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lunedì 11 febbraio 2013

AGORAPHOBIC NOOSEBLEED - Altered States Of America


Informazioni
Gruppo: Agoraphobic Nosebleed
Titolo: Altered States Of America
Anno: 2003
Provenienza: Massachussets, U.S.A.
Etichetta: Relapse
Contatti: facebook.com/AgoraphobicNosebleed
Autore: Istrice

Tracklist
1. Wonder Drug Wonderland/Spreading The Dis-Ease
2. Ark Of Ecoterrorism
3. Living Lolita Blowjob
4. Thawing Out
5. Need For Better Body Armor
6. Freeze Dried Cemetery
7. Children Blown To Bits By The Busload
8. Scoring In Heaven
9. Fuck Your Soccer Jesus
10. Guided Tour
11. Honky Dong
12. Famous Last Words
13. Osaka Milk Bar
14. Drive By Blowjob On A Bicycle
15. Ten Pounds Of Remains
16. Utter Mental Retardation And Reversal Of Man
17. Neotropolis Euphoria
18. Snitch Olympics
19. Crawling Out Of The Cradle Into The Casket
20. Removing Locator Tooth
21. Aum Shinrikyo
22. Protocols Of The Elders Of Zion
23. Tokyo Subway Gassing
24. Star Of David
25. Shintaro Ishihara And The Rape Of Nanking In World War II
26. Mahikari
27. Micro-Tidal Wave
28. Crop Dusting
29. LSD As Chemical Weapon
30. Illegal Manufacture
31. Drugging The Control Group
32. Alice In La La Land
33. Apocalypse As Mescaline Experience
34. Artificial Religious Experience
35. First Day Of Sodom: Pussy Hair Prayer Rug
36. Second Day Of Sodom: Distortion In Eden
37. Third Day Of Sodom: Serpent Of The Gay Pride Rainbow
38. Fourth Day Of Sodom: Snaking Adam's Black Apple
39. Fifth Day Of Sodom: Like A Cretin On Christmas Eve
40. Sixth Day Of Sodom: Boston Hardcore Caligula
41. Seventh Day Of Sodom: Fantasizing Hydrahead
42. Eighth Day Of Sodom: Lamb Of The Rotisserie God
43. Ninth Day Of Sodom: Holiday Bowl Full Of Asshole
44. Tenth Day Of Sodom: Enter The House Of Feasting
45. Eleventh Day Of Sodom: Passing Blunts And Cunts At Relapse
46. Twelfth Day Of Sodom: When Taking A Shit Feels Sexy
47. Poland Springfield Acidbag
48. Rectal Thermometer
49. Lemonade And A Snickers Bar
50. Necro-Cannabalistic Tendencies In Young Children
51. Bombs With Butterfly Wings
52. Watching A Clown Point A Gun At A Small Dog (reprise)
53. Mosquito Holding Human Cattle Prod
54. For Just Ten Cents A Day...
55. Mental Change(s): Altered Consciousness
56. Radical Modernism
57. Human Enhancement
58. Juxtaposed Impacts
59. Unprecedented Experiment
60. Transparent Enclosure
61. Bong Hit Wonder
62. Opening To Personals Ad By Richard Johnson
63. Relapse Refusing U.N. Weapons Inspectors
64. Neural Linguistic Programming
65. Fag Vs. The Indian
66. Black Metal Transvestite
67. Debbie Does Dishes
68. Marine Pornography (For Whale Cock Skateboards)
69. Keeping A Clean Kennel
70. Baby Mill Pt. 1 (Born And Sold Into Child Slavery)
71. Firearms For All Faiths
72. Domestic Solution
73. Definition Of Death
74. Discolored
75. Scott Hulk On Intramuscular Steroids
76. 4 Leeches (40,000 Leeches)
77. Group Taking Acid As Considered Conspiracy Against The Government
78. Small Room And A Six-Pack
79. Deviant Arousal
80. Unbound By Civilized Properties
81. They All Burned!
82. Shotgun Funeral
83. Homophobic Assbleed
84. Exacting Revenge On Pets
85. Baby Mill Pt. 2 (White Russian)
86. Narcoterrorist Megalomaniac
87. Releasing A Dove From A Ghetto Rooftop
88. Bipartisan Buttfuck 89. Bent Over The Cross
90. Chance At Reprisal
91. Altered Ego
92. Pin The Tail On The Donkey
93. Latter Day Mormon Ritual
94. 5 Band Genetic Equalizer, Pt. 3
95. Absurd Boast
96. Burning Social Interest
97. Whore Torn Vet
98. Obi Wan Kaczynski
99. Placing A Personal Memo On The Boss's Desk

DURATA: 19:57

Novantanove tracce (cento se si aggiunge quella nascosta) in poco più di un quarto d'ora di musica. Per chi ancora oggi non conoscesse il disco, per chi ancora oggi non fosse avvezzo alle follie degli Agoraphobic Nosebleed lo ripeto. Novantanove tracce in meno di venti minuti, per una durata media di circa dodici secondi. Se con "Frozen Corpse Stuffed With Dope" erano andati vicini al limite ultimo del concetto di cybergrind, creando un'opera talmente ricca di distorsioni e campionature da far impallidire i The Berzerker, bene, sappiate che non è nulla paragonato ad "Altered States Of America". Allucinato ed allucinante, eccessivo per il puro gusto di esserlo, gli "Stati Alterati" sono la più violenta e folle deriva grind made in USA, nonché una delle produzioni più geniali e rivoluzionarie dell'ultimo decennio.

