Informazioni
Gruppo: Nalvage
Anno: 2010
Etichetta: Dead Center Productions
Contatti: www.myspace.com/nalvage
Autore: Mourning
Tracklist
1. Intro
2. Visceral Human Obedience
3. Postmortem Dominion
4. Worship Of A Tool Of Torture
5. Naked & Pathological Dehumanization
6. Holy Blaspheme Sacrifice
DURATA: 31:34
 Sono passati ormai cinque anni da quell'ep, "Idiosyncratical Armageddon", che aveva permesso ai campani Nalvage di farsi conoscere, un lustro che li ha visti concentrati a impiantare una line-up che adesso sembra essere stabile con l'entrata ultima di Carlo al basso e di lavorare sulla creazione di un debutto.
Il percorso è stato rispettato e l'album è stato composto e partorito con il titolo di "Worship Dehumanization".
Non c'è una virata nel sound, è sempre di death/black metal che ci cibano, la direzione del sound si è però concentrata sul versante est-europeo di band quali Behemoth, Hate, Azarath con sprazzi Morbid Angel ma nulla che non si sia già sentito.
La tracklist, formata da sei tracce per una durata di poco superiore ai trenta minuti, rivela anche risvolti interessanti.
"Postmortem Dominion" è una bella sfuriata che coniuga al meglio la velocità di una proposta arrembante con le melodie che vengono ricamate dal riffing, la voce si diletta gorgogliando nella sua esecuzione maligna, purtroppo il livello qualitativo non si mantiene così alto, offrono una prova sufficiente ma che solo a sprazzi continuerà a infliggere colpi positivi e capaci di prendere l'ascoltatore.
E' infatti il duo posto in coda composto da "Naked & Pathological Dehumanization" e "Holy Blaspheme Sacrifice" a invitare l'orecchio a prestare attenzione, la prima con una dose energica di brutalità scaricata in un riffato lacerante, la seconda con un buon incrocio fra blast-beat e tonalità basse crea una base devastante con l'aggiunta di una minima percezione d'epicità che s'insinua nel proprio svolgersi, certo l'omogeneità delle canzoni rende ancor più evidenti gli attimi di lucidità esaltandoli, con le loro capacità è però logico attendersi di più.
Purtroppo la produzione non da una mano ai brani, pasticciata e con dei suoni che in certi casi diventano tedianti (il rullante in alcuni punti sembra una scatoletta) inseriti in un contesto che avrebbe bisogno di una quadratura monolitica non forzatamente pulita ma che crei un "wall of sound" considerevole stenta a farli decollare.
E' una sufficienza di stima, non si possono non riconoscere le doti tecniche dei Nalvage ma in tutta sincerità mi sarei aspettato un ritorno d'altro spessore.
Non è comunque negativo il segnale che invia questo "Worship Dehumanization", tocca solo limare dei difetti, lo si deve fare se si vuole concorrere per un posto al sole nel sovraffollato mare di proposte similari, la concorrenza è ogni giorno più agguerrita e la guardia non va abbassata.
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Gruppo: Rotor
Anno: 2010
Etichetta: Elektrohasch
Contatti: www.myspace.com/rotorberlin
Autore: Mourning
Tracklist
1. Praludium c.v.
2. Gnade Dir Gott
3. Karacho/Heizer
4. An3R4
5. Costa Verde
6. Derwisch
7. Drehmoment
8. Die Weisse Angst
9. Neatz Brigade
DURATA: 42:00
A distanza di tre anni dall'ultimo "3" la band tedesca dei Rotor pianta il quarto tassello procedendo con la sequenza numerica che identifica il titolo dell'album.
Se nel 2007 la rotta intrapresa aveva dato come frutto un lavoro completamente strumentale, non si può affermare che abbiano fatto inversione ma una piccola deviazione sì, hanno infatti inserito anche la presenza della voce in due delle nove tracce presenti nella tracklist di questo "4".
Impossibile negare l'apprezzamento per la classica forma di stoner heavy dalle forti tinte psichedeliche che con spunti jazzati colora il mondo della formazione, la robusta presenza del basso e il riffato adrenalinico continuano a essere le peculiarità di punta.
Un ascolto allegro, colmo di una vitalità che prende e trascina trovando in brani quali "Costa Verde" e "Derwisch" le proprie hit, le canzoni fra cambi di tempo e una voglia frenetica di rock non fanno altro che regalare una genuina dose di movimentato relax, alle due aggiungete anche una "Die Weisse Angst" che sfoggia una sembianza stoner psych in grande stile e il trip è assicurato.
Fra le tracce da citare oltre a sommarsi il lavoro delle restanti strumentali che mantengono il marchio di fabbrica della band e un rapporto fra composizione ed espressione che come ci hanno ben abituati gira su alti livelli, tocca inserire le prove che godono della figura dietro il microfono.
Sì perché "An3R4" e la finale cover dei The Obssessed di Wino "Neatz Brigade" meritano capitolo a parte, la prima vede la partecipazione del singer Andre Dietrich dei connazionali Dyse, il pezzo è innegabilmente buono ma la natura del cantato particolarmente aggressivo non si adatta completamente alla musica proposta dai Rotor.
Nella seconda è invece Niko Kozik che si presta nel ruolo di frontman, per quanto fare un paragone con l'originale sia improponibile, viene offerta comunque una valida alternativa a quella che nel 1994 venne inserita in "The Church Within" dei maestri old school (disco parecchio bistrattato tra l'altro), non pagano pegno uscendone a testa alta.
"4" è un altro disco da inserire nella già folta lista degli acquisti di questo 2010, fortunatamente l'annata pare averci dato larga scelta di buoni frutti, v'invito quindi a coglierli e a goderne, i Rotor sono indubbiamente fra questi, non ne hanno sbagliato uno.
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Gruppo: Unholy Lust
Titolo: Taste The Sin Through Fire
Anno: 2010
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Blood Harvest
Contatti: https://www.facebook.com/unholylust
Autore: Mourning
Tracklist
1. Intro
2. Satans Church
3. Body Count
4. Torso
5. Thy Angel Dust
6. Infernal Blasphemy
7. Stench Of Death
8. Back From The Dead
9. She's A Head Hunter
10. Horrified Visions
11. Interlude
12. Taste The Sin Through The Fire
13. Warriors Of Death
DURATA: 40:33
 La band californiana degli Unholy Lust, con quasi una decade d'esperienza all'attivo, provvede finalmente a regalare ai fan dell'old school il debutto "Taste The Sin Through The Fire" dopo aver prodotto in passato demo e live.
La formazione suona primordiale ma senza caciara forzata, le linee guida sono quelle thrash di act maestri come gli Slayer più acidi e i Possessed di quel "Seven Churches" caposaldo della scuola death metal eighties.
Impossibile non riscontrare lungo il corso dell'album riff riconducibili ai Death più rozzi o agli Autopsy dei due capolavori "Mental Funeral" e "Severed Survival".
Non esistono fronzoli, non ci sono attimi delicati e riflessivi, qui si marcia su un terreno battuto mille volte ma che negli anni ha mantenuto intatto il proprio fascino.
Dotato di quella sana ed elementare cattiveria che contraddistingueva le release di prima ondata, scorrendo la tracklist verrete coinvolti in un revivalistico incontro prendente forma nelle varie "Satans Church", "Internal Blasphemy", "Stench Of Death", "She's A Dead Hunter", "Horrified Visions", la titletrack e una conclusiva "Warriors Of Death" ma anche nominandole tutte non si può sbagliare con un platter che è innegabile sia un atto di devozione allo stile nella sua più cruda essenza.
Non è quindi per sbaglio che son finiti sotto l'ala protettrice della Blood Harvest, una di quelle label che quando si parla di dar spolvero a proposte riguardanti il sound old ha orecchio sopraffino.
Qui è inutile soffermarsi su quanto sia bello o meno il disco, è più importante comprendere quanto sia il feeling che l'ascoltatore ha con tale ritorno sonoro dato che negli ultimi anni si è prodotto sì tanto materiale similare a quegli anni d'oro nelle fattezze, ma sfruttando produzioni sin troppo pulite tanto da confondere o dividere anche chi segue il filone ormai da una vita sulle preferenze o sulla valutazione di tali lavori.
Non è per fortuna (e lo sottolineo) il caso di questo "Taste The Sin Through The Fire" che è sporco quanto basta, con la voce effettata e talvolta la sua linearità di pensiero rivolta a una blasfemia d'assalto dove l'unica filosofia è omaggiare la morte con una massiccia portata metal.
Evoca un unico e semplice atto da compiere: togliere il cd dalla custodia e inserirlo nel lettore magari sparandoselo a volume esasperatamente alto per far scappare quei quattro vicini in vena di rosario et similia, flagellandoli con le sferzate che i pezzi violentemente provocano.
Come avrete capito gli Unholy Lust sono un acquisto consigliato per tutti coloro che amano in genere il death metal che sia degno di addossarsi tale nomea con specifica raccomandazione per quelli che non sono mai sazi del periodo che va dalla seconda metà degli Ottanta ai primissimi Novanta.
