lunedì 1 luglio 2013

NECRODEATH - Hellive [DVD]


Informazioni
Gruppo: Necrodeath
Titolo: Hellive
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Scarlet Records
Contatti:
Autore: ticino1
DVD: Codice 0, PAL, italiano con sottotitoli inglesi

Tracklist
1. Idiosyncrasy (Part 1)
2. Forever Slaves
3. Necrosadist
4. Burn And Deny
5. Final War
6. Propitiation Of The Gods
7. Draculea
8. At The Mountains Of Madness
9. Hate And Scorn
10. Queen Of Desire
11. The Theory
12. The Flag Of The Inverted Cross
13. Victim Of Necromancy
14. Mater Tenebrarum
15. United Forces [cover S.O.D.]
16. Countess Bathory [cover Venom]

DURATA: 65:00

C'ERO ANCH'IO! Soggettivamente sono questi i momenti in cui vale la pena dare un'occhiata ravvicinata a un DVD live. Che argomenti posso fornire per motivare chi non fosse stato presente l'anno scorso a Milano o a Catania? I Necrodeath sono uno dei gruppi che hanno mantenuto alto il nome della musica dura italiana nel Mondo Metallico degli Anni Ottanta. Gli ospiti d'eccezione presentati sono la ciliegina sulla torta per i più esigenti fra voi. Vi ricorderete forse il mio articolo riguardo l'Into The Macabre Fest...

La confezione del DVD è sobria. Si tratta di un digipak che pone l'attenzione dell'utente sul contenuto del disco. Guardando il film noterete che effettivamente un libercolo sarebbe stato superfluo. I protagonisti hanno preferito commentare gli avvenimenti nel quadro d'interviste informative. Inseriamo il disco nel lettore... il menu è semplice, contiene le sequenze di concerto e tre bonus che vi vizieranno: "Burn And Deny" suonata al Sun Valley Festival, il videoclip studio di "Graveyard Of The Innocent" e infine una raccolta d'immagini girate durante la tournée con i Marduk musicata con la mitica "Forever Slaves".

Mi riallaccio alle parole iniziali di Flegias, quando affermo che questa testimonianza visuale unisce l'Italia del sud e del nord. Sono certo che i "fortunelli" catanesi presenti il 15 settembre 2012 di fronte al palco avranno ancora un'immagine viva del concerto davanti agli occhi e non invidieranno nulla a coloro che, come me, hanno partecipato al festival la primavera precedente a Milano. Giusto, penso che dovrò parlare un po' anche di quella serata... non voglio togliervi il piacere di gustarvi questo film, dunque mi limiterò ad accennare all'ottima atmosfera, alla bella conduzione della telecamera e ai tanti ospiti storici come gli ex membri del gruppo, Bulldozer oppure gli svizzeri Excruciation.

Chi di voi vuole un DVD live rielaborato tanto da togliere ogni fascino, eliminando tutte le sensazioni che vi fanno sentire in mezzo al pubblico? Non temete: i nostri eroi hanno mantenuto genuino ogni secondo suonato e dimostrano la loro vena perfezionista con un vero amore per il dettaglio. Quest'attitudine ha portato a una pellicola curata che non ha solo un valore musicale, copre la discografia dei genovesi, ma anche documentaristico, perché racconta a grandi linee la storia del metal estremo italiano. Mi piace particolarmente il modo in cui è stata catturata l'atmosfera presente nei momenti delle serate. A Catania è stata impiegata una sola camera fissa, tuttavia non per questo il piacere visivo ne risente, mentre a Milano ben tre, due statiche e una mobile. La qualità sonora è sempre buona. Percepirete tutta l'energia dei ragazzi di Peso che non si mostrano, come tanti altri, dal lato "esaltato di guerra in tempo di pace perché c'è una telecamera", ma naturali come potreste incontrarli ogni sera in scena.

100% reale, 100% Necrodeath!

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LORDPIST

Informazioni
Autore: 7.5-M

Abbiamo un corrispondente dalla Cina? Davvero? Son stupito. Chi l'ha mandato a quel paese? Sarà perché ha fatto qualcosa di male? O semplicemente perché è stato antipatico con qualcuno? L'unica cosa da fare è chiederglielo.

7.5-M: Caro LordPist, come mai sei in Cina? Quali ragioni ti hanno portato lì?

LordPist: Innanzitutto buongiorno a tutti, anche se da me sono le dieci di sera. Il motivo principale per cui mi trovo qui è da ricercare nel mio background accademico. Sono laureato in letterature e culture comparate, per l'esattezza inglese e cinese. Durante l'ultimo anno di specialistica, nel 2011, ho già trascorso un semestre in Cina per motivi di studio. Dopo la laurea mi è sembrato giusto cercare un'opportunità qui.


Shanghai deve essere enorme, naturale che le possibilità di vita siano moltiplicate. Io non riesco ad immaginarla. Una curiosità: dove vivi? Grande centro, periferia, aperta campagna, montagna eremitica? Shanghai coprirà di certo un territorio che comprende tutti questi luoghi!

Abito non lontano dal centro della città, nella parte occidentale del fiume (lo Huangpu), quella "storica"; quindi sì, metropolitane, traffico, palazzoni, centri commerciali, tutto quello che ci si aspetta.


Qualche dettaglio ancora più preciso: quanto grande è la tua stanza? Di che colore ha le pareti? C'è appeso qualcosa a quelle pareti?

Condivido un appartamento con altre cinque persone di diversi paesi. La mia stanza non è esattamente la più grande del mondo (larga giusto quanto il letto). Sulle pareti c'è di tutto: una mappa della Cina, una mappa di Shanghai, biglietti di concerti vari.


Come avrai capito son interessato ai dettagli. Partiamo perciò dai biglietti dei concerti: sappiamo dalle tue testimonianze che sei un assiduo frequentatore di concerti, festival, eventi. Che rapporto hai con il concerto, con la musica dal vivo?

Grazie della domanda. È probabilmente la più grande differenza rispetto alla mia vita italiana. Come forse sai, vengo dalla provincia di Napoli, non proprio il centro della vita cultural-musicale d'Italia da un punto di vista di concerti e tutto il resto. Quindi, per me, già essere in grado di andare ai concerti a piedi e di avere artisti del calibro di 65daysofstatic, Godspeed You! Black Emperor (per non parlare delle decine di band locali) a venti minuti da casa è tutta un'altra storia. Inoltre, da grande fan del rock locale, sono sempre lieto di poter andare a vedere gruppi dei generi più disparati. Tra i concerti di cui ho parlato sul sito, sicuramente segnalo quello degli Ataraxia, che è stato una sorpresa: la prima volta che ho visto una band italiana qui; e, chiaramente, la mia seconda volta al Midi Festival di Pechino.


Mi ricorda la situazione che vivo io, qui a Venezia: posso andare a tutti i concerti a piedi, in autobus o in vaporetto. È molto stimolante, perché non c'è limite di spazio che tu non possa superare senza uno sforzo minimo. Inoltre a Shanghai credo ci siano molti concerti, sicuramente più che a Venezia. Quindi è un bell'incentivo alla volontà di partecipare agli eventi. Invece prendiamo ora l'altro lato della medaglia: la musica su disco. Quale è il tuo rapporto con la musica su disco? Che differenze percepisci tra l'ascolto della musica dal vivo e quella riprodotta?

Sono un grandissimo fan della musica su disco, non avendo avuto in passato molte chance di andare a concerti. Il mio primo concerto "grosso" è stata la data dei Blind Guardian a Firenze nell'ottobre 2006. Tra l'altro ho una discreta mania per la precisione nella mia collezione di cd (che adesso è in Italia), cercando di tenerla sempre in ordine e anche quando "rippo" tutto in formato digitale o lo trasporto sul mio lettore mp3, lo faccio sempre con tutti i tag e le cartelle ben divise.


Quanti dischi hai? Dove li tieni? Un maniaco sa sempre il numero delle sue vittime e dove ne ha nascosto i cadaveri!

È un po' che non li conto e, non avendoli adesso a portata di mano, ti rispondo a naso: saranno oltre i trecento. Niente in confronto ad altri oscuri personaggi che popolano Aristocrazia, ma ancora le scarse chance di comprare in zona hanno pesato. Gran parte dei pezzi viene infatti da acquisti online o festival.


Di nuovo sui tuoi ascolti, partendo però dall'inizio: quali sono stati i tuoi primi dischi e canzoni ascoltati? In generale e anche metal.

Dunque, in generale, come gran parte dei ragazzini cresciuti negli anni '90 (sono classe 1986), ho fatto incetta di 883, e pop vario ed eventuale: Backstreet Boys e Aqua su tutti. Sono stato un grandissimo fan di Britney Spears della prim'ora e tuttora torno volentieri su quei lidi, soprattutto in sede di karaoke o con una chitarra in mano. Per quanto riguarda il metal, a parte i soliti Linkin Park e System Of A Down (che erano quelli "katteevi" a inizio anni '00), il primo incontro è stato con i Blind Guardian.


Hai detto "con la chitarra in mano" (sei un italiano...)? Suoni?

Sì, principalmente scemenze. Ho iniziato a suonare a diciannove anni, e mai seriamente. Lo vedo sia come un passatempo che un bel modo di esprimere disagio vario ed eventuale; mi diletto a suonare cose come Death In June e Agalloch con la mia acustica cinese.


Acustica cinese! Uno spettacolo!

Sì, era fondamentale, l'ho comprata la prima settimana che sono arrivato qui!


Parlando di strumenti, qual è lo strumento del quale preferisci il suono?

Ho un debole per il violino e per il Guzheng (uno strumento cinese a corda).


Il Guzheng è ad arco? O pizzicato a plettro?

Eccolo, pizzicato: http://yztyqz.no3.cuttle.com.cn/guzheng/im...ng10ql_g005.jpg


Scusami, sono un fanatico degli strumenti musicali. Ogni tanto quando sento qualcosa che non conosco voglio farlo subito mio!

Te lo consiglio vivamente, è uno degli strumenti cinesi più belli secondo me.


È la mia perversione di suonare tutto quello che mi capita sotto mano. Lo ascolterò sicuramente (sognando di possederlo, oppure cercando di convincerti entro la fine di questa intervista a regalarmene uno e portarmelo!).

