lunedì 5 marzo 2012

CRÉPUSCULE - Néant


Informazioni
Gruppo: Crépuscule
Titolo: Néant
Anno: 2011
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/crepusculeinfini
Autore: Mourning

Tracklist
1. Atomes
2. Un Fruit Mourant Pour Les Corbeaux De l'Immortalité
3. Vie
4. Brumes
5. Mort
6. Les Yeux Pleins De Boue (2009)

DURATA: 37:28

Dietro il monicker Crépuscule si nasconde la figura di Bardunor, chitarrista canadese conosciuto per la sua presenza in formazioni quali Csejthe, Hiverna, Monarque (live) ed ex dei Valknacht, un musicista quindi che il proprio mestiere lo sa fare bene e che è presente su più di un paio di release dalla buona riuscita.
Questo però è il suo mondo, nessun altro oltre lui vi mette mano e "Néant" è il frutto ricavato dall'esperienza acquisita all'interno di quelle band ed evoluzione del "Demo 2009", un album di atmospheric black intenso, altamente emotivo e con inflessioni languidamente rock che in circa quaranta minuti di musica promette e mantiene la promessa di accompagnare l'ascoltatore attraverso un cielo nuvoloso il cui grigio viene vivacizzato dal rosso crepuscolare.
I ritmi incalzanti mantenuti per lo più su celeri mid-tempo, le melodie splettratissime e agrodolci caratterizzano brani che dell'altalena sensoriale fanno la componente più importante.
Per quanto infatti non si abbia a che fare con una proposta "sconosciuta" a chi da anni ormai è innamorato di questo filone del black, è giusto notare che pezzi come "Un Fruit Mourant Pour Les Corbeaux De l'Immortalité" e "Brumes" incarnano alla perfezione ciò che l'artista vuole trasmettere, il mood è affogato nella malinconia ma si scosta dall'essere opprimente lasciando libero un vago alone "sognante" che favorisce l'assunzione delle note.
Non sono solo pregi però quelli che "Néant" ha al suo seguito, qualche piccola asse traballante nella struttura c'è ed è dovuta ai bruschi cambi di "umore", alle volte sin troppo bruschi e alla produzione che avrebbe potuto offrire più sostanza al drumming, ben impostato ma poco "espressivo" proprio per la mancanza di forza.
A quanto pare i Crèpuscule sono pronti a infoltire la schiera di act black canadesi, "Nèant" va preso per ciò che è, una prova d'apertura che possiede delle buone canzoni e che gli amanti del genere troveranno gradevole, Baldunor può ritenersi soddisfatto e noi attendiamoci un secondo lavoro che quantomeno confermi quanto di piacevole abbia realizzato sinora, andrà in crescendo? Aspettiamo...

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DEAD SEA APES - Soy Dios

Informazioni
Gruppo: Dead Sea Apes
Titolo: Soy Dios
Anno: 2011
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/deadseaapes23
Autore: Mourning

Tracklist
1. Soy Dios
2. Soy Dios II
3. Soy Dios III

DURATA: 30:25

Primo ep per il trio di Manchester composto da Bret Savage (chitarra), Nick Harris (basso) e Chris Hardman (batteria), il sound s'incanala internamente al flusso post-rock strumentale dai forti richiami seventies e noisy che tanto largo ha preso in questi ultimi anni.
"Soy Dios", questo è il titolo del lavoro, è formato da tre lunghe tracce, tre capitoli uniformati nel nome ma che sviscerano per movenze e umori il carattere di una realtà che pur non stravolgendosi riesce a rendere il trascorrere dei trenta minuti complessivi abbastanza vari e opportunamente riconoscibili.
È come se la canzone madre "Soy Dios" già alquanto psichedelica, ridondante, ricca di atmosfere e ronzii nel suo esplosivo modo di porsi al limite tra un incrocio di God Speedyou Black Emperor!, Red Sparowes e gli Explosion In The Sky ai quali si coniuga la melancolia cronica di certe soluzioni dei This Will Destroy You, è una marmellata sonora non da poco e che acquista nel "II" capitolo una vitalità e durezza nel basso intriganti mentre nel "III" è l'alone "drone-noise" ad arricchire la base per lo più similare alle due già precedentemente esibite.
Si può parlare di un climax crescente e dirompente, che si adopera con costanza e dedizione nel tentativo di rompere gli argini e andare il più possibili oltre i confini affidandosi al melodico e apocalittico incedere del quale "Soy Dios" è ammantato.
I suoni terreni, decisamente meno sognanti rispetto al mood classico di molte formazioni del genere, quella sensazione di grigiore e di urbana solitudine che percorre i pezzi fa dei Dead Sea Apes un act capace di attrarre e sedurre l'ascoltatore catapultandolo in un mondo poi non troppo distante dalla visione plumbea delle giornate vissute in area cittadine dagli enormi e squallidi "casermoni", in quei casi l'unica via di fuga è lasciare che la mente possa viaggiare libera trasportata dalle note e "Soy Dios" offre una scappatoia da cogliere al volo.

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PAROLE PERSE - Demo

Informazioni
Gruppo: Parole Perse
Titolo: Demo
Anno: 2011
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Parole-Perse/103702229727614
Autore: Mourning

Tracklist
1. Helium/Hellion
2. Le Désguisement
3. Whispers
4. State Of Things

DURATA: 26:31

Parole Perse, monicker in idioma italico che farebbe pensare a un sound rock, alternativo magari grunge, non si potrebbe esser più fuoristrada di così.
Iniziamo dal fatto che la band è svizzera, proseguiamo con il genere che si distacca totalmente dal mondo prima citato puntando su un metal avanguardistico che potrebbe essere rappresentato da un incrocio fra Opeth, Vulture Industries e striature blackish e continuiamo adesso concentrandoci sul conoscere questo quartetto attivo da un po'.
Sì, c'hanno messo del tempo per far uscire questo materiale, il progetto è sorto nel 1998, risorto nel 2001, stoppato nuovamente, è ripartito nel 2008 fino a trovare una sorta di "stabilità" nel 2011 quando i fondatori C/01 e K/01 entrambi ricoprenti il ruolo di chitarrista/cantante coadiuvati da P/01 al basso e P/02 alla batteria hanno finalmente partorito, è il caso di dirlo, questa "Demo" scegliendo quattro dei brani scritti e mai rilasciati in antecedenza.
Le tracce pur risultando alquanto derivative, è innegabile soprattutto l'influenza e la modalità compositiva nota degli Opeth così come l'alternanza del cantato growl con quello in clean richiama non poco quello di Akerfeldt peraltro soluzione in questo caso molto ben utilizzata, si prestano all'ascolto decisamente bene.
Le canzoni sono fluide, dinamicamente elaborate in modo da esporre nel corso dello sviluppo sonoro più emozioni tramite un lavoro di batteria capace di scandire tempi variabili e infarciti da costanti cambi di tempo e un più che discreto lavoro sui tom che spicca in "Whispers", mostrando di possedere le capacità adeguate anche per affrontare lo scoglio della lunga durata.
L'ultima "State Of Things" nei suoi dieci minuti palesanti un alone melancolico attraente, lontano da ciò che si può definire gotico ma non meno grigio, suadente e al quale le movenze espanse che prendono corpo poco prima della fase centrale costituita da una intrigante e unicamente strumentale escludendo la voce porta vantaggio, non conduce noia e non possiede sezioni da "vuoto a perdere" come spesso avviene.
Augurando loro di non dover attendere chissà quanto altro tempo per poter avere la possibilità di un "on air" con nuovi brani, vi consiglio di dare una possibilità a questo quartetto elvetico passando sul sito ufficiale: www.paroleperse.com nel quale potrete ascoltare il "Demo" in streaming, a voi la palla adesso.

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(PSYCHOPARALYSIS) - Escalation


Informazioni
Gruppo: (Psychoparalysis)
Titolo: Escalation
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/psychoparalysis
Autore: Mourning

Tracklist
1. The End Results In Violence
2. Beyond Iris
3. Symbol Of Enslavement

DURATA: 18:06

E qui la domanda sorge veramente spontanea, che stanno aspettando gli (Psychoparalysis)?
I ragazzi finlandesi con "Escalation" sono al terzo demo in altrettanti anni d'attività, non hanno praticamente mai toppato sin dall'inizio a quando un full-lenght?
Andiamo con ordine e addentriamoci in questa nuova prova iniziando col dire che quello proposto è sempre un antipasto di neanche venti minuti come nelle passate avventure musicali, tre canzoni spacca cranio che continuano il processo evolutivo-involutivo di un songwriting malleabile e adattabile alle voglie del quartetto, se infatti il primo lavoro "Deligion" si percepiva l'intrusione dei Death di Schuldiner abbandonati nel secondo "Forest Of Ignorance" che aveva introdotto elementi di Gorefest ed Edge Of Sanity, con quest'ultimo abbiamo una summa di quanto fatto sinora con una spiccata accentuazione del fattore nazionalistico dato che, la presenza di act come i primordiali Sentenced e i Convulsion si uniscono al già ricco piatto delle influenze che vedono ancora una volta confermati in maniera imponente i Bolt Thrower.
I pezzi si differenziano per toni, umore e atmosfere, l'opener "The End Results In Violence" è arrembante, compatta, violentemente old school, "Beyond Iris" gode di ampie aperture melodiche, mette in mostra l'abilità dei finnici nel variare e cambiare il modo d'impattare con il death sfruttando una più che discreta prestazione tecnica combinata a una concentrazione ambientale pregna di sensazioni che rimandano alla scena nazionale dalla quale provengono (Senteced e Amorphis su tutti) alle quali si aggiunge la prova vocale di Anssi ancora una volta spettacolare, chi ama Dan Swano e Karl Willets (lo ripeto per l'ennesima volta) non potrà evitare di riconoscerne in più di una circostanza tratti caratteristici nell'impostazione utilizzata dal singer.
Si giunge alla chiusura dei giochi con "Symbol Of Enslavement" e l'eco di un tributo agli inglesi dominatori dei campi di battaglia si percepisce rimbombante nella stesura del brano, è un pezzo che sembra essere uscito dalle corde dei Bolt Thrower e non posso che goderne alla grande.
La produzione, ci hanno abituati bene e continuano a farlo, i suoni sono puliti e delineati quanto basta per avvalorarsi della potenza e delle resa adeguata per composizioni così mature e prestanti, quindi è logico tornare alle prime righe dello scritto e richiedere: cosa state aspettando? VOGLIAMO IL FULL!!!
Con quest'esortazione rivolta alla band non posso far altro che dire: comprate, comprate, comprate!!!