Le canzoni (se così si possono definire) sono scariche elettriche, la drum machine martella ritmi disumani, mentre le chitarre, distorte al limite della sopportazione, snocciolano riff altrettanto veloci. Samples elettronici, disturbanti campionature noise e momenti "discorsivi" fungono da intermezzo tra un blast e l'altro. E se ad un primo ascolto il disco lascia esterrefatti e perplessi, data l'oscurità e l'impenetrabilità della materia in questione, già dagli approcci successivi diventa evidente la maturità raggiunta con quest'opera da Scott Hull (già noto per le sue creature Pig Destroyer ed Anal Cunt), mastermind dietro la band, e soci. Sebbene il tutto abbia un suono piuttosto uniforme, come è ovvio durando come detto meno di venti minuti, ogni traccia riesce in genere ad avere un suo preciso tratto distintivo, ogni intervallo, ogni sample, ogni cambio di ritmo è sistemato a regola d'arte, con il semplice e riuscito intento di destabilizzare l'ascoltatore, che, tra un muro di suono e l'altro, si trova aggredito da terrificanti frequenze noise.

Blasfemo e dissacrante a partire dalla copertina, "Altered States Of America" mette in scena una macabra commedia che stigmatizza con violenza le contraddizioni, le ombre, i lati oscuri di una nazione che, dietro al canonico velo di perbenismo, nasconde le peggiori perversioni. Il linguaggio è volgare e costantemente esplicito, le immagini create (testo alla mano, credo che la comprensione del cantato di Randall sia preclusa anche ai madrelingua) disgustose e macabre, d'altro canto titoli come "Living Lolita Blowjob", "Homophobic Assbleed" o "Necro-Cannibalistic Tendencies In Young Children" lasciano poco spazio all'immaginazione, e non si può evitare di citare la suite di una dozzina di brani riguardante "The Twelve Days Of Sodom". Non mancano le stilettate anti-religiose, né le elucubrazioni e trip mentali riguardanti il mondo delle droghe, sotto l'effetto delle quali questo disco deve evidentemente esser stato composto.

Non esiste una degna conclusione alla recensione, quantomeno dopo l'ascolto il cervello non è in grado di formularne una di senso compiuto. Se ritenete di avere la sufficiente dose di malattia in voi, ascoltatelo e lo amerete, se preferite materia più tradizionale o siete deboli di cuore girategli alla larga, perchè l'aura che emana potrebbe turbare il vostro sonno.

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lunedì 16 luglio 2012

ADUMUS - Promo 2003


Informazioni
Gruppo: Adumus
Titolo: Promo 2003
Anno: 2003
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Autore: M1

Tracklist
1. Kindred Legions
2. The Forsaken

DURATA: 08:41

Ancora oggi, 2012 era vulgaris, è possibile ricevere per vie traverse materiale da gruppi di cui ignoravo l'esistenza in formati quasi desueti: il (mini) promo cd! Non per nulla realizzato nove anni fa... Molto del sentimento di scoperta e di sorpresa che esisteva attorno al rituale dell'ascolto di un disco ancora nei primi passi del fenomeno Internet e che ho vissuto in parte (sono nato nel 1986) si è oggi perso grazie alla possibilità di ascoltare anteprime, quando non dischi interi, prima dell'uscita in maniera più o meno legale. Non voglio fare il nostalgico visti tutti i vantaggi in termini di possibilità di selezionare con cura i propri acquisti e scoprire con facilità nuove band, è innegabile però che parte della magia sia andata persa. Eppure ogni tanto la vecchia fiamma brucia ancora... e qui è più nera che mai!
A giudicare dal contenuto minimo e dalla pressoché nulla diffusione sul web presumo che questo "Promo 2003" sia stato utilizzato dagli Adumus per ottenere riscontri presso le etichette discografiche in previsione del primo full "To Heed The Call Of War", evidentemente con scarsi risultati però dato che poi fu rilasciato tramite autoproduzione. Si tratta di due brani per quasi nove minuti totali, entrambi strutturati in maniera simile, con Vomit che pesta come un dannato e con buon gusto dietro le pelli, optando per tempi sempre veloci pur con qualche variazione e uno stacco centrale che fa rifiatare per quanto molto classico e già sentito. Il black metal dei ragazzi di Houston (con origini sudamericane) pesca a piene mani dalla tradizione per elementi e attitudine, mentre l'uso delle tastiere rimanda a una versione molto meno "accentuata" degli Spell Forest (qui le atmosfere non arrivano al livello di ritualità dei brasiliani né le melodie si palesano chiaramente) o agli Adversam di "Animadverte", esse infatti tendono meno spesso rispetto ai gruppi citati a passare in primo piano come "soliste" pur avendo un ruolo discretamente importante. Sia chiaro che questi due nomi sono esclusivamente dei punti di riferimento, non catalogateli come influenze del gruppo né come valori assoluti!
I suoni sono grezzi, sufficienti per notare la presenza del basso (specie nelle sezioni meno furiose), adatti comunque al tipo di proposta carica di veemenza pur senza eccessi cacofonici di sorta. Volendo trovare un neo più evidente, sicuramente lo scream di Cerberus è un po' troppo monocorde e il bassista/cantante si accontenta di riproporre linee pressoché identiche.
I dieci minuti in questione permettono di inquadrare in maniera abbastanza precisa la band e di catalogarla come sincera adoratrice di sonorità vecchia scuola che il tempo non ha ancora occultato. Tanta furia senza compromessi, non inficiata da nessun fronzolo magniloquente o sinfonico Se i due nomi proposti come paragone vi gustano, allora potreste cominciare la ricerca di musica a firma Adumus; viceversa non perorerei la causa dei texani verso gli amanti del black metal più "intellettuale" e ricercato. Come diceva un mio caro amico: questo è puro "spatascio" [termine intraducibile, NdA]!

