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lunedì 28 novembre 2011

FAD'Z KLAUS - FZK

Informazioni
Gruppo: Fad’Z Klaus
Titolo: FZK
Anno: 1993
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: cesare.nuzzi[at]basisgroup.it - infomontechristo[at]yahoo.com
Autore: Akh.

Tracklist
1. Aladar
2. Have You Ever?
3. Light Years
4. Aladar (live bonus track)
5. Have You Ever (live bonus track)

DURATA: 12.52

Chi di voi vecchi metallari non conosceva un gruppo di giovani amici che avevano tirato su una band?
Chi non ne è rimasto affascinato, dal suono degli ampli in uno scantinato, dal sudore e dalle risate per i brani che non tornavano, ma che comunque avevano un incredibile charme, chi non ha desiderato ardentemente che riuscissero a tirar fuori quei brani e che fossero trasformati nella fatidica demo cassetta?

Beh... sono stato un giovane metallaro pure io e per me quel gruppo erano i Fad’Z Klaus; un nome che dirà qualcosa a veramente troppa poca gente, eppure anche a distanza di quasi venti anni i loro pezzi toccano corde della mia sensibilità ancora fresche, sarà perche’ volevo loro un gran bene, sarà perchè Cesare (Nuzzi - chitarra ritmica, basso e voce) e Alex (Scaturro - chitarra ritmica e solista) avevano un talento esagerato, sarà perchè riuscire a miscelare Carcass, Confessor (questi due soprattutto per l'influenze nelle dinamiche di batteria), Metallica, Megadeth, e udite udite... Voivod, in chiave estremamente personale e alternativa non è roba che mi sia capitato di ascoltare spesso nei seguenti lustri...

Apre il demo la leggendaria "Aladar" (sì, proprio il ragazzino del cartoon cecoslovacco a cui piaceva esplorare l'universo con la sua astronave gonfiabile) con il suo giro di basso che rimane scolpito in mente immediatamente per la sua fluidità acida su cui si appoggiano le robuste asce, la drum machine (eh sì... questi signorini erano avanti anni luce alla faccia dei poveri metallini dell’epoca) picchia durissima e nonostante la spigolosità dello strumento hanno passaggi dinamici variegati e ricchi di sfumature, la doppia cassa ha dei disturbi di distorsione per quanto è stata spinta (ma ricordiamoci che questa è l’era del rinomato Tascam 4 tracks e del doppiaggio allo stereo) ma il godimento è assicurato comunque.
Il riffing è acido sia in certi accordi che nelle melodie scelte in chiave solista e pur un gusto al limite dell’astrale (cosa assolutamente inusuale per il Thrash) riesce a essere al contempo serrato e violento, fino allo sprigionarsi di breaks arpeggiati ricchi di tensione e nervosismo che erano la base per le ripartenze ritmiche del gruppo, su cui tornare a scuotere forte i nostri capoccioni.
La seguente "Have You Ever?" tende a ribadire il concetto su cui i nostri giocano ovvero asprezza e dinamismo ritmico a disposizione di un Thrash al fulmicotone in cui la potenza dei 'tallica si va ad unire ai Megadeth più aspri ed ai visionari Voivod, fra stop and go azzeccatissimi e riff brillanti, fino allo sfociare nello splendido lead di Alex di ispirazione friedmaniana, che si va ad innestare su ritmiche frenetiche e dal grande impatto sonoro.
L’ultima "Light Years" è il pezzo più "peso" della tape pur mantenendo lo stile inconfondibile dei Fad’Z Klaus, un minuto e quaranta di energia in cui tirar fuori gli ultimi sprazzi di adrenalina.

Il peccato vero è che non siano state inserite le vecchie canzoni come ad esempio la stupenda "Herrenrasse" o "Seems Like", ma che siano state riproposte solamente le tre songs in questione lasciando indietro anche la "nuova" ("Acquafresh") in cui lo spirito voivodiano epoca "Angel Rat" è aumentato ulteriormente arrivando quasi ad essere psichedelica.
Le due bonus tracks ci portano nel garage prove del gruppo (il mitico Lab!!!) dove oltre alla versione totalmente umana della batteria troviamo finalmente la voce di Cesare tagliente al punto dal sembrare quasi flangherata, aumentando la sospensione visionaria delle canzoni, come assistere musicalmente al "Pasto Nudo" di William S. Burroughs.

Una cassetta che mi venne regalata dal gruppo in persona, cosa c’è di strano?
È una cassetta demo che non è mai uscita e i Fad’Z Klaus non hanno mai visto attribuirsi gli elogi che meritavano più che abbondantemente, per la loro proposta fuori dagli schemi eppur restando maledettamente metallici e duri.

Se fossi in voi cercherei di contattare Cesare, il vero leader e cuore pulsante del gruppo, e lo inviterei a ritrovare quelle cassettine e trasformarle in files da condividere; questo perchè i Fad’Z Klaus avevano (e secondo me hanno tuttora) tutte le carte in tavola per non essere solamente un personale culto, ma un culto per tutti.

Un nome nel cuore: Fad’Z Klaus

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lunedì 16 maggio 2011

ELECTROCUTION - Inside The Unreal


Informazioni
Gruppo: Electrocution
Anno: 1993
Etichetta: Contempo Records
Contatti: non disponibili
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Premature Burial
2. Rising Of Infection
3. They Died Without Crosses
4. Growing Into The Flesh (Bleed To Death)
5. Body's Decay
6. Ghost Of The Past
7. Under The Wings Only Remains
8. Back To The Leprosy Death
9. Behind The Truth
10. Bells Of The End

DURATA: 36:57

Anno 1993, la fiorentina Contempo Records (ai tempi proprietaria di un negozio meraviglioso, la mecca per tutti gli amanti della musica non convenzionale in Toscana) apre un'etichetta chiamata Rosemary's con la quale produce due perle: una è "Tension At The Seams" degli Extrema e l'altro questo "Inside The Unreal" dei bolognesi Electrocution. Un grande inizio per un'etichetta che, insieme al negozio, fallirà da lì a brevissimo, lasciandoci però questo gioiello del Death Metal italiano. Ho avuto il piacere di vedere gli Electrocution di spalla ai Death nello stesso anno. Poco da dire: una band che spaccava davvero, ottimi sia sotto il punto di vista tecnico che compositivo. Il cd in questione racchiude in sé dieci tracce di puro Death in stile americano. I punti di riferimento sono chiari: Sepultura di "Beneath The Remains" (omaggiati col titolo del pezzo "Under The Wings Only Remains") e i Death di "Leprosy" ("Back To The Leprosy Death" vi dice nulla?). C'è da dire che i nostri non avevano davvero niente da invidiare ai loro mentori, sia in fase di scrittura dei pezzi che dal punto di vista tecnico. Triste da dire, ma se fossero nati in un paese meno terzomondista ora sarebbero di sicuro qualcuno. In definitiva: cercatelo a tutti i costi, perché questo lavoro immortala la band in un momento d'oro e rappresenta un album che nessun amante del Death Metal si può lasciar sfuggire, sempre che riusciate a reperirlo in qualche modo (e che non vi chiedano in cambio un rene!).