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NATTFOG - Mustan Auringon Riitti


Informazioni
Gruppo: Nattfog
Titolo: Mustan Auringon Riitti
Anno: 2012
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Hammer Of Hate
Contatti: myspace.com/nattfog
Autore: M1

Tracklist
1. Blinding Fog
2. Path Of The White Wolves
3. Reaching To The Stars
4. Mieleni Mustissa Merissä
5. Kosmisen Usvan Ympäröimänä
6. Mustan Auringon Riitti
7. Kaksitoista Askelta Luvattuun Valtakuntaan

DURATA: 42:38

Per la seconda volta consecutiva mi trovo a parlarvi di una realtà black metal finnica, due settimane fa era stato il turno dei Förgjord, oggi tocca agli esordienti Nattfog. Altro elemento in comune fra i due gruppi è l'etichetta discografica: è ancora Hammer Of Hate a offrirci un disco valido e con buoni spunti. "Mustan Auringon Riitti" è l'opera prima di Destruction (chitarra, basso e synth) e Adelwolf (batteria, scream, synth), preceduta da un demo di tre pezzi del 2008 e uno split in compagnia dei Nekrokrist SS rilasciato tre anni più tardi. Come potreste aver capito dal nome dell'ultimo gruppo citato, non parliamo di una band sarda, bensì NSBM e anche i Nattfog potrebbero rientrare in questa categoria stando all'iconografia del promo sheet (virtuale) che ho ricevuto. Poco importa però, ciò che posso cogliere con certezza è la qualità della musica espressa.

Sin dall'intro "Blinding Fog" dalle venature folk e dal primo pezzo vero e proprio "Path Of The White Wolves" emerge chiaramente la volontà di fondere nel classico raw black di matrice finnica una componente di matrice pagana (in senso "filosofico" e non musicale), legata alla Natura, con l'orgoglio guerriero per le proprie radici:

The guardians of our fatherland, the symbols of freedom
An ancient nordic pride, rulers of our native forests

così recita la prima strofa del pezzo appena citato. Nel fare questo a differenza dei colleghi Förgjord evitano di raggiungere picchi di tensione contrapposti a momenti più "rilassati", optando per preservare un flusso di drammaticità a un livello continuo, che accompagna l'ascoltatore per l'intera durata dei brani. La già citata "Path Of The White Wolves", "Reaching To The Stars", "Mieleni Mustissa Merissä" e la titletrack seguono questa via, attraverso l'uso coerente in prevalenza di tempi medi e qualche accelerazione che però non sfocia mai in un assalto di blastbeat. Qui e là la melodia si fa più vivida e in evidenza, spiccando su un contesto sonoro aspro e ruvido ma non tanto quanto i colleghi; non mancano nemmeno stacchi e passaggi più "intimi", non siamo in presenza di un disco che si butta a capofitto all'attacco, tutt'altro. Per quanto il contesto suoni tradizionale e rispettoso dei canoni, i finnici mostrano una cura dei dettagli e dei particolari rilevante, non parlo della prestazione strumentale in sè, piuttosto del gusto e della capacità di ricreare atmosfere interessanti e dirette. A questo riguardo i synth dominanti della strumentale "Kosmisen Usvan Ympäröimänä", dal carattere ambientale, non saranno che un antipasto del gran finale. Episodio a se stante, unicum all'interno dell'intero album, è infatti la conclusiva "Kaksitoista Askelta Luvattuun Valtakuntaan" nella quale i Nattfog abbandonano il percorso dei connazionali Satanic Warmaster e Horna abbracciando piuttosto le coordinate dei Summoning con suoni che richiamano anche il Burzum del periodo ambient. Qui il tono si fa epicamente tragico, come il cammino di un guerriero conscio del proprio destino segnato eppure fiero verso la battaglia.

Insomma, la scuola ispiratrice è chiara, però i nostri non mancano di apportare spunti collaterali che ritengono degni di nota, sempre al servizio della carica emozionale. Proprio per questo mi sento di promuovere "Mustan Auringon Riitti", un disco con una propria filosofia, personale (non originale) e sentito. Nel mare di mediocrità che ci circonda spesso può bastare. Bravi Nattfog, brava Hammer Of Hate. Ascolto consigliato in cuffia, per aumentare il feeling e l'intimità con la musica.

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HAIL SPIRIT NOIR - Pneuma

Informazioni
Gruppo: Hail Spirit Noir
Titolo: Pneuma
Anno: 2012
Provenienza: Grecia
Etichetta: Code666
Contatti: Facebook - Myspace
Autore: Insanity

Tracklist
1. Mountain Of Horror
2. Let Your Devil Come Inside
3. Against The Curse, We Dream
4. When All Is Black
5. Into the Gates Of Time
6. Haire Pneuma Skoteino

DURATA: 36:57

La psichedelia nel Black Metal ha già dato risultati degni di nota, penso ad esempio a progetti quali A Forest Of Stars o Nachtmystium; gli Hail Spirit Noir sono tra gli ultimi arrivati del filone e debuttano quest'anno con "Pneuma". I musicisti coinvolti non sono certo dei novellini, all'interno del progetto ci sarebbero membri dei già affermati Transcending Bizarre? e Rex Mundi.
Le sei tracce del disco sono fatte di un Black Metal da trip, con un'attitudine spesso e volentieri rockeggiante e retrò ed un uso di strumenti non propriamente Metal quali fiati, archi ed organo; le idee sono molto interessanti, un brano come "Haire Pneuma Skoteino" suona quasi come un inno, un cavallo di battaglia della band ed in genere si notano una varietà ed una personalità di fondo che rendono l'album più che godibile anche in tracce relativamente lunghe come "Into The Gates Of Time". Degna di nota l'interpretazione vocale di Theoharis (con l'aiuto di Dimitris Dimitrakopoulos), dotata di molte sfaccettature tra cui spiccano un clean sognante ed uno scream teatrale e decisamente espressivo. Il riffing salta tra il Rock ("Against The Curse, We Dream" ne è un esempio perfetto) ed il Black Metal, accompagnato da una sezione ritmica che in poche occasioni raggiunge velocità elevate ma punta piuttosto a mantenersi su ritmi ipnotici e sognanti. I synth danno un'atmosfera da film horror di qualche decennio fa, effetto sicuramente riuscitissimo, mentre i già citati strumenti donano un tocco psichedelico in più. Insomma, un bel mix di tanti ingredienti che riesce a non sembrare un minestrone senza logica ma al contrario da l'impressione che tutti i tasselli siano al posto giusto.
"Pneuma" è un esperimento dall'esito positivo, chi è avvezzo a certe sonorità o alla sperimentazione in genere non farà alcuna fatica ad apprezzarlo; mi verrebbe da dire che è un disco a cui una possibilità si da in ogni caso, salvo per chi con i gusti è rimasto a tempi non troppo lontani dagli horror sopra citati.

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PROCLAMATION - Nether Tombs Of Abaddon


Informazioni
Artista: Proclamation
Titolo: Nether Tombs Of Abaddon
Anno: 2012
Provenienza: Spagna
Etichetta: Ross Bay Cult
Contatti: proclamationofdoom.com
Autore: ticino1

Tracklist
1. Communion Of Putresence
2. Atonement Cenotaph
3. Regurgitated Bibles
4. Christ Death Ceremony
5. Psalms Of Mortification
6. Nether Tombs Of Abaddon
7. Entrails Of The Nazarene
8. Hatred Sacrament
9. Ascension Of The Avernal Demigods
10. Under The Sempiternal Abhorrence

DURATA: 30:41

Pregate Satana, invertite le croci e tacete. Il capitolo Proclamation si chiude qui!

Advent Of The Black Omen
Messiah Of Darkness And Impurity
Execration Of Cruel Bestiality

e infine

Nether Tombs Of Abaddon

Come noterete, "N" è l’ultima lettera della parola Amen. Quello che inizia come una comunione continua come una terribile avanzata di truppe infernali. Questo disco, forse ancor più degli altri, è un’ode ai Blasphemy e al loro mito. Molti riff trovano paralleli con quelli presenti su "Fallen Angel Of Doom" anche se, soggettivamente parlando, trovo tocchi di death primordiale o classico se preferite. Con questa frase abbiamo già eliminato un paio di voi, quelli che pretendono novità ad ogni costo. I madrileni sono fanatici convinti che il nuovo sia da evitare e si dedicano sistematicamente al riverbero del passato, senza compromessi!

La produzione mi pare un poco più nitida che non in passato. Non so dirvi se questo sia dovuto al trasferimento alla Ross Bay o alla volontà dei musicisti. Pezzi come "Christ Death Ceremony" sono particolarmente “groovy”, se così si può dire, e saranno sicuramente festeggiati dal pubblico ai concerti.

OK, non voglio perdere troppe parole; correte a comprare questo lavoro se siete amici del genere! Ricordo che i Proclamation saranno in Italia il 4 di maggio a Padova e il giorno seguente a Pavia. Chi li ha già visti, sa che ne vale la pena.

