Informazioni
Gruppo: Desecration
Anno: 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/desecrationthrash
Autore: Mourning
Tracklist
1. Prelude To Depravity
2. Molestation
3. Lords Of Misery
4. Mass Immolation
5. Die Young
6. Face Your Fear
7. Menthal Anesthesia
DURATA: 25:43
 I Desecration sono una delle molteplici realtà che stanno pian piano facendosi strada nell'ambiente thrash spagnolo, il monicker ha poco più di un anno vita e a quanto dice la bio i ragazzi nella scelta sembra si siano ispirati a un brano dei connazionali Steelgar, (li abbiamo già incrociati, troverete la recensione di "Xenocide" sul sito) "Desecration Of My Youth" contenuto nel demo "Beware".
La formazione è così composta: Albert Marcé si occupa di voce e basso, Christian Rodrìguez e Lucas Melcòn alle chitarre e dietro le pelli l'ultimo entrato nei ranghi, Raimon Roldánn.
Non hanno demo all'attivo e, dopo aver pubblicato un paio di canzoni online nel recente passato, sono andati all'attacco approntando da subito un'uscita full, secca, di breve durata ma che da un'idea chiarificatrice della posizione presa dal quartetto.
Le influenze ormai è anche inutile ripeterle, noterete comunque sia fraseggi ispirati dalla scena oltreoceanica statunitense che momenti di evidente attitudine europea con rimandi alle corazzate teutoniche.
I sette brani contenuti in "Lords Of Misery" sono fatti per esser goduti a ripetizione, incalzanti, scariche di adrenalina che poco lasciano all'immaginazione, sono scorribande pestate dove la voce evita nel modo più assoluto di virare su lidi catchy, è indiavolata, graffiante e in alcuni frangenti si spinge sino al growl.
E' piacevole dilettarsi nell'ascolto di "Mass Immolation" quanto in quello di "Face Your Fear" (buono lo stacco lento in cui il basso si ritaglia un minimo di spazio) e fare un po' di headbanging sulla bastardaggine di "Mental Anesthesia" e "Molestation".
L'unico pezzo che non mi ha convinto è la cover dei Black Sabbath, "Die Young", storica traccia inserita in "Heaven And Hell" primo dei due lavori del periodo Dio, assume sì le connotazioni più rozze e aggressive del thrash proposto dagli iberici e l'esecuzione non è per nulla maligna ma non c'è stato feeling, chissà che in futuro la cosa non cambi.
L'aspetto della produzione è da esaminare in due tronconi separati, dalla prima alla quinta canzone la cura dei Moontower Studios ha avuto il suo effetto, il sound di Javi Bastard (se la memoria non m'inganna è il chitarrista dei Graveyard e dei Lux Divina) è arcigno e combattivo, non perfetto ma adeguato per dar bastonate, le ultime due invece sono "fatte in casa" e possiedono una qualità e resa più basse dal punto di vista della pulizia quasi fossero demo version, nonostante ciò non vi sono grossi problemi che si possono riscontrare nell'on air a meno che non si sia fissati con la plastica e il senza sbavature che suona tutto uguale.
I Desecration non portano novità ma una partecipazione attiva e appassionata al mondo del thrash, "Lords Of Misery" è un album genuino e divertente, del resto sono giovani (hanno sui vent'anni di media) e il tempo è dalla loro parte, vedremo cosa ci riserveranno per il futuro.
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Gruppo: Crucified Mortals
Anno: 2011
Etichetta: Hells Headbangers Records
Contatti: www.myspace.com/crucifiedmortals - www.unitedheadbanger.com
Autore: ticino1
Tracklist
1. The Seance
2. Sordid Treachery
3. Hidden Tomb
4. Resurrected Fiend
5. Figure In Black
6. Desecrating The Dead
7. Perpetrator
8. Ghastly Affliction
9. Fatal Scheme
10. Masked Murder
11. Doom
DURATA: 37:21
 Cambiano i tempi in meglio o in peggio? Buona domanda. Prima tutto era migliore, infatti, circolavamo con il calesse e non con l'auto! Anni addietro i gruppi si prodigavano a cercare il proprio stile. Chiaro, quando arrivarono i Morbid Angel, molte formazioni tentarono accanitamente di copiarli. Quella fu pure una moda. Oggi com'é la situazione?
Il mitico Nathan T. Birk mi inviò il materiale promozionale di un gruppo a me totalmente sconosciuto: Crucified Mortals. Il foglio informativo li piazza nell'angolo di formazioni come i Rigor Mortis texani o Carnivore. La discussione concernente lo stile del gruppo é già terminata qui. Per coloro che fossero più lenti di comprendonio o che non conoscessero i gruppi di paragone, fatto per me incomprensibile, parliamo di old skull puro al cento per cento.
Tornando dal mio trasloco, in treno, mi accomodo, accendo il mio Ipod e scelgo il disco qui discusso. Dopo un'introduzione tranquilla, i pezzi sembrano spaccare senza sosta. Questo é thrash tirato, divertente, con veli death e senza compromessi, perfetto! Proprio questa perfezione mi disturba. Le canzoni sono ben suonate, i riff spesso invitano a scuotere la testa senza pausa o a formare un pozzo distruttivo e allucinante.
Ho trovato cosa mi disturba al tutto: i pezzi sembrano, sottolineo sembrano, troppo perfetti. Chiaro, il divertimento é garantito ma, e ora ci siamo, la musica si muove nella zona dei primi due lavori dei Sadus, con un'aggiunta di Legion Of The Damned e un tocco di Slayer. Perché reclama ticino1 allora?! É molto semplice da spiegare. Le tracce sembrano un costume d'Arlecchino fatto con pezze di diverse altre band. Mi permetto il paragone vista l'imminenza del Carnevale. Ripeto: alcune scale sono da paura e assolutamente degne di un inchino. Dopo la mezz'oretta di ascolto mi sono trovato con l'Ipod in mano a cercare un altro gruppo da ascoltare. I Crucified Mortals mostrano per il momento purtroppo poco interesse a sviluppare una propria identità e si limitano a offrire quello che qualunque DJ (ammetto che però con non sono tutti uguali) in una discoteca potrebbe dare: un passatempo e nient'altro.
Chi di voi fosse un fanatico di musica come il sottoscritto utilizzerà questo disco solo per una festa o godrà la mischia al concerto, ammesso che il gruppo sia capace di fornire uno spettacolo in uno stile degno della vecchia scuola. Le mie orecchie dicono che si tratta di un puro prodotto in linea con i bisogni del mercato odierno, assetato di materiale old skull.
Trovate voi stessi la risposta alla domanda posta all'inizio.
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Gruppo: Rotten Sound
Anno: 2011
Etichetta: Relapse Records
Contatti: www.myspace.com/rottensound
Autore: ticino1
Tracklist
1. Alone
2. Superior
3. Self
4. Choose
5. Hollow
6. Ritual
7. Green
8. Machinery
9. Power
10. Plan
11. Declare
12. Addict
13. Exploit
14. Terrified
15. Scared
16. Doomed
DURATA: 27:47
 La prima volta che ascoltai i Rotten Sound fu dopo avere scaricato qualche mp3, così per caso. Si trattava di piste tratte dal capolavoro "Exit". Fui schiantato contro il muro dalla potenza espressa da quei pezzi brutali e assolutamente secchi. Il grindcore segnava già in quel periodo anni di stagnazione. Sentire la loro musica mi fece un piacere immenso, così che ora ho quasi la discografia completa, qualcosa lo evito, e li vidi live al Mountains Of Death.
L'ultimo lavoro mi lasciò veramente l'amaro in bocca. Prima di tutto mi girarono i cosiddetti a causa dell'involucro, un involucro ultra speciale che, caso si rompesse, non sarebbe possibile sostituire. Vabbè. Posi tutte le mie speranze in mano all'ascolto. Ne fui piuttosto deluso.
Qualche settimana fa, dopo avere ricevuto dalla Relapse il promo digitale di "Curse", mi chiesi se rischiare e dare una possibilità ai finlandesi o se passare il tutto a un collega della redazione. Prevalse la curiosità. Chi non risica non rosica!
Seduto in treno cercai un disco con alta priorità da recensire. Scendendo la scaletta sul mio Ipod, mi fermai improvvisamente sulla cartella "Rotten Sound"... Mi dissi: "No! Continua a cercare!". Il dito fu comunque più veloce, permettendomi così di farmi dilaniare dalle note provenienti dal nord.
Cosa é rimasto dello stile della band? Violenza, rabbia, velocità. Non é cambiato niente, direte voi. Invece, lo sentii al secondo ascolto, i pezzi sono divenuti più complessi e ogni tanto presentano riff estranei allo stile, elegantemente intrecciati nelle maglie. Ho l'impressione che il tutto sia più, come odio questo termine, groove. Alcuni passaggi vi permetteranno di formare pozzi mortali davanti al palco. Il sottoscritto, considerata la sua venerabile età, tenterà di tenersene lontano, pur non rinunciando a scuotere la testa di tanto in tanto.
Cosa non mi piace? Ero grande ammiratore di K, il batterista che diede fascino al gruppo. Fui deluso di vedere i Rotten Sound in concerto proprio dopo la sua partenza per motivi famigliari. Gli auguro comunque grande felicità con sua moglie e il suo bimbo. Adoravo il suo stile molto vivo e spontaneo. In questo disco scopro un piccolo passaggio di batteria che potrebbe, sottolineo potrebbe, essere suo. M'infastidisce la sua piattezza. Sami Latva, il batterista attuale che sostituì K, penso non mi convincerà mai. Ultimo punto dolente é la durata del disco. Tento di vedere il tutto da un lato positivo: é meglio una vita corta e piccante di una lunga e noiosa!
Recensione corta per un disco ristretto: ascoltate, godete e divertitevi!
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Gruppo: Kings Destroy
Anno: 2010
Etichetta: Maple Forum
Contatti: www.myspace.com/kingsdestroynyc
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Mountie
2. Dusty Mummy
3. The Whittler
4. Planet XXY
5. Medusa
6. Stung
7. Two Tons
8. Old Yeller
DURATA: 44:54
 L'anno 2010 per il doom è stato qualcosa di strepitoso, ve ne sarete accorti dal numero di release che ho avuto il piacere di recensire con toni esaltati.