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lunedì 3 gennaio 2011

EUCHARIST - A Velvet Creation


Informazioni
Gruppo: Eucharist
Anno: 1993
Etichetta: Wrong Again Records
Contatti: www.myspace.com/eucharistsweden - www.artnoir-productions.com/eucharist/news.html
Autore: Akh.

Tracklist
1. Greeting Immortality
2. The Religion Of Blood-Red Velvet
3. March Of Insurrection
4. My Bleeding Tears
5. Floating
6. A Velvet Creation
7. Into The Cosmic Sphere
8. Once My Eye Moved Mountains

DURATA: 37:13

Ci sono gruppi avanti negli anni che mai riusciranno (se non in alcuni rari casi in maniera postuma) a convertire cio' che il loro talento ha saputo darci, gli Eucharist sono indubbiamente uno di questi e forse sono uno degli esempi piu' fulgidi, se non il piu' fulgido di come qualita' vada a braccetto con scarsa considerazione.
Eppure se oggi la Svezia ha un certo tipo di scena in quanti sanno che sono tutti estremamente debitori di questo immenso gruppo, sicuramente gran parte della scena di Gotheborg e tutto cio' che ne deriva, questo per me è indubbio.

Nati a Veddige nel 1989e.v. ad opera di Markus Johnsson coadiuvato alla batteria da Daniel Erlandsson, il combo svedese unira' la vena oscura e selvaggia dei Grotesque (altra leggenda suprema), ad un eccelso lavoro chitarristico di armonizzazioni e doppie chitarre, che risulteranno le fondamenta assolute per un nuovo modo di intendere il Death Metal di cui il loro esordio discografico sulla lunga distanza ("A Velvet Creation") rimane una pietra miliare della musica estrema made in Sweden.

Inutile stare ad elencare singoli brani, qui ci si inginocchia al genio, alla grandezza, all'innovazione, ogni melodia, ogni giro o stacco degli strumenti è Storia, ogni brano pulsa di tetra Magnificenza, ogni apparizione della voce grattata e ruvida di Markus è un inno, un cancello che si apre verso immagini sinora inesplorate, uno scintillare di pura Estasi, un drappo Inarrivabile.
Il perfetto cesello di questo disco passa per ogni arrangiamento, nota, riff, assolo, struttura, tutto è Perfetto, è un Monumento Assoluto ed Immortale.
I pusillanimi ignorano e ignoreranno; cio' sicuramente non significa niente, perche' fintanto che avro' fiato saro' obbligato a "rendere grazie" e coscientemente a piegare il ginocchio agli Eucharist un gruppo Unico; ma voi altri ogni volta che ascolterete un album derivativo e debitore alla scena di Gotheborg, vi inginocchierete a falsi idoli rinunciando alla sua sacra fonte, rendendovi sempre piu' miseri.

P.S.
La grandiosita' del gruppo si manifesta in tutta la sua forma, donandosi in una eucarestia perpetua, scaricabile gratuitamente a questo link:
www.artnoir-productions.com/eucharist/mp3.html

εὐχαρίστω Eucharist!!!

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lunedì 27 dicembre 2010

EARTH - Earth 2 - Special Low Frequency Version


Informazioni
Gruppo: Earth
Anno: 1993
Etichetta: Sub Pop
Contatti: www.myspace.com/earthofficial
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Seven Angels
2. Teeth Of Lions Rule The Divine
3. Like Gold And Faceted

DURATA: 01:13:00

Dylan Carson è stato l'uomo che ha dato a Kurt Cobain lo shotgun con cui si sarebbe poi suicidato nel 1994. Ecco... invece del fucile avrebbe potuto dargli una copia di questo album, dato che l'impatto sull'ascoltatore proprio come una fucilata in faccia. Questo vero capolavoro, infatti, vi farà esplodere la testa in mille pezzi! Tre tracce di drone fatto da chi questo genere l'ha inventato e che ha poi influenzato band come Sunn O))) e Teeth Of Lions Rule The Divine (notate nessuna somiglianza tra il nome di questa band e uno dei pezzi di questo album?). Il lavoro racchiude tutto quello che c'è da sapere sul doom/drone più estremo: ripetitività dei pezzi senza che essi siano monotoni (e qui sta il trucco: a fare due accordi di chitarra scordata in A sono buoni tutti, vi ci voglio a fare cose che non diventino pallose dopo trenta secondi che le ripeti!), atmosfera lugubre e aliena. Poi si sa, qualsiasi cosa sia nata dal Death Metal in quegli anni è oro e gli Earth sono davvero il risultato di uno degli accoppiamenti meglio riusciti tra Death e Doom. Non ci credete? Bé, guardate che maglietta indossa Dave Harwell nelle foto dell'album e vedrete se il sound di qualche band floridiana non ci ha messo lo zampino... anche solo come ispirazione. In definitiva: un album da avere, non solo per gli amanti del genere, ma per tutti coloro che amano il Doom e il Death Metal. Unica necessità: se avete uno stereo di quelli cagosi evitate questo lavoro, l'impatto dei bassi è fondamentale per godere appieno dei pezzi e se non avete degli altoparlanti che vi permettano di avere delle frequenze basse decenti perderete l'80% del piacere di ascoltare questo vinile.