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lunedì 2 maggio 2011

VOID - Posthuman


Informazioni
Gruppo: Void
Anno: 2003
Etichetta: Nocturnal Art Productions
Contatti: www.myspace.com/posthumansynthetics
Autore: Mourning

Tracklist
1. Cypher
2. Neutron Flux
3. Pathogen Bombshell
4. Syndrome
5. Future Horror Aura
6. Sulphur Horror Sickness
7. Zero Signal Pattern
8. Posthuman

DURATA: 48:46

I britannici Void sono una di quelle realtà che ami da impazzire subito o odi all'infinito, nel 2003 pubblicarono il primo album "Posthuman", allora la formazione era composta unicamente da due elementi: OCD (Matt Jarman) e Ionman (Kvohst/Mathew McNerney ormai ex singer di Code e DHG).
OCD era già conosciuto nell'ambito metal per vari remix di brani appartenenti alle discografia dei Red Harvest e per la sua guest in "Aeon" degli Zyklon, il sound della sua creatura parte da quel tipo di elettronica misto metal trovando aggancio in realtà come Thorns, Satyricon ("Rebel Extravaganza") e i già citati DHG ("666 International"), un calderone particolare e difficilmente digeribile dopo un solo ascolto.
"Posthuman" è estremo, maniacale, ossessivo, perseverante nel macinante uso che fa della componente industriale, permette l'affiorare di un grigiore intenso nei momenti in cui fraseggi di stampo darkwave zampillano fuori e con il supporto di una voce scream più roca rispetto agli standard abituali le tracce guadagnano una ruvidità scartavetrante.
"Neutron Flux", "Pathogen Bombshell", "Syndrome", "Future Horror Aura", "Sulphur Horror Sickness", i pezzi elencati hanno le caratteristiche e il mood adatto ad attrarre, a coinvolgere mancando però di quello spunto necessario a far fare un salto qualitativo netto.
"Posthuman" è un disco pesante, è monolitico, un blocco che in certi momenti sembra essere talmente ben agglomerato da essere unico tendendo a risultare pesante all'orecchio, è una sensazione che un discreto numero di "on air" andrà pian piano cancellando, bisogna in primis entrare nell'ottica di un lavoro partorito al tempo, nel tentativo di spostare l'asticella della cattiveria e della resa del panorama black/elettronico un po' più in là e i Void tale punto l'hanno realizzato, ecco perché difficilmente si trova una linea guida nel giudicare la proposta.
Sono passati ben otto anni, hanno avuto non pochi cambi di line-up e problemi, alcuni dei quali parecchio tristi come la perdita dell'ultimo cantante Ben Lowe suicidatosi poco prima che uscisse il secondo capitolo omonimo, avranno centrato il loro obiettivo? Avranno trovato il modo di fornire quel quid in più alle canzoni?
Lo leggerete di sicuro sul nostro sito, intanto vi consiglio assolutamente d'iniziare da questo "Posthuman", per il sottoscritto un disco che vale la pena possedere nella propria collezione.

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lunedì 24 gennaio 2011

TARIHAN - Hohe Tannen


Informazioni
Gruppo: Tarihan
Anno: 2003
Etichetta: Ulfhednirs Records
Contatti: www.myspace.com/tarihanch
Autore: ticino1

Tracklist
1. Einleitung: Walkürensturm
2. Wenn's Wüetisheer Dur Gwitterwulchänä Dunnärät
3. Urlichtstrahlen Über Thule
4. Die Hallen Der vergessenen Ahnen Im Mitternachtsberg
5. Bronzezeitliches Barbarenblut
6. Hohe Tannen
7. Der Bergthron Im Herbstnebel
8. Und Ewig Singen Die Wälder
9. Wo Die Alten Wälder Rauschen
10. In Des Mondes Blut'gem Schein (Tribute to Absurd)
11. Das Dunkle Schlachtfeld (Tribute to Graveland)
12. Wüterichs Rabenzauber
13. Nachklang: Parzivals Rückkehr Ins Gralsgebiet

DURATA: 69:47

Cos'é la produttività? La produttività è la capacità di produrre e fornire quantità enormi di materiale per soddisfare dei bisogni. É inutile spiegarlo a dei metallari... quante uscite inutili inondano ogni anno il nostro mercato? Nessuno é in grado di ottenerne una vista d'insieme.

