lunedì 11 febbraio 2013

SHADOWS IN THE CRYPT - Beyond The Grave / Cryptic Communications


Informazioni
Gruppo: Shadows In The Crypt
Titolo: Beyond The Grave / Cryptic Communications
Anno: 2011-2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto / Horror Pain Gore Death Productions
Contatti: facebook.com/shadowsinthecrypt
Autore: Mourning

Tracklist "Beyond The Grave"
1. Winter Mountain
2. Division Of The Soul
3. The Stand
4. Reign Of Eternal Darkness
5. Lights Of Black
6. Haunted In Dreams
7. Mystical Lunar Horizon
8. Beyond The Grave
9. Forever

DURATA: 43:14

Tracklist "Cryptic Communications"
1. Beneath Threatening Skies
2. The Vengeful Gathering
3. Embracing The Forbidden Arts
4. Hymnal Choirs Perishing
5. Baphomental Affliction
6. As Shadows Cover
7. Cryptic Communications
8. Revolutionary Genocidal Madness
9. Disgracing The Pulpit

DURATA: 43:20

Gli Shadows In The Crypt sono una realtà giovane, nascono nel 2009 per volontà di Lawrence Wallace (ex Serpent Ov Old), colui che è a tutti gli effetti la mente della situazione, e in due anni cambiano più volte elementi, tant'è che i due album sinora pubblicati ("Beyond The Grave" e "Cryptic Communications") presentano due line-up alquanto differenti.
Il primo rilasciato nel 2011 tramite autoproduzione vedeva il gruppo come un trio composto da Wallace nel ruolo di chitarrista e addetto alla programmazione della drum-machine, Christian Simms all'altra chitarra e dietro al microfono e Stephen Corridean (Schatz), ex di Wykked Witch ed Evil Divine nonché fondatore dei Serpent Ov Old, al basso.
La proposta insita in "Beyond The Grave" è primordiale, schietta, arricchita con una natura Thrash che palesemente percorre tracce come "The Stand" e la successiva "Reign Of Eternal Darkness", che non si risparmia, lanciandosi in velocità in maniera schietta e diretta in "Division Of The Soul" e "Lights In Black" tanto da immettere continuamente nell'aria fragranze old school.
La band non da adito a soluzioni considerabili come vie intermedie, il rimando a tanti grandi nomi quali Mayhem, Emperor (spogliati dell'eleganza e maestosità sinfonica) e Horna per il modo bastardo di esporsi, pur non passando di certo inosservato, e non sono i soli, non è di certo un ostacolo per l'ascolto.
Fra un assolo sparato in stile Slayer e uno alla Morbid Angel, tesi a innalzare il fattore adrenalinico o mortifero, oltre a una serie di riff "tremolanti" si arriva però alla conclusione non incrociando grossi intoppi e con la scelta indovinata di alleggerire il carico sul finire inserendo le due strumentali, "Mystical Lunar Horizon" e "Forever", così quanto lo è la produzione ruvida e tutt'altro che perfetta. Esclusivamente la batteria non mi convince, a causa dei suoni "sottili", ma in fondo "Beyond The Grave" nella sua imperfezione è semplicemente Black Metal.
Nel 2012 non c'è più Simms, sostituito da due elementi: Lockhart alla chitarra (e seconda voce) e Necrodemius Hammerhorde alla voce (Decieveron, Serpent Ov Old, ex Crucifier e Infernal Hatred); il batterista stavolta è in carne e ossa, la figura preposta a percuotere le pelli ha per nome Jesse Beahler (Jungle Rot, Nightfire ed ex Insatanity).
Ci saranno stati miglioramenti grazie a questi nuovi innesti? La risposta ci viene fornita da "Cryptic Communications".
Questo secondo disco riparte dalle basi del debutto, è ancora un evidente viaggio nel retrò sound a farci visita, si torna a fare un salto negli anni Novanta con assalti all'arma bianca, riff che sprigionano sentori epici e momenti affidati a pure rasoiate, una serie di soluzioni che tende leggermente a ripetersi nel corso della scaletta, ma la noia è evitata grazie a una durata non troppo estesa dei brani che quindi elude il problema.
Non c'è nulla di trascendentale che sposti l'ago della bilancia a favore o sfavore degli Shadows In The Crypt, per quanto concerne l'aspetto compositivo abbiamo ancora una volta a che fare con del rude, vendicativo e robusto Black che confeziona delle buone canzoni come "The Vengeaful Gathering", "Baphometal Affliction", "As Shadows Cover" e "Revolutionary Genocidal Madness".
In questo secondo atto sono i dettagli a fare la differenza, la prestazione vocale è più varia, la voce passa dal raschiare a una sorta di growl che sembra voler sprofondare nelle viscere terrene ed è gradevole la coralità epica che si ritaglia uno spazietto in "Embracing The Forbidden Arts; altrettanto lo sono gli assoli adesso maggiormente rifiniti, ma che comunque non rinunciano alla frenesia primordiale che li contraddistingueva in "Beyond The Grave", mentre il drumming, pur non ottenendo neanche stavolta un trattamento di favore dalla produzione (autenticamente sporca e imperfetta), gode del tocco umano e lo si percepisce. Sono questi i piccoli tasselli che permettono a "Cryptic Communications" di raggiungere, seppur per poco, un livello qualitativo superiore.
Credo abbiate compreso che gli Shadows In The Crypt la parola "novità" non vorrebbero neanche sentirla pronunciare, sia questo un bene o un male lo deciderete voi, ciò che posso fare adesso è consigliarne l'ascolto agli appassionati della vecchia scuola dato che a loro si rivolgono, i rimanenti continuino la propria ricerca guardando altrove.

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23RD GRADE OF EVIL - Bad Men Do What Good Men Dream


Informazioni
Gruppo: 23rd Grade Of Evil
Titolo: Bad Men Do What Good Men Dream
Anno: 2012
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Artist Station Records
Contatti: facebook.com/23evil
Autore: Mourning

Tracklist
1. Not Guilty?
2. Blinded By Confidence
3. I Am Your God
4. Bad Men Do What Good Men Dream
5. Lullaby For The Weak
6. You Don't Know
7. Take My Life
8. Scream And Shout
9. For Better Or Worse
10. Two Days A Week
11. Get Out Of My Way
12. All My Lies
13. 23

DURATA: 50:41

Gli svizzeri 23rd Grade Of Evil erano in giro già negli anni Novanta con un nome differente, i musicisti al tempo erano tutti coinvolti all'interno della band thrash/groove Morbus Wilson, autrice di un solo album intitolato "Corematic" nel 1994.
Da quando il quartetto ha ripreso l'attività con questo nuovo appellativo ha invece sfornato prima "What Will Remain When We Are Gone" nel 2009 e a tre anni di distanza è arrivato "Bad Men Do What Good Men Dream".
Il bassista Tom, il batterista Steve, il chitarrista Alex e il cantante Zeno hanno saputo adattarsi al momento storico-musicale che stiamo vivendo, interpretano il thrash in maniera moderna, melodica, accattivante, non eliminando però dal contesto le doti più classiche del genere quali la potenza e le scariche d'adrenalina che questo tipo di sound necessariamente richiede.
I puristi del genere potrebbero trovare complicato convivere con una serie di pezzi che vedono una presenza massiccia delle orde svedesi come In Flames e Soilwork a imbastardirne la natura o l'ultima forma compositiva dei Machine Head e i Lamb Of God a trainarne le intenzioni.
Canzoni quali l'opener "Blinded By Confidence", "I Am Your God", "You Don't Know" e "23" racchiudono in sé segnali più evidenti della scelta di far coesistere spada e fioretto all'interno dei brani, mentre esecuzioni più pesanti e grooveggianti come la titletrack, "Lullaby For The Weak", "Take My Life" e "Get Out Of My Way" puntano a regalare frangenti nei quali lo "scapoccio" è invitato cordialmente a prendere parte alla festa.
Con "Bad Men Do What Good Men Dream" siamo di fronte a un prodotto professionale sotto ogni aspetto, la prestazione strumentale è di alto livello, il cantante Zeno è abile nell'alternare il cantato nell'alternare linee più dure, dove forzando ricorda sppure vagamente Mille Petrozza, e altre più accattivante e pulite.
La produzione curata da V.O. Pulver e svoltasi ai Little Creek Studio offre una definizione dei suoni adeguata a fornire il dovuto equilibrio fra le due componenti portanti, melodia e impatto, il quadro insomma è completo.
I 23rd Grade Of Evil non vi rivoluzioneranno la vita, ma si prestano all'ascolto offrendo una prova thrash che non dovrebbe avere problemi a ricevere riscontri positivi da coloro i quali hanno apprezzato le evoluzioni odierne o comunque post 2000 dello stile, è a loro che mi rivolgo e consiglio di dare una chance a questo piacevole lavoro.