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lunedì 16 agosto 2010

DEAD WORLD - The Machine


Informazioni
Gruppo: Dead World
Anno: 1993
Etichetta: Relapse Records
Contatti: non disponibili
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Cold Hate
2. Lies
3. 180
4. Kill
5. Blood Everywhere
6. The Machine
7. Orgy Of Self Mutilation
8. El Shaddi

DURATA: 53:44

Leggendo le recensioni di Aristocrazia Webzine si può avere l'idea che tutto ciò che sia stato partorito nel periodo '88-'93 sia oro colato. Ecco invece un bel disco che ci ricorda che nel periodo più marcio del Death Metal e delle sue sperimentazioni ci sono state anche delle belle boiate. Parliamoci chiaro: se trovate un vinile del '93 che viene venduto a tre Euro un motivo ci sarà. E il motivo per questo “The Machine” (che mi sono accaparrato a tale, simbolica, cifra) è proprio il fatto che rappresenta il miglior esempio di contaminazione fallita tra Death-Doom e l'elettronica. Se molte band del periodo (Fear Factory, Meat Hook Seed, Pitchshifter...) sono riuscite nel tentativo di proporre qualcosa di nuovo mischiando metal estremo ed elettronica, ve ne sono altre che hanno toppato clamorosamente: i Dead World sono tra queste. Il risultato? Quasi un'ora di batteria elettronica, chitarroni, voce filtrata e pallosità. Pezzi senza un senso preciso, senza tiro, senza personalità. Un trinciamento di gonadi totale, anzi, peggio: un tentativo mal riuscito di clonare i Godflesh.
Dead World, ovvero: non tutte le band che si sono sciolte sono da rimpiangere.

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lunedì 18 gennaio 2010

MORDICUS - Dances From Left




Informazioni
Gruppo: Mordicus
Anno: 1993
Etichetta: Thrash Records
Autore: Mourning

Tracklist:
1. I Bleed To See
2. Blood Under Ice
3. Eternia
4. Cybernetic Summer
5. Unholy Wrath
6. Cosmocrators Of Tartaros
7. Oceans
8. Flames Beneath My Sleep
9. A Thorn In Holy Flesh
10. Christcide

DURATA: 45:47



Salto nel passato per parlare di una delle tante realtà celate dal tempo e dalla dimenticanza: i Mordicus.
Autori di un solo disco nel 1993, "Dance From Left" fu una di quelle produzioni di buon livello ma che in un periodo di splendore assoluto del genere come quegli anni purtroppo passò inosservata.
E' un platter che suona molto svedese nel riffato e che oltre una buona marcia di matrice thrash innesta varianti che vanno dall'apertura melodica al feeling jazzistico.
Dieci brani che vantano un'anima propria, personalità e che per certi versi riconducono all'aura che un altro disco di quell'anno (non raggiungendone le vette) avrebbe trasmesso influenzando il panorama in maniera indelebile, parlo di "Heartwork" dei Carcass.
C'è infatti una sana dose di heavy metal che sprizza nelle note scandite da questo "Dances From Left", un valido esempio è il brano "Eternia" dove si odono nettamente tali richiami.
Non è un disco veloce/sparato, pestato di sicuro, raggiunge il suo potenziale maggiore sviluppando una carica continua che viene intervallata solo da brevi apparizioni acustiche che potrebbero riportare alla mente certe scelte degli Unanimated.
"Cybernetic Summer" è uno dei due strumentali che insieme a "Flames Beneath My Sleep" vengono inseriti a orpello di questa creatura alquanto particolare per l'epoca.
Lo stile così marcatamente distante dalla visione greve e oscura del periodo li metteva in risalto con il rischio poi divenuto realtà dell'esser dimenticati.
C'è da dire però che brani come "Unholy Wrath", "Blood Under Ice", "Oceans" o la conclusiva "Christcide" erano tutt'altro che gentili carezze, solo non facilmente assimilabili e forse avanti di un paio d'anni come visione rispetto agli act contemporanei.
Un album non per tutti, di sicuro chi è legato alla parte più marcia, ruvida e tradizionalista troverà i Mordicus seppure old school sin troppo innovativi; è comunque giusto dedicare un ascolto (anche più) a uno dei tanti lavori di pregio che il passato ci ha regalato.
Se non li conosceste, un'occasione a questi finlandesi datela, è dal passato che costruiamo il futuro senza di esso non esisterebbe il nostro presente non dimenticatelo.

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lunedì 21 dicembre 2009

CARCASS - Heartwork




Informazioni
Gruppo: Carcass
Anno: 1993
Etichetta: Earache Records
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Buried Dreams
2. Carnal Forge
3. No Love Lost
4. Heartwork
5. Embodiment
6. This Mortal Coil
7. Arbeit Macht Fleisch
8. Blind Bleeding The Blind
9. Doctrinal Expletives
10. Death Certificate

