Information
Artist: 深山 (Deep Mountains)
Title: 深山 (Deep Mountains)
Year: 2010
Origin: Tai'An, China
Label: Pest Productions
Contact: pestproductions.bandcamp.com/album/deep-mountains
Author: LordPist
Tracklist
1. 01.序曲•思雨 (Intro – Yearning For The Rain)
2. 02.山魂 (Mountain Soul)
3. 03.远山 (Distant Mountains)
4. 04.松林赋 (Ode To Pines)
5. 05.夜之蔓延 (Diffuse Of Night)
6. 06.天葬 (Celestial Burial) [bonus track]
RUNNING TIME 44:21
In the last fifteen years, you would be hard pushed not to mention Agalloch as one of the most relevant metal acts. This unusually North American band — for the time it formed and genres it was related to — has seen its influence spreading all over the world and in more than one specific style. There are many projects that, for different reasons, owe something to this Portland, OR, based quartet: The Morningside, Gallowbraid and many more spring to mind.
I believe the most curious case is the Chinese band 深山 (known abroad as Deep Mountains), hailing from Shandong province and currently signed to the biggest independent metal label in China, Pest Productions. 深山 released their first eponymous EP in 2010, quickly receiving receiving critical acclaim. What makes this project peculiar is their returning to a definitely Chinese school of thought — namely Taoism — as if it got back to being part of the Chinese discourse again by means of a foreign tool like black metal.
The band formed in Tai'An, known for its vicinity to Mount Tai, one of Taoism's sacred mountains. The album cover shows a mountainous scenery, painted in the traditional black ink style, the band name is written in a form highly resembling Chinese calligraphy. Deep Mountains play a well-varied form of black metal, with folk elements, slower parts, post-rock influences, all of which clearly show their knowledge of the foreign influences. All lyrics are written in Chinese and highlight the natural landscape of the area, as in 松林賦 ("Ode To Pines"): "归鸟唱晚,夜风微寒,泰山北麓,松林黑暗,魂游山间,不觉影单" ("Birds sing until dusk, the night wind [blows] cold, on the Northern slope of Mount Tai, in the shadow of the pine woods, the soul travels through the mountain, unaware of loneliness").
Although Agalloch's influence is undeniable and remains clear throughout, here we have one of the most interesting albums in the rising Chinese black metal scene. The major local influence is arguably Zuriaake, the founding name of the whole black metal sound around here (even though more on the "depressive" side). The main difference here is that landscape is more of a vehicle for spiritual grandeur than a theatre for painful reflections (still to be found anyway). Despite it being their first EP — available for listening and buying on Bandcamp — this work is indeed personal and mature, indicating great promise for their future.
The band is currently working on the first LP which, according to Pest Productions, will be released in the second half of this year. Naturally, we will be there to review it as soon as possible.
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Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend
Formazione
Blade - Chitarra
Mandarax - Chitarra
Thimns - Voce
B. Bogdanowitch - Basso
Lima - Batteria
I Sawhill Sacrifice sono finlandesi, appartengono all'ultima schiera di band entrata a far parte del mondo black metal e hanno da poco pubblicato il debutto "Deus Humana Satanas". Non abbiamo quindi molte notizie su di loro e questa chiacchierata è l'occasione per conoscerli meglio.
Benvenuti sul nostro sito e vi ringrazio per la condivisione di un po' del vostro tempo con noi. Com'è la situazione in casa Sawhill Sacrifice?
Blade: Ave ai crociati italiani del black metal! Ora stiamo raccogliendo l'ira dei SS per il nostro "tour" in Finlandia. Siamo pronti a liberare la forza della distruzione, dell'odio e delle tenebre.
Chi sono i Sawhill Sacrifice? Come è nata la band e quali altre esperienze nell'ambito avete avuto prima di dare vita a questa realtà?
Blade: Non ho mai avuto o suonato in altre band prima. Ero parte di un progetto, ma si è rivelato essere vuoto e inutile, quindi nell'autunno del 2009 l'ho abbandonato e ho iniziato a formare i Sawhill Sacrifice. Il mio intento era di creare un gruppo disposto a raccogliere e diffondere il messaggio della Nera Fiamma. Da allora la nostra formazione è stata composta da me (chitarra), Mandarax (chitarra), Thimns (voce) e B. Bogdanowitch (basso). Nel 2011 siamo stati costretti a cambiare batterista e si è unito a noi Lima. Musicalmente, per i primi due anni, i SS non hanno trovato la propria strada. Il grande cambiamento è avvenuto quando Lima si è unito a noi. Da quel momento abbiamo avuto gli strumenti per rendere attivi i Sawhill Sacrifice. Io e gli altri membri non facciamo parte della "vecchia scena" black metal finlandese. Noi non suoniamo in altre band. A eccezione di Lima, questo è il nostro unico gruppo. I Sawhill Sacrifice non sono solo un progetto parallelo, come troppo spesso avviene in questa "scena". Pochi ragazzi hanno molte band, non capisco questa situazione. Io voglio impegno a tempo pieno da parte di ogni membro dei SS.
Ascoltando "Deus Humana Satanas" si ha l'impressione di avere a che fare con un incontro già avuto in passato. Ne parlo in termini piacevoli, perchè c'è una certa inclinazione al sound di stampo svedese. Avete un background d'ascolti che pesca molto in quell'area musicale?
Blade: Il nostro background non è in alcun modo connesso con il suono svedese. Ma so che alcune recensioni hanno paragonato il nostro stile a quello di Marduk e Dark Funeral. Di quelle band non ho mai ascoltato un intero album, quindi non posso dire che sia così. In realtà, dopo aver letto più recensioni che ci confrontavano a Marduk e/o Dark Funeral, ho iniziato ad ascoltarli maggiormente. Eppure io non vedo e non sento somiglianze con loro. Forse il nostro non è il tipico "black metal finlandese" ed è per questo che ci sentono in qualche modo più svedesi.
Quali sono le motivazioni che spingono oggi una band come la vostra a suonare black? Qual è il vostro pensiero sullo stato della scena attuale?
Blade: Beh, io non so quale sia la motivazione nel suonare black metal, ma ho una forte motivazione a creare. Io uso il canale dei SS per condividere ciò che è dentro di me. I risultati possono essere ascoltati. Io bado a ciò che viene offerto dalla musica e dal messaggio della band. Ci sono molti gruppi per cui provo rispetto al momento. "Scena": non ne so nulla e non mi interessa.
Che cosa vi ispira principalmente durante la composizione delle canzoni e dei testi?
Blade: I pezzi dei SS sono composti da me e B. Bogdanowitch. Non mi sono mai chiesto da dove la mia ispirazione provenga, è sempre con me in qualche modo. Non so riconoscere da quali situazioni mi sento o meno ispirato. "God In Man" è la nostra unica canzone di cui ho scritto il testo e lì si può in parte trovare la mia ispirazione, quella che utilizzo per incanalare la mia mente e la mia personalità nei SS. I testi sono importanti e malati e lascio che sia Thimns (voce) a dirvi di più al riguardo. Sono soprattutto sue le parole dei SS.
Thimns: Ovviamente mi ispiro al lato più oscuro dell'umanità: la disperazione, l'odio, l'omicidio, il suicidio, l'occultismo, il cannibalismo. Per me scrivere questi testi e cantarli è un canale per liberare i miei sentimenti più oscuri. Di solito una sola riga o una sola rima vengono da sè e mi metto a costruire il testo intorno ad esse.
Uno degli aspetti che ho apprezzato del disco è che ha una produzione veramente ben fatta, chissà per quale motivo avere un basso intellegibile nelle proposte del genere per anni è stato quasi impossibile. Siete totalmente soddisfatti di com'è venuto fuori questo primo lavoro?
Blade: Sono soddisfatto, non del tutto, ma soddisfatto. "Hail! GRIM666" al nostro fratello nei Sawhill che ha registrato "Deus Humana Satanas". Ha subito riconosciuto ciò che siamo. E grazie anche ai Rockstar Productions Studio per il missaggio. Prestiamo attenzione ai riff di basso e al suo suono ed è qualcosa che faremo anche nel futuro. Ma per fare ciò, bisogna averne un'idea. Forse è perchè i riff di basso sono facili da dimenticare, ma rendono il tutto più reale. Non lo so, però so che nei SS il basso sarà sempre una parte importante della band.
Vesa e la sua Violent Journey sono una delle risorse fra le più attive nel supportare il vostro panorama nazionale, come siete entrati in contatto con lui? La collaborazione avrà seguito anche in un prossimo futuro?
Blade: Ho conosciuto Vesa da poco. Devo però lodarlo, perchè non ci sono molti promotori come lui. È veramente interessato alla musica. Vesa, con la Violent Journey, respira davvero la scena e il metal. Davvero un grande uomo. Non ricordo come ci siamo incontrati, ma non è stato molto tempo fa. Ho mandato a Vesa una nostra canzone e poi, solo una o due ore più tardi, abbiamo deciso come procedere. Per il futuro, non so cosa accadrà, ma se la Violent Journey vorrà prendere parte a questo percorso satanico, non c'è alcun motivo perchè le cose cambino.
Se un ragazzino dovesse chiedervi cinque dischi per iniziare a conoscere questa musica, quali gli consigliereste e perché?
Blade: Questa è una domanda difficile. Introduzione al black metal? I migliori album black metal "per iniziare", in generale. Se si parte ad ascoltare black metal dai primi Darkthrone, dagli Emperor o da Burzum, penso che non si possa essere pronti per questo, non si possono apprezzare gli album come meritano. Un modo semplice per rispondere a questa domanda sarebbe parlare solo di leggende riconosciute come Bathory, evidentemente. Ma la domanda non riguardava solo le leggende, la domanda riguardava gli album che sceglierei io, giusto? Quindi direi (senza alcun ordine): Sodom – "In The Sign Of Evil"; Burzum – "Filosofem"; Emperor – "Anthems To The Welkin At Dusk"; Dissection - "Storm Of The Light's Bane". E poi vorrei menzionare un album più recente: Inquisition - "Ominous Doctrines Of The Perpetual Mystical Macrocosm".
