappiamo, siamo convinti che il mercato digitale surclassi quello fisico, ma siamo comunque affezionati ad un prodotto concreto.
Secondo voi il Metal ha un po' perso quella dimensione a portata d'uomo che aveva inizialmente? Sono state fatte troppe concessioni/aperture a filoni che hanno affinità col "pop" e puntano sul fattore estetico più che sulla musica?
Secondo noi no, il metal sta cambiando con il cambiare delle generazioni e questo è perfettamente normale, altrimenti non potrebbe esserci evoluzione, e comunque esisteranno sempre i filoni essenziali come heavy, thrash o death.
Gli Antagonism e i live: com'è messa la situazione? Ce ne sono già stati, ce ne saranno nei prossimi mesi? Aggiorniamo i nostri lettori.
Ultimamente stiamo facendo pochi live a causa di alcuni problemi personali, comunque in ogni esibizione che facciamo diamo il 100%, per noi è il modo migliore che abbiamo per trasmettere al pubblico il messaggio contenuto nei nostri pezzi.
Cosa serve agli Antagonism per rendere al meglio sul palco?
Abbiamo bisogno solo di persone disposte ad ascoltare ciò che abbiamo da dire su ciò che accade al giorno d'oggi in questa società malata, giusto o sbagliato che sia.
Ho sempre letto e sentito parlare anche amici dei famosi "scambi di data", è un sistema che funziona o a quanto ho capito è una paraculata che porta spesso e volentieri frutti a una sola delle parti? Un altro segno che la scena in Italia è e rimarrà un miraggio?
Gli scambi data possono essere un ottimo mezzo per farsi sentire, se fatti a modo, il problema è che molte persone approfittano della fiducia di altre che si fanno un mazzo tanto per il gruppo e poi non ne ricevono i frutti.
Tre aggettivi per definire "Digging Past Sounds".
Diretto, aggressivo, concreto.
Siamo alle battute conclusive, a voi la parola per un saluto o un messaggio da inviare a chi ci segue...
Un ringraziamento allo staff di Aristocrazia per l'intervista ed invitiamo tutti i lettori ad ascoltare il nostro album per avere un'idea di come vediamo la società in cui viviamo. Stay Metal!
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Informazioni
Gruppo: Minerva
Titolo: Stories Of A Journeyman
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/MinervaPotsdam
Autore: Mourning
Tracklist
1. Moonrise
2. Kiss Me
3. Jimi's Flight
4. Journeyman
5. Artful Reborn
DURATA: 28:08
Dalla Germania dritti al mio lettore, il quartetto dei Minerva, incrociato girando per i Bandcamp, ha prodotto un solo ep intitolato "Stories Of A Journey Man", uno splendido esempio di come il rock nelle sue molteplici sfaccettature possa non solo convivere ma offrire degli ottimi risultati.
Enny (basso e voce), Jan (chitarra e voce), Martin (batteria) e Benny (sassofono) sono un incrocio "bastardo", fantastico delle atmosfere seventies espresse nelle sue forme più disparate, si va da Jimi Hendrix ai Led Zeppelin, dai Jefferson Airplane ai Cream, dai Creedence Clearwater Revival ai Doors, con lievi ma percettibili richiami a Hawkwind e King Crimson, mentre per addentrarci in epoche più moderne nomi quali Samsara Blues Experiment, Kadavar e un feeling strano con il signor Zakk Wylde dei Pride & Glory potrebbero stimolarvi a partecipare a un banchetto che è composto sì di sole cinque portate, ma potrebbe sfamare chissà quante orecchie.
Se la base è un solido rock-blues che sembra provenire proprio dal profondo sud degli U.S.A., la bravura dei Minerva sta nel ricamarci sopra un tessuto sia sonoro che atmosferico di una qualità ben al di sopra alla media, alle volte pare d'aver a che fare con una prova bucolica e selvatica come se si fosse immersi nella natura che si lascia andare a un richiamo che accompagna dolcemente le note, si veda ciò che avviene nell'opener "Moonrise" e nella conclusiva noisy e tribale "Artful Reborn".
Vi sono altri frangenti nei quali si ricrea un ambiente suggestivo e melancolico similare a quello di una foto in bianco e nero, la forza e il contrasto di quei due colori in più di una circostanza si rivelano maggiormente significativi rispetto alla collisione di mille variazioni cromatiche. Pezzi quali la giocosa "Kiss Me", la sognatrice "Jimi's Flight" e la vibrante "Journeyman" sembrano proprio cartoline inviate da annate trascorse all'insegna dell'esplosività emotiva che ha segnato indelebilmente la storia del rock.
Le note sono e saranno sempre sette, la differenza la faranno sempre il come e il perché della loro successione, i Minerva hanno capito qual è la loro strada. Non dico che "Stories Of A Journeyman" sia perfetto, è però un ottimo segnale da inviare alle label che sono in questo periodo più che mai alla ricerca di talenti da inserire nei propri roster quando si parla di questo tipo di proposte, fossi in loro una band simile non me la farei scappare da sotto il naso.
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Gruppo: Big Dix
Titolo: Kiss My Ace
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/bigdixrockband
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Man In Woman Dress
2. Wake Up
3. Have You Ever Been To Hell (Love Song)
4. Bitch Road Blues
5. If R Was E
6. Looking For
7. Kiss My Ace
8. I Wonder (versione acustica)
DURATA: 40:49
Il rock è un ottimo compagno di vita però esiste troppa gente che parla continuamente d'inventare, immettere roba nuova o alternativa in un mondo che nella maggior parte dei casi necessita esclusivamente d'esser vissuto per ciò che é e che sa offrire. Il motto "sex, drugs & rock'n'roll" non sarà salutare ma è sempre di moda, magari si potrebbe sostituire uno dei due additivi da aggiungere al rock con altro, storpiare la formula più di tanto non si è mai rivelata una cosa favorevole.
I lodigiani Big Dix possiedono la più classica delle formazioni a cinque, così composta al tempo dell'uscita del debutto "Kiss My Ace", prova semplice quanto efficace: Matteo Idini (chitarra), Fabio "Colva" Corradi (chitarra, lap steel, dobro, armonica a bocca), Mattia Mosconi (basso), Marco Idini (batteria e percussioni) e l'ex singer Pietro "Micio" Peroni.
Sono otto i brani contenuti nell'opera prima del quintetto che si mostra particolarmente incline a unire l'hard-rock/blues seventies a momenti più catchy e nineties, soprattutto in occasione dei ritornelli in più di una circostanza si avverte una vena scanzonata o particolarmente rilassata, ciò rende l'ascolto scorrevole e piacevole. La tracklist alterna canzoni dal piglio maschio e dall'influenza Deep Purple spiccata come l'opener "The Man In Woman Dress", dal discreto groove, si veda "Wake Up", che affondano nel blues e convincono: si può essere più espliciti e diretti di un titolo come "Bitch Road Blues"? Non credo.
I Big Dix non si fanno mancare le occasioni da "cheek to cheek" con la melensa e un po' adolescenziale "Have You Ever Been To Hell (Love Song)" e la conclusiva acustica "I Wonder", quest'ultima bella nel suo elementare vissuto fatto di acustica e percussioni delicate e dolciastre. C'è spazio anche per l'angolo "instrumental" con "If R Was E" e se non fosse per qualche lungaggine di troppo in "Looking For", nella titletrack e la prestazione di Peroni non proprio incoraggiante, "Kiss My Ace" avrebbe sicuramente offerto un risultato ben al di sopra della media pur calcando cliché su cliché.
Da segnalare la presenza di buona parte della famiglia Tanzan, i membri della band sono entrati a farne parte e pubblicheranno proprio per Tanzan Music il secondo disco "Joanna & The Devil", troviamo infatti come guest ai cori Josh Zinghetti, Mario Percudani impegnato anche in veste di chitarrista solista in "If R Was E" (brano del quale è anche coature insieme al Corradi) e Steve Lozzi, un altro guitarplayer, oltre a Ricky Ferranti, autore dell'assolo sul finire di "Wake Up" e da poco passato su Aristocrazia con il suo lavoro "Rusty Miles" e il tastierista Claudio Grazzani che si unisce alla "ciurma" in "The Man In Woman Dress", "Have You Ever Been To Hell (Love Song)" e "Bitch Road Blues".
"Kiss My Ace" è figlio della passione, qualità che di certo non manca ai Big Dix e dato che il loro secondo lavoro è già in mano mia, avrete presto notizie sullo stato di salute odierno della formazione, vi assicuro che ci sarà più di un motivo per non mancare all'appello.
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Gruppo: Epitimia
Titolo: Faces Of Insanity
Anno: 2012
Provenienza: Russia
Etichetta: Hypnotic Dirge Records
Contatti: facebook.com/epitimia
Autore: Mourning
Tracklist
1. Reminiscentia
2. Epikrisis I: Altered State Of Consciousness
3. Epikrisis II: Intrusive Thoughts
4. Epikrisis III: Megalomania
5. Epikrisis IV: Jamais Vu
6. Epikrisis V: Rorschach Inkblot
7. Epikrisis VI: Leucotomy
8. DS: Shizophrenia
9. Lethe
DURATA: 52:08
I russi Epitimia sono passati poco tempo fa sul nostro sito, li avevamo intervistati nell'attesa che venisse pubblicato il terzo atto della loro discografia "Faces Of Insanity". Il disco è stato rilasciato tramite Hypnotic Dirge Records e contiene nove brani che si muovono in svariati territori attingendo da un panorama che sembra far collimare le sensazioni espresse negli anni da act quali Katatonia, Drudkh, Burzum ai quali si collega un forte ascendente post-rock. Si tratta quindi di una proposta in bilico tra ambient scuro e accidioso, melodie agrodolci e costantemente colorate dal grigio e una cappa atmosferica che diviene più pressante nei frangenti in cui è la matrice black a farsi largo. Questa componente è per lo più rappresentata dalla prestazione vocale gutturale di K. che per la maggior parte del tempo si mantiene ben lontana dal ripercorrere sentieri estremamente solcati come i più classici "latrati lancinanti" spesso utilizzati a sfogo finale di tali complessi sonori; certo il "gallinaccio" acido che si ode sul finire di "Jamais Vu" non mi fa proprio impazzire.
