lunedì 10 giugno 2013

AUM - Of Pestilence

Informazioni
Band: Aum
Titolo: Of Pestilence…
Anno: 2012
Provenienza: Hong Kong
Etichetta: Le Crepuscule Du Soir
Contatti: facebook.com/aumofficial
Autore: LordPist

Tracklist
1. Temple
2. Place Of The Skull
3. Sheath To All Swords
4. The Forge Of Zurdan
5. The Thawing Of Pestilence

DURATA: 29:50 [versione promo]

Quando la scena black metal dell'Asia orientale ha iniziato — lentamente, ma in maniera costante — a emergere come una delle più vivaci tra quelle dei nuovi territori invasi da questo genere, Hong Kong non era il primo posto che veniva in mente pensando ai relativi gruppi.

Tradizionalmente patria di molte pop-star e formazioni di rock melodico, questa regione piccola ma culturalmente attiva ha recentemente attirato un po' di attenzione nei circoli metal underground, grazie a qualche buon progetto come Hyponic, di matrice doom.

Gli Aum sono un trio formato nel 2009, che prende il nome dal celebre suono dell'universo della tradizione buddhista, che il cantante Tsar ha descritto tra le altre cose come "il microcosmo dell'Universo all'interno di tutti i sé". "Of Pestilence..." è il prodotto di circa tre anni di lavoro e presenta cinque brani di black metal influenzato dalla vecchia scuola, ma piuttosto vario per essere black metal "non sperimentale". Dopo trenta minuti di distruzione, la versione completa include una traccia ambient di circa quindici minuti, che però non fa parte della versione promozionale che sto recensendo.

Il loro approccio è molto diverso da quello di gran parte delle band provenienti dalla Cina continentale, più vicine alle sonorità "depressive" o "folk" del black metal. La copertina stessa rappresenta una rottura nella giovane "tradizione" del black metal dell'Asia orientale: non ci sono "montagne e acque" o caratteri elegantemente scritti in corsivo qui, bensì un grigio scenario (?) caotico dalle influenze espressioniste.

Pubblicato nel tardo 2012, questo EP ha aggiunto un po' di varietà a un panorama ancora relativamente giovane, pur rischiando di suonare leggermente ovvio per le orecchie straniere. L'atmosfera quasi rituale di alcuni passaggi contribuisce a dare più carattere a questo progetto e può essere un aspetto sul quale lavorare nella prossima uscita.

Questa versione con cinque tracce è disponibile in streaming sulla pagina Bandcamp degli Aum.

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AUM - Of Pestilence [english version]

Information
Band: Aum
Title: Of Pestilence...
Year: 2012
From: Hong Kong
Label: Le Crepuscule Du Soir
Contacts: facebook.com/aumofficial
Author: LordPist

Tracklist
1. Temple
2. Place Of The Skull
3. Sheath To All Swords
4. The Forge Of Zurdan
5. The Thawing Of Pestilence

RUNNING TIME: 29:50 [promo version]

When the East Asian black metal scene started — slowly, but steadily — to rise as one of the liveliest among the new territories recently invaded by this genre, Hong Kong wasn't exactly the first name that came to mind when thinking about related bands.

Traditionally home to many pop-stars and melodic rock acts, this small but culturally vibrant region has drawn some attention in the underground metal scene in recent years (thanks to a few quality projects such as the doom-oriented Hyponic).

Aum is a three-piece black metal act that took shape at the end of 2009 and was named after the popular Buddhist sound of the universe, which the vocalist Tsar also described - among other things - as being "the microcosm of the Universe within all selves". "Of Pestilence..." is the product of about three years of work and features five tracks of old-school influenced and quite diverse black metal (as far as "non-experimental" black metal goes). After thirty minutes of storming mayhem, the full version includes a fifteen-minute ambient bonus track (which is not part of the promo version I am reviewing here).

Their approach is very different from that of most mainland bands, which are closer to the depressive or folk-oriented faces of black metal. The cover itself signals some sort of break in the young "tradition" of East Asian black metal: no "mountains and waters" or elegant handwritten characters here, but a chaotic expressionist-influenced grey abstract scenery (?) instead.

Coming out in late 2012, this EP added some variety to a still relatively young scene, even though possibly sounding a little obvious to foreign ears. The almost ritualistic feeling in some passages gives more character to this act and might be an interesting aspect for them to expand on in their next release.

This five-track version is available for download at their Bandcamp page.

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T.O.W. (THE OLD WIND) - Feast On Your Gone


Informazioni
Gruppo: T.O.W. (The Old Wind)
Titolo: Feast On Your Gone
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Pelagic Records
Contatti: facebook.com/Theoldwind
Autore: Mourning

Tracklist
1. In Fields
2. I'm Dead
3. Raveneye
4. The Old Wind
5. Spears Of A Thousands
6. Reign

DURATA: 34:47

Gli svedesi Breach si sono sciolti tanto, ormai troppo tempo fa, eppure i membri di quella che fu una della band fondamentali per il movimento post-hardcore continuano a far parlare di sé, dando vita a progetti interessantissimi. Se quest'anno i Terra Tenebrosa (compagine costituita da personaggi noti di quella realtà, celati dietro gli pseudonimi di Hibernal, Hisperdal e The Cuckoo) hanno tirato fuori il devastante "The Purging", non dobbiamo dimenticarci dei TOW, gruppo che vede coinvolti altri artisti al tempo in quella formazione. Parlo di Tomas Hallbom, Niklas Quintana e Kristian Andersson, presenti rispettivamente nel ruolo di cantante, chitarrista e bassista; Robin Staps (titolare della Pelagic Records, etichetta che li produce, nonché membro e fondatore dei The Ocean) alla chitarra e Karl Daniel Lide'n dei Vaka alla batteria completano i ranghi del gruppo.

I cinque debuttano con "Feast On Your Gone", un disco-bomba, un concentrato spietato, crudo e abrasivo di sonorità che miscelano la ruvidità dell'hardcore con le scanalature del doom e al quale non potevano mancare atmosfere opprimenti e minacciose preposte a ingrigirne e infittirne il tessuto. "Feast On Your Gone" tende a trascinarsi, a divenire rigido e pesante, non lasciando trapelare nessun tipo di colorazione che vada al di fuori di una gamma cromatica ristretta a due sole entità: il nero e il grigio. Non vi è quindi possibilità di riscontrare attimi, neanche fugaci, che diano spazio all'entrata in scena di sensazioni speranzose.

Si è inghiottiti in un piano dimensionale avvolto da una malinconia affilata in "In Fields", da una percezione di sacro stuprato dal tempo che scorre in "I'm Dead", da un'inaspettata apertura d'archi che allenta le tensione in "Raveneye". Si è solo a metà percorso, ma l'album ha già dato chiara dimostrazione di ciò che è capace di offrire. Tre pezzi, ancora tre tracce da ascoltare per completare i quasi trentacinque minuti racchiusi in questo lavoro e la solfa non cambia, anzi, sia "The Old Wind" che "Spears Of Thousands" ci tengono proprio a rincarare la dose di schiettezza e rude virilità fornitaci sino a questo momento. L'altra eccezione, quel tocco che per un istante allontana l'idea di irrobustire ed elevare ulteriormente tale carico, viene affidata alla vena maggiormente sperimentale palesata nella conclusiva "Reign".

Eppure è innegabile che i TOW siano abilissimi nel far serpeggiare internamente alle canzoni una forma melodica orecchiabile, in mezzo a quel gelo e a quella cattiveria, alle volte anche acida e nei frangenti più estremi decisamente iraconda, e questa risulta chiaramente distinguibile, è un'attrazione di cui si deve tener forzatamente conto.

Per nostra fortuna pare che da progetto studio i The Old Wind siano passati allo stato di band a tutti gli effetti anche per ciò che concerne l'ambito live, sarà quindi probabile vederli in giro, occasione che data la qualità della proposta insita in "Feast On Your Gone" è decisamente consigliabile cogliere al volo. Nell'attesa che li si possa incrociare in qualche festival europeo, o sperando in un loro passaggio nel Belpaese, l'ascolto e l'acquisto dell'album sarebbero di per sé buone mosse da mettere in atto. Non perdetevi questo gioiellino!

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TOXOVIBORA


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Mudarra - Voce
Luis Martínez - Chitarra
Eduardo Mellado - Chitarra
Andrés Alcaraz - Basso
Kreggor - Batteria


La Spagna thrash ha trovato parecchie volte spazio sul nostro sito e un paio di mesi fa abbiamo recensito il debutto dei Toxovibora, quintetto proveniente dalla zona di Albacete, di cui adesso andremo ad approfondire la conoscenza. Vediamo cosa hanno da raccontarci.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine ragazzi, come va la vita?

Luis: Ciao, siamo felici di rispondere a questa intervista, sta andando tutto bene.


Raccontiamo un po' di voi: chi sono i Toxovibora, da cosa deriva il nome della band e com'è nata la formazione?

I Toxovibora sono nati nel 2012; prima eravamo solo un gruppo di amici che suonava cover dei propri pezzi metal preferiti, poi abbiamo iniziato a scrivere le nostre canzoni e abbiamo deciso di dar vita a un progetto serio.


Il thrash sta andando alla grande in questi ultimi anni e la Spagna sembra avere un serbatoio di band infinito. Come siete inseriti all'interno della vostra scena nazionale e quali sono le formazioni che conoscete meglio e vi hanno impressionato?

Tutti i membri hanno suonato per anni in altre band, ma da quando abbiamo fatto uscire il primo disco come Toxovibora, "Primer Ataque", il numero di fan è in rapida crescita e siamo contenti di questo. All'interno della nostra scena ci sono buone band: i migliori gruppi thrash in Spagna sono Angelus Apatrida e Crisix e nel nostro disco ci sono grandi band thrash come Vivid Remorse ed Exodia.


