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lunedì 2 settembre 2013

SAMAEL - Worship Him


Informazioni
Gruppo: Samael
Titolo: Worship Him
Anno: 1991
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Osmose Productions
Contatti: SAMAEL, P.O. Box 898, 1920 Martigny, Switzerland
Autore: ticino1

Tracklist
1. Sleep Of Death
2. Worship Him
3. Knowledge Of The Ancient Kingdom
4. Morbid Metal
5. Rite Of Cthulhu
6. The Black Face
7. Into The Pentagram
8. Messenger Of The Light
9. Last Benediction
10. The Dark

DURATA: 41:07

Lessi poco tempo fa nel numero cinquantasei del Rock Hard tedesco, mia fonte d'informazione principale, di un gruppo svizzero che si presenta in maniera cruda. Si dice che abbiano addirittura l'intenzione di fare esplodere un maiale sul palco.

Girando a Zurigo il fine settimana passato, non persi l'occasione di spulciare gli scaffali ben forniti del Jamarico, miniera inesauribile di ritrovamenti e ispirazioni musicali. Guarda un po'... proprio "Worship Him" dei Samael mi capita fra le dita. Senza pensarci due volte lo compro. Come sarà? Secondo Frank Albrecht del citato Rock Hard si tratta di musica simile a quella degli Asphyx con tocchi dei vecchi Bathory (che non ho mai ascoltato) ed Hellhammer. Death Metal allora?

Incuriosito, poso subito il disco sul piatto del mio giradischi casalingo. Dopo un'introduzione di tastiera sono investito da una serie di note grezze e da una voce aggressiva. L'atmosfera generale è molto oscura e cupa. Non so se si possa parlare veramente di death metal. Mi permetto di accostare questa formazione vallesana a quei gruppi come Hellhammer o primi Sodom che ricevevano la definizione "black metal".

La canzone "Worship Him" è lenta, pesante e nera al massimo. Questa tendenza si protrae per quasi tutto il disco e ricorda un poco un rituale oscuro. Il mio pezzo favorito è probabilmente "Morbid Metal", che esce un poco dal seminato col suo riff accattivante e con un ritmo in parte sostenuto.

Chi di voi avesse le scatole piene della marea di uscite senza identità, farà bene ad accaparrarsi questo vinile. Con un poco di fortuna lo troverete in qualche scaffale sotto la "S".

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lunedì 19 agosto 2013

DARK TRANQUILLITY - Trail Of Life Decayed


Informazioni
Artista: Dark Tranquillity
Titolo: Trail Of Life Decayed Demo 1991
Anno: 1991
Provenienza: Svezia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Martin Henriksson, Labackavägen 53, S-430 50 Kallered, Sweden
Autore: ticino1

Tracklist
1. Midwinter
2. Beyond Enlightenment
3. Vernal Awakening
4. Void Of Tranquillity

DURATA: 18:43

Un annuncio fatidico nel Rock Hard tedesco, e già la mia letterina è partita verso la Svezia. Conosco già un poco il death metal americano e sentire che anche dall'Europa arriva qualcosa del genere è una lieta novella. Sarà simile? Totalmente diverso? Mi lascerò sorprendere dal momento.

La cassetta offre copertina e fattura professionali, questi sono i primi punti positivi che mi toccano all'apertura della busta. Come sarà la musica? Guardando la copertina, sogno paesaggi oscuri ma ameni... ora so che queste piste mi trasporteranno con loro durante le prossime settimane. Chi ha mai sentito riff tanto semplici, stimolanti in modo positivo e melodici allo stesso tempo? Non resta altro che lasciarsi andare scuotendo la testa come mai. Perché solo pochi si fanno trascinare da questi ritmi e da quest'atmosfera? Non capisco...

Niklas Sundin mi chiede nella sua lettera di commentare la musica. La mia risposta è semplice: "Magnifica. Resta solo da migliorare la tecnica strumentale".