DURATA 41:55



I Carcass sono stati e sono (data la loro reunion) una delle formazioni fra le più influenti per quel che concerne il metal estremo.
I loro periodi grind e death/death'n'roll hanno fornito spunti e ispirazione a centinaia di act cresciuti con i loro dischi, "Heartwork" è l'album che si pone ad ago della bilancia, l'attimo della loro carriera che segna in maniera chiara il passaggio a un modo di suonare più vicino allo stampo svedese che non alla violenta e furente ignoranza del movimento inglese di quegli anni (Napalm Death, Extreme Noise Terror, Benediction, Bolt Thrower).
Molti si trovarono spiazzati ascoltando il successore di quello che per la quasi totalità dei fan della band è il loro capolavoro assoluto, parlo di "Necroticism-Descanting The Insalubrious" che riuscì ad amalgamare grind e death di stampo classico come nessuno a quel tempo.
Cos'ha "Heartwork" allora di così diverso? Iniziamo col dire che la presenza non solo fisica ma come animo musicale di Amott si fa più evidente, è vero che lo stesso Michael proveniva dai "Carnage" che di melodia e passaggi di fino non facevano vanto è evidente però che la sua evoluzione stilistica col passare degli anni lo condurrà poi a creare gli Arch Enemy quindi si potrebbe anche pensare che i Carcass ne furono mezzo?
Non si può sicuramente dire manchino le parti veloci e la tecnica (inizia ad essere importante) alla formazione di Walker e soci, si applicarono nel trovare il connubio fra un'esecuzione death/thrash spinta, tirate ficcanti e una costruzione armoniosa di riff e guitar solos che spesso e volentieri si alternavano senza interpretare il ruolo dei guitar hero (cosa che fin troppi purtroppo ahimè fanno odiernamente).
La scaletta che delizierà le nostre orecchie gode di una varietà compositiva e di una ricerca nell'assemblaggio dei brani difficile da riscontrare in quegli anni, un vero e proprio album di rottura, trovarsi come opener una "Buried Dreams" cadenzata e dalla mentalità deviata era già una sorpresa conoscendo i precorsi del combo, "No Love Lost" che fa del groove il principale aspetto, "Heartwork" una follia che si realizzà fra assalti rapidi inframezzati da aperture devastantemente orecchiabili.
L'accoppiata "Carnal Forge"/"Death Certificate", i pezzi più spinti dove il piede sa premere adeguatamente sull'acceleratore senza renderli monotoni (il riffing della seconda citata in quante band l'avete ritrovato in questi anni?), la pancia formata da "Embodiment", "This Mortal Coil", "Arbeicht Macht Fleisch" dedita a prolungare piacevolmente l'incontro con l'innovazione che si stava portando in atto, "Blind Bleeding The Blind" forse la più debole del lotto ma che definire bella è comunque poco.
Il drumming di Ken Owen è perfetto, una macchina che non sbaglia un colpo, trova sempre il modo giusto d'inserire un passaggio o una semplice rullata per dar vita ad un cambio, i brevi e pulsanti scatti sul charleston e le picchiate frenetiche: è un orgasmo continuo.
A supportarlo col basso Jeff Walker lineare quanto si vuole ma libero così di far sfogare la voce, graffiante e stridente come nessuna talmente unica da essere riconoscibile appena le labbra emettono la prima nota.
Guitarwork ineccepibile da parte di Billy Steer e Michael Amott, riff elaborati in maniera esemplare e solistiche da capogiro danno riprova della loro grandezza.
"Heartwork" è un tassello portante del death metal, insieme a "Slaughter Of The Soul" le attestazioni significative del cambiamento che avanzava nei primi novanta, che abbiano reso il genere più accessibile può darsi, la colpa è da imputarsi più ai tanti che malamente hanno sfruttato i loro insegnamenti, perchè farla ricadare su chi ha creato due opere d'arte uniche e fondamentali?
Chi non conoscesse questo lavoro lo ascolti ne verrà conquistato, se così poi non fosse almeno avrà avuto l'occasione di apprezzare quello che è uno dei gioielli di casa Carcass.

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SAVATAGE - Edge Of Thorns




Informazioni
Gruppo: Savatage
Anno: 1993
Etichetta: Edel Music / Atlantic Records
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Edge of Thorns
2. He Carves His Stone
3. Lights Out
4. Skraggy's Tomb
5. Labyrinths (Instrumental)
6. Follow Me
7. Exit Music (Instrumental)
8. Degrees of Sanity
9. Conversation Piece
10. All that I Bleed
11. Damien
12. Miles Away
13. Sleep

DURATA: 54:11



1993, anno colmo di gioie e dolori per i Savatage, di cambiamenti momentanei e indelebili nella storia di questa fondamentale band heavy metal.
E' l'anno in cui Jon Oliva per i suoi problemi alla voce è costretto a lasciare il ruolo dietro al microfono celandosi al di là delle quinte come compositore, al suo posto dopo serie su serie di provini arriverà dai Wicked Witch Zachary Stevens, godeva di buona fama ma entrare in una formazione come quella dei fratelli Oliva era dura prova da superare.
Criss e Jon infatti erano da sempre il motore della band, carisma, aspetti tecnici e ricerca, i pilastri.
L'uscita di "Edge Of Thorns" avviene dopo l'acclamato "Streets (A Rock Opera)" datato 1991, non era per nulla facile riuscire a trovare una formula che permettesse di bissare tale successo con una voce che è alquanto diversa da quella che sinora aveva dettato i canoni del Savatage Style.
Zach è più caldo e avvolgente ed anche nelle parti più accentuatamente graffiate taglia in maniera estremamente lontano rispetto Jon, fatto sta che il disco nell'epoca in cui dominava il grunge venne ben accolto (forse per la sua configurazione più easy-listening) sia dalla gente che dalla radio tanto da trovare canali di diffusioni più ampi del previsto, heavy-rotation.
Si percepisce un'anima meno complessa e più diretta rispetta al passato già dalle note iniziali di "Edge Of Thorns" opener e titletrack dello stesso.
Con "He Carves His Stone" si volta lo sguardo verso il passato prossimo per un attimo, l'ombra di "Ghost In The Ruins" sembra aleggiarvi sopra, sono i riff a richiamare il gusto e le scelte del precedente capolavoro del combo.
"Light's Out" e "Skraggy's Tomb" si fanno da contraltare, il primo è un brano tipicamente heavy incalzante, vivace, sfrenato con begli assoli, il secondo scuro nei toni, riflessivo, roccioso, la tipologia di canzone che il miglior Criss Oliva regalava ai suoi fans.
Torna a farsi vivo Jon come pianista nella strumentale e struggente "Labyrinths" appena un 1'40'' secondi emozionanti e carichi di pathos come pochi, segue la power-ballad "Follow Me".
L'album tende ad esplorare la parte più delicata dell'heavy sound.
Chiude l'attraversare in territori dediti quasi al relax un altro instrumental "Exit Music" dove sono ancora i tasti bianco/neri a farla da padrone.
Il disco è altalenante nelle movenze, un continuo sali/scendi di sensazioni che si contrastano, si respingono e allo stesso tempo si cercano, si torna a suonare heavy massiccio con due brani più classici come "Degrees Of Insanity" e "Conversation Piece" nulla che chi ama la band non conosca, hanno un marchio di fabbrica impresso riconoscibile anche ascoltato a distanze considerevoli.
Sembrava si fosse ripartiti di ritmo andante quand'ecco che "All That I Bleed" riaffievolisce i toni, elegante e leggiadra nelle movenze mai melense ci regala le sue note.
Capito l'andazzo non poteva che attenderci l'ennessima improvvisa accelerazione, è giunto il momento in cui l'accoppiata "Damien"/"Miles Away" facciano riprendere quota sonora a "Edge Of Thorns".
La prima vede il piano di John a far da adorno ai giri potenti di Criss dandole orecchiabilità e fruibilità leggera, la seconda invece è una traccia di puro metallo dove la lunga intro melodica lascerà spazio a riff veloci e di presa.
L'arduo compito di scrivere la parola fine tocca quindi a "Sleep", altra ballata stavolta semi-acustica dove Zac esegue una delle sue migliori prestazioni vocali in assoluto, un melancolico saluto che dolcemente pone l'ultima nota.
Nelle righe iniziali della recensione parlavo di cambiamenti indelebili, il 1993 dopo aver dato la gioia di un disco di svolta un cambio dovuto ma decisamente indovinato, aver inserito nelle sue fila Zach senza aver subito "danni" alla creatura Savatage purtroppo vede spegnersi una delle due metà essenziali per la band e per la moglie Dawn.
Criss Oliva il 17 ottobre di quell'anno ha un incidente in macchina, verrà investito da un folle ubriaco che per superare una vettura esce di corsia travolgendoli.
Lei sopravvive, per il chitarrista non c'è scampo muore sul colpo, con lui se n'è andato un pezzo di storia, la sua musica ce ne ricorda le gesta.
Rendo quindi omaggio ai Savatage, a Criss e al loro modo di incidere le note nell'animo di chi li ascolta, una di quelle realtà che si possono considerare realmente uniche e non eguagliabili.

