Informazioni
Gruppo: Airbag
Titolo: All Rights Removed
Anno: 2011
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Karisma Records
Contatti : myspace.com/airbagsound
Autore: Mourning
Tracklist
1. All Rights Removed
2. White Wall
3. The Bridge
4. Never Coming Home
5. Light Them All Up
6. Homesick I-III
DURATA: 50:01
In un periodo storico nero forse come mai lo è stato negli ultimi trent'anni anche la musica sembra aver preso posizione, è evidente il proliferare di band che attuano un approccio più riflessivo, delicato e malinconico con il mondo fatto di note, che poi si venino più o meno di aura metallica poco importa.
I norvegesi Airbag con "All Rights Removed" sono un fulgido esempio di formazione che si muove all'interno di tale movimento, probabilmente, e lo noterete sin da subito, pagano come spesso avviene, il dazio legato al fattore derivazione, è innegabile che band quali Pink Floyd, Porcupine Tree, Marillion e Anathema abbiano fornito l'ispirazione per far radicare all'interno dei brani un mood capace di avvolgere ed evolversi in maniera decisa dal punto di vista delle sensazioni trasmesse e che musicalmente abbiano appreso la lezione impartita da tali maestri per adornare le canzoni con fraseggi psichedelici, delicati stacchi semi-acustici, tastiere, l'utilizzo dell'organo Hammond (che il sottoscritto adora) e assoli melodicamente nostalgici che offrono una compagnia leggera e carezzevole, un mix francamente gradevole a tratti irresistibile.
I musicisti non tendono mai a complicarsi la vita, le costruzioni, per quanto possano sembrare alle volte sin troppo elementari, sono talmente pregne della passione del quintetto da conquistare senza mezzi termini.
Le tracce filano e cullano l'ascoltatore fornendo un appiglio dietro l'altro al quale aggrapparsi con forza per godersi appieno questo viaggio fra le nuvole guidati dall'esecuzione vocale di Asle Tostrup che oltre adagiarsi alla perfezione sulle basi è in alcuni momenti evocativo e leggiadro, veramente una prestazione superlativa quella del cantante.
È per me un piacere dedicare spazio soprattutto agli ultimi due brani di "All Rights Removed", il breve strumentale "Light Them All Up" che definire da sogno è limitante e il colosso che supera il quarto d'ora di durata a titolo "Homesick I-III" che annida nel suo quieto trascorrere il chiaro discernere d'influenze floyadine, neo-prog e post/rock in un crescendo emozionante e "raffigurativo".
La produzione è chiara, cristallina garantendo ai dettagli di divenire parti integranti e fondamentali dell'ampia esposizione musicale, non hanno davvero nulla da farsi rimproverare gli Airbag.
"All Rights Removed" è un gran disco, uno di quelli che entrano di diritto nella lista acquisti dei cultori del genere, non fatevelo assolutamente scappare.
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lunedì 5 dicembre 2011AIRBAG - All Rights RemovedAURA HIEMIS / SCULPTOR / EGO DEPTHS - Synthèse Collectif - The Dark WhormholesInformazioni Gruppo: Aura Hiemis/ Sculptor/ Ego Depths Titolo: Synthèse Collectif / The Dark Whormholes Anno: 2011 Provenienza: Chile / Russia/ Ucraina Etichetta: Endless Winter Contatti: Aura Hiemis - Sculptor - Ego Depths Autore: Mourning Tracklist 1. Aura Hiemis - Visceral Laments 2. Ego Depths - Feed My Ravenous Worms 3. Ego Depths - ...Into The Empty Maw Of Universe 4. Sculptor - The Three Shadows DURATA: 01:18:34 È possibile definire split "Synthèse Collectif - The Dark Whormholes"? È una delle ultime release della russa Endless Winter, un lavoro mastodontico che in durata supera l'ora e un quarto di musica e che se non fossi stato a conoscenza della componente multipla di band che lo vanno a costituire, avrei pensato fosse un album di funeral doom dalle svariate sfaccettature.Tre act, uno cileno, gli Aura Hiemis del "prezzemolino" Juan Escobar, il Kvarforth del Sud America dato il numero di act in cui milita, ha militato e ha prestato "servizio", uno ucraino/canadese, gli Ego Depths che ho già recensito in accoppiata con i Dispersive Light con lo split "Follow The Skua" di cui troverete il testo inserito nel database e uno russo, gli Sculptor dotati di spiccate venature deatheggianti. Il fattore accomunante è di sicuro il passo lento e spesso macerante che le tre formazioni sono capaci di imporre ai propri brani, a rompere il ghiaccio ci pensano gli Aura Hiemis con "Visceral Laments", un colosso di ventisette minuti dalle movenze agonizzanti, disperate in cui la combinazione fra doom funereo e marcia di stampo death innesca una catena di emozioni che dirigono la freccia diritta verso il basso, è decadente, greve e malsano nell'attimo in cui il ringhiare di V. si affaccia sulla scena. A seguire è la doppietta firmata Ego Depths che vede susseguirsi "Feed My Ravenous Worms" autolesionistica, tombale, dall'aura putrescente capace di appestare l'aria con il suo puzzo di morte, si è scavati da dentro in un crescendo atmosferico massiccio perdurante che le melodie malsane rafforzano, conclusosi solo dopo che il "banchetto" verrà consumato e "...Into The Empty Maw Of Universe" sequenzialmente perfetta nel perseguire quel precipitare in un baratro, in un luogo che pur essendo tutto intorno a sè è semplicemente colmo di nulla, una via dalla quale non si può sfuggire e che le cadenze funeree con il loro irrobustirsi o spegnersi improvviso fanno divenire di grande minacciosità, così si chiude il secondo capitolo di "Synthèse Collectif - The Dark Whormholes". Terza band, tocca agli Sculptor con "Three Shadows" farsi largo sulla scena ed è un ultimo imponente monolite nero che si estende per ventiquattro minuti ciò che andiamo ad affrontare, è un sipario pronto a celare definitivamente quel minimo di speranza coltivabile annichilendola con fraseggi death/doom, aloni depressivi e dissonanze malefiche. Sculpto autore della musica, non rinnega il suo recente passato che l'ha visto coinvolto in una formazione black, i Grimnorth, facendo trapelare tale influenza e seppur riesca a mantenere vivo il songwriting puntando sulla varietà, provando in corsa a cambiare le carte in tavola, appare purtroppo abbastanza chiaro che pur avendo molte frecce al proprio arco non riesca a mantenere il pathos oscuro elevato se non in alcuni frangenti, cadendo in deja vù alle volte banali e perdendosi dietro fraseggi ripetitivi, il che non sarebbe un male dato lo stile se fossero però adeguati a creare un ciclo addensante o psichedelicamente disturbante, nessuna delle due qualità appartiene a questi, ci sono quindi un paio di cosucce da sistemare chiudendo comunque dignitosamente il platter. "Synthèse Collectif - The Dark Whormholes" non è semplice da assimilare, se non siete amanti del genere la vedo addirittura dura, ha bisogno di più ascolti per cogliere le sfumature che differenziano le realtà messesi in gioco, chi le conoscesse già potrebbe ponderarne l'acquisto mentre coloro che le incrociassero per la prima volta potrebbero pensare o meno d'approfondire il discorso, in entrambi i casi un paio di "on air" a questo disco concedeteli. Continua a leggere... VIIMEISET VERET SAATANALLE - THE FINAL HOLOCAUSTInformazioni Data: 02/12/2011 Luogo: Viimeiset Veret Saatanalle, Turku, Klubi, Finlandia Autore: ticino1 Scaletta Grunt (disdetto) Sacrilegious Impalement Enochian Crescent (disdetto) Satanic Warmaster Impaled Nazarene Aristocrazia Webzine si sacrificò per l'ennesima volta sull'altare del metallo estremo per potere soddisfare la sete di racconti dei suoi lettori. Turku è la terza città più grande della Finlandia e si trova circa a 180 chilometri a ovest di Helsinki. Come questa è pure lei una città portuale. Con il treno la si raggiunge comodamente in circa due ore. Qualche consiglio per coloro che viaggiassero su questa tratta sui binari: uno, acquistate il biglietto per tempo. Non potete comunque comprarne uno per qualunque treno. Vale solo per quello che parte a un'ora precisa di quel giorno e vi saranno designati dei posti