domenica 30 dicembre 2012

DIE! DIE! DIE! - Harmony


Informazioni
Gruppo: Die! Die! Die!
Titolo: Harmony
Anno: 2012
Provenienza: Nuova Zelanda
Etichetta: Golden Antenna
Contatti: facebook.com/diediedieband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Oblivious Oblivion
2. Harmony
3. Erase Waves
4. Trinity
5. Seasons Revenge
6. No One Owns A View
7. Changeman
8. 16 Shades Of Blue
9. Twitching Sunshine
10. Get Back

DURATA: 37:35

I neozelandesi Die! Die! Die! hanno raggiunto il traguardo della quarta pubblicazione con "Harmony", il trio composto da Andrew Wilson (voce e chitarra), Michale Logie (basso) e Michael Prain (batteria) prosegue quel percorso che li vede presi nell'affinare e diversificare il sound. Sono stati spesso definiti una band punk o noise, in realtà sono entrambe le cose e non solo quelle, c'è di più.
La formazione lo dimostra in un platter che si muove in più direzioni assimilando oltre a sonorità Joy Division ed Echo And The Bunnymen, lo shoegaze dei My Bloody Valentine, l'espressiva riottosità/rumorosità dei Fugazi e qualche lieve inflessione math-rock, basi ampie per un risultato intrigante e suggestivo.
La tracklist nei suoi quasi quaranta minuti alterna un'alta fruibilità a incursioni piacevolmente moleste dei feedback, ritornelli canticchiabili e facilmente assimilabili come quello di "Trinity", momenti di pura follia e schizofrenia insiti in episodi quali "Erase Waves" e "16 Shades Of Blue", mentre "Seasons Revenge" è rivestita da un mantello malinconico che la mimetizza nella forma di una semi-ballad.
Bastano questi pochi ma significativi elementi utilizzati in stile "indicatori di qualità" per poter concedere un ascolto ai Die! Die! Die!. "Harmony" è un prodotto curato con intelligenza, equilibrato nel tramortire con quella sensazione d'angoscia che sembra perdurare, e invece viene interrotta da strati diversificati di adrenalina e acidità abrasiva, nei quali la mano esperta di un artista qual è Chris Townend (che in passato ha collaborato con act del calibro di Portishead, Violent Femmes e Gravetemple) fornisce quel quid in più.
Se avete amato gli album antecedenti, troverete quest'ultimo più adulto e ricco di canzoni d'autore, i Die! Die! Die! stanno crescendo e di pari passo lo fa anche il loro modo di comporre, ciò non può che ritenersi un punto a favore per una band che ha tanto da dire e "Harmony" è lì pronto a parlarvi, attende solo un vostro cenno e la pressione del tasto "play".

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DARSOMBRA - Climax Community

Informazioni
Gruppo: Darsombra
Titolo: Climax Community
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Exile On Mainstream
Contatti: facebook.com/darsombra
Autore: Mourning

Tracklist
1. Roaming The Periphery
2. Green
3. Thunder Thighs

DURATA: 1:15:40

Darsombra è il nome di un progetto alquanto particolare che prende vita grazie a Brian Daniloski (Trephine, ex Meatjack e King Travolta) e Ann Everton, nello specifico è un progetto audiovisivo e il tema trattato in "Climax Community" è il seguente:

A climax community is "a biological community of plants and animals which, through the process of ecological succession, the development of vegetation in an area over time has reached a steady state," says good old Wikipedia." "Climax Community" is a record by Darsombra, built and hewn from time, practice, and re-arrangement of one's life for the love of creative journey to other planets through music.

Per rendervi ancor più chiara l'idea, inserisco anche il trailer che in sette minuti offre una parziale visione del connubio immagine-suono proposto dal duo.
Con quale forma d'arte stiamo per scontrarci? La si potrebbe racchiudere nell'ambito drone ma sarebbe limitante, si potrebbe parlare di dark ambient tuttavia anche quello stile rispecchierebbe soltanto in parte ciò che è racchiuso nelle tre lunghe tracce che ne compongono il vissuto.
È palese che la natura dell'opener "Roaming The Periphery" sia sfacciatamente multiforme, rumorosa e spaziale allo stesso tempo, adimensionale quanto basta a garantire il biglietto di sola andata per un viaggio meditativo e fuori dal comune, un po' come se i Sunn 0))) si fossero strafatti in quel di Woodstock; l'innesto di melodie di chitarra ciclicamente cullanti aiuta parecchio. Quali figure proietterà la vostra mente ascoltandolo? La risposta sarà decisamente personale e dipenderà dalla capacità di assorbine l'aura.
Il secondo capitolo è il più breve dei tre in scaletta, "Green" si allaccia alla nostra corteccia cerebrale corteggiandola con la semplicità dell'acustica, quattro minuti che riportano un po' i piedi per terra consegnandoci una visione del tutto libera da legami, ma nel contempo rivela una connessione ancor più intima e tangibile con l'essenza umana che stavolta si mette in gioco, uno spazio minuto che apre le porte alla vastità di "Thunder Thigs".
L'atmosfera che si respira in quest'ultimo brano strumentalmente "normale" e intenso è più scura, si percepisce una costruzione precisa nelle sue lunghe e articolate movenze, nella presenza di un groove che diviene massiccio e a tratti inquietante, in alcune sezioni addirittura dissestante, discostandosi da quel mood esplorativo fatto di trip esaltanti e favorendo una perlustrazione delle zone recondite e minacciose. L'elettronica viene messa di lato sino al momento in cui un'avanzante e disturbante presenza vocale ripetitiva e ossessiva fa il proprio ingresso, con essa riemergono le derive disturbanti che in una sorta di "mare del nulla" portano verso la conclusione, o così sembrerebbe, "Climax Community".
Così sembrerebbe perché nascosta vi è una quarta traccia, un pachiderma di mezzora di durata, un monolite nero, un paesaggio statico che si protrae e protrae in maniera infinita, un'emissione sonora destabilizzante nel suo perdurare statico. Immaginatevi all'interno di una stanza nella quale l'unico suono che vi è permesso udire è quello di una nota prolungata all'inverosimile, inizialmente è sopportabile, successivamente tedia, dopo metà ora è devastante. Cosa raffigurerà? O meglio, come avranno rappresentato in figure questa parte della loro opera? Per venire a conoscenza di questi dettagli, fondamentali per vivere appieno il lavoro dei Darsombra, vi rimando all'acquisto di "Climax Community".
Facendo un paragone estremo più per attitudine fuori dagli schemi che per altro, questa realtà potrebbe rappresentare nell'ambito drone/psichedelico quello che i Botanist di Otrebor sono per il panorama black, dimensioni a sé stanti e pertanto uniche, toccherà a voi tentare di capire se vorrete entrare a farne parte o meno.
A ogni copia, sia versione cd che lp, verrà allegato un link per l'accesso alla sezione visuale collegata al platter, per coloro che amano sperimentare è un'occasione da cogliere al volo.

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MANDIBULA - Sacrificial Metal Of Death


Informazioni
Gruppo: Mandibula
Titolo: Sacrificial Metal Of Death
Anno: 2012
Provenienza: Portogallo
Etichetta: Ethereal Sound Works
Contatti: myspace.com/mandibula666
Autore: Mourning

Tracklist
1. Introducao
2. Cães Da Morte
3. Negros Cascos Sobre O Trono Da Terra
4. Flagelação
5. O Carrasco
6. Rios De Sangue
7. Arauto Da Dor
8. Coroa Negra Dos Infernos
9. Orgia No Necroterio

DURATA: 55:12

Il progetto portoghese Mandibula guidato dall'omonimo artista e unico membro in line-up aveva prodotto il suo primo lavoro nel 2010, un simbolico cd-r dal titolo "Sacrificial Metal Of Death", questo stesso lavoro viene oggi ristampato in formato professionale dalla label connazionale Ethereal Sound Works.
Il sound e l'iconografia sono classicamente anni Ottanta e legati al filone proto-black, parliamo di quella schiera di band sudamericane come Sarcófago, Vulcano, Holocausto, alla quale si aggiungono le europee Hellhammer, Bathory e ciò che fu il fiorire del thrash teutonico con i Sodom e Kreator in testa, impossibile inoltre escludere un po' di punk e hardcore a infoltire la proposta che vista così e con questa sequela di nomi dovrebbe far ribaltare il cassettino del lettore dalla frenetica voglia d'averlo "dentro", in realtà le cose non stanno proprio così.
La musica contenuta nei pezzi incarna quello spirito, così come "l'uh" alla Tom G. Warrior di "O Carrasco", le atmosfere cupe, le ritmiche pesanti e mai troppo complesse, le chitarre scure e sepolcrali chiaramente invitanti per coloro che cercano anche odiernamente dischi di questo stampo e non posso neanche dire che i brani siano brutti, in fin dei conti "Cães Da Morte", "Flagelação" o "Coroa Negra Dos Infernos" sono ciò che pretendi risuoni nelle casse dopo quello sfoggio esagerato di nomi.
Va sottolineato però che un po' di velocità in più in qualche frangente e una serie di riff più taglienti non mi sarebbero dispiaciuti, soprattutto dopo uno stop atmosferico di quattro minuti imposto da "Rios De Sangue" e incentrato su un ritualismo di stile ambient/drone al quale succede la malevola ma sin troppo pachidermica "Arauto Da Sor"; un cambio di marcia non avrebbe guastato, diciamo che Mandibula ci ha pensato tardivamente, vivacizzando la canzone soltanto sul finire.
Intendiamoci, non c'è nulla di veramente sbagliato in "Sacrificial Metal Of Death", la domanda che mi pongo è questa: perché dovrei scegliere di comprare un disco simile essendo già in possesso degli album che hanno dato vita a questo tipo di filone? Non ritengo l'acquisto fra quelli prioritari e probabilmente lo consiglierei esclusivamente agli accaniti "followers" dell'old school marcio e privo di fronzoli.