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lunedì 14 dicembre 2009

DEMILICH - Nespithe


Informazioni
Gruppo: Demilich
Anno: 1993
Etichetta: Necropolis
Autore: Advent

Tracklist
1. When The Sun Drank The Weight Of Water
2. The Sixteenth Six-Tooth Son Of Fourteen Four - Regional Dimensions (Still Unnamed)
3. Inherited Bowel Levitation - Reduced Without Any Effort
4. The Echo (Replacement)
5. The Putrefying Road In The Nineteenth Extremity (...Somewhere Inside The Bowels Of Endlessness...)
6. (Within) The Chamber Of Whispering Eyes
7. And You'll Remain... (In Pieces In Nothingness)
8. Erecshyrinol
9. The Planet That Once Used to Absorb Flesh In Order To Achieve Divinity And Immortality (Suffocated To The Flesh That It Desired...)
10. The Cry

DURATA : 39:03

Il death come non lo avete mai sentito prima, e se ne siete fanatici è soprattutto merito loro.
Demilich, essere raffigurato come un teschio con due gemme incastonate nelle orbite, una creatura mostruosa quanto divina che è in grado di generare pietre preziose dall'anima.
Proprio quello che fanno i suddetti finlandesi nel '93, dallo spirito di un death marcio ma ancora non corrotto da influenze esterne portano alla luce qualcosa di unico che ancora oggi fa parlare di sè e ha dato inizio a tante particolari realtà, "Nesphite".
Un vero e proprio gioiello che parte subito in quinta, con un inizio storico che è l'apoteosi dell'old school, in una saliente mescolanza di riffs e patterns che viene rievocata ad ogni traccia; la terza, una scanalata "Inherited Bowel Levitation - Reduced Without Any Effort" termina con una vivace aggressività che ritroveremo nella successiva "The Echo (Replacement)", brano che spiazza ogni idea di velocità e che con una concatenazione di approcci e dissonanze termina in pura classicità mista a tecnica.
La quinta canzone "The Putrefying Road In The Nineteenth Extremity (...Somewhere Inside The Bowels Of Endlessness...)" oltre a presentare il particolare sound di quest'album mostra in alcuni frangenti una vena progressiva e melodica, il tutto a vantaggio del capolavoro in questione, nessuna traccia è evidenziabile prettamente come old school, nonostante diversi lavori sono propensi per quel lato musicale, l'alternanza costante in "(Within) The Chamber Of Whispering Eyes" e "And You'll Remain... (In Pieces In Nothingness)" della componente più spinta e marcia con quella classica (e sicuramente più nitida) nega assolutamente una semplice definizione della loro musica.
Per la gioia di tutti gli amanti del death più folle sono presenti rallentamenti bruschi e accellerazioni repentine come in "Erecshyrinol", la voce ha dichiarato la band non ha subito modifiche e per tutto l'ascolto dell'album non avremo di fronte effetti, mostruosità che si aggiunge al loro modo di aver fatto le cose anche da questo punto di vista.
Un modo UNICO che è terminato immaturamente a causa di "incomprensioni" con la casa discografica che li ha letteralmente rinnegati dopo la pubblicazione di questa perla.
"Nesphite" come tutta la loro discografia è scaricabile grauitamente dal loro sito ufficiale, tuttavia sono presenti ristampe su CD e vinili ad opera di altre labels.
Onore a questa creatura musicale apparsa nella scena distruggendo tutto e richiamata immediatamente nelle tenebre.

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domenica 6 dicembre 2009

IMPALED NAZARENE - Ugra Karma




Informazioni
Gruppo: Impaled Nazarene
Anno: 1993
Etichetta: Osmose Productions
Autore: G. B. Morbosus

Tracklist
1. Goatzied
2. The Horny and the Horned
3. Sadhu Satana
4. Chaosgoat Law
5. Hate
6. Gott Ist Tot (Antichrist War Mix)
7. Coraxo
8. Soul Rape
9. Kali-Yuga
10. Cyberchrist
11. False Jéhova
12. Sadistic 666 / Under a Golden Shower
13. Satanic Masowhore
14. Conned Thru Life (Diabolical Penis Mix)