fissi. I numeri dei sedili nella carrozza sono segnati o sul loro fianco oppure sul pavimento. Due, tenete sempre d'occhio l'ora. Gli annunci sono sovente solo acustici e non sempre chiari. Devo essere onesto... la stazione di Turku dove attendo ora la partenza verso Helsinki non ha l'aspetto di quella in cui sono arrivato ieri sera. Qualcosa non mi torna. Che sia dovuto al fatto che era notte? Mah! Ho una fortuna boia. L'albergo in cui ho la stanza è quasi in faccia al locale in cui avrà luogo il massacro. Come se non bastasse è pieno di ristoranti, bar e negozi. Se avrete con voi la ragazza, lei saprà sicuramente come passare il tempo nelle decine di boutique dei dintorni e voi avrete parecchie borse da portare. Consiglio veramente la catena di pizzerie Koti Pizza. Si tratta definitivamente di un'interpretazione finnica della specialità italiana. La quattro stagioni, per esempio, è decorata con tonno, gamberetti, prosciutto cotto e funghi freschi. Queste pietanze sono comunque non male e costano, compresa una bibita, dieci euro e novanta. Sono arrivato proprio ora a quella stazione dove sono sceso ieri sera. È un sobborgo di Turku. L'annuncio, come detto prima, non era chiaro. Avrei dovuto scendere una più avanti, a Turku; non si smette mai d'imparare. Vabbe', sedici euro di taxi buttati. Il Klubi è definitivamente il tipo di locale che normalmente ospita altri tipi di manifestazione. Nel centro si trova l'immancabile pista da ballo, delimitata da una ringhiera che offre posti a sedere da un lato e dietro da un grande quadrato riservato al DJ o al tecnico del suono. I prezzi erano clementi; cinque euro per una birra sono ancora nel limite dell'accettabile. La tassa per il guardaroba, in Finlandia è usanza consegnare la giacca prima di entrare, era compresa nel prezzo del biglietto questa volta. All'entrata vidi Tomas, socio di quella combriccola di pazzoidi rappresentanti la Kvlt di Helsinki, con la sua bancarella ben fornita. Aveva un aspetto poco fresco e al primo momento non mi riconobbe. Mi raccontò di avere avuto una serata dedicata all'abbondante consumo di birra, di avere dormito poco e di essere in più stanco a causa del viaggio e del lavoro per la preparazione di questa manifestazione. Interrompetti la conversazione perché sentii le prime note provenire da sopra. Fui un poco perplesso... perché erano i finlandesi Satanic Warmaster ad aprire la serata? I signori, li vidi già in ottobre a Helsinki, erano nuovamente allegri e osannavano abbondantemente Bacco e i suoi piaceri. Il pubblico non era numeroso, malgrado abbia notato che arrivasse da tutti gli angoli del paese. A questi piacque così e il set fu allora intrattenimento puro. La platea mostrò di conoscere parecchi testi e li scandì a squarciagola. Per la cover di "Black Metal" dei Venom il cantante invitò un ragazzo del pubblico a partecipare sul palco per il coro. Chi ha detto che gli scandinavi sono freddi? Durante la pausa scoprii in un angolo la "bancarella" degli Impaled Nazarene. Due magliette appese alla parete per mostrarne i due lati e un tavolino attorno cui Mikka e i suoi commilitoni vuotavano allegramente un bicchiere dopo l'altro. Le pause erano stranamente lunghe e musicalmente accompagnate da pezzi ambient. Mi chiesi se un qualche gruppo suonasse di nascosto e che nessuno se ne fosse accorto. Sul palco furono montate delle croci rovesciate di cui la parte nell'aria era appuntita, pronta per infliggere una morte lenta e atroce a qualche vittima. La punta è spinta nell'ano e, attraversando le viscere senza ferirle, esce fra il collo e la spalla. La fine arriva piano piano e dolorosa. Dubitai che questa decorazione fosse di una delle formazioni italiane attese ieri sera. Infatti il pubblico accolse i Sacrilegious Impalement, altro gruppo locale, con entusiasmo. Anche se la musica non mi disse nulla, i signori, assolutamente più ebbri dei loro predecessori, offrirono una scena ben fatta, anche se forse troppo artificiale, sì, quasi da "poser". Davanti al palco la gente impazzì e si lasciò andare di tanto in tanto. Non avevo quasi più nervi per trovare come impostare il mio nuovo apparecchio fotografico. Durante questo litigio tecnico vidi passare Mikka per andare sul palco. Ora ne ero sicuro: Grunt e Enochian Crescent non avrebbero suonato! Già capeggiava la bandiera degli Impaled Nazarene quando Jussi e la sua squadra si presentarono al pubblico, introducendo allo stesso tempo i mattatori della serata. I presenti davano già allora i numeri, gridando a pieni polmoni "Saatana vittu perkele!" o "Sadhu Satana!". Appena i musicisti apparvero sul palco con i loro strumenti alla mano, davanti allo stage si aprì l'Inferno. Quasi ogni pezzo fu accompagnato da "circle pits" sempre più rabbiosi e brutali. Qualche idiota ritenne opportuno dare delle spallate in rincorsa a ragazze (!!!) e a ragazzi appoggiati alla transenna. Un altro non ebbe nient'altro di meglio da fare che tirare qualche cazzotto a dritta e a manca. Questi comportamenti portarono quasi a una rissa che il servizio di sicurezza pensò bene di ignorare. Alla fine vidi qualche occhio blu e delle facce insanguinate ma contente. La scaletta degli Impaled Nazarene coprì la maggior parte della loro storia. Mikka presentò ogni pezzo con un discorso molto focoso e irato. La platea seguiva, partecipava e urlava ogni singolo testo. Questa è vera devozione. Avrei contribuito volentieri a qualche gustosa risata ogni tanto. Disgraziatamente non capivo un accidente di quello che raccontavano sul palco. La massa dei presenti era tutt'altro che omogenea. Vidi persone che sarebbero state benissimo in una discoteca. Restai perplesso per una donna, siede ora nel mio stesso vagone, che stette cinque minuti in prima fila sputando continuamente davanti ai piedi di Mikka e mostrandogli sistematicamente il ditino medio... Il suono lasciava sfortunatamente molto a desiderare. I singoli strumenti correvano una staffetta e se prima la voce era nitida, due minuti dopo si sentiva solo il basso. Peccato. Proprio una formazione come questa con pezzi costantemente veloci e aggressivi ha bisogno di un missaggio pulito. Gli Impaled Nazarene mi paiono vivere della potenza scenica del cantante. Gli altri musicisti ci sono ma non partecipano veramente e sembrano solo far numero. La serata finì in allegria, quelli che poco prima si spaccavano le corna e si minacciavano, discutevano fra loro e si abbracciavano, ovviamente in preda a un tasso alcolico molto elevato. Continua a leggere... WILD - La Nueva OrdenInformazioni Gruppo: Wild Titolo: La Nueva Orden Anno: 2011 Provenienza: Spagna Etichetta: Santo Grial Contatti: myspace.com/heavymetalwild Autore: Mourning Tracklist 1. MMXI Instrumental 2. Condenado 3. Arde En La Hoguera 4. La Nueva Orden 5. Hijos Del Rock 6. Nunca Mires A Los Ojos De La Muerte 7. Reina De La Noche 8. El Extraño 9. Heavy Metal (Es Mi Religion) 10. Juicio Final DURATA: 43:41 La formazione madrilena heavy/power dei Wild è nata nel 2003 sotto il monicker Majesty Knight pubblicando l' ep "Entre Y Odio E Amor", solo nel successivo 2004 assume la forma odierna rilasciando un altro ep di presentazione intitolato "We Are Wild".Ne sono trascorsi sette di anni da quel lavoro, altri due demo, "Juicio Final" e "Heavy Metal", hanno preso vita rispettivamente nel 2005 e 2008, ancora un ep, "Calles De Fuego", nel 2009 e finalmente nel 2011 è ufficiale il debutto con il full-length "La Nueva Orden". Gli spagnoli suonano classico, l'ispirazione di matrice NWOBHM, l'ispirazione di gente come i Baron Rojo, Panzer e spruzzate di varianti power alle volte rimembranti i Jag Panzer, altre i più veloci e arrembanti Iced Earth vengono a galla in un platter che pare esser stato registrato fra la seconda metà del periodo eighties e i primi Novanta. Adrenalina, un riffato coinvolgente e una tracklist ricca di brani di spessore e di ganci melodici caratterizzano "La Nueva Orden", sono presenti le canzoni inno che ti fanno venir voglia di