lunedì 28 febbraio 2011

FORGE OF CLOUDS - Forge Of Clouds

Informazioni
Gruppo: Forge Of Clouds
Anno: 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/forgeofclouds
Autore: Mourning

Tracklist
1. 151
2. Queen On The Garbage Throne
3. Ten
4. Epinephrine
5. Boot
6. Shame
7. Manual
8. Blind Run

DURATA: 52:06

C'è chi cerca la novità a tutti i costi, c'è chi per un primo disco si poggia su basi solide come mattoni per poi chissà magari puntare in un futuro a espandere il proprio lato personale, i polacchi Forge Of Clouds seguono la seconda corrente di pensiero e con l'omonimo album hanno rilasciato una gran bella prova anche se molto più che semplicemente derivativa.
Impossibile negare che act noti come Cult Of Luna, Isis, Neurosis, Pelican e i connazionali Blindead e Tides From Nebula siano più di un riferimento, sono cinquanta minuti che mostrano volti duri, aspri, corrucciati dalle piaghe del tempo alternati ad altri distesi, riflessivi e quasi sognanti in alcuni passaggi.
Le parti più profonde e ancorate alla natura sludge scavano dei solchi considerevoli, possenti e robusti mentre la combinazione del post hardcore/rock con le scelte di sound che suggeriscono una visione tendente al progressivo donano dinamismo, acidità e un ampio spettro emotivo alle tracce.
L'ambiente varia dal fangoso opprimente al ricercato altamente denso d'atmosfera psych, una sorta di duello continuo fra spada e fioretto con la prima delle due armi a tenere ben salde le redini della situazione, è per lo più greve e struggente il mood delle canzoni che fornite di una vocalità che si rifà alla cattiveria primordiale dello stile difficilmente molla la presa.
I brani cadendo in pasto a fruitori abituali del genere saranno magari catalogati come "già sentiti", è vero però che sia come produzione, sia come impegno dal punto di vista melodico sanno offrire una quantità non indifferente di ganci che porteranno a loro favore l'opinione, canzoni come "Queen On The Garbage Throne", "Ten", "Boot", Shame", "Blind Run" sono classici esempi di come i Forge Of Clouds abbiano appreso la lezione impartita dalle formazioni più rodate riuscendo a riproporla con la verve e il fascino che contraddistinguono le grandi prove del genere.
Questo debutto omonimo segna il prepotente arrivo sulla scena di una realtà in più da seguire con attenzione, "Forge Of Clouds" è uno di quei platter che mi sento di consigliare vivamente agli appassionati, non dice nulla di nuovo ma alle volte "repetita iuvant", in questo caso ha anche il suo perché, non è poco.

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SOPRAVVISSUTI

Informazioni
Autori: Matteo Cortini, Leonardo Moretti
Anno: 2010
Editore: Asengard Edizioni
Numero di pagine: 283
Contatti: www.asengard.it - www.serpentariumgames.com - http://www.amazon.it/Sopravvissuti-Elfheim...97027910&sr=8-1
Autore: M1

La storia umana ha visto uscire vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale gli Alleati con il prezioso supporto dell'Armata Russa al costo di immensi sacrifici in termine di vite. Robert Harris nel 1992 plasmava invece all'interno del suo romanzo fantapolitico "Fatherland" una realtà in cui il Terzo Reich aveva prevalso imponendo il proprio ordine sull'intera Europa. In ciascuno dei due casi, realtà o finzione, a trionfare sono stati uomini in carne e ossa, dotati di un cuore, un cervello e una volontà più o meno autonoma. Al contrario nel mondo di Sine Requie in cui è ambientato "Sopravvissuti" l'Uomo ha perso. Divorato dal nemico e dall'alleato, dall'amico e dal padre...

Mentre la coalizione anglo-americana era intenta a sbarcare in Normandia, mentre la Wehrmacht riorganizzava le proprie difese, pronta a combattere per il Fuhrer fino alla morte, ecco che proprio loro, i Morti, presero in mano il destino del mondo. Invece di riposare nell'atteso Paradiso, o di bruciare per l'eternità fra le fiamme dell'Inferno essi si rialzarono, ammassi putrefatti di carne, tessuti e muscoli con un unico scopo: saziare la propria fame divorando i vivi.

Dicembre 1956. E' da dodici anni che infuria la lotta fra le due fazioni, solo pochi stati sono riusciti a riorganizzarsi con un nuovo ordine dopo gli sconvolgenti avvenimenti passati. Questo però nelle Terre Perdute Occidentali, la ex Francia, non è avvenuto. Fra le macerie dei villaggi bombardati e saccheggiati, fra cumuli di neve e rifugi divenuti trappole per topi si aggirano quattro figure, simili a fantasmi. Sono provati da stenti e marce estenuanti in quella che un tempo di sarebbe chiamata "vita" mentre ora altro non è che "sopravvivenza".

Sono loro i protagonisti del libro: un disertore tedesco, una ragazza, un commando dal volto sfigurato e uno spagnolo dal sarcasmo estremo. Insieme affronteranno orde di zombie un giorno dopo l'altro, trascinandosi stancamente, venendo a patti con sentimenti anestetizzati e la sordida volontà di dominio e potere che non abbandona gli uomini nemmeno in questi tempi disperati.

"Sopravvissuti" prende le mosse dal gioco di ruolo cartaceo Sine Requie, di cui sono autori gli stessi scrittori Matteo Cortini e Leonardo Moretti (di cui vi invito a leggere l'intervista che mi hanno gentilmente rilasciato). Lo stile narrativo utilizzato è semplice ma non banale, il ritmo è avvincente, la tensione tenuta sempre alta dal pericolo continuo di un incontro con un Non-Morto. Ho divorato le 283 pagine in un paio di giorni, proprio come i Morti fanno con le carni dei vivi... e la mia fame di avventure è ancora tanta, insaziabile... Attendo al più presto un seguito!

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VALEFAR - The Rise Of The Demons


Informazioni
Gruppo: Valefar
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/valefarita
Autore: Akh.

Tracklist
1. Unhallowed
2. The Black Light Of A Funeral
3. Scream Cursed Souls
4. Perverse Pleasure (Symphonic Version)
5. The Kingdom's Fall

DURATA: 24:21

Nel sud della nostra Penisola da sempre c'è stato un certo fermento metallico, chi di voi non sa chi siano stati gli Schizo o i Sinoath, piu' recentemente tutti i gruppi della "scena mediterranea" o gli Undertaker, fino ad arrivare ai nostri giorni, con Symbolyc, Ars Moriendi, Gort e via dicendo...

Il problema fondamentale per i gruppi, come mi veniva fatto notare da un nostro collaboratore che vive in prima persona la realtà del Metal nel meridione, non è nello sviscerare le loro idee ma sta nella longevità, ovvero nel non riuscire a dare un lungo seguito ai propositi (ovviamente con le debite eccezioni e senza generalizzare); beh i Valefar cercano di uscire fuori da questo luogo comune sfornando questo mini autoprodotto "The Rise Of The Demons".
L'edizione è limitata a 50 copie numerate a mano e posso dire che, per quanto sia realizzato tutto in prima persona dai ragazzi, l'effetto è sicuramente valido complice anche la suggestiva copertina.

I nuovi brani non si scostano dalla scuola ortodossa del BM, riffing tagliente e "melodioso", produzione scarna (ma ben equilibrata) e graffiante, vocals aspre e incisive, questo per quanto riguarda i primi tre brani, a tratti mi torna a mente una certa nuova scuola italica, trovando certe affinita' sonore con gruppi come gli Umbra Noctis; facendoci intravedere dentro canovacci classici dello stile, personalita' e voglia di emergere per meriti propri.
I ritmi si alternano donando spessore alle composizioni come nel caso dell'affascinante "The Black Light Of A Funeral" dotata di una certa freschezza, mentre la seguente "Scream Cursed Souls" abbraccia volentieri certi rimandi piu' tradizionali del BM.

La seconda parte del lavoro si vota invece al recupero di una brano del precedente ed omonimo "Perverse Pleasure" (recensito gia' da A.W. http://aristocraziawebzine.blogspot.com/2010/03/valefar-perverse-pleasure.html) qua rivisitata in chiave totalmente tastieristica, che mi ha trovato soddisfatto nella sua proposta, in cui l'atmosfera marcia e macabra viene evidenziata dai suoni "quasi" analogici scelti, ricchi di pathos e mistero; come la seguente "The Kingdom's Fall" che nella sua dolce via acustica ci dona altra linfa oscura con cui abbeverare la nostra anima nera, regalandoci piccole visioni poetiche e maledette.

Una bella prova questa dei Valefar, che hanno saputo rafforzare i loro spunti vincenti, migliorando sicuramente la proposta, rendendola ancora piu' intrigante.
Visto che il numero di copie è esiguo, vi consiglio di accaparrarvene una velocemente, altrimenti dovrete attendere il prossimo passo avanti del gruppo, ma vi perdereste il piu' che buono "The Rise Of The Demons" e sarebbe davvero un peccato, perche' merita.

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BURIAL MIST - December


Informazioni
Gruppo: Burial Mist
Anno: 2009
Etichetta: Satanarsa Records
Contatti: www.myspace.com/burialmist
Autore: M1

Tracklist
1. When Winter Live In My Soul
2. Dissolving In December Night

DURATA: 43:40

A discapito di una corposa discografia che può contare ben dieci uscite, suddivise fra sei demo, un album, un ep, uno split e una compilation, i Burial Mist non sono di certo un gruppo conosciuto. Per essere preciso dovrei parlare di one-man band dato che l'intero progetto ricade unicamente sulle spalle di Coffin Spirit. "December" è la quarta uscita datata 2009 per il ragazzo russo e nonostante si tratti di un demo viene rilasciata su etichetta, la Satanarsa Records.