[ride] Purtroppo costano tantissimo e sono enormi! Io per adesso sono riuscito a suonare un Guqin a una lezione dimostrativa.


Hai distrutto un cuore fragile! Mi riprendo... Cos'è un Guqin?!! (con gli occhi sgranati e la bava alla bocca). Scusami. Ritorno in me. Torniamo a te. Qual è il gruppo più bello che hai ascoltato di recente? La tua ultima scoperta: che sia un gruppo di ora oppure del passato.

Vediamo, i maggiori "nuovi ingressi" tra i miei ascolti sono stati probabilmente i Kvelertak e i Ladytron (sicuramente sto dimenticando qualcuno). I secondi sono un po' più vecchiotti, i primi sono forse una delle cose più "nuove" in ambito metal negli ultimi quattro o cinque anni. E poi tanto pop cinese!


Basta parlare di musica (una volta tanto che possiamo parlare d'altro!): dove andrai i prossimi mesi? Verrai a trovare noi poveri aristocratici qui in Italia? Ci porterai un messaggio dall'imperatore? Mi porti un Guzheng?

Certo che torno in Italia, sarò lì a inizio luglio, di nuovo nella bella Napoli della pizza e del mandolino, dopodiché ad agosto sarò in spedizione Brutal Assault con altri brutti ceffi di Aristocrazia e probabilmente farò una comparsata nell'Indiana nella seconda metà del mese, prima di tornare a lavorare qui a Shanghai a settembre. L'imperatoreèmmorto, ma Xi Jinping potrebbe volerci dire qualcosa, chiederò. Ti porterei un Guzheng più che volentieri!


Bene, con quest'ultima mi hai fatto felice. Ti saluto da lontano con la mano. E tu saluta me e tutti noi! Fa' ciao ciao!

Ecco, ora mi sento in imbarazzo perché non ho una chiusura degna, e non ho parlato nemmeno un po' di doom metal, sto proprio perdendo colpi. Che dire? Seguite i nostri articoli e contattateci se avete richieste relative alla musica (non solo metal)!

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ODRADEK ROOM - Bardo. Relative Reality


Informazioni
Gruppo: Odradek Room
Titolo: Bardo. Relative Reality
Anno: 2013
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Hypnotic Dirge Records
Contatti: facebook.com/pages/Odradek-Room/445674468785898
Autore: Mourning

Tracklist
1. Theatre Of Forms
2. Inflorescence Of Silence
3. A Painting (Digging Into The Canvas With Oil)
4. Suffocation
5. Faded Reality
6. River
7. Cold Light

DURATA: 58:00

Gli Odradek Room sono una formazione dallo spirito sentimentalmente sofferto, che trae a più riprese ispirazione da diverse forme di letteratura, il cui nome deriva da un racconto breve di Franz Kafka e i cui testi attingono dal "Bardo Thodol" (libro della morte tibetano). Esprimono un doom altamente atmosferico che non disdegna il divagare e sprofondare in ambito death, anche lievemente progressivo, portando alla ribalta una viscerale passione per la visione anni Novanta di creature quali primi Katatonia, Paradise Lost e My Dying Bride alle quali si potrebbero unire in seconda battuta anche October Tide e Officium Triste. Fermo restando che il verbo preposto a muovere le fila del loro debutto "Bardo. Relative Reality" pare indiscutibilmente essere "sognare", il che un po' spiazza.

Non che non si sia abituati ad affrontare musica in cui le ambientazioni melancoliche e "rilassate" tendano più a far ragionare che ad annichilire, il punto è che la prestazione del quartetto lascia interdetti in quanto emotivamente instabile, sembra riuscire a far convivere, con buonissimi risultati, un'eccessiva tumultuosità e un apparente gelido distacco che, annessi in una proposta di per sé naturalmente tutt'altro che diretta, potrebbero inizialmente complicare l'entrata in connessione con le canzoni.

L'album necessita di tempo per crescere ed essere apprezzato, ma una volta che la musica avrà trovato la chiave scardinante quella sensazione d'incerto, riuscirà a irretirvi con brani quali "Theatre Of Forms", "A Painting (Digging Into The Canvas With Oil)" e "Faded Reality". Gli ultimi due episodi citati rappresentano la "summa" delle scelte e delle idee targate Odradek Room sia per la capacità di sfoggiare una aggressività e pesantezza prorompente che per il modo in cui vengono inserite le sospensioni galleggianti adibite ad aumentare la consistenza del comparto atmosferico.

Il gruppo è solo al primo vero capitolo della storia, però dimostra di essere già in grado di destreggiarsi all'interno di questo mondo di suoni e vibrazioni; utilizza sapientemente le tastiere e inserisce in modo adeguato le campionature che vanno a integrarsi con successo nello scorrere delle tracce. Con il prossimo album riusciranno a fare centro pieno? Chi lo sa. Comunque per non sbagliare basterebbe tenerli d'occhio, e in fondo che ci costa? Si può dare un ascolto a "Bardo. Relative Reality", ciò che ne deriverà sarà tanto di guadagnato.

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WAY TO END - Various Shades Of Black


Informazioni
Gruppo: Way To End
Titolo: Various Shades Of Black
Anno: 2013
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De L'Ombre Productions
Contatti: facebook.com/waytoend
Autore: Mourning

Tracklist
1. Sous Les Rangs
2. L'Apprenti
3. Evolution Fictive
4. Vain
5. Aganippe
6. La figure Dansante De L'Incompréhension
7. A Mon Ombre
8. Au Fond D'un Verre De Poussière
9. Ixtab
10. La Ronde Des Muses Fânées
11. Various Shades Of Black

DURATA: 50:42

I Way To End sono una della tante formazioni delle quali avevo sentito parlare bene, ma che non avevo ancora avuto occasione di ascoltare. A dirla proprio tutta fra un casino e l'altro, un po' per mancanza di tempo e di memoria, non ho ancora reperito il debutto "Desecrated Internal Journey" ed è quindi direttamente con il secondo "Various Shades Of Black" che ho avuto modo di entrare in contatto con la loro musica.

La formazione è rimasta quasi del tutto inalterata nel tempo, con un'unica variazione, parlo del cambio di bassista che ha visto Hzxllprkwx uscire e Vaerohn (mente dei Pensées Nocturnes, membro dei Valhôll ed ex dei Profundae Libidines, tutte realtà che troverete recensite sul nostro sito) entrare a far parte della band. Lo scenario creato dalle undici composizioni è decadente, un misto fra follia, disincanto, rabbia e disperazione. Le emozioni si fondono e scompongono, si alternano e convivono, apparendo nitide e impositorie, ma capaci di dissolversi, lasciando campo libero a intrusioni inaspettate; in questo caso l'utilizzo di uno strumento straniante e alienante come il theremin è azzeccatissimo per garantire proprio a quei ritagli di spazio un fascino che pur essendo oscuro acquista una lucentezza spettrale spiazzante.

Il libretto riporta il nome di Hazard (chitarra, voce, theremin e programming) quale compositore unico dei testi e della musica. L'artista ha fatto un buonissimo lavoro, i pezzi infatti sono vari (per alcuni dettagli nomi quali Arcturus, Vulture Industries e Borknagar potrebbero anche venirvi in mente), conditi da aperture acustiche e intrusioni jazz non così velate e dall'atmosfera molto suadente. A mio avviso inoltre hanno risentito positivamente della presenza di Vaerohn, seppur non in maniera invasiva né lesiva; ascoltando i brani se ne ha la netta impressione, sia quando il suono diviene più espressivo ed estremo che nei frangenti maggiormente virtuosi e cantilenanti .

In "Various Shades Of Black" è stupendo il modo in cui il cantato pulito partecipa all'evolversi delle canzoni, ad esempio i cori di "Mon Ombre" possiedono una fierezza degna dell'incanto degli Ulver. "Au Fond D'Un Verre De Poussière" dal canto suo talvolta emana un sentore epico, mentre "Evolution Fictive" e "La Figure Dansante De L'Incompréhension" hanno un'impostazione avvolgente intrigante. Insomma non ci sono riempitivi né vuoti, è tutto da gustare.

È doveroso poi dedicare un po' di attenzione anche alle ottime prestazioni fornite dal batterista Decay, bravo sia negli assalti sia a rendere dinamiche e cattive le ritmiche, e da Rust, l'altro chitarrista, che insieme a Vaerohn supporta con la voce l'operato di Hazard, la cui ugola non urla disperatamente, preferendo uno stile che sfrutta tonalità medie lamentose e trascinate.

I Way To End hanno dato vita a un album stimolante e che a ogni giro nello stereo lascia scoprire un pezzettino di sé in più, bisogna quindi avere la pazienza e la voglia di ascoltare e riascoltare, anche se sono sicuro che agli appassionati di tali sonorità già al primo passaggio nel lettore arriveranno all'orecchio valide motivazioni per l'approfondimento. Altro centro per Les Acteurs De l'Ombre Productions? Direi di sì. Il portafoglio non ringrazia, le nostre collezioni sì.

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RAVEN BLACK NIGHT - Barbarian Winter


Informazioni
Gruppo: Raven Black Night
Titolo: Barbarian Winter
Anno: 2013
Provenienza: Australia
Etichetta: Metal Blade Records
Contatti: facebook.com/ravenblacknightofficial
Autore: Mourning

Tracklist
1. Fire In Your Eyes
2. Morbid Gladiator
3. Mystery Woman
4. Fallen Angel
5. Black Queen
6. If You Choose The Dark
7. Warriors Call
8. Barbarian Winter
9. Changes [cover Black Sabbath]
10. Lips Of Desire
11. Nocturnal Birth
12. Angel with A Broken Wing

DURATA: 59:08

La formazione australiana dei Raven Black Night era apparsa sul nostro sito nel 2011, anno in cui il sottoscritto scrisse di "Choose The Dark". L'album, primo e unico rilasciato dal 2005 a questa parte, ci aveva presentato una band fedelissima al suono classico epico, ora — dopo tanta attesa e la firma del contratto con la prestigiosa Metal Blade Records — è finalmente uscito il loro secondo capitolo "Barbarian Winter".