E' da poco entrato il 2011 eppure ci sono ancora perle del recente passato che vale la pena di scoprire o per chi li conoscesse già dar comunque il dovuto risalto, fra queste non può non essere inserita l'opera prima dei Kings Destroy "And The Rest Will Surely Perish".
Chi non ha notato che molto dell'ambiente hardcore si è avvicinato lentamente al metal più estremo e fangoso? Sia nel versante sludge che in quello più votato a sonorità classiche come del resto in quello dai forti contorni blackish si è avuto un progressivo aumento di band e personaggi di quel mondo che si son riversati nel fiume oscuro del doom, è da quel panorama che la formazione newyorkese, che vanta nelle sue fila membri di Uppercut, Killing Time ed Electric Frankestein, si sposta portando un minimo di bagaglio personale con sè in un territorio che fa delle connotazioni stoner/doom la propria matrice portante.
E' un album old oriented per molti aspetti, sembra di avere a che fare con una miscela altamente drogata di Saint Vitus, Church Of Misery e l'essenza sabbathiana primordiale, esplosivo puro in pratica.
Otto tracce per quasi quarantacinque minuti di esplorazione delle lande pachidermiche e grigie in cui l'uso del groove massicio e di melodie di presa riconoscibili e accattivanti nel ripetersi divengono armi funzionali all'operato di un combo che mostra una maturità artistica rilevante per essere solo a un debutto.
Ascoltando brani come l'opener "The Mountie" vi accorgerete di quanto sia fondamentale per l'approccio dei Kings Destroy il muoversi su basi magari non innovative ma che sono talmente ben composte ed eseguite, intarsiate all'aspetto legato alle melodie, che sarà difficile non venirne coinvolti, sanno appesantire la botta sfoderando affondi in stile sludgy in "Dusty Mummy" e darsi un tono ricercato e malinconico bluesy nelle venature caratterizzanti "The Whittler".
Il riffing dei chitarristi Carl Porcaro e Chris Skowronski è assemblato in modo da sviluppare dinamiche sempre diverse che si colorano assecondandone l'umore, è facile ad esempio accorgersi della vivacità impressa a una "Planet XXY" che ha un'anima rock incastonata in sè, di come il trittico a seguire composto da "Medusa", "Stung" e "Two Tons" a comporre la pancia del platter scivoli via forse troppo velocemente grazie a una formula dall'estro sabbathiano così piacevole da farlo letteralmente volare, arrivi a "Old Yellow" che in pratica hai già voglia di rinfilarlo nel lettore e quest'ultima canzone figlia illegittima di Wino e soci con addittivo solco grooveggiante in "mode on" è uno sballo, con ciò si può dire davvero è un gran finale.
Se le asce svolgono il compito in maniera esemplare, l'asse ritmico che vede Rob Sefcik dietro le pelli e Ed Bocchino al basso è incassato alla grande, non c'è un buco, un solo fottutissimo foro o attimo in cui siano scoperti, una prestazione compatta e operosamente groove dal primo all'ultimo secondo.
Non ci si può dimenticare di certo di uno Steve Murphy al microfono che in una propria versione Ozzy sfrutta le tonalità roche per accentuare l'aspetto street dell'operato, è sul pezzo e si esprime mantenendo vivido quel legame seventies che percorre la spina dorsale di "And The Rest Will Surely Perish".
Con la produzione affidata a Sanford Parker, uno che sa dove e come metter le mani su un mixer, se aveste dubbi ascoltate le opere dei The Gates Of Slumber e Zoroaster (non sono gli ultimi arrivati eh) su cui ha messo lo zampino e una prestazione complessiva strumentale di così alto valore non posso far altro che consigliarvi caldamente l'acquisto di quest'ennesimo gioiellino doomico, i Kings Destroy e "And The Rest Will Surely Perish" meritano d'entrare a far parte della vostra collezione.
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Gruppo: Forever's Edge
Anno: 2010
Etichetta: Nightmare Records
Contatti: www.myspace.com/foreversedgeus
Autore: Mourning
Tracklist
1. Our Hopes, Our Dreams
2. Everlost
3. The Demons Creation
4. Divide In I
5. In The Dark
6. Morning Star - Forever And Never
7. Damnation - We Rise
8. Epiphany Of Music
9. Endlessly
10. Closed Eyes
DURATA: 59:05
 Al giorno d'oggi creare un capolavoro è cosa non dico impossibile ma a farla semplice alquanto complicata, altrettanto lo è comunque dar vita a un disco "ordinario" che mantenga il proprio valore nel tempo.
Le band operaie si possono guadagnare tale attributo facendo sì che la bilancia penda dal lato positivo, esse sono la linfa vitale grazie alla passione e a un proporsi più per spudorato amore che per l'inventiva posseduta.
Gli statunitensi Forever's Edge è a questa categoria che appartengono, il debutto "Chaotic Silence" successore del demo autoprodotto "Endlessly" ha trovato l'appoggio discografico della Nightmare Records, vigile follower della scena legata al sound classico e derivanti.
Suonano un power metal intriso di progressivismo e dalla forte trazione sinfonica, act quali Serenity, Evergrey, Pyramaze e in alcuni frangenti Symphony X inquadrano quello che il quintetto di Staten Island (New York) interpreta nel modo che più gli conviene.
Pur peccando di una derivazione netta dai nomi più conosciuti, il disco scorre fluido, palesa chiaramente le qualità di una formazione matura e che ha un approccio ben definito nell'impostare i pezzi, la parte del leone e leader concettuale del combo la interpreta il chitarrista Salvatore Pisano, fondatore e colui che fornisce l'impronta stilistica ai brani.
L'intenzione di mantenere viva la voglia di cimentarsi dapprima con territori dediti alle sezioni più classiche del power per poi deviare in altri divaganti nelle due direzioni sopra indicate è percettibile ascoltando in tracklist episodi come "Everlost" e "Damnation - We Rise" quanto una "Divide In I" e "Endlessly" che come un botta e risposta sulla lunga distanza non fanno altro che girare e rigirare la medaglia e a seconda del volto esposto adattarsi alla sfumatura da evidenziare.
In alcuni casi il vostro orecchio avrà a che fare con fraseggi "standard" ma che ben eseguiti e arrangiati hanno la capacità di attirare ugualmente, la voce stessa del buon singer Clay Barton si presta perfettamente a recitare il ruolo che gli viene richiesto con l'unica pecca d'esser troppo riconducibile ad altri personaggi noti della scena, le linee e l'impostazione non l'aiutano a far venire fuori una personalità che avrebbe portato acqua al proprio mulino, cosa che avviene invece grazie all'impegno egregiamente svolto dal tastierista Mike Khalilov ormai ex membro della band.
La orchestrazioni sono una nota lieta, impossibile non riferire fra le sue peculiarità meglio riuscite il modo in cui esse riescono a rendere piacevoli e carezzevoli canzoni come "In The Dark" e "Epiphany Of Music" che vede anche il rientrare delle female vocals già percepite in "Divide In I", provano poi a intrigare l'ascoltatore inserendo un sax inaspettato e indovinato nel corso di "Morning Star - Forever And Never" ma purtroppo pur avendo un'organizzazione e delle indubbie potenzialità, i Forever's Edge è come se in questo momento fossero chiusi in una gabbia che non permette loro di spiccare il volo e sfogare la grinta che potrebbero far fuoriuscire.
Non mancando tecnica e puntando su di un eventuale progredire dell'ambito compositivo, quello che auguro ai ragazzi è di avere un budget maggiore da utilizzare dietro il mixer, la prestazione di "Chaotic Silence" è come se fosse adombrata, come un vetro appannato, per potervi guardare si ha bisogno di togliere quel velo che l'occhio limita, allo stesso modo una pulizia e un sound più pimpante avrebbero dato una marcia in più.
Tenete in considerazione questa band, è un album di debutto, è sostanzialmente superiore alla media e non mi meraviglierei più di tanto se col successivo riuscissero a centrare in pieno il bersaglio, se poi siete affamati di tali sonorità il disco vi soddisferà pienamente ogni volta che lo infilerete nel lettore, questo è già tanto.
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Gruppo: Helrunar
Anno: 2011
Etichetta: Lupus Lounge / Prophecy Prod.
Contatti: www.myspace.com/helrunarhorde - www.helrunar.com
Autore: Dope Fiend
Tracklist
Disco 1
1. Gefrierpunkt
2. Kollapsar
3. Unter Dem Gletscher
4. Nebelspinne
5. Praeludium Eclipsis
6. Tiefer Als Der Tag
7. Nur Fragmente...
8. Ende 1.3
Disco 2
1. Europa Nach Dem Eis
2. Aschevolk
3. Die Mühle
4. Rattenkönig
5. Moorgänger
6. Lichtmess
7. Sól
DURATA: 01:32:38
 Nuovo anno e nuovo disco anche per i tedeschi Helrunar. Dopo l'ultimo, giustamente acclamatissimo "Baldr Ok Íss", a distanza di tre anni viene rilasciato "Sól". Quest'ultima creazione è un coraggioso doppio album composto da "Sól I - Der Dorn Im Nebel" e "Sól II - Zweige Der Erinnerung", di cui è possibile anche l'acquisto separato.
Qualunque sia il modo di ascolto comunque, questo lavoro non è certo adatto a coloro che adottano con la musica un approccio stile "fast-food". E' una proposta tanto intricata quanto soddisfacente, una volta afferrata completamente.
Se con gli album precedenti il duo tedesco ci aveva già dimostrato di che pasta era fatto, quest'ultimo mira alla consacrazione definitiva a realtà affermata della scena Pagan Black germanica.