La materia musicale presente nei quasi tre quarti d'ora del disco è un raw black metal che a differenza di altri progetti vagamente paragonabili nelle intenzioni (Xasthur, Nortt, Striborg) non eccede nella distorsione/ronzio della chitarra, sfruttando invece dei suoni che sorprendono per nitidezza visto il contesto. Purtroppo però questa chiarezza percettiva non fa che evidenziare quanto la coppia di brani offerta sia povera di spunti e di sentimento. Tolta una certa sensazione di noia amplificata dalla durata esagerata dei brani (oltre venti minuti ciascuno) rimane poco altro da segnalare, quando nemmeno un "pronunciato" dinamismo ritmico è sufficiente a rivitalizzare le cose. L'unico "guizzo" emergente può considerarsi la peculiare e inaspettata melodia di stampo folk presente sul finale di "Dissolving In December Night". Per il resto è un susseguirsi di riff, andature di batteria e scream di bassa caratura.

"December" va considerata perciò una prova pressochè amatoriale, immatura, poco incisiva e destinata a perdersi nei meandri del tempo. Cronologicamente Burial Mist ha rilasciato in seguito altre cinque opere che a giudicare dai pezzi del Myspace paiono migliorare nettamente le cose, centrando quantomeno i canoni dello stile e mostrando decisi passi avanti. L'unico modo per approcciarsi senza "scottature" al mondo di questo ragazzo russo sarà perciò quello di partire dalle uscite più recenti.

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FUNERAL WHORE


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Roy - Chitarra e Voce
Kellie - Chitarra
Tim - Basso
Olle - Batteria



La scena Death Metal è piena di buone e giovani band, oggi siamo con i marci e pesanti Funeral Whore.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come va?

Tim: Va fottutamente bene! Siamo in attesa della proposta di contratto da parte della Chaos Records per il nostro primo e, più tardi, secondo album. E' una label messicana. E ora abbiamo appena terminato la sessione di prove quotidiana.

Kellie: Stiamo aspettando anche per il nostro split con i Profanal!!! E' in uscita!!! YEAH!


Come di consueto, iniziamo dando qualche informazione sulla band e sulla sua storia.

Roy: Bene, abbiamo finalmente il batterista perfetto per la nostra band. Io, Kellie e Olle abbiamo formato i Funeral Whore alla fine del 2006. Dal principio ad oggi, tre batteristi hanno provato ma hanno fallito miseramente. Con Olle, che è infatti uno dei fondatori dei Funeral Whore, la band fa rapidi progressi. Nelle primissime fasi di prove, Olle ha fatto una o due sedute e poi se ne è andato. Era focalizzato sui Discharger, la band streetpunk di mio fratello.

Tim: Ma è tornato dopo aver sentito il nuovo stile della band che lo ha invogliato di più. Siamo felici di essere con Olle e lui è felice di essere con noi.


Ho avuto il piacere di ascoltare "Dead Upon The Cross" e l'Ep "...For All Eternity", il sound europeo è la vostra principale fonte di ispirazione. Quali sono i vostri idoli, i gruppi che vi hanno fatto pensare di creare una band Death Metal?

Roy: Per me sicuramente i Grave, gli Unleashed e tutte le altre grandi band svedesi dei primi anni Novanta. Ma anche i Benediction sono sulla mia lista. Non proprio idoli, ma gran parte del loro materiale mi ha ispirato nel fondare i Funeral Whore. Ad essere onesto non sento molto sound europeo nella nostra musica.


Come è suonare un genere così vecchio mantenendo le sue caratteristiche e quali sono le differenze principali tra le nuove band ed i creatori del genere?

Tim: Molte delle band di oggi vogliono fare Death Metal tecnico il più possibile, tralasciando la sensazione reale di morte e di brutalità. Suonano solo pulito e ultra veloce, assoli tecnici, che fanno perdere ogni sentimento alla canzone. Sa tanto di GUARDAMI!!!

Roy: Noi non facciamo realmente attenzione alle caratteristiche. A me e Kellie piace suonare questo stile di Death Metal e questa è la cosa importante. Tutti, con la minima comprensione del genere sappiamo dannatamente bene che cosa suona bene e cosa no. Più semplice di così.
I primi creatori erano molto più brutali di tutta la merda odierna. Ora, tutto deve essere masterizzato almeno sei volte, di cui cinque volte consistono nella rifinitura e lucidatura dell'album. Non è la nostra tazza di the...(espressione che sta a significare: "non è il nostro caso, non è una cosa che fa per noi", n.d.t.)

Tim: E a me non piace il the.


L'Olanda sta vivendo un periodo d'oro, alcuni gruppi come gli Asphyx sono tornati in scena, altre band si sciolgono dopo due grandi album (Gorefest), altri come Sinister e God Dethroned continuano a fare il loro lavoro. E' un piacere far parte di questa scena, giusto? Avete contatti con le grandi band della vostra nazione? Come è supportato il metal nel vostro paese?

Roy: Penso che la scena qui sia veramente grande! Molte band di merda, molti finti metallari del cazzo. Noi siamo fuori da quello schifo. Band di Death old school per ora sono molto rare nei Paesi Bassi. Questo è bello! Questo è l'underground, quello che ci piace. E' una scena di merda e va bene per noi! Abbiamo pochi o nessun contatto con le grandi band. Non è necessario.

Tim: In primo luogo, il pubblico in Olanda per lo più ti giudica da come suoni. Fai un errore e sei finito, per quanto tu tenga il palco. Seconda cosa, per molte persone conta di più la loro conoscenza del metal in genere o da quanto tempo sono nella scena.

Roy: Chi se ne frega, che suonino Death Metal invece di frignare.


Come sono i vostri giorni in sala prove? Come create una canzone?

Roy: Grandi! E con la firma del contratto che si avvicina, siamo ancora più motivati che mai. Guardare un buon film truculento aiuta per la creazione di una canzone. Morte e distruzione sono i temi a noi più cari. Per la maggior parte del tempo io creo qualcosa e Kellie da il tocco finale alle canzoni.

Tim: Yeah, yeah. Hahah morte e rovina... io bevo solo birra. Una volta mentre provavamo io e Roy abbiamo messo su il documentario shock "The Great Collection Of Death". E' un po' come "Faces Of Death", ma un po' più raccapricciante. Mentre suonavamo, guardavamo qualcuno che prendeva a calci in testa un ragazzo mezzo morto per le strade di un paese del terzo mondo.

Roy: Questo Death Metal brutale richiede immagini brutali.


Ho letto nei credits dei vostri dischi che il missaggio e gli artwork sono realizzati da voi, siete soddisfatti del vostro lavoro? Vi auguro di trovare una buona label, ma quanto è importante per portare avanti le proprie idee? Non pensate che il movimento old school sia troppo standardizzato e che ci siano troppi cloni?

Roy: Sì, sono molto contento delle mie opere finora. Tim ha fatto tutto il missaggio del nostro materiale. Qui ci sono band che sono effettivamente cloni dei fondatori, ma questo è frequente con le band che usano il pedale per chitarra Heavy Metal 1987. E' un suono bello, ma quando tutti lo usano, è un po' come essere sosia di altre band come Entombed o Dismember. Noi abbiamo il pedale Metal Zone e continueremo a utilizzarlo il più a lungo possibile.


Le migliori e le peggiori esperienze dal vivo? C'è stato un festival o un concerto che vi è piaciuto così tanto che vorreste ripetere?

Roy: Il peggiore è stato il Bukbuk a Heiloo nel 2009. Suono brutto, nessun headbanging, gli spettatori fermi ed è andato male tutto ciò di cui si può parlare... Il migliore a Koblenz nel 2010 al Jamclub nel mese di ottobre ovviamente!!!!! Non dimenticheremo mai i membri dei Profanal di supporto e il pogo e l'headbanging dei ragazzi degli Obscure Infinity. Ripeterla? Sì cazzo!

Tim: Noi sappiamo come prendere qualche culo a calci!! Hahaha yeah!!!

Kellie: Quella notte fu perfetta! E' stata fottutamente grande!


Avete suonato con i Profanal e gli Obscure Infinity, che cosa ne pensate di quei giorni? Tre band provenienti da paesi diversi ma con la stessa passione per l'old school, che cosa avete in comune con loro? Come è l'ambiente dei live con l'underground come protagonista?

Roy: Abbiamo contatti molto fitti, la fratellanza con gli Obscure Infinity e i Profanal. Anche se viviamo in paesi diversi, lontani l'uno dall'altro, ci sentiamo quotidianamente in caso di ferie e per pianificare concerti insieme. Organizzo concerti qui in Olanda e, se possibile, cerco sempre di avere una delle band sul palco con noi. Condividiamo tutti la stessa passione per il Death Metal. Oltre a questo, abbiamo anche lo stesso spirito di fratellanza. E' inimmaginabile quanto buone siano le relazioni tra noi. Si è uguali quasi in tutto, tranne che viviamo in altri paesi.


Odiate qualcosa della scena metal moderna, sia nella musica e nell'atteggiamento?

Roy: Sì, quasi tutto. Troppe cose per menzionarle tutte.

Tim: Probabilmente per lo più l'atteggiamento. Si tratta di attitudine, non di bere birra e pogare.