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LUNAR PATH - Memento Mori


Informazioni
Gruppo: Lunar Path
Titolo: Memento Mori
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Inverse Records
Contatti: facebook.com/lunarpath
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Beginning And The End
2. Promise Me
3. We'll Be There
4. The One Behind The Mirror
5. Thin White Lines
6. In The End
7. Deadweight
8. Farewell To Arms
9. The Only Way Out Is Through
10. Walls Are Whispering
11. Close The Door
12. Nothing To Regret
13. Drag Me Down To Hell
14. Who Are You Talking To?
15. River Runs Deep

DURATA: 01:06:14

I Lunar Path sono una formazione finnica di stampo gothic nella quale è riscontrabile una forma poliedrica, infatti abbiamo a che fare con un metal sfaccettato che prende in parte da lidi sinfonici, abbozza accenni industriali e si confronta con la sezione più orecchiabile e canticchiabile del genere.
I musicisti in questione sono in giro dal 2006 e dopo un paio di tentativi da indipendenti — le pubblicazioni del demo omonimo nel 2007, dei due singoli "Calling" e "Promise Me And Thin White Lines" rispettivamente rilasciati nel 2008 e nel 2011, dell'ep "Broken Word" uscito nel 2008 e del dvd "The One Behind The Mirror" invece del 2011 — si sono accasati sotto la label connazionale Inverse Records con la cui collaborazione hanno dato alle stampe il debutto "Memento Mori".
In line up troviamo il chitarrista Jonas Eriksson che i più attenti ricorderanno nei Rotten (che fine hanno fatto?) e la cantante Janica Lönn che personalmente ho apprezzato nelle incursioni presenti in "Routa" dei Black Sun Aeon, adesso però basta gingillarmi con dati e controdati, iniziamo a scrivere del disco. L'album si presenta con quindici pezzi e si prolunga per oltre un'ora di durata, questa è forse la pecca più grande insita nel lavoro, perché ascoltando di passo in passo la tracklist noterete quanto e come sia stato certosino l'operato dei finlandesi.
Nel disco sono contenuti brani dal gusto radiofonico quali "We'll Be There" e "In The End" — delle vere e proprie hit adatte probabilmente pure alla trasmissione sui canali di Mtv senza però per questo risultare stucchevoli, le doti in loro possesso per ciò che concerne il songwriting e l'esecuzione sono decisamente superiori a ciò che quella piattaforma oramai spregevole ci offre quotidianamente — e canzoni che fanno sì che le chitarre e l'ampio spazio concesso ai synth convivano rafforzandone l'atmosfera come avviene in "Behind The Mirror". Del resto c'è da dire che i due chitarristi, Eriksson e Tuukka Nurmi-Aro, si disimpegnano in maniera alquanto interessante non solo in chiave ritmica, anche la solistica da prova d'essere in buon stato di forma in "Deadweight", "Nothing To Regret" e "River Runs Deep".
Qualche partitura dal retrogusto industrial e nu-metal si palesa in "Thin White Lines", una costante ricerca della melodia vincente, l'azzardo di una estremizzazione del sound in "Drag Me Down To Hell" e il discreto posizionamento degli episodi strumentali ("The Beginning And The End" in qualità di intro e "Who Are Talking To" in ambito pre-finale) sono l'ennesima conferma che i Lunar Path hanno messo in atto delle scelte oculate, tentando in tutti i modi di evitare di riproporre fedelmente le schematiche che da troppo tempo "infognano" il gothic odierno, soluzioni che di frequente hanno letteralmente violentato la riuscita di più album, penso sappiate a cosa io possa riferirmi.
Un po' di staticità nell'impostazione delle linee vocali di Janica non incide negativamente sulla resa complessiva dei pezzi e il concept sviluppato è interessante, il cambiamento, o metamorfosi in corso, è ben rappresentato oltre che liricamente anche in maniera figurata all'interno del booklet, inoltre il packaging, un elegante digipak apribile, è azzeccato anche per ciò che riguarda la visione cromatica, è veramente ben fatto, aprendolo e sollevando il cd dal suo "letto" troverete... dai lascio scoprirlo a voi.
È altrettanto apprezzabile l'apporto fornito sia dai vari ospiti dietro il microfono come Juha-Pekka Leppäluoto (Charon, Harmaja e Northern Kings) in "In The End", Tuomas Saukkonen (Before The Dawn, Black Sun Aeon e Dawn Of Solace) in "Drag Me Down To Hell" e Attila Csihar (Tormentor, Mayhem, Plasma Pool, Aborym e chi più ne ha ne metta), che in fase d'assolo con Antti Leskinen (Fatal Sound Project) presente in "Drag Me Down To Hell".
Lo so, avete ragione, mi sono dilungato, però i Lunar Path a mio modo di vedere se lo meritano: la compagnia di "Memento Mori", per quanto possa risultare "leggera" a coloro abituati a fruire di ben altra tipologia di prove, è gradevole, non è di certo a loro che lo consiglio come primo approccio, però non escludo che anche qualcuno fra i tanti sostenitori dell'estremo possa ritrovarvi un paio di note d'interesse, in fin dei conti si sa che provare non costa proprio nulla.

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AGORAPHOBIC NOOSEBLEED - Altered States Of America


Informazioni
Gruppo: Agoraphobic Nosebleed
Titolo: Altered States Of America
Anno: 2003
Provenienza: Massachussets, U.S.A.
Etichetta: Relapse
Contatti: facebook.com/AgoraphobicNosebleed
Autore: Istrice

Tracklist
1. Wonder Drug Wonderland/Spreading The Dis-Ease
2. Ark Of Ecoterrorism
3. Living Lolita Blowjob
4. Thawing Out
5. Need For Better Body Armor
6. Freeze Dried Cemetery
7. Children Blown To Bits By The Busload
8. Scoring In Heaven
9. Fuck Your Soccer Jesus
10. Guided Tour
11. Honky Dong
12. Famous Last Words
13. Osaka Milk Bar
14. Drive By Blowjob On A Bicycle
15. Ten Pounds Of Remains
16. Utter Mental Retardation And Reversal Of Man
17. Neotropolis Euphoria
18. Snitch Olympics
19. Crawling Out Of The Cradle Into The Casket
20. Removing Locator Tooth
21. Aum Shinrikyo
22. Protocols Of The Elders Of Zion
23. Tokyo Subway Gassing
24. Star Of David
25. Shintaro Ishihara And The Rape Of Nanking In World War II
26. Mahikari
27. Micro-Tidal Wave
28. Crop Dusting
29. LSD As Chemical Weapon
30. Illegal Manufacture
31. Drugging The Control Group
32. Alice In La La Land
33. Apocalypse As Mescaline Experience
34. Artificial Religious Experience
35. First Day Of Sodom: Pussy Hair Prayer Rug
36. Second Day Of Sodom: Distortion In Eden
37. Third Day Of Sodom: Serpent Of The Gay Pride Rainbow
38. Fourth Day Of Sodom: Snaking Adam's Black Apple
39. Fifth Day Of Sodom: Like A Cretin On Christmas Eve
40. Sixth Day Of Sodom: Boston Hardcore Caligula
41. Seventh Day Of Sodom: Fantasizing Hydrahead
42. Eighth Day Of Sodom: Lamb Of The Rotisserie God
43. Ninth Day Of Sodom: Holiday Bowl Full Of Asshole
44. Tenth Day Of Sodom: Enter The House Of Feasting
45. Eleventh Day Of Sodom: Passing Blunts And Cunts At Relapse
46. Twelfth Day Of Sodom: When Taking A Shit Feels Sexy
47. Poland Springfield Acidbag
48. Rectal Thermometer
49. Lemonade And A Snickers Bar
50. Necro-Cannabalistic Tendencies In Young Children
51. Bombs With Butterfly Wings
52. Watching A Clown Point A Gun At A Small Dog (reprise)
53. Mosquito Holding Human Cattle Prod
54. For Just Ten Cents A Day...
55. Mental Change(s): Altered Consciousness
56. Radical Modernism
57. Human Enhancement
58. Juxtaposed Impacts
59. Unprecedented Experiment
60. Transparent Enclosure
61. Bong Hit Wonder
62. Opening To Personals Ad By Richard Johnson
63. Relapse Refusing U.N. Weapons Inspectors
64. Neural Linguistic Programming
65. Fag Vs. The Indian
66. Black Metal Transvestite
67. Debbie Does Dishes
68. Marine Pornography (For Whale Cock Skateboards)
69. Keeping A Clean Kennel
70. Baby Mill Pt. 1 (Born And Sold Into Child Slavery)
71. Firearms For All Faiths
72. Domestic Solution
73. Definition Of Death
74. Discolored
75. Scott Hulk On Intramuscular Steroids
76. 4 Leeches (40,000 Leeches)
77. Group Taking Acid As Considered Conspiracy Against The Government
78. Small Room And A Six-Pack
79. Deviant Arousal
80. Unbound By Civilized Properties
81. They All Burned!
82. Shotgun Funeral
83. Homophobic Assbleed
84. Exacting Revenge On Pets
85. Baby Mill Pt. 2 (White Russian)
86. Narcoterrorist Megalomaniac
87. Releasing A Dove From A Ghetto Rooftop
88. Bipartisan Buttfuck 89. Bent Over The Cross
90. Chance At Reprisal
91. Altered Ego
92. Pin The Tail On The Donkey
93. Latter Day Mormon Ritual
94. 5 Band Genetic Equalizer, Pt. 3
95. Absurd Boast
96. Burning Social Interest
97. Whore Torn Vet
98. Obi Wan Kaczynski
99. Placing A Personal Memo On The Boss's Desk

DURATA: 19:57

Novantanove tracce (cento se si aggiunge quella nascosta) in poco più di un quarto d'ora di musica. Per chi ancora oggi non conoscesse il disco, per chi ancora oggi non fosse avvezzo alle follie degli Agoraphobic Nosebleed lo ripeto. Novantanove tracce in meno di venti minuti, per una durata media di circa dodici secondi. Se con "Frozen Corpse Stuffed With Dope" erano andati vicini al limite ultimo del concetto di cybergrind, creando un'opera talmente ricca di distorsioni e campionature da far impallidire i The Berzerker, bene, sappiate che non è nulla paragonato ad "Altered States Of America". Allucinato ed allucinante, eccessivo per il puro gusto di esserlo, gli "Stati Alterati" sono la più violenta e folle deriva grind made in USA, nonché una delle produzioni più geniali e rivoluzionarie dell'ultimo decennio.

Le canzoni (se così si possono definire) sono scariche elettriche, la drum machine martella ritmi disumani, mentre le chitarre, distorte al limite della sopportazione, snocciolano riff altrettanto veloci. Samples elettronici, disturbanti campionature noise e momenti "discorsivi" fungono da intermezzo tra un blast e l'altro. E se ad un primo ascolto il disco lascia esterrefatti e perplessi, data l'oscurità e l'impenetrabilità della materia in questione, già dagli approcci successivi diventa evidente la maturità raggiunta con quest'opera da Scott Hull (già noto per le sue creature Pig Destroyer ed Anal Cunt), mastermind dietro la band, e soci. Sebbene il tutto abbia un suono piuttosto uniforme, come è ovvio durando come detto meno di venti minuti, ogni traccia riesce in genere ad avere un suo preciso tratto distintivo, ogni intervallo, ogni sample, ogni cambio di ritmo è sistemato a regola d'arte, con il semplice e riuscito intento di destabilizzare l'ascoltatore, che, tra un muro di suono e l'altro, si trova aggredito da terrificanti frequenze noise.