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Gruppo: The Morphean
Anno: 2010
Etichetta: Refused Records
Contatti: www.myspace.com/themorphean
Autore: Mourning
Tracklist
1. Enter The Illusion
2. Cold Autumn Nights
3. Halo
4. Aberration
5. Hallowed Aeon
6. Slavery
7. The Burning Truth
8. Bloodied Passion
9. Uncovered Faces
10. Casket
11. Godless Sensation
DURATA: 42:47
 Quante volte si ascoltano degli album che non ci cambiano la vita ma che al tempo stesso per le loro fattezze genuine riescono ugualmente a entrare nelle nostre grazie? La categoria dei cosiddetti operai o comprimari non è da sottovalutare, in un periodo in cui i capolavori "reali" e non inventati da follie collettive di massa o dalla stampa specializzata in fin dei conti si possono contare sulla dita di una mano, sono queste formazioni a fare da ago della bilancia nel corso delle stagioni musicali.
I The Morphen è in tale categoria che risiedono, dopo aver ingranato con il precedente ep "Divine" del 2008, è con il debutto "Enter The Illusion" che dimostrano di essere una discreta band a cui manca però la genialità per fuoriuscire dal calderone delle proposte discrete ma che sanno di "vorrei ma non posso".
Il death metal melodico con scalanature thrash tese a irrobustirne il sound è compatto, lavora bene sia per quanto riguarda il dinamismo delle basi, sia per l'aspetto legato alle melodie che non ricalcano né le stucchevoli interpretazioni pop dell'ultima ondata, né risultano noiose sul lungo corso.
La formula con cui danno vita al quartetto iniziale di canzoni è quella che verrà riproposta per l'intero platter, brani che possiedono la classica cavalcata death o mid tempos come ritmiche di base, noterete comunque che saranno quest'ultimi a essere maggiormente coinvolti nel comporre l'incedere dominante nella release.
La differenza fra le prime canzoni, dalla titletrack e opener "Enter The Illusion" sino alla quarta "Aberration", rispetto alle rimanenti è l'ispirazione, si percepisce un appiattimento che standardizza le successive prive di quella vivacità espressa inizialmente, l'unica a opporsi a tale andazzo è "Hallowed Aeon" dove spunta un inserto di chitarra acustica ad antecedere il chorus ritagliando un attimo di pausa gradito, è quindi la seconda parte del platter a regalare meno emozioni, una copia sbiadita della parte che l'anticipava con "The Burning Truth" e "Bloodied Passion" a tentar quanto meno di tener botta.
Formalmente c'è poco da eccepire, l'esecuzione e la produzione giocano a favore della band, precisa e rispettosa dei canoni la prima, pulita ed equilibrata quanto basta la seconda.
D'annotare in positivo c'è ancora la prova dietro il microfono di Bernhard Biermayr con il suo growl che si adatta alle canzoni, il cantante sceglie soluzioni che lo rendono più duro o graffiante assecondando le nature dei vari episodi, mostra di possedere carisma.
Un debutto che vale la pena di far girare nel vostro stereo questo "Enter The Illusion", una band da attenzionare quella dei The Morphean, tecnicamente non hanno davvero nulla da invidiare a colleghi blasonati, per dar via però alla svolta che li conduca al di fuori dell'essere di poco sopra la media devono trovare la loro chiave di volta, questa ancora manca.
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Gruppo: Against My Better Judgement
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: http://www.myspace.com/AMBJTHEBAND
Autore: Mourning
Tracklist
1. Abysmal
2. Red Flowers On White Ground
3. Falling Veil
4. Forbidden Tree
5. Fate Got Black
DURATA: 20:06
Formazione greca dal piglio moderno e accattivante quella degli Against My Better Judgement, il primo atto a cui danno forma, "Fate Got Black", è un piacevole intrattenimento musicale che trova ispirazione sia nel melodic death che nelle atmosfere di stampo gotico.
Combinazione che in territorio ellenico non è nuova, basti pensare a nomi illustri quali Septic Flesh e Nightfall anche se le derivazioni da tale scia prendono spunto non da quella tipologia di sonorità scure, la formazione infatti sembra interpretare un revival dell'ultimo Cradle Of Filth a marce ridotte, vi è un collegamento col melo death degli ormai defunti Axamenta così come il lato atmosferico riconduce in parte a un'altra realtà splittata, i finnici Sentenced.
Decisamente più catchy e fruibili al cospetto delle realtà citate, i ragazzi offrono cinque brani eseguiti con buona perizia ma arrangiati in maniera discutibile.
In questa mini prova spiccano soprattutto le due tracce conclusive "Forbidden Tree" e l'omonima titletrack caratterizzate oltre che da una forma compositiva nonostante tutto ancora non pienamente matura, che le fa scorrere gradevolmente ingenue, dalle partecipazioni al piano di Efi Aleksoupoulou e vocale di Katerina Alysandratou a imprimere un minimo di "grazia" forse sin troppo catchy però.
Questi ultimi episodi risultano decisamente diversi dallo scontro aperto seppur mantenuto su territorio melodico che una "Falling Veil" porta avanti.
Nel complesso la band regge bene, le chitarre costruiscono un riffing interessante, il drumming risulta equilibrato nel trattenersi o lanciarsi al momento opportuno impostandosi con dinamiche che assecondano il lavoro d'asce e la voce ben s'incastra col resto, l'unica cosa che non riesco a inquadrare a pieno titolo sono i vari samples e le tastieri spacey che s'intersecano nelle canzoni, alle volte risultano estranee al contesto distraendo dall'ascolto oltre a non avere granché senso purtroppo.
E' un inizio incoraggiante per gli Against My Better Judgement, hanno rischiato cercando di trovare soluzioni proprie e in parte ci sono riusciti.
Continuare su questa strada può essere la chiave per trovare un contratto o comunque una visibilità grazie ai propri mezzi il che sarebbe già un traguardo di tutto rispetto.
Attendendo quindi un full, passate dal loro myspace e rifatevi le orecchie con "Fate Got Black".
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Gruppo: Shekinah
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: http://www.myspace.com/weareshekinah
Autore: Mourning
Tracklist
1. Ascension
2. I Am Wanderer, Hide
3. Mirage
4. Cloak Of Night
5. The Writer's Ink
6. The Flood
7. Waves
8. The Breaker Anointing
9. Bonus Track (hidden track)
DURATA: 42:14
Gli Shekinah sono una formazione statunitense di post-rock, da poco è in giro il loro primo album, lo si trova in free download anche nella pagina del Myspace ufficiale di questa giovane band che impernia la propria musica su un messaggio speranzoso e illuminante.
So che la visione di collegamenti religiosi ad alcuni possa anche non essere proprio gradita ma quando una sensazione così forte riesce a dar vita a un disco come "The Wind Lost Its Breath And The Sea Became As Smooth As Glass" personalmente tutto può darmi fuorché fastidio.
Atmosfere ampie e dolci, pennellate di chitarra che accarezzano a più riprese l'ascoltatore trovando anche attimi per intensificarsi e rendere più corposa una proposta accogliente e tesa a liberare il pensiero, a farlo fluttuare verso mete lontane che non siano conducibili a valori materiali.
Etereo e con uno sviluppo prettamente intimista regala chicche di piacere in tracce quali "Mirage", semplice e dall'animo galleggiante, la successiva "Cloak Of Night" dallo spirito viaggiante e tumultuoso, pimpante e dalle tonalità malinconicamente accentuate, la lunga "Flood" che come un fiume quieto o straripante si mostra assecondando con i propri cambi d'umore questo scorrere che conduce a "Waves" movimentata come il titolo posto a rappresentarla.
I suoni non sono perfetti, alle volte sembrano perdere equilibrio soprattutto quando la chitarra si pone con sonorità stridule accentuate che fanno la loro parte ma sono alquanto sporche, come la produzione che non esalta pienamente uno stile che nella pulizia e nel far percepire l'essenza in toto degli strumenti ha una delle caratteristiche fondamentali.
Una prova gradevole che ricalca gli stilemi classici ormai di quest'ultima ondata di band puntanti sul fattore emotivo e su una visione dilatata e armoniosa della musica, se seguite il genere un ascolto a "The Wind Lost Its Breath And The Sea Became As Smooth As Glass" datelo, male non può farvi, riuscirete a risollevare un po' il morale dovesse andare storta la giornata, allentate un po' la morsa della routine con gli Shekinah in sottofondo.
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Gruppo: Foul Stench
Anno: 2010
Etichetta: Sevared Records/Butchered Records
Contatti: www.myspace.com/foulstench
Autore: Mourning
Tracklist
1. Violation
2. Consumed
3. The Drip
4. Frozen
5. Fukd
6. Fist Of Shit
7. Flood Of Blood
8. Sores
9. Sick
10. Taste Of Fate
11. Noose
12. Eternal Rot
13. Packin' Puss
DURATA: 41:40
 In un periodo dove le release old school di act nati ai giorni nostri inondano il mercato, è per me un piacere avere fra le mani il primo disco di una realtà che seppur nata nel lontano 1990 è arrivata solo adesso a dar vita al debutto.
I Foul Stench dopo un breve vissuto nei Novanta e aver ripreso le attività nel 2005 hanno donato alle stampe "Eternal Rot" che già dal titolo abbastanza esplicito può far intendere quale sia la direzione sonora re-intrapresa dal quartetto proveniente dall'Ohio.
