domenica 26 agosto 2012

BAD KING - Roll Me Over

Informazioni
Gruppo: Bad King
Titolo: Roll Over Me
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Inverse Records
Contatti: http://www.myspace.com/badkingband
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Sweet And Charming
2. Roll Me Over

DURATA: 6:36

I Bad King sono un quartetto finnico ancora poco conosciuto attivo dal 2008 e che si è dato parecchio da fare in terra natia in sede live ma che ha prodotto relativamente poco da esportare al di fuori dei confini nazionali.
Per quel che ne so, il singolo "Roll Me Over" pubblicato dapprima in versione autoprodotta e successivamente rilasciato con il supporto della neonata Inverse Records dovrebbe essere la prima uscita ufficiale.
Due sole tracce per poco più di sei minuti che presentano un rock melodico, dal buon groove e dalle movenze accattivanti, un incrocio fra la scuola "romantica" finlandese e l'alternative anni Ottanta inglese con ovviamente ritornelli dalla facile presa a fornire il gancio ideale per assecondare lo svolgere dei brani. Tralasciando l'urletto stridulo ed evitabile insito in "Sweet And Charming", la proposta dei Bad King è altamente fruibile e adatta sia a un pubblico amante del rock non proprio da "classifica" che ai non avvezzi alle sonorità "più pesanti" del versante "popular": un compromesso accettabile se si pone come tentativo di dar vita a pezzi che riescano ad attirare la più vasta attenzione possibile senza scadere in "marranzate".
Due canzoni non bastano di certo a poter dare un giudizio ad ampio raggio su ciò che questi musicisti potranno creare, sono un biglietto da visita piacevole ma che necessita di una conferma a breve tempo perché il ferro si deve battere finché è caldo.

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THY DARKENED SHADE - Eternvs Mos, Nex Ritvs


Informazioni
Gruppo: Thy Darkened Shade
Titolo: Eternvs Mos, Nex Ritvs
Anno: 2012
Provenienza: Grecia
Etichetta: World Terror Committee
Contatti: myspace.com/thydarkenedshade
Autore: Mourning

Tracklist
1. Deceased Ambience
2. Reconstruction Of Soul And Matter
3. The Great Serpent Self
4. To Suffer The Perpetual Curses
5. Narrow Fields Of Life
6. For Sinister Might
7. Inferior Deathplan
8. The Clandestine Insight Of Immorality

DURATA: 42:34

Molte band ci mettono una vita a carburare, i perché dietro sono tanti, ognuna ha la propria storia, ciascuna diversa, i greci Thy Darkened Shade non fanno eccezione e dal 1999 per avere un primo vagito di questa realtà black si è dovuto attendere il 2011 con il promo che porta titolo uguale al full di debutto, "Eternvs Mos, Nex Ritvs", creatura rilasciata nel 2012 dalla W.T.C.
È una creatura ibrida, bastarda quella degli ellenici che si barcamena con mestiere dividendo la propria natura fra influenze eighties, noterete come in più di una circostanza vi siano reminiscenze di stampo "thrash" all'interno del sound, e quelle anni Novanta che conducono in zona scandinava con numi tutelari quali Darkthrone e DHG per i frangenti più raw e Satyricon per quelli più d'avanguardia (prendete il termine molto con le pinze) a far più volte capolino.
La proposta è abbondantemente condita di cliché, mantiene volutamente la tensione ritmica su livelli frenetici sfoderando aperture atmosferiche improvvise come quella che s'installa in "The Great Serpent Self", uno dei tre capitoli che fa da traino al lavoro e che vede in sè echi del passato chiaramente ricordanti i Celtic Frost. C'è solo questo? No, il resto scopritelo.
Il drumming dell'ormai ex batterista Maelstrom, a quanto pare nel mese di giugno è stata annunciata la dipartita in line-up del suddetto musicista, è fondamentale in "To Suffer The Perpetual Curses", ne alimenta la connotazione nero pece con un andazzo evolutivo che tanto sarebbe gradito a coloro che hanno amato le prove dietro le pelli di Vicotnik del periodo "Monumental Possession". La sua foga si riversa in libertà nella successiva "Narrow Fields Of Life" che molla completamente le redini accelerando, aggiungendo alla violenta esecuzione di stampo black scandinavo scandita da melodie splettratissime la cattiveria del thrash teutonico "old school".
Questi tre pezzi sono un po' la summa di quanto "Eternvs Mos, Nex Ritvs" offra, il platter è particolarmente omogeneo ma non monotono, il trio preferisce il randellare al ragionare, lasciando ai soli "mantra" recitati da Semjaza (chitarra e basso) e The A (voce) il compito di diversificare le composizioni che in caso contrario, e come del resto avviene in un paio di circostanze, troverebbero proprio nel loro essere monolitiche un limite difficilmente valicabile, a meno che non si adorino a priori gli album che preferiscono il tiro dritto per dritto per la maggior parte del tempo.
Se è una sveglia ciò che volete, i Thy Darkened Shade sono pronti a scaraventarvela contro; se la vostra ricerca volesse dirigere l'orecchio su un sound più ricercato e ritualistico, probabilmente dovreste provare altrove ma non per questo evitare del tutto un "on air" simile.

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TORTORUM - Extinctionist


Informazioni
Gruppo: Tortorum
Titolo: Extinctionist
Anno: 2012
Provenienza: Norvegia
Etichetta: World Terror Committee
Contatti: myspace.com/tortorumdamnation
Autore: Mourning

Tracklist
1. Aeonscourge
2. In Pestilence Majesty
3. Grace Of Hatred
4. All Mercy Devoured
5. Kindling The World Conflagration
6. Fucking Worthless
7. Gloria In Extinction
8. Mother Infirmity
9. For The Ruin Of All

DURATA: 44:26

Chi non ha mai sentito parlare della città di Bergen legata al mondo black? Certo, l'attività non è più "movimentata" come quella degli anni Novanta però nascono ancora band che attingono a quel movimento e i Tortorum ne sono la prova.
Il progetto prende vita per mano di Skyggen, chitarrista dei Dead To This World, live session per Gorgoroth e Aeternus, il musicista è stato attivo anche all'interno della scena polacca in act quali Thunderbolt, Legacy Of Blood e Swastyka, il quale ha trovato nel bassista e cantante degli Spearhead Barghest il compagno con cui dare il via a quest'avventura, supportata dietro le pelli da Vrolok in qualità di session, personaggio noto ai più per le sue presenze passate nei Gorgoroth, gli Aeternus e la sua militanza nei Sulphur.
Cosa hanno tirato fuori? Un disco di debutto dal titolo "Extinctionist" prodotto dalla tedesca World Terror Committee che attinge a piene mani dal panorama natale, è palese che i Tortorum non vogliano inventare nulla né abbiano la voglia di farlo, le influenze di numi tutelari del genere come il duo composto da Nocturno Culto e Fenriz e la formazione di Infernus sono palesi, così come sprazzi dei Taake atmosferici primordiali e qualche lieve rimando al sound Immortal sono presenti all'interno dei brani. In aggiunta a questo il riffing e l'assalto ben assemblato e roccioso rimandano in alcune occasioni alla coerenza "ortodossa" sia di matrice scandinava, come ovvia scelta, che in parte a quella francese, si vedano gli Aosoth.
L'aria gelida, quella vibrazione intensa e cruda che filtra dalle ambientazioni secche e minacciose, porta con sè il carattere e l'irruenza istintiva dei nineties, brani come "Grace Of Hatred", "Fucking Worthless", "Mother Infirmity" e "Kindling The World Conflagration" s'identificano con un modo di suonare e impostare il black adorante e motivato da ciò che fu e non da ciò che è adesso questo stile.
I Tortorum sono coscienti di essere volutamente ingabbiati in schemi e riproposizioni del passato, quindi se vi aspettaste chissà quale trovata originale o una personalità a dir poco dirompente avreste sbagliato formazione.
"Extinctionist" è un album di black metal che si farà amare da coloro che pretendono di ascoltare "black metal", per gli appassionati e gli oltranzisti di una storia nera che non vuole concludersi e resiste alle mode c'è ancora chi si batte, almeno a livello sonoro.
Nelle future release un pizzico di contributo "proprio" comunque potrebbe, e dovrebbe, far la differenza, servirebbe a non relegare i Tortorum al ruolo di semplici partecipanti, tenendoli fuori dal calderone ormai stracolmo di band devote all'old school ma che lasciano il tempo che trovano.
Sono al primo disco e per ora la passano liscia, li terremo d'occhio.

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CATACLYSM - Death Become Us


Informazioni
Gruppo: Cataclysm
Titolo: Death Become Us
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Freak Metal
Contatti: myspace.com/cataclysmdoom
Autore: Mourning

Tracklist
1. In The Dark Woods
2. Black Sabbath [cover Black Sabbath]
3. The Passage Of Death
4. The Unholy
5. Visions Of My Grave
6. Doom Spirit
7. Døden [cover Nortt]
8. A Journey's End
9. When The Sky Fades Away