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BESTIAL RAIDS - Prime Evil Damnation


Informazioni
Artista: Bestial Raids
Titolo: Prime Evil Damnation
Anno: 2011
Provenienza: Polonia
Etichetta: NWN!
Contatti: nwnprod.com
Autore: ticino1

Tracklist
1. Virginborn Of Depravation
2. Ceremonial Bloodshed
3. Debauchery Enthroned (Elixir Rubeus)
4. Armageddon Descends
5. Desolation Temple
6. Slain God's Tomb
7. Whirlwinds Of Extinction
8. Triumphant Primordial Darkness

DURATA: 37:15

Il black death, o war metal se preferite definirlo così, non è il genere più adatto a ricevere spunti d’evoluzione e ad accettare rinnovamenti. Alcuni gruppi risaltano dalla massa come i Portal ma sovente non si possono catalogare tali nomi definitivamente (e chi vuole farlo infine?). L’ostinazione a essere contro il nuovo è una caratteristica dei Bestial Raids. Esistenti dal 2003, hanno all’attivo dodici registrazioni di cui due LP. Discuteremo l’ultimo arrivato.

Molte formazioni di questa nicchia metallica si orientano volentieri verso l’America settentrionale. I nostri eroi polacchi sembrano invece restare con i piedi sul Vecchio Continente e ci offrono piombo nero, denso e malvagio tipico per le lande europee, seppure le note iniziali ricordino i Blasphemy. I primi ascolti mi convinsero pochissimo a essere onesto. Oggi, dopo qualche giorno di pausa, invece, riesco a digerire le tracce del gruppo. Accenni crust appaiono qui e là nei pezzi. Il più chiaro è quello che troverete nella canzone "Slain God’s Tomb" che potrebbe essere spuntata dalla mente malata degli Archgoat. Credo che la qualità della musica offerta dal gruppo si sia comunque evoluta. Pensate che la causa sia stata il cambio alle pelli fra C. Frost e Desolator, portando così una ventata d’aria fresca? Chissà.

Il trio si apre un varco macellando esseri umani assolutamente inutili nelle file del metallo nero e mortale. Chi ha bisogno degli stili "core"? Chi ha bisogno di incidersi le braccia per sentirsi vivi? Chi ha bisogno dell’innovazione? Queste sono tutte domande cui i Bestial Raids hanno una risposta: nessuno!

Tutti quelli fra voi che non hanno particolari aspettative a riguardo della tecnica estrema ma che vogliono godersi musica solida come un pugno nei denti troveranno qui di che godere. Carta vetrata non ne esiste per levigare le punte e gli angoli di questo disco. Veri uomini la usano piuttosto per nettarsi il sedere dopo il bisogno. Chiedo: siete VOI veri uomini? Volete carta vetrata del quaranta? Volete i Bestial Raids? Mostratevi e alzate le vostre braccia irte di chiodi arrugginiti!

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DEATHHAMMER - Onward To The Pits


Informazioni
Artista: Deathhammer
Titolo: Onward To The Pits
Anno: 2012
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Hell’s Headbangers
Contatti: home.no/deathhammer
Autore: ticino1

Tracklist
1. Deathrashing Sacrifice
2. Voodoo Rites
3. Fullmoon Sorcery
4. Emperor Of Sin
5. To The Evil
6. Final Black Mass
7. Army Of Death
8. Seduced By The Flames
9. Lead Us Into Hell
10. Onward To The Pits

DURATA: 39:07

Siete già stati in vacanza, magari al mare, in un albergo? Il mattino, il tasso alcolico è ancora alle stelle, andate a colazione. Come solito, dopo le dieci, non c’è più nulla da mettere sotto i denti e allora impavidamente abbandonate il tanto meritato letto per approfittare del buffet. Non è la prima volta che mangiate una colazione sofferta in questo modo. Nel vostro delirio, notate vagamente che l’offerta non è molto diversa da quella ricevuta altrove. Dejà vu? Mancanza di originalità?

Cito: Forget trendy "party thrash" - DEATHHAMMER are here to annihilate posers with their highly anticipated second album, "Onward To The Pits".

Ecco, ho fatica a digerire alcune affermazioni pubblicitarie. Io sono il primo a godere come un porco ascoltando materiale di vecchia scuola. Un pezzo d’identità lo pretendo. I Deathhammer mi paiono un poco come il buffet citato sopra. Pigliano qualcosa qui e là, compongono un piatto che sarà servito al pubblico. Lo standard soddisfa tutti, o quasi… alcuni passaggi sono veramente eccellenti ma non soddisfano il palato viziato di chi ascolta metal da decenni.
Non fraintendetemi; la formazione suona thrash metal solido e deciso. Mi dispiace solo che manchi un poco di originalità nel tutto, solo l’impatto sull’ascoltatore conta. È vero: gli amici dell'old skull teutonico non ne saranno delusi.

Live? Io sarei il primo a saltare nella breccia.

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KAPTIVITY - Walk Into The Pain


Informazioni
Gruppo: Kaptivity
Titolo: Walk Into The Pain
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Lo-Fi Creatures
Contatti: Facebook - Myspace
Autore: Akh.

Tracklist
1. Intro
2. Kaptivity
3. Dawn Of The Immolated
4. The City Of Pain
5. Contaminated
6. Infected
7. Tortured
8. Burning Until The End
9. Obscure (Blind Path)
10. Outro (End Of Path)

Giungono a noi da Parma al loro esordio assoluto i Kaptivity, band nata nel 2008 e.v. dalle ceneri dei Candlelight; escono allo scoperto grazie al lavoro della Lo-Fi Creatures che li produce con un ottimo digipac più libretto veramente ben confezionato e che grazie all’artwork torbido e morboso già ci permette di entrare dentro il mondo del gruppo.

I nostri si presentano immediatamente con uno splendido biglietto da visita formato dall’intro e dal pezzo omonimo al gruppo in cui ci viene indicata la via del Death Metal old school in cui si evidenzia oltre alla potenza e decisione (decisamente più moderne), un attacamento a sonorità in bilico fra fine anni '80, scuola scandinava primi '90 (ascoltare l’arrangiamento in chiusura di "Dawn Of The Immolated" in cui i rimandi ai primi Entombed saranno chiarissimi) ed alcuni accenni americani del medesimo periodo.

Si prosegue quindi con un D.M. dal sapore mortifero, cupo, in cui l’intromissione di melodie funeste ben si accompagna alle ritmiche serrate e a certe cavalcate che promettono scapocciamenti violenti ("Kaptivity" ne è veramente l’esempio lampante) appena il volume del vostro stereo oltrepasserà i 50 decibel per la felicità incontenibile del vicinato.
Generalmente le chitarre lavorano doppiandosi, creando un wall of sound di sicuro impatto, merito anche di un basso che ispessisce la produzione e che fa notare ulteriormente quanto sia fondamentale per ottenere un effetto catacombale questo strumento, ma a volte per ricreare mood tetri e divagazioni atmosferiche le asce si scindono ottenendo risultati gradevoli all’orecchio marcio del sottoscritto. Ottima la prestazione vocale, sia per interpretazione che per la timbrica profondamente gutturale ma intelleggibile di Franz che ci riporta in lidi cavernosi, pesanti ed oppressivi come nel caso di "The City Of Pain" in cui tutte le influenze fuoriescono amalgamandosi alla perfezione.
In alcune circostanze affiorano piccoli arrangiamenti di tipica scuola slayeriana o camei di spunto Morbid Angel come nella accattivante "Contaminated" o in "Tortured", ma la cosa che ben mi fa godere è il bilanciamento costante fra violenza e antemicità, dinamismo e monoliticità. Qui vorrei spezzare una lancia in favore del lavoro svolto dalla batteria che riesce a creare davvero la quadratura del cerchio, unendo impatto e versatilità in questo "Walk Into The Pain", e all’ottima produzione eseguita dai Moonlight Studios, che ha saputo cogliere le peculiarita dei Kaptivity.

La chiusura di cd vede una ulteriore manifestazione di magistrale D.M. old school in "Burning Until The End" ed "Obscure" in cui i cambi di ritmo fanno immaginare sfaceli in sede live, in cui sarà difficile non essere posseduti dalle pennate e dall’ambientazione sulfurea che viene evocata prima di rigettarsi a testa bassa nel massacro più ferino e selvaggio, sempre sotto l’ala protettrice del sentiero più nero e scuro.

L’outro conclusivo è la lapide tombale con cui si congeda questo lavoro, un arpeggio acustico breve ma intenso che per certi versi ricorda la poeticità dannata dei Tiamat di "The Astral Sleep".

Questo è un album che ogni buon affezionato al Death Metal dovrebbe tenere in conto, se i gruppi citati vi hanno sempre fatto ingarzullire, se amate i Grave e la loro scuola, se i Serpent Ascending vi hanno sorpreso, se i Forgotten Horror vi hanno destato, se avete bisogno di vibrazioni sincere e maledette i Kaptivity faranno indubbiamente al caso vostro... sicuramente fanno al caso mio!

Il sigillo è stato infranto, il sentiero è stato aperto!