King Stench (chitarra e voce), Innards (chitarra), Rotten Limb (basso) e Stool Sample (batteria) sono i protagonisti di una prova che suona e si esprime come se il tempo si fosse fermato, come se le lancette stessero ancora aspettando di passare al nuovo millennio senza riuscirci.
Un disco dal sound old che al contrario dei tanti cloni di Incantation e altre storiche band che hanno segnato nei due versanti la matrice death non vuole forzatamente ripercorrerne le orme.
Sì, perché nella sfera musicale che da vita a "Eternal Rot" troverete sia la primordialità del genere per com'è nato, sia formazioni come Celtic Frost e Minor Threat che incontrano Obituary (personalmente ho riscontrato più volte la presenza dei Malevolent Creation, il che mi è cosa particolarmente gradita) e Napalm Death, uno scontro fra colossi che ha dato come frutto tredici canzoni impregnate dal sudore e dallo spirito marcio degli albori, ne vien fuori un sincero groviglio che oltre al death presenta forti connotazioni grind, hardcore e thrashy delle decadi Ottanta/Novanta (prima metà).
Qui non si discute su quanto siano memorabili o meno i pezzi ma di come essi grondino di vissuto non attenendosi a regole di mercato che ricalcano lo svedese o puntano con aggiunte di altre variabili a una possibile esaltazione in ambito commerciale, tredici badilate devote a un unico comandamento: l'headbanging sfrenato.
L'opener "Violation" offre una bella presentazione di come violenza non voglia per forza dire tenere costantemente i ritmi sparati ma possa essere espressa dando vita a un brano con una dinamica semplice ma d'impatto, con "The Drip" durata minima, folle corsa e un King Stench con la voce affilata come una lama pronta a squarciarvi lo stomaco che vi attende al varco al contrario di una possente "Frozen" dove vengono fuori richiami sia alla band dei Tardy che a Chris Reifert e soci, un monolite scuro e profondo.
Si è solo alle prime tracce ma di roba di cui poter godere ce n'è tanta, si va quindi avanti fra qualche alto e basso ma senza veri e propri filler, "Fist Of Shit" e "SicK" si prestano all'ascolto, la prima con una dose di Napalm al suo interno, la seconda con il macinare che la contraddistingue ma è in mezzo che sta il bello.
"Sores" infatti scatenatamente animata da moshpit è quella che lascia il ricordo migliore conducendoci alla conclusione del platter dove la titletrack allenta nuovamente la presa puntando sul marciume spudorato e una "Packin' Puss" posta a chiusura dei giochi che con la sua follia e un testo delirante:
"Pack That Pussy, Make That Pussy Fucking Bigger
Packa Packa Packa Packa Packa Packa Packa
Pack That Hole"
ci da l'ultimo occasione di sbatacchiare la testa, magari nell'attesa di rimandarlo on air dall'inizio.
La produzione dell'album è abbastanza nitida da fornire una resa strumentale adatta pur mantenendo quell'alone di vecchio che ancora i Foul Stench piacevolmente ai fasti dello stile pur non raggiungendoli.
"Eternal Rot" è un platter dedicato a chi è cresciuto nei Novanta e vive di quelli, a chi avvicinandosi al death metal ne apprezza maggiormente la direzione old, indi deathcorer dell'ultima ora, amanti dell'ipertecnica e delle release che rimbalzano quando le si lancia contro il muro a causa dell'elevata gommosità riscontrabile all'interno dei pezzi possono sicuramente farne a meno.
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Autore: Mourning
Traduzione: Insanity
Formazione
Freddy Skogstad - Voce
Ciao Freddy, benvenuto su Aristocrazia Webzine. Possiamo avere una breve presentazione della tua band?
Voluspaa è un progetto che ho creato nel 1994. Subito fu una band con quattro membri, di cui Uruz degli Urgehal è il più famoso (questo però accadde prima di creare gli Urgehal). Abbiamo pubblicato due demo nel'94-'95, il primo come band e il secondo con me e l'altro chitarrista, Thomas Støen. Subito dopo Voluspaa diventa una one man band. Non era un problema nè per Thomas che voleva fare altro, nè per me che volevo essere da solo ;) Siamo ancora buoni amici e viene ancora ai concerti di Voluspaa. Voluspaa è il mio giocattolo fin dall'inizio. Non ho fretta di produrre altra musica. Volevo solo stare a casa a creare musica. La faccio per me stesso, per l'emozione e la gioia che mi da. Per cui adesso aver pubblicato un cd è molto strano... Ma ne sono molto contento e fiero.
La scelta del nome di una band è molto importante, come hai scelto Voluspaa? Incarna completamente la tua musica e la tua fede?
Voluspaa può anche essere scritto Voluspå ed è una vecchia poesia vichinga in cui Odino chiede a Volva, una strega, circa la nascita del mondo, del Ragnarok e del nuovo mondo nascente. Questo è più o meno il modo in cui Voluspaa ha vissuto finora, con "Åsa" come il nuovo mondo. Per cui da questo punto di vista è perfetto. Sì, il nome è davvero importante. I vichinghi e la storia antica sono sempre stati una grande parte di me, scegliere la poesia vichinga più importante dell'Edda è stata una cosa naturale per me. Stavo anche pensando al nome Håvamål, che è una delle mie poesie preferite e spiega come vivere qui al nord... Com'è la gente di qui. Ma penso che Voluspå stia meglio con quello che è Voluspaa musicalmente.
Il progetto vive dalla prima metà degli anni '90, quattro demo e finalmente l'arrivo di "Åsa". È stato un vero e proprio parto, cosa ti ha fatto attendere così tanto prima di pubblicare il debutto?
Come ho detto nell'introduzione, non ho mai avuto fretta di pubblicare la mia musica. Per cui ho usato il mio tempo fino a quando l'ho sentito giusto. Ho sempre avuto fede sia nelle vecchie canzoni che in quelle nuove. Sentivo che le vecchie andavano bene, anche sedici anni dopo. Per cui ho voluto dare loro una possibilità. Ma sono stato sempre più tentato di pubblicare musica da quando la gente ha iniziato a contattarmi per Voluspaa. Quando ho ri-pubblicato il demo del 1995 "T.Å.E.M.E.N." nel 2006 è andato a ruba e le label hanno iniziato a chiedermi altro materiale. Allo stesso tempo ho creato la pagina su Myspace, che mi ha reso tutto più semplice. Era strano mostrare alla gente la mia musica, ma allo stesso tempo ero contento e ciò mi ha reso anche più creativo. Un altro motivo è che ho creato un side project con un amico, Frode Løken, detto Røst. Abbiamo fatto un concerto nel 2007, e quella è stata la mia prima volta sul palco dal 1995... Ed è stato molto divertente. Penso che questo mi abbia dato la spinta finale per mostrare al mondo Voluspaa.
C'è un'atmosfera epica che sembra ispirata da Quorthon e i suoi Bathory. Oltre a lui, quali sono state le altre ispirazioni (musicali e non) per la creazione dell'album?
Non sei il primo che cita i Bathory tra le mie ispirazioni, ma devo dirti che non mi sono ispirato per niente a lui. Non ho ascoltato molta della sua musica, solo qualche pezzo a qualche festa o nei negozi di cd. Ma dato che molti dicono che c'è un collegamento tra i Bathory e Voluspaa credo di doverli approfondire... Devono essere bravi, hahaha. Mmh, quando ho creato Voluspaa amavo gli AC/DC e "Dark Medieval Times" dei Satyricon. Mi piaceva la parte melodica del loro Black Metal. Verso fine anni '90 ascoltavo Storm e Ulver. E con gli Anathema e gli Antimatter forse mi hanno influenzato.
Uno dei punti più belli e notevoli dell'album è il legame tra le tracce e la natura che si rinforza continuamente. Com'è il tuo rapporto con la Madre Terra e cosa possono insegnare i tuoi testi? L'Uomo e la Natura sono ancora una cosa sola?
È importante. Questa è una delle cose che volevo esprimere. Sento che noi umani stiamo distruggendo questa bellissima e importante Natura. Senza di essa moriremmo, ma la stiamo fottendo lo stesso. La Natura mi rinfresca l'anima. Mandate le persone depresse e stressate nei boschi e ne usciranno con un'idea migliore del mondo in cui vivono. Le loro teste saranno pulite e i loro corpi saranno pronti per altro ancora. ;) I miei testi hanno un'ampia gamma di significati e di cose che si possono imparare. Ma per la maggior parte è il mio amore per la natura qui in Norvegia e come sento la mia patria. Se potete percepire questo sentimento ascoltando Voluspaa, ne sarò felice e fiero ;)
Canzoni come "Djupet", "En Hymne Til Våre Udødelige Forfedre" e "Ei Folkevise" sottolineano la loro struttura, oltre con le parti di chitarra ben orchestrate (personali e diverse in ogni traccia), con varianti fornite dagli inserimenti di flauto, violino e voci femminili che le arricchiscono. Sei la mente del progetto, qual è la difficoltà di inserire soluzioni diverse nelle tue canzoni?
