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domenica 20 dicembre 2009

DAWN - Slaughtersun (Crown of the Triarchy)





Informazioni
Anno: 1998
Gruppo: Dawn
Etichetta: Necropolis Records
Autore: Sharrukenu

Tracklist
1. The Knell and the World
2. Falcula
3. To Achieve the Ancestral Powers
4. Ride the Wings of Pestilence
5. The Aphelion Deserts
6. Stalker’s Blessing
7. Malediction Murder

DURATA : 59:07



Con immensa euforia mi accingo a recensire un album che oltrepassa la perfezione. Presa posizione di ciò, “Slaughtersun” trascende qualsiasi quantitativo numerico, un album che non presenta nessuna singola nota fuori luogo e dove tutto è posizionato al posto giusto in maniera sublime, come mai mi è capitato di sentire.
Questa è una recensione retrospettiva, che contiene un archivio di centinaia di gruppi sentiti, una recensione ovviamente soggettiva, ma consapevole, credo. Consapevole del fatto che questo combo svedese, che si concede circa una volta ogni lustro perchè bada alla qualità come nessun altro gruppo, ha fatto dono di un immenso tesoro sonoro ad ogni buon ascoltatore.
E’ ancora nitida in me l’emozione provata nel mio lontano primo ascolto, dove colto da un’ improvvisa sindrome ipnotica le mie mani quasi mi sradicavano la chioma, spiazzato e impreparato per la siderale bellezza che mi avvolgeva.
I Dawn con quest’ album hanno manifestato con immensa maturità ciò che il black svedese per lo più rappresenta : una musica estrema circondata da un’ aura melodica.
Immergersi nell’ ascolto di “Dawn - Slaughtersun (Crown of the Triarchy)”, è come entrare in un santuario, paralizzarsi e ammutolire ammaliati, per non rischiare di essere avvolti da un anatema. E “The Knell and the World” è il primo fulmine che ci viene scagliato addosso, anticipato da un sussurro serafico e da un ritmo marziale portatore di condanna. Lo sbalordimento è tale che sia muoversi sia respirare è inconsciamente proibito. Ma la lucidità per decifrare ciò che Sodeberg e Fullmestad generano è ben presente. Un intreccio meticoloso e ricercato di riffs taglienti, accompagnati dall’ originale ringhio di Forss e dall’ impeccabile sezione ritmica di Tangmark e Petterson. Una canzone che racchiude in se un odio viscerale verso il mondo che sarà la colonna portante per tutte le canzoni presenti. Bisogna piegarsi, lasciarsi penetrare dall’atmosfera sacra che regna in questo album, avanzare lentemente per trovarci dinanzi alla seconda stanza, ovvero, “Falcula” dove troviamo racchiuso lo scrigno più prezioso. Un immenso e fatato muro sonoro che ci centrifuga in una spirale di miseria, dolore e sconfitta senza nessuna apparente speranza, ne futuro. Alla fine della canzone veniamo rilasciati ai piedi d’un cupo corridoio, “To Achieve the Ancestral Powers” unica canzone strumentale che ci fa rifiatare nel contempo che ancestrali ombre scortino il nostro ego intorpidito in una nuova stanza, “Ride the Wings of Pestilence”, il posto più macabro di questo santuario dove ci si ritrova tra spettri manifesti di carestia, freddo, pestilenza e miseria, una dannazione divina opera di un demone o diavolo a condanna di questo immaginario universo. E mentre ci avviciniamo alla vetta, percorriamo una scala, “The Aphelion Deserts” antitesi continua di ogni cosa, una lotta esasperante tra bene e male, che domina la nostra mente confondendoci ulteriormente, scaraventandoci nell’ultima stretta alcova, “Stalker’s Blessing” messi faccia a faccia col nostro destino, con le nostre paure, con la nostra morte dove nessuna grazia ci è concessa. Al termine di tale strazio non ci rimane che compiere un ultimo sforzo per terminare questo allucinogeno viaggio, svettando sulla cima a contatto col cielo,liberi di ogni privazione accanto al vessillo, “Malediction Murder”.
Una volta concluso l’album non si ha alcuna intenzione di scendere, ormai l’annichilimento dell’ anima è compiuto. Ci si stringe addosso qualcosa per il freddo intenso e si tace. L’unica voglia che si ha è quella di ricominciare l’avventura.
Questo è quanto.

