Informazioni
Gruppo: Nefarium
Anno: 2008
Etichetta: Agonia Records
Autore: M1
Tracklist
1. Lucifer's Betrayal
2. The Damned Descend
3. 136 Bastard Priests Murdered
4. Merchants Of Hope
5. Doctrina Haereticorum
6. Thirty Coins Of Judas
7. An Old Black Cage
8. Sin Of Apostle
9. Episcopal Whip
DURATA: 34:57
Comeback discogr
afico col botto per i Valdostani Nefarium che fanno segnare un deciso passo in avanti rispetto al debutto "Praesidium", forti anche della collaborazione di due ospiti d'eccezione come Chaq Mol chitarrista dei Dark Funeral ed Infaustus cantante dei Setherial. Molto spesso trovate del genere si riducono a mero strumento pubblicitario per gruppi che altrimenti troverebbero poca visibilità, questa volta invece si è trattato di un attestato di stima alla luce dell'ottimo disco che è "Haeretichristus".
Per chi non conoscesse i Nefarium già dal nome dei musicisti citati potrebbe farsi un'idea: black metal di stampo svedese "fast & furious", dove velocità e violenza vanno di pari passo. A donare una marcia in più al quartetto italico è il coefficiente tecnico della proposta che le permette di sciorinare riff al fulmicotone uno dopo l'altro e di inserire numerosi e continui cambi di tempo. "The Damned Descent" è esemplare a questo proposito con un Summon Algor in grande spolvero dietro le pelli.
In un contesto del genere inoltre sono spesso le chitarre a fare la differenza, il riffing di "Haeretichristus" in questo è ortodosso fino al midollo ed inietta continue dosi di gelo nordico generando melodie affilatissime come Svezia comanda che faranno godere, su tutti si ergono episodi quali "Lucifer's Betrayal", "An Old Black Cage" e "Sin Of Apostle".
Tirando le somme i Nefarium pur rimanendo fedeli ai canoni imposti da certo black metal sono riusciti comunque ad offrire una propria via personale che verrà certamente apprezzata dagli amanti di Marduk ed affini, per tutti gli altri rimarranno un gruppo qualsiasi di cloni (a torto però!). Il loro futuro album insieme a quello degli Handful Of Hate sono uscite che non mi perderò.
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giovedì 24 dicembre 2009NEFARIUM - Haeretichristuslunedì 21 dicembre 2009RAVENTALE - Mortal AspirationsInformazioni Gruppo: Raventale Anno: 2009 Etichetta: BadMoodMan Music Autore: Mourning Tracklist: 1. The Fall Of The Mortal Aspirations 2. Cosmos Inside 3. My Birds Of Misfortune 4. A Fading Scent Of Cinnamon And Naked 5. Watching A Luna Becomes Thy Face 6. The Silhouette Of Despair 7. Escape To The Stars 8. Suicide As The Destined End 9. A Ravens Fade DURATA: 52:32 I Raventale son o in realtà un solo project, l'unico membro Astaroth ha nel tempo modificato la natura della sua creatura nata come una sorta di depressive black act verso lidi black/doom."Mortal Aspirations" è il terzo capitolo, una virata netta che già dalle prime note scandite da "The Fall Of The Mortal Apirations" fa intravedere chiaramente il percorso intrapreso. Se ancora vi è una forta presenza della matrice black il lato depressive è stato quasi totalmente obliato a discapito di una visuale doomica profonda, scura e dall'uso di atmosfere gotiche dense. "My Birds Of Misfortune" è dotata di un bel riffone portante avvolgente e trova negli attimi di respiro accarezzati da scelte pastose una valida soluzione che non distoglie ne fa calare la tensione creata dai passaggi antecedenti. "A Fading Scent Of Cinnamon And Naked" e "The Silhoutte Of Despair" mettono in mostra il miglioramento compositivo e sopratutto strumentale dal primo disco a oggi fatto da Astaroth, il riffing è pressante e costantemente avvolto da quell'emotività cupa che sembra ricoprire l'intero platter. I brani strumentali posti a intermezzo formano dei prolungamenti che mantengono viva la connessione fra la traccia appena trascorsa con quella che verrà a seguito, un filo conduttore ben costruito, un solo continuo andare che trova il suo punto più funereo e triste in "Suicide As The Destined End". Le liriche rappresentano e sono incentrate sulla natura, il suo corso cosa che non è variata dal suo primo lavoro, è invece cambiato l'idioma che dalla lingua madre ucraino e passato ad un inglese ben strutturato e raffinato. E' un album di difficile catalogazione, è vero che il doom e il black sono le fonti principali ma le venature gotiche ed epiche offrono all'ascoltatore quella sinfonicità posta a valore aggiunto. "Mortal Aspirations" è un gran disco, la maestria compositiva di Astaroth ha forse raggiunto i livelli più alti regalandoci un brillante nero che vi coinvolgerà, l'Inferno mostra il lato più malinconico/suadente e lo fa attraverso le sue mortali note. Continua a leggere... HAKENKREUZ NOCTURNA - Eternal Introspective WinterInformazioni Gruppo: Hakenkreuz Nocturna Anno: 2006 Etichetta: Algiz Art Productions Autore: Cupra Tracklist: 01. A New Dawn 02. November Sky 03. Dying For Ever 04. L'Ultimo Giorno 05. Illusione Di Esistenza 06. Eternal Introspective Winter Tape version by After Many Funeral comes with bouns track "Winter Solistice" DURATA 49 : 44 Un viaggio ver so terre incontaminate, inospitali e misteriose. Quando la natura richiama l'uomo al suo posto, per scendere dal suo falso trono alimentato spesso da falsi idoli religiosi, rivendicando ciò che gli spetta."Eternal Introspective Winter" è tutto questo e molto di più. Dopo il demo "Pure Need Of Hate" targato 2005, gli Hakenkreuz Nocturna rilasciano questo full lenght di incontaminato Black metal, in cui le sonorità glaciali e aggressive lasciano emergere un profondo senso di venerazione e ammirazione per Madre Natura e per quello che riesce a suscitare negli animi sensibili nella sua veste invernale. Sin dalle prime note dell'opener "A New Dawn" ho sentito l'eco di band come Odal e Bilskirnir: un riffing crudo e primordiale che serba una maestosità che si approssima a quella dei paesaggi aspri che hanno ispirato gli Hakenkreuz Nocturna. Lo screaming di Agast è abrasivo e quasi animalesco mentre narra le arcane visioni che si levano in ogni rituale. Infiltrazioni malinconiche si manifestano in "November Sky", brano carico di pathos e di una progressiva ascendenza emotiva che lo rende sublime nel suo alternare melodie agghiaccianti a motivi di carattere nostalgico. Fosca e dall'atmosfera surreale "Dying For Ever", i cui riffs di chitarra sembrano riprodurre le movenze di una bufera di neve per poi arricchirsi di sonorità più intimiste e "notturne"; emozionante "L'Ultimo Giorno", traccia interamente Dark Ambient che mescola sapientemente soluzioni eteree e passaggi arcani e tetri. "Illusione Di Esistenza" e la conclusiva "Eternal Introspective Winter" sono, a mio avviso, gli apici compositivi dell'album, in cui il tempestoso ed ostile scenario esterno funge da catarsi per lo spirito. Accordi suonati con una furia primordiale