DURATA 38:27

Gli Impaled Nazarene vedono la luce nel 1990, per mano dei fratelli Mika e Kimmo Luttinen, rispettivamente Voce e Batteria. Nel 1991 danno alla luce i primi due demo, Shemhamforash e Taog Eht Fo Htao Eht(The Oath Of The Goat, al contrario) da cui si può già evincere che il black metal di questi finlandesi ha forti influenze che vanno dal crust al death, e a legare il tutto una pesante dose di folle ironia, che purtroppo non è mai stata capita abbastanza. Nel 1992 esce il primo full, quel Tol Cormpt Norz Norz Norz tanto discusso negli anni. Arriviamo al 1993 e i nostri fanno uscire questo Ugra Karma.
Il tema portante della band è senza ombra di dubbio il Caos Sonoro,che loro ai tempi definivano “raw cyberpunk black metal”; il tutto accompagnato da indimenticabili testi e titoli di rara e dissacrante blasfemia, che andremo ad analizzare più avanti.
Ci terrei in primo luogo a parlarvi della produzione di questo album, il sound è tutt’oggi DEVASTANTE. Innanzitutto, stiamo parlando degli Impaled Nazarene, non dei Dream Theather, quindi se cercate tecnica e melodia siete pregati di andare a rompere da un altra parte.
Qui le chitarre fanno il loro dannatissimo lavoro senza bisogno di assoli, tritando riff su riff, che passano da quelli più tipicamente di matrice black metal, ad altri devoti al Crust/Grind. Stesso discorso vale per la batteria, Kimmo non è Portnoy,non troverete pezzi controtempo, e cagate annesse. Qui a farla da padrone è la potenza del suono di batteria, che in questo album riesce ad arraparmi parecchio.
Vogliamo parlare delle vocals di Mika? Per quanto mi riguarda, insieme a Pete Helmkamp e pochi altri, siamo al cospetto di una delle voci più rappresentative del metal estremo tutto. La voce di Mika si alterna tra uno screaming rabbioso, a vocalizzi piu death oriented, ma in ogni modo riesce a cartavetrarvi la pelle con la sua ferocia.
Tra l’altro qui è la ci sono piccoli inserti di tastiere, che essendo per l’appunto solo inserti non infastidiscono, e aiutano a creare quell’atmosfera malata che permea l’album.
Ma passiamo ad analizzare l’album nel suo contenuto più palpabile, i brani. Direi che qui ce n’è quasi per tutti i palati; dai pezzi piu epicheggianti, a quelli quasi industrial, passando per crust, black, e death metal. La Tracklist parte con “Goatzied” (incaprettato), ovvero un minuto di follia che alterna grind a tastiere ariose, per poi passare ad un duo di canzoni che da sole varrebbero l’acquisto del disco ovvero la maestosa ed epicheggiante “The Horny And The Horned” (L’arrapato ed il cornuto, letteralmente),e la violenta “Sadhu Satana” (sacro satana, dall’indù) che è uno dei pezzi che preferisco.
Con “ChaosGoat Law” e la seguente “Hate” si ritorna su lidi più epicheggianti, mentre “Gott Ist Tot” è un ottimo esempio di Industrial Black. Con “Coraxo” siamo di nuovi in territori grind, mentre per quanto riguarda “Soul Rape”, è un pezzo fortemente influenzato dal punk, che in futuro sarà presente sempre in dosi maggiori negli album dei finlandesi. “Kali Yuga” è un altro pezzo che miscela il punk alla furia black metal, mentre le successive “CyberChrist” e “False Jehova” ritornano a navigare su acque più classiche. Ci avviamo alla fine con un altro pezzo epico, “Sadistic 666 / Under a Golden Shower”, dall’incedere lento che ricorda un pò i Manowar (ovviamente definizione Naif e da prendere con le pinze!).
Il disco vero e proprio si concluderebbe, ma nella ristampa del 1998 la Osmose aggiunge due bonus track, ovvero “Satanic Masowhore” e “Conned Thru Life”, cover degli Extreme Noise Terror.
L’album si distingue anche per le due diverse copertine: la prima, rappresentante la dea Kali, venne usata illegalmente (nel senso che non pagarono i diritti all’autrice del dipinto), mentre l’edizione del 1998 vedeva rappresentata una versione postnucleare di Shiva, il distruttore.
Per concludere mi sento di dire che questo è per quanto mi riguarda il lavoro migliore della band, e quello da avere assolutamente in collezione.

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mercoledì 2 dicembre 2009

SUFFOCATION - Breeding The Spawn





Informazioni
Gruppo: Suffocation
Anno: 1993
Etichetta: Roadrunner Records
Autore: Leonard Z

Tracklist
1.Beginning Of Sorrow
2.Breeding The Spawn
3.Epitaph Of The Credulous
4.Marital Decimation
5.Prelude To Repulsion
6.Anomalistic Offerings
7.Ornaments Of Decrepancy
8.Ignorant Deprivation

DURATA : 35:56



Ma porcaccia della miseriaccia schifa. La Roadrunner a quanto pare ha voluto fare “le nozze coi fichi secchi” (come si dice dalle mie parti). Eh sì, perché questo album avrebbe dovuto essere registrato ai Morrisound Studios (tempio del Death Metal americano) come ogni altro album di quei fulgidi anni, secondo le volontà della band stessa. E invece no! Per motivi insondabili (temo monetari) i newyorkesi Suffocation sono dovuti andare a registrare a “casa loro” ai Noise Lab. Risultato: ‘na schifezza. O meglio, una schifezza rispetto ai lavori che sono usciti dalle mani di quel genio del banco di regia che è Scott Burns. Cosa è accaduto? Che questa perla di album è divenuto uno dei più sottovalutati lavori nel Death Metal. Invece la musica contenuta in questo cd è di prima categoria, come i Suffocation ci avevano già abituato col loro EP “Human Waste” e il loro primo full “Effigy Of The Forgotten”. “Breeding The Spawn” contiene al suo interno otto tracce che mischiano in maniera magistrale violenza e tecnica, creando un sound compatto dove ogni strumento riesce ad avere la sua importanza. Da questo lavoro aspettatevi strutture complesse e mai monotone, controtempi di batteria ad opera di Smith (che lascerà la band per tornare dopo la reunion), chitarre granitiche, basso pronto ad entrare in primo piano e a tracciare riff alla velocità della luce (Richards, che rimpiazza Josh), e la distruttiva voce di Mullen, una delle più cavernose del Death Metal (anche se la produzione la sciupa un po’). Andatevi ad ascoltare pezzi micidiali come la title-track o quel macigno di “Prelude To Repulsion”, così tecniche e al contempo così orecchiabili. Testi spaccaossa e copertina di Dan Seagrave completano il quadro. In definitiva: un album sottovalutato, che invece merita tutta la vostra attenzione. Un lavoro dove le canzoni non sono scritte “per fare a chi suona più difficile”, ma la tecnica è al servizio della brutalità e i pezzi non risultano mai freddi o “esibizioni da circo dei chitarristi”. E ricordate che sono album come questi che hanno dato il via a tutta la scena Brutal, “Generando La Progenie” (“Breeding The Spawn”, mai titolo fu più profetico) di una vera ondata di band metal che seguiranno i loro passi. Andatevi a sentirvi i padri del genere, invece dei molti, sopravvalutati e sterili “girini”.

