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lunedì 4 aprile 2011WO FATInformazioni Autore: Mourning Traduttore: Dope Fiend Formazione: Kent Stump - Chitarra, Voce Tim Wilson - Basso Michael Walter - Batteria Tre dischi all'attivo e un'escalation di bravura per gli statunitensi Wo Fat, sono oggi con noi per scambiare pensieri, farsi conoscere meglio e presentare l'ultima uscita, "La Noche Del Chupacabra". Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come ci si sente ad aver raggiunto quello che per molti è il traguardo della maturità, il terzo album? Siamo entusiasti del fatto che siamo stati in grado di tirare fuori tre album di cui siamo orgogliosi. Ognuno è stato una sorta di pietra miliare per noi e ci sentiamo come ogni volta successiva all'uscita dell'album, ci sono cose in cui siamo cresciuti ogni volta. Sento anche che abbiamo raggiunto un livello di maturità nel nostro modo di suonare e nel songwriting maggiore di prima. Vi va di raccontare un po' della vostra storia come band ai nostri lettori? Com'è nata l'avventura Wo Fat e chi sono i tre musicisti che ne fanno parte? Diamo la possibilità a chi non vi conoscesse di farsi un quadro generale. I Wo Fat sono composti da me, Kent Stump (chitarra e voce), Tim Wilson (basso) e Michael Walter (batteria) e percussioni. Abbiamo iniziato a provare insieme intorno al 2002, credo. La mia idea originale era quella di prendere l'atmosfera più oscura e ipnotica del blues di persone come R.L. Burnside e Junior Kimbrough, aggiungerci la distorsione e appesantirla. La cosa è venuta fuori immediatamente, al di là di quella concezione, grazie all'influenza che sentivo strisciare nella musica di un sacco di altre band e musicisti, ma che sono stati gli approcci iniziali. La struttura di base con cui abbiamo iniziato e che continuiamo ad usare ora, qualunque sia l'influenza di altri, è melodicamente blues su base pentatonica. Provavamo sporadicamente all'inizio, ma nel momento in cui abbiamo iniziato ad avere più canzoni e abbiamo iniziato a lavorare su "The Gathering Dark" tutto è diventato più regolare e serio. All'inizio eravamo in realtà un quartetto. Abbiamo avuto un secondo chitarrista di nome Matt Watkins, che suona in quattro canzoni di "The Gathering Dark", uscito nel 2006. Matt è un chitarrista incredibile che ha influenzato tremendamente il mio modo di suonare, ma il problema era che viveva a cinquecento miglia di distanza da noi, nel Missouri, per cui non era possibile continuare così. Si parlava di fare un side project con Matt in un futuro prossimo. Abbiamo pubblicato "Psychedelonaut" nel 2009. Con "Psychedelonaut" il nostro atteggiamento mentale era quello di fare un disco dal suono molto live e abbiamo deciso di concentrarci ancora di più sull'improvvisazione/jamming. "Noche Del Chupacabra" prende tutto ciò che abbiamo fatto prima con l'aggiunta di un ulteriore passo avanti, credo. Ho avuto il piacere di incrociare la musica targata Wo Fat con il secondo lavoro "Psychedelonaut", da lì ho scoperto e amato "The Gathering Dark" e adesso non posso che rimanere a bocca aperta per l'ennesimo balzo in avanti compiuto con "La Noche Del Chupacabra". Da quanto tempo suonate insieme? Vi siete resi conto d'avere fra le mani materiale che mostrava una costante crescita, sia a livello compositivo che a quello del feeling trasmesso? Noi, come gruppo, sicuramente abbiamo vissuto una crescita costante e una progressione in avanti. E' bello sapere che anche gli ascoltatori lo vedono. Stiamo suonando e comunicando musicalmente ora più che mai e la nostra elevata attenzione per l'improvvisazione e il groove ci hanno aperto nuovi livelli e modi per fare musica. Nelle nostre canzoni abbiamo sia strutture che voglia di osare, e con la mentalità più aperta, a causa della nostra confidenza e familiarità con altri musicisti, siamo in grado di spingerci oltre. Ho detto che noi volevamo che "Psychedelonaut" si sentisse più "live". Bene, con "Noche del Chupacabra" abbiamo voluto ancora di più questo effetto. Abbiamo voluto suonare heavy rock con un approccio quasi jazz. Compositivamente, penso che siamo maturati e ciò che dici lo conferma. L'equilibrio tra struttura e improvvisazione è qualcosa che abbiamo esplorato più con "Noche del Chupacabra". La titletrack è un buon esempio di ciò. Globalmente e nella forma ha una sua struttura, ma al suo interno ci sono sezioni che sono state improvvisate e unite con il groove, ma non sono state pienamente realizzate fino a quando abbiamo registrato il brano. Ha subito qualche variazione il modo in cui entrate in sala prove o vi confrontate per dar vita a un brano? Chi si occupa dei testi? Penso che, in generale, il processo di songwriting per me sia lo stesso che era in passato. Una cosa che è diversa è che stiamo solo provando alcuni nuovi tipi di cose. Ancora una volta, la titletrack, "Noche del Chupacabra", è un buon esempio di ciò che stavamo cercando di includere, alcune idee ritmiche della musica africana, tra le altre cose. Un'altra differenza in questo album è il fatto che Michael, il nostro batterista, ha scritto la canzone "Common Ground". In passato mi sono occupato io di tutto il songwriting. E' stato bello questa volta aggiungere una nuova dimensione con il contributo di Michael. I testi li ho scritto tutti io ad eccezione di "Common Ground", che è stato scritto da Michael. In certi momenti sembra che lo schema compositivo diventi una componente che passa in secondo piano, le canzoni trovano frangenti in cui appare una sorta di attitudine da jam-session. Quanto è importante mantenere vivo l'istinto e lasciarsi guidare da esso nel dare forma alle note? Sì, hai ragione. Penso che gli istinti, la consapevolezza e la comunicazione siano estremamente importanti. Questo risale alla mentalità jazz che ho citato prima. Si tratta di improvvisare e reagire a seconda di ciò che sta accadendo, nel modo in cui sta accadendo. L'ascolto di altre cose, impostare nuove vibrazioni, ecc. E' come la cattura di un'onda e del sentimento che sta alla base di quell'onda e reagire ai suoi movimenti. In un genere come lo Stoner per trasmettere forti emozioni non bastano una distorsione e un riffing corposo, ma occorre saper incanalare le proprie ispirazioni in maniera adeguata. Quali sono le emozioni, gli avvenimenti, i pensieri che vi spingono a creare canzoni? "The Dark Gathering" liricamente è stato una reazione a quanto stava accadendo politicamente in America in quel momento. Ho usato H.P. Lovecraft e mi sono ispirato a un immaginario da film horror per incanalarvi all'interno alcune di quelle idee politiche. "Psychedelonaut" aveva alcune delle stesse caratteristiche, ma è stato un po' più concentrato interiormente e forse non il più oscuro liricamente. C'è l'idea di Psychedelonaut, che è un esploratore psichedelico e c'è anche una motivazione in alcune delle canzoni che è all'incirca l'importanza della storia e da dove le cose provengono, che è una reazione contro un atteggiamento molto comune nella cultura di oggi, il quale sembra ignorare il passato e le cose che non sono nuove di zecca. Sai, l'idea che "più recente è meglio", che spesso non è sempre vera. "Noche Del Chupacabra" è molto più di una registrazione atmosferica. I testi non sono tanto su un messaggio specifico in quanto sono sulla creazione di un'atmosfera che evoca immagini nell'immaginazione. Ho visto un documentario sul regista Mario Bava che si è detto più preoccupato dell'impostazione della giusta atmosfera nei suoi film piuttosto che della storia. Stiamo lavorando allo stesso modo. Liricamente è tutto incentrato principalmente sulll'idea della paura, reale e/o immaginaria. Com'è avvenuta la scelta del titolo dell'ultimo disco? E' un concept? La leggenda del "Chupacabra" (letteralmente Succhia Capre n.d.t.) non è particolarmente conosciuta in territorio europeo, potreste illuminarci sul perché tirare in ballo questa figura? Non abbiamo inizialmente deciso di farne un concept album, ma ha finito per diventarlo vagamente. L'idea del Chupacabra venne dal fatto che il testo della canzone in generale parla di paure che possono o non possono essere reali, il che mi ha fatto pensare ai cryptazoids, o criptidi, che sono i termini per gli esseri la cui esistenza è supposta, ma non provata. Essi possono essere reali o possono essere mitologici, come Bigfoot/Sasquatch, lo Yeti e il Chupacabra. Il Chupacabra è un succhia-sangue, una creatura alata che si sostiene esista in Messico, nell'America centrale e nel sud degli Stati Uniti, tra gli altri posti. Il Chupacabra sembrava un'immagine appropriata da usare perché siamo del Texas e ci piace l'aura messicana che lo circonda e anche un po' più oscura di altre creature leggendarie. Ho paragonato il platter a una "sbronza musicale", c'è dentro blues, qualche passaggio noisy, tanta psichedelia oltre l'apporto delle basi solide e rocciose classiche dello stile stoner/doom, quali sono gli artisti con cui siete cresciuti e che vi hanno fatto pensare, "questo è ciò che voglio suonare"? Mi piace il tuo termine "sbronza musicale ". Questo genere implica un senso di abbandono sconsiderato e vivere al limite, credo che sia stata una vibrazione che stavamo cercando di avere per la registrazione. Noi non stavamo cercando di fare qualcosa in modo sicuro. Per quanto riguarda gli artisti influenti, ce ne sono tanti. Jimi Hendrix, i primi ZZ Top, Black Sabbath, Johnny Winter, Howlin Wolf e John Lee Hooker sono state grandi influenze su di me. Quando mi sono imbattuto nei Fu Manchu alla fine degli anni Novanta mi si è aperto davanti un nuovo mondo musicale. L'intera scena stoner/doom era qualcosa che avevo inconsapevolmente cercato per lungo tempo, ma non sapevo che esistesse fino ad allora. Da quella scoperta, gruppi come Sleep, Orange Goblin, Acid King, Blood Farmers, Penance, Earthride, Nebula, Trouble, Spirit Caravan e Church Of Misery sono diventati i miei preferiti. E anche molta roba degli anni Settanta come Cactus, Tommy Bolin, Buffalo, Mountain, Leafhound, Budgie, ecc. Adoro anche il fusion anni Settanta. Tutto quanto fatto da Miles Davis è fantastico. Il periodo di Herbie Hancock's Mwandishi Band, che consiste degli album "Mwandishi", "Crossings" e "Sextant" è impressionante. "Stratus" di Billy Cobham, Eddie Henderson, "Ethiopian Knights" di Donald Byrd. Potrei continuare a lungo. C'è una canzone, tra tutte quelle che avete scritto, alla quale siete particolarmente affezionati? In caso di risposta affermativa, perchè? Credo che la mia canzone preferita del nuovo album sia "Phantasmagoria". Non c'è necessariamente un motivo. Penso che sia venuta davvero come volevo, come un mostro della palude, ipnotica e con un forte groove. Sono soddisfatto di tutto l'album però. Lo ripeto da un po' e i fatti sembrano darmi ragione: la scena stoner, sia rock che metal, è fra le più prolifiche e qualitativamente valide. Cosa fa di un movimento così bello e seguito (seppur spesso dimenticato dai canali che contano) una fonte inesauribile di band con gli attributi? E' una fonte di eterna giovinezza? Questa è una bella domanda. Penso che questo genere sia veramente incentratto sulla musica e sul jamming e su tutti coloro che cercano solo di fare la loro parte per il rock. Non si tratta di fare soldi o seguire le tendenze o cercare di fare una hit radiofonica. E' la ricerca senza fine del Riff Supremo. Cinque dischi a vostro avviso fondamentali per chi volesse avvicinarsi al genere da voi suonato? Questa è una domanda molto difficile. Potrei dirti cinque dischi essenziali per chi si avvicina allo Stoner Rock, ma sarebbero probabilmente le scelte ovvie che vengono in mente a tutti, quindi mi permetto di essere più preciso e dirtene cinque che penso siano parte dell'essenza di ciò che è Wo Fat: Sleep - "Holy Mountain" Church Of Misery - "The Early Recordings" Jimi Hendrix - "Live At Woodstock" Junior Kimbrough- "Most Things Haven't Worked Out" Fu Manchu - "In Search Of" Probabilmente se me lo chiedessi un altro giorno ti darei cinque risposte differenti, ma questi album contengono molti degli ingredienti da cui attingiamo. Avete la possibilità di organizzare un megaevento, i Wo Fat headliner hanno quindi la possibilità di scegliere dieci formazioni, cinque vecchia scuola e cinque della nuova generazione, con cui affrontare quella giornata di divertimento on stage. Chi invitereste e perché? Non importa il genere suonato. Wow, un'altra domanda difficile. Ok, cinque old school prima: 1. Black Sabbath (ma che avrebbero bisogno di essere trasportati nel tempo fino al 1971, non vorrei gli odierni Black Sabbath) 2. Tommy Bolin con gli Energy del 1972 3. Luis Gasca con la band di "For Those Who Chant" ("For Those Who Chant" è un sorprendente fusion oscuro del '71 o '72 che aveva la maggior parte delle band di Santana, tra cui Carlos stesso, come la sezione ritmica con Stanley Clarke al basso e Lenny White alla batteria) 4. Beety Davis 5. Cactus Della nuova generazione: 1. Sleep 2. Earthride 3. R.L. Burnside 4. Elder 5. Samsara Blues Experiment Ancora una volta, probabilmente, se mi facessi la stessa domanda un altro giorno, ti darei risposte diverse, ma credo che questo insieme rappresenti molti aspetti diversi della musica che ho veramente amato e che mi piacerebbe vedere in uno spettacolo: riff pesanti, groove pesante, blues profondo, jamming e una bella dose di psichedelia. Quali sono i componenti di una vostra ipotetica line-up ideale? Createne una. Se intendi la line-up ideale per una band, ti dico che sono abbastanza contento della line-up dei Wo Fat. Mi piace la formula del power trio, che permette un bel po' di libertà e penso che abbiamo una grande alchimia tra di noi. Le nostre personalità lavorano bene insieme, ci siamo concentrati sul fare musica che colpisce e non siamo focalizzati sulle cose che distruggono la musica, come cercare di fare una hit o cercare di piacere a tutti. Come ho detto, stiamo solo cercando di fare la musica che amiamo. Definite con poche parole i seguenti termini: Fu Manchu, John Garcia, deserto, Dallas, psichedelia, birra, concerti. Fu Manchu: per me e probabilmente per un sacco di gente, la porta d'ingresso al mondo dello Stoner Rock che a sua volta mi ha portato al Doom. Penso che i primi cinque o sei dischi siano pura grandezza. John Garcia: la voce indiscussa del Desert Rock. Spero di vederlo dal vivo un giorno. Deserto: Kyuss Dalla: suona bene sulla carta, ma forse non così bella nella vita reale. Dallas non supporta la musica dal vivo molto bene. Psichedelia: questo dovrebbe fare riferimento a qualcosa, musica o altro, che ti porta a fare un viaggio attraverso l'immaginazione della mente e le emozioni. Spesso è una definizione troppo restrittiva che si riferisce ad un tipo di suono molto specifico. Birra: amiamo le buone birre, in particolare della varietà più scura. Concerti: la possibilità di vedere e sostenere le band che ti piacciono. Acquistare il loro merchandise. Il Texas è da sempre uno stato che ha un forte legame col mondo metal, act come Pantera, Devastation, Rigor Mortis, Necrovore hanno lasciato un segno indelebile nella storia di questa musica, avete rapporti di stima e collaborazione con formazioni di stampo prettamente metal? Vi è capitato di condividere il palco con esse o le due scene sono completamente scisse? Suoniamo spesso con band metal. Le scene decisamente si sovrappongono e si suona negli stessi club dove suonano i gruppi metal. Abbiamo suonato un grande live pochi mesi fa con Rotting Corpse, Divine Eve e Solitude Aeturnus, che è stato un bel mix di diversi tipi di metal. Il passaggio dalla Brainticket alla Nasoni com'è avvenuto? Come siete entrati in contatto con la label tedesca e sta supportando a dovere l'uscita? "Psychedelonaut" avrebbe potuto ricevere maggiore attenzione sotto questo punto di vista o mi sbaglio? Siamo effettivamente passati alla Nasoni attraverso Brainticket. Giovanni Perez, che gestisce la Brainticket, ha vecchi amici nella Nasoni e aveva inviato loro una copia di "Psychedelonaut". A quel tempo non c'erano piani per rilasciare "Psychedelonaut" su vinile attraverso Brainticket e Nasoni ci ha chiesto di fare una versione in vinile con loro. Ci è piaciuta l'idea e abbiamo avviato un bel rapporto. Quando stavamo finendo "Noche Del Chupacabra" la Nasoni ha manifestato interesse a rilasciarne sia il vinile che il cd e questa volta ci siamo sentiti come se fosse un vestito su misura per noi. Speravamo in una presenza maggiore in Europa e abbiamo anche pensato che le nostre inclinazioni psichedeliche si conciliassero con lo standard Nasoni. Siamo davvero grati a John Perez per averci aiutato a raggiungere un pubblico più vasto di quello che avevamo prima e per l'aggancio con Nasoni. Avremmo sperato in un maggiore riconoscimento per "Psychedelonaut", ma è stato pur sempre un passo avanti dal punto in cui eravamo prima e il nuovo album sta dimostrando di essere ancora un gradino sopra quello. Speriamo solo di continuare la progressione verso l'alto. Qual è stato il primo concerto a cui avete assistito? E uno a cui vorreste assistere? Non sono sicuro di quale sia stato il primo concerto a cui sono andato, ma c'erano un sacco di spettacoli con grandi band nei club underground e punk qui a Dallas nella seconda metà degli anni Ottanta e la scena musicale della fine di quegli anni e primi Novanta che c'era a Denton, Texas (a nord di Dallas, dove facevo l'università) ha avuto un'enorma influenza su di me e ha aperto la mia mente ad un sacco di diverse prospettive e possibilità. Ora passiamo ai vostri live. Come vi comportate dal vivo? Che cosa vorreste vedere da parte di chi assiste a un vostro concerto? Come ha detto Matt Pike una volta in una video-intervista, facciamo del nostro meglio per uccidere ogni notte. Cerchiamo di suonare e fare show che siano musicali e non teatrali. Cosa vorremmo vedere? Birra gratis, forse? C'è la possibilità che vi si possa vedere in Italia (saremmo molto felici di bere insieme a voi un po' di birre, dopo il concerto, ahahah)? Speriamo di trovare un modo per girare l'Europa un giorno. Al momento è una questione di finanze, ma fare un tour europeo di un certo tipo è uno dei nostri più grandi obiettivi. Continua a leggere... DRAGGED INTO SUNLIGHT (english version)Information Author: Mourning Translation: Dope Fiend Line Up T - Vocals A - Guitars C - Bass J - Drums They're young, English and they made a strong debut album, "Hatred For Mankind". Today, we have Dragged Into Sunlight here with us. Welcome on Aristocrazia Webzine. Let's begin giving some information on you and your history, please tell us how the band came to be, your line up and the reasons which led you to make extreme metal? Dragged Into Sunlight is the summation of several like minded individuals. Dragged Into Sunlight is a concept, there are no individual members as such, just a collective mindset driven by raw aggression. Dragged into sunlight is a culmination of the bands and artists that we grew up listening to. We continue to explore new depths and continue to further our fascination with extremity. Recently, a band called Woe from the US have come to light, the drum work is so aggressive. 2009 was a fundamental year for you, firstly "Terminal Aggressor" and then "Hatred For Mankind", what are your best memories of those days in the rehearsal room and in the studio? The album was produced by Mordgrimm of the unfortunately deceased Cacophonous, how did you come in contact with the label? 