L'estremo odiernamente ha subito una sorta di appiattimento e le critiche volano in qualsiasi direzione, spesso anche senza senso. Se si decide di suonare "lo-fi" è una scelta fuori tempo, se cambi modo di suonare non sei "true", se imbastardisci il suono con correnti "alternative" sei da demolire a priori e via dicendo. Secondo voi quali sono i punti cardine da seguire per mantenere una base di "coerenza" in primis come band? E soprattutto: maturare e quindi decidere di "svoltare" musicalmente è per forza un vendersi?
Blade: Io non so niente di queste cose. Credo che questi problemi appartengano a qualche altra scena, non al vero black metal. Quando componiamo o siamo in studio, noi non pensiamo a queste cose. Non ci preoccupiamo di suonare "true" e io non so nemmeno che cosa ciò possa significare. Se qualcuno, ora o in futuro, pensa che il nostro suono non sia "true", non mi importa niente. Ma, in secondo luogo, ci sono band che si fanno etichettare come musica "estrema", poi sono più che altro merda pura e non hanno nulla a che fare con il vero metal. Sarebbe bene che l'heavy metal perdesse il suo successo e scomparisse per un po'. Poi ci sarebbe di nuovo spazio per il puro heavy metal, in tutte le sue forme.
L'arte sta divenendo sempre più merce da barattare per due soldi in formato mp3, pdf, ecc. Quanto ha inciso ciò sul decadimento culturale che si è abbattuto sulle nuove generazioni? Sembrano poter avere tutto a portata di mano, ma al momento di aprire un libro o comprare un disco e dare forma a ciò che desiderano si annullano, perchè secondo voi?
Blade: Non presto molta attenzione a queste cose, ma quello che dici tu è possibile: semplicemente, l'industria non può fornire i "valori aggiunti" e la ragione è che bisogna spendere soldi per rilasciare un disco. Nel nostro genere non vedo questo problema. Il fine del vero metal non è quello di vendere i dischi, ma è trasmetterne il messaggio.
In totale libertà ovviamente, cosa pensate dell'operato delle riviste cartacee e dei siti/blog come il nostro che si cimentano in recensioni? Quale reputate sia la via migliore per avere un riscontro, non per forza migliore in termini di "punteggio", ma reale su ciò che il recensore ha ascoltato e ricevuto dal disco, che venga poi riportato nel testo? Una delle lamentale che ho spesso percepito nel mondo delle band è quella di essere trattate in alcuni casi con "leggerezza" e senza un minimo approfondimento.
Blade: I voti e i riscontri che il nostro album di debutto, "Deus Humana Satanas", ha ricevuto sono tutti positivi. Ma la cosa più importante che ho notato è che, in realtà, la maggior parte dei recensori ha ascoltato l'album e non solo una volta: forse hanno capito che bisogna ascoltare gli album più di una volta per esprimere un parere. Non basta solo dare un ascolto veloce, vedere quello che gli altri critici hanno detto e "copiare" da quelli. Esistono anche questi tipi di recensori e si notano a chilometri di distanza. Non fare recensioni se non ne hai il tempo!
Cambiando totalmente argomento, la Finlandia come se la passa in questo periodo di "austerità" che continua a colpire gran parte dell'Europa?
Blade: Vedo crescere la stupidità, l'ignoranza e la pigrizia della mente. Non vedo "austerità", come hai detto tu, ma forse questa si vede nei paesi in cui il cattolicesimo è più forte? Tutti noi vediamo che l'economia e tutti i suoi sistemi stanno fallendo e le pecore cercano la speranza nelle religioni. È sempre stato così. Questo offre alle religioni campo d'azione per molestare l'agonia della gente per i propri scopi. Ciò che posso vedere è che la Finlandia non fa eccezione su tale questione. Ma le vicende come quella di Nergal in Polonia sono ridicole. È solo un modo (di nuovo) per offrire un falso capro espiatorio e indurre in errore la popolazione, per offrire loro un bersaglio facile da odiare. C'è però un altro lato anche per questa medaglia. La politica fallimentare in materia di immigrazione, l'islamizzazione dell'Europa... la gente è stanca di "capire", di essere di mentalità aperta e flessibile. Dall'altro lato si stanno facendo richieste e minacce sul nostro territorio. Le persone, in qualche modo, cominciano a capire che cosa sta succedendo, ma quelle voci e quelle domande rimangono sempre confinate nella categoria del razzismo.
Posso chiedervi cosa conoscete dell'Italia e che idea avete del nostro paese?
Blade: Beh, ho visitato quasi tutti i paesi europei, ma l'Italia è uno dei pochi in cui non sono mai stato. Quindi, la mia conoscenza dell'Italia è limitata e devo rimediare al più presto. Certo, conosco la vostra storia e guardo le notizie. Ma sarebbe bello fare una crociata con i SS per la blasfemia in Italia. Saremmo sicuramente pronti per questo.
Uno degli avvenimenti recenti considerati "importanti" è stata la nomina del nuovo Papa e il Vaticano è una grossa spina su per il retto che l'Italia soffre da tempo immemore. Ritenete che le religioni abbiano perso parte della loro "presa" sulle genti e, dati i risvolti e le contraddizioni messe in atto dai fondamentalisti e occultisti (inteso come uomini addetti a coprire le tracce delle cazzate commesse e non studiosi dell'occulto), vi sia una maggior coscienza su ciò che "un credo" debba essere o possa essere?
Blade: Forse alcune persone cominciano a capire chi è che le sfrutta, qual è il vero nemico e da cosa dovrebbero essere davvero spaventate. Il Cristianesimo ha iniziato stuprando e distruggendo le vere credenze finlandesi, migliaia di anni fa, e da allora continua a violarci. Le persone hanno dimenticato le loro radici o, addirittura, non le conoscono, quindi non ho speranze che tali futili pecore possano iniziare a svegliarsi con consapevolezza. Personalmente non me ne frega un cazzo se le religioni hanno (o hanno perso) presa sulle pecore.
Torniamo a parlare di musica, o meglio di live: com'è la situazione? State suonando in giro? Ci sono date programmate?
Blade: I SS stanno diffondendo il messaggio della Nera Fiamma anche dal vivo. Poche settimane fa abbiamo suonato un concerto per l'uscita del disco a Helsinki con i Barathrum. Abbiamo anche in programma date del tour, in aprile e maggio, con i nostri fratelli finlandesi The Crescent (ex Enochian Crescent), Azaghal e Ominous. Ma questo accadrà solo in Finlandia.
Cosa ci riserveranno a breve i Sawhill Sacrifice? Novità in vista?
Blade: Staremo a vedere dove questo cammino ci porterà. Non possiamo pianificare nulla.
Siamo al capolinea, vi ringrazio nuovamente per il tempo dedicatoci e vi lascio un'ultima volta la parola per chiudere come volete la nostra chiacchierata.
Blade: Unitevi e fortificatevi, figli del vero dio! Avremo la nostra notte. "Hail!" ai nostri fratelli Hautakammio, Oath e Lathspell nei Sawhill.
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Author: Mourning
Translation: Dope Fiend
Line Up
Blade - Guitars
Mandarax - Guitars
Thimns - Vocals
B. Bogdanowitch - Bass
Lima - Drums
Sawhill Sacrifice are Finnish, they belong to the latest group of bands became part of the black metal world and they have recently released the debut album "Deus Humana Satanas". Therefore, we don't have much to say about them and this interview is a chance to know them better.
Welcome to our website and thank you for sharing a bit of your time with us, how is the situation at Sawhill Sacrifice's home?
Blade: Ave to Italian black metal crusaders! We are now gathering wrath of SS, to our "tour" in Finland. We are ready to release forces of destruction, hate and darkness.
Who are Sawhill Sacrifice? How did the band born and what other experiences you have had before to give life to this band?
Blade: I have never played or gathered a band before. I had one project but it turned to be just empty from message and focus, so autumn 2009 I turned it down and started gather up Sawhill Sacrifice. My intent then was place up a group which is ready to take a torch and spread black flame message. Since then our group has been me (guitar), Mandarax (guitar), Thimns (Vocals), B. Bogdanowitch (bass). 2011 we were forced to change drummer and after that Lima has been part of SS. Musically for first two years SS didn't find its own path. Huge change on the band was when Lima (drums) taked membership in SS. Then we had tools to make true Sawhill Sacrifice. Me or other members of SS are not part of "old scene" of Finnish black metal. We do not play in any other known Finnish black metal bands. Except Lima (drums) this is our only band. Sawhill Sacrifice is not just a side project, like it is too often on this "scene". Few guys have many bands, I don't get that idea. I want full commitment to SS from every member.
Listening to "Deus Humana Satanas" I had the impression to have to do with a meeting already had in the past. I speak about in nice terms, because there is a certain inclination to Swedish sound, do you have a background very close to this musical area?
Blade: We don't have any connections our background to Swedish sound. But I do know that some reviews have compared our sound or style to Marduk or Dark Funeral. From those bands I have never listened whole album, so I cannot say is it like that. Actually, after reading more and more reviews which were comparing us to Marduk or/and Dark Funeral, I started explore those bands more. Still I don't see or hear similarity with them. Maybe we are not typical "Finnish black metal" with our style and that's why we are heard somehow more Swedish.
What are the reasons that motivate today a band like yours to play black metal? What is your thought about the today scene?
Blade: Well I don't know do I have motivation to do especially black metal, but I have strong motivation to create. I use SS to channel and share what is inside me. Results can be heard now. I do follow the music and message of the bands what they deliver. There is quite many bands what I do respect at the moment. "Scene": I dont know so much or care.
What mainly inspires you when you composing music and lyrics?
Blade: SS chants are composed by me and B. Bogdanowitch (bass). I haven't never before considered where my inspiration comes from, Its allways with me someway. I don't recognize from myself situation when im inspired or when im not. But when considering this question more. "God In Man" is our only song where I have made lyrics, you can partly find out my inspiration from that song, as well I use SS to channel my mind and personality to chants. Lyrics are important and ill let Thimns (vocals) say more about those. He mainly makes the words of SS.