Il metal si è globalizzato, l'idea dell'underground ora è deformata, i social network e la sovraesposizione mediatica di alcuni generi (ad esempio il Black) hanno reso la vita più semplice, cosa dovrebbe fare un gruppo per crescere facendosi il culo?

Roy: Non lo so, non conosco queste band e non mi occupo di queste stronzate.

Tim: Essere troppo brutale per le masse.


Passioni e hobby? Come è la vostra vita quotidiana?

Roy: La maggior parte del mio tempo libero lo trascorro con la mia ragazza, la musica, la produzione di video per le band, organizzazione di concerti, lettura di libri sulla Seconda Guerra Mondiale, mi dedico al modellismo ogni tanto e e quando c'è un po' di tempo lavoro a side project o vado a trovare amici. Ho anche intenzione di farmi una moto al più presto. C'è tantissimo da fare e io voglio farlo, ma non c'è abbastanza tempo libero.

Tim: Per fortuna non ho una fidanzata così la maggior parte del mio tempo la passo bevendo birra e guardando porno. Per il resto studio elettronica, musica e suono, in generale.

Kellie: In estate voglio viaggiare sulla mia bicicletta! Quest'inverno ho iniziato ad andare sulla bicicletta. Suono la chitarra e mi piace fare bei concerti e roba simile con la mia band e vedere gli altri ragazzi di altre band! Inoltre mi piace lo sport! E mi piace bere qualche birra con gli amici.


Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Roy: Lavorare seriamente con Funeral Productions, un side project che si occupa di registrazioni in formati video e audio per band Death Metal. Ho registrato live dei Severe Torture, Houwitser e Grave in passato e ho fatto videoclip ufficiali per Profanal, Khaoz e Pleurisy.


Vi vedremo in Italia?

Roy: Quest'anno? Probabilmente sì! L'estate scorsa abbiamo trascorso una settimana in Toscana dai Profanal nel bel mezzo del nulla. E' stato super e se possibile, vi passeremo di nuovo una settimana o un week-end. Ma prima siamo in Olanda per un concerto!


Grazie per il tempo passato con noi, a voi la conclusione con un ultimo messaggio per i nostri lettori.

Roy: Il nostro album di debutto "Step Into Damnation" uscirà presto! Fatelo vostro!!!

Tim: Fracassatevi la testa contro un muro di cemento, registrate su tape e mandatecela. Vi contatteremo al più presto.

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FUNERAL WHORE (english version)


Information
Author: Mourning

Line Up
Roy - Guitar, Vocals
Kellie - Guitar
Tim - Bass
Olle - Drums


The Death Metal scene is full of young good bands, today we are with the rotten and heavy Funeral Whore.

Welcome on Aristocrazia Webzine, how are you doing?

Tim: We are doing fucking great! Awaiting our record deal proposal from Chaos Records for our first and later on, our second full length album.
This label comes from Mexico. And we're just finished here with the daily rehearsal session.

Kellie: We’re waiting also for our split with Profanal!!! It’s out now!!! YEAH!


As usual, let's begin giving some infos on your band and its history.

Roy: Well, we have finally the perfect drummer for our band. Me, Kellie and Olle formed Funeral Whore in late 2006. Since it's existence, 3 drummers have tried but failed miserably. With Olle, who's in fact one of the founders of Funeral Whore, The band makes rapid progress as hell. In the very early stages of rehearsaling, Olle did 1 or 2 sessions and than quiet with it. He foccussed him self on Discharger, a streetpunk band of my brother.

Tim: But, he has returned after he heared the new composition of the band's style which made him hungry for more. We are glad with Olle and he's glad with us.


I had the pleasure of listening to "Dead Upon The Cross" and to the ep "...For All Eternity", the european sound is your main inspiration. Which are your idols, the bands which made you think about creating a death metal band?

Roy: For me, definantly Grave, Unleashed and all other Swedish osdm highlighters of the early '90. But also Benediction is high on my list.Not really idols but much of their material have inspired me to set up Funeral Whore. I don't hear much European sound in it to be honest.


How is playing a so old genre keeping its features and what are the main difference between the new bands and the creators of the genre?

Tim: Many of today's bands wants to make death metal as technical as possible, leaving behind the real feeling of death and brutalism. There playing only sweeps and ultra fast, technical solo's which loses all feeling in the song. It's more LOOK AT MEEEE!!!

Roy: We don't really look at features. Kellie and I like this style of death metal to play and that's the mean thing. Everybody, with the slightest understanding about osdm knows pretty damn well what sounds good and what not. As simple as that.
The early creators were more raw than nowadays crap. Now, everything must be mastered atleast 6 times, than 5 times reamping and than the finishing polishing of the album. Not our cup of tea...

Tim: And I don't like tea


The Netherlands is living a golden era, some bands like Asphyx returned in the scene, other bands splitted up after two great albums (Gorefest), other ones continue their work such as Sinister and God Dethroned. Is it a pleasure being in this scene, right? Do you have contacts with the great bands of your nation? How is metal supported in your country?

Roy: I think the scene here is great indeed! Many shitbands, many fake shit metalheads. That leaves us away from that crap. Osdm bands for instant are very rare in the Netherlands. That's cool! That's underground as we like it. It's a shitscene and it's good for us! We have less or no contact with great bands. Not needed.

Tim: First of, The crowd in Holland mostly judges on how you play. Make one mistake and your done for, when your going crazy on stage. Instead of headbanging and thrashing up the stage or the hall. Second, many people showing of with their knowledge about metal in general or how long they are in the scene.

Roy: Who gives a fuck, plug in and play osdm instead of piss and moan.


How are your days in the reharsal room? How do you create your songs?

Roy: Great!! And with our label contract coming up, we are even more fanatical than ever before. Watching a good slasher movie will work on creating a song. Death and destruction are the most wanted items here with us. Most of the time I create something and Kellie makes the finishing touch on the songs.

Tim: Yeah, yeah. hahah death and decay..... I only drink the beer. One time, when me and Roy were rehearsing we had put on the self made shockumantary "The Great Collection of Death". It's a bit like Faces of Death but a bit more gruesome. While playing, we watched someone kicked a half dead guy in the head on the streets in a third world country.

Roy: This brutal death metal asks for brutal images.


I read on the credits of your releases that mixing and artwork are made by you too, are you satisfied with your work? I wish you to find a good label, but how much is it important to carry forward your ideas? Don't you think that the old school movement is too standardized and that there are too many clones?

Roy: Yes, I'm very pleased with my works so far. Tim did all the mixing of our material.There are bands who are indeed clones from the founders but this is often the case with bands using the Heavy Metal 1987 pedal for guitar. It's a cool sound but when everybody is going to use it, it's a bit to much lookalike with other bands such as Dismember or Entombed. We have the Metal Zone pedal and continue to use it as long as we want.

Tim: Don't forget the tuning in B !!!


Was 2010 a good year? How were your works received, both by fans and the critics?

The band had his ups and downs, before Olle, our 4rd drummer, came back in the summer of that year. Our 2nd drummer was replaced by some guy who was a bit worthless at all fronts. Everything stalled a bit until Olle's return. After the summer we did a couple of shows which turned out to be great. So, the year 2010 was turning out very positive after the summer. Our works, especially the promo "...for All Eternity" were very well received.


The best and the worst live experience? Do you have a festival or a gig which you enjoyed so much that you'd like to repeat?

Roy: Worst was at the Bukbuk in Heiloo 2009. Bad sound, no one headbanging, view visitors and everything went wrong what you can mention..
Best show in Koblenz 2010 at the Jamclub in October ofcourse!!!!! Never forget the supporting Profanal members and Obscure Infinity guys thrashing, moshing and headbaning. Repeat? Hell yeah!!

Tim: They know how to kick some fuckin ass!! Hahaha yeah!!!

Kellie: That night was how it must be!!! It was fucking great!!!


You played with Profanal and Obscure Infinity, what do you think about those days? Three bands from different countries but with the same passion with old school, what do you have in common with them? How is the ambience in live shows with the underground as the protagonist?

Roy: We have very strong contact, brotherhood with Obscure Infinity and Profanal. Aldo we live in different countries, far away from eachother, we have daily contact about vacations and planning out gigs together. I organise gigs here in Holland and If possible, I always try to get one of the other band on stage with us.
We share all the same passion for death metal. Besides that, we also carry the same spirit as comrades among eachother. Havin a good show, good time, chilling out you name it. It is unamaginable how good our relations with eachother is. We are almost all the same, exept that we live in other countries.


Do you hate something of the modern metal scene, both in the music and in the attitude?

Roy: Yeah, almost everything. To much to mention.

Tim: Probably mostly the additude. It's all about additude, not about beer drinking and moshing.


Metal got globalized, the idea of underground adesso got deformed, social networks and mediatic overexposure of some genres (for example black), what should a band do to grow up with selling out its ass?

Roy: I don't know, I don't know such bands and I don't deal with such crap.

Tim: Be to brutal for the masses


Your passions and hobbies? How is your everyday life?

Roy: Most of my time I spend my spare time with my girl, music, band videos productions, arranging gigs, reading books about WWII, doing some scalemodelling every now and than and when there's some time left I work on side projects or visiting friends. I also going to get myself a motorbike soon. There's to much I do and want to do while there's not enough spare time.

Tim: Luckily I don´t have a girlfriend so Most of my time I´m drinking beer and watching porn. For the rest I´m studying elektronics and music-sound in general

Kellie: In the summer I want to ride on my bike! This winter I has started to pimp my bike. I play guitar and like it to have nice gig’s and stuff with my band and see all the other guys from the other bands! Also I like to sport! And I like to drink some beer with my friends.