Blasfemo e dissacrante a partire dalla copertina, "Altered States Of America" mette in scena una macabra commedia che stigmatizza con violenza le contraddizioni, le ombre, i lati oscuri di una nazione che, dietro al canonico velo di perbenismo, nasconde le peggiori perversioni. Il linguaggio è volgare e costantemente esplicito, le immagini create (testo alla mano, credo che la comprensione del cantato di Randall sia preclusa anche ai madrelingua) disgustose e macabre, d'altro canto titoli come "Living Lolita Blowjob", "Homophobic Assbleed" o "Necro-Cannibalistic Tendencies In Young Children" lasciano poco spazio all'immaginazione, e non si può evitare di citare la suite di una dozzina di brani riguardante "The Twelve Days Of Sodom". Non mancano le stilettate anti-religiose, né le elucubrazioni e trip mentali riguardanti il mondo delle droghe, sotto l'effetto delle quali questo disco deve evidentemente esser stato composto.

Non esiste una degna conclusione alla recensione, quantomeno dopo l'ascolto il cervello non è in grado di formularne una di senso compiuto. Se ritenete di avere la sufficiente dose di malattia in voi, ascoltatelo e lo amerete, se preferite materia più tradizionale o siete deboli di cuore girategli alla larga, perchè l'aura che emana potrebbe turbare il vostro sonno.

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NEGATOR - Old Black


Informazioni
Gruppo: Negator
Titolo: Old Black
Anno: 2005
Provenienza: Germania
Etichetta: Magick Records
Contatti: facebook.com/OfficialNegator - negator666.de
Autore: M1

Tracklist
1. Science Of Nihil
2. Free Bird
3. Der Infanterist
4. Interludium
5. Katharsis
6. Vernunft 1.0
7. In The Unholy Halls Of Eternal Frost
8. Renegation

DURATA: 38:11

Negli ultimi due anni i Negator sono stati tirati in ballo più per questioni di formazione (altrui) che musicali, infatti se il loro ultimo album risale al 2010 (il buon "Panzer Metal"), cui quest'anno seguirà "Gates To The Pantheon" (atteso per aprile), è dal 2011 che condividono il cantante coi Dark Funeral: sto parlando di Nachtgarm, l'unico membro originale rimasto nel gruppo tedesco, che ha sostituito Emperor Magus Caligula.

Il disco qui preso in esame è l'esordio del 2004 intitolato "Old Black", dove il Nostro è affiancato dal fondatore Trolfbert (chitarra), Tramheim (batteria) e Berthelm (basso); questi musicisti registreranno anche il successivo "Die Eisernen Verse" che li porterà in tour insieme ai Koldbrann. Abbiamo a che fare con quello che ho ribattezzato "fast & furious black metal", fatto di tirate al fulmicotone, nessuna concessione melodica e un assalto (quasi) senza soluzione di continuità. Si tratta di metallo nero puro per quanto concepito nel ventunesimo secolo, capace di rispettare gli "ideali" della tradizione in un contesto meno misterioso e al tempo stesso più consapevole di sè. L'unico momento che mi è apparso fuori luogo è l'incipit "moderno" di "Vernunft 1.0", fortunatamente limitato ad appena dieci secondi. L'attaccamento alla visione classica dello stile si può dedurre anche dalla copertina minimale o dal semplicissimo booklet a quattro pagine totalmente in bianco e nero con le foto dei quattro musicisti.

Dietro una proposta del genere sottostanno rischi noti come l'appiattimento delle canzoni e la mancanza di varietà, cui la band si oppone in due maniere: da un lato prestando attenzione a mantenere viva una certa fantasia nelle ritmiche, inserendo cambi di tempo e qualche stacco acustico (vedi "Science Of Nihil"); dall'altro instillando sfumature diverse nelle atmosfere dei brani. "Free Bird", a mio avviso il pezzo migliore del lotto, è dotato di un sentimento quasi epico e "arioso", trionfale, mentre "Katharsis" assume un tono drammatico. Inoltre la durata complessiva ridotta aiuta e non poco.

Non fatevi ingannare comunque, la peculiarità di "Old Black" è quella di avanzare in corsa distruggendo qualunque ostacolo sul proprio percorso, grazie anche allo screaming incisivo di Nachtgarm che vanta una marcia in più nei frangenti in cui utilizza la lingua tedesca per inasprire ulteriormente il proprio tono. E quale band "omaggiare" con una "citazione" in un contesto battagliero come questo se non i Marduk di "Panzer Division Marduk" con la sirena antiaerea su cui accelera la batteria di "Der Infanterist"?

Nel complesso "Old Black" è un album piuttosto godevole, che apparirà addirittura "progressivo" se paragonato a certe produzioni monolitiche di casa Endstille, come si può notare dagli undici minuti della conclusiva "Renegation", nei quali l'evoluzione è continua, restando però fedele al contesto generale. Se siete amanti di gruppi come Setherial, Cirith Gorgor, Dark Funeral e Marduk di metà carriera potreste prenderli in considerazione per un ascolto semplice ma efficace, privo di sorprese eppure soddisfacente.

Nota: la versione in mio possesso è quella dell'etichetta californiana Magick Records edita nel 2005, mentre quella originale del 2004 è opera della Remedy Records.

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SHADOWS IN THE CRYPT


Informazioni
Autore Mourning
Traduzione: Fedaykin

Formazione
Lawrence Wallace - Chitarra
Steve Cattell - Basso
Necrodemius Hammerhorde - Voce


Shadows In The Crypt è il nome che identifica la realtà guidata da Lawrence Wallace con due album all'attivo che abbiamo recensito. Proviamo adesso a capire quali siano le motivazioni che spingono la band di Philadelphia a suonare e vivere il black in stile anni Novanta.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, due album in due anni, vi siete mantenuti particolarmente attivi...

Lawrence Wallace: Sì, decisamente.


Iniziamo dal vostro nome, perché Shadows In The Crypt? Cos'è celato in questa cripta avvolta dalle ombre?

Ad essere sincero, mi è semplicemente venuto in mente un giorno, e il resto del gruppo ha deciso che era un nome adatto ad un gruppo black metal. Ho preferito "in the crypt" ("nella cripta") piuttosto che "from the crypt" ("dalla cripta") o "of the crypt" ("della cripta"), perché mi sembrava che la frase avesse più senso.

Come nasce il tuo progetto? E al momento chi vi è all'interno? Ho notato un'instabilità continua nella formazione che però non ha portato con sè conseguenze spiacevoli nella realizzazione degli album.

Ho sempre voluto fondare una band e pubblicare un album importante. È stato un mio desiderio per anni, ma non ne avevo le risorse. Poi però ho acquistato un software che offriva una gran varietà di strumenti di registrazione e da quel momento in poi l'ho sempre usato. Ho iniziato a lavorare sul mio primo album come una sorta di one man band, ma sapevo di aver bisogno delle parti di cantato, quindi ho chiesto a un mio vecchio amico di buttar giù qualche linea. Abbiamo discusso per un po' durante la creazione del disco e abbiamo deciso di trasformarci in una band vera e propria. E così abbiamo fatto. Il primo full in effetti è stato pubblicato proprio agli inizi della nostra attività, la formazione era composta da me alle chitarre, Christian Simms alla voce e chitarra e Stephen Corridean al basso, usavamo una drum machine per le parti di batteria. Dopo l'uscita del primo disco abbiamo reclutato Jesse Beahler, del gruppo "Jungle Rot", con cui mi capitava spesso di provare qualche anno prima. Christian ha poi lasciato per motivi personali e per differenze di vedute musicali, quindi abbiamo reclutato James Dorton come cantante. James, Jesse e Stephen si scontravano un po' su certe cose, quindi abbiamo dovuto cercare un altro cantante, abbiamo chiamato George Loveland che ha accettato di unirsi al gruppo. Poi si è aggiunto Josiah Domico come chitarrista e Stephen Corridean ha finito per mollare, perché non aveva più tempo con il suo nuovo lavoro, quindi è stato sostituito come bassista da Steve Cattell. La formazione è rimasta tale da quel momento. Io e Josiah suoniamo la chitarra, Steve Cattell è il bassista, George la voce e Jesse il batterista (quando non è in tour con i suoi progetti paralleli). La nostra musica non ha subito cali, principalmente perché mi occupo io di scrivere i riff di chitarra e gli altri sicuramente sanno quello che fanno, quindi alla fine funziona tutto perfettamente.


La passione per il metal da cosa è scaturita? E soprattutto qual è stato l'impulso che vi ha orientato sul black? Quali band sono state fondamentali per questo passaggio?

Il metal è sempre stato il mio genere preferito, probabilmente perché adoro il suono di una chitarra elettrica distorta, sprigiona moltissima potenza. Nella musica metal c'è sempre un sacco di azione e mi piace molto questo aspetto. Il black metal era un genere molto interessante quando ne sono entrato in contatto, principalmente perché non era consueto per un gruppo mantenere la produzione grezza, senza mixaggio o mastering. In un primo momento ho pensato che fosse buffo, ma in un certo qual modo l'idea di utilizzare un suono meno raffinato e meno "finto", come dicono molti fan del BM, si è fatta strada dentro di me. E ho anche scoperto che è un genere con cui è semplice scrivere musica. Nel black metal non hai bisogno di tutti gli attacchi, break, bridge, tempi assurdi, assoli e roba del genere, puoi comporre un pezzo che resta in 4/4 dall'inizio alla fine e comunque essere apprezzato dai fan. Alcuni dei gruppi che hanno influenzato maggiormente le mie composizioni sono stati Emperor, Horna, Death, Testament (per le influenze thrash), Wolves In The Throne Room e persino qualcosa dei Metallica.