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YELLOWTOOTH - Disgust


Informazioni
Gruppo: Yellowtooth
Titolo: Disgust
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Orchestrated Misery Recordings
Contatti: facebook.com/yellowtooth.mc.9
Autore: Mourning

Tracklist
1. Wizard Dust
2. Soulstalker
3. John Wilkes Booth
4. 75 Black Pontiac
5. Burning Daylight
6. Prophetic Ramblings
7. On The Trail Of Lewis Medlock
8. Traitor
9. Decaying From Within
10. 11th Hour

DURATA: 47:22

Da Michigan City direttamente ai nostri stereo, ecco a voi gli Yellowtooth.
La formazione dell'Indiana, che vede in line-up il bassista cantante Peter Clemens (Skullview, Invasion, Nuclear Torment e Sea Of Tranquillity), dopo aver pubblicato due demo tira fuori oggi il debutto "Disgust" ma non c'è nulla di disgustoso in questo platter. Al contrario Peter e i compagni di viaggio Henry McGinnis (chitarra e voce) ed Ed Kribbs (batteria) ci forniscono dieci tracce di buonissimo stoner/sludge a tinte più groove/death o rockeggianti in alcuni casi ed è proprio vero che quando si fanno le cose non complicandosi la vita riescono bene.
La proposta del trio è basilarmente accattivante, abbiamo un sound ibrido che pesca dalle radici settantiane dei Black Sabbath, offre fughe in territori affini a Black Label Society, Down e Cathedral, con qualche reminiscenza del riffing di Dimebag sparsa qua e là. Ovviamente non sono assenti quelle striature bluesy che tanto ci aggradano, mntre la voce opta per lo più su di un'impronta death pesante e grattata.
Le componenti le conosciamo e riscontriamo ormai da anni in molti platter, qui però vengono sviscerate e riversate all'interno di brani che hanno il pregio di essere tutt'altro che noiosi. "Disgust" possiede infatti una serie di canzoni dal piglio sicuro e dall'animo da rocker come "Wizard Dust", "John Wilkes Booth" e "Rambles Prophetings", inoltre si spinge in territori più estremi e dediti a sonorità più oscure e maligne in "Burning Daylight" (traccia al limite con il gusto amaro della "morte") e "Traitor", offrendo degli ottimi diversivi nella più eclettica e armonicamente lucente "75 Black Pontiac", spogliata dal nero citato in precedenza, e "On The Trail Of Lewis Medlock" dalla fruibilità più alta nonché brano maggiormente accessibile al cospetto degli altri, senza però cedere alla tentazione di soluzioni che prendano direzioni troppo fuorvianti, il trademark rimane quello imposto e voluto dagli Yellowtooth.
Probabilmente in sede di produzione si sarebbe potuta dare una risonanza più netta all'operato di Ed, le pelli sono infatti retrocesse in seconda linea a favore delle chitarre, d'altro canto questa forma rende l'atmosfera del disco cruda ed essenziale; tutto sommato il basso non viene danneggiato e quindi ciò può anche starci bene.
"Disgust" è un disco vibrante, aggressivo, considerevolmente legato a una serie di cliché per i quali se ci fosse un "mi piace" in stile Facebook cliccheremmo in segno d'approvazione. Il primo lavoro degli Yellowtooth ha colto nel segno.
Strada, polvere, fango, adrenalina e alcol, vi dicono niente queste parole? Se per voi hanno più di un senso e in questa musica trovano la propria collocazione, sapete qual è il da farsi: ascoltare "Disgust".

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lunedì 24 dicembre 2012

HAERESIARCHS OF DIS / OPHIDIAN FOREST - Darkest Origins



Informazioni
Gruppo: Hæresiarchs Of Dis / Ophidian Forest
Titolo: Darkest Origins
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A. / International
Etichetta: UW Records
Contatti: facebook.com/OphidianForest - toadstoolcomics.com/dis
Autore: Mourning

Tracklist
1. Ophidian Forest - Densest Green
2. Ophidian Forest - Fear Bloody Wings
3. Ophidian Forest - Verschwiegenheit
4. Hæresiarchs Of Dis - Black Prophecies
5. Hæresiarchs Of Dis - Chaos Plague
6. Hæresiarchs Of Dis - Manifestation
7. Hæresiarchs Of Dis - Wolfmoon
8. Hæresiarchs Of Dis - Tangible Hatred
9. Hæresiarchs Of Dis - Heritage Of The Night
10. Hæresiarchs Of Dis - The Devil's Whoremonger
11. Hæresiarchs Of Dis - Blood And Souls
12. Hæresiarchs Of Dis - Circle Of Sodomy

DURATA: 01:13:30

Due realtà interessanti seppur molto diverse fra loro uniscono le forze dando vita a uno split della durata di quasi un'ora e un quarto a titolo "Darkest Origins", le due formazioni in causa sono l'internazionale Ophidian Forest e la one man band statunitense Hæresiarchs Of Dis, di entrambe abbiamo già scritto su Aristocrazia, troverete quindi più di un articolo dal quale attingere.
Scopriamo cosa possiede di particolare questa release, il titolo non è casuale, le "scurissime origini" alle quali fa riferimento indicano la presenza di dodici brani di natura "demo", canzoni che appartengono al passato e ai primi passi mossi da entrambe le compagini; il sound è quindi rudimentale, scevro ma al medesimo istante atmosfericamente valido a fornire la rappresentazione sonora che andremo a incrociare.
Apre le danze il trio composto da Amalgamoth (voce e tastiere), Zaragil (chitarra e basso) e Otrebor (batteria) con tre pezzi di lunga durata, a quanto pare pure nelle battute iniziali del loro progetto questi musicisti avevano le idee ben chiare.
La loro proposta si basa su di una buona commistione d'intento tra il raw-black scandinavo anni Novanta e il ritualismo dei maestri Summoning, si è ammantati da uno spesso grigiore e le imperfezioni di una produzione ruvida e imperfetta (la batteria è quella che soffre di più risultando in certi momenti letteralmente soffocata) non fanno altro che acuire quella sensazione di ultraterreno malefico specialmente nei frangenti in cui il cantato di Amalgamoth diviene un'attestazione poetico - esoterica e le sue tastiere s'infiltrano sinistre a infittire l'ambiente di livore.
Dei tre pezzi presenti quelli che meglio incarnano tale descrizione sono la seconda "Fear Bloody Wings" e la terza "Verschwiegenheit", quest'ultima fornita di venature pagan.
I trenta e poco più minuti affidati agli Ophidian Forest scorrono senza troppi problemi e tocca quindi a Cernunnos farsi sotto, le coordinate musicali sulle quali si poggiano le sue tracce non sono distanti da quelle dei suoi compagni di split, anch'egli è fautore di un black metal dallo spirito retrò, spoglio di qualsiasi orpello inutile, pesta e sferraglia evitando di pensarci troppo su.
Coloro che hanno già avuto a che fare con le sue produzioni riconosceranno i titoli dei primi quattro episodi in scaletta dato che sono contenuti nel demo "Dis", mentre la quinta "Tangible Heritage" era stata inserita nella ristampa della Toadstool Enterprises limitata a sole cento copie.
Lo scream è sguaiato e straziante, le partiture thrashate affilate, alcune canzoni smanettano in velocità, mentre altre lasciano sovente spazio ad apparizioni dedite a infoltire il settore atmosferico come "Manifestation", "Wolfmoon", "Heritage Of The Night" e "Blood And Souls".
Intendiamoci, i cliché dei cliché vi sono proprio tutti e vengono rispettati senza mezzi termini, tanto che non mi ha sorpreso molto trovare l'ululato di lupi in apertura del primo dei tre episodi citati, infatti l'americano più che da San Jose in California sembra provenire dalla Scandinavia e pare proprio si nutra di tale ambientazione per far confluire all'interno delle tracce quel senso di malsano caratteristico delle uscite discografiche di quella zona.
Certo è che "The Devil's Whoremonger" suona decisamente death metal, per non dire alla Obituary, la cosa un po' spiazza e un po' diverte, mentre "Circle Of Sodomy" (ri-registrazione di "3rd Movement: Circle", traccia contenuta nel debutto del 2008 intitolato "Overture"), chiude lo split riconducendoci in territori stranoti ma non spiacevoli d'ascoltare.
"Darkest Origins" è un omaggio al passato consigliabile a chiunque voglia entrare in contatto, per alcuni ancora una volta, con queste due realtà, Ophidian Forest e Hæresiarchs Of Dis ve lo servono su di un piatto d'argento, a voi adesso dedicar loro un po' del vostro prezioso tempo.

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VOMITOR - The Escalation


Informazioni
Gruppo: Vomitor
Titolo: The Escalation
Anno: 2013
Provenienza: Australia
Etichetta: Hell's Headbangers Records
Contatti: myspace.com/thevomitor
Autore: ticino1

Tracklist
1. Pits Of Nightmare / Pitch Black
2. Prayer To Hell
3. Salem Witches Grave
4. Hellburst To Fight
5. The Escalation
6. Metal Or Die
7. Horrors Of Black Earth

DURATA: 30:49

La lista dei gruppi australiani passatisti e privi di compromessi è lunga. Anche i membri dei Vomitor hanno le loro robuste radici nelle profondità degli Ottanta e hanno terminato il loro sviluppo musico-culturale nei Novanta, stando lì ora, immobili, come gli alberi di una foresta fossile...

Poco meno di tre anni dopo l’uscita di "Devil's Poison", ci scaraventano in faccia un lavoro che non tradisce le attese di ogni conservatore metallico di rispetto. Il trio mantiene una ritmica rigida e priva di ogni tocco moderno che si affonda martellante nelle orecchie dell'ascoltatore. Assoli di chitarra striduli, in buona tradizione Slayer, provocano dolori alle gengive del pubblico più delicato che, bisogna dirlo, dovrebbe limitarsi al rock melodico. I nostri guerrieri australiani non risparmiano nulla e nessuno, travolgono come un carro armato le trincee, sfondano le linee di combattenti spaventati, disorganizzati con mitragliatrici e cannoni, tritando le carni dei ritardatari con i possenti cingoli, lasciando dietro di sé una striscia di corpi atrocemente smembrati sul terreno intriso di sangue tiepido. "Hellburst To Fight" è, con la sua pesantezza e conseguenza sonora, l'esempio ideale per illustrare la crudezza del suono. Scale thrash prive di raffinatezza si mescolano alle sonorità nere più acide, a pozioni mortali, provocando un'esplosione al vetriolo che intacca le corazze dei metallari più viziati, trasformandoli in veri pezzi di acciaio temprato, con i calli alle orecchie. La voce, come del resto tutto il suono, è diabolicamente distorta grazie a una produzione particolare che sembra salire dalle profondità degli Inferi. Una chicca in vero stile Ottanta non poteva mancare e godrete, dunque, come pazzi ascoltando "Metal Or Die" che è un omaggio allo speed più grezzo di quel periodo e anche alla nostra venerata musica.