Sono trascorsi ben otto anni, sarà cambiato qualcosa? Assolutamente no, sembra proprio che la natura retrò della band sia incorruttibile e così la volontà rassicurante e alquanto efficace di mantenere vivo il metal primordiale, in questo specifico caso quell'heavy scuro e leggendario che abbraccia nomi quali Black Sabbath, Manilla Road, Cirith Ungol e a tratti anche i Candlemass. Diciamocela tutta: la vena doom insita in questi Raven Black Night ha bisogno di un po' di ascolti per far presa sull'orecchio, poi però dimostra di possedere il suo perché.

Premuto il tasto "play", l'impostazione verace e priva di fronzoli degli australiani raccoglie sin da subito riscontri positivi, sono "Morbid Gladiator" e "If You Choose The Dark" (episodi contenuti nel precedente sforzo discografico) a far segnare i picchi in positivo, seguiti a ruota da "Mystery Woman" nel quale è possibile apprezzare le buone doti delle due asce (Jim "The White Night" Petkoff, anche alla voce, e Rino "The Raven" Amorino), "Fallen Angel" che insieme alla già citata "If You Choose The Dark" presenta escursioni melodiche di maggior interesse e "Nocturnal Birth" (quarta delle cinque tracce nominate a essere in "comproprietà" con "Choose The Dark") dai chiari rimandi settantiani di stampo Black Sabbath. Lo scrissi e lo ripeto: essa si potrebbe intendere come una delle tante figlie generate da quella meraviglia che ha per titolo "Planet Caravan". Il tributo a Tony Iommi e compagnia bella, oltre a essere celebrato in più occasioni all'interno dei vari brani, raggiunge il suo apice con l'omaggio reso a "Changes", storico pezzo racchiuso in "Vol. 4", la prestazione è di quelle che dividono, ascoltandola con alcuni amici i riscontri sono stati controversi. La stessa sensazione di incertezza è scaturita durante "Barbarian Winter", imbastardita e resa più malevola dall'uso di linee vocali in growl, soluzione peraltro usata in passato in "Gothic Black". Il risultato — come per il capitolo precedente — finisce per spaccare a metà la platea, sintomo di una non totale riuscita. La sola "Black Queen" fa di peggio, essendo il riempitivo del disco.

"Barbarian Winter" è un buon disco, forse la produzione avrebbe potuto premiare di più l'operato delle chitarre, ma in fin dei conti il salto in avanti rispetto ai suoni ottenuti in passato si percepisce e si pone a loro favore. I Raven Black Night sono un "prendere o lasciare", sono questo, non mettono una virgola in meno né un punto in più, sono dei "defender" e come tali professano la fede in cui credono in maniera rispettosa, rivolgendosi alle orecchie dei loro simili. Se siete fra questi, una chance all'album dovreste darla.

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ABORIORTH - Anchorite


Informazioni
Gruppo: Aboriorth
Titolo: Anchorite
Anno: 2012
Provenienza: Spagna
Etichetta: BlackSeed Productions
Contatti: blackseedprod.com
Autore: M1

Tracklist
1. I. (Existence / Delusion / Death)
2. II. (The Absolute / Decline / Black Light)

DURATA: 26:35

Nel mese di maggio Insanity vi ha presentato il secondo album degli spagnoli Aboriorth intitolato "The Austere Perpetuity Of Nothingness", primo per BlackSeed Productions, ed oggi il sottoscritto fa la sua conoscenza in prima persona di questo progetto grazie al mini cd "Anchorite", rilasciato dalla stessa etichetta nel settembre dello scorso anno. In linea col lavoro precedente, abbiamo a che fare con un black metal carico di odio e sofferenza, comunque non propriamente e totalmente "depressive".

I due maxi brani da tredici minuti di media sono suddivisi ciascuno in tre parti e dotati di atmosfere sempre negative eppure dalle sfumature differenti: troviamo così momenti carichi di sofferenza ("Existence") sottolineati dallo scream aspro e spietato, altri drammatici ("Delusion") dove si insinuano porzioni melodiche nel riffing ("Death") e ancora attimi funebri dal sapore doom (l'incipit di "The Absolute"). Al tempo stesso anche la ritmica si adegua, perciò scordatevi minuti interminabili scanditi tutti alla stessa identica maniera, accelerazioni furiose e rallentamenti sono all'ordine del giorno.

A cesellare il lavoro compositivo ci pensa infine la produzione ruvida, che valorizza l'approccio viscerale di Aboriorth, senza incidere negativamente sulle prestazioni dei singoli strumenti, basso compreso; mentre i testi sono un pugno nello stomaco contro la speranza di trovare un senso alla nostra esistenza.

In definitiva "Anchorite" è un mini piacevole, dotato della giusta cura anche sotto il profilo della grafica, che conferma Aboriorth come un progetto sincero e gradevole.

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THE GREAT SAUNITES - The Ivy

Informazioni
Gruppo: The Great Saunites
Titolo: The Ivy
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Bloody Sound Fucktory / HysM? / Lemming Records / Il Verso Del Cinghiale Records / Neon Paralleli / Terracava / Villa Inferno Records
Contatti: thegreatsaunites.bandcamp.com - facebook.com/TheGreatSaunites
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Cassandra
2. Medjugorje
3. Bottles & Ornaments
4. Ocean Raves
5. The Ivy

DURATA: 36:48

Quarta occasione per Aristocrazia di ospitare i The Great Saunites, duo lodigiano che era già comparso sulle nostre pagine con "Tgs", "Delay Jesus 68'" e lo split realizzato insieme ai Lucifer Big Band; ora, siamo qui pronti ad accogliere il nuovo parto di Leonard Kandur Layola e Atros, "The Ivy".

Il primo passo di questa neonata creatura musicale viene mosso grazie a "Cassandra", un'interessantissima commistione tra un andamento Hard Rock tipico del decennio settantiano, retrogusti desertici e psichedelia acidissima. Veniamo immediatamente trasmigrati nelle profondità di un oceano fatto di colori riarsi e di suoni esalanti fumi lisergici; "Medjugorje" provvederà presto a condurci alla nostra destinazione definitiva, agli antipodi di un infinito cosmo onirico permeato dalla quintessenza di tutte le sensazioni contrastanti, soffocanti, liberatorie, inebrianti e trascendenti.

La nostra peregrinazione continua con "Bottles & Ornaments", un tentacolare e purissimo omaggio alla floydiana memoria di spazi astrali che potrebbe benissimo essere uscito dalla chitarra di Syd Barrett, mentre è con "Ocean Raves" che, grazie a una cullante essenzialità acustica dai contorni Folk / Blues, i nostri affaticati neuroni possono prendersi qualche istante di meritato riposo prima dell'assalto finale.

Il compito di chiudere i giochi è affidato alla title-track e non potevamo davvero sperare in un epilogo migliore: "The Ivy" è un mastodonte di venti minuti in cui liquidi umori lisergici si amalgamano senza soluzione di continuità a sensazioni tribali di cui è infoltito un tortuosissimo sentiero adornato altresì di incursioni di hammond, ipnotiche danze rituali di dilatazione psicofisica, cupi rumorismi, grevi cacofonie, arcaici isterismi deviati e disturbanti digressioni di ascetica contemplazione.

Siamo giunti al termine di questo lavoro: siamo stanchi e spogli, eppure allo stesso tempo rigenerati e impazienti di bagnarci nuovamente nell'acidità visionaria dei The Great Saunites. "The Ivy" è un'opera di piccole dimensioni fisiche, ma di enormi dimensioni mentali: è un gioiello evocativo come pochi, è l'apoteosi di un percorso intenso, è un ispirato spaccato di esplorazione sensoriale. Signori, "The Ivy" è un'uscita da non perdere per nulla al mondo, "The Ivy" è una purissima dimostrazione di Arte!

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AMILY - To All In Graves


Informazioni
Gruppo: Amily
Titolo: To All In Graves
Anno: 2012
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Solitude Productions
Contatti: facebook.com/Amilyband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Endless Exequies
2. Fading Image Of My Own
3. Renaissance Day
4. Daydreams of Peeled Wallflower
5. Under The Black Voile
6. Winds Of Culmination
7. Rejected Cells
8. Forever Cold
9. To All In Graves
10. Funeral Of Love

DURATA: 50:11

Quando si ascolta musica in compagnia la cosa più divertente sono spesso i commenti che vengono fatti sul momento e, ascoltando con un paio di amici il debutto degli ucraini Amily intitolato "To All In Graves", venivano fuori frasi del tipo "ma sa troppo di scontato", "no, a me piace, suona classico" oppure "oh, ma ve lo siete dimenticato come suonavano negli anni Novanta? Questo è gothic / doom". Probabilmente le frasi citate mi sono rimaste più impresse rispetto ad altre, perché durante il fruire del disco c'era sempre qualcosa che apriva parentesi di dialogo ampie e riconducenti allo stesso luogo: il passato.

"To All In Graves" è un onesto lavoro del genere e le basi sono indicativamente le solite. Abbiamo My Dying Bride e Paradise Lost a tirare il carretto, accompagnati da figure che a essi si rifanno come Draconian e Nox Aurea, con una presenza femminile però ridotta all'osso. Magari, per questioni ambientali rivolte a creare un mix atmosferico di stampo melancolico e ancestrale, si potrebbe riscontrare anche un pizzico di Estatic Fear.

Da un lato è evidente che il duo formato da Demort (composizione) e Growllemin (voce e testi) non apporti nessunissima modifica al messaggio sonoro trasmesso in passato dalle band capofila; d'altra parte, gli Amily, senza troppa presunzione e senza particolari pretese, hanno confezionato un album nel quale l'ortodossia delle sezioni più pesanti del doom / death primordiale convive, con più che discreti risultati, con le vistose aperture melodiche e sinfoniche; con brani quali "Fading Image Of My Own", "Renaissance Day" e "Winds Of Culmination" a rappresentarne i migliori momenti.