cantare ("Hijos Del Rock" e "Heavy Metal Is My Religion", quest'ultima ripresa dal demo "Heavy Metal"), le canzoni più spinte e di presa ("Arden En La Hoguera" e "La Nueva Orden") e un finale lungo undici minuti arricchito da un trio di voci, infatti il cantante/bassista Javier Endara, peraltro molto buona la sua prova, diviene il "comprimario" di lusso dell'accoppiata di singer formata da Jorge Cortés (Steel Horse) e dal chitarrista (ed ex dietro al microfono degli stessi Wild durante il periodo che va dal 2004 al 2007) Javier Pastor che intonano le linee di "Juicio Final" omonimo pezzo ripescato dal passato che da la possibilità soprattutto alle chitarre di mostrare la loro efficacia, farsi apprezzare negli assoli eseguiti magistralmente dai guest Willy Gascòn (Steel Horse) e Miguel Làzaro (Calibre Zero) e nell'intro ed interludio ad opera di Cecilio Sànchez-Robles. In pratica una squadra di musicisti che ha lavorato insieme giungendo a un risultato pregevole a chiusura di quest'importante prima prova della band. Se proprio una pecca si deve riscontrare, probabilmente manca non il brano bensì il ritornello che ti entra in testa, ogni canzone possiede una qualità che la rende gradevole ma quel passaggio sarebbe stato un valore aggiunto considerevole. Bella la semplice cover di Ed Repka (non conoscete quest'artista? Basterà digitare su Google e leggere la quantità considerevole di act con i quali ha collaborato) che vede in primo piano un lupo mannaro, è un periodo fortunato per questi leggendari "mostri" e quale animale rappresenta meglio del lupo l'essenza della libertà selvaggia e incontaminata? L'album è integralmente cantato in spagnolo, non credo sia una difficoltà o tale scelta possa ledere alla musica da loro composta, se amate l'heavy metal e la scena che sta fermentando sempre più in quest'ultimo periodo, e che è riuscita a regalarvi dei momenti di puro divertimento grazie a tale sound, "La Nueva Orden" sarà per voi un incontro felice, godetevelo. Continua a leggere... TAAKE - Noregs VaapenInformazioni Gruppo: Taake Titolo: Noregs Vaapen Anno: 2011 Provenienza: Norvegia Etichetta: Dark Essence Records Contatti: myspace.com/taakeofficial Autore: Mourning Tracklist 1. Fra Vadested Til Vaandesmed 2. Orkan 3. Nordbundet 4. Du Ville Ville Vestland 5. Myr 6. Helvetesmakt 7. Dei Vil Alltid Klaga Og Kyta DURATA: 46:48 La formazione di Hoest, a distanza di tre anni dall'uscita dell' omonimo quarto capitolo, ritorna a farsi sentire con "Noregs Vappen", chi si attendesse sorprese spiacevoli dopo quel mezzo passo falso può stare tranquillo, hanno risollevato decisamente la testa.Non vado pazzo per le loro produzioni, li ritengo una band sopravvalutata e, togliendo i primi due album che mi piacciono davvero molto, ho sempre visto portare avanti la causa di questo progetto supportata più dalle parole d'ammiratori infervorati che da fatti, la musica né in "Hordalands Doedskvad", buono sì ma lontano dai fasti dei due iniziali, né in "Taake" ha lasciato alcunché di particolarmente incline a farsi ricordare, soprattutto quello che sinora era l'ultimo fu un vero e proprio passo falso. Ho quindi avuto modo di approcciare questo nuovo lavoro con la testa divisa al cinquanta per cento, metà speranzosa, convinta di poter avere fra le mie mani un disco migliore dei precedenti, l'altra che pregava per evitare l'ennesimo on air da accantonare dopo un paio di tracce. Gli stilemi del genere ci sono tutti, le sezioni groove e qualche addittivo 'n'roll fanno capolino qua e là, ma le apparizioni guest di Nocturno Culto, Attila Csihar, Demonaz, Bjornar Nilsen, Skagg e l'utilizzo del mellotron (inserito in "Fra Vadested Til Vaandesmed") e del banjo ("Myr"), per fornire alle tracce quel quid atmosferico in più oltre alla consueta e gelida aura di cui sono in possesso, non spostano di sicuro molto in termini di "sorpresa" chi segue il black metal norvegese da una vita. È una prestazione coerente che sfrutta da un verso il proprio animo "conservatore" e dall'altro punta non forzatamente e costantemente su un riffato tagliente bensì ne variegano la costruzione con fraseggi "eleganti" ma non per questo meno ruvidi. Concepiscono tracce che dalla proposta vivacemente vibrante dell'opener "Fra Vadested Til Vaandesmed" passano alle dissonanze che riempiono "Nordbundet", si va dalle ambientazioni psichedeliche di una rockeggiante "Du Ville Ville Vestland", ai mutamenti continui che evolvono "Myr", arrivando al sound dilatato che s'impossessa di "Helvetesmakt" (il coro al suo interno sembra esser d'estrazione Arcturus/Vulturs Industries) per finire con i dieci minuti affidati a "Dei Vil Alltid Klaga Og Kyta" quasi a confermare che lo stile Taake, il marchio di fabbrica che li ha sorretti in questi anni, è vivo e vegeto, tutti i segnali sono positivi. Sicuramente "Norgens Vappen" è un deciso e convincente salto di qualità in avanti rispetto alle opere del recente passato, è il songwriting a convincere anche se, ed è sempre stato così, i rimandi a più realtà connazionali (Darkthrone, Satyricon, Immortal e via discorrendo) per quanto personali li relegano comunque a un ruolo di comprimari ed in tale ruolo si esprimono al meglio, è un lieto ritorno. Continua a leggere... DEHUMANIZATION - Swallowed By EternityInformazioni Gruppo: Dehumanization Titolo: Swallowed By Eternity Anno: 2011 Provenienza: Italia Etichetta: Autoprodotto Contatti: myspace.com/dehumanizationtn Autore: Advent Tracklist 1. Implosion 2. Reign Of Ruin 3. Outburst DURATA: 14:00 Una delle band di cui parliamo questa settimana sono i Dehumanization da Trento. I ragazzi eseguono un originale technical death metal niente male, il sound da loro proposto è bello saturo, possiede un bel groove, come piace ai giovani di oggi. I giri vorticosi di chitarra tolgono il fiato per quanto sono stretti, le uniche intercapedini vengono occupate prepotentemente, questo per dire che nella produzione (tra l'altro impeccabile) nulla è lasciato al caso, la voce, non proprio dallo stampo classico per essere death metal ma ugualmente incisiva, varia spesso. Il cantante riesce a modularla in diverse maniere e sa giocare bene la carta del "sospirato" quando l'atmosfera si fa più ancestrale. Le parti strumentali sono molto elaborate, si sente che i ragazzi sono musicisti preparati, purtroppo come spesso accade al math-metal è facile riscontrare una certa freddezza. Splendide in ogni caso le partiture, basso e batteria davvero eccellenti. Nel complesso la release è tirata molto bene e non vediamo l'ora di riscontrare le differenze tra qualche tempo. Da non amante delle "meshuggahzioni" non stravedo troppo per la loro musica, questo demo (di breve durata) sarà particolarmente interessante per i fan di Meshuggah e Necrophagist, chi invece come me ha in casa l'altarino dei Suffocation non storcerà per nulla il naso, ma dovrà comunque prendere a piccole dosi il tutto perché il troppo stroppia.Continua a leggere... VESTIGES / GHAUST - SplitInformazioni AZRATH-11 - The Shrine Ov All HallucinationInformazioni Gruppo: Azrath-11 Titolo: The Shrine Ov All Hallucination Anno: 2011 Provenienza: Italia Etichetta: Slava Satan Records Contatti: Facebook - Myspace Autore: M1 Tracklist 1. Even The Gods Can Deny Our Solemnity / (March) Ov Triumphant Genesis 2. Ov Stormblades And Waracle 3. Imposing My Will 4. Anti 5. Aeonic Mouth Of Prophecy 6. Under The Third Moon Oracle 7. The Omnipotent Paradigm 8. Where Memories Fade To Tragedies 9. ...And Reclaim The Voices Ov The Ancients 10. Imperial Remembrance 11. The Shrine Ov All Hallucinations 12. Humanitas Detestabilis 13. Trails To Nothingness DURATA: 62:26 Azrath-11 è un nome nuovo che si affaccia sulla scena metal italiana, nato nel 2007 dalle menti di Asmodevs Draco Dvx, già batterista dei grandi Handful Of Hate, oltre che dei greci Naer Mataron, e del chitarrista Absu Telal Daghon (ex Eerie Sin, ora nei goriziani Nuclear Aggressor), con il primo che si è occupato anche della voce e delle