I due dischi differiscono tra di loro per alcune sottili percezioni umorali, in quanto il primo è improntato su un Black più ferale e battagliero, mentre il secondo esalta maggiormente la componente più naturalista risultando essere più riflessivo e intimista. Ciò che comunque è indubbio è la grande ispirazione e vena compositiva che ha animato quest'opera dalle grandi dimensioni: ditemi voi se pensate sia semplice comporre un'ora e mezza filata di Black Metal e non far gonfiare a dismisura lo scroto all'ascoltatore. Ve lo dico io, no non è facile. Gli Helrunar sono però riusciti in quest'ardua impresa, mettendo insieme più di novanta minuti di musica senza cali e senza riempire il disco di filler dalla dubbia utilità.
Come già accennato, non è una proposta di facile fruibilità, ma al contrario sono molti gli ascolti che necessitano per digerirla completamente. Il riffing proposto è complesso, mai banale o scontato, veloce ma in grado anche di offrire rallentamenti ben inseriti. Le due parti di questo scenario si amalgamano sapientemente; ritmiche marziali e belligeranti come quelle di "Unter Dem Gletscher" e "Ende 1.3" si intersecano ad arpeggi vibranti di profonda energia come in "Nebelspinne" o nella strumentale "Praeludium Eclipsis". Altro punto di forza sono le superbe aperture melodiche dal sapore quasi centenario ma maledettamente pregnanti e avvolgenti presenti ad esempio in brani come "Tiefer Als Der Tag", "Aschevolk" e "Rattenkönig", in diversi punti dei dischi intrecciate a parti narrate (rigorosamente in tedesco) penetranti e estremamente vive.
Tecnicamente ogni strumento è assolutamente ineccepibile, mentre merita una menzione particolare lo scream, una vera e propria lacerante invocazione alla Natura. Sì, perchè gli Helrunar ci dimostrano come sia possibile per dei "semplici" esseri umani trovarsi in completa sintonia con le forze circostanti, arrivando al punto di poter pensare che ciò che si sta ascoltando non sia il risultato di strumenti musicali, ma in realtà un inno fuoriuscente dalle remote profondità della terra stessa.
Insomma, come avrete ben capito questo (doppio) nuovo lavoro targato Helrunar non è un ascolto da effettuare con leggerezza pretendendo di averne subito una completa cornice chiarificatrice. Si dimostra invece un caleidoscopio di elementi che, una volta avuto la perseveranza di rilevare, uniti formano un unico, immenso e bellissimo quadro che non potrà che lasciare a bocca aperta chiunque giunga a vederlo.
Non rinunciate a una tale bellezza solo perchè sembra difficile da raggiungere; in fondo sono sempre le cose per cui si è più sudato quelle che danno maggiore soddisfazione, giusto?
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Gruppo: Disintegrate
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/disintegrateband
Autore: Mourning
Tracklist
1. Abecedarium
2. Mediacrity
3. The Art Of Clairvoyance
4. Casus Belli
5. Parasites Of A Shifting Future
6. Twist Of Faith
7. The Architect
8. Shatter Them
9. The Subtle Decay
10. Within The Pain
11. These Scars
DURATA: 46:43
 Avevo già incrociato sulla mia strada gli olandesi Disintegrate, ho recensito l'ep "Destructive Capacity", girando per il sito potrete leggere quel primo resoconto sull'operato di una band che è adesso più matura ma che è ripartita dalle basi solide costruite con quel mini lavoro.
Ho notato da subito che i quattro pezzi del mini platter sono stati inseriti a infoltire e irrobustire la tracklist dell'album di debutto "Parasites Of A Shifting Future", non sono cambiate le coordinate sonore, alle orecchie toccherà quindi esser investite da un death/thrash che si diletta nel fondere visione melodica e badilate a profusione senza pensarci troppo.
Il disco nei suoi quasi quarantasette minuti di durata non fa segnalare passi falsi, ci troviamo dinanzi un'onesta e ben strutturata prova del genere, c'è impatto, vi sono gli assoli ben impostati ed eseguiti ad arricchire i brani fra i quali si può evidenziare quello inserito in "The Art Of Clayrvoyance" ad opera del guest Jord Otto dei Revamp, la formazione della bella e brava Floor Jansen, e parlando di donne non si fanno mancare il tocco femminile affidato alla presenza di Claudia Edwards van Muijen che duetta con il singer Danny Boonstra nell'accattivante "The Subtle Decay".
Sono comunque le mazzate a capocollo a farla da padrone, pezzi come "Mediacrity", "Parasites Of Shifting Future" e "Shatter Them" tendono a chiarire subito la questione senza porre mezzi termini, vi è poi la parte più ricercata che vien fuori in "Casus Belli" che per alcuni punti trova contatto con i Dark Tranquillity e si pone con un piglio più heavy oriented, la proposta diviene più diluita, con "The Architect" invece è il death melodico ad assumere il ruolo d' influenza prorompente e predominante mettendo in risalto le scelte indovinate dei Disintegrate in tale ambito.
E' un album che segna un netto passo in avanti per i Disintegrate, "Parasites Of A Shifting Future" è moderno, possiede varianti e l'uso di tastiere, peraltro calibrate ottimamente dallo stesso cantante, che lo renderanno magari poco gradito agli ascoltatori incollati al marchio old school, così come la produzione ad opera di Jord Otto pulita ma adatta a fornire la potenza giusta ai pezzi è un'altra nota che potrebbe non attirare gli appartenenti a una certa ristretta vecchia guardia, i restanti, soprattutto coloro che amano i percorsi melodici, diano la possibilità al combo di andare on air, gli ingredienti appositi a catturare la vostra attenzione ci sono tutti.
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Gruppo: Hollow Leg
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/hollowlegband
Autore: Mourning
Tracklist
1. Caretaker
2. Shattered
3. The Return
4. The Source
5. Bacchus
6. Nothing Left
7. Spit In The Fire
8. Warbeast
9. Grace
10. Wayside
DURATA: 53:01
 Pesanti come mattoni, stringenti come una morsa che sa quali punti andare a premere per far male gli Hollow Leg, duo composto da Brent (chitarre e voce) e Tim (batteria e voce), si presentano a noi come una doom-stoner machine fangosa e dura a morire.
I ragazzi di Jacksonville (Florida) hanno vissuto per un periodo della loro vita a Boston addentrandosi anche nell'underground hardcore e metal di quella zona.
E' impressionante quante formazioni un lavoro come questo "Istinct" possa evocare a influenza, penso a gente come Acid King, Orange Goblin e Black Cobra tutte star del genere dalle quali però riescono a distaccarsi fornendo all'ascoltatore un songwriting maturo e con sprazzi di lucidità personale che affonda le mani nel fango del groove e delle atmosfere doom più oppressive alternandole a movimentate scorribande stoneriane.
Le caratteristiche della band vengono sviscerate in pieno dalla doppietta d'apertura che vede "Caretaker" e "Shattered" assuefarci con un'ondata di sonorità multiple e minacciose, la voce è estrema, al vetriolo, si ritaglia gli spazi in cui poter sfogare la collera di cui è sana portatrice.
Le successive "The Return" e "The Source" sono fra gli highlights da scoprire in quest'album, la prima è ossessiva, viziosa, ridondante con un'accennata vena psichedelica punitrice, la seconda vede la collaborazione di Stevie Floys dei Dark Castle nel reparto vocale, acquista una dose di animo sognante pur rimanendo ancorata alla solidità terrena minacciosa e spaccaossa che in fin dei conti è il marchio di fabbrica degli Hollow Leg.
Siamo neanche a metà di "Istinct" e ho il collo praticamente a pezzi, la voglia di sbattere la testa e la birra che mi son scolato sono una motivazione in più per andare in fondo a questo percorso di distruzione.
Prende piede "Bacchus" un mid-tempo granitico e figlio di puttana che ti chiede forzatamente di continuare a sbattere la testa, i solchi sono giganteschi, puro groove sostituito da una "Nothing Left" secondo capitolo che vede la partecipazione di altri musicisti, è la volta di Scott Angelocos e Jarad Weston metter parola in un brano dove lo stridulo vociare si pone sopra l'ennesima serie di riff colossali prima dell'overdrive inserito in una "Spit In The Fire" che con un'incedere ciclico ipnotico assoggetta e possiede uno strano chorus, una via di mezzo fra uno stato alterato mentale offerto dalla voce sempre irritata e la contrapposizione melodica che lo rende particolarmente piacevole all'ascolto.
La fine dell'album sta per giungere e il tasso alcolico aumenta, ho bisogno di un Daniels per svegliarmi e continuare, direte che ci sto dando sotto e stramazzerò a terra? Sarà stata fatica spesa bene, la compagnia è giusta.
Più sono lunghi i pezzi degli Hollow Leg e più t'invitano a devastarti, "Warbeast" (Angelocos presta anche stavolta la sua ugola per le backings vocals) n'è un esempio lampante, riff killer, ritmi impostati per dar luogo a un tellurico e pachidermico andare adornato da tratti di melodia a tinte grigio/nere e il gioco è fatto, abbiamo nelle orecchie suoni e atmosfere familiari per gli appassionati ma quando si ha una serie così positiva e ben congeniata di canzoni non ti viene da dire che datemene ancora e ancora.
Mancano solo due tracce e il sigillo finale verrà posto, ci sono vibrazioni seventies che si addensano in una coltre anthemica stoneriana nella suadente "Grace" dallo spegnersi acustico, tocca quindi allo strumentale "Wayside" salutare riprendendo da dove la precedente si era interrotta per indiavolarsi liberando una furia rotonda e grassa dai contorni psych che scrive a lettere cubitali: "This Is The End".
E' stata un'esperienza fantastica avere nel lettore "Istinct", la produzione è praticamente perfetta regalando all'ascoltatore ciò che l'ascoltatore vuole da un disco simile, la potenza, essa viene eloquentemente rappresentata nella scelta dell'artwork che vede in fronte fra logo e titolo del platter un bel toro, animale che fa della mole e della carica doti essenziali della propria figura.
Volete stoner? Volete doom? Avete essenzialmente bisogno di entrambi per far ripartire una giornata andata a puttane? Gli Hollow Leg saranno la vostra droga, non farà danni al cervello, probabilmente vi ritroverete col collo a pezzi per il troppo sbatacchiare, è un rischio che si può correre, "Istinct" è un acquisto che non va rimandato.