Thimns: Obviously, I get inspired by the darker side of humanity: despair, hate, murder, suicide, occultism, cannibalism, you name it. To me making such lyrics and performing the songs is a channel to release the darker feelings. Usually a single line or a rhyme comes to me and I start to build the lyrics around it.
One of things that I appreciated in the disc is the good production: for some strange reason, for many years to have an intelligible bass in this kind of proposals has been almost impossible. Are you totally satisfied of this release?
Blade: I'm satisfied, not totally, but satisfied. "Hail! GRIM666", to our brother at Sawhill who recorded "Deus Humana Satanas". He straight away recognized what we are after of. Also thanks to Rockstar Productions Studio for mixing it. We give attention to bass riffs and sound, that is something what we are holding to in future also. But if you do so, you have to have idea on it. Maybe its that bass riffs are just easy to forget and but a side, and call it true. I don't know, but for SS bass will allways be important part of the band.
Vesa and his Violent Journey are one of the mainly resources in supporting your national scene, how did you get in touch with him? The collaboration will continue in the near future?
Blade: I have known Vesa for a short while. I must give a credit personally to Vesa. There is not many promoters/publishers like Vesa. He is truly interested about the music. Vesa with Violent Journey breaths the scene and metal. Truly amazing man. I don't recall how we have met, but its not so long ago. I send to Vesa one our song and then just one-two hours later on we agreed how to move forward. For future, I don't know what is going to happen. But if Violent Journey wants to be a part on this unholy path of Satan, we don't have any reason to change things.
If a boy were to ask you five albums for an introduction to this music, what disks would you choose and why?
Blade: This is an hard one. Introduction to black metal? Best black metal albums "opens" to listener after various years of listening black metal in generally. If you start your black metal from "early" Darkthrone, Emperor or Burzum, I think you are not ready for it straight away. You just cannot give appreciation to those albums way they deserve. Easy way to answer to this, is to just pick recognized legends like Bathory, which are obvious. But question wasn’t about just legends, questions was for my picks now? What I would say (not in any order): Sodom – "In The Sign Of Evil"; Burzum – "Filosofem"; Emperor – "Anthems To The Welkin At Dusk"; Dissection - "Storm Of The Light's Bane". Then I would pick one quite new album: Inquisition - "Ominous Doctrines Of The Perpetual Mystical Macrocosm".
Extreme music today suffer a flattening and criticisms fly in any direction, often meaningless. If you decide to play lo-fi, is an out-of-time choice; if you change your way of playing, you are not "true"; if you "bastardize" the sound with some "alternative" style, you must be boycotted in advance and so on and on and on: in your opinion, what are the key points to follow to maintain a base of "coherence" as a band? And above all, grow up, and then decide to musically "change", it means follow a trend?
Blade: I just don't know anything about those things. I think that those problems what you described are problems of some other scene than true black metal. When we are composing, or on the studio we don’t think those matters at all. We are not after "true" sound and I don’t even know what that might mean? If someone now or in the future thinks that our sound isn't "true" etc., I wouldn't care those opinions less. But secondly, there is bands who call themselves "extreme" music and mostly they are pure shit and have nothing to do with real metal. Would be good that heavy metal lost its success and disappear from the map for a while. Then there would be room for pure heavy metal with any other intentions.
Art is always more becoming goods to barter for two pennies in mp3, pdf, etc,. What impact have had this way of thinking on the cultural decay that has befallen on new generations? They seem to have everything handy, but, at the moment to open a book or buy a disc and give shape to what they want, they melt themselves, why?
Blade: I don't give much attention to these matters, but what can says is: simply industry cannot deliver them "added value" and reason to spend money to release. On our genre I don't see the problem so big. On a true metal its not about selling disks, its delivering your message.
In total freedom, of course, what do you think about the work of magazines and websites/blogs, such ours one, engaged in reviews? In your opinion, what is the best way to get feedback, not necessarily better in terms of "score", but real about what the reviewer has listened to and received from the album? One of the complaints I often felt by the bands is to be treated in some cases with "levity" and without a minimum deepening.
Blade: On a numbers and feedback what our debut album "Deus Humana Satanas" has received is positive over all. But main thing what I have noticed is that actually major part of the critics have listened the album! Not just for one time, mostly critics understand that you have to listen album more than once to give opinion. Not just quick listening and then see what other critics have said and "copycat" from those. There is those copycat critics also and those ones you can see miles away. Don't make review if you don’t have time for it.
Changing subject, how is Finland in this period of "austerity" that continues to plague Europe?
Blade: I see that stupidity, ignorance and laziness of mind is growing. I don't see "austerity" like you said, maybe its stronger in catholics countries? We all can notice that economics and systems are going down and sheeps seek hope from religions. That has allways been like that. That gives playing field to different "religions" to molest people's agony to "religions" own purposes. What I can see that Finland is not exeption on that matter. But the hippocrate things like Nergal case in Poland are ridiculous. It just a away (again) to give bogus scapegoat and mislead population. Give them easy target to hate on. But, there is another side also on this matter. Failed immigration politics, islamisation of Europe... people are tired to just "understand", be open minded and flexible. The other side is making demands and threats on our own territory. Someway people starts to realize whats going on, but those voices and questions are always but on racist box.
Can I ask what do you know about Italy and what is your image of our country?
Blade: Well, I have visited almost every European country but Italy is one of those few where I have never been. So my knowledge about Italy is limited. That I'll I have to fix soon. Of course I'm familiar of you history and I watch the news. But would be great to have SS crusade for blasphemy at Italy. We are definitely ready for it.
One of the recent considered "important" events was the nomination of the new Pope and the Vatican is a big thorn up our ass, a thorn that Italy suffers from immemorial time. Do you think that religions have lost part of their "grip" on people and, given the implications and contradictions implemented by fundamentalists and "occultists" (men assigned to cover traces of shit), there is a greater awareness of what a "belief" should or could be?
Blade: Maybe some people starts to realize more and more who exploits them. Which is true enemy and what they should be really scared of. Christianity started rape and destroy true Finnish beliefs thousand years ago and that violation against us has continued ever since. People have forgotten their roots or do not even know them, so I don't have futile hopes that those sheeps starts to wake up with awareness. Personally I don't give a fuck, that does religions have grip (or have lost it) from the sheeps.
Let's back talk about music, or, rather, about live: how is the situation? Are you playing gigs? There are some already scheduled dates?
Blade: SS is delivering the black flame message also live. Few weeks ago we had an album release gig in Helsinki with Barathrum. We also have scheduled tour dates on April and May with our Finnish brothers; The Crescent (ex Enochian Crescent), Azaghal and Ominous. But this is going to happen just in Finland.
What will we see in the near future from Sawhill Sacrifice?
Blade: We'll see where this path takes us. It cannot be planned.
The interview is over, thank you again for your time and I leave you the word one last time to close as you prefer.
Blade: Gather and fortify, sons of true god! We will have our night. "Hail!" to our brothers Hautakammio, Oath and Lathspell in Sawhill.
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Informazioni
Gruppo: Sodom
Titolo: Epitome Of Torture
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Steamhammer
Contatti: sodomized.info
Autore: ticino1
Tracklist
1. My Final Bullet
2. S.O.D.O.M.
3. Epitome Of Torture
4. Stigmatized
5. Cannibal
6. Shoot Today - Kill Tomorrow
7. Invocating The Demons
8. Katjuscha
9. Into The Skies Of War
10. Tracing The Victim
DURATA: 39:58
Trentun anni, sì, da tanto sentiamo parlare dei Sodom; molti di voi forse li hanno conosciuti solo dopo la loro fase influente su tanti generi fra cui il Black. La lunga discografia ha a disposizione sonorità per tutti i gusti. Che cosa ci offrono Tom e i suoi colleghi nel 2013?
Beh, ammetto che dopo "Better Off Dead" ho smesso di seguire seriamente i signori di Gelsenkirchen. Sono dunque sorpreso di scoprire nel primo pezzo tocchi che ricordano i Kreator e addirittura la Bay Area. Non trovo più quello strato di sporcizia e di marciume prodotti dalle influenze dettate da Lemmy. Avanzando nell'ascolto devo rassegnarmi e sono obbligato ad accettare che i Sodom attuali abbiano perso parecchio del loro fascino. Perché? Ricorderete sicuramente le scale brachiali prodotte dal gruppo anni addietro. Proprio qui la solita gatta ci cova. "Epitome Of Torture" è una mazzata che frantuma i denti; il paradosso è prodotto dal lavoro degli strumenti che s'impegnano a costruire elementi tecnicamente puliti che stonano completamente col concetto "Sodom".
Scopro comunque ancora tracce dei mostri nella quadriglia tedesca. "Stigmatized" è la canzone tipica per il repertorio della mitica formazione; le scale sembrano contenere gli oltre trent'anni di storia musicale del gruppo. Mi sforzo, senza riuscirvi, a trovare una motivazione valida per accettare questo lavoro. Troppa "americanità" m'investe e mi sconvolge. I Sodom erano uno dei motivi per affermare che la campagna statunitense con lo scopo di conquistare l'Europa fosse fallita; oggi devo ravvedermi. Tom, la sua voce lascia ora parecchio a desiderare, e i suoi compagni celebrano davanti all'altare del pubblico o della soddisfazione personale una messa dedicata al Thrash di marc(h)io americano che insudicia una grande storia metallica. Se ciò non bastasse, la direzione generale dello stile mi sembra soggettivamente legarsi molto alla storia recente dei Kreator (non che questo singolo fatto sia di sfavore).
Mah, non so che dire senza offendere qualcuno... il disco è obiettivamente solido, non c'è alcun dubbio a proposito. Si sente nettamente l'esperienza portata da anni di lavoro sulle assi della tribuna e in studio. La forma teutonica dei Sodom, perdonatemi la blasfemia, è comunque persa e non pare essere destinata a tornare alla ribalta, malgrado le influenze dei Motorhead avessero dato abbrivo alla storia della formazione e ne avessero modellato il carattere. Perché mi permetto di affermare ciò? Lemmy e i suoi compagni restarono lungamente ligi alla loro linea e dunque non capisco perché ci si possa auto-violentare per cancellare quasi tutti gli attributi tipici come pare facciano i Sodom.