DURATA: 01:02:08

Aaron Nedry (aka Dead Neadry) è uno di quei personaggi che ho imparato a conoscere ed apprezzare lavoro dopo lavoro, la sua passione per il doom e la voglia di lanciarsi in più progetti gli hanno fatto metter su dal nulla Akem Manah, Black Beings e i Cataclysm supportandoli anche nelle fasi post-studio con l'etichetta appositamente creata per loro, la Freak Metal.
In questo caso è dei Cataclysm che mi occuperò e precisamente della prima fatica in formato full intitolata "Death Become Us".
Si può dire tranquillamente che la mente di questo artista sia devota al sound doom in maniera costante: siano le lande funeree, quelle più pressanti del death/doom o quelle maggiormente inclini alle radici del genere, l'applicazione e la passione sono riversate nei lavori palesemente per arricchire e livellare anche quei limiti che potrebbero risultare evidenti.
L'album in questione è forse il capitolo discografico più classico sinora prodotto dalla mente di Aaron, si percepisce come il discendere nei meandri oscuri e perigliosi di questo stile stavolta venga influenzato dalla creatura sabbatica per eccellenza. Non è un caso quindi che dopo il passaggio atmosferico affidato alle cure dell'ingresso strumentale di "In The Dark Woods", sia proprio la cover di "Black Sabbath" del primo masterpiece dei quattro di Birmingham a capeggiare l'escursione nelle viscere dell'Ade e di conseguenza troverete similarità con le creature di quell'ondata che ne raccolsero immediatamente l'invito musicale, devo indicare quale siano?
Una qualità che accomuna spesso le sue uscite è quell'aura "ritual" che le pervade, anche in questo caso non manca, addentrandosi nella foresta nera di "The Passage Of Death" (originariamente intitolata "The Sea Shall Be Your Tomb", più lunga e con testo diverso contenuta nell'ep "The Savage Chaos"), atmosfericamente un po' Type 0 Negative nel chorus, e in "The Unholy" (anch'essa ripresa dal precedente lavoro e alla quale è stato modificato il titolo che inizialmente era "House Of The Unholy"), pronte a erigere cadenze costantemente grevi al pari di una fitta rete di chiome d'alberi sbarrando qualsiasi luccichio simile a una forma di luce.
È un suono che si è perso nelle ere, un ricordo lontano e ancestrale quello che propaga una sorta di epicità scarna e sbilenca, guidata da un'impostazione vocale effettata, resa galleggiante. Con "Vision Of My Grave", inno alla dimenticanza, si conclude il trio "dell'ammazziamo la speranza", ben servito su di un piatto tutt'altro che lucido.
Cicli su cicli si ripetono agguantando l'ascoltatore e tirandolo giù, "Doom Spirit" persegue la scia malsana delle precedenti ma per farci intendere che i Cataclysm non si allontanano mai dalla vera essenza dell'estremo della quale Nedry è fermamente seguace. Ci viene poi proposta non a caso una seconda cover devastante, "Døden", brano contenuto nell'aalbum del danese Nortt "Gudsforladt", uno che decisamente non ci va leggero, il black/doom degno delle esequie più tragiche e glaciali viene reso maggiormente affine alle sonorità meditabonde e tradizionali, non è male questa sua riproposizione.
Il ruolo di traghettatore che fu di Caronte sembra esser cucito a pennello per il personaggio interpretato dalla figura del mastermind, mentre lo strumentale "A Journey's End" e la successiva "When The Sky Fades Away" (nuova versione, terzo pezzo ripreso da "Savage Chaos", reso più esteso e al quale sono state modificate le parti di voce nel chorus) dalla conclusione parzialmente dronica chiudono il disco con il distacco terreno ormai avvenuto in modo completo: non c'è più cielo da guardare né stelle da ammirare, possiamo soltanto fissare gli ultimi chiodi apposti a chiudere la "scatola" che conterrà ciò che resta dell'uomo.
La famosa citazione di Socrate inserita nel booklet e unico scritto ad apparire al suo interno racchiude il pensiero di un artista al quale magari si potrà criticare qualche imperfezione strumentale o nella produzione di un disco come "Death Become Us", ma a cui va riconosciuto il merito di proporre sempre ciò che ama, con una particolare concentrazione e l'intento ben preciso di metterci del proprio:

To fear death, my friends, is only to think ourselves wise, without being wise: for it is to think that we know what we do not know. For anything that men can tell, death may be the greatest good that can happen to them: but they fear it as if they knew quite well that it was the greatest of evils. And what is this but that shameful ignorance of thinking that we know what we do not know.

Se in passato avete avuto modo d'ascoltare un qualsiasi lavoro partorito dalla mente di Dead Nedry trovandolo interessante, questi Cataclysm non faranno eccezione, per coloro i quali invece non avessero avuto l'occasione d'imbattersi nel mondo doom creato attorno alla sua figura, sarebbe un modo come un altro per entravi in contatto. In entrambi i casi l'ascolto di "Death Become Us" è consigliato.

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lunedì 20 agosto 2012

HYPNOS - Heretic Commando - Rise Of The New Antikrist


Informazioni
Gruppo: Hypnos
Titolo: Heretic Commando - Rise Of The New Antikrist
Anno: 2012
Provenienza: Repubblica Ceca
Etichetta: Einheit Produktionen
Contatti: facebook.com/HypnosCZ
Autore: Mourning

Tracklist
1. Nailed To The Golden Throne
2. Inverted / Chasing The Apostles
3. Cholera/Mor
4. Burning Again / Hymn Of Eternal Fire
5. Alliance Of Snakes / Reptilian Conception
6. In Love With Death
7. Decadence / Art Of Modern Misery
8. Extremely Dark Days
9. Versus The Void
10. Urbi At Morbid / Farewell To Sanctity

DURATA: 35:35

Due anni fa avevamo assistito al ritorno sulla scena dei cechi Hypnos, la formazione messa in pausa da "Bruno" nel 2005 dopo la pubblicazione del terzo capitolo "Rabble Mänifesto" era tornata in attività con la pubblicazione del mini "Halfway To Hell" recensito per noi da Leonard Z che adesso ha il suo successore, il quarto capitolo full della discografia intitolato "Heretik Commando - Rise Of The New Antikrist".
Devo essere sincero, se avessi atteso una risposta dalla label, la Einheit Produktionen, probabilmente sarei morto d'anzianità, comportamento poco professionale e incomprensibile, per fortuna avendo mantenuto vivo il contatto con "Bruno", mi è stata gentilmente recapitata una delle sue copie e ci tengo a sottolineare che è una della sue "personali" non per vanto ma per evidenziare la disponibilità e il supporto a un progetto, come quello portato avanti in questi anni da Aristocrazia, da parte di un artista che ci tiene "realmente" a promuovere il proprio gruppo.
Ci sono novità in casa Hypnos? Sì, intanto quello che era rinato come un duo è divenuto un trio nel quale, oltre a Bronislav "Bruno" Kovarik in veste di chitarrista, bassista e cantante e Petr "Pegas" Hlavac alla batteria, milita un nuovo chitarrista, di nuovo però c'è solo l'entrata in formazione, dato che l'axeman in questione è Igor Hubík, membro di Roots ed Equirhodont, band che vedono a capo la figura storica di Big Boss, di certo non è un novellino.
L'altra nota da segnalare è un leggero cambio di sonorità, c'è da registrare un annerimento dei suoni in favore di una visione più "blackish" ma lontana dalle produzioni esageratamente "hyped" dei Behemoth e dei loro ormai cloni Hate, non è quel tipo di sound polacco a guidare bensì una scia che rimanda per aspetti differenti a gente come God Dethroned, Morbid Angel e Vader.
Le composizioni pur essendo state anche in passato particolarmente fruibili, anche nelle esecuzioni più scontrose e spigolose, valorizzano in alcuni frangenti l'appeal melodico, si vedano "Nailed To The Golden Throne", "Inverted/Chasing The Apostles" e "In Love With Death" che dimostrano di sapersi imporre senza per questo dover "mazzolare a tutto spiano", riportano alla mente la scorrevolezza elementarmente efficace del death granitico in episodi quali "Alliance Of Snakes/Reptilian Conception" e "Versus The Void", mantenendo comunque quel tono minaccioso e "blasfemo" pronto a colare attraversando una barriera atmosferica che si è fatta più cupa e che la voce possente, evocativa e maschia di "Bruno", in "Inverted" per impostazione c'è pure qualche similitudine con quella di Peter dei Vader, appesantisce e declama di brano in brano, "Extremely Dark Days" da questo punto di vista spicca su tutte.
La limited edition in digipak di questo "Heretic Commando - Rise Of The New Antikrist" possiede un secondo cd/dvd (l'artista mi ha gentilmente allegato anche il dvd alla copia inviatami seppur sia quella standard) nel quale sono contenuti nell'ordine: 1) il video del singolo "Inverted"; 2) il making of dell'album; 3) il trailer di "Heretic Commando" e un'esibizione live di mezzora registrata al Brutal Assault Festival nell'anno del comeback sulla scena.
Per un paio di euro un più (nel sito della Einheit la versione normale costa 11€, la digipak 14€) potreste farla vostra.
Gli Hypnos sono una di quelle indomite "bestie" che popolano da una vita l'underground, non inventano nulla ma sono solide come un muro di cemento armato, una di quelle realtà che non si è mai svenduta né concessa alle mode suonando sempre e comunque ciò che in quel momento la ispirava, con questo disco ce ne hanno dato ancora una volta riprova.
Coloro che amano il death metal suppongo siano contenti del fatto che esistano ancora musicisti appassionati e sinceri come loro, per questo non posso dire altro che supportateli e comprate, comprate, comprate "Heretic Commando - The Rise Of Antikrist", zero chiacchiere, tanto death!

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NEVER TO ARISE - Hacked To Perfection


Informazioni
Gruppo: Never To Arise
Titolo: Hacked To Perfection
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: badGodMusic
Contatti: myspace.com/nevertoarise
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Femicidal Impulse
2. Hyperbaric Torture Chamber
3. Sloppy Surgery
4. In Debasement
5. Mutilation Supreme
6. Bereft Of Conscience
7. I Made Her Famous
8. Snuff Film Superstar
9. Devoured By Wolves
10. M.A.O.B.S.