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sabato 5 dicembre 2009

GORGUTS - Obscura





Informazioni
Anno: 1998
Autore: Tabris
Gruppo: Gorguts
Etichetta: Olympic

Tracklist
1. Obscura
2. Earthly Love
3. The Carnal State
4. Nostalgia
5. The Art of Sombre Ecstasy
6. Clouded
7. Subtle Body
8. Rapturous Grief
9. La Vie Est Prelude… (La Mort, Orgasme)
10. Illuminatus
11. Faceless Ones
12. Sweet Silence

DURATA: 01:00:30



Definire i Gorguts come uno dei gruppi più sottovalutati del death metal (o dell’heavy metal in generale) mi sembra una cosa scontata. La creatura partorita da Luc Lemay è infatti un essere che in Obscura raggiunge praticamente la perfezione: tecnica, brutalità e sperimentazione fanno di questo cd un viaggio unico e inimitabile, che nessuno fino ad ora è riuscito non dico a superare, ma solo ad avvicinarsi a tanta pazzia messa in musica ( roba che ha ispirato sicuramente gruppi come gli Azure Emote).
Ascoltare questo cd non è cosa semplice. Più che un semplice ascolto è una prova fisica, che per la sua durata complessiva (un ora abbondante) lascerà i più resistenti allo stremo delle proprie forze, esausti al suolo. Un viaggio claustrofobico tra rumore e dissonanze, creato soprattutto dai riffs stoppati ed altamente disarmonici di Lemay & Co. In questo caos apparente si nasconde una melodia malsana, schizofrenica, difficilmente esprimibile a parole. E se questo non bastasse, a stravolgere una già deformata struttura death metal ci pensano innesti di elementi completamente estranei al genere (come l’assolo di viola in “Earthly Love”).
Un album da ascoltare almeno una volta nella vita, ma che per essere compreso al meglio ha bisogno di ascolti perpetuati nel tempo, facendo scoprire all’ascoltatore la grandezza di quest’opera immensa.
Riuscirete ad uscire da questo labirinto di Cnosso o perderete la vostra strada tra le strutture di Obscura?

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mercoledì 2 dicembre 2009

MARDUK - Nightwing


Informazioni
Gruppo: Marduk
Titolo: Nightwing
Anno: 1998
Provenienza: Svezia
Etichetta: Osmose Productions
Contatti: marduk.nu
Autore: M1

Tracklist
1. Preludium
2. Bloodtide (XXX)
3. Of Hells Fire
4. Slay The Nazarene
5. Nightwing
6. Dreams Of Blood And Iron
7. Dracole Wayda
8. Kaziklu Bey - The Lord Impaler
9. Deme Quaden Thyrane
10. Anno Domini 1476

DURATA: 47:27

Non è per niente inusuale, soprattutto fra ascoltatori molto giovani ed inesperti, imbattersi in affermazioni del tipo: "Non male i Marduk, i loro pezzi sono delle assolute fucilate, peccato che siano tutti quanti uguali e pieni delle stesse bestemmie!" Argh! Eresia! La causa di questa incauta affermazione va ricercata nel successo di un disco come "Panzer Division Marduk", in cui Morgan e soci portarono al parossismo la furia sprigionata dal fuoco (dei cannoni). Molti però dimenticano che questo album rientrava in una trilogia, tributo a "Blood Fire Death" dei Bathory e seguiva quello che ritengo essere il picco massimo della carriera degli svedesi, vale a dire "Nightwing".

Diviso in due capitoli distinti musicalmente e concettualmente, "Dictionnaire Infernal" e "The Warlord Of Wallachia", affronta il capitolo della trilogia dedicato al sangue sviscerando oltre alle classiche tematiche anticristiane e blasfeme, anche un concept su Vlad Tepes Dracul III detto l'impalatore, personaggio storico realmente esistito temuto da Cristiani, Musulmani e Rumeni per la propria spietatezza, tanto da essere definito da Legion nel testo di "Dracole Wayda":

A servant of god in league with Satan
A christian crusader who made the angels cry
A defender of moral and faith with nature bread by hellspawn
As driven by demonforces his army the muslims and christians defy
.