Which are your projects for the future?

I seriously work on Funeral Productions, a sideproject that makes LIVE recordings in video and audio formats for death metalbands. I recorded LIVE Severe Torture, Houwitser and Grave in the past and made the official videoclips for Profanal, Khaoz and Pleurisy.


Will you see in Italy?

Roy: This year? Probably yeah! Last summer we spend a week in Tuscany at Profanal´s place in the middle of nowhere. It was super and if it’s possible we’ll spend a week or weekend upthere again. But first they come to Holland for a gig!


Thanks for the time spent with us, the last message for our readers is up to you.

Roy: Our debuut album ''Step into Damnation'' will come out soon! Make ´em get it!!!

Tim: Smash you head against a cement wall, record it on tape and send it over to us. We´ll contact you asap.

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domenica 27 febbraio 2011

THE SHIVER - A New Horizon


Informazioni
Gruppo: The Shiver
Anno: 2010
Etichetta: Uk Division
Contatti: www.myspace.com/theshiverband
Autore: Mourning

Tracklist
1. In Obscurity
2. Crushing Down
3. Empty People Empty Words
4. The Fragile Sound
5. Nothing Left To Waste
6. Through This Cold Water
7. Leech And Flower
8. Answers
9. Feel Tomorrow's Light
10. Desire
11. No Longer Here
12. Bring Me To The Horizon

DURATA: 41:41

Il fenomeno Nu Metal e Alt Metal è stato sul finire degli anni Novanta e inizi del nuovo millennio l'ondata che ha più di tutte colpito il mercato, molti album prodotti andavano a ricoprire posti privilegiati nelle classifiche di vendita e non sempre erano così ultracatchy come alcuni li definiscono (certo se uno ascolta solo black e death nella vita anche un martello pneumatico gli sembra svenduto al sound commerciale).
Gente come Disturbed ed Evanescence, formazioni dotate di due singer carismatici come Dave Draiman e Amy Lee, hanno fatto ad esempio fortuna, in tal senso i nostri laziali The Shiver me li ricordano non poco.
Ho scambiato più di una volta chiacchiere sullo space con i ragazzi, disponibili, molto simpatici e come tanti anch'io ero alquanto dubbioso sulla riuscita di un lavoro come "A New Horizon", il mercato è ormai saturo di gente che si cimenta in prove metalliche dal gusto catchy, è quindi facile ritrovarsi solo l'ennesimo clone fra le mani.
Inserendolo nel lettore e ascoltandolo con attenzione è però emerso che la formazione, pur avendo appreso la lezione di quel periodo al meglio, non si limita a giocare con i soliti clichè dello stile.
Certo ci sono momenti, posti per lo più sul finire, in cui il sound tende a standardizzarsi provocando un rilassamento generale poco utile, è comunque evidente che i The Shiver provino riuscendoci in parte a mostrare una gamma di soluzioni intriganti, si passa da una ballad come "Through This Cold Water ", alla scatenante "Answers" in cui i pattern di batteria fanno la differenza potenziandola non poco al cospetto delle altre o si può intonare il coro di una coinvolgente "Nothing Left To Waste" a perdifiato facendosi trasportare come un ragazzino che ha solo voglia di sfogarsi.
Tre canzoni bastano a evidenziare le caratteristiche, tre non solo perché le reputo episodi migliori del disco ma in quanto racchiudono quello che i ragazzi in toto riescono a offrire, ogni altra ha un qualcosa che attiri e la renda collocata al posto giusto in una tracklist che scorre senza grossi intoppi.
Un album, "A New Horizon" orchestrato, organizzato ed eseguito in maniera professionale, la prestazione strumentale è di altissimo livello, le chitarre di Tocci sono perfette nel ricamare le trame adatte a supportare il vissuto empatico della stupenda voce di Faith, è lei il finale che innalza il valore dei singoli passaggi rendendo con le sue linee e il modo in cui le affida alle note le tracce dolci, accattivanti evitando di cadere nel tranello dello smielato all'inverosimile.
Se l'asse chitarra - voce svolge il proprio compito alla grande, l'assetto ritmico che Ale Paolucci (Raw Power) e Finch modellano è calzante e incalzante, grinta, potenza e dinamiche appropriate non mancano di sicuro a una coppia di musicisti che sa come e quando inserire quella pennellata in più per dare colore e vivacità al pezzo.
Fondamentale nella riuscita del disco è l'uso di synth e samples che Faith e Finch giostrano in modo da divenire componente di rilievo ma evitando al tempo stesso di calcare inutilmente la mano, la parola "equilibrio" sembra sia un dogma compositivo caro alla band che nel rispetto di tale principio fornisce una prova sotto quest'aspetto quasi impeccabile.
Possono sicuramenta andare lontano, i mezzi per dare visibilità a una proposta simile all'estero non mancano e il loro girare per l'Europa n'è una conferma, i The Shiver hanno le capacità per ripetere l'impresa storica compiuta dai Lacuna Coil conquistando il mercato americano.
Qualcuno potrà storcere il naso, poco importa, la musica quand'è di qualità, sia catchy o meno trova giusta accoglienza, abbia le borchie o giri in giacca e cravatta per il sottoscritto fa poca differenza, è l'arte che deve sempre e comunque vincere, non posso che dire supportateli.

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DAMNATION DEFACED - Beyond The Pale


Informazioni
Gruppo: Damnation Defaced
Anno: 2010
Etichetta: SAOL / H\'art / Zebralution
Contatti: www.myspace.com/defacedmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Beast Must Die
2. Despised Angel
3. Saintanist
4. Dawn (Interlude)
5. Dead Emotion
6. Serpent's Seal (Interlude)
7. Beyond The Pale
8. Disgraced
9. King Of Greed
10. Dream Shifter
11. They Sow The Wind And Reap The Storm

DURATA: 56:37

Ho davvero perso il conto delle formazioni di death melodico che la Germania sta sfornando a una velocità costante, non so dire se sia un bene o un male, molte sono di un più che discreto livello riuscendo in tanti casi a bypassare la soglia della sufficienza standard ma quanto durerà il trend? Non lo so, fatto sta che anche i Damnation Defaced entrano di diritto in questo girone dell'Inferno.
Che siano particolarmente devoti al sound svedese è abbastanza ovvio, parlare dello stile e non finire in Svezia è pressoché impossibile, sono però meno catchy e allegrotti di tanti loro colleghi, si respira l'aria di scelte del periodo At The Gates primordiale e c'è una vena progressiva che si ritaglia i propri spazi alternandosi con la veemenza come linea guida.
Il disco fornisce una prestazione picchiata, ralletamenti dediti al groove ed è condito dalla vocalità aspra e in varie occassioni lancinante di Philipp Bischoff, l'archittetura dei brani è assemblata in modo da evitare le fasi di stasi che conducono spesso all'uso di soluzioni standard ed è forse questo che permette a "Beyond The Pale" non solo di presentarsi come un ascolto valido ma anche non proprio semplice da assimilare dopo un solo giro nello stereo.
Battono e tirano in velocità solo quando lo ritengono necessario, le melodie che si assestano al di sopra del drumming in quei frangenti serrato di Lucas Katzmann ricamano trame alquanto interessanti così come lo sono gli assoli dello stesso stampo che fuoriescono, tracce quali "Despised Angel", "Saintanist" e la lunga e dinamicamente ben assortita "They Sow The Wind And Reap The Storm" sono le hit di un platter che si difende alla grande mostrando di avere idee da sfruttare.
E' vero che ogni tanto qualche stacco opethiano in cui l'acustica si fa viva è forse troppo derivativo, è altrettanto vero però che l'esibizione malinconica nell'interlude "Dawn" che confluisce nella successiva e passionale "Dead Emotion" è azzeccata al mille per mille, così com'è indovinata il secondo "Serpent's Seal".
I Damnation Defaced sono ispirati, non mancano d'iniziativa e il complesso di tanto lavoro svolto in maniera adeguata porta a casa un risultato di tutto rispetto che però poteva anche esser migliore se avessero curato maggiormente l'aspetto produzione.
Se da un lato infatti la pulizia donata al sound fa sì che la strumentazione sia perfettamente intellegibile, dall'altro il basso dovrebbe pompare di più per garantire un apporto maggiore e le chitarre essere più spesse perchè negli affondi consistenti sembrano perdere potenza e il supporto cristallino in parte le penalizza.
Tolte queste piccole considerazioni e il fatto che ci si dovrà abituare alla voce di Phil, ma che ascoltata un paio di volte vi renderete conto da soli come calzi perfettamente ai brani, "Beyond The Pale" diverrà un cd da scoprire in ogni dettaglio on air dopo on air.
Con queste premesse non posso che consigliarlo agli amanti del death metal melodico augurandomi che col prossimo lavoro i Damnation Defaced si superino regalandoci magari un album da inserire fra i cosiddetti capolavori, il potenziale c'è, nell'attesa do l'ennesima ripassata perché repetita iuvant in alcuni casi.