Qualche obiezione? Ascoltate "Epitome Of Torture" e poi "Tapping The Vein". Obiezione respinta!
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Informazioni
Gruppo: Progenie Terrestre Pura
Titolo: U.M.A.
Anno: 2013
Provenienza: Italia (Veneto)
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: facebook.com/ProgenieTerrestrePura - progenieterrestrepura.bandcamp.com
Autore: Insanity
Tracklist
1. Progenie Terrestre Pura
2. Sovrarobotizzazione
3. La Terra Rossa Di Marte
4. Droni
5. Sinapsi Divelte
DURATA: 51:20
Ci sono band che impiegano diversi anni ad emergere dall'oceano (sempre più saturo) di piccole realtà, e c'è chi con un demo/promo di poche tracce riesce a guadagnarsi immediatamente una piccola schiera di fan. I Progenie Terrestre Pura fanno parte della seconda categoria, già da un po' sentivo parlare molto bene di loro ed ora che è arrivato il momento del debutto sulla lunga distanza ho finalmente avuto la possibilità di tastare il terreno.
Il terreno su cui ci troviamo non sembra essere del nostro pianeta: Eon[0] e Nex[1] ci trasportano infatti verso galassie lontane e paesaggi fantascientifici attraverso il Black Metal atmosferico dei pezzi contenuti in "U.M.A." ("Uomini, Macchine, Anime"). Non è un caso che più di una volta siano stati accomunati ai Darkspace, ma l'accostamento si limita alle tematiche su cui si fondano entrambi i gruppi, poiché sia il modo di intenderle che la loro trasposizione in musica mettono in evidenza notevoli differenze; piuttosto li vedo più vicini (per quanto comunque ancora distanti) alla visione "sognante" dello spazio dei portoghesi Sirius, però senza dubbio nell'oggetto di questa recensione si va oltre.
C'è una sensazione costante da musica New Age, a tratti mi è parso di sentire qualche influenza dai Tangerine Dream ("La Terra Rossa Di Marte"); un buon uso dell'elettronica che infonde elementi IDM e alcune soluzioni di stampo Progressive completano il quadro. I brani sono ben costruiti, le fasi Ambient sono sapientemente alternate a quelle Black Metal (ispirate al sound atmosferico degli ultimi anni) che in più di un'occasione offrono riff decisamente interessanti ("Sovrarobotizzazione" su tutte); i sintetizzatori spesso assumono sembianze futuristiche, contribuendo alla creazione degli scenari sci-fi. La batteria elettronica si occupa di dare un tocco meccanico al tutto, c'è ben poco da contestare dato che raramente se ne trovano programmate con una tale cura; il limite di una drum machine purtroppo è quello dei suoni che, per quanto siano buoni, in alcuni frangenti suonano fin troppo artificiali. Sicuramente è un difetto di minore importanza, anche perché l'attenzione posta sulla sezione ritmica (specialmente nelle fasi più elaborate e in quelle in cui anche il basso si ritaglia qualche spazio) riesce a compensare. Personalmente ho trovato la voce non del tutto convincente, lo scream quasi sussurrato in alcuni passaggi del pezzo d'apertura, ad esempio, non sembra perfettamente adatto al contesto; le parti in clean, al contrario, sono ben inserite, come in "Sinapsi Develte".
Sostanzialmente si tratta di un debutto più che buono, ha i suoi piccoli difetti ma le potenzialità sono presenti e anche già ben sviluppate. Devo ammettere comunque di non comprendere del tutto l'eccessivo entusiasmo per questo disco, senza volere così sminuire la qualità del lavoro. Certamente fa piacere avere band nostrane di questo calibro, per ora posso solo sperare che riescano a confermarsi nei prossimi anni. Nel frattempo rimettiamo su questo "U.M.A." e godiamocelo più e più volte.
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Gruppo: Bolder Damn
Titolo: Mourning
Anno: 2013
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Shadow Kingdoms Records
Contatti: facebook.com/pages/Bolder-Damn/411585858912033
Autore: Mourning
Tracklist
1. B.R.T.C.D.
2. Got That Feeling
3. Monday Mourning
4. Rock On
5. Find A Way
6. Breakthrough
7. Dead Meat
DURATA: 38:03
Quando ti capitano tra la mani dischi come quello dei Bolder Damn ti viene da pensare che realmente il Natale non capita solo una volta l'anno. La Shadow Kingdom Records ha ridato vita a "Mourning", lo storico album del quartetto di Fort Lauderdale (Florida) originariamente rilasciato nel 1972. Il disco era già stato ristampato nel 1998 in formato cd dalla Rockadelic Records, si trattava sempre però di una tiratura limitata di copie, quindi è una fortuna che Tim McGrogan ci abbia voluto fare questo gradito regalo.
Parliamo di una prova superlativa che racchiude, in neanche quaranta minuti di musica, l'essenza di gruppi straordinari quali primi Black Sabbath, Blue Cheer, Stooges, Sir Lord Baltimore, MC5 e Grand Funk Railroad. Troviamo le atmosfere proto-doom dai tratti più scuri e rituali, la psichedelia allucinata classica del periodo settantiano e le onde acide del blues. Gli elementi citati si fondono e insieme danno vita a sei tracce stupende che sembrano essere poste a preludio del mastodonte conclusivo "Dead Meat", canzone di oltre un quarto d'ora di durata che esprime al massimo le potenzialità e il vissuto interno di una band che aveva al suo arco parecchie frecce; in primis la capacità di combinare differenti ambientazioni e sviluppi delle stesse, in modo da rendere l'aria circostante fortemente drogata dall'effetto "psych" devastante.
Non c'è molto su cui dilungarsi: la proposta è ricca e, per coloro che sono da tempo in contatto con le sonorità prodotte dalle band citate come riferimento, l'ascolto di tracce quali "Got That Feeling", "Rock On" e "Breakthrough" sarà un po' come incrociare nuovamente un vecchio e caro amico che si conosce da una vita e che si era perso di vista. Basta davvero poco per riprendere da dove si era rimasti in precedenza, dal momento che un feeling simile difficilmente viene rovinato dal trascorrere degli anni, anche quando questi ultimi, sommandosi, diventano decadi.
"Mourning" è un gioiello che giustamente doveva essere rispolverato: il lavoro di rimasterizzazione e il libretto — nel quale, oltre alla presenza di foto della band e dei testi, vi è anche raccontata la breve vita dei Bolder Damn — rendono quest'opera di recupero storico da parte dell'etichetta statunitense completa e curata. Questa è un'ottima occasione da non lasciarsi sfuggire: se vi ritenete dannatamente appassionati di questo sound viscerale, primordialmente heavy, oscuro e allucinogeno in maniera ossessionante, non potete e non dovete mancarne l'acquisto, è stupendo!
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Gruppo: Gigatron 2000
Titolo: The Cosmic Desert Cruise
Anno: 2013
Provenienza: Tilburg, Olanda
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Gigatron2000/126061167543284
Autore: Bosj
Tracklist
1. Ancient Hyperdrive
2. Event Horizon Detector
3. Battlestations
4. Astral Highway
5. Monochromatique
6. Cosmic Desert Cruise
7. Ion Cannon
8. Hunk-O-Matic
9. First Contact
10. Positronic Accellerator
11. Background Radiation Shielding
12. Starcommand
DURATA: 33:06
Le voci di Neil Armstrong e del suo equipaggio risuonano nel lettore, mentre ascoltiamo il primo allunaggio. Questo è l'inizio di "Ancient Hyperdrive", prima tappa della "Cosmic Desert Cruise", la crociera sul Deserto Cosmico organizzata dall'agenzia viaggi spaziali Gigatron2000, il cui shuttle parte da Tilburg, Paesi Bassi e il cui nome è già tutto un programma.
Il viaggio è breve, poco più di mezzora, ma sarete occupatissimi tutto il tempo: superstrade spaziali, stazioni orbitali, persino un primo contatto con strane e sconosciute creature. Tuttavia niente da temere, il trio olandese ha preso tutte le precauzioni del caso e la gita si svolgerà in tutta sicurezza, non correremo nessun pericolo. Nemmeno quando, trovata l'unica autostrada galattica sbarrata per un non meglio specificato intoppo, ci si troverà costretti ad attivare il cannone ionico e sgombrare il passaggio ci sarà alcunché di cui aver paura, tutto ciò che sentiremo da dietro gli oblò sarà il rumore di un blaster che spara su ordine del comandante, e potremo continuare a goderci il panorama arido e brullo. Anche se il percorso sarà tutto fuorché tranquillo.
Dodici brevi pezzi stoner, totalmente strumentali, sono la più immaginifica traversata interstellare che mi sia mai capitato di sentire. Le più grandi influenze riscontrabili in "The Cosmic Desert Cruise"? I viaggi dell'Enterprise e i tramonti dei due soli di Tatooine. Cui viene aggiunta una sensibilità musicale ineccepibile: né la logica e il raziocinio vulcaniani né la meditazione e l'atarassia jedi sarebbero mai in grado di riempire il vuoto che viene invece colmato da chitarroni, linee di basso slabbrate e mid-tempo incalzanti. Il tutto senza fare uso di alcuna voce, perché nel vuoto e nel silenzio dello spazio le parole non servono, inutile retaggio di una comunicazione troppo umana per trovare un ruolo all'interno della piccola grande scampagnata spaziotemporale creata dai Gigatron2000. Che poi, più che una crociera, l'impressione è quella di trovarsi su un caccia dell'Impero, da cui sì ammirare il panorama, ma a ritmi ben più sostenuti di quelli che si associano solitamente ai placidi e rilassati viaggi di piacere. Qui si corre, gente. Si spara, si scatta e si manovra nello stretto delle cinture di asteroidi, si sterza e ci si scansa per evitare i podracer che ci sfrecciano accanto.