Herr Targaz Ansgisel von Tannenburg non si preoccupa troppo di tali concetti lontani dalla logica umana. Per secoli la nostra specie sopravvisse producendo solo il necessario per vivere, restando ben discosta dal consumismo odierno. La testa di questo progetto svizzero si dedica con anima e corpo alla propria musica, senza lasciarsi aizzare da quel fattore chiamato tempo. Suona tutti gli strumenti e non desidera presentare materiale immaturo. Dal lontano 1991 é cambiato poco per questa figura occulta: le note pubblicate sono poche e il piacere di essere tradizionalista é rimasto intatto.

La versione iniziale del disco si esaurì rapidamente ed é difficile da rintracciare ora. Al primo tentativo per comprarla, su "Egay", mi scontrai con quello che si rivelò poi un falso. Se vi capitasse di trovarne una copia, l'originale, come la registrazione che ora possiedo, la riconoscerete grazie alla trasparenza della stampa che lascia intravvedere nei punti chiari dell'immagine il foglio d'argento contenuto nel CD.

Questo lavoro non é sempre di facile accesso e trasporta l'ascoltatore attraverso mondi allegri e spensierati, malinconici o che inducono a pensare. Innegabile é il debole di Herr Targaz Ansgisel von Tannenburg per la musica neoclassica che traspare per esempio nel pezzo "Urlichtstrahlen Über Thule" (raggi di luce primordiale su Thule, o qualcosa del genere...).

Il pezzo "Hohe Tannen" è quello che mi procura più fatica all'ascolto. Si tratta di una trama tradizionale e folcloristica. Non voglio giudicare l'utilità di una traccia del genere e non tengo a sminuire il lavoro con tale affermazione. Devo comunque dire che non sono un vero amico di tali esperimenti. Voglio finalmente accennare al fatto che l'artista rinuncia all'uso di troppa tecnica moderna quando incide i suoi lavori.

Troverete due tributi a gruppi conosciuti per essere chiaramente di destra, uno agli Absurd e uno ai Graveland. Herr Targaz Ansgisel von Tannenburg rinuncia a discutere le posizioni politiche di quelle formazioni e annuncia laconicamente: "Il nazionalismo é un dogma modernistico e materialistico, prodotto del diciannovesimo secolo".

Qualcuno fra voi chiederà perché scrivo un testo a proposito di questo lavoro esaurito da millenni. Per quanto ne so, apparirà quest'anno una ristampa, tramite la Darker Than Black si dice. Non ho informazioni ufficiali, perciò non entrerò nel dettaglio. Tenete gli occhi aperti!

Non aspettatevi da questo disco musica per pogare o scuotere la testa. Vi offre note piene d’influenze classiche che vi permetteranno di passare un'oretta rilassata e che, forse, stimoleranno la vostra fantasia e i vostri pensieri.

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lunedì 1 novembre 2010

FUNERAL MIST - Salvation


Informazioni
Gruppo: Funeral Mist
Anno: 2003
Etichetta: Norma Evangelium Diaboli
Contatti: www.myspace.com/thefuneralmist
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Agnus Dei
2. Breathing Wounds
3. Holy Poison
4. Sun Of Hope
5. Perdition's Light
6. Across The Qliphoth
7. Realm Of Plagues
8. Circle Of Eyes
9. Bread To Stone
10. In Manus Tuas