"Primer Ataque" è stato rilasciato sia in qualità di autoprodotto sia con il supporto della Art Gates Records: ci sono differenze sostanziali fra le due versioni?

Non ci sono differenze, perché prima abbiamo rilasciato "Primer Ataque" e poi abbiamo firmato per la Art Gates Records che ci supporta solo nella distribuzione.


In quanto tempo avete composto il disco? Quali sono le fonti d'ispirazione dalle quali prendete spunto per dar vita a un pezzo, sia dal punto di vista dei suoni che per ciò che riguarda la tematica da "incollarvi" sopra?

La composizione è durata un anno e mezzo e le nostre principali fonti di ispirazione sono le band thrash metal degli anni '80 e '90, altri gruppi attuali e non solo metal, ascoltiamo molti generi di musica. I testi e la musica sono ispirati da tutte le ingiustizie che vediamo ogni giorno nel mondo.


Fanatismo e società allo sbando: due brani come "Fanático" e "High School Massacre", oltre a colpire per l'ottima prestazione musicale, affrontano degli scenari che sembrano riproporsi in maniera sempre più frequenti nel corso degli anni. Di base cos'è che non funziona nel vivere odierno?

Penso che i problemi principali nel mondo siano l'abuso di potere e la corruzione. Un sacco di persone hanno perso il lavoro e la casa, i politici sono corrotti, i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri e i paesi dichiarano guerre per fare soldi. Il mondo ha bisogno di un cambiamento. La mentalità della gente ha bisogno di un cambiamento.


A proposito di fanatismi: è purtroppo notizia nota e che ha scosso il mondo metal quella della dipartita di Jeff Hannemann, quanto quella della chiesa battista schieratasi per rovinarne l'immagine e le celebrazioni funebri. Viene da chiedersi: perché la gente "comune" ce l'ha tanto col metal e con i metallari?

Siamo molto addolorati per la morte di Jeff, gli Slayer sono uno dei più grandi gruppi thrash e Jeff era una grande persona e musicista, è un peccato che qualcuno voglia rovinare il suo funerale. È questo il problema del fanatismo, questo tipo di persone hanno paura di altre che dicono la verità e che dicono ciò che pensano.


Le band di nuova generazione sono vittime dell'attitudine da "revival" che, a detta di molti, le ridurrebbe in più occasioni a delle semplici copie sbiadite di ciò che c'è già stato. Se fosse così che senso avrebbe suonare questo genere a tutt'oggi? Ciò che vi chiedo è: quali sono le motivazioni che vi hanno spinto ad amare il thrash e a voler dare il vostro contributo al genere in un panorama che per i più polemici ha detto praticamente tutto ciò che c'era da dire ripetendosi all'infinito?

Siamo cresciuti ascoltando thrash metal e questo è il motivo per cui ci piace; molta gente pensa che il thrash sia sempre la stessa cosa, ma ogni gruppo thrash è diverso. Se si ascoltano "Master Of Puppets" e "Reign In Blood" sono totalmente diversi, ma è thrash. Al giorno d'oggi il thrash non è uno stile chiuso e ha ancora molto da dire e da mostrare. Abbiamo una base thrash metal, ma abbiamo influenze da altri stili che si possono notare nelle nostre canzoni.


Torniamo a parlare di "Primer Ataque": quali sono state le reazioni da parte degli ascoltatori e della critica in genere nei confronti dell'album?

Stiamo ricevendo molte recensioni positive da parte della stampa e tanti complimenti da parte degli ascoltatori ed è esattamente lo stesso sul palco, la gente viene dopo il concerto a parlare con noi e a dirci quanto hanno apprezzato. Siamo molto orgogliosi di come stanno andando le cose.


A distanza di tempo dalla prima volta che avete avuto modo di sentire per intero il vostro lavoro, ne siete ancora totalmente soddisfatti o cambiereste qualcosa?

Siamo completamente soddisfatti di "Primer Ataque", la prima volta che abbiamo sentito l'intero album siamo rimasti sorpresi del suono: è aggressivo, ma ogni strumento è ben definito come volevamo. Anche se, come ogni nuova band, vogliamo sempre essere migliori, abbiamo imparato un sacco di cose quest'anno sul palco e sulla registrazione di un album, quindi sono sicuro che questo sarà percepibile nella prossima uscita.


E in sede live che tipo di riscontri avete ricevuto? Quali sono le canzoni che hanno fatto presa in maniera più evidente sul pubblico che stava sotto al palco e quali invece sono quelle che voi preferite?

Stiamo ricevendo buoni riscontri da parte dei fan sul palco, c'è un buon feeling tra noi e gli spettatori, sentiamo la loro energia e questo ci permette di suonare con più intensità. Ci sono differenti preferenze sulle canzoni, dipende da chi ascolta: alcuni preferiscono pezzi come "Muerte En Directo" o "Crudo" e altri preferiscono pezzi più aggressivi come "Highschool Massacre". È difficile scegliere solo una canzone per noi: "Sois Un Fraude", "Fanatico" e "Massacre Highschool" penso che siano quelle che ci mostrano così come siamo.


Le band in genere vivono, o per meglio dire si mantengono, facendo più date possibili dato che la vendita di materiale fisico continua a subire dei momenti di perdita considerevoli. Come vedete l'avvento di una forma d'arte costretta a una diffusione esclusivamente digitale tramite negozi su Internet che la divulgano in formati mp3 et similia?

Beh, questo è un aspetto complicato. Penso che il materiale fisico abbia una speciale "magia" che si perde nel formato digitale, ma l'industria musicale sta cambiando e dobbiamo adattarci. Penso che ogni uscita debba esistere in un formato fisico e, ovviamente, in un formato digitale, perché è l'unico modo per raggiungere più persone nel mondo.


Ci sarà possibilità di vedervi in giro anche in Italia quest'estate? Parteciperete a qualche festival?

Saremo presenti in qualche festival quest'estate, il The Alterna Festival, il The Helicke Rock Festival e altri che confermeremo. Speriamo di poter visitare presto l'Italia, perché ci piacerebbe fare un tour europeo il prossimo anno.


Come band avete un sogno nel cassetto che vorreste realizzare?

Sì certo, abbiamo un grande sogno: ci piacerebbe suonare in tutto il mondo, registrare altri album e migliorare le nostre abilità come musicisti.


Cosa bolle in pentola? C'è già un'idea di come sarà il successore del vostro debutto?

Abbiamo alcuni brani pronti per il prossimo album, anche se è troppo presto per dire come sarà, ma state sicuri che sarà veloce, aggressivo e con un sacco di groove ed energia, forse sperimenteremo qualcosa. Questo è il tipo di musica che ci piace fare.


Per me va bene così, siamo alla fine quindi è il momento di saluti: a voi...

Siamo i Toxovibora e se vi piace la musica metal ascoltate "Primer Ataque", potete trovarlo su www.artgatesrecords.com. Speriamo di vedervi presto fare headbanging!!

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TOXOVIBORA (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Dope Fiend

Line Up
Mudarra - Vocals
Luis Martínez - Guitars
Eduardo Mellado - Guitars
Andrés Alcaraz - Bass
Kreggor - Drums


The Spanish thrash scene has several times found space on our website and a couple of months ago we reviewed the debut of Toxovibora, quintet from the area of Albacete, so now we are going to know them better, let's hear what they have to tell us.

Welcome on Aristocrazia Webzine, how are you guys?

Luis: Hello, we're happy to do this interview and everything that's going on lately.


Let's talking about you: who are Toxovibora, the name of the band is derived from what and how did the band born?

Toxovibora was born in 2012, firstly we were only a group of friends playing our favourite metal covers, after that, we started writing our own songs and decided to make a serious project.


Thrash metal in Spain is in good health in recent years and it seems to have an infinite park of band. How did you put inside your national scene and what are the bands that you know and appreciate better?

All members have spent years playing in another bands, but we have recently entered the scene with our first release with Toxovibora "Primer Ataque", but the number of fans is growing fast and we pleased about that. Within our scene there are good bands, the biggest in thrash metal in Spain are Angelus Apatrida and Crisix and in our record there are big thrash metal bands like Vivid Remorse or Exodia.


"Primer Ataque" was released both as a self-produced and with the support of the Art Gates Records: there are substantial differences between the two versions?

There are no differences, because first we released "Primer Ataque" and then we sign with Art Gates Records, and they distribute the album, but the same.


How has been long the composition of the album? What are your sources of inspiration, in terms of sound and lyrics, to create a song?

The composition lasted a year and a half, and our main sources of inspiration are the thrash metal bands of the 80's and 90's , others actual bands and not only metal bands, we listen many kinds of music. The lyrics and music are inspired by all the injusticies that we see every day in the world.


Fanaticism and disarryed society: two songs like "Fanático" and "High School Massacre", in addition to their excellent musical performance, they face the sceneries that seem to recur frequently over the years, what is that doesn't work in modern life?

I think the main problem in the world is the abuse of power and corruption. A lot of people have lost their jobs and houses, politicians are corrupt, rich are getting richer and poor are getting poorer, the countries declare war to make money. The world needs a change. The mindset of the people needs a change.


About fanaticism: it is unfortunately known the news about the death of Jeff Hannemann that shocked the metal world and is also known the one about the Baptist Church that wants to ruin the image and the funeral services of Jeff. Why the "ordinary" people is so hostile with metal and metalheads?

We are very saddened by the death of Jeff, Slayer is one the biggest thrash metal bands and Jeff was a great person and musician, it's a shame that someone wanted to ruins his funeral. Is the problem of fanaticism, that kind of people are afraid of others who tell the truth and what they think.