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Gruppo: Moonreich
Anno: De Tenebrarum Principio
Etichetta: 2011
Contatti: www.myspace.com/moonreichmusic
Autore: Akh.
Tracklist
1. Le Regard Du Pendu
2. Les Psaumes D'Iscariote (Livre I: Le Pardon Du Pendu)
3. Du Sang Sur Les Mains
4. En Mon Ame Et Conscience
5. Le Réveil Du Pendu
6. En Marche Sur Nos Terres
7. Loi Martiale
8. Les Psaumes D'Iscariote (Livre II: Mes Ailes Ne Brûleront Plus)
9. En Préparant L'Assaut...
10. L'Aube De Cristal
11. 0
DURATA: 57:01
 I Moonreich grazie alla De Tenebrarum giungono al loro esordio con "Loi Martiale", chi ha avuto modo di ascoltare il precedente mini cd saprà con chi ha a che fare, ovvero dei guerriglieri totali, difensori di un modo di intendere il BM di stampo scuro e farcitissimo di sfuriate fulminanti.
Chi ama la scena svedese (Dissection e Marduk su tutti) troverà certamente di che gioire, le iniziali "Le Regard Du Pendu", "Les Psaumes D'Iscariote (Livre I: Le Pardon Du Pendu)" (molto affascinante l'arrangiamento di piano inserito) sono la dimostrazione lampante della carica belligerante del combo, quindi melodie tirate a velocità di blast beat e scream lancinati sono la firma su cui regge il telaio di quasto disco.
Certo c'è da dire che non tutti i colpi sortiscono il risultato prefisso, in "Du Sang Sur Les Mains" e "Les Psaumes D'Iscariote (Livre II: Mes Ailes Ne Brûleront Plus") (troppo evidente l'influenza dello stacco più famigerato dei vecchi Satyricon, riascoltatevi "Mother North" per intenderci) ad esempio c'è sicuramente un po' troppa derivazione nel riffing e le parti lente non sono riuscite a convincermi per niente, come nello stacco in chiusura del primo pezzo in questione, di scuola prettamente Dissection. Penso sinceramente che i nostri avrebbero potuto far qualcosa di assolutamente più originale ed anche la seguente "En Mon âme Et Conscience" ha degli alti e bassi da limare in futuro.
Fortunatamente con il riprendere dei giri i terroristi transalpini rianimano dal torpore instaurato, sciorinando una sequenza di brani adrenalinici grazie alla realmente buona produzione e ad un batterista che possiede veramente una marcia in più senza inventare niente, ma allo stesso tempo risultando efficace e devastante, e sempre pronto a rafforzare il fuoco di trincea, si vedano "Le Réveil Du Pendu", "En Marche Sur Nos Terres" e la marziale "Loi Martiale", a volte mi sono potuti tornare a mente gli Hak-Ed Damn di "Nekrowristfucked".
Più atipica rispetto al contesto risulta "En Préparant L'Assaut... ", dalle melodie distese e tetre ma rapida in partenze repentine, su cui la voce è pronta a graffiare e lanciare i suoi strali d'odio e ferocia, come atipica è assolutamente la chiusura di "0" dove a sorpresa si ritrovano ad intrecciarsi con il lavoro delle chitarre delle pipes dal sapore suggestivo ed evocativo come la seguente ghost track, interamente suonata da un organo maestoso e grave che ben dipinge il drappo della guerra appena terminata.
Se il Bm made in Sweden è la vostra passione, se l'artiglieria pesante non vi fa paura, e se cercaste un gruppo che suoni con lo spirito di una decade fa ma con l'impatto odierno, i Moonreich hanno le certe in regola per farsi notare; certo un aumento della personalità è auspicabile, ma come dice qualcuno: "non dovuto".
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Informazioni
Gruppo: Hell In The Club
Anno: 2011
Etichetta: Red Pony / Audioglobe
Contatti: www.myspace.com/hellintheclub
Autore: Mourning
Tracklist
1. Never Turn My Back
2. Rock Down This Place
3. On The Road
4. No Appreciation
5. Since You're Not Here
6. Another Saturday Night
7. Raise Your Drinkin' Glass
8. Forbidden Fruit
9. Natural Born Rockers
10. Star
11. Daydream Boulevard
12. Don't Throw In The Towel
DURATA: 44:45
 Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma, gli artisti dopo anni e anni di militanza nella scena musicale sentono il bisogno di reinventarsi, i side-project spesso sono di un'inutilità devastante, alle volte però riescono anche a superare i traguardi raggiunti con le band madre.
Gli Hell In The Club sono stati fondati come valvola di sfogo? Chissà, quello che è evidente è che Davide Moras degli Elvenking, Andrea Buratto e Federico Pennazzato dei Secret Sphere non sono fra gli ultimi arrivati e che abbiano trovato in Andrea "Picco" Piccardi un ottimo elemento con cui completare la line-up di questa nuova formazione.
Cos'è venuto fuori da quest'incontro? Un ritorno alle sonorità fatte di lustrini, hard'n'heavy glitterato e scatenato anni Ottanta di cui gente come Danger Danger, Aerosmith, L.A. Guns, e per rimanere nel contemporaneo Hardcore Superstar e perché no i Backyard Babies, si faceva ed è tuttora portabandiera.
"Let The Games Begin" è un album privo di pause e buchi, dodici tracce fatte per vivere un party in continua evoluzione ripercorrendone tutte le sue fasi, ci sono i brani da pista scatenanti, trascinanti, la prima parte della tracklist che va dall'opener "Never Turn My Back" a "On The Road" impatta alla grande scaricando un'elevata dose d'adrenalina, soprattutto "Rock Down This Place" è una fucilata dal refrain che ti rimane in testa.
I toni si fanno più scuri in canzoni come "No Appreciation", "Since You're Not Here" e "Forbidden Fruit" dove la figura di Sebastian Bach e dei suoi Skid Row sembra farsi strada fra le varie influenze.
A queste s'inframezza la cover di "Another Saturday Night" incisa nel 1964 da Sam Cooke riportata in auge nella decade successiva da Cat Stevens nel 1974, la versione degli Hell In The Club come potrete facilmente immaginare è velocizzata e dai tratti cromati lucenti.
Come si può organizzare una festa e farsi mancare il momento clou della serata? Chi non ha mai aspettato il lento per stringere la compagna e condividere un paio di minuti con la ragazza per cui si provava un interesse, sul piatto d'argento ci viene servita "Star" una ballad adatta alla situazione, il corso riprenderà altri ritmi e cadenze con le conclusive "Daydream Boulevard" e "Don't Throw In The Towel" dalle venature bluesy.
E' un ascolto dinamico, accattivante e che ti far venir voglia di rimetterlo in circolo senza troppi patemi d'animo, pur non essendo un amante del genere è stato abbastanza semplice farsi catturare dalle canzoni e dalla prestazione di un quartetto che ha idee ben chiare.
Per i nostalgici di quel periodo "Let The Games Begin" è un bel regalo, i ricordi verranno a galla episodio dopo episodio, per chi invece se lo ritrovasse fra le mani e abbia delle perplessità, prima di prendere una decisione lo mandi un paio di volte on air e chissà che non vengano meno come successo al sottoscritto, concedetegli un po' del vostro tempo, gli Hell In The Club sanno ciò che fanno.
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Gruppo: Guilty As Sin
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/guiltymusic2008
Autore: Mourning
Tracklist
1. Truth Serum
2. House Arrest
3. Permanent Warfare Economy
4. At The Precipice Of Inhuman Deeds
5. Planets
6. Before The Flood
7. Galactic Agent - Pacal Votan
8. Operation Midnight Climax
9. Lost@Sea
10. Blood Groove
11. HAARP
DURATA: 49:11
 Continuano percorrendo il sentiero dell'autoproduzione i bikers Guilty As Sin, il sound del trio americano composto da Zak Ovoian (batteria, moogs, voce), Dan MacAdams (chitarra, voce, synth) e Ryan Dilbarian (basso e voce) riparte da ciò che di buono aveva offerto "Led To The Slaughter", proponendolo in versione più affinata ma non meno istintiva e sperimentale in questo terzo capitolo dall'elementare titolo "III".
La musica è sin dall'inizio nata come "bastarda", un intruglio d'influenze anni Settanta/stoner e punk/hardcore ma che hanno come robusta base le sferzate thrash e sfruttano un additivo psych per garantirsi quel riscontro intimista e viaggiante di cui si fanno fregio.
Il carattere strumentale è ancora predominante, le sezioni vocali sono rare e tranne qualche sample parlato sono sparuti gli episodi che vantano presenza dietro il microfono vedasi la pesante opener "Truth Serum" in cui viene usata in maniera strisciante, "House Arrest" ripresa dal secondo album già citato e una granitica "Blood Groove".
I cinquanta minuti navigano in un mare ribollente di riff grezzi e alcolici, sferragliate improvvise a velocizzare il sound in "Permanent Warfare Economy", "At The Precipice Of Inhuman Deeds", "Lost@Sea" e la conclusiva "Haarp" senza mai rinunciare a momenti estranianti e orientaleggianti che spiccano in "Before The Blood" e la successiva galleggiante "Galactic Agent - Pacal Votan".
I Guilty As Sin sono motociclisti che amano la cultura zen? Probabile, studieranno pure mitologia greca? Può darsi, fatto sta che un disco come "III" viene ben rappresentato dalla semplice cover con sfondo verde nel cui mezzo è raffigurata la figura mitologica di Cerbero, l'animale guardiano dell'Ade possiede tre teste che simbolicamente hanno il significato di distruzione del passato, presente e futuro, così come la musica dei ragazzi mostra d'avere più facce che riescono a convivere senza nessun problema, il non essere strettamente catalogabili è la loro qualità migliore.
Hanno uno stile personale, si divertono evitando di fossilizzarsi e sono di buona compagnia, con quest'album hanno confermato la loro bontà compositiva e anche la produzione come nel precedente non ostacola l'ascolto, non è perfetta né pulitina (per fortuna), va benissimo così.