DURATA: 49:15

Da St. Petersburg in Florida arriva a noi, cosa? Ora la domanda è stupida ma parlando di Florida e metal due sono le cose che saltano subito in mente: Thrash e Death; in questo caso è della seconda che si tratta, è infatti con un duo brutale e dall'animo old school che l'orecchio dovrà dibattersi.
I Never To Arise, Mickael Kilborn (chitarra e basso) e Gordon Denhart (voce, chitarra e programmazione della drum-machine), si rifanno alla scuola d'un tempo, quella che nei primi anni Novanta tirava fuori dal cilindro nomi quali Cannibal Corpse, Deicide, Malevolent Creation e guardando lievemente fuori da quell'aria e oltreoceano lo stile no compromise dei Broken Hope e qualche rimando ai Pestilence li si potrebbero percepire.
In poche parole avrete capito che qui le carezze sono violente come colpi di mazza da baseball che hanno tutta l'intenzione di staccarvi la testa e devo ammettere che in "Hacked To Perfection" il songwriting, le cadenze ritmiche dinamicamente ben assestate e una serie di solo melodici e piazzati al punto giusto fanno sì che il pollice punti verso l'alto e il sorriso ben più che accennato.
Le canzoni divertenti, scapoccianti e cariche di brutallo sono ben piazzate a iniziare dall'opener "The Femicidal Impulse" e "Sloppy Surgery" che sono quanto ci sia di più vicino a un "classico intramontabile" già sentito ma sempre ottimamente recepito dal cuore dell'appassionato, arrivando alla doppietta nella quale si susseguono "Bereft Of Conscience" e "I Made Her Famous" che "badilano" alacremente innalzando il numero dei giri motore, passando per capitoli più melodici come "Mutilation Supreme" o contorcendosi con l'aumento del tasso tecnico, niente "pipparolate" comunque, in "Devoured By Wolves".
A dirla tutta, ma proprio tutta, "Hacked To Perfection" non ha grossi difetti, certo avrete più di un deja-vù e probabilmente l'uso della drum-machine, pur se programmata in maniera esemplare, affievolisce l'effetto del "massacro" al quale l'operato della batteria ci vorrebbe sottoporre, tenendo in considerazione però che siamo di fronte a un'opera prima il risultato è ben più che discreto.
Un gran bell'album death metal quello dei Never To Arise, la speranza che il duo continuando su questa falsariga possa affermarsi e produrre platter ancor più "importanti" non è vana, però ragazzi l'artwork non si può guardare, è veramente brutto e se la musica è ciò che conta, prendete in considerazione che anche l'occhio vuole la sua parte e per ora preferisce rimanere chiuso concentrandosi sulle note di "Hacked To Perfection", in bocca al lupo!

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VIBRAVOID - Gravity Zero

Informazioni
Gruppo: Vibravoid
Titolo: Gravity Zero
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Sulatron Records
Contatti: myspace.com/vibravoid
Autore: Mourning

Tracklist
1. Gravitation Zero
2. No Silver Bird
3. Photosynthesis In Darkness
4. Travelling Without Moving
5. Eruptions Of The Green Sun
6. Shotgun Wedding
7. Get Out Of Here
8. The White Ship
9. Brainplane
10. La Vie En Düsseldorf
11. Radiation Zero

DURATA: 58:52

Il tempo viaggia inesorabile, qualcuno è mai riuscito a fermarlo? Nell'arte per fortuna tutto è possibile, chiedetelo ai Vibravoid. Avevamo già incrociato in passato i tedeschi con la quinta uscita "Minddrugs" recensita nel 2011, tornano a farci visita con il sesto album "Gravity Zero", un collage di suoni e sensazioni totalmente fuori dall'orbita 2012.
Il passato è il futuro della band e lo spiattella con undici brani (la versione in cd in mio possesso contiene due tracce in più rispetto a quella in lp) capaci di fondere psichedelia acida e space classica degli anni Sessanta e Settanta, sferzate di stoner, kraut ed elettronica, in pratica è un delirio floreale e allucinato ciò che per un'ora colorerà la vostra mente.
Rispetto al precedente lavoro si nota sin da subito una scelta differente nella ripartizione del minutaggio, l'opener e titletrack gorgogliante esploratrice cosmica si distende per ben tredici minuti mostrando affinità elettive con il sound degli statunitensi Farflung e gli storici The 13th Floor Elevators, dopo di lei però la durata diviene costantemente più contenuta, efficacemente ridotta, si vedano la cover degli Hooterville Trolley's "No Silver Bird" nella quale gli umori sixties esplodono contaminati da una visione spaziale più "moderna", la via di mezzo fra i Doors e gli Hawkwind "Photosynthesis In Darkness", ovviamente "stoned", che si fa notare per la sua pesantezza e per l'ottima prestazione del basso a tutto "fuzz" e "Travelling Without Moving" (non è la cover dei Jamiroquai) che potrebbe (o dovrebbe) chiedere d'eseguire un test di paternità ai signori Pink Floyd, mi sa che il parto è avvenuto un po' prima del '70 e una capsula del tempo l'ha inserita magicamente in questo "Gravity Zero".
Non siamo neanche a metà tracklist e i Vibravoid hanno già immesso tante di quelle tossine atmosferico-galattiche da stordire una mandria di bufali inferociti, continuiamo quindi a prendere randellate cosmiche ed è il turno di "Eruption Of The Green Sun" che con il suo suono da "mettete fiori nei vostri cannoni" inebria e prosegue la via anni Sessanta sinora calcata.
Superata la brillante esecuzione della seconda cover, "Shotgun Wedding", strumentale di Eddie Cochran, musicista fonte d'ispirazione per il movimento rockabilly, vivacizzata dalle onde spaziali, è il turno dell'accoppiata che ci offre l'occasione d'imbatterci nelle due facce della proposta teutonica: il lato nerboruto e roccioso di "Get Out Of Here" e quello meditativo e fantastico di "The White Ship", dedica non di certo velata al maestro di Providence H.P. Lovecraft.
Se recensissi il vinile con "Brainplane" dovrei dire addio a "Gravity Zero", brano condito da dissolvenze improvvise e divagazioni astral-noise, per fortuna non conclude la storia, ci sono infatti ancora le due bonus track: "La Vie En Düsseldorf" che ci lascia galleggiare ancora un po' infilando all'interno del sound rock-space anche connotazioni disco seventies e "Radiation Zero", la seconda traccia per lunghezza con i suoi dieci minuti d'estensione, nella quale i Vibravoid sembrano divertirsi in una prestazione "totally free", il sapore della jam session libera da schemi, come del resto è la visione musicale svolazzante di questi artisti, ci conduce stavolta al finale del platter.
Ok, tutto il materiale non è nuovo, qualche pezzo è stato precedentemente pubblicato in 7" e compilation ormai sold-out quindi non reperibili e di sicuro farà piacere a chi ama questa formazione avere la possibilità di ascoltarli e inserirli nella propria collezione, per quanto invece concerne il resto del disco devo ancora rincarare la dose d'apprezzamento espressa? Amate davvero il mondo psichedelico e fantasioso del quale fanno parte i Vibravoid? Se la risposta fosse sì, "Gravity Zero" dovrebbe essere già vostro.

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SHEOL - I, The Cosmos


Informazioni
Gruppo: Sheol
Titolo: I, The Cosmos
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/Sheol.70345
Autore: Mourning

Tracklist
1. I, The Cosmos
2. Prelude To Life
3. Thousand Smiling Clowns
4. Insidious Creature
5. Dreams Away Pt.1
6. Dreams Away Pt.2
7. Prenatal Memory
8. Sky Cries Boredom
9. Father Drought
10. Goodbye

DURATA: 33:28

Da quando i laziali Sheol arrivarono su Aristocrazia per la prima volta son trascorsi più di due anni, al tempo venne recensito il demo "Painting Black On The Sun" rilasciato ben tre anni prima, correva il 2007.
Nel 2011 la band produce il suo debutto "I, The Cosmos", si arricchisce di un elemento passando da quattro a cinque componenti in line-up, l'innesto è un tastierista e data la rivoluzione nel sound la scelta è stata più che indovinata.
Le lande svedesi del death melodico classico vengono abbandonate a favore di una ricerca compositiva e stilistica che predilige un ambito affine sì al gusto e all'uso della melodia del filone ma che trova riferimento in formazioni quali Cynic, Atheist e Opeth divagando e fuoriuscendo dalla concezione di death metal in sé per accasarsi spesso e volentieri in territorio progressivo.
Il sound è molto più leggiadro, meglio orchestrato e decisamente alleggerito, l'aggressività che caratterizzava il demo è stata più che in parte soppiantata da una esortazione sonora al meditare, tant'è che la tracklist pare assecondare questa decisione dividendosi in egual misura fra brani univocamente strumentali e canzoni che contengono partiture vocali in growl ma che non disdegnano l'apertura a situazioni nelle quali l'esecuzione in clean si trova a proprio agio.
Dopo un'entrata morbidamente prolungata offertaci dalla titletrack e "Prelude To Life", con "Thousand Smiling Clowns" e "Insidious Creature" accarezziamo la sezione ruvida della proposta: la prima è più acida, corrosiva, carica di dissonanze e ottimamente arrangiata, sembra in parte richiamare a sé quella sostanza caratteriale che era componente massiccia in passato; la seconda invece punta su un assetto ritmico meno pressante ma non per questo meno vigoroso, elegante la prova delle chitarre che virtuose danzano, straniante l'inserto d'organetto sul finire, ci tenevano a spiazzare? Ci son riusciti di certo.
"Dreams Away" è divisa in capitoli, il primo lievemente allungato e ammodernato è quello che apriva in passato la tracklist di "Painting Black On The Sun", il secondo è la prestazione che per potenza, raffinatezza nei cambi ritmici e nella costruzione del riffing esalta le qualità in dote agli Sheol, apprezzabilissime le partiture di batteria mai ingombranti e le tastiere pronte a porsi a pieno servizio del complesso strumentale. I viterbesi sono un'altra formazione, altro modo di ragionare, comporre ed esporsi, un pezzo come "Prenatal Memory" con il suo incedere latino e un lavoro di chitarre che all'unisono passano da fraseggi ornamentali e delicati ad altri più possenti e minacciosi può essere apostrofato o come fiore all'occhiello di "I, The Cosmos" o come brano meno riuscito, lì è tutta una questione di gusto e soprattutto di sensazioni a pelle che fanno la differenza sull'immediato.
Di lì in poi il finale si pone all'orecchio un po' come prevedibile, una volta entrati in contatto con l'atteggiamento generale del disco sia "Sky Cries Boredom" che "Father Drought" mostrano un po' il fianco a causa di una conformazione ormai evidentemente tesa a seguire una precisa direzione e che porta con sé qualche piccolo strascico di monotonia.
Nulla di grave anche perché comunque le note positive non mancano, a esempio la buona capacità di alternare l'uso del cantato in growl e in clean nella prima citata, mentre con "Goodbye" si chiude il discorso fluttuando nell'universo.
Devo essere sincero, non mi attendevo un salto di qualità così ampio e soprattutto una prova così diversa dalla matrice originale degli Sheol, sono rimasto piacevolmente impressionato dalla maturità artistica acquisita da questi ragazzi e non posso che augurar loro di trovare al più presto una label che supporti a pieno titolo il loro lavoro, continuate così!

