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lunedì 17 giugno 2013

THE STONE - Umro [english version]


Information
Band: The Stone
Title: Umro
Year: 2009
From: Serbia
Label: Folter Records
Contacts: facebook.com/thestonehorde
Author: Mourning
Translation: Lord Pist

Tracklist
1. Umro
2. Zlo Je Uvek Korak Ispred
3. Krvav Ceo, Nigde Nijedne Rane
4. Prst Na Obaracu
5. Jesti Srca Ljudi
6. Sam Krenuo Smrt Svoju Da Nade
7. ...U Smrti
8. Kralj Je Umro

RUNNING TIME: 52:42

The music from Serbian creature The Stone first ended up in my hands in 2012, with the cassette release of their latest album "Golet". Going back through their discography, I had chance to encounter their previous effort "Umro" and it was clear from the start that, in describing them, I had employed the word "coherence" correctly.

In fact, this band's past, although recent, looks back at a black metal very closely related to the main acts of both the Norwegian and Swedish scenes. Nevertheless, the Serbian act managed not to sound just like a faint aping of them, up to this day.

It is not necessary to mention the names by which this then sextet has been influenced, the references are very easy to spot. What is more pressing to acknowledge is their ability to channel the teachings of the past into tracks that, filled with hatred and fury, melody and occasional death or 'n'roll moments, feature both the muscular and the atmospheric elements. This way, the album sound interesting to those who, although appreciative of the raw strand of black metal, look for more fascinating sections as well, as in "Prst Na Obaracu".

"Umro", through tracks such as "Krvav Ceo, Nigde Nijedne Rane" and "Jesti Srca Ljudi", proved to be a solid quadrature for what the band had constructed through the years. This album is anchored to its Nineties roots, making them the trick up The Stone's sleeve, not to mention the mixing that allowed every instrument to play its part (the bass lines were played by the two guitarists Kozeljnik and Demonetras, enjoying some good audibility in the whole musical pattern) and the album, though perhaps not that personal, took a coherent and complete shape.

In conclusion: if you have already had the chance to listen to other of The Stone's works, you might very well concede this one some time to immerge yourself into yet another good listen. If it's the first time you come across this project, do not miss the chance to enjoy it for what it is: plain black metal.

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THE STONE - Umro


Informazioni
Gruppo: The Stone
Titolo: Umro
Anno: 2009
Provenienza: Serbia
Etichetta: Folter Records
Contatti: facebook.com/thestonehorde
Autore: Mourning

Tracklist
1. Umro
2. Zlo Je Uvek Korak Ispred
3. Krvav Ceo, Nigde Nijedne Rane
4. Prst Na Obaracu
5. Jesti Srca Ljudi
6. Sam Krenuo Smrt Svoju Da Nade
7. ...U Smrti
8. Kralj Je Umro

DURATA: 52:42

La musica della creatura serba dei The Stone era finita fra le mie mani nel 2012 grazie alla versione in cassetta del loro ultimo album "Golet". Andando a ritroso, ho avuto il piacere di ricevere "Umro", il disco che precede il lavoro summenzionato, e sin dalla prima volta che l'ho inserito nel lettore mi è stata data conferma d'aver utilizzato correttamente la parola "coerenza".

Il passato di questa band infatti, seppur recente, è ancorato a una rappresentazione black che si rifà a grandi nomi sia del panorama svedese che norvegese, trovando il modo di non divenirne uno sbiadito scimmiottamento, aspetto che rimarrà immutato successivamente. Citare quali siano le realtà da cui l'allora sestetto attinse non è forzatamente necessario, si parla di grandi nomi riconoscibilissimi. Ciò che invece è doveroso riconoscere sia alla realtà del tempo che a quella odierna è la buonissima capacità di canalizzare gli insegnamenti del passato, riversandoli in brani che, ricolmi di odio e furia, di melodia e momenti nei quali appaiono sparute parvenze death ed appena accennate 'n'roll, possiedono sia le doti muscolari che quelle atmosferiche adeguate. Tale aspetto attrarrà l'interesse di chi è alla ricerca di black metal grezzo e solido, ma di tanto in tanto lievemente più affascinante, come avviene in "Prst Na Obaracu".

"Umro", con pezzi quali "Krvav Ceo, Nigde Nijedne Rane" e "Jesti Srca Ljudi", riprova d'aver dato alle solide basi costruite di anno in anno una quadratura. È un album che fa della sua natura anni Novanta una vera e propria arma in più e, grazie al buon operato dietro al mixer che garantisce alla strumentazione i dovuti spazi (le linee di basso in quest'occasione sono state realizzate dai due chitarristi Kozeljnik e Demonetras, nutrendosi di una più che discreta visibilità all'interno del complesso), possiede una forma magari non personale, tuttavia quantomeno completa.

In definitiva: se i The Stone vi fossero già capitati all'orecchio con episodi differenti da questo, potreste concedere loro ancora un po' del vostro tempo, inoltrandovi nell'ennesimo ascolto di buona fattura. Se invece in precedenza non vi fosse stata l'occasione e vi capitasse fra le mani proprio tale capitolo discografico, non negategli una possibilità e godetevelo per ciò che è: black metal.

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lunedì 11 marzo 2013

AL-NAMROOD - Astfh Al Tha'r / Kitab Al Awthan


Informazioni
Gruppo: Al-Namrood
Titolo: Astfh Al Tha'r / Kitab Al Awthan
Anno: 2009 / 2012
Provenienza: Arabia Saudita
Etichetta: Shaytan Productions
Contatti: facebook.com/alnamroodofficial
Autore: Bosj

Tracklist "Astfh Al Tha'r"
1. A'hd Al Jahiliyah - Jahiliyah Era
2. Ebadt Al Bashar - Human Annihilation
3. Entesarat Al Ashawes - Fotitudinous Victories
4. Fe Al Diajee Td'hudh Nafs Rakhisa - In Aphotic Darkness, Vile Souls Slaughtered
5. Fe Zafrat Al Mout - In Death Breathes
6. Naqoos Al Khatar - Peril Bell
7. Ya'jooj Wa Ma'jooj - Gog And Magog
8. Jabaroot Al Shar - Evil Mightiness
9. Seher Aswad - Black Sorcery
10. Saddam, Ramz Al Btula - Saddam, Emblem Of Courage

DURATA: 59:18

Tracklist "Kitab Al Awthan"
1. Mirath Al Shar - The Inheritance Of Evil
2. Min Trab Al Jahel - From The Dust Of Ignorance
3. Hayat Al Khlood - The Indestructibility Life
4. Ashab Al Aika - Those Of The Wood
5. Al-Qaum, Hakem Al Huroob - Al-Qaum, Ruler Of Wars
6. Kiram Al Mataia - The Mighty Grandeur
7. Ez Al Mulook - Kings Grandness
8. Bani La'em - La'em Tribe
9. Wa Ma Kan Lil Sufha' Entisar - And Then There Was No Victory For The Dolts