Se sentiste il bisogno di staccare e metter su canzoni che vi rivitalizzino e rilassino, con "III" il problema si risolverebbe agevolmente, mi raccomando però, non fatevi mancare la sacrosanta birra ghiacciata al vostro fianco.
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Gruppo: From The Shores
Anno: 2008
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/fromtheshores
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Dawn At Sunset
2. Fury Of The Embers
3. Serve The Flesh For Dessert
4. I Have Never Been Hurt By Luxury
5. As The Firmament Ratifies The End
DURATA: 18:10
 I veneti From The Shores sono una giovane quanto operosa realtà, si sbattono a più non posso per suonare live, dal 2005 sino ad ora hanno collezionato diverse presenze on stage e sono stati inseriti in varie compilation fra cui "Core From Italy" recensita al tempo da Advent per il nostro sito.
La formazione ha rilasciato in questo lustro un solo ep nel 2008 intitolato "Until My Last Breath", prova decisamente orientata verso la derivante moderna dell'ondata melodeath metal con influssi core, appena diciotto minuti di musica che però danno a grandi linee l'idea della direzione intrapresa dal combo.
Pezzi come "Fury Of The Embers" e "I Have Never Been Hurt By Luxury" improntano l'approccio su un legame con l'old school che vanta però più varianti tese a diversificare l'incedere, sono le più rappresentative per quanto riguarda le strutture del riffato e la possibile evoluzione in chiave futura.
Quando tirano sanno far male, "Serve The Flesh For Dessert" e "As The Firmament Ratifies The End" ne sono la testimonianza, mettono in rilievo la prestazione potente e precisa del batterista ferrato ed efferato nelle concitate e sconquassanti accelerazioni che efficace nelle fasi allentate e cadenzate le quali potrebbero essere rese più avvolgenti.
Nota positiva anche la prestazione dietro il microfono che se in fase di growl risulta nulla di eccezionale, un già sentito che svolge bene il proprio compito ma sin troppo accomunabile ad altre ugole, nel momento in cui decide di forzare con le parti scream fa fuoriuscire una timbrica non canonica e che si poggia bene sui pezzi guadagnando punti.
Non è un prodotto in grado di dire la sua ad alta voce in un campo di battaglia pieno di avversari decisamente agguerriti, il genere è colmo di produzioni similari e quest'ep dimostra che ci sono passione e una volontà ferrea da parte dei componenti di guardare avanti ma che l'immaturità compositiva frena la situazione.
Sicuramente nei due anni che son passati di migliorie ne saranno state apportate, "Until My Last Breath" in fin dei conti era pur sempre il piacevole primo passo fatto dai From The Shores.
Attendendo nuove dai ragazzi su una prossima uscita, v'invito a un ascolto di queste cinque tracce, le basi sono discrete vediamo adesso cosa ci riserverà il futuro.
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Gruppo: Lustre
Anno: 2009
Etichetta: De Tenebrarum Principio
Contatti: www.myspace.com/lustresweden
Autore: Mourning
Tracklist
1. Part 1
2. Part 2
DURATA: 19:50
 Nachtzeit è uno di quei personaggi che si sta facendo strada fra gli appassionati musicali di un certo tipo di black, sono l'atmosfera e un rituale naturalismo a fornire la componente prominente all'interno dei suoi lavori, l'ep che mi è capitato fra le mani, "Welcome Winter", è forse il disco più intenso che abbia sinora pubblicato.
In soli venti minuti d'estrazione classicamente derivante da Burzum del periodo Filosofem, l'artista svedese intraprende un cammino denso di odori e rumori che riconducono alle foreste che formano il polmone verde nazionale.
C'è un distacco completo dal caos cittadino, dalla tediosa routine che viene sostituito dall'aria umida del terreno dopo la pioggia, da fruscìì che rimandano all'operato d'insetti notturno (qualcuno potrebbe dire grilli, forse c'è un po' troppo freddo per loro in Svezia).
L'uso del synth maliardo, ossessivo da cui trapela quella sensazione di gelo melanconico, viene acuito con l'andare del tempo minuto dopo minuto dal mondo in cui le note s'incastrano su una base che mantiene ritmi lenti, aperti alle soluzioni ariose dei tappeti che si pongono a mo' di controltare.
La voce si presenta come una pennellata che di sfuggita s'inserisce in un quadro che molto più largo della prospettiva di testi, esprime la propria personalità con le lievi sfumature che vanno a disegnarne la figura, in tal senso le foto scelte dal musicista per fronte, retro e inside di "Welcome Winter" scattate sia nella propria terra natale, sia in suolo francese ben si accostano alla possibile raffigurazione calzante alle due tracce.
Un ep che dura quel poco che basta per ripristinare il collegamento (nel caso si fosse interrotto) fra l'uomo e la natura, alle volte ci dimentichiamo di come anche solo aprendo la finestra e guardando ben oltre i banchi di cemento che le città invasive hanno edificato senza rispetto ci sia ben altro, le emozioni e il legame con essa sono salutari per il nostro essere umani, peccato troppi si viva di memoria corta, Lustre per fortuna ce lo ricorda con la sua musica.
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Autore: Mourning
Formazione
Luca - Voce
Leo - Chitarra
Vanny - Chitarra
Theo - Basso
Andrea - Batteria
Do il benvenuto su Aristocrazia Webzine alla band veneta dei From The Shores, come va ragazzi?
Ciao a tutto lo staff di Aristocrazia Webzine e grazie per lo spazio. Le cose stanno andando bene, abbiamo da poco iniziato i lavori sul nuovo disco.
Abitudine della nostra 'zine è inizialmente far parlare l'ospite, tocca quindi a voi il primo round, diamo un po' di informazioni sulla storia della vostra realtà musicale.
Ci siamo formati a Venezia nel 2008 dopo lo scioglimento di due band: io (Theo) e Luca e il nostro ex chitarrista venivamo dai Firstdate, Leo e Andrea dagli Arkham Asylum. Dopo la pubblicazione del nostro primo ep e alcuni tour sparsi in tutta Italia, Sardegna inclusa, da qualche mese Vanny è entrato ufficialmente nella band come nuovo chitarrista.
Siete giovani e avete alle spalle un discreto primo passo come "Until My Last Breath" (troverete la recensione girando per il sito), qual è il background d'ascolti e in linea generale le band che vi hanno più influenzato sinora? Sia in ambito metallico che non.
Fortunatamente abbiamo tutti un background musicale diverso e a tutti piacciono cose diverse. Singolarmente si spazia da un po' tutto il metallo a punk, elettronica, e un sacco di altri generi. Alla fine se la musica è fatta bene il genere non deve essere un ostacolo. A livello di band ci influenzano molto il death svedese, il black norvegese e un po' tutto il metal estremo.
Sono passati due anni dall'uscita di quell'ep, cos'è cambiato? Qual è la direzione che avete intrapreso e ci sono novità discografiche a breve termine?
In questi due anni sono successe molte cose. Siamo stati parecchio in tour a supporto dell'ep, l'ultimo in ordine di tempo finito da poco. Siamo stati in Sardegna e abbiamo avuto un cambio di line up. Nel frattempo abbiamo lavorato molto sul sound della band, senza stravolgimenti eccessivi ma comunque cambiando in parte direzione rispetto all'ep, il che era naturale visto che dalla line up che ha registrato "Until My Last Breath" i From The Shores sono oggi cambiati per 3/5.
Come componete un pezzo e come scegliete quale tematica trattare? Avete dei punti di riferimento saldi in entrambi gli ambiti di costruzione del brano?
Direi di no. Per quanto riguarda la composizione il processo è abbastanza lungo, in quanto cerchiamo sempre di evitare le soluzioni più ovvie e prevedibili. I pezzi poi, finchè non sono registrati possono continuare a variare se dopo qualche tempo un riff non ci suona più così convincente. Per i testi anche lì le tematiche non sono fisse, ma vale lo stesso discorso fatto per la musica: cerchiamo di essere meno scontati possibile.
Quanto sono state utili le recensioni positive e quelle negative (se ce ne sono state) che avete ricevuto? Ci sono stati consigli e correzioni suggerite che vi hanno fatto riflettere e dire magari: perché no.
Siamo stati molto contenti delle recensioni positive ovviamente. Vedere apprezzato da varie parti del mondo il tuo lavoro da persone che non conosci è un bello stimolo. Ma anche quelle negative lo sono state. A parte alcune in cui si sparava a zero sul disco non sapendo neanche di cosa si stesse parlando (ci siamo beccati del gruppo nu metal), altre ci hanno fatto notare dei limiti in quello che stavamo facendo; altre ancora ci consigliavano di concentrarci su alcune caratteristiche della proposta. Se fatte con criterio e da gente che ha esperienza nel campo, le critiche sia positive che negative sono ugualmente utili.
C'è forse una mancanza di gavetta da parte di molti act che vengono lanciati troppo prematuramente in balia del mercato?
Certamente sì. Però qui in Italia essendo molto difficile emergere, i gruppi che riescono ad avere un minimo di notorietà nel bene e nel male hanno comunque dietro un po' di gavetta. Che poi piacciano o meno è un altro discorso.
Quando ho ricevuto l'ep, vi era come allegato la lista delle date live in cui siete stati presenti. Avete un'attività abbastanza intensa, quanto aiuta a crescere una band lo stare sul palco?
A noi è servito molto. Abbiamo cercato di suonare sempre il più possibile e in più posti possibile. La cosiddetta gavetta a cui accennavi tu prima.
La migliore e la peggiore esperienza che avete avuto on-stage? Ce n'è una che vorreste assolutamente ripetere o una che sognate di fare?
La Sardegna ci è rimasta nel cuore. Abbiamo fatto un mini tour nel 2009 e abbiamo incontrato alcune delle persone migliori che avessi mai conosciuto. La gente ci ha supportato moltissimo ed è stata una bellissima esperienza. Di negative fortunatamente non tantissime ma quelle che ci sono state sono a metà tra il ridere e il piangere. Per i sogni direi che poter fare della band un lavoro sarebbe il massimo.