vengono interrotti da arpeggi sinistri dall'incedere quasi mistico. Le note sono cariche di sfumature malevole e cangianti che rivelano trame toccanti e grigie, senza per questo annegare nella passività: nonostante le atmosfere raggelanti e vorticose, tutto è permeato da fierezza e impeto. “Eternal Introspective Winter” è un gelido capitolo di crudo Black metal che, senza tanti “artifici” e soluzioni cervellotiche come tanto in voga oggi, riesce a coinvolgere profondamente chi lo ascolta, come un rituale che si amplifica attraverso “lo specchio” della rigida ed ostile stagione invernale. Continua a leggere... ETERNAL BURDENDò il benvenuto alla band canadese degli Eternal Burden, salve ragazzi come va? Che ne direste d'iniziare presentando ai nostri lettori la formazione e parlando un po' della vostra storia. Eternal Burden Joel: Io e Claude abbiamo iniziato a suonare la chitarra insieme quando eravamo 17enni. Il nostro stile e le nostre idee sono sulla stessa lunghezza d'onda, così abbiamo deciso di metter su una band black metal insieme. Claude: E' stato nel 2001 che abbiamo intrapreso seriamente questa strada cercando altri musicisti. È nel 2004 che la line up è stata completata ed era quindi pronta a dar vita al nostro progetto. Com'è stata la gestazione del vostro primo lavoro "Demonion Of Peremption", cosa rappresenta e qual è il messaggio (se c'è) che volete trasmettere attraverso esso? Eternal Burden Joel: La registrazione è andato piuttosto bene. Chris Donaldson è la mente dietro la consolle, è un ragazzo molto genuino e paziente. Abbiamo appreso molto da questa registrazione essendo la nostra prima volta in un vero e proprio studio. Claude: Questo album rappresenta le nostre prime idee. E' stato come un test per vedere quali difetti ci siano nelle nostre composizioni con l'ascolto e la critica dei fan. Ci aiuterà a rendere il secondo album, che uscirà presto tra l'altro, migliore del precedente! Joel: Per quanto riguarda i testi, si parla in genere della stupidità dell'essere umano. Per esempio, "Moriah" racconta di Abramo e la scelta di sacrificare il suo unico figlio Isacco solo perché Dio gliel'ha richiesto. Assolutamente una richiesta stupida. C'è un brano al suo interno che vi rappresenta maggiormente o ritenete particolarmente importante? Eternal Burden Joel: No. Penso che ogni brano rappresenti la band in un certo senso. Ognuno dei componenti ha messo la propria energia e sentimento in ogni canzone. Ma direi che "Plague Of The Minds" è la mia preferita. Humm, tutte le canzoni sono buone hahaha. Claude: Sono d'accordo anche se "Moriah" è la mia preferita. Mi piace suonarla live. Quali sono gli act che vi hanno influenzato o direzionato verso un certo sound? Eternal Burden Joel: Quando abbiamo composto "Dominion Of Peremption" ascoltavo tantissimo gli Edge Of Sanity, At The Gates, Dark Funeral, band per lo più europee. Claude: Quello che ascolto, non si riflette nelle mie idee che tramuto in musica. Non ho alcuna influenza da parte di formazioni esterne, suono quello che sento. Come nasce un brano degli Eternal Burden, avete una suddivisione dei ruoli ben precisa (liriche/musica) o avviene tramite scelte corali? Eternal Burden Joel: Se qualcuno ha un'idea la propone, di solito la butto giù e invio via e-mail agli altri. Dopo, io e Claude la valutiamo separatamente, vediamo come sviluppare l'atmosfera e le melodie della chitarra. Tocca quindi a Eric mettere le sue idee meravigliose linee di basso. La batteria verrà aggiunta in seguito. Claude: Tutti i testi sono scritti dal cantante. Sullo space ho letto che state lavorando per dar luce al nuovo album, ci date qualche anticipazione? Ci saranno cambiamenti? Eternal Burden Joel: composizioni migliori, più violenza ancora più melodia. Questo album sarà un colpo diretto alle vostre orecchie. In altre parole sarà "Dominion Of Péremption" portato alle stelle haha Claude: Abbiamo più esperienza e siamo migliorati come musicistii. Cosa che si nota decisamente in questo secondo album. Sempre su myspace citate band come Neuraxis, Quo Vadis e Monarque con le quali avete condiviso l'esperienza live, come ritenete la vostra scena nazionale e in che rapporti siete con le altre band? Eternal Burden Claude: Abbiamo suonato live con loro ma purtroppo non siamo in tour insieme. La scena qui è molto variegata e ci sono molte band haha. Joel: In alcuni luoghi, soprattutto nei paesi piccoli o i luoghi più remoti, la gente è realmente pazza! Non ti conoscono, ma thrash e mosh pit si scatenano come l'inferno, adoro queste situazioni. Quali sono le differenze evidenti che riscontrate con quella Europea? Eternal Burden : Non posso dirtelo, purtroppo non siamo mai stati in Europa ma sono sicuro che voi ragazzi spaccate! Cosa ci si deve attendere da una vostra esibizione on stage? Eternal Burden Claude: Dolore al collo! Questo è sicuro. Joel: Sì! Per noi è come una partita ma on stage, cerchiamo di fornire le migliori prestazioni sia nell'esecuzione che nella parte prettamente visiva. Il metal tutto sta subendo un'onda di rigetto in cui si torna o a guardare indietro alle radici dei generi o si tende all'oltranzismo musicale avanguardista ed esasperato, secondo voi da cosa dipende? Quale consiglio dareste a chi si avvicina a questo mondo per cercare di viverlo al meglio? Eternal Burden Claude: Non mi piacciono le band troppo avanguardiste né quelle troppo impegnate a suonare come se fossero ancora nel 1994. Credo che bisogna trovare un equilibrio tra le due visioni. Joel: Il mio consiglio è di cercare di distinguere la melodia nascosta. Non concentrarsi sulla voce come spesso molti fanno perché la voce nel metal è solo uno strumento come gli altri. Ti faccio un esempio: quando si sente un grido all'interno di un brano non è perché non si hanno idee per testi. Maledettamente no! È solo perché in quel momento si ha proprio la voglia di mettere quell'urlo in quel preciso attimo particolare. Avremo possibilità di vedervi girare per la nostra Europa in tour? Eternal Burden Joel : Sarebbe una bella storia! Claude : Se avessimo un invito, stanne pur certo che sì! Ringraziandovi per la disponibilità vi saluto e a voi concludere come meglio credete. Eternal Burden Joel: Grazie di tutto! Venite a trovarci su myspace! Un giorno speriamo di vederci e d'incontrarvi ragazzi! Claude: Non esitate a contattarci su myspace, sarà un piacere parlare con voi ragazzi! Stay metal e continuare ad ascoltare e sostenere la musica che amate! Continua a leggere... CARCASS - HeartworkInformazioni Gruppo: Carcass Anno: 1993 Etichetta: Earache Records Autore: Mourning Tracklist: 1. Buried Dreams 2. Carnal Forge 3. No Love Lost 4. Heartwork 5. Embodiment 6. This Mortal Coil 7. Arbeit Macht Fleisch 8. Blind Bleeding The Blind 9. Doctrinal Expletives 10. Death Certificate DURATA 41:55 I Carcass