DURATA: 47:16

Chi ci segue da qualche tempo, o semplicemente si diverte a sfogliare i nostri indici, si sarà già imbattuto nell'articolo di ormai due anni e mezzo fa in cui si parlava per la prima volta su queste pagine degli Al-Namrood, "I Non Credenti", terzetto proveniente nientemeno che dall'Arabia Saudita.
Dopo aver tentato senza successo di contattare la band in merito alle sue ultime uscite (un box strettamente limitato contenente la ristampa del primo demo), tramite Shaytan Productions, etichetta canadese le cui radici affondano proprio in Medio Oriente, ci ritroviamo a parlare del primo e del terzo lavoro della formazione saudita, così da completare l'affresco iniziato con la recensione di "Estorat Taghoot".
Anzitutto, gli Al-Namrood sono sempre stati molto prolifici: in cinque anni un demo, uno split e tre full lenght non sono numeri da poco, specialmente per una band di provenienza non certo "comoda" per un genere come il black metal.
"Astfh Al Tha'r" ("esacerbando la vendetta"), debutto sulla lunga distanza, succede al solo demo "Atba'a Al-Namrood" e presenta da subito numerosi tratti peculiari uniti ad un'inevitabile e naturalissima immaturità di fondo. Partendo da quest'ultima, il full è decisamente lungo, un'ora per un album black metal rischia di risultare esagerata, soprattutto se i dieci brani sono registrazioni lo-fi in cui spesso e volentieri i volumi dovrebbero essere aggiustati per permettere una migliore resa sia dei passaggi folkloristici sia di "normali" cavalcate. La prova vocale di Mukadars, per quanto più che buona, finisce spesso con il coprire la strumentazione, eccezion fatta per la batteria, non permettendo a tutte le particolarissime sfumature medio orientali di uscire allo scoperto.
Ciò detto, è d'altro canto innegabile che il trio saudita possieda una verve compositiva particolare e personalissima. Ovviamente il nome di riferimento più facile non può che essere quello dei Melechesh, eppure la differenza di approccio tra i due gruppi non potrebbe essere più marcata: gli Israeliani hanno tentato (con successo) di "orientalizzare" la propria proposta tramite l'utilizzo di mezzi classici, dicasi chitarra, basso e batteria. Gli Al-Namrood vanno oltre, prendendo la lezione dei Melechesh ed aggiungendo ad essa la vera e propria "musica araba", tanto che nei riconoscimenti, tolto il già citato Mukadars alla voce, a Mephisto sono attribuiti "all instruments", mentre a Ostron "all oriental instruments". Insomma, non un'orientalizzazione del metal, bensì una vera e propria convivenza di tradizione e metallo estremo.
Tematicamente, la band si riallaccia alle proprie usanze, alla mitologia delle proprie terre e al vissuto personale dei musicisti, il che rende "Astfh Al Tha'r" ancora più interessante, facendone un vero e proprio ponte per la scoperta e l'approfondimento di una cultura tanto sulla bocca di tutti quanto in verità conosciuta solo per sentito dire. Ecco i riferimenti alla Jahiliyya, l'era pre-maomettana, alle popolazioni Gog e Magog, a re Nimrod, in un continuo intersecarsi tra leggenda e tradizione veterotestamentaria e coranica. In conclusione, a chiudere il lavoro, un brano tra i più folkloristici del lotto, in cui flauti e melodie arabeggianti la fanno da padrone fino all'ultimo, imperioso blast-beat: "Saddam, Emblem Of Courage". Esaustive le parole del gruppo in proposito: "Il più efficace leader che abbia mai camminato sulla terra, uno dei guerrieri più saldi della nostra era, il demone della guerra, onore d'Arabia, spada gloriosa, guida di tutti i popoli, Saddam".
Pochi mesi ed è stata subito la volta di "Estorat Taghoot", netto passo in avanti del trio su cui non mi dilungherò, rimandandovi al già citato articolo a riguardo.
Poi, in un anno e mezzo di silenzio, Mephisto e Ostron si sono presi il tempo di reclutare a tempo pieno Mudamer, che diviene così il terzo cantante per tre album, dopo la dipartita di Mukadars successiva al debutto e la performance temporanea di Mardus su "Estorat Taghoot". Al trio si aggiunge Adel come batterista di turno, e la formazione è completa per dare alle stampe il terzo disco, quello storicamente "difficile". "Kitab Al Awthan", "Il Libro Del Politeismo", è un netto passo in avanti in tutti i sensi: suonato, registrato, ma soprattutto composto e scritto meglio dei propri predecessori, è la miglior uscita a nome Al-Namrood.
Maggiormente consapevoli e padroni dei propri mezzi, oltre che con le idee sicuramente più chiare grazie all'esperienza maturata in questi pur pochi anni, i Non Credenti hanno spostato il proprio baricentro dalla terra di Babilonia, quindi dal Medio Oriente in genere (seppure Babilonia fosse locata in territorio iracheno), all'Arabia e alle sue specifiche tradizioni. Il titolo di questo terzo album si riferisce infatti alle tradizioni pre-maomettane, al politeismo che impregnava le sabbie del deserto, inghiottite dal buco nero dell'Islamismo, religione "maschera che si spaccia per portatrice di luce e verità, che in realtà non fa altro che perorare l'ignoranza e la stupidità dei popoli" (piccola parafrasi del lungo manifesto ideologico all'interno del booklet).
Musicalmente parlando, le coordinate non sono variate, ma sono state ampiamente affinate ed elaborate, pulendo le registrazioni di molta della sabbia desertica che pervadeva il debutto e lasciando apprezzare tutte le sfumature delle tastiere orientali di Ostron, mentre il riffing di Mephisto è ora più dichiaratamente ispirato ai suddetti Melechesh. Il progressivo accorciarsi degli album ha inoltre evitato il rischio di eccessive lungaggini: si trovano ancora episodi da oltre sei minuti, ma non sono più la norma, a favore di una forma canzone più asciutta ed essenziale, meno dilatata e ripetitiva.
Sarebbe bello un giorno poter approfondire la conoscenza degli Al-Namrood ponendo loro delle domande, tuttavia il Paese in cui vivono non è molto di larghe vedute circa musicisti apertamente ostili alla religione di Stato, il che li costringe a mantenere un profilo basso, a non diffondere informazioni personali e ad operare nell'ombra. Cerchiamo quindi di supportarli per quanto possibile, diffondendo la loro voce, e con loro, quella di chiunque abbia un'idea "scomoda", approfittandone per conoscere una cultura diversa, chiacchierata, affascinante e in fondo non così lontana.

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lunedì 3 dicembre 2012

NOCTIFERUM - Serenades Of The Impure


Informazioni
Gruppo: Noctiferum
Titolo: Serenades Of The Impure
Anno: 2009
Provenienza: Vienna, Austria
Etichetta: The Oath
Contatti: facebook.com/Noctiferum
Autore: Bosj

Tracklist
1. When The Shadows
2. Magnum Innominandum
3. Serenade Of The Impure
4. Darkest Sanctum
5. The Orb Of Parasites
6. De Mysteriis Dom Sathanas

DURATA: 38:40

Se siete nostri affezionati lettori saprete che Aristocrazia si interessa solo e soltanto alla musica, lasciando nella più totale indifferenza trovate commerciali di qualsivoglia genere, compilation e ristampe in primo luogo; tuttavia questa volta trattiamo proprio di una ristampa, contravvenendo alla regola con l'eccezione che la conferma.
"Serenades Of The Impure" è infatti un demo datato febbraio 2009, registrato tra il 2007 e il 2008 e composto addirittura nel 2006. I motivi per cui ne parliamo oggi sono presto detti: i Noctiferum, band di Vienna brillantemente dedita a un black metal fortemente influenzato dalla scuola svedese del fu Jon Nödtveidt, rilasciarono questa manciata di tracce, ad oggi ancora l'unica prova materiale delle capacità del gruppo, esclusivamente su nastro. Successivamente all'interno della formazione si sono avvicendati diversi cambi di lineup ed oggi, con i lavori per il primo disco in stato fortemente avanzato, la nostrana The Oath ha deciso di rendere finalmente reperibile su supporto ottico "Serenades Of The Impure".
Alle cinque tracce originariamente presenti su cassetta, se ne è così aggiunta una sesta intitolata "De Mysteriis Dom Sathanas", di cui credo sia superflua qualsiasi spiegazione.
Venendo invece al succo del lavoro dei Noctiferum, come accennato è facile individuare nelle composizioni la matrice scandinava che ha reso famosi i Dissection prima e, soprattutto, i Watain e tutta l'orda di black "spirituale" poi, tanto per fare qualche facile riferimento. La titletrack è manifesto dell'ideologia degli austriaci: "I will not bow before your king / All my strenght for the malicious One".
Se la novità non è certo di casa in questi brani, né a livello musicale né a livello concettuale, è pur vero che, anche cercando con il lanternino, la mancanza di spunti particolarmente originali è la sola ed unica pecca che può essere mossa alla formazione di Vienna. Dal punto di vista formale il disco è ineccepibile: composto bene, suonato bene, prodotto bene, curato in tutti i suoi dettagli, dall'artwork completamente rinnovato alle evocative immagini interne, ai suoni perfettamente in grado di rivaleggiare con le produzioni dei nomi di punta della scena, cui il trio austriaco, e musicalmente e professionalmente, non ha assolutamente nulla da invidiare.
Batteria triggerata dove necessario e sempre senza esagerare, chitarre piene e corpose, cantato sporco e lugubre perfettamente congeniale alle strutture sonore al di sotto, atmosfera impeccabile nel suo complesso. Un lavoro che ha tutte le carte in regola per essere apprezzato dai fruitori della scena. Nell'attesa dello sforzo sulla lunga distanza, che come detto, stando alle dichiarazioni del gruppo, dovrebbe essere in dirittura d'arrivo, lode a The Oath per aver reso di nuovo disponibile questo piccolo ma corposo lavoro che merita più di un'attenzione.