Cosa vi piace e cosa invece cancellereste dalla scena metal?
Ognuno è libero di fare un po' quello che gli pare, quindi cancellare qualcosa magari è troppo. Però direi che cambieremmo la considerazione che qui in Italia si ha nei confronti dei musicisti. Di cose che ci piacciono direi tutte le band che ancora riescono a dire la loro dando alla luce dischi che nel 2011, in un mercato saturo, riescono ancora ad essere degni di un'ascolto approfondito.
Quella nostrana può davvero competere con le altre europee più rinomate e quella statunitense? Cosa manca all'Italia per per uscire da una serie B perenne?
La mentalità. Purtroppo ci sono una serie di fattori che tarpano le ali sul nascere. La soluzione per i gruppi italiani nella maggior parte dei casi è rivolgersi all'estero.
Myspace in crisi, Facebook che va alla grande, Twitter che sembra stia spopolando, qual è il rapporto dei From The Shores con i social network e la comunicazione "internettiana" in genere?
Devo essere sincero: abbiamo un profilo su tutti i social network che hai citato. Ma a parte Myspace prima e Facebook ora, gli altri li usiamo molto poco. Internet ci è stato molto utile per i live e per molte altre cose, però vogliamo rimanere ancorati alla concezione della band come qualcosa di reale e non come un profilo su un social network.
Dato che oggi fra il download free e lo streaming la musica gira con molta facilità e in tempi brevi, quale ritenete il modo migliore per pubblicizzare un album?
Sfruttare direttamente questi metodi di diffusione rendendo la musica disponibile al target più ampio possibile. Noi abbiamo reso disponibili alcuni brani in free download e per chi volesse l'ep intero e fisico invece lo vendiamo durante i live oppure in digital download mantenendo i prezzi molto bassi. Penso che se i prezzi dei dischi fossero un po' più bassi e la qualità degli album più alta meno gente scaricherebbe la musica da internet.
Com'è la vita al di fuori dell'attività band e dei suoi impegni? Hobbies, passioni, lavoro?
Si divide tra università, lavoro e famiglia. Cercando di ritagliare più tempo possibile per tutte le attività della band.
Anticipazioni sul prossimo lavoro? Date fissate di cui volete metterci a conoscenza?
Per ora siamo fermi sul fronte live per concentrarci sul nuovo disco. Quest'estate suoneremo a qualche festival ma non c'è ancora niente di definito. Per quanto riguarda il disco posso dirti da subito che sarà qualcosa che rappresenterà al meglio questi anni di lavoro.
Vi ringrazio per il tempo dedicatoci, un ultimo messaggio per i nostri lettori...
Grazie a te per il tempo e a tutto lo staff per averci concesso questo spazio. Potete ascoltare alcuni pezzi su www.myspace.com/fromtheshores. Ci si rivede on stage.
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Informazioni
Autore: Mourning
Formazione
Dave - Voce
Andy - Basso
Fede - Batteria
Picco - Chitarra
Da poco è uscito il loro album di debutto "Let The Games Begin", un concentrato d'adrenalina party style anni Ottanta con tanto di lustrini e pantaloni di pelle stretti, diveranno i nostrani Motley Crue? Scopriamolo, do il benvenuto agli Hell In The Club.
Perché avete sentito il bisogno di dar vita gli Hell In The Club? In fase di recensione ho accennato a una possibile valvola di sfogo dalle band di cui siete parte integrante, è così?
Andy: La voglia di mettere in piedi un prodetto rock 'n' roll è da tempo che mi gira per la testa, io amo la musica in generale specialmente il metal e l'hard rock ma è quest'ultimo che è sempre stato un gradino più in su di tutto il resto, mi ha sempre preso fin da bambino tutto ciò che rigurdava il rock 'n' roll da Elvis all'hard rock degli anni '80 fino ad arrivare a oggi con tutta la scena scandinava e new americana. Sono molto affezionato a ciò che faccio con i Secret Sphere ma gli Hell In The Club sono una cosa a parte, la voglia di buttarsi in un genere diverso ma che mi è sempre stato dentro, è sempre stato un mio piccolo sogno che per un motivo o per un altro non sono mai riuscito a realizzare fino a oggi.
Pur essendo il primo disco che fate insieme ho percepito una grinta e un affiatamento notevole, si nota dal fatto che la tracklist scorre e prende con un piglio semplice e divertito, si intuisce che è stato piacevole lavorarci su. Come avete vissuto il periodo della registrazione di "Let The Games Begin"? Siete completamente soddisfatti di ciò che n'è venuto fuori?
Andy: Hai ragione è stato molto bello, con le sue difficoltà ma è stata un esperienza per me fantastica. L'entusiasmo è sempre stato alto e la cosa bella è il feeling che si è formato fra noi. A parte con Fede con cui suono nei Secret, con Dave e Picco è stata un'esperienza nuova ma mi sono trovato da dio fin da subito! Ho conosciuto Picco qualche anno fa e mi è sempre piaciuto un casino il suo tocco rock 'n' roll sulla chitarra, siamo diventati poi amici e per caso ci siamo messi a lavorare sulle idee che avevo nel cassetto da tempo, gli HITC sono nati così. Poi ho conosciuto Dave e ho scoperto in lui la mia stessa passione per questo tipo di musica, lui è l'ultimo che ho incontrato, non ci conosciamo da tantissimo ma mi sembra di essere compagni da sempre, oltre al lato musicale è nata una grande amicizia e credo che il clima "familiare" che si è creato fra noi lo si percepisca ascoltando il disco.
Dave: Anche per me è stata un'esperienza del tutto nuova. Vengo da una città diversa, da una realtà diversa. Con Andy c'è stata intesa dal primo momento ed è stata una cosa fondamentale per farmi scegliere di cambiare la mia vita a tutti gli effetti, dedicando anima e corpo a un altro progetto importante, con lunghi viaggi, recording sessions, prove e quant'altro. La grande musica e la grande amicizia che sono nate dagli Hell In The Club sono state le chiavi fondamentali per convincermi a condividere finalmente anche questo mio lato artistico che da anni attendeva di uscire allo scoperto! :)
Come nasce un pezzo degli Hell In The Club? Chi si occupa del songwriting e chi dei testi?
Dave: I nostri pezzi sono tutti nati in maniera molto spontanea. I maggiori compositori dei testi siamo Andy ed io mentre la musica parte da noi due più Picco, con la supervisione poi di tutti, soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti. E' stato pazzesco iniziare a scrivere pezzi con i ragazzi degli HITC e trovarci con dodici canzoni in mano senza neanche esserci accorti della fatica o comunque del possibile scoglio che puoi incontrare collaborando con dei musicisti che appena conosci. Per me scrivere musica e testi è una cosa molto intima e viscerale e con gli Hell lo è stato più che mai. Abbiamo lasciato correre le nostre sensazioni, le nostre emozioni più intime e selvagge e il risultato lo si può ascoltare su "Let The Games Begin".
Quando avete scelto la cover da inserire nel disco (sempre che fosse in programma inserirla e non sia stata una mossa impulsiva) perché avete deciso di proporre "Another Saturday Night" (bellissima fra le altre cose)?
Andy: Il nostro buon Picco voleva inserire una cover all'interno del disco, voleva cimentarsi nel riarrangiare una canzone non del genere e trasformarla praticamente in un pezzo nostro. Mentre si parlava di questa eventuale idea mi sono imbattuto nella versione di Cat Stevens di "Another Saturday Night" e mi ha preso da subito, l'ho girata a Picco che già conosceva il pezzo e l'ha subito trovata perfetta! Morale della favola un paio di giorni dopo era già lì con la versione HITC del pezzo pronta. :-) Inizialmente pensavamo fosse un pezzo orignale di Cat Stevens invece abbiamo poi scoperto che si tratta anche quella di una rivisitazione, la canzone è del 1963 ed è stata scritta da Sam Cooke.
Un platter come "Let The Game Begin" possiede più brani che potrebbero finire nel circuito radiofonico nazionale (se non avessimo dei personaggi ormai lobotomizzati dietro i microfoni delle grandi emittenti), doveste sceglierne due su quale ricadrebbe la vostra preferenza e perché?
Dave: Credo che se l'hard rock fosse forte come in altri paesi, avremmo meno problemi ad emergere. Canzoni come "Rock Down This Place", "On the Road" o "Since You're Not Here" potrebbero benissimo passare in radio. Noi siamo pronti a tutto... al non andare in radio, al non vendere milioni di copie, al non suonare in stadi immensi. A noi al momento basta la passione di suonare questa musica e di farlo al massimo delle nostre possibilità. Se poi avremo la fortuna di raggiungere dei piccoli obiettivi, ben venga!
Siete musicisti che vivono la scena nazionale da un po', Secret Sphere e Elvenking sono realtà ormai rodate e consolidate, questo nuovo viaggio intrapreso ha tutte le carte in regola per far bene, quello che mi spiace è che se fossimo stati in Svezia con il rock degli Hell In The Club avreste magari scalato le classifiche, qui è cosa quasi impensabile. Quali sono secondo voi i motivi che rendono l'Italia una terra così poco affine a godersi l'arte donata dal rock e dal metal dandogli il giusto riscontro con un numero adeguato di vendite?
Andy: All'estero hanno un approcio differente oltre che una cultura rock/metal decisamente più radicata della nostra, il pubblico e i media grossi locali spingono le proprie band, qui spesso se un gruppo è italiano viene tagliato fuori proprio dai connazionali in quanto band nazionale. Prendi gli svedesi o i finlandesi ad esempio, hanno la spinta dei giornali e del proprio pubblico e quindi iniziano a crescere lì, una volta raggiunti ottimi risultati in casa hanno tutte le basi (anche economiche) per realizzare prodotti sempre più competitivi e quindi poi è più facile farsi conoscere anche fuori dai propri confini... chiamali stupidi. :-) Qui ci sono ottime band che faticano però a stare in piedi, pochi spazi, poco supporto... Siamo tanti ad amare il rock: sosteniamolo!