Non si può parlare di novità né di esplorazione di chissà quale frontiera alternativa, gli Epitimia utilizzano armi ormai ben note iniziando da un riffing e da un imprinting melodico che mantengono in più circostanze un vissuto ciclico e una volta entrati nell'ottica che il ripetersi non è casualmente "allungato" si potrà apprezzarne al meglio le variazioni.
I capitoli denominati "Epikrisis" prendono il via dopo l'introduttiva, disturbata e sconsolante "Reminiscentia", i pregi e i difetti di "Faces Of Insanity" sono tutti riscontrabili all'interno di questi episodi. Sul lato buono della bilancia troviamo cambi d'umore inaspettati a velocizzare l'incedere come avviene in "Altered State Of Consciousness", la dilatazione e gli echi dispersi in un vuoto che inghiottiscono inesorabilmente "Megalomania", l'insidioso e "tremolante" lamentarsi di "Jamais Vu" e "Leucotomy" e l'inclinazione a disperdersi nel post-rock più elementare e al contempo contemplativo; dall'altro abbiamo una struttura dei pezzi che in alcune circostanze si crogiola esageratamente proprio nel ribadire il "concetto" tramite la stessa soluzione più e più volte e infila all'interno una voce femminile che per quanto gradevole non fa la differenza. Sia che vogliate perciò concedere una chance al lavoro o cestinarlo dopo un solo passaggio, dovrete comunque arrivare in fondo attraverso altre due canzoni.
Con "DS: Shizophrenia" abbiamo in pratica la "summa stilistica" di ciò che gli Epitimia offrono, le influenze si miscelano e combinano in modo da farci ascoltare una traccia continuamente in bilico fra l'uno e l'altro genere mentre la chiusura di "Lethe" è una carezza che sposta il peso in direzione di una fine sommessa e obliante.
"Faces Of Insanity" ci consegna una band matura e conscia del proprio potenziale, magari il suono non è dei più particolari e in alcuni frangenti il deja-vù lo ricollega forzatamente ad altre realtà ben più note distogliendo l'attenzione, è però altrettanto vero che nel marasma di produzioni similari che vengono immesse nel mercato quest'album potrebbe ritagliarsi un suo spazietto, quindi come già detto in antecedenza provate ad affondare nell'ascolto e giunti al termine tirate le vostre conclusioni.
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Gruppo: Black Hate
Titolo: Los Tres Mundos
Anno: 2012
Provenienza: Messico
Etichetta: Dusktone
Contatti: facebook.com/lostresmundos
Autore: Mourning
Tracklist
1. I
2. Lians-Per-Ti
3. Ika-Nun-Na
4. Subconsciente
5. II
6. La Ultima Solucion
7. Glorious Moments
8. Revelacion
9. Los Tres Mundos
10. III
DURATA: 57:43
Cosa dire dei messicani Black Hate? Tanti split all'attivo, l'ep "Depression World" e l'album "Years Of Solitude" che di sicuro non saranno dispiaciuti agli amanti degli scenari "depressivi" e adesso? Adesso hanno voluto fare il salto più lungo della gamba rischiando di spezzarsi il collo, artisticamente parlando è ovvio.
"Chi troppo vuole nulla stringe" e il detto alla sicula "u supecchiu e comu u mancanti" (l'avere troppo è come non avere) identificano entrambi l'insoddisfazione sorta dopo l'ascolto ripetuto di "Los Tres Mundos", secondo full del musicista di Mexico City B.G. Ikanunna, in questa occasione accompagnato dai chitarristi Possessed (Cumskin Vomëtfloods) dei Misanthropic Goathammer e John Pollack, dal bassista A. Troll e dal batterista Vyse, suo compagno d'avventura nei Cold Winds.
Nel probabile tentativo di trovare un'identità definitiva alla creatura, sono state confuse le carte in tavola più del previsto. Cos'è venuto fuori? Un platter ricco d'idee, con una produzione validissima, intellegibile e che premia senza riserve l'ottima prestazione strumentale, valorizzando anche le linee di basso e dando pieno risalto alle esecuzioni soliste che si fanno spazio all'interno dei brani come quella che si staglia emotivamente importante e dal carattere seventies in "Glorious Moments", pezzo che del resto convince e non. E il resto?
I Black Hate sono degli ottimi soldati di trincea, come quelli stanno nella loro posizione, rispondono al fuoco e provano lentamente ad avanzare, nel loro caso sfruttando le basi costruite in questi cinque anni tutto sembra funzionare alla perfezione tant'è che i momenti più interessanti sono quelli legati alle partiture black metal, si vedano l'aggressione perdurante del riffing di "Ika-Nun-Na" e la svolta da "mantra" che ne particolareggia la fase centrale molto ritual o la velocità incalzante e i toni quasi d'estrazione epica sprigionati da "La Ultima Solucion".
Peccato che nei frangenti decisivi per i cambi d'ambientazione, quelli che tendono a smorzare la furia apportando un tocco di "quiete" in mezzo a una "tempesta (tralasciando "Revelation", episodio esclusivamente acustico che pare far storia a sé), la figura che si para dinanzi sembri avere una risoluzione sgranata. Le scelte stilistiche non collimano, rimangono in più di una circostanza due sentieri paralleli che non hanno nessuna intenzione di scendere a patti, questo non premia né l'una né l'altra modalità espressiva, penalizzandole invece entrambe; non va dimenticato inoltre che i quindici minuti della titletrack sono spropositati e in alcuni frangenti a dir poco tirati per i capelli.
Non nego che "Los Tres Mundos" abbia degli spunti apprezzabili, non nego altresì che B.G. Ikanunna abbia intrapreso un percorso difficile da percorrere, ma se l'intento è ammirabile, il risultato è ancora lontano dal ritenersi degno d'andare oltre una sufficienza di base poiché è proprio quella la zona che i Black Hate stanno rimodellando iniziando dai fondamentali.
Il bivio sembra inforcare due direzioni precise: continuare sulla strada che conduce al mondo black, trovando il modo di dare uno spazio consono a queste varianti integrandole in quel tipo di realtà o abbandonarla del tutto affidandosi a soluzioni alternative/avanguardistiche sulle quali elaborare completamente una nuova situazione sonora? Meglio decidersi, la via di mezzo in qualsiasi occasione rimane sempre una strada che non porta da nessuna parte.
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Gruppo: Ankhagram
Titolo: Thoughts
Anno: 2012
Provenienza: Russia
Etichetta: Endless Winter
Contatti: www.facebook.com/Ankhagram
Autore: Mourning
Tracklist
1. Gates In Mind
2. Don't Feel This Life
3. Lost in Reality
4. I'm A Fake
5. Without Us
6. Thoughts
DURATA: 01:13:04
In questi anni seppur a tratti abbiamo seguito l'evoluzione del progetto gotico-funereo Ankhagram, la creatura del giovane musicista russo di Ekaterinburg Dead ha visto passare sul nostro sito "Neverending Sorrow" e "Where Are You Know" (quest'ultimo recensito da Insanity) che ci hanno permesso di conoscerlo.
Il 2012 ci consegna il quinto full dal titolo "Thoughts" e la certezza che la maturità e gli obbiettivi prefissatisi sia dal punto di vista delle sensazioni espresse che compositivo non sono stati disattesi.
Equilibrio in caduta libera, la musica di questo nuovo capitolo è probabilmente la più densa ed emotiva raccolta di sensazioni sinora esternate dall'artista.
"Gates In Mind", il brano più breve inserito in tracklist, con quel giro di pianoforte che ciclicamente si ripete e ripete, ammorbando di malinconia e ricordando l'effetto provocato dalle melodie dimenticate dei carillon, sembra non volersi interrompere mai, supportato da sample atmosferici che ne aumentano il pathos.
La semplicità è da sempre una delle armi più affilate di Dead e con "Don't Feel This Life" la formula, spostandosi da lidi strumentalmente ambient a quelli del doom/death da "funerale", non esclude quella componente melancolica che approfitta delle spirali di vento che soffiano impazzite al di sotto per farsi trasportare e pervadere così lo svilupparsi di una canzone che accenna allo sprofondare in un baratro di solitudine una volta spogliata d'esse, possedendo un costante e sottile filo grigio che la regge, mantenendola al di fuori delle zone più nere e claustrofobiche.
Non è una pillola amara quella che gli Ankhagram ci somministrano, il gusto evidenzia degli sbalzi palesi fra l'agro e il dolce, con "Lost In Reality" si rimane intrappolati in una capsula senza tempo, il trascorrere dei secondi, dei minuti e delle ore si annulla, l'amarezza e il tedio di una vita che prima o poi deve spegnersi s'incrociano con i tratti più rosei forniti dal ricordo di ciò che è stato e il gorgogliare del growl non fa altro che enfatizzare il contatto tra la componente terrena e quella spirituale. Se in questo pezzo è l'ambiente che intrappola e costringe alla riflessione il cardine portante, nelle successive "I'm A Fake" e "Without Us" sono l'astrattismo degli spazi infiniti e la fuga da una realtà che si stacca dalle pareti come l'intonaco vecchio e ammuffito a prendere il sopravvento.