Certo, questo disco è assolutamente rozzo, marcio al punto giusto, malgrado alcuni punti noiosi, distante da qualunque piacere o sapore armonico ma, parliamoci chiaro, chi vuole "froceggiare" a melodie soavi? Questo è metal! Justin Bieber lasciamolo ai poppanti!

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DEAD END FINLAND - Stain Of Disgrace


Informazioni
Gruppo: Dead End Finland
Titolo: Stain Of Disgrace
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Inverse Records
Contatti: facebook.com/deadendfinland
Autore: Mourning

Tracklist
1. My Fate
2. Nothing Left To Bleed
3. Stain Of Disgrace
4. Fields Of Silence
5. Sea Of Eternity
6. Riot
7. Sinner’s Day
8. Cry For Innocence
9. Face The Enemy
10. Betrayed

DURATA: 36:17

I finnici Dead End Finland debuttano nel 2011 con l'album autoprodotto "Stain Of Disgrace, il disco suona moderno e interpreta il melodic-death imbastardendolo con le aperture vocali in clean e l'uso delle tastiere a supporto che incoraggiano spesso e volentieri un andazzo catchy, in verità neanche troppo rispetto a molti loro colleghi.
Il paragone con i connazionali Grendel di "Corrupt To The Core" potrebbe anche scapparci, infatti, oltre al sound comune per più di un verso, hanno anche un altro punto di contatto in Mikko, cantante di entrambe le band.
Insieme all'artista citato sono presenti Santtu Rosen (chitarra e basso) e Jarno Hänninen (tastiere) che erano già dentro il panorama melodic death grazie alle esperienze passate in formazioni quali i Life Is My Enemy e Divercia.
Questi due musicisti inoltre credo abbiano trasportato in parte anche il loro background "gotico" nella stesura dei pezzi rendendolo influente, questo grazie ai trascorsi in altri act quali gli stessi Divercia, Lost In Twilight ma soprattutto Dilemma e Dying Daylight; lo si nota ad esempio nell'accompagnamento delle parti in clean voice, momento in cui l'atmosfera diviene particolarmente emotiva.
Non è una novità per chi ascolta prodotti del genere provenienti dalla Finlandia, anche se il frutto di questo sforzo non s'identifica solamente con la propria patria, la Svezia seppur in minima parte c'è e si presenta con gli ovvi Dark Tranquillity e gli Scar Symmetry.
La pancia della tracklist contenente "Sea Of Eternity" e "Sinner's Day" rappresenta appieno ciò che i Dead End Finland sono capaci di realizzare, la prima è sorretta da un aleggiare sinfonico e, per quanto la strofa si esprima in maniera rude, il ritornello ne liquefà la durezza con l'assolo di chitarra piazzato nella fase centrale-finale a rincarare la dose di pathos, mentre la seconda è più arrembante nel complesso, le tastiere divengono un tappeto più leggero, le sei corde sono più accese e il chorus pur dimostrandosi particolarmente catchy asseconda una ritmica che assume posizione ferrea.
Nulla di nuovo sia chiaro, però quando oltre ai nomi già invocati durante l'ascolto di "Stain Of Disgrace" si ha l'impressione che i Sentenced facciano capolino, quando ci si accorge che nella sua natura volutamente distante dalle prove più taglienti possiede le doti accattivanti adeguate a creare un coinvolgimento, le tastiere di "My Fate" e "Cry For Innocence" proprio per i loro suoni potrebbero far storcere il naso ai più, in quel momento ci si rende davvero conto che il disco è una compagnia che non si disdegna.
La bella prestazione del cantante poi mi fa sorgere un dubbio: ma se gli Scar Symmetry al posto di quel tizio che canta alla Tiziano Ferro avessero preso uno come Mikko la storia sarebbe andata diversamente? Tutto questo rifletterci su mi fa pensare che i Dead End Finland siano stati abili nell'intrattenermi, perché la musica è anche questo, una forma di comunicazione e intrattenimento che deve farti star bene.
Se è la Svezia dei tempi della scena di Gothenburg che adorate, "Stain Of Disgrace" è ben lontano dal suonare anni Novanta; se invece avete continuato a seguire il genere adottando parametri di giudizio nuovi con l'andare dell'evolversi dello stile accettandone i cambiamenti, in questo caso i Dead End Finland potrebbero risultarvi interessanti e di conseguenza ve ne consiglio l'ascolto.

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PRIMITIVE GRAVEN IMAGE - Psychedelic Episodes (Observations On Death And Deathlessness)


Informazioni
Gruppo: Primitive Graven Image
Titolo: Psychedelic Episodes (Observations On Death And Deathlessness)
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Envenomation Records
Contatti: facebook.com/primitivegravenimage
Autore: Mourning

Tracklist
1. Eye Of Existence
2. Ten Thousand Armageddons
3. Mock The Lifeline
4. Slave To The Mannequin
5. Attack The Attacker
6. Breathe
7. The Maniacal Laughter Of A Dying Man
8. The Killer, The Philosopher And The Holy Man
9. Of Death And Deathlessness

DURATA: 48:01

I britannici Primitive Graven Image a distanza di due anni dalla seconda uscita "Celebrating Impending Chaos" da noi recensita, rilasciano quello che dovrebbe essere il capitolo della maturità, il terzo disco "Psychedelic Episodes (Observation On Death And Deathlessness)".
La formazione si dimostra coerente ma nel contempo prova a non limitare il proprio raggio d'azione a quanto proposto in passato, se da un lato infatti abbiamo la compattezza, le melodie e un'esposizione black ancora una volta decisamente legata al mondo scandinavo con preferenza per lo stile svedese, dall'altro spuntano soluzioni inaspettate come la divagazione floydiana in "Then Thousand Armaggedons", le dilatazioni spacey/drone contenute in "Mock The Lifeline", la sezione atmosferica che apre una breccia nella breve "Attack The Attacker" e le varie incursioni di voce clean ed effettata/"automizzata" che si stagliano nell'ultima citata e in "The Killer, The Philosopher And The Holy Man", quest'ultima fornita di una raffigurazione sonora maniacale.
Ciò che "Psychedelic Episodes" mette sul piatto è una leggera seppur chiara evoluzione, mantengono le sferzate thrash quanto la bestialità del blastato, immettono profondità con gli interventi calibrati di tastiera affidati alle cure del session Rick Wrong, esprimendo una forma canzone incline ad una visione progressiva, esempio lampante è l'opener "Eye Of Existence", rendendo il platter meno univoco nell'intento.
Non è infatti in possesso di sola violenza e questo pone a suo favore, lasciando da parte quei momenti di stasi che caratterizzavano alcune tracce dei lavori precedenti.
I Primitive Graven Image hanno sviluppato al meglio le idee partendo dalle basi, facendo sì che divenissero talmente robuste da permettere loro di incrementare il numero delle scelte stilistiche da sfoggiare, evitando però al contempo di perdere le doti primarie del sound: frenesia e impatto melodico.
Si può quindi parlare di disco riuscito? Direi proprio di sì, gli ingranaggi girano tutti in maniera corretta fornendo il risultato desiderato.
La prestazione vocale e in ambito di riffmaker dei due fratelli Lehane, Ljosalfur e Dokkalfur, è ora più che mai concreta, convincente e finalmente si spinge al di fuori dalla gradita ma pur sempre limitante canonicità che modellava "Celebrating Impending Chaos"; decisivo al fine della riuscita dell'album anche il buon affiatamento fra il nuovo bassista Psi e il drummer "martello" Lord Blast che ritmicamente mantengono fede a quanto di buono gli inglesi hanno fatto ascoltare in passato, offrendo inoltre un pizzico di varietà in più a dare quella marcia aggiuntiva della quale i brani godono particolarmente.
"Psychedelic Episodes" è un album ben confezionato ed equilibrato, a dimostrazione del fatto che si può comporre del black metal valido e melodico innestando in esso anche soluzioni non propriamente del genere senza far storcere il naso ai fruitori integralisti, confermando la bontà artistica di una band che l'ascolto se lo guadagna lottando sul campo, date una chance ai Primitive Graven Image.

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ALASKAN - The Weak And The Wounded


Informazioni
Gruppo: Alaskan
Titolo: The Weak And The Wounded
Anno: 2012
Provenienza: Canada
Etichetta: Moment Of Collapse
Contatti: facebook.com/alaskanband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Bludgeon
2. Epicurus
3. Incarcerated
4. Greed And Grievance

DURATA: 30:12

I canadesi Alaskan sono una giovane realtà sorta nei pressi di Ottawa e con ancora una discografia ristretta per numero di pubblicazioni. A due anni di distanza dal debutto con l'ep "The Weak And The Wounded", al quale sono seguiti i rilasci del primo full "Adversity; Woe" e lo split "Co-Pilot / Alaskan" entrambi datati 2011, quel lavoro riprende vita in formato vinilico grazie alla label tedesca Moment Of Collapse.
Alcuni definiscono il loro stile sludge atmosferico, altri puntano sul fattore post-metal, "The Weak And The Wounded" è un lavoro da considerarsi a cavallo fra le due denominazioni.
Realtà quali Neurosis, Cult Of Luna, Isis e Fall Of Efrafa rientrano tra le varie influenze di un disco caratterizzato da grandi escursioni in campo emotivo, consistenti frizioni vocali e una componente ritmica riesce a mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore, sia per ciò che concerne l'operato delle chitarre, capaci di risultare sprezzanti e severe quanto melancolicamente di compagnia, sia per il reparto che vede batteria e basso lavorare a un supporto base non disdegnante l'affondo in territori al limite col "fangoso" irrobustendosi, ma che al contempo mostra in più di un'occasione di sapersela cavare bene anche in frangenti più rilassati e quieti.
La durata contenuta del platter, parliamo di mezzora di musica, si pone a loro favore e gli spezzoni tratti da film che appaiono all'interno delle tracce sembrano avvalorare la tesi che vi sia una sorta di concatenazione d'intento a unirle, cosa che si percepisce anche dal costante moto del clima con il quale affrontano il loro trascorrere.
Un lavoro non imprescindibile ma più che piacevole questo degli Alaskan, gli appassionati del settore potranno di certo passare dei momenti in ottima compagnia con "The Weak And The Wounded", ovviamente coloro che conoscessero già la realtà e si fossero interessati all'acquisto del suddetto nella versione del 2010 non riuscendo a reperirlo, colgano l'occasione al volo.