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lunedì 12 novembre 2012

PORTAL - Swarth


Informazioni
Band: Portal
Titolo: Swarth
Anno: 2009
Provenienza: Brisbane, Australia
Etichetta: Profound Lore
Contatti: facebook.com/PORTALDEATH
Autore: Istrice

Tracklist
1. Swarth
2. Larvae
3. Illoomorpheme
4. The Swayy
5. Writhen
6. Omenknow
7. Werships
8. Marityme

DURATA: 40:46

In principio era il caos, il caos primordiale, puro, amorale, estraneo ai concetti di bene e male.
Un concetto che appare tutto sommato ordinato e formalmente accettabile dopo aver incontrato lungo il proprio cammino "Swarth", un concetto annichilito nel momento stesso in cui i Portal hanno deciso di rievocare quella medesima forza primigenia, ma non prima di averla aggrovigliata e gettata nel più profondo girone d'inferno.
"Swarth", terzogenito della band, prosegue e perfeziona la strada intrapresa con l'acerbo e folle "Seepia" e con "Outre" verso una violenta e alienante Babilonia musicale, portando a un nuovo stadio la degenerante malattia sonora che da oltre un decennio contamina i manicomi di Brisbane.
Death, noise, contaminazioni black, influenze sludge vengono risucchiati in una abissale spirale di oscurità.
Horror Illogium e Aphotic Mote, con chitarre distorte al limite dell'umana sopportazione, disegnano scale a tratti incomprensibili, dissonanti, dispari, lasciando droni di suono lungo il loro percorso; Ignis Fatuus, in preda a un delirio epilettico dietro le pelli, tesse trame labirintiche, senza senso apparente, blast beat feroci si alternano a improvvisi cali di ritmo, seguiti a ruota dalle plumbee evoluzioni di Omenous Fugue (basso, neoacquisto della band all'epoca dell'uscita del disco).
La tensione sonora è costante, i continui capovolgimenti lasciano gli astanti straniti, e se per qualche breve secondo il moderno Teseo si illude di aver trovato il proverbiale filo, basta svoltare l'angolo per imbattersi in una via cieca, un ennesimo muro sonoro, o peggio ancora il Minotauro stesso pronto a cavargli le viscere.
The Curator (vocalist), teatrale sia su disco che in sede live e leader carismatico con pochi eguali, dal profondo del suo orologio a cucù (copricapo che ridefinisce assolutamente il concetto di stile) esprime il suo disagio con liriche enigmatiche, espressionista contemporaneo in ritardo di un secolo, sussurrando versi sghembi, in cui l'inglese stesso, maciullato prima, e ricostruito poi, assume nuove sfumature deformi e alterate.
Il risultato è disturbante, estraniante, oltre che assolutamente originale, e per quanto complesso e allucinato nelle sue forme, "Swarth" lascia fin dai primi ascolti una ben evidente traccia emotiva, che spinge quasi inconsciamente a riascoltare il disco per scoprirne le mille sfaccettature, per comprenderne le impenetrabili geometrie.
Fate attenzione però, l'oscurità è una droga e crea dipendenza.

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lunedì 1 ottobre 2012

LOTUS CIRCLE / BOSQUE - Split

Informazioni
Gruppo: Lotus Circle / Bosque
Titolo: Split
Anno: 2009
Provenienza: Grecia / Portogallo
Etichetta: Dunkelheit Produktionen
Contatti: myspace.com/lotuscircleofficial - bosque.pt.vu
Autore: Insanity

Tracklist
1. Lotus Circle - Enter
2. Lotus Circle - Underground
3. Lotus Circle - The Hall Of Those Forsaken
4. Lotus Circle - Where The Sky Is Imperceptible By The Eye
5. Bosque - Veneration

DURATA: 48:59

Rieccoci a parlare ancora dei Lotus Circle, dopo aver recensito i due full di questo act ellenico questa volta parleremo dello split con il portoghese Bosque.
La prima parte del disco è occupata dai greci, il quartetto di tracce propone un lato di questo progetto più vicino al Black Metal, tenendo comunque a ricordare le fondamenta Drone che sostengono l'intera struttura. I riff taglienti e ossessivi di "Enter" e "The Hall Of Those Forsaken" si poggiano infatti su un sottofondo fatto di distorsioni e ronzii, mentre "Underground" si avvicina pericolosamente al Black marcio delle LLN, quel sound disturbato e disturbante reso famoso dalla congrega francese che risulta essere in qualche modo affine alla proposta anche se in una versione più studiata; la quarta traccia, "Where The Sky Is Imperceptible By The Eye", ricorda le sonorità Depressive con quel riff zanzaroso accompagnato da urla sofferenti e conclude il lato dello split dedicato ai Lotus Circle portandoci all'unico, lungo brano dei Bosque. Devo ammettere che non conoscevo il progetto e leggendo qualche informazione in rete avrei creduto di trovarmi di fronte ad una one man band Funeral Doom, "Veneration" è invece costituita da oltre venti minuti di Dark Ambient/Drone meditativo: le percussioni minimali scandiscono tempi lenti su cui le chitarre creano una coltre di distorsioni e feedback dalla quale emergono voci lontane che intonano canti dal tono sacrale. Traccia monotona e ripetitiva ma nel modo giusto, riesce nell'intento di portare l'ascoltare in una sorta di trance.
Entrambi gli artisti presenti su questa release hanno svolto un buon lavoro per presentarsi al pubblico, personalmente il portoghese Bosque mi ha dato più di un motivo per approfondire la mia conoscenza con esso e i Lotus Circle confermano i buoni pareri che avevo espresso verso i due full. Consideratelo come un buon biglietto da visita.

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domenica 22 luglio 2012

ANIMO AEGER - Impuls / Fieber


Informazioni
Gruppo: Animo Aeger
Titolo: Impuls / Fieber
Anno: 2009-2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Ashen Productions
Contatti: ashenproductions.net/animoaeger.html
Autore: Mourning

Tracklist "Impuls"
1. Nuancen / Disparitaten: Das R-Kapitel
2. Den Laufstall Zu Brechen...
3. Verheissungsvolle Felder, Geschutzt Von Ebenjenem Eis
4. The Box
5. Der Begriff Der Reinheit, Getrankt Von Graberschweiß
6. Großstadtlyrik
7. Der Maskierte Blinde

DURATA: 56:12

Tracklist "Fieber"
1. Die Gedanken Ans Gefüge
2. Heufeuer: Man War Gewarnt
3. Schabe Und Kolkrabe Teilen Sich Das Weltenende
4. Zweifel
5. ...
6. Der Letzte Diamant
7. Spuck Mich Ins Nirgendwo!