The new bands are victims of the "revival" attitude that, according to many, would reduce to simple pale copies of what is already been, but, if so what, why playing thrash today? What I ask is: what are the reasons that prompted you to love and playing thrash in a scenery that, in the polemical opinions, has no longer nothing to say?

We have grown listening thrash metal and this is the reason why we love it, many people thinks that the thrash metal is always the same, but each thrash metal band is different, you can hear to "Master Of Puppets" and "Reign In Blood" and they are totally different, but it's thrash metal, nowadays thrash isn't a closed style and still has much to say and show. We have a thrash metal base, but we have many more influences from other styles that you can notice flowing in our songs.


Let's back on "Primer Ataque": what were the reactions from listeners and critics about the album?

We are having many good reviews from the press for the album and many compliments from listeners, it's exactly the same on the stage, people come after the concert to talk to us and tell us how much they liked. We´re very proud of what is happening to us.


A long time after the first time you have listened to your entire album, are you still totally satisfied of it, or would you change anything?

We are totally satisfied with "Primer Ataque", the first time we heard the entire album we were surprised of the sound, it's aggressive but has a lot of definition in each instrument, as we wanted. Although, as a new band we always want to be better, we have learned a lot of things this year on stage and on the recording of the album, so I´m sure this will be show in our next release.


And on stage what kind of feedback have you received? What are the songs that the audience liked much more and what are the ones that you prefer?

We're receiving a good feedback from the fans on stage, there is a good feeling between the fans and us, we feel their energy and this make us play with more intensity. There are differents preferences about the songs, depending on the listener, some prefers songs like "Muerte En Directo" o "Crudo" and other prefer more aggressive songs like "Highschool Massacre". It's hard to choose just one song to us, "Sois Un Fraude", "Fanatico" or "Highschool Massacre", I think these songs show well as we are.


The bands surviving playing many lives, since the purchase of physical material continues to suffer a considerable loss. How do you feel the advent of an art form forced to an exclusively digital distribution on the Internet?

Well, this is complicated. I think that physical material has a special "magic" that is lost in the digital format, but the musical industry is changing and we have to adapt. We think that every release has to be in a physical format and obviously in a digital format, it's the only way to reach more people over the world.


There will be chances to see you in Italy this summer? Do you will participate to some festival?

We're in two festival this summer, The Alterna Festival and The Helicke Rock Festival and some more that we will confirm. We expect that we can visit Italy soon, we would like to do an European tour next year.


As Toxovibora, do you have a dream you would like to achieve?

Yes of course, we have a big dream: we'd like to play all over the world, and we want to record other albums and improve our skills like musicians.


What happens now in the band? There is already an idea of how will be the your next release?

We have some finished songs for the next album, although is too early to say how it will be, but be sure it will be fast, aggressive and with a lot of groove and energy, perhaps we will experience more. That's the kind of music we like to do.


The interview ends here, the last message for our readers is up to you...

We are Toxovibora and if you like metal music listen to "Primer Ataque", you can get it on www.artgatesrecords.com. We hope to see you soon doing headbanging!!

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lunedì 3 giugno 2013

ATARAXIA - (21/05/2013 @ On Stage, Shangai)


Informazioni
Gruppo: Ataraxia
Data: 21/05/2013
Luogo: On Stage, Shanghai
Autore: Lord Pist

È da qualche tempo che Aristocrazia Webzine ha iniziato a guardare oltre il mondo del metal, che a sua volta non è più confinato in quello che era uno spazio (anche volutamente) angusto e spesso troppo attento a non aprirsi.

Sono tante le sonorità che, per motivi concettuali, si avvicinano a questa o quella corrente pur senza suonare esplicitamente "metal". Tra i mondi affini, figura sicuramente quella macro-area variamente oscura legata al neofolk, alla darkwave e così via; un mondo nel quale, tra l'altro, la produzione dei progetti italiani si è rivelata di alta qualità e tranquillamente al livello dei colleghi britannici o tedeschi. Una visita abbastanza casuale a un sito locale mi ha fatto scoprire che proprio una delle band storiche della darkwave italiana avrebbe suonato a Shanghai di lì a poco: gli Ataraxia.

Nonostante sia qualche anno che seguo questi ambienti in Italia, non ero ancora riuscito a vedere questo "consorzio emiliano" (mia definizione, che Giovanni Pagliari ha gradito molto) dal vivo. La chance è arrivata, abbastanza inaspettatamente, in Cina. Proprio come per un altro dei nomi di punta della scena italiana, gli Ashram, è la terza volta che gli Ataraxia vanno in tour attraverso il fu Celeste Impero (2010 e 2011 le altre occasioni).

[A dirla tutta, Shanghai avrebbe dovuto ospitare un festival folk (il Mengxiang) che li avrebbe visti come ospiti stranieri, ma per una serie di motivi l'evento è stato cancellato e tenuto solo a Pechino. Fortunatamente le altre date del tour sono rimaste invariate, permettendo agli appassionati di Shanghai e Guangzhou di assistere alle grandi prove del quartetto.]


La sede stavolta è lo On Stage, bar / livehouse di media grandezza aperto pochi mesi fa all'interno della cittadella "artistica" chiamata Red Town. L'esperienza è sicuramente diversa rispetto all'esibizione alla Mao Livehouse (uno dei luoghi per concerti più grandi a Shanghai) del 2011, ma anche in quest'occasione c'è una netta maggioranza di spettatori cinesi, come sottolineato dagli stessi Ataraxia durante una chiacchierata amichevole alla fine dello show.

Spesso, quando una band straniera suona da queste parti, la risposta del pubblico locale non è elevatissima in termini di percentuale (come fu nel caso dei 65daysofstatic a gennaio), con una grossa fetta costituita da appassionati stranieri.


Il concerto non è particolarmente lungo, ma la performance raggiunge picchi di intensità emotiva che inumidiscono gli occhi di più di uno spettatore (me compreso). C'è spazio per tutti e quattro i componenti, che di volta in volta aggiungono quel tocco personale alla resa complessiva dei pezzi. Francesca trasporta il pubblico dello On Stage in una dimensione eterea attraverso la sua voce, che si avventura sulle inconfondibili trame strumentali intessute da Riccardo, Giovanni e Vittorio. Dopo poco più di un'ora di (eccellente) musica, il pubblico chiede a gran voce un bis che la band non tarda a regalare.


A fine concerto riesco a disturbare i quattro per qualche domanda prima degli autografi ad alcuni (fornitissimi) ascoltatori cinesi. Nella scaletta della serata figurano anche brani nuovi, che potremo ascoltare a settembre sui loro due prossimi album: "Wind At Mount Elo" e "Spasms". La soddisfazione nel vedere un genere così intimamente europeo apprezzato anche da questa parte del mondo, con una menzione particolare a Hong Kong (ultima data del loro tour asiatico il 24 maggio). Qualche parola riguardo i concerti futuri in giro per l'Italia, che resta sempre un po' povera di eventi "maggiori" per queste sonorità, nonostante l'alta qualità media delle band.


C'è tempo per la foto di rito, prima di lasciare gli Ataraxia alle loro faccende, in vista del volo per Guangzhou la mattina seguente.

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BOLT THROWER - Warmaster


Informazioni
Gruppo: Bolt Thrower
Titolo: Warmaster
Anno: 1991
Provenienza: Gran Bretagna
Etichetta: Earache
Contatti: boltthrower.com
Autore: Leonard Z666

Tracklist
1. Intro... Unleashed (Upon Mankind)
2. What Dwells Within
3. The Shreds of Sanity
4. Profane Creation
5. Destructive Infinity
6. Final Revelation
7. Cenotaph
8. War Master
9. Rebirth Of Humanity
10. Afterlife

DURATA: 46:03

Eccomi al negozio di dischi... mi ritrovo davanti "Warmaster", il nuovo lavoro dei Bolt Thrower. Dire che sono fan della band è poco, "Realm Of Chaos" l'ho letteralmente divorato, quindi le aspettative per questo album sono enormi. Tiro fuori 18.000 lire e mi compro la cassetta, perché il cd e il vinile costano 30.000 lire. Così facendo posso acquistare due cassette e spendere quasi quanto un solo cd. I soldi sono pochi, 18.000 lire sono tante (con 30.000 lire ci faccio il pieno della mia Autobianchi A112). Cazzo, la musica costa davvero un casino, ma non c'è paragone, è il modo migliore per spendere il proprio denaro.

Torno a casa e metto l'album nel mangianastri. Beccarsi una nuova vagonata di distorsione in faccia è sempre una gran goduria e i pezzi sono validi, però ci sono delle cose che mi lasciano perplesso. Primo: la produzione è meno caotica e la quantità di frequenze basse è minore rispetto al suo predecessore, dando molto meno l'effetto apocalittico che invece aveva "Realm Of Chaos" e che a me piaceva un sacco. Secondo: dove sono le parti forsennate? Tutto è molto mid-tempo, senza quelle sfuriate assassine a cui mi ero abituato.

I miei dubbi però vengono risollevati da un pezzo: "Cenotaph". Il riff iniziale del brano è lo stesso di "World Eater"! Figata totale! C'è una sorta di continuità tra un pezzo e l'altro! Mando indietro la cassetta mille volte per riascoltarmelo (che palle! Il cd e il vinile sono cento volte meglio).

L'album finisce e il maggior rammarico è che dovrò aspettare un altro anno per un nuovo lavoro dei Bolt Thrower. Un intero anno tra un album e un altro. Un'infinità. Come mai le band ci mettono così tanto? Perché non ne sfornano di più? Maledetti scansafatiche di musicisti! Mi ascolterò questo disco fino a usurare il nastro. Speriamo che il successore di questo "Warmaster" sia sempre granitico e oscuro, e che i Bolt Thrower non cambino mai.