2009 year was a bad year. It saw some of our personal lives in an absolute state of ruin and from those pieces and all that misfortune came something so negative and so overwhelming. "Terminal Aggressor" was recorded in our basement, throwing pedals off walls, recording blood curdling screams down the microphone. There were a lot of drugs and dark days, one after the next, filled with just boredom, nothingness and stagnation. "Terminal Aggressor" is a consequence of that mindset, it felt like dying slowly. We’d started work on the album, a few of us would sit up for days at a time just working on guitar parts, suffice to say, the hours became days and days became weeks. Near enough a whole year of our lives began to merge into one sequence of events. There wasn’t a wake up call as such, but we were travelling from our tour in Scotland when the police pulled over our van. There were 6 of us onboard and only three seats. Three of us would lie on top of the amps in the back in pitch black whilst the three up front would keep each other awake and drive the ridiculous distances. We had a lot of valium onboard as well as the fact that three of us were hiding out in the back. The memory from that experience was the officer banging on the panel of the van before getting back in his car. It was a real wake up call. We very nearly ended up totally fucked. The things we’d do to get to shows were unreal. But two years later, and we still give everything we do 200%, Dragged Into Sunlight has no compromise and that’s reflected in our music. Mordgrimm are a unique label, they have such an elite back catalogue of influential extreme metal. You really have to appreciate that ability to identify a band like Anaal Nathrakh from their raw demos and nothing else. Cacophonous did exactly the same with bands such as Cradle Of Filth and Dimmu Borgir. Dragged Into Sunlight are part of Mordgrimm and vice versa. This band was born from a truly unique relationship between several individuals. Mordgrimm were one of those entities having approached us from our earliest recordings and offered unconditional support. It wasn’t so much about the music as it was about the passion we share for extremity. Extreme music is continuously mixing with other influences. You play an undefined genre which encloses the anger of death and grind, a black base which draws from sludge. In the review, I mentioned Black Sun which I like beacuse they are in some way similar to you in mixing up so many genres creating something original. Which are your main listenings? Are there non-metal bands which influenced you? We certainly wouldn’t draw comparison to Black Sun. Dragged Into Sunlight has a genuine negative energy, it isn’t about putting on a show or being ‘quirky’. We do what we do for the sake of each other’s sanity. It’s a circle of negative energy which continues to grow and evolve. Our nearest comparison is either a cult or a pack of wolves, eitherway, we are each wholly confident that Dragged Into Sunlight will grow into the vile and hideous miscreation we’ve always envisioned. Collectively, Dragged into Sunlight has such a precise understanding of the genre we work in, whilst not being limited, we’re each able to analyse the recordings of those bands we grew up listening to and channel them into an art of our own. Recently bands such as Trap Them, Eyehategod, The Ocean, Instinct and Ulver have maintained a high priority in our listening. I don't know if someone have already told you this but the band’s vocals remind to Dave Hunt (Benediction). Which are your favourite vocalists? Dragged Into Sunlight’s vocals are a strange one. Lyrically they’re influenced by nothing and everything at the same time. Musically, they bear similarity to many hardcore bands and carry that same sharp impact whilst being reminiscent of the rawness seen in bands like Gorgoroth, Darkthrone and Burzum. The music in "Hatred For Mankind" gave me a strong instinct sensation, how do you create your songs? Do you have jam sessions in your rehearsal room or does each one of you have his role? We write individually and then collectively analyse the results. It’s almost scientific whilst being totally natural. When we come together to analyse our creations the ideas often merge into a pinnacle of what each one of us saw individually but couldn’t quite create. Each of those personalities involved in Dragged Into Sunlight offers a different face whilst sharing the same mindset. It’s that changling approach which allows us to build up the music and drum patterns before hammering a nail into your jugular. It is a collusion of minds and collective attack bearing many different faces and textures. Dragged into Sunlight are continuously working on new material and striving to create the most intense emotions throughout our music, drawing out those feelings of hatred, loneliness and sheer defilement which are otherwise repressed. Which are the main themes of your lyrics? Why did you choose such a blunt title for your album? Does humanity deserve just to be hated? "Hatred For Mankind" is not just an album title, but a core element to our music. When you have people all over the world looking to blow each other limb from limb for whatever reason they can think of, it’s apparent that humanity as we know it is far from flawless. The more you look, the more you find, it’s such a vile and negative energy, it’s not so much that humanity deserves to be hated, but it’s definitely nothing to celebrate. There are so many underlying themes between even the simplest of human interactions, and to an extent, it’s easy to end up hating the enormity of what it is which actually envelopes everything we do on a daily basis. If i'm not wrong you are from Liverpool, the city which gave us The Beatles, how is the scene ther? Do you have any relation with other bands of your nation? Is there a group of bands which support each other or, like here in Italy, you have to work just on your own? Dragged into Sunlight definitely work alone. Music in general is crowded with scenes and sub genres within those scenes. We’re based throughout the United Kingdom in various cities, and whilst there are other bands and we’re honoured to share the stage with many of them. We prefer our isolation and adopt a closed camp mentality where only those involved and a trusted few are trusted to carry out our wrongdoings. Which are the ups and downs of the music world? Do you think that there is something that shouldn't exist in metal? Extreme metal and it’s "sub genres" have a tendency to attract those individuals which are unwelcome elsewhere. Collectively, we’re been involved in many bands over the years and it’s part of the reason we maintain such a closed camp mentality. It’s easy to forget who your friends are and lose sight of what’s important. We’re able to fully appreciate the relationship we have with each other and really couldn’t care less about those on the outside looking in. There are a lot of people using extreme music as a stream for their political views. It is our position that if you have something which you feel so strongly towards that you feel the undying need to push it onto others – write a book. Sadly, most of those pushing their views through extreme music lack the intellectual ability to formulate a decent argument and support their views with any sort of academic foundation. Put simply, if you can’t convince people intellectually to support your views, it’s somewhat of a cop out to disguise it into your music, almost like easily digested baby food. How is the situation about live shows? How was "Hatred For Mankind" received on stage? We play in near enough complete darkness. It is our aim to re-create that feeling of misery which is present throughout the album. One of the most important aspects to our live show is the equipment we use, which is all hand built by Matamp in the village of Meltham. It’s constructed using the darkest of handcraft and a fine attention to hone a perfect tone. Our live show is often received with a welcome but perhaps somewhat confused response. You either like it or you hate it. It’s irrelevant to us regardless. It carries a very different feel to listening to the record and we would like to think that the sheer negativity expressed on the album becomes infinitely more abrasive in a live setting. In January 2011, Prosthetic Records re-released your work. Will you tour to support the release? Did you receive any comments from the critics? "Hatred For Mankind" has had an overwhelming reception since both its original release on Mordgrimm and subsequent re-release on Prosthetic Records. There is no doubt that it would be difficult to create a similar follow up. But for us, Hatred for Mankind summarises a time and a place. Our subsequent releases will inevitably draw on a different influence but we should hope that each will remain uniquely powerful. That power and rawness is something which comes relatively natural to us as a collective of angry individuals. We intend to tour with our friends in Rwake, Soilent Green and Today Is The Day in April 2011. If you could organize a night with infitine money, would you call some friend bands or maybe you would contact your favourite bands? It would be good to see a band like Rudimentary Peni perform, but you can’t price a band like that. We would like to think that Dragged Into Sunlight bears a very similar approach. Do you have any plans for the future? Are you working on new stuff? We plan to release Widowmaker, the first part of our slower and heavier trilogy, as well as Terminal Aggressor II, at some point later this year. If that doesn’t happen, then so be it. At the moment, we’re thriving on new creations and experimentation which will inevitably mould the future of Dragged Into Sunlight as a concept, being and artist. Will we see you in Italy? Dragged Into Sunlight will visit Bologna at Sottotetto Club on 18th April 2011 with Rwake. Thanks for the time spent with us, the last message for our readers is up to you. Crush/Kill/Destroy. www.draggedintosunlight.co.uk Continua a leggere... WO FAT (english version)Information Author: Mourning Translation: Dope Fiend Line Up Kent Stump - Guitar and Vocals Tim Wilson - Bass Michael Walter - Drums Three albums assets and an escalation of skill for the U.S. band Wo Fat, they are with us today to share thoughts, allow us to know them better and introduce the latest release, "La Noche Del Chupacabra". Welcome to Aristocrazia Webzine, how does it feel to have achieved what for many is the goal of maturity, the third album? Kent: We're thrilled that we've been able to put out three albums that we're proud of. Each one has been a milestone of sorts for us and we feel like with each successive album, we've kind of stepped things up a level each time. I do feel, also, that we have reached a level of maturity in our playing and songwriting that is beyond where we were before. Would you like to tell some of your history as a band to our readers? How did the Wo Fat adventure