Bella domanda. Davvero non so quale sia la più grande difficoltà di mettere queste cose nella mia musica. Ho una chiara idea di come le voglio nella mia testa. Oh, ora ci sono, le voci femminili. È difficile poichè non posso farle io e devo spiegare che tipo di voce femminile voglio sulla traccia. Ma Hildr mi rende facile il lavoro poichè lei è molto brava. :) Ma lavoro duramente e a lungo con le mie canzoni, per cui alla fine le immagino. In alcune parti ci sono cose che vorrei in un riff ma che non vanno molto bene. Così devo provare altre soluzioni o semplicemente buttarle via. Uso molto tempo solamente per sentire la canzone più e più volte. È un clichè, la canzone funziona, io seguo solamente la canzone. :)
Come hai scelto gli artisti che hanno contribuito a finire gli arrangiamenti di questo lavoro? Più specificatamente, come sei entrato in contatto con Hildr Valkirje (già apparsa sul nostro sito con i Folkearth) e Sareeta?
Ho scelto Lars Jensen perchè lui mi spinge a lavorare e mi rende più creativo. È molto abile per cui sapevo che mi avrebbe dato ciò che volevo. Era il miglior produttore per Voluspaa! Lui vive sulle montagne dell'artwork, è nato e certamente morirà nell'Åsa... Per cui sa di cosa si sta parlando. ;) Ho voluto registrare "Åsa" come una band. Dato che avevo membri per i live ho voluto che facessero la loro parte sull'album per renderlo più completo. Non è stato così facile, quindi ho dovuto fare dei cambi durante la strada per avere "Åsa" come lo volevo. È un mix tra loro e me, e penso che sia una delle cose più belle dell'album. Il nostro mix rende l'album più dinamico! Per quanto riguarda Hildr, l'ho conosciuta su Myspace e le ho chiesto se voleva aiutarmi, e lei ha accettato. Sono molto contento di lei e volevo di più. Se tutto va bene lavorerà ancora con Voluspaa in futuro. È stata una parte importante per la nuova immagine di Voluspaa e per come voglio che sarà in futuro. Sareeta è la moglie del mio veccho batterista Tommy Kaare, conosciuto per gli Åsmegin. Lui è il mio batterista preferito in assoluto e mi manca molto. ;) Le ho chiesto se voleva aiutarmi ed era molto contenta di farlo. È molto abile ed è una buona persona con cui lavorare. Ha collaborato all'album come voleva lei!
I testi di "Åsa" sono solo nella tua lingua, forse perchè molte persone usano l'inglese perchè più commerciale o solo più comunicativo. Perchè hai scelto il norvegese? È l'unica lingua che può dare i migliori sentimenti legati alle storie dei testi?
Sì, è così. Se voglio cantare il mio amore per la mia patria e il mio orgoglio per essa... Sì, devo cantare in norvegese. È la cosa più naturale per me e il modo più facile per esprimere cosa sento davvero. E questo rende Voluspaa più autentico, sia per me che per voi ascoltatori.
Nel booklet in ogni testo c'è una didascalia che spiega le radici; possiamo dire che questo lavoro vuole raggiungere un sogno iniziato nel 1994?
Ho sempre voluto farlo. A me, interessato in altre band che amo, piacerebbe avere più informazioni sulle canzoni e non solo leggere i testi... Che possono significare una cosa completamente diversa per voi rispetto a chi li ha scritti. Molte persone penseranno "dov'è finito Voluspaa in tutto questo tempo?". Alcuni neanche crederanno che Voluspa esiste dal 1994. Non ci sono state molte informazioni su Voluspaa, per cui è cosa buona raccontare tutto alle persone che hanno comprato una copia dell'album. Dato che ho canzoni fatte dal 1994 al 2008 nell'album volevo che la gente conoscesse di più sulle canzoni... E che è sempre Voluspaa e che sentissero il vero sentimento. :)
Cosa ricordi del periodo del Black melodico degli anni '90? Credi che ci sia qualcosa di genuino che possa dare linfa a questo genere oggi?
Penso che gli anni '90 siano andati e persi per sempre. Tutto quello che abbiamo sono buoni ricordi e ottima musica nelle nostre collezioni. Poichè pochi dei miei amici apprezzavano il Black melodico negli anni '90 ero quasi da solo in questo. Tutti gli altri erano più fissati con il corpse painting e Satana. Non ho mai capito perchè mettere Satana nella musica. Perchè parlare di una creatura nata da una religione in cui non credi? Beh lasciamolo morto, non ho voglia di annoiarvi con il mio modo di vivere. ;)
Pensi di appartenere alla scena della tua nazione? Ci sono band che consiglieresti, sia nel tuo genere che in altri?
Dovrei essere tra i nomi di punta, ma siccome non lo sono non me ne frega niente (haha, scherzo). Non so se ci sia davvero una scena qui. Se c'è allora non mi hanno invitato, perchè sono qui nella foresta da solo ;) Dovreste ascoltare la band di Lars Jensen, Myrkgrav. Altre band di queste parti Åsmegin e Kvist. Se andate su www.voluspaa.com potete trovare una lista di grandi band della mia zona. Ascoltate anche Fortid. Eldur, il creatore della band, ha cantato su "Åsa". Sono un fan delle due band di Liverpool, Anathema e Antimatter... Date loro un ascolto se non l'avete già fatto.
Cosa pensi della scena Metal moderna?
Troppe poche band lo fanno senza baciare culi!
Per quanto riguarda la promozione dell'album, come sta andando? Come sei venuto a contatto con la label australiana Aurora Astralis? Come ti ha supportato?
All'inizio andava lentamente. Ma più gente veniva a conoscenza di Voluspaa, più diventava facile. Più negozi lo volevano ed è stato più facile vendere. Ma prima del nostro accordo con la Twilight Vertrieb della Germania non andava così bene come ora. Lo stanno distribuendo in tutta Europa e sembra che stiano facendo una buona promozione. E l'album sta andando molto bene! La Twilight sta ancora vendendo la seconda stampa dell'album. Dopo una settimana hanno dovuto ordinare altri cd dall'Aurora. Per cui sono molto contento. :) L'Aurora Australis Record mi contattò chiedendomi se avessero potuto comprare una copia di "En Tid Tilbake" e "Norwegian Metal"... Sì, comprare cd! Ero stufo delle piccole label che mi chiedevano copie facendomi offerte stupide. Per cui una piccola label che mi chiedeva di comprare copie mi sorprese. Dopo qualche settimana AAR mi chiese se pensavo di pubblicare altra musica. Volevano sapere se fossi stato interessato a pubblicare i miei demo da loro. La AAR è davvero interessata alla musica e non ai soldi... Che ci crediate o no! Mi hanno supportato più che potevano. La pensiamo allo stesso modo su come vogliamo che vadano le cose. Per cui per me stare con la AAR è facile. Penso che sia più difficile per Simon che ha fatto l'accordo con Voluspaa, che per me che sono sotto la AAR hehe.
Farai qualche concerto con Voluspaa?
Sì! Abbiamo fatto qualche concerto a inizio anno ma ora siamo a casa a provare e a cercare un nuovo chitarrista. Io e Oscar, il chitarrista che ancora suona in Voluspaa, abbiamo iniziato a scrivere nuova musica. Finora è stato molto interessante, sia per me che per Voluspaa!
Puoi raccontarci le cose più belle che ti sono successe sul palco? Hai un concerto che vorresti ripetere?
Voluspaa ha fatto qualche bel concerto agli inizi, nel '94. Ma il primo concerto di Voluspaa dal '95 è stato nel 2008, alla mia festa di compleanno. È stato il più bel concerto per me e Voluspaa. Ho invitato Koldbrann, Svarttjern e Bömbers con Abbath degli Immortal e Tore dei Battalion. Salire sul palco dopo tredici anni di silenzio è stato davvero figo. ;)
Hai altri progetti o band in cui suoni?
Al momento non ho altre band. Quando ho iniziato a preparare "Åsa" ho smesso di suonare in altre band come Somewhere Beyond e il mio side project Røst. Se avessi più tempo suonerei ancora con queste band...
Ci sono date confermate? Ti vedremo in Italia?
Nessuna data confermata per ora. Ma spero che presto ce ne saranno! E mi piacerebbe venire a suonare in Italia. Invitatemi!
Grazie per il tempo speso con noi, a te l'ultimo messaggio per i nostri lettori.
Grazie mille per il vostro tempo speso con me e Voluspaa! Ai lettori e alle persone che hanno l'album: vi sono veramente, veramente grato per aver speso il vostro tempo ascoltando Voluspaa. Essendo una piccola band dai boschi del freddo nord è bello vedere che al mondo interessa il mio lavoro! Grazie! Voluspaa: www.voluspaa.com www.asa.voluspaa.com www.youtube.com/ffbrec www.myspace.com/voluspaa www.reverbnation.com/voluspaa www.facebook.com/pages/Voluspaa/211000827475
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Informazioni
Gruppo: Sadael
Anno: 2010
Etichetta: Solitude Productions
Contatti: www.myspace.com/sadael
Autore: Mourning
Tracklist
1. Misanthropy March
2. Never
3. Judgement Day
4. Particles
5. Essence
6. Thoughts Of Suicide
7. Julie
DURATA: 44:06
 Non conosco i motivi che portano un artista alla decisione di pubblicare più lavori in un solo anno, è una scelta personale ma che di frequente non centra l'obbiettivo come si vorrebbe.