La tensione non cala mai, d'altronde per attraversare il cosmo in trentatré minuti la tabella di marcia deve per forza essere abbastanza serrata. I pezzi si succedono l'un l'altro senza particolari variazioni, ma tutti con una propria personalità, ciascuno con una propria posizione nella costellazione dei Gigatron2000. E tutto, dico tutto, nell'album suona a meraviglia. Chitarre, basso, batteria, tutto prodotto ed equalizzato alla perfezione; suoni caldi, graffianti quando serve e polverosi e desertici altrimenti.
E se un viaggio nello spazio profondo non dovesse essere motivo sufficiente per comprare un disco di intrattenimento puro come questo, beh, sappiate che all'acquisto i tre membri dell'equipaggio saranno lieti di allegare al cd un robottino di plastica. Accendete i motori a reazione, le turbine iniziano a girare, si decolla.
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Gruppo: Saffronkeira
Titolo: Tourette
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/saffronkeira
Autore: Mourning
Tracklist
1. First Steps
2. 1859 - 1904
3. Motion
4. Fragile
5. Obsessive Compulsive
6. Insensible Crash
7. The Disease
8. The Hope
DURATA: 1:13:41
L'artista sardo Eugenio Caria non si è preso pause e, dopo avere sfornato nel 2012 il doppio debutto "New Life" del quale si è occupato il sottoscritto, nel 2013 ci propone il suo secondo lavoro "Tourette". Non è per nulla facile ascoltare le produzioni di questo compositore, che vuole esplorare la mente affrontando i vari aspetti legati alle devianze di cui potrebbe essere vittima, un fattore che a sua volta costringe il nostro corpo a esprimersi tramite comportamenti dis-ordinari.
Non è un caso che il titolo dell'opera abbia preso in considerazione una delle sindromi più note e che se mal trattata può limitare e invalidare, creando una serie di situazioni in cui l'ossessività, la collera, una istintività fuori dalla norma o una totale assenza d'attenzione possono rendere il soggetto letteralmente estraneo al mondo che gli ruota intorno. Lo scenario sonoro volutamente vario e cupo, elementare e sofisticato allo stesso tempo, non farà altro che trasportare il vostro io in questa dimensione alienante. In alcuni momenti sembra proprio di ritrovarsi incastrati all'interno della propria scatola cranica, immersi in un silenzio interrotto soltanto dagli impulsi neuronali e, nel momento in cui questo schema diviene musica appena accennata, l'astrattismo della prova non scompare, viene solamente ridimensionato e in parte mutato in un segnale che acquisisce intensità.
"Tourette" può essere paragonato a un cielo in cui le nuvole si addensano e si aprono in maniera inattesa, una sorta di interruttore on/off con il quale animare o spegnere del tutto la propria volontà, o se preferite una rappresentazione ideale di come la fragilità sia una caratteristica presente nella vita umana. Vi ritroverete a proiettare in maniera subconscia immagini che daranno una forma alla delicatezza disegnata dalle note scandite dagli archi e dal pianoforte (stupendi i tratti orientali insiti in "1859 – 1904") e allo stesso modo vi comporterete nei confronti della tensione accumulata nelle atmosfere più minacciose e rumoristiche che ne dissestano l'esistenza. Sarete vittime consapevoli di circostanze nelle quali in nessun caso una componente potrà fare a meno dell'altra.
Come avvenuto nel caso di "New Life", il disco vive di variazioni percettibili e impercettibili, è volutamente incentrato sul tentativo di alienare l'ascoltatore, allontanandolo dalla realtà tangibile. L'importante non è quindi quanto amiate l'avanguardismo musicale o se vi piacciano o meno l'elettronica e il sound minimale, bensì quanto ancora una volta sarete disposti a farvi condurre per mano, per cui non tentate di dominarlo, bensì fatevi assorbire dai brani sino a scomparire con essi e in essi. La forza di "Tourette" è racchiusa nel fascino disturbato che lo percorre, entrate a farne parte e non lo toglierete dal lettore per molto, molto tempo.
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Gruppo: The Curse Of Wendigo
Titolo: Eclectic Tail
Anno: 2012
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Destroy The Humanity Studios
Contatti: facebook.com/curseofwendigo - thecurseofwendigo.bandcamp.com
Autore: Dope Fiend
Tracklist
1. Here Comes Clint Eastwood
2. Eclectic Tail
3. Gloomy Friends
4. Endless Hunger
5. The Prodigal Son
6. Fallen Treasures
DURATA: 32:36
Quando si pensa alla tradizione metallica dell'Europa orientale è fin troppo semplice fare riferimento al Death Metal o al Black Metal politicamente schierato; tolti gruppi più conosciuti come Stoned Jesus e Ethereal Riffian, risulta invece meno immediato collegare quell'area geografica a una scena Stoner/Doom, almeno per chi non sia un fanatico e attentissimo ricercatore di tali proposte.
I The Curse Of Wendigo sono un quintetto ucraino di nuova formazione che ha rilasciato, sul finire dello scorso anno, il proprio debutto intitolato "Eclectic Tail", il quale — seppur non privo di difetti — ci consegna un'opera ispirata alla mitologia nordamericana, tutto sommato personale e meritevole di attenzione.
"Eclectic Tail", "The Prodigal Son" e "Fallen Treasures" sono pezzi eretti su un solido riffing di natura Stoner/Doom che viene intervallato e amplificato da divagazioni psichedeliche (che rendono evidentemente merito a grandi maestri come Nebula), le quali risultano edificate al di sopra di fondamenta mistiche dai viscosi risvolti tantrici che si contorcono tra incalzanti saturazioni elettriche. Le venature meditative del lavoro emergono soprattutto in una traccia come "Gloomy Friend", un concentrato di cadenzate e ipnotiche pulsioni acide edulcorate da una salsa di estrazione sabbathiana che, in più di un'occasione, si tinge di forti colorazioni grigio acciaio implementate da una voce che risuona alternativamente pacata e causticamente tormentata. Proprio il tormento rabbioso appena menzionato esce prepotentemente allo scoperto in "Endless Hunger", la manifestazione più rude e grezza del disco: prendetemi pure per pazzo, ma in certi momenti mi sono persino trovato a riflettere su un malsano connubio tra la classica scuola del suono desertico e la natura più animalesca dei Venom che furono.
Certo, come avevo già accennato, "Eclectic Tail" non è una prova priva di difetti: l'insieme strumentale risulta talvolta poco coeso (e una produzione forse un po' troppo approssimativa non aiuta sotto questo aspetto) e la voce, in alcuni momenti, appare "zoppicante", non dimentichiamo però che i nostri sono soltanto alla prima uscita. A conti fatti quindi, il potenziale per fare ancora meglio c'è, soprattutto per quanto riguarda il lato psichedelico della proposta che, personalmente, spero venga valorizzato maggiormente nelle prossime occasioni.
Frattanto, se siete amanti di tale corrente musicale, buttate un orecchio su questo "Eclectic Tail": sarà un buon antipasto utile per iniziare a prendere confidenza con un pasto che nelle prossime portate potrebbe rivelarsi molto succulento.
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Gruppo: Repent
Titolo: Vortex Of Violence
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: High Roller Records
Contatti: facebook.com/Repentthrash
Autore: Mourning
Tracklist
1. Vortex Of Violence
2. Fragments Of Despair
3. State Of Fear
4. The System Has Failed
5. Howl
6. Vengeance
7. The Return Of Dark Ages
8. Rat Race
9. Suicidal Dreams
10. Human Hell
11. World Supremacy
12. Puppets Of Corruption
DURATA: 41:37
I tedeschi Repent sono in giro da circa quindici anni, la formazione thrash bavarese possiede una discreta dose di esperienza e una discografia che fra demo e album si avvicina alla decina d'uscite complessive, l'ultima delle quali risalente al 2012: parlo del terzo disco, "Vortex Of Violence".
Il sound della prova è una via di mezzo fra quello classico nazionale e quello "Bay Area", con i soliti noti più o meno coinvolti nella girandola delle influenze. Al suo interno troviamo inflessioni melodiche, un paio di puntate in stile "-core" e tanta rabbia riversata in brani che, pur non brillando per chissà quale soluzione compositiva degna di menzione d'onore, si fanno ascoltare per la carica che contengono e per la voglia di spingere sull'acceleratore. In tal senso episodi quali la titletrack in apertura, "Howl" e la conclusiva "Puppets Of Corruption" svolgono un buonissimo lavoro. Un'altra manciata di pezzi possiede delle caratteristiche piacevoli all'ascolto: si tratta di "Vengeance", il cui punto notevole è il gradevole sviluppo della lunga sezione strumentale che in esso si fa strada, "Human Hell" e il suo iniziale tributo agli Slayer, e la successiva "World Supremacy", che evidenzia quantomeno il tentativo di andare oltre le solite strutture del genere.
Da un disco come "Vortex Of Violence" non ci si può attendere, né si può pretendere, altro che una prestazione rozza e in linea con l'animo che da sempre muove i Repent; magari la produzione avrebbe potuto dare una mano maggiore alle canzoni, specialmente per quanto riguarda lo spessore dei suoni, che alle volte sembrano essere sin troppo scarni. Tuttavia è anche vero che, percorrendo volutamente la via che evita divagazioni e fronzoli, una scelta simile si rivela essere esclusivamente l'ennesimo atto di coerenza nei confronti del loro modo di far musica.
Da amanti del thrash per amanti del thrash. Potrebbe non bastarvi tale motivazione, ma un ascolto vi consiglio di darlo.
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Gruppo: Kausalgia
Titolo: Farewell
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Pest Productions
Contatti: facebook.com/Kausalgia
Autore: M1
Tracklist
1. Reincarnated
2. The Drug
3. Lupaus
4. Farewell
5. As The Curtain Falls
DURATA: 26:33
 Da oggi e per alcune settimane vi presenteremo una serie di uscite che reputiamo fra le più interessanti dell'etichetta cinese Pest Productions, specializzata nel pescare in giro per il mondo e diffondere produzioni black metal (ad ampio spettro) di valore, ma prive di un supporto adeguato. È questo il caso dei finnici Kausalgia, che vedono ripubblicato il proprio ep autoprodotto, con l'aggiunta di un quinto brano.