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STIGE - Skar(N)ification


Informazioni
Gruppo: Stige
Titolo: Skar(N)ification
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Stige/116218328367
Autore: Mourning

Tracklist
1. This Is War
2. Zumungu The Priest
3. The End Of Day
4. Macabre Strength
5. The Naive Eyes Of Death
6. Infamous Beast
7. 72 Hours
8. Skar(N)ification

DURATA: 34:52

Il nome degli Stige gira nell'underground nostrano da una decade circa, dopo il primo demo "Vortex" nel 2006 era arrivato l'ep "Christmorphosis" nel 2009 e con cadenza triennale adesso è finalmente possibile ascoltarne il debutto ufficiale "Skar(N)ification".
La formazione pugliese negli anni ha subito parecchi cambi di line-up ma il timone è sempre stato saldamente mantenuto dal fondatore Peppone Eramo che per la serie "chi la dura, la vince", con i compagni Marcello e Gigi alle chitarre, Antonio al basso e Marco dietro il microfono, ha confezionato ha confezionato "Skar(N)ification", disco che qualsiasi amante del death metal troverà sicuramente piacevole.
L'influenza della scuola statunitense ha un peso influente nelle composizioni, il marchio di fabbrica di formazioni quali Cannibal Corpse e Six Feet Under legate entrambe alla figura di Chris Barnes, si parla degli esordi anche perché i secondi hanno impiegato una vita per riprendersi dopo aver prodotto album infimi grazie all'ultimo "Undead", è più volte riscontrabile all'interno del platter, così come sprazzi di Suffocation e Obituary (i passaggi sui tom molto in stile Tardy di "Macabre Strengh", "Infamous Beast" e il lead in di "In The Naive Eyes Of Death" ne sono buoni esempi) sono disseminati infoltiscono di brutalità e groove la tracklist. In trentacinque minuti, la durata perfetta per un disco di questo tipo, non si avvertono cali di tensione e vengono inanellati pezzi di buonissima fattura uno dietro l'altro.
Gli Stige sono convincenti sia quando fanno ruotare la loro musica attorno a ritmi blandi e decadenti, cosa che avviene in episodi come "The End Of Day" e per una gran parte anche in "The Naive Eyes Of Death", sia nel momento in cui in cui pestano violentemente e con decisione, con l'opener "This Is War" ottima rappresentante dello stile di pensiero che punta dritto al bersaglio, per la serie "ti meno adesso senza pensarci due volte".
La spontaneità e la genuina ingenuità della composizione efficacemente diretta e spogliata di qualsiasi fronzolo superfluo, il ritornello che ti rimane in testa, non ditemi che quello di "Macabre Strenght" non vi fa quest'effetto, l'atmosfera generale di "Skar(N)ification" densa e oppressiva, con tocchi d'horror nell'inquietante "72 Hour", e l'ottima prestazione di Marco che sfodera un growl gutturale e animoso sono tutti elementi che si pongono a conferma dell'interessante e completa prova fornita dalla band.
La vecchia e solita storia torna nuovamente a galla, fossero stati americani o svedesi sarebbero entrati in un roster importante, avrebbero già calcato chissà quanti palchi esteri, li avremmo trovati un po' dappertutto e senza farci troppo domande, invece sono italiani, il disco se lo devono autoprodurre e sperare che qualcuno punti su di loro: vogliamo ancora negare il fatto che spesso e volentieri veniamo messi in secondo (o terzo, quarto) piano?
Per tutti coloro che dopo anni e anni di militanza lamentano ancora, ingiustamente, l'assenza di formazioni death metal valide nel Belpaese, gli Stige schiantano in faccia questo bel lavoro, vogliamo piangerci addosso? Facciamolo, però almeno proviamo a dare realmente spazio alle realtà della nostra Penisola, avendo la consapevolezza che esistono e producono del metal realizzato come si deve.

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BY BRUTE FORCE - Breakdown The Masses


Informazioni
Gruppo: By Brute Force
Titolo: Breakdown The Masses
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Rotten Roll Rex
Contatti: facebook.com/ByBruteForce
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. High Tide Neighbourhood
3. Enter The Ground (This Is A Grindcore Lifestyle)
4. Through And Through - Bullet Wound
5. Triviale
6. Vomit Dog
7. Asesino Dela Contracto
8. Bastard Against The Brotherhood
9. Tripping Class Interruption
10. Separate Treatments
11. Innocent Or Guilty
12. Kingdom Of Brutality
13. YMKA - Young Men's Killing Association
14. Ultimate Bloodwrath
15. Inhuman Training 2012

DURATA: 32:20

La scena tedesca Death/Grind ci regala soddisfazione da anni, gli ahimé ormai splittati Japanische Kampfhörspiele, Tacheless, Unchallenged Hate sono solo alcune delle tantissime formazioni che popolano quella folta e movimentata area dell'underground teutonico ed è giusto nominare anche i By Brute Force.
Il monicker forse a molti non dirà quasi nulla ma è da una decade che i musicisti in questione si dibattono all'interno di questo mondo e nel 2012 hanno rilasciato il quarto studio album intitolato "Breakdown The Masses".
Chi si attendesse innovazioni, prestazioni ultratecniche e versioni moderne del genere potrà tranquillamente non continuare a leggere, la matrice della prestazione attinge dalle sonorità anni Novanta e non credo vi sia il bisogno di tirare neanche in ballo chi e perché ha influenzato un certo modo di far musica, giusto?
Chitarre che tranciano, batteria dal suono a "scatoletta" con annessa esecuzione mitragliata, non potevate mica pretendere che i ritmi fossero blandi, qui si cammina sempre sul filo del rasoio, i momenti di "pausa" nei brani, ovviamente tutti di durata contenuta, servono solo a far sì che si possa respirare prima dell'ennesimo affondo in velocità. In parole povere l'album è ciò che ti attendi da una band che suona Grind, niente ghirigori o composizioni articolate, tanta pressione e muscolarità con un paio di tracce che per un motivo o l'altro si lasciano ascoltare con maggiore frequenza.
Vuoi per le citazione cinematografiche racchiuse in capitoli come "Bastard Against The Brotherhood" e in "Separate Treatments" che anticipano due mazzate orchestrate decisamente bene, con la seconda che rivela un lavoro di basso interessante, vuoi per il groove contenuto nella traccia posta in apertura "High Tide Neighborhood" o la semplicità con la quale triturano pezzi tipo "Innocente Or Guilty" e "Inhuman Training 2012" (la versione originale è inserita nella tracklist di "With Intent To Destroy" il disco antecedente), i By Brute Force se la cavano arrivando in fondo senza troppi problemi.
Non vi sono delle vere e proprie note di demerito da affiancare a "Break Down The Masses", strumentalmente e in quanto a produzione c'è poco da obbiettare, con tutta probabilità però si sarebbe potuto almeno provare a garantire al songwriting una serie di scelte stilistiche un minimo più ampia, alle volte il ripetersi di alcuni schemi sembra irretire la rabbia genuina del platter, d'altro canto è palese che i tedeschi suonino "di pancia" e non riesco a ritenerlo un vero e proprio difetto.
Death/Grind, zero paranoie e una concentrazione dovuta di frenesia in musica? Lasciate perdere le novità e godetevi una randellata pura e semplice com'è "Breakdown The Masses", ogni tanto fa veramente bene.

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HYPERIAL - Industry


Informazioni
Gruppo: Hyperial
Titolo: Industry
Anno: 2012
Provenienza: Polonia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/hyperialmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Of Concrete And Ash Age
2. Rotted Society
3. Toxic Secretion Of Being
4. Industry
5. MMXII-MMXXX
6. The Eternal Paradise Of The Illusion