"To All In Graves" gira nello stereo senza nessun problema, è come avere a che fare con una persona che non vedete da molto tempo, ma della quale ricordate distintamente i tratti. Il suono e le soluzioni applicate nelle canzoni porteranno il marchio "già sentito" palesemente tatuato, eppure non posso affermare che mi dispiaccia dedicar loro parte del mio tempo. Avendo una produzione più sporca e imperfetta rispetto a quella di molti loro colleghi, anzi, i pezzi mantengono viva la sensazione retrò che li avvolge anche per quanto concerne la genuinità d'intento e quindi gli aspetti positivi sono superiori a quelli negativi. C'è un vecchio pezzo di Albano Carrisi che ha per titolo "Nostalgia Canaglia", il riferimento è assurdo, lo so, però, una volta entrati in contatto con un album simile, come si fa a non sentirne un po'?

Questo disco è quindi dedicato solo a coloro che provano una grande amarezza nel veder tramutato quel filone grigio e greve in un circo equestre o, nel peggiore (o migliore, fate voi) dei casi, in una rivisitazione all'acqua di rose con tanto di scosciata di turno a reggere le sorti della situazione. Siete fra questi? Allora dovreste proprio dare una chance agli Amily.

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I AM ESPER - When The Sun Sets Over The Wilderness, And The Trees Rattle In The Growling Winds


Informazioni
Gruppo: i AM esper
Titolo: When The Sun Sets Over The Wilderness, And The Trees Rattle In The Growling Winds
Anno: 2012
Provenienza: New Brunswick, New Jersey, USA
Etichetta: Mandarangan Recordings
Contatti: facebook.com/iamesperambient
Autore: Bosj

Tracklist
1. Amber Skies Glow
2. The Voice Of The Cosmos Part I
3. When The Sun Sets Over The Wilderness, And The Trees Rattle In The Growling Winds
4. The Voice Of The Cosmos Part II

DURATA: 41:22

Più un genere musicale è minimale, più è difficile parlarne riuscendo a descriverne compiutamente le sfumature e i dettagli, i piccoli, minuti accorgimenti che separano un'opera che ha ragion d'essere da un mero esercizio di stile. Quando ci si bagna nel mare magnum del drone e dell'ambient, poi, stante l'incalcolabile numero di stili, correnti, rimandi e ispirazioni, l'impresa assume contorni ancora più ampi. Dovrete quindi perdonarmi se non sarò in grado di essere esauriente parlandovi di i AM esper, progetto dietro cui si nasconde il solo e unico Justin Palmieri, dalla sua cameretta nel New Jersey. Questa creatura, nata appena quattro anni fa, ha già all'attivo una miriade di nastri e cd-r autoprodotti o stampati e distribuiti da etichette tra il piccolo e il microscopico, di cui questo "When The Sun Sets Over The Wilderness, And The Trees Rattle In The Growling Winds" non è che un esempio.

Il cd-r uscito sotto Mandarangan è un ottimo biglietto da visita: il ragazzo ci sa fare, molto, e riesce in quattro e quattr'otto a strutturare quattro brani di lunghezza variabile, ma sempre elevata (siamo tra gli otto e i quattordici minuti l'uno), tuttavia a rendere l'ascolto di una leggerezza e scorrevolezza incredibili. In un genere come l'ambient / drone, per di più di matrice dichiaratamente "impro", risultati simili sono soliti di chi alle spalle ha carriere ben più lunghe e blasonate.

Quaranta minuti e oltre, tutti di chitarra ed effettistica dai tempi estremamente lenti e dalle variazioni pressoché inesistenti, e alla fine mi ritrovo a schiacciare "play" una volta di più. Sarò azzardato, ma qui siamo dalle parti di un Aidan Baker meno rumoristico e più intimista, di un Jon Porras che dai deserti americani si sposta al limitare delle periferie urbane, lo sguardo rivolto al verde del Jersey e della Pennsylvania; ai grandi spazi e alle solitudini tipiche dell'ambient che fa della natura la propria ispirazione principale si aggiunge una nota più calda, più umana, proprio da cameretta del NJ.

È difficile dare coordinate più oggettive per descrivere una musica che è a tutti gli effetti un flusso di coscienza emozionale, che va ascoltata a occhi chiusi per scoprire fin dove è in grado di trasportare. La creazione di Justin Palmieri è una piccola meraviglia atmosferica: se siete in cerca di un sottofondo su cui cullare i vostri pensieri più intimi e trasognati, ecco che l'avete trovato.

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THY LIGHT - Suici.De.Pression [english version]


Information
Band: Thy Light
Title: Suici.De.Pression
Year: 2012
From: Brazil
Label: Pest Productions
Contacts: facebook.com/officialthylight - pestproductions.bandcamp.com/album/suici-de-pression
Author: M1
Translation: LordPist

Tracklist
1. Suici.De.Pression (Introduction To My End)
2. In My Last Mourning...
3. A Crawling Worm In A World Of Lies
4. I Am Bitter Taste Of Gall
5. ...And I Finally Reach My End

RUNNING TIME: 45:37

Wandering around the Internet, I've found out that this demo (which was totally obscure to me) — put out by Paolo Bruno through his project Thy Light — is actually some sort of cult recording in the underground. This was one of the reasons that convinced Pest Productions to give it a professional and re-mastered take, five years after its original release. This choice proved successful indeed!

"Suici.De.Pression" is an amalgam of negative emotions and suffering, conveyed through five tracks filled with pathos. The songs do not just follow on the canonical depressive/suicidal well-beaten path, with its howling and repetitive riffing, but welcome many other different elements instead. We might mention the keyboards in "In My Last Mourning..." that give an even more solemn sense of tragedy to an already dismal atmosphere, or the solos expressing affliction and agony. The opener itself, "Suici.De.Pression (Introduction To My End)" — despite what the brackets suggest — is not just a frilly piano introduction, but a song on its own merit. Its bittersweet character will prevent you from skipping it, as it might have been the case for many other superfluous preludes.

The meticulous care given to melodies is one of the strengths of this demo / album, never hidden under overwhelming effects or raw "buzzing". The guitar work is remarkable indeed and Thy Light is perfectly able to arouse the listener's interest through acoustic and piano sections, arpeggios, rhythm variations (although there are no frantic accelerations). This way, the more orthodox parts (as in "A Crawling Worm In A World Of Lies") are not that preeminent, consequently making the quite lengthy tracks — both a blessing and a curse for many bands playing this genre — easier to go through. We often leave sheer depressive black territories so far behind that the beginning of "I Am Bitter Taste Of Gall" reminds us more of Fear Of Eternity than Forgotten Tomb.

It might be possible to spot some flaws in "Suici.De.Pression", but I believe it would be really of no use, considering the high quality of the music contained here — especially if we take into account that the demo was completely recorded by Paolo Bruno, with Alex Witchfinder only contributing with the lyrics. The drums sound lacks clarity here and there, but this aspect only emerges if we willingly relate to the album in a "rational" manner, instead of getting carried by the musical flow.

As for the packaging, the cd is enveloped in black-and-white decorated thin cardboard, quite firm and with no booklet, with essential information and lyrics printed on it. So I have discovered that this work was dedicated to Everaldo Dolensi Junior, who killed himself in 2006.

Seldom have I come across such a veracious band, but at the same time able to avoid closing itself in the tight "depressive" musical cage. Therefore, I really want to praise Thy Light, "Suici.De.Pression" is highly recommended to anyone who wants to give a listen to a depressive black metal free from parching manacles. In the meantime, I am still waiting for Paolo Bruno to start producing new material again...

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HARANGUE - Battle Not With Monsters


Informazioni
Gruppo: Harangue
Titolo: Battle Not With Monsters
Anno: 2013
Provenienza: Canada
Etichetta: autoprodotto
Contatti: harangue.bandcamp.com
Autore: ticino1

Tracklist
1. Wilt
2. Gazing
3. 33 Black Flags
4. The Engine
5. Two Wolves

DURATA: 16:00

Quanti di voi hanno già tenuto un'arringa, avvocati esclusi? Tanti anni addietro, i fanatici politici (e non solo loro) avevano l'abitudine di presentarsi in pubblico sostenendo una causa con lo scopo di reclutare nuovi adepti. Oggi l'arringa è legata al tribunale e credo che nessuno voglia mettervi piede per ascoltarne una a proprio sfavore... Ma che cazzo racconta questo, vi chiederete? Il nome della formazione qui presentata non è altro che il termine inglese di "arringa"; che cosa vorranno dirci dunque questi "hardcorer" canadesi con questo secondo disco?

I testi mi paiono piuttosto criptici e ricordano un poco lo stile utilizzato nello "spoken word" alla maniera di Henry Rollins; i temi trattati sono, almeno così mi sembra, l'attitudine personale e la critica alla situazione sociale.

Cercherete vanamente la velocità nelle cinque canzoni presentate dagli Harangue. La voce straziante di Michael Kopko e le ritmiche medio-lente e intense formano una colata densa come il miele che si attacca dappertutto con la sua disperazione profonda. Soggettivamente oso affermare che il quintetto si lasci influenzare da una vasta gamma di gruppi Punk e Core americani. Sento un poco di Citizens Arrest in "Gazing", traccia particolarmente forte, qualcosa dei primi Rage Against The Machine all'inizio di "33 Black Flags" e di altri gruppi che non sono in grado di definire. Le singole tracce hanno tutte un carattere proprio e si profilano con una quantità di scale variegate, caratteristica tipica per altri generi moderni in voga ora.

No, se per coprire il vostro bisogno musicale bastano il ripetersi e il commercio, cambiate pure canale. Gli Harangue rientrano in una nicchia che magari sarà apprezzata dagli ascoltatori dei sottogeneri Post-Hardcore e Sludge.

No risk, no fun! Andate sul sito del gruppo e ascoltate.

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I.R.O.N. - Evolving


Informazioni
Gruppo: I.R.O.N.
Titolo: Evolving
Anno: 2013
Provenienza: Europa
Etichetta: Rage In Eden
Contatti: legionarii.wordpress.com
Autore: Istrice

Tracklist
1. United Machines
2. Dawn Of Steel
3. Hammer Down, Build Up
4. Assemblage / Convoys
5. Mechanic State
6. Destroy
7. Holy Armor
8. Evolving
9. The Power Inside [versione Holy Armor]

DURATA: 40:15

Nato dalla fervida mente dell'artista martial noto come Legionarii, trasformatosi in I.R.O.N. per l'occasione, "Evolving" è un azzeccatissimo connubio fra musica marziale e industriale, una rivisitazione moderna del concetto stesso di martial. Alienandosi dagli assiomi cardine di questo genere musicale (penso ai riferimenti all'Impero Romano o ai due conflitti mondiali) e allontanandosi dalle reminiscenze storiche proprie della produzione precedente di Legionarii, "Evolving" porta in scena una guerra moderna e disumana, in cui le macchine assurgono al ruolo di protagoniste. Il suono generale del disco è per questa ragione volutamente artificiale e sintetico, a tratti quasi asettico, le percussioni lasciano spazio a beat moderni e taglienti, le melodie sono ridotte all'osso.