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lunedì 12 agosto 2013

CATHEDRAL - Forest Of Equilibrium


Informazioni
Gruppo: Cathedral
Titolo: Forest Of Equilibrium
Anno: 1991
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Earache
Contatti: facebook.com/cathedral
Autore: Duca Strige

Tracklist
1. Picture Of Beauty & Innocence (Intro) / Commiserating The Celebration
2. Ebony Tears
3. Serpent Eve
4. Soul Sacrifice
5. A Funeral Request
6. Equilibrium
7. Reaching Happiness, Touching Pain

DURATA: 54:09

Estate 1994: la noia che ti uccide. L'anno scolastico al Liceo Artistico di Novara è terminato e, nonostante le levatacce per raggiungere la scuola dal paesello in cui risiedo, devo ammettere che già mi mancano le amicizie metallare conosciute tra i banchi. I più canonici amici del paese, invece, hanno avuto la splendida idea di aderire a una gita organizzata dalla parrocchia. La meta? Assisi, con visite previste anche nei dintorni, tra le antiche colline umbre. Ci siamo aggregati pure io e il mio compare Luca, mica per motivi religiosi ovviamente. Per scacciare la monotonia piuttosto e, nel mio caso, per la curiosità di osservare dal vivo gli affreschi di Giotto e Cimabue visti sempre e solo sui libri di testo. Non ho alcuna intenzione di trascurare la musica, comunque. Ho richiesto dal catalogo di vendita per corrispondenza di Flying Records tre cassette che mi sono state recapitate proprio oggi, un giorno prima della partenza. Le porterò sicuramente con me. Si tratta del nuovo disco dei Napalm Death, "Fear, Emptiness, Despair", l'ultimo Bolt Thrower, "The IVth Crusade", e il primo album dei Cathedral, "Forest Of Equilibrium", che ho letto essere un capolavoro di lentissimo doom metal inglese. Sono parecchio curioso di scoprire di cosa si tratta, perché non ho proprio idea di come possa suonare un disco doom e sono rimasto subito attratto dal misterioso dipinto presente sulla copertina che, guarda un po', ricorda proprio lo stile figurativo dei maestri della pittura medievale come Giotto (con rimandi al fiammingo Hieronymus Bosh).

La mattina della partenza ci si alza molto presto. Il viaggio in pullman per raggiungere Assisi richiederà circa quattro ore e, terminati gli iniziali cazzeggi agitati con gli amici, tipici da gita, finalmente posso godermi un poco di pace. È giunto il momento di sfoderare il walkman. Le colline silenziose nella luce del mattino, che scorrono oltre il finestrino, mi spingono a scegliere "Forest Of Equilibrium", perché è il disco dei tre in mio possesso che sprigiona il fascino più antico. Ho già dato un'occhiata ai titoli dei brani e mi pare che si integrino perfettamente con le atmosfere oniriche della copertina. I Cathedral, fortunatamente, non sono uno di quei gruppi che utilizza dipinti fantasy e poi canta di donne e vita "on the road". Inserisco il nastro, schiaccio il tasto "play". Un dolce flauto bucolico accoglie le mie orecchie... Danza fatato e poi, piano piano, inizia a ingravidarsi di minacciosa elettricità: quando parte il riff di "Commiserating The Celebration" ho già capito che, sebbene le riviste metal indichino un certo Tony Iommi come il vero maestro della chitarra doom, per me il Dio del Riff Doom sarà per sempre il chitarrista dei Cathedral, Gary Jennings. I suoi accordi tremolano sinistri pur conservando un'indubbia carica rock, il suono della sua chitarra si sbriciola come alabastro e, grazie al pestare pachidermico della sezione ritmica, le note trovano il tempo di fluttuare, gocciolare e riempire lentamente i miei pensieri più ombrosi. Le melodie, poi, sembrano proprio una preghiera pagana, e quando il cantante Lee Dorrian intona i primi versi col suo tono stregonesco, che non è growl ma neppure vagamente limpido, so di essere già rapito per sempre dal sortilegio dei Cathedral. C'è sicuramente un enigma recondito in questa musica così pesante eppure spirituale ed eterea, e forse non lo afferrerò mai. Visito la basilica di San Francesco e, mentre mi perdo nella girandola di affreschi, sento risuonare la messa profana di "Serpent Eve", terzo splendido brano in scaletta. Sono sicuro che oggi Giotto canterebbe nei Cathedral, con Cimabue alla chitarra. Camminare tra i boschi del monte Subasio è proprio come percorrere la "Forest Of Equilibrium" ed infine, sulle note del flauto che ritorna per chiudere il disco nel brano "Reaching Happiness, Touching Pain", si conclude anche il mio viaggio in terra umbra. Questa particolare commistione di suoni e immagini lascerà in me un segno indelebile.