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ORDER FROM CHAOS - Stillbirth Machine





Informazioni
Gruppo: Order From Chaos
Anno: 1993
Etichetta: Wild Rag Records
Autore: Leonard Z

Tracklist
The Edge Of Forever
Power Elite
Iconoclasm Conquest
Forsake Me This Mortal Coil
Stillbirth Machine
Blood And Thunder
As The Body Falls Away

DURATA : 35:24



Il vecchio saggio dice: “Album prestato, mai più ritornato”.
E dopo questa haiku zen di profondo spessore andiamo a recensire un album tanto bello quanto sfortunato, per il quale possiamo dire che il titolo (“macchina dei nati morti”) è stato profetico (nomen omen direbbero i romani).
Siamo nel 1993 e cosa ti vado a leggere sulla fanzine della Wild Rags (The wild rag)? L’uscita di questa sconosciuta band di Kansas City al suo primo esordio con un full-lenght. Ordino baldanzosamente il cd che mi arriva dopo un tempo pari al moto di rivoluzione di Plutone intorno al sole. Ed ecco, ho tra le mani un cd con in copertina un disegno del grande Geiger (Alien vi dice nulla?). Messo il cd nel lettore vengo catapultato nel mondo oscuro e devastante degli Order from Chaos.
Ma il finale della tragica storia di questo cd verrà svelato alla fine della recensione (suspance).
Vi parlerò invece della musica e in particolare della versione di Stillbirth Machine prodotta nel 2008 dalla Nuclear War Now!: uno stupendo vinile con la copertina ripresa dal Promo del 1992 della band, intitolato “Alienus sum”, e un poster con tutti i loro lavori ufficiali dall’inizio della carriera fino allo scioglimento. Davvero un oggetto pregevole, non fatevelo sfuggire se lo trovate ancora in vendita. Il lavoro estetico del prodotto è notevole e le illustrazioni sono quanto di più azzeccato per immergersi nel delirio cacofonico della band. L’album si apre con un’intro ripresa dal film “2001 Odissea nello Spazio”, per far capire subito che questo lavorò ci porterà verso lidi alieni, dove non ci attende niente di umano. E’ con “The Edge of Forever” (il limite dell’eternità) che il trio assassino composto da Helmkamp, Keller e Miller ci sbatte in faccia un’ondata di suono pari all’impatto di un meteorite! Il sound delle chitarre è quanto di più marcio e crudele possiate immaginarvi, con assoli ronzanti e striduli, (senza scadere nel ridicolo come avviene in molte delle produzioni per cui “registrato male=cattivo”), il basso è un suono pulsante e sordo che si amalgama al resto, la batteria evita tempi ultra veloci per concentrarsi su un lavoro di piatti e di stoppate che conferiscono a ogni pezzo una sua personalità. Un plauso speciale va alla voce di Helmkamp: un urlo da un altro mondo, grezzo e ruvido come una motosega, che si alterna a sporadici gridi disumani sparati una o due ottave sotto (usando un pitchshifter… spero!). Il sound è un Death Metal influenzato pesantemente dal Trash, precisamente da Venom, Bathory, Sodom, anche se i veri padri ispiratori di questo lavoro sono gli Hellhammer/Celtic Frost, basta ascoltare un pezzo come “Blood and Thunder” (sangue e tuono) o vedere la scelta delle copertine che rimandano a lavori come Into the Pandemonium e To Mega Therion. Ma è bene precisare che gli Order from Chaos sono tutt’altro che una copia, come spesso capita nel metal: Stillbirth Machine è un prodotto molti versi ineguagliato, originale al 100% e forse per questo poco capito, che riesce a trascinare l’ascoltatore in un mondo oscuro di caos come solo Giger lo potrebbe dipingere (dopotutto il titolo dell’album deriva proprio da una delle opere del maestro svizzero). L’impatto sonoro finale è quanto di più caotico possiate immaginare, ma senza mai perdere la comprensibilità dei riff e di cosa stanno facendo i singoli strumenti. Insomma, non un caos fine a se stesso, ma ordinato!
I testi, quasi interamente scritti da Helmkamp, rappresentano la sua visione filosofica che rimanda sempre all’umanità ignorante e succube, nella quale si staglia l’alieno, individuo saggio disposto a portare la sapienza che però non viene né ascoltato né capito dalle masse. In definitiva, questo lavoro è una pietra miliare, un album originale sia in termini musicali che di concept, un’opera ben realizzata che però ha sofferto di una sfortuna infinita! Per chi non se lo fosse accaparrato, tra poco la Osmose ristamperà questo album (come aveva già fatto nel ’98)… allora non avrete scuse, dovrete comprarlo!
Per concludere la storia del cd sfigato:
L’album mi colpì da subito e lo ascoltai per molto tempo, poi un giorno quel cd con la copertina di Giger fu prestato e non tornò mai più, porca zozza lurida e infame! A quanto pare la sfiga legata a questo album non aveva colpito solo gli Order from Chaos ma tutte le copie dell’album, compresa la mia!
Sì, perché quel povero album ha avuto proprio una storia travagliata: innanzitutto Stillbirth Machine fu stampato in contemporanea da ben due etichette, la statunitense Wild Rags e la greca la Decapitated Records (trovai questo secondo cd nel 94 in un banchetto al centro sociale occupato dell’indiano dove si facevano concerti metal e rimasi di stucco a vedere che aveva una copertina diversa dal mio). Nessuna delle due etichette ha mai versato un soldo agli Order from Chaos (i quali definiscono quella Wild Rags come la versione ufficiale perché almeno fu stampato con le immagini che avrebbero voluto!). Dubito inoltre che la Wild Rags abbia versato un singolo centesimo a Giger per la copertina. Oltretutto Giger è conosciuto per essere gelosissimo dei suoi lavori e credo che non avrebbe mai concesso un suo disegno così alla leggera se non per una cifra immane (credo che i Celtic Frost lo stiano ancora ringraziando per la copertina di “To Mega Therion”). Dopotutto Wild Rags non ha pagato la band, figuriamoci Giger! Insomma, al tempo sia Wild Rags che Decapitated confermavano che la loro versione di “Stillbirth Machine” fosse quella ufficiale e che quella dei concorrenti era un bootleg! Il bello è che in fin dei conti nessuna delle due era veramente ufficiale. Ma il bello è stato lo scoprire che a quanto pare sia Wild Rags che Decapitated riuscivano magicamente a sputtanare qualsiasi master gli arrivasse in mano. La versione di NWN! di Stillbirth Machine ha dei suoi decenti, ma dovreste sentire quelle della Wild Rags e della Decapitated! Roba da urlo! Altro aneddoto aggiuntivo che riguarda un’altra band e che dimostra la capacità di sputtanemento di queste etichette: la Decapitated cambiò nome in Unisound Records e mise sotto contratto i fiorentini Necromass. Anche in quel caso il master inviato dal gruppo per il loro primo album fu martoriato in una stampa su cd vergognosa! E i greci sbagliarono pure il titolo dell’album!!!!! Misteri delle etichette discografiche scorrette! Chissà, magari “Carrion for Worm” dei Nuclear Death, uscito per Wild Rags, nel suo master originale è musica classica!