All'interno di "Farewell" troverete poco più di venticinque minuti di black metal atmosferico cangiante, un caleidoscopio di emozioni misteriose e malinconiche ("As The Curtain Falls"), di rabbia e placida rassegnazione ai limiti col doom ("Farewell"), stacchi acustici eterei e assalti lancinanti. L'introduttiva "Reincarnated" è già un'ottima summa della situazione, arricchita da lievissime tastiere, note di pianoforte e melodie, che per una qualche ragione in "Lupaus" mi hanno ricordato l'approccio folk di Myrkgrav. "The Drug" invece è chiaramente una eredità del precedente progetto raw black metal Hypotermia, nel quale erano coinvolti il batterista Tommi Häyrynen e il cantante/chitarrista Markus Heinonen; le tracce del demo "Winter Holocaust" sono ascoltabili sul sito mikseri.net.
Ogni singolo brano è vivo e pulsante a livello ritmico, Markus vi si approccia con uno scream aspro e graffiante che si fa più roco nei momenti più lenti. A livello formale, "Farewell" si presenta in una pregevole custodia in cartoncino (all'apparenza solida) con un lavoro grafico curato e intrigante, seppur priva di libretto; la bambina sospesa a mezz'aria presente in copertina non è per nulla rassicurante...
Questo ep degli esordienti Kausalgia si dimostra un'uscita davvero piacevole e promettente per il futuro, vista la semplicità con la quale scorre e la capacità del gruppo di comporre canzoni in grado di rapire l'ascoltatore senza doverlo "tartassare" con inutili lungaggini. Altro punto a favore è che, nonostante una certa semplicità di fondo, cresce con gli ascolti. Nel consigliarvi quindi i Kausalgia, vi rimando alle prossime settimane per nuove uscite targate Pest Productions.
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Gruppo: Dispersed Ashes
Titolo: The Nature Of Things
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Rain Without End Records
Contatti: facebook.com/pages/Dispersed-Ashes/104715354481
Autore: Mourning
Tracklist
1. I Cried At The Sun
2. On The Nature Of Things
3. Burnt Over
4. With What's Left Of The Night
5. Promise Me
6. To Create Death's Memory
DURATA: 56:15
Dispersed Ashes è il nome del progetto solista dell'artista Mark Thompson, non è una formazione nuova ad Aristocrazia, il sottoscritto infatti l'aveva già incrociata al tempo del debutto "An Arithmetic Of Souls" e si ritrova adesso fra le mani il nuovo lavoro "The Nature Of Things". La formula coerente con cui Mark si ripresenta al mio orecchio è costituita di base da due fattori, A) il rispetto assoluto per la semplicità e l'elementare svolgimento delle trame compositive; B) uno sviluppo che abbina con criterio atmosfere intense di stampo funeral doom a momenti di placida tranquillità naturalistica.
Le sei tracce contenute nell'album si espandono trascinando con sé una tristezza e una solitudine infinite e divengono dilanianti nel prolungarsi dell'avventura, con una cadenza ritmica allentatissima e chitarre che delicate e intrise di malinconia segnano il passo oppure irruente e costantemente dilatate permettono di venire a contatto con l'animo grigio scuro che la monotonia andante dei pezzi monta di passo in passo. Sì, la connessione con la realtà imprigionata in questa gabbia di sensazioni tormentate dalla sofferenza e da una forte negatività dissestante non si stabilisce in maniera così diretta e spontanea: si deve percepire il bisogno di inabissarsi totalmente in canzoni come "With What's Left Of The Night" e "To Create Death's Memory"; si deve sperare di ricevere quel lieve sentore di sollievo offerto dagli attimi in cui il manto cinereo si affievolisce, facendo trasparire colorazioni perlacee, ascoltando "Burnt Over" troverete delle brevi pause ristoratrici da "quell'insabbiarsi" che sembra non finire mai. Le note di piano rappresentano una carezza melancolica che non si ripeterà successivamente, a meno che non vogliate tenere in considerazione le sezione melodica contenuta in "Promise Me", la quale — per quanto poca cosa — riesce quantomeno a districarsi all'interno di una proposta che erge a virtù la lentezza e l'avanzare appiattito ma prestante.
Come avveniva in "Arithmetic Of Souls", in "The Nature Of Things" non vi è una traccia regina, è un monolite che marcia compatto, una via che deve essere percorsa senza fermarsi né guardarsi alle spalle, un inoltrarsi spinti dalla voce di Thompson, al quale sembra non interessare l'aumento dell'espressività del contesto, bensì accrescere ancora il senso di oppressione. Alle volte sembra di essere bloccati in un antro oscuro, dove anche il solo "rimbombare" di una goccia d'acqua sulla roccia può causare tremore. Lo ripeto: è solitudine ciò che ne viene fuori, estrema solitudine.
I Dispersed Ashes non sono adatti a chiunque, l'abilità di Mark nel dare vita a una serie di composizioni dinamiche quanto basta e fornite delle dotazioni di base per accogliere a sé i consensi dei patiti, per non dire sfegatatissimi, fruitori del mondo "funereo" lo rendono particolarmente appetibile a questa precisa categoria d'ascoltatori. Il suo non strafare mai e la volontà di rimanere volutamente incatenato a costruzioni così scarne ed efficaci lo fanno diventare a tratti impenetrabile, è ovvio però che se masticate con gusto il doom in genere potreste almeno provare a far vostre le emozioni presenti in "The Nature Of Things", trovereste in più di una circostanza soluzioni affascinanti e che il vostro orecchio gradirebbe di certo. Prima di rinunciare all'approccio con questo disco quindi tentate di dedicargli il tempo che merita.
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Gruppo: The Dead
Titolo: Deathsteps To Oblivion
Anno: 2012
Provenienza: Australia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/lordofthelivingdead
Autore: Mourning
Tracklist
1. Maze Of Fire
2. Disturbing The Dead
3. The God Beyond
4. Terminus
5. Deathsteps To Oblivion
DURATA: 32:59
I The Dead sono un'ottima formazione death metal australiana che Aristocrazia aveva avuto modo di trattare quando mi venne gentilmente recapitata la versione rimasterizzata del loro secondo disco "Ritual Executions". Sono trascorsi due anni da quell'episodio e tre dall'uscita originale di quel lavoro, infatti è sul finire del 2012 che il trio composto ancora una volta da Mike Yee (voce), Adam Keleher (chitarra e basso) e Chris Morse (batteria) da un segnale di continuità alla propria opera di morte, pubblicando tramite autoproduzione un ep di cinque tracce intitolato "Deathsteps To Oblivion".
Il sound è maligno all'osso, le atmosfere più espanse rispetto al passato, c'è una forte componente dall'aria doom più densa che in passato, preposta ad ammantare i brani, facendo diventare la pesantezza un'arma spossante e alla quale non è posto alcun limite. Il punto di partenza per questa parziale virata pare sia stata la ripresa da dove ci si era fermati, parlo dello stile allucinato che caratterizzava lo strumentale "Death Metal Suicide", offrendo una dose non esagerata di sensazioni "drogaticce" e aumentando invece il carico di cattiveria. Questo almeno è ciò che l'approccio di "Maze Of Fire" e della successiva "Disturbing The Dead" dichiara, un death/doom che fa veramente male.
Superati i primi due episodi, è il turno dell'ingannevole "The God Beyond". La partenza è di quelle veloci, malevole e con la voce di Mike che diviene dapprima stridula e graffiante, alternandosi al growl abissale al quale ci ha abituati, poi una breve pausa azzera la situazione che si risolleva sfoderando nuovamente suoni che si dilatano. La gradazione di nero è però più tenue, equivocamente cullante e meno disturbata, le note del basso poste in evidenze, la chitarra solista nella sua esposizione è quasi melancolica, il contesto creato si addice perfettamente al titolo scelto per il mini: un oblio nel quale perdersi di passo in passo. Un'immagine di decadenza stranamente dolciastra si fa strada nella testa, non mi attendevo un andamento così "sentimentale" nella musica dei The Dead, e se da un lato è spiazzante, dall'altro è interessante notare come venga racchiuso con mestiere nel loro modo di comporre, ma le sorprese non sono ancora finite.
Con "Terminus" sono le movenze tribali ad accoglierci, anche in questa circostanza — come nella precedente — l'ingresso della canzone differisce rispetto alle due d'apertura e dopo un minuto e mezzo ancora una volta la band torna a indurire la situazione. La matrice più lenta e ossessiva dei Bolt Thrower incontra un'aura doom/stoner alla Electric Wizard, il ritualismo regna sovrano e il godimento è a mille. Non rimane che affrontare l'ultimo capitolo, la titletrack, la prova di stampo più "classico" e mastodontico che chiude i giochi.
I due dischi all'attivo e il discreto ep "Nocturnal Funeral" sembrano però non essere abbastanza per meritarsi un contratto come si deve (anche se a quanto pare Kunal della ex Diabolical Conquest, ora rinominata Transcening Obscurity, dovrebbe averci messo nuovamente le mani sopra), e questo "Deathsteps To Oblivion" — se non fosse per noi appassionati — probabilmente sarebbe passato totalmente inosservato, quando invece abbiamo case discografiche che privilegiano cazzate modaiole, è forse giusto? Tutto ciò dovrebbe far riflettere sullo stato attuale della scena metal. Certo, si potrà obbiettare che di realtà valide ce ne siano troppe e che spesso anche quelle all'interno dei grandi giri non ricevano il rispetto che meriterebbero ed è vero, però una opportunità al trio australiano a mio avviso la si dovrebbe seriamente offrire.
Per coloro che li hanno amati in passato l'ep in questione rappresenta l'ennesimo buon episodio del quale si deve entrare in possesso, ancora una volta bravi.
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Gruppo: Apocryfal
Titolo: Ravens
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/apocryfal - facebook.com/Apocryfal - apocryfal.band[at]gmail.com
Autore: Akh.