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ATER - De Aeterna Tragoedia


Informazioni
Gruppo: Ater
Titolo: De Aeterna Tragoedia
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/aterblackmetal - aterblackmetal.bandcamp.com
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Preludio
2. Kariot
3. Oltre Le Stelle
4. La Caduta Del Re Di Tebe

DURATA: 20:18

Gli Ater sono un gruppo attivo ormai da sette anni all'interno dell'underground torinese e hanno alle spalle un full, datato 2010 e intitolato "Oltre La Vetta".
A distanza di due anni da quel debutto di buonissima fattura (seppure gli spigoli da smussare fossero ancora più di uno) e dopo un radicale cambio di line-up, prende forma una nuova uscita: l'EP autoprodotto "De Aeterna Tragoedia".
Il livello generale della proposta è sensibilmente aumentato e la coesione e la volontà interne alla formazione hanno evidentemente raggiunto uno spessore tale da permettere ai nostri di sfoderare tutte le proprie capacità.
L'aura sacrale e maestosa di "Preludio" ci introduce a quello che è il primo vero e proprio pezzo del disco, "Kariot": bordate dal sapore epico e un riffing di matrice tipicamente scandinava (in più di un'occasione mi sono risuonati nella mente i Setherial di "Nord") si sposano alla perfezione con un andamento selvaggio e vibrante di nera passione.
"Oltre Le Stelle" è invece un ricettacolo di misticismo arcano, fiero e consapevole di avere l'opportunità di elevarsi al di sopra di ciò che è la mediocre miseria di cui è ricolma l'esistenza dell'essere umano medio.
In questa fase vi sono momenti di ispirazione Dissection e richiami a creature nostrane come Kaiserreich e Umbra Noctis, i quali vengono però evidentemente elaborati con passione e con una personalità dirompente che, oltre a donare un'identità ben precisa al Black Metal degli Ater, spazzeranno via agevolmente qualsiasi eventuale (improbabile, a dir la verità) sensazione di sterilità.
La chiusura è affidata a "La Caduta Del Re Di Tebe", pezzo con il botto, una commistione potente e solidissima tra gli elementi già incrociati nei pezzi precedenti, comprese le declamazioni in voce pulita (già presenti in "Kariot"), le quali aumentano maggiormente il pathos solenne che avvolge l'intero lavoro.
Nonostante la produzione casalinga, i suoni sono nitidi e molto ben calibrati e ad ogni strumento viene fornito il giusto spessore, siano le chitarre nei momenti di maggiore necessità melodica o le pulsazioni del basso e le cannonate della batteria quando la ritmica è chiamata alle armi.
Anche sotto il profilo lirico "De Aeterna Tragoedia" merita di essere esaminato: la trattazione della figura di Giuda Iscariota, il tema dell'elevazione e una composizione ispirata nientemeno che a "Edipo Re", la celebre tragedia di Sofocle, dovrebbero già stuzzicare a dovere il vostro appetito.
Ancora una volta ci viene dimostrato che molto spesso non dobbiamo cercare chissà dove per trovare prodotti validi e Arte.
Gli Ater meritano evidentemente supporto, vediamo di non farglielo mancare.
A proposito: a quanto ne so la stampa di "De Aeterna Tragoedia" è prevista in cento copie soltanto, sarà meglio muoversi, non credete?

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ATER


Informazioni
Autore: Dope Fiend

Formazione
Fez - Chitarra
I - Basso
Samael - Chitarra, Voce
Acharnoth - Batteria
Nebiros - Chitarra


È dall'underground torinese che giungono a noi gli Ater, formazione attiva da sette anni che ha rilasciato da poco il nuovo Ep "De Aeterna Tragoedia".

Ciao ragazzi, iniziamo con le presentazioni di rito: chi sono gli Ater? Volete aggiungere qualche nota biografica per chi non vi conoscesse?

I: Senza scendere troppo nei dettagli, gli Ater sono una formazione black metal attiva dal 2005 con origini tra Torino e Cuneo. Nel 2009 abbiamo pubblicato il nostro primo full "Oltre La Vetta" e dopo un cambio di formazione abbiamo ricominciato la nostra attività live e la stesura dei pezzi del nuovo album.


Dopo la pubblicazione del primo full, "Oltre La Vetta", si è verificato tra le vostre file un radicale cambiamento di line-up. Senza necessariamente voler entrare nel merito dell'accaduto, quali sono i vantaggi e gli svantaggi che queste defezioni hanno apportato al gruppo?

I: Punti di vista: con i vecchi componenti c'era un affiatamento del tutto particolare ma problemi e scelte di natura personale ci hanno portati a un bivio in cui abbiamo dovuto fare a meno della partecipazione di due ottimi elementi. Le "new entry", se così si possono chiamare dato che condividono la nostra storia da anni, hanno aderito perfettamente alle nostre aspettative, quindi oltre a una sorta di nostalgia per i "bei tempi" non abbiamo notato svantaggi ma anzi abbiamo avuto la possibilità di crescere dal punto di vista tecnico.


"Oltre La Vetta" era un buon disco seppure soffrisse ancora un po', a mio giudizio, di una latenza di personalità che invece fuoriesce prepotentemente dai nuovi pezzi. Come è cambiato il vostro modo di comporre? Da allora in cosa e quanto siete cresciuti come band e come singoli membri?

F.: Ti ringrazio dell'apprezzamento. Il modo di comporre non è cambiato, sono passati gli anni e di conseguenza è cambiato il modo di elaborare le influenze musicali in modo più personale. Di certo l'ascoltatore potrà ritrovare dei temi ricorrenti nel mio modo di comporre che, pur maturando, ha uno stilema preciso. Compongo sempre da solo in casa ma i consigli e le opinioni che mi danno costantemente gli altri membri fanno sì che i pezzi si formino con un gusto che prende anche molto dalle loro personalità, "De Aeterna Tragoedia" rispetto a "Oltre La Vetta" ha molti più pezzi arrangiati a dieci mani piuttosto che soltanto dalle mie.


Ritengo che uno dei punti di forza di "De Aeterna Tragoedia" sia la capacità di far confluire diverse influenze (primi Setherial e Dissection sono alcuni nomi che ho percepito) filtrandole attraverso una forte identità propria. Quali sono i vostri riferimenti musicali? Quali sono le formazioni che più hanno influito sul vostro modo di far musica?

F.: La scuola svedese mi ha influenzato parecchio, Dark Funeral in primis. In "Oltre La Vetta" il vecchio batterista (Shadowmaster) ha contribuito alla stesura di alcuni dei pezzi e la sua influenza derivava più dalla scuola norvegese dei primi anni '90, anche se la mia linea compositiva era più presente rispetto alla sua. Dai tempi della stesura dei pezzi di "Oltre La Vetta" a quelli di "De Aeterna Tragoedia" è passato del tempo, è quello che modifica il modo di comporre, oltre ovviamente al crescere della propria maturità personale.


A livello tematico vi siete distaccati dal recente passato, andando a scavare più nell'initimità del concetto di "tragedia". In "La Caduta Del Re Di Tebe" è palese l'ispirazione a "Edipo Re" di Sofocle ma, a livello generale, quali sono gli elementi chiave che vi hanno invogliati a trattare questo tipo di tematica?

Samael: Sin da bambino sono stato molto affascinato dalla cultura classica e dalla mitologia greca, che continuo a considerare, al pari del Cristianesimo, la matrice prima dell'Europa mediterranea, e nella vicenda di Edipo mi ha molto stuzzicato il rapporto tra cecità e conoscenza. Soprattutto mi ha sempre attratto Tiresia, l'indovino cieco. Il fulcro del testo è la consapevolezza nella resa, o meglio, nella presa di coscienza tramite l'accettazione, e la successiva catarsi. A Tiresia è donata la preveggenza, simbolo di conoscenza pura e as-soluta, il momento in cui viene privato della vista, che è sin dalla nascita il nostro primario strumento di indagine. Tiresia è in un rapporto quasi chiasmico con Edipo. Per Tiresia la cecità è la via che conduce alla conoscenza, per Edipo la conoscenza è il mezzo che conduce alla cecità. Cecità catartica in quanto porta al distacco dal contingente. Abbiamo cambiato tematiche semplicemente perché siamo cresciuti, e la vita stessa è cambiamento. Ho sempre scritto delle cose che mi passavano in testa in quel momento, i miei testi sono un modo per esternare le mie riflessioni del periodo tramite immagini e metafore, quello che per il pubblico è un concept per me è soltanto un passaggio.


In quanto bassista, non ho potuto fare a meno di notare l'evidenza data al basso nei vostri pezzi e questo è un ulteriore punto a favore, dal momento che, in molte uscite Black Metal, questo strumento viene relegato ad un ruolo di partecipazione minima. Mi viene quindi spontanea una curiosità: il vostro distacco da questa malsana "abitudine" è avvenuto spontaneamente o ci avete lavorato in maniera particolare?

I: Da bassista, ti dirò, il tutto mi viene naturale. Ascolto musica a 360°, sono moderatamente schizzato e credo che ciò mi sia stato di grande aiuto nell’arrangiamento delle mie linee. Il risalto dato nella produzione è una sorta di "deformazione professionale", in quanto ho curato le fasi di mixaggio e di mastering dell’EP.


Riallacciandomi alla domanda precedente mi inoltro nel discorso produzione: vi siete autoprodotti ottenendo risultati più che ammirevoli, credete che di questi tempi, per una band, l'autoproduzione sia la via migliore per mantenere il pieno controllo del proprio operato?

I: Dipende dai casi: se si ha la possibilità di avere una propria sala attrezzata con gli strumenti necessari l’autoproduzione è sicuramente un ottimo strumento. Anche noi siamo rimasti sorpresi dalla resa finale dell’EP ed è un esperimento che sicuramente ripeteremo. Non essendo sotto la pressione economica di uno studio di registrazione forse si tende a dilatare i tempi e comunque il risultato finale discosterà sempre in termini qualitativi da chi fa questa attività come mestiere a tempo pieno, ma la soddisfazione è stata comunque grande.

F: Prima di tutto un disco lo si registra per se stessi, per soddisfazione personale insomma. Spenderci dei soldi comporta spesso il non rientrare nelle spese e il risultato può non essere ciò che ti aspettavi. "Oltre La Vetta" è stato registrato in studio ma la resa finale non era quella che ci aspettavamo, complice anche la nostra inesperienza. Con "De Aeterna Tragoedia", abbiamo sperimentato l'autoproduzione totale spendendo molto più tempo su cosa volevamo migliorare.


Ho letto nella vostra biografia che siete alla ricerca di un'etichetta. Fate un piccolo appello: esponete i motivi per cui, secondo voi, una label dovrebbe proporvi di entrare a far parte del proprio roster.

Non ci sono motivi per fare un appello, ascoltate il disco.


Si parla spesso del concetto di "underground" ma qual è il suo significato nell'era di Internet, in cui tutto è alla portata di tutti? Qual è, secondo voi, la valenza di questo modo di porsi in maniera quasi "elitaria" nei confronti del pubblico?

I: Credo che il vero Underground sia sotto quattro metri di terra umida in compagnia dei vermi; certo, è ovvio che nei primi anni di attività la tua visibilità sarà bassa, ma questa mania di fregiarsi di essere underground sinceramente non l’ho mai capita.

Samael: Il momento in cui c’è la possibilità di far entrare del vero denaro nelle tasche del gruppo vedi dove va a finire l’underground. Siamo tutti buoni a fare i santi senza tentazioni, non si è underground per scelta, si è underground per necessità.