Ciò che ho particolarmente apprezzato di "Beyond The Grave" e "Cryptic Communications" è come il secondo sia la naturale continuazione del primo. Non ci sono stati stravolgimenti particolari nel sound, anzi è stata mantenuta quell'aura anni Novanta, inoltre con un batterista in carne ossa (Jesse Beahler) e Necrodemius Hammerhorde alla voce avete guadagnato parecchi punti. Il disco offre una sensazione di lavoro completo. Sei soddisfatto del risultato? È ciò che volevi?

Sì, complessivamente ne vado fiero, nonostante a posteriori avrei scelto un mix differente per alcune parti, ma ormai è tutto fatto e non posso tornare indietro e cambiare le cose. Le basi di chitarra del primo e del secondo album in realtà sono state scritte tutte più o meno nello stesso periodo. Ho scelto i pezzi che mi sembravano più potenti per il primo album, quindi tecnicamente l'intero "Cryptic Communications" è composto da canzoni che avevo scartato inizialmente. La cosa divertente è che, dopo aver cambiato cantante e con un batterista in carne e ossa al posto di una drum machine, il secondo album è uscito fuori migliore del primo. Scrivendo di "Beyond The Grave" ho affermato che nella sua imperfezione è semplicemente Black Metal. È così difficile risultare genuini e credibili in un panorama musicale che negli anni è andato corrodendosi e svendendosi? In realtà quando ho composto "Beyond The Grave" in un certo modo stavo provando ad armonizzarmi con la scena black e death meta,l piuttosto che cercare l'originalità, quindi se si distingue per quello sicuramente non posso considerarmi offeso. Non è mai troppo difficile essere genuini, perché sai sempre quello che vuoi trasmettere con la tua musica, piuttosto è difficile emergere in una scena come questa. Le persone tendono a trattare il tuo gruppo con una certa altezzosità quando sentono il termine "black metal", poiché partono dal presupposto che il BM commerciale definisca l'intero genere. Ma i nostri dischi non sono composti per le persone di questo tipo, in ogni caso.


Ci sono regole prestabilite in ambito di composizione della musica e dei testi?

Non ci sono vere e proprie regole fisse. Voglio solo assicurarmi che ogni pezzo si intersechi con gli altri in qualche modo e che le composizioni fluiscano nel modo migliore possibile, senza cambiamenti repentini. Per me non ci sono regole fisse. George, dal canto suo, tende a seguire alcuni temi specifici quando scrive testi. La maggior parte di questi sono anti-religiosi.


Gli assoli di chitarra in "Cryptic Communications" possiedono un gusto molto classico, chi li ha composti ed eseguiti? Quali sono i chitarristi ai quali v'ispirate?

Li ho scritti ed eseguiti io. Non seguo ispirazioni specifiche per quanto riguarda gli assoli, ma molti chitarristi mi influenzano nello shredding come Yngwie, Paul Gilbert, Jeff Loomis, Vinnie Moore. Ho una lunga lista di guitar heroes. Parole come "estremo", "black metal", "anni Novanta", "Scandinavia", "Von", "Sarcófago" sono tutte legate a una forma originaria del genere, pur avendo valenza diversa a seconda delle decadi d'appartenenza. Oggi per te che significato hanno? In realtà non ne sono sicuro nemmeno io, ti sembrerà strano ma quando ho scritto questi pezzi mi sono semplicemente seduto e li ho composti, mi piace però il fatto che le persone tendano a compararli al black metal scandinavo dei primi anni '90, perché so che quelle persone in generale danno una risposta maggiormente positiva ai gruppi provenienti dall'altro lato dell'oceano. Il black metal statunitense di solito riceve una critica peggiore.


Quali ritieni siano i difetti più grossi della scena musicale odierna? Se avessi la possibilità di eliminare in maniera definitiva un qualcosa che si muove al suo interno su cosa punteresti il dito?

Questa domanda mi fa venire in mente talmente tante cose, prima di tutto vorrei dire che la musica rap è decisamente un fenomeno troppo esteso qui negli Stati Uniti. Poi quello che in questo paese viene spacciato come "metal" di solito sono semplici gruppi rock: Godsmack, Disturbed ecc. Non accendo mai la radio, perché so già che non verrà trasmesso niente che mi interessi. Ma se dovessi eliminare una cosa definitivamente, probabilmente sarebbe quella roba che chiamano "dubstep". Magari sto invecchiando o qualcosa del genere, non lo so... ma proprio non ci arrivo.


Il debutto è stato rilasciato tramite autoproduzione, quali sono state le difficoltà maggiori nel non avere avuto al tempo le spalle coperte da una etichetta? Perché molte band preferiscono mettersi (o rimettersi) in gioco tramite tale canale? Ad esempio i Cryptopsy hanno rilasciato il nuovo lavoro autoproducendoselo.

Ho rilasciato il nostro primo disco in modo indipendente fondamentalmente perché avevo molta fretta di far circolare una copia fisica del nostro materiale. Al tempo non mi interessava nemmeno contattare un'etichetta perché anche soltanto aver prodotto un album di debutto ci metteva davanti alla maggioranza dei gruppi della nostra scena locale. Ma credo che in molti casi quei gruppi che decidono di autoprodursi dopo aver fatto un certo successo lo facciano perché possono incassare un po' di più dalla vendita degli album, considerando che molte case discografiche trattengono quasi fino all'ultimo centesimo. Questa sicuramente è una motivazione valida per rientrare nella scena come artista indipendente. D'altra parte debuttare sulla scena in quel modo significa semplicemente che non hai ancora i contatti giusti, che è stato più o meno il nostro caso all'inizio.


Cos'è cambiato con l'ingresso nel roster della Horror Pain Gore Death Productions? Come vi ha supportato l'etichetta e come sono i rapporti, anche a livello umano, con loro?

Mike era un buon amico del nostro cantante George Loveland. Ci ha presentati e lui sembrava un tipo molto in gamba. La HPGP ha postato il nostro album sul suo sito web, oltre ad aiutarci a pubblicizzarlo tramite riviste online e blog, e mi dicono che stia vendendo molto bene sul suo store. Abbiamo anche pubblicato alcune pubblicità su alcune riviste cartacee, Decibel e Chips & Beer Magazine per ora. Avere una etichetta ci ha portato enormi benefici su Internet.


Non ho avuto occasione d'ascoltare l'ep uscito a settembre, "Fanatical (Ready To Die)", come lo descriveresti?

Direi che possiede un suono leggermente più rifinito rispetto a "Cryptic Communications", ma comunque grezzo. È anche un po' più thrash-oriented, con lo stesso stile di shredding e più o meno lo stesso stile di cantato. Ci sono dei passaggi più classici però.


Quali sono i progetti a breve termine degli Shadows In The Crypt? C'è già qualcosa che bolle in pentola?

Per ora gli Shadows In The Crypt si stanno riposando. Non abbiamo suonato dal vivo per più di un mese e probabilmente continueremo così per qualche altro ancora prima di tornare in pista. Stiamo preparando un album da rilasciare il prossimo anno, se tutto va secondo i piani. Si spera che sia un successo.


Siamo giunti alla fine dell'intervista, ti lascio la parola per le ultime parole a chiusura.

Ok, grazie mille per l'intervista! Vorrei informare tutti che il primo cd "Beyond The Grave" è quasi esaurito, quindi chi ne volesse una copia può richiederla contattandoci qui www.shadowscrypt5@aol.com. Per ora me ne sono rimaste più o meno trenta copie, dopodiché sarà sold out. Inoltre per le persone che non conoscono il gruppo, vorrei lasciare il nostro link Bandcamp: http://shadowsinthecrypt.bandcamp.com/. Il nostro secondo album può essere acquistato sul sito della nostra etichetta, la HPGD: http://hpgd.comoj.com/store/hpgd048.html. Grazie ancora per l'intervista. Apprezziamo tutto il supporto dato all'underground!

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SHADOWS IN THE CRYPT (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Fedaykin

Line Up
Lawrence Wallace - Guitars
Steve Cattell - Bass
Necrodemius Hammerhorde - Vocals


Shadows In The Crypt is the monicker of the project led by Lawrence Wallace; two full-lenghts have already been released, and we reviewed both on our webzine. Let's try and grasp a little more about the reasons that drive this Philadelphia band to live and play Black Metal like they did in the nineties.

Welcome on Aristocrazia Webzine! Two years, two albums: you are indeed very active...

Lawrence Wallace: Yes definitely.


Let's begin by talking about your monicker; why "Shadows In The Crypt"? What's looming in the shadows of this crypt?

To tell you the truth, I just came up with it one day and the rest of the band decided that it was a good fit for a black metal band name. I wanted it to be "in the" crypt rather than "from the" or "of the" crypt because it sounded like the phrase made more sense.


How did you give birth to your project? And, as of now, who are its members?

I noticed that the line-up is not really steady, which apparently didn't have any negative consequence on the creation of your albums. I always wanted to start a band and record a great album. It has been something I really wanted to do for years but I didn’t have the resources for it. But then I eventually bought a program that offered a lot of recording tools and I have been using that to record ever since. I started recording the first CD as just my own “one man band” sort of... but I knew I needed vocals so I asked an old friend to lay some tracks down. We talked for a while during the making of the CD and decided that we were going to turn it into a full band. So we did. The first full length album was actually released at the very start of the band’s actual active process. The first line up was me (Lawrence Wallace) on guitar, Christian Simms on vocals and guitar, with Stephen Corridean on bass and we sequenced the drums with a machine. After releasing that CD, we recruited Jesse Beahler of the band "Jungle Rot" who I used to jam with years before. Christian left the band due to musical differences and personal problems, So then we recruited James Dorton on vocals. James, Jesse and Stephen butted heads a little bit on certain things, so we had to look elsewhere for a new vocalist and we called up George Loveland and he agreed to join. Then we recruited Josiah Domico on guitar and Stephen Corridean ended up leaving because he had no time due to his new job so we recruited Steve Cattell on bass and the lineup has been the same since. Josiah and me on guitar, Steve Cattell on bass, George on vocals and Jesse on drums (when he’s not touring with his other bands). The music hasn’t went downhill any, mainly because I write all of the guitar riffs and the others certainly know what they are doing, so it seems to always work out well.


How did you fall in love with Metal and, most of all, what made you decide that black metal would be the right choice to convey your thoughts into music? Which bands have been meaningful and inspirational in this process?