DURATA: 65:43

Devastazione.
Questa è la parola più adatta per descrivere (seppur a sommi capi) il primo full-lenght dei Funeral Mist, band black svedese che viene fatta rientrare nel filone del cosiddetto "Religious Black Metal".
Questo disco è probabilmente una delle vette più alte mai raggiunte dall'estremismo in campo musicale. La copertina, raffigurante Cristo in croce con ai lati due bambini anche loro crocefissi, deformi ed eviscerati, è una valida rappresentazione di ciò che ci si appresta ad ascoltare. Il booklet è altrettanto "forte" a livello di immagini, con raffigurazioni di morte, angoscia e deformità.
Il compito di aprire "Salvation" è affidato ad "Agnus Dei", brano che inizia con urla di disperazione a cui si sostituirà dopo poco più di un minuto un riff assassino, sorretto da un drumming potente e preciso a cui si sovrappone la demoniaca voce di Arioch che pare fin dai primi momenti vomitata dai baratri dell'Inferno. Queste coordinate sono quelle entro cui si muoverà tutto l'album.
Dopo un'altra breve intro inizia "Breathing Wounds" che sfuma poi in una delle canzoni più dirette e violente del disco: "Holy Poison". Due vere e proprie dimostrazioni di potenza che lasciano frastornati e del tutto annichiliti. "Sun Of Hope" si apre con l'estratto di un solenne canto da messa in latino che fa da introduzione a un riff e a un pattern batteristico che partono in sordina per poi spezzarsi e trasformarsi nella consueta carneficina sonora, che si interromperà dopo tre minuti per fare spazio alla ripresa del canto che l'aveva introdotta, il quale si estende questa volta per più di un minuto. Eccoci giunti alla metà del disco, aperta da "Perdition's Light", pezzo che inizia ferale e colmo di brutalità per poi interrompersi improvvisamente per dare spazio a quella che è l'unica parvenza melodica dell'intero disco. "Across The Qliphoth" parte con dei rintocchi di campane a cui sussuegue un riff violento e grezzo, perfettamente accompagnato da una batteria che non perde un colpo per tutta la durata della canzone, forse la più demoniaca di tutto il lotto. "Realm Of Plagues" riprende sulla falsariga di "Sun Of Hope": un canto gregoriano dalla parvenza quasi serena, seguito dalla ormai consueta esplosione di violenza. Parte al seguito di questo pezzo "Circle Of Eyes", la canzone più lunga di tutto il disco con i suoi quasi tredici minuti in cui sotto alle ritmiche martellanti e ai riff ripetuti si insinuano nuovamente canti gregoriani che offrono lo scenario di un luogo sacro prossimo alla totale distruzione. Dopo una relativamente trascurabile "Bread To Stone" prende il via la traccia conclusiva dell'album. "In Manus Tuas", canzone scritta e cantata in latino, in cui in dodici minuti si alternano una furia cieca a rallentamenti angoscianti, i quali vengono conclusi da una disperata melodia quasi operistica che chiude alla perfezione l'ascolto.
Passando ad un'analisi puramente tecnica si può notare come in questo album la potenza non vada a discapito della tecnica, che contribuisce a tessere canzoni dirette e violentissime ma allo stesso tempo abbastanza complesse e di non facile assimilazione. Le prestazioni chitarristiche di Nachash e Arioch vengono decisamente valorizzate dalla produzione perfetta per il genere che esalta anche la performance eccelsa di Necromorbus dietro le pelli, davvero indemoniato ma precisissimo nell'esecuzione. Purtroppo, come spesso accade in questo genere, il basso è pressochè inesistente ma nell'economia del disco è una "mancanza" che non si fa notare. Altra prestazione eccelsa è quella di Arioch alla voce, capace di passare da uno scream/growl diabolico a tetri sussurri o clean angosciosi, che rimarcano la grandissima personalità di cui è in possesso questo gruppo.
Per concludere direi che questo album non è null'altro che un'autentica Apocalisse, sonora e verbale, un vero capolavoro per il genere. I testi raggiungono livelli di blasfemia impensabili, non certo ignoranti ma strutturati in maniera colta e quasi filosofica, come vera e propria decostruzione di tutto ciò che sorregge le basi del Cristianesimo.
Questo è uno dei limiti ultimi della musica, una soglia di malvagità che, a parere di chi scrive, non è mai stata (e difficilmente lo verrà mai) uguagliata!

Benedictus qui venit in nomine Domine

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lunedì 3 maggio 2010

DEFECATION - Intention Surpassed


Informazioni
Gruppo: Defecation
Anno: 2003
Etichetta: Nuclear Blast
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Continuum
2. Worldly Whys
3. Fibre Optical Illusion
4. Fever Pitch
5. 2/3 Pure
6. Under Surveilance
7. Cryonically Preserved
8. Overself
9. Protective Rage
10. Granted Wish
11. Shortfall
12. Incline
13. Time Folding Machine

DURATA: 38:57

Chi non conosce i Defecation? Progetto dei due folli Harris, entrambi nei Napalm Death, che ha esordito con “Purity Dilution” su Nuclear Blast nel 1989 vendendo ben diecimila copie (cifra allucinante per una piccola etichetta di allora... e anche per un'etichetta di ora, purtroppo). Il progetto Defecation ritorna nel 2003 quando, oramai sciolto il contratto tra Napalm Death e Earache che impediva ai membri del gruppo di incidere su altre etichette (sic!), Harris è stato libero di registrare “Intention Surpassed” e di farlo uscire su Nuclear Blast. Il risultato? Grind, semplicemente Grind! Questo album è la quintessenza del songwriting in stile Harris, che potete sentire nei pezzi più ispirati dei Napalm Death, condito da una produzione pulita e una voce acida che fa percepire la nette differenza con le canzoni di “Purity Dilution”. I testi, invece, sono sulla stessa riga: ecologismo e odio per lo sfruttamento che l'uomo attua nei confronti della natura. Molti considerano questo album un colpo a vuoto, troppo simile alle produzioni targate Napalm Death, ma a mio avviso non è così. Questo full, oltre ad avere pezzi memorabili come una nuova versione di “Granted Wish” (già uscita in “Purity Delution”), trasmette la passione che ha spinto Harris a scrivere e registrare da solo “Intention...” con l'unico scopo di creare qualcosa di proprio. Il risultato è una mazzata totale. Se state cercando un album blockbuster, dove ci siano una bella copertina e delle foto di gente con gli spunzoni, supertruccata per essere vendibile ai tredicenni, allora questo cd non fa per voi; andate pure a comprare l'ultimo Ov Hell (lì c'è plastica a quintali). Se volete vedere cos'è la passione per la musica, quella che vi fa registrare e incidere pezzi con l'unico scopo di lanciare un messaggio personale, allora comprate quest'album di Mitch Harris. Il metal, quello vero, passa anche da questo cd.