Le note affondano nelle radici più pesanti e canoniche del mondo funeral, lasciando che l'unico privilegio in loro possesso sia quella capacità d'impregnare l'aria di una compagnia svilente ma tremendamente armoniosa. Con la titletrack e secondo inno strumentale di "Thoughts" si chiude un'opera di ben oltre un'ora che perpetua lo scontro tra il dannarsi l'anima e l'attesa di una fugace ma risollevante carezza.
L'affinata bravura di Dead nel contemplare quanto nell'esplicare i propri passaggi di stato sentimentali, facendo aderire la melodia alle tracce al pari di una patina vellutata, viene esaltata anche in sede grafica dall'artwork curato in maniera esclusiva dallo stesso autore, le scelte cromatiche che immergono il suo mondo in tonalità tutt'altro che vive sono la conferma di ciò che ci si attendeva.
Coloro che in passato si fossero innamorati o semplicemente avessero riconosciuto agli Ankhagram il fascino di chi sa conquistarti privandosi dell'uso di pirotecnie dovrebbero assolutamente dare un ascolto a "Thoughts" e meditarne l'acquisto.
Vedremo verso quali lidi l'artista russo vorrà condurre l'incessante seppur minuto mutare della sua natura compositiva, aspettando quindi il sesto disco, conoscendolo non dovrebbe farci poi aspettare più di tanto, rimetto su questo e ne approfitto per abbandonare anche solo per un po' la routine giornaliera e v'invito a fare lo stesso.
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Gruppo: Relics Of Humanity
Titolo: Guided By The Soulless Call
Anno: 2012
Provenienza: Bielorussia
Etichetta: Amputated Vein Records
Contatti:facebook.com/pages/Relics-of-Humanity/120921754633746
Autore: Mourning
Tracklist
1. Melting Of The Forsaken Millions
2. Stench Of Burning Heavens
3. ...Of Mutilated Truth
4. Immortality Dethroned
5. Unleashing The Ungodly
6. Infinite Reign Of Ominous
7. Pray For Obscurity
8. Depriving Of Sacred Blindness
9. Fusion Of Paralleled Forms
10. Annihilationism
DURATA: 26:53
Lo Slam? Un sottogenere del death brutale ma anche una rottura di palle colossale quando ti ritrovi ad ascoltare un disco che inizia e finisce allo stesso modo, con dinamiche pari a zero, un batterista che tira come un ossesso e la composizione dei pezzi che ti fa pensare: ok, hanno buttato quattro riff alla cazzo e corrono come dannati e quindi? Ecco i motivi per i quali solitamente "skippo" in maniera sistematica le uscite di questo tipo. Per fortuna esistono anche casi che ti fanno non dico cambiare idea ma rendere più accettabile la convivenza con questa forma di accanimento sonoro, dopo gli ucraini Ezophagothomia, è un'altra band dell'ex Unione Sovietica, quella dei bielorussi Relics Of Humanity, a convincermi e soddisfare le mie esigenze con il debutto "Guided By The Soulless Call".
Cos'ha questo trio che altri non hanno? Partiamo dal principio che nessuno inventa nulla, che la musica è quanto di più marcio e pesante ci si possa dovutamente attendere, che gli arrembaggi di batteria sono martellanti e pressanti nella maniera più corretta ed efficace, ciò che rimarca davvero il valore della prestazione di Ivan (voce), Sergey (chitarra e basso) e Pavel (batteria) è il sound complessivo.
L'approccio è meno "forzato" e incline a evocare le radici di tale variante passando per i Devourment quanto per i Disgorge, non disdegnando rimandi alle soluzioni messe in atto dagli svedesi Degrade nel fortunato e unico lavoro "Lost Torso Found" del 2006 e la lista si potrebbe allungare ulteriormente, fermiamoci qui.
All'interno del disco si possono identificare cristallinamente i tanto amati rallentamenti tesi a fornire quel non so che di abissale e quei riff malati e pregni d'oscurità che fanno sempre sobbalzare dalla sedia, con l'utilizzo di una voce growl molto ma molto cavernicolare, più affine a rimembrare gente come gli Incantation che le tante osannate prove a metà tra "baratro fognario" e "urla da maialino in calore" sempre più in voga al giorno d'oggi, per carità ci stanno pure alla grande in certi dischi però alla lunga sembrano (ho detto sembrano, non sono) tutte troppo uguali, il divertimento viene quindi completato e ci viene fornita "una buona e violenta serie di scapocciate" in compagnia dei Relics Of Humanity.
In un platter che dura neanche mezzora, con dieci tracce in stile centrifuga, cariche di turbolenze pronte a ingoiarvi e risputarvi a brandelli, per quale motivo dovrei provare a suggerirvene una piuttosto che un'altra? Non è che manchino un paio di episodi più interessanti, ritengo però che il contesto sia talmente ben amalgamato e sfrutti così bene le peculiarità in proprio possesso che una mazzata qual è "Guided By The Soulless Call" la digerirete assaporandone il gusto, ne apprezzerete il malsano eco d'empietà che si allarga a macchia d'olio.
L'aspetto legato alla produzione è stato tenuto in seria considerazione, ogni strumento è perfettamente udibile, anche il basso che solitamente tende a essere schiacciato, per non dire eliminato dalla scena, ha un suo ruolo ben definito e chiaramente riscontrabile con il risultato di apportare maggior solidità e spinta alle basi già di per sé terremotanti.
I Relics Of Humanity si candidano quindi ad allietare le giornate non solo degli sfegatati fruitori di slam ma di tutti coloro che amano la brutalità death, concedete loro un po' del vostro tempo e inserite nello stereo "Guided By The Soulless Call", il resto verrà da sé.
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Gruppo: Centimani
Titolo: Aegaeon
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/Centimanimetal
Autore: Mourning
Tracklist
1. Titanomachy
2. Serpents Coil
3. Self Aggrandizement
4. Thyestean Banquet
5. Flames Of Gehenna
6. Fields Of Karelia
7. Non Servium
8. Sacramentum
DURATA: 39:13
Quando ho letto il monicker e i titoli delle canzoni degli statunitensi Centimani giuro che ho avuto delle grosse perplessità, sarà che dopo aver ascoltato le puttanate pubblicate da Maurizio Iacono con quella band inutile che sono gli Ex Deo il pregiudizio era già dietro l'angolo pronto a tendere l'agguato, invece... invece per la mia e nostra fortuna i musicisti di Boulder in Colorado si presentano con una creatura melodica sì, ma massiccia e indiavolata.
È un black/death dalle sfaccettature molteplici ciò che li rappresenta, una visione ampia del genere tanto da toccare lidi symphonic che ne impreziosiscono la proposta.
Partiamo dal nome Centimani, in questo periodo sono tornati di moda i film U.S.A. da usa e getta con otto miliardi di effetti speciali e trame risicatissime che narrano delle divinità elleniche, questi Centimani (o Ecatonchiri) erano giganti dalla forza incommensurabile che si rivelarono decisivi nella rivolta delle giovani divinità olimpiche, guidata dai tre fratelli Zeus, Poseidone e Ade contro il padre Cronos.
Una volta sconfitto, il Titano e i suoi alleati vennero però ricacciati nel Tartaro, il luogo più recondito e oscuro dell'Ade, nel quale erano già stati esiliati dal padre Urano, successivamente avrebbero tentato la ribellione ma gli olimpi grazie al soccorso del semi-dio Eracle ne fermeranno l'avanzata rispedendoli nelle profondità infernali.
Questi episodi sono narrati nella cosiddetta "Gigantomachia" ma lasciamo da parte la mitologia ellenica per tornare ai giorni d'oggi e approfondire l'ascolto di "Aegaeon". Aegaeon è un debutto vario, professionale, ben composto ed eseguito che sciorina dieci pezzi travolgenti sia per intensità che dinamica espositiva, gli americani sono brutali e sferrano dei colpi decisi anche serrando notevolmente i ranghi, quello che però è realmente apprezzabile della loro proposta è la capacità di cambiare in corsa la propria natura.
L'introduzione affidata alla melodie epiche e ancestrali della strumentale "Titanomachy", adornata da un'efficace e intrigante soluzione solistica, stende il tappeto rosso all'ingresso di "Serpent Coil" che con le note del piano e un'atmosfera a metà fra i Dimmu Borgir e gli Age Of Silence ci travolge improvvisamente con un'ondata dirompente.
Il drumming di Isaac Faulk è scoppiettante con la doppia cassa a martellare con costanza mentre il singer Kyle Francis si mostra ferrato sia nell'impostazione growl che in quella scream, quest'ultima lievemente penalizzata nel mix. Le doti tecniche del combo sono elevate e lo si percepisce nella costruzione del riffing e dalle modalità con la quale spesso e volentieri i due chitarristi Eric Van Langenhoven e Jamie Hansen s'inseriscono nel contesto con gli assoli.
I Centimani scelgono di aumentare i cambi ritmici nella non linearità di "Thyestean Banquet", il pezzo più interessante sotto quest'aspetto, di divenire eleganti atmosfericamente col secondo capitolo strumentale in tracklist "Flames Of Gehenna" in tracklist che anticipa l'assalto a spron battuto di una dirompente "Fields Of Karelia" dove ancora una volta si fa apprezzare l'operato esagitato di Faulk dietro le pelli, coordinato perfettamente con le linee di basso di Max Holloway e il prezioso lavoro di rifinitura del tastierista Stu "Mouren" Puls.