Per tutto il resto dell'estate la cassetta di "Forest Of Equilibrium" rimane sempre con me. La sera, dizionario di inglese alla mano, mi affanno a tradurre i testi e fantastico sulle parole di Lee Dorrian. Non vedo l'ora di tornare a Novara per procurarmi il disco successivo, "The Ethereal Mirror", e il nuovissimo ep "Statik Majik" che, ho letto sulla rivista "Rumore", aprono il suono dei Cathedral a mille nuove avventurose suggestioni. Sempre più spesso, svolgo la copertina della cassetta e vado alle note di ringraziamento, dove la band sciorina una miriade di influenze. Nomi esotici, mai sentiti: Black Widow, Mellow Candle, Forest, Pentagram, Solitude Aeturnus, Cirith Ungol, Paul Chain... Non so ancora come farò a recuperare tutto questo materiale, ma è ora di aggiornare la lista dischi e mettersi alla ricerca!

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lunedì 3 giugno 2013

BOLT THROWER - Warmaster


Informazioni
Gruppo: Bolt Thrower
Titolo: Warmaster
Anno: 1991
Provenienza: Gran Bretagna
Etichetta: Earache
Contatti: boltthrower.com
Autore: Leonard Z666

Tracklist
1. Intro... Unleashed (Upon Mankind)
2. What Dwells Within
3. The Shreds of Sanity
4. Profane Creation
5. Destructive Infinity
6. Final Revelation
7. Cenotaph
8. War Master
9. Rebirth Of Humanity
10. Afterlife

DURATA: 46:03

Eccomi al negozio di dischi... mi ritrovo davanti "Warmaster", il nuovo lavoro dei Bolt Thrower. Dire che sono fan della band è poco, "Realm Of Chaos" l'ho letteralmente divorato, quindi le aspettative per questo album sono enormi. Tiro fuori 18.000 lire e mi compro la cassetta, perché il cd e il vinile costano 30.000 lire. Così facendo posso acquistare due cassette e spendere quasi quanto un solo cd. I soldi sono pochi, 18.000 lire sono tante (con 30.000 lire ci faccio il pieno della mia Autobianchi A112). Cazzo, la musica costa davvero un casino, ma non c'è paragone, è il modo migliore per spendere il proprio denaro.

Torno a casa e metto l'album nel mangianastri. Beccarsi una nuova vagonata di distorsione in faccia è sempre una gran goduria e i pezzi sono validi, però ci sono delle cose che mi lasciano perplesso. Primo: la produzione è meno caotica e la quantità di frequenze basse è minore rispetto al suo predecessore, dando molto meno l'effetto apocalittico che invece aveva "Realm Of Chaos" e che a me piaceva un sacco. Secondo: dove sono le parti forsennate? Tutto è molto mid-tempo, senza quelle sfuriate assassine a cui mi ero abituato.

I miei dubbi però vengono risollevati da un pezzo: "Cenotaph". Il riff iniziale del brano è lo stesso di "World Eater"! Figata totale! C'è una sorta di continuità tra un pezzo e l'altro! Mando indietro la cassetta mille volte per riascoltarmelo (che palle! Il cd e il vinile sono cento volte meglio).

L'album finisce e il maggior rammarico è che dovrò aspettare un altro anno per un nuovo lavoro dei Bolt Thrower. Un intero anno tra un album e un altro. Un'infinità. Come mai le band ci mettono così tanto? Perché non ne sfornano di più? Maledetti scansafatiche di musicisti! Mi ascolterò questo disco fino a usurare il nastro. Speriamo che il successore di questo "Warmaster" sia sempre granitico e oscuro, e che i Bolt Thrower non cambino mai.

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giovedì 10 dicembre 2009

BROKEN HOPE - Swamped In Gore


Informazioni
Gruppo: Swamped In Gore
Anno: 1991
Etichetta: Grind Core
Autore: Advent

Tracklist
1. Borivoj's Demise
2. Incinerated
3. Swamped In Gore
4. Bag Of Parts
5. Dismembered Carcass
6. Devourer Of Souls
7. Awakened By Stench
8. Gorehog
9. Gobblin` The Guts
10. Cannibal Crave
11. Claustrophobic Agnostic Dead

DURATA : 44:47



I Broken Hope sono una band americana proveniente da Chicago, il loro sound è influenzato dalle band seminali del death metal ed in particolare dai Suffocation; insieme ad un lavoro preciso ed originale (nonostante non siano mai emersi del tutto) sono tra le band più marce e buone di tutta la scena brutal e old school.