son o stati e sono (data la loro reunion) una delle formazioni fra le più influenti per quel che concerne il metal estremo.I loro periodi grind e death/death'n'roll hanno fornito spunti e ispirazione a centinaia di act cresciuti con i loro dischi, "Heartwork" è l'album che si pone ad ago della bilancia, l'attimo della loro carriera che segna in maniera chiara il passaggio a un modo di suonare più vicino allo stampo svedese che non alla violenta e furente ignoranza del movimento inglese di quegli anni (Napalm Death, Extreme Noise Terror, Benediction, Bolt Thrower). Molti si trovarono spiazzati ascoltando il successore di quello che per la quasi totalità dei fan della band è il loro capolavoro assoluto, parlo di "Necroticism-Descanting The Insalubrious" che riuscì ad amalgamare grind e death di stampo classico come nessuno a quel tempo. Cos'ha "Heartwork" allora di così diverso? Iniziamo col dire che la presenza non solo fisica ma come animo musicale di Amott si fa più evidente, è vero che lo stesso Michael proveniva dai "Carnage" che di melodia e passaggi di fino non facevano vanto è evidente però che la sua evoluzione stilistica col passare degli anni lo condurrà poi a creare gli Arch Enemy quindi si potrebbe anche pensare che i Carcass ne furono mezzo? Non si può sicuramente dire manchino le parti veloci e la tecnica (inizia ad essere importante) alla formazione di Walker e soci, si applicarono nel trovare il connubio fra un'esecuzione death/thrash spinta, tirate ficcanti e una costruzione armoniosa di riff e guitar solos che spesso e volentieri si alternavano senza interpretare il ruolo dei guitar hero (cosa che fin troppi purtroppo ahimè fanno odiernamente). La scaletta che delizierà le nostre orecchie gode di una varietà compositiva e di una ricerca nell'assemblaggio dei brani difficile da riscontrare in quegli anni, un vero e proprio album di rottura, trovarsi come opener una "Buried Dreams" cadenzata e dalla mentalità deviata era già una sorpresa conoscendo i precorsi del combo, "No Love Lost" che fa del groove il principale aspetto, "Heartwork" una follia che si realizzà fra assalti rapidi inframezzati da aperture devastantemente orecchiabili. L'accoppiata "Carnal Forge"/"Death Certificate", i pezzi più spinti dove il piede sa premere adeguatamente sull'acceleratore senza renderli monotoni (il riffing della seconda citata in quante band l'avete ritrovato in questi anni?), la pancia formata da "Embodiment", "This Mortal Coil", "Arbeicht Macht Fleisch" dedita a prolungare piacevolmente l'incontro con l'innovazione che si stava portando in atto, "Blind Bleeding The Blind" forse la più debole del lotto ma che definire bella è comunque poco. Il drumming di Ken Owen è perfetto, una macchina che non sbaglia un colpo, trova sempre il modo giusto d'inserire un passaggio o una semplice rullata per dar vita ad un cambio, i brevi e pulsanti scatti sul charleston e le picchiate frenetiche: è un orgasmo continuo. A supportarlo col basso Jeff Walker lineare quanto si vuole ma libero così di far sfogare la voce, graffiante e stridente come nessuna talmente unica da essere riconoscibile appena le labbra emettono la prima nota. Guitarwork ineccepibile da parte di Billy Steer e Michael Amott, riff elaborati in maniera esemplare e solistiche da capogiro danno riprova della loro grandezza. "Heartwork" è un tassello portante del death metal, insieme a "Slaughter Of The Soul" le attestazioni significative del cambiamento che avanzava nei primi novanta, che abbiano reso il genere più accessibile può darsi, la colpa è da imputarsi più ai tanti che malamente hanno sfruttato i loro insegnamenti, perchè farla ricadare su chi ha creato due opere d'arte uniche e fondamentali? Chi non conoscesse questo lavoro lo ascolti ne verrà conquistato, se così poi non fosse almeno avrà avuto l'occasione di apprezzare quello che è uno dei gioielli di casa Carcass. Continua a leggere... DEMON DOMAIN - Birth Of New ChaosInformazioni Gruppo: Demon Domain Anno: 2009 Etichetta: Self-released Autore: Mourning Tracklist: 1. Lord Satan 2. Chaos 3. The Possessing DURATA: 8:20 La giovane formazione finnica dei Demon Domain rilascia il suo terzo demo nel giro di due anni, questo "Birth Of A New Chaos" dopo i primi vagiti "Black Forest" e "Winter Graveland". Questi otto minuti che ci vengono forniti come ascolto mostrano ancora una band in fase di maturazione che non ha pienamente inquadrato la direzione da seguire. Ci sono spunti validi soprattutto nelle parti più lente meglio calibrate che in quelle sparate tendenti a perdere botta o andare leggermente a vuoto. Nel complessivo non è male come fase larvale, la voce di Angelraping Holokaust si cimenta sia nello screaming classico sia in divagazioni growliche e crea un riffing standard ma che rende idea chiara della proposta. L'accoppiata Necrogoat Desecrater/Lord Ismo rispettivamente basso e batteria, seppur ancora acerba prova a spingere ci vuole meno foga e più controllo per dare una quadratura a dei brani che anche se primordiali ne hanno bisogno. Per quanto riguarda la registrazione qualche volume sballato nella riproduzione delle fasi vocali incide sulle tracce ma anche lì è una questione di poca dimestichezza. C'è un bel po' di strada da fare e piccole accortezze d'applicare al lavoro in atto, un consiglio potrebbe esser anche quello di rallentare i tempi di pubblicazione del materiale elaborando fino allo stremo ma tendendo a una meticolosità maggiore così che quelli che erano solo spunti diventino dei brani di un certo valore. Continua a leggere... SAVATAGE - Edge Of ThornsInformazioni Gruppo: Savatage Anno: 1993 Etichetta: Edel Music / Atlantic Records Autore: Mourning Tracklist: 1. Edge of Thorns 2. He Carves His Stone 3. Lights Out 4. Skraggy's Tomb 5. Labyrinths (Instrumental) 6. Follow Me 7. Exit Music (Instrumental) 8. Degrees of Sanity 9. Conversation Piece 10. All that I Bleed 11. Damien 12. Miles Away 13. Sleep DURATA: 54:11 1993, anno co lmo di gioie e dolori per i Savatage, di cambiamenti momentanei e indelebili nella storia di questa fondamentale band heavy metal.E' l'anno in cui Jon Oliva per i suoi problemi alla voce è costretto a lasciare il ruolo dietro al microfono celandosi al di là delle quinte come compositore, al suo posto dopo serie su serie di provini arriverà dai Wicked Witch Zachary Stevens, godeva di buona fama ma entrare in una formazione come quella dei fratelli Oliva era dura prova da superare. Criss e Jon infatti erano da sempre il motore della band, carisma, aspetti tecnici e ricerca, i pilastri. L'uscita di "Edge Of Thorns" avviene dopo l'acclamato "Streets (A Rock Opera)" datato 1991, non era per nulla facile riuscire a trovare una formula che permettesse di bissare tale successo con una voce che è alquanto diversa da quella che sinora aveva dettato i