born and who are the three musicians who are part of? We give the opportunity for those who do not know you, to have a general framework. Wo Fat consists of myself, Kent Stump - guitar and vocals; Tim Wilson - bass; and Michael Walter - drums and percussion. We started jamming together around 2002, I think. My original concept was to take the darker, hypnotic blues vibe of people like R. L. Burnside and Junior Kimbrough and crank up the distortion, heavy it up and rock it out. It sort of immediately expanded beyond that conception with the influence of lots of other bands and musicians that I was listening to creeping into the music, but that was the initial approach. The foundational structure that we started with back then and continue to use now, whatever the other influences, is melodically blues/pentatonic based. We jammed fairly sporadically at first, but as we started getting more songs together and started working on "The Gathering Dark" material, things became more regular and serious. Early on we were actually a four piece band. We had a second guitar player named Matt Watkins, who plays on 4 songs on "The Gathering Dark," which was released in 2006. Matt is an awesome guitar player who influenced my own playing tremendously, but the problem was that he lived 500 miles away from us in Missouri, so it just wasn't possible to continue like that. There is talk of us doing a side project with Matt sometime in the near future. We released "Psychedelonaut" in 2009. With "Psychedelonaut" our mindset was to make a very live sounding record and we wanted to focus even more on the improvisational/jamming side of things. "Noche Del Chupacabra" takes that, and really everything that we've done before a step further, I think. I had the pleasure to cross the music of Wo Fat with the second work "Psychedelonaut", from there I discovered and loved "The Gathering Dark" and now I can only stand open-mouthed for yet another leap forward made by "The Noche Del Chupacabra". How long have you played together? You realized to have in your hands material that showed a steady growth, both in composition than in feeling transmission? We, as a band, certainly feel like we've gone through steady growth and a forward moving progression. It's nice to know that listeners see that too. We're playing and communicating musically now better than ever and our focus on improvisation and grooving together has opened up new levels and places for us to take the music. In our songs, we have both structure and openness, and with the more open sections, because of our confidence and familiarity with each others' playing, we're able to be more daring and push ourselves further. I mentioned that we wanted "Psychedelonaut" to feel more "live." Well, with "Noche Del Chupacabra" we wanted even more of that. We wanted almost a jazz approach to playing heavy rock and roll. Compositionally, I think we have matured and kind of found our voice as well. The balance between structure and openness is something we were exploring more on "Noche Del Chupacabra." The title track is a good example of that. It has an overarching structure and form, but within it are sections that were open ended jams that had basic grooves to them, but they weren't fully realized until we recorded the song. It has undergone some change in the way you came into the rehearsal room or the one you are working on to create a song? Who takes care of the lyrics? I think, in general the songwriting process for me is the same as it was in the past. One thing that is different is that we are just trying some new types of things. Again, the title track, "Noche Del Chupacabra," is a good example of that where we were trying to incorporate some African rhythmic ideas into the music, among other things. Another difference on this album is the fact that Michael, our drummer, wrote the song Common Ground. In the past, I did all of the songwriting. It was nice this time around to add a new dimension with Michael's contribution. Lyrically, I've written all of the lyrics except for "Common Ground," which were written by Michael. At times it seems that the compositional scheme becomes a component that goes into the background, the songs are circumstances where it is a kind of jam-session attitude. How important is keeping alive the instincts and be guided by it in shaping the notes? Yeah, you're right. I think instincts, awareness and communication are extremely important. This goes back to the jazz mentality that I mentioned. It's about improvising and reacting in the moment to what's happening as it's happening. Listening to each other; building on on another's vibes, etc. It's like catching a wave and feeling where that wave is headed and reacting to it's movements. In a genre as Stoner to convey strong emotions are not enough distortion and dense riffing, but must learn to channel their inspirations in an appropriate manner. What are the emotions, events, thoughts that push you to create songs? "The Gathering Dark" lyrically was a reaction to what was happening politically in America at the time. I used H.P. Lovecraft and horror movie-inspired imagery to get some of those political ideas across. "Psychedelonaut" had some of the same types of things going on, but was a little more inwardly focused and maybe not as dark lyrically. There's the idea of the Psychedelonaut, who is a psychedelic explorer and there's also a motif in some of the songs that is about the importance of history and where things came from, which is a reaction against a very common attitude in the culture today that seems to disregard the past and things that are not brand new. You know, the idea that "newer is better," which is often not the case at all. "Noche Del Chupacabra" is much more of an atmospheric record. The lyrics aren't as much about a specific message as they are about creating a vibe that conjures images in your imagination. I saw an documentary on the filmmaker Mario Bava where they said that he was more concerned with setting the right mood in his films than with the story. We're approaching it the same way. Lyrically it's mostly dealing with the idea of fear, real and/or imagined. How did the choice of the title of the last record born? It's a concept? The legend of "Chupacabra" is not particularly known in European territory, you could enlighten us on why bring up this figure? We didn't originally set out to make it a concept album, but it ended up kind of loosely becoming one. The Chupacabra idea came from the fact that the lyrics generally are talking about fears that may or may not be real, which made me think of cryptazoids, or cryptids - which are terms for beings whose existence is suggested, but not proven. They may be real, or they may be mythical, like bigfoot/sasquatch, the yeti and the chupacabra. The chupacabra is a blood-sucking, winged creature that people claim exists in Mexico, Central America and the southern US, among other places. The chupacabra seemed an appropriate image to use because we're from Texas and we like the Mexican aura that surrounds it and also it's a little more obscure than some other legendary creatures. I compared the platter to a "musical drunkenness", there is in blues, some noisy passage, much psychedelia as well as contribution of solid and classic Stoner/Doom style, what are the artists with whom you grew up and that made you think, "this is what I want to play"? I like your term "musical drunkenness". That sort of implies a sense of reckless abandon and living on the edge, which I think was a vibe we were trying to have about the record. We weren't trying to do anything safely. As for influential artists, there are so many. Jimi Hendrix, early ZZ Top, Black Sabbath, Johnny Winter, Howlin Wolf and John Lee Hooker have all been long time influences on me. When I came across Fu Manchu in the late '90's, that opened up a whole new world of music for me. The whole stoner/doom thing was something that I had been unknowingly searching for for a long time, but didn't know it existed until then. Since that discovery, bands like Sleep, Orange Goblin, Acid King, Blood Farmers, Penance, Earthride, Nebula, Trouble, Spirit Caravan and Church of Misery have become favorites of mine. And also lots more 70's stuff - Cactus, Tommy Bolin, Buffalo, Mountain, Leafhound, Budgie, etc. I dig 70's fusion as well. All of the 70's Miles Davis is great. Herbie Hancock's Mwandishi Band period, which consists of the albums Mwandishi, Crossings and Sextant are awesome. Billy Cobham's Stratus album, Eddie Henderson, Donald Byrd's Ethiopian Knights album. I could go on and on. There is a song, of all those that you wrote, to which you are particularly fond of? If yes, why? I think my favorite song on the new record is Phantasmagoria. I don't necessarily know why. I think it just really came across the way I was hoping it would - it's this backwoodsy lumbering swamp monster of a song that is kind of hypnotic and just grooves hard throughout. I'm happy with the entire album though. I repeat it from long time and the facts seem to me right: the Stoner scene, both rock and metal, is among the most prolific and high quality. What makes of a movement so beautiful and followed (though often forgotten by the channels that matter) an inexhaustible source of band with balls? It's a source of eternal youth? That's a good question. I think this genre is really about the music and about jamming and about everyone just trying to do their part to rock. It's not about making money or following trends or trying to make a radio hit. It's about the never ending search for the Sublime Riff. Five discs in your opinion essential for those wishing to approach at the genre that you play? This is a very difficult question. I could give you five discs essential to someone approaching Stoner Rock, but those would probably be the obvious choices that come to everyone's mind first, so let me be more specific and give you five that i think are maybe part of the essence of what Wo Fat is about. Sleep - "Holy Mountain" Church Of Misery - "The Early Recordings" Jimi Hendrix - "Live At Woodstock" Junior Kimbrough - "Most Things Haven't Worked Out" Fu Manchu - "In Search Of" Probably if you asked me another day I'd give you five different answers, but these albums contain many of the ingredients that we draw from. You have the possibility of organizing a mega event, the headliner Wo Fat are thus able to choose ten bands, old school five and five of the new generation, to tackle this funny day on stage. Who would you invite and why? No matter the genre played. Wow, another tough question. Okay, old school bands first: 1. Black Sabbath (but they would need to be transported through time from 1971 - I wouldn't want modern day Black Sabbath) 2. Tommy Bolin with the 1972 Energy band. 3. Luis Gasca with the "For Those Who Chant" band(Luis Gasca's "For Those Who Chant" is an amazing obscure fusion album from '71 or '72 that had most of the Santana band (including Carlos himself) as the rhythm section along with Stanley Clarke on bass and Lenny White on drums) 4. Betty Davis 5. Cactus New generation: 1. Sleep 2. Earthride 3. R. L. Burnside 4. Elder 5. Samsarra Blues Experiment Again, probably if you asked me the same question on a different day, I'd give you different answers, but I think this lineup represents many different aspects of music that I really dig and would love to see in a show: heavy riffs, heavy groove, deep blues, hardcore jamming, and a nice dose of psychedelia. What are the components of a your ideal hypothetical line-up? Create one. If you mean the ideal lineup for a band, I would say I'm pretty happy with the lineup of Wo Fat. I like the power trio formula, which allows for a good bit of freedom, and I think we have a great chemistry between us. Our personalities work well together; we're focused on making music that we dig and we're not focused on things that destroy the music, like trying to make a hit or trying to please everybody. Like I said, we're just trying make music that we dig. Define with few words to the following terms: Fu Manchu, John Garcia, desert, Dallas, psychedelia, beer, concerts. Fu Manchu: to me and probably a lot of people, they were the gateway to the world of Stoner Rock which in turn led me to Doom. I think their first five or six records are pure greatness. John Garcia: the undisputed voice of Desert Rock. I hope to see him live someday. Desert: Kyuss Dallas: sounds good on paper, but maybe not as cool in real life. Dallas does not support original live music very well. Psychedelia: this should refer to something, music or otherwise, that takes you on a journey through the mind, imagination and emotions. Often the definition too narrowly refers to a very specific sounding type of music. Beer: we love good beers, especially of the darker variety. Concerts: your chance to see and support the bands you dig. Buy their merchandise. Texas has always been one state that has strong ties with the metal world, bands like Pantera, Devastation, Rigor Mortis, Necrovore have left an indelible mark in the history of this music, have you esteem relationships and collaboration with formation of purely metal mold ? Have you ever sharing the stage with them or the two scenes are completely broken up? We do play with metal bands frequently. The scenes definitely overlap and we play the same clubs that the local metal bands play. We played a great show a few months ago with Rotting Corpse, Divine Eve and Solitude Aeturnus, which was a cool mix of different types of metal. How was the transition from the Brainticket at Nasoni occurred? How did you get in touch with the German label and she supporting the release properly? "Psychedelonaut" could have received more attention from this point of view or am I wrong? We actually got hooked with Nasoni through Brainticket. John Perez, who runs Brainticket is old friends with Nasoni and he had sent them a copy of "Psychedelonaut." At the time there were no plans on releasing "Psychedelonaut" on vinyl through Brainticket and Nasoni approached us about doing a vinyl release of it through them. We loved the idea and started a great relationship with them. When we were finishing up "Noche Del Chupacabra" Nasoni expressed interest in releasing both the vinyl and cd this time and we felt like it was a good fit fur us. We were hoping for a little more European presence and we also thought that our psychedelic leanings fit in well with Nasoni's vibe. We are completely thankful to John Perez for helping us to reach a wider audience than we had before and for hooking us up with Nasoni. We do wish "Psychedelonaut" had gotten a bit more recognition, but it was still a step up from where we were before and the new album is proving to be even a step above that. We're just hoping to continue the upward progression. What was the first concert you attended? And what is a concert you would like to attend? I'm not sure what the first concert I went to was, but there were a lot of shows with great bands at underground and punk clubs here in Dallas in the mid to late 80's and the music scene of the late 80's and early 90's that was happening in Denton, Texas(north of Dallas, where I went college) that were hugely influential on me and opened my mind up to lots of different perspectives and possibilities. Now we move on to your live. How do you behave on stage? What would you like to see by your caregiver to your concert? As Matt Pike say in a video interview once, we do our best to slay every night. We try and play a hard rockin' show that's about the music and not theatrics. What would we like to see? Free beer, maybe? There is a possibility that we can see you in Italy (we would very happy to drink some beers together, after the gig, ahahah)? We are hoping to find a way to make it over to Europe someday. At the moment, it's a matter of finances, but doing a European tour of some sort is one of our biggest goals. Continua a leggere... domenica 3 aprile 2011RAVENTALE - AfterInformazioni Gruppo: Raventale Anno: 2010 Etichetta: BadMoodMan Music Contatti: www.myspace.com/raventale Autore: Mourning Tracklist 1. Gone 2. After 3. Youth 4. Flames 5. - DURATA: 34:28 I Raventale, progetto dell'ucraino Astaroth, li avevamo lasciati nel 2009 con una discreta prova all'attivo, "Mortal Aspirations".Non essendo poi il nostro uno che ama far attendere i suoi fedeli ascoltatori a un solo anno di distanza offre loro un nuovo capitolo breve ma particolarmente intenso dal titolo "After". Solo trentacinque minuti, durata che potrebbe esser legata a una release tipo ep per il genere, stavolta devo però ammettere che l'aver concentrato gli sforzi ha dato ragione al mastermind, l'album è decisamente un passo in avanti, le atmosfere classiche della realtà Raventale divengono più forti, sprigionano una voglia trascinante, i suoni stessi risultano più curati ed equilibrati fornendo una visione più chiara delle peculiarità sia emotive che sonore delle canzoni. Sin dall'opener "Gone", probabilmente la più statica rispetto le altre, si nota come la tristezza dura sviluppata dalle sezioni strumentali sia nitida, arrivi in maniera diretta, "After" dal canto suo fa intravedere la sottile linea che divide la visione gotica e quella black nell'ispirato e dilatato incedere doom epicheggiante in alcuni momenti di questa one man band finalmente maturata. Il lavoro svolto dai synth è stupendo, prova n'è la terza in tracklist "Youth", elegante, malinconica nella quale tale strumento trova il modo di farsi apprezzare al meglio, non comprendo invece la scelta di ridare nuova vita a "Flames" che in pratica è una versione moderna di "Shredding The Skies By Fire", il pezzo originale è molto bello, questa si difende bene ma perde un po' d'epicità se messa a paragone, il disco si chiude con una traccia senza nome che dirige il sound nelle lande più crude e selvagge, il minimalismo di stampo black prende il largo caricando l'atmosfera d'astio. Raventale in questo caso è stato più attento anche nel curare la produzione, chi ha incrociato i suoi lavori in passato si ricorderà infatti di come la voce finisse spesso e volentieri ben al di sotto degli strumenti, il difetto fortunatamente è stato corretto. Non è musica che possa appassionare chi va alla ricerca di voli pindarici e prove ricche di cambi di tempo e arzigogolature, è essenziale, vive di minuzie e di piglio elementare. Se nel recente passato aveste apprezzato i dischi antecedentemente rilasciati, "After" troverà di sicuro un posto nella vostra collezione ritagliandosi uno spazio fra i vostri ascolti. Continua a leggere... INBREEDING SICk - Sodomized And GuttedInfomazioni Gruppo: Inbreeding Sick Anno: 2009 Etichetta: Cadaver Productions Contatti: www.myspace.com/inbreedingsick Autore: Mourning Tracklist 1. Sodomized And Gutted 2. Parricide Execution 3. Decapitated Child 4. Severe Perversions 5. IIIXXXIII 6. Corporal Disembowelment 7. Chainsaw Surgery 8. I Devour My Brain 9. Butchered Through Surgical Incision 10.As I Watch You Bleed Again (Stabwound cover) DURATA: 33:47 Rozzi, brutali e malati all'inverosimile, gli Inbreeding Sick sono la conferma che la Colombia con il brutal death ci va a nozze, più è marcio e più si diverte a realizzare opere di questo tipo.Il duo composto da Rolo (basso e voce) e Harold Sick (chitarre) con "Sodomized And Gutted" non fa altro che seguire passo per passo il manuale d'ordinanza del brutaller di professione: voce gutturale profonda alternata a gorgoglii e "suinate", batteria martellante inframezzata da passaggi il cui groove è ben scavato e atmosfere che evocano piogge di sangue e la classica attitudine da macellaio pazzo in preda a raptus da macellazione violenta continuata h24. Il platter è di quelli che scorre di filato non portando con sè quindi nessuna novità, c'è però un più che discreto lavoro in ambito compositivo legato alle dinamiche del riffing, bello il modo in cui Harold costruisce le scalanature in modo da sottolineare nei momenti più aggressivi la furia gore, pezzi come "Sodomized And Gutted", "Decapitated Child", "Corporal Disembowelment" e "Chainsaw Surgery" riassumono al meglio quanto di valido c'è in quest'album, ad arricchire la tracklist la cover di "As I Watch You Bleed Again" degli Stabwound di "Bloodsoaked Serenades" (2002), band svedese durata davvero un cazzo ma che ci ha lasciato un "Human Boundaries" per nulla male. Quali sono le note negative? In primis la drum machine, il suono potrebbe anche andar bene ma la programmazione è sin troppo statica stridendo con un riffing che meriterebbe ben altra base, in secondo luogo i volumi, le chitarre appena il drumming accelera si vedono rubata la scena dal pneumatico scandire del rullante. Tenendo conto dei pro e dei contro "Sodomized And Gutted" è una di quelle release che gli affamati, i molestatori dediti alla malsanità delle sale di tortura del brutal troveranno alquanto gradevole, un giro nel vostro stereo se lo merita. Continua a leggere... VOICE OF REVENGE - Chronicles Of BetrayalInformazioni Gruppo: Voice Of Revenge Anno: 2010 Etichetta: Mdd Contatti: www.myspace.com/voiceofrevenge Autore: Mourning Tracklist 1. Intro 2. Falling Mask 3. Seasons In Misantrophy 4. The Horrible Gates 5. Mutilated Corpse 6. Escape Denied 7. Lack Of Empathy 8. The Voiceless Messiah 9. Ruins 10. Bringer Of Death DURATA: 47:19 Sono tedeschi i Voice Of Revenge, eppure il sound che domina nel loro album di debutto è di chiara estrazione nord-europea con la penisola scandinava a far la parte del leone.Dopo un primo ep nel 2007, "Mutilated Corpse, è solo sul finire dell'anno passato che danno alle stampe il debutto "Chronicles Of Betrayal", è abbastanza semplice constatare che gli influssi melodici che fanno capolino nelle canzoni siano ricollegabili al filone svedese, così come l'inflessione thrash di certe ritmiche porta alla mente la vicina scuola olandese e si possono notare reminiscenze neanche tanto vaghe dei signori della guerra Bolt Thrower, è un mix di spada e fioretto che fa il suo lavoro. Non è facile divincolarsi dagli schemi e trovare la combinazione giusta fra l'appeal e la brutalità per inserirsi all'interno di un genere, il death metal, ormai sin troppo colmo ed esplorato, la formazione possiede un discreto songwriting, le due asce Thomas Döll (anche cantante) e Peter Kretschmer se la cavano nell'arrangiare e imbastire dei pezzi che offrono all'orecchio dei buoni cambi di mood in corsa, trovano l'attimo giusto anche per diluire l'atmosfera con scanalature profonde e arricchirla con esecuzioni solistiche indovinate. Ci sono un paio di pezzi che vanno ben oltre la canonica sufficienza, "Season In Misantrophy", "Mutilated Corpse" e "Bringer Of Death" (queste ultime due entrambe presenti nell'ep) forniscono dei validi appigli in quanto a sviluppo e potenza, la band pesta, inserisce le giuste linee melodiche e l'incipit di altre canzoni come "Falling Mask", "The Horrible Gates" e "The Voiceless Messiah" fa ben sperare senonchè nel corso dell'ascolto qualche incastro di batteria, un riffato meno fluido o una combinazione un po' troppo conosciuta non permettono loro di decollare del tutto pur non rendendole per questo disprezzabili. "Chronicles Of Betrayal" è da prendere come un monolite, in blocco unico, supportato dal groove che spinge dannatamente e da momenti particolari che fanno di "Intro" e "Ruins" due tasselli ben inquadrati nella tracklist, la prima si rivela un ottimo trampolino di lancio per l'entrante "Falling Mask", quei tappeti di synth che la caratterizzano sembrano uscire dalle mente dei Nocturnus mentre la seconda con il suo taglio acustico precede la badilata conclusiva fornendo un attimo per recuperar fiato. I Voice Of Revenge suonano come figli degli anni Novanta con tutti i pro e i contro del caso tocca poi al gusto personale evidenziarli quando si decide di metter su un disco, "Chronicles Of Betrayal", che sta con un piede sul sentiero della violenza e con l'altro in quello della melodia. Ci sarà quindi sempre chi troverà una critica all'una o all'altra decisione presa, all'uno o all'altro modo di dar lo schiaffo, ma una botta quando ti prende, sia di mano destra o sinistra, cosa cambia? Sempre botta è, evitate di farvi troppi giri di testa e godetevi del buon death metal. Continua a leggere... UNIVERSUM - Mortuus MachinaInformazioni Gruppo: Universum Anno: 2010 Etichetta: Riot Contatti: www.myspace.com/universumband Autore: Mourning Tracklist 1. Fractured Archetype 2. Morte Noir 3. Sum Of The Universe 4. Genetic Sequence Distortion 5. Asymmetric Dimensional State 6. Slaves To The New Order 7. Aeon Displacement 8. Transcendence 9. 2.0 10. Take Another 11. Black Infinity DURATA: 47:51 Vi è mai capitato di avere dei deja vù talmente nitidi da dire: cavolo questa cosa l'ho sicuramente ascoltata prima? Bene, è quello che mi è accaduto con "Mortuus Machina" degli Universum.L'Australia non è proprio la patria del melodic death metal e tanto per non sbagliarsi il sound di questi ragazzi è totalmente e indiscutibilmente devoto al filone svedese moderno. E' impossibile non riconoscere in primis la presenza costante della figura Scar Symmetry a reggere il songwriting del combo, poi sarà altrettanto facile riscontrare le intrusioni di altri act quali Soilwork e di riflesso quelli che seguono e alimentano il filone nelle altre terre europee ormai da tempo come i finnici MyGrain e gli ellenici Nightrage ormai consolidatasi realtà di valore dopo aver fatto il botto ai tempi in cui il signor Tomas Lindberg risiedeva dietro il microfono. Non è altrettanto un caso che gli ospiti che si alternano o combinano i loro guest moment all'interno di "Mortuus Machina" provengano proprio da tali formazioni, troviamo Christian Alvestam ex proprio dei Symmetry che presta voce nell'opener "Fractured Archetype", "Sum Of Universe" e "2.0", Tuomas "Tommy" Tuovinen dei MyGrain in "Asimettric Dimensional State" e una schiera di chitarristi composta da Marios Iliopoulos (Nightrage), Olof Mörck (Nightrage, Dragonland, Amaranthe), Ola Frenning (Soilwork), Paul Wardingham che si cimentano nella solistica, tanto sforzo congiunto sarà stato utile ad elevare la qualità del platter? Formalmente il disco è un classico lavoro di ultima generazione, alterna i due stili di cantato, c'è il growl nelle sue varianti profonda/scream e il clean "d'acchiappo" fornendo così impatto e attitudine catchy, il supporto dei synth è sin troppo derivativo e ricollegabile all'odierno sestetto di Avesta e non solo quello, fra i particolari prendete a esempio gli assoli, quello di Wardingham in "Aeon Displacement" confrontato con quelli eseguiti dall'accoppiata Kjellgren/Nilsson sembra sia uscito da stampi similari come impostazione e stile, se c'aggiungete che il suono nel complesso è molto addolcito anche nelle parti che dovrebbero evidenziare cattiveria abbiamo concluso, si ha fra le mani una copia degna di competere con "Dark Matter Dimensions" con il vantaggio però a favore degli australiani d'avere delle voci pulite molto più adatte ed efficaci. Con questo non voglio dire però che sia un disco del tutto privo di momenti buoni, sia le tracce in cui Adam Soininen duetta con Christian, sia le conclusive "Take Another" e "Black Infinity" nelle quali s'intravedono sprazzi riconducibili ai Dark Tranquillity, che quanto meno spostano seppur di un nonnulla il tiro, non prepotentemente ma lo fanno, risultano alquanto piacevoli. Gli Universum non ci offrono niente di nuovo, si poggiano su una sufficienza che non fa né bene, nè male, si limita a rimanere in bilico sul "vorrei ma non posso" ed è un peccato perché le doti dei ragazzi e l'esposizione dei brani porterebbero a pensare che le qualità per far meglio ci siano, è limitante pensare a un album come "Mortuus Machina" dovendolo etichettare come "figlio del figlio di". Auguro quindi alla formazione almeno un parziale distacco dalle correnti madre per tentare una via che abbia una connotazione propria, la mancanza di personalità standardizza il platter ancor più del già sentito. Se amate il genere come il sottoscritto, sarà un ascolto che non vi dispiacerà più di tanto ma vi risulterà difficile farlo divenire una presenza fissa nel vostro lettore. Continua a leggere... DEATHINCARNATION - Deny The LiesInformazioni Gruppo: Deathincarnation Anno: 2010 Etichetta: More Hate Productions Contatti: www.myspace.com/deathincarnationband Autore: Mourning Tracklist 1. Intro 2. Trembling On My Knife 3. The Obscurity 4. His Face 5. From Deep Pits Of Hell 6. Betrayed by Own God 7. Deny Myself 8. Hammer A Nail 9. Deathincarnation 10. Infinite Misery (Cannibal Corpse cover strumentale) 11. Jesus Is Cunt (bonus track) DURATA: 43:33 Le terre dell'Est Europa da sempre si dilettano con il death/black, la Polonia è sicuramente la nazione più influente in quell'area anche se da un paio d'anni Russia, Ucraina e lande limitrofe ci stanno dando sotto non poco.Gli ucraini Deathincarnation sono l'ennesima realtà che si appoggia a quello stile per offrire un attacco brutale condito da melodie e atmosfere blackeggianti, nella loro giovane vita di band non erano ancora andati oltre la pubblicazione di materiale demo (tre, l'ultimo dei quali "Putrid Stench Of Servility" nel 2009) sinora, è giunta anche per loro il momento di affrontare il mercato con una creazione d'estesa durata, è così che mi trovo ad ascoltare "Deny The Lies". Partendo dal fatto che non è nulla di nuovo quello che la formazione presenta, si nota come le strutture abbiano punti di riferimento oltreoceanici, le prestazioni di gente come Cannibal Corpse, Morbid Angel e Hate Eternal s'incrociano con il sound dai tratti sinfonici dei Dimmu Borgir e lo svedese dei Dark Funeral, un pastone molto corposo ma che in fin dei conti ha un suo perché. La band per il sottoscritto scioglie al meglio il bandolo della matassa quando si affida alle soluzioni di stampo death evitando troppo la contaminazione, mazzate come "His Face", "Hammer A Nail" pestano sfruttando cambi di tempo repentini che alternano fasi allentate ad altre vibranti, la voce al vetriolo di Slay fa il resto fornendo la dovuta prestanza con il growl e una punta di acidità con lo scream. La sontuosità delle tastiere mista alla violenza battente con cui si affacciano però canzoni come "Trembling On My Knife", "The Obscurity", "Betrayed By Own God" e "Deny The Lies" non è comunque da sottovalutare, così come la visione di una "Deathincarnation" dal riffato che