Metal was always my favorite, probably because I love the sound of a distorted electric guitar. It has a lot of power behind it. Metal has a lot of action in the music most of the time and I really like that aspect. Black metal was a very interesting genre when I was first exposed to it because it wasn't typical for bands to just keep the raw production with no mixing or mastering. At first I thought it was funny but the idea sort of grew on me to have a less polished or “less fake” sound, as some BM fans put it. I also found that it's an easy genre to write music in. Black metal doesn’t seem to need all the hooks, break downs, bridges, odd meters, solos or whatever... it can just be a straight 4/4 song all the way through and it would be acceptable to its fans. Some bands that have definitely been meaningful in my playing and writing of this material were Emperor, Horna, Death, Testament (for the thrash stuff) wolves in the throne room, and also even some Metallica.


What I really liked about "Beyond The Grave" and "Cryptic Communications" is that the latter seems to follow the wake of the first, as its natural prosecution; there hasn't been any particular twist in the sound, you maintained that typical nineties' aura and now, with a "human" drummer, Jesse Beahler, and Necrodemius Hammerhorde as a vocalist your music actually gained a lot: the platter sounds to me like a complete, finished work. Are you satisfied with this result? Is this what you were trying to achieve?

Yes for the most part I am proud of it, although some of it I would have chosen a different mix but it is all done now so I can’t go back and change anything at this point. The songs for the first CD and second CD were actually all written around the same time period on guitar. I chose what I felt to be the most powerful songs and used them for the first CD though, so technically the entire album "Cryptic Communications" is comprised of all of the rejected songs that would have been used. But the funny thing is that after changing the lineup with the vocals and recording a real drummer rather than a machine, the second album ended up turning out better than the first.


When I reviewed "Beyond The Grave", I wrote this: "in its imperfection, it is simply Black Metal". How hard it is to sound genuine and credible in a musical scene that during the years has been spoiled and commercialized?

Actually, when I wrote the songs for "Beyond The Grave" I was sort of trying to blend in with the black and death metal scene rather than be original so if it gets knocked for that I’m definitely not offended. It’s never too hard to be genuine because you always know what you want to convey but it is harder to get noticed in a scene like that, and people will stick their noses up at your band some times when they hear the term “black metal” since they are assuming that the commercial black metal is what defines the entire genre. But for the people that are that way, our CDs are not for them anyway.


Do you have fixed roles when you write music and lyrics?

Not really any fixed role. I just want to make sure that the songs compliment each other in some way and I try to make sure that the songs flow as well as I can make them, without any weird abrupt changes. But no real fixed role for me... George on the other hand does have some lyrical themes he likes to fallow. Most of them have been anti-religion based.


There's a classic taste to the guitar solos in the album, who wrote and played them? Do you take inspiration to any particular guitar player?

I wrote and played them. Not really any inspiration as far as the solos on the album go but I do have a lot of shredder influences like Yngwie, Paul Gilbert, Jeff Loomis, Vinnie Moore etc... I have a long list of guitar heroes.


Words like extreme, black metal, nineties, Scandinavia, Von, Sarcòfago are all linked to an original form of this genre, albeit with a different value depending on the decade we refer them to; what do they mean to you, now?

I'm not sure really... it might seem weird but when I wrote these songs I just kind of sat down and wrote them but I like the fact that people are comparing it to early 90’s Scandinavian black metal because I know the crowd seems to respond better to the bands on the other side of the Atlantic. US black metal seems to get criticized a little more.


What, in your opinion, are the greatest faults of today's musical scene, and, if you could erase permanently something that moves into it, what would be your choice?
So many things come to mind with that question. First I'd like to say that rap music is far too big over here in the states. Also the "metal" that this country presents are just rock bands. Like Godsmack, Disturbed etc. I never turn on the radio because I already know there is nothing on that I care to hear. But if I were to eliminate one thing for good it would probably be that thing that they call "dubstep". Maybe I'm getting old or something, I don't know... but I just don’t get it.


Your debut album was self produced: what are the biggest difficulties that came up by not having a label to back you up? Why, in your opinion, many bands decide,these days, to enter (or re-enter) the scene without a label?

I'm thinking, for instance, to Cryptopsy, whose last album was self released. I released our first CD independently because I was basically in a hurry to get a physical copy of the material out there. I wasn't even concerned with a label at the time because, just by having a full length debut CD release put us ahead of the majority of the bands in our local scene. But I think sometimes bands feel like going in independently after gaining a good amount of recognition means that they band can bring in a bit more money from the CD sales considering that a lot of labels collect almost every penny. That is certainly one reason why it makes sense to re-enter the scene as an independent artist. Entering the scene that way on the other hand could just mean you don’t yet have to connections. Which was sort of our case in the beginning.


What changed, for you, when you joined the roster of the Horror Pain Gore Production label? How did they support you and what's your relationship, on a musical and personal level?

Mike was good friends with our vocalist George Loveland. He introduced us to him and he seemed very cool. HPGD posted our release on the HPGD website as well as some online magazines and blogs advertising it and I hear that it is selling very well in his store. We also posted a few ads in magazines Decibel, chips and beer magazine so far. The label has benefited us in a lot of ways over the internet.


Unfortunately I didn't have the chance to listen to the EP you released in September, "Fanatical (Ready To Die)"; how would you describe it?

I would say that it has a slightly more polished sound than cryptic communications but still raw. It is a bit more thrash oriented also, with the same shredding solo style and pretty much the same vocal style also. More classical movements happen in this EP though.


What are Shadows In The Crypt's next moves? Do you have anything planned for the near future?

Shadows in the crypt is currently laying low. We haven’t played a show in over a month and probably won’t be playing any shows for the next few months before we start getting back on the road again. We are currently preparing for a new full length to be released next year if all goes as planned. Hopefully it will be a success.


This is the end of the interview! I thank you and I leave you the chance of concluding our chat with the words you find most fitting.

Alright well, thanx a lot for the interview! I'd like to let everyone know that the first full length CD "Beyond The Grave" is almost out of print, so if anyone is interested in picking up a copy they can send us a message here @ www.shadowscrypt5@aol.com. I currently have about 30 left right now before they will all be sold out. Also for the people who are not familiar with the band I would like to leave the Bandcamp link here @ http://shadowsinthecrypt.bandcamp.com/ The second full length CD can be purchased also @ the HPGD label website. Thanx once again for the interview. We appreciate all the support of the underground!

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domenica 10 febbraio 2013

TALVIHORROS - And It Was So

Informazioni
Gruppo: Talvihorros
Titolo: And It Was So
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/talvihorros
Autore: Mourning

Tracklist
1. Let There Be Light
2. In The Midst Of The Waters
3. The Two Great Lights
4. Swarms Of Living Souls
5. Creeping Things
6. Great Sea Monsters
7. A Mist Went Up

DURATA: 47:23

Il mondo non è stato creato da un giorno all'altro, questa frase l'avrò sentita migliaia di volte, ciò che mi sono sempre chiesto è se sia più facile, o piacevole, credere alla favoletta "divina" della sua composizione in sette passaggi o accontentarsi dei tentativi di spiegazione scientifici. In principio vi era il nulla o il caos? In anni segnati da dilemmi su termini come "Apocalisse", queste sono domande a cui si è probabilmente dato un peso, il punto è: abbiamo una risposta a esse?
I Talvihorros, progetto musicale di Ben Chatwin, giungono alla quarta uscita con "And It Was So". Le precedenti ("Some Ambulance" nel 2009, "Music In Four Movements" nel 2010 e "Descent Into Delta" nel 2011), avevano dato modo all'artista di affinare la propria tecnica melodico-drammatica con la quale alimenta un post-rock minimalista, caratterizzato da soundscape giganteschi e alienazioni drone. Tenete per buoni i GY!BE in quanto ad affinità elettiva del sound.
Il nuovo lavoro è universale, la maniera con la quale i suoni si espandono il più delle volte in cicli continui e distensivi e le tonalità tenui dove si evidenzia l'uso di note quasi a voler scrollarsi di dosso sensazioni di disordine o elementi di disturbo danno vita a un disegno generale tutt'altro che cupo. In "And It Was So" difatti non vi è un barlume di luce, vi è la luce intenta con continuità a fornire la sua energia alla costruzione di un "paradiso" sonoro.
Il più delle volte noterete un acuirsi delle melodie, accompagnate da uno strato in sottofondo di "rumori" che conducono l'immaginario attraverso le fasi del suo modellamento. Atto dopo atto incrocerete sensazioni morbide e fluttuanti che si relazionano con l'abrasività dei droni, è forse più palese in "The Two Great Lights", episodio all'interno del quale il peso delle emozioni diviene sostentamento abnorme per la sua intima evoluzione che sfocia in un clima da sogno che perdura anche nella successiva "Swarms Of Living Souls". Con tutta probabilità si tratta delle canzoni che rappresentano il culmine dello stato da "lavori divini in corso" che il disco sembra avere marchiato sopra.
Eppure ascoltando e riascoltando, la situazione non è completamente galleggiante e fluida, è vero che una forma di positività tutt'altro che strisciante attraversa la composizione, in altrettanta maniera però si presentano all'orecchio attimi dominati da viscosità e tensione, come in "Great Sea Monsters" che incute timore quanto meraviglia. Le calme acque sono abitate da entità uniche che infestano i fondali e ciò mi fa pensare alla figura del mostro per eccellenza, quel Leviatano che nei secoli è stato descritto sia in qualità di simbolo della potenza del fantomatico creatore che nei panni di creatura terribile e inarrestabile portatore di caos:

Fa ribollire come pentola il gorgo,
fa del mare come un vaso di unguenti.
Nessuno sulla terra è pari a lui,
fatto per non aver paura.
Lo teme ogni essere più altero;
egli è il re su tutte le bestie più superbe.