DURATA: 23:04

I polacchi Hyperial li avevamo incontrati due anni fa, era il 2010 e avevano da poco pubblicato il loro primo album "Sceptical Vision". Siamo nel 2012, la line-up è rimasta pressoché simile, l'unico cambio è avvenuto dietro le pelli con l'entrata definitiva di Bocian (Thempest) e il sound ha mantenuto le coordinate che avevano dato vita a quel disco.
La novità, se così la si può definire, la si riscontra in una evoluzione del songwriting adesso più fluido e adeguato ad amalgamare le varie inflessioni stilistiche, è infatti ancora una volta un connubio di death/black ad ampio respiro sinfonico/elettronico e tendenze progressive ciò che viene incluso nei sei pezzi di "Industry".
Il titolo del mini non è di certo casuale, l'aura moderna e "industrializzata" domina e pervade le tracce che assecondandone gli sviluppi mettono di volta in volta in mostra le varie doti in possesso degli Hyperial, capaci di assestare melodie piacevoli e assoli di buon gusto, bello quello contenuto in "Toxic Secretion Of Being" che poi si conclude in modalità acustica.
Di canzone in canzone verranno evidenziate le note positive ascoltate come l'indovinato suono metallico del basso di Artur che va a rafforzare l'operato delle tastiere a cura di Aneta, mentre i synth a metà fra il futuristico e le atmosfere blackeggianti più classiche si espandono e sorreggono le infiammate sessioni in cui il blastato e il cantato in growl di Gronchu infieriscono impietosamente, insomma è tutto molto ben organizzato.
I più critici potranno asserire che vi sia tanto dei Behemoth, che un paio di soluzioni utilizzate in passato dai Keep Of Kalessin, aggiungerei in maniera scandalosa visti i risultati ottenuti, si possano riscontrare, e che di certo altri nomi potrebbero sobbalzare alla mente, qualcuno potrebbe asserire i Meshuggah e forse qualche cosuccia qua e là v'è pure, ciò che più importa è che canzoni come "Rotted Society" e "The Eternal Paradise Of Illusion" (non vorrei sbagliarmi ma quest'ultima dovrebbe essere la versione "rinfrescata" di quella pubblicata nel demo del 2007 con lo stesso titolo) rappresentano una maturazione e un piano di crescita ben delineato negl'intenti da parte dei polacchi.
All'interno di questo quadro il batterista Bocian ha un ruolo fondamentale, la sua prestazione martellante e dinamica dona spessore e imponenza al platter e insieme alla produzione ancora una volta molto buona, forse quella del full era anche più "cristallina", riprova che gli Hyperial i mezzi per farsi apprezzare li posseggono eccome.
Chi abitualmente ama avere nel lettore prove di stampo estremo sinfoniche dovrebbe dare una possibilità sia a "Sceptical Vision" che a "Industry" tenendo d'occhio questi ragazzi, nel loro non inventare niente di nuovo stanno lavorando e continuando a regalarci buona musica e questo è ciò a cui teniamo davvero.

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<0>>0< - Kaleidoscopic Black Depression


Informazioni
Gruppo: <0>>0<
Titolo: Kaleidoscopic Black Depression
Anno: 2010
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/00/336116306534
Autore: M1

Tracklist
1. Nebular Death
2. Black Stellar Depression
3. Abysmall Travel
4. Fourth Dimension Of My Broken Mind
5. Cosmic Overload
6. Escape From Life On Earth

DURATA: 37:01

Sul finire dell'anno torno a occuparmi di una demo (in realtà del 2010), dopo Ak-11 e Rise Of Malice è il turno del progetto di <0>>0< che porta il nome dello stesso factotum e prende le mosse dal black metal più grezzo e sporco (non per nulla la breve presentazione in mio possesso cita la scena francese come influenza primigenia), muovendosi verso atmosfere cosmiche anche grazie al contributo di synth gelidi.

"Kaleidoscopic Black Depression" racchiude le primissime composizioni della one-man band che per generare questo senso di depressione si affida a un vero caleidoscopio di sonorità. "Nebular Death" valorizza la semplicità come principio cardine del black metal, con lo scream filtrato a lacerare le nostre orecchie che si adagia su un contesto sonoro lo-fi, mentre i rallentamenti centrali "omaggiano" il maestro Burzum. "Black Stellar Depression" invece sposta le coordinate del metallo nero in direzione di quel post rock / shoegaze molto in voga oggi, fatto di bordate di feedback e sensazioni prettamente sognanti ma <0>>0< rifugge qualunque velleità "commerciale" o di facile presa, tanto che la prova vocale resta sprezzante e l'atmosfera annerita. Terzo giro e terzo "pezzettino" di vetro con diversa sfumatura che si rivela al mio occhio, "Abysmall Travel" è una traccia ambient / noise molto semplice che sinceramente non mi ha convinto molto, l'ho trovata infatti eccessivamente minimale e spoglia in proporzione alla sua durata (otto minuti), piuttosto oscura e misteriosa quindi poco in linea con le sensazioni di sofferenza e malessere espresse in precedenza; c'è da dire però che queste sonorità così "pure" mi risultano parecchio ostiche.

Nonostante "Fourth Dimension Of My Broken Mind" mi porti alla mente per qualche istante iniziale i primissimi Dimmu Borgir, non voglio fuorviarvi con le associazioni mentali del mio cervello. Il nome adatto a orientarvi potrebbe infatti essere quello di ColdWorld per i caratteri di gelo e malinconia impressi, pur non avendo a che fare con una copia, o peggio un plagio, di quel gioiellino che risponde al nome di "Melancholie²", date anche le tastiere meno presenti in primo piano. Ovviamente <0>>0< non si trova ancora su quei livelli, però "Kaleidoscopic Black Depression" è un biglietto da visita interessante, che lascia aperte strade diverse per il futuro ma tutte quante degne di essere tenute in considerazione. Inoltre il Nostro sembra maneggiare bene la materia sonora, rendendo ogni elemento funzionale all'affresco complessivo, ad esempio l'approccio lo-fi non è una mera ostentazione "fumosa" e la batteria, per quanto mostri un po' la corda nei frangenti più accelerati come la cruda "Escape From Life On Earth" (è stata registrata con un solo microfono), viene saggiamente tenuta in seconda piano.

Non so quindi quale sarà il preciso percorso futuro di <0>>0<, ciò nonostante sono certo varrà la pena non perdere di vista il ragazzo e la sua produzione musicale, sperando di poter recuperare in formato fisico le prossime uscite.

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ELECTRIC TAURUS - Veneralia


Informazioni
Gruppo: Electric Taurus
Titolo: Veneralia
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Moon Light
Contatti: reverbnation.com/electrictaurus
Autore: Leonard Z666.

Tracklist
1. Mountains
2. A New Moon
3. Mescalina / If / At The Edge Of The Earth
4. Two Gods / Caput Algol
5. Prelude To The Madness
6. Magic Eye

DURATA: 48:40

Ma che bella sorpresa questo Veneralia! È come se il buon Hendrix fosse risorto e si fosse messo a fare una jam session con gli Orange Goblin! La proposta sonora dei nostrani Electric Taurus è proprio questo: psichedelia e spirito rock anni '70 uniti a passaggi lenti e marmorei. Dosi di acido lisergico a fiumi, chitarre col giusto livello di fuzz, voce perfetta per il compito che deve svolgere e, non ultimo, parti in acustico mai forzate o inopportune.
Niente da dire, il trio Casciani, Lynch, Frison sforna un disco con gli attributi che non ha niente da invidiare a concorrenti più illustri del mercato straniero. La produzione, come sempre ci ha abituato il Moonlight Studio, è a livelli altissimi. Se amate il rock '60-'70, se stravedete per i Deep Purple e Hendrix, ma non volete dei semplici cloni del passato, allora gli Electric Taurus sono la vostra band. Difetti? Nel digipak non c'è uno straccio di libretto con i testi. Ora: non mi aspettavo una figata come il debut dei Caronte, ma, cazzarola, un po' di testi non fanno mai male. Altro punto a sfavore è la voce, talvolta un po' incassata nel mix. A parte questo il cd è da comprare in generale, se poi siete amanti del genere lasciarselo sfuggire sarebbe un peccato.

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VOID PARADIGM - Void Paradigm


Informazioni
Gruppo: Void Paradigm
Titolo: Void Paradigm
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Totalrust Music
Contatti: voidparadigm.com - facebook.com/pages/Void-Paradigm/223998341041625
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Chao Ab Chao
2. Fighting The Silence
3. Symmetrichaos
4. Void Paradigm
5. Building Cathedrals
6. Timeless Nothingness

DURATA: 52:53

Diciamoci la verità: credo che ormai tutti quanti abbiamo imparato a farci una sana e gustosa risata (almeno per evitare di rabbrividire o piangere di sconforto) di fronte a molte ridicole catalogazioni musicali che vengono perlopiù inventate dalle label e che sovente sembrano semplicemente delle parole casualmente abbinate ad altre ma che, all'atto pratico, hanno una valenza espressiva con un valore prossimo allo zero assoluto o, peggio ancora, sono accostate a formazioni di fatto assolutamente inutili.
Dico ciò perchè non ho potuto fare a meno di provare un pizzico di paura in questo senso quando, raccogliendo informazioni al riguardo, ho notato che la definizione affibbiata ai francesi Void Paradigm era nientemeno che un "Hypnotic Dodecatonic Black Metal".
Tralasciamo però tale preambolo e arriviamo al succo dell'analisi: "Void Paradigm" è il debutto omonimo di ragazzi d'oltralpe in possesso di curricula interessanti, in quanto i membri che compongono il trio militano o hanno militato in gruppi come Yuck, Ataraxie, Funeralium, Wormfood ed altri ancora.
Ciò che i Void Paradigm ci propongono, in pezzi come "Chao Ab Chao" e la immensa title track, è un Black Metal sporcato e imbastardito da derive non distanti da una certa venatura Hardcore (oltre che a livello vocale, a tal proposito si possono riscontrare notevoli somiglianze con i nostrani O), con uno sviluppo dalle tinte melodiosamente ipnotiche, piuttosto ossessivo nel creare un interessantissimo rapporto ciclico tra atmosfere fredde e grigie e sfuriate rabbiose e oscure.
Un altro lato di quest'anima artistica ci viene presentato da "Fighting The Silence", un'esposizione agitata e dissonante che in più di un'occasione ricorda certe intricate soluzioni tipiche di gente del calibro di Deathspell Omega e Blut Aus Nord, le quali vengono però trattate qui in maniera meno ermetica e più carnale, guidate maggiormente dalla violenza di un'espressività che appone il proprio marchio con la forza, senza lasciarsi sfuggire l'occasione di fruire di cellule ritmiche che tirano in ballo lievi inflessioni Death.
Cambia ulteriormente il registro con l'entrata in scena di "Symmetrichaos" e "Building Cathedrals" in cui spunti più tradizionali si incrociano con riflessi provenienti dal geniale sentiero tracciato a suo tempo dai Ved Buens Ende; tali influssi vengono comunque elaborati secondo matrici istintive ben definite che variano tra momenti di psicotica furia distruttrice e inclinazioni più infide, estremamente avvolgenti nella loro inquietante densità, portatrici di un'angoscia di stampo quasi "bethlehemiano".
Chiude il disco la lunga "Timeless Nothingness", una strumentale dai frastagliati contorni onirico/sacrali ma interiormente disturbati e alienanti.
Se parlare di avanguardia nel senso stretto del termine risulta effettivamente eccessivo, bisogna ad ogni modo certificare che con "Void Paradigm" ci si ritrova di fronte ad un oceano di influenze, ad un sound eclettico e variegato che mantiene pochi punti fissi ma che muta continuamente, trasformando questo album in un caleidoscopio annerito e riarso in cui si può scorgere, magari anche solo per pochissimi istanti, ogni sfumatura delle perverse e abiette inclinazioni umane.
Senza tirarla troppo per le lunghe, il debutto dei Void Paradigm è un disco davvero di notevolissimo valore, ricolmo di una passionalità selvaggia e istintiva, strabordante di rabbia e angoscia.
Il succo del discorso diventa quindi molto semplice: amate il Black Metal feroce, anche se non nella sua forma più classica? Amate la musica intensa che ad ogni passaggio scuote le pareti dei vostri antri interiori?
I Void Paradigm fanno per voi... e per una volta direi che possiamo anche soprassedere alle assurde categorizzazioni che leggiamo quotidianamente: l'Arte la si chiama semplicemente Arte!