I synth e gli inserti sinfonici all'interno del platter sono oculati e diligentemente assestati in maniera da divenire una parte in sé di "Aegaeon", evitando scontri con il resto della strumentazione per il dominio della scena.
La verità è che pur riscontrando in più di una circostanza derivazioni da un act o da un altro, i Centimani guadagnano punti perché ogni canzone risulta priva di una catena che lo riconduca forzatemene a qualcun altro, si tratta piuttosto di un accostamento che l'affermare la presenza di un citazionismo esagerato come spesso avviene e la conferma giunge anche nelle situazioni in cui la parte più "oscura" prende il sopravvento in "Non Servium", di certo una volta ascoltata di artisti noti ve ne verranno in testa, ma il suo essere fluida e naturale nell'abbattersi gioca nettamente a favore della band.
"Aegaeon" è un debutto con i fiocchi e potrà trovare riscontri fra coloro che fruiscono abitualmente di black melodico e sinfonico quanto fra quelli che preferiscono prove più death oriented, una sorta di compromesso ben realizzato che ha dato buoni frutti.
I Centimani sono l'ennesima realtà senza un contratto in un panorama "extreme" sempre più saturo, magari ci potremo evitare il prossimo disco dei Keep Of Kalessin e sperare che qualcuno invece dia la possibilità a loro di entrare nel circuito che conta? Chi lo sa, non ci resta che vedere cosa il futuro riserverà a questi musicisti e cosa loro riserveranno a noi, per ora mi limito a consigliarvi l'acquisto di questo bel disco.
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Informazioni
Gruppo: Torso
Titolo: Inside
Anno: 2012
Provenienza: Austria
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/torsomusic
Autore: Mourning
Tracklist
1. One
2. Room
3. Inside
4. Mona Lisa
5. Black Man
6. Voices
7. Haunting Witches
DURATA: 40:48
Il rock esalta, il rock ti permette di valicare qualsiasi confine mentale, il rock non è solo musica, è l'arte di ribellarsi sfruttando le caratteristiche esclusivamente legate all'istinto più cattivo e pregno di sensazioni scure, è capace di sconfiggere i pregiudizi allargando e incrementando la voglia di andare oltre dei propri ascoltatori, è il mezzo che ti può rendere libero. Libertà è la parola chiave per inquadrare il modo di vivere i pensieri del quartetto austriaco dei Torso.
La formazione è giovane e nata originariamente come un trio strumentale con il monicker Montezuma, gran bel personaggio avevano scelto, una volta trovatisi dapprima senza batterista per motivi familiari e successivamente con l'innesto del nuovo drummer e del cantante chitarrista hanno raggiunto lo status ottimale per dar vita ai brani contenuti nel debutto "Inside". La line up è composta da Bernhard Gager alla voce e chitarra, Klaus Gulyas dietro le pelli, Michael Jandrisevits a occuparsi della chitarra solista e dei cori e Thomas Pint al basso.
Il foglio di presentazione spiega in pochissime parole quali siano le loro intenzioni e le cito fedelmente: "four guys, a psychedelic journey influenced by early rock from deep in a hole"; una volta messo su il disco sarete concordi che mai semplice spiegazione fu più chiara.
E allora dovrei tirare fuori nomi su nomi? Si dovrebbe andare a scavare negli anni Settanta con Black Sabbath, Hendrix, Pink Floyd e qualcosa dei Rush a far capolino, si potrebbero unire Kyuss e Colour Haze ma a questo punto perché tagliar fuori la lisergia sonora di act come i Samsara Blues Experiment o la carica di classe dei Radio Moscow?
Il piatto è caldo, fumante e pronto a farvi sbavare. Tiro un attimo il freno a mano, i Torso sono bravi, non ancora però al livello di molte delle formazioni citate ma le sensazioni, il cosiddetto "vibe" che ti conquista, le possiedono, così come possiedono quella dote innata nel songwriting che da la possibilità ai pezzi di spegnersi e accendersi mantenendo stabile quell'affascinante onda fluttuante ciclica che li pervade.
Bisogna parlare poi anche del mood fuzz, che devi saper dosare, in quanto il troppo stroppia e loro l'hanno compreso alla grande.
Come godersi "Inside"? Tutto di filato più e più volte, le canzoni scivolano via una dietro l'altra, conquistando ognuna per un motivo diverso: gli episodi più lunghi, la titletrack e "Voices", sono leggeri come piume, ti solleticano, accarezzano e ogni tanto s'incazzano pure, i cambi di tempo sono continui e le influenze del signor Homme soprattutto nella seconda risultano abbastanza palesi all'orecchio.
Capitoli quali la fruibile e orecchiabile "One", il classico brano che ti rimane in testa ma non dispiace mai perché suona alla grande e "Mona Lisa", diretta, adrenalinica e altamente radiofonica, se la nostra non fosse di avere come radio di punta rock in Italia quella boiata di Virgin Radio, i Torso finirebbero con le note di questa canzone in "heavy rotation" per un bel po', sono di per sè il marchio di qualità, il bollino con scritto su "compra 'sto disco".
A rimarcare tale concetto si aggiungono le prove di "Room", anche qui il signor Joshua c'ha messo in parte lo zampino, e "Black Man" nella quale l'LSD in note comincia ad assuefare producendo una diversificazione a percorso sonoro inoltrato, l'ambito diviene più scuro, il galleggiamento instabile e la percezione di un piacevole sballottamento resa più lussuriosa dall'inclinazione a favorire l'afflusso di venature bluesy, un po' come l'esser sedotti da una bella tipa mentre "Haunting Witches" con uno scenario che agevola le fughe atmosferiche chiude il platter lasciando quella voglia insistente di premere nuovamente il tasto "play" e questo è ciò che conta davvero.
Se le prime release delle band fossero sempre sul livello di questo "Inside" il rimbiancare i muri di casa non sarebbe mai un problema, si toglierebbe lavoro agli imbianchini poveracci, non è così ma per fortuna i Torso il regalo l'hanno impacchettato per benino e con una produzione più che discreta e una prestazione corale veramente convincente, bella l'impostazione vocale di Bernhard, v'invitano ad ascoltarli.
Diamo supporto ai giovani virgulti che crescono e offrono buona musica, il modo più corretto per farlo è acquistare una copia di "Inside".
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Informazioni
Gruppo: Coram Lethe
Titolo: Heterodox
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Buil2Kill Records
Contatti: facebook.com/pages/CORAM-LETHE-OFFICIAL-PAGE/98270240095
Autore: Mourning
Tracklist
1. Hipno-Magik
2. The Stench Of Extinction
3. Where The Worms Crawl
4. Bare
5. The Anticompromise
6. Light In Disguise
7. Waxed Seal
8. Monolith Radiant
DURATA: 50:32
La band toscana sorta nel 1999 e con all'attivo tre dischi e troppi cambi di line-up – soprattutto dietro il microfono gli avvicendamenti sono stati continui, siamo al quarto cantante, il nuovo entrato è Gabriele Diana degli empolesi Clever Killer – adesso sotto contratto con la Buil2kill Records, ha rilasciato nel mese di giugno il quarto capitolo discografico intitolato "Heterodox" e la maturazione - evoluzione sembra proseguire il percorso fatto in questi ormai tredici anni di carriera.
Ho da sempre ritenuto la formazione dotata di ottime risorse frequentemente però mal sfruttate, sarò un detrattore o forse solo meno clemente di altri miei "colleghi" ma il sound del passato "... A Splendid Chaos", molto piacevole per quanto riguardava la stesura dei pezzi, veniva devastato dal solito cantato femminile che di growl aveva solo la parvenza.
Mancano le donne cavernicolo? No, le abbiamo per fortuna, penso a quel disco interpretato dalla "delicatissima" voce di Rosy dei Profanal e sono sicuro che sarebbe stata tutt'altra storia, ho quindi ben accolto il fatto che dietro al microfono tornassero un po' di mascolinità e spinta, fattori assenti nell'antecedente prova.
"Heterodox" è un album difforme dalle tante proposte melodico/tecniche che ci vengono propinate odiernamente in quanto cerca, e riesce in più di una circostanza, a combinare death metal, flavour black, rimembranze hard rock seventies e atmosfere progressive ottenendo dei buonissimi risultati. Ascoltando infatti il riffing di "Where The Worms Crawl" non potrete non riconoscere in alcuni segmenti il feeling classicamente sabbathiano, l'uso dell'hammond in "Waxed Seal" invece vi farà tornare indietro di un paio di decadi.
La composizione è fluida e multiforme, capace di esprimersi intelligentemente e con ardore in episodi dalla lunga e complessa durata come l'opener "Hipno-Magik" e "Bare", ancor meglio se la è parte strumentale a dominarne il vissuto, come accade nella conclusiva "Monolith Radiant".
Diciamocelo chiaramente, si sa che non è tutto oro ciò che riluce, i Coram Lethe sono bravi, possiedono sia l'esperienza che le abilità per farsi finalmente un nome anche fuori dal territorio nostrano, ma... il ma c'è. "Heterodox" di alti e bassi ne mette in mostra più di un paio, paradossalmente i brani più brevi e che dovrebbero risultare più incisivi, "The Stench Of Extinction" e "Light In Disguise", in effetti sono quelli che convincono di meno e anche se gli stacchi acustici inseriti nel primo citato sono perfetti, rimane comunque un po' d'amaro in bocca, mentre le fasi in cui si proiettano in fraseggi e aperture vocali in clean di stampo Mastodon, o qualcuno potrebbe pensare anche ai Baroness, purtroppo vedono venire a galla i difetti di Diana che nel canto pulito deve lavorare parecchio, l'esecuzione si potrebbe definire in un paio di occasioni "inelegante".