parti aggiuntive e acustiche della sei corde. Insieme al bassista Dioskouroi Deimos Faol hanno registrato "The Shrine Ov All Hallucinations", debutto assoluto uscito per Slava Satan. Ziggurat in copertina, carattere usato per il titolo, gli "Ov" sparsi nel testo e le note introduttive di "Even The Gods Can Deny Our Solemnity / (March) Ov Triumphant Genesis" sono indizi, anzi prove, che conducono diretti verso coordinate sonore precise, mi riferisco a quel death metal oscuro e talvolta epico che racconta le atmosfere di civiltà antichissime come quella egizia o quelle della Mesopotamia. Behemoth e Nile sono ovviamente due delle band di riferimento principale, pur se a mio parere qui la componente "brutal" è meno "chirurgica".Tutte le composizioni possiedono una durata importante, attraverso la quale viene sviscerato un songwriting non originale, dati gli ampi riferimenti, ma altresì ricco ed estremamente bilanciato. Se da un lato è difficile trovare picchi di pathos o melodie ruffiane che catturino l'attenzione in prima istanza ("The Shrine Ov All Hallucinations" sembra lì lì per esplodere la propria carica e invece ciò non avviene), delineando così un disco che va scoperto tramite i dettagli e senza fretta, dall'altro la proposta risulta compatta e intransigente, perfettamente equilibrata nei vari inserimenti che fanno la differenza, come le orchestrazioni e le tastiere (arrangiate entrambe col contributo di Claudio Stor) o i cori (curati da Svarog L.T.). Asmodevs poi ci mette del suo con un drumming efficace e perfetto nel sottolineare i vari passaggi o cambi di atmosfera, donando grande dinamismo al tutto. Venendo alle varie tracce: "Under The Third Moon Oracle" spicca per il sentore epico donato dalle orchestrazioni, importanti ma non invasive, in "The Shrine Ov All Hallucinations" è l'anima black a emergere sia nella ritmica lanciata che nel riffing, mentre "Humanitas Detestabilis" è il brano di più facile assimilazione e che si fissa subito in testa grazie alla melodia e alla voce pulita utilizzata che ricorda le ultime prove degli Anaal Nathrakh (addirittura i System Of A Down, no, non sono ubriaco, è la mia pura e semplice impressione). Invece certe soluzioni vocali di "The Omnipotent Paradigm" sono accostabili a quelle di Helmuth dei Belphegor, altra formazione di riferimento per i nostri. Tirando le somme, "The Shrine Ov All Hallucinations" è un disco sì derivativo e facilmente inquadrabile, eppure non scontato e comunque particolarmente curato e rifinito, vi basti sapere che chitarre, basso e batteria sono stati registrati agli Audiomark Studio fra l'aprile e il novembre 2009, mentre la voce e le tastiere nei Dargoath's Dungeon Laboratories fra il gennaio e il maggio 2010; il master invece è avvenuto addirittura in California. A giudicare dagli mp3 ricevuti forse però le chitarre avrebbero meritato un trattamente migliore sul fronte volume, un po' troppo basso e quindi penalizzante. Se il trittico di gruppi citati e il filone sono di vostro gradimento, allora gli Azrath-11 potrebbero fare al caso vostro. Al momento il gruppo, che ha visto l'abbandono di Absu e l'ingresso in pianta stabile del chitarrista Siderevs Ocvlvs Mvndi (già nei Morning Dew, passati anche sulle nostre pagine) e del cantante Antheres Atras Exitum (Karnak e Slavocracy), è al lavoro per il secondo album, con la fase di pre-produzione prevista per dicembre 2011. Continua a leggere... ENDIMION - Canción Desde La Voz PrimeraInformazioni Gruppo: Endimion Titolo: Canción Desde La Voz Primera Anno: 2011 Provenienza: Cile Etichetta: Endless Winter Contatti: myspace.com/endimionband Autore: Mourning Tracklist 1. Lady Of My Dreams 2. The Land Of Fear 3. We Are The Sky 4. Naked In The Sun 5. Gutura Profana 6. Agony 7. Come With Me 8. La Gruta Del Terror DURATA: 47:16 La label russa Endless Winter ha uno strettissimo legame con la scena doom cilena, non è un caso che nel roster di Gennady siano presenti monicker quali AstorVoltaires, Aura Hiems, Lapsus Dei e Lethargy Of Death, tutte realtà che hanno mostrato di poter dare il loro apporto a questo mondo oscuro ognuna a proprio modo, a esse si aggiunge quella entrante degli Endimion.La formazione, nata nel 2005 e con all'attivo il demo "Rehearsal 1206" e uno split con i Magna Veritas, vede adesso in line-up l'ex cantante dei Lapsus Dei, quel Matias Ibañez che prestò la voce al mini del 2010 "In Our Sacred Place", quale sarà il loro modo di proporsi? È un sound aggressivo, più death che doom tirando le somme e se non fosse per l'assetto melodico che viene di volta in volta impiantato e qualche rallentamento realmente efficace, "Canción Desde La Voz Primera" sarebbe un disco di death metal pesante e diretto. Le canzoni sono grevi, pestano, l'opener "Lady Of My Dreams" e "The Land Of Fear" mettono in evidenza quelle che sono le pecche dell'album: a) La produzione, il basso in più casi è praticamente travolto, b) La mancanza di varianti e dinamiche che diano una garanzia di fluidità e potenza alle tracce. I primi due episodi scorrono in maniera quasi uniforme, con "We Are The Sky" grazie a un'ambientazione ancor più scura e l'utilizzo degli innesti melodici in maniera sapiente e di buon gusto si riesce a sollevare il morale, peccato che la spinta energica e tirata per quanto cattiva fornita dal cambio di tempo improvviso spezzi inesorabilmente il feeling creatosi, solo il diluirne successivo riuscirà in parte a recuperarne il valore. Esplicita e non priva di forzature da parte di Matias dietro il microfono si pone "Naked In The Sun", così come la successiva "Gutura Profana", l'errore (se tale lo si può definire) commesso dagli Endimion è quello di continuare a giostrare le due correnti musicali con approssimazione preferendo la parte death e dando a quella doom poco spazio per esprimersi al meglio, cosa che avviene a esempio nella finale "Come With Me" finalmente percorrente zone più profonde e la conclusiva "La Gruta Del Terrore" intrisa di atmosfere melancoliche che il cantato in spagnolo acuisce. "Canción Desde La Voz Primera" è un disco che va avanti fra alti e bassi, c'è da far quadrare un po' la situazione in futuro ripartendo da quanto di buono si riesce a estrapolare da tale lavoro, gli Endimion sembrano avere le carte in regola per poterlo fare, stiamo a vedere che succede. Continua a leggere... FOLKSTORM - ValavondInformazioni Gruppo: Folkstorm Titolo: Valavond Anno: 2011 Provenienza: Olanda Etichetta: Autoprodotto Contatti: myspace.com/folkstormband - www.folkstorm.nl Autore: Mourning Tracklist 1. Herfsttijd 2. De Vlucht Van De Trekvogels 3. Dageraad 4. Tussen De Vallende Bladeren 5. Nachtlied 6. Mijn Eenzaamheid 7. Nevel 8. Zonder Hoop DURATA: 55:04 I Folkstorm, solo omonimi di quelli fondati nel 1999 da Henrik Nordvargr Björkk, sono il progetto solista di un ragazzo olandese, Ruben Wijlacker.Non conosco i trascorsi passati della band dato che è stato l'ascolto di un paio di pezzi dell'ultimo "Valavond" a portarmi a colloquiare tramite Myspace con lui ricevendo gentilmente il link al sito della band da cui poter scaricare l'album e di cui mi riprometto d'approfondire le gesta passate. Il disco risulterà sonoramente familiare a chi è usufruitore costante della scena americana denominata "Cascadian Scene", per intenderci quella che vede nei Wolves Of The Throne Room una vera e propria guida. È un misto di black metal dalle lievi inflessioni "depressive", post/rock melancolico, chitarre acustiche e atmosfere profonde, una coniugazione varia ma ben nota ormai ai fan del genere e che in "Valavond" con brevi incursioni anche della tipica proposta black/shoegaze va a ricalcare, senza mai uscirne, i canoni pressochè designati per ambire a modellare un più che discreto album dello stile. Sì, "Valavond" è suonato bene, composto in altrettale maniera e non gli mancano quei tre o quattro episodi caratteristici che inducono l'orecchio a soffermarsi piacevolmente all'ascolto. È infatti più che interessante