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lunedì 15 febbraio 2010

ABORYM - With No Human Intervention


Informazioni
Gruppo: Aborym
Titolo: With No Human Intervention
Anno: 2003
Provenienza: Italia
Etichetta:Code666 Records
Contatti: aborym.it
Autore: M1

Tracklist
1. Antichristian Codec
2. With No Human Intervention
3. U.V. Impaler
4. Humechanics-Virus
5. Does Not Compute
6. Faustian Spirit Of The Earth
7. Digital Goat Masque
8. The Triumph
9. Black Hole Spell
10. Me(n)tal Striken Terror Action 2
11. Out Of Shell
12. Chernobyl Generation
13. The Alienation Of A Blackened Heart
14. Automatik Rave'olution Aborym

DURATA: 64:51

Le macchine infine ebbero la meglio ed imposero il proprio dominio sulla Terra. La guerra era iniziata nel 1999 ma pochi se ne accorsero, "Kali Yuga Bizarre" il nome della prima epica battaglia in cui era ancora l'uomo ad imporre la propria legge, poi fu la volta di "Fire Walk With Us" e tutti si illusero che il viaggio nel cyberspazio elettronico non avrebbe avuto conseguenze... "With No Human Intervention" segna il passaggio ad un livello superiore nello scontro, la violenza si è fatta cinica, inumana, fredda e precisa, industrial black metal? Alien-black-hard/industrial? Le macchine hanno prevalso e per l'uomo non c'è stata via di scampo...

Abbiamo poco tempo per respirare, esattamente i trenta secondi di "Antichristian Codec", prima di essere assaliti dalla furia senza compromessi e dal rigore spietato della title-track: la drum-machine impone ritmiche folli e forsennate, l'onda d'urto delle chitarre spazza via tutto con una precisione chirurgica, così come avviene in "U.V. Impaler" e "Humechanics-Virus". Non di sola violenza vive però questo disco: "Faustian Spirit Of The Earth" è uno dei brani più complessi per struttura e andamento, "Digital Goat Masque" presenta uno stacco melodico inaspettato e l'epica "The Triumph" un assolo pauroso. Sono presenti inoltre episodi decisamente alieni al metal come ad esempio la "danzereccia" "Chernobyl Generation" dai toni Ebm (sonorità poi riprese da Nysrok nei suoi Alien Vampires) o "Does Not Compute" ad opera di Matt "OCD" Jarman della industrial black metal band britannica Void, pezzo industrial/noise che si inserisce perfettamente nel concept generale. Non manca infine un richiamo al glorioso passato grazie alla presenza di "Me(n)tal Striken Terror Action 2", secondo episodio e autocitazione dal brano più thrashy dell'esordio "Kali Yuga Bizarre".

La prova di tutte le personalità coinvolte, ospiti compresi, è di livello eccellente: gli effetti utilizzati sono innumerevoli e stranianti, le vocals di Attila sempre acide, degne di uno sciamano hi-tech, Bard "Faust" inaugura la sua collaborazione con Aborym direttamente dalla cella dove stava ancora scontando gli ultimi giorni di prigionia per i crimini commessi durante gli albori dell'Inner Circle, registrando via telefono alcune spoken words, scrivendo alcuni testi e dando il titolo al disco, mentre il nucleo storico (che lavorerà insieme per l'ultima volta e poco a poco sarà smantellato) composto da Fabban, Nysrok Infernalien e Seth Teitan 131 si conferma ancora una volta una sicurezza.

Decisamente curato anche l'aspetto grafico del digipack, con un booklet completo di testi e foto piuttosto esplicite e una traccia video contenente una sorta di videoclip del brano "With No Human Intervention".

L'unica pecca rintracciabile in questo album può essere considerata la durata importante che supera l'ora di musica, quasi sessantacinque minuti di assalto più o meno continuato, mai monotono ma comunque davvero una bella mazzata non facile da "incassare".

Tirando le somme possiamo dire che Aborym si sia fatto ancora più estremo ed "alieno" da ogni tocco umano, radicalizzando in un certo senso le coordinate del precedente "Fire Walk With Us" pur differendone: il secondo disco di Malfeitor Fabban e soci infatti rimane più "spaziale" (vedi "White Space" o "Sol Sigillum") e meno spietato per quanto estremamente violento, un trip allucinante dove si sono incontrati black metal e sonorità elettroniche EBM. L'entrata in pianta stabile di Bard "Faust" per le registrazioni di "Generator" permetterà poi al gruppo di mutare nuovamente pelle, confezionando un disco più dinamico e differenziato grazie al drumming del nuovo entrato. Con Aborym comunque non potete sbagliarvi: quattro dischi, quattro capolavori.

Per uccidere si deve odiare. Chi uccide i falsi vive in eterno.