Siamo dunque alla svolta definitiva? Sarebbe anche ora, mi pare proprio il momento che i Coram Lethe inizino a batter cassa.
Che con "Heterodox riescano nell'innescare una serie positiva in crescendo? Le basi sono talmente solide che i dubbi dovrebbero svanire pian piano, toccherà puntellare qui e là, evitare di strafare nel tentativo di andare forzatamente qua e là a cercare "l'illuminazione", ogni tanto si nota quest'atteggiamento e ciò penalizza la forma canzone che ha di per sé raggiunto dei livelli di competenza notevoli, alle volte basta attuare la mossa più semplice per vincere le partite più complicate, capita di dimenticarsene.
Augurando loro che questo "passaggio" diventi il trampolino per la definitiva consacrazione, vi suggerisco di ascoltare "Heterodox", sono certo che i sostenitori della band lo acquisteranno a scatola chiusa e non ne rimarranno delusi, sarà però capace di attrarre e conquistare anche una parte dei detrattori, basterà offrire al platter un po' di tempo e la dovuta attenzione.
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Gruppo: STN09
Titolo: Industry Ov Kaos
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Le Crepuscole Du Soir Productions
Contatti: myspace.com/STN09 - facebook.com/STN09band - gherardiluca[at]fastwebnet.it
Autore: Akh.
Tracklist
1. In Saturn Void
2. Tra Le Macerie
3. In This Cold, Deep Cell
4. L'Ultimo Inverno
5. Shadows Over Europe
6. Industry Ov Kaos
DURATA: 67:52
 Dopo lo split Symbiosis / Winterblood della scorsa settimana, questa volta ci inoltreremo in temi Dark Ambient diametralmente opposti con l'esordio sulla lunga distanza di STN09 (STN09 sta per Saturn 09, che già avevo conosciuto in forma privata con il promo dello '06 e.v., quindi non un nome nuovo al sottoscritto) edito per la attiva etichetta francese Le Crepuscole Du Soir.
Gli spazi qui riproposti vanno immediatamente a far respirare (anche grazie ad un forte contributo dell'artwork) il senso di decadimento e rovina che oramai imperversa nei contesti del mondo più industrializzato, violento, scuro e perversamente corrotto.
La prima cosa da fare quindi con questo cd è alzare il volume!
Subito dopo, incominciare a carpirne i movimenti ed i suoni dagli accenti critici e rugginosi, accostandoli per certi versi alla scuola dei Raison D'Etre, ma senza quei picchi ascendenti, pur mantenendone la cupezza e la sensazione di crollo imminente, come nel caso della lunghissima canzone iniziale.
Nei venti minuti espressi vengono sciorinate abbondantemente le caratteristiche peculiari di questo progetto e i cambiamenti immessivi (non a caso Saturno è il pianeta del cambiamento); dai suoni acquatici (simbolo di nuova nascita, ma anche di un mondo sotterraneo) fusi a basi drone e schegge di elettronica, fino a parti più noise o plumbee al punto di ricordarmi a tratti Desiderii Marginis in quel capolavoro che è "Blast Beat".
"Tra le Macerie" è riarrangiato ed interpretato dal promo sopra citato, il brano prende pieghe marziali, imponenti ed apocalittiche dal taglio molto Arditi, grazie a tastiere minimali ma imperiose nel loro incedere mentre nella successiva track torniamo su binari alienati e rumoristici, indubbiamente un pezzo molto personale ed intimo, come lo è la seguente "L'Ultimo Inverno", dall'incedere pacato e glaciale, nei suoi andamenti tetri e desolanti contribuisce in maniera sensibile a creare quel senso di apatia congelante che la società contemporanea inocula deliberatamente all'interno di se stessa, rendendosi un mostro grottesco, informe e indicibile, fino ad un crescendo di bassi che va ad aprirsi su una finestra liberatoria che è la valvola stessa dell'artista.
I Ritmi di questo apparato sono soventemente soffusi, tondi, profondi come dimostra la nuova versione di "Shadows Over Europa", che potrebbe ben ambientarsi in club dall'alto voltaggio adrenalinico: già immagino il dimenarsi dei corpi pervasi dai tappeti delle tastiere e gli impulsi neurali sovrastati dalla pulsante ritmica o dal campionamento vocale opportunamente scelto.
C'è a mio modo di vedere un filo d'unione in tutto il lavoro che con la titletrack va a ricongiungersi al pezzo d'apertura ma dichiarandosi in maniera più aperta, tirando fuori la sua parte più harsh e ruvida, contornata comunque da cori celestiali che sanno di caoticità e legge pressofuse in un ibrido ululante e seducente, il tutto relegato da una parte finale oscura e malevola, come se vi fosse la chiamata delle legioni infere in adunata o lo scioglimento dei sigilli rivelatori fosse in atto, portando il mondo a nuova rovina e distruzione.
Questa è la visione di STN09, questo il suo mondo, questa la sua critica cinica, fredda e spietata al modo di vivere e di essere, alla nostra storia, alle perversioni che albergano in un essere formato da ventitré coppie di cromosomi.
Consiglio gli amanti dei gruppi sopracitati di ascoltare questa release al massimo volume, ne troveranno soddisfazioni.
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Gruppo: The Glad Husbands
Titolo: God Bless The Stormy Weather
Anno: 2012
Provenienza: Cuneo, Italia
Etichette: Whosbrain Records
Contatti: facebook.com/TheGladHusbands
Autore: Advent
Tracklist
1. The Weight Of Diving Suit
2. Tennis
3. Her First Big Machete
4. Falling Ventilators
5. A Nightlife Technician
6. The Day He Made Up His Mind
7. We Doctors And Coffee Dealers
8. Wyoming
DURATA: 32:16
 The Glad Husbands. La musica è prorompente, parte da una base hardcore che è stata pezzo per pezzo dissestata, ribaltata, agitata. È rimasto poco dell'hardcore punk ma le radici sono sempre là, sotto la terra. La voce si sovrappone a chitarre pazzerelle (giri dissonanti pensati per essere ripetuti varie volte mentre vi si innestano arpeggi e brevi sfuriate post-core), la batteria quando viene pestata a dovere è diretta sempre in faccia, non la si schiva mai, ci farete l’abitudine. I pezzi sono scorrevoli e c'è sempre quel qualcosa che affiora dopo diversi ascolti, questo non significa che l'album sia adatto a tutti gli appassionati di post-hardcore, il loro stile è inetichettabile, i ragazzi stessi lo definiscono come "musica razionale suonata con attitudine punk". Non ci sono il tecnicismo e la passione feroce dei Converge di "Jane Doe", è una musica più riflessiva, condizionata da mille stati emotivi che mal convivono insieme. L'unica nota negativa secondo me è la voce, bassa sia come produzione ma anche come stile di cantato (ogni tanto un po' di rabbia in più non guasta, tanto ce l'abbiamo tutti dentro), di sicuro renderà molto meglio in sede live, almeno per quanto riguarda le urla, il pulito invece va già alla grande. Il formato digipak ha una cover che personalmente non mi dice nulla, forse si può dedurre soltanto che si tratta di una band sperimentale mentre per il resto è abbastanza freddo come disegno, una volta aperto il cofanetto la situazione cambia, i testi sono tutti leggibili da subito, dal punto di vista estetico e anche pratico l'artwork è molto curato e gradevole. Avvicinatevi a questo "God Bless The Stormy Weather" e compratelo se siete interessati, vi assicuro che il song-writing è solido e maturo, aspettatevi una band sperimentale, poco vicina a una chiara identificazione già nota, al massimo vi verranno in mente i Dead Elephant e perché no, anche i Don Caballero.
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Gruppo: Carlos Cipa
Titolo: The Monarch And The Viceroy
Anno: 2012
Provenienza: Germania, Monaco
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/carloscipa
Autore: 7.5-M
Tracklist
1. Perfect Circles
2. The Whole Truth
3. The Monarch And The Viceroy
4. Human Stain
5. Morning Love
6. In Place Of Anger
7. Nocturne
8. Cold Night
9. Lost And Delirious
10. Lie With Me
11. Wide And Moving
12. The Dream
DURATA: 47:28
 Un ascolto inusuale per i nostri lettori e recensori. Dismesse le chitarre e l'elettricità, non possiamo che tornare alle origini: il suono acustico. Ma non un suono acustico qualsiasi. L'eccellenza del suono acustico, perfezionata in secoli di artigianato musicale: il suono d'un pianoforte.
Carlos Cipa, vivente in quel dell'Allemagne, suona il necessario, un solo strumento, il suo strumento. Lo suona in modo lieve, dilatato ed elastico. Non si tratta di Allevi, o di altri italiani noti al grande pubblico; il tocco, l'impostazione, sono completamente differenti. C'è meno pop, anche se le canzoni a volte vanno alla deriva recuperando temi già sentiti, ma sono finte strutture-canzone. C'è più composizione, un lavoro approfondito sui temi musicali, ben riconoscibili, non troppo cervellotici, immediati ma non orecchiabili. Non entrano dalle orecchie, forse dagli occhi.
I brani variano per lunghezza e articolazione, ma l'atmosfera rimane pressoché stabile dall'inizio alla fine, con sfumature varie che facilitano l'assimilazione, ne ampliano gli orizzonti.
Un album da sentire non tanto col cervello quanto col sistema nervoso tutto, con tutti i recettori possibili. Il suono del pianoforte può contenere qualsiasi cosa, senza limiti, è terribile, grottesco, ironico, triste, mesto, movimentato e perfino gioioso. Ma tutte queste qualità, questa grana, sta in noi ascoltatori, alla condizione con cui lo affrontiamo, che incontra l'abilità di chi vi pone le dita sopra. Carlos Cipa compone un album che vi consiglio d'affrontare con la leggerezza, la flessibilità, l'elasticità che sono la forza. La durezza, la solidità, l'impenetrabilità, sono la morte.