DURATA: 38:40

Gli Animo Aeger sono una band tedesca con mastermind Graasjäl, personaggio presente anche nelle line-up di Avsked, Vrangbild ed ex-Misanthropic Path.
Il progetto avviato nel 2003 è stato seguito nell'ultimo triennio, in pratica dall'uscita del debutto "Impuls" rilasciato nel 2009 (stesso anno del primo demo "Wolfsvisionen", partorito però per Nihilistische Klangkunst), proprio in questo 2012 dal primo lavoro e dal successivo ep "Fieber" che tratterò nel testo.
L'album è ciò che si può definire musica old school, la base di natura "germanica" ricorda band come gli Absurd alla lontana o i Lunar Aurora d'inizio carriera e di rimando la Norvegia dei Darkthrone e Mayhem, peccato però che la realtà in questione sia decisamente lontana dagli standard di una qualsiasi di queste formazioni.
La musica pur essendo rozza, virilmente retrò, carica di un continuo astio che perdura di brano in brano non è poi compositivamente così "caotica" come si potrebbe pensare. Le strutture non sono proprio elementari nonostante possiedano l'appeal classico di quel periodo, mancano però degli affondi finali, si nota che il circolo d'idee proposto non sia poi così ispirato quanto realmente si voglia far credere.
Le discrete melodie alquanto presenti e piacevoli, una voce angosciante e un paio di sezioni dalla visione lievemente orientata a sfilacciarsi prospettando scanalature doom, in verità appena accennate, non riescono a sfondare il muro del già sentito e di una prova più che sufficiente sotto tutti gli aspetti. Sarò buono e darò "sei" anche alla produzione ovattata come "storia" vuole, ma non stacca il biglietto per il piano successivo.
A tre anni da quel passo iniziale viene data vita a "Fieber", l'ep è composto da quattro nuove tracce, un breve stacco direi alquanto inutile ("...") e due pezzi in versione rehearsal che lo conducono alla fine, vediamo quali sono stati i cambiamenti e le migliorie nella musica del duo.
Evidente è la crescita dal punto di vista del suono, finalmente una produzione che permette alla strumentazione di rilasciare un impatto e una prestanza che siano degne di tale nome. Ascoltate il basso ad esempio oppure il reparto vocale che risulta arricchito, Graasjäl non si limita più alla sola evocazione di dolore, si spinge al limite con l'avanguardistico grazie a linee pulite, teatrali e lo noterete già nella canzone d'apertura "Die Gedanken Ans Gefüge".
La sperimentazione sembra aver preso piede nel songwriting e nella successiva "Heufeuer: Man War Gewarnt" viene rimarcata acquisendo anche toni magniloquenti, pare che la chiave di volta sia stata trovata e "Schabe Und Kolkrabe Teilen Sich Das Weltenende" conferma che la strada è quella giusta e che pur usufruendo di arpeggi intimi e rassicuranti la violenza non verrà comunque a mancare, coadiuvata da un aspetto melodico più curato e partecipe emotivamente.
Con "Zweifel" un piccolo passo indietro nell'aura del brano riporta alla mente ciò che fu "Impuls", l'atmosfera è ricolma di dolore e l'angoscia torna a farsi percepire, è però di ben altro spessore la resa.
Dopo quel frammento di vuoto che è "...", è il turno delle due tracce alle quali è stata data seconda vita, "Der Letzte Diamant" e "Spuck Mich Ins Nirgendwo!" si distaccano dalle altre per "storia" e impostazione aumentando il grigiore, ripartendo dalla base del debutto per guardare oltre. È pur sempre un passo in avanti anche se minore rispetto a ciò che è a tutti gli effetti "nuovo".
Dovendo consigliare a un amico di ascoltare gli Animo Aeger ovviamente direi di provare sia "Impuls" che "Fieber", avere la possibilità di apprezzare la maturazione ed eventuale evoluzione, come in questo caso, di una band è sempre la via adatta per entrarvi in contatto, pensando però a un acquisto opterei per l'ep.
Ritengo che la formazione abbia centrato il proprio bersaglio, non diverrà mai un act di fascia "A", di quelli che scrivono i capolavori, adesso più di prima possono però dire la loro nella categoria di ottimi "mestieranti" che il panorama tedesco ci regala di anno in anno, segnatevi il monicker e date loro una chance.

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domenica 10 giugno 2012

EMBRIONAL / EMPHERIS - The Spectrum Of Metal Madness



Informazioni
Gruppo: Embrional / Empheris
Titolo: The Spectrum Of Metal Madness
Anno: 2009
Provenienza: Polonia
Etichetta: Old Temple
Contatti: myspace.com/embrional
Autore: Mourning

Tracklist
1. Embrional - Homicide
2. Embrional - The Abyss Of Human Soul
3. Embrional - Buried By Time And Dust (cover Mayhem)
4. Embrional - Rotting (cover Sarcófago)
5. Embrional - Land Of Tears (cover Pestilence)
6. Embrional - Death & Destruction (compilation di cover)
7. Empheris - Lovecraft
8. Empheris - Black Pyramid
9. Empheris - Assassin (cover Assassin)
10. Empheris - I Don't Believe In Miracles (cover The Ramones)
11. Empheris - Atomic Nuclear Desolation (cover Blasphemy)
12. Empheris - Slowly We Rot (cover Obituary)

DURATA: 45:33

Gli split molte volte si rivelano poco utili, altre celano delle chicche che non si sa per quale strano motivo non vengano inserite negli album e solitamente ti danno la possibilità di ascoltare più band in una botta sola, portandoti conseguentemente ad approfondire o meno il discorso relativo a esse. Spesso possono essere quindi un'arma a doppio taglio.
"The Spectrum Of Metal Madness" nel 2009 unì due formazioni polacche: gli Embrional e gli Empheris. Il risultato furono quarantacinque minuti scanditi a suon di metal estremo che prendeva spunto dalla sezione death più marcia e blasfema rappresentata più che degnamente dagli Embrional dei brani inediti "Homicide" e "The Abyss Of Human Soul", con la prima probabilmente un po' corta da sembrare quasi troncata e che avrebbe potuto godere di una durata lievemente più estesa per esplodere in totale cattiveria.
Nellaa sezione tendente al melodico black/thrash invece sono gli Empheris ad assumere il controllo della situazione presentando "Lovecraft" e "Black Pyramid", con la seconda più efficace soprattutto grazie a un riffing portante di stampo heavy che rimane facilmente in testa.
Andando oltre, quello che riceverete da "The Spectrum Of Metal Madness" è la sagra della cover. Da un lato abbiamo le scelte integraliste e maligne degli Embrional che mettono in campo un terzetto composto da Mayhem, Sarcófago e Pestilence riuscendo a tirar fuori delle buone prove dall'esecuzione di "Buried By Time And Dust" e "Rotting", facendo leggermente cilecca invece con "Land Of Tears", suonata non male ma totalmente priva di quel feeling atmosferico che la contraddistingue da sempre, e concludendo il loro spazio con "Death & Destruction", simpatico collage di riff metal d'eccellenza nel quale tributano omaggio a Slayer, Possessed, Deicide e Morbid Angel.
Dall'altro gli Empheris propongono un misto che prende spunto dallo speed degli Assassin e dal punk dei Ramones per poi spingersi in territori più affini al mondo nero con i Blasphemy e gli Obituary. In questo caso sono le interpretazioni meno consone a risultare più convincenti, sia "Assassin" che "I Don't Believe In Miracles" sono spontanee ed energiche, no comment per i ventisei secondi di schitarrate di "Atomic Nuclear Desecration" mentre delude una "Slowely We Rot" anche discretamente eseguita ma stranamente poco emozionante, e parlare così di questo pezzo fa un certo effetto.
Come avrete di certo compreso "The Spectrum Of Metal Madness" non è un acquisto definibile essenziale, può essere un piacevole diversivo e se vi capitasse fra le mani a un prezzo stracciato un pensiero su si potrebbe anche fare, consiglio piuttosto di approfondire le discografie delle due band partecipanti, lì sicuramente troverete materiale più interessante e duraturo all'interno del circuito d'ascolto.

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lunedì 28 maggio 2012

THE KING'S BAND - The King's Band

Informazioni
Gruppo: The King's Band
Titolo: The King's Band
Anno: 2009
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/thekingsband
Autore: Bosj

Tracklist:
1. Radio Hell
2. Death Or Glory
3. You Are My Bitch

DURATA: 10:42

In preparazione all'EP di prossima (molto prossima, visto che pare già in dirittura d'arrivo in questi giorni) uscita, analizziamo oggi il primo demo in assoluto del progetto King's Band, anno 2009, idea il cui nucleo forte è rappresentato in tutto e per tutto dal nostrano Karlage King, unico e solo mastermind di questa creatura musicale.
Trovo molto complesso parlare di questo demo tritraccia per diversi motivi: prima di tutto, è materiale datato e, al momento in cui leggerete questa recensione, la band sarà come accennato pronta ad uscire con un ep più completo, alla cui preparazione Karlage King si è dedicato con membri totalmente differenti da quelli presenti in questa sede; ancora, questo demo è molto breve, tre tracce sono davvero poche per poter "giudicare" una band; in ultimo, è sempre difficile avere a che fare con un disco in cui i lati negativi sono, ahimè, pesantemente rilevanti.
Con ordine: The King's Band è un progetto che si dedica a riportare in auge i fasti glam ottantiani, i cui numi tutelari sono quindi i vari Motorhead, Motley Crue, Ozzy Osbourne, eccetera, e Karlage King, oltre ad occuparsi della stesura di tutto il materiale, è il frontman e cantante del combo.
Se circa la parte compositiva possiamo notare piacevoli aspetti positivi e rimarcare solamente la mancanza di particolare personalità (già un titolo come "Death Or Glory" la dice abbastanza lunga sulle idee non proprio innovative di Karlage), apprezzando i fraseggi chitarristici alla Phil Campbell o Randy Rhoads e rimettendo un giudizio più approfondito ai giorni a venire, imputando il tutto ad una ingenuità di fondo perdonabile visto il debutto assoluto, la stessa clemenza non mi sento di utilizzare per quello che è il vero e pesantissimo limite del lavoro: la prestazione di Karlage King dietro al microfono.
Per farsi portatori di un certo messaggio, di una certa "attitudine", non è sufficiente indossare pantaloni stretti e cantare di belle donne bendisposte, ma serve anche una certa quantità di materia prima. Se Karlage ha dimostrato di possederla, quantomeno in nuce, in sede di scrittura, purtroppo lo stesso non si può dire del suo operato vocale, estremamente monocorde, poco versatile, incapace di una qualsiasi variazione, incastrato in un quasi-falsetto che se inizialmente incuriosisce, dopo poco arriva a mostrare tutti i suoi limiti e la sua inadeguatezza.
È passata acqua sotto i ponti, una maturazione in questo lasso di tempo era quantomeno necessaria, e presto vedremo quali progressi abbia compiuto nell'ultimo triennio il nostro nostalgico frontman. Questo demo, per il momento, lo accasiamo sulla mensola.