lo sviluppo intrapreso da brani quali "De Vlucht Van De Trekvogels", "Tussen De Vallende Bladeren", "Nachtlied" rimembrante in parte gli Altar Of Plagues e "Zonder Hoop" che nel loro mutare trasmettono e coinvolgono evidenziando una superiorità per resa emotiva nei confronti del resto del platter. La produzione, per nulla male per trattarsi di un'autoproduzione, svolge il compito richiestole non priva di qualche pecca, la sensazione che una definizione più accurata del complesso avrebbe probabilmente alimentato con maggior sostanza e peso i fraseggi più "dolci" rendendoli più accattivanti rimane. Una formazione da seguire, sicuramente relegata all'interesse di una fascia precisa di "listeners" ma che data la "leggerezza" di alcuni fraseggi potrebbe farsi apprezzare anche da chi per puro caso se li ritrovasse "on air" per la prima volta. "Valavond" è lo stato intermedio, larvale, il quesito è: diventeranno una splendida farfalla? Vediamo il futuro cosa ci riserverà, per ora mi faccio cullare ancora un po'. Continua a leggere... PLUTONIUM - Devilmentertainment Non-StopInformazioni Gruppo: Plutonium Titolo: Devilmentertainment Non-Stop Anno: 2011 Provenienza: Svezia Etichetta: Autoprodotto Contatti: myspace.com/thetrueplutonium Autore: Dope Fiend Tracklist 1. A Tribute To The Tools Of The Cosmic Abortionist 2. Devilmentertainment Non-Stop 3. Peace Keeper 4. The Misery King 5. Unintelligent Design 6. Zero Swarm 7. Nuclear War Incense 8. Det Doda Exemplets Makt (Two Minute Hate Part II) 9. Hell Is All Around DURATA: 47:19 Correva l'anno 2007 e i Plutonium, progetto svedese guidato da J. Carlsson, dava alle stampe il proprio debutto, "One Size Fits All".Il successore, "Devilmentertainment Non-Stop", era pronto soltanto due anni dopo ma, a causa di problemi vari (primo su tutti, quello di trovare una label), vede la luce soltanto nel 2011, dopo che il mastermind decide di scegliere la via dell'autoproduzione. Il sound proposto non si distacca particolarmente da quanto mostrato nel disco precedente ed è quindi nello spietato terreno dell'Industrial Black Metal che questo album affonda le sue radici. In linea generale il progetto Plutonium dimostra di aver ben assimilato sia la lezione dei Thorns e dei Satyricon di "Rebel Extravaganza" ("Tied In Bronze Chains" e "Havoc Vulture" insegnano) che gli influssi di compratrioti come Dissection e Octinomos, come palesemente mostrato da brani come "A Tribute To The Tools Of The Cosmic Abortionist", "Unintelligent Design" (nella quale spunta anche un inaspettato assolo decisamente nervoso e dai contorni quasi psichedelici) e "Nuclear War Incense"; in questi pezzi sono inoltre presenti arrangiamenti particolarmente apocalittici che non faranno fatica ad attanagliare i neuroni dell'ascoltatore ben disposto (e che potrebbero portare alla mente le devastazioni messe in atto da un gruppo come i nostrani PCG666, ad esempio). Assolutamente degne di nota sono le decostruttive e alienanti inserzioni in puro stile Mysticum e (in parte) Dødheimsgard facilmente riscontrabili nella title-track e in "The Misery King". Allo stesso modo, non si può far finta di nulla al deflagrare delle inconfondibili influenze Martial Industrial di "Peace Keeper" che amplificano la portata di freddo cinismo dell'insieme. Un certo effetto destabilizzante lo provocano anche i samples di musica classica inseriti nella struttura di "Zero Swarm", la quale mi ha ricordato vagamente una sorta di malsano e oscuro incontro tra Alien Deviant Circus e Profanum. Credo che, in fin dei conti, potrei utilizzare le stesse parole dei Plutonium per descrivere questo album: "Turn north, turn west, turn south, turn east, Hell Is All Around". A proposito di parole: l'Industrial Black Metal ci ha abituato a liriche decisamente distruttive e misantropiche ma tutt'altro che banali e, ovviamente, nemmeno "Devilmentertainment Non-Stop" è da meno. Consiglio quindi anche una disamina dei testi oltre che della parte musicale. Per concludere posso dire che questo disco non è innovativo e non sarà una pietra miliare del genere a cui fa riferimento, ma è un'espressione coerente e appassionata di ciò che chi ama questa corrente musicale cerca all'interno di un album. Quindi, se anche voi come il sottoscritto siete estimatori incalliti delle formazioni summenzionate, fareste bene ad ascoltare attentamente "Devilmentertainment Non-Stop": dubito fortemente che ne rimarrete delusi. Continua a leggere... CRAWLING QUIET - The Faith Of FathersInformazioni Gruppo: Crawling Quiet Titolo: The Faith Of Fathers Anno: 2011 Provenienza: Canada Etichetta: Neverneel Contatti: myspace.com/crawlingquiet Autore: Mourning Tracklist 1. Face Of Sand 2. Tijuana Thief 3. Politicos 4. Far From Pure 5. Beautiful Water 6. Here With You 7. Never Known 8. Hope 9. Sasquatch 10. Corporate Puppet 11. What Grows In The Dark 12. Above The Ruins DURATA: 1:01:11 Mark Trudeau è un personaggio già incrociato in passato, il monicker Crawling Quiet di cui è mentore, fondatore e musicista unico è arrivato a concepire il quarto capitolo intitolato "The Faith Of Fathers".Ha cambiato decisamente direzione, non so se sia la strada definitiva o solo una parentesi quella fornita da questo lavoro, è cosa certa che di groove Stoner/Doom non vi sia l'ombra, ci sono ancora tracce di Stoner, il cantato sembra prendere spunto da Scott Hill dei Fu Manchu, ascoltate a esempio l'opener "Face Of Sand", la chitarra acustica ha acquisito una fetta di terreno importante addirittura fondamentale per il modo in cui i pezzi vengono esposti usufruendo di venature latine in "Tijuana Thief" e mediorientali nella conclusiva "Above The Ruins". Contando però che il platter vanta dodici brani e supera l'ora di durata e aggiungendo che non sempre il songwriting di Mark è così fluido da permettere al tempo in sua compagnia di scorrere senza intoppi, si evince che restringere di almeno una decina di minuti il tutto avrebbe dato a "The Faith Of Fathers" uno slancio maggiore, che combinato alla buona carica emotiva, essenzialmente mai mancata alle opere dei Crawling Quiet, sarebbe diventato il quid necessario a rendere la prova ancor più convincente. Non è comunque di un passo falso che si parla, oltre le due canzoni citate ci sono una "Here With You" dal flavour punkettone, un paio di song che attirano per l'atmosfera piovosa similare a quella della Seattle nirvaniana e due strumentali, l'intrigante "Beautiful Water" e la più intricata e ritmata "Sasquatch", che riescono ad attrarre l'ascoltatore. Siamo dinanzi quindi all'ennesima evoluzione di questo progetto canadese, dove andrà a parare in futuro Mark? Chissà che il prossimo album non sia un ritorno a sonorità più "elettrizzate". Se vi piacciono i lavori basati sul sound acustico date una chance a "The Faith Of Fathers", con tutti i suoi genuini "difetti" rimane pur sempre un piacevole accompagnamento. Continua a leggere... MAJESTIC DOWNFALL - The Blood DanceInformazioni Gruppo: Majestic Downfall Titolo: The Blood Dance Anno: 2011 Provenienza: Messico Etichetta: My Kingdom Music Contatti: Myspace - Facebook Autore: Bosj Tracklist 1. The Blood Dance 2. From Black To Dead 3. Majestic Embrace 4. Dimension Plague 5. Army Of Salvation 6. An Untravelled Road 7. Cronos 8. On Silent Wings DURATA: 63:52 Pregevolissimo questo nuovo lavoro di Majestic Downfall, al secolo il misterioso Jacobo (Cordova, ci dice internet), completo autore di tutto il materiale, coadiuvato per l'occasione da Alfonso Sanchez dietro le pelli, già compagno di questi, nello stesso ruolo, nel progetto Ticket To Hell.Forte di una produzione limpidissima e ben lungi dall'amatoriale, "The Blood Dance" è un per me inaspettato lavoro doom-death di ottima fattura (non conoscevo la band prima di questo secondo disco, quindi non ne ho mai ascoltato il debut, sebbene fosse già edito dalla nostrana My Kingdom), manieristico nel senso migliore del termine: in esso ritroviamo tutti i crismi del genere, dalla dilatazione