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lunedì 17 ottobre 2011

WINTER - Into Darkness


Informazioni
Gruppo: Winter
Titolo: Into Darkness
Anno: 1990
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Nuclear Blast
Contatti: Facebook
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Oppression Freedom / Oppression (Reprise)
2. Servants Of The Warsmen
3. Goden
4. Power And Might
5. Destiny
6. Eternal Frost
7. Into Darkness

DURATA: 46:07

Un buon pretesto per parlare di questo capolavoro è la ristampa che la Southern Lord ha fatto uscire nel 2011... e che ristampa: vinile bianco, con possibilità di maglietta acclusa, contenente tantissimo materiale che ritrae la band nei primi anni di vita. Per gli sciagurati che non conoscessero gli Winter diamo due note sul gruppo: si sono formati a New York nel 1988, hanno pubblicato questo spettacolare album e un EP nel 1994, poi il buio. Il genere proposto è un ibrido tra doom e death metal (come era frequente in quei primi anni '90, anche se gli Winter sono del tutto inimitabili), con chitarre pesanti e un incedere maestoso e lugubre della batteria. La cosa davvero rilevante di questo lavoro è che riesce a trasmettere un totale senso di annichilimento e devastazione. "Into Darkness" presenta sette pezzi così pesanti, lenti e massicci che vi trascineranno nel gorgo della disperazione umana. Chi avesse avuto la fortuna di possedere la VHS di "Death... Is Just The Beginning II" può ricordare i due apocalittici video estratti dal cd, ovvero "Oppression Freedom" e "Servants Of The Warsmen". In definitiva questo è l'ALBUM! Se ve lo siete persi ai tempi perché troppo squattrinati (come me) oppure perché eravate ancora degli spermatozoi nella sacca scrotale di vostro padre ora avete la possibilità di acquistarlo in una veste che rende onore alla band (dopo anni di bootleg senza alcuna autorizzazione lanciati sul mercato da etichette farlocche).

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venerdì 4 dicembre 2009

ATROPHY - Violent By Nature


Informazioni
Gruppo: Atrophy
Anno: 1990
Etichetta: Roadrunner Records
Autore: ticino1

Tracklist
1. Puppies and Friends
2. Violent by Nature
3. In Their Eyes
4. Too Late to Change
5. Slipped Through the Cracks
6. Forgotten But Not Gone
7. Process of Elimination
8. Right to Die
9. Things Change

DURATA : 41:33



L’Arizona é uno stato nel sud-ovest degli Stati Uniti che confina con il Messico. Come potete immaginare, il clima è arido e offre spazio a rettili e aracnidi di ogni tipo. Metal? Buona domanda. Credo che i nomi dei gruppi provenienti da quest’angolo sperduto, occupato da appena poco più di sei milioni di abitanti, si possano contare sulle dita di una mano.
Non so dire se l’atrofia (in senso figurato) climatica e demografica abbia contribuito alla scelta del nome di questo gruppo thrash formato nel lontano 1986. Infine contano solo le testimonianze lasciate. Mi permetto di infilarmi nel ruolo dell’archeologo metallico vissuto, per presentarvi il secondo lavoro “Violent By Nature”. Il primo disco (Socialized Hate) fu accolto con entusiasmo da gran parte dei critici dell’epoca. Personalmente non capii mai perché. “Violent By Nature” lo acquistai a Zurigo e dopo il primo ascolto me ne innamorai subito. Allora ero già sui binari del death, che avanzava conquistando la scena e i cuori degli ascoltatori. Il thrash morente mi offriva comunque saltuariamente spunti interessanti come gli Exhorder o gli Atrophy.
Come detto sopra, comprai il disco (vinile, notizia importante) che mi conquistò subito. Perché? È molto semplice da spiegare. I riffs offerti sono suonati in maniera precisa e inesorabile anche nei pezzi più lenti. Lo stile utilizzato già all’inizio della canzone d’apertura “Puppies And Friends” si ritrova in diversi pezzi, risvegliando l’interesse dell’ascoltatore avido di scuotimenti di testa. Girando il vinile, ci si trova davanti a “Forgotten But Not Gone”, che si muove nella falsa riga del pezzo d’entrata, dando sì un tocco di déjà vu, ma senza annoiare l’ascoltatore. Quello che conta è l’impatto, non il messaggio!
Ricapitoliamo. Gli Atrophy furono di per sé un gruppo che non riuscì mai a sfondare (forse grazie alle orrende copertine…) e che non produsse mai dischi sfavillanti o altisonanti. I due dischi gettati sul mercato allora (e ancora sempre) saturo, erano di buona fattura e validissimi. Ascoltateli e ringraziate questi musicisti per la passione da loro investita a suo tempo.