Tracklist
1. Dark Matter
2. Ravens
3. Script
DURATA: 11:50
Formatisi nel 2009 e.v. in quel di Jyväskylä, ridente cittadina della Finlandia, gli Apocryfal — dal greco απόκρυφος, composto di ἀπό ("da") e κρύπτω (nascondere), "ciò che è tenuto nascosto" — realizzano il primo demo "Ravens" ("Corvi", intesi probabilmente sia come segno di sventura sia come messaggeri di Odino), il cui tessuto sonoro è basato su un Death Metal di varie estrazioni. Accolgo con piacere il lavoro dei cinque ragazzi, in quanto gli ultimi ascolti del D.M. finnico (in particolare di Serpent Ascending e Forgotten Horror) mi hanno molto esaltato e convinto che questa scena goda di una certa salute.
Gli Apocryfal esordiscono con questo demo promo di tre pezzi che già preannuncia guerra e di cui le etichette dovrebbero interessarsi poiché i progetti del gruppo scandinavo sarebbero quelli di esordire su cd ed entrare in studio per registrare i nuovi brani assieme a un certo Dan Swano nel mese di agosto. Le coordinate su cui si muovono sono una miscela esplosiva di influenze polacche (Vader, Azarath, Behemoth in primis) e una certa fascia di Death Metal di estrazione americana, generando quindi un mix letale di atmosfere dall'incedere assolutamente devastante, sia per quanto riguarda il songwriting sia per la corposità del suono e della produzione. Se infatti "Dark Matter" si impossessa di alcune lezioni di Nergal & Co., già con "Ravens" i lidi d'oltreoceano vengono maggiormente evidenziati nonostante lo stile dei pezzi sia assolutamente omogeneo e non risulti mai procedere a strappi, bensì in maniera molto coinvolgente e ben equilibrata, come si evidenzia pure in "Script" dove Immolation e Behemoth si fondono alla perfezione, dando l'impressione precisa di essere in presenza di una macchina inarrestabile votata all'assalto nudo e crudo.
Se infatti qualcuno potesse avere dubbi, la forza di questa alchimia risiede proprio nel collettivo, nel quale la voce di Pasi e le dinamiche di Juho aprono spesso strade verso territori U.S.A. o nel caso di quest'ultimo anche inflessioni verso lo stile di Inferno, manifestando un'ottima preparazione tecnica; Joni, Juha e Mikko invece macinano e sciorinano tonnellate di morbosa e brutale atmosfera, alternando i frangenti a seconda del proprio estro, fornendo una prestazione inappuntabile a suon di riff granitici e corposi e scudisciate gravi e ricche di momenti che si ripropongono in un alone misterico dai richiami indubbiamente neri.
Un plauso va anche alla produzione che sa fare risaltare il tutto, veramente notevole per essere di un gruppo che è al primo demo. Pulizia e potenza si legano a impatto e equilibrio, creando un connubio ben amalgamato di brutalità e violenza, in maniera che ogni millesimo di questi tre pezzi possa essere goduto al massimo del proprio potenziale (grazie anche a uno spessore delle fasce basse veramente efficace). Gli Apocryfal oltre a essere un gruppo capace tecnicamente sanno anche come esporre le proprie idee, assaltando gli ascoltatori che non potranno che godere di tutto ciò.
La Finlandia continua a non deludermi, per chi ama queste sonorità potrebbero essere indiscutibilmente un'ottima scoperta, ovviamente il consiglio per tutti è di non lasciarseli scappare: relegarli in una dimensione di demo "perenne" sarebbe veramente infausto, in quanto già da ora valgono enormemente di più.
I Corvi scendono dalla Finlandia, assieme a loro: l'apocrifa liturgia.
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Informazioni
Gruppo: Bowelfuck
Titolo: Man Bear Pig
Anno: 2012
Provenienza: Repubblica Ceca
Etichetta: Bizzarre Leprous Productions
Contatti: facebook.com/pages/BowelFuck/128209807258226
Autore: Mourning
Tracklist
1. Lick The Grenade
2. G_4_AGT
3. One More
4. F&F Future Fuck
5. Fist For "Better Clarity"
6. Mouth Wide Open
7. Squeeze And Die
8. Man Bear Pig
9. Defile Mind
10. Feeders
11. DDQ
DURATA: 18:16
Il grind è divertimento, lotta sociale, ironia che si diletta con la perversione, è estremismo e spaccati di vita, è raccontare l'Uomo come lui non vorrebbe mai essere raccontato, elevandone i difetti, le perversioni, mettendo in risalto le realtà crude, spesso indorandone la pillola e avvolgendola in contesti che parodisticamente ti fanno sorridere, è un mondo talmente vario che ognuno dei suoi partecipanti trova una collocazione senza problemi di sorta.
I cechi Bowelfuck sono parte di questo immenso carrozzone che sguazza perlopiù in acque realmente "underground" e sono composti da John al basso e alla voce (Destructive Explosion Of Anal Garland e Pisstolero), Kalvos a percuotere le pelli (Decomposing Manure e Intestacy) e Pavel alla chitarra e voce (Choked By Own Vomits ed ex Destructive Explosion Of Anal Garland). Dopo aver rilasciato un promo nel 2011 contenente quattro pezzi, nell'anno successivo hanno pubblicato il debutto "Man Bear Pig" tramite l'etichetta connazionale Bizzarre Leprous Production: diciotto minuti di musica dirompente e lacerante dalle tonalità cupe e massicce, nei quali le sonorità da tritacarne e i bassi vengono valorizzati, anche se al contrario di quanto ci si possa attendere il loro macerare non necessita sempre e comunque di scorribande ultrasparate. È possibile rendersene conto con l'accoppiata che vede susseguirsi in breve tempo la titletrack, monolitica come un pilastro di cemento armato, e la più dinamica ed elettrica "Defile Mind".
Il trio praghese ha confezionato un disco diretto e accattivante, potrebbe risultare interessante a un ascoltatore dei Napalm Death quanto a coloro che sono più affezionati a gente come Regurgitate, Gaf e in genere agli ascoltatori abituali di prodotti partoriti nel territorio ceco. Noterete poi dei suoni molto affini al death di stampo scandinavo che affioreranno in maniera evidente e questo potrebbe rendere interessanti i Bowelfuck anche gli amanti di quello stile. In fin dei conti i tre musicisti sono genuini, a tratti scapestrati, con le combinazioni di voce in growl (Joh) e scream (Pavel) dotate di scarico del lavandino sparso qua e là che funzionano bene, mentre le chitarre sono cattive e marce quanto basta. La batteria di Kalvos invece ogni tanto sembra tendere a rincorrere chissà chi, tuttavia il bello di album come "Man Bear Pig" — tra l'altro dotato di una produzione che di certo non si può definire approssimativa e una copertina di stampo "Geiger" alquanto ben fatta — è che non devi ragionarci troppo sopra, devi prenderlo come viene e stare attento alla botta.
Personalmente rimango della convinzione che queste realtà siano da vedere e apprezzare sul palco, è anche vero però che non sempre se ne ha la possibilità e quindi perché non fracassarsi il cranio in casa inserendole nel lettore? Fatelo, godetevi i Bowelfuck.
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Information
Artist: 谢天笑 (Xie Tianxiao)
Title: 幻觉
Year: 2013
Origin: Beijing, China
Label: Modern Sky
Contact: not available
Author: LordPist
Tracklist
1. 与声音跳舞 [Dancing With My Voice]
2. 脚步声在靠近 [The Sound Of Encroaching Footsteps]
3. 笼中鸟 [Caged Bird]
4. 把夜晚染黑 [Blacken The Night]
5. 幻觉 [Illusion]
6. 追逐影子的人 [The One Who Chases His Shadow]
7. 不会改变 [It Won't Change]
8. 命运还是巧合 [Fate Or Chance]
9. 让我走 [Let Me Go]
RUNNING TIME 43:07
Five years is a long time in rock music. The scenes and styles change quickly and you can't be sure that an interesting project will manage to constantly deliver good music. In China, for many reasons, it is not easy to keep oneself updated about alternative rock music. Therefore, it might happen that you casually discover that the most famous local artist in this genre (Xie Tianxiao), five years after his latest album (four if we take into account the 2009 EP "古筝雷鬼" – "Guzheng Reggae"), is about to release his new musical effort. The album was given as a present at his March tour.
"幻觉" ("Illusion") appears to showcase yet another Xie Tianxiao, different from how he was on his previous work "只有一个愿望" ("Just One Desire"). At that time, Xie was fascinated by reggae, often going on to mix it with Guzheng (a traditional Chinese string instrument). This time we are dealing with a more "modern" act; the cover gets back to a dark palette and the names of both artist and album just cover a very small area in the corners. The picture portray a sculpture of Xie’s head seen from the side, we can see its front part on the back of the jewel-case.
The main change here is the addition of keyboards, giving some kind of electronic feel to some tracks (especially "脚步声在靠近" – "The Sound Of Encroaching Footsteps") and enabling the band to rethink many others during their live acts. Nevertheless, the album feels less varied than the previous ones: despite some of the tracks being quite different from each other, the general atmosphere is that of a more coherent work, in this respect closer to the debut (which resulted more diverse in terms of music, although it was just recorded with three instruments).
Production is cleaner and allows us to clearly identify every element, no room for the raw RAGE which characterized the final moments of their first two albums (the closing track "让我走" still is one of the fastest-paced on this disc). Xie doesn't scream as much as in the past and everything sounds as if the band feels more confident about all the different influences and styles, while the previous album felt a little less coherent. However, this notion of uniformity can get a little boring after a while, when on the other works we were always likely to be surprised at the beginning of each song.
The lyrics still revolve around existential matters like the perception of reality or freedom of choice, as it is tradition in Xie Tianxiao’s conceptual world. On this album these themes get discussed again, after the relatively carefree lyrical moment of the EP.
In conclusion, "幻觉" is a well-played and produced work, showing yet another face of Xie Tianxiao. Not necessarily the most diverse of his career – or the hardest by any means – but a good album nevertheless, contributing to widen the repertoire of the band that basically founded alternative rock in China between the '90s and '00s.