del rifferama alla durata dei pezzi stessi, dalle tematiche esistenzialistiche e spirituali alle variazioni tra passaggi d'atmosfera e accelerazioni mai esageratamente graffianti. Il tutto inanellato con sensibilità e classe (ahimé) non comuni alla maggior parte degli artisti. Per fare un paragone azzardato e dare qualche riferimento, prendete i Black Sun Aeon, riduceteli ad un uomo solo con tutto ciò che ne consegue, soprattutto in termini di coerenza e compattezza compositiva, e aggiungete un pizzico di atmosfere à la ultimi Forest Of Shadows, guardacaso anch'essa one-man band. La ricetta perfetta per un lavoro di genere, lungo ma mai stancante, pesante ma mai noioso, compatto ma mai ripetitivo. Come accennato, le soluzioni sono tante: si passa da monolitiche accelerazioni sparse lungo tutto l'arco del platter che valorizzano al meglio l'ottimo riffing spesso e quadrato, ad assoli centellinati ("Dimension Plague"), a pattern di sei corde dal chiaro richiamo scandinavo, diciamo la seconda ondata del melodeath anni '90. A questa indubbia preponderanza chitarristica va ad aggiungersi una voce per lo più sporca e profonda, ma all'occasione sapientemente "growlata" che, grazie alla scelta di non avvalersi di un cantato estremo e gutturale, riesce a rendere tutto il preparato più facilmente digeribile anche per chi non mastica estremismi metallari da dodici minuti cadauno a colazione. In tutto questo si segnala tuttavia l'anomala "Cronos", penultimo brano, dalle tinte più heavy, soprattutto grazie all'interpretazione vocale di Jacobo, che in questo caso si palesa in tutta la sua potenziale varietà, lasciando intravedere numerose possibili variazioni sul tema in futuro. Ancora, la produzione estremamente pulita di cui sopra conferisce al drumming di Sanchez una profondità ed un'ampiezza di suono invidiabili, mai disperdendo i colpi di rullante o di cassa sotto il muro di chitarre; un particolare non irrilevante, considerato che per la sola batteria si è utilizzato uno studio di registrazione a parte, segno della ricerca certosina di perfezione nella resa del prodotto finito. Tirando le somme: sia che vi piaccia il genere, sia che desideriate un'alternativa meno catchy e più intimista ai Novembers Doom, sia che siate semplicemente in cerca di buona musica, il Messico può essere la vostra prossima meta. Continua a leggere... IVY GARDEN OF THE DESERT - DocileInformazioni SHAKRA - Back On TrackInformazioni Artista: Shakra Titolo: Back On Track Anno: 2011 Etichetta: AFM Records Contatti: shakra.ch Autore: ticino1 Tracklist 1. B True B You 2. I'll Be 3. Crazy 4. Back On Track 5. When I See You 6. MMTWGR 7. Yesterday's Gone 8. Someday Rics 9. Lonesomeness 10. Unspoken Truth 11. Brand New Day 12. Stronger Than Ever DURATA: 48:03 Nel calcio la Svizzera non riesce a entrare nella cerchia in cui si trovano altre nazioni più dotate a livello di personale e tecnico. Il disco su ghiaccio ci calza un poco meglio e, un anno sì e uno no, riusciamo a metterci nella lista delle otto migliori squadre al Mondo. Krokus, Gotthard... tante sono invece le squadre musicali che sono accettate da anni a livello internazionale.Gli Shakra sono candidati per l'appartenenza all'elenco di formazioni elvetiche degne di nota oltre confine. Forse molti di voi non sapranno in che scaffale piazzare questo nome. Il gruppo è attivo da parecchi anni, il primo disco uscì nel 1998, e si dedica a un sano heavy metal che rinuncia il più possibile a note troppo sdolcinate che potrebbero tediare alcuni ascoltatori come il sottoscritto. "Back On Track" è senza dubbio un dischetto che tocca qui e là il tasto commerciale. La ritmica è pesante, adatta all'impiego in film dedicati ad auto, benzina e donne abbigliate in modo succinto. La voce possente e aggressiva di John Prakesh è indubbiamente lo strumento ideale per saldare le linee delle canzoni. Queste offrono un metallo curato e a un buon livello tecnico. Tante parti invitano l'auditorio a cantare il testo in coro e a festeggiare una bella serata metal; anche chi è avvezzo a sonorità solitamente più dure, vi troverà una buona porzione di divertimento. Perché non passare allora qualche ora a un loro concerto in compagnia della ragazza? Nessuno potrà insultarvi dicendo che siate andati a vedere un gruppo soft rock... Il pezzo "Back On Track", che è anche presente con un video mozzafiato da scoprire in rete, è senza dubbio la punta di diamante del lavoro, lavoro che scorre come una buona birra durante una torrida giornata d'estate. Mah, forse qualcuno si domanderà perché proprio il redattore col gusto musicale fra i più indigesti scriva una recensione su un disco talmente gradevole. Primo, non ve ne frega un cazzo; secondo, perché gli Shakra sono svizzeri; terzo, perché sono stato pagato profumatamente dalla loro casa discografica per contrabbandare un poco di commercio in questa rivista super-ultra-true-underground. Amici del power e dell'heavy, rischiate il vostro udito e acquistate il lavoro dei miei connazionali, se vi piace. Continua a leggere... WEIRDING - Each Birth Is A New DisasterInformazioni ENCOFFINATION - Ritual Ascension Beyond FleshInformazioni Artista: Encoffination Titolo: Ritual Ascension Beyond Flesh Anno: 2010 Etichetta: Ritval Death Offerings (MC), Selfmadegod Records (CD) Contatti: myspace.com/encoffination Autore: ticino1 Tracklist 1. Processional 2. Nefarious Yet Elegant Are The Bowels Of Hell 3. Miasma Of Rotten Serenity 4. Eucharist Of Bone And Flame 5. Interlude 6. Beyond The Grace Of Flesh Go I 7. Entombment Of The Breathing Flesh 8. Coffinpsalms DURATA: 36:18 Tante vennero, tante affermarono di essere il Messia del male e dell'oscurità. Quante formazioni conoscete che vi predicano malvagità, oscurità e male? Scommetto che la lista sarà lunga. La realtà è sovente molto differente. Posate il disco nel vostro lettore e che sentite?: note riciclate e già succhiate fino al midollo da decine di gruppi durante gli anni.Il doom è senz'altro uno dei generi che più è adatto a cucinare una pozione dolorosa, straziante e penosa come un supplizio medievale per chi la ingerisce. Gli Encoffination si mostrano degni di essere messi nella "top ten" della lista citata all'inizio. Le chitarre sono intonate basse, la produzione è molto tetra, la voce profonda e oscura, sampler ben piazzati e tastiere producono effetti che lasciano scorrere la pelle d'oca lungo la schiena dell'ascoltatore. Neppure i passaggi medio-veloci riescono a tranciare questa sensazione di sconforto. In alcuni punti risalgono ricordi legati ai gruppi black-death finlandesi più tenebrosi del passato, tanta è l'oscurità che avvolge il locale in cui mi trovo durante l'ascolto (per gli spiritosi: è giorno e la bolletta della corrente l'ho pagata). "Procession" e "Interlude", due introduzioni piazzate sui due lati, sono il culmine del terrore e dell'Inferno. Questi riti perversi e malvagi si possono paragonare, come effetto, alle canzoni dei Goblin utilizzate da Dario Argento per i suoi capolavori cinematografici. La perfidia delle note doom oscure suonate dagli Encoffination risalta ancor più dopo questi inserti. Che dire ancora... questi californiani non sembrano desiderare dilettarci con suoni e note allegre atte ad allietarci una serata di festa. Ci vogliono probabilmente mostrare che la vita non è l'ambito adatto al piacere, no, questa è piuttosto una linea irta di sofferenze e disperazione. Soffrite le pene dell'Inferno, esseri inutili! Continua a leggere... FOLKSTORMInformazioni Autore: Mourning Traduzione: Insanity Formazione Ruben Wijlacker - Voce, Chitarra, Basso, Tastiere, Batteria Siamo oggi in compagnia di Ruben Wijlacker, creatore del progetto Folkstorm di abbiamo recensito il secondo lavoro "Valavond" (troverete la recensione girando il sito), approfittiamone quindi per approfondirne la conoscenza. Ciao Ruben e benvenuto su Aristocrazia Webzine. Iniziamo col parlare del motivo per cui hai fondato i Folkstorm, qual è stata la molla