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FRAGMENT. - Temporary Enlightenment

Informazioni
Gruppo: fragment.
Titolo: Temporary Enlightenment
Anno: 2013
Provenienza: Francia
Etichetta: OPN Records
Contatti: facebook.com/fragment.official
Autore: Bosj

Tracklist
1. Cast Out
2. Rituals
3. From This Moment
4. Shield
5. Last Embrace
6. Just For Today
7. Cold Monsters
8. Hide

DURATA: 71:49

Thierry Arnal, in arte fragment., da Lione, con la sua one-man band arriva ad inizio 2013 confezionando "Temporary Enlightenment", lungo, lunghissimo ultimo album di una lunga, lunghissima lista di lavori iniziata con la formazione del progetto, anno di grazia 2006: in appena sette anni siamo già al quinto full-lenght, più altrettanti EP, e forse manca ancora qualcosa. Un regime di produzione da far invidia ai più stacanovisti tra i compositori, insomma.

E Thierry Arnal, in arte fragment., ha un sogno nel cassetto: essere Justin Broadrick. Tutto ciò che è uscito dalla penna del polistrumentista francese negli ultimi anni vive dell'enorme credito che il non-più-ex-Godflesh ha maturato nei confronti del mondo musicale anni Zero nei suoi vari pellegrinaggi artistici. I bordoni infiniti, i brani dal minutaggio elevato, le distorsioni spesse come un muro di mattoni, ma arrotondate e levigate, la voce sommessa e melliflua che dolcemente si lascia cullare dalle chitarre e dal loro rimbombo imperituro.

Nel lavoro di Arnal non c'è niente di sbagliato, perché non c'è niente che non sia già stato fatto. Tutto ciò che Broadrick ha sviluppato in oltre vent'anni di idee, di sperimentazioni e di tentativi più o meno apprezzati e apprezzabili, che ha poi veicolato nei Jesu, è "riassunto" (virgolette d'obbligo, visto il quantitativo e la durata del materiale in questione) dal Francese senza soluzione di continuità con fragment. Non fosse per l'elegante digipak che attesta il contrario, "Temporary Enlightenment" potrebbe essere un album a nome Jesu. Punto.

Nel bene o nel male, sta sempre all'ascoltatore deciderlo, ma se durante "Rituals" vi ritroverete a canticchiare "Silver's just another gold", non dite che non vi avevo avvisati.

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UNDERFLOOR - Quattro

Informazioni
Gruppo: Underfloor
Titolo: Quattro
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Suburban Sky
Contatti: facebook.com/underfloor
Autore: Mourning

Tracklist
1. Come Un Gioco
2. Don't Mind
3. Indian Song
4. Lei Non Sa
5. Linea Di Confine
6. Solaris
7. Intorno A Me
8. Stomp
9. L'Uomo Dei Palloni
10. Sul Fondo

DURATA: 39:52

I toscani Underfloor sono già stati nostri ospiti, il sottoscritto ha avuto il piacere di recensire il loro terzo album "Solitari Blu" e di intervistarli. In questo 2013 ho occasione di entrare in contatto con "Quattro", il nuovo album che conferma le buonissime impressioni lasciatemi nel recente passato.

La qualità più intrigante del disco risiede nel suo essere costantemente ricco di sfaccettature sonore, difatti è impossibile rinchiudere la band all'interno di un genere preciso. Il rock proposto sa essere cantautorale, popolare e allo stesso tempo giocare con le evoluzioni del prog settantiano e fasciarsi con la raffinatezza di certi atteggiamenti jazz, lasciandosi così aperta ogni possibilità di variare e far fluire al suo interno chissà quale soluzione tesa ad arricchire sia la prospettiva strumentale che quella atmosferica. Fascino, sì: i pezzi ne sono letteralmente ammantati, sarà per le melodie che sembrano nascere in maniera così genuina e improvvisata, sarà per quell'animo un po' melancolico, un po' giocoso e a momenti lievemente psichedelico che tiene incollato l'orecchio.

Di brano in brano si succedono "Come Un Gioco", "Indian Song", "Stomp", non te ne sei neanche accorto e sei già arrivato alla fine, passando attraverso due episodi strumentali perfettamente amalgamati nel contesto come "Solaris" e "L'Uomo Dei Palloni", i quali rendono ancor più sognante e ammaliante l'ambientazione. "Quattro" emana calore, sensazione rafforzata dalle continue vibrazioni fornite dalla chitarra di Marco Superti, dalla stupenda ed elegante prova di Giulia Nuti che adorna i pezzi con la sua viola, dalle indovinate intrusioni elettroniche e dagli effetti che vanno a fornire un'ulteriore carica d'etereo al canto di Guido Melis. A tutto ciò poi si aggiunge la perpetuata scelta di registrare utilizzando esclusivamente tecnologia analogica.

Gli Underfloor sanno quali sono i loro obiettivi e in altrettanta maniera conoscono ciò che serve loro per raggiungerli, questo disco ne è la riprova. Sono una realtà decisamente da seguire e da valutare anche in sede live, aspetto che certamente diverrà fondamentale per coloro i quali decidano di intraprendere, o continuare a percorrere, i loro sentieri lastricati di note. E come farlo se non ascoltandone le pubblicazioni?

Perché andare a cercare proposte "alternative" fuori dai nostri confini se abbiamo formazioni come questa che non hanno nulla da invidiare a compagini più "celebrate"? Prendete quindi in considerazione il pensiero di far vostro "Quattro", è ancora un centro pieno quello fatto registrare dai toscani, sono bravi, davvero bravi.

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COMA - Mindless


Informazioni
Gruppo: Coma
Titolo: Mindless
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Punishment 18
Contatti: facebook.com/coma.thrash
Autore: Mourning

Tracklist
1. Mindless
2. Full Of Nothing
3. Last Aim
4. Again
5. No Love...
6. ...Only Hate
7. My Venom Inside
8. Under Attack
9. Old Man

DURATA: 36:20

Se uno dovesse bollare ogni disco prima d'averlo ascoltato, esclusivamente per la classica e ormai scontata motivazione legata alle influenze del passato che spadroneggiano nella scena, un genere come il thrash oggigiorno non avrebbe proprio nessuna ragione d'esistere. È assurda e alle volte totalmente sterile la polemica mossa contro alcune giovani band; comprendo la passione per gli anni d'oro intoccabili, ma se li si omaggia, allora si parla solo di copie decenti di ciò che fu, altrimenti non si viene neanche presi in considerazione, in quanto inserire altro vorrebbe dire non essere più "thrash".

Perché tutta questa manfrina iniziale? Perché quando ti arriva fra le mani un disco come quello prodotto dai nostrani Coma, i primi pensieri di un amante del genere dovrebbero essere: "cazzo, suona bene, mi ci posso frantumare il collo a headbanging e stappare della buona birra in compagnia", non la solita serie di preconcetti tanto in voga e francamente inutili, su quali siano le band da cui traggono spunto e quanto siano poco innovativi. Mi spiegate come si fa a pretendere innovazione nel thrash? Ma stiamo scherzando? Ciò che ritengo fondamentale in questo genere è scatenare l'adrenalina, è giungere al cuore dell'ascoltatore, in maniera genuina e istintiva.

Non è certo disprezzabile tuttavia mettere in mostra anche una discreta dose di tecnica, e in questo la formazione sarda è decisamente brava: abbiamo a che fare con dei musicisti preparati e soprattutto appassionati. È ovvio poi che durante la sessione d'ascolto nomi quali Overkill (in primis), Exodus e Slayer (e mi fermo qui) siano riscontrabilissimi, è palese che le composizioni vogliano e ricerchino quel feeling ottantiano che tanto ci sta a cuore.

Pur essendo il 2013 il suo anno d'uscita, l'album sfodera una serie di brani che — vuoi per lo sballo offerto dalle più articolate ed elaborate "Last Aim" e "Again" (quest'ultima vanta la presenza al basso di Riccardo "Erik" Atzeni, già con Brian Maillard ed ex-Dominici e Solid Vision, e di Craig Locicero dei Forbidden e Demonica in veste di chitarrista solista), vuoi per le botte rifilate da cannonate quali "My Venom Inside" e "Under Attack", vuoi ancora per la stupenda apertura affidata a una titletrack che ti tiene incollato per tutti i suoi sei minuti di durata — fanno sì che "Mindless" porti a casa la pagnotta e con merito. I Coma avranno aspettato anche tanto prima di produrre la loro prima opera, se però i risultati sono di buon livello e avvalorati da una produzione a cura del già citato Atzeni, abile nell'evitare le scie odierne, puntando su scelte meno levigate, ma dinamicamente piacevoli all'orecchio, non si può che essere contenti.

Il complesso strumentale è dirompente: il lavoro dell'asse ritmico composto da Fabio Sinibaldi e Michele Sanna risulta volitivo e travolgente, le due asce Daniele Manca e Antonio Sanna infilano riff scatenati uno dietro l'altro; l'unica "pecca", se tale la si vuol considerare, potrebbe risiedere nella prestazione vocale di Antonio, meno convincente nelle fasi particolarmente incentrate sulle urla, tuttavia si tratta di un dettaglio che non incide decisivamente sul giudizio positivo che "Mindless" merita.

Una band da seguire? Sì, senza ombra di dubbio gli isolani rientrano in quel circolo di compagini da tenere d'occhio, supportare e che allo stato attuale può tranquillamente fare il didietro a strisce a nomi più blasonati e pubblicizzati circa i quali ci chiediamo come facciano a essere ancora in giro; personalizzate pure la vostra risposta inserendo una delle miriadi di band inutili, pseudo-revivalistiche e metalcore spacciate per thrash.

"Mindless" è dedicato a chiunque segua il genere con passione: lasciate da parte i pregiudizi, ascoltate, riascoltate e se poi non dovessero piacervi avrete di che lamentarvi e l'ennesima band di cui discutere con gli amici.