L'album ha un inizio storico con "Borvoj's Demise", classica accordatura bassa e graffiante, drums che rieccheggiano in una caverna di pura vecchia scuola.
"Incinerated" presenta un brutal old school suonato con passione, i passaggi sebbene possano risultare rozzi (soprattutto la batteria sulla quale alcune volte sembra stiano pestando) sono eseguiti con una voce gutturale alternata ad una meno grottesca e più di stampo death classico, le chitarre si incrostano bene tra di loro: velocità e riff ispirano headbanging per una giornata.
Il basso si fa sentire meglio all'inizio e durante la title track, purtroppo è uno strumento che in questo campo riesce a spuntare fuori poche volte, "Swamped In Gore" è una canzone massiccia e marcia; non si possono non notare le influenze dei Suffocation, ai quali i Broken Hope si rifanno ma non del tutto rielaborando a modo loro il concetto di brutal trovando anche alcuni compromessi con il primo death senza risultare troppo estremisti.
"Dismembered Carcass" è un'esplosione mortifera che abbaglia l'ascoltatore con varie descrizioni sia testuali che musicali della decomposizione di un cadavere smembrato e infetto.
Fermiamoci anche sulla bella e particolare "Devourer Of Souls", traccia varia che ha uno start lento, passa da accelerazione brusca e repentina e si conclude con un ottimo finale, particolare soprattutto per l'uso di un effetto vocale che rende tutto più primitivo e animalesco.
Quest'album fu importantissimo per la band, mise alla luce le loro capacità e consentì ai ragazzi di essere notati dalla Metal Blade Records per firmare un contratto attraverso il quale in seguito pubblicarono "The Bowels Of Repugnance", "Repulsive Conception" e "Loathing".

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venerdì 4 dicembre 2009

UNANIMATED - Fire Storm



Informazioni
Gruppo: Unanimated
Anno: 1991
Etichetta: Self Released
Autore: Akh

Tracklist
1. The Call
2. Through the Gates
3. The Blackness of the Fallen Star
4. Storms From the Skies of Grief
5. In the Forest of the Dreaming Dead

DURATA : 19:58



Gli Unanimated provengono dalla Svezia, precisamente Stoccolma e giungono al secondo demo questo “Fire Storm” si segnalano prepotentemente, fra i gruppi emergenti di questo paese.
L’introduzione di “The Call” è scura ed atmosferica e infonde immediatamente un alone opaco e pesante attorno a questa release, che parte subito sul piede di guerra con la battagliera “Through The Gates”, in cui si fa ben notare immediatamente un ottimo riffing in cui le melodie di tipico stampo svedese si sposano alla loro proposta death metal, da rimarcare la buonissima prestazione di tutto il gruppo in tal senso, in cui le accelerazioni vengono assistite da stacchi metallici efficacissimi dove la voce cavernosa di Peter si fa notare in tutta la sua bonta’, idem per la seguente “The Blackness Of The Fallen Star”, pezzo che senza dubbio vi colpira’ per la sua varieta sempre plumbea.
“Storms From The Skies Of Grief”, ci regala in apertura un arpeggio di chitarra acustica molto suggestivo ed evocativo, in cui uno stato onirico si stempera in una apertura molto robusta, ma ben congeniata melodicamente, con un riff che si stampa immediatamente nella mente ed in cui gli arrangiamenti sembrano voler tenere sospeso tutto il pezzo che comunque rimane assolutamente trascinante nella sua lugubre atmosfera.
La conclusiva “In The Forest Of The Dreaming Dead” ci consegna l’ennesima riprova di quanto buono sia l’operato del gruppo, con tempi da headbanging e stacchi sulfurei in cui risulta impossibile non rimanere affascinati dal tessuto sonoro di questi Unanimated.
Un ottima prova, che ci fa ben vedere le potenzialita’ di questo combo, da attenderne oramai sulla lunga distanza.