canoni del Savatage Style. Zach è più caldo e avvolgente ed anche nelle parti più accentuatamente graffiate taglia in maniera estremamente lontano rispetto Jon, fatto sta che il disco nell'epoca in cui dominava il grunge venne ben accolto (forse per la sua configurazione più easy-listening) sia dalla gente che dalla radio tanto da trovare canali di diffusioni più ampi del previsto, heavy-rotation. Si percepisce un'anima meno complessa e più diretta rispetta al passato già dalle note iniziali di "Edge Of Thorns" opener e titletrack dello stesso. Con "He Carves His Stone" si volta lo sguardo verso il passato prossimo per un attimo, l'ombra di "Ghost In The Ruins" sembra aleggiarvi sopra, sono i riff a richiamare il gusto e le scelte del precedente capolavoro del combo. "Light's Out" e "Skraggy's Tomb" si fanno da contraltare, il primo è un brano tipicamente heavy incalzante, vivace, sfrenato con begli assoli, il secondo scuro nei toni, riflessivo, roccioso, la tipologia di canzone che il miglior Criss Oliva regalava ai suoi fans. Torna a farsi vivo Jon come pianista nella strumentale e struggente "Labyrinths" appena un 1'40'' secondi emozionanti e carichi di pathos come pochi, segue la power-ballad "Follow Me". L'album tende ad esplorare la parte più delicata dell'heavy sound. Chiude l'attraversare in territori dediti quasi al relax un altro instrumental "Exit Music" dove sono ancora i tasti bianco/neri a farla da padrone. Il disco è altalenante nelle movenze, un continuo sali/scendi di sensazioni che si contrastano, si respingono e allo stesso tempo si cercano, si torna a suonare heavy massiccio con due brani più classici come "Degrees Of Insanity" e "Conversation Piece" nulla che chi ama la band non conosca, hanno un marchio di fabbrica impresso riconoscibile anche ascoltato a distanze considerevoli. Sembrava si fosse ripartiti di ritmo andante quand'ecco che "All That I Bleed" riaffievolisce i toni, elegante e leggiadra nelle movenze mai melense ci regala le sue note. Capito l'andazzo non poteva che attenderci l'ennessima improvvisa accelerazione, è giunto il momento in cui l'accoppiata "Damien"/"Miles Away" facciano riprendere quota sonora a "Edge Of Thorns". La prima vede il piano di John a far da adorno ai giri potenti di Criss dandole orecchiabilità e fruibilità leggera, la seconda invece è una traccia di puro metallo dove la lunga intro melodica lascerà spazio a riff veloci e di presa. L'arduo compito di scrivere la parola fine tocca quindi a "Sleep", altra ballata stavolta semi-acustica dove Zac esegue una delle sue migliori prestazioni vocali in assoluto, un melancolico saluto che dolcemente pone l'ultima nota. Nelle righe iniziali della recensione parlavo di cambiamenti indelebili, il 1993 dopo aver dato la gioia di un disco di svolta un cambio dovuto ma decisamente indovinato, aver inserito nelle sue fila Zach senza aver subito "danni" alla creatura Savatage purtroppo vede spegnersi una delle due metà essenziali per la band e per la moglie Dawn. Criss Oliva il 17 ottobre di quell'anno ha un incidente in macchina, verrà investito da un folle ubriaco che per superare una vettura esce di corsia travolgendoli. Lei sopravvive, per il chitarrista non c'è scampo muore sul colpo, con lui se n'è andato un pezzo di storia, la sua musica ce ne ricorda le gesta. Rendo quindi omaggio ai Savatage, a Criss e al loro modo di incidere le note nell'animo di chi li ascolta, una di quelle realtà che si possono considerare realmente uniche e non eguagliabili. Continua a leggere... ETERNAL BURDEN - Dominion Of PeremptionInformazioni Gruppo: Eternal Burden Anno: 2009 Etichetta: Nicky\'s Production Autore: Mourning Tracklist: 1. Intro 2. Plague Of Minds 3. Inner Wisdom 4. Moriah 5. Betrayers Of The Light 6. Existence Nemesis 7. Mark Of Fire 8. Dominion Of Peremption(pt.1) 9. Dominion Of Peremption(pt.2) DURATA: 48:32 Questa band canadese seppur attiva dal 1995 è quasi del tutto sconosciuta in Europa, dopo essersi mossa a lungo nella scena underground nazionale è arrivata al debut solo nel 2007 con "Dominion Of Peremption" una reale e sublime mazzata.Il black/death interpretato dalla formazione è avvolgente, tecnico, possiede un'apertura melodica possente che si poggia su di un riffing spaccaossa. Nove tracce che scandiscono dei veri e propri assalti in cui si possono riconoscere le influenze di svariati act scandinavi fra cui spiccano sicuramente i fautori del melodico per eccellenza: gli svedesi. Dai Marduk agli Edge Of Sanity, dagli At The Gates ai Dark Funeral, dai Dissection ai Dark Tranquillity la presenza del marchio made in Sweden death e black echeggia a gran voce nel sound mostrandosi più cattivo che mai ed esaltando tracce come "Plague Of Minds" e "Moriah". L'arpeggiato veloce, devastante e le scariche adrenaliniche di batteria martellano a morte bloccandosi spesso di colpo per liberare il campo a tempi cadenzati e aperture atmosferiche incisive dove la screaming affilato/malato spadroneggia. Non si limitano a semplice copie o ad attingere dalla sorgente del già conosciuto, la tecnica di cui godono e il carattere al combo non mancano di certo e vengono evidenziati da scelte ritmiche e incastri che valorizzano il suono rendendolo personale (non in toto sia chiaro). "Betrayers Of Light" s'impone nella sua maestosità, "Existence Nemesis" con il suo intro mi riporta indietro ai tempi di "The Gallery" sviluppandosi poi in un'onda travolgente, anche nelle parti più monolitiche conferma la robustezza dell'operato sinora ascoltato trovando anche il modo di risultare catchy con un riff di sicura presa intorno al suo quinto minuto. La lunga durata dei brani potrebbe sembrare un impaccio a primo impatto, una volta messo su il disco questo pensiero vi passerà in secondo piano, si è completamente travolti da una prestazione decisamente sopra le righe. Il percorso battagliero intrapreso continuerà a prendere forma con "Mark Of Fire" e avrà degna conclusione con i due capitoli intitolati omonimante summa in pratica della qualità e delle soluzioni dell'intero platter. La prove dei singoli fanno emergere un quadro fortemente rassicurante e ben studiato, dal singer abile nel destreggiarsi fra growl e scream, ai due riff maker motori e creatori dei pezzi alla base fornita in maniera prestante e puntuale, tutti gli ingranaggi girano e sono oliati a dovere. C'è forse dal lato della produzione per quanto pulita e precisa, una batteria alle volte troppo presente che tende a oscurare le chitarre quando accelera furiosa seppur si parli di questione d'appena pochi attimi. Gli Eternal Burden sono una di quelle band da seguire con attenzione, se il secondo lavoro si dovesse mantenere su questi livelli spero vivamente che qualche buona label s'accorga di loro (anche se mi chiedo come abbiano fatto a non metterli sotto contratto