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Informazioni
Gruppo: Atrum Inritus
Titolo: Prognatus In Vorago / Where Serpents Dwell
Anno: 2011-2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Altar Of The Dead Productions
Contatti: facebook.com/AtrumInritus
Autore: Mourning
Tracklist "Prognatus In Vorago"
1. Tenebris Descendit
2. The Chains That Bind
3. Aegrus Everto
4. Ephemera
5. Sacramentum Exeuntium
6. Ladder Of Divine Descent
DURATA: 35:20
Tracklist "Where Serpent Dwell"
1. In The Presence Of Kings
2. Fire And Brimstone
3. Pestilence
DURATA: 17:29
 Gli Atrum Inritus giungono a noi dalla città di Minneapolis in Minnesota, eppure ascoltando la musica composta da questo quintetto sembra proprio che il vissuto europeo del black metal sia ben più che radicato nelle composizioni del debutto "Prognatus In Vorago" e del demo successivo "Where Serpents Dwell". L'oscurità che ammanta i due lavori evoca in più occasioni presenze malefiche provenienti da regioni geografiche facilmente distinguibili quali Francia (Deathspell Omega e Blut Aus Nord), Svezia (Watain), Norvegia (Mayhem e Burzum) e in parte Finlandia (Behexen), per un concentrato di atmosfere che si nutrono di un'essenza terrena dallo spirito vagamente doom e costantemente intrise da una melancolia pronta a tramutarsi in disperazione.
Brani quali "The Chains That Bind", "Aegrus Everto" e "Sacramentum Exeuntium" sono dotati di un approccio meditabondo e intensamente ritualistico, racchiusi in un disco che fa dello strisciare malevolo del riffing eseguito da Eversor e Abyssus quanto della vocalità insistente e viziosa della cantante e tastierista Vindicaré le sue armi di riferimento. Inoltre si dimostra capace di spingere, possedendo un batterista, Senex Morte, intento a rendere più dinamica possibile la conclusiva "Ladder Of Divine Descent" (contenente una piacevole sorpresa / omaggio agli Emperor, che si vedono coverizzati con "Ancient Queen") così come le esecuzioni della mini prova successiva, sfoderando in tal senso un'ottima prestazione nel pezzo d'apertura "In The Presence Of Kings".
Che cosa è stato modificato nel passaggio da "Prognatus In Vorago" a "Where Serpents Dwell"? Non tantissimo, potrete rintracciare la spiritualità sanguigna decisamente orecchiabile in certi frangenti di "Fire And Brimstone" e accettare l'invito a convivere con una "Pestilence" dall'animo corroso da ambientazioni cupe dall'alone doom e una crescita in accelerazione che pian piano la fa divenire la canzone più tirata tra quelle presenti in questi due lavori. La sensazione che siano l'ideale evoluzione di ciò che è contenuto nell'album è più che percettibile e fa ben sperare per il futuro.
Gli Atrum Inritus soddisfano pienamente le voglie di coloro che supportano la scena black underground, sono una band che si dovrebbe tenere sott'occhio e chissà che magari un paio di etichette interessanti, quali sono ad esempio la Daemon Worship e la Norma Evangelium Diaboli, non possano prendere in considerazione il fatto di inserirli nel proprio organico, io glielo auguro. Nell'attesa che qualcosa di nuovo mi arrivi all'orecchio, vi consiglio di iniziare a procurarvi "Prognatus In Vorago" e "Where Serpents Dwell", ascoltate e fate la vostra mossa.
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Artista: 谢天笑 (Xie Tianxiao)
Titolo: 幻觉 (Illusion)
Anno: 2013
Provenienza: Pechino, Cina
Etichetta: Modern Sky
Contatti: non disponibili
Autore: LordPist
Tracklist
1. 与声音跳舞 [Dancing With My Voice]
2. 脚步声在靠近 [The Sound Of Encroaching Footsteps]
3. 笼中鸟 [Caged Bird]
4. 把夜晚染黑 [Blacken The Night]
5. 幻觉 [Illusion]
6. 追逐影子的人 [The One Who Chases His Shadow]
7. 不会改变 [It Won't Change]
8. 命运还是巧合 [Fate Or Chance]
9. 让我走 [Let Me Go]
DURATA 43:07
Cinque anni sono un periodo lungo quando si parla di musica rock. Gli scenari e gli stili cambiano molto velocemente e non è detto che un progetto interessante riesca a mantenersi costantemente su buoni livelli. In Cina, per una serie di motivi, non è sempre facile essere aggiornati sulle ultime notizie riguardo la musica alternativa in generale.
Può capitare quindi di scoprire per puro caso che il personaggio più in vista del rock alternativo locale (Xie Tianxiao, vi rimando all'articolo pubblicato la scorsa settimana per saperne di più, dopo cinque anni dal suo ultimo album (quattro se si conta l'EP del 2009 "古筝雷鬼"), è in procinto di rilasciare la sua ultima fatica discografica. Il disco veniva dato "in omaggio" insieme al biglietto del suo tour a marzo.
"幻觉" ("Illusione") sembra volerci presentare uno Xie Tianxiao ancora una volta diverso da come l'avevamo conosciuto nell'ultimo lavoro "只有一个愿望". All'epoca, Xie era molto affascinato dalle sonorità reggae, mescolandole spesso e volentieri al suono del guzheng (strumento tradizionale a corda). Stavolta ci troviamo di fronte a un'opera, se vogliamo, più "moderna"; in copertina tornano i colori scuri e i caratteri stilizzati di qualche anno prima, non abbiamo il vero Xie nell'immagine, bensì una scultura della sua testa vista di profilo.
La principale novità musicale in questo album è l'ingresso della tastiera, che dà un sapore elettronico ad alcuni brani ("脚步声在靠近" su tutti) e permette di rivisitarne altri in sede live. Il disco risulta stavolta meno vario dei precedenti: infatti, nonostante alcuni pezzi suonino piuttosto diversi tra di loro, l'impressione generale è di maggiore coesione in termini di atmosfera, in questo senso è forse l'uscita più vicina all'esordio (che però era molto più variegato in termini sonori, pur contando su soli tre strumenti).
La produzione è molto pulita e permette di distinguere chiaramente ogni elemento, non c'è spazio per le sfuriate grezze che avevano caratterizzato i momenti finali dei primi due album (la canzone di chiusura "让我走" è comunque uno dei pezzi dal ritmo più sostenuto del lavoro). Xie non si produce nelle canoniche urla ed è come se il gruppo avesse "digerito" in maniera più coerente l'intenzione di incorporare nuove sonorità, rispetto al disco precedente che a tratti risultava troppo spezzato. Allo stesso tempo, a lungo andare quest'impressione di uniformità può stancare, mentre negli altri album era più facile restare sorpresi all'inizio di ogni pezzo.
Per quanto riguarda i testi, molto dell'universo concettuale di Xie Tianxiao ruota intorno a questioni esistenziali come la percezione della realtà e la libertà di scelta. Qui vengono rimessi in discussione questi filoni, dopo un momento di relativa tranquillità testuale con l'EP.
In conclusione, "幻觉" è un disco ben suonato e prodotto, che ci mostra una nuova faccia di Xie Tianxiao. Non il più vario della sua produzione – sicuramente non il più duro – ma un buon album che amplia il repertorio della band che ha sostanzialmente dato vita al rock alternativo in Cina tra anni '90 e '00.
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Gruppo: DarkRise
Titolo: Realeyes
Anno: 2013
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Great Dane Records
Contatti: facebook.com/darkriseband
Autore: Mourning
Tracklist
1. Realeyes
2. I'm Here
3. Etre Ou Ne Paraître
4. God Perversion
5. No Help In Hell
6. Foeticide
7. Law Of Liar
8. End Of Talk
9. Debt Of Blood
10. Realize
DURATA: 41:03
Gli svizzeri DarkRise sono al secondo "giro" su Aristocrazia, era il 2010 quando il sottoscritto scrisse della terza uscita full intitolata "Built" e torna ora a raccontarvi di loro, dato che si trova fra le mani il quarto capitolo discografico "Realeyes". La squadra di martellatori non ha perso il suo tocco e ha lavorato per affinare le doti presenti nei dischi precedenti, parlo di quella robustezza e quella forma canzone ben delineata che, pur non evitando una serie di déjà vu notevoli, li hanno messi comunque in condizione di assestare delle oneste mazzate.
La buona dose di groove, la discreta tecnica e la base muscolare trainano un album che nei piacevoli solismi insiti in "Etre Ou Ne Paraître", nei cambi di tempo repentini di "God Perversion" e nell'apertura dal gusto mediterraneo di "Foeticide" (brano nel quale si esibisce il bouzouki) trova dei puntelli che provano — e in parte riescono — a scongiurare una staticità da botta dritta in faccia che pare ancora essere parte integrante del vissuto di questa band. Ciò che intendo dire è che i DarkRise il proprio compito lo svolgono e pure bene, non hanno delle debolezze effettive né fanno denotare svarioni particolari nell'esposizione delle loro idee, soltanto non vi è quel guizzo vincente che permetta a una formazione dalle buone capacità di divenire qualcosa di più.
A riprova del fatto che abbiano voluto fornire a questa nuova opera una visione più completa possibile c'è la scelta dei partner a supporto, iniziando dal signor Kevin Talley dietro le pelli. Il tocco del batterista e "motore perpetuo" che sa infilare il pepe in culo a chiunque è riconoscibile e, pur non bastando a cambiare la situazione, da una mano ai brani che ne ricevono vantaggio. Per quanto concerne la cura dietro al mixer e per la sezione "artistica", hanno optato rispettivamente per una collaborazione con gli Hertz Studio di Białystok (e si sente, pulizia e suoni un po' alla polacca) e con Niklas Sundin, anche in questi casi i contributi sono evidenti, tuttavia non incidono sul valore primo da tenere in considerazione: la musica.
Come successo in precedenza con "Built", gli elvetici si confermano nuovamente affidabili, pesanti e una volta inseriti nello stereo la scapocciata è garantita. In loro compagnia gli appassionati senza troppi "grilli per la testa" e gli adoratori della brutalità death avranno solo di che divertirsi. Zero pretese, molte randellate.
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