vira notevolmente sul black facendo apparire la figura dei Dark Funeral sullo sfondo, nel complesso è molto più che apprezzabile. Poste a chiusura del platter la cover del brano strumentale "Infinite Misery" dei Cannibals (estratta da "Kill" del 2006) e "Jesus Is Cunt" pezzo ripreso dal demo "Hammer A Nail" del 2008, brano che risulta discreto come bonus proprio perché non proprio assimilabile con lo stile proposto in "Deny The Lies", è caciarone, dai tratti grind (sentirete qualche pigsqueal) e quel campanaccio è divertente anche se sul chiudere sferra un paio di riffoni floridiani proprio niente male. Sono buone le potenzialità di questi ragazzi ucraini, "Deathincarnation" messo nello stereo possiede sia il carattere che le soluzioni adatte per conquistare più fasce di ascoltatori, non sarà innovativo ma fare buona musica conta, l'originalità troppo volte ostentata da tanti, che poi non portano nulla di nuovo in effetti, è sintomo di valore oggettivo? Direi di no. Se volete una bella badilata da infilare nel lettore, ve la servono su un piatto d'argento. Continua a leggere... SPIRIT OF DESPAIR - Kingdom Of DespairInformazioni Gruppo: Spirit Of The Forest Anno: 2010 Etichetta: Prodisk Contatti: www.myspace.com/spiritoftheforest Autore: Mourning Tracklist 1. Mystic Caves 2. Animosity 3. A Strange Forest 4. Echoes Of Deepness 5. Blackhearts 6. An Eternal Forest 7. Battle Of The Northern Seas Pt.I 8. Battle Of The Northern Seas Pt.II 9. A Forgotten Forest 10. Sadistic Nights 11. Solitude 12. A Shining Forest 13. Gathering 14. A Forest Of Revelations 15. Ways Toward Release DURATA: 01:09:43 Se c'è una qualità che mi attrae molto dell'ultima orda di formazioni black è quella che le vede molto più articolate e aperte all'imbastardimento sonoro, è sempre più facile infatti riscontrare album che non siano prettamente ancorati agli stilemi classici del genere ma trovino spazio per divagazioni in altri ambiti senza per questo doversi svendere o diventare inutili nenie.La scena canadese è una delle più floride, ultimamente poi sforna dischi di valore in continuazione, ne avete visti un bel po' recensiti sul nostro sito e girovagando ancora in rete mi è capitato d'imbattermi nei ragazzi del progetto Spirit Of The Forest. Nelle file di questa formazione attiva ormai da un lustro troviamo il batterista ed ex in quel ruolo di Longing For Dawn e Monarch Auster, il chitarrista e bassista Ekinox dei Superior Enlightenment e Magister Dixit che con Phober e Lucyber degli Infhern danno vita a una line up solida e che sa svolgere egregiamente il proprio mestiere. Ok le parole sono belle da sentire e scrivere, la realtà dei fatti però ce la racconta il loro secondo album "Kingdom Of Despair" partorito a tre anni di distanza dal debutto "A Brew Of Lightning And Terror", l'opera è variegata, profonda ha un vissuto black che si tinge di folk e melodico, la sensazione estrema di percorrere una lunga corsa all'interno di un fitto bosco che conduce a un'ampia baia sembra realizzarsi col trascorrere dei minuti che vedono brano dopo brano dar vita a un concept intimo che mostra i lati più nascosti e quelli più sfrontati di una creatura multiforme. Il disco fila che è una bellezza, le chitarre sono robuste e aggressive pur mantenendo spesso e volentieri linee melodiche che offrono dei ganci d'ascolto notevoli, l'aspetto ritualistico viene esaltato dall'uso dell'acustica maggiormente apprezzabile in "A Strange Forest" e che adorna pregevolmente la natura di una più solida e battente "Echoes Of Deepness" e l'avventuriera "Blackhearts". E' altamente atmosferico il carico di cui si fa portatore "Kingdom Of Despair", estraniante, si allontana dal mondo conosciuto e routinario permettendo una caduta libera verso zone dove il pensiero può fluttuare, vagare alla ricerca di una riflessione tesa a rafforzarne la volontà prima dello scontro, scontro che puntuale avviene e si raffigura nota dopo nota nelle due metà di "Battle Of The Northern Seas" che contengono tutto il repertorio stilistico che gli Spirit Of Forest sono capaci di far affiorare affievolendo, addolcendo o movimentando le ritmiche all'interno di un'accoppiata esplosiva quanto melancolica. Certo i passaggi folkish inseriti negli intermezzi peraltro piacevoli non sono sempre efficacissimi ma quando incontro ti si pone la bellezza di una "Shining Forest" (appena un minuto e quaranta), che splende sì della fiera essenza silvestre che le da vita, ogni lieve difetto viene messo in secondo piano diventando più che trascurabile. L'ora e dieci minuti vola, senza accorgermene sono già all'ascolto di "Ways Toward Release" e la voglia di rimetterlo daccapo per godermi di nuovo ogni sfumatura è tanta, la voce ha mantenuto fede alla versione scream black ritagliandosi gli spazi per growl e sparuti attimi clean, la produzione è grandiosa soprattutto nel delineare i suoni, le linee di basso eseguite con un gran piglio e dotate di vivido dinamismo risultano non solo presenti ma pulsanti e udibili nell'intero corso musicale, aspetto che ritengo fondamentale e che finalmente sta riprendendo piede, anche il black si è accorto che il basso ha una sua immensa importanza. "Kingdom Of Despair" è un ottimo platter, orecchiabile, ben strutturato, pungente e che ti rimane dentro, è piacevole anche solo il pensiero di rinfilarlo nello stereo, gli Spirit Of The Forest sono non solo una band da seguire ma un acquisto caldamente consigliato per gli appassionati del genere, il Canada ha colpito ancora e che colpo! Continua a leggere... NOCTUM - The SeanceInformazioni LOW PLACES - Low PlacesInformazioni DAWN OF DECLINE - Kingdom Of MadnessInformazioni Gruppo: Dawn Of Decline Anno: 2010 Etichetta: Autoprodotto Contatti: www.myspace.com/dawnofdecline Autore: Mourning Tracklist 1. Kingdom Of Madness 2. Call Of Utopia 3. Lost In Time 4. Burning In The Sea DURATA: 17:56 Francesi e al primo lavoro, i Dawn Of Decline si presentano con "Kingdom Of Madness" come una creatura capace di fondere l'essenza melodica con un'equilibrata componente tecnica che fa dei quattro brani in esso contenuti un piacevole ascolto.I ragazzi sono lontani dall'inventare o portare innovazioni, non è un caso invece che fra le loro influenze si possano riscontrare le presenze di act che fanno parte della top amici inserita sul Myspace ufficiale. Gente come Hypocrisy, Decrepit Birth e Psycroptic sono sicuramente dei punti di riferimento, certo è che per fortuna il combo non si complica particolarmente la vita puntando esclusivamente su menate tecniche. Le fasi che sfruttano sia passaggi ampiamente melo arricchite da assoli e tirate a spron battuto seppur brevi, come nell'opener e titletrack, fanno intendere che i Dawn Of Decline non è con il fioretto che vogliono farsi notare ma mantenendosi fra il pestato e uno sviluppo dinamicamente al di sopra di una classica prova standard con l'apice raggiunto nella conclusiva completa e ben articolata "Burning In The Sea". Fornito di una produzione di buon livello, "Kingdom Of Madness" è una carta di presentazione di tutto rispetto, violenza e melodia se la giocano interpretando in alternato il ruolo di padrone della scena, mostrando come i ragazzi siano maturi e pronti a proseguire verso lo step successivo, la pubblicazione di un debutto che darebbe loro una visuale più ampia e si spera anche una conferma della bontà compositiva sin qui dimostrata. In attesa quindi di poter avere ulteriori e più approfonditi riscontri, consiglio di passare sulla pagina Myspace o in alternativa su quella Bandcamp dei Dawn Of Decline e ascoltare attentamente quest'ep. Continua a leggere... SEBASTIEN - Tears Of White RosesInformazioni Gruppo: Sebastien Anno: 2010 Etichetta: Escape Music Ltd. Contatti: www.myspace.com/sebastienband Autore: Mourning Tracklist 1. Museé Du Satan Rouge 2. Femme Fatale 3. Dorian 4. Remiel In Flames 5. Tears Of White Roses 6. Phoenix Rising 7. Voices In Your Heart 8. Fields Of Chlum (1866 A.D.) 9. Lake Of Dreams 10. Silver Water 11. Black Rose - Part I 12. Black Rose - Part II DURATA: 47:00 Quando un personaggio come Roland Grapow si muove per dare il proprio totale e incondizionato appoggio a una realtà nascente ci sarà pure un motivo? Me lo son chiesto in effetti, il nome dei Sebastien non mi diceva davvero nulla ed è strano che una formazione alla prima release abbia questo supporto.Ascoltato "Tears Of White Roses" i dubbi iniziavano a scomparire, la musica mi ha riportato alla mente la vena e il piglio della creatura Masterplan, melodici, raffinati e accattivanti, nei quarantasette minuti del disco non ci sono momenti definibili vuoti grazie anche alle plusvalenze messe in campo dai guest che come davvero poche volte accade fanno la differenza in positivo senza sparare colpi a vuoto. Una tracklist che parte bene con una "Museé Du Satan Rouge" in cui spicca l'assolo di chitarra di Tore Moren (Arcturus, Jorn) seguita da "Femme Fatale" dove la bella voce del cantante George Rain duetta e lascia spazio solistico a quella suadente di Amanda Sommerville. Se il buongiorno si vede dal mattino, ci sarà un bel sole luccicante ad accompagnare l'ascolto del disco, terzo pezzo "Dorian" ed è incontro nostrano quello che incrocia l'orecchio, difficile davvero non riconoscere Fabio Lione che duetta con Roland Grapow mentre con "Remiel In Flames" (c'è qualcosa dei Nightwish in questo brano) dotata di un gran bel riffing e di un coro di quelli che non si dimenticano facilmente che mi prendo una pausa prima di continuare a trascorrere del tempo con i Sebastien. Fin qui si è notato come la passione, le voglie strumentali e l'impegno corale siano coesi e indicanti un'unica direzione, la speranza che coltivo nel proseguire il percorso è che almeno tutto ciò rimanga tale. Si fa strada la titletrack dov'è Mike Di Meo (ex Masterplan e Riot) a donare le linee vocali, il pezzo è vario, cambi di tempo accoppiati all'ottima prova del singer ne fanno uno degli highlight del platter e dopo una "Phoenix Rising" che lascia un pizzico d'amaro in bocca in cui Roland ci mette ancora l'ugola, ascia e voce che han dato vita a "MK II" si trovano insieme in "Voices Of Your Heart", il motore alza nettamente i giri e la cassa