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SUNDOWNING - Seizures Of The World


Informazioni
Gruppo: Sundowning
Titolo: Seizures Of The World
Anno: 2012
Provenienza: Essen, Renania settentrionale - Vestfalia, Germania
Etichetta: Moment Of Collapse
Contatti: Blogspot - Facebook - Bandcamp
Autore: Bosj

Tracklist
1. Heartless
2. Seizures Of The World
3. Shimmering
4. Serpents Of God
5. Thanatos
6. Salvations

DURATA: 31:30

I Sundowning sono giovani, dalle foto sulla loro pagina Facebook forse addirittura giovanissimi. Eppure sanno suonare, e anche bene. Figli degli anni Zero, hanno interiorizzato e fatto propria la lezione (soprattutto) americana, facendosi portatori del verbo sludge e post-hardcore in terra tedesca. Neurosis, Isis, Pelican e in larga parte Cult Of Luna sono coordinate imprescindibili per la mezzora di musica di "Seizures Of The World", con cui i Sundowning vanno ad iscriversi alla lista di nomi che negli ultimi quattro o cinque anni sta infoltendo la scena tedesca (Downfall Of Gaia, Planks, Omega Massif tra gli altri), stranamente "in ritardo" su queste sonorità.
Edito dall'etichetta di Amburgo Moment Of Collapse, il full lenght di debutto del quartetto, che si presenta in sola edizione vinilica, è un insieme di tutto ciò che i santi protettori della corrente in questione hanno spiegato negli ultimi quindici anni: chitarre enormi e dai riff megalitici e lunghissimi, latrati disperati e sporchi con spruzzate di clean vocals di quando in quando, batteria lenta e cadenzata, con un grande utilizzo dei piatti. Fin dall'incipit, "Heartless", è chiaro cosa ci aspetta: l'intro atmosferica, il corpo centrale in downtempo e la sfuriata finale in un vortice di crescendo emotivo sono le carte in mano alla formazione di Essen, scoperte fin dall'inizio.
Il tutto concepito, lavorato, mescolato e proposto secondo i migliori canoni, come anticipato in apertura. L'LP suona ottimamente, registrato con tutti i crismi, denotando una professionalità e una serietà indubbie, qualità affatto scontate al giorno d'oggi.
A questo va aggiunta la peculiarità principale dei quattro ragazzi della Ruhr. Il loro songwriting riesce furbescamente ad evitare quello che (parere mio personalissimo, sia chiaro) è l'unico vero limite dei "classici" del genere: mentre "Australasia" dura cinquanta minuti, "Oceanic" sessantatré e "A Sun That Never Sets" addirittura sessantotto, il tutto senza nemmeno tirare in ballo i Cult Of Luna, "Seizures Of The World", seguendo un'impronta abbastanza tipica nello sludge teutonico, restringe e comprime la propria durata in una mezzora o poco più, permettendo un'assimilazione molto più facile del materiale. Il che, alla fruibilità del disco, fa un gran bene. Ci si può così muovere agilmente attraverso le sei tracce del full, tutte intorno ai cinque minuti o poco più di durata; un vero toccasana, stante la confezione in 12'', non doversi arrabattare a maneggiare quattro volte il giradischi per portare a termine un singolo ascolto.
La cosa migliore, e più importante in tutto questo, è che la musica non ne ha minimamente risentito: non è vero che per suonare sludge, post-hardcore, post-metal o qualsiasi sia la nomenclatura che preferite, bisogna "tirarla in lungo". I Sundowning hanno tentato di provare il contrario. E ci sono riusciti alla grande.
Ascoltare per credere.

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THORNAFIRE


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Fedaykin

Formazione
Victor Mac-Namara - Chitarra
Juan Pablo Donoso - Batteria
Christian Argandoña - Basso, Voce


Ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Victor Mac-Namara, chitarrista e fondatore dei Thornafire. La band cilena ha rilasciato nella prima metà del 2012 il terzo album "Eclipse Nox Coagula", l'anno sta per concludersi, sarà positivo il bilancio? Scopriamolo.

Ciao Victor e benvenuto sul nostro sito. Come va la vita? Che si dice in Sud-America? Siete ancora in giro a suonare?

Victor: Ciao Gabriele! Sì, un tour davvero fighissimo in questo periodo, faccio la spola da casa al lavoro. Qui è il momento più caldo della primavera, in Sud-America ci sono un po' di lotte e di problemi ma è normale in questo continente triste.


Ti do campo libero, parlaci dei Thornafire, cosa significa per te la band, chi sono gli elementi che la compongono, dicci tutto ciò che ritieni necessario per iniziare a conoscervi...

Questo progetto trasmette semplicemente il death metal e le sonorità macabre e oscure che provengono dal mio cervello marcescente con le note di una chitarra. Per ora siamo io, il cantante/bassista e il batterista, che vive in Svezia.


Vi siete fatti le ossa con due demo ("Granted For All Somberness" e "Sin And Flesh Devotion") e un ep ("Mortus Tenebræ Surrectus") prima di pubblicare il debutto "Exacerbated Gnostic Manifestation". Com'è stato muovere i primi passi, quali sono i ricordi di quel periodo e quanto ritieni sia importante per un gruppo avere una buona dose di "gavetta" alle spalle?

Beh, le cose non sono cambiate dall'inizio, magari ho imparato qualche cosa sul piano tecnico guardando altri gruppi e andando in tour, ma in realtà il nostro è un progetto death metal indipendente, è stato fondato senza ego, solo per entrare in un circolo di amici. La gavetta... forse, ma fare musica è un lavoro divertente. Certo la maggior parte del tempo lo passo suonando oppure occupandomi di altri aspetti inerenti al gruppo, piuttosto che andare per bar come fanno altri musicisti.


Il primo album e l'incontro con la label Ibex Moon, un matrimonio che dura tutt'ora, com'è avvenuto? Credo di parlare a nome di tantissimi nell'affermare che John McEntee è una sorta di mito d'uomo, che rapporti avete?

In effetti sono vecchio e per certi versi, parlando di death metal, sono orgoglioso di aver visto l'ingresso in scena di alcuni album importantissimi, di aver vissuto l'era delle riviste e aver visto come le cose funzionavano negli anni '90. Quindi ho solo fatto ciò che era tipico fare in quel periodo, ho registrato un demo e l'ho inviato a riviste ed etichette. La Ibex Moon, allora, era la scelta migliore per il gruppo e John è una persona molto semplice con cui è facile collaborare.


Cinque anni e tre lavori full ultimati, dovendoli presentare ai nostri lettori come li descriveresti? E quali sono le doti che riconosci a ognuno di essi?

Con l'overdose di produzioni standardizzate e nulla di nuovo che esce di questi tempi, è difficile parlare del tipo di musica che suoni, ma per me la creazione di ogni album è divertimento e allo stesso tempo è un test, un'evoluzione nel mio modo di suonare lo strumento e di produrre musica. Se dovessi parlare a un pubblico direi che ogni album è un progresso nello stile musicale, ma parlando a titolo personale ti dico che ogni album è la soddisfazione di crescere sia da un punto di vista chitarristico che della composizione dei pezzi.


"Eclipse Nox Coagula" l'ho trovato particolarmente vario e un po' più europeo nel sound, è cambiato il modo in cui componete i brani? E come nasce un vostro pezzo?

Le basi sono sempre le stesse, ho un sacco di idee e le presento agli altri membri del gruppo per scegliere quali sono più originali. Entrare come band nel mondo metal non è facilissimo per i Sudamericani, non abbiamo un sound distintivo come, per esempio, gli Svedesi, aggiungiamo solo più rabbia alla nostra musica. Sì, forse mi piace di più lo stile europeo rispetto a quello nordamericano perché mi piacciono di più la scala minore e quella diminuita rispetto al modo in cui si suona death metal in Nord America.


Non avendo avuto il supporto dei testi, non sono del tutto sicuro d'aver compreso ma potrei aver intuito che siamo difronte a un concept album? Sbaglio o c'è un filo conduttore che lega le tracce?

Come sempre, i testi sono più o meno riflessioni personali su uno stile di vita, sulla classe operaia del Sud America, persone anonime che cercano soddisfazione immediata, circondate da ignoranza, informazioni confuse. Quindi percorriamo una strada per analizzare le cose dal nostro punto di vista e le esprimiamo a parole nostre, senza il bisogno di citare le parole di autori famosi. Per ora lavoriamo con uno scrittore di libri cileno e inseriamo un po' di retorica acida nei nostri testi.


Qual è il significato dietro la cover dell'album?

È un'interpretazione meravigliosa della volontà e del potere che l'uomo possiede dentro se stesso: nonostante l'operazione chirurgica e i serpenti che lo circondano, il cuore resta forte, l'uomo resta saldo davanti all'oscurità e al fenomeno dell'eclissi. Non è un messaggio di positività Cristiana [ride]. Concepiamo l'oscurità come un pensiero basso, mediocre dell'umanità; ad alcuni individui non è concesso di vedere la vita chiaramente e la loro visione, il loro sviluppo nell'esistenza, sono distorti.