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THE LAST THREE LINES - Leafless

Informazioni
Gruppo: The Last Three Lines
Titolo: Leafless
Anno: 2013
Provenienza: Spagna
Etichetta: Aloud Music
Contatti: facebook.com/thelast3lines
Autore: Mourning

Tracklist
1. Trails Of Breadcrumbs
2. Ageless
3. Revelation
4. Insomnia
5. Fishtank
6. Lonely Parade

DURATA: 21:47

Incantevole, semplice e talmente retrò da essere attualissimo, questo è ciò che posso dirvi su "Leafless", il nuovo ep dei catalani The Last Three Lines. La formazione di Barcellona ha ridato vita a brani già pubblicati nel precedente lavoro full, "Visions From Oniria", dando loro però una forma sia musicale che emotiva difforme dall'originale.

Quella odiernamente confezionata è infatti una prestazione totalmente devota al suono acustico, alla volontà di rimanere attaccati all'essenziale, così le canzoni sono state spogliate della pressione elettrica e delle varianti apportate dall'uso dei sintetizzatori. L'orecchio sembra incrociare una strana collisione fra gli anni Settanta di Pink Floyd e Jethro Tull, la natura grunge melancolica e struggente di Pearl Jam e Alice In Chains, strane venature che farebbero pensare a una versione più intima degli A Perfect Circle, una forma "popular" accattivante in stile Tears For Fears e davvero tanti altri nomi mi son girati per la testa.

"Leafless" racconta una storia dolciastra e che accarezza a ripetizione, un racconto nel quale i cori, le melodie, le atmosfere suggestive e la schiettezza di chi non vuole nascondere la propria parte più riflessiva e vulnerabile vengono spiattellati all'interno di sei brani animati da sensazioni forti e ariose. La mia personale preferenza ricade su "Ageless" e "Lonely Parade", tracce in cui i toni al limite col drammatico e le caratteristiche da ballata prendono il sopravvento. Il disco è però dotato di una sensibilità talmente spiccata che trovare un momento di debolezza al suo interno è realmente difficile e in ciò viene assecondato anche da una durata complessiva non troppo estesa che ne favorisce la già elevata fruibilità.

I The Last Three Lines sono un gruppo particolarmente piacevole da ascoltare, vi consiglio di far girare nel lettore sia l'album che questo ep e — facendo i dovuti confronti — sono sicuro che noterete quanto siano stati attenti nel curarli. Chissà, magari col tempo da semplici passaggi estemporanei nello stereo potrebbero assumere i connotati di un compagnia frequente nelle vostre giornate.

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VEIN - Into The Vein

Informazioni
Gruppo: Vein
Titolo: Into The Vein
Anno: 2013
Provenienza: Stati Uniti
Etichetta: NoVisible Scars
Contatti: novisiblescars.bandcamp.com/album/into-the-vein
Autore: ticino1

Tracklist
1. Satanic Ritual Rape
2. Into The Vein
3. Pater Oediperium
4. Kill

DURATA: 16:34

Il Black sembra offrire sempre meno svago agli ascoltatori che si attendono delle novità di tanto in tanto. Death Fiend, membro anche dei Blessed Offal, si scomoda per presentarci un altro progetto nella sua raccolta di gruppi in cui lui stesso manipola tutti gli strumenti.

Questo quarto d'ora marcio e nero vive del fascino di formazioni come Black Witchery oppure Von, decorato da scale veloci, semplici, ripetitive e mostra un viso grezzo, quasi caotico. Qualche esperimento con il volume del suono, per esempio proprio nella canzone "Into The Vein", mi pare fine a se stesso e non credo contribuisca davvero alla valorizzazione della demo. Gli ascoltatori subiscono l'assalto implacabile di quattro pezzi veloci e privi di pause per l'udito avido di Black brutale e senza fronzoli.

La cassetta non è contenuta nella classica scatoletta, ma è fornita in un astuccio di cartoncino. Chi volesse avere in collezione questa demo, potrà ordinarla sul sito Bandcamp per modici cinque dollari.

La musica offerta dai Vein è interessante solo per il pubblico attaccato al metallo nero americano nello stile dei gruppi citati sopra. Ascoltatela sul sito e decidete poi se l'acquisto vi garbi o meno. Io vi rinuncio, perché non scopro nulla di particolare che mi entusiasmi e dunque giustifichi una spesa.

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PENSÉES NOCTURNES - Nom D'Une Pipe!


Informazioni
Gruppo: Pensées Nocturnes
Titolo: Nom D'Une Pipe!
Anno: 2013
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De l'Ombre Productions
Contatti: facebook.com/Vaerohn
Autore: Mourning

Tracklist
1. Il A Mangé Le Soleil
2. Le Marionnettiste
3. Les Hommes À La Moustache
4. Le Berger
5. La Chimère
6. L'Androgyne
7. La Sirène
8. Le Choeur Des Valseurs
9. Bonne Bière Et Bonne Chère

DURATA: 50:04

"È risaputo che quando un disco fa discutere troppo si è davanti a un capolavoro o al classico culto inventato sul momento": questa frase è contenuta nel testo della recensione che il sottoscritto scrisse per "Grotesque", secondo album del progetto di Vaehron Pensées Nocturnes e oggi quel pensiero è applicabile anche per il quarto lavoro da lui prodotto intitolato "Nom D'Une Pipe!".

Avanguardismo? Sì. Black Metal? Nì. Il francese si allontana ulteriormente dallo scenario "nero", mantenendo però un alone di "depressive" che s'incastra in brani ancor più schizoidi e strani, che miscelano a una natura metal sempre meno imponente elementi di derivazione jazz, musica da camera e tradizionale, combinandoli ad atmosfere teatrali e da cabaret, rimandi a un passato intrigante che in più di un'occasione ci catapulta indietro, richiamando il periodo storico racchiuso fra la fine del 1800 e la seconda o terza decade del '900.

La scaletta racchiude in sé una compagnia che diletta, seduce, ma risulta essere anche complessa e deviata, canzoni come "Le Marionnettiste", "Il A Mangé Le Soleil" e "Le Berger" palesano gli aspetti psicotici, disturbati e tendenti a circuire e aggredire l'ascoltatore, trascinandolo all'interno di una girandola di situazioni che grondano di enfasi, mentre "La Chimère", incantevole nella sua esposizione costantemente supportata da una base venata da striature classiche, insieme a "L'Androgyne" e la successiva "La Sirène" esaltano l'abilità compositiva di Vaehron nel creare tracce multistratificate che non risultano pesanti e inconcludenti. Mettere troppa carne al fuoco è sempre un rischio, tuttavia il Nostro ancora una volta ha trovato il modo di amalgamare al meglio i mille e più pensieri che gli ruotano in testa, tramutandoli in note.

"Nom D'Une Pipe!" si evolve in maniera improvvisa, è evidente che all'artista interessi poco seguire schemi o sentieri battuti e ribattuti, ha la sua strada non del tutto personale, ma definita che percorre ormai da tempo ed è consapevole di correre il rischio di ricevere critiche pesanti per l'assenza di una forma canzone classica o per la volontà di non dare a colui che si cinge all'ascolto una chiara idea di ciò che potrà ricevere dal disco. Se per alcuni questo è scoraggiante e sinonimo di un puzzle che non si completerà mai, per tanti altri diviene il primo motivo per il quale è opportuno entrare in contatto con questo tipo di proposta. Lo scenario, le emozioni raccapriccianti, incatenanti e spontaneamente folli assumono il ruolo di guide all'interno di un paesaggio che per ognuno sarà differente e proprio per questo capace di far provare un maggiore interesse nei suoi confronti, arrivando all'ascolto dei capitoli conclusivi "Le Choeur Des Valseurs" e "Bonne Bière Et Bonne Chère" con l'istinto e una serie di domande che ve lo faranno immediatamente rimettere su.

È decisamente pregevole l'apporto offerto dai musicisti ospiti: José al sax e alla tromba, Mireille con le sue incursioni di voce, Leon De La Grosse alla fisarmonica e George e Raymond a curare la parte riguardante la visione poetica. Chi per un verso e chi per l'altro nel prendere parte all'esecuzione in corso aggiungono quel tocco di classe in più che la rende speciale.

Lo so, le mie parole e il tono positivo della recensione faranno storcere il naso a più d'uno, è cosa ovvia che lavori di stampo simile dividano l'opinione ed è altrettanto vero che i detrattori dovrebbero comunque prendersi un po' di tempo prima di lanciarsi nelle solite — e frequentemente sterili — accuse di pochezza o pseudo-inventiva "alla cazzo" spesso scagliate contro chi non presenta musica rientrante in un preciso e ben distinto "recinto" di suoni.

I Pensées Nocturnes continuano a produrre "arte" e coloro i quali ne avessero apprezzato le uscite passate dovrebbero decisamente pensare di inserire nella lista acquisti quest'ultimo disco. Il viaggio privo di un senso preciso di Vaehron ha i suoi perché, a voi scoprire quali siano o quali di essi vorreste fare vostri, buon divertimento!

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MOTHER SUSURRUS - Maahaavaa


Informazioni
Gruppo: Mother Susurrus
Titolo: Maahaavaa
Anno: 2013
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Ektro Records
Contatti: facebook.com/mothersusurrus
Autore: Mourning

Tracklist
1. Superposition
2. Scopolamine
3. Anagnorisis
4. Ylösnousemus
5. Uniemä

DURATA: 48:04

I finnici Mother Susurrus ritornano su Aristocrazia, nel 2010 ve li avevo presentati con l'ep omonimo e a tre anni di distanza la compagine di Tampere mi permette di scrivere del debutto "Maahaavaa". Nel corso della recensione di "Mother Susurrus" avevo immaginato che l'irrobustimento della sezione sludge del sound avrebbe potuto giovare per fare il salto di qualità, invece la strada intrapresa con quello che definiscono come "heavy nitro-hydrochloric acid rock" ha favorito l'altra faccia della medaglia, quella più riflessiva, esploratrice e intima.