Nebiros: Dopo dieci anni come musicista, credo che l’underground sia il concetto che fa "true" e che ti esalta quando hai diciotto anni. Credo che se un gruppo volesse rimanere underground sul serio, non farebbe live né tantomeno registrerebbe un disco. Si può avere attitudine e coerenza anche senza essere underground.


Cosa ne pensate della scena italiana? E, nello specifico, di quella torinese?

Samael: In Italia sono stati prodotti dischi eccezionali, basti guardare ai lavori di Spite Extreme Wing, dei primi Aborym, dei Forgotten Tomb e dei Tenebrae In Perpetuum, e a "Fulgures" degli Janvs che ritengo uno dei migliori lavori degli ultimi anni. Attualmente la scena italiana è un po’ morta, ci sono buoni gruppi, ma le produzioni effettivamente innovative e con una forte identità al momento sono poche, come d’altronde sono poche in tutto il mondo. Il black metal ha bisogno di evolversi, ha bisogno di sperimentazione. Ci siamo tutti fossilizzati sugli stilemi di quindici anni fa, è venuto il tempo di osare anche nel più conservatore tra i generi musicali. La scena torinese poco alla volta sta tornando in vita, le nuove leve sono meritevoli e, senza fare nomi, forse uno o due gruppi salteranno fuori.

Nebiros: Credo che la scena italiana negli ultimi anni abbia perso non poco smalto. Quelle che erano realtà interessanti fino a qualche anno fa hanno fatto un balzo in avanti, mentre di nuove proposte interessanti ne sono spuntate molto poche a mio parere. Di ciò però non si può attribuire la colpa solo alle nuove generazioni o alla scena in sè, ma anche a tutta l’organizzazione che ruota intorno ad essa. Non è un mistero che diventi sempre più difficile, soprattutto per chi è all’inizio, trovare un posto dove suonare senza essere abbandonati a se stessi, o rientrare anche solo un minimo delle spese che una passione come suonare musica comporta. A questo c’è da aggiungere anche l’esterofilia che gioca anche il suo ruolo, seppur in modo minore.


Molto spesso parlo e rifletto sul fatto che, a mio avviso, l'Industrial Black Metal (prendendo ad esempio band come Diabolicum, Neo Inferno 262 e così via) sia una delle evoluzioni più consone alla natura del genere da cui deriva. Qual è il vostro pensiero al riguardo?

I: Ho ottimi ricordi della svolta degli ...And Oceans con gli Havoc Unit, per il resto non mi sono mai addentrato particolarmente nel genere, quindi non ti saprei dire... Sono però convinto che sia un genere musicale talmente vasto e aperto alle emozioni che non ci sono potenzialmente limiti alle contaminazioni. C’è chi preferisce suonare come vent’anni fa e chi abusa di sintetizzatori e drum machine... sinceramente non ci trovo nulla di male.


Quali sono stati gli avvenimenti e i dischi fondamentali nella vostra vita di musicisti?

Nebiros: Probabilmente gli avvenimenti principali nel mio essere musicista sono stati sicuramente i primi giorni in cui muovevo i primi passi come chitarrista e il mio primo live. Disco fondamentale direi che è stato "At The Heart Of Winter" degli immortal, il primo disco che mi ha fatto apprezzare sonorità decisamente più heavy rispetto ai miei ascolti usuali, essendo cresciuto ascoltando le vecchie glorie dell’hard rock come Aerosmith o Alice Cooper. Da lì è partito poi tutto...

I: Ogni singolo passo è stato fondamentale, specialmente quelli che mi hanno avvicinato a generi musicali completamente differenti. Per quanto riguarda il metal ho sempre ammirato lo stile compositivo e d’esecuzione di Steve DiGiorgio, ma non sono portato ad avere miti a cui ispirarmi, anche se indirettamente l’influenza arriva.

Samael: Sono nato in una famiglia cultrice del cantautorato italiano e poco alla volta, cominciando a suonare la chitarra, mi sono diretto prima verso il rock e l’hard rock in lingua inglese e poi verso lidi più estremi. Continuo a conservare una forte passione per la musica leggera e penso che i dischi che hanno lasciato tracce più profonde nella mia vita siano stati "The Wall" dei Pink Floyd e "The Unforgettable Fire" degli U2. Per quanto riguarda il black metal sicuramente "Herbstleyd" di Nargaroth e "Apparitia" dei Celestia.

Acharnoth: Ho iniziato a suonare controvoglia il pianoforte con un'impostazione classica. Questo è uno degli strumenti preferiti di mio padre e riesco ancora a ricordarmi l'oppressione del solfeggio e della didattica: ciononostante questo è stato davvero l'inizio perché grazie a queste basi ho avuto la possibilità di scrivere e comporre musica in maniera del tutto semplice approcciandomi allo studio della batteria con rudimenti e tecniche, prima di tutto lo stick control. Ho avuto modo di conoscere il genere Metal e uno dei gruppi che mi ha influenzato maggiormente sono stati gli Slipknot: questo tipo di drumming ha forgiato in maniera indelebile i pattern e i fill di batteria che uso frequentemente anche negli Ater; la vera svolta per il drumming è stata la scoperta dell'album "Demigod" dei Behemoth dove l'esecuzione precisa e non scontata di Inferno mi ha posto nuovi obiettivi. Da allora il blast non è diventato esclusivamente una serie di colpi con la stessa dinamica bensì fraseggio in aiuto alle linee dinamiche del pezzo.

F: Come disco fondamentale citerei "The Number Of The Beast", mi ha fatto scoprire questo mondo. Sono cresciuto con gli Iron Maiden, passando poi al thrash, al power e al death metal. Il black metal è stata una scoperta tardiva arrivata verso il 1999 quando un amico mi ha fatto ascoltare "Nightwing" dei Marduk. Il fondersi delle sonorità melodiche con la malvagità del cantato (considero ancora Legion come uno dei migliori cantanti black metal) assieme ai blast beats ad alti bpm mi ha folgorato.


C'è che dice che la facilità del web abbia snaturato il modo di concepire e vivere questa musica, c'è chi dice che invece siano molto i vantaggi di questa tecnologia e poi ci sono coloro che, semplicemente, sposano un punto di vista intermedio. Quali sono (stati), a vostro avviso, gli effetti positivi e negativi dell'avvento di tutti questi immediati mezzi di comunicazione?

I: Dal punto di vista della visibilità è un ottimo mezzo sia per la band sia per chi è alla ricerca di nuova musica, senz’ombra di dubbio. Il "problema" è che forse ha sdoganato in maniera eccessiva la musica e strumenti per crearla, rendendola alla portata sia di appassionati ma anche di gente annoiata che ha perduto la cognizione di cosa sia ascoltare con la testa un disco.

Samael: Internet è un mezzo potente, senza Internet probabilmente mi sarebbero sfuggite una buona parte delle cose che ascolto attualmente. Il costo medio del cd è esageratamente elevato, e penso che sia concedibile e lecito un ascolto gratuito a tutti. Il pagamento del cd a mio avviso deve essere soltanto un contributo all’artista, se volessimo guadagnare suonando di certo non suoneremmo black metal. Il rovescio della medaglia è che, quando hai a disposizione gratuitamente una quantità di musica illimitata, l’ascolto medio diventa molto superficiale. Ricordo che quando ero ragazzino ascoltavo certi dischi in loop per giorni e giorni, ne avevo pochi ed ogni volta che ne acquistavo uno era un evento ed era un pezzo da far girare nel lettore finché non diventava illeggibile. Se il disco non mi faceva impazzire andava bene lo stesso, ci avevo speso dei soldi e continuavo ad ascoltarlo comunque finché non ci trovavo qualcosa che mi piaceva. Al giorno d’oggi un disco scaricato dopo due ascolti è promosso o bocciato, e il disco che bocciamo finirà irrimediabilmente nel dimenticatoio senza seconde chances perché avremo subito qualcos’altro con cui rimpiazzarlo. E se avessimo dovuto ascoltare quel disco soltanto due volte in più per comprenderlo e apprezzarlo?


Avete di fronte una persona che non vi conosce: cosa direste per convincerla a buttare un'orecchio al vostro nuovo EP?

Non sapremmo veramente cosa dire, cadremmo nei soliti clichè. Semplicemente ascoltate il disco.


Attività live: come vanno le cose su questo fronte? Qual è la risposta media del pubblico alle vostre esibizioni? Ci sono date già confermate che potete comunicare ai nostri lettori?

Samael: L'attività live funziona, i nostri pezzi rendono bene dal vivo e poco alla volta stiamo acquisendo l'esperienza necessaria per fare uno show all'altezza. La risposta del pubblico è abbastanza varia. Abbiamo suonato davanti a cento persone immobili e a trenta che distruggevano tutto, e sinceramente continuo a preferire i concerti con poca gente veramente coinvolta a quelli con un centinaio di sagome a braccia conserte. Mi è sempre stata sul culo l'attitudine "no fun" di molti blackmetaller italiani. Ho sempre creduto nella teoria dello scambio di energie, un gruppo da tanto quando il pubblico da qualcosa al gruppo. Un pubblico completamente statico di certo non può pretendere una performance eccezionale da parte di chi sta sul palco.


Rimanendo in tema di concerti, se aveste la possibilità di suonare con cinque gruppi a vostra scelta (sia del passato che del presente) su quali ricadrebbe le vostra scelta e perchè?

F.: Summoning per le atmosfere incredibili che renderebbero, Watain per la malignità con la quale suonano, Abigor o Deathspell Omega per la pazzìa e la trance compositiva, Marduk per la distruzione sonora e ovviamente Immortal solo per il fatto di vedere Abbath nel backstage che fa la sua classica camminata.

I: Pur c’entrando poco direi Sunn O))), Nachtmystium, Emperor, Enslaved ed Arcturus.

Samael: Manowar, perché sono il più grande gruppo heavy di sempre, nonché i miei iniziatori al genere. Virgin Steele, amo i loro testi e la loro "spinta eroica", Nachtmystium, Immortal, i Bathory del periodo centrale.