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lunedì 21 febbraio 2011

RIDE THE SUN - Ride The Sun


Informazioni
Gruppo: Ride The Sun
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/ridethesun
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Evil Reasons
2. Livin' Wrong
3. Compadre
4. Goin' Down
5. Ride

DURATA: 27:18

Per chi segue con una certa costanza il movimento Doom e, nel dettaglio lo Stoner, il 2010 è stato un anno particolarmente prolifico e soddisfacente. In realtà sarebbe meglio affermare che si tenta di seguire la scena Stoner, dal momento che di band appartenenti a questo filone ne escono come funghi. Dovrò essere sincero e vi dirò che quasi mai sono rimasto deluso dai dischi che calcano questo percorso musicale. E nemmeno questa volta vengo smentito.
I Ride The Sun sono un trio proveniente dal Minnesota formato da Lydell nel ruolo di cantante/chitarrista, Kip Page al basso e Dominic Caltagirone dietro le pelli. La devozione di questi ragazzi per il sound desertico è pressochè totale. Le influenze sabbathiane vengono infatti fuse con la migliore attitudine musicale dei maestri dello Stoner (dai, non sto nemmeno più qui a citare i nomi, non credo ve ne sia bisogno).
Questo Ep di debutto ha tutte le carte in regola per assestarsi come una prima prova più che convincente. Il riffing e il relativo ripieno di fuzzy sono robusti ed energici; la voce è ruvida al punto giusto e ascoltandola non si può fare a meno di pensare: "Cristo, ma non sapevo che John Garcia avesse un altro progetto con questo monicker!".
I cinque pezzi che compongono il disco sono dinamici e coinvolgenti, le ritmiche strabordano di un groove davvero efficace. Le composizioni non sono certo statiche in quanto alcuni piccoli dettagli riescono sempre a dare un tocco di personalità ai brani, siano le forti venature bluesy di "Livin' Wrong" e "Compadre", la spiccatissima vena doomish della bellissima "Goin' Down" o il pregevole assolo posto nel finale di "Ride"
Bene, arrivato a questo punto io non ho più altro da dire e non credo nemmeno ve ne sia più la necessità.
Ora la storia è davvero semplice: amate lo Stoner? Se la risposta è affermativa, procuratevi questo lavoro. Fatto ciò, prendete una cassa di Corona (o se preferite una bottiglia di tequila, vedete un po' voi cosa vi garba di più), mettetevi comodi e cominciate a trangugiare come spugne con "Ride The Sun" in sottofondo.
Del resto spesso basta davvero poco per godersi la vita come si deve...

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WHISPERS OF FATE - Embrace My Winter


Informazioni
Gruppo: Whispers Of Fate
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/whispersoffate - http://whispersoffate.webs.com/ - www.facebook.com/pages/Whispers-Of-Fate/108270139217990
Autore: M1

Tracklist
1. Forgotten Prayer
2. Pain Of Earth
3. Dance Of The Clouds
4. Wasted World
5. Sphere
6. Preludio D'Inverno
7. Frozen Heart

DURATA: 31:54


Whispers Of Fate è il nome di una nuova band italica proveniente da Treviso, nata dal connubio formato da Betty (cantante) e Kaos (chitarrista) a cui si sono uniti Venom (tastierista) e Alexander (batterista). Quanto offrono nella mezz'ora di "Embrace My Winter", album d'esordio autoprodotto, è un metal sinfonico dai tratti gothic e dall'approccio romantico e vagamente naturalistico che porta alla mente fra gli altri i Within Temptation.

I pezzi si muovono mai eccessivamente veloci, le andature anzi sono contenute (tanto che talvolta la batteria pare "costretta" a fermare la propria "foga") e la chitarra suona sì corposa come è tipico dello stile ma sovrastata dalle tastiere. Ad ogni modo siamo lontani dalla magniloquenza di certi Nightwish, qui di power non c'è praticamente nulla. Gli stessi titoli delle canzoni sono esplicativi di un'intimità dei brani ricreata ora dai grevi archi posti in apertura di "Wasted World", ora dall'uso di una malinconica chitarra acustica. Fondamentale in questa opera è la voce di Betty, piacevole da ascoltare e che ricerca di donare profondità alla propria prova inserendo qua e là qualche passaggio lirico (nella breve "Preludio D'Inverno" sperimenta anche l'uso dell'italiano). Il pezzo che mi ha colpito di più è sicuramente "Pain Of Earth", dotato di una struttura dinamica, mette in mostra le buone qualità dei nostri fra cui un assolo di chitarra.

Fra gli aspetti da rifinire pare ovvio citare la produzione, io suoni dato il genere andrebbero "sgrezzati" leggermente ma è chiaro che questa pecca è dovuta al lavoro "fai-da-te". Le tastiere invece sono il pezzo forte e seppure non originali caratterizzano i brani in maniera adeguata. Infine mi sarebbe piaciuto ascoltare, e qui parlo da non esperto, un po' più di brio a livello di ritmiche. L'impostazione generale è ovviamente di un certo tipo, però qualche altra accelerazione non sarebbe stata male.

Detto quindi di un primo album più che discreto, il bello per i Whispers Of Fate viene proprio ora: aumentare spessore e personalità della proposta con l'aiuto magari di una label. La materia prima c'è, equamente distribuita nei quattro ragazzi. In bocca al lupo!

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SCHAMMASCH - Sic Lvceat Lvx


Informazioni
Gruppo: Schammasch
Anno: 2010
Etichetta: Black Tower Productions
Contatti: www.myspace.com/schammaschch - www.black-tower.ch
Autore: ticino1

Tracklist
1. Lvx Æterna
2. He Whose Face Is Made Of Entrails
3. Chaos Reigns
4. No Light From The Fires
5. Black But Shining
6. INRI
7. The Venom Of Gods

DURATA: 42:26

Schammasch… questo è un nome oscuro per un dio dedito alla luce, è il nome DEL dio della luce babilonese. Riuscirà il disco qui discusso a illuminare le nostre orecchie e menti?

Questo trio basilese, Basilea si trova nel centro-nord svizzero al confine con Francia e Germania, è composto di musicisti esperti che parteciparono già a registrazioni con altri gruppi.

Il libercolo allegato al disco è piuttosto magro, contiene le foto del trio e i testi, ma l’esperienza dice che non sempre l’abito fa il monaco. Dopo avere schiacciato "play", mi lascio trasportare dalle note della formazione. La produzione è veramente buona, soda e robusta. Gli strumenti risaltano come mai e la ritmica martella inesorabilmente l’ascoltatore.

Notevole è l’intensità dei pezzi che sono lenti, quasi tendenti al doom. Quando il pubblico crede che sia giunta l’ora d’annoiarsi, il gruppo lascia brillare una mina per risvegliare gli animi stanchi. Lo stile è comunque death con aloni neri, cosa che non sorprende se consideriamo il curriculum vitae dei musicisti. Questi dimostrano di padroneggiare gli strumenti e le armonie, producendo ambienti, atmosfere e racconti sovente inabituali per l’ascoltatore di metal. Cito solo "No Light From The Fires" in cui l’elettrico scivola senza attrito alcuno nell’acustica ipnotica e cupa. Sono particolarmente toccato dal lavoro di batteria di Boris che tratta le pelli e piatti con tocchi perfettamente opportuni e convenienti agli altri strumenti. Le singole tracce non sono da considerare come fogli di carta ma come capitoli di un libro con un inizio, una trama e una fine.

Ricapitoliamo. Il cd è sicuramente appannaggio di un pubblico stanco di riscontrare un déjà-vu da ogni nota sentita. Mentre lasciavo ruotare il disco, fui toccato da sensazioni come le ricevo sotto l’influenza di alcuni progetti ambient. I Schammasch non sono gli ospiti ideali di una festa ma piuttosto di una seduta spiritica personale al momento giusto.

Sono sicuro che questi signori guadagneranno parecchi fan e che ci sorprenderanno con altri lavori di alta qualità.

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NECRONOCLAST - Ashes


Informazioni
Gruppo: Necronoclast
Anno: 2011
Etichetta: Moribund Records
Contatti: www.necronoclast.com
Autore: ticino1

Tracklist
1. Serpents
2. Looking Glass
3. Ashes
4. Ravenous
5. Ghostways
6. Veil Of Flies
7. Kajicnické Ðaty

DURATA: 44:56

Non oso pensare a quanti "one man project" black metal siano già apparsi su questo pianeta. A volte mi vengono in mente i musicisti di strada che con tamburini e fisarmonica intrattengono il pubblico. Questi sono pure “one man bands”. Non crediate che voglia offendere qualcuno ma il paragone tiene.

Il progetto Necronoclast vide la luce nel 2003 in Scozia sotto la mano protettrice di Greg Edwards che si occupa di tutti gli strumenti, rispettivamente della programmazione del drum computer. Finora sono usciti un demo e quattro dischi, compreso quello discusso qui.

Sette piste, sette storie raccontate da uno scozzese imbacuccato in una toga nera. Qual è il risultato? I pezzi sono coerenti fra loro e non appaiono monotoni. L’ascoltatore è trasportato da paesaggi montagnosi e impervi a laghi freddi, prima di passare per vallate ventose. La musica riesce a trasmettere sentimenti diversi, pur non offrendo qualcosa di fresco o di veramente interessante. La voce straziata sostiene il castello di strumenti rendendo il tutto ancora più oscuro. “Ghostways” è una pista che sintetizza il lavoro: riff e cambiamenti di tempo, atmosfere oscure e disperate.

"Ashes" è un’opera che piacerà all’amico del black tradizionale variato e senza fronzoli. Questi non sperpererà il suo denaro per nulla. Coloro che invece preferissero varietà e novità lascino correre.

Il disco è assolutamente solido e composto da un musicista che chiaramente sa il fatto suo.