Quando ho ascoltato per la prima volta "Essence", album prodotto dal musicista armeno Sadael rilasciato per il suo solo project omonimo, non avevo ancora notato che solo un mese prima avesse già pubblicato un altro disco dal titolo "Diary Of Loss".
Mi sono quindi approcciato anche al precedente per avere una più ampia conoscenza delle capacità artistiche dell'autore, la creatura infatti, nata nel 2004 per dar vita a sonorità Dark Ambient/Black, si è evoluta o involuta (fate voi) dirigendo il proprio essere verso lidi funeral doom catacombali, mantenendo però accesa quella oscura, e in alcuni frangenti suadente, particolarità che scaturisce dalle scelte melodiche innestate nei brani.
Non ci sono novità effettive per chi mastica il genere, un certo rimando a sonorità legate ai progetti di Stijn Van Cauter (U.D.O.M.), la prestanza massiccia degli Evoken ma con i synth che purtroppo vengono alle volte inghiottiti dalla prorompenza di una chitarra quasi soffocante, che sia il respiro fetido della morte a colpire affossando la speranza va anche bene, che ne soffrano gli strumenti no.
Peccato, seppur privi di una dinamica varia e basati più che altro su di un ricircolo atmosferico continuo, malinconico, opprimente al punto giusto, con maggiore ricerca e spirito alternativo avrebbero dato un apporto più consistente, cosa che avviene in effetti solo in alcuni episodi: "Judgement Day" che sembra immergersi nelle profondità abissali con il proprio "lamento" sinfonico quasi perpetuo privo di opposizione della sei corde, in "Particles" la più "allegra" e varia del complesso e parzialmente nella titletrack dall'attacco melancolico aggraziato, le note di piano e la chitarra in questo caso trovano accordo dando vita a una carica emotiva struggente d'alto livello.
Capitolo a parte merita la seconda traccia in cui Sadael porge tributo a Johan Sebastian Bach usando la sua "Aria Per Quarta Corda" come base per "Never", la voce evocativa dell'artista si pone sul pezzo con buona resa.
Non è la sostanza di base che manca quanto la voglia di spingere e dare una svolta al proprio lavoro, l'influenza dell'esperienza Dark-Ambient avuta in passato può essere una fortuna per le sue opere se convogliata nel dare una chance in più di espandersi.
Non è di magniloquenza o possenza che ha bisogno ma di osare di più, quando combina più stili il risultato sa farsi valere ed è una carta sicuramente da sfruttare per il futuro.
Gli appassionati del Funeral Doom come quelli di alcune forme di Depressive Black o Ambient Black diano una chance a questo "Essence", un ascolto che in fin dei conti possiede il suo dire.
La Solitude Productions ne ha stampate sole cento copie in versione Mini Lp quindi se voleste farlo vostro affrettatevi.
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Gruppo: The Sand Collector
Anno: 2009
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/thesandcollector
Autore: Mourning
Tracklist
1. Human Machine
2. Spirit
3. Lord Of The Sun
4. Jupiter
5. Who Laughs Now
6. Sexy
7. VII
8. VIII
9. IX
DURATA: 34:16
 La band spagnola dei The Sand Collector suona uno stoner che per molti versi risulterà conosciuto agli appassionati del genere, dico ciò date le influenze che loro stessi si affibbiano e che rispecchiano quello che troverete all'interno del demo "Lord Of The Sun".
I nomi fatti sono: Black Sabbath, Cathedral, Clutch, Neurosis, Mastodon, Down, Electric Wizard e direi che non è il caso di continuare una inutile quanto ovvia lista di line-up fondamentali per chi s'approccia a questo mondo ricco di sfaccettature.
Partono con il piede sull'acceleratore, l'opener "Human Machine" è una song di quelle killer, batte il ferro finché caldo miscelando melodia, furia e una gran prestazione del cantante Pepe Belda, un solo appunto: il riff portante non sarà mica derivato da "Fun Palace" degli Annihilator?
Fa la sua comparsa in dose massiccia il groove nella seconda "Spirit", spessa ma dal chorus fatto per essere cantato a piena voce per il piglio catchy che lo alimenta, continua sulla stessa linea la titletrack addentrandosi ancor più in territori che attingono in atmosfere doom, il brano insieme alla prima traccia si evidenzia come l'apice all'interno della demo.
Il motore ormai gira al giusto regime e non fa che mantenerlo nelle successive "Jupiter" e "Who Laughs Now" che non si spostano da quanto già sentito dando apporto efficace e sostanzioso.
"Sexy" è divertente, con l'invito "Dancing Baby, Dancing Baby Sexy For Me", la si potrebbe definire una canzone d'acchiappo?
Non toglie comunque nulla qualitativamente parlando a ciò che "Lord Of The Sun" ha dimostrato e che verrà confermato dall'ultima e più lunga "IX".
Già, sarà la conclusiva a suonare ancora per noi dato che "VII" e "VIII" si limitano a un nulla, quattro secondi di vuoto a testa che daranno il là a sette minuti grevi scanditi da un riffing severo, s'innalzerà un inaspettato muro spesso che assecondando la voglia d'ascoltare del buon doom/stoner ci farà da valida compagnia suggellando con la sua nota decisiva la parola fine al lavoro.
La formazione in toto svolge i propri compiti con ordinata disinvoltura, le chiavi del riffing affidate alle mani dei chitarristi Julián Velasco e Fernando Ferre trovano risposta più che positiva sia in fase di stesura delle tracce che nelle esecuzioni solistiche, il comparto ritmico basso/batteria formato da Tano Giménez e Miguel A. Fernández è di quelli che non ama la monotonia, si mostrano dinamici e coinvolgenti nel proporsi dando un corpo solido su cui agire alle sei corde.
Tutto ciò trova realizzazione nella bella prova di Pepe Belda che si fa sentire a gran voce, è il caso di dirlo eccome, interpretando i brani con una vivida passione.
Totalmente autoprodotto, anche dal punto di vista del sound e dei volumi, "Lord Of The Sun" può far sì che i The Sand Collector si ritengano soddisfatti del risultato.
Come di frequente ormai accade, la band ha deciso di dar la possibilità di scaricarlo liberamente, troverete il link diretto in fondo alla loro pagina di Metal Archives.
Detto questo, se seguite e amate quest'onda musicale non avete più scusanti, dovete ascoltarlo.
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Gruppo: This Gift Is A Curse
Anno: 2010
Etichetta: Discouraged Records
Contatti: www.myspace.com/thisgiftisacurse
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Big Sleep
2. Death To Your Hometown (Pt.III)
3. Althea
4. Voulets Dream
DURATA: 20:59
Act nuovo di pacca proveniente dalle lande svedesi quello dei This Gift Is A Curse, finito sotto la protezione della connazionale Discouraged Records che abbiamo già incontrato come label dei Plector e dei Moloken, è a quest'ultimi che il sound in parte si ricollega e quindi inutile dirvi che è di post metal che si parla.
Lo stesso flyer inviatomi dichiara apertamente che le intenzioni musicali racchiuse nei venti minuti e poco più che rappresentano la consistenza di "MMIII" saranno indirizzate agli amanti del periodo primordiale di band quali Neurosis (da "Souls At Zero" a "Times Of Grace) e Isis ("Celestial" e "Oceanic") nel quale la dose di hardcore e sludge è maggiormente concentrata non puntando su atmosfere dilatate ma mostrandosi con una corrosività massiccia e imponente.
Le dissonanze e la pressione a cui le quattro tracce vi esporranno saranno forti ma stimolanti, "Death To Your Hometown (Pt.III)" ad esempio, per quanto sia talmente dura da trinciare l'animo, rivela un carattere passionale e intenso teso ad avvolgere e ingabbiare l'ascoltatore. Più aperta e vivacemente atmosferica "Althea", già dal drumming che ne segna il principio correlato a seguire da un basso distorto e da riff di chitarra densi e una vocalità dal tratto quasi disperato che ne fanno il contraltare perfetto alla precedente, dando vita alle due facce che in questo mini lavoro vi ritroverete ad affrontare anche nel brano d'apertura "The Big Sleep", una discreta via di mezzo fra entrambe e la conclusiva "Voulets Dream" decisamente similare ma non eguale come risvolto emotivo a "Death To Your Hometown (Pt.III)".
Registrato nei Sunlight Studios di Tomas Skogsberg, è un prodotto dalle buone qualità e potenzialità questo offertoci dai This Gift Is A Curse, se amate quindi le formazioni tirate in causa a influenza primaria dei ragazzi non lasciatevi scappare l'ascolto di "MMIII".
Per acquistarlo potete contattare la band oppure attendere la release ufficiale fissata verso la metà di ottobre per poi trovarlo anche nello store della Discouraged Records.
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Gruppo: Jumalhämärä
Anno: 2010
Etichetta: Ahdistuksen Aihio Productions
Contatti: non disponibili
Autore: ticino1
Tracklist
1. Ecstasy In Blood - A Ballad
2. Storm Is Coming
3. Haul
4. 596
5. Resignaatio
6. Of Enlightenment And Righteousness Pt II
DURATA: 40:44
 Resignaatio è un termine norvegese che nella lingua dantesca significa rassegnazione. Alcuni di voi, forse, lo avranno capito di primo acchito.