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mercoledì 2 dicembre 2009

MORBID ANGEL - Blessed Are The Sick





Informazioni
Gruppo: Morbid Angel
Anno: 1991
Etichetta: Earache Records
Autore: Akh

Tracklist
1. Intro
2. Fall From Grace
3. Brainstorm
4. Rebel Lands
5. Doomsday Celebration
6. Day Of Suffering
7. Blessed Are The Sick / Leading The Rats
8. Thy Kingdom Come
9. Unholy Blasphemies
10. Abominations
11. Desolate Ways
12. The Ancient Ones
13. In Remembrance

DURATA : 39:31



I Morbid Angel, tornano con un carico di aspettative enormi dopo il debutto al fulmicotone a nome “Altar Of Madness”, al punto da essere gia’ riferimento per moltissimi amanti del genere.
” Blessed Are The Sick ” è il titolo del nuovo lavoro,”Beati I Malati” e gia’ la copertina “Les Tresors De Satan” di J. Delville (1867-1952) è segnale che qualcosa è cambiato, un’inquietante manifesto dei dannati infernali, che si agitano voluttuosamente al cospetto di un demone ultraterreno, incarna alla perfezione lo spirito di tutto l’album.
L’introduzione è un ulteriore segnale di quanto tutto si stia preparando ad un cerimoniale perverso e morboso, quando improvvisamente irrompe “Fall From Grace” manifestando con un riffing d’apertura lento e maledetto (componente assolutamente nuova per il pubblico dell’Angelo Morboso!) ma inesorabile, quanto i “Malati” saranno benedetti da Vincent e soci.
Il pezzo è un esplosione continua di ripartenze al fulmicotone e decelerazioni maligne, dove la coppia di chitarre si ritaglia sprazzi di insane melodie solistiche, che risiedono solo negli echi piu’ remoti del pantheon di Lovecraft e nei suoi incubi.
Ogni colpo di questo disco è ferale, tutto è la consacrazione di un’ esaltazione oscena a divinita’ caotiche e perverse, ed anche “Brainstorm” e “Rebel Lands”, continuano ad accrescere il tempio a tali divinita’; ma è “Doomsday Celebration” che marchia nuovamente le mente degli incauti ascoltatori, dove un sinistro e magnifico pezzo di pura musica classica si manifesta (pezzo che verra’ dedicato assieme all’album a Mozart, estrema influenza di Trey Azagthoth), per introdurti nuovamente ad una accopiata senza precedenti “Day Of Suffering” e “Blessed Are The Sick / Leading The Rats”, dove i limiti di questo genere musicale verranno totalmente demoliti e riscritti per gli anni futuri; a noi non resta che inchinarci ed essere partecipi di questa gloriosa decadenza, dove l’impurita’ regna sovrana.
“Thy Kingdom Come” apre le danze rituali del “lato B”, con una sferzata furiosa e lancinate, dimostrazione di quanto gia’ all’epoca del demo omonimo, i nostri sapessero bene come mietere vittime in nome dei Grandi Antichi.
La Follia è l’unica salvezza e le chitarre di Azagthoth e Brunelle lo dimostrano apertamente con pezzi deliranti e assoli schizofrenici al limite del concepibile; oramai è la Malattia la benedizione che cala dalle profondita’ infinite di cosmi lontani, dove non è piu’ possibile far ritorno, con questo animo si incontrano a ruota ” Unholy Blasphemies”, “Abominations”(tratta addirittura dal demo del 86e.v.) e la splendida “Desolate Ways”, un altro scossone emotivo fatto da un arpeggio di chitarra acustica sognante e dolce, ma che continua a mantenere in grembo una tensione perversa ed inquietante, che sfocia nella immensa “The Ancient Ones” corollario perfetto di questo tributo omaggio a divinita’ orrende ed oscene, dove l’uomo puo’ solamente piegarsi oppure impazzire ed unirsi in un estasiante sacrificio alle volonta’ che gli “Dei” comandano.
La conclusiva “In Remembrance” è l’epitaffio alla nostra sanita’, al nostro buon senso ed una concezione gia’ morta di questo stile musicale.
Ogni riff, ogni singola nota d’assolo, ogni arrangiamento, sara’ la nuova “Bibbia Satanica” per il Death Metal da ora in avanti, in quanto Signori,
questo disco è il DEATH METAL.