Abbiamo a che fare con una strana versione di High On Fire, Neurosis e The Cult, c'è anche qualcosa di vagamente Danzig, nella quale si miscelano tutte le fragranze del metal atmosferico più etereo. La parola d'ordine che si fa largo in mezzo a cotanta carne al fuoco è "equilibrio", i cinque brani — fra i quali spiccano per durata e propensione a espandersi i mastodonti "Superposition" e "Uniemä", l'alpha e l'omega dell'album — sono caratterizzati da un esplicito vagare, vagare che risulta essere caratterizzato da un corso mutevole, che attinge infatti dalla psichedelia più acida, lisergica e rituale (ascoltate il lavoro di batteria insito in "Scopolamine") quanto dalle profondità sferzanti e colossali, e mostra il lato più romantico-melancolico, pur non negandosi di inveire, assumendo connotati maggiormente robusti e rudi. Questo aspetto comporta anche un mutamento dell'impostazione vocale, che passa da una rappresentazione pulita e a tratti limpida a una sporcata, quasi raccapricciante in "Ylösnousemus", diventando ipnotica e allettante nella bizzaria di "Anagnorisis".

Volete "farvi" pesantemente? Abbandonate le schifezze e mettete su un disco come "Maahaavaa", sarà una combinazione di adreanlina e relax ciò che vi verrà iniettato in corpo e della quale non ci si assuefarà mai, a ogni giro nello stereo ne godrete: che sia questo il cosiddetto "fiore del deserto" che sbuca in mezzo a lande innevate? A voi scoprirlo, non ve ne pentirete.

Lista acquisti che aumenta e portafoglio che ulula il suo svuotarsi costante, ma le "buone" ragioni per spendere in questo, come in altri casi, vincono di netto: compratelo!

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E AKTION - BIID - Body Integrity Identity Disorder

Informazioni
Gruppo: E Aktion
Titolo: BIID - Body Integrity Identity Disorder
Anno: 2013
Etichetta: Autoprodotto
Provenienza: Italia
Contatti: Facebook - Soundcloud - eaktion[at]hotmail.it

Tracklist
1. BIID - Body Integrity Identity Disorder
2. Left Leg
3. Right Leg
4. Left Arm
5. Right Arm
6 Left Hand
7. Right Hand
8. Left Foot
9. Right Foot
10. Whole

DURATA: 68:08

Non ci vengono forniti dati biografici in merito al progetto E Aktion, sappiamo semplicemente che questo album è stato realizzato fra il 2012 e.v. e il 2013 e.v., che il luogo d'origine pare essere Roma e che gli autori si firmano S Shaytan e Mor.Xiten.

Detto questo, vi descrivo immediatamente il concetto del cd ovvero una analisi di ciò che parrebbe trovare felicità nell'amputazione di varie parti del organismo: proprio o non proprio, non ci è dato saperlo, ma chi è appassionato di film potrebbe trovare maggiori indicazioni data l'ispirazione a "BIID - Body Integrity Identity Disorder", che è anche il titolo del primo brano. Da qui una disamina paziente e personale di ogni singolo arto da cui scaturisce appunto il filone.

Se il primo brano ha il sapore più armonico e maggiori riferimenti ai sintetizzatori (quindi ipotizzo al complesso integro del corpo prima dei vari processi amputativi), con il prosieguo dei capitoli veniamo dirottati nel campo più strettamente Harsh e Noise, a seconda degli episodi. Passiamo anche attraverso una prima parte che per incedere o ripetitività ritmiche mi fa pensare a certe situazioni "rituali", in cui l'ascoltatore si trova avvolto da ipnotici droni meccanici, morbosi e alienati che gli autori vorrebbero ipoteticamente trasmetterci o quantomeno portarci a visionare.

A partire dal quinto pezzo gli accenti mantrici si dissolvono lievemente in favore di sezioni maggiormente votate al Power Noise, anche in questo senso ponendo il probabile accento quindi sul lato più deviato e disturbato della situazione. Qui i campionamenti utilizzati esprimono il rapporto malato che si instaura fra il soggetto protagonista e il dolore; dolore inteso come esperienza psico-fisica patologica e degenerativa.

A tratti questi dieci paragrafi sonori mi hanno riportato alla mente i Satanismo Calibro 9 o certi Megaptera, mentre per struttura e concetto mi viene immediatamente da associare le varie parti del corpo umano al percorso "rovescio" delle Qliphoth. L'alto volume favorisce l'associazione fra queste e il P.N. diviene un fucile puntato alle sinapsi (anche se per certi versi consiglierei un maggior studio dei suoni, soprattutto addensandone la natura, rendendoli così ancora più funzionali), fino a raggiungere lo stato di alterazione desiderato.

L'ultimo atto ha un incipit maggiormente danzereccio, azione che per certi versi pare avere un appiglio narcotizzante, per quanto rimangano inalterate le caratteristiche sopra descritte, quindi sia l'integralità dell'azione sia lo stadio ultimo e il distacco completo, passando per l'inferno delle "carni", hanno quel tratto tipico della risoluzione finale.

"BIID - Body Integrity Identity Disorder" è un album interessante per gli appassionati della degenerazione estrema e dell'Harsh Music, poiché coglie sfaccettature e sfumature intrinseche e sensibilità patologiche tradotte in sofferenza e mutilazioni.

Citando il frontespizio della loro pagina FB:

Project E AKTION. extreme noise, a purely rhythmic industrial with dark ambient suggestions.
A page is open to all!!!!!!!!!!!!!

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ECHOES OF YUL - Cold Ground


Informazioni
Gruppo: Echoes Of Yul
Titolo: Cold Ground
Anno: 2012
Provenienza: Polonia
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: echoesofyul.bandcamp.com - facebook.com/pages/Echoes-Of-Yul/120481074639837
Autore: Istrice

Tracklist
1. Octagon
2. Foundation
3. The Tenant
4. Crosses
5. Numbers
6. Haunebu
7. Libra
8. Save Yourself
9. The Plane
10. The Message
11. Cold Ground
12. Chrome
13. Last

DURATA: 64:16

Questi sanno il fatto loro. Questi sanno proprio il fatto loro. Comporre un disco doom / drone oggi non è semplice, la materia è complessa, lo studio alle spalle pure, e il rischio di diventare la sterile copia di altri artisti altissimo. D'altra parte i padri fondatori del genere hanno talmente sviscerato l'argomento da rendere ardue eventuali evoluzioni.

I polacchi Echoes Of Yul cercano di fare la loro parte in questa torbida scena musicale e la parola d'ordine è una sola: contaminazione. Il risultato, va detto fin da subito, è davvero ottimo, "Cold Ground" è un cd glaciale, oscuro, malato. La perizia degli artisti, e ancora una volta di James Plotkin dietro il vetro, crea un tessuto sonoro originale e multistrato, difficile da penetrare, e da ascoltare, rigorosamente in cuffia, più e più volte per poterne comprendere la complessità.

Sarà che a me questa roba piace proprio, ma di "Cold Ground" va segnalata anche la capacità di non risultare quasi mai tedioso o superfluo nonostante la lunghezza sia ragguardevole, superando un altro degli scogli che più facilmente affondano dischi di questo tipo. Ancora una volta sono la varietà e l'eterogeneità della proposta le chiavi, perché — sebbene le influenze dark ambient e noise siano onnipresenti in tutti i settanta minuti di durata — la grana sonora della componente elettronica riesce a essere sempre differente, e ogni brano assume una propria fisionomia particolare, distintiva. Se le sostanze che danno vita alla loro musica non sono nuove, di certo i polacchi sono stati in grado di distruggerle, smembrarle, atomizzarle e riassemblarle in una nuova forma totalmente originale. Originale e disturbante.

"Foundation" porta in dote atmosfere claustrofobiche, esalazioni radioattive che emergono dal terreno, in un costante gioco di riverberi, sample vocali e distorsioni. "The Tenant" cambia immediatamente il clima con il suo riffing sludge poderoso e graffiante. In un costante gioco delle tre carte gli Echoes Of Yul aggrediscono con tirate più violente, "Libra" e il suo alternarsi di noise e sludge è pura aggressione ai timpani dell'ascoltatore e la titletrack "Cold Ground", uno dei pezzi migliori del lotto, alienano con momenti di elettronica oscurità, in special modo negli intermezzi fra i brani più decisi ("Crosses", "Hanebu") e spiazzano l'ascoltatore introducendo sonorità inaspettate. Mi riferisco ad esempio al finale magniloquente e arioso di "Save Yourself", che arriva a stemperare le distorsioni della sopra citata "Libra", o ancor di più a "The Message", la cui ritmica assimilabile più alla scena dubstep londinese che a quella apparentemente di riferimento per il duo polacco impreziosisce ulteriormente l'album, senza tuttavia modificare le atmosfere mefitiche che costantemente si respirano in "Cold Ground".

Una grande prova per gli Echoes Of Yul, al secolo Mateusz Czech e Michal Sliwa, la cui perversità musicale ha dato i natali a uno degli album più originali e apprezzabili del 2012, e dei più morbosi di sempre.