Grandi etichette, distributori e organizzatori di concerti sono un male per quella che è la musica che cerca d'andare oltre la visione plastificate del "sole, cuore, amore" e dello pseudo punk da lentigginoso in rivolta che va tanto di moda? E' una sorta di mafia legalizzata quella che blocca l'evoluzione in positivo della scena underground italiana?
Dave: Mah non saprei... Il music biz è sempre stato un altro modo per fare soldi. Come qualsiasi altro mezzo redditizio. Sono anche dell'idea che se è il "sole, cuore, amore" a vendere tanto è proprio perché la gente vuole quello. Ultimamente vedo però un grande ritorno alle sonorità più dure e rockeggianti e credo che sia "merito" del fatto che il music biz si stia lentamente sgretolando di fronte alla nuova era digitale. Anche questa libertà, dove un po' tutti possono fare musica è sicuramente un'arma a doppio taglio perché sì, da un lato permette la crescita in positivo della scena, ma da anche voce a troppe realtà di cui potremmo tranquillamente fare a meno. Comunque è l'ascoltatore che ha poi la meglio e forse ha più potere di controllare il mercato, certo che se poi nessuno compra i dischi si torna da capo ed ecco allora che a vincere saranno sempre le major! :)
Quanta colpa ha chi è "capoccia" della situazione gestendo la promozione e i diritti della band e quanta delle band stesse in questo panorama ricco di potenziale ma che stenta sempre a decollare? Secondo voi esiste davvero una sorta di scena nostrana o si è ancora troppo egoisti per spalleggiarsi nel momento del bisogno?
Dave: Bella domanda... L'Italia mi spiazza sempre, all'estero vedo un sacco di band che collaborano, si fanno pubblicità a vicenda, membri di band diverse che danno vita a nuovi interessanti progetti. Qui è sempre stata dura, non lo so perché tutta questa gelosia, questa ipocrisia. Fortunatamente negli ultimi anni ho avuto modo di conoscere invece gruppi come Secret Sphere, Trick Or Treat e molte altre con le quali ho stretto amicizia e mi hanno dimostrato che anche in Italia esistono delle realtà "sane". Se non ci diamo una mano fra di noi e non ci divertiamo a condividere quella che è poi la nostra passione cosa facciamo? Le guerre dei poveri? Lasciamo stare!
Come state promuovendo il disco? Sono già arrivati i primi riscontri?
Andy: E' ancora troppo presto per tirare le somme, dovremo aspettare qualche mese ancora. Stiamo però ricevendo un sacco di complimenti, la gente ci scrive spesso e abbiamo trovato un affetto quasi inaspettato! Siamo veramente contenti di come è partita la cosa. Da qualche giorno poi è uscito il primo video e fra qualche mese arriverà il secondo. E cosa più importante di tutte da fine febbraio in avanti porteremo le canzoni di "Let The Games Begin" on the road... non vediamo l'ora!!!
Ci sarà un tour di supporto all'album e avete già date confermate che volete magari indicare? Diamo così la possibilità ai nostri lettori di presenziarvi.
Andy: Sì, abbiamo già un po' di show confermati in giro per l'Italia e presto ne arriveranno altri. Stiamo anche lavorando per le date estere, di carne sul fuoco ce n'è tanta! Invito tutti a venire a sentirci e fare festa insieme a noi! Le date e tutti gli aggiornamenti si possono trovare sul nostro sito www.hellintheclub.com e sui vari facebook, myspace ecc. ecc. Vi aspettiamo!!!!
Dove vogliono arrivare gli Hell In The Club? Progetti per il futuro?
Dave: Al momento vogliamo suonare in giro, portare queste canzoni on stage e farlo al meglio! Poi si vedrà! Abbiamo già la voglia di scrivere pezzi nuovi e parliamo dei prossimi obiettivi. Ma una cosa alla volta! :)
Ringraziandovi per la partecipazione e il tempo dedicatoci, vi lascio la parola per un ultimo messaggio diretto ai nostri lettori.
Andy: Grazie a te per la chiacchierata e lo spazio che ci stai dando! Ringrazio tutti coloro che ci stanno seguendo e che ci seguiranno! Spero di vedervi tutti sotto al palco a goderci insieme un po' di sano rock 'n' roll! Che fa sempre bene! :-)))
Dave: Se potete, date un'ascolto a "Let The Games Begin". Se vi piace il rock e avete voglia di passare tre buoni quarti d'ora allora gli HELL IN THE CLUB faranno al caso vostro! Grazie mille e ci vediamo on stage, boys and girls!!
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Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend
Formazione
Danny Boonstra - Voce e Tastiere
Jos Hindriks - Chitarra
Leo van Leijen - Chitarra
Joran Dijkstra - Batteria
Sander Stegeman - Basso
L'anno scorso li abbiamo conosciuti con l'ep "Destructive Capacity", ora sono tornati con l'album di debutto "Parasites Of A Shifting Future", sono i Disintegrate.
Iniziate raccontandoci qualcosa su di voi, introducete la band per favore.
I Disintegrate sono una band di melodic death/thrash metal, proveniente dal nord dell'Olanda. E' stata formata alla fine del 2005, ma abbiamo iniziato a suonare con un line-up stabile dal 2009. Jos Hindriks e Leo van Leijen alle chitarre, il bassista Sander Stegeman, il batterista Joran Dijkstra e io, Danny Boonstra, alla voce e tastiere.
Ci siamo tenuti in contatto attraverso Myspace, sapevo del rilascio del primo album in estate, perchè è stato rimandato?
E' una storia lunga, quindi cercherò di riassumere un po'. Abbiamo iniziato a registrare a febbraio 2010 e l'intero album era interamente registrato a marzo. L'uscita dell'album era prevista per maggio. Purtroppo abbiamo incontrato un sacco di difficoltà con il produttore che avevamo assunto. Non ha consegnato l'album in tempo e nei mesi successivi, un sacco di promesse sono state fatte, ma nessuna è stata all'altezza. Infine nel mese di luglio 2010 abbiamo deciso di licenziarlo, ri-registrare la batteria e trovare un nuovo produttore. Fortunatamente, Jord Otto era disponibile e disposto a lavorare con noi.
Nella recensione ho tenuto conto del fatto che avete iniziato da dove avevate finito, trovare le tracce dell'Ep è stata una bella scoperta per me, c'è una canzone a cui siete più legati delle altre?
Per me, "Shatter Them" è una delle mie preferite. E' una canzone corta, veloce e compatta che ha tutte le caratteristiche che riteniamo definiscano i Disintegrate. E penso che "Twist Of Faith" sia cresciuta fino a essere la nostra hit dal vivo nel corso degli anni. Abbiamo semplicemente bisogno di suonare quella canzone o verremmo linciati. Quindi credo che ci sarà quella per molto tempo.
Moderno, pesante, a volte raffinato, altre volte solo pieno di rabbia, "Parasites Of Shifting Future" ha molte facce, quanto è stato difficile comporlo e quali sono state le vostre ispirazioni? Avete ascolti omogenei o i background musicali dei componenti sono diversi?
L'album è stato composto nel corso degli anni. Alcune canzoni risalgono addirittura agli inizi della band, quindi non è stato molto difficile ottenere questo album insieme. In generale le nostre influenze principali, musicalmente, sono band svedesi come In Flames e Dark Tranquillity, ma ci sono anche influenze di band come Death, Kreator e Lamb Of God. Queste sono tutte band che ci piacciono, ma ogni membro è influenzato da loro in un modo diverso, e lo dimostra nel proprio modo di suonare. Liricamente, siamo influenzati da tutto ciò che ci circonda, media, politica, ecc. ma anche dagli eventi della nostra vita personale.
Danny canta e suona la tastiera, perchè avete deciso di inserirla? Il vostro suono e le melodie hanno bisogno di più spazio?
Quando abbiamo iniziato a scrivere canzoni, c'erano alcune parti che urlavano per avere le tastiere, così abbiamo deciso di testarle durante le prove. Ha funzionato bene ed è stata una parte della band da allora. Ma è tutto al servizio della canzone. Ci sono canzoni dell'album che non hanno tastiere e alcune che ne hanno un sacco. Qualunque cosa vada meglio per la canzone.
Come sono nate le collaborazioni con Jord Otto e Claudia Edwards van Muijen?
Jord è il chitarrista dei ReVamp, ma noi lo conoscevamo grazie a una band locale, i The Blackest Grey. Quando eravamo alla ricerca di un nuovo produttore, il nostro bassista Sander ha suggerito Jord. Sander aveva lavorato con lui per l'album di debutto dei Posthuman, in cui militava Sander in quel momento. Mentre stavamo producendo l'album, abbiamo notato che un riff aveva bisogno di un solista e gli chiedemmo di suonarlo. Lo ha fatto e suona alla grande. Per quanto riguarda Claudia, avevamo scritto questa canzone e volevamo davvero aggiungere alcune voci femminili ad essa. Conoscevamo Claudia grazie a un'altra band locale, i Lyonite. Li abbiamo visti suonare dal vivo un paio di volte e siamo stati impressionati dalla sua voce. Quando le abbiamo chiesto se voleva esserci nell'album, non ha esitato ed è venuta subito a registrare. E siamo molto contenti del risultato.
Quando l'album è stato pronto, siete rimasti sorpresi? Avete pensato che fosse come lo volevate voi?
Penso che siamo tutti molto soddisfatti di come l'album è rimasto. In particolare la canzone con Claudia è una cosa che ci ha sorpreso. E' stata scritta poco prima di registrare la batteria e non avevamo suonato quella canzone come una band ancora. Non avevamo alcuna linea vocale, prima che ci fosse Claudia e l'abbiamo registrata e siamo andati avanti, quindi abbiamo fatto una specie di azzardo con lei. Ma alla fine, è stata grande!
Come state promuovendo l'album? Farete un tour?