sinora viste le innumerevoli release ridicole che girano) e magari li porti in Italia per dei live, acquisto decisamente consigliato. Continua a leggere... NIGHTCRAWLER - Burning Like A Flesh On The Rotten SoilInformazioni Gruppo: Nightcrawler Anno: 2009 Etichetta: Self Released Autore: Mourning Tracklist: 1. Burning Like Flesh On The Rotten Soil 2. Elric's Lament 3. What If...? 4. Elric's Lament (Live) 5. Pay For Salvation (Live) 6. The Pit And The Pendulum (Live) 7. A Rianxeira (Live) 8. Set This World Of Fire (Rage Cover) (Live) 9. People Of The Lie / Heartwork Medley (Live) DURATA: 31:35 La band spagn ola dei Nightcrawler rilascia il suo primo demo "Burning Like Flesh On Rotten Soil" contenente due tracce più un'intera esibizione live.Lo stile è un melodic death metal con inclinazione al power che acquista spessore nella buona esecuzione vocale di Angie (voce pulita e portante dei brani) e il growling che tenta di dar profondità a dei brani che in caso contrario risulterebbero sin troppo pulitini. I due pezzi, la titletrack e "Elric's Lament" sono coinvolgenti, ben suonati ed hanno un appeal personale, nel loro approccio fortemente catchy e dedito alla melodia riescono ad essere incisive con le metriche dai tratti cantilenanti quasi adolescenziali di Angie che li rendono freschi e genuini. I brani hanno una buona impostazione generale e scorrono senza intoppi concedendosi anche aperture soliste e si denota una certa cura nella ricerca del suono. Nella parte che concerne le esecuzioni live purtroppo i brani vengono penalizzati dalle registrazioni scadenti che non danno la possibilità di poterle ascoltare come si deve, quella che rende di più è "Pay For Salvation" brano molto gradevole fra l'altro, seguita da "The Pit And The Pendulum", le due cover che chiudono il platter "Set This World On Fire" dei Rage e lo strano medley composto da "People Of The Lie" (Kreator) e "Heartwork" (Carcass) non fanno che confermare la buona preparazione tecnica della formazione e lo spirito melodico da cui prendono ispirazione. C'è da lavorare soprattutto sulla direzione da scegliere, non è del tutto chiara la strada intrapresa, la definizione di melodic death poco si addice ad un progetto quasi totalmente tendente ad un power che sa essere sia aggressivo che armonioso, l'innesto del growl è azzeccato e chissà che con un'evoluzione successiva magari non riescano a trovare la loro quadratura del cerchio, date un ascolto e fatevene un'idea non c'è via migliore per capire se fanno o meno per voi. Continua a leggere... WHILE SUN ENDS - ExileInformazioni Gruppo: While Sun Ends Anno: 2009 Etichetta: Self-release Autore: Mourning Tracklist: 1. Demain 2. Revives 3. Shame 4. Run 5. Empty 6. Nature DURATA 32:27 La band in questione riesce finalmente a dar luce al primo demo, l'uscita ha subito ritardi a causa di cambi di line-up continui (sostituzioni dietro al microfono) che ne hanno rallentato e stoppato la divulgazione.Risolto il problema e trovata l'ugola interpretatrice ascoltando i sei brani che compongono "Exile" troveremo una formazione che ha tanto da dire ma che deve ancora trovare la propria identità. Puntare sulla combinazione, post/metal, derivazioni metal/core e ambientazioni melancoliche derivanti da act come Novembre o Katatonia potrebbe esser valida scelta se la cosa non risultasse loro alquanto complicata da costruire e mettere in atto. L'iniziale "Demain" è incantevole per la sua semplicità e l'incedere delicatamente dolciastro che la contraddistingue, figlia più di un alternative rock ricercato che di quelle variazioni ed inserti metallicamente più ricorrenti che prenderanno piede già dalla successiva "Revives". Qui iniziano i piccoli problemi, infatti questa seconda traccia quando riprende il movimento dell'opener lento e suadente è perfetta, cosa che non si può dire della produzione che limita le chitarre poco spesse/incisive e di un cantato in growl che dissesta quasi straniante l'anima del pezzo. Con "Shame" si scrollano per un attimo di dosso il vestito buono e lindo per concedersi una sferzata adrenalinica, il brano non è male e trova una sua forma, il chorus pulito ricorda (azzardato ma potrebbe starci come richiamo) lontanamente la vocalità della singer degli Aghora, cosa che non comprendo è la scelta del finale a scemare (malamente) in chiave doom sin troppo fuori dagl'incastri sinora attuati. "Run" altro episodio e altra influenza che fra passaggi esagitati vien fuori, gli Opeth si mostrano chiaramente nell'iniziare del brano, la piega da lì a poco cambierà puntando dritta verso lidi metal/core per poi tornare a vivere l'intimità da cui è sorta. Sembra mancare un ordine preciso, va bene il chaos, magari in forma entropica dove comunque una misura d'esso sia una guida sul come muoversi al suo interno. Che la formazione abbia qualità non vi è dubbio tanto che "Empty" nei suoi dieci minuti di durata per quanto acerba e derivativa è sicuramente la traccia migliore del lotto, quella che mette in risalto appieno il loro tentativo di concatenare più influenze (riuscendoci anche se in parte) così come la conclusiva "Nature" sorprende per lo spirito settantiano e l'indovinato uso del mellotron e del moog come orpelli. In definitiva, la strada da percorrere è davvero tanta, ci sono alcune decisioni da prendere obbligatoriamente ad esempio dove convogliare la spinta artistica, serve una base che gli dia possibilità di poter davvero comporre senza risultare dispersivi. Perchè non rinunciare al growl? E' alquanto scontato, la voce della cantante nell'interpretazione pulita è molto bella, andrebbe sfruttata e avvalorata senza per questo rinunciare a pezzi che posseggano una dose metallica più evidente inoltre le potenzialità tecniche dei ragazzi sembrano d'ampio sviluppo. Riorganizzino le idee, con la calma e un assetto adeguato troveranno quella quadratura del cerchio che manca. Continua a leggere... TAUNTED - Bleeding BlackInformazioni Gruppo: Taunted Anno: 2009 Etichetta: Self-released Autore: Mourning Tracklist: 1. One Demon At A Time 2. Dead Buried 3. Darkened Eyes 4. Blood Washed Skin 5. The Floating Ghost 6. Victim 7. Lucifer 8. Old Man Gloom 9. Bloodline 10. The Candle Burns Black DURATA: 46:54 Band Bay Area , seppur attiva dai primi anni '90 che non andò oltre la produzione di due demo in quel periodo lasciando che fosse il post 2000 a dar luce ai primi vagiti corposi."Bleeding Black" è l'ideale successore del loro debut targato 2006 "Zero". Il thrash metal proposto dai ragazzi è chiaramente influenzato da band di stampo classic (loro stessi citano Iron Maiden, Judas Priest e King Diamond), ed è quindi caratterizzato da una forte impronta melodica che ne costituisce l'anima essenziale per lo sviluppo dei brani. E' anche vero che se uno ascoltasse "Darkened Eyes" potrebbe pensare d'aver messo su un