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DOLCINIAN - Poenitentiam Agite


Informazioni
Gruppo: Dolcinian
Anno: 2011
Etichetta: Ordo MCM
Contatti: www.myspace.com/dolcinian - www.ordomcm.com
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Penitenthiagite
2. Historia Fratris Dulcini Heresiarche

DURATA: 13:00

Che il nostro connazionale Count David sia un autore prolifico lo dimostrano le numerose release musicali che portano la sua firma. In passato abbiamo avuto modo di parlare del suo progetto solista L'Ordre Du Temple (debut edito da My Funeral Records) e della sua band Eneth (sotto Electric Horizon) su queste stesse pagine. Stavolta invece andiamo a scoprire i Dolcinian, band fondata da Count David con membri dei Fourth Monarchy, che escono con questo sette pollici prodotto dalla Ordo MCM. Innanzitutto c'è da dire che la confezione è quanto di meglio abbia visto nel campo dei singoli: un bel gatefold contenente i testi dei due pezzi e una grafica che rimanda direttamente al concept del lavoro, ovvero la predicazione di Fra' Dolcino e il suo movimento ereticale, soppresso dalla Chiesa Cattolica nel 1307 dopo una crociata mossa specificatamente contro i Dolciniani. Come si può immaginare i testi parlano di millenarismo, eresia e lotta alla Chiesa di Roma (come già trattato da Count David nel debut "In Hoc Signo Vinces" de L'Ordre Du Temple a riguardo dei Cavalieri Templari). Musicalmente siamo nel reame del black metal più intransigente: chitarre zanzarose e voce marcia farebbero pensare alla solita proposta underground, ma l'estro compositivo della band viene fuori nell'unione di questo sound con altri dal sapore medioevale. Parti tirate si alternano ad altre scandite dalla chitarra acustica e dal flauto, che ci proiettano direttamente nel 1300, dove la ricerca dell'assoluto si mischia con la violenza della lotta militare per la difesa dei propri ideali. In definitiva un ottimo lavoro, sia da parte della band che dell'etichetta, che ha saputo valorizzare i due lunghi brani presenti in questo singolo con una resa grafica d'eccezione. Il prodotto è consigliato a un target particolare: persone che amano il black metal nella sua forma più underground e crudele, ma con un tocco di inventiva che rende questi brani qualcosa di nuovo e non scontato.

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ARCHIMAGE - In Majestic Silence


Informazioni
Gruppo: Archimage
Anno: 2011
Etichetta: Danger Marked Agenda
Contatti: www.myspace.com/archimagehorde
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Solstice Of Winter
2. Thoughts On Deathbed
3. Unholy Pilgrimage
4. Drown In Pitch Black Darkness
5. The Dark Glory Of Quietus
6. The Hermit
7. Suffer The Aeon
8. Towards Eternity

DURATA: 48:42

"Raw & Cold", questi due aggettivi basterebbero per riassumere la prova degli Archimage, i finnici, ormai in attività da più di un lustro, arrivano nel 2011 a tagliare il traguardo che ci consegna la prima uscita di spessore, il full "In Majestic Silence".
Appartengono al filone classico, richiamano l'old school black metal senza mezzi termini, produzione decisamente cruda, chitarre sature e tante sfuriate repentine in velocità che rendono incalzanti i brani.
Non c'è nulla di nuovo nel sound proposto nelle otto tracce, è un disco fondamentalista che si basa sugli albori e quanto già scritto in passato viene interpretato seguendo le lezioni dei grandi, questa potrà esser valutata come pecca per alcuni o piacevole dimostrazione di coerenza per altri, fatto sta che il trio composto da Prophetheus Evil (voce e chitarra), O. Sirius (batteria) e Hastur (basso) formalmente non mostra grossi difetti.
C'è sicuramente da apportare qualche modifica allo schema compositivo delle canzoni, la troppa omogeneità del platter tende ad appiattirne i toni, non basta solo il lasciarsi andare in sfuriate di blast, al contrario è proprio nei momenti in cui la formazione si allontana da quelle modalità a trovare la quadratura del cerchio.
Le melodie e le parti in cui figura la presenza dell'acustica non fanno che venire loro incontro, evitando quell'ostinarsi nelle infruttuose corse.
Dando invece spazio più ampio alla monoliticità dei mid-tempos farebbero acquistare una propensione non dico personale ma neanche ricalcante in maniera forzata lo stampo d'altrui fattura.
Brani come "Thoughts On Deathbed", "Unholy Pilgrimage", la lunga e ben assemblata "Suffer The Aeon", il breve strumentale "The Hermit" e parte della quarta in scaletta "Drown In Pitch Black Darkness" regalano spunti piacevoli e il prospettare migliorie future non è quindi utopia, del resto il lavoro svolto per quanto canonico brutto non è, ha nella voce di Propheteus Evil e nella passione messa in mostra le armi vincenti, queste doti e ciò che di valido si è ottenuto con questo step importante potranno essere di buon auspicio per le prossime uscite.
Per ora non posso far altro che consigliare l'ascolto di "In Majestic Silence" esclusivamente ai perennemente affamati di tale tipologia di dischi, troveranno pane per i loro denti.

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BLUT AUS NORD - The Mystical Beast Of Rebellion


Informazioni
Gruppo: Blut Aus Nord
Anno: 2011
Etichetta: Debemur Morti
Contatti: www.blutausnord.com - www.myspace.com/OurDialogueWiththeStars
Autore: Mourning

Tracklist
CD 1
1. The Fall: Chapter I
2. The Fall: Chapter II
3. The Fall: Chapter III
4. The Fall: Chapter IV
5. The Fall: Chapter V
6. The Fall: Chapter VI

CD 2
1. The Fall: Chapter VII
2. The Fall: Chapter VII
3. The Fall: Chapter VII

DURATA: 1:18:23

Il panorama black negli anni si è frastagliato, evoluto e involuto, le band hanno sempre provato a dare una forma personale al proprio stile dividendo gli ascoltatori e prendendosi critiche e elogi a seconda delle scelte e dei gusti com'è giusta norma.
Darkthrone, Deathspell Omega e Satyricon per quanto realtà molto differenti l'una dall'altra sono esempi lampanti di cambi di direzione voluti e che hanno diviso il pubblico, altra formazione meno quotata (stranamente) eppure dal valore pressoché indiscutibile è quella dei francesi Blut Aus Nord.
Attivi dal 1994 hanno intrapreso un percorso irto d'ostacoli passando dalla classica natura black metal più raw dei primi album "Ultima Thulée" e "Memoria Vetusta I: Fathers Of The Icy Age" agli alienanti paesaggi che hanno contraddistinto la seconda parte della carriera in "MoRT" e "Odinist - The Destruction Of Reason By Illumination".
Citando il proverbio "la verità sta sempre nel mezzo" indico la fase centrale della discografia come fondamentale chiave per avvicinarsi a tale band, "The Mystical Beast Of Rebellion" e "The Work Which Transforms God" rimangono per il sottoscritto le perle più nero lucenti e fascinose sin qui donateci.
Proprio di uno dei due gioielli si è da poco occupata la Debemur Morti, label con cui si sono accasati i transalpini, "The Mystical Beast Of Rebellion" per chi al tempo non fosse riuscito a reperirlo viene adesso ristampato in una versione estesa che oltre le sei tracce originarie del concept "The Fall", ne inserisce in un secondo cd (o in vinile limitato a 250 copie) altre tre a proseguire tale sentiero di caduta.
Un disco ancorato in parte alle caratteristiche più crude e sanguinarie del black, è semplice scorgere nel riffing una violenza le cui movenze acide e incattivite assumono sostanza, non lontani sicuramente dalla primorde essenza darkthroniana quanto allo stesso tempo fautori di una esplorazione nel buio e nell'isolazionismo improvviso figurato nei momenti in cui il sound accusa delle stoppate improvvise che ne abbattono il muro innalzando una coltre ipnotica minimale.
Detta così potrebbe sembrare un album come tanti che ha solo bisogno di on air ripetuti nello stereo, per alcuni può darsi ma in tanti pur avendo provato e riprovato non sono mai riusciti a entrarvi in contatto, di solito capita quando si ha dinanzi una storia che ha una chiave forse sin troppo semplice da recepire e non la si recepisce perchè si preferisce non vedere la via più facile e cercare il pelo nell'uovo o al contrario talmente complicata da richiedere un impegno costante nell'ascolto che in molti dicono di possedere ma che tirando le somme smentiscono col fatto di rilasciare volentieri frasi del tipo: "nulla di nuovo, è tutta immaginazione vostra" o "dai finiamola questi suonano come tremila altre band", sarà, ma non è così.
Se le prime sei canzoni bene o male un assiduo fruitore del genere dovrebbe conoscerle anche solo per sentito dire e si potrebbe sfruttare quest'uscita come occasione adatta per avvicinarsi alla musica dei Blut Aus Nord, con gli episodi aggiunti "The Mystical Beast Of Rebellion" ci guadagna.
Certo è un'operazione commerciale per tirare acqua al proprio mulino l'offrire un qualcosa in più che attiri anche chi possiede la stampa originaria, posso però affermare che "The Fall Chapter: VII" si attesta come una prova riuscita, s'incastra bene nel mood claustrofobico delle scelte passate aumentandone la dose di misantropia e di malignità, allenta per l'ennesima volta i ritmi, è desolante, contrastando le accelerazioni che in un modo o nell'altro forgiano il carattere dell'opera per com'era stata composta agli inizi del millennio, particolarmente piacevole e inaspettata è la vena melodica che interagisce in particolar modo nella seconda frazione di questo settimo capitolo, le sorprese non mancano.
Consiglio l'ascolto e il conseguente acquisto di quest'album soprattutto a chi non ha ancora avuto esperienza con l'arte dei Blut Aus Nord, lo ritengo il platter adeguato per intraprendere un'avventura in loro compagnia, il metro più corretto per poter poi dare un giudizio su ciò che erano prima e ciò che sono diventati in seguito, "The Mystical Beast Of Rebellion" è in ogni caso un lavoro che non dovrebbe risultare assente nelle collezioni degli innamorati del genere.