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DÆDAL SPHALLÐLALIA - Mental Anarchy

Informazioni
Gruppo: Dædal Sphallðlalia
Titolo: Mental Anarchy
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/DaedalSphalldlalia - soundcloud.com/daedal-sphall-lalia
Autore: Insanity

Tracklist
1. Prelude To Insanity
2. Old Memories...
3. Eerie Voyage Of Isolation
4. Path To Nothingness

DURATA: 13:24

Dædal Sphallðlalia è un progetto italiano il cui stile potremmo definire come Dark Ambient, anche se è un termine da prendere con le pinze in quanto è un campo in cui le incursioni in altri generi sono cosa per nulla rara; "Mental Anarchy" è il primo, breve demo che ci presenta le potenzialità di questo act in meno di un quarto d'ora di musica tetra e catacombale.
Le quattro tracce mostrano un uso dei suoni più che buono, le lente pulsazioni tinte di nero lasciano arrivare ben pochi spiragli di luce nell'umida, buia caverna intitolata "Old Memories..."; ci si trova completamente soli in questa grotta, costretti a confrontarci con le nostre paure e in questo modo "Eerie Voyage Of Isolation" ci porta senza troppa fatica verso la follia, mentre nella conclusiva "Path To Nothingness" inizialmente sembra essere l'ambiente circostante a soffrire e lamentarsi. È un demo che coinvolge ma che sa un po' di mordi e fuggi a causa della durata eccessivamente ridotta dei singoli episodi e di conseguenza dell'intero lavoro, ed è un peccato poichè espedienti quali le note distorte e dissonanti di pianoforte dell'opener o le varie influenze rumoristiche (che rendono al meglio come sottofondo, mentre l'uso fatto nella terza traccia rischia di spezzare l'atmosfera) portano una varietà sufficiente a non annoiare l'ascoltatore; nonostante ciò, le caratteristiche principali del progetto sono messe bene in evidenza ed essendo un primo demo va più che bene.
Per saggiare ancora meglio queste sonorità consiglio di ascoltare anche il secondo lavoro "Lost Consciousness", più minimale ma che non delude; lo trovate in streaming su SoundCloud o in free download dalla pagina Facebook.

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REFUSAL - Grasp


Informazioni
Gruppo: Refusal
Titolo: Grasp
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/refusal0
Autore: Mourning

Tracklist
1. Do Your Part
2. Grip
3. You Are Useless
4. Cleaning The Waste

DURATA: 13:15

Viene proprio da chiederselo: le etichette dove guardano? Possibile che formazioni senza neanche un demo vengano inserite nei loro roster (alle volte sappiamo bene come e perché) e altre che sono giunte addirittura al sesto demo autoprodotto con buonissimi risultati ancora non vedano la luce in fondo al corridoio? Purtroppo sembra proprio essere così, i finlandesi Refusal ne sono la prova. Devo ringraziare Tero, il chitarrista di questo quintetto death grindeggiante proveniente da Helsinki, per avermi inviato "Grasp", ultimo parto della serie.
Quattro tracce per poco meno di un quarto d'ora di musica che evidenziano una discreta capacità compositiva, attingono sia dal death vecchia scuola che da noti grinders come i Napalm Death e il modo con il quale fanno convivere le varie influenze è funzionale al risultato dal buon impatto.
Il mini platter è alquanto piacevole e regala il meglio nelle ultime due canzoni, è bello un pezzo in bilico fra gli eighties e gli early nineties qual è "You Are The Useless" nel quale si percepisce quella venatura hardcore/punk che ha fatto la fortuna di una miriade di realtà, tanto quant'è propositivo il cambio in parte di visione con le soluzioni ritmiche groove monopolizzanti la conclusiva "Cleansing The Waste".
La produzione non è perfetta ma siamo comunque su livelli molto più che semplicemente accettabili e nel complesso è palese che i Refusal siano pronti a compiere il grande salto, non verranno supportati?
Consiglio vivamente loro di tirar fuori un disco autoprodotto, le qualità e i mezzi sembrano esserci e se il risultato continuasse a segnalare il crescente miglioramento sinora pervenuto, qualcuno potrebbe anche svegliarsi dalla letargia e pensare "seriamente" di offrire una chance alla musica prodotta, sarebbe anche ora.

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AKEM MANAH - Night Of The Black Moon


Informazioni
Gruppo: Akem Manah
Titolo: Night Of The Black Moon
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Freak Metal
Contatti: myspace.com/officialakemmanah
Autore: Mourning

Tracklist
1. Black Moon
2. The Dead Man's Heart
3. Return To... Funeralopolis [cover Electric Wizard]
4. Witches Ride
5. The Dark Hours
6. This Tortured Soul
7. End Of Days
8. Into The Darkness

DURATA: 01:10:50

Solitamente non amo fare polemica, però stavolta "mi tocca". Seguo gli statunitensi Akem Manah, creatura di Aaron "Dead" Nedry, praticamente da sempre visto che li ho conosciuti con il demo omonimo e ho poi avuto il piacere di scrivere sia dell'album di debutto "The Devil Is All In You" che dell'ep successivo "Horror In The Eyes".
Prima di ricevere la copia dell'ultimo "Night Of The Black Moon", secondo disco nel quale il musicista dell'Oregon si è avvalso ancora una volta di Brian Murray dietro le pelli e Robert Ingraham al basso, oggi entrambi fuori dal progetto, mi son fatto un giro su internet per leggere pareri e "critiche".
Perché un recensore dovrebbe lavorare avendo fra le mani un originale? Perché é l'unica forma che ti permette di entrare realmente in contatto con il lavoro dell'artista, perché ti permetta di evitare errori ridicoli di tracklist e ti spiega tramite i testi quali siano le intenzioni della band.
Certo poi c'è gente che non riconosce "Funeralopolis", non un cazzo di pezzo qualunque, stiamo parlando di uno degli inni degli Electric Wizard di "Dopethrone", comunque se ce ne fosse stato bisogno tale elemento è riportato anche nel retro e all'interno del booklet (questo a conferma che l'originale è sempre d'aiuto anche per chi non è un fruitore abituale) dove si leggono chiaramente nella sezione autori posta sotto al titolo del brano i nomi Oborn, Bagshaw e Greening (chi saranno mai questi sconosciuti?).
Un po' le palle ti rotolano giù per terra se chi scrive osannando il pezzo dice di essere del settore e tira fuori altri monicker.
Basta dilungarsi e scusate lo sfogo, torniamo a noi e alla realtà di Aaron. Cosa mi attendevo dagli Akem Manah? Nient'altro che il male, puro, seducente, elementare e accattivante odore di zolfo che si protrae e protrae.
La qualità più interessante delle release che portano questo monicker è il mantenere costantemente attiva quella connessione fra sonorità doom/death primordiali spesso lineari, ripetitive e quell'aura nera e incline al rituale che rende ancor più minacciosa e fitta la coltre di nebbia che si propaga innalzata dalle movenze pesanti e sofferte dei brani.
Gli Akem Manah sanno diventare ossessivi, prendete una canzone come "The Dead Man's Heart", pur essendo infarcita di linee di assoli melodici malsani e tutt'altro che perfetti ha nella cantilenante esecuzione vocale, evocativa e fuori dal tempo l'arma migliore.
Pare d'esser rinchiusi nelle segrete di un castello a compiangersi nell'assenza di luce, disperandosi in un vuoto che permette di galleggiare rimanendo però lì, sempre lì, fra quelle mura che non permettono scampo.
"The Dark Hours" con il suo scandire corrotto da aree di psichedelia al limite con la percezione drone è una catena dalla quale non è per nulla facile svincolarsi e che dire ascoltando la conclusiva "Into The Darkness"? È un "field trip" il cui tema portante potrebbe essere: andata all'Inferno, ritorno non previsto ciò avviene perdendo parte dopo parte quello che resta della propria umanità, un decadere assiduo che si tramuta in un tormento di venti minuti di per sé già lento e inquietante ma che nell'ultima frazione di vissuto musicale, tanto per acuire quella sensazione di oscurità avvolgente, decide di rallentare ancora il battito del "suo passo". L'aggiunta del canto gregoriano litanico è solo l'ennesima nota di colore nero che dichiara la fine di un viaggio che ha trovato la sua meta d'arrivo, a voi scegliere di quale morte morire.
"Night Of The Black Moon" è un monolite e come tale paga il dazio di una struttura compositiva spesso rigida, ricamata su trame magari al limite con la prevedibilità ma appositamente messe su per reggere il macigno scuro che una volta lanciatovi contro sarà difficile arrestare.
Gli Akem Manah vanno sul velluto facendo quello che sanno far meglio, se amate perdervi in pezzi lunghi e atmosfericamente pregni d'emozioni lontane anni luce da ciò che si possa definire paradisiaco, avete trovato ciò che vi serve, questa band fa sicuramente per voi.