La prima metà del disco è contrassegnata da autentiche bordate swedish black ora più secche e dirette come l'ultra blasfema "Slay The Nazarene", ora più elaborate e dinamiche ma sempre devastanti come "Bloodtide (XXX)", contrassegnate tutte quante dall'ottimo lavoro dietro le pelli di Fredrik Andersson. Ed in un crescendo continuo giunge la titletrack che dopo una breve introduzione dal tono misterioso esplode in tutta la sua furia e per merito di un songwriting sempre incisivo ci regala sette minuti e mezzo di massacro. Con l'avvento di "Dreams Of Iron And Blood" invece ha inizio il mini concept già citato, i ritmi si fanno cadenzati per lasciare spazio alla narrazione di Legion, che pur mantenendo inalterato il proprio timbro vocale si fa perfetto cantore della vita di Vlad Tepes III. La ricostruzione storica è dettagliata e precisa e la lettura dei testi ci permette di addentrarci nella terra di Transilvania e di seguire la scalata al potere del giovane principe sino al culmine di "Kaziklu Bey - The Lord Impaler": nuova terribile rasoiata che segna il bagno di sangue compiuto contro l'esercito turco del Sultano. Vlad, sovrano scaltro, intrepido e crudele, diventato il terrore di Turchi, Cristiani e Rumeni e noto per la pratica di impalare i propri nemici può essere fermato soltanto con un tradimento, come narrato nelle conclusive "Deme Quaden Thyrane" (già nota perchè presente in "Opus Nocturne") e "Anno Domini 1476″.

Ci sono quindi almeno tre motivi per cui "Nightwing" è a mio avviso il top della produzione targata Marduk: in primis la qualità e varietà del songwriting è a livelli eccelsi con un Morgan Hakansson ispiratissimo; il secondo punto a favore riguarda invece l'ottima prova complessiva del gruppo, con una sezione ritmica tellurica ed un Legion a suo agio anche quando i tempi rallentano ed è l'atmosfera a prevalere; terzo ma non meno importante infine è la bontà della realizzazione del mini concept, curato ed interessante. In seguito non si ripeteranno mai più su questi livelli.

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ANGEL DUST - Border Of Reality





Informazioni
Gruppo: Angel Dust
Anno: 1998
Etichetta: Century Media
Autore: Mourning

Tracklist
1. Border of Reality
2. No More Faith
3. Nightmare
4. Centuries
5. When I Die
6. Where the Wind Blows
7. Spotlight Kid (Rainbow cover)
8. Behind the Mirror
9. Coming Home

DURATA: 55:44



I tedeschi Angel Dust dopo una pausa durata ben dieci anni tornano a farsi vivi nel 1998 con “Border Of Reality” un disco che vira dal sound originale della band, irrobustendosi, diventando più veloce e martellante e venandosi di prog con l’innesto di Steven Bankowski alla tastiera.
Della formazione che compose i primi due album dediti ad uno speed/thrash melodico ed alquanto ben congeniato erano così rimasti solo Frank fratello maggiore di Steven e lo storico batterista Dirk Assmuth.
Che fossero cambiate le asce e il cantato lo si nota da subito, sin dall’opener la martellante title track dove Dirk Thurisch ci dà una chiara esplicazione di quale saranno lo stile e le linee vocali sulle quali si muoverà questo platter.
Il disco vive di episodi alquanto vari e personali una “Nightmare” melodica, raffinata, felina curata nei minimi particolari non potrà mai esser paragonata ad una successiva “Centuries” che già dal suo intro si presenta minacciosa e ricca d’imprevisti, imprevisti sì, perchè le composizioni del combo sono spesso lunghe e articolate, senza però dar adito alla noia d’annidarsi e così che i cambi di tempo repentini o il pre-chorus appena sussurato che da il là ad un Dirk che lascia che la voce si estenda a piacimento.
Passaggi prog con Steven che muove saggiamente le dita sui tasti alternandosi con la chitarra di Bernd in solos brevi e frenetici che ci prendono ed accompagnano al passo più riflessivo e intimo di questo cammino, la ballad “When I Die”.
Quasi dieci minuti intrisi di suadente malinconia e respiri spezzati, pensieri che si perdono e vengono ritrovati ed espressi in maniera forte e decisa nel chorus struggente e che nella sua parte centrale lascia spazio a follia compositiva non risparmiandoci Bernd che continua a deliziarci con i suoi solos.
Con “Where The Winds Blows” la vena prog vien fuori anche nelle partiture di batteria sembra non siano mai domi e quando ci si aspetta qualcosa di strano in effetti ci troviamo ad ascoltare una cover dei “Rainbow” “Spotlight Kid” (tratta da “Difficult To Cure”) eseguita in maniera magistrale, fatta propria, certo che vedersela con mostri sacri del calibro di Ritchie Blackmore, Roger Glover o Don Airey non era cosa semplice ma la prova viene superata a pieni voti.
“Behind The Mirror” mostra come unire incisivtà e melodia in maniera assolutamente gradevole senza scadere nel pacchiano, accelerazioni, stacco elettronico e onda compositiva che guarda sempre avanti, questo lo spirito che li guida.
Il severo compito di dar chiusura a questo lavoro spetta ad una “Coming Home” dalla vena ottantiana e che vede ancora un Thurisch in gran spolvero dando la sensazione che il brano ci culli sino all’ultimo secondo.
Un album che gode di un’anima propria, di una formazione ispirata e sempre sul pezzo e che rende sia nella prestazione dei singoli che nella complessiva.
Si dice che per costruire una buona casa ci vogliano delle solide basi, beh loro le avevano e con questo disco non fecero altro che confermare quanto lo fossero, punto di ripartenza per i due dischi che a seguire furono pubblicati.