(Giobbe 41:23-26)

"And It Was So" non è un'opera semplice da assorbire, qui non solo i due opposti si attraggono, ma si adorano e la loro unione porta al concepimento di un terzo che rappresenta la luce di cui scrivevo poc'anzi. Il risultato è quindi dinamico nonostante il raggio d'azione limitato della strumentazione, i
Talvihorros si rinchiudono in un confine segnato dalla voglia di essenza elementare, seppur adornata dal conforto artistico degli archi (violino, violoncello e viola), la cui esecuzione è affidata rispettivamente agli amici Christoph Berg (Fields Rotation), Oliver Barrett (Procellarie) e Anais Lalange, e supportata in alcune circostanze dalla ritmica scandita dalla batteria di Jordan Chatwin, che è l'elemento di conduzione portante del progredire.
I ragazzi inglesi sono decisi a emozionarvi, a tentare di smuovere le corde che risiedono nel vostro animo, non posso dire con certezza quale potrà essere la vostra reazione nei confronti di questo disco, ma di sicuro ne avrete una personale e irripetibile ogni volta che deciderete di mettervi all'ascolto.

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PHOBIC - The Holy Deceiver


Informazioni
Gruppo: Phobic
Titolo: The Holy Deceiver
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Punishment 18
Contatti: facebook.com/pages/Phobic-official/112908635450696
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Holy Deceiver
2. Necrosanctity
3. Liar – From The Deepest Of His Soul
4. Christianized
5. Blessed Lust Arrogance
6. Atrocity By Lies, Dominion Of Breeds
7. Life? / Death. 'Till The End
8. Sunday's Vomit
9. Followin' The Light
10. Phobic
11. The Orison

DURATA: 38:16

Il 2012 è stato un buonissimo anno per il death metal italiano, un evento su tutti ci ha ridato il sorriso: il rientro degli Antropofagus è stato una notizia lieta; in altrettanta maniera accolgo la ripresa dei lavori in casa Phobic.
La formazione lombarda ha cambiato un membro in line-up, dove non è più presente il bassista Gabriel (che ha comunque suonato nell'album), sostituito adesso da una vecchia conoscenza del metal siculo, Maso Alastor (ex fra gli altri di Throne Of Molok e Undead Creep), ed ha rilasciato a distanza di ben undici anni dal debutto "Sick Bleamished Uncreation" il secondo lavoro "The Holy Deceiver". Ancora una volta troviamo a supporto l'immancabile Punishment 18, etichetta che si sta togliendo, e ci sta dando, parecchie soddisfazioni.
L'album del rientro è una bella prestazione di stampo classico, zero fronzoli, nessuna perdita di tempo o complicazioni di sorta, i deathster nostrani la mettono giù dura e semplice attingendo sia dal panorama statunitense che da quello europeo, con nomi quali Benediction, Autopsy, Entombed, Malevolent Creation che per un verso o per l'altro fanno riscontrare la loro presenza all'interno del disco.
I pezzi avanzano compatti e roboanti, non ce n'è uno che mi esalta più dell'altro, apprezzo la proposta di "Holy Deceiver" nel complesso, un monoblocco che attacca con continuità grazie all'ottimo lavoro di Hate alla batteria, allla spietata prestazione vocale di Jericho, al riffing di Theharian che presenta quel tanfo di morte che mi aggrada e al basso di Gabriel, piacevolmente udibile in un contesto che si esprime tramite deflagrazioni irruente, melodie malsane e rallentamenti che fanno davvero male. Questo è ciò che viene consegnato nei quasi quaranta minuti ed è quanto ogni amante dell'old school vorrebbe ascoltare.
Possiamo dunque lamentare la mancanza di personalità? Sì. Possiamo contestar loro il fatto che durante il passaggio nello stereo scattino troppi
déjà vu? Ovviamente sì, ma rivolgendo il pensiero ad alcuni ritorni sulla scena da parte di band di rilievo, che definire vaccate è far loro un complimento, possiamo tranquillamente superare tali paranoie, godendoci un disco che una volta inserito nel lettore fracassa crani con la grazia di un carro armato in movimento.
In definitiva, i Phobic sono una compagnia di tutto rispetto, appartenenti alla "vecchia guardia" o appassionati dell'ultima ora poco importa, vi suggerisco di dare una possibilità a "The Holy Deceiver", è puro death metal e su questo non si discute.

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CYTOTOXIN - Radiophobia


Informazioni
Gruppo: Cytotoxin
Titolo: Radiophobia
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Unique Leader
Contatti: facebook.com/Cytotoxinmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Survival Matrix
2. Ionosphere
3. Frontier Of Perception
4. Radiophobia
5. Dead Zone Walkthrough
6. The Red Forest
7. Heirs Of Downfall
8. Fallout Progeny
9. Abysm Nucleus
10. Prypjat

DURATA: 37:45

I tedeschi Cytotoxin sono una bomba nel vero senso della parola e giunti al secondo disco con "Radiophobia" (rilasciato per Unique Leader) proseguono il discorso tematico che li vede legati a radiazioni, scontri e disastri di stampo nucleare.
La formazione genera brani vorticosi, pronti a deflagrare sprigionando una potenza macerante, con l'unico intoppo che potrebbe essere rappresentato da una forma canzone al limite con lo slam. Infatti pur dimostrando di riuscire a evitare le "classiche" trappole stilistiche di quello stile — pensate ad esempio alla monotonia da tirata perpetua — in certi momenti  il complesso non collima con la tecnica del chitarrista Fonzo, ottimo esecutore anche in fase solistica, ma forse un po' troppo preso nel compiacersi.
Il disco colpisce a tutto spiano, le tracce si susseguono con il leitmotiv ricorrente che pare essere uno e uno soltanto: aggressione costante più impatto devastante. È un martellamento che alle volte aderisce alle tendenze "core" sfoggiando dei pesantissimi breakdown, altre innesta dei ghirigori di sei corde recepibili o come uno schema infettivo che sta prendendo piede o alla pari di una polluzione evitabile. In ogni modo le redini della situazione sono mantenute ben salde sia nei frangenti in cui il blast-beat è imperterrito e frenetico che in quelli in cui le ritmiche divengono quadrate e decise.
La prestazione del batterista Ollie è senza dubbio una delle note positive all'interno di una prova nella quale, tralasciando l'evidente omaggio agli Origin di "Antithesis" racchiuso nella titletrack, un paio di episodi come "Survival Matrix", "Heirs Of Downfall" e "Fallout Progeny" si ergono a capofila. Ovviamente il tutto è supportato da una produzione che non si esime dall'essere alquanto pulita.
I Cytotoxin sono riusciti a incarnare ciò di cui i loro testi parlano, grazie anche alla bestialità dello "sturalavandini di casa" Grimo, il cantante è il mezzo più adatto a dar voce a questo scenario post-apocalittico, in fin dei conti l'umanità, per quanto se ne parli sempre troppo poco, di disastri nucleari ultimamente ne ha "sfiorati", il Giappone ne sa qualcosa.
L'unico difetto che riscontro in "Radiophobia" è una brillantezza talmente perfetta in alcune sezioni da sembrare finta: da un lato immaginando che agli ascoltatori dello stile questo tipo di feeling freddo e distaccato possa piacere, non trovo sia un "reale" problema; dall'altro mi fa pensare a una costruzione esagerata del sound e mi chiedo quindi come suoneranno i brani dal vivo...
Per coloro che non ne hanno mai abbastanza di ascoltare mattonare e album che randellano senza sosta, la Unique Leader ancora una volta si pone al servizio, "Radiophobia" soddisferà la vostra richiesta di brutalità.

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OKKULTOKRATI - Snakereigns


Informazioni
Gruppo: Okkultokrati
Titolo: Snakereigns
Anno: 2012
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Fysisk Format
Contatti: facebook.com/okkultokrati
Autore: Mourning

Tracklist
1. No Ouroboros
2. Snakereigns
3. Invisible Ley
4. I Thought Of Demons
5. Acid Eagle One
6. Unconscious Mind
7. We So Heavy
8. Let The Sun Receive Her King
9. Nothing Awaits

DURATA: 37:23

La Norvegia "nera" che conosciamo è scomparsa anni e anni fa, ma c'è chi dice vi sia ancora un movimento tutto sommato vivo, pensate a band quali Mare, Kaosritual e Skuggeheim, altri preferiscono guardare oltre; eppure andando a spulciare e oltrepassando le uscite di stampo classicamente black anni Novanta, di materiale da ascoltare con interesse ce n'è eccome, soprattutto se si punta su chi si dedica a un ritorno alle radici che guarda molto più indietro, come fanno del resto gli Okkultokrati.
La formazione proveniente da Oslo insieme a Blackest Woods e Haust da vita a quella che da loro stessi viene denominata la "Black Hole Crew", metallo che suona distintamente annerito, ma che nelle influenze attinge fondamentalmente da un passato ancor più primordiale di quello creato dalla scuola nazionale. Ascoltando il loro secondo album
"Snakereigns", vi accorgerete infatti che palesemente vengono a galla nomi fondamentali per chiunque sia un adoratore della storia del genere: Motorhead, Venom e Celtic Frost (e da qui ai Darkthrone il passo è comunque breve) s'incontrano con l'hardcore dei Black Flag, ai quali si aggiungono in alcune circostanze delle immersioni in territorio doom/sludge alcolico e il feeling death metal scandinavo per rincarare la dose di pesantezza e quella sensazione di sfiancamento che emerge in un paio di occasioni in "Acid Eagle Ones" e "We So Heavy".
"Snakereigns" è un lavoro che macina, eppure sa quando frenare, aumentando il carico atmosferico e spostando la proposta verso lidi ancora più serpeggianti. Dopo l'inizio scoppiettante fornito da "No Ouroboros" e dalla titletrack, troviamo una "Invisible Ley" che puzza di disperazione e a tratti si concede l'intromissione di fasce psichedeliche oscure; poi l'animosità punk della successiva "I Thought Of Demons" viene assorbita totalmente dall'immersione nelle lande paludose della già citata "Acid Eagle One". Le scorribande irruente di "Unconscious Mind" finiscono invece inghiottite dalle infettive scanalature di "We So Heavy", altro episodio già nominato. Stiamo per concludere l'ascolto e c'è ancora di che sbronzarsi.
Sono soltanto due le tracce rimaste: "Let The Sun Receive Her King" e "Nothing Awaits"; come si era iniziato si finisce, i ritmi si rialzano, la batteria diventa nuovamente più veloce e impattante, l'adrenalina scorre e mi auguro che vogliate accompagnare tali momenti con della buona birra, tenerla a portata di mano vi farebbe comodo.
Il disco, al contrario di quanto ci si potrebbe attendere, non è fornito di una produzione scarna e caotica, pur essendo fangosa e rude, a tratti spigolosa, mantiene infatti una certa "pulizia" di fondo che permette di entrare a contatto con le varie sfaccettature dei pezzi. A qualcuno potrà risultare non gradevolissima come scelta, personalmente la reputo corretta, sono troppe le uscite gambizzate per colpa di soluzioni estreme dietro il mixer nell'uno come nell'altro verso, questa è una sorta di mediazione che si pone a favore di ciò che gli Okkultokrati trasmettono con la loro musica.
Ci si può lamentare della solita "pasta e cocuzza"? Se state cercando una proposta "alternativa" e avanguardistica di sicuro avete sbagliato luogo dove guardare, i norvegesi, per quanto rappresentino un incrocio di più stili, hanno un'alimentazione sonora a base di tradizione, li si può forse biasimare per questo? Con tutta probabilità "Snakereigns" non diverrà mai un ascolto necessario per la nostra sopravvivenza, ma diverte e fa dimenare, se ciò vi basta, un paio di giri nello stereo riuscirà a guadagnarseli con estrema facilità.