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SHEVER - Rituals


Informazioni
Gruppo: shEver
Titolo: Rituals
Anno: 2012
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Totalrust Music
Contattim: yspace.com/sheverdoom - facebook.com/shEverdoom
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Ritual Of Chaos
2. Delirio
3. Je Suis Nee
4. Souls Colliding
5. (You Are) The Mirror
6. Tha He Na Te

DURATA: 49:56

Il Metal in versione femminile non è ormai più nulla di così rivoluzionario e gruppi come Gallhammer e Astarte (tanto per citare i primi due che mi sono venuti in mente) sono lì a dimostrarlo; è però anche vero che, personalmente, mi fa ancora un certo effetto avere tra le mani prodotti di formazioni composte completamente da esponenti del gentil sesso.
Le shEver sono un quartetto proveniente da Zurigo, sono arrivate al traguardo della seconda prova full intitolata "Rituals" e, in tutta onestà, non hanno davvero nulla da invidiare alle classiche band di mascolina entità.
Il territorio musicale in cui queste impavide donzelle hanno deciso di muoversi è un Death/Doom decisamente lontano dall'inflessione più "riflessiva" e "alleggerita" che da qualche anno a questa parte viene applicata al suddetto filone: in tracce come "Ritual Of Chaos" e "Je Suis Nee" siamo infatti investiti dalla monoliticità di un riffing opprimente e a tratti fangoso, che tanto deve ai primi Cathedral, combinato con quel tentacolare e greve senso melodico che deriva dalle prime opere di coloro che questo genere lo hanno sviluppato (mi riferisco ovviamente al celebre terzetto britannico formato da My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema).
Questo "Rituals" non ci fa mancare proprio nulla ed ecco quindi che, in "Delirio" e "(You Are) The Mirror", fa capolino anche qualche lieve accenno Sludge in stile Iron Monkey e Cough che rende ancor più soffocante e maligno un impianto sonoro che difficilmente risulterà arioso e che, al contrario, anche nei momenti più devoti alla melodia sembra voler cercare (con risultati ottimi) ogni metodo valido per occludere anche il più sottile spiraglio da cui possa trapelare luce.
Come da titolo del lavoro, una parte importante nella proposta viene occupata da un senso di mistica ritualità che spicca particolarmente in pezzi come "Souls Colliding" (nel cui finale compare anche un estraniante e drammatico violino) e "Tha He Na Te"; proprio questa sacrale venatura del sound attanaglia cuore e intelletto disperdendone i frammenti in un vortice di oblio angosciante ed ipnotico e impone di fronte ai nostri occhi visioni che, al pari del migliore incubo lovecraftiano, potranno far perdere la ragione nel giro di pochi istanti a chiunque non avrà l'adatta predisposizione mentale per fronteggiarle.
Strumentalmente ed emotivamente ineccepibile, il lavoro svolto dalle shEver acquista ulteriori punti a favore grazie all'ottima prova dell'indemoniata Alexandra dietro al microfono la quale, con le sue varie vocals, riesce a mutare ed assecondare i sentori e le oscure atmosfere che vengono evocate dalla musica.
Uscito sotto l'egida dell'ottima label israeliana Totalrust, "Rituals" è un album davvero ispirato e che ogni amante del Death/Doom potrebbe apprezzare senza riserve.
Se voleste un'ennesima prova del fatto che il Metal non sia più monopolio maschile, eccola qui: il quartetto svizzero non farà alcuna fatica a dimostrarvi che anche tra le fila del mondo femminile si nascondono menti inquiete e splendidamente insane!

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CIRCLE OF CHAOS - Twoheaded Serpent


Informazioni
Gruppo: Circle Of Chaos
Titolo: Twoheaded Serpent
Anno: 2012
Provenienza: Svezia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/circleofchaosofficial
Autore: Mourning

Tracklist
1. Twoheaded Serpent
2. Unholy Rite
3. Vicious Circle
4. Fate Of Brutality
5. Submission

DURATA: 20:31

A due anni di distanza dall'uscita del disco "Black Oblivion" tornano a farsi sentire gli svedesi Circle Of Chaos portando con sé una piccola novità all'interno della line-up, è infatti avvenuto il passaggio di testimone dietro al microfono che non vede più la figura di Antonio Ravina Da Silva bensì quella di Julian "Julle" Loaiza, voce anche dei Rage Invest.
Il nuovo episodio della discografia da poco rilasciato ha per titolo "Twoheaded Serpent" ed è un ep contenente cinque pezzi che ancora una volta rimarcano l'amore per il sound anni Novanta del movimento melodico nazionale, la presenza di formazioni quali At The Gates, Edge Of Sanity in sparutissime occasioni e dei primi Arch Enemy è udibile, con un occhio però aperto su ciò che accade odiernamente.
Il cantato soprattutto è più ruvido e "core" rispetto al passato, privo d'inclinazioni particolarmente catchy e ritornelli orecchiabilissimi come quello contenuto in "The Void" dell'album di debutto, a meno che non si voglia intendere come tale quello insito nell'ultimo episodio "Submission".
I brani offrono una prestazione solida, prestante, che punta in maniera ossessiva sull'impatto e in tal senso "Fate Of Brutality", pesantemente cadenzata, è la canzone che in maniera più cristallina rappresenta questa presa di posizione, anche se devo ammettere che non ci sia un brano che si possa definire realmente debole. La catena composta da questi episodi è compatta grazie al lavoro dell'asse ritmico formato da Thomas Jonsson al basso e dal motore Staffan Lundholm, drummer anche dei Bibleblack, autore di una prova "ferrea" e alla prestazione dei due chitarristi HG Hogström e Allan Lundholm, incalzanti e pressanti sia in chiave di riff-makers che nei frangenti nei quali si lasciano andare in solismi adrenalinici e arrangiamenti più melodici assestati a dovere, lo si può notare nell'opener e titletrack quanto nelle successive "Unholy Rite" e "Vicious Circle".
"Twoheaded Serpent" è un piccolo ma significativo passo in avanti, i Circle Of Chaos di "Black Oblivion" avevano già le idee chiare, la produzione e il master a cura di Mike Wead, storico chitarrista di King Diamond e compagno d'avventura di Staffan nei Bibleblack, garantisce spessore.
Adesso sono coscienti d'avere le armi adeguate per affrontare "lo scoglio" rappresentato dall'elevata concentrazione di produzioni "similari" che maledettamente intasa questo panorama sonoro, sono pronti a dire la loro con convinzione. In bocca al lupo ragazzi!

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THE HOWLING WIND - Of Babalon


Informazioni
Gruppo: The Howling Wind
Titolo: Of Babalon
Anno: 2012
Etichetta: Profound Lore Records
Contatti: myspace.com/thehowlingwind
Autore: ticino1

Tracklist
1. The Seal Upon The Tomb
2. Beast Of The Sea
3. Graal
4. Scaling The Walls
5. The Mountain View
6. Abominations And Filth
7. Choronzon
8. Gateways
9. Horus / Aggressor [cover Hellhammer]

DURATA: 48:30

Il vento ululante di Babalon passa per le vie oscure di New York sotto forma di note grevi e intrecciate a costituire un tessuto che s'inchina a volte al black d'inizio Anni Novanta. Di chi parliamo? Di un duo statunitense attivo solo dal 2007 e che conta cinque registrazioni nel magazzino, di cui tre LP.

Parlando della base musicale, ci muoviamo fra la vecchia scuola europea, credo addirittura di scoprire un poco di Samaël... e quella nordamericana con ritmi veloci e oscuri che potrebbero essere stati tranquillamente partoriti dai Black Witchery. La differenza s'insedia nella passione per i lunghi assoli di chitarra, ben suonati secondo me, che spaventeranno i puristi del genere ma che danno un alito di melodia (chiamiamola così) all'impasto. Ascoltate "Beast Of The Sea"; vi convincerà a chiudere entrambi gli occhi e accetterete di buon grado quelle variazioni musicali. Il gruppo sa condividere sensazioni intense di rabbia e tedio legate a ritmiche dense e intelligenti, e qui penso particolarmente a "Scaling The Walls", che lasciano dimenticare quella piccola mancanza di originalità. Interessante è anche il gioco con sonorità compiacenti al doom moderno e piene di atmosfera. Insomma, più si avanza nello studio di questo disco, più s'incontrano dettagli o cliché che danno un certo fascino all’opera.

Non sono certo di volere acquistare questo disco o meno. So però che si tratta di un lavoro scolpito a mano con punte d'acciaio in granito duro, solido e privo di crepe. I ritmi, anche quelli più lenti, mantengono costantemente alto il livello di energia sprigionata e non lasciano rimpiangere nessun secondo d'ascolto. Provate per credere.

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VAURA - Selnleion



Informazioni
Gruppo: Vaura
Titolo: Selenleion
Anno: 2012
Etichetta: Wierd Records
Contatti: vaura.bandcamp.com
Autore: ticino1

Tracklist
1. Souvenirs
2. Drachma
3. The Emanation
4. En/Soph
5. Relics
6. Obsidian Damascene Sun
7. Uncreated Light (Transfiguration)
8. The Column's Vein
9. Vanth
10. Selenelion
11. The Zahir

DURATA: 55:52

Chi non risica non rosica, no risk no fun, chi più ne ha più ne metta. Sono inciampato su questo progetto formato da musicisti provenienti da diverse formazioni, di cui conosco solo i Gorguts. L'offerta è lontanissima dagli stili che consumo normalmente, ma credo che le atmosfere prodotte siano molto raffinate e degne almeno di un ascolto anche da un intransigente come me. Perdonatemi, dunque, se eviterò l'impiego di aggettivi tipo "post", "new" o altro. Li lascio a chi conosce, o almeno finge di conoscere, a fondo generi musicali moderni.

Il CD inizia con "Souvenirs", un pezzo che da un'atmosfera fine, quasi delicata, passa presto a un riffing più deciso accompagnato da una voce straziata che si alterna a cori di sottofondo. Le note mi rammentano un poco i (per me) nostrani Kehlvin ma con la trasmissione di sensazioni più quiete. Questo è rock di stampo progressivo con un'indole che invita a chiudere gli occhi per soffermarsi sulle singole note in maniera quasi meditativa. Sì, non si tratta di un lavoro "easy listening", seppur i musicisti abbraccino parecchie influenze la cui più importante, secondo me, è il jazz. Interessante è l'interpretazione di ritmi doom come all'inizio di "En/Soph", canzone che a suo modo dà una svolta al disco che mi pare passi da qui in poi a una fase di sentimento più positivo. Tante linee di voce pulite, riff in gran parte raffinati e delicati, atmosfere eteree: sono tutti elementi che porteranno molti ascoltatori a ripassare il lavoro più volte per poterne afferrare l'essenza. Scatti di violenza s'insediano qui e là per strattonare i timpani, senza dare l'impressione di essere fuori posto.