pompa a spron battuto, ci voleva proprio una prova di forza. Mi sto realmente divertendo, purtroppo per quanto buona "Fields Of Chlum (1866 A.D.)" non riesce a colpirmi, credo sia dovuto alla mia poca propensione al godimento con roba che assomiglia anche lontanamente ai nostri connazionali Vision Divine, mi annoiano, è quindi limite di chi scrive, probabilmente ai più risulterà piacevole. Per mia fortuna le conclusive "Silver Water" e "Black Rose I-II" rialzano la testa facendo esibire nella prima Apollo Papathanasio (Spiritual Beggars e Firewind) e nella seconda, divisa in due parti, un Doogie White (ex Malmsteen) accompagnato dall'acustica e nuovamente l'intrigante Amanda Sommerville in una ballad attanagliata sempre più da una delicata vena malinconica. I Sebastien sono fautori di una sorta di Metal Opera che si differenzia dallo stile Sammet e quello di Heleno Vale per la gestione del materiale umano e per una concretazza strumentale superiore soprattutto dal punto di vista degli arrangiamenti orchestrali. George riesce a trovare il giusto feeling con ogni compagno/a con cui condivide l'esperienza dietro il microfono, i testi del poeta ceco Jan Petri vanno a segnare un ennesimo +1 nella casella dei valori positivi e la produzione fa sentire il suo apporto in quanto a pulizia e spinta. E' un lavoro da possedere in originale questo "Tears Of White Roses", non è ancora tutto perfetto ma poco ci manca, posso dire d'aver compreso il perché della spinta del signor Grapow, la scelta è stata azzeccata, la band merita e l'acquisto è caldamente consigliato. Continua a leggere... lunedì 28 marzo 2011DARKBLACK - The Sellsword & Midnight WraithInformazioni Gruppo: DarkBlack Anno: 2009/2010 Etichetta: Stormspell Records Contatti: www.myspace.com/darkblack Autore: Mourning Tracklist "The Sellsword" 1. Sword Of The Morning 2. Icy Tomb Of Time 3. Down From The Mountain 4. Sellsword 5. Dark Apostle 6. Ancient Stone Sentinel 7. ...With Lightning Speed 8. Breath Of Fire 9. Flame Forest DURATA: 41:43 Tracklist "Midnight Wraith" 1. Doom Herald 2. Power Monger 3. Golden Idol 4. Midnight Wraith 5. Broken Oath DURATA: 22:01 Inizialmente devo dire d'aver avuto un rapporto contrastato con la NWOBHM e il sound heavy classic, per quanto alcune realtà m'interessassero molto, altre mi lasciarono parecchio indifferente e a distanza di anni non posso che darmi dello stupido da solo, la base storica del metal non solo va ascoltata, va goduta, vissuta e ricercata soprattutto nei suoi aspetti minori per arrivare a comprendere il perché tante band ancora oggi la mantengano viva. Il revivalismo non è l'esser parodiali, è il proseguire un sogno il cui primo mattone è stato già messo e passo dopo passo ognuno che vi s'inserisce aiuta a tirar su quel luogo dove possa trovare una definizione definitiva creando una nuova era per il sound che viene riportato in auge, non è poi detto che tutti quelli che si cimentano siano d'aiuto, gli stupri sonori non mancano ma è anche vero che la volontà di provare e le testimonianze d'amore verso il metal sono una delle forme più pure e importanti soprattutto per chi come me compra e ascolta continuamente questa forma d'arte.Dall'Oregon giungono i DarkBlack, il trio ha sinora sfornato due ep e un full, è stato proprio il primo mini lavoro "The Barbarian's Hammer" che mi colpì particolarmente a farmi prendere la decisione di contattarli, Tim si è rivelato molto affabile e cordialmente ha inviato i due lavori restanti che per comodità e scelta personale ho deciso di trattare in unico mandato. Il full "The Sellsword", il secondo step compiuto, in nove pezzi ci regala quaranta minuti di heavy metal di stampo early Slough Fegh, Mercyful Fate, Iron Maiden, Skullview, Witchfinder General, Angel Witch, volete che vada avanti con i nomi? Non credo davvero ce ne sia bisogno, basterà metterlo su e se masticate un po' di questa musica capirete immediatamente da dove i ragazzi attingano. Inutile dirvi che non inventano nulla nè tantomeno ne hanno intenzione, è un omaggio appassionato, composto seguendo i canoni e le movenze che caratterizzavano gli album di fine anni Settanta, primi Ottanta, riescono a trarne il lato meno superficiale affondando in quello che adorava tingersi di tonalità più scure e cariche di fascino, il riffing non è lontano dal divenire naturalmente epico a più riprese. Come non farsi trascinare da tracce come l'opener "Sword Of Morning" e "Dark Apostle" la cui personalità ortodossa è dotata di un sound di chitarra che vi capulterà indietro di ben trent'anni, perché non lasciare che la vivacità nero/grigia delle atmosfere che risiedono in "Down From The Mountain" faccia il suo corso e ancora perché non alzare il volume per ascoltare meglio le sei corde taglienti di una "Breath Of Fire", la cavalcata racchiusa in "Ancient Stone Sentinel" e l'altra hit del platter "...With Lightning Speed" in cui ancora una volta spiccano gl'intarsi melodici e la prestanza? Non vi sono motivi per non farlo. La produzione purtroppo limita il potenziale dei DarkBlack, sono ispirati, possiedono un buon songwriting ma la voce di Tim viene relegata per non dire affossata dagli strumenti, è un peccato perché le sue linee in quanto a esecuzione ed impostazione non sono per nulla male. "Sellsword" è un buon punto di partenza, stare con le mani in mano per troppo tempo sarebbe stato un male, si rigettano quasi subito nella mischia pubblicando a distanza di un solo anno l'ep "Midnight Wraith", cinque pezzi che neanche lontanamente si sognano di abbandonare i cardini sonori su cui ruotano i DarkBlack ma che risultano essere ancor più maturi, sono in una situazione di "work in progress" che sembra stia dando frutti. I ventidue minuti sono segnati da ritmiche veloci e incalzanti, produzione forse sin troppo raw e old fashioned ma che stavolta almeno in parte rende giustizia alla voce. Con l'opener "Doom Herald" è il sound classic per eccellenza a farci visita, sono le sfumature a renderla più intrigante, è con la successiva "Power Monger" che mi conquistano, sporca, hard rockeggiante e più quadrata nell'incedere, all'interno di questo lotto è il pezzo che spicca. La vena hard derivante dalla scuola Thin Lizzy si percepisce in maniera distinta pure nella titletrack soprattutto nell'impostazione della voce, com'è evidente che Phil Lynott & Co. facciano capolino strumentalmente sia in "Golden Idol" che "Broken Oath", brani da rivedere in parte. Il primo citato sembra esser slegato in certi momenti, il modo in cui avanza pare manchi di continuità mentre la canzone posta in chiusura soffre una natura più "standard" se messa al cospetto delle altre. Fra le note positive da annoverare è giusto segnalare la bella prestazione in ambito solistico di Anthony, quando entra in scena riesce costantemente a fare la differenza dando un quid in più ai brani. Sono scatenati, sono genuini, suonano con devozione ciò che amano, i DarkBlack possono sicuramente crescere e chissà, magari dotati dei mezzi adeguati tenendo in conto che c'è un compito dietro il mixer che "deve" essere svolto con perizia, sapranno in futuro offrirci quel disco che doni loro una meritata ribalta, attendiamo e attendo con piacere ulteriori sviluppi, per ora il mio consiglio è quello di entrare in contatto con "Sellsword" e "Midnight Wraith", se siete fruitori abituali di NWOBHM e affini di sicuro non vi dispiaceranno. Continua a leggere... DEVIL - Magister Mundi XumInformazioni Gruppo: Devil Anno: 2010 Etichetta: Autoprodotto Contatti: www.myspace.com/devilband Autore: Mourning Tracklist 1. The Arrival (intro) 2. At The Blacksmith's 3. Spirit Of The Cult 4. Time To Repent 5. I Made a Pact... 6. Welcome The Devil DURATA: 23:28 L'ho detto molte volte durante l'anno passato e lo confermo ancora una volta, il doom in tutte le sue sfaccettature continua a essere il genere che mantiene il primato come rapporto quantità/qualità delle release prodotte, non so quante ne abbia trattate sinora, quello che so per certo è che di dischi grandiosi ne sono usciti davvero una miriade.Altro giro, altra corsa ma è sempre nel 2010 che mi rituffo per scrivere dei Devil, la formazione norvegese che vede al proprio interno membri di Vesen e Faustcoven si presenta sulla scena con un demo, "Magister Mundi Xum", simbolico atto di devozione per le stagioni Settanta e Ottanta del metal. Sei brani che non lesinano né celano l'amore del combo per i maestri Black Sabbath, Pentagram e Trouble, che strizzano l'occhio all'approccio NWOBHM dei Witchfinder General e che quindi sono quanto di più godereccio un fedele fruitore di doom si possa ritrovare all'orecchio. Sound genuino, produzione decisamente retrò e brani che pur esaltando il fattore "già sentito" riuscirebbero a smuovere anche un mammoth dal torpore millenario che lo attanaglia, sono ventiquattro minuti che ti permettono di mettere alle spalle il moderno e gli ascolti anche interessanti dell'ultima ora catapultandoti indietro di trent'anni. Passato l'intro "The Arrival", ci sono "At The BlackSmith" vibrante, con un groove fantastico, le centrali "Spirit Of The Cult" e "Time To Repent" divise fra la due nature seventies ed eighties, c'è tanto rock su cui aleggia quell'alone tetro affascinante che ammalia, non si può rimanerne indifferenti. Ritornelli accattivanti, una vena punk che si divincola senza emergere mai del tutto e una visione affine al movimento occult più classic ci evitano l'ennesima versione appesantita e ultraschiacciata del sound tanto in voga adesso, le lancette non riescono a spostarsi da decadi ormai ben più che andate e "I Made A Pact..." e la conclusiva "Welcome To The Devil" mi fanno pensare solo a una cosa: "quando uscirà il full dei Devil dovrà essere mio" (a quanto sembra la band è finita sotto l'ala protettrice della Soulseller e lì si va sul sicuro, gran label). La Norvegia mi sorprende e stavolta non è il panorama estremo a regalarmi un gioiello, "Magister Mundi Xum" è una sincera e onesta ammissione d'amore nei confronti del doom primore, non c'è altra via da percorrere che non sia l'acquisto. Continua a leggere... CLOCK STOOGES - Wandering SchizosInformazioni
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