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domenica 20 dicembre 2009

DECREPITH BIRTH - ...And Time Begins




Informazioni
Gruppo: Decrepit Birth
Anno: 2003
Etichetta: Unique Leader Records
Autore: Tabris

Tracklist
1 Prelude to the Apocalypse
2 Condemned to Nothingness
3 Thought Beyond Infinity
4 The Infestation
5 Rebirth of Consciouness
6 Shroud of Impurity
7 Concepting the Era
8 Of Genocide (instrumental)
9 …And Time Begins

DURATA: 30:12



Suonare nella maniera più veloce e brutale possibile. Questo è il target alla quale un disco come “…And Time Begins” punta.
Volete l’originalità? Avete sbagliato disco. Volete la melodia? Avete sbagliato disco. Volete un disco che possa cambiare la storia dell’heavy metal, e perchè no, la storia della musica? Bravi, continuate a sbagliare.
In poco più di 30 minuti di musica (25 a dir la verità, levando un finale ambient colmo di urla demoniache e simili) la band californiana annichilisce l’ascoltatore con 9 tracce di puro brutal death dalle ritmiche grindeggianti, dove regna sovrana la prestazione del batterista Tim Yeung, un tipo che, chi non lo sapesse, ha suonato in un certo Conquering The Throne degli Hate Eternal (mica un novellino nel genere) che sovrasta il resto del gruppo per la quasi totalità della durata del cd, penalizzando soprattutto la prova di Derek Boyer (ah, il destino dei bassisti…) in quest’opera di devastazione. Da segnalare anche la totale assenza di assoli, che rendono le varie tracce compatte a discapito della già citata originalità.
Comunque, una delle poche note positive di questo lavoro è la strumentale “Of Genocide”, brano monolitico e funesto, che riesce a spezzare la monotonia di un cd che scorre come se fosse un’unica traccia per tutta la sua durata.
Un disco da consigliare soprattutto alla fascia estrema del metal, che non ricercano innovazione ma solo una sana mezz’ora di violenza no-stop. Per tutti gli altri invece sconsiglio l’ascolto di questo primo parto dei Decrepit Birth indirizzandoli verso il più progressivo “Diminishing Between Worlds”, uno dei dischi più acclamati dalla critica nel 2008.

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giovedì 3 dicembre 2009

STORMLORD - The Battle Of Quebec City: Live In Canada





Informazioni
Gruppo: Stormlord
Autore: M1
Anno: 2003
Etichetta: Scarlet Records

Tracklist
1 - The Torchbearer
2 - Dance Of Hecate
3 - Wurdulak
4 - I Am Legend
5 - The Oath Of The Legion
6 - Under The Boards (195, M.A.)
7 - The Gorgon Cult
8 - Dimension: Hate
9 - Xanadu (A Vision In A Dream)
10 - Where My Spirit Forever Shall Be
11 - The Curse Of Medusa
12 - Raining Blood (Slayer cover)




“The Battle Of Quebec City” ha rappresentato, insieme alla successiva antologia celebrativa “The Legacy Of Medusa”, un momento importante nella carriera dei capitolini Stormlord, precisamente la chiusura di una fase “di mezzo”, la potremmo definire. Se il debutto “Supreme Art Of War” nel lontano 1999 si era imposto all’attenzione di fan ed addetti ai lavori dell’underground per la proposta originale e genuina definita extreme epic metal, i seguenti “At The Gates Of Utopia” e “The Gorgon Cult” ne avevano consolidato la fama pur non mostrando in pieno il potenziale della band, rivelatosi solamente col recente “Mare Nostrum”.
Il tour in Canada intrapreso nell’estate del 2006 è stato l’apice della collaborazione con Scarlet, che si è occupata anche di questo primo dvd live. La perfomance filmata è quella del 14 giugno a Quebec City e comprende dodici brani che coprono i tre album già citati, più un pezzo che finirà nel disco successivo (”Dimension: Hate”) e la cover di “Raining Blood”, con una predilizione per gli estratti da “The Gorgon Cult”. La tracklist esplora le diverse anime del combo: quella più diretta e tagliente, quella prettamente epica e quella gothicheggiante; non possono poi di certo mancare i cavalli di battaglia “Where My Spirit Forever Shall Be” e “The Curse Of Medusa”, fra il meglio che il sestetto italico abbia mai composto.
A dispetto di un locale e di un palco ridotti gli Stormlord sfoderano una prestazione coesa e precisa, sottolineata nei momenti topici come la terremotante “I Am Legend” dal calore del pubblico nordamericano. Mattatore del gruppo è il bassista e leader Francesco Bucci che incita a più riprese la folla fra un brano e l’altro, permettendo inoltre a Cristiano Borchi di rifiatare. L’intera perfomance è infine valorizzata dal suono nitido e potente degli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando, mentre la regia asciutta ed essenziale supporta in modo più che degno il tutto.
“The Battle Of Quebec City” fotografa quindi una band in piena salute e che di lì a poco avrebbe coronato gli sforzi di un’intera carriera con un disco dal valore assoluto come “Mare Nostrum”. Ricordando infine che il materiale extra comprende altri quattro pezzi live estratti dal tour ed i due videoclip realizzati dagli Stormlord, non posso che consigliare l’acquisto e la visione a tutti i fan accaniti come il sottoscritto, alla luce anche del prezzo contenuto a cui si trova in commercio questo dvd.