Non sono un conoscitore di tali sonorità, pur essendovi già stato in contatto, credo comunque che questo disco non sia da considerare un grande passo in avanti. Sono però sicuro che gli ascoltatori alla ricerca di atmosfere prodotte a dovere, grazie al gioco di pochi strumenti, saranno soddisfatti udendo i Vaura.

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NEVER TO ARISE


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
Michael Kilborn - Chitarra e Basso
Gordon Denhart - Voce, Chitarra, Drum Machine


Il death metal scavando in profondità regala sempre gradite sorprese, con noi su Aristocrazia Webzine il duo dei Never To Arise composto da Gordon Denhart e Michael Kilborn che ha da poco pubblicato il debutto "Hacked To Perfection" del quale troverete la recensione nel nostro "listone".

Benvenuti e iniziamo subito senza perderci in convenevoli, come nascono i Never To Arise e quali sono stati i percorsi che vi hanno condotto al metal e nello specifico al death metal?

Michael: Molti anni fa, Gordon ed io ci siamo incontrati attraverso un amico comune con cui avevamo suonato in tempi diversi. Sapeva che ci saremmo trovati bene insieme per il nostro interesse nel registrare musica nostra. Per i primi anni siamo diventati amici attraverso interessi comuni negli sport americani. Nel 2007 Gordon mi ha chiesto aiuto in un suo progetto in cui sentiva di avere bisogno di me (quel progetto poi è diventato NTA). Per quanto riguarda il mio percorso verso il metal, mi sono interessato di jazz fusion con band quali Mahavishnu Orchestra. Il metal ha soddisfatto il mio amore per la musica aggressiva mantenendo la tecnica.

Gordon: Sono sempre stato un fan del metal. L'idea di suonare death metal ha molto a che fare non solo con l'intensità della musica, ma anche con l'opportunità di crearla più da un punto di vista compositivo che di scrittura di una canzone standard.


Il disco riflette una fervida passione per il sound dei primi anni Novanta, c'è un discreto equilibrio fra gli aspetti più oscuri e minacciosi di band come i Deicide e i Malevolent Creation, la brutalità dei Cannibal Corpse e qualcosa che ricorda la bestiale "ironia" macabra dei Broken Hope (la mia adorazione per Joe e soci è indiscutibile). Come si è svolto il processo di composizione di "Hacked To Perfection"?

Gordon: Io mi occupo del songwriting, e ciò comprende la creazione di molti riff, di pattern di batteria e di testi. Spendiamo molto tempo a decidere quale riff dobbiamo usare e dove, o proprio se funzionano. Il mio obiettivo è creare qualcosa non solo violento, ma anche musicalmente interessante dando una certa coesione e un flusso alle canzoni senza essere prevedibili. Spendiamo più tempo ad assemblare le parti che a crearle. Scrivere riff è la parte facile.

Michael: Gordon mi ha passato le canzoni quando era tempo per me di suonare basso e chitarra, ed ho anche aiutato nel processo di revisione.


Ho ascoltato il disco più e più volte e non ho avuto critiche particolari da esporre nella recensione, mi è piaciuto e quando un album ti prende e ti piazza quei brani che ti rimangono in testa a mio avviso il lavoro è riuscito. Mi chiedo solamente se sia una questione di comodità l'uso della drum machine o è sempre più difficile trovare un batterista in carne e ossa?

Michael: Dall'inizio NTA è nato come un duo.

Gordon: Non solo è conveniente, ma inoltre i batteristi possono essere strane persone.


Nel booklet non ci sono testi, per curiosità potreste illuminarci sulle tematiche e in particolare cos'è che rende "lei" famosa in "I Made Her Famous"?

Gordon: I testi riguardano tutti un uomo pazzo che odia molto le donne, e lui non esita ad uccidere chi lo ostacola. Assassinii, mutilazioni, degrado sessuale... Questi sono i temi dell'album. "I Made Her Famous" parla di un omicidio casuale. Questa persona non è molto famosa fino a che il suo cadavere mutilato non viene trovato e riconosciuto, e fa notizia. Ora lei è famosa... Ora tutti la conoscono.


Il death metal era e dovrebbe essere tuttora veicolo di emozioni forti e incentrate su una sfera di ambientazioni e temi legati al rapporto dell'uomo con l'orrore, la decadenza, la frustazione, i culti primordiali e ovviamente la morte, in genere una gamma di scenari tutt'altro che rassicuranti. Com'è che si è finito a parlare di veganesimo, si vedano i testi dei Cattle Decapitation, e di sci-fi in quelli dei Rings Of Saturn? Sono cambiate le paure della gente o in molti sfruttano il genere solo per l'impatto snaturandolo volutamente?

Gordon: Beh, le altre band possono parlare di ciò che vogliono. Tutti vogliamo avere impatto. Personalmente non sono interessato alle abitudini alimentari delle altre band. Molta gente potrebbe pensare che stiamo sfruttando il genere, ma credo in quello che faccio. Sono le mie idee personali su ciò che è il death metal. Fino a che gli altri approcceranno la musica con la stessa integrità, non ho nessun rancore.


C'è un personaggio che ritenete fondamentale nella scena death? Uno che ha segnato in maniera indelebile i vostri ascolti e il modo con il quale vi approcciate a questa forma d'arte?

Gordon: Prendere un nome... Per me non è così difficile. Scelgo Chris Barnes. Sono un fan dei primi Cannibal Corpse e di molte uscite dei Six Feet Under. Considero i suoi testi lo standard del death metal. Tutte le band gore e porno di oggi... Chris Barnes ha già fatto tutto ciò. Forse dovrebbe chiedere i diritti d'autore!


Qual è il vostro pensiero sul mondo della musica odierno? Ci sono degli aspetti che avendo la possibilità vorreste cancellare del tutto e altri del passato che vorreste invece reinserire?

Gordon: Se si parla di musica io sto nel mio mondo. Non importa quanto siano brutti certi trend, sembra che ci sia sempre una nuova scoperta anche se è una vecchia band che non conoscevo. Non voglio parlare male di nessun stile anche se non ne sono fan.

Michael: Eliminerei gli iPod perché credo che sia ciò he ha reso impossibile per un musicista vivere di musica.


Internet, la digitalizzazione e il file-sharing sono utili per permettere a un album di girare il più possibile, in fretta e raggiungendo ogni parte del globo. Quali sono secondo voi i ma... che un sano ascoltatore e acquirente di musica dovrebbe porsi? Non si è creata una forma di "usa e getta" fastidiosa e poco consona nei confronti delle creazioni? È diventato troppo facile cestinare un disco e passare subito ad altro?

Michael: Approfondendo la mia risposta alla domanda precedente, penso che l'emozione di comprare un album sia stata distrutta.

Gordon: Oggi gli ascoltatori possono dare un ascolto alla musica prima di comprarla, tuttavia non faranno altro che scaricarla. I veri supporter della musica in generale e del metal in particolare fortunatamente continueranno a comprare. Ci sono molte band underground che sono molto buone comunque, e i fan lo sanno. Se pubblichi un album ben fatto e che può attirare l'attenzione dell'ascoltatore più volte, con un po' di tempo avrai una buona base di fan.


Quali dischi avete ascoltato di metal italiano? Avete avuto modo di venire in contatto con realtà quali Electrocutioner e Antropofagus ad esempio?

Michael: Penso che Gordon abbia più familiarità con la scena italiana. Nella mia ignoranza, l'unica band che conosco sono i Lacuna Coil.

Gordon: Devo dire che quando penso alla musica italiana la prima cosa che mi viene in mente è la disco e non il metal. Apprezzo comunque gli Antropofagus... Il loro ultimo album è molto buono.


Cambiamo argomento, i Never To Arise, hanno avuto, hanno o avranno anche una dimensione live o sono esclusivamente uno studio project?

Michael: Siamo uno studio project al momento, tuttavia non possiamo dire con certezza se un giorno suoneremo live.


C'è un concerto al quale avete assistito che ritenete memorabile e che se vi fosse la possibilità vorreste rivivere dal primo all'ultimo istante?

Michael: Ad essere onesti non c'è mai stata una band di qualsiasi genere che mi abbia fatto quell'effetto.

Gordon: Sono stato ad alcuni concerti fantastici, ma nessuno che mi faccia dire che mi ha cambiato la vita. Non sono una persona molto socievole, per cui è l'ascolto in privato che ha l'impatto maggiore su di me.


In un'ideale tourné che vi portasse da una costa all'altra degli U.S.A. con quali formazioni vorreste condividere il palco?

Gordon: Cannibal Corpse e Six Feet Under, con Chris Barnes nei Cannibal Corpse sul palco alla fine mentre suonano alcuni dei loro classici.

Michael: Behemoth, Gorguts e Opeth.


Quali sono i più grossi difetti che riscontrate odiernamente nella vostra nazione politicamente e nei costumi? Come vedete invece la situazione europea?

Michael: Nel nostro paese sento che l'estremismo dei nostri due partiti abbia distrutto la capacità di scendere a compromessi e questo influenza il nostro intero sistema politico. Per quanto riguarda i politici europei, non commenterò poichè non mi sento abbastanza informato.


Si è spesso detto che l'arte, la musica in questo caso, fosse un'ottima forma di comunicazione, in che modo il mondo metal può essere d'aiuto per sbloccare questa "crisi" che sta attanagliando gran parte dei paesi industrializzati?

Michael: Penso che potersi esprimere in ogni forma d'arte (specialmente la musica) attenui una certa pressione e rabbia che può nascondersi dietro ciascuno di noi.