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DECAYED - The Ancient Brethren


Informazioni
Gruppo: Decayed
Titolo: The Ancient Brethren
Anno: 2012
Provenienza: Lisbona, Portogallo
Etichetta: BlackSeed Productions
Contatti: facebook.com/DKD666 - myspace.com/decayedlusitania
Autore: Insanity

Tracklist
1. Accursed / Overture
2. Ancient Abgal
3. Blood Flow
4. Burning Skies
5. Chasm Of Fire
6. Destroy Their Reign
7. Flame Of Lucifer
8. Gleaming Moonlight
9. Hellish Incantations
10. Nocturnal Severance
11. Symbol Of Deceit
12. T.O.T.B. / Epitaph

DURATA: 48:04

Eccoci a parlare di una di quelle realtà attive dall'alba dei tempi, ma che — per un motivo o per l'altro — rimangono nel sottosuolo musicale. I portoghesi Decayed hanno esattamente la mia età, si sono formati nel 1990 con il nome Decay (cambiato un anno dopo in quello attuale) e non si sono mai fermati, anzi il numero di uscite annuali resta sempre elevato. L'oggetto di questa recensione è uno degli ultimi arrivati, "The Ancient Brethren", uscito a fine 2012: cerchiamo di capire in che modo il passare del tempo ha influenzato l'evoluzione di questa formazione.

La risposta è semplicissima: in nessun modo. Questo album dimostra come la band sia ancora saldamente ancorata alle sonorità di tre o quattro lustri fa, quando il Black Metal era un movimento strettamente legato all'ambiente Metal e non era ancora stato infarcito di qualsiasi genere ci venga in mente. Dal sound vagamente thrasheggiante ai testi riguardanti satanismo e occultismo, se non fosse per la produzione più moderna (comunque non limpida e cristallina, sia chiaro) sembrerebbe di ascoltare un disco della prima metà degli anni Novanta: semplice e diretto quanto basta per farci scapocciare un po', qualche arpeggio qua e là e tastiere ispirate ai primi Emperor in sottofondo a dare quel tocco atmosferico come nell'intermezzo "Chasm Of Fire" o in "T.O.T.B. / Epitaph". Si passa da pezzi veloci e aggressivi ("Destroy Their Reign" e "Symbol Of Deceit") ad altri più ritualistici quali "Flame Of Lucifer", che con un organo in apertura e un finale fatto di tempi lenti, arpeggi e voci spettrali risulta un episodio riuscitissimo. Non mancano brani di puro headbanging, "Ancient Abgal" mette subito in evidenza questa caratteristica con una ritmica a cui nemmeno un amante di stili più sognanti o sperimentali come me ha saputo resistere. In sostanza il lavoro è relativamente vario, dove questo aggettivo va ovviamente contestualizzato al tipo di proposta.

A livello tecnico questa è una band capace, come avrete già capito non troverete nessun tipo di masturbazione degli strumenti, ma nonostante ciò possiamo sentire un basso che ogni tanto si prende qualche spazio, un discreto numero di assoli di chitarra e — in generale — una prestazione a cui non si può rimproverare niente. Ad aggiungere valore al lavoro infine abbiamo una traccia bonus di quasi dieci minuti che racchiude un po' le principali caratteristiche del sound e un bel libretto completo di tutti i testi.

Certo, chi è legato a stili più moderni non considererà "The Ancient Brethren" un disco troppo interessante, ma a mio parere la scena Black ha bisogno anche di realtà come questa che non si dimenticano delle origini. Pezzi come "Burning Skies" o la già citata "Flame Of Lucifer", ad esempio, sono assolutamente godibili da qualunque amante del genere, per cui se aveste nostalgia del passato, cercando qualcosa di diverso dai soliti nomi, i Decayed potrebbero fare al caso vostro.

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ABYSMAL GRIEF - Feretri


Informazioni
Gruppo: Abysmal Grief
Titolo: Feretri
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Terror From Hell Records
Contatti: abysmalgrief.com
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Lords Of The Funeral
2. Hidden In The Graveyard
3. Sinister Gleams
4. Crepusculum
5. The Gaze Of The Owl
6. Her Scythe

DURATA: 45:44

Nel panorama Doom nostrano (e non solo) gli Abysmal Grief non sono di certo un nome nuovo: attivi ormai da più di quindici anni e con alle spalle una discografia di tutto rispetto, tra cui spiccano gli album "Abysmal Grief" e "Misfortune", i genovesi sono senza dubbio una delle migliori compagini sulla scena italica.

Il 2013 ci consegna il nuovo album "Feretri" che, ve lo voglio proprio svelare, ho da subito richiesto di poter recensire, per più di un motivo: ritengo i due precedenti dischi summenzionati degli ottimi prodotti (il debutto, a tratti, lo considero quasi un capolavoro) e non vi nasconderò quanto la copertina del nuovo parto discografico abbia prodotto in me un profondo tumulto ed è proprio da qui che voglio dare inizio alla mia disamina. L'immagine che presenta la prima faccia di "Feretri" è una scena tratta da una pellicola di Emilio Miraglia del 1972, "La Dama Rossa Uccide Sette Volte", e devo dire che — forse anche a causa di un certo vissuto personale — essa ha scatenato un certo turbamento delle mie fantasie.

Mi inoltro ora nell'aspetto puramente musicale dell'opera in questione: tracce come "Lords Of The Funerals" e "The Gaze Of The Owl" sono alimentate da un Doom classico impregnato di un nero profondissimo, da evocativi connotati liturgici ed estremamente sinistri la cui lugubre potenza viene implementata da un'atmosfera imponente e sacrilega che riverbera tra le navate di un'oscura cattedrale sconsacrata dal tempo, che si insinua nella cripta sotterranea e che lì ci svela demoni mortiferi pronti a dilaniarci eternamente. Immaginate di prendere i Celtic Frost di "Monotheist" (o i Triptykon), di spogliarli di gran parte della loro ruvidità e di adornarli di un'aura tipica del movimento Dark nostrano: i sacerdoti asserviti al lato più seducente della Morte che vi ritroverete di fronte potrebbero essere le stesse figure antropomorfe che questa volta prendono il nome di Abysmal Grief.

"Hidden In The Graveyard" è invece un episodio più movimentato che ricorda vagamente i Death SS in versione più mistica e l'atmosfera si fa decisamente più sulfurea, grazie anche a incursioni vintage tipiche di un certo modo tutto italiano di intendere la musica oscura che diventeranno preponderanti e impetuose in "Sinister Gleams" e nella strumentale "Crepusculum". Ci viene portato alle narici un vago odore cimiteriale, un odore che è un miscuglio tra decomposizione, polvere centenaria e crisantemi appassiti, un odore che sopraggiunge al seguito di una marcia capitanata da impalpabili e incappucciati ierofanti della Morte guidanti un esercito di spiriti richiamati da abominevoli rituali necromantici. Assistiamo a tale processione fino all'avvento della lunga "Her Scythe", nella quale un suono incredibilmente millenaristico e imponente sembra raggiungerci dagli antri di secoli di storia oscura e occulta, ponendo il suo suggello sul blasfemo cerimoniale che si è appena svolto: da ora in poi non avremo più cari defunti da piangere, poiché i feretri saranno vuoti e il loro contenuto si aggirerà tra noi.

Si potrà parlare a lungo del buon gusto o della carica offensiva del macabro, cose che comunque, in questa sede, non ci interessano più di tanto; di certo gli Abysmal Grief, anche questa volta, hanno impiegato tale materia per tessere le trame di un'opera toccante, profonda, vibrante di lugubre energia nera e di enorme valore. Non so quanti tra di voi, nel prossimo futuro, abbiano in programma di risvegliare dei morti, ma ciò di cui sono sicuro è che se amate il Doom, se amate la funerea vocazione delle musica maledetta e se non avete paura di fare un inquietante viaggio all'interno del mondo dei defunti, allora "Feretri" è un'opera che vi dovete assolutamente procurare.

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MOTHER SUSURRUS


Informazioni
Autore: Mourning
Traduttore: Insanity

Formazione
TM - Batteria
VP - Chitarra
LK - Voce
JL - Chitarra
TO - Basso


Il nome dei Mother Susurrus è fra quelli che potrebbero fare strada nella musica, abbiamo iniziato a conoscere questi artisti finnici con l'ep omonimo e il debutto "Maahaavaa", approfittiamo quindi della loro disponibilità per farci svelare qualche dettaglio in più, rivolgendo loro alcune domande.

Benvenuto sul nostro sito, come sta andando la promozione dell'album e come ti va la vita in genere?

LK: Grazie, stiamo bene. L'album è stato accolto con mentalità aperta e i brani suonano ancora bene. Siamo abbastanza pigri per la promozione, spero che la musica parli da sola.


Iniziamo col parlare di chi sono i Mother Susurrus, da cosa deriva il vostro nome e perché avete scelto di utilizzare due lettere a testa per identificarvi?

Dare un nome alla band è stato un lavoro sorprendentemente faticoso. Queste parole particolari mi dicevano qualcosa. Per ciò che sento, l'indiscutibile profondità del rapporto tra madre e figlio ha qualcosa a che fare con esse. Le lettere sono le nostre iniziali. Volevamo mantenere l'anonimato d aggiungere un po' di mistero.


Vi contattai al momento dell'uscita del vostro ep e ne rimasi piacevolmente sorpreso, vi ho ricontattato adesso e mi ritrovo fra le mani un disco in parte diverso da ciò che pensavo di trovarvi dentro. Ho percepito una maturità nell'intento di dar vita a qualcosa di distintivo e una voglia di ampliare il sound ragguardevole. Cos'è cambiato in questi tre anni dal punto di vista della composizione? Sono mutati anche i vostri ascolti quotidiani?

I cambiamenti sono sempre presenti, giusto? Progressione e regressione: nel pensiero, nell'umore generale, nelle opinioni su una certa forma di arte e nelle abilità della persona. È un cliché, ma il cambiamento è stato naturale. In breve, sì, è a causa dell'ampliamento o del restringimento dei nostri gusti musicali.