Acharnoth: Ai miei compagni di gruppo la risposta apparirà scontata... Behemoth: il mio gruppo preferito!

Nebiros: Immortal per la grande influenza che hanno avuto i loro dischi per me, aggiungerei poi Marduk, Gorgoroth, Dissection e uscendo totalmente dalla scena estrema sarebbe fantastico suonare per Alice Cooper!


Gli ultimi tre dischi che avete ascoltato?

I: Deathconsciousness - "Have A Nice Life", Parasomnia - "Colosseum", Trans-Love Energies - "Death In Vegas".

F. : Abigor - "Fractal Possession", Deathspell Omega - "Paracletus", Ascension - "Consolamentum".

Samael: Sean Rowe - "Magic", Woods Of Desolation - "Torn Beyond Reason", Rome - "Flowers From The Exile".

Nebiros: Alcest - "Les Voyages De L'Ame", Les Discrets - "Ariettes Oubliées", Buckethead - "Crime Slunk Scene".

Acharnoth: Behemoth - "Evangelion", Dying Fetus - "Descend Into Depravity", Ascension - "Consolamentum".


Cosa possiamo aspettarci dagli Ater nel prossimo futuro? Quali saranno i vostri prossimi passi?

I: Una buona base di partenza sarebbe terminare l’arrangiamento delle nuove canzoni per registrare il secondo full, fare quanti più concerti possibile in Italia e all’estero e, soprattutto, trovare una etichetta.


Bene ragazzi, l'intervista è conclusa. Un grazie per la disponibilità e i migliori auguri per i vostri piani futuri. Augurandomi di avere nuovamente occasione di trattare vostro materiale, vi cedo la parola ancora una volta per un saluto ai nostri lettori.

Grazie a te per l’intervista e per lo spazio concessoci! Grazie anche a chi è arrivato fino alla fine. I nostri contatti sono:
facebook.com/aterblackmetal
aterblackmetal.bandcamp.com (in cui è presente il disco "Oltre La Vetta" acquistabile in formato digitale)
aterblackmetal@gmail.com

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JOE THRASHER


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Jim Shurben - Batteria
Matt Ingram - Chitarra, Voce
Scott Wark - Voce, Basso


I Joe Thrasher sono per il sottoscritto una fra le più valide realtà all'interno del movimento revivalistico del thrash, i due dischi prodotti, "Metal Forces" e "Cries Of War", sono due piccole gemme. È quindi con piacere che mi accingo a conoscerli meglio.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come ci si sente ad aver ricevuto ottimi riscontri e supporto da molti appassionati del thrash? Posso tranquillamente dire che "Cries Of War" rientra fra le i migliori uscite nel genere nell'anno 2011.

In primo luogo, grazie per le belle parole e per il sostegno. Siamo molto grati per l'enorme supporto che riceviamo dai fan del metal di tutto il mondo. È una grande cosa vedere che piacciamo a così tante persone. E, grazie a Facebook e a tutti gli altri social network, è incredibile vedere quanto si è diffusa la nostra musica in tutto il mondo. I feedback e il supporto sono toccanti, ci aiutano ad alimentare la nostra causa e ci danno una spinta aggiuntiva.


Come nascono i Joe Thrasher e perché questo nome?

L'ex chitarrista, Jose, e io eravamo appena usciti dalla line-up di una band death metal locale, i Deamon, ed eravamo impazienti di mettere su qualcos'altro. A entrambi piaceva di più il thrash del death e quindi abbiamo iniziato a parlare di fondare una band di cover thrash. Nello stesso periodo, gli dèi del metal mi hanno fatto incrociare un amico del mio vecchio quartiere, Jim. Sapevo che era un batterista e ho scoperto che non militava in nessuna band in quel momento. Jose e io ci siamo incontrati con lui e abbiamo iniziato a suonare alcune cose, come Slayer, Anthrax, Mortal Sin, ecc., con lui. Jim non amava particolarmente quelle band e dal primo minuto mi aveva colpito il suo modo di suonare. Quindi abbiamo iniziato a provare in studio e abbiamo fatto enormi progressi in pochi anni, arrivò Scott alla voce, Jose fu allontanato e al basso arrivò Gumby. Poi Gumby uscì e Scott prese il basso per farci diventare il trio che siamo ora. Non potevo immaginare di suonare con un gruppo migliore. Il nome è stato frutto di un altro momento in cui gli dèi del metal ci parlarono. Ci era spuntato in testa Joe Thrasher, tutti abbiamo pensato che fosse eccezionale e unico e quindi lo usammo! E, dopo più di nove anni, ancora lo amiamo.


Dei vostri dischi ho sempre apprezzato il modo "nudo e crudo" eighties d'impostare i pezzi, quali sono le band che avete avuto come punti di riferimento in questi anni?

Ci viene naturale creare canzoni che sono abbastanza semplici, solide e divertenti. Io personalmente annovero tra le mie più grandi influenze Guns 'N' Roses, Slayer, Anvil, Motorhead, Beatles, AC/DC e tonnellate di altri. Jim direbbe probabilmente alcuni degli stessi ma lui ha anche una pesante influenza punk nel suo drumming, che si adatta incredibilmente bene. Scott ha pure lui le stesse influenze ma ha anche un bagaglio enorme di NWOBHM e speed metal come Exciter, ecc. Quando Scott si unì alla band, il nostro songwriting cambiò molto (Scott è diventato il maggiore compositore) e con le sue influenze indirizzò davvero la band in una nuova (impressionante) direzione. Le sue capacità di scrittura delle canzoni erano proprio ciò di cui avevamo bisogno per consolidare quello che stavamo facendo.


Com'è nata la passione per il thrash? Come vi siete avvicinati al genere e cosa vi ha fatto pensare fosse la strada giusta da seguire?

Un naturale processo di estremizzazione credo. I primi a colpirmi furono gli AC/DC quando avevo circa sette anni, poi i Guns 'N' Roses quando avevo circa dodici anni; poi Ozzy, Metallica, Pantera e infine Slayer. Da loro mi sono avventurato nel death metal che però, dopo un paio di anni, iniziò ad annoiarmi e mi resi conto che era il thrash ciò che veramente amavo. Con l'entrata di Scott nella band, ho sicuramente scoperto l'amore per lo speed metal e il metal più tradizionale. Man mano che il nostro songwriting continua, sto notando che i Joe Thrasher sono molto più diversificati rispetto a una normale band thrash e sto cercando di scavare in questa diversità.


Non amo particolarmente la polemica ma quando ci vuole ci vuole, la scelta di perseguire la via dell'autoproduzione è stata dovuta a una mancanza di offerte "decenti" da parte delle label? Se fosse così, quali sono secondo voi i criteri per il quale un'etichetta dovrebbe scegliere di supportare il progetto Joe Thrasher?

Rilasciare "Cries Of War" con i nostri soldi era la cosa migliore. Abbiamo ricevuto offerte da alcune etichette ma alla fine abbiamo deciso che la nostra più grande scommessa fosse proprio di autoprodurci e poi lavorare alla distribuzione il più possibile. Le label con cui contrattavamo sarebbero state di grande aiuto ma avevamo già rotto ancora prima della stampa iniziale (e magari abbiamo anche perso dei soldi). Quindi abbiamo fatto da soli, spendendo un po' di più per la prima stampa dello stesso numero di unità. Siamo tutti favorevoli al supporto di un'etichetta e siamo attivamente alla ricerca di qualcuno che ristampi "Cries Of War" in vinile e magari anche "Metal Forces", in modo che le cose fondamentali (registrazione, costi dell'artwork, ecc.) siano già curate e che le finanze siano un problema minore. Il criterio sarebbe che una label sia appassionata a ciò che noi stiamo facendo e che ci dia una giusta quota che ci consenta di andare avanti.


Siete attivi praticamente da una decade, com'è cresciuta la band? Quali sono gli ostacoli più duri che avete dovuto affrontare? Vi siete tolti un paio di sassolini dalla scarpa dopo queste due ottime release?

Ho già accennato di come ci siamo evoluti ma quando abbiamo iniziato con il songwriting (prima dell'arrivo di Scott) le nostre canzoni erano puramente thrash. Veloci, più tecniche, non lineari. Con l'influenza di Scott, le nostre canzoni hanno acquisito una componente heavy-thrash, fluiscono meglio e in maniera più lineare. Per me una grande canzone è tale quando mantiene una struttura abbastanza semplice e che deve essere coerente con l'intero brano. Quando si inizia a lavorare con tempi dispari e riff complessi, questo deve essere in sintonia con il resto della canzone se si vuole ottenere una grande canzone in cui le persone possano facilmente identificarsi. Anche con voci che ti fanno cantare, un ritornello orecchiabile o altri piccoli appigli. Abbiamo sicuramente ottenuto molto di più con il metodo attuale. Con i Joe Thrasher sembra che tutti gli ostacoli siano abbastanza facili da superare, come se fossero solo una naturale progressione per arrivare a qualcosa di meglio, ad esempio i membri che se ne vanno; niente di tutto questo è mai stato un ostacolo per noi, solo un passaggio per ottenere qualcosa di migliore e ripartire da dove ci eravamo fermati non è mai stato difficile. È una soddisfazione incredibile avere un album finito tra le mani. È il risultato di tutto il divertimento e di tutto lo stress accumulato durante le registrazioni per avere il disco finito. È incredibile vedere poi tutto il duro lavoro alla fine giunto a compimento avendo un disco fisico in mano, è una grande liberazione di sicuro. Ed è anche un po' la chiusura di una porta e l'apertura di una nuova, quindi è anche bello da vedere.


Avete la possibilità di presentare "Metal Forces" e "Cries Of War" a un pubblico che non ha ancora avuto modo di ascoltarli, quali pezzi simbolo scegliereste e quali sono gli aggettivi che identificano al meglio il carattere di entrambe le prove?