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venerdì 6 aprile 2012

YUCK - Do It Yourself


Informazioni
Gruppo: Yuck
Titolo: Do It Yourself
Anno: 2009
Provenienza: Francia
Etichetta: Postghost
Contatti: myspace.com/yuckvork
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Smell Of Cold
2. Virus
3. Nunc Umbra, Mox Gloria
4. Hermit
5. Mine Is Bigger
6. Denying The 3
7. Ab Irato
8. Decline
9. Fury Rise
10. The Right To Live
11. To Redemption (feat. Carol-Ann Croft)

DURATA: 54:06

Era passato un po' di tempo dall'ultima volta nella quale passai sul Myspace degli Yuck, purtroppo per tanti quel mondo è morto e quando inviai un messaggio chiedendo ai ragazzi di poter ricevere il loro materiale per mesi non ebbi nessuna risposta.
Nel momento meno atteso è arrivata l'email che non t'aspetti, Julien il chitarrista della band mi fa sapere che sarà felice nel farmi pervenire i loro due album, "Do It Yourself" e "This One Is Good". Tocca adesso logicamente iniziare a parlarvi di questa realtà transalpina e lo faccio partendo proprio dal debutto targato 2009.
Il combo composto da Jerèmie (voce), Julien Payan (chitarre), Stéphane Gouby (basso) e Sébastien Fercoq (batteria) è di quelli da prendere con le molle, la proposta è di catalogazione complicata data la personalità dei musicisti e la voglia di fare qualcosa di personale. Il titolo del disco non è messo lì a caso e l'avvicinarsi al sound Yuck non è proprio una cosa semplice, è un crocevia fra metal e rock che potrebbe farsi amare o odiare da entrambe le schiere di ascoltatori, tutto sta a comprendere quanto ci si voglia addentrare nel loro modo di fare musica.
"Do It Yourself" suona black, death, thrash ma anche grunge, rock lievemente fangoso, stoner e bluesy, è un mash-up d'influenze nel quale nessuna d'esse è gregaria ma si pone al servizio dell'altra.
È un ascolto strano in quanto ogni brano potrebbe esser figlio di più act allo stesso tempo senza per questo però appartenervi del tutto, l'esposizione e l'impostazione portano a citare nomi altisonanti quali Sodom, Kreator, Celtic Frost, Satyricon, Dissection, Immortal, Nirvana, Led Zeppelin che sembrerebbero entrare in contrasto data in alcuni casi la profonda diversità stilistica e invece non è così. Come è evidente che gli Yuck si divertano nel calcare la mano su questo punto chiudendo il disco dopo brani pesanti come "Nunc Umbra, Mox Gloria" e "Fury Rise", altri scapoccianti come "Virus" e altri dalla forte carica evocativa tipo "Denying The 3", accennando all'intimità nell'incipit di "Decline" e puntando su "To Redemption" nella quale appare la figura di Carol-Ann Croft (co-compositrice del pezzo), musicista Rock/Blues inglese scomparsa prematuramente sul finire del 2009, una canzone acustica che mette in mostra l'ennesima facciata di una formazione che non si risparmia d'esplorare qualsiasi angolo del mondo musicale affondando nella malinconia quanto nell'odio e nella rabbia.
Genuino, non so quale altro aggettivo si possa usare per descrivere quest'album, è il suono degli Yuck, il suo ampliarsi continuamente, stravolgersi nel tentativo di reinventarsi passo dopo passo è croce e delizia per l'orecchio. Ovviamente sarete voi a scegliere quale delle due sia più consona al gusto che v'appartiene, sia l'una o l'altra di sicuro non avrete a che fare con musicisti modaioli o alle prese con chissà quale visione "core" di una scena metal che di un certo utilizzo se ne sta altamente rompendo le palle.
Vi lascio dunque all'ascolto degli Yuck mettendovi in stand-by, il prossimo capitolo, "This One Is Good", a breve ancora una volta qui su Aristocrazia Webzine, non perdetevelo.

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lunedì 27 febbraio 2012

DWELLERS OF THE TWILIGHT - Sycophant


Informazioni
Gruppo: Dwellers Of The Twilight
Titolo: Sycophant
Anno: 2009
Provenienza: Parigi (Francia)
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Facebook - Myspace
Autore: Insanity

Tracklist
1. Skeptics
2. Dark Matter Lungs
3. Explorers
4. Endless Cycle
5. Fastwalkers
6. Sycophant
7. Self Conspiracy
8. Unearthing History
9. Terraformer
10. Serpents In The Sky

DURATA: 46:04

La Francia negli ultimi anni ha dato alla luce una lunga serie di band, molte delle quali rivolte verso la sperimentazione e l'avanguardia (penso ai Peste Noire ed all'amato/odiato Alcest); i Dwellers Of The Twilight si muovono su territori più standard, a detta dei due umani (così si fanno chiamare i membri) il progetto è nato infatti per proporre musica spontanea, grezza ed intuitiva. "Sycophant", secondo parto del combo, dimostra appunto come non sia per forza necessario fare salti mortali per creare musica interessante.
La realizzazione del concetto alla base dei Dwellers Of The Twilight è fatta principalmente di riff semplici e tipicamente Black Metal (così come lo scream) ed una drum machine che non fa assolutamente pesare il fatto di essere uno strumento programmato; a questi pochi ingredienti va aggiunta una dose di varietà che permette agli oltre quaranta minuti di non risultare noiosi, varietà concretizzata sotto forma di ritmiche che spaziano tra le accelerazioni furiose dell'opener "Skeptics" e i rallentamenti di "Fastwalkers" o della titletrack, con spunti relativamente particolari sparsi qua e là come ad esempio nella finale "Serpents In The Sky". Le parti di chitarra sono, come detto dalla band, intuitive: risultano facilmente assimilabili ma non per questo banali o già sentite, specialmente nelle sezioni più melodiche ("Dark Matter Lungs" ne è un perfetto esempio). Le linee vocali sono quasi un elemento di contorno, è uno scream che arricchisce il sound senza prendersi il ruolo di protagonista; discorso simile per il basso, che dona sostanza svolgendo il proprio lavoro senza strafare.
"Sycophant" dimostra che fare del buon Black Metal genuino e senza influenze (per alcuni) poco gradite sia ancora possibile, basta avere quel pizzico di personalità che spazza via ogni sensazione di "già sentito". Sicuramente un lavoro sopra la sufficienza, consigliato a chiunque apprezzi il genere.

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lunedì 20 febbraio 2012

CONTORSION - Solace Through Lies


Informazioni
Gruppo: Contorsion
Titolo: Solace Through Lies
Anno: 2009
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: contorsion.ch
Autore: ticino1

Tracklist
1. Insane
2. Highway To the Doom
3. The Contract
4. Drowning
5. Law Of Nature
6. Kick That Dirt
7. Lights Out
8. Cold-Blooded
9. Witchhunt
10. Audit Terror
11. Thrash Metal Domination

DURATA: 53:16

Sì, un concerto può aprirti gli occhi. Perché cercare tanto lontano quando il meglio si trova davanti alla porta di casa? I Contorsion hanno il loro quartiere generale a circa cinque chilometri da dove abito io.

Non provengono dalla Bay-Area ma vivono per lo meno vicino a un lago... ho già detto così che genere suonano questi signori. Dopo avere schiacciato "play", un uragano thrash v’investe incitandovi a tuffarvi nel pozzo. Le prime cose che risaltano sono la buona produzione soda e il livello tecnico dei musicisti. Credo che questi ultimi non siano più pivelli e che sappiano il fatto loro.
La squadra ritmica gradisce particolarmente seguire un ritmo greve, impietoso e che potrebbe essere degno di Sacrilege, Bolt Thrower o preferite i vecchi Anthrax? Nella musica di questi argoviesi s’insinuano tutti i migliori dettagli che hanno reso grande il thrash negli Anni Ottanta. Avete poca scelta: o pogate dopo esservi tuffati dal palco nella folla o vi spezzate le cervicali scuotendo il cranio alla musica devastante.