L'apertura è affidata a "United Machines", le atmosfere sono fin da subito plumbee, la marcia è cadenzata e incessante; se è vero che il progresso ha disegnato nuovi marchingegni da guerra, è pur vero che il clima marziale resta inalterato. Ed è questa la grande forza del disco in analisi, la capacità di proporre un martial futuristico, senza mai far crollare le prerogative proprie del genere, trasformandolo senza cambiarne la sostanza ultima.

Le catene di montaggio lavorano incessanti in "Hammer Down, Build Up", brano che arriva dopo la profetica "Dawn Of Steel", il cui titolo da solo può spiegare l'intero senso dell'opera. Catene d'assemblaggio che tornano protagoniste in "Assemblage / Convoys", pezzo interlocutorio, quasi di preparazione e introduzione alla coppia successiva, "Mechanic State", la cui aria irrespirabile si dipana nella seconda metà in una sequenza martellante di percussioni, e "Destroy", in cui la marcia delle macchine, cadenzata, violenta, incessante, non sembra avere fine.

La modernità si condensa infine nel brano "Evolving", in cui l'ascoltatore riesce a percepire dietro un velo di noise nuovi suoni, nuovi assemblaggi, forse un'ennesima nuova era di macchine che si profila all'orizzonte pronta a soppiantare quella precedente, fungendo da chiusura concettuale del disco omonimo (l'ultimo brano è un remix) in cui I.R.O.N. ha saputo sposare martial e modernità industriale come pochi altri prima di lui.

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SEAL OF BELETH - Slow Music For Dead People


Informazioni
Gruppo: Seal Of Beleth
Titolo: Slow Music For Dead People
Anno: 2013
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Seal-Of-Beleth/109197835811835
Autore: Mourning

Tracklist
1. Doomed To Insanity
2. Beleth
3. The Blood On Satan's Claw
4. The Ancient Astronaut
5. Old Man
6. Whore Of Azrael

DURATA: 01:05:39

I Seal Of Beleth sono una band stupenda che sinora ci ha regalato due perle in formato demo: "Doomsanity Control" e "II", entrambe recensite dal sottoscritto. Adesso ho finalmente tra le mani il loro primo album intitolato in maniera indovinatissima "Slow Music For Dead People".

Il trio finnico composto da A. Klemm (basso e voce), J. Kostamo (chitarra e voce) e M. Kallio (batteria) ha deciso di farmi godere nuovamente, non che mi aspettassi di meno da loro, poiché mi avevano già convinto alla grande in precedenza, però ripartendo dalle orme impresse in passato, ben 4/6 del disco è stato ripreso da quanto prodotto antecedentemente. Sono riusciti così a conferire ai pezzi noti un'identità ancora più definita, matura e completa, aggiungendo a quel quartetto di perle altre due canzoni di gran valore.

La formazione si muove ad ampio raggio, inflessioni del suono classiche, stoner, epiche ed estreme convivono percorrendo a braccetto sentieri resi impervi dalle coltri fumose e grigie che diventano ossessive e seducenti nei frangenti in cui l'uso della voce pulita e le chitarre malinconiche prendono piede. In altre circostanze invece quelle stesse nebbie si addensano e inscuriscono, arrivando a tingersi di nero a causa del sovraccarico dovuto alla maggiore severità espressiva e a un uso del canto decisamente più sporco e cupo; la nuova traccia "The Blood On Satan's Claw" n'è esempio lampante grazie a un vissuto in bilico tra ritualismo epico e decadere malevolo, bello poi quel breve stacco acustico che fa respirare il brano prima dell'ennesima immersione in territori battuti da cadenze ritmiche grevi e arcigne.

Che dire poi della seconda new entry "The Ancient Astronaut"? Iommi sia lodato è il minimo. L'ispirazione sabbathiana della traccia è innegabile, ovviamente è più nera, ruvida e affine alla visione dilatata e spietatamente massiccia della quale sono portatori i Seal Of Beleth, incastrandosi così alla perfezione in una scaletta che fa davvero paura.

Questi tre artisti hanno confezionato l'ennesima autoproduzione di qualità elevata, viene quindi proprio da domandarsi per quale motivo non siano stati presi in considerazione da nessuna etichetta degna di essere chiamata tale per entrare a far parte di un roster ambizioso: come si fa a non dare credito a uscite dalle indubbie doti come "Slow Music For Dead People"? Sveglia signori, sveglia! Non mi rimane infine che esprimere la mia soddisfazione nel riscontrare che il pensiero positivo espresso nelle recensioni pubblicate anni addietro sia stato confermato e avvalorato da un così bel debutto, i finnici avevano la possibilità di dire la loro e l'hanno detta eccome. Se al tempo decideste di entrare in possesso di "Doomsanity Control" e "II", odiernamente non potrete fare a meno di acquistare questo disco, è la cosa giusta da fare.

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VIDUNDER - Vidunder

Informazioni
Gruppo: Vidunder
Titolo: Vidunder
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Crusher Records
Contatti: facebook.com/vidunder
Autore: Mourning

Tracklist
1. Summoning The Not Living
2. Into Her Grave
3. Trees
4. Threefold
5. Försummad Och Bortglömd
6. Asmodeus
7. Beware The Moon
8. Fire
9. Threat From The Underground
10. Your Ghost

DURATA: 34:05

Chi non ha mai goduto almeno una volta dell'accoppiata Anni Settanta e Svezia? Quante sono le band venute fuori nell'ultima decade dal territorio scandinavo con un suono fantasticamente in bilico fra gli Anni Sessanta e i Settanta che ci hanno attratto e conquistato? Tante, veramente tante ed è inutile dire che gente come i Witchcraft (Örebro) e i Graveyard (Gothenburg) siano con tutta probabilità fra gli esponenti più graditi e conosciuti.

Ai suddetti musicisti e alla legione che li segue si unisce il trio dei Vidunder (Malmö), composto da Martin Prim dietro al microfono e alla chitarra, Linus Larsson al basso e Jens Rasmussen nel ruolo di batterista. La band si rifà a un movimento sonoro variopinto e affascinante che comprende Blue Cheer, Led Zeppelin, Black Sabbath, 13th Floor Elevators, Captain Beyond, Pink Floyd e Cream. Per quanto sia sicuro che un profondo conoscitore del genere troverebbe chissà quanti altri punti di riferimento all'interno dei suoni caldi e retrò da loro prodotti, ciò che sorprende di questa nuova generazione di artisti è la maniera in cui si calano emotivamente in un mondo che non li vede partecipi nel ruolo di semplici "comparse" che indossano la maschera appartenuta ad altri, bensì portano avanti la tradizione con passione e fedeltà.

Alle volte il dubbio che suonare, interpretare e intraprendere un certo genere musicale possa essere una moda vissuta sul momento può anche scattare, così la sovraesposizione di alcuni nomi annessi ai roster delle grandi etichette potrebbe inficiare la qualità del filone in favore di un gradimento commerciale maggiormente elevato. Ascoltando però album come questo "Vidunder" si ricevono sensazioni prive di compromesso, perché ancora "naive" nell'animo, votate a dar libero sfogo all'istinto.

La tripletta di brani posta in apertura della scaletta, e che vede succedersi in ordine d'apparizione "Summoning The Not Living", "Into The Grave" e "Into Her Ghost", vuoi per il feeling blues che le percorre vuoi per l'energia trasmessa e quegli assoli che ti proiettano col pensiero indietro nel tempo, identifica l'indole del disco. Gli svedesi si muovono costantemente in un territorio in cui è la psichedelia a farla da padrone, tale aspetto è ben rappresentato in episodi quali "Threefold" e "Your Ghost", che ondeggiano fornendo una vitalità desta e pesante, contenuta ad esempio in "Threat From The Underground".

I brani dell'album vengono poi abilmente supportati dalle ospitate del chitarrista John Hoyles (Spiders ed ex Witchcraft e Troubled Horse), che ha realizzato gli assoli di "Into Her Grave", "Försummad Och Bortglömd" e "Threat From The Underground", e dell'organista Johannes Cronquist che adorna "Trees", "Into Her Grave" e "Beware The Moon".

I Vidunder e "Vidunder" non riscriveranno di certo la storia del genere, sono però un ascolto che certifica ulteriormente la bontà e lo sbocciare fiorente di realtà interessanti in una scena che diviene di giorno in giorno sempre più ricca. Invito i fruitori abituali di uscite di tale stampo a entrarne in possesso, i soldi spesi in un acquisto simile non saranno di certo buttati via. Ascoltate, ponderate, ma soprattutto comprate.

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PSYCHOTIC DESPAIR - Words For Empty Spaces


Informazioni
Gruppo: Psychotic Despair
Titolo: Words For Empty Spaces
Anno: 2013
Provenienza: Repubblica Ceca
Etichetta: Buil2Kill Records
Contatti:facebook.com/pages/PSYCHOTIC-DESPAIR/101821349937607
Autore: Mourning

Tracklist
1. Ruins Of Humanity
2. Km 0
3. Greed
4. The Room Of Wrong Dreams
5. Normality For Sale
6. Words for Empty Spaces
7. World Behind The Door
8. Apathy
9. False Philosophy
10. Ariadne's Thread
11. FreeDoom
12. Professional Disease
13. Killing Innocence
14. Lost Words
15. Carnicero

DURATA: 40:16

Gli Psychotic Despair mi avevano deliziato nel recente passato con le prime due uscite, l'esordio "Personal Identity": dischi che ci consegnavano una band preparata, esperta conoscitrice di un mondo di confine qual è quello death / grind e pronta a evolversi in futuro. Sono trascorsi tre anni dalla loro seconda pubblicazione e, dopo aver raggiunto un accordo con la nostrana Buil2kill Records, è giunto il momento adatto per regalare alle nostre orecchie il terzo capitolo, "Words For Empty Spaces".