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mercoledì 2 dicembre 2009

ANNIHILATOR - Never Neverland





Informazioni
Autore: Mourning
Gruppo: Annihilator
Etichetta: Roadrunner
Anno: 1990

Tracklist
1. The Fun Palace
2. Road to Ruin
3. Sixes and Sevens
4. Stonewall
5. Never Neverland
6. Imperiled Eyes
7. Kraf Dinner
8. Phantasmagoria
9. Reduced to Ash
10. I Am in Command

DURATA 44:02



1990, è trascorso un solo anno da quando la band capitanata dal talentuoso chitarrista Jeff Waters ha pubblicato il debut “Alice In Hell” ed ecco che il combo canadese si rigetta subito nella mischia con il secondo full “Never Neverland”.
Un concentrato di thrash, heavy, tecnica e velocità.
Dieci pezzi che in tutto e per tutto mostrano le abilità di songwriting di Waters, in quell’occasione accompagnato dallo storico batterista Ray Hartmann e dal singer
Coburn Pharr (Ex Omen).
Album che basa molti dei suoi testi sulla psicologia e le psicosi (”The Fun Palace”, “Never Neverland, “Imperiled Eyes”, “Phantasmagoria”) e che ogni tanto si lascia andare a temi leggeri (”Kraft Dinner”), il tutto scandito a tempo di thrash, con chitarre che duettano e si sovrappongono, basi martellanti e gli assoli di un Jeff all’apice delle sua creatività.
Il sound è coinvolgente, trascinante, ha in sé sia le qualità di spinta ed incisività del thrash che la vena metallica e spontanea del miglior heavy d’annata.
Si può essere trasportati da un pezzo alla “Stonewall”, da una semi-ballad malsana come “Never Neverland” o lasciarsi travolgere dai ritmi sostenuti di una “Phantasmagoria” o una “I Am In Command”, mazzata finale che chiude i giochi.
Un disco che si lascia ascoltare anche da chi non ama del tutto gli ibridi power/thrash proprio per la sua vena istintiva e fortemente caratteristica che gli dona personalità e grinta.
Se non l’avete ancora fatto dategli un ascolto!

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PUNGENT STENCH - For Your God Your Soul...For Me Your Flesh





Informazioni
Gruppo: Pungent Stench
Anno: 1990
Etichetta: Nuclear Blast
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Intro - Extreme Deformity

2. Hypnos” – 3:11
3. For God Your Soul… For Me Your Flesh
4. Just Let Me Rot
5. Pungent Stench
6. Bonesawer
7. Embalmed In Sulphuric Acid
8. Blood, Pus And Gastric Juice
9. Suspended Animation
10. A Small Lunch
11. Pulsating Protoplasma
12. Dead Body Love
13. Miscarriage
14. In The Vault
15. Rip You without Care
16. Festered Offals
17. Pungent Stench
18. Extreme Deformity
19. Mucous Secretion
20. Molecular Disembowelment