Direi di ascoltarli tutti, sono album brevi, con venti canzoni e complessivamente circa un'ora di musica, veloce e dura, senza filler. Alcuni pezzi cardine secondo me: "SST", "Speed ​​Kills", "Homicide", "We Are The Ones", "Cries Of War". Tutta bella roba e "Metal Forces", anche se è più grezzo e meno lucido, contiene grandi canzoni. Abbiamo fatto tutto questo da soli con l'aiuto del nostro amico Scott Cameron per il missaggio. Abbiamo registrato da soli la batteria, il che ha finito per dare un sacco di problemi più tardi nella fase di missaggio! "Cries Of War" ha un songwriting migliore, suona meglio, ha una produzione e una grafica migliori. Abbiamo migliorato tutto un po' con "Cries Of War".


Parlare di scena canadese e thrash mi rende impossibile non nominare artisti quali Voivod, Sacrifice, Slaughter, Razor e Annihilator. Cos'hanno lasciato e continuano a lasciare in eredità a chi si cimenta in questo stile? Qual è il vostro pensiero su ognuno di essi?

Penso che le più grandi influenze della scena canadese siano Annihilator, Anvil e Exciter. Gli Anvil sono rocciosi, con grandi atmosfere e groove. Gli Exciter hanno un'energia feroce. Gli Annihilator godono di un grandissimo lavoro alla chitarra. Le altre band che hai citato non hanno avuto un enorme impatto su di me ma tutte hanno dato un enorme contributo alla scena metal canadese e hanno fatto grandi cose. Altri degni di nota per me sono i Piledriver e, più recentemente, Goat Horn, Aggressor, Fatality e Metalian sono un gradino più in alto secondo me.


Com'è in Canada la situazione thrash odierna? Ci sono formazioni che vi sentireste di consigliare per un ascolto ed eventuale acquisto?

Anche in questo caso dico Aggressor, Fatality e Metalian. In aggiunta consiglio Signs Of Chaos, Sanktuary, Skull Fist, Diemonds, Goat Horn e Cauldron. Ci sono tante grandi band metal in Canada in questo momento e la lista potrebbe continuare a lungo. Me ne mancano alcune grandi, ma non mi vengono proprio in mente al momento.


Ogni tanto rispunta fuori la "vecchia favoletta" che l'underground vada supportato sempre e con costanza, stranamente i siti sono inondati da notizie e spazi dedicati alle grandi realtà come Megadeth e Metallica (la lista sarebbe lunga) che nell'ultimo periodo hanno dato più "dolori di pancia" che altro (l'accoppiata "Lulu" / "Beyond Magnetic" è disarmante). Non è controproducente rendere comunque e forzatamente onore a certe realtà più per il loro passato che per quanto hanno fatto negli ultimi vent'anni nei quali sono state "assenti" (o quasi) dal produrre musica decente?

Beh, non voglio criticare nessuno di questi gruppi. Band come i Metallica sono grandi. Hanno un'importanza storica e, anche se forse la loro musica non è grande come lo era nel 1983, stanno facendo quello che amano fare e ci sono ancora migliaia, se non milioni, di persone felici che siano ancora lì. Per me, tanto di cappello a loro. Per quanto riguarda "Lulu", secondo me è bello vedere una band come Metallica che sa essere sperimentale in questo modo. Anche con "Load" non sono rimasti ancorati agli standard di "Master Of Puppets", e hanno sfornato alcune grandi canzoni. I gruppi underground devono lavorare duro per ottenere esposizione, devono andare dove essa si può trovare. Ottenere visibilità è sicuramente una strada in salita ma bisogna compiere ogni sforzo per ottenere sempre un po' di più e cercare di essere creativi con il modo di farsi notare. Le persone supportano le band underground, è una cosa bellissima e il mio ringraziamento va a tutti loro.


Avete avuto modo di portare i pezzi di "Cries Of War" in giro?

Certo! Suoniamo tutte quelle canzoni live e lo facevamo già prima che "Cries Of War" uscisse. Sono tutte belle canzoni, davvero divertenti da suonare dal vivo!


Com'è stata la vostra prima esibizione live? E l'ultima? Ci sono degli aneddoti legati a incontri o situazioni particolari accadute "on stage" delle quali ci vorreste mettere al corrente?

Il nostro primo concerto è stato in un negozio di Pita. C'era poca gente e ricordo che avevo un cazzo di mal di gola e l'evento fu quasi cancellato. Si trattava di un concerto all'ultimo minuto e noi eravamo accecati dalla voglia di suonare! Il nostro primo concerto "vero" è stato circa una settimana dopo con Goat Horn e Rammer ed è stato incredibile. Il posto era gremito di persone, era la prima volta che il bar faceva un live metal e non erano preparati [ride]. Mi ricordo che a metà serata il bar era sold out di alcol, [ride di nuovo]! Il nostro ultimo concerto è stato fantastico, in un nuovo locale a Ottawa, il The Brass Monkey, un posto meraviglioso per concerti metal, con una sala da biliardo, un bel palco, un suono decente, birra a poco prezzo. Ai concerti ci divertiamo tantissimo, sono sempre una festa! Abbiamo fatto un sacco di concerti negli ultimi otto anni e molti di loro sono stati incredibili, notti magiche. Ecco una bella storia che ha ispirato "Metal Til You Puke" in "Cries Of War". Noi abbiamo suonato un sacco di live con gli Anvil. Una sera a Ottawa, Robb stava pestando come un forsennato sulla batteria come sempre, lui è uno dei miei batteristi preferiti e uno dei più grandi al mondo. Sono grato di aver avuto l'opportunità di vederlo suonare a pochi metri di distanza... comunque dopo che gli Anvil finirono, lui iniziò a vomitare come un matto: metal til you puke! Dopo mi disse che aveva iniziato a non sentirsi bene circa a metà del set ma ancora pestava come un pazzo. Poi abbiamo scherzato su "metal til you puke" e poco tempo dopo ho iniziato a scrivere il pezzo, che era un po' un omaggio agli Anvil.


C'è un festival al quale vorreste partecipare o una band con la quale vorreste assolutamente condividere il palco?

Oh sì, cazzo! Qualunque festival, li vorrei fare tutti! Il Wacken sarebbe sicuramente vicino alla parte più alta dell'elenco, in Canada l'Heavy TO / Heavy MTL, D-Tox Rockfest, Bluesfest. Negli Stati Uniti il Rock On The Range e l'Ozzfest. Altrove il Sonisphere, il Download, l'Headbangers Open Air, ecc., a tutti i festival mi piacerebbe suonare, non importa se grandi o piccoli. Band con cui vorrei suonare: più o meno tutte. Sarebbe bello suonare in tour con tutte le band metal.


Cinque dischi che vi hanno cambiato la vita e cinque che non avreste mai voluto ascoltare?

Il primo cambiamento nella mia vita musicale fu vedere Marty McFly che suonava "Johnny B. Goode" in "Ritorno Al Futuro". Questo mi fece desiderare davvero di suonare e fare rock!
I dischi che mi hanno cambiato la vita:
Guns 'N' Roses - "Use Your Illusion I" e "Use Your Illusion II"
Ozzy Osbourne - "No More Tears"
AC/DC - "Back In Black"
Pantera - "Cowboys From Hell"
Metallica - "Black Album"
Non ho davvero alcun rammarico verso nulla che abbia ascoltato. Se penso che sia un album di merda, cercherò di assorbirlo come qualcosa che non voglio fare musicalmente e lo evitarò in futuro.


Cosa c'è nel futuro dei Joe Thrasher? Programmi? Un nuovo disco già in lavorazione o ...?

Andare avanti e puntare in alto. Abbiamo la musica nel sangue e grandi sogni. Abbiamo tenuto in piedi tutto questo per quasi dieci anni ormai, questa è la band in cui ognuno di noi tre era destinato a suonare. Questo è solo l'inizio.


E anche stavolta mi fermo, l'intervista è arrivata al termine, vi lascio quindi la parola per concluderla come meglio credete.

Grazie per l'opportunità, è stato davvero bello rispondere a quest'intervista. Grazie per il supporto. Per tutti i metallari lì fuori: fate un giro su www.joethrasher.com, ci sono tonnellate di bella roba da ascoltare/guardare/leggere/ecc.! Un grazie a tutti coloro che ci sostengono e ci aiutano a realizzare i nostri sogni! METAL!!!!

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JOE THRASHER (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Dope Fiend

Formazione
Jim Shurben - Drums
Matt Ingram - Guitars, Vocals
Scott Wark - Vocals, Bass


Joe Thrasher is, in my opinion, one of the most capable Thrash revival bands, and the two albums they've released so far, "Metal Forces" and "Cries Of War", are indeed two little jewels. It is with great pleasure, then, that i'm about to get to know them a little better.

Welcome to Aristocrazia Webzine! How do you feel after having received so much feedback and support from so many thrash fans? I can easily say that "Cries Of War" is undoubtedly one of the best thrash releases of 2011.

Firstly, thanks for the kind words and support. We're really grateful for all the great support we get from metal fans around the world. It's a great thing to see that we excite so many people.. and with facebook, and all the other social media sites, it's amazing to see it spread throughout the world. The feedback and support is touching and definitely helps fuels our cause and gives us an added push.


How was the band given birth, and why did you choose this name?

Former guitarist, Jose and I had both recently quit a local Death Metal band, Deamon and were itching for something to do musically. Both of us were more into Thrash than death metal so we started talking about starting a Thrash cover band.. around the same time, the metal gods, made me cross paths with an old neighbourhood aquintenance, Jim.. who I know was a drummer and found out didn't have anything musically going on. Jose and I met up with him and we played him some stuff we were into playing.. like Slayer, Anthrax, Mortal Sin, etc.. Jim hadn't had much exposure to those bands and was right into from the minute I hit play. So we started jamming and having a blast.. fast forward a few years, Scott join on lead vocals and Jose moved away, our brother Gumby was on bass... Then Gumby eventually quit and Scott picked up the bass to give us this 3-piece metal trio we've got now. I couldn't imagine playing with a better suited group. The name... another moment when the Metal Gods spoke to us.. "Joe Thrasher" popped into our heads and we all thought it was awesome and kinda of unique and went with it! More than nine years later, we still love it.