Stiamo lavorando su alcune cose, ma è ancora troppo presto per registrarle. Speriamo di avere la possibilità di promuovere l'album attraverso i nostri spettacoli dal vivo. L'album suona bene, ma siamo ancora di più una live band prima che una band di studio.
La vostra scena nazionale è una delle più grandi nel metal, avete qualche band di cui siete amici? Quali sono gli alti e bassi della scena?
La scena metal olandese è piena di grandi band di talento, ma che non ricevono la visibilità che meritano. E' molto difficile suonare dal vivo, perchè la scena è molto affollata e i locali cercano di risparmiare denaro prenotando meno band. Quindi sono contento che band come Izegrim abbiano firmato con una label, in modo da ottenere l'attenzione meritata.
Perchè siete attratti dal metal? E che cosa, secondo voi, è inutile di esso?
Sono cresciuto con gruppi rock degli anni '60 e '70, i Deep Purple, i Black Sabbath, gli Who, questo genere di cose, e si è evoluto tutto da lì. Mi piace la combinazione di aggressività e melodia. E' qualcosa che funziona davvero bene secondo me. Ma posso godere di vari generi di volta in volta. Io credo che il mercato sia sempre più saturo.
Sentiamo sempre parlare di un'era brutta per LP e CD, è colpa del filesharing, ed è anche colpa delle persone che trattano l'arte come un prodotto fast food. Cosa ne pensate al riguardo? Ascolteremo soltanto più sequenze di 01010111 in futuro?
Ovviamente questo è un problema. La gente non sembra ascoltare veramente la musica presente negli album e i dischi buoni si perdono nella folla. Ma penso che ci sia un cambiamento nella distribuzione. Le band autoproducono la propria musica, ci sono meno spese e la offrono gratuitamente sul loro sito web. Abbiamo fatto la stessa cosa con il nostro EP.
Oggi per ogni gruppo è importante avere una rete di contatti per far conoscere la propria musica. Per i grandi nomi non è un problema reale, ma per le band giovani lo è. Come sono i contatti con i vostri fan? Oltre ai social network, vi tenete in contatto con alcuni di loro?
Cerchiamo di fare cose speciali per i nostri fan. Per questo album abbiamo fatto una quantità limitata di dvd, con un live e altri extra, per coloro che hanno pre-ordinato l'album. Teniamo anche i nostri fans aggiornati attraverso i social media su ciò che stiamo facendo. E' importante che si sentano in qualche modo collegati alla band, così quando abbiamo fatto un live e qualcuno vuole chiedere qualcosa, ci prendiamo il tempo per parlarne con loro. Tu non sei il più grande, sono i fan che fanno ciò che sei ed è giusto mostrare gratitudine.
Qual è l'esperienza che vi ha fatto amare la musica così tanto da volerla suonare? E perchè avete scelto questo genere?
Sono cresciuto in una famiglia di musicisti. Entrambi i miei genitori hanno suonato in varie band e sono ancora attivi musicalmente. Ma quando ho visto il mio primo festival metal e ho visto quell'enorme palco, ho pensato: "questo è quello che voglio fare!".
Avete fatto qualche live con un'altra band che vorreste ripetere?
Il nostro primo grande live è stato di supporto ai Sepultura nella nostra città ed è stato quando abbiamo visto lo spettacolo che tutto è cominciato per noi, quindi guardiamo indietro a questo con grande piacere. E il nostro primo grande festival è stato Waldrock, suonando con band come Carcass, Trivium e Killswitch Engage.
Vi vedremo In Italia?
Non lo sappiamo ancora, ma ci piacerebbe venire in Italia, un giorno!
Grazie per il tempo trascorso con noi, a voi la parola per l'ultimo messaggio ai nostri lettori.
Grazie per questa intervista! Ci auguriamo che a tutti piaccia il nostro nuovo album e speriamo di vedervi da qualche parte in tour. Noi siamo pronti!
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Information
Author: Mourning
Line Up
Danny Boonstra - Vocals,Keyboards
Jos Hindriks - Guitar
Leo van Leijen - Guitar
Joran Dijkstra - Drums
Sander Stegeman - Bass
Last year we knew them with the ep "Destructive Capacity", now they are back with the debut album "Parasites Of A Shifting Future", they are Disintegrate.
Let's begin telling us something about you, introduce your band please.
Disintegrate is a melodic death/thrash metal band, from the north of Holland. It was formed in late 2005, but, we’ve been playing with a steady line-up since 2009. Jos Hindriks and Leo van Leijen on guitars, bassist Sander Stegeman, drummer Joran Dijkstra and myself, Danny Boonstra, on vocals and keyboards.
We kept in contact through Myspace, I knew about the release of the debut album in summer, why was it delayed?
It’s kind of a long story, so I’ll try to sum it up a little. We started recording in February 2010 and the entire album was fully recorded in March. The album was scheduled for a May release. Unfortunately we encountered a lot of difficulties in communicating with the producer we hired. He did not deliver the album on time and in the months after that, a lot of promises were made, but none were lived up to. Finally in July 2010 we decided to fire him, re-record the drums and find a new producer. Fortunately, Jord Otto was available and willing to take on the job.
In the review I took account of the fact that you started from where we left you, finding the tracks of the ep was a good discover for me, is there one which you are binded to more than the others?
For me, “Shatter Them” is one of my favourites. It’s a very tight, fast and compact song that has all the features we consider to define Disintegrate. And I think “Twist of Faith” has grown to be our live hit over the years. We simply need to play that song or we will be lynched. So I think we will be playing that one for a long time.
Modern, heavy, sometimes refined, other times just full of anger, "Parasites Of Shifting Future" has many faces, how much hard was composing it and which were your main inspirations? Do you have homogeneous listenings or the musical backgrounds of the members are different?
The album was composed over the years. Some songs even date back to the early start of the band, so it was not very hard to get this album together. In general our main influences, musically, are Swedish bands such as In Flames and Dark Tranquillity, but there are also influences from bands like Death, Kreator and Lamb of God. These are all bands we like, but every member is influenced by them in a different way, and take that into their way of playing. Lyrically, we are influenced by everything around us, media, politics etc., but also events from our personal lives.
Danny sings and play the keyboard, why did you decide to insert them? Did your sound and your melodies need more ambience?
When we started writing songs, we had a few parts that were screaming for some keyboards, so we decided to try that in the rehearsals. That worked out well and it’s been a part of the band ever since. But it’s all to serve the song. There are songs on the album that don’t have any keys and some that have a lot. Whatever works best for the song.
How were the collaborations with Jord Otto and Claudia Edwards van Muijen born?
Jord is the guitarist in ReVamp, but we know him from a local band The Blackest Grey. When we were looking for a new producer, our bassist Sander suggested Jord. Sander had worked with him for the debut album of Posthuman, of which Sander was a member at that time. While he was producing the album, we agreed that a riff needed a solo and asked him to play that. He did and it sounds great.
As for Claudia, we had written this song and really wanted to add some female vocals to it. We know Claudia from another local band, Lyonite. We’ve seen them play live a couple of times and we were impressed with Claudia’s voice. When we asked if she wanted to be on the album, she didn’t hesitate and came over straight away to record her vocals. And we are very happy with the result.
When the album was ready, what did you surprise? Did you think that you finally got it how you wanted to be?
I think we are all very satisfied with how the album turned out. Especially the song with Claudia is something that surprised us. The song was written just before recording the drums and we had not played that song as a band yet. We did not have any vocal lines, before Claudia and I recorded it and made it up as we went along, so we kind of took a gamble with it. But in the end, it turned out great!
How are you promoting the album? Will you make a tour?
We are working on some things, but it’s still too early to go on the record with anything. Hopefully we will get the chance to promote the album through our live shows. The album sounds good, but we are still more a live band then a recording band.
Your national scene is one of the greatest in metal, do you have some friend band? Which are the ups and downs of the scene?
The Dutch metal scene is packed with great and talented bands, but not a lot get the exposure they deserve. It’s very difficult to get live shows, because the scene is so crowded and venues try to save money by booking cheaper bands. So I’m glad that bands like Izegrim get signed to labels, so they’ll get the attention they deserve.
Why are you attracted by metal? And what, in your opinion, is needless of it?
I grew up with rock bands from the 60’s and 70’s, Deep Purple, Black Sabbath, the Who, that sort of thing, and it evolved from there. I like the combination of aggression and melody. It’s something that works really well for me. But I can enjoy various genres from time to time. I do think that the market is getting more and more saturated.
We always hear about a bad era for lps and cds, it is filesharing's fault, and also is the fault of people who treat art as a fast food product. What do you think about it? Will we hear just a sequence of 01010111 in the future?
Obviously this is a problem. People don’t seem to really listen to music as we used to and good albums get lost in the crowd. But I think we see a shift in distribution. Bands release their albums themselves, charge less and even offer it for free on their website. We’ve done the same with our EP.
Today for every band is important to have a web of contacts to make people know your music.
For the big names it's not a real problem, but for the young bands it is. How are your contacts with your fans? Besides social network, do you keep in contact with some of them?
We try to do special things for our fans. For this album we made a limited amount of dvds, with a live show and other extras, for those who pre-ordered the album. We also keep our fans updated through social media on what we are doing. It’s important that they feel somewhat connected to the band, so when we’ve done a show and someone wants to ask us something, we take the time to talk to them. You are no bigger than the fans make you and it’s good to show some gratitude.
Which is the experience which made you love music so much that you wanted to play? And why did you choose this genre?
I grew up in a musical family. Both my parents played in bands and are still musically active. But when I visited my first metal festival and saw that big stage, I thought: “this is what I want to do”!
Do you have any live show with another band that you'd like to repeat?
Our first big show was as support of Sepultura in our hometown and that was the show that got it all started for us, so we look back on that with great pleasure. And our first big festival was Waldrock, playing with bands like Carcass, Trivium and Killswitch Engage. That certainly got us hungry for more.
Will we see you in Italy?
We don’t know yet, but we definitely want to come to Italy, someday!
Thanks for the time spent with us, the last message for our readers is up to you.
Thank you for this interview! We hope everyone will enjoy our new album and we hope to see you somewhere on tour. We are ready for it!
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