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DARKENED SOULS - Tales From The Dark Path


Informazioni
Gruppo: Darkened Souls
Anno: 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/darkenedsoulsmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Beginning
2. Downfall And Awakening
3. Nothing To The Future
4. Thoughts In The Shadows
5. Home Trip
6. The Forest Told My Name
7. Cold Winds
8. ...And Snow Covers The Earth

DURATA: 51:23

Sono finlandesi e suonano da finlandesi, i Darkened Souls secondo Metal Archives dovrebbero essere una formazione di melodic death/doom che nel mese di gennaio ha dato alle stampe il debutto "Tales From The Dark Path".
L'album ingloba in sè la passione per il lato melodico, carezzevole e meno aspro dello stile death oriented e che per tanti versi si avvicina a creature conosciute quali Sentenced della via di mezzo e Amorphis, il sound del quintetto ha quel non so che di naturalistico che gli attribuisce una identità folk senza aver bisogno di attingere volutamente alla strumentistica che caratterizza quel tipo di soluzione.
Sono le atmosfere e l'uso dei synth andanti a fornire una dinamica che sembra disegnare un sentiero innevato all'interno di una foresta, la pressione delle chitarre, i ritmi decisamente su di giri al cospetto del canonico doom/death marcescente e un connubio di voci clean e growl fanno dei brani una proposta appetibile più a chi ascolta death melodico e atmosfere da black regale e pomposo che agli assidui fruitori della sezione doom e onestamente non saprei neanche se sia corretto definirli affini a tale stile se non per sparuti rallentamenti.
Classicheggiante nelle intarsiature in cui l'heavy riesce di tanto in tanto a far breccia, coadiuvato da un aspetto rock progressivo che ricorda quello dell'ultima generazione Amorphis, "Tales From The Dark Path" è in possesso di tracce ispirate ed equilibrate nel porsi all'orecchio.
L'irruenza dell'opener "Downfall And Awakening" addolcita dalle tastiere eteree trova contraltare nei tratti evocativi che innalzano una "Through The Shadows", "Home Trip" sembra uscita dall'archivio old dei Dimmu Borgir quando ancora suonavano quel black rituale e melodico privo di egocentrismo e soluzioni degne di una svendita dell'usato andata male, miscelando sapientemente i picchi più estremi sinora sviluppati con la forma progressiva da cui le canzoni attingono.
E' una bella pignatta che ribolle quella messa sul fuoco dai Darkened Souls, non sempre le scelte intraprese giungono a centrare il bersaglio prepostosi ma non ne sono così lontane.
Con "Cold Winds" l'incedere serrato e minaccioso e i synth a tappeto costantemente presenti tessono una tela avvinghiante, la melodia è gelida come il vento ghiacciato che da titolo al pezzo, mentre le chitarre e il drumming s'indiavolano infervorandosi ed è tanta la sinfonia che viene profusa da ricordare seppur alla lontana (e neanche tanto) gli svedesi Zonaria. L'etichetta doom diviene sempre meno idonea, inapplicabile al sound del combo, la conclusiva "...And Snow Covers The Earth" non fa che confermare quanto tale definizione sia lontana dalla realtà che i fatti in maniera lapalissiana raccontano minuto dopo minuto, c'è una vena gotica trasparente ma ogni landa oscura e desolata fatta di sofferenza pachidermica, atmosfere espanse all'inverosimile e riff ciclici è distante anni luce dalla visione prestante, melancolica e sympho dei Darkened Souls.
Il lavoro, prodotto dallo stesso batterista della band Kalle nel loro studio, avrebbe magari goduto di scelte che avessero reso ancora più nitido e pulito il risultato ma così crudo e ben definito com'è riesce comunque a offrire un degno supporto a "Tales From The Dark Path".
Nota di merito alla prova del tastierista Samuli che pur cresciuto a pane e Dimmu Borgir/Emperor (queste due realtà si percepiscono palesemente nel suo modo d'impostare i synth, e un altro paio vi verranno in mente) riesce a dare profondità e intensità alle tracce sorrette dalla robusta prova chitarristica del duo composto da Jani (anche voce) e Vesku.
Non so realmente come definire il genere proposto dai ragazzi, so però che potrà interessare prevalentemente gli amanti del settore estremo legato al melodico/sinfonico, date un ascolto a "Tales From The Dark Path", costruitevi un'idea personale ma non fatelo passare inosservato, sarebbe un peccato.

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SRODEK - Förfall


Informazioni
Gruppo: Srodek
Anno: 2011
Etichetta: Atmf
Contatti: www.myspace.com/srodek
Autore: Mourning

Tracklist
1. Echoes From The Past
2. Bleak
3. Förfall
4. Rotboskogens Djup
5. Vågtjärns Svarta Vatten
6. Ödestad
7. Outro

DURATA: 37:15

Secondo album per il progetto solista di Nekrofucker aka Jon degli Svarti Loghin, la musica del talentuoso artista svedese non è molto lontana come attitudine e tipologia da quella proposta col combo che ha rilasciato nell'anno passato il buonissimo "Drifting Through The Void".
E' un black metal fortemente incline all'atmosferico quello che "Förfall" ci presenta, dotato di una componente ritualistica spiccata che si cinge all'esplorazione delle lande oscure attraverso melodie intrise d'amaro e un sound ronzante non lontano dall'evocare seppur in minima parte la figura portante Burzum.
I brani hanno come unica pecca, se tale la si può definire, il fatto di sembrare il più delle volte una sorta di b-sides ben riuscite del lavoro svolto con gli Svarti, le soluzioni legate all'ambientazione in cui far sviluppare l'assetto melodico, l'incastro delle voci e i suoni non sono poi così differenti.
Ciò non toglie che l'ascolto di canzoni quali "Bleak" e "Förfall" mi sia alquanto gradito perché pur avvicinandosi non ricalcano a pieno titolo il percorso già segnato, mentre trovo ancor più intrigante la prospettiva offerta da "Rotboskogens Djup" in cui il riffing ampio e velato da un ulteriore strato di sofferente melancolia ne appesantisce un incedere di per sè già trascinato e dove la prestazione vocale mette in mostra una volontà celebrativa superiore.
La velocità pimpante di "Vågtjärns Svarta Vatten" riporta a galla la scia sonora iniziale, il rimando è palese ma come le tracce di partenza la discreta vena compositiva di Nekrofucker fa sì che scivoli via senza troppi problemi, l'interesse cresce quando i toni diventano più grevi e la canzone si dirige verso una deriva emotiva costellata di urla disperate.
Molto più ruvida e aspra si rivela "Ödestad" i cui contorni abbandonano la malinconia sostituendola con una cattiveria di fondo che ribolle nelle chitarre maggiormente fosche.
"Förfall" è un album che ha i suoi perché, Nekrofucker sia strumentalmente che nelle linee di voce dimostra di avere le idee chiare e quando si può usufruire di una produzione che dia al suono una dimensione adatta (il basso ormai hanno compreso che va tenuto in conto) ciò che ne vien fuori è un disco che potrà avere riscontri positivi.
I detrattori esistono ed esisteranno sempre e comunque, la similitudine con gli Svarti farà storcere il naso a qualcuno ma in fin dei conti chi se ne frega?
Se avete apprezzato quelli riuscirete di sicuro a far vostro anche "Förfall" che offre una visione più black evitando il rock-oriented regalatoci in altra sede, il resto sono chiacchiere.

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HATEFORM - Origins Of Plague


Informazioni
Gruppo: Hateform
Anno: 2010
Etichetta: 7: 45 Records
Contatti: www.myspace.com/hateform
Autore: Mourning

Tracklist
1. Hate Equals Salvation
2. Foundry
3. Abhorrent Reincarnation
4. Rise Of The Deceived
5. Remain Unbound
6. Non Compos Mentis
7. There Will Be None
8. Needles Be Driven
9. Set Out The Sun