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VOIVOD - Angel Rat


Informazioni
Anno: 1991
Gruppo: Voivod
Etichetta: MCA
Autore: Atem

Tracklist
1. Shortwave Intro
2. Panorama
3. Clouds in My House
4. The Prow
5. Best Regards
6. Twin Dummy
7. Angel Rat
8. Golem
9. The Outcast
10. Nuage Fractal
11. Freedoom
12. None of the Above

DURATA : 44:06



1991. Il Thrash Metal è quasi agli sgoccioli, oscurato in parte dalla nascente scena Grunge. Molte, troppe le bands che ripetono schemi sin troppo abusati, prive di personalità e senza nulla di nuovo da dire.
Una delle poche eccezioni è rappresentata dai canadesi Voivod, che sin da “Killing Technology” avevano iniziato a contaminare a poco a poco la loro proposta di nuove sonorità, proseguendo poi la loro coraggiosa evoluzione in maniera più netta e radicale con “Dimension Hatröss” e “Nothingface”, autentici capolavori di innovazione e genialità incomprese (una ricerca tra l’altro svoltasi in territori dove la sperimentazione era quasi sempre vista come un’entità parassitaria dannosa e disprezzabile).
“Angel Rat” è l’album della nuova svolta musicale intrapresa, la quale a suo tempo, creando un profondo abisso col passato, lasciò indubbiamente disorientati i fans più accaniti a causa anche del nuovo ed imprevisto addolcimento del sound e della sempre più complessa attitudine camaleontica del gruppo, patologicamente incline alla sperimentazione ed alla ricerca sonora d’ogni genere.
Segna inoltre la fine di un’ormai decennale e gloriosa collaborazione con il bassista Blacky, il quale abbandonerà il gruppo subito dopo le registrazioni del disco, probabilmente insoddisfatto della nuova direzione intrapresa dal gruppo e di un periodo travagliato a causa delle gravi condizioni di salute del chitarrista Piggy, già colpito da un tumore al cervello sul finire del 1988.
Musicalmente parlando, della memorabile complessità Progressive cerebrale che tanto caratterizzò l’ineguagliabile duetto storico “Dimension Hatröss” e “Nothingface” ormai non vi è più nessuna traccia, vi è anzi un maggior approccio alla materia forma canzone.
Infatti “Angel Rat” si presenta come un album non eccessivamente melodico e certamente più ascoltabile, immediato e non più matematico. Le colorate strutture delle canzoni, dalle ritmiche e ritornelli qui molto catchy e vivaci, si fanno più snelle ed agili, essenziali ma efficaci.
I dissonanti, lunatici ed anarchici riffs astratti di chitarra di un ispiratissimo Piggy tessono trame più assimilabili ed intuibili che in passato, ma senza perdere l’energia che da sempre li caratterizza, creando una amalgama dinamica di colori e visioni, le linee di basso di Blacky vengono tramandate sino all’ultimo, mantenendo costante e “marziale” il loro tipico incedere “robotico”, le vocals del folle narratore visionario Snake, un tempo assai sguaiate e beffarde, ora vengono rimodellate e assumono toni più pacati e riflessivi non rinunciando tuttavia alla loro tipica follia “Jello Biafriana”.
Il famoso drumming instabile, a tratti Jazzisticamente sbronzo e slogato di Away contribuisce nel plasmare un alternarsi di elasticità e spasticità ritmica, donando alle canzoni un incedere oscillante ma riequilibrato dalle strutture dinamiche cyber delle chitarre.
Il sound è un fantasioso collage di Heavy-Rock/Punk, spruzzato lievemente di Thrash, macchiato ed appiccicato da imboscate vagamente Fusion, riconducibili fin da subito con l’esuberante e scanzonata “Panorama”, strisciando poi furtivamente in rannuvolate stanze di “Clouds in my House” e balzando in modo prorompente, assieme ad un primo infrangersi delle onde sugli scogli con il garrito dei gabbiani, in una strepitosa e folle navigata a velocità supersonica in oceani stellari di “The Prow”. Deliranti intrusioni inaspettate di armonica ed una base dal gusto puramente retrò di organo Hammond in “The Outcast” mentre tentazioni “Kosmische” permeano “Nuage Fractal” con i suoi strampalati spezzoni dal variopinto sapore tropicale e “Space Rockiano” (ne segnalo uno in particolare reso extravagante dalla presenza di una chitarra travestita da Ukulele hawaiano, assolutamente geniale!).
La componente psichedelica viene amplificata notevolmente contribuendo a dipingere degli splendidi paesaggi cosmico/marini oramai al limite dell’onirico, che raggiungono il loro apice nella bellissima “Freedoom”, assieme ai suoi delicati “trilli” di chitarra ed echi spaziali.
In conclusione reputo “Angel Rat” come uno dei migliori album mai composti dall’ensemble canadese (ma ne siamo davvero certi che provengano dal pianeta Terra poi?), di sicuro un buon punto di partenza per chi ancora non li conosce ed anche per chi, conoscendoli almeno parzialmente, non ha ancora una sufficiente domestichezza e vorrebbe cimentarsi con qualcosa di più immediato e “soft”, melodico ed accessibile.