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martedì 1 dicembre 2009

PORTAL - Portal


Informazioni
Gruppo: Portal
Titolo: Portal
Anno: 1998
Provenienza: Australia
Etichetta: Dissident Records
Contatti: facebook.com/PORTALDEATH
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Sunken
2. Transcending A Mere Multiverse
3. The Vessel Of Balon / Outro

DURATA: 10:01

Chissà perché dall'Australia fuoriescono i più inquietanti e atroci gruppi del metal estremo? Sadistik Exekution, Rok, Bestial Warlust, The Berzerker e... Portal. Quello che vado a recensire è il vinile, uscito sull'inglese Dissident Records nel 2009, che contiene il demo del 1998 su tape di questa band giunta da un portale per una dimensione parallela di dolore e inquietudine. "Portal" contiene i semi di quello che sarà il sound dei successivi lavori dei Nostri: un muro di suono che sembra una finestra aperta su una dimensione lovecraftiana che preme per entrare nel nostro universo e distruggerlo.

Il duo composto da Illogium (chitarra) e The Curator (voce) ci propone tracce dove una growl catacombale si amalgama al suono caotico delle due chitarre e della drum-machine. La batteria è stata programmata per essere un uniforme tappeto di doppia cassa e blast-beat, con pochissime variazioni nell'arco di tutto il lavoro. Questo fa sì che i pezzi, al primo ascolto, risultino quasi un'unica traccia del tutto omogenea. Questa scelta stilistica rende apparentemente questo lavoro più assimilabile al noise e al power electronics che al death metal, ma se ci soffermiamo attentamente su di esso ci si può rendere conto quanto questo non sia completamente corretto. La bellezza dei brani caotici dei Portal si apprende solo con l'ascolto: i giri delle chitarre, assai debitori del riffing di Trey Azagthoth dei Morbid Angel, non sono puro rumorismo, ma sono costruiti su pattern tecnici che si incastrano tra loro, creando una forte dissonanza (talvolta una delle due chitarre inizia un riff diverso, mentre l'altra non ha ancora concluso il precedente). Questo riffing, sommato al tappeto vocale e ritmico, crea un suono sognante e ipnotico, tuttavia contemporaneamente malsano e inquietante. Sembra di essere sotto l'effetto di qualche sorta di trip finito male oppure di ritrovarsi in uno di quegli incubi dai quali cerchi di svegliarti ma non riesci a farlo!

Questo demo può essere goduto in due modi: ascoltando attentamente i giri delle chitarre ed estrapolandone i pattern, oppure metterendo la testina sul vinile, fregandosene dell'aspetto tecnico e vivendo i brani come un unico canto di Dei Esterni che, completamente idioti, cercano di inglobare ogni forma vivente (ascoltatore compreso, naturalmente). Queste tracce, confrontate con quelle degli album successivi ("Seepia" e "Outré") risultano ancora acerbi, soprattutto per quanto riguarda l'uso monotono della batteria e per l'assoluta mancanza del basso. I testi, non presenti nel vinile, sono fortemente incentrati sul mondo creato dallo scrittore H.P. Lovecraft, di cui questo gruppo ha ricreato magistralmente le atmosfere oppressive e aliene.

In definitiva non certo un prodotto fondamentale, ma un vinile da avere per chi non teme di entrare nel mondo surreale dei Portal. Per chi invece si vuole accostare per la prima volta alla band, allora direi di andare direttamente su "Seepia" per perdere quel poco che rimane della vostra salute mentale!

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