DURATA: 41:08

I finnici Hateform tornano alla carica più incazzati che mai, sono passati due anni dal debutto "Dominance", una bella badilata death/thrash che mi era piaciuta non poco, adesso mi trovo fra le mani un successore, "Origins Of Plague", anche più tosto.
Non erano molte le speranze riposte in questo disco data la facilità con cui si svendono le formazioni odiernamente, loro partivano già con l'handicap d'appartenere al filone moderno dello stile, quello che si sta sputtanando con una velocità che ha del disarmante, le mie perplessità sono andate in frantumi dopo un solo ascolto.
Partiamo dal presupposto che anche se il monicker è relativamente giovane ha dietro di sè musicisti che navigano nella scena metallica da tempo, membri di act consolidati quali Mors Principium Est, Torture Killer, Demigod e appartenenti anche a band che nell'anno passato han fatto una buona figura con il proprio debutto come i Solution.45.
Fatto questo preambolo importante ma non fondamentale, è il disco che mi preme abbia la vostra attenzione, è indiavolato, ficcante, una massa di groove pesante come una tonnellata di mattoni condita da scelte melodiche mai invadenti e incastonate al meglio soprattutto nello sviluppo della solistica che permettono a "Origins Of Plague" di porsi nettamente al di sopra della scadente e becera media delle uscite che inondano il mercato saturandolo di roba da un passaggio e via.
Pensate all'approccio di certe soluzioni Arch Enemy spogliate però dell'inutilità del growl della Gossow, in quel ruolo per nostra fortuna c'è Petry Nystrom seriamente duro e profondo quanto deve, ogni apertura della bocca è un pugno allo stomaco e lasciate perdere le divagazioni degli stessi svedesi in territori catchy, affondate invece nel groovy corposo e dirompente della fantastica brutalità melodica mista alla componente appena accennata insita in una "Abhorrent Reincarnation".
Devastanti sono le botte che le fasi allentate di "Non Compos Mentis" e quelle sparate in accelerazione di "There Will Be None" rifilano in sequenza, come non godersi poi l'assolo melodico che si staglia improvviso in "Rise Of The Deceived"?
Come avrete capito il platter ha tanto da dare, ne ho avute parecchie di release di questo tipo nelle orecchie, soprattutto il 2010 le ha gettate fuori quasi in maniera seriale purtroppo a molte mancava la verve naturale che facesse esplodere la cattiveria dei pezzi, gli Hateform hanno realizzato a loro modo una combinazione ideale per dar forma all'odio riversandolo nelle note concitate e aggressive che in altri episodi quali l'opener "Hate Equals Salvation", "Remain Unbound" e la conclusiva "Set Out The Sun" vengono rilasciate con una compattezza non indifferente.
Eppure anche in un album simile, costruito per bastonare, è facile scoprire quelle parti poste a spezzare per un attimo il corso irruento del fiume addolcendolo, una finta carezza prima della vera manata, penso ai passaggi più dolciastri ma mai sputtanatamente catchy o alla sorpresa che mi trovo all'orecchio ascoltando un violoncello che fa la propria comparsata nel concludersi del pezzo posto in fondo alla tracklist.
Suona moderno sì, è prodotto con una pulizia più che discreta ma non è per nulla meccanico, "Origins Of Plague" potrà quindi ricevere apprezzamento anche da una ristretta fascia di old schooler, ovviamente se pensate che un qualsiasi album che abbia a che fare col death debba avere un sound alla Autopsy, lasciate perdere, non avrete mai il feeling adatto per gustarvi una proposta simile, peccato per voi è un'occasione persa malamente.

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RED ONIONS - Diario Di Un Uomo Qualunque


Informazioni
Gruppo: Red Onions
Anno: 2010
Etichetta: Red Onions Records
Contatti: www.redonions.it - www.myspace.com/redonions
Autore: Mourning

Tracklist
1. Prologo
2. Diario Di Un Uomo Qualunque
3. Numinosa Diagnosi
4. Night Time Blues
5. Epitaffio Per La Prima Morte Di Un Sogno
6. Paesaggio Notturno
7. Ricordo Di Bimba
8. Serpenti
9. Occhio Del Giorno
10. Disarmonico Allegro
11. Epilogo

DURATA: 1:01:26

"Diario Di Un Uomo Qualunque" è l'album di debutto dei Red Onions, i rocker nostrani sono una di quelle formazioni che non ama le barriere, i recinti in cui chiudersi, amano viaggiare e lo fanno portando in musica non solo la passionalità del rock più puro ma inserendo una forte componente progressiva e psichedelica e una introspettività cantautorale che elevano la musica a un livello superiore.
Gli undici capitoli del disco s'inanellano uno dopo l'altro componendo il racconto di un uomo come tanti, come tanti diviso tra gioie e dolori, tra pensieri illuminanti e oblianti ed un saliscendi di emozioni capaci di farlo puntare alle vette più alte e spingerlo nel baratro repentinamente.
L'art rock è qualcosa che ti permette con le note di andare ben oltre il vissuto musicale del momento proiettando una serie d'immagini che diventano nitide a seconda del feeling che si viene a ricreare, è questa l'arma in più del platter.
Le tracce sono molto piacevoli all'ascolto e con rimandi netti a formazioni storiche del panorama british seventies ma preferirei ricordare qualcuna delle nostrane che i più giovani probabilmente conoscono poco come i Rovescio Della Medaglia e i Raccomandata con Ricevuta Di Ritorno che si mescolano con il cantautorato nostrano di un De Andrè e di gucciniana memoria, si nutrono di una natura dinamicamente accattivante e che sa alternare toni grevi e melancolici ad altri adrenalinici e caratterizzati dalla spinta del rock più elettrico.
La sezione ritmica fornisce quei cambi di tempo e quelle variazioni sul tema che permettono ai brani, indisturbatamente intenti a costruire i tasselli del percorso, di divincolarsi in direzioni che si venano di blues come accade in "Night Time Blues", vogliose di delirare per ciò che si è perduto in "Epitaffio Per La Prima Morte Di Un Sogno", di mostrare una carnalità primordiale in "Paesaggio Notturno" portando poi alla ribalta gli estremi legati alla dolcezza "fischiata dal vento" coperta da un velo di tristezza in "Ricordi Di Bimba" e alla malsana scala di potere e arrivismo che ci narra "Serpenti".
I Red Onions sono dei menestrelli che con una serie di riff convincenti, buoni assoli e la spiccata abilità di chi sa mettersi attorno a un fuoco (fantastica l'essenza tribale racchiusa in "Occhio Del Giorno") esprimendo con la semplicità di un bambino e la maestria di uno sciamano i propri pensieri ci portano all'interno di un mondo che è quello della vita di ogni giorno fatta di gioie e dolori.
Musicalmente c'è tanto da apprezzare in "Diaro Di Un Uomo Qualunque" e qualche sbavatura dietro al microfono non può di certo mettere in discussione la prova di musicisti che han tanto da dire.
Da appassionato di metal quale sono, devo dire che ascoltando quest'album ho avuto l'impressione (e non solo) che quel finire d'anni Settanta che avrebbe alimentato il fuoco della NWOBHM e certe soluzioni care a gente odierna che guarda indietro con la vivida passione d'un tempo, vedasi i menestrelli Slough Feg, siano affini al sound proposto dai Red Onions.
Consiglio quindi "Diario Di Un Uomo Qualunque" sia agli appassionati del rock ricercato, sia a chi, magari non digerendo in pieno il filone, è amante delle sonorità metallizzate vive e gode di quel periodo d'oro della terra d'Albione, potrebbe rimanerne sorpreso.

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REVEREND KILL - War And Conflict


Informazioni
Gruppo: Reverend Kill
Anno: 2010
Etichetta: Mercykill Records
Contatti: www.myspace.com/reverendkill
Autore: Mourning

Tracklist
1. Custer Falls
2. Aries Burns
3. Operation Searchlight
4. Feeding The Machine
5. Empire Of Blood
6. March Of The Green Beret
7. Deathgrip
8. Sand And Light
9. Truth Conflict
10.War

DURATA: 37:40

Avevamo lasciato i canadesi Reverend Kill con l'uscita di "His Blood, Our Victory", la band mostrava d'avere delle buone potenzialità anche se stentava nello sfruttarle, il death/thrash melodico sinora presentato riusciva solo in alcuni momenti a fare il proprio compito.
Col 2010 arriva il terzo capitolo intitolato "War And Conflict", al basso non troviamo più Kyle Farrell a cui è subentrato AJ Kovar ma il resto della line-up è rimasta integra, il disco è indubbiamente maturo e centrato rispetto al recente passato, il lavoro dei due chitarristi già in gran spolvero nel precedente qui diventa una vera arma da cui non si può prescindere.
Il platter, incentrato su un concept guerrafondaio che racconta particolari dello scontro fra le nazioni di Bangladesh e Pakistan, tematicamente tratta una situazione di conflitto che percuote similarmente varie parti del nostro globo (spesso non se ne parla, non vuol dire che ciò non accada).
Si nota sin da subito come il percorso intrapreso sia ancor più guitar oriented, le melodie sono scorrevoli e accattivanti pescando sia dal panorama svedese di Amon Amarth e qualcosa dei primordi Arch Enemy, sia dall'heavy più classico e maideniano evitando di scadere nel becero clonare le troppe realtà melodic che troviamo sul mercato.
Brani come "Aries Burns", "Operation Searchlight", "Empire Of Blood", "March Of The Green Beret", "Deathgrip" e "Truth Conflict" sono l'esempio di come i Reverend Kill siano riusciti nell'inquadrare la proposta dandole una forma un minimo personale e sfruttando finalmente dinamiche di batteria convincenti che forniscono una spinta compatta che ne valorizza la prestanza.
Nota di merito agli inserti solistici, quando le asce si sfogano escon fuori dei solismi belli, incastonati perfettamente nel contesto della canzone e che non ricoprono il solo ruolo di orpello ma s'identificano appieno con lo svolgimento e alla prestazione vocale di Paul efficace e stavolta variegata nel porsi alternando in maniera più decisa il growl ai tratti scream.
La produzione non è il massimo, da un lato la trovo personalmente di mio gusto perché cruda e quasi live in certi momenti, d'altro canto una più pulita e netta avrebbe dato quel quid in più però si sarebbe perso quel calore che la rende reale.
Sono soddisfatto dopo l'ascolto di "War And Conflict", attendevo dai Reverend Kill una risposta, non si son fatti aspettare troppo e per fortuna l'esito è stato positivo.
Se il death/thrash di matrice melodica vi piace e non siete convinti che solo la Svezia possa offrire dei prodotti validi in tali termini dovreste dare una possibilità a questi ragazzi canadesi, non sono ancora al top ma lavorando sodo come stanno facendo auguro loro che il prossimo disco sia quello della consacrazione definitiva.

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