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Gruppo: Antiquus Infestus
Titolo: The Cult Of Ra
Anno: 2012
Provenienza: Cesena, Emilia Romagna, Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: antiquusinfestus.bandcamp.com/
Autore: Bosj
Tracklist
1. The Chapter Of Not Letting The Heart Of A Man Be Snatched Away From Him In Khert-Neter
2. A Hymn Of Praise To Ra When He Rises In The Eastern Part Of Heaven
3. Let Thy Salts Dry Out And Preserve More Flesh Than Bones
4. I Am The Flame That Illuminates The Millions Of Years To Come
DURATA: 17:55
 Secondo demo in studio per gli Antiquus Infestus, formazione nostrana attiva dallo scorso anno che, nel tempo trascorso tra l'uscita di questo "The Cult Of Ra" e la pubblicazione di questa recensione (di cui approfitto per chiedere formalmente scusa alla band per la lunga attesa, purtroppo problemi personali mi hanno costretto ad uno stop di quasi due mesi), ha già pubblicato un primo EP. Considerando anche il primo demo autoprodotto dello scorso anno, non si può certo dire che ai Nostri manchi la voglia di fare.
Venendo al prodotto in questione, "The Cult Of Ra" è una release quadritraccia dalla durata poco superiore al quarto d'ora che, in caso non ve ne foste accorti, si pone sulla scia concettuale dei lavori dei sempiterni Nile di Karl Sanders. Al di là dei titoli interminabili e della tematica egizia, troviamo poi fortissimi rimandi musicali anche ai Behemoth del "secondo periodo", particolarmente nel riffing grosso e spesso che supporta le linee melodiche marcatamente arabeggianti ("A Hymn...") o che si pone in un ruolo più protagonista in altre situazioni ("Let Thy Salts..."). Ancora, a giustificare la classificazione dell'operato del gruppo come "death/black", c'è il cantato di Sverkel che, unito ad altre influenze chitarristiche, rimanda molto all'operato di Tobias Sidegard e soci, ragione sociale Necrophobic, e a tutta la scena scandinava che da loro e dai Dissection ha avuto origine.
Fatte le dovute introduzioni, poi, si segnala il fatto che le composizioni del trio emiliano, complice la mai eccessiva durata, scorrono piacevolmente tra un riff, un assolo e una strofa, nonostante la mancanza di momenti particolarmente personali. Per questo, tuttavia, c'è tempo; una band attiva da un così breve periodo, con tanta voglia di fare, è giusto che cerchi la propria strada e si assesti sulle proprie coordinate, prima di poter raggiungere quella maturità che, allo stato attuale delle cose, sembra essere a portata di mano.
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Gruppo: Lotus Circle / Bosque
Titolo: Split
Anno: 2009
Provenienza: Grecia / Portogallo
Etichetta: Dunkelheit Produktionen
Contatti: myspace.com/lotuscircleofficial - bosque.pt.vu
Autore: Insanity
Tracklist
1. Lotus Circle - Enter
2. Lotus Circle - Underground
3. Lotus Circle - The Hall Of Those Forsaken
4. Lotus Circle - Where The Sky Is Imperceptible By The Eye
5. Bosque - Veneration
DURATA: 48:59
 Rieccoci a parlare ancora dei Lotus Circle, dopo aver recensito i due full di questo act ellenico questa volta parleremo dello split con il portoghese Bosque.
La prima parte del disco è occupata dai greci, il quartetto di tracce propone un lato di questo progetto più vicino al Black Metal, tenendo comunque a ricordare le fondamenta Drone che sostengono l'intera struttura. I riff taglienti e ossessivi di "Enter" e "The Hall Of Those Forsaken" si poggiano infatti su un sottofondo fatto di distorsioni e ronzii, mentre "Underground" si avvicina pericolosamente al Black marcio delle LLN, quel sound disturbato e disturbante reso famoso dalla congrega francese che risulta essere in qualche modo affine alla proposta anche se in una versione più studiata; la quarta traccia, "Where The Sky Is Imperceptible By The Eye", ricorda le sonorità Depressive con quel riff zanzaroso accompagnato da urla sofferenti e conclude il lato dello split dedicato ai Lotus Circle portandoci all'unico, lungo brano dei Bosque. Devo ammettere che non conoscevo il progetto e leggendo qualche informazione in rete avrei creduto di trovarmi di fronte ad una one man band Funeral Doom, "Veneration" è invece costituita da oltre venti minuti di Dark Ambient/Drone meditativo: le percussioni minimali scandiscono tempi lenti su cui le chitarre creano una coltre di distorsioni e feedback dalla quale emergono voci lontane che intonano canti dal tono sacrale. Traccia monotona e ripetitiva ma nel modo giusto, riesce nell'intento di portare l'ascoltare in una sorta di trance.
Entrambi gli artisti presenti su questa release hanno svolto un buon lavoro per presentarsi al pubblico, personalmente il portoghese Bosque mi ha dato più di un motivo per approfondire la mia conoscenza con esso e i Lotus Circle confermano i buoni pareri che avevo espresso verso i due full. Consideratelo come un buon biglietto da visita.
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Gruppo: Temple Of Baphomet
Titolo: In Morbid Fascination Of Sathan
Anno: 2011
Provenienza: Danimarca
Etichetta: Satanic Deathcult Productions
Contatti: myspace.com/templeofbaphomet
Autore: Dope Fiend
Tracklist
1. A Call From The Distant Stars
2. In Morbid Fascination Of Sathan
3. Confronting the Hidden Archetypes
4. Doomed To Wander (Forever A Shadow)
DURATA: 16:34
 Ah le care vecchie tape... è sempre una piccola gioia inserirle nel mangianastri, premere il tasto dell'avvio e sentire quel fruscio fantastico che precede l'entrata in scena della musica.
Nel 2012 non è cosa da tutti i giorni avere ancora la possibilità di cimentarsi con questi supporti ormai largamente soppiantati dal digitale ed è per questo che sono stato particolarmente contento quando ho ricevuto la musicassetta dell'ultimo EP datato all'anno passato di Temple Of Baphomet, "In Morbid Fascination Of Sathan".
La one-man band danese guidata dal polistrumentista Lord Nathaz Occul-Nin Beezanborgh (coadiuvato per l'occasione dall'ospite Dr Hugo Von Holocaust alle chitarre) ha alle spalle una discografia composta da una manciata di demo, una compilation e, appunto, questo ep.
Per iniziare a descrivere questa uscita, ritengo utile citare le parole che il mastermind del progetto ha inserito al di sopra della tracklist: "Temptation, Fascination and Damnation led me upon the path to hell, a weird and morbid story divided into four acts".
Le tracce presenti sono effettivamente quattro ma, per amor della cronaca, ritengo più utile considerare il tutto come un insieme compatto che, proprio come una storia, va esaminato nel suo complesso e non capitolo per capitolo.
La proposta di Temple Of Baphomet, dopo una breve introduzione a base di sintetizzatori dal suono liquido e alieno, si può riassumere in una commistione tra un Black Metal dai risvolti ritualistici e l'Ambient: la prima parte del nostro viaggio coniuga proprio la classica ferocia nera dei capisaldi norvegesi (Mayhem e Darkthrone su tutti) ad alcuni richiami che potrebbero vagamente ricordare la teatralità degli Arcturus, seppure siamo qui distanti anni luce dalla pulizia sonora e dai folli e intricati passaggi che ci venivano offerti dalle prove di Garm e soci.
La seconda e ultima parte del nostro breve percorso ci catapulta invece in un universo in cui è proprio la propensione Ambient a prendere il sopravvento: la struttura utilizzata è piuttosto semplice e minimale nel suo incedere ed è in molti punti estremamente debitrice al Burzum di "Filosofem" ma è comunque assolutamente lucida e funzionale nel creare un vortice di vuoto quasi soffocante ed estraniante, una pulsazione atavica che si nutre di vibrazioni sottili e disturbanti.
Non c'è molto altro da rimarcare se non il fatto che, almeno a livello personale, ho apprezzato moltissimo la scelta operata dalla Satanic Deathcult Productions di rilasciare il lavoro in formato tape, la cui grafica (interna ed esterna) è oltretutto molto ben curata.
"In Morbid Fascination Of Sathan" non è un EP che entrerà nella storia del genere nero per eccellenza, non è particolarmente originale e nemmeno pretende di esserlo ma senza dubbio è un piccolo e meritevole spaccato dell'operato di questa realtà.
La questione è semplicissima: se già in passato avete avuto modo di apprezzare Temple Of Baphomet o se, comunque, siete amanti di questo tipo di Black Metal, non avrete alcun problema a godervi anche questa bella uscita.
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Gruppo: John Zorn
Titolo: Templars - In Sacred Blood
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Tzadik
Contatti: tzadik.com
Autore: ticino1
Tracklist
1. Templi Secretum
2. Evocation Of Baphomet
3. Murder Of The Magicians
4. Prophetic Souls
5. Libera Me
6. A Second Sanctuary
7. Recordatio
8. Secret Ceremony
DURATA: 43:12
 Chi conosce John Zorn sa che quest'artista ha le mani in pasta un poco dappertutto e che con lui l'estremismo assume forme astrusamente diverse da quelle conosciute dal metallaro tipico. La squadra agli strumenti è composta di musicisti di calibro che eseguono, diretti a bacchetta, le composizioni del loro mentore Zorn. Voglio citare che, ironicamente, in tedesco "zorn" significhi ira, rabbia.