I cechi sono una macchina da guerra ben oliata: se in passato Napalm Death, Terrorizer e Misery Index erano riferimenti attendibili per dare una linea guida a chi avesse voluto approcciarsi alla musica dei Psychotic Despair, oggi si potrebbero inserire nel calderone i Cephalic Carnage e gli Antigama, formazioni che hanno tentato di mutare in corsa la propria natura originaria. Le mazzate a profusione non mancano ("Greed", "Normality For Sale" e "Professional Disease"): tuttavia è palese che il gruppo non si sia fossilizzato sul fattore "ignoranza" che tanto ci piace, divincolandosi scatenato tra striature melodiche interne a "Words For Empty Spaces", riff da capogiro contenuti in "Apathy" e una prestazione tecnica che ne evidenzia la maturazione compositiva in "False Philosophy", attestando così un terzo album che è davvero quello della consacrazione definitiva.

"Words For Empty Spaces" è stato prodotto in maniera più che discretamente accurata: i suoni risultano essere ben definiti, con il basso del "nostro" Adriano Neri ancora una volta presentissimo e libero di mostrare la propria personalità. La ruota gira oliata a dovere e macina come e quanto dovrebbe: lo si percepisce chiaramente.

Continuando di questo passo gli Psychotic Despair potranno certamente togliersi delle grandi soddisfazioni. Basterebbero un'ulteriore affinazione in ambito compositivo e una identità che assumesse una forma più costante per arrivare al top: l'ideale sarebbe ascoltare un prossimo lavoro che contenesse l'impatto racchiuso in "Personal Identity" coniugato alla progredita visione di "Words For Empty Spaces". Ci riusciranno? Personalmente ci spero e, dato che sinora non mi hanno mai deluso, consiglio anche stavolta agli amanti del genere di trascorrere quaranta minuti di piacere, facendosi rianimare la giornata da questi ragazzi.

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OBSCURITY


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Ziu - Basso
Arganar - Batteria
Dornaz - Chitarra
Agalaz - Voce
Cortez - Chitarra


I tedeschi Obscurity sono una rodata formazione dall'aura battagliera, su Aristocrazia abbiamo scritto della loro musica in occasione delle due ultime uscite, "Tenkterra" e "Obscurity". In questa breve chiacchierata vedremo di approfondire un po' la loro conoscenza.

Benvenuto su Aristocrazia Webzine Ziu, come va la vita? Questa prima metà del 2013 cos'ha portato di buono con sé?

Ziu: Ciao, stiamo molto bene e spero che anche voi ragazzi stiate bene. Nella prima metà del 2013, più i due mesi e mezzo del 2012 dopo l'uscita del nostro ultimo album "Obscurity", abbiamo girato parecchio. Durante l'uscita dell'album abbiamo fatto un tour in Europa (con Kampfar, Helrunar e Velnias) molto emozionante e che ha avuto grande successo. Abbiamo suonato in un paio di bei festival, come il Ragnarök nel mese di aprile 2013, solo per citarne uno. Abbiamo suonato una scaletta speciale di brani selezionati che raramente avevamo suonato in questi ultimi anni, oltre ad aver ospitato alcuni cantanti e imbastito un grande spettacolo pirotecnico. Inoltre quasi otto mesi dopo la data di uscita, siamo ancora molto impegnati con interviste e promozione. Questo è abbastanza insolito e dimostra che abbiamo realizzato un bel lavoro Heavy Metal. L'attenzione è ancora alta e questo ci offre grandi opportunità.


Iniziamo da dov'è giusto iniziare, quindi parliamo di chi sono gli Obscurity: perché la scelta di tale nome e quali sono state le tappe fondamentali che vi hanno reso la band che siete odiernamente?

Gli Obscurity sono un gruppo di cinque appassionati di Metal proveniente da Velbert, vicino a Colonia, in Germania. Suoniamo Metal da oltre quindici anni. Quando abbiamo iniziato, abbiamo voluto votarci alla musica che amiamo così tanto: l'Heavy Metal. Noi suoniamo un mix di Death / Black Metal con testi riguardanti i tempi e gli eventi antichi. Già nel 1997 abbiamo scelto come nome Obscurity perché rispecchia perfettamente la nostra musica, non Black Metal e non solo Death Metal... è una via di mezzo, come il crepuscolo o possiamo dire come gli Obscurity. Le tappe fondamentali della nostra carriera posso dire che sono i nostri sei album ("Bergisch Land", "Thurisaz", "Schlachten & Legenden", "Várar", "Tenkterra" e "Obscurity"), così come anche le due demo. Ciascuno dei nostri album rappresenta un punto molto particolare della nostra carriera. I nostri tour europei, soprattutto quello del 2003 e l'ultimo del 2012, sono sicuramente pietre miliari. Il tour del 2003 è stato molto molto difficile e intenso, mentre il tour nel 2012 è stato perfetto fin dall'inizio e ha attestato che siamo in grado di affascinare metallari in tutta Europa. Ci sono così tanti festival e concerti che ci ricorderemo per sempre, come l'Ultima Ratio Festival nel 2008, dove quattromila metallari gridarono "Obscurity" per circa mezz'ora solo per vederci salire prima sul palco e tutto questo a mezzogiorno. Ciò ha dimostrato che suonare tra i primi ad un festival non è sempre un male [ride]. I due Ragnarök Festival con gli spettacoli pirotecnici sono stati indimenticabili. I momenti più preziosi sono però gli eventi con i fan, quando si hanno conversazioni reali e interessanti da cui si può imparare e crescere. Lo scambio con i fan, con i fratelli e le sorelle metallari e con altri gruppi provenienti da tutto il mondo è molto molto importante per noi.


Prima di recensire i due lavori sopracitati, avevo avuto modo di ascoltare i vostri "Thurisaz" e "Várar", ho sempre pensato che siate una band coerente, ma ho notato una sorta di apertura alle melodie in maniera più spiccata e anche un mettere di lato la parte più estrema a favore del groove. Cos'è cambiato nel corso degli anni che vi ha condotto a modificare il tiro?

Beh, in oltre quindici anni abbiamo raggiunto qualche progresso musicale, per fortuna [ride]. Tra "Thurisaz" e "Várar" abbiamo realizzato l'album "Schlachten & Legenden", che segna il punto in cui abbiamo trovato il nostro stile attuale. Mentre "Thurisaz" era più o meno un album Black Metal con alcuni elementi Death Metal, i seguenti album sono il mix di Battle Metal che suoniamo al giorno d'oggi. Se ascoltate tutti i nostri dischi, è abbastanza ovvio che siamo riusciti ad aumentare la qualità della nostra musica, del suono e dei testi in ciascun album. Inoltre la nostra musica si è sviluppata nel corso dei primi tre album, passando dall'essere Black Metal con influenze Death Metal al Black / Death Metal, fino ad arrivare ad un mix di Death Metal e Black Metal con influenze Thrash e più tradizionali. Questo è un bene e non permette di inserire gli Obscurity in un genere stereotipato. Abbiamo raggiunto metallari con preferenze di ogni tipo e fin dai primi giorni abbiamo chiamato la nostra musica "Battle Metal", perché pensiamo che questo descriva la nostra musica al meglio, così come i nostri testi e, in conclusione, tutto ciò rappresenta gli Obscurity. Ora abbiamo un buon bagaglio di abilità musicali che variano dal Black Metal al Death Metal e un suono solido con cui organizziamo le nostre canzoni e i nostri album. Qualche volta ci avviciniamo al Black Metal e, a volte, abbiamo più elementi Death Metal... o, se volete, la nostra musica è più basata su melodie e groove e, a volte, è più cruda e brutale. È uno sviluppo naturale, non una struttura programmata.


Come prende forma un vostro brano e in che modo scegliete il testo più adatto da cantarci sopra?

Noi continuiamo a comporre nella nostra sala prove. Proviamo alcune cose finché non abbiamo un po' di roba che suoni abbastanza bene da poter sviluppare ulteriori accordi e raffinatezze. A volte Agalaz e io abbiamo già alcune storie o elementi lirici in mente e, se una canzone si rivela una base perfetta per quelle idee, si fondono testi e musica fino a quando si ottiene il miglior mix possibile. Poi ci sono invece altre canzoni che pretendono un testo apposito. Mi ricordo la canzone intitolata "Nordmänner" nell'album "Várar". Questo è stato uno dei primi brani finiti nel processo di scrittura e non avevamo testi che si adattassero, mentre la provavamo però mi ha subito ispirato un'avventura vichinga. "Nordmänner" doveva raccontare una storia vichinga riguardante navi e vecchi Uomini del Nord.


In questi ultimi anni c'è stato il boom di formazioni che si cimentano in sonorità Viking e Folk, secondo te a cos'è dovuta questa tendenza? Ha preso piede come moda?

Beh, non lo so davvero. Forse è solo perchè funziona e perchè negli ultimi dieci anni si è sviluppato un sacco di potenziale interesse negli ascoltatori della comunità Metal.


Mi puoi spiegare a parole tue cosa s'identifica con l'etichetta "Viking"? Sembra strano a dirlo, ma c'è sempre una gran confusione su quali siano le band appartenenti o meno a questo mondo: come le si dovrebbe riconoscere? Non è che le le etichette ci giocano anche troppo su con queste definizioni?