che ti ha fatto scattare l'idea e quali artisti ti hanno influenzato e influenzano? Ciao, grazie. Ho creato i Folkstorm nel gennaio del 2009 come un progetto Ambient dopo la fine della mia precedente band. Ho registrato due canzoni intorno a quel periodo che poi sono finite sul primo full-length ("De Stemmen Van Het Woud & Elfenliederen"). Circa un mese dopo sono tornato a suonare black metal, e il lato ambient e quello black metal si sono fusi, il risultato è il primo full-length, "De Stemmen Van Het Woud". Il motivo per cui ho creato i Folkstorm è che sentivo di voler scappare dalla società contemporanea. Mi sento fuori posto in questo mondo, e sentivo il bisogno di dover creare un mondo mio; un posto in cui starei bene. Sono ispirato da band quali Burzum, Ulver, Agalloch, Drudkh, etc. Non mi ispiro solo con la musica, comunque. Ho preso ispirazione anche da molti film, libri, quadri o anche cose successe nella mia vita. Troppe cose da citare, davvero. Specialmente il mio secondo album, "Valavond", è ispirato alla mia vita personale, più che da altre band. È un album molto personale e sono molto fiero di averlo fatto. Da cosa è derivata la scelta del monicker Folkstorm? Ho preso il nome dall'album "Folkstorm Of The Azure Nights" della (meno politicamente corretta) band pagan metal Temnozor. Non sono proprio un fan di questa band, ma ho ascoltato il loro album una volta e il nome Folkstorm mi piaceva molto, e a mio parere è adatto alla mia musica in molti modi. Ho ascoltato entrambi i tuoi lavori partendo proprio dal debutto "De Stemmen Van Het Woud" e ho notato un miglioramento evidente e complessivo del sound. Di quali risorse hai usufruito per dar vita a questi due album? Anche la composizione risulta più fluida, sono cambiati i tuoi ascolti? Ci sono molte ragioni per cui i due album suonano diversi. Prima di tutto, sono migliorato molto come musicista. Ho sperimentato nuovi stili adatti al concept del mio nuovo album ed ho usato molti strati su "Valavond". Ci vuole un po' di tempo prima di riuscire a capire cosa stia succedendo davvero. In secondo luogo, la produzione è cambiata perchè abbiamo registrato questo album nel nostro studio con migliori apparecchiature. Non sono uno fissato con la produzione, ma penso che la nostra sia molto adatta all'album. Non penso proprio ad un "pubblico" quando scrivo musica. Scirvo solo quello che mi viene naturalmente e non mi importa molto di chi la apprezzerà o no. Scrivo principalmente per me stesso. Il pubblico è meno importante. Penso che alle persone che hanno veramente capito "De Stemmen Van Het Woud" piacerà anche "Valavond". La linea quasi morbida in alcuni passaggi tira fuori una vena post/rock. Il black è sempre più contaminato e "imbastardito", può essere questa la sua natura definitiva (e imprecisata) per ciò che riguarda l'avvenire? Non capisco molto la domanda, ma in effetti ho messo parti più "softer" in questo album. Penso che il contrasto tra il black metal freddo e aggressivo e le parti più pulite e leggere sia adatto al concept dell'album. Quando usi parti tranquille nella tua musica, quelle più forti colpiranno ancora più forte e viceversa. Non lo faccio per nessuna ragione, solo perchè mi suona bene. Il terzo album sarà diverso. Ogni album dei Folkstorm sarà diverso. Il platter regala più di un brano gradevole ad esempio penso a a Nachtlied" che in alcuni frangenti mi ha portato alla mente (seppur alla lontana) gli Altar Of Plagues. Ti eri prefissato un obbiettivo in termini di suono? Come nasce un tuo pezzo? Per niente. Non c'è nessun obiettivo in fase di composizione, solo un target estetico. Non capisco molto perchè pensi che suoni come gli Altar of Plagues, ma se vuoi fare un paragone, a me va bene. Come unisci un testo e una parte strumentale? Quali sono gli argomenti che preferisci trattare? Scrivo sempre prima la musica. Penso ad uno stato d'animo o ad un paesaggio quando scrivo una canzone. Quando le melodie sono pronte, mi siedo e scrivo i testi. I miei testi parlano principalmente di perdita, depressione e natura. La scena musicale mondiale è invasa da solo-project, ci sono sempre stati e probabilmente sempre ci saranno. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a muovere questi passi da solo? Mi piace lavorare da solo. Il metal è il mondo in cui queste "band", possiamo definirle atipiche, hanno trovato sicuramente il terreno più fertile insieme a quello dell'elettronica. Se dovessi pensare a uomini che hanno dato una svolta significativa a questo modo di far musica quali sono i primi nomi che ti vengono in mente? Non ne ho idea. L'Olanda è da sempre una nazione che possiede un forte legame con il panorama estremo, sia l'ambito death che quello black hanno avuto ed hanno i propri rappresentanti storici, quali sono le formazioni appartenenti alla tua scena nazionale del passato e del presente che per un motivo ti hanno colpito particolarmente? Non sono proprio un fan del Metal olandese, ma la mia band preferita di questo paese probabilmente sono gli Urfaust. Internet è il mezzo più potente, efficace e veloce per far conoscere le proprie opere, in che modo lo stai utilizzando? Sono realmente utili i socialnetwork o si sono rivelati per lo più un raccoglitore per cazzeggiatori e pornoricercatori? Come ogni cosa, internet ha lati positivi e negativi. Spesso passo tempo online cercando musica e cose simili. Non mi importa molto di come le altre persone passino il loro tempo. "Valavond" si può trovare in download gratuito sul sito ufficiale www.folkstorm.nl. Hai ricevuto commenti/pareri dai ragazzi che hanno sfruttato quest'occasione? Sì, molte persone lo hanno apprezzato finora. La critica in genere come ha trattato il materiale? Non mi importa molto della critica. Una recensione che ho trovato online addirittura ha detto che i Folkstorm sono una band che imita il cascadian black metal. Mi ha fatto solo sorridere. Il tizio ovviamente non ha compreso il mio album. I Folkstorm si limiteranno a essere uno studio project o hai pensato a una possibile attività live, magari supportato da musicisti guest? Qualche esibizione live probabilmente arriverà prima di quanto credi. In uno dei tanti pseudo articoli della stampa supportati da chissà quale maldestro studio della cultura metal si dice che chi ascolta i generi che danno vita a questo universo musicale rischierebbe la depressione, un po' come chi suona black è satanista, ascolta death e sarà il prossimo "Jack The Ripper" e così via... Secondo te perché la gente si ostina a condannare quest'arte colpendola a suon di cliché stantii? Probabilmente perchè la gente in genere è stupida. Sono sicuro che il black metal possa essere piuttosto pericoloso per certe persone. Dipende da chi lo ascolta. Questo non significa che sia pericoloso per tutti, comunque. Quali sono i tuoi ascolti al di fuori del mondo metal? E le tue passioni extramusicali? Amo molti generi. Non limito me stesso ad un solo genere, ascolto tutto ciò che mi piace. Il black metal e l'ambient rimangono tra i miei generi preferiti tuttavia. Ad oggi qual è il tuo disco perfetto? Quello di cui non riesci a fare a meno. "Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven" dei Godspeed You! Black Emperor, "Hvis Lyset Tar Oss" di Burzum e "( )" dei Sigur Rós. Come sarà il disco perfetto dei Folkstorm? Ogni album onesto è perfetto per me. Progetti per il futuro? Il tempo ce lo dirà! La prossima fermata è il capolinea, l'intervista si chiude qui, grazie per la tua disponibilità e ti lascio un'ultima volta la parola per concluderla come meglio credi. Grazie per l'intervista. Potete scaricare il mio album su www.folkstorm.nl Per favore donate se vi piace! Continua a leggere... FOLKSTORM (english version)Information Author: Mourning Translation: Insanity Line Up Ruben Wijlacker - Vocals, Guitars, Bass, Keyboards, Drums We are today in company of Ruben Wijlacker, creator of the project Folkstorm, which we reviewed the second job "Valavond" (you