cd degli Annihilator per il suo piglio chitarristico e la capacità di mischiare le ritmiche thrashy a quel piglio classicamente Heavy, spiccano così brani come l'opener "Dead Buried" che ha incastonato all'interno una soluzione solistica di richiamo Priest, "Blood Washed Skin" per la sua carica esplosiva, una prepotente e accattivante "Lucifer" e la trascinante "Old Man Gloom". Una formazione che sa quello che vuole e ha le armi per realizzare il progetto, la voce di Serrano è perfetta sia nelle parti più evidentemente graffiate/roche sia quando apre le corde vocali lanciandosi in clean, le due asce Genoni/Gower tengono bene ritmicamente fornendo in fase solistica una prova di carattere con scelte indovinate. L'asse che costituisce il terreno solido su cui impostare i pezzi vede Henry Moreno alla batteria e Pete Aguilar al basso, calzanti, efficaci evitando magari di far i funamboli, sfruttando spesso soluzioni anche semplici ma che danno il giusto peso alla loro prestazione. "Bleeding Black" è un disco equilibrato che verrà accolto con piacere da chi ascolta speed/thrash proprio per la sua genuinità e la voglia che trasmette, ascolto consigliato. Continua a leggere... GRAVENLOCH - GravenlochInformazioni Gruppo: Gravenloch Anno: 2009 Etichetta: Blood Altar Records Autore:Mourning Tracklist: 1. Revielle (intro) & Procession Of Corpses 2. Kill Or Be Killed 3. Gravenloch 4. Insurgent Incursion 5. This Is Metal 6. Descent Into Hades 7. Never To See The Light Of Day 8. Hordes Of Damnation 9. Mechanized DURATA: 46:42 Band attiv a dal 2002 ma che solo sulla lunga distanza vede dar luce al suo primo lavoro (anteceduto dal demo del 2007) dal titolo omonimo.La creatura proveniente da Snohomish County (stato di Washington) suona un death/thrash con forte apertura al lato melodico e con tendenza al richiamo black. La band ha già accumulato esperienza sul campo che l'ha portata a condividere il palco con act di prima grandezza quali Possessed, Obituary, Candlemass non sono quindi degli sprovveduti. La dimostrazione la danno fornendo una prova di tutto rispetto, nove brani martellanti, ricchi di cambi di tempo, passaggi ben assemblati che mettono in mostra una tecnica affinata e un impatto a devastante. Le influenze che scorrono all'interno di "Gravenloch" sono molteplici pescando a piene mani sia dalla scuola death classica americana che dalla tradizione melodica svedese con tratti d'epicità, è una proposta alquanto moderna ma che per interpretazione e sound non farà eccessivamente storcere il naso a chi ascolta prettamente old . Limitarsi alla scelta del brano migliore del lotto mi sembra di poco senso in un disco che fa della summa dei suoi episodi la forza, ogni singolo brano possiede delle buone caratteristiche che ne sottolineano il valore. Molto lo si deve alle prove personali dei membri: riffing incisivo con una logica nel suo sviluppo, assoli incanalati nelle tracce validi sia dal punto di vista stilistico che tecnico e drumming che spinge quando deve. Estremamente abile il singer che dimostra una dimestichezza naturale sia nella propensione al growl che al tratto scream e ogni tanto si concede di spargere tracce di clean nel suo passaggio vocale (vedasi ad esempio l'opener "Revielle/Procession Of Corpses"). Il disco è moderno sia come piglio che come produzione, molto pulita, delineata e funzionale alle necessità e risolutezza di un suono che ne ha bisogno per esaltarsi ed esaltare. Una prima prova a cui davvero di meglio non si poteva chiedere, "Gravenloch" è un album piacevole, non inventerà nulla, non ha pretese d'essere un capolavoro ma ha le doti adatte per farsi apprezzare, un on air di questo tipo non guasta mai. Continua a leggere... BOMBNATION - H.A.Z.M.A.T.Informazioni Gruppo: Bombnation Anno: 2009 Etichetta: Profusion Music Autore: Mourning Tracklist: 1. Mad Dog 2. Black Holocaust 3. Panterrat 4. Discontent 5. Drunk In Control 6. Nuclear War 7. Tsar Bomba 8. R.I.P. Mankind 9. Predator 10. Economic Meltdown 11. Conspiracy Buried 12. Human Scum 13. War Unlimited 14. Corrupt Democracy 15. Unit 731 16. Pre-Nuclear Moose 17. (POST) Nuclear Moose DURATA: 40:40 Vengono dal Canada sconosciuti ai più, i ragazzi dei Bombnation con il loro debut prendono spunto dalla vivacità thrash/core dei Nuclear Assault, la parte migliore dei lavori dei D.R.I. del periodo "Crossover" e la vena più incazzata dei Destructor."H.A.Z.M.A.T." è una scheggia impazzita, la sua durata quaranta minuti suddivisi in diciassette episodi risulta convincente e coinvolgente sotto tutti i punti di vista anche perchè si discostano dalla classica proposta birraiola di band come i Municipal Waste e cricca (da cui il mercato è invaso) spingendo e calcando la mano a dovere. E' uno di quei lavori da metter su e lasciare andare fino alla fine iniziando a scapocciare dalla prima nota emessa, non ci sono cali nè attimi di pausa, solo adrenalina a tremila che vi spomperà. I pregi che esaltano la release oltre alla perfetta sintonia fra i musicisti e l'esecuzione molto più che buona sono la prova vocale cazzuta di Mike Waters dietro al microfono (cantassero tutti così!!!) e un songwriting dinamico e old school fino all'osso ma che non si limita al plagio/clone facendo vibrare la personalità di questa formazione. Trovare un pezzo che sia "il migliore" per me è impresa dura cito quindi la tripletta "Drunk In Control", "Nuclear War", "War Unlimited" anche se chi si troverà ad ascoltare il platter si accorgerà di come siano tutte di buonissimo livello. Non posso far altro che consigliare vivamente di metter su questo disco, amanti del thrash non fatevelo scappare, acquisto che vale! Continua a leggere... AOSOTH - Ashes Of AngelsInformazioni Gruppo: Aosoth Anno: 2009 Etichetta: Agonia Records Autore: Mourning Tracklist: 1. Songs Without Lungs 2. Ashes Of Angels 3. Path Of Twisted Light 4. Embrace And Enlightment 5. Teaching/Erasing 6. Summon The dead 7. Cries Out the Heaven 8. Communion Through Pain 9. Banished 10. Inner War (Antaeus cover) DURATA: 45:37 La formazion e francese degli Aosoth prende vita nel 2002, dopo un paio di split con altre realtà della scena nazionale (Antaeus e Temple Of Baal) vede pubblicato il primo album omonimo tramite la Total Holocaust Records nel 2008.A solo dodici mesi di distanza e dopo aver cambiato label, si ripresentano con "Ashes Of Angels" in collaborazione con la polacca Agonia. Il duo formato da MKM (vocals & lyrics) e Bestial Satanic T (all instruments) trae il monicker da una oscura forza femminile appartenente al Pantheon dell'ordine dei nove angoli. La musica prodotta si muove su territori che ricordano il sound di band quali Endstille e Gorgoroth soprattuto nello stile del riffato, le linee di basso sono dinamiche, avvolgenti arma non da sottovalutare in una proposta efferata come quella di cui mi trovo