Definire l'appartenenza di un gruppo a un genere o all'altro è un compito ingrato e sovente inutile. Qui è piuttosto facile, poiché John Zorn è uno dei fondatori di quello stile definito come Jazzcore. Già da anni egli sperimenta con le sonorità estreme e non teme di tuffarsi nel rumore vero e proprio.
Arduo è invece vedere dove termini il Jazz e dove cominci l'Hardcore in questi pezzi difficili, pieni di cambiamenti di tempo e altamente complessi. Il lavoro, molto concettuale, sviluppa il tema dell'Ordine dei Templari, utilizzando nei testi anche passaggi latini che, e qui sono sorpreso, sono scanditi da Mike Patton senza quell'orribile accento tipico per gli anglofoni. Chi vi scrive è un grande ammiratore dei Nomeansno e delle loro sonorità. La musica su "Templars" mostra un carattere più crudo, definito anche da tastiere; la voce corrosiva non è una di quelle più melodiche, pur sorprendendo con la sua flessibilità stilistica; malgrado ciò incontro parecchi paralleli come lo stile impiegato da Trevor Dunn al basso e alcuni passaggi di ritmica chitarristica che mi ricordano molto i canadesi.
L'essere convenzionale è un desiderio di tanti e proprio queste persone dovrebbero tentare di restare a distanza dalle composizioni di John Zorn. "Templars" è un'opera, uso di proposito questo termine, sì di difficile accesso ma che offre ampie sensazioni allucinanti e spazia musicalmente in diverse dimensioni, temporali e generiche. Il Jazz è il costrutto in cui s'intrecciano delirî psichedelici, esperimenti vocali tenebrosi, dissonanze Hardcore, ritmi ossessivi e quasi rituali.
Questo disco è un lavoro che porta la netta firma di musicisti professionisti che padroneggiano i loro strumenti. I lettori che sono ammaliati dalla musica sperimentale, godranno all'ascolto di questo CD impegnativo.
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Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity
Formazione
Ivan - Voce
Sergey - Chitarra
Pavel - Batteria
L'est dell'Europa martella, l'ex blocco Sovietico è ricco di formazioni che fanno della brutalità la loro arma fondamentale. Sono con noi oggi i Relics Of Humanity che quel comandamento lo seguono e interpretano con ammirabile sentimento.
Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come va? Come state trascorrendo il periodo estivo?
Sergey: Ciao fratello. Stiamo bene! Questa estate è fottutamente malata!
Diamo il via alle presentazioni, parliamo della storia della band, dei suoi componenti e diamo anche qualche informazione su "Guided By The Soulless Call", a voi la parola...
Ok. Ho creato la band nel 2005 o 2006 come one-man project ed ho postato alcune tracce demo su alcuni forum di metal estremo. Il primo nome della band è stato Disfigured Bitch Corpses, poi ho iniziato a cercare ragazzi che potessero suonare con me, ma senza successo. Durante il 2009-2010 ho scritto del nuovo materiale e deciso di pubblicarlo come un nuovo promo, "The Core Of Everything Is Rotting". Ho fatto una cover per quel CD, programmato la drum machine, suonato le parti di chitarra e basso e fatto il mastering. Poi Ivan si è unito al progetto e ha registrato parti vocali folli per quelle tracce. Ho creato le pagine Myspace e Facebook e ho postato le tracce sui profili di ROH. Poco dopo Pavel si è unito a noi come batterista. Abbiamo fatto il primo concerto al Moscow Death Fest con i Prostitute Disfigurement nell'aprile del 2011. Tra l'autunno e l'inverno 2011 abbiamo fatto qualche concerto, registrato un album chiamato "Guided By The Soulless Call" e l'abbiamo pubblicato su Amputated Vein Records il 2 luglio. Non posso dire di più, per cui dategli un ascolto.
Come siete arrivati a suonare questo tipo di musica? Quali sono stati gli ascolti e quindi le formazioni che hanno caratterizzato la crescita del desiderio di dar vita a una propria band?
Ho iniziato ad ascoltare Death Metal circa dieci anni fa. Le mie prime esperienze sono state Cannibal Corpse, Six Feet Under, Deicide, Morbid Angel, Immolation, Broken Hope, Banished ed altri. Io e i miei amici abbiamo provato a fare le nostre prime registrazioni in una volta. Non c'era molta qualità ma l'abbiamo fatto con il cuore. Non so cosa mi guidasse ai tempi, ma ero già sicuro che non avrei mai abbandonato questa cosa. Poi ho sentito i Suffocation ed è stato il vero cambiamento nel mio modo di comporre musica. Poi Disgorge (USA), Devourment, Severed Savior, Deeds Of Flesh, Decrepit Birth sono entrati tra i miei preferiti. Volevo suonare tanto tecnico quanto brutale e potente. Ho passato notti a migliorare la mia tecnica. Ho fatto registrazioni su registrazioni. E nel 2006, quando arrivò l'ondata di logo acidi e riff slam, ho iniziato a mettere le mie tracce su Internet. Tutta quell'esperienza in qualche modo ha influenzato il mio modo di comporre musica. Non ci sono molte band odierne che mi impressionino, penso che sia perchè i miei gusti si sono formati tempo fa. Vorrei citare Defeated Sanity, Condemned, Disentomb. Sono contento che anche i Disgorge siano tornati. Sto aspettando di sentire il loro nuovo album. E sono sicuro che Sanchez & co. supereranno ancora una volta i confini di questo genere.
Avete un approccio allo stile molto anni Novanta, come nasce un vostro brano? Quante ore o giornate dedicate agli incontri in sala prove?
Io compongo tutta la musica e abbozzo le parti degli altri strumenti, poi ogni componente aggiunge del proprio per migliorarle. Almeno è ciò che abbiamo fatto per "Guided By The Soulless Call". Non proviamo quanto vorremmo, già...
In quale modo date vita a un testo e quali sono le tematiche che affrontate?
I testi parlano della cecità spirituale dell'umanità, che sta portando la "civilizzazione" verso l'abisso. Questa è l'essenza del nostro materiale, ma non è una sorta di propaganda. Non siamo battaglieri. Non bruceremo chiese o cose simili. Sono solo fantasie surreali, legate a testi biblici, con significati profondi. L'ascoltatore dovrebbe definire lui stesso la sua attitudine verso i testi. Sai come dicono: "Colui che ha ragione, vedrà il proprio numero...".
Ormai è una domanda che faccio spesso perché spero che la gente non bolli a vita questo tipo di proposte in quanto basate su cliché senza averne mai approfondito tale aspetto. Quanto è importante per voi comunicare? La gente ha così tanta fretta da non riuscire o peggio non aver voglia di leggere neanche il booklet di un disco?
Potresti definire il nostro desiderio di comunicare con un tuo esempio. In generale sì, dobbiamo essere uniti!
Quando si parla di "estremo" una delle lamentele che ho percepito è un fattore "appiattimento", troppi cloni e gente che suona come avesse fretta di finire ogni pezzo per poi fare durare un disco cinquanta minuti spesso riempiti di "nulla". Qual è il vostro pensiero sul movimento death odierno? Pregi, difetti, c'è qualcosa che vorreste eliminare del tutto?
Dal mio punto di vista c'è merda. C'è una forma popolare di DM facile da suonare che non richiede niente ai musicisti, nessun impegno verso lo stile. Ed ho l'impressione che la gente suoni quel tipo di DM non conoscendone le origini. Penso che sia proprio merda! Ci saranno sempre però band vere che faranno roba brutale spingendo lo stile. Spero che in futuro qualcuno ci includa in questa lista.
Oltre al vostro album, come prodotto del genere ho avuto modo di scrivere riguardo "Blast From The Underground" degli Unlucky Buried, ho ascoltato il debutto degli Ossuary "One Against The World": in che stato di salute è la vostra scena nazionale? Quali sono le band che ritenete meritevoli e con quali avete anche dei rapporti di amicizia o stima, magari condividendo spesso il palco insieme?
La nostra scena non è così forte e cooperativa, ma le dinamiche sono positive in generale. Spero di poter rispondere più positivamente a domande come questa in futuro.
Com'è avvenuto il contatto con la Amputated Vein, label stimata e che ha partorito ottime release in questi anni?
Concordo totalmente! La Amputated Vein è una delle label migliori nella scena brutal contemporanea. Per questo è così difficile esprimere ciò che provai quando lessi il messaggio di Masakatsu su Myspace in cui ci offrì un contratto per il nostro debutto. Siamo contenti e completamente soddisfatti della nostra collaborazione, ha fatto molto per noi! E lo ringraziamo di cuore!
Avete mai sentito parlare o siete venuti a contatto con il fenomeno del "pay to play"? Se sì, qual è il vostro pensiero in proposito?
Questo "pay to play" è una brutta cosa, ma vedo il problema non negli organizzatori piuttosto nelle band stesse, che accettano questo schema. Perdono il rispetto verso se stessi, verso i colleghi che meritano di suonare con alcuni mostri sacri e l'uomo che frequenta i concerti, perchè merita di vedere il meglio su un palco più di tutti. Potrei metterla così: l'underground finisce dove inizia il PTP.
Quali sono gli ultimi dischi che hai comprato, sia in ambito metal che non?
"Realms Of The Ungodly" dei Condemned, "Sunken Chambers Of Nephilim" dei Disentomb e il promo degli Euphoric Defilement!
In molti stili è tornato fortemente in voga il formato vinilico, vi è mai balenata l'idea di stampare il vostro album su vinile? Vi piacerebbe o per il tipo di sound la dimensione cd rimane la migliore?