I temi lirici del gruppo sono l'Illuminismo e la rettitudine. Cosa si nasconde dietro a questi termini enigmatici? Non mi resta altro che ricercare un poco, per svelare il mistero. L'Illuminismo è parte dell'istruzione scolastica basilare e non deve essere presentato particolarmente a fondo. Desidero comunque rinfrescarvi un poco la memoria, ricordandovi che si tratta di un periodo nella storia filosofica occidentale che è datato XVIII secolo.
Passando alla rettitudine... qui ho sofferto di più. Questo termine è fondamentale per la Bibbia ebraica e rappresenta un attributo divino. Il concetto è anche applicato parlando delle azioni di una persona che si comporta in modo da compiacere Dio. Diremo in italiano appunto, che una tale persona è retta.
L'inizio del disco, curioso, lascia credere all'ascoltatore di trovarsi davanti a una registrazione di qualità minimale e incisa su quattro piste in sala prova. Dopo il primo scetticismo è chiaro che si tratta di un piccolo gioco con la psiche. I risultati possono essere molteplici. Alcuni avranno piacere e saranno delusi poi dal suono cristallino e altri invece sorrideranno. Come vedremo più avanti, il gruppo scherza altrimenti poco. Le canzoni sono raramente più corte di cinque minuti, eccezion fatta per la terza pista, "Haul", che supera di poco i tre minuti e mezzo.
I pezzi sono indubbiamente segnati da una vena progressiva che attraversa gli scisti musicali della formazione finlandese. Cito solo "The Storm Is Coming", la seconda canzone, che attanaglia l'ascoltatore con sonorità pompose, inserite nelle trame della composizione. Più passa il tempo, più si notano parti vocali limpide che sottolineano alcune frasi. Non considero l'operato dei Jumalhämärä come black metal. Il tutto è troppo progressivo e astratto per essere inscatolato ed etichettato.
I tappeti musicali dei finlandesi sono annodati in una maniera piuttosto complessa che richiede concentrazione all'ascolto. In alcuni punti mi ricordano un poco gruppi come i The Ocean, con quei riff pesanti e straziati. L'accento di strazio supplementare è dato dalla voce che, inesorabilmente, accentua alcuni di questi riff citati sopra.
L'atmosfera generale del cd è deprimente e non è certamente adatta all'ascoltatore medio che vuole scuotere la testa al ritmo della musica. Personalmente non ricevo particolari sensazioni all'ascolto, anche se penso che il gruppo riuscirà ad acquistare qualche adepto.
Una piccola nota finale. Nessun membro della formazione si considera come la testa o il capo del progetto. Inoltre ogni membro della formazione suona qualunque strumento gli capiti. Credo che sia un concetto interessante.
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Gruppo: Monkeypriest
Anno: 2009
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/monkeypriest
Autore: Mourning
Tracklist
1. The March Of The monkey
2. Defending The Tree
3. War For The Throne
4. Doomsday
DURATA: 24:54
 Dalla Spagna una nuova realtà sludge? Così sembra, i Monkeypriest si presentano e lo fanno nel migliore dei modi, un ep, quattro tracce e il risultato ottenuto è quello di un centro quasi pieno.
"Defending The Tree" si rivela essere un piccolo gioiellino, suono fangoso, composizioni che si divertono a sfruttare cambi di tempo che la band combina al meglio e una propensione alla pesantezza accomunante ad act quali Goatsnake e EyehateGod che fa pensare: questi mi faranno il culo!
E' rabbia, o collera se volete, espressa in musica ciò che all'interno delle canzoni più volte tende a percuoterle, si odono richiami ai seventies di natura Black Sabbath ma tutto è molto scuro, greve nel porsi all'orecchio.
Il tribale sentore evocato dall'opener strumentale "The March Of The Monkey" viene sostituito dalla violenta e allentata esecuzione della titletrack, mettete sul piatto a seguire una "Way For The Throne" che va in ebollizione col passare dei minuti fino a far saltare il coperchio facendo sgorgare quella vena legata ai Sabbath che antecedentemente chiamavo in causa e continuate a farvi colpire da "Doomsday" che si slancerà in versione death, trovando pure il modo di infilare una sezione punkish al proprio interno.
E' un lavoro vario, di quelli che sanno come e dove sferrare i propri colpi, prodotto con una scia di frenesia nebulosa che lo rende ancor più accattivante e incisivo al tempo stesso, "Defending The Tree" si colloca decisamente fra le opere più riuscite ascoltate dal sottoscritto nell'ultimo biennio.
Per gli amanti del genere c'è da stare allegri, un nuovo act da seguire e di conseguenza mi auguro e ci auguro dischi di valore da poter e dover acquistare.
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Gruppo: Enthral
Anno: 2010
Etichetta: Frostcald Records
Contatti: www.myspace.com/trueenthral
Autore: M1
Tracklist
1. Salig Er Den Som Lir
2. Prophecies Of The Dying - Kundalini (Serpernt Power)
3. Prophecies Of The Dying - Part II
4. A Divine Tragedy
5. Enchanted By The Serpent Spell
6. Thy Passionate Despair
7. Awaiting The Rise Of The Forestgod (bonus track)
DURATA: 71:30
 A dispetto di quindici anni di carriera i norvegesi Enthral non sono di certo fra le black metal band più rinomate o citate nei discorsi fra fan, è per questo che una ristampa di materiale del passato possiede un duplice scopo: da un lato donare nuova e solitamente più curata veste ai brani, dall'altro tornare a mettere in circolazione un vecchio disco "dimenticato". "Prophecies Of The Dying" uscì originariamente nel maggio del 1997 ad opera di Hot Records dopo appena quattro giorni di registrazione e di lì a poco sarebbe entrato in formazione anche un nome noto della scena come il tastierista Stian Aarstad, già nei Dimmu Borgir.
Terminata questa dovuta premessa storica è tempo di addentrarci fra le note dell'album. Sono sufficienti le prime, suonate dopo un'introduzione agrodolce in "Salig Er Den Som Lir", per intuire che le coordinate musicali necessarie a inquadrare il sound del gruppo affondano le radici in Svezia: Lord Belial, Dissection e una spruzzata di death melodico. A queste va aggiunta una certa voglia "progressiva" in senso lato di approfondire le composizioni, arricchendole con continui stacchi, passaggi in acustico e cambi di tempo lasciando però immutata la scorrevolezza. Melodia e un velo di malinconia ricoprono con il loro alone la violenza del metal estremo, mitigato talvolta anche dalle clean vocals del soprano Ingrid Skretting che crea un contrasto di sensazioni quando va a doppiare lo screaming di Kjetil Hektoen come accade nel breve maelmstrom di "Prophecies Of The Dying - Part II".
Non conoscendo la versione originale dell'album mi è difficile confrontarne le produzioni ma va detto che quella del 2010 non presenta i difetti tipici di moltissime band odierne, vale a dire eccessiva pulizia e sensazione di plastificazione. E' possibile infatti rilevare anche la presenza una volta tanto del lavoro del basso e al tempo stesso godere delle fredde melodie delle chitarre. Infine l'inserimento come bonus track di "Awaiting The Rise Of The Forestgod" permette di farsi un'idea sulla forma primitiva della band, evidentemente più grezza e meno sicura con lo strumento in mano ma comunque già vogliosa di costruire trame ricche.
Il punto di forza di "Prophecies Of The Dying" a mio parere sta tutto nella spontaneità emanata dalle note che non risente affatto della rimasterizzazione, è un piacere immenso ascoltare tracce così sentite, sensazione che oggi come oggi non capita poi troppo spesso. Questo elemento permette anche di soprassedere sul leggero calo di attenzione che può prendere durante la seconda parte del disco a causa della sua durata importante.
In conclusione, onore alla Frostcald Records per la realizzazione di questa interessante ristampa e ovviamente agli Enthral per averci regalato black metal tanto sincero, genuino e con contenuti notevoli per essere un esordio targato '97.
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Gruppo: Fading Circles
Anno: 2009
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/fadingcircles
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Holy Trinity
2. Kill The Screen
3. My Real Face
4. Fading Parallels
5. Attitude
6. My Restless Soul
7. Sad Days Are Over
8. Between Light And Darkness
9. I Know That Time’ll Come
DURATA: 59:29
 I Fading Circles vengono dalla Transilvania, sì, avete letto bene, la terra che richiama immediatamente la storia di Vlad L'Impalatore o Dracula, fate voi.
Sicuramente più nota per atmosfere nere e lugubri adatte a sonorità black magari ma non rispecchiante quello che la band ci presenta, è infatti viva e alquanto pulita la prestazione che con "Soulburn" ci fanno ascoltare.
Un power/progressive che affonda le proprie radici negli anni Settanta e che vede messa in risalto non l'abilità d'infilare duemila note al secondo quanto quella di costruire dei brani che sappiano oltre a esser incisivi anche godere di una profondità spirituale.
C'è un legame intimo fra i testi e la musica che da loro la possibilità di esprimersi, prendete a esempio la dolcezza quasi regale di "Holy Trinity" acuita dalla coralità gregoriana che viene a presentarsi in alcuni frangenti, l'esortazione del motto della formazione racchiusa in una "Kill The Screen" che con tratti severi e una vena melancolica che serpeggia al proprio interno afferma:
"How I live my life, I only realized
The emptiness inside
Come and hold my hand, blinded by the faith
We will die togheter again.