a scrivere. La batteria è stata curata in modo da non contrastare e distrarre l'ascoltatore dalle melodie tristemente scure create dalle chitarre. La vocalità espressa dal singer ricorda lo stile di Ibliss ex dei tedeschi nominati antecedentemente, il modo di sospendere la nota enfatizzandone il momento è uno dei tanti accorgimenti studiati per dare valore alla prova. Dieci tracce di cupo black metal senza compromessi che hanno inizio con "Songs Without Lungs" in cui risiede una vena thrashy oscura seguita dalla titletrack "Ashes Of The Angels" più asciutta e diretta che si limita a colpire facendolo con veemenza. "Path Of The Twisted Light" è una di quelle in cui viene applicata la tecnica di sospensione anche al basso (cosa che si nota verso la metà del brano) quasi deforme nel suo incedere acuisce una sensazione claustrofobica/ossessiva. Il disco è vivacemente nero, non ha pause emotive, è un percorso diretto che crea musica inquietantemente valida dove le blastate "Embrace And Enlightment", "Summon The Dead" e "Banished" hanno come controaltare la lenta mid-tempo "Communion Through Pain" lasciando che i giochi vengano chiusi da "Inner War" cover degli Antaeus formazione dove milita lo stesso MKM. Ci troviamo davanti a un platter che ricalca pienamente gli stilemi del black metal europeo più duro e crudo, per quanto ridondante in certe sonorità, cosa che potrebbe arrecare fastidio, riesce a creare un feeling intenso che cresce e diventa più palpabile nei momenti dediti a sviluppi riflessivo/lenti. Senza dubbio un lavoro che va assorbito e che migliora con gli on air, hanno confermato quanto di buono avevano mostrato mettendo in chiaro con "Ashes Of Angels" la direzione intrapresa, coerenti. Continua a leggere... ABSTRACT SPIRIT - Tragedy And WeedsInformazioni Gruppo: Abstract Spirit Anno: 2009 Etichetta: Solitude Productions Autore: Mourning Tracklist: 1. Tragedy And Weeds 2. Funeral Waltz 3. Crucifixion Without Regret 4. Face the Nightmare 5. Wrapped In Solitude 6. Sepulchral Winter DURATA: 01:08:11 Secondo album per gli Abstract Spirit formazione russa dedita a un profondo e depressivo funeral doom.Il debut "Liquid Dimensions Change" aveva mostrato una band valida ma ancora non in grado di mostrare il suo reale potenziale cosa che "Tragedy And Weeds" fa intravedere in maniera più netta. Il numero delle tracce rimane identico al disco passato, anche in questo ci troveremo ad ascoltare sei veri monoliti di durata più che consistente (l'episodio più corto del disco "Funeral Waltz" dura "appena" nove minuti), si snocciolano però molto piacevolmente per la loro forma scorrevole e una dose massiccia d'atmosfere cineree fitte e quel mood tristemente pesante che sarà di buona compagnia per gli amanti dello stile. Ci si può mmergere totalmente in giorni di pioggia battente infiniti, pensate a un cielo grigio piombo che non ha voglia di diradarsi, beh l'effetto cappa della loro musica rende bene l'idea fra ansia, solitudine. L'album in sè contiente brani buoni ma nessuno che davvero risalti, questo può essere visto positivimente (almeno in questo caso) data la bontà delle composizioni, ognuno può tranquillamente trovare una sua preferita non trovando per forza una peggiore del lotto ma limitandosi magari a indicare il pezzo che più ha emozionato. La produzione è stata centrata, molto diluita e che acuisce il valore tombale sia degli strumenti che della voce, il sound in genere sembra essere proprio maturato, un evoluzione che ha cancellato i passi poco convinti che avevano segnato il sentiero percorso antecedentemente. La Solitude Productions ha l'occhio lungo in tal senso è averli nel rooster che gli appartiene è merito da riconoscergli, gli Abstract Spirit hanno confermato di essere una band in ascesa e che merita quindi d'essere seguita, per chi non l'avesse ancora fatto consiglio un ascolto attento del loro "Tragedy And Weeds". Continua a leggere... MEFITICInform
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azioniAutori: Akh. e Leonard Z Formazione: G. - Vocals & Bass KrN - Guitar AtroR - Guitar AnguiciouS - Drums Salve ragazzi, complimenti per il vostro ultimo Demo, una vera bomba, e grazie per l’intervista per Aristocrazia Zine. Innanzitutto una vostra breve presentazione per chi ancora sfortunatamente non vi conosce: Grazie a te per le lodi e i complimenti! Noi siamo i MEFITIC, band formata nel'estate del 2004 e composta da G.- voce/basso, AtroR- chitarra, KrN- chitarra e da me AnguiciouS- batteria. I primi due anni sono stati duri, eravamo (e lo siamo tutt'ora) alla ricerca di un nostro sound, uno "stile proprio" in grado di sussistere tramite propria forza. La lavorazione del primo demo é stata lunga, per non parlare poi della sua produzione su mc, comunque già dopo le prime registrazioni, nel 2006 organizzammo diversi live, con le poche band di nostra conoscenza. Dopo aver visto già da subito il responso del pubblico, decidemmo di duplicare il master per amici e "fan" che pian piano crescevano. Da qui in poi le voci si sono sparse, e grazie a Drakkar e conoscenze varie, sia qui che in Francia abbiamo potuto condividere il palco con grandi band come Archgoat, Black Witchery, Imago Mortis, Blasphemophagher, Uncreation (ex Morbid Upheaval), Voids Of Vomit, Blessed In Sin, Celestia. Due Demo all’attivo e uno Split. A quando il full-lenght? Domanda a mio parere molto difficile! Beh penso che tu come molte altre persone dobbiate mettervi il cuore in pace. Al momento stiamo aspettando l'uscita di uno split con i Necrovomit dalle Marche, e poi stiamo lavorando per un mini LP (7" o 10") il tutto tramite Drakkar, poi si valuterà per un possibile Full. Il Demo suona maledettamente oscuro e catacombale, cosa che mi ha ricordato i lavori che circolavano a fine '80 inizio '90, che tipo di produzione (in particolar modo mi ha colpito il modo in cui risuona la voce, veramente maligna e mortifera) avete usato per ottenere tali sonorità afosamente infernali? Beh... non posso non confidarti che l'intento era quello. Registrando tutto per nostro conto é ovvio che la registrazione non sia pura e casta come quella di uno studio, eppure per questo secondo demo ci siamo rimboccati le maniche, infatti é la nostra prima registrazione a "tracce totalmente semparate", e fortunatamente siamo riusciti a recuperare del materiale fonico fondamentale, per determinate tipologie di suono, che ci ha permesso di riprodurre, incidere e modificare tutto come e quando volevamo! Dal punto di vista sonoro/compositivo penso sia la sonorità più azzeccata che ci sia mai riuscita fino ad ora. Idem per la voce abbiamo impiegato diverse settimane per avere un risultato che "suonasse" perfetto per quella situazione. Come siete riusciti ad entrare in contatto con la Drakkar (che per certi versi è sinonimo di garanzia, per certe