Gordon: Beh il metal estremo può sicuramente far ribollire il sangue! Ma che questo possa essere abbastanza per una rivoluzione è opinabile.


Cos'hanno in serbo per il futuro i Never To Arise? C'è già del nuovo materiale pronto?

Michael: Molti brani sono già stati scritti e mi aspetto che le nostre capacità compositive ed esecutive migliorino... E spero anche che la nostra base di fan cresca.

Gordon: Non ci fermeremo ad un solo album. Infatti stiamo pensando di registrare nei prossimi mesi.


E con quest'ultima domanda ci congediamo, giusto il tempo di un saluto ai nostri lettori, a voi la parola...

Michael: Grazie mille per averci dato l'opportunità di fare questa intervista. Inoltre ringrazio Dennis Munoz, Dave della BadGod Music e Gordon per avermi coinvolto in questo progetto.

Gordon: Vorrei ringraziare chiunque legga questa intervista e ascolti la nostra musica. Vogliamo che la nostra musica venga ascoltata in più paesi che possiamo, e so che ci sono ottimi fan del metal in Italia come in tutto il mondo.

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DEAD SUMMER SOCIETY


Informazioni
Autore: Insanity

Formazione
Mist - Tutti gli strumenti


Dopo aver recensito il suo debutto come solista è tempo di conoscere meglio Mist, chitarrista degli How Like A Winter e mente del progetto Dead Summer Society.

Benvenuto su Aristocrazia Webzine, come va?

Mist: Ciao ragazzi, grazie per l'opportunità... e grazie per la recensione di "Visions...".


Iniziamo col dare qualche indicazione per chi non ti conoscesse, parlaci di te come musicista e delle tue band.

Beh, come chitarrista metal ho avuto esperienze in diverse band, la più importante delle quali è stata sicuramente quella con gli How Like A Winter. Non so ancora se si tratti di un'esperienza da considerare conclusa o meno, la band ufficialmente è ancora attiva anche se le occasioni di suonare, provare, chiacchierare insieme sono molto rare a causa degli impegni di tutti... Dead Summer Society è un mio progetto solista nato ufficialmente nel 2010, attualmente il più importante, quello che mi impegna maggiormente. Nel frattempo cerco di portare avanti (purtroppo sempre molto lentamente!) anche altre situazioni, tra cui una vera e propria band con cui magari suonare anche live.


Sei parte di una realtà relativamente conosciuta (anche se non abbastanza a mio parere), cosa ti ha spinto a creare Dead Summer Society?

Sì, gli How Like A Winter avevano raggiunto una discreta notorietà, l'album di debutto andò piuttosto bene, poi ci siam fermati. Avevo comunque la necessità di esprimermi in un progetto tutto mio, un progetto personale in cui far confluire le mie influenze musicali, un progetto in cui cercare anche qualcosa di nuovo, in cui, per quanto possibile, sperimentare. Ho iniziato a scrivere i primi pezzi strumentali che sono poi finiti all'interno del demo "The Heart Of Autumnsphere", e subito dopo ho cominciato a scrivere nuove canzoni, con l'intenzione, questa volta, di aggiungere parti vocali alla mia musica, così sono nati anche i primi testi di "Visions From A Thousand Lives".


Come hai scelto il monicker per il tuo progetto solista?

Mi è venuto in mente un po' per caso, cercavo qualcosa che potesse evocare una grigia, triste stagione della vita come può essere l'autunno all'interno dell'anno...


Sull'album ho già speso buone parole nella recensione, ma ho anche criticato l'uso della drum machine: pensi di migliorare questo aspetto in futuro, magari con un batterista reale?

Grazie ancora per le belle parole in sede di recensione, e grazie anche per le critiche, servono sempre! [ride] Premetto, sono consapevole che "Visions..." sia un punto di partenza, il primo passo in direzione di una certa maturità musicale, di un sound personale. Ci sono diverse cose da migliorare, e per quanto riguarda la batteria ho intenzione di inserire un batterista.


Dopo "Visions From A Thousand Lives" hai recentemente pubblicato un EP e si parla già di un altro full per l'anno prossimo, sembra che tu abbia molto da dire. Come componi i tuoi brani? Da cosa trai ispirazione?

Ispirazione? Da tutto, la vita è continuamente ispirazione. Dal punto di vista più pratico, non ho un sistema sempre valido per comporre i pezzi, l'idea può venire da un pezzo di piano o da un certo riff che gira sulla chitarra... A dir la verità ho sempre lasciato che le canzoni prendessero forma in maniera molto spontanea, senza costruirle, senza troppi rimaneggiamenti, in modo tale da riflettere nella maniera più naturale possibile sentimenti e stati d'animo. Questo è un approccio che non voglio cambiare.


A proposito del prossimo album, ho letto che uscirà per Rain Without End Records. Come sei entrato in contatto con questa etichetta e perchè hai scelto loro?

Beh, ho diversi contatti tra etichette e webzine, scrivo anche recensioni ecc., e grazie a questi contatti ho ricevuto la proposta di entrare a far parte del roster di questa nuova etichetta, sublabel della Naturmacht Production, fantastica etichetta underground tedesca. Conosco da un po' le persone dietro questi progetti e posso dire che siano persone serie, appassionate e disponibili, persone che credono in ciò che fanno, investendo tempo e denaro. Il mondo delle etichette è un po' cambiato rispetto al passato, ci sono tantissime realtà che spesso promettono tanto per poi non mantenere... o semplicemente spariscono dalla circolazione da un giorno all'altro, fortunatamente ci sono ancora realtà che si distinguono.


Pensi di portare i brani di Dead Summer Society in sede live con turnisti o session?

Mmmh guarda, ad essere sincero penso di no, amo il mio progetto così com'è, penso proprio che resterà un progetto da studio... però la vita è imprevedibile! [ride]


Spostiamoci un attimo sugli How Like A Winter: è passato molto tempo dall'ultima uscita di questa band, a cosa è dovuta questa lunga pausa?

Come detto prima, dopo l'uscita del del debut "...Beyond My Grey Wake" semplicemente ci siamo fermati. È stato davvero un peccato, la band secondo me aveva un ottimo potenziale e i riscontri sono sempre stati positivi. Purtroppo il tempo passa, ognuno ha i propri impegni e le cose vanno in un certo modo, così eccoci alla situazione attuale... Come dicevo la band ufficialmente esiste ancora, però le occasioni per suonare insieme diventano sempre più rare, vedremo... comunque stiamo pensando alla ristampa del nostro demo "The Winter's Near", potrebbe essere una buona opportunità per mantenere viva l'attenzione.


Girando per Internet ho letto che state lavorando a nuovi brani, hai qualche indiscrezione da darci?

Come dicevo, le occasioni per suonare sono sempre più rare, però abbiamo molto materiale che attende di essere risistemato, tra l'altro ottimo materiale, secondo me... brani sufficienti per un nuovo album, vedremo...


Parlando invece di Mist come musicista e persona, quali sono gli album e le band che ritieni fondamentali per la tua crescita artistica? Come ti sei avvicinato al Metal e al Gothic?

Sicuramente My Dying Bride e Paradise Lost sono stati fondamentali, la loro influenza è evidente, album come "Turn Loose The Swans", "Gothic", "The Angel And The Dark River", "Like Gods Of The Sun" sono stati fondamentali, poi si sono aggiunti Samael, Tiamat, e soprattutto Opeth e Katatonia, però ascolto e adoro anche Depeche Mode, Sopor Aeternus...


Domanda extra-musicale: quali sono i tuoi hobby e le tue passioni?

Adoro lo sport, calcio in particolare (anche se non ho più tempo per praticarlo), leggere e scrivere (poesie, racconti), e viaggiare, scoprire posti nuovi in giro per il mondo, se potessi sarei sempre in viaggio...


Quali saranno i tuoi prossimi passi, oltre all'album previsto per il 2013?

Sto già lavorando al nuovo album, dedicherò la maggior parte del mio tempo libero alla sua preparazione poi ovviamente continuerò a promuovere il progetto. Come accennavo prima ho anche un'altra band che vorrei portare avanti, un bel progetto death/doom/progressive, vedremo...


L'intervista si conclude qui, ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e lascio a te l'ultima parola per dire ciò che preferisci ai nostri lettori:

Grazie ancora per il tempo dedicato a Dead Summer Society! Saluto i lettori, invitando ad approfondire la conoscenza con il mio progetto. Ecco un po' di contatti:
www.facebook.com/pages/Dead-Summer-Society/140007062732886
www.myspace.com/deadsummersociety
deadsummersociety@libero.it
Ciao e a presto!

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HYPNOS (2012)


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Bronislav "Bruno" Kovarik - Basso, Voce, Chitarra
Petr "Pegas" Hlavac - Batteria
Igor Hubík - Chitarra
Vlastimil "Vlasa" Urbanec - Chitarra


Gli Hypnos per chi segue la scena death metal da tempo non sono di certo degli estranei, la band è stata rimessa in attività nel 2010 dal fondatore Bruno Kovarik, noto anche per il suo passato negli storici Krabathor. L'occasione dell'uscita di "Heretic Commando – Rise Of The New Antikrist" ci offre la possibilità di una nuova chiacchierata con lui.

Ciao Bruno e bentornato sul nostro sito, come stai?

Bruno: Sto veramente bene. Ho lavorato in giardino qualche ora oggi, poi ho fatto una buona cena e ora sto rispondendo a questa intervista. In generale credo di attraversare uno dei periodi migliori della mia vita, mi sento molto rilassato e calmo e sono pieno di energia per portare gli Hypnos a livelli più alti.


Ci siamo incrociati quando hai deciso di rimettere in attività gli Hypnos, sono passati due anni, quali sono stati gli avvenimenti significativi che li hanno caratterizzati?

I fatti principali sono stati il rilascio del nostro mcd "Halfway To Hell" e il live di ritorno al Brutal Assault Festival nel 2010. Poi abbiamo fatto due tour più piccoli con i Napalm Death, alcuni festival e, infine, quest'anno abbiamo pubblicato il nostro quarto album "Heretic Commando" tramite la Einheit Produktionen. Avevamo il ben noto produttore norvegese Børge Finstad a coadiuvarci e possiamo onestamente dire che questo è il miglior album che abbiamo mai registrato e pubblicato.