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LE MINUS - Make My Day

Informazioni
Gruppo: Le Minus
Titolo: Make My Day
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Autoproduzione
Contatti: facebook.com/pages/Le-Minus/52763669537
Autore: Mourning

Tracklist
1. Next
2. Told You So
3. Playing With Echoes
4. Never Forgive, Never Forget
5. My First And Only Lesson
6. Castle Doctrine
7. One Parachute
8. Chaos Rains
9. Journey's End

DURATA: 40:24

Il crossover è quel modo d'intendere la musica trasversalmente, facendo sì che le composizioni vengano attraversate da diversi stili. L'abilità nel fondere più generi non è cosa da tutti, ma certo i fuoriclasse ci sono eccome anche in questo mondo.
Band come i Faith No More e i Primus per la loro ampia visione del sound potrebbero essere ritenuti tali, ed è innegabile che i francesi Le Minus, partendo dalle lezioni dei grandi che li han preceduti, stiano elaborando il proprio percorso in tale direzione. È altrettanto corretto inoltre aggiungere "i nipoti" di Mike Patton e soci, i Dog Fashion Disco, e altre realtà quali Living Color, Red Hot Chili Pepper e Mudvayne alla lista dei gruppi da poter annoverare a influenza di un lavoro, "Make My Day", imbastardito sino all'osso e che di questa natura volutamente ibrida fa la sua forza.
Il trio che vede Lord Murray al basso e alla voce, Captain' Yo alla sei corde e Mox alla batteria confeziona nove tracce che potrebbero essere definite in una miriade di maniere, sono accattivanti, articolate, ma non eccessivamente complesse, ossessive e psicotiche, evitando però l'aspetto cervellotico fine a se stesso.
È un perpetuo alternarsi e convivere delle identità rock e metal, un controllo destabilizzato anche dal punto di vista atmosferico ("Castle Doctrine"), con alcuni passaggi che necessitano di tempo per venire assorbiti integralmente ("Next"). In altri casi il titolo è ingannevole e il caos che dovrebbe essere concepito è invece latente
, "Chaos Rains" difatti è stranamente agrodolce, a tratti languida, con il ritornello come unica "forzatura" al proprio interno. Infine si paleseranno pure movenze funky e "schitarrate" alternative metallizzate in "Playing With Echoes" e la schizofrenia in "Never Forgive, Never Forget", insomma non vi mancherà di che nutrire l'udito.
I Les Minus e "Make My Day" sono tutt'altro che commerciali o diretti, se i vostri ascolti rientrano normalmente in territori che abbracciano quei due aggettivi, non dico che li odierete, ma potreste far fatica a digerirli, non per una questione di pesantezza: come per molte delle band tirare in ballo all'inizio del testo, la poliedricità del sound è l'arma a doppio taglio del disco, siete disposti a venir loro incontro e approfondirli? In quel caso con l'aumentare dei giri nello stereo vi divertirete e li farete sempre più vostri; in caso contrario, non mi rimane che consigliarne l'acquisto agli abituali fruitori di prove di stampo similare, sarà pane per le loro avvezze dentature, che non avranno di certo problemi a masticare e digerire.

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SILENCER - The Great Bear


Informazioni
Gruppo: Silencer
Titolo: The Great Bear
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Vanity Music Group
Contatti: facebook.com/Silencermetal/timeline
Autore: Mourning

Tracklist
1. Sacred War
2. I Am Thunder!
3. 1969
4. Great Bear
5. Insignia
6. Star City Pt. I
7. Star City Pt. II
8. Orders / Noble Sacrifice
9. The Roar
10. Light
11. The First, The Last

DURATA: 30:18

I Silencer (da non confondere con gli omonimi svedesi) sono una thrash band particolare, le loro radici power metal infatti sono ancora vive nel sound e ciò si riflette anche nel terzo lavoro intitolato "The Great Bear".
È una proposta interessante quanto soddisfacente quella racchiusa in appena trenta minuti di musica, le tracce del disco a seconda dell'impostazione sfoderano l'attitudine thrash con veemenza, lo noterete in "I Am Thunder" e "The Roar"; oppure mantengono viva quella percezione heavy/power in episodi quali "Great Bear" e "Orders/Noble Sacrifice", dimostrando di possedere un suono a cavallo fra i due mondi e l'abilità di far convivere influenze diverse, fra cui nomi che vanno dai Metallica ai Morgana Le Fay, dai Testament ai Tad Morose, sino a echi lontani dei Savatage e chissà quanti altri ne potrei citare. Dico ciò senza nulla togliere ai musicisti di Denver, che palesano una preparazione e uno stile quantomeno difformi dalla massa, distaccandosi dalla mera riproposizione dell'old school ripreso in ogni singolo passo e copia-incollato, aspetto che odiernamente gambizza parecchie delle nuove uscite buone o ottime strumentalmente, ma vuote e totalmente prive d'iniziativa personale.
"The Great Bear" ha una sola grossa pecca, dura veramente poco, tuttavia devo dar atto ai Silencer di essere riusciti a narrare
in così breve tempo un concept davvero affascinante come quello della sfida per la conquista dello Spazio fra U.S.A. e U.R.S.S. negli anni Cinquanta e Sessanta, è una bella storia che conferma la validità dell'operato del gruppo.
In un panorama musicale affollato di "vorrei, ma non posso" e standard in formato disco, i Silencer sono fra quelle realtà che meriterebbero supporto e un po' di visibilità in più, la strada intrapresa potrebbe fare la differenza ed elevarli definitivamente al di fuori della massa di band da sei in pagella, vi consiglio quindi di prestare orecchio a "The Great Bear".

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lunedì 4 febbraio 2013

DARKENHÖLD - Echoes From The Stone Keeper


Informazioni
Gruppo: Darkenhöld
Titolo: Echoes From The Stone Keeper
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Those Opposed Records
Contatti: facebook.com/Darkenhold
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Alchemy And Arcana
3. Wyvern Solitude Chant
4. Echoes From The Stone Keeper
5. March Of The Sylvan Beasts
6. Interlude
7. Mesnie Hellequin
8. Chasm Of Asylake
9. Nightfall And The Fire Doom
10. Castle Ruins Anthem

DURATA: 42:28

La Francia sforna realtà di valore una dietro l'altra ormai da anni, i Darkenhöld sono una di queste e si erano messi in evidenza dapprima gli split del 2009 insieme a Fhoi Myore e Naastrand, successivamente con il debutto "A Passage To The Towers..." dato alle stampe nel 2010 e un altro split a quattro con Ysengrin, Aorlhac e Ossuaire intitolato "La Maisniee Du Maufe - A Tribute To The Dark Ages" del 2011, anno che li vede anche partecipi all'interno della compilation "Message From The Other Side Vol. I" edita dalla Grom Records.
Il 2012 per la band invece è iniziato con l'omaggio agli Enslaved attraverso la cover di "Allfar Odin", brano inserito nel doppio cd prodotto dalla Pictonian Records intitolato "Önd - A Tribute", ed è terminato dando vita al secondo lavoro in studio "Echoes From The Stone Keeper".
Per quanto la formazione sia in attività da un tempo ristretto, circa un lustro, è impossibile non notare la discreta prolificità della quale è dotata, del resto la line-up composta da Aldébaran (chitarra, tastiere, basso e cori), Aboth (batteria, percussioni, tastiere), personaggi a noi noti data la loro presenza negli Ysengrin (progetto sorretto dalla mente del geniale Guido Saint Roch), e Cervantes (voce), con Aleevok (basso) e Anthony (chitarra) a supporto nei live, è di quelle che sa sorprenderti e quest'album n'è l'ennesima conferma.
La parola "ancestrale" racchiude in sé l'essenza del disco, tutto ciò che concerne l'ambito musicale, dei testi e della parte grafica ci trasporta in una dimensione al di fuori dell'odierno vissuto, si è catapultati in uno scenario medioevale o se preferite fantastico come potrebbe essere quello di matrice tolkeniana, ma come riescono a condurci per mano sin lì? Lo fanno attraverso un black metal dal fascino old-school, le melodie e la carica nera delle quali sono intrise le tracce invocano a gran voce nomi altisonanti quali Emperor, Satyricon, primissimi Dimmu Borgir e per qualche aspetto atmosferico e decisamente "fiabesco" la figura dei Troll di "Drep De Kristne" va a braccetto con i gruppi nominati formando una base fantastica dal punto di vista emotivo, il viaggio nei sotterranei descritto in apertura è l'incipit ideale per addentrarsi nell'oscurità creata dai Darkenhöld:

Subterranean Corridor, following the crackling path of the torch, glowing bard and his scalding tune. A Shadow glides on the stones like a protecting fur. The Prudent wanderer is hiding from the greedy breath of the depths winding alone the wood's teeth defending the threatening mouth of... The Subterranean Corridor.