sonorità)? Che tipo di contratto avete con loro? Continuerà la vostra collaborazione con l'etichetta francese e vi chiedo come vi ci siete trovati a lavorare? Era inizio 2006 che Noktu (padrone della Drakkar) era qui ospite da un nostro grande amico (Abibial degli Imago Mortis), in quel periodo avevamo in giro una cassettina con registrati malissimo un po' di nostri pezzi che Noktu ebbe poi l'occasione di sentire ed apprezzare! Che un'etichetta sia sinonimo di garazia penso sia una cosa impossibile al giorno d'oggi, comunque per ora non abbiamo ancora nessuno "contratto" anche se ci troviamo bene con Drakkar e intanto che aspettiamo lo split coi Necrovomit lavoriamo per il mini LP. Vi definite Black Metal, ma personalmente trovo molti più accostamenti con band Death Metal quali i primi Incantation. Cosa vi fa sentire più inclini al Black che al Death? Mah sinceramente non vado matto per le etichette e non vedo tutte queste differenze (a parte in alcuni casi particolari...), normalmente preferisco che gli altri facciano accostamenti. Quali sono le band a cui siete debitori, sia come stile musicale che come testi? Potrei stare qui a parlarti di chi mi ha influenzato (e mi influenza tutt'ora) per ore... io personalmente ho incominciato a comporre nel 2005 sotto l'influenza dei primi album (se non demo/Lp) dei Sarcofago, Venom, Sodom, Mayhem, Kreator, Darkthrone, Mortician, Death, Bathory, etc... musicalmente poi più si va avanti e più le influenze crescono, per i testi beh diciamo che come base di partenza ci sono sicuramente le band sovracitate ma poi c'é anche molto di personale: fissazioni incosce, rituali primordiali, sfaccettature religiose/occulte/profane al limite dell'indescrivibile, elementi dal surreale. Arrivando ai testi, ho notato molti riferimenti all’Antico Testamento e a una visione mostruosa della divinità, come se la trascendenza corrispondesse a una caduta nell’abisso della follia e della perdizione (cosa che rendete molto bene sia con le foto nello split sia con l’artwork). Questo è anche uno dei lati più originali della band, molto lontana da testi antireligiosi canonici di altre band estreme. Da dove nasce questa vostra idea? Per quanto riguarda immagini, testi e artwork cerchiamo sempre di sviluppare un lavoro coincidente e compenetrante, é molto interessante come tu abbia già dato una tua interpretazione del nostro lavoro, la divinazione e la trascendenza possono essere anche questo. Sineramente di testi anti-religiosi non so che farmene... sicuramente non é il nostro obiettivo. Chi sono e cosa rappresentano per voi Ruth e Lamashtu? Data la profondità degli argomenti trattati, (non si incontra sovente chi tratta o parla della Kenosi) potreste amplificare il significato dei vostri testi, per i nostri lettori? Domanda molto interessante. Per prima cosa ti devo correggere non é Kenosis ma Henosis, sono due cose ben diverse. Henosis é legata alla filosofia più che alla teologia, e rappresenta in breve: l'unione umana con il divino. Ruth e Lamashtu potrebbero essere i due angeli che stanno ai lati di un trittico, intenti a svelare ciò che sta al suo interno. Oppure possono essere un'unica entità, un Prodigio, che é pietà e gentilezza ma allo stesso tempo estrema efferatezza e oscurità. Non mi piace dare troppe chiavi di lettura, deve essere lo stesso ascoltatore a leggere all'interno. Come detto in precedenza, l'artwork si amalgama perfettamente al vostro suono e alle vostre liriche, cosa significa la copertina di "Signing The Servants Of God", di chi è stata l'idea e chi l'ha realizzata? Mi ha sempre dato l'impressione della struttura utilizzata nelle Qliphoth, ci può essere qualcosa in tal senso? Ti ringrazio molto, se ci fai caso la struttura compositiva é simile in tutte e tre le nostre produzioni, la copertina e tutto l'artwork sono stati ideati ed elaborati da me con, ovviamente, l'aiuto e l'influenza dei miei compagni. Relatività fra immagini, testi, musica penso sia fondamentale. Qliphoth é stato sicuramente un elemento da cui incoscientemente ho preso spunto, ma c'è per lo più un lavoro che ormai porto avanti da quattro anni: fogli, bozzetti, tinte di qualsiasi grandezza, forma e materiale. Tutto può essere affluente ed influente a tutto. Arriviamo allo Split con i vostri corregionali Goatreich 666. Ascoltando le due proposte nello Split sembrate non avere niente a che fare con questa band. La scelta di uno Split con loro è stata vostra o dell’etichetta? La scelta é stata nostra, un giorno abbiamo parlato con Martyrium, nell'estate 2006, che con i Goatreich666 aveva ancora dei pezzi non prodotti, e siccome é un gruppo che seguivamo e seguiamo tutt'ora decidemmo di mandare fuori uno split insieme. Dal vivo avete un forte impatto scenico, cosa pensate dell’attività live della vostra band? Penso sia un un elemento molto importante, i live sono utili a divulgare e estendere il tutto, ovviamente una band deve essere in grado anche di portare un concerto: non basta salire sul palco e fare finta di suonare... Cosa vi spinge a suonare in sede live? Che tipo di rapporti avete con chi vi segue? Se poteste scegliere voi, tre gruppi con cui condividere il palco, chi sarebbero e perché? A volte suonare dal vivo può essere illuminante, ti rendi conto realmente dell'effetto che fai alla gente e a chi ti segue. I rapporti per lo più se non erano di amicizia comunque lo sono diventati, i rapporti con band e supporters italiani sono appunto di amicizia e di forte stima. Beh al momento mi é un po' difficile da dire però gruppi con cui condividere il palco a mio parere Blasphemophagher, Dead Congregation e Slugathor. Qualcuno vi indica come la miglior band italiana in attività, siete consapevoli di aver tirato fuori del materiale "dannatamente" valido? Che tipo di evoluzione/involuzione ci sarà nel vostro suono? Caspita grazie! Devo ammettere che da parte mia ho messo (come si suol dire) sudore e sangue comunque non credevo... Non ti so dire di preciso cosa si aspetta per il futuro, spero niente di buono... Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro dei Mefitic? Poche uscite ma incisive. Scena italiana e Mefitic. Quali sono le band del panorama attuale che vi sembrano più interessanti e quali quelle del passato a cui vi sentite legati? Qui in Italia stanno nascendo molte band, sembra proprio che qualche cosa stia cambiando nel bene o nel male. Band italiane recenti interessanti a mio parere sono Altar Of Perversion, Blasphemophagher, Imago Mortis, Voids Of Vomit, Necrovomit, Heathen/Lifecode, Uncreation (ex Morbid Upheaval), Unctoris, Necro, In League With Satan. Band italiane del passato invece Bulldozer, Mortuary Drape, Necromass, prime cose dei Maldoror. Un saluto e un ringraziamento a voi per l’intervista! INFESTED - 1000 Doors
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