Leggendo i vostri testi ho notato una forte sensazione di contrasto che si presenta con costanza, cosa che poi viene avvalorata dalle movenze della musica, ma frasi come: "He's a number, name, a self-made slave / The promise child, the bitter man" e ancora "God that builds with care / And learns through FAILURE" sono conduttrici di un'amarezza importante e di una visione della religione e di ciò che le ruota attorno (vi sarebbero molti altri passaggi da evidenziare e tenere in conto) alquanto severa o mi sbaglio? Siete dell'opinione che sia stata e sia tuttora un cancro per la società?

Sì, c'è della delusione, ma riguarda anche l'osservazione di se stessi. Alla fine, non sono meglio di un prete o di un imam. Inoltre non sono così ansioso di pensare per voi. Qualsiasi cosa tolga la felicità a qualcuno o rovini l'ambiente è di solito sbagliata.


Dietro alle tematiche trattate vi è un vero e proprio concept o si tratta di un legame voluto, tuttavia non formante un unico filo conduttore?

I brani hanno vissuto la loro vita per un tempo abbastanza lungo. Per quanto riguarda i testi, se c'è un tema da trovare, è l'uomo.


Come in parte ho già detto poco fa, il contrasto emotivo è una delle caratteristiche che ha dato valore alle atmosfere insite in "Maahaavaa". In quale maniera è possibile trovare una combinazione ideale fra voce, note e ambientazione di contorno del brano? E a distanza di tempo, riascoltando il disco, siete soddisfatti delle varie pieghe di cui è in possesso?

Per la maggior parte è un legame forzato, ma comunque intuitivo tra cinque persone molto diverse. È interessante vedere come uno scenario così caotico possa essere usato per creare qualcosa di stranamente ordinato. Penso che siamo tutti fieri dell'album come oggetto intero.


Che significato hanno le immagini inserite esternamente e internamente al libretto? E il simbolo che divide il vostro nome?

Il significato è donare emozioni. Il simbolo ricorda qualcosa, no?


Il movimento legato alla musica lenta, psichedelica e altamente atmosferica ha preso il largo, in questi ultimi anni il numero di band al proprio interno è divenuto spropositato. Pensi che anche all'interno di questo mondo si sia venuta a creare una sorta di moda? E nel caso, lo riterresti esclusivamente un fattore negativo?

Siamo una specie socievole e penso che non possiamo farci niente. Le cose succedono in cicli. Spero che la gente non si sforzi di suonare in modo diverso da come vorrebbero.


Quali sono gli artisti della vostra scena nazionale che ammirati e con i quali ti senti in sintonia artisticamente parlando?

Rispolvererò la mia etichetta di hipster e nominerò qualcosa di diverso dai soliti amici doomster, psiconauti, collaboratori e amici di etichetta: Sur-rur, Sokea Piste, Salaneuvosto, Avasaxa, Pan Sonic.


Avendo la possibilità di organizzare una serata in cui far suonare cinque band, con i Mother Sussurrus ovviamente a ricoprire il ruolo di headliner, su quali ricadrebbe la scelta e perché?

Vedi sopra. Amo la varietà. Non metterei noi come headliner tuttavia.


Rimanendo in ambito di live, com'è la situazione lì da voi? C'è la possibilità di suonare con frequenza? Avete avuto modo di presentare il disco in tale sede?

Non siamo molto attivi nell'organizzare concerti, per cui di solito è successo perché qualcuno ci ha chiesto di suonare. La dimensione live è tutto un altro mondo per noi. Penso che abbiamo suonato tutte le canzoni dell'album in una forma o nell'altra.


I cinque dischi che vi hanno reso ciò che siete adesso? A quale ricordo leghereste ognuno di essi?

Per semplificare il compito, mi fermerò ai primi tre in ordine alfabetico:
Aphex Twin - "Selected Ambient Works Vol. 2";
Black Sabbath - "Black Sabbath";
Circle – "Taantumus".



Quali album hai comprato e quali film hai visto nell'ultimo periodo?

Alcuni che ho ascoltato regolarmente:
The Men - "New Moon": stanno diventando più leggeri ma non peggiori;
Voivod - "Target Earth": probabilmente una delle migliori uscite metal degli ultimi anni;
Pharaoh Sanders - "Love Will Find A Way": più Funk, più roba da "Love Boat nello spazio" da un guru del Free Jazz;
Arpanet - "Wireless Internet": minaccioso, una sorta di Detroit Techno retro-futuristica;
Primer - "Grade A+ Science Fiction": non vedo l'ora di visionare "Upstream Color".



Data la fervente ricerca degli appassionati del genere per il formato vinilico, è prevista un'uscita in tale formato?

Sì. Arriverà più avanti, entro fine anno, speriamo a metà o fine estate.


Cosa ci dobbiamo attendere in futuro? Quali sono i progetti in cantiere?

Sì, stiamo provando nuovi brani e probabilmente pubblicheremo qualcosa di più breve prima di un nuovo album.


Siamo arrivati alle battute finali, ti ringrazio per la disponibilità e il tempo dedicatoci e ti lascio quindi la conclusione dell'intervista nella maniera che ritenete più opportuna.

Grazie mille, questa è stata la nostra prima intervista in assoluto. Che gli spiriti siano con voi!

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MOTHER SUSURRUS (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Insanity

Line-up
TM - Drums
VP - Guitars
LK - Vocals
JL - Guitars
TO - Bass


Mother Susurrus are one of those band that may become important in the music scene, we first met these Finnish artists with the reviews of the self-titled EP and of the debut album "Maahaavaa", now let's ask them some additional info about them...

Welcome on our website, how is the promotion of your album going? And how are you?

LK: Thanks, we're good. The album has been met with open minds and the songs still sound about right. We're quite lazy promotion-wise, so I hope the music speaks for itself.


Let's start introducing Mother Susurrus, why did you choose this name and why did you choose two letters to identify yourselves?

Naming the band was a surprisingly strenuous task. Those particular words just rang a bell. As far as I feel, the irrefutable depth of a child/mother relationship has something to do with it. The letters are our initials. I guess we aimed for anonymity and a thrilling mystery.


I contacted you when you released your EP and I was surprised by how it was good, Now I contacted you again and I got an album which is partially different from what I was expecting, I felt more maturity in the idea of making something different and improving your sound, what changed during the last three years about the composition? Did your every day listenings change too?

Change is always present, right? Progression and regression - in thoughts, general mood, opinions on a certain form of art and skills of the individual. It's a cliché, but the change was natural. In short, yes, you can blame the broadening or narrowing of our musical tastes.


Reading your lyrics I often noticed a strong sensation of contrast, a feature that also gets confirmed by the music, but words such as "He's a number, name, a self-made slave / The promise child, the bitter man" and also "God that builds with care / And learns through FAILURE" bring an important disappointment and a grave vision of religions and anything around them, am I right? Do you think that religions have been and still are a cancer for society?

Yes, there's an element of disappointment but it's also about self-observance. In the end, I'm no better than a priest or an imam. Also, I'm not very keen on pre-chewing that gum for you. Whatever takes away one's happiness or spoils the environment is usually bad.


Is there a concept in the album, or maybe it is a link between the tracks that still doesn't form a central idea?

The songs have lived their own lives for a rather long time. Lyrically, if there's a certain theme to be found, it's the man.


Like I've already said, the emotional contrast is one of the features that gave life to the atmospheres in "Maahaavaa", how did you find the perfect combination among vocals, notes and bakground of a track? Listening again to the album, are you satisfied of all its different sides?

Mostly it's kind of forced, yet intuitive musical bonding between five very different people. It's exciting to witness how such a chaotic setting can be used to create something strangely ordered. I think we're all proud of the album as a whole.


What is the meaning of the pics of the booklet? And what about the symbol dividing your name?

The meaning is to inspire a feeling. The symbol resembles something, doesn't it?


The slow, psychedelic and atmospheric music movement is really full of life, in the last few years the number of bands grew a lot, do you think that in this world there something like a trend? If so, do you think that it is a negative aspect?

We're a gregarious species and I think we can't help it. Things happen in cycles. I hope it's not too big of a strife for people to sound like themselves.


Which are the artists of your nation that you like and that you feel artistically near?

I'll polish my hipster tag and name something else than the obvious fellow doomsters, psychonauts, collaborators and label mates: Sur-rur, Sokea Piste, Salaneuvosto, Avasaxa, Pan Sonic.


If you could organize a gig in which you could make five bands play together with Mother Susurrus (of course as headliner), which bands would you choose and why?

See above. I'm fond of variety. Definitely wouldn't place us as the headliner though.


Talking about live shows, how is the situation there? Do you play often? have you had the chance of playing the new album on stage?

We're not very active arranging shows, so usually it has happened because someone asked us to play. The live setting is whole another world for us. I guess we've played all the album songs in one form or another.


Which are the five albums that made you what you are now? Can you link each one of them to one of your memories?

To ease the mission a bit, let's keep it at the first three band alphabets:
Aphex Twin - "Selected Ambient Works Vol. 2";
Black Sabbath - "Black Sabbath";
Circle – "Taantumus".



Which albums and movies did you bought/see recently?

Some I've been listening to with regularity:
The Men - "New Moon": they're getting softer but by no means worse;
Voivod - "Target Earth": easily one of the best metal releases of the past few years;
Pharaoh Sanders - "Love Will Find A Way": funkier, more straight-forward "Love Boat in Space" stuff from a freejazz guru;
Arpanet - "Wireless Internet": menacing, kind of retro-futuristic Detroit electro;
Primer - "Grade A+ Science Fiction": can't wait to see Upstream Color.



Since the passionates like vynils, will you release you album in this format?

Yes. It's coming later this year, hopefully during the summer or early fall.


What can we expect from the future? Are you already working on something?

Yes, we're rehearsing new songs and probably releasing something shorter before another full-length.


The interview ends here, thanks for your kindness. You can leave one last message for our readers.

Thanks a lot, this was our first interview ever. Good spirits to you!

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