The thing i've always appreciated the most about your albums is the straightforwardness of your songs, that closely recalls the style of the eighties; which bands have inspired you the most during all these years?

We seem to naturally create songs that are fairly simple, hard rocking and fun. Me personally.. my biggest influences would probably be Gun n Roses, Slayer, Anvil, Motorhead, Beatles, AC/DC... tons of others. Jim would probably site some of those as well, but also bring a heavy punk influence to his drumming, that suits us amazingly. Scott would have some of the same influences as well, but brings a lot of NWOBHM influence and speed metal like Exciter, etc. When Scott joined the band, our song writing really changed (Scott became the majority song writer) with his influences really shaping the band in a new (awesome) direction. His song writing abilities was what we really needed to solidify what we were doing.


How did you come to love thrash metal? How did you get close to this genre and what made you think that was your way to follow?

A natural progression of heaviness I guess... First was AC/DC when I was about seven, then Gn'R when I was about 12... then Ozzy, then Metallica, then Pantera, then Slayer.. from their I got into Death Metal, but after a couple years got bored with that, and realized Thrash Metal was what I really loved. With Scott joining the band, I definitely discovered a love for speed metal and more traditional metal too. As we progress with our song writing I'm noticing that Joe Thrasher is a lot more diverse than just a Thrash band, and I'm digging that diversity.


I have no love at all for controversies, but sometimes they are unavoidable. Did you choose to auto-produce your albums due to a lack of reasonable offers by music labels? If the answer is yes, which elements should a label take into consideration when choosing to support Joe Thrasher?

Releasing "Cries Of War" with our own money just made the most sense. We had some labels with different offers, but at the end of the day, we decided our best bet was just do it ourselves, and then work with as many distro points as possible. The labels that we were talking with... it' would've been great to get the help, but we would've barely broken even on the initial pressing (maybe even lost money).. doing it ourselves, we stand to make some money on the initial pressing of the same number of units. We're all for getting label support.. and are actively looking for someone to press "Cries Of War" to vinyl and maybe re-release "Metal Forces"... and at this point, our overhead (recording/artwork costs, etc) are almost taken care of, so the finances of it are less of an issue now. Bottom line is, a label would need to have a passion for what we're doing and give us a fair share, that will help us move forward.


You have been active as a band for almost a decade already; how did you evolve in this period of time? Which are, in your opinion, the most difficult obstacles you have had to overcome? And have you felt a sense of release when publishing your two albums?

I've already touched on how we've evolved, but when we started writing songs (prior to Scott joining) our songs were pretty pure Thrash. Fast, more technical, not as straight ahead. With Scott's influence, our songs, while still having a heavy thrash component... our songs flow better now and make more sense.. like you pointed out, straigh ahead. For me, something that makes a great song, is keeping it's structure fairly simple. It needs to be cohesive through the whole song. When you start working with odd time signatures and complex riffs, care needs to be taking how that fits in with the rest of the song, if you want to have a great song at the end that people can easily identify with. Also having some vocals that make you sing along... a catchy chorus, or cool little hooks that grab you. We've definitley got a lot more of that going on now. With Thrasher it seems like all our obstacles are fairly easily overcome.. like they are all just a natural progression to get to something better, like members leaving - none of that has ever been an obstacle for us, just a gateway to get us to something better, and picking up where they left off was never hard, easy transitions. It's an amazing release to have an album finished and in your hands. It's all fun recording... Scott and I do all our recording at home, ourselves.. so sometimes we lose motivation to get it done... and then we drag our heels and the whole project starts to drag on, and then it starts to become a bit of a stress to get the shit finished. Its an amazing feeling to see all the hard work at the end come to fruition with a physical CD in your hand.. a great release for sure. It also kind of closes one door and opens a new exciting one, so that's great too!


If you had the chance to present "Metal Forces" and "Cries Of War" to someone who still haven't listened to them, which songs would you pick as the most representative of your music, and which words would you use to describe both your works?

Listen to them all.. they are short albums... like 20 songs and collectively about an hour of music. Fast and hard.. nothing wasted there.. some highlights for me: "SST", "Speed Kills", "Homicide", "We Are The Ones", "Cries Of War".. it's great stuff though "Metal Forces" is more raw, less polished.. Great songs. We did all of that ourselves with the help of our friend Scott Cameron with the mixing. We recorded the drums ourselves, which ended up giving us a lot of challenges later in the mixing stage! hah. "Cries of War"; the song writing is better, our playing is better, the production is better, the artwork is better.. we brought everything up a few notches with "Cries Of War".


If I think about the Canadian Thrash scene there are some names that immediately come to my mind, such as Voivod, Sacrifice, Slaughter, Razor or Annihilator. What have been (and still is) their contribution to this style? What is your opinion about each one of them?

I think are biggest influences from the Canadian scene are more from Annihilator, Anvil, EXciter. Anvil has a great rock vibe and groove. Exciter has a fierce energy. Annihilator has killer guitar work and super tight. The other bands you've mentioned didn't have a huge impact on me, but all have made a huge contribution to the Canadian Metal scene and did great things to lay that foundation. Others worth noting... Piledriver, and more recently Goat Horn, Aggressor, Fatality, Metalian, they stand out in my field of vision.


How would you describe the current Canadian Thrash scene? Is there any band that you would suggest to listen to and, eventually, to support by buying their albums?

Again.. Aggressor, Fatality, Metalian. Further more.. Signs of Chaos, Sanktuary, Skull Fist, Diemonds, Goat Horn, Cauldron... so many killer metal bands in Canada right now the list goes on and on.. I'm missing some great ones I just can't think of at the moment.


Every now and then someone comes out with the good old story about the need to support underground realities, while, strangely, websites are swamped with reviews and articles about mainstream bands, such as Megadeth and Metallica (and oh so many more), which lately have given us nothing but growingly boring products (the "Lulu"/"Beyond Magnetic" combo is really dishearthening). Don't you think that it is terribly counter-productive to give credit to such bands only by virtue of their long gone past, without considering that in the last 20 years they haven't produced any decent music at all?

Well I'm not going to bash on any of those bands... Bands like Metallica, they are great. They have the legacy, and maybe their music isn't as hard as it was in 1983, but they are doing what they love making a living doing it and still making thousands, if not millions of people happy doing it. My hats off to them. The "Lulu", it's great to see a band like Metallica being experimental like that. Even with the "Load" albums, while maybe not up the Heavy "Puppets" Standards.. they had some great songs on those. Underground bands need to work hard to get their exposure, where ever you can find it. Getting that exposure is definitely an uphill battle, but you just need to striving to get a bit more exposure, and try to be creative with how to get new exposure. The people out their supporting underground bands - thats great and my thanks goes to all of them.


Did you have the chance to play the songs from "Cries Of War" on stage?

Yeah!! We play all those songs live.. and have been long before "Cries of War" actually came out. They are all great songs that are really fun to play and go over well live!


How would you describe your first live gig? and the last one? Is there any anecdote of funny fact related to any of your venues that you would like to share with us?

Our first gig was in a Pita shop. Small crowd.. I remember I was sick as fuck with a sore throat, and almost cancelled.. it was a last minute gig and we were dying to get out and play!.. our first "real" gig was about a week later with Goat Horn and Rammer.. and it was amazing. The place was packed to the nines.. First time the bar did a metal show, and they weren't prepared hah. I remember half way through the night the bar sold out of booze!! hah. Our last gig was awesome, at this newer venue in Ottawa - The Brass Monkey.. awesome place for metal shows.. it's really a pool hall, with a stage setup. Decent stage, decent sound, cheap beer.. the gigs there are so much fun, really relaxing good ole party time! We've played a lot of gigs over the past eight years and a lot of them have been amazing, magic nights. Here's a good story.. which inspired "Metal til you Puke" off Cries of War. Right before the Anvil movie got big, we played a bunch of shows with them. On night in Ottawa, Robbo was playing like a madman on the drums as always... doode is one of my favourite drummers and one of the worlds greatest. I'm grateful I've had the oppurtunity to watch him play from a few feet away... anyway after Anvil finished he started puking like crazy.. METAL TIL YOU PUKE! After he told me he wasn't feeling right about half way through the set, but still pounded it out like a champ. METAL TIL YOU PUKE!! We joked about "metal til you puke" after and shortly after that I started writing the tune, which was a bit of a tribute to Anvil.


Is there a festival to which you would like to take part? Or a band with which you would like to play together on stage?

Oh hell yes!!! Any festival.. bring 'em all on!! Wacken would definitely be near the top of that list, but any of them.. In Canada, Heavy TO/Heavy MTL, D-Tox Rockfest, Bluesfest. In the States, Rock on the Range, Ozzfest?? elsewhere.... The Sonisphere stuff, Download, Headbangers Open Air, etc, etc, any festival no matter how big or small I'd love to play. Bands I'd want to play with.. just about anyone and everyone. All the touring metal bands would be awesome to play with.


Five albums that changed your life and five albums that you regret having listened to?

The first life changing musical moment for me was Marty McFly playing Johnny B Goode in "Back to the Future". That made me want to play music and rock out!
Life Changers:
G'n'R - "Use Your Illusion 1&2"
Ozzy - "No More Tears"
AC/DC - "Back In Black"
Pantera - "Cowboys From Hell"
Metallica - "Black Album"
Regretful listens... I don't really have any. If I think it's a crap album, I will try to absorb that as something I don't want to do musically and avoid it in the future.


What do you see in your future as a band? Do you have any programs? Maybe your already working on another album, or...

Onward and upward. We have a lot more music in us and we have big dreams. We've kept this going for nearly 10 years already, this is the band the three of us are meant to be in. This is just the start.


I'm done! This is the conclusion of our interview, I offer you the chance to end it with any words you find fitting...

Thanks for the oppurtunity doode, was really great working on this with. Thanks for all your support. For all the metal fans out there... check us out www.joethrasher.com!!! tons of cool stuff to listen to/watch/read, etc, etc!!! Big Thanks to everyone thats supporting us and helping make our dreams come true! METAL!!!!

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