"Heretic Commando" è la conferma che chi sa scrivere buona musica, status di fermo o meno, non perde mai il vizio di dare una propria impronta al sound. Come si è svolta la fase di componimento e registrazione del disco e quanto ha inciso l'ingresso di Igor Hubìk (Root) nel songwriting?

Il materiale per questo album è stato scritto in dieci mesi circa nel corso dell'anno passato, abbiamo registrato vari demo casalinghi che ci siamo inviati via e-mail ma le prove finali le abbiamo svolte tutti insieme. Ho scritto io la maggior parte del materiale ma devo dire che Igor ha contribuito con tre belle tracce con un tocco più black metal e che sono sicuramente tra le mie preferite. Ha rivoluzionato un po' il mio tipico stile di songwriting e ha reso più vario il nostro materiale odierno.


Guardando il video di "Inverted / Chasing The Apostles" ho percepito un'atmosfera molto primordiale che mi ricordava quella dei primi Morbid Angel. Ti hanno detto che c'è qualcosa nella tua interpretazione che ricorda Peter dei Vader?

Davvero? Fantastico, Peter è un mio grande amico e una persona molto stimolante, lo ammiro. In ogni caso, non c'è una volontà certa di imitarlo. Anche il primo album dei Morbid Angel è stato per molto tempo il mio disco preferito quindi se si pone il nostro disco su una levatura simile è davvero un onore per noi. Ma vorremmo trovare la nostra strada con aspetti tipici del nostro stile: è davvero difficile essere originali tra i tanti gruppi ma ci vogliamo sicuramente provare. Credo che un certo mix di death e black metal mescolato a roba atmosferica e ad un'intensa aggressività potrebbe essere una buona direzione da prendere.


La formazione del videoclip è a quattro con te al basso e alla voce, chi è il secondo chitarrista? Un turnista o qualcuno che potrebbe entrare in pianta stabile nella line-up degli Hypnos?

È una strana situazione. Il quarto uomo è Vlasa che originariamente doveva essere il nostro secondo chitarrista session ma nel tempo abbiamo visto che il suo inserimento nella band era buono e abbiamo deciso di tenerlo anche per l'album nuovo. Ha registrato tre assoli e credo che si inserisca in line-up anche se non è membro permanente della band, ha un grande interesse nell'essere parte degli Hypnos e lo apprezzo. Sta diventando parte importante di noi.


Sul sound e il valore delle canzoni mi sono espresso in sede di recensione, onestamente non ho nulla da obiettare o su cui muovere critica perché siete uno degli esempi di come si possa rimanere sempre coerenti suonando ciò che si ama: death metal. Quanto è importante avere le idee chiare e soprattutto una reale passione per il genere? Io non metto in dubbio che ci siano ottime band odiernamente, quello che percepisco però è un aumento di uscite "formalmente" perfette ma prive di spessore emotivo capace di coinvolgerti.

Ho lo stesso sentore a volte. Posso ascoltare molti dischi perfettamente realizzati, con grandi suoni, musicisti dalle abilità incredibili, grafica impressionante, realizzati con migliori attrezzature ma che suonano tutti uguali, come una macchina, freddi, noiosi e non ci sono canzoni che ti si stampino in testa ma solo collezioni di riff. Ripeto sempre ai miei ragazzi: "Ricordate, dobbiamo prima di tutto creare canzoni! Canzoni con notevoli strutture e ritornelli, canzoni con cuore e messaggi. Voglio avere le canzoni impresse nella mente dopo l'ascolto del cd. Voglio che le nostre canzoni siano utili ai nostri ascoltatori quando si sentono felici o tristi, voglio che la nostra musica venga ricordata magari anche dopo dieci anni". Questo è l'atteggiamento che ho sempre avuto, il mio modello che non mancherò di seguire anche in futuro.


Ho letto e riletto il booklet del disco più volte, è fantastico perché racconta di passo in passo la genesi, l'evoluzione e la realizzazione delle vostre idee. Citate "il grande agnostico" Rober Green Ingersoll che apostrofava la religione definendola "l'oppio delle masse" e i testi affermano ancora una volta che chiaramente i piani cosiddetti divini non vanno molto d'accordo con la realtà della vita umana. Uno dei miei tormentoni di quest'ultimo periodo è quello di ripetere con costanza a conoscenti e non che il death metal non è solo cliché e che i testi andrebbero letti e approfonditi. Secondo te il fatto che un filone estremo l'abbia buttata sotto l'aspetto lirico sempre e volutamente sul becero scadendo nel porno e roba simile può aver influito nel far prendere sottogamba una parte importante come il "verbo" da riversare sui brani?

Dipende. È qualcosa di differente da band a band o, per meglio dire, da scrittore di testi a scrittore di testi. Sono un po' deluso dal fatto che molte persone non siano interessate a leggere i testi (grazie per averlo fatto!) ma, d'altra parte, questo non mi fa comportare diversamente. Anche se c'è una sola persona che legge i miei testi, questo sforzo avrà sempre un senso per me. La scrittura dei testi è un lavoro difficile per me, è il vero parto e ci spendo sempre un sacco di tempo fino a che, a volte, odio quando tengo la penna in mano per ore e non arriva nulla. Ho sempre però un primo punto di partenza, l'idea di quello che voglio dire e il messaggio che voglio dare ai nostri ascoltatori. Mi rendo conto che ho il potere di influenzare la gente attraverso la nostra musica e questa è una grande responsabilità che deve essere presa sul serio. Per quanto riguarda Robert Ingersol, ammiro il modo coraggioso e pragmatico con cui si poneva, diceva la verità pura e semplice, comprensibile a tutti, senza le stronzate che si sentono ogni giorno ovunque. Se fosse vivo in questi giorni, in qualche posto vicino a me, sono abbastanza sicuro che saremmo grandi amici.


Nel 2006 la vostra ultima esibizione live era stata quella del Brutal Assault, a distanza di sei anni inserite nel secondo cd di "Heretic Commando" quella risalente a due anni prima, sempre in quel festival. C'è un legame particolare con quest'evento? È uno dei più importanti, se non il più importante, che si svolga in Repubblica Ceca giusto?

Si tratta di un dato errato, il nostro ultimo show dal vivo nel 2006 fu a Giessen, in Germania, durante il tour europeo di gennaio con Centinex e Purgatory. La prima volta che abbiamo suonato al Brutal Assault Festival fu nel 2010, per fare il nostro concerto di ritorno e questo evento fu davvero fantastico. Ottenemmo un riscontro formidabile da parte di tredicimila spettatori: questo concerto occupa anche una parte del nostro DVD bonus, rilasciato con "Heretic Commando", che si chiama "Back In Death"... tipo una parodia degli AC/DC, esattamente come il titolo "Halfway To Hell". Mi piace giocare con le parole.


L'Italia è purtroppo sin troppo spesso condizionata dalle decisioni vaticane, le quali hanno avuto in passato, ci auguriamo non in futuro, anche peso politico e intanto gli scandali continuano ad abbattersi sull'apparato ecclesiastico, il mondo è continuamente devastato da scontri religiosi e inneggiamenti al fanatismo. Si può combattere la piaga religiosa? C'è la possibilità che l'uomo si accorga davvero che è solo fumo negli occhi ciò che gli viene donato da queste pseudo dottrine?

Ricordo che divenni un oppositore delle religioni quando ero alle elementari, quando ero un bambino. Quando ho iniziato a suonare nella band, ho diffuso i miei punti di vista attraverso la nostra musica. Sono d'accordo con te, credere in qualcosa di soprannaturale non ha senso, è ingannare il popolo, è una macchinazione per detenere potere e denaro. Le persone sono stupide, soprattutto quando sono in massa. È più facile seguire gli altri, far parte del branco, si sentono più sicuri e non solo ma, naturalmente, questa è una finzione. Purtroppo non credo che la gente lascerà mai le religioni un giorno ma farò del mio meglio per influenzare le persone, per spingerle ad utilizzare il cervello. Non devono necessariamente essere d'accordo con me ma voglio farle riflettere.


Da un paio di settimane a questa parte qui si è riaccesa la polemica sul "pay to play", il fenomeno che vedrebbe pagare le band sostanziose somme di denaro ad esempio per accaparrarsi i migliori posti in scaletta nei festival o partecipare a tournè importanti. Ti sono mai state fatte offerte di questo tipo? Ti hanno mai chiesto dei soldi per portare la musica? E cosa pensi di chi paga per suonare? Non dovrebbe essere il contrario?

Tutto questo è normale sin da quando ho memoria, a volte anche noi abbiamo dovuto pagare per suonare. Normalmente non puoi avere spazio in un tour importante senza pagare se non sei una delle band headliner. Non ho alcun problema con questo, è la concorrenza, le condizioni sono simili per tutti, è competizione. Il più forte vince e io rispetto questa regola.


Che progetti hanno gli Hypnos per il prossimo futuro? Ci sono date live programmate?

Sì, abbiamo in programma alcune date singole per l'autunno e magari anche un piccolo tour con degli headliner più famosi. Sono in contatto anche con alcuni promotori italiani, quindi spero davvero di poter presto salire di nuovo sui palchi italiani.


In questi anni di continue reunion pensi che si possa "sperare" in un ritorno dei Krabathor, magari con la line-up di "Lies"?

Sicuramente ci sono stati sforzi in questa direzione ma io ho rifiutato. Sarebbe solo nostalgia e un sacco di lavoro senza futuro. Voglio mettere tutta la mia forza in qualcosa di significativo, in ciò che attualmente sono gli Hypnos.


La fine è giunta, chiudi pure l'intervista come meglio credi.

Beh, grazie per il vostro supporto. Se qualcuno è interessato agli Hypnos, può contattarci tramite il nostro sito: www.hypnos-cz.com. Ciao!

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