Il Viking Metal può vestire ogni suono metallico, a condizione che i testi siano incentrati principalmente sulla mitologia nordica e sulla storia vichinga. Ma è davvero tutto molto confuso al giorno d'oggi, troppa roba è stata etichettata in questo modo. Basti prendere a esempio altre etichette come "Pagan", "Heathen" e "Folk Metal"... si possono davvero definire questi generi? Dal mio punto di vista, Heathen e Pagan Metal sono esattamente la stessa cosa. Entrambi dovrebbero avere testi prevalentemente pagani che si occupino di argomenti da un certo punto di vista pagano. Il Folk Metal può ancora avere testi sulle tradizioni culturali e altri manierismi. La religione ne è solo una minima parte. La musica dell'Heathen / Pagan Metal può essere Black, Death o altri tipi di Metal estremo. Gli strumenti "non classici" del Rock / Metal sono occasionalmente ammessi, mentre nel Folk Metal flauti, cornamuse e strumenti antichi sono parte vitale della musica. Beh, questo è solo il mio modesto parere, ma ci si muove su confini labili e sono sicuro che ci saranno un sacco di metallari con opinioni diverse. Per quanto riguarda la musica e i testi degli Obscurity, abbiamo sempre avuto il problema che non si può davvero inserirci in un genere definito. Per questo chiamiamo da sempre il nostro "stile" Battle Metal. È un mix di Black e Death Metal con influenze Thrash. A volte ci sono pezzi tendenti più al Black Metal e altri più Death Metal, ma è comunque un buon mix ben equilibrato. Il nostro ultimo album, "Obscurity", è un esempio perfetto. I nostri ambiti testuali possono variare tra argomenti normali, ad esempio le difficoltà quotidiane della vita, temi pagani ed eventi storici, fino a temi che trattano della guerra. Noi suoniamo con gli strumenti tradizionali del Metal, due chitarre, basso, batteria e voce, la quale può essere considerata come strumento aggiuntivo. Noi non abbiamo strumenti fantasiosi, come ho detto sopra. Questo è già sufficiente per far saltare le orecchie [ride]. Questo è solo un piccolo estratto del nostro stile musicale e lirico. Se siete già confusi quanto me e non sapete in quale genere ci si possa inserire, beh, allora sapete perchè suoniamo Battle Metal.


Le credenze religiose in genere sono sempre state un tassello importante nell'evoluzione umana, con il passare dei secoli l'imposizione cristiana e la pressione islamica non hanno fatto altro che portarci a vivere in un mondo fatto di continue guerre che vanno a incrociarsi con i conflitti creati da causali politiche-economiche. L'Uomo non apprende mai dagli errori commessi in passato?

Temo che l'Umanità non sia in grado di imparare abbastanza dalla storia del mondo per avanzare verso una comunità tollerante con abbastanza ricambio per le diverse culture. La paura dell'ignoto e l'intolleranza sono troppo diffuse. La maggior parte delle persone vive solo nel presente, cosa che non è negativa per la sola vita privata. Ma se si tratta di politica su un certo livello, tutti abbiamo la responsabilità di tenere a mente il passato per evitare problemi recidivi. Siccome però io sono una persona positivamente pensante, spero che ce la faremo! Forse gli alieni ci visiteranno e ci infonderanno la saggezza suprema [ride].


Una delle parole che "secolarmente" rimbalza sulle bocche del metallaro è "scena", com'è quella tedesca? È un movimento compatto, ci sono più schieramenti, è frastagliata o...?

Ci sono alcune zone frammentate, ma in gran parte è una comunità abbastanza compatta. Prendiamo i festival come esempi. Ci sono festival con solo gruppi Death Metal o solo Black Metal o Pagan Metal o Thrash Metal e così via. Lì ci troverete più o meno solo i fan del Black Metal e così via. D'altro canto, abbiamo un sacco di festival misti, dove tutti si riuniscono come una grande comunità Metal. Se penso ai locali Metal della nostra zona... beh, i frequentatori sono sempre misti. Quindi penso che abbiamo un buon movimento compatto con sufficiente spazio per il ricambio dei sottogeneri. Il mondo potrebbe imparare dai metallari di tutto il mondo!


Com'è nata la tua passione per la musica Metal e quali sono stati i lavori che ti hanno fatto pensare: "questo è ciò che voglio suonare"?

La mia personale passione per il Metal è iniziata con due musicassette che mio padre mi comprò quando avevo dieci anni. Mio padre pensò che in quei due nastri ci fossero storie per bambini, ma si rivelarono essere album di AC/DC e Accept. Da quel giorno si sentì solo Heavy Metal uscire dalla mia camera invece che storie per bambini [ride]. Così è successo che iniziai ad amare l'Heavy Metal, all'età di dieci anni.


Se ti chiedessi i cinque album che a tutti costi un amante del genere dovrebbe possedere, su quali ricadrebbe la tua preferenza e perché?

Bathory: "Blood Fire Death" o "Hammerheart"; Unleashed: "Across The Open Sea" o "Shadows In The Deep"; Amon Amarth: "Twilight Of The Thunder God" o "Once Sent From The Golden Hall"; Primordial: "To The Nameless Dead" o "The Gathering Wilderness". E poi i miei preferiti: "The Arcanum" dei Suidakra, "Sól" (I e II) degli Helrunar, "Asgard" degli Adorned Brood... e uno o due album degli Obscurity [ride]!


Come stanno andando i live? Ci sono date in programma e festival estivi nei quali potremo incrociare gli Obscurity?

Ci piacerebbe suonare di nuovo in Italia. La data a Milano del nostro tour in Europa con Kampfar, Helrunar e Velnias nel 2012 è stata bellissima, soprattutto perché abbiamo un sacco di amici e sostenitori nell'Italia settentrionale. Abbiamo già alcune date programmate in qualche angolo di lingua tedesca dell'Europa e alcune altre in cantiere di cui non posso ancora parlare adesso. Posso dirvi che stiamo seriamente pensando e parlando di un altro tour europeo a fine 2013. Vediamo cosa ci offrirà il prossimo futuro. Sono fiducioso [ride].


Ci racconti qualche aneddoto capitatovi in tour?

Oltre a un confronto con avidi funzionari doganali francesi che volevano una bella mazzetta per lasciarci continuare il nostro viaggio verso Milano e tre guasti all'autobus che avrebbero potuto causare incidenti mortali (io dormivo profondamente e avrei potuto morire senza nemmeno accorgermene), ci sono alcuni altri aneddoti che non posso menzionare qui, perché riguardano alcune persone che erano con noi in tour e che mi ucciderebbero all'istante. Sono sopravvissuto a tre guasti di autobus e non voglio prendermi altri rischi [ride].


C'è stata una serata che ricordi come magnifica e una che più storta non sarebbe potuta andare?

Posso parlare solo per me stesso, ma le belle esperienze superano di gran lunga, sia in termini di quantità che di qualità, quelle brutte. Perciò ho molte più esperienze positive in mente, piuttosto che negative. Ma credo lo stesso valga per i miei compagni di band, dal momento che siamo tutti ragazzi che pensano positivamente.


Invece in qualità di spettatori qual è il concerto più bello che hai visto? Quale ti ha emozionato particolarmente e perché?

Penso che sia stato il concerto di reunion degli Iron Maiden a Essen, una città nella nostra zona. Questo concerto è stato così pieno di energia ed era così professionale sotto ogni aspetto. Semplicemente musica meravigliosa e grande divertimento!


Siete già ripartiti con la fase di scrittura per il prossimo disco? Ci saranno novità a breve termine?

Sì, abbiamo lentamente iniziato il nuovo processo di scrittura. Stiamo lavorando su una prima canzone, ma siamo anche molto occupati con i concerti. Penso che abbiamo meritato di raccogliere i frutti del nostro lavoro "Obscurity". Procederemo con la composizione per alcuni mesi ancora e poi uscirà qualche notizia in più, naturalmente.


Siete mai venuti in Italia a suonare? Cosa conoscete del nostro paese musicalmente e non?

Sì, ho già menzionato la data di Milano durante il nostro tour europeo nel 2012. La maggior parte di noi ha già fatto alcuni viaggi in Italia e ha già trascorso le proprie vacanze nella vostra bella nazione. Penso che sappiamo molto sull'Italia e la sua storia, dal momento che siamo in genere abbastanza interessati alla storia. Se si conosce parte della storia tedesca, e io non intendo necessariamente solo gli ultimi cento anni, si impara sempre qualcosa sull'Italia, dal momento che le vicende storiche dei due paesi sono spesso molto vicine o collegate. In realtà, abbiamo utilizzato anche storie riguardanti la storia tedesca / italiana come testi per alcuni nostri pezzi. Per quanto riguarda la scena Metal italiana, abbiamo alcuni amici e sostenitori nell'Italia settentrionale e, da quando abbiamo suonato a Milano, possiamo dire che siete delle schiere di metallari molto passionali. Ci piacerebbe suonare di più in Italia, sicuramente.


Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata, ringrandoti per il tempo dedicatoci e facendoti un grosso in bocca al lupo per il futuro, ti giro ancora un'ultima volta la parola per un messaggio o un semplice saluto rivolto ai nostri lettori.

Devo ringraziarvi. È stato un piacere e un onore, amico mio. Continuate a tenere alta la bandiera del Metal, metallari italiani! Spero che non vi siate addormentati durante l'intervista [ride]. Ci vediamo in giro o di nuovo qui per il prossimo album!

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OBSCURITY (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Dope Fiend

Line Up
Ziu - Bass
Arganar - Drums
Dornaz - Guitars
Agalaz - Vocals
Cortez - Guitars


Obscurity are a German band with a combative aura, we wrote about their two latest releases, "Tenkterra" and "Obscurity", and now we'll try to know them better.

Welcome on Aristocrazia Webzine, how are you? Some good events in this first half of 2013?

Ziu: Hi there, we're doing very fine here and I hope you guys are doing well, too. The first half of 2013 plus the two months of 2012 since the release of our latest album "Obscurity" were quite a ride so far. With the release date we went on a Europe tour (with Kampfar, Helrunar and Velnias) which was very exciting and successful for every touring party. We had quite a couple of great festival shows, like the Ragnarök festival in april 2013, just to name one. We played a special show with a set list full of selected songs we rarely played in last few years, plus some guest vocalists and a big pyro-technics show. Furthermore we are yet, almost eight months after the release date, still very busy with interviews and promotion stuff. That's quite unusual and shows that we delivered a fine piece of Heavy Metal work. The attention is still high and that gives us great opportunities.


Let's start talking about who are Obscurity: why the choice of this monicker and what were the milestones as a band?