Sì, sarebbe fantastico, ma per ora è solo un sogno.
Ormai è più di una decade che si dibatte se sia o meno corretto l'uso di Internet nei confronti dell'arte in genere, parlando di musica però la digitalizzazione ha fatto perdere contatto con l'essenza della musica, molti hanno infatti hard disk stracolmi di roba che non conoscono per un cazzo, cosa vogliamo dire a questa gente?
È una scelta personale di ciascuno di noi. Penso che chiunque abbia hd pieni di musica sappia che ci siano CD, vinili e penso che nessuno neghi che ascoltare musica direttamente dal media ufficiale sia migliaia di volte più piacevole. Ascoltare mp3 è come guardare tramonti, motagne, fiumi, paesaggi e così via su foto. Per cui, la scelta è vostra, se volete guardare foto o vedere con i vostri occhi.
Oltre alle tematiche tirate in ballo sinora, quali pensate siano i problemi che affliggono il mondo metal odierno? E da cosa derivano?
Non vedo nessun problema enorme, perchè l'underground è vivo e respira anche in tempi difficili per tutta la musica. E questo prova ancora l'indipendenza della vera scena metal.
Parliamo dei live, siete in giro a suonare? Ci sono date in programma al di fuori dei vostri confini nazionali?
Suoneremo in molte città e nazioni, ma è difficile parlare di date ed eventi definiti per ora.
Qual è stata l'esibizione della quale siete rimasti maggiormente soddisfatti? E com'è andata la prima volta che siete saliti sul palco?
Ogni nostro concerto è stato speciale e bello, ma non dimenticheremo mai il primo. Potremmo passare un giorno a parlare di quella gita a Mosca. Niente è paragonabile al debutto.
C'è già in cantiere il sequel di "Guided By The Soulless Call"?
Certo! Sto scrivendo materiale per un nuovo promo! Speriamo di pubblicarlo all'inizio dell'anno prossimo! "Guided By The Soulless Call" è solo l'inizio!
Mi sa che per ora può bastare così, salutiamo i nostri lettori?
Grazie dell'intervista, fratelli! Ringraziamo tutti i brutallari per il supporto e le belle parole. Il vostro supporto è il nostro carburante! Valorizzate il vero e possa l'oscurità essere con voi!
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Information
Author: Mourning
Translation: Insanity
Line Up
Pavel - Drums
Serge - Guitars
Ivan - Vocals
The pounding Eastern Europe, the ex USSR is full of bands whose primary weapon is brutality. Are with us today Relics Of Humanity, a band that follow and interpret that commandment with an admirable feeling.
Welcome to Aristocrazia Webzine, how are you? How do you spend your summer?
Sergey: Hello bro. Feeling good! This summer is fuckin' sick!
Let's start with presentations: let's speak about the history of the band, its members and also giving some informations about "Guided By The Soulless Call", I leave you the word.
Ok. I started a band in 2005 or 2006 as one-man-project and posted some demo tracks on extreme metal forums. The first band name was Disfigured Bitch Corpses. Then I started searching guys who could play with me this stuff, but this attempt was unfortunate. During 2009-2010 I wrote some new stuff and decided to release it as a new promo, "The Core Of Everything Is Rotting". I made a cover for that CD, created drum machines for tracks, played guitars and bass parts and mastered that stuff. After that Ivan joined me and did some crazy vocals for this stuff. I created Myspace and Facebook pages and post this songs on ROH profiles. Shortly afterwards Pavel joined us as a drummer. We played our first gig at Moscow Death Fest with Prostitute Disfigurement in april 2011. During autumn and winter 2011 we played some gigs, recorded an album that was called "Guided By The Soulless Call" and released it on Amputated Vein Records on 2 July. I have no rights to tell something more about it, so just check it out.
How did you get to play this kind of music? What were the listenings and the bands that have characterized the growth of your desire to give life to your own band?
I’ve started listening to Death Metal about ten years ago. My first experiences were Cannibal Corpse, Six Feet Under, Deicide, Morbid Angel, Immolation, Broken Hope, Banished and others. Me and my friends began trying to make our own demo records at once. There was not so much of quality but we did it with soul. I don’t know what I was led by back there, but I was already sure that I would never leave this thing. Then I heard Suffocation and that was the real turnover in my view of composing music. After Disgorge (USA), Devourment, Severed Savior, Deeds Of Flesh, Decrepit Birth added to my favourites. I wanted to play as much technical as slamming and sticky brutal as well. I spent nights polishing my technique. I made record after record. And somewhere around 2006 when the wave of acid logos and superslamming riffs came I started introducing my tracks in the internet. All that experience somehow affected my view of composing music. There are not so many bands on today’s stage that impress me really hard, I think that's because of my taste that was formed long ago. I’d like to point out Defeated Sanity, Condemned, Disentomb. I’m also glad that the great Disgorge are back. I’m looking forward to hear their new album. And I’m pretty sure that Sanchez & co. will throw the edge of the style to the unreachable level once again.
Do you have a very nineties approach, how did your songs born? How many hours or days do you dedicate to meet yourself in rehearsal room?
I compose all the music and make drafts to all the other instruments, then each member adds his own tricks and chops improving them. At least that’s the way we did it in "Guided By The Soulless Call". We rehearse not as much as we would like to. Yep.
How do you give life to lyrics and what are the issues that you face?
The lyrics are about spiritual blindness of the mankind, leading the “civilization” to the abyss. This is the essential part of our stuff. But it is not some kind of propaganda. We are not set warlike. We are not going to burn churches or something like that. It’s just surrealistic fantasies, bound with biblical scripts, containing deep meaning. The listener should define his attitude to the lyrics himself. You know what they say: "The one who has reason, will see his number...".
This is a question I often do because I hope people don't ever consider wrongly this type of proposals because based only on clichés without ever having pursued the issue: how important for you to communicate? People have so much haste and they didn't have the desire to read a booklet?
You may define our desire to communicate on your own example. Generally yes, we must be together!
When we speak about the "extreme", one of the complaints that I received is a "flattening", too many clones that sounds as they were in a hurry to finish each song by then filling with "nothing" a fifty minutes album. What is your thinking about the death metal today? Strengths, weaknesses, there is something you would like to eliminate it altogether?
There is one bullshit from my point if view. I mean there is a popular form of DM which is easy to play and don’t require from musicians certain commitment to the style. And there is an impression that people who play that kind of DM don’t know the roots. I think this is total bullshit! But there will always be the real bands making brutal stuff and pushing the style forward. Hope someday someone will include us in this list.
In addition to your album, I have write about "Blast From The Underground" of Unlucky Buried, I listened to the debut of Ossuary "One Against The World", how is your national scene? What are the bands that you feel worthy, with whom you have friendship and with maybe often sharing the stage with?
Our stage is not so powerful and cooperative. But the dynamics are positive generally. I hope to answer questions like this more eager in some years.
How did you came in contact with Amputated Vein (estimated label that has give birth to great releases in these years)?
Totally agreed! Amputated Vein is one of the strongest labels on contemporary brutal stage. That’s why it is so hard to convey what I felt when I read the message from Masakatsu which he inboxed in our myspace page where he offered us a contract on our debut release. We are glad and entirely satisfied with our collaboration. He did so much for us! And we cordially thank him a lot!
Have you even heard of or have you came in contact with the "pay to play" phenomenon? If yes, what is your thought about it?
This "pay to play" is a damn thing. But I see the problem here not in organizers but in bands themselves, who agree to work this scheme out. They lose respect to themselves, to their stage collegues who deserve to play with this or that monster, and to a man who attends concert, ‘cause he deserves to see the best on stage more that anyone. I can put it that way, underground ends where PTP starts.
What are the last albums you bought?
Condemned's "Realms Of The Ungodly", Disentomb's “Sunken Chambers of Nephilim” and promo cd of Euphoric Defilement!
In most styles come back strongly in vogue the vinyl format, have you even had the idea to print your album on vinyl? Would you like it or for your sound the cd format is the best?
Yep, that would be definitely great, but for now it’s just a dream.
It is now more than a decade that we struggles whether it is appropriate to use the internet in the regard of art but, talking about music, the digitization has led a loss of contact with the essence of music, many people have hard disk crammed with stuff that they don't know, what we want to say to these people?
It is a personal choise of everyone. I think everyone who has HD full of music knows that there are CDs, vinyls and I think no one will deny that listening to the music straight from the official media is thousands times more pleasant. Listening to mp3 format is like watching sunsets, mountains, rivers, landscapes and so forth on pictures I would say. So, the choice is on you, whether you want to look at pictures or to see everything with your own eyes.
In addition to the issues pulled so far, what do you think are the problems that afflict the metal world today? And from what it are derived?
I can’t see any colossal problem, ‘cause underground is alive and breathing even during such difficult times for music as a whole. And that proves the independence of the real metal stage again.
Let's talk about live, are you out to play? There are scheduled dates outside your national borders?
We are going to play in many cities and countries, but it is difficult to tell about some definite dates and events yet.
What was the performance of which you were most satisfied? And how was the first time you were on stage?
Every gig we played was special and good. But it is the first our show that we’ll never forget. We can spend a day telling about that trip to Moscow. Nothing compares to the debut.
Are you already preparing a sequel of "Guided By The Soulless Call"?
Yeah man! I'm writing stuff for a new promo! Hope we will release it in the beginning of the next year! "Guided By The Soulless Call" is just the beginning!
I think it is enough, the final message is up to you.
Thank you for the interview, brothers! We thank all brutalheads for support and kind words. Your support is our fuel! Value the real and may the obscurity be with you!
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