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martedì 1 dicembre 2009

PARADISE LOST - Gothic





Informazioni
Gruppo: Paradise Lost
Anno: 1991
Etichetta: Peaceville Records
Autore: Mourning

Tracklist
1. Gothic
2. Dead Emotion
3. Shattered
4. Rapture
5. Eternal
6. Falling Forever
7. Angel Tears
8. Silent
9. The Painless
10. Desolate

DURATA: 39:24



Negli ultimi anni si parla di Gothic e troppo spesso si sentono nominare band come Lacuna Coil, Epica, Nightwish o addirittura gli Him cosa che per certi versi mi fa alquanto rabbrividire, visto che se faccio mente locale il primo nome che mi sovviene non può essere che quello dei “Paradise Lost” che con il loro disco “Gothic” hanno dato vita vera al filone.
Si parla di tempi in cui gli Anathema e i Katatonia di rock alternativo non avevano nulla e suonavano pesante dando alla luce perle del calibro di “Crestfallen” e “Dance Of December Souls” o i My Dying Bride mettevano fuori la testa con “As The Flower Withers”.
Il sound era scuro e cupo e se è vero che i Paradise furono i primi ad innestare nei loro brani degli sprazzi di tastiera e voce femminile, a dare un tocco melodico personale è anche vero che riuscirono a creare un sound talmente proprio e riconoscibile al primo ascolto da rendersi inconfondibili.
Un’anima che si confrontava con death, rallentamenti doom e lievi accelerazioni che tendevano al thrash il tutto condito con melodie amaramente dolci.
Disco dopo disco il loro suono mutò ma tutto ebbe inizio da “Gothic”.
Basta ascoltare una “Dead Emotion” nel suo variegato composto che apre le braccia a quelle che erano le influenze ponderatamente chiamate in causa della band.
La successiva “Shattered” vive di anima completamente diversa più melodicamente abbordabile, meno decadente più metallicamente presente, la voce di Nick Holmes mette di lato il classico growling per dar vita ad un’interpretazione profonda e rauca che alle volte si lascia andare in brevi
e soffocate urla.
Si può trovare difetto ad un platter composto in maniera più che oculata e dove ogni singola nota spande atmosfere cupe e celate di un nero profondo che non ha nulla a che vedere con ciuffetti emo e cantantesse con petti in bella mostra?
Così si viene rapiti in successione da una oscura “Rapture” o dalla coinvolgente ed andante “Eternal” talmente catchy nel suo essere da risultare anti-commerciale visto la piega che ha preso questo termine, andare che si evidenzia nelle successiva “Falling Forever” per poi dare spazio ad “Angel Tears” strumentale che fa da ponte prima che i toni tornino ad essere accentuatamente cupi con “Silent” riproiettando il lato ancorato al suono matrice da cui deriva la loro ispirazione, ricca si di riff ad ampio respiro ma con un forte alone grigio cinereo, una coltre densa che le note marchiano in modo netto.
La velocità aumenta con “The Painless” che assesta l’ultimo colpo deciso prima che l’outro “Desolate” ci consegni all’oblio della fine.
Un disco monumento, uno di quelli che ritengo essenziali se ci si vuole avvicinare al genere, uno di quelli che si consiglia se si vuole ascoltare buona musica, un disco semplicemente da avere!

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