Scambiando quattro chiacchiere con Marco Torretti al concerto del gruppo qualche settimana fa, egli mi confermò che le influenze provengono da Testament e consorti (ascoltare la voce per credere...). Quel giorno ricevetti da lui in omaggio anche il CD per la recensione. Approfitto dell’occasione per ringraziarlo.

Non si può dire molto su questo lavoro. La musica è solidissima, i riff avanzano come dei rulli compressori e non un solo pezzo cala di tono. Questo disco dovrebbe piacere a chiunque sia particolarmente legato al thrash di vecchia scuola.

"Solace Through Lies" è un bel lavoro che merita di essere acquistato per sostenere il sottosuolo.

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sabato 7 gennaio 2012

ESSENZA - Devil's Breath


Informazioni
Gruppo: Essenza
Titolo: Devil's Breath
Anno: 2009
Provenienza: Italia
Etichetta: Big Mud
Contatti: myspace.com/essenzait
Autore: Mourning

Tracklist
1. Devil's Breath
2. Deep Into Your Eyes
3. (Universe) In A Box
4. Edge Of Collapsed World
5. Dance Of Liars
6. Rock 'N' Roll Blood
7. Fighting The Wind
8. Flying Acrobats

DURATA: 32:59

Gli Essenza sono un combo nostrano attivo dal 1993, la musica nel corso degli anni si è "evoluta" mutando da un hard/rock con una forte componente blues a un hard'n'heavy nel quale è abbastanza semplice distinguere le figure guida a influenza.
Il trio composto da Alessandro S. Rizzello al basso, Carlo G. Rizzello alla chitarra e alla voce e Paolo Colazzo alla batteria nel 2009 rilascia il terzo capitolo "Devil's Breath", un album decisamente ispirato e che potrei definire come un incrocio fra i Metallica del "Black Album" e la vena artistica del Mustaine più rock, il frontman dei 'Deth è forse la presenza più massiccia anche in ambito vocale, a tali personaggi si uniscono altri nomi che lascerò scoprire a voi cari lettori.
La formazione riesce a essere catchy attirando a sè con pezzi che contagiano, che possiedono il ritornello orecchiabile o riconoscibile, si vedano "Rock'N'Roll Blood" e "Edge Of Collapsed World", si dimostra altrettanto preparata nello sfoderare spunti neoclassici inaspettati in "(Universe) In A Box", nel dar sfogo alle voglie più istintive nella massiccia titletrack posta in apertura, omaggiare il mondo della NWOBHM con una "Fighting The Wind" dal gusto decisamente eighties, sfruttare il flavour dell'hard'n'heavy più solido in "Flying Acrobats" e mantenere vivido il collegamento con il periodo seventies in brani quali "Deep Into Your Eyes" e "Dance Of Liars". È un piatto ricco e ascoltabilissimo "Devil's Breath".
La prova del trio strumentalmente è pressoché perfetta, le scelte in ambito solistico, gli arrangiamenti e le linee vocali, punto quest'ultimo al quale si avrebbe potuto magari dare una presenza più importante in fase di missaggio, si riflettono con gusto all'interno delle canzoni. Se proprio vogliamo trovare una pecca al disco, l'unica potrebbe essere la breve durata e il fatto che tre degli otto titoli erano già presenti nel precedente ep "Dance Of Liars" del 2007.
Siamo nel 2011, due anni son passati ma la conferma di valore portata con "Devil's Breath" merita d'esser conosciuta e ascoltata, attendendo dunque l'ennesimo passo in avanti degli Essenza ormai sulla corretta via da anni grazie alla costanza e tenacia che li caratterizzano vi consiglio di far vostro questo piacevole lavoro.

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lunedì 2 gennaio 2012

ISÄNMAA - Yli Peltojen, Vetten Ja Tunturien


Informazioni
Gruppo: Isänmaa
Titolo: Yli Peltojen, Vetten Ja Tunturien
Anno: 1996 / 2009
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Primitive Reaction
Contatti: primitivereaction.com
Autore: ticino1

Tracklist
1. Isänmaani
2. Sinä Luot, Tuhoat
3. Candalat (Sudet)
4. Kumpujen Kätköistä, Mullasta Maan
5. Siva (Tuho)

DURATA: 09:55

Se vi dico che questo lavoro è prettamente inerente alle creazioni degli Impaled Nazarene, me la berreste? No? Ci credo. V’immaginate questi finlandesi dedicare canzoni alla Natura e ai suoi elementi? Non penso. Qui però vi fregate. Kimmo Luttinen uscì dal gruppo del fratello e prese con sé delle registrazioni che sarebbero apparse più tardi sotto l’egida dello storico gruppo di Oulu, se i due fossero restati d’accordo.

Il risultato di quello scisma fu la nascita del progetto Isänmaa che produsse una sola cassetta limitatissima a cinquanta copie.

La Primitive Reaction approfittò subito dell’occasione per accaparrarsi il materiale e stamparlo in modo pulito e degno di un ascolto curato. L’aggiunta del pezzo "Siva" come bonus completa quest’uscita.

Musicalmente ci troviamo a un livello acustico in concordanza con gli Impaled Nazarene. Ritmiche veloci e senza compromessi si lasciano accompagnare da una voce acida e arrabbiata. Il pubblico in tumulto non riesce a restare dentro gli argini e sfascia tutto quello che trova sul suo cammino. Una raffica di metallo segue inesorabilmente l’altra, il sangue zampilla abbondante da fronti ferite e da nasi rotti. Sì, questa è la scuola finlandese come piace a noi: lineare, sporca e cattiva!

Chi non avesse avuto la possibilità di accaparrarsi una di quelle famose cinquanta copie ha qui la chance di rifarsi con un mini CD ben prodotto e di fattura impeccabile.

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sabato 31 dicembre 2011

A.A.V.V. - Doom Art.Ru

Informazioni
Gruppo: Autori vari
Titolo: Doom Art.Ru
Anno: 2009
Etichetta: Arx Productions
Contatti: arxprod.net.ua
Autore: Mourning

Tracklist
1. Abyssphere - Тысячи лет
2. Evoke Thy Lords - Cause Follows Effect
3. Sacratus - Fallen Angel
4. Forbidden Funeral - Beyond The Truth!
5. Odradek Room - Картина (Впиваясь в холст маслом)
6. Septic Mind - Скорбь
7. Mental Disease - Autumn
8. Sideris Noctem - Binary
9. Everlasting - The Great Contradiction

DURATA: 1:15:50

Doom-Art.Ru è un forum nel quale le label est-europee, soprattutto quelle russe, presentano i loro artisti e nel quale si è cercato di portare avanti il movimento doom metal di quelle zone.
In passato sono uscite già compilation che estrapolavano brani di band sulle quali erano state aperte discussioni in proposito, mi è capitata fra le mani questa del 2009 prodotta dalla ucraina Arx Productions e che vede inseriti nella tracklist nomi già passati sul nostro sito: Abyssphere, Septic Mind e Sideris Noctem.
Il platter in questione è incentrato totalmente (e stranamente ad avviso di chi scrive) a pubblicizzare il panorama più estremo, doom/death, funeral, varianti gotiche, tralasciando colpevolmente le sezioni stoner e classico/epiche, probabilmente in quell'anno non ancora diffusissime ma che stavano comunque prendendo piede.
Interessante è la proposta orientata sul versante gotico degli Evoke Thy Lords di "Cause Follows Effect", piacevole quella folkloristica e dai tratti seventies dei Sacratus di "Fallen Angel" mentre "Beyond The Truth!" dei Forbidden Funeral è qualitativamente altalenante, premiando la riuscita del tradizionale doom/death farcito di tastiere soprattutto nella seconda parte del pezzo, maggiormente fluido.
Con gli Odradek Room si ha alle orecchie un episodio un po' "vorrei ma non posso", provano a fondere il ciclico incedere a soluzioni pseudo avanguardistiche, la riuscita di tale commistione non gioca a loro favore, il brano è poco stimolante; decisamente meglio fanno i Mental Disease con "Autumn", fascinosa e dotata di aperture "tranquille" che placano le frementi chitarre, smorzando il sound con tratti acustici. Chiudiamo il percorso con gli Everlasting di "The Great Condition", funeral doom canonico, ben fatto ma che non possiede quelle sfaccettature che gli permettano di rinchiudere l'ascoltatore attanagliandolo in quel grigio-nero atmosferico segno distinguibile del genere.
Una compilation che in fin dei conti vi capitasse fra le mani potrebbe essere un diversivo e nulla più, una forma di approfondimento o un semplice spunto per approcciare band di cui non conosceste l'operato o aveste solo sentito nominare durante qualche dialogo.
L'operazione in sé è buona cosa ma probabilmente fu congegnata non proprio al meglio, scelte frettolose?