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BRUTALITY - Scream Of Anguish



Informazioni
Gruppo: Brutality
Anno: 1993
Etichetta: Nuclear Blast
Autore: Leonard Z

Tracklist
1.These Walls Shall Be Your Grave
2.Ceremonial Unearthing
3.Sympathy
4.Septicemic Plague
5.Crushed
6.Spirit World
7.Exposed to the Elements
8.Cries of the Forsaken
9.Cryptorium
10.Spawned Illusion

DURATA : 45:22



ella storia del Death Metal vi sono alcuni gruppi oscenamente sottovalutati e album ingiustamente passati in secondo piano. “Screams Of Anguish” è uno dei lavori più geniali mai proposti nel Death Metal e che in pochi oggi ricordano. Non è servita la ristampa del 2008, a opera della Metal Mind Production, per donare il giusto tributo a questo lavoro e alla band che l’ha prodotto. Sì, perché “Screams Of Anguish” è il primo full di uno dei gruppi Death Metal di Tampa (Florida) che finalmente diventa visibile dopo una lunga gavetta (iniziata nell’86) costellata di 6 demo e 2 EP. Che la band fosse matura per il salto lo dimostra la scelta dell’(allora ottima) etichetta Nuclear Blast di investire i soldi in una produzione di spessore: i Morrisound Studios, il tempio del Death Metal, che hanno donato alle canzoni un sound da paura. Nel ’93 questo cd ricevette recensioni sui magazine specializzati i cui voti non scendevano mai sotto il 9 su 10. Vi assicuro che quei giudizi erano più che meritati, come potete constatare da soli mettendo le mani su questo lavoro: i pezzi sono spettacolari, nessun passo falso! I brani si articolano sul basso di Jeff Acres, mente del progetto, che crea un sound compatto a cui si aggiungono le chitarre di Gates e Fernandez. Coker dà il meglio di sé con una performance assassina: una vera lezione di come si dovrebbe suonare la batteria mantenendo velocità e gusto, mentre Riegel impreziosisce i pezzi con un growl che risulta la perfetta via di mezzo tra gutturalità feroce e vocals di stampo thrash. Gli assoli e gli arpeggi di chitarra (che la fanno da padrona nei pezzi esclusivamente strumentali) sono il punto forte di quest’album, che dimostra come si possa essere tecnici, brutali e al contempo musicalmente vari senza dover fossilizzarsi su pattern prestabiliti o inutilmente criptici. Se volete capire cosa è il Death Metal dovete avere questo lavoro, poche storie. Qui c’è un vero gruppo di fine ’80, inizi ’90… oscenamente messo in ombra dalla stessa Nuclear Blast, che addirittura oggi evita di inserire i Brutality nel novero dei gruppi da loro prodotti nella pubblicità per i 25 anni dell’etichetta! Che schifo! In definitiva c’è poco da aggiungere: questo è un album per chi ama il Death Metal. Un lavoro con quel tocco magico dei primi anni ’90 che oggi tante band cercano di imitare, ma che oramai (purtroppo) vive solo in quelle bobine del passato.

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martedì 1 dicembre 2009

BLASPHEMY - Gods Of War / Blood Upon The Altar


Informazioni
Gruppo: Blasphemy
Anno: 1993
Etichetta: Osmose Productions
Autore: G.B. Morbosus

Tracklist
1. Intro - Elders Of The Apocalypse / Blood Upon The Altar
2. Blasphemous Attack
3. Gods Of War
4. Intro / Atomic Nuclear Desolation
5. Nocturnal Slayer
6. Emperor Of The Black Abyss
7. Intro / Blasphemy
8. Intro / Necrosadist
9. War Command
10. Empty Chalice
11. Ross Bay Intro
12. War Command
13. Demoniac
14. Intro To Weltering
15. Weltering In Blood
16. Ritual
17. Nocturnal Slayer
18. Blasphemy
19. Blasphemous Attack

DURATA : 41:52

Ed eccomi a sfidare me stesso, recensendo questo album. Non che sia un album “difficile” o complesso, ma la difficoltà intrinseca sta nel fatto che se andassi ad analizzare il livello tecnico del lavoro dovrei stroncare questo album, visto e considerato che i Blasphemy non fecero loro cavallo di battaglia orpelli come produzione pulita o songwriting variegato. Quindi cos’abbiamo in mano? Diciannove tracce di pura follia, di musica annichilente, di un furioso incrocio fra death e black metal,letale come una colata di rifiuti tossici che fuoriesce dal nucleo di un reattore nucleare colassato, spargendo tutto intorno radiazioni che cancellano ogni organismo vivente.
Quindi, Forza! Preparate Cartuccere, Bracciali con chiodi da venti e maschere antigas, senza dimenticare i contatori geiger che ci addentriamo nel caos radioattivo andando ad analizzare il disco in se. Apparte l’importanza storica del titolo che di per se ha dato poi il nome al genere (da qui nasce il War Metal, appunto.), come ogni vinile è suddiviso in due lati, nel lato A, chiamato Apocalypse Side c’è l’album vero e proprio, dieci canzoni per venti minuti circa di apocalisse nucleare. Mentre nel lato B, chiamato Abyss Side, troviamo la ristampa del loro demo del 1989 “Blood Upon The Altar” inserita dalla Osmose per compensare la corta durata dell’album. Quindi in totale ci troviamo per le mani quaranta minuti di visioni apocalittiche che vi trascineranno nei meandri del caos. Ora non posso e non voglio mettermi ad analizzare le canzoni traccia per traccia, non avrebbe senso e renderebbe questa recensione noiosa. Vi basti sapere che se cercate tecnica, virtuosismi, pulizia sonora e produzione cristallina questo lavoro vi farà inorridire. Se invece, come me, siete appassionati di marciume e caos fate vostro questo lavoro in qualsiasi formato lo troviate.
L’edizione che sto analizzando è quella edita dalla Ordo Decimus Peccatum che lo ha ristampato con una copertina differente (le vedete entrambe, in alto. la versione nuova è quella col pentacolo). Purtroppo l’edizione è un pò scarna e oltre al vinile troviamo solo un bel poster. Da questo punto di vista la Nuclear War Now resta sempre su un altro pianeta.

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