Kill The Screen".
Vi sono ancora "Fading Parallels", canzone che evoca sentori sabbathiani, il primo pezzo lento che incroceremo nel nostro percorso, le ritmiche distese e grondanti di una tristezza per nulla celata trovano vivacità solo nel progressivismo che attraverserà il brano nella fase in cui la solistica si approprierà della scena, "Sad Days Are Over" che mette in contrasto le due nature, affranta e rivoltosa, in una prestazione che si divide fra l'oscurità del lasciarsi andare e la voglia di rivalsa per dar termine ad essa con conseguente irrobustimento del sound metallico e una "Between Light And Darkness" narrante la storia più antica del mondo, l'eterno conflitto fra luce e tenebre che mostra anche il lato più cattivo della voce di István.
"Soulburn" è un disco ricco d'influenze, concentrate, elaborate e sottoposte a una cura che magari non spiccherà per personalità ma ottiene il risultato voluto, quello di creare delle canzoni valide.
Prodotto, arrangiato ed eseguito con la giusta perizia da parte degli allora quattro musicisti (adesso sono un trio), con qualche "citazione" evidente in ambito di riff estratta da Symphony X e Annihilator suppongo consapevole (alla fine dei conti le note son sempre e solo sette), István "Putyi" Csiszér (voce e chitarra), Hunor Nagy (basso), l'allora membro Barna Bálint (chitarra) e Csongor Gyorgy (batteria) possono ritenersi più che soddisfatti da un platter che fondendo animo classico e non riesce a esprimere emozioni.
Raccomando tale ascolto a coloro che amano gli album ricercati ma non prolissi, quei lavori dove l'uomo non è una macchina spara note a tempesta ma da con esse possibilità al proprio spirito imperfetto di affiorare, in una parola: intenso.
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Gruppo: Berith's Legion
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/berithslegion
Autore: Advent
Tracklist
1. Antenora
2. When The Body Goes Cold
3. Mirror Of Phobias
4. Near The Scavenger
5. Treads On Everything
DURATA: 18:45
 Il deathcore si diffonde sempre di più e anche su Aristocrazia le recensioni di band del genere affiorano. Questo è compatto, sul metalcore, tanti groove ben assestati che però non suonano bene a chi è abituato ad un death molto più marcio e putrefatto. I Berith's Legion sono una band che fa del deathcore il suo cavallo di battaglia facendo affidamento ad accostamenti melodici congiunti alla durezza del vecchio metal della morte.
La voce si diffonde con una feroce mostruosità, growl, scream e pig squeal avanzano in abbondanza su un terreno argilloso sul quale sono piazzati macigni di pietra ad opera di un discreto batterista. Le radici che le chitarre affondano in "Near The Scavenger" sono in sintonia tra di loro e risultano valide. La cattiveria si percepisce molto, la traccia più coinvolgente, "Treads On Everything", contiene breakdown tritaossa ma anche intrecci -core più studiati, questi ultimi tecnicismi mi hanno ricordato la spontanea bravura dei californiani Chon, ovvio che la differenza tra le due formazioni è infinita, ma non posso che augurare ai nostri ragazzi di giungere ad un livello così alto per l'età che hanno. Come promo è comunque molto solido, composto con tantissima passione, rende sempre felici ascoltare gente che crede ancora tanto in un genere rovinato da troppi fighetti/tamarri, loro fanno un deathcore speciale. Si avvalgono di svariate influenze che li rendono sperimentali e in "When Body Goes Cold" sembrano davvero prepararsi per una prossima svolta "progressiva".
Il neo di questa formazione è la giovanissima età, un altro po' di gavetta e potranno aprirsi strada nella scena italiana con sicurezza. Già da ora però dimostrano di essere anni luce più avanti di molti dei loro colleghi, un album con questa originalità e passione lascerà loro ben pochi avversari.
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Gruppo: Kehlvin / Rorcal
Anno: 2008
Etichetta: Sigma Records / Division Records
Contatti: www.myspace.com/doomrorcaldoom - www.myspace.com/kehlvin
Autore: Advent
Tracklist
1. Ascension
DURATA: 28:51
 Breach, Eyehategod, Isis. Se una volta letti questi tre nomi di band diverse tra di loro ma legate da un indiscutibile amore per la musica in voi non è stato suscitato niente passate subito ad un altro articolo, questo di cui ora voglio trattare è un Ep struggente, speciale, sludge. Un unico pezzo: "Ascension", che racchiude nel proprio significato quello che i Kehlvin e i Rorcal hanno proposto in mezz'ora. Mi basta ammirare la splendida copertina di un semplice digipack, a sfondo nero, come tema una struttura probabilmente in fiamme avvolta da un fumo denso di un arancione acceso, il CD invece, dal colore argenteo, presenta le lettere iniziali delle band ("Erre" e "Kappa") sovrapposte in un piacevole groviglio prima in nero grassetto poi in un grigio che sempre più sbiadendosi, svanisce.
"Ascension" cos'è? Una saliente oppressione chi vi schiaccerà. Che renderà saturi i canali del vostro stereo con le proprie doppie presenze di urla, batteria e basso. Con le sue quattro chitarre. Lo sludge soffocante lascerà come di consueto spazio anche ad un inebriante post-rock, ma il piacere di essere stretti alla gola dall'incessante lavoro del duo vi renderà masochisti consapevoli di questa mezz'ora che inizia con un lento e fastidioso fischio in feedback ad opera di ottimi distorsori e si sviluppa nella più avvolgente e tetra atmosfera post-metal.
Questi sono i degni colleghi degli AmenRa, se l'unione fa la forza, questi svizzeri hanno già iniziato a spazzare via la terra. Lasciatevi offuscare la vista dalla cenere sollevata da questa solida combustione.
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Informations
Author: Mourning
Line Up
Freddy Skogstad - Vocals, All Instruments
Hi Freddy, welcome on Aristocrazia Webzine. May we have a short presentation of your band?
Voluspaa is a band I started in 1994. It soon was a band with four members, Uruz from Urgehal as the most known one (this was before he started in Urgehal). We released two demos in 94-95, the first as a band, the second with me and the other guitarist, Thomas Støen. Soon after that Voluspaa became a one-man-band. It was no problem for me or Thomas who wanted to do other things and I wanted to be alone ;) We are still good friends and he stills comes to Voluspaa shows.
Voluspaa has been my toy since the very start. I have had no visions and no hurry to give out more music. I just wanted to sit at home making music. I make music for myself, the feeling and the joy it gives me. So now having a cd out is very strange…but I’m very pleased and proud.
The choice of the name of a band is very important, how did you choose "Voluspaa"? Does it fully embody what are your music and your belief?
Voluspaa can also be written Voluspå, and is a old Viking poem were Odin asking Volva, easy explained as a witch, about the birth of the world, Ragnarok and the new world arising.
This is kind of the way Voluspaa has lived their life so far, with Åsa as the new world arising. So in that way it fits like glow.
But yes the name was very important. Vikings and or ancient history has always been a big and strong part of me, so choosing the most important Viking poem from Edda was very natural thing for me. I was also thinking about the name Håvamål, which is one of my favourite poems, explaining how to live your life here in the north…how we are as people. But I think Voluspå fits more into how Voluspaa really are in music.
The project lives from the first half of the nineties, four demos, and finally the arrival of "ÅSA". It has been a real birth, what made you wait so long before releasing your debut?
As mention in the introduction I had no rush or eager to give out any music. So I used my time until all felt right.
I have always had belief in both the old songs and the new that I did make. I felt that the old songs could do it well, still 16 years later. So I wanted to give them a chance.
But I got more and more tempted to give out music since people started contacting me about Voluspaa. When I re-released the demo from 95, T.Å.E.M.E.N., in 2006, it got sold out pretty fast and labels started asking me for more. At the same time I started a MySpace page, which also made it easier for me. It was strange showing people my music but at the same time fun and made me even more creative.
Another reason was when I started a sideproject with a good friend of mine, Frode Løken, called Røst. We played a gig in 2007, and this was my first time on stage since 1995…and damn that was fun. I think that maybe this was the kick-starter for showing the world more Voluspaa.
There is an epic atmosphere that seems to be inspired by Quorthon and Bathory. Besides him, which were your other inspirations in both musical and generally artistic fields for its creation?
You are not the first to mention Bathory but I must say I have no inspiration from him at all. I haven’t heard much of his music, just bits and pieces on party and in cd-shops. But since many say’s that there is a link between Bathory and Voluspaa, I think I have to check it out more…it must be good hahaha.
Hmm, when I started Voluspaa I really did like Ac/dc and Satyricon’s Dark Medieval Times. I liked the melodic part in their black metal.
Later in the 90’s it was Storm and Ulver. And with time Anathema and Antimatter has had some influence maybe.
One of the most beautiful and noticeable points of this album is the link between the tracks and nature which is continuously strengthens itself. How is your relationship with Mother Earth and what can your lyrics teach? Are man and nature still one thing?
It’s important. This was one of the things that I wanted to express. I feel like we, the humans, are destroying this beautiful but important nature. With out it we will die, but still we are fucking it up.