Ovviamente altrettanto importante è il contributo che le note trasmettono, permettendo all'ascoltatore di godere di atmosfere racchiuse in una bolla eterna nel quale gravitano pezzi veramente belli e affascinanti quali "Alchemy And Arcana", "March Of The Sylvan Beasts" e "Nightfall And The Fire Doom".
I sentori epici si sprecano, la natura black è intatta, che siano i naturali successori di quelle compagini ormai scomparse? La produzione è perfetta, bilanciata, le tastiere sono sì ricche e splendidamente in risalto, tuttavia non ingombrano la scena, il lavoro delle chitarre è udibile chiaramente quanto quello dell'asse ritmico; permettetemi poi di segnalare la genialata insita in "Mesnie Hellequin", di cosa si tratta? Chi non ha mai giocato a "Ghosts 'N Goblins"? Beh, se l'avete fatto, ne ricorderete certamente il motivo portante che troverete inserito in maniera pregevole in questo brano.
Si può infine giudicare un disco dalla copertina? In questo caso sì, dal primo sguardo avrete già un vivido contatto con ciò che è contenuto in "Echoes From The Stone Keeper", il suggerimento è di affrontare quel percorso, di ascoltarlo a ripetizione e assorbirlo, ovviamente tutto questo va fatto possedendone l'originale, il che vuol dire: compratelo!

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RED SKY - Origami


Informazioni
Gruppo: Red Sky
Titolo: Origami
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/redskyofficialpage
Autore: Mourning

Tracklist
1. Gocce Di Eternità
2. Temporale Notturno
3. Andalusia (Nostalgia Di Un Tramonto)
4. Ti Ho Sfiorata Nei Miei Sogni
5. La Notte Si Innamorò Del Sole
6. Il Filo Rosso
7. La Voce Dei Tuoi Occhi Che Mi Rende Pazzo
8. Origami
9. Alla Prossima (Forse Un Giorno Ci Rivedremo)
10. L'Ultimo Petalo
11. L'Ultimo Petalo [versione acustica, traccia bonus]
12. E Poi Silenzio Pt.2 [versione acustica, traccia bonus]

DURATA: 45:14

Red Sky sta crescendo, l'artista che avevamo incrociato con l'ep "Tra L'Ombra E L'Anima" sta ampliando i suoi orizzonti, divenendo maggiormente introspettivo e teatrale, calandosi integralmente in una proposta che aggiunge sfaccettature emotive e sonore a quanto di buono composto in antecedenza, con questi presupposti positivi scrivo di "Origami".
La prima creatura full del musicista lombardo è realmente interessante, infatti pur presentandosi come rappresentante dell'avantgarde sound, quello che traspare dopo una dovuta serie di giri nello stereo è una ricerca della melodia orecchiabile e di presa che si scontra in maniera benigna con le posizioni più accentuatamente metalliche, è un amalgama non sempre perfetto.
Nella fase d'apertura dell'album è la sezione strumentale a dominare integralmente la scena, messa in risalto grazie a una prova di quantità e qualità che contraddistingue brani come "Temporale Notturno" e il successivo "Andalusia (Nostalgia Di Un Tramonto)", dove spiccano le abilità di Red Sky nel far convivere un ampio numero di strumenti e l'attenzione a un sound ricercato, tendente al radiofonico, tuttavia distante da ciò che potrebbe essere trasmesso dalle emittenti nostrane di gran richiamo.
Il naturale connubio che s'istituisce fra note e capacità espressiva a esse legata è intenso e palpabile, canzoni come l'alquanto cinematografica "Ti Ho Sfiorata Nei Miei Sogni" (chissà che il signor Ferzan Özpetek non ci faccia un pensierino per la colonna sonora di un suo film), "La Notte Si Innamorò Del Sole" e "Il Filo Rosso" dipingono l'atmosfera di romanticismo grazie a toni melancolici color grigio tenue e palesano sia la centralità dell'operato della sei corde che il possesso da parte di Red Sky di una comunicatività al di sopra della media, che un po' si standardizza nei due capitoli seguenti "La Voce Dei Tuoi Occhi Che Mi Rende Pazzo" e "Origami" per "colpa" di un paio di scelte già incrociate.
L'ascesa però riprende con l'avvento di "Alla Prossima (Forse Un Giorno Ci Rivedremo)", varia e intrigante quanto basta per districarsi nei suoi sette minuti di durata, il disco poi si chiude ufficiosamente con "L'Ultimo Petalo", conclusione declamante la passione e il rapporto d'affetto che unisce l'artista ai suoi brani. Prima ho scritto di una fine ufficiosa per "Origami" ed è così, esiste infatti una versione estesa del lavoro che racchiude due pezzi bonus le cui esecuzioni si relegano in esclusivo ambito acustico: "L'Ultimo Petalo" ed "E Poi Silenzio Pt.2"; non comprendo il motivo di tale scelta, anzi personalmente avrei preferito che la prima delle due fosse stata inserita per porre fine ufficialmente alla tracklist, in quanto reputo questa seconda veste decisamente superiore a quella che la precede, prendiamolo come un motivo in più per entrare in possesso del disco in tale formato.
Con una più che discreta cura dietro al mixer, un apporto degli ospiti piacevole, tra i quali risaltano i nomi di Renzo Cappai, compagno di Red Sky negli Ammonal in veste di bassista, Aurora Rosa Savinelli degli Ephesar alla voce e Alberto Bernasconi dei Nekrosun a dar sostegno vocale, "Origami" rappresenta ciò che è oggi Red Sky, un musicista che mette se stesso al servizio dell'arte e il risultato di questo perpetuato amore è alquanto positivo.

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IKKADIAN - Of Alpha And Omega


Informazioni
Gruppo: Ikkadian
Titolo: Of Alpha And Omega
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/Ikkadian
Autore: Mourning

Tracklist
1. Adversary
2. Lambs Before Lions
3. The Divine Will
4. Sophia
5. The Mad Arab
6. Lotus
7. Archangel
8. Relentless March Towards Apocalypse
9. Alpha
10. Omega

DURATA: 49:13

Gli Ikkadian sono una mazzata fra i denti (ancora) poco conosciuta, la triade di musicisti è attiva solo dal 2010 e all'interno della line-up troviamo due vecchie conoscenze del panorama death metal underground, il batterista Michael Arcane e il cantante Donny Doss, entrambi ex dei Dead Syndicate di "The Carrion Creed", formazione un po' sfortunata e che avrebbe meritato più attenzione, mentre il terzo membro è il chitarrista e bassista John Cornnell.
Il trio ha rilasciato nel 2012 direttamente un album di debutto intitolato "Of Alpha And Omega" e sembra che le premesse siano state fra le più indovinate nell'anno destinato dalle profezie alla fine del mondo.
Del resto il sound di confine fra death annerito di stampo statunitense con rimandi a maestri del genere come i Morbid Angel, per le velocità sparate in alcune occasioni potrei azzardare anche gli Hate Eternal, e quello europeo dei Behemoth (si sente, eccome se si sente) spinge costantemente, è teso a tormentare, per non dire martirizzare, l'ascoltatore con frequenti scorribande sul rullante e accelerazioni devastanti in doppia cassa che caratterizzano l'operato di Arcane, tramite l'utilizzo di un'impostazione vocale che frequentemente presenta la sovrapposizione delle sezioni growl con quelle scream e attraverso un riffing "galoppante" nel quale il tremolo serve a influenzare i momenti più malevoli.
Le armi in dotazione agli Ikkadian sono note, ma bisogna saperle sfruttare e i musicisti statunitensi dimostrano d'averne pieno controllo. L'opener "Adversary", della quale è stato realizzato il video promozionale, parte in quarta tra blastato e sonorità arabeggianti, è una brutalità efferata, tecnicamente ben concepita che si ripete senza fare prigionieri nelle successive "Lambs Before Lions", "The Divine Will", "Sophia" e "The Mad Arab", sembrano non volersi arrestare mai, seminando partiture dissonanti a far peso sul settore atmosferico.
È quindi strano e altrettanto gradito riscontrare attimi che differenziano il passo e l'umore, sono da segnalare in tal senso il frangente acustico inserito in "Lotus" e l'inserimento di voce femminile in "Archangel", interessante come spunto ma andrebbe rivista in quanto presenta qualche imperfezione.
Se in ambito solistico la prestazione di John è funzionale ed eseguita con pregevole dimestichezza, l'assolo di James Murphy, artista che non ha bisogno certo di presentazioni, in "Relentless March Towards Apocalypse" è un po' come la ciliegina sulla torta prima che venga frantumata da una doppietta conclusiva tutta adrenalina composta dai due episodi che danno titolo all'album, parlo di "Alpha" e "Omega", che riconducono su sentieri lastricati di morte e devastazione l'operato degli Ikkadian.
Per il sottoscritto prime prove di questo tipo sono pura manna dal cielo, il suono ricorda moltissimo quello della prima metà degli anni Novanta, magari dietro il mixer avrebbero potuto fare di più, c'è qualche sbalzo nei volumi con la voce che di tanto in tanto diventa eccessivamente prominente, tuttavia tenendo conto del fatto che non sono plastificati come Nergal e soci e che siamo di fronte a una macchina da guerra mica male, si spera che lavorando nel prossimo futuro sulla personalità e avvalendosi di un'attenzione più elevata nelle scelte di produzione vi sia quel salto di qualità che ci si può attendere da una creature simile, chissà, li potremmo benissimo candidare nel ruolo di "badilata inattesa dell'anno".
"Of Alpha And Omega" è stato rilasciato in sole cinquecento copie digipak, ma lo potrete scaricare anche dal sito ufficiale e vi consiglio di dare un'occhiata ai testi che collimano perfettamente con gli intenti sonori del trio. Vi rimando quindi all'ascolto del lavoro degli Ikkadian, augurandomi che il secondo disco ci possa consegnare una legnata di livello superiore: fosse così, la goduria sarebbe realmente estrema.

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