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lunedì 26 dicembre 2011

DEIPHAGO - Filipino Antichrist


Informazioni
Gruppo: Deiphago
Titolo: Filipino Antichrist
Anno: 2009
Provenienza: Filippine
Etichetta: Hell's Headbangers Records
Contatti: deiphago.webs.com
Autore: ticino1

Tracklist

1. Intro: Annihilation
2. Christ Eater
3. Articles of Death
4. Storming Chaos
5. Command Destruct
6. Subliminal Satan
7. Satanic Metal
8. Hate (Sarcófago cover)
9. Satan, Semen and Blood
10. Filipino Antichrist
11. Outro

DURATA: 29:34

Sognate di spiagge, di mari color smeraldo, di isole esotiche e delle loro bellezze? Troverete questo e anche più negli arcipelaghi delle Filippine, dove pescatori strappano il necessario per vivere alle acque salmastre, mentre i turisti si occupano di sfruttare la prostituzione per loro conveniente economicamente.

Non so dire se siano state queste realtà casalinghe che spinsero i Deiphago a produrre un suono tanto rumoroso e indigesto. Le influenze sono comunque le solite: Beherit, Blasphemy e tutte quelle formazioni che contaminarono la prima onda del black o che ne furono addirittura parte integrante.

Durante poco meno di mezz'ora questi asiatici annichiliscono il Mondo, l'Umanità e tutte le sue speranze, riducendo il tutto a una massa di atomi insignificanti. Questa macchina rumorosissima e perfettamente blasfema, vomitata da quel Moloch che è Manila, catapulta le sue sferzate brutali di scale velocissime accompagnate da una voce che pare uscire dal Purgatorio di Dante. Corpi scorticati tentano di svincolarsi dall'accurato trattamento di demoni esperti in ogni tecnica oscenamente perversa di sofferenza. Gli assoli rendono ancora più satanica l'atmosfera di questo disco raffinato come un Tank M1 statunitense che trapassa a piena velocità una casa abitata.

Questo lavoro dimostra chiaramente che i Deiphago non sono per nulla interessati a fare un minimo passo avanti e che preferiscono vivere nel sottosuolo più profondo, fornendo dischi molto difficili da sopportare e da digerire all'ampio pubblico. Una produzione più pulita contribuirebbe sicuramente a un gradimente più alto.

Non mi preoccupo troppo di questi dettagli e continuo ad apprezzare questi Anticristo filippini.

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lunedì 28 novembre 2011

MOLOCH - Der Schein Des Schwarzesten Schnees


Informazioni
Gruppo: Moloch
Titolo: Der Schein Des Schwarzesten Schnees
Anno: 2009
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Misanthropic Spirit
Contatti: www.myspace.com/molochukr
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Gates Of Spiritual Vyrdin
2. Mein Wesen Ist Eins Mit Dem Schmerz Der Natur
3. Die Menschheit Ist Nichts Ohne Der Natur
4. Philosophie Der Depression
5. In Dorniger Finsternis Wurde Der Weltenschmerz Geboren
6. Dies Ist Ein Pfad An Dem Ich Dich Vor Einiger Zeit Verlor
7. Winterliche Teilnahmslosigkeit
8. Ein Teil Meiner Essenz Wird Hier Immer Verweilen
9. Ein Gefühl Der Apathie Im Sterbenden Universum
10. Melancholie 25.01.2009
11. Schmerz Und Leere Werden Immer Ein Teil Von Mir Sein

DURATA: 01:05:06

Moloch è l'incarnazione dei deliri del dolore di Pr. Sergij, musicista della scena ucraina che si sbatte attivamente per supportare la scena estrema. E per "scena estrema" intendo quella nicchia composta da musicisti che si interessano di noise, power electronic, ambient e suicidal-depressive black metal. Il cd che viene qui recensito è uno degli ultimi nella sua prolificissima carriera musicale, basti dire che sotto il monicker Moloch Sergij ha pubblicato ben venti uscite solo nel 2008! "La lucentezza della neve nera" (titolo dell'album) si annuncia come un lungo e monolitico lavoro in cui depressione, desolazione e dolore la fanno da padrone. Un primo ascolto potrebbe far accostare questi brani a quelli di Xasthur, ma vi sono alcune notevoli differenze. La prima, che salta subito all'orecchio, è l'aspetto noise che pervade tutto il lavoro: se le tastiere hanno il compito di tracciare la melodia, le chitarre (notevolmente preponderanti nel mixaggio) non ricalcano le linee ritmiche della batteria, dando così un senso di disorientamento e straniazione che conferisce a tutto il lavoro un aspetto decisamente disturbante e alieno. Il senso di alienazione è presente anche in altre scelte stilistiche, come quella di usare titoli in tedesco mentre i testi dei brani sono cantati in ucraino (il booklet contiene anche le traduzioni in inglese, grande mossa!). Il punto migliore di questo cd è senz'altro la voce di Sergij, che passa dal parlato al cantato più disperato e aggressivo donando varietà al lavoro e conferendogli un tocco di "sincerità" che manca a quello di altri musicisti nell'ambiente del dsbm i cui dischi risultano spesso "fatti a tavolino". Il cd contiene anche il video della traccia "Philosophie Der Depression", che mostra Sergiij procedere nella neve di uno dei boschi della sua terra. Video centratissimo con il concept dell'album, legato all'allontanamento dell'uomo dalla vita in comune nei villaggi per unirsi nella morte alla natura incontaminata delle foreste.
In definitiva non aspettatevi da questo album il canonico disco di dsbm, non lo è e credo che non lo volesse essere nell'intenzione del suo creatore. Senz'altro non è per tutti e può fortemente non piacere a chi voglia un disco canonicamente melodico e a chi non digerisce l'ambient e soprattutto il noise. Se invece cercate un album con canoni estetici e stilistici non usuali, e se siete disposti a sforzarvi per capire un lavoro che sembra scritto e suonato per essere più uno sfogo intimo che un prodotto commerciale, allora questo album di Moloch fa proprio al caso vostro.

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lunedì 15 agosto 2011

SOUTHERN DRINKSTRUCTION - Drink With Us


Informazioni
Gruppo: Southern Drinkstruction
Titolo: Drink With Us
Anno: 2009
Provenienza: Roma, Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/southerndrinkstruction
Autore: Fedaykin

Tracklist
1. Death ‘N’ Roll
2. Six Sick Sex
3. Fistfest
4. Pussy Carnage
5. Drink With Us
6. Super Strong Fast Glue
7. From North To South
8. Love Story
9. Shit And Lies
10. Mexxxicum
11. Walkin’ Alone

DURATA: 35.42

I Southern Drinkstruction sono un nome piuttosto noto nella realtà underground capitolina: nati nel 2005 da un’idea del chitarrista Pinuccio "Ordnal", a cui si sono andati aggiungendo dapprima "Bastard" alla voce, poi "Eddie" alla batteria e "Male" al basso (poi sostituito da "Zorro" nel 2010), i nostri, con il loro inedito mix di Death ‘n’ Roll, Southern Rock, ispirazioni Blues e richiami Heavy, hanno infatti saputo distinguersi grazie al loro impatto e al loro carisma all’interno della scena romana, producendo dapprima un omonimo EP, poi il loro disco di debutto, "Drink With Us", nel 2009, entrambi accolti in modo caloroso da pubblico e critica, come testimoniato dai numerosi affezionati che accorrono alle loro frequenti esibizioni live.