Nature for me is freshening for the soul. Send depressive and stressed people into the woods and they’ll come out in the other end with a better feeling of the world they live in. Their head is clear and the body is ready for more ;)
My lyric’s has a wide range of what it means and what you can get out of it. But the most of it is my love for the nature here in Norway and how I feel about my home land. If you can get this feeling by listening to Voluspaa, I’ll be on the right way and very proud ;)
Songs like "Djupet", "En Hymne Til Våre Udødelige Forfedre" and "Ei Folkevise" emphasize their structure, besides with the well-orchestrated guitar parts (personal and different in each tracks), with some variants provided by inserts of flute, violin and female voice that enrich them. You are the mind of this project, which is the difficulty of placing different solutions in your songs?
That’s a good question. I really don’t know what the most difficult thing putting into the music is. I have a clear picture on how I want it inside my head. Oh, now I know, the female vocals. This is hard since I can’t do it myself and I have to explain what kind of female voice I want on the track. But Hildr really makes it easy for me coz she’s so fucking good
But I work long and hard with my songs, so in the end I’ll figure it out. Some places there are things I want in a riff but it doesn’t work at all. Then I have to try different things or just drop it. I use a lot of time just listening to the song over and over again. A cliché here, the song does the work, I just follow the song
How did you choose the artists who contributed to finish the arrangements of this output? More specifically, how did you come in contact with Hildr Valkirje (already appeared on our site with Folkearth) and Sareeta?
I did choose Lars Jensen coz he pushes me forward and he makes me more creative. He is really skilled so I knew that I would get what I wanted out of him. He was the best producer for Voluspaa! I he lives in the mountains on the front cover, he born and will certainly die in Åsa…so he knows what’s it’s all about ;)
I wanted to record Åsa as a band. Since I had live members I wanted them to do their part on the album, to make it more complete. That was not that easy, so I had to do changes during the road to getting Åsa the way I wanted. So it’s a mix between them and me on this album, and I think this is one of the coolest thing about the album. Our mix makes the album more dynamic!
As for Hildr I did meet her on MySpace and I asked her if she wanted to help, and she did. I’m really pleased with her and I wanted more. Hopefully she wants to work more with Voluspaa in the future. She has been an important in the new picture of Voluspaa and how I wanted the future to be like.
Sareeta is the wife of my earlier drummer Tommy Kaare, known from Åsmegin. He is by the way my favourite drummer in the world and I really miss him ;)
I asked if she wanted to help and she was more than willing to do so. She is really skilled and a good person to work with. She has collared the Åsa album in her own ways!
The lyrics of "Åsa" are only in native language, perhaps because many people use English for its more commercial or just more communicative features. Why did you choose to use Norwegian language? Is it the only one who can really deliver the best feelings related to the stories of the lyrics?
Yes you right. If I’m gone to sing my love for my homeland and my pride for it…yes I have to sing it in Norwegian. This is the most natural thing for me and the easiest way to express what I really feel! And this makes Voluspaa more authentic, both for me but also for you as the listener.
In the booklet, in every lyric there is a caption that describes the roots; can we say that this work wants to achieve a dream that began in 1994?
I have always wanted to do that. For me, interested in other band I like, I would like to have more info about the song than just reading lyric’s…which can mean a totally different thing for you than the man who wrote it.
Many people has been like where the fuck has Voluspaa been all this time. Some don’t even believe that Voluspaa has been alive since 1994.
There has not been much information out there about Voluspaa, so this is a good thing to get it out to the person that has bought a copy of the Åsa album.
Since I have songs from 1994 to 2008 on the album, I wanted people to know more about the wide in the songs…and that it’s still Voluspaa and get the real feeling.
What do you remember about the nineties melodic black era? Do you think that there is something really genuine which can breathe life into this genre today?
I think the nineties are long gone and lost forever. All we have is the good memories and very fine music in our collection.
As very few among my friends that liked the melodic black metal in the nineties, I was pretty much alone with that. All other was more into corps paint and Satan. I have
never really seen the issue with having Satan in the music. Why sing of a creature created by a belief you don’t believe in? Well let’s leave it dead I don’t want to bore you with my way of life ;)
Do you belong to your national scene in your opinion? Are there any bands that you would recommend to listen in both your genre and other ones?
I should be on the top but since I’m not there, I don’t give a fuck ha-ha, just kidding. I don’t know if there really is a scene here? If there are I’m not invited, coz I’m in the forest here all alone ;)
You should check out Lars Jensen’s band, Myrkgrav. Other band’s from around here, Åsmegin and Kvist. If you go to www.voluspaa.com I have a list of great bands from the same area as Voluspaa.
Fortid you have to check out. Eldur who has created that band did some vocals on Åsa.
I’m a fan of the two Liverpool band’s Anathema and Antimatter…check them out if you already haven’t
What do you think about the modern Metal scene?
Too few bands make it with out kissing ass!
About the promotion of the album, how is it going? How did you come in contact with the Australian label Aurora Astralis? How did it support you?
At the beginning it went slow. But as more and more people got eyes up for Voluspaa, it got easier. More shops wanted it and it was easier to sell. But it wasn’t until now, when we signed a deal with Twilight Vertrieb in Germany, it really got good. They distribute all over Europe and seem to have good promotion and network.
And the album is going real well! Twilight is already selling the second press of the album. After one week they needed to order more cd’s from Aurora. So I’m pleased so far
Aurora Australis Record contacted me, asking if they could buy a copy of En Tid Tilbake and Norwegian Metal…yes buy cd! I was kind of fed up with small labels asking for copies and offering me stupid ass offers. So a small label asking if they could buy copies kind of surprised me.
After some weeks AAR asked if I had any plans on releasing more music. They wanted to know if I was interested in letting them release my demos. AAR has been really genuine interested in the music and not about the money…yes believe it or not! He has supported me with almost everything. We agree and think the same way on how we want things to be. So for me being with AAR it’s really easy. I think it’s harder for Simon having sign Voluspaa, than for me being signed at Aurora Australis Records he he.
Will you play gigs with Voluspaa?
Yes! We have played some show earlier this year but we are now at home rehearsing and searching for a new guitarist. I and Oscar, the guitarist that still plays in Voluspaa, have started to make new music for Voluspaa. So far this has been very interesting and cool, both for me and Voluspaa!
Can you tell us the best things that happened you on-stage? Do you have a live performance you would like to repeat?
Voluspaa had some cool gigs when we started in 94. But the first gig Voluspaa had since 95 was in 2008 at my birthday party. This was the best gig for me and Voluspaa. Here I had invited Koldbrann, Svarttjern and Bömbers with Abbath from Immortal and Tore from Battalion. Standing on stage after 13 years of silence was pretty wired and fucking cool ;)
Do you have other projects or bands where you play?
As of right now I don’t have any other bands. When I started to plan Åsa I stopped all my contributions in other bands as Somewhere Beyond and my side project Røst.
If I had more time I would still play more with these bands…
Are there any confirmed live dates? Will you ever see you in Italy?
No other dates as of today. But hopefully soon there will be more live dates added! And I would love to come and play in Italy. Invited me over!
Thanks for the time you spent with us; the last message for our readers is up to you.
Thank you so much for your time with me and Voluspaa!
For the reader and the people that have the album in their hand. I really, really I’m thankful for your time to check out Voluspaa. Being a small band from the woods of the cold north, it’s special to see that the world cares for your work!
Thank you!
-Freddy Skogstad
Voluspaa: www.voluspaa.com www.asa.voluspaa.com www.youtube.com/ffbrec www.myspace.com/voluspaa www.reverbnation.com/voluspaa www.facebook.com/pages/Voluspaa/211000827475
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Informazioni
Gruppo: Nirvana 2002
Anno: 2009
Etichetta: Relapse Records
Contatti: www.myspace.com/disembodiedspirits
Autore: Leonard Z
Tracklist
1. Mourning
2. Slumber
3. Zombiefication
4. The Awakening Of...
5. Further Beyond
6. Snake
7. Physical Excursion / Truth And Beauty
8. Brutality
9. The Awakening Of...
10. Watch The River Flow
11. In Fell Tongues
12. Mourning (live)
13. Slumber
14. Zombiefication
15. The Awakening Of...
DURATA: 47:49
 Ecco la raccolta su cd dei demo dei Nirvana 2002, band dalla breve vita (attiva dal 1989 al 1991), ma che ha fatto parte della scena nascente del Death Metal svedese del periodo "buono". Il sound è chiaramente quello di Entombed, Dismember e compagnia cantante (la similitudine è dovuta al fatto che in alcuni casi le band in questione si sono addirittura scambiate la strumentazione per avere lo stesso sound, come riportato nel booklet del cd). A questo punto è necessario un distinguo: il valore di questo cd è molto più "storico" che di contenuti, in quanto nel dischetto troviamo le stesse tracce ripetute più e più volte con registrazioni diverse. I pezzi sono, chiaramente, delle perle, uno su tutti lo stupendo "The Awakening Of..." che continuerete ad ascoltare a nastro migliaia di volte! Se cercate una traccia di una band storica, ma poco conosciuta e volete sapere tutto del paese dove si è formato un certo tipo di vero Death Metal, allora questo album vi renderà felici, altrimenti, se cercate qualcosa di nuovo o qualcosa di moderno statene lontani come la peste. Io chiaramente faccio parte dei nostalgici.
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