DURATA: 41:00



1988… Markus Staiger, boss della Nuclear Blast (che al tempo era solo un’etichettina casalinga nel vero senso della parola), assiste a un concerto di tre scalmanati ragazzini austriaci e ne rimane folgorato. Decide quindi di metterli sotto contratto per inserirli nel novero di quei pochi e feroci gruppi dediti a un nuovo genere di Heavy Metal estremo considerato dai più del tutto inascoltabile: il Death Metal. Dopo aver pubblicato due split e un ep, gli austriaci Pungent Stench (fetore pungente) arrivano al traguardo del full e ci propongono “For god your soul… for me your flesh”: 41 minuti di irriverenza sonora accompagnata da testi macabri e dissacranti e da un artwork tutto da bandire! Iniziamo subito col dire che stiamo parlando di un album di quando il Death Metal non era “cloniamo i Suffocation” ma “ogni band ha il suo stile”, prodotto con la passione per la musica da un’etichetta che adesso fa finta di essere nata nel 1997 dimenticandosi il periodo in cui non produceva metal commerciale, ma faceva sul serio. Iniziamo dall’artwork che ci presenta un’opera d’arte del fotografo Joel Peter Witkin intitolata “From a collection of relics and ornaments” (da una collezione di reliquie e ornamenti). Proprio il fatto di essere catalogata come “opera d’arte” ha salvato la cover dalle maglie assai rigide della censura tedesca (spesso bacchettona ai limiti del ridicolo) nella quale invece caddero altri album della stessa band e di altri gruppi dello stesso periodo (Cannibal Corpse, Suffocation, Dismember per citarne alcuni). I testi dell’album, come tutti quelli dei lavori successivi, sono incentrati sul macabro e sull’osceno, mischiando in modo volutamente ironico e ridicolo riferimenti sessuali e tanatologici (una sorta di Macabre del sesso, se vogliamo). Per quanto riguarda la musica i nostri mischiano chitarre distorte, batteria che alterna 4/4 sparati a mid-tempos e un basso distorto all’inverosimile. Il risultato è uno strano miscuglio che rende questo gruppo del tutto unico: potrete trovare parti vicine allo stile del punk mischiate ad altre in stile ‘70ies. Proprio questo richiamo agli anni 70 (in realtà non completamente nuovo in band Death metal del periodo, vedi gli svedesi Afflicted) sarà il marchio di fabbrica dei Pungent Stench durante tutta la loro carriera. I pezzi di maggior tiro sono l’omonima “Pungent Stench”, che parla di un feto ucciso dall’assunzione di droghe in gravidanza che si risveglia come zombie per uccidere la scellerata madre, e la trascinante “Bonesawer”, che parla di un serial killer che ama segare le ossa delle proprie vittime (con pezzi di alta poesia come “The saw is red and you are dead!”… “la sega è rossa e tu sei morto!”). Credo di aver reso l’idea…
In definitiva questo è un album storico di una band sottovalutata e ormai sciolta, ma che vanta ancora molti fans amanti dell’imprevedibile miscuglio groovie scaturito da parti con scale blues e ferocia Death metal condita con ironica follia.
Punta negativa: reperirlo. L’album è al bando in Germania e quindi non verrà mai più ristampato. Esistono due versioni di questo lavoro: la prima del 1990 contenente tracce aggiuntive provenienti dallo split dell’89 con i conterranei Disharmonic Orchestra e dall’EP “Estreme Deformity”. La versione del 1993 ha una copertina diversa (chiaramente censurata), manca delle bonus tracks e contiene 3 pezzi completamente riregistrati (e diversi dagli originali in quanto anche riarrangiati) perché quelle tracce erano rovinate sul master. Consiglio chiaramente la prima versione se riuscite a trovarla.

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martedì 1 dicembre 2009

OBITUARY - Cause Of Death


Informazioni
Gruppo: Obituary
Titolo: Cause Of Death
Anno: 1990
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Roadrunner
Contatti: obituary.cc
Autore: Leonard Z

Tracklist
1.Infected
2.Body Bag
3.Chopped In Half
4.Circle Of The Tyrants
5.Dying
6.Find The Arise
7.Cause Of Death
8.Memories Remain
9.Turned Inside Out

DURATA: 35:11

Solite cose: Florida, Tampa, la fine degli anni 80 ecc. ecc. E stavolta è la Roadrunner a pubblicare una pietra miliare del Death Metal. Parliamo degli Obituary, che non fanno certo mistero delle loro origini spudoratamente thrash. Se volete inquadrare immediatamente "Cause Of Death" pensate a un "Into The Pandemonium" dei Celtic Frost con la voce più incazzata. Sì, perché gli Obituary hanno mangiato pane, Hellhammer e Celtic Frost dalla mattina alla sera prima di sfornare i loro primi due album, che sono pesantemente debitori al sound dei maestri elvetici.

È un male questo? Nient’affatto! "Cause Of Death" è uno dei migliori album di Death Metal mai sfornato, contenente alcuni tra i riff più micidiali che possiate mai ascoltare. I fratelli Tardy sono in splendida forma: la voce è particolare e inconfondibile, molto più urlata e vicina al timbro thrash rispetto a quella di altre band provenienti da Tampa. La batteria sforna ritmi non forsennati, ma altamente carichi di groove nella semplicità dell'esecuzione. Le chitarre fanno il loro sporco lavoro lanciandosi in assoli azzeccati, con un timbro che ricorda fortemente i Celtic Frost. Ma dopotutto cosa potevamo aspettarci da un album che contiene la cover di "Circle Of The Tyrants" (mitico pezzo dei Celtic Frost, estratto dal capolavoro assoluto "To Mega Therion"), così perfettamente in linea con gli altri pezzi contenuti nel disco da sembrare, ad un ascoltatore disattento, un brano loro?

Non troverete in questo album nessun pezzo "riempitivo", solo nove brani assassini che vi faranno venire voglia di ascoltare questo lavoro giorno dopo giorno, finché il cd non si sarà sciolto nel lettore. Se dovessi nominare le mie preferite andrei senz'altro sull'opener "Infected" e su "Dying", nelle quali spicca il tipico screaming ad ululato di John. Se volete sentire una band in gran spolvero compratevi questo "Cause Of Death", non ve ne pentirete di certo e potrete godervi un pezzo del vero Death Metal americano nel vostro stereo.

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