Il panorama death metal è sempre stato altamente prolifico, in questi ultimi anni però c'è stato un vero e proprio boom, che si parli di death-core, technical o revival le formazioni valide da nominare sono veramente tante. Quali sono gli ultimi dischi di tuoi colleghi che hai avuto modo di ascoltare e quali hai apprezzato particolarmente?

Sinceramente non ci sono state uscite che mi abbiano colpito in particolare dopo "The Horror" dei Tribulation e l'EP dell'anno scorso degli Insision "End Of All". Spesso mi tengo aggiornato su quello che si muove all'interno della scena, ma di recente ho ascoltato più che altro musica elettronica, che a mio parere mi induce a rilasciare pezzi più originali. Mi dispiace deludere tutti i fan die hard / old school / puristi nei criteri.


Quali sono invece i dischi che reputi adatti a formare le basi per un novizio del genere? Quali ti hanno cambiato la vita e ti hanno fatto giungere alla conclusione che è questo ciò che volevi suonare e vivere?

Non proprio ideale per prendere in mano uno strumento, ma secondo me "Clandestine" degli Entombed è uno degli album più freschi e intensi di quelli che hanno attirato la mia attenzione. "To Mega Therion" dei Celtic Frost è un disco assolutamente genuino e molto particolare; poi ce ne sono alcuni interessanti di gruppi come Morbid Angel, Immolation, Hate Eternal, Slayer.


Come sono i Thornafire dal vivo? E quali sono l'atmosfera e l'ambito migliori per godersi una vostra performance: locale piccolo e intimo da devastazione o durante uno spettacolare megafestival?

Mi è sempre piaciuto suonare alla luce del giorno per passare la serata per conto mio e a guardare altri gruppi, poi bere e godermi la festa durante la notte, e questo tipo di situazione è più frequente ai festival; mi ci sento più a mio agio, credo semplicemente di non essere un animale notturno. Chiedo scusa nuovamente ai fan die hard old school, vampiri scatenati.


Avete girato un po' per l'Europa, siete stati in Germania e nella zona mitteleuropea (Repubblica Ceca e Polonia giusto?), avete aneddoti di viaggio? Come sono andate le giornate on stage? Raccontaci un po' della vostra esperienza, ti ritieni soddisfatto e l'accoglienza è stata quella che t'immaginavi?

Sì, siamo stati in tour europeo due volte, una nel 2010 quando abbiamo fatto qualche breve apparizione in alcuni festival e una quest'anno, con un festival e un tour per locali, che è stata un'esperienza di incontro molto più efficace e dove avevamo molte più armi promozionali, come merchandise vero e proprio, un album in digipak in versione deluxe e un video con due infermiere zombie molto carine che ci ha aiutato molto. Quest'ultimo tour è stato molto più sobrio, più professionale e incentrato al 90% sulla musica, piuttosto che sul divertimento o sul fare foto ai castelli come è successo con i ragazzi con cui andai in tour nel 2010. L'Europa è un bel posto, il migliore per suonare questo tipo di genere dalle sonorità antiche, il "life style metal" si mantiene vivo e in forma, siamo ancora considerati underground ma per noi va bene così. Fanculo allo stile di vita Motley Crue!


Non ci sono state date in Italia, vogliamo mandare un messaggio a chi ci segue, magari si riesce a farvi arrivare anche nella nostra Penisola?

Sono in grado di capire un po' la lingua pur non avendola studiata. Spero che riusciremo a passare da quelle parti, in un paese così interessante, con il nostro death metal oscuro e marcio ma non per spacciarci per qualche genere di divinità dell'underground, vogliamo solo diffondere il nostro infinito veleno nero tra le masse, anche tra i vampiri old school puristi.


Quali sono le differenze più grandi che hai notato nel modo di vivere il metal degli europei e quello dei sud-americani?

Non molte in realtà, le persone si inseriscono nella società allo stesso modo, i tipi più tranquilli e bruttini spesso sono un po' introversi, magari lì ci sono più possibilità di subire un'"overdose" di gruppi da vedere, ma anche in Cile oggi come oggi si svolge un festival metal internazionale di due giorni e ci sono molti gruppi che vengono a fare tour.


A oggi quali ritieni siano state le realtà della scena nazionale a cui appartieni ad avere avuto la fortuna che hanno meritato e quali consiglieresti di riscoprire?

Il Cile in generale non è troppo conosciuto oltre i suoi confini, davvero! Immagino che in ogni progetto underground, in quanto tale, si sia motivati a diffondere il proprio punto di vista e i propri pensieri attraverso la musica, cosicchè possano diventare un valore per tutta la scena. Non mi piace il doom. Se parliamo di gruppi di qualità da queste parti, i Warpath hanno rilasciato un demo fighissimo parecchio tempo fa e i Melektaus sono attualmente una realtà death metal fantastica, musica molto interessante e per niente trendy o di cattivo gusto, credo che suoneranno in Europa l'anno prossimo dopo aver rilasciato un disco quest'anno, quindi se potete teneteli d'occhio.


Ci sono dei generi e degli atteggiamenti che ritieni siano una piaga per questo mondo artistico? Ti è mai capitato d'imbatterti in agenzie di promozione e loschi figuri che chiedessero soldi in cambio di date? Il cosidetto "pay to play"...

Certo che ci sono, tutti quei ragazzini moderni influenzati dal mainstream che di questi tempi suonano fast brutal death metal con quelle acconciature da gay, e altri che producono una specie di musica estrema fatta per il mercato mainstream, fanno schifo tutti, sono talmente controllati dalle mode che la loro musica è plasticosa, noiosa, priva di qualsiasi valore. Non sono il classico vecchiardo che parla dei bei vecchi tempi, però andiamo, questo genere alla nascita proponeva musica indipendente, veloce e nuova mentre ora è cambiato tantissimo. Prendi per esempio il metalcore e molti dei gruppi che appaiono su Blabbermouth. Personalmente non ci è mai capitato di ricevere questo tipo di proposta durante il nostro percorso underground, fortunatamente sia con le label che con i locali abbiamo sempre ricevuto buone offerte, che ci coprivano le spese di produzione o dello show. Se le cose per noi non vanno bene preferiamo non suonare, uno degli aspetti migliori in ambito creativo è che anche stare a casa con un computer e una chitarra soddisfa la nostra sete di sangue.


Chi é Victor Mac-Namara al di fuori dei Thornafire? Altra passioni, lavoro, la vita quotidiana insomma.

Una persona normale, un graphic designer negato sudamericano, molti dei miei interessi riguardano la musica, ma leggo anche molti libri, soprattutto i lavori di Bukowski, e a volte mi affascina osservare gli aspetti positivi e negativi delle persone e della società, il genere umano è fondamentalmente disgustoso ma può essere affascinante.


Vivere per la musica e di musica nel metal è ancora possibile o è divenuto un lusso sempre più ristretto e per pochissimi con alle spalle certe "label"?

È una questione che dipende dai fatti e da come le cose girano per molte persone. Credo che per la maggior parte nell'ambito death metal oggi come oggi suonare sia più un modo per mantenere vivo il proprio stile di vita che non per ottenere successo monetario, come poteva accadere in passato, ai tempi dei grandi successi del death metal. Poi certo, se chiedi qua e là senti storie riguardo ad alcuni che riescono a farne un vero e proprio business formale ed è buon per loro, ma per la maggior parte delle persone è solo un modo per esprimere il proprio pensiero dopo il lavoro. Il numero di musicisti in circolazione ormai è enorme e non sono così tanti quelli che danno peso a quello che altri musicisti hanno da dire, magari andando ai loro concerti pagando il biglietto o comprando album.


Hai l'occasione di organizzare un evento unico nel suo genere, una sorta di "Woodstock" Metal dove puoi inserire band di qualsiasi genere, ovviamente inerenti a tale mondo e con i Thornafire headliner, nessun limite di budget e località a tua scelta. Su quali formazioni punteresti (attive e non) e perché? Quale sarebbe il posto ideale per dar vita a un concerto simile?

Hmmm... ah, prenderei i soldi e organizzerei un metal fest a Sao Paulo, in Brasile, che duri un mese intero con Demolition Hammer, i Metallica coi capelli lunghi [ride], i Morbid Angel dell'era dei demo e i Thornafire sui maxischermi, con video a bassa risoluzione presi da Youtube, mentre per tutto il resto del tempo spiaggia e danzatrici in topless.


Invitiamo i lettori di Aristocrazia Webzine all'ascolto di "Eclipse Nox Coagula", cinque motivi per non perderlo:

Stavo pitturando una casa qualche giorno fa e ho sentito quell'album per due volte, è una buona release, bella musica... mi sembra che questo sia parlarne bene, no?! Dai, facciamo le cinque ragioni:
- intrattenimento completamente Death Metal per menti marce ma di buon gusto;
- testi in spagnolo carichi di odio, che hanno qualcos'altro da dire oltre che Gesù Cristo è marcio;
- durante l'ascolto dell'album potrai sollazzarti con le foto dell'ultimo anno della nostra vita di merda presenti nel booklet;
- musica oscura onesta e indipendente, prodotta senza lo scopo fondamentale di ricevere applausi e ovazioni al nostro ingresso nei locali metal;
- numero cinque, un altro buon album aggiunto alla tua collezione dei Thornafire, collezionali tutti!



Chiudiamola qua, Victor ti ringrazio per il tempo trascorso in nostra compagnia e ti lascio ancora una volta la parola per portare a conclusione in qualsiasi modo tu voglia questa nostra chiacchierata...

Ok, grazie a te Gabriele per lo spazio che mi hai concesso e per averlo reso piacevole. Speriamo di passare dall'Italia entro il prossimo anno per condividere la nostra musica "evil & hateful sudamericana" con le persone che vivono laggiù.

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THORNAFIRE (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Fedaykin

Line Up
Victor Mac-Namara - Lead Guitar
Juan Pablo Donoso - Drums
Christian Argandoña - Bass, Vocals


I'm glad to have the opportunity of chatting with Victor Mac-Namara, guitarist and founder of Thornafire. The Chilean band released in early 2012 their third album, "Eclipse Nox Coagula", and now that the year is close to an end, what kind of feedback have they received? Let's find out.