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mercoledì 2 dicembre 2009

ENDSTILLE - Frühlingserwachen


Informazioni
Gruppo: Endstille
Anno: 2003
Etichetta: Twilight Vertrieb
Autore: M1

Tracklist
1. Frühlingserwachen
2. Ripping Angelflesh
3. With The Fog They Come
4. Defloration
5. 1914
6. Biblist Burner
7. World Free Of Christ

DURATA : 34:45

“Frühlingserwachen” è sicuramente l’album meno monotematico dei black metallers Endstille, solida band della scena tedesca dal piglio compositivo piuttosto sviluppato, considerato che col nuovo disco “Verführer” in uscita l’otto maggio raggiungeranno il traguardo del sesto disco in nove anni di carriera.
In occasione del proprio secondo lavoro gli Endstille diversificano la propria proposta incentrata su di un war black metal sempre piuttosto tirato, andando ad inserire brani cadenzati come “Ripping Angelflesh” e addirittura in “Defloration” un riff portante dall’umore malinconico volto a sottolineare gli aspetti più drammatici dei conflitti bellici, argomento portante di tutti i dischi insieme all’anticristianesimo, ben evidenziato da titoli quali “Biblist Burner” o “World Free Of Christ”.
Non mancano poi certamente gli assalti più diretti, veri e propri fendenti sulla faccia dell’ascoltatore carichi di odio e devastazione con Mayhemic Destructor a pestare la batteria come un ossesso e Lars Wachtfels a sobbarcarsi l’intero compito di costruire riff, dalla struttura spesso circolare e ripetitiva ma sempre venati da una leggera dose di inquietudine e rassegnazione.
E’ come se gli Endstille oltre a dedicarsi al massacro perpetrato dagli eserciti nei combattimenti volessero evidenziare anche lo spaesamento dei soldati, protagonisti spesso loro malgrado di abomini e lutti. Le immagini che più spesso mi giungono alla mente sono due: una colonna di soldati in marcia forzata verso il prossimo obiettivo ed un milite nella trincea che terminato un bombardamento aereo nemico si ritrova, sconvolto, circondato solo dai cadaveri dei propri commilitoni. A chiudere il disco come di consueto è un brano intitolato “Endstille”, questa volta senza nessun sottotitolo, in cui il gruppo si distacca parzialmente da quanto solitamente proposto offrendo un pezzo più melodico e dalla durata maggiore.
“Frühlingserwachen” è quindi un album che si richiama al filone war ma che si distacca dagli stilemi più classici in maniera evidente, gli Enstille pur mostrando a tratti una monoliticità quasi esagerata vanno riconosciuti come portatori di uno stile personale e distinguibile indipendentemente dai gusti personali. Personalmente pollice alto.

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MURDER SQUAD - Ravenous, Murderous





Informazioni
Gruppo: Murder Squad
Anno: 2003
Etichetta: Threeman Recordings
Autore: Mourning

Tracklist
1. Ravenous, Murderous
2. I Am Eternal
3. Epidermal Massacre
4. Disturbing The Freaks
5. Spunkslut
6. Hellish Blasphemy
7. Shitstorm
8. Born In A Sewage, Bred In Bile
9. Army Of Maggots
10. Masterpiece In Morbidity
11. Homocide
12. Rising From The Ashes

DURATA : 40:30



Murder Squad nome che a tanti dirà molto poco, eppure questa formazione vanta una line-up a dir poco stratosferica: Matt Karki alla voce, Uffe Cederlund chitarra, Richard Cabeza al basso e Peter Stjärnvind alla batteria, hanno bisogno di presentazioni, direi assolutamente di no.
Cosa potevano partorire queste quattro menti malate se non dischi di devastante death svedese nella miglior tradizione delle loro band originarie.
Ci troviamo così a parlare di questo “Ravenous Murderous” successore del già valido debut “Unsane, Insane And Mentally Deranged”.
Un disco guerrafondaio, un vero e proprio carroarmato che schianta i crani finiti malcapitatamente sotto i suoi cingoli, dove le parti più lente e classicamente diluite sprigionano un’ammorbante pesantezza che nelle brevi e significative accelerazioni non fa altro che massacrare l’ascoltatore investito da un’onda d’urto pressante a cui non lascia scampo.
Che si ascolti l’opener ed anche titletrack “Ravenous Murderous”, la sparata “Spunkslut” o la dilaniante “Rising From The Ashes” non rimane come unica via d’uscita che lasciarsi trasportare e condurre dal loro sound intriso della terra Madre.
Qualcuno potrebbe obbiettare che la presenza ed influenza di una band come gli Autopsy aleggia, in effetti è cosa reale e non solo come volatile presenza ma bensì in carne ed ossa data la partecipazione del mastermind della formazione Chris Reifert in veste di coro a supporto e drummer in due tracce di esso, indovinare in quale sia protagonista non è poi cosa difficile (”Spunkslut” e “Masterpiece In Morbidity”).
Un album che va ascoltato e consumato, don’t stop this madness!

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