will find the review in the site), then we take the opportunity to deepen the knowledge about him. Hi Ruben and welcome to Aristocrazia Webzine. Let's start by talking about why you founded Folkstorm, what was the driving force that made you take the idea and what artists have influenced you and influence you now? Hi, thanks. I started Folkstorm back in January 2009 as an ambient project after ending my previous band. I recorded two songs around that time which later ended up on the first full-length album ("De Stemmen Van Het Woud & Elfenliederen"). About a month later I somehow started to play black metal again, and the ambient and black metal sound kind of blended together, which resulted in the first Full-Length album, ''De Stemmen Van Het Woud''. The reason I started Folkstorm was because I felt like I needed some kind of escape from contemporary society. I feel out of place in today's world, and I felt the need to create a world of my own; somewhere I would feel comfortable. I am inspired by bands such as Burzum, Ulver, Agalloch, Drudkh etc. Music isn't my only source of inspiration, though. I have been inspired by many movies, books, paintings or even things that happened to me in my life. Too many things to mention, really. Especially my second album, ''Valavond'', has been inspired by my personal life, rather than by other bands. It's a highly personal album and i'm really proud of it. From what is derived the choice of monicker Folkstorm? I got the name from the album ''Folkstorm Of The Azure Nights'' by the (rather politically incorrect) pagan metal band Temnozor. I'm not a huge fan of that band, but I heard their album once and the name Folkstorm really appealed to me, and in my opinion it totally fits my music in many ways. I heard your two jobs, starting from the debut "De Stemmen Van Het Woud", and I noticed an obvious and overall improvement in the sound. What resources do you rely on to give life to these two albums? The composition too is more fluid, have you changed your audience? There are quite a lot of reasons why both albums sound differently. First of all, I have progressed a lot as a musician. I have experimented with new styles that fit the concept of my new album and I have used many layers on ''Valavond''. It takes quite a lot of time before you really know what's going on. Secondly, the production has changed because we recorded this album in our own studio with better equipment. I'm not much of a production freak, but I think the production fits the new album quite well. I don't really think about an ''audience'' when i'm writing music. I just write what comes naturally and I don't care much about who will like it or not. I mainly write music for myself. The audience is less important. I think that people who really understood ''De Stemmen Van Het Woud'', will enjoy listening to ''Valavond'' as well. The line, almost soft, in some passages he pulls out a post/rock flavour. Black metal is increasingly contaminated and "bastardized", could this be the definitive (and unknown) nature for his future? I don't quite understand your question, but I have indeed used some ''softer'' parts on this album. I think the contrast between the cold and agressive black metal and the softer clean parts totally fits the concept of the album. When you use quiet parts in your music, the loud parts will strike you even more and vice versa. I'm not doing this for any reason other than that it feels good to me. The third album will be different. Every Folkstorm album will be different. The platter offers more than a pleasant song, for example I think of "Nachtlied", which in several times brought me to mind (albeit distantly) Altar Of Plagues. Had you fixed a target in terms of sound? How your song born? Not at all. There is no musical target in the writing process of my songs, only an aesthetical target. I don't quite get why you think it sounds like Altar of Plagues, but if you want to compare, that's fine with me. How do you combine the lyrics with an instrumental part? What are the topics you want to treat? I always write my music first. I think of a certain feeling or landscape and I start writing a song. When the melodies are done, I sit down and write the lyrics. My lyrics are mainly about loss, depression and nature. The world music scene is invaded by solo-project, they have always been and probably always will be. What are the reasons that motivated you to move alone these steps? I like working alone. Metal, with the electronics one, is the world where these "bands", perhaps we can call them atypical, have definitely found the most fertile ground. If you were to think of men who have made a significant breakthrough to this way of making music, what are the first names that come into your mind? I have no idea. Netherlands has always been a nation that has a strong link with the extreme landscapes, both the death metal fields and the black metal fields have had and continue to have their own historical representatives, what are the formations belonging to your national scene, in past or present, that for some reason have particularly impressed you? I'm not a big fan of Dutch metal, but my favourite dutch black metal band is probably Urfaust. Internet is the most powerful, effective and fast way to make known their works, how are you using it? Social networks are really useful, or have they proved to be mostly a collector of timewaster and porno-researchers? Like everything, internet has it's positive sides and negative sides. I usually spend my time online looking for music and stuff like that. I don't care much about how other people kill their time. You can find "Valavond" in free download on the official website (www.folkstorm.nl/). Have you received any comments/opinions from guys who have taken advantage of this opportunity? Yes, most people really like it so far. The criticism, in general, as have treated the material? I don't care much about criticism. One review I found online even said Folkstorm was a wannabe cascadian black metal band. That just put a huge smile on my face. The guy obviously didn't get the point of my album. Folkstorm will just be a studio project, or have you thought about a possibility of live performances, perhaps supported by guest musicians? Live performances will probably come sooner than you think. In one of the many pseudo-press articles supported by some kind of clumsy study of metal culture, I read that those who listen to genres that give life to this universe musical, they risk depression, a bit as the cliché that who play black metal is a satanist, or if you listen death metal you will be the next Jack the Ripper and so on... Why, in your opinion, people persist in condemning this art, hitting it with a continues chant of stale cliches? Probably because people in general are stupid. I'm sure black metal can be rather dangerous to some people. It kind of depends on who's listening to it. That doesn't mean it's dangerous to everyone, though. What are your listening outside the metal world? And your extramusical passions? I love many styles of music. I don't like to limit myself to a certain genre, so I pretty much listen to everything I like. Black metal and ambient will always remain some of my favourite musical genres, though. To date, what is your perfect disc? The one you can not do without. "Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven" by Godspeed You! Black Emperor, "Hvis Lyset Tar Oss" by Burzum and ( ) by Sigur Rós. How will be the perfect album of Folkstorm? Any honest album is perfect in my eyes. Projects for the future? Time will tell! The interview is over, thank you for your availability and I leave you the word again to close the conversation as you prefer. Thank you for the interview. You can download my album on www.folkstorm.nl Please donate if you like what you hear! Continua a leggere...
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