Hi Victor, welcome on our website. How do you do? How are things going in South America? Are you still in tour?

Victor: Hi Gabriele, yeah, I’m on an amazing tour by now, from home to job and back. We are in the hottest springtime, some fights and problems in South America but it’s normal in this miserable continent.


I'd like you to talk freely about Thornafire, what this band means for you, who are the people who play in it... tell us everything that, in your opinion, is important to get to know your project.

This project is just to run the death metal and obscure macabre sounds and devotion that came from my rotting brain into the guitar. By now, it’s me, the singer/bass player and the drummer who lives in Sweden.


You've prepared the way with two demos, "Granted For All Somberness" and "Sin And Flesh Devotion", and an ep, "Mortus Tenebra Sorrectus", before releasing your debut album "Exacerbated Gnostic Manifestation"; what can you recall of that period, what can you tell me about your first steps as a band, and is it important, in your opinion, for a band to build itself "the hard way" like you did?

Well, the things have not been changed since the beginning, maybe only watching some other acts and touring I learned some technical aspects... but from the beginning this death metal has been a very independent project and was built without ego, just being accepted in friends circles. The hard way... maybe, but to make music is work that is fun to do... of course most part of the time I’m playing and watching other areas of the band, instead of going to bars like other musicians.


The first album and the first meeting with the Ibex Moon as a label, a joint effort going on still now, how did it happen? I think that many, like myself, consider John McEntee some sort of legend, what's your relationship to him?

Well, I'm old in fact, and in some ways of the death metal scene I'm proud to see some exciting death metal albums come to the scene, also some magazines and how the media works in the 90's. Only I did some things typical for this era, recording a demo and then sending it to labels and magazines. Ibex Moon back then was the best choice for the band, the guy was very simple and it's totally easy to work with him.


Five years, three full-lengths released; how would you introduce your work to our readers? What peculiarities do you recognize in each of your albums?

With the overdose of standard productions and nothing really new nowadays, it's hard to speak about what kind of music you are playing, but well, for me every album is fun to do and at the same time is a test and evolution into the instrument and the production, talking in public I can say that every record is a progress in the music style, but personally for me it's satisfaction to grow up in the guitar work and song composition.


I found "Eclipse Nox Coagula" particularly varied, and a little more European in its sound; did you change the way you compose your songs? How do you usually write a song?

The basis was the same as before, having lots of ideas, then presenting them to the other guys and choose which idea is more fresh. As a metal head into music, for South Americans it's a little difficult, we don’t have a particular sound like the Swedish for example, only we add more rage to our music. Yeah, maybe I’m more into the European kind of metal instead the North American style cause I like more the minor and diminished scales than the North American way to play death metal.


Unfortunately I wasn't supplied with the lyrics of the albums, so I'm not sure I got it right, but from what I understood this is a concept album, right? Am I wrong or there is an actual topic linking all of the songs?

Like always the lyrics are more or less personal reflections about the kind of life, about the working class people in South America, anonymous people searching for immediate satisfaction surrounded by ignorance, confused information. So we take the path to analyze the things by ourselves and our own speech, not using the words of famous writers. By now we work with a Chilean book writer so we do some acid rhetoric with the lyrics.


What's the meaning behind the cover art of your album?

Is a fantastic interpretation about the will and the power that comes from within, even with an open chest surgery and surrounded by serpents the heart stays strong and man stands up over the darkness and the eclipse phenomena, it’s not a positive Christian message, haha. We understand the darkness like mediocre and low thoughts of humanity and some individual people are not allowed to see life clearly and they have a twisted vision and develment in the existence.


The death metal scene has always been particularly productive. In the recent years, particularly, there has been an actual boom, no matter if we are talking about death-core, technical or revival, there's a lot of good bands in each of these sub-genres. Did you listen and appreciate any particular album by any "colleague" band, recently?

Sincerely I was not hit by any release since Tribulation's "The Horror" and last year's Insision EP "End Of All". I'm often checking what's happening within the scene but lately I've been listening more to electronic music, which in my personal opinion brings me more refreshing releases. Sorry to displease the die hard old school purist criteria fans.


Which albums would you suggest to someone who's familiarizing with the genre? And which, instead, changed your life and instilled in you the thought "this is what I want to play"?

Not as an idea to take an instrument, but in my opinion Entombed’s "Clandestine" is one of the most fresh and intense releases that surprised me. Celtic Frost “To Megatherion” is absolutely genuine and a very particular album, after that some interesting ones like Morbid Angel, Immolation, Hate Eternal, Slayer.


What can you tell us about your on-stage dimension? And, in your opinion, it is better to see Thornafire play in a small, intimate and "hot" place, or during a spectacular mega-festival?

I have always liked the gigs during the daylight and the evening for myself and to watch other bands and then drink and enjoy the party during the night, and these situations happen more often at the festivals, feels better, I think that I’m just not a nocturnal animal. Sorry again to displease the die hard old school purist wild vampires with that.


You toured in Europe for a little time, you've been in Germany, in the Central European zone (Czech Republic and Poland, right?); what can you tell us of this experience, did you enjoy the gigs? Do you have any travel story you'd like to share? Are you satisfied, did Europe welcome your band as you imagined?

We did it twice, in 2010 we did some short festival appearances, and this year we did a festival and club tour, which was a lot better crossing experience and with more weapons of promotion like real merchandise, a deluxe digipak album, and a video with two cute zombie nurses that helped us a lot. This last tour was very sober, more professional and focused 90% on the music rather than the party or taking photos of castles like with my other partners in 2010. Europe is a cool place or the better to play this kind of ancient styles, they keep the metal life style alive and well, we still have an underground status, but for us that’s ok. Fuck the Mötley Crüe life style!


You didn't come to Italy at all, would you like to send a message to those who are reading, hoping that maybe next time you'll be able to make it even to our small peninsula?

I can understand the language a little bit without studies. Hope we can be over there in this interesting country with our darkest and rotting death metal … not to be something like underground gods, just to spread our never ending black poison over the hordes, even the old school purist vampires.


Did you notice any big differences in the way of living metal music between European and South American enthusiasts?

Not really man, same people in the society, the more quiet and ugly ones little introverted sometimes. More chances and an overdose of bands to see over there, but Chileans by now have a cool international two days metal fest and lots of acts coming here for club shows.


Which bands in your national scene have had, in your opinion, as much success as they deserved, and which, instead, would you suggest to check out?

Chile in general is not well known over the frontiers, really!? Well, as underground metal acts I guess that everyone is motivated to release their point of views and thoughts through their bands, so that has a value for the whole scene. I’m not into the doom. Speaking about some cool acts over here, Warpath released an amazing fucking demo a long time ago, Melektaus currently is an amazing death metal combo, very interesting and not trendy and vulgar music, I think that they will be playing in Europe next year, they released an album this year, so try to check them out.


Is there any genre or behavior in this musical world that you consider completely wrong? Did it ever happen to you to be asked for money in exchange for a gig? I'm referring to the so-called "Pay to Play".

Of course man, all those mainstream influenced modern kids nowadays that play fast brutal death metal with gay haircuts and others that release some kind of mainstream market extreme music, all of them suck, they are just so controlled by the trends and that makes their music so plastic, boring and without any richness. I'm not the typical old guy speaking about the good old days, but come on, this music was born as independent, fast and fresh music... and this has changed a lot! For example take metal core and most of the bands that appear on Blabbermouth. Never during our underground life existence we had this kind of deal, luckily with labels and gigs we had decent deals being payed and covered for our productions and live show costs. If the things don't work we don't play, one of the good creativity aspects is at home with the computer and the guitar that satisfies our hunger for blood.


Who's Victor Mac-Namara outside Thornafire? Hobbies, work, everyday life...

Normal guy, abnegate South American graphic designer, a lot of my interest is on the music, but I alos read some books, especially those of Bukowski and for me sometimes it’s fascinating watching the good and bad things of the people and society, the human species mostly is disgusting but sometimes fascinating.


Is it still possible to live FOR music and WITH music in the metal scene, or has it become a luxury only enjoyable for a very little percentage of bands behind specific labels?

That question is about the facts and how the things run for some people. I think that for the largest part of the people involved in the death metal genre nowadays it's a relation to keep their lifestyles running and not a monetary success like before in the days of the death metal blockbusters. Of course asking here and there, you know histories about a few ones that do this like a formal business and it's good for them, but for most people it's just a way to express their minds after their jobs. The number of musicians is huge by now and not so many people give value to what other musicians are doing, like to go to a show and pay for a ticket or buy CD's.


Imagine you have the chance of organizing a truly unique event, some sort of metal "Woodstock", where you can call bands of whatever genre you like (obviously we are talking about metal genres) and your band is chosen as the headliner of the mentioned event. You have unlimited budget and you can choose the location: which bands (active in the present or in the past) do you call, and why? And where would you think an event like this should be played?

Mmmm, ha, I would take the money and I would release a fest in Sao Paulo, Brazil lasting one full month: Demolition Hammer, Metallica with long hair (haha), Morbid Angel demos era and Thornafire on big screen taken from Youtube low resolution quality, the rest of the time topless dancers and beach.


Convince our readers to listen to "Eclipse Nox Coagula" by giving them FIVE good reasons that make it unmissable:

I was painting a house some days ago and I heard that album twice, it’s a good release, good music, that speaks good about it right?! Okay, let’s do the 5 reasons:
- full death metal entertainment for good taste rotting brains;
- hateful Spanish lyrics with something to say beyond that Jesus Christ is rotting;
- while you are listening to the album you can enjoy watching the booklet with photos of our shitty life from present to 1 year ago;
- independent and honest dark music done without the intention to receive applauses and ovations when we enter to a metal bar;
- number five, another good album added to your Thornafire collection, collect them all!



Let's end it here. Victor, I thank you for your time and I'd like to let you end this interview with whatever words you find fitting...

Ok, thanks to you Gabriele for the space and making it comfortable. We hope to land in Italy within the next years to share our evil hateful South American music with the people over there.

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