Devo dire che quando il buon Pinuccio mi porse il digipak in questione, ad una prima, fugace occhiata, tutto avrei detto fuorché si trattasse di un lavoro autoprodotto: il package, che si presenta con una stilosa grafica color oro su sfondo nero, un logo estremamente accattivante in copertina e un originalissimo libretto che lo ridisegna con le parole dei testi, possiede infatti una tale cura ed eleganza che si direbbe proprio frutto degli sforzi di qualche altisonante etichetta discografica, non certo messo in piedi da un gruppo al suo debut. E se è vero che l’abito non fa il monaco, è anche vero che l’attenzione a questi dettagli denota l’intenzione di fare le cose per bene e di dare all’ascoltatore un prodotto valido in ogni suo aspetto, e pertanto è opportuno menzionarli.
Anche perchè, in questo caso, sotto al fumo c’è anche l’arrosto, e direi pure bello succoso: inserito il cd nel lettore, basta qualche nota per capire che la musica stessa è stata composta ed eseguita con la medesima precisione. "Drink With Us" è infatti esattamente quello che promette di essere: un’alcolica mescolanza di elementi che fanno riferimento a vari generi molto distanti tra loro, in cui le linee di basso e chitarra producono un trascinante Thrash/Death dall’appeal estremamente Southern a cui fanno eco assoli che strizzano l’occhio ad un certo Hard Blues e rallentamenti dal vago retrogusto Doom, che donano una certa varietà e compattezza all’opera; il tutto accompagnato dall’immancabile fragranza del whiskey d’annata. Proprio la traccia d’apertura "Death ‘N’ Roll", d’altronde, chiarisce da subito il concetto, sia nel titolo che nei contenuti; si notano immediatamente l’alternanza tra un rifferama più massiccio e slow-paced e sessioni in cui invece la ritmica prende velocità e tempistiche più tipicamente Death (o in questo caso "Speed Death", come qualcuno lo definisce), a fare da sfondo al growl profondo e brutale di "Bastard". In particolare nella prima parte del disco il quartetto romano sfodera un pezzo più bello dell’altro; alla già citata opener fanno seguito la più Southern "Six Sick Sex", la veloce e groovy "Fistfest", la coriacea "Pussy Carnage" e la splendida title-track, in cui si passa repentinamente da un tema iniziale divertente e catchy ad un’accelerazione violentissima che culmina in un ritornello accompagnato da un coretto da sbronza (in linea con l’argomento). Il seguito del platter fila liscio, ribadendo, con le variazioni del caso, i concetti già espressi (non che la cosa dispiaccia, anzi).
Tutto questo è coadiuvato da una ottima esecuzione da parte della band, e più di tutto da una produzione dai suoni davvero poderosi e precisi, in cui la predominante chitarra di "Ordnal" (splendida sotto l’aspetto estetico, andatevela a guardare!) mette sul piatto potenza e groove, mentre gli altri elementi sono bilanciati perfettamente. Non credo sia il caso di dilungarsi in modo particolare sui testi, estremamente espliciti, in quanto i titoli sono alquanto auto-esplicativi; da segnalare però la violenta invettiva contro il business discografico di "Shit And Lies", che da voce alle critiche di migliaia di realtà underground sfruttate da un mercato senza scrupoli. Da sottolineare anche i divertenti campionamenti (il carillon e una frase da "Per Qualche Dollaro In Più" in apertura e in chiusura, un dialogo da "I Due Superpiedi Quasi Piatti” nella title-track, un breve estratto da un film porno non identificato in "Pussy Carnage") che danno il tocco finale allo stile dell’album.

"Drink With Us" è insomma un lavoro dall’enorme impatto, realizzato a regola d’arte, che non stanca e che si riascolta sempre con piacere, e che soprattutto rende davvero difficile la prevenzione del torcicollo. Colpiscono la personalità e la maestria con cui i Southern Drinkstruction hanno saputo costruire il loro "brand" e confezionare questa release, come colpisce la loro capacità di rendersi disponibili e di fraternizzare con il loro pubblico, che sicuramente da loro una marcia in più; sono convinto che se valorizzati, questi ragazzi potrebbero arrivare davvero lontano. Per ora aspettiamo la loro prossima uscita!

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CURIMUS - Humanity... For Sale


Informazioni
Gruppo: Curimus
Titolo: Humanity... For Sale
Anno: 2009
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/curimus - http://curimus.net/main.html
Autore: Mourning

Tracklist
1. Havoc Mind
2. Masked Reality
3. Bleeding For Nothing

DURATA: 14:16

I Curimus nascono in Finlandia nel 2004, "Humanity... For Sale" è il loro terzo demo datato 2009 a cui è stato dato un successore nel 2010 a titolo "Values".
Mi è capitato per caso fra le mani questo lavoro di tre tracce, un quarto d'ora di musica moderna e groovy oriented con riferimenti a band quali Sepultura e Soulfly quanto alla Svezia di gente come i The Haunted, riferimenti che forse in alcuni casi sono sin troppo netti e in uno stile così "standardizzato" per molti punti di vista si ha sì la certezza di avere fra le mani un lavoro solido e composto in maniera canonica ma adeguata, col rischio però di annoiarsi presto.
L'opener "Havoc Mind" e "Masked Reality" spiattellano senza particolari giri di parole ciò che frulla in testa ai Curimus e ci troviamo quindi di fronte a brani d'impatto, zero fronzoli ma un buon lavoro del drummer in fase di percussione nella seconda chiamata in causa e un inaspettato "outro" acustico che apparirà nella conclusiva "Bleeding For Nothing", il tutto sorretto da una produzione abbastanza pulita capace di valorizzare le qualità d'attacco del trio di tracce.
Non so come si siano evoluti, certo che una vena leggermente più tribale nelle movenze del drumming e un cambio di marcia più repentino in alcuni frangenti avrebbero reso più fluida e solida la proposta.
E' groove metal pesante, adatto a chi ne è un abituale fruitore, gli interessati quindi farebbero bene a tenere d'occhio questi finnici, ne sentiremo parlare? Vedremo.

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ASCENSION - With Burning Tongues


Informazioni
Gruppo: Ascension
Titolo: With Burning Tongues
Anno: 2009
Provenienza: Germania
Etichetta: World Terror Committee
Contatti: www.myspace.com/gatewaystoascension
Autore: Mourning

Tracklist
1. Sin Harvest
2. With Burning Tongues
3. Grey Queen
4. Coldblooded Grace
5. The Serpents Gate

DURATA: 45:52

Gli Ascension sono una creatura tedesca attiva dal 2007, non si hanno grandi informazioni sulla line-up ma sin dalle battute iniziali, rappresentate da questo demo "With Burning Tongues", avevano dimostrato delle doti non da poco tanto da far puntare su di loro la World Terror Committee, label che ha anche prodotto il successivo ep "Fire And Faith" e il debutto in formato full-lenght "Consolamentum".
Sono efferati, ritualisticamente coinvolgenti e supportati da un climax in continua evoluzione, le qualità migliori delle cinque tracce di questa prova d'apertura dei giochi sono palesi e incastonate in una scelta compositiva che permette ai brani di fermentare la loro riluttanza divina e quella rabbia bastarda che, pur sviluppandosi in segmenti/traccia di durata medio-lunga e incanalando al proprio interno alcune fasi cicliche, non lasciano via di scampo o secondarie interpretazioni. Riescono infatti a condurre a termine il compito immettendo come benzina sul fuoco il fascino di gente come i Katharsis o prodigandosi nell'abbellire la malvagia esecuzione tramite melodie suadenti di stampo svedese.
La proposta non ha cali considerevoli, purtroppo non è neanche costante: l'epicità che innalza l'estesa opener "Sin Harvest" e la dormiente pausa in cui il piano fa la sua comparsa in "With Burning Tongues" conducendola nell'oblio sono decisamente positive, lo stesso non si può dire di una "Coldblooded Grace" che accorciata di un paio di minuti probabilmente si sarebbe rivelata più efficace e di presa.
Fu comunque un primo step positivo quello fatto dai tedeschi, teatrale e poetico in più d'un'occasione, l'unica pecca che mi sento di segnalare non è tanto legata alle canzoni quanto al lavoro svolto dietro il mixer, la batteria sia come suono, sia per il modo in cui imposta alcune dinamiche non mi convince pienamente, sembra che alcune scanalature rimangano vuote quando una maggiore corposità e qualche sfuriata inaspettata avrebbero potuto assestare quel colpo giusto per slanciare i pezzi.
A chi non avesse ancora incontrato sul proprio cammino gli Ascension consiglio d'intraprendere la conoscenza della band proprio da "With Burning Tongues" e poi approcciare i dischi a seguire, noterete come a ogni uscita siano cresciuti, maturati e divenuti una realtà a cui poter donare tempo e attenzione, una di quelle formazioni a cui si possono affidare i vostri soldi per un eventuale acquisto, tenetelo a mente.

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