Obscurity is a bunch of five metal fans from Velbert near Cologne in Germany. We are leaving our foot prints in Metal for over fifteen years. When we started, we wanted to deliver our very own part to the music we love so much: Heavy Metal. We play a mix of Death/Black Metal with lyrics often about ancient times and events. Back in 1997 we choose Obscurity as our monicker because the name reflects our music perfectly, not Black Metal and not just Death Metal... it's something in between like the twilight or one can say Obscurity. About the milestones of our career I can tell each of our six albums ("Bergisch Land", "Thurisaz", "Schlachten & Legenden", "Várar", "Tenkterra" and "Obscurity"), as well as the both demos are something of milestones to us. Each of the albums represents us and Obscurity at a very special point. Our Europe Tours especially the one in 2003 and the latest in 2012 are definitely milestones. The tour in 2003 was very very hard and intensive and the tour in 2012 was a blast right from the beginning and attested that we are able to captivated metal fans all over Europe. There are so many Festival and concert shows which we will always remember, like the Ultima Ratio Festival in 2008 where four thousand metalheads shout "Obscurity" for about half an hour just to get us earlier on stage and that at midday. That proved, having the start slot of a festival isn't always a bad thing, hehe. The both Ragnarök Festivals with the pyro-technics show are unforgettable. But the most precious moments are the events with fans when you have real and interesting conversations from which you can learn and grow. The exchange with fans, metal brothers and sister and other bands from all around the world is very very important to us.


Before the review of the two works above mentioned I have listened to "Thurisaz" and "Várar". I always thought you are a coherent band, but I noticed a kind of more pronounced tendency toward the melodies and even a predisposition to the groove rather than the most extreme parts, what has changed over the years that has led you to walk this path?

Well, in over fifteen years of creating music we achieved some musical advancement, luckily, hehe. Between "Thurisaz" and "Várar" we had the album "Schlachten & Legenden" which marks the point where we found our actual music style. While "Thurisaz" was more or less a Black Metal album with some Death Metal elements, the following albums became the Battle Metal mix we play nowadays. If one would own all of our records it's quite obvious that we managed to increase the quality of our music/sound and lyrics on each album. Furthermore our music developed during the first three albums from being Black Metal with Death Metal influences over Black/Death Metal to the mix of Death Metal with heavy Black Metal and some more Traditional/Thrash Metal influences. That's quite a ride and doesn't allow one to put Obscurity into a stereotype genre. We made the experience that we reach Metalheads from all Metal genres and even from the very first days we called our music "Battle Metal" because we think this describes our music the best, as well as our lyrics and in conclusion everything what's Obscurity standing for. Now we have a good band width of musical abilities varying from Black Metal to Death Metal and a solid sound in which we arrange our songs and albums. Sometimes we are getting closer to Black Metal and sometimes we have more Death Metal elements... or if you want, our music is more based on melodies and groove and sometimes it's more raw and brutal. It's a natural development and not a planned structure.


How does your songs born and how do you choose the most suitable lyrics?

We still create songs in our rehearsal room. We just jam there and try some things until we get some stuff that sounds good enough to get further arrangement and refinement. Sometimes Agalaz and I have already some stories or lyrical elements in mind and if a songs turns out to be a perfect base for those ideas we merge lyrics and music until we get the best fitting mix. But then again there are songs which scream for a very own story. I remember the song called "Nordmänner" on the "Várar" album. That was one of the first finished songs in the songwriting process and I had no lyrics which suited this song but while arranging I was immediately drawn into a Viking adventure. "Nordmänner" had to get a Viking story about long-ships and the old northmen.


In these last years there has been a lot of bands that engage themselves in Viking and Folk sounds, what is in your opinion the reason for this trend?

Well, I don't really know. Maybe it's just because it works and for the last ten years there was a lot of potential interest and listeners in the metal community.


Can you explain us, in your own words, what is identified with the "Viking" tag? It seems strange, but there's always a lot of confusion about the belonging to this style: how we should recognize this bands? Maybe the labels play too much with these tags?

Viking Metal can have almost every metallic sound garment, as long as it's lyrics are mainly focused on northern mythology and the Viking history. But well, it's really confusing nowadays, there has been too much stuff labeled with this tag. Just take the other tags pagan and heathen and folk metal... do you really can define those genres? From my point of view, Heathen and Pagan Metal is quite the same. Both of them should have mainly heathen lyrics dealing with topics from a certain heathen point of view. Folk Metal does have lyrics about traditions and cultural mannerisms. Religion is only an under part. The music of Heathen/Pagan Metal can vary from Black, Death to other not that extreme Metal. Occasional "non-classical" Rock/Metal instruments are allowed whereas in Folk Metal flutes, bagpipes and ancient instruments are vital parts of the music. Well, that's just my humble opinion but we have blurred boundaries here and I'm sure there are plenty of metalheads who have different views. As far as it concerns the music and lyric style of Obscurity, we always had the problem that one cannot really put us in a certain genre. Therefore we call our "style" since our very first days, Battle Metal. It's a mix of Black and Death Metal with some Thrash influences. Sometimes we have songs tending more to Black Metal and others more to Death Metal but it's still a good and more or less balanced mix on our albums. Our latest album "Obscurity" is a perfect example. Our lyrical scope ranges from normal topics, for example about the daily struggles in life, over heathen topics and historical events to overall bellicose topics. We come up with the traditional metal instruments, two guitars, bass and drums and vocals which can be regarded as additional instrument. We don't have any fancy instruments like I mentioned above. That's quite suffice to blow one's ears, hehe. That is just a small excerpt of our musical and lyrical "style". If you are already as confused as I am and you don't know in which genre you might put us, well then you know why we play Battle Metal.


Faith has always been an important step in human evolution, over the centuries the Christian imposition and the Islamic pressure have bring us in a world of constant wars intersected with the conflicts created by political and economic reasons. Umanity never learn from his past mistakes?

I worry that humanity isn't able to learn enough from the world's history to advance towards a tolerant community with enough spare room for different cultures without a big blow not leaving any other choice. The fear of the unknown and intolerance is too widespread. Most people just live in the present, which isn't false for a single private life. But if it comes to politics on a certain level we all have the responsibility to keep the past in mind, just to prevent critical recurrences. But as I'm a positive thinking person, I hope we'll make it! Maybe Aliens will visit us and give us the mandatory wisdom, hehe.


One of the words that "secularly" bouncing off the metalheads mouths is "scene", how is the German one? It's a compact movement, there are more sides, it is fragmented or...?

We have some fragments, but largely it's a quite compact community. Let's take the festivals as examples. There are festivals with just Death Metal bands or just Black Metal or Pagan Metal bands and Thrash Metal and so on. You will find there more or less just Black Metal fans and so on. On the other hand we have a lot of mixed genre festivals where everyone comes together as a big Metal community. If I take the Metal clubs in our area... the visitors are always mixed. So I think we have a good compact movement with enough spare room for the subgenres. The world could learn from the metalheads all over the world!


How did your passion for metal music born and what were the albums that led you think: "this is what I want to play"?

My personal passion for Metal began with two alleged audio dramas my father bought me at the age of ten. Well, my father thought those two tapes where audio dramas but they turned out to be albums of AC/DC and Accept on tape. From that day on one could hear Heavy Metal coming out of my chamber instead of audio drama sounds for children, hehe. So I was made for loving Heavy Metal at the age of ten.


If I ask to you the five albums that a fan of the genre should definitely possess, on which ones would fall your choice and why?

Bathory: "Blood Fire Death" or "Hammerheart"; Unleashed: "Across The Open Sea" or "Shadows In The Deep"; Amon Amarth: "Twilight Of The Thunder God" or "Once Sent From The Golden Hall"; Primordial: "To The Nameless Dead" or "The Gathering Wilderness". And my special faves: Suidakra's "The Arcanum",Helrunar's "Sól" (I and II), Adorned Brood's "Asgard"... and one or two Obscurity albums, hehe!


How are going your live shows? There are some scheduled dates and/or summer festivals where we could cross Obscurity?

We would like to play in Italy again. The show in Milano on our Europe tour with Kampfar, Helrunar and Velnias in 2012 was real blast, especially since we have a lot of friends and supporters in northern Italy. We have already some more dates in the German speaking corner of Europe and some more in the pipeline which I cannot talk about right now. I can tell you that we are seriously thinking and talking about another Europe Tour in late 2013. Let's see what the near future will be up to. I'm confident, hehe.


Can you tell us some anecdote you have lived on tour?

Besides a confrontation with greedy French custom officials which wanted a nice bribery to let us continue our trip to Milano and three bus breakdowns which could have let to lethal accidents (I overslept all of them and could have died without noticing) there are some more anecdotes I cannot tell here because there are some people of the touring party who would kill me instantly. I survived three bus breakdowns and I don't want to take that risk anymore, hehe.


There was a night that you remember as a great one and a night that, instead, you remember as a bad one?

I can say only for myself that the great experiences outweight the bad ones by far in terms of quantity and quality. Therefore I have way more great experiences in mind rather than bad ones. But I think same goes for my bandmates, as we are all positive thinking guys.


As beholder what is the most beautiful live you saw? Which one did you particularly excited and why?

That's maybe the reunion show of Iron Maiden in Essen, a city in our area. That show was so full of energy and was so professional in every aspect. Just wonderful music and great entertainment!


Have you already begun the songwriting for the next album? There will be news in the short time?

Yes, we slowly start songwriting. We are working on a first song but very busy with live shows also. I think we have earned to harvest the fruits of our labor from the "Obscurity" album. We will increase our songwriting efforts in some months again and then you'll get some more news, of course.


Have you ever been in Italy to play live? What do you know about our country?

Yes, as I already mentioned we had a show in Milano during our Europe Tour in 2012. The most of us have already made some trips to Italy and spent their holidays in your beautiful country. I think we know quite a lot about Italy and its history since we are generally quite interested in history. If you know some of the German history and I don't necessarily mean only the last hundred years, you always learn some things about Italy as well, as the history of both countries are quite often very close or connected. In fact we have adopted stories concerning German/Italian history, as lyrics in our songs. As far as it concerns the Italian Metal scene, we have some friends and supporters in northern Italy and since we have played in Milano I can say that you are bunch of very passionate Metalheads. We would love to play more shows in Italy, definitely.


We are at the end of our coversation, thank you for your time and, making you a big good luck for the future, I leave you one last time the word for a message or a simple greeting to our readers.

I have to thank you. It was a pleasure and an honor, my friend. Take care and Metal on, to all of you Italian Metalheads! I hope you didn't fall asleep during the interview, hehe. We'll see us on the road or at this very place again with the next album!

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