lunedì 4 luglio 2011

DENIZEN - Whispering Wild Stories

Informazioni
Gruppo: Denizen
Anno: 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/denizenhxc
Autore: Mourning

Tracklist
1. Casino Royale
2. Your Own Nightmare
3. Payback
4. Accross My Paradise
5. Under A Dress
6. Waiting For A Plymouth
7. Sunshine Of Your Love
8. Walking On A Treadmill

DURATA: 29:30

Adrenalina, adrenalina e ancora più adrenalina, questo è ciò che può regalare il terzo prodotto dei francesi Denizen.
La band transalpina suona uno stoner/rock decisamente interessante quanto spinto, sono riscontrabili all'interno del sound oltre le classiche influenze hardrock seventies di base che vanno dai Black Sabbath ai Led Zeppelin, una spinta punkeggiante che arriva a puntellarsi di venature core, nota che diviene particolarmente colorita nella prestazione del cantante Fabien Aletto, uno che dietro il microfono fa di tutto tranne che risparmiarsi, quelle divagazioni che rimandano al sole californiano dei Fu Manchu e la pesantezza di certe scelte degli Helmet.
Non conosco le prime due uscite del combo, il demo "1" e il platter "Far From Common Strategy" entrambi per Prototype Records, ma questo "Whispering Wild Stories" è dotato di una carica granitica, il riffato è compatto e spinge come un carro di buoi impazzito.
Siano poi le ritmiche serrate e calpestanti dell'accoppiata composta da "Your Own Nightmare" e "Payback" in cui è davvero apprezzabile il lavoro da dinamo offerto dalla coppia Colin Trognée (basso) e Andreas Goumy (batteria), siano gli anni '70 che s'incrociano col punk in "Across My Paradise" o il modo nel quale le canzoni trainate dall'urlante e carismatico Fabien s'intrufolano nell'orecchio, ascoltate con quale caparbietà conclude "Walking On Treadmill", la risultante unica sarà quella di trovarvi ricoperti da una serie di riff massicci, contenenti tonnellate di groove e che se uno volesse essere pignolo potrebbe dire "soffrono" lievemente di una costruzione forse sin troppo similare.
Ok, quando ti arriva una "cartonata" in faccia chiedi da dove sia giunta? L'hai presa e stop.
Discorso a parte per la cover selezionata per omaggiare il mood hard-rock della band, "Sunshine Of Your Love" dei Cream è uno degl'inni storici per eccellenza, inutile dire che la formazione nella quale militava un giovanissimo Eric Clapton è di quelle che si devono conoscere, i Denizen dal canto loro ne tirano fuori una versione che ai conservatori farà probabilmente storcere il naso ma che del resto mantiene le caratteristiche dei francesi per grinta e impostazione tramutandola in una sicuramente più "raw and heavy" dell'originale, non mi è dispiaciuta affatto.
Tirando le somme, "Whispering Wild Stories" è una buona prova che una volta inserita nello stereo saprà soddisfarvi, nel caso siate in situazione di "party-time", tenetelo altamente in considerazione, la musica di questi ragazzi con l'alcol nella dovuta dose è una bomba di salute pronta a esplodere, perché non godersi questa bella iniezione di vita? Drunk but fun!

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AD PATRES - Promo 2010


Informazioni
Gruppo: Ad Patres
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/adpatresdeathmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Lock
2. To The Fathers
3. Scorn Aesthetics

DURATA: 9:21

Gli Ad Patres sono una formazione francese di death metal attiva dal 2008, nelle sue fila troviamo musicisti ormai rodati, soprattutto la sezione ritmica vanta la presenza di un drummer che le sue qualità ha già espresso in act conosciuti quali Seth, Code ed Enthroned, parlo di Alsvid.
Neanche dieci minuti pubblicati in un "Promo" contenente tre tracce e rilasciato sul finire del 2010 per mettere in chiaro che la band ha idee ben precise.
Il sound è violento, le chitarre macerano con un tocco fuzzy che non guasta, le ritmiche mantengono spesso e volentieri i ranghi serrati ed esplodono improvvisi i cambi di tempo che evidenziano la dinamicità e la complessità adeguata del materiale proposto dagli Ad Patres.
 Non c'è nessun orpello di stampo onanistico, l'irruenza della brutalità con cui si fanno strada le note è capace di attraversare per brevissime porzioni i limitrofi territori del grind e tingersi di melodico nei momenti in cui la solistica apre una breccia in "To The Fathers" rimanendo però con la certezza che un misto di Immolation, Malevolent Creation e Vital Remains sia la miscela più consona a dare un'identificazione al sound di questa realtà.
Particolarmente gradevole il modo in cui il cantante Axel Doussaud giostra i vari registri vocali e altrettanto piacevole il feeling ricreato dalle tre canzoni, un assaggio che rimane in bilico fra i fondamentali anni Novanta e le opere moderne.
Per gli amanti del death Ad Patres è un nome da segnare sul taccuino per non dimenticare, sperando al più presto di poter saggiare i valori in termini di costanza del livello qualitativo e longevità nello stereo con una produzione di maggior durata, seguiteli.

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CLIFFSIGHT - Soulfulman


Informazioni
Gruppo: Cliffsight
Anno: 2010
Etichetta: Longhair
Contatti: www.myspace.com/cliffsightband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Quatorze
2. Alter Ego
3. Jesper Jazz And Billy Blues
4. Illusion
5. One Sunny Day In The Dunes
6. Blue Grandma Sun

DURATA: 45:02

E' giusto parlare di giovani leve? In questo caso direi proprio di sì. I Cliffsight sono una formazione tedesca proveniente da Hanau, cittadina nelle vicinanze di Francoforte, sono poco più che ventenni e hanno classe da vendere.
Il panorama rock/stoner/psichedelico è sempre stato entusiasmante, in questi ultimi anni si è però particolarmente "spettacolarizzato", il numero di astri nascenti e di stelle dalla lunga coda ormai in attività l'hanno reso un mondo fantastico da esplorare e scoprire.
I Cliffsight con l'album di debutto "Soulful Man" rilasciato nel 2010 si presentano al pubblico con una miscela stupenda di old school sound (Black Sabbath, Pink Floyd e Led Zeppelin) e act decisamente più odierni (Colour Haze, Sleepy Sun e Earthless) che invita a esclamare in tono orgasmico: cazzo quant'è bello 'sto disco!
I quarantacinque minuti che il quartetto composto da Tim Cammerzel (voce e chitarra), Felix Topisch (chitarra solista), Martin Prasche (basso) e Adrian Schein (batteria) ha confezionato possiedono diverse anime, c'è l'hard rock seventies, è impossibile non notare il blues e le divagazioni jazzy e quell'insana follia che a tratti riporta alle jam interne a grandi brani del passato in cui assoli inaspettati e corposi si prendevano spazio facendosi strada, attimi in cui le band decidevano di mollare le redini dell'ordine compositivo a favore di un atteggiamento "totally free", come definire un tale comportamento se non pienamente e realmente artistico?
E ora come parlare di questo platter? Non lo so, non ho la minima idea di dove iniziare per il semplicissimo fatto che ci sarebbe da scrivere da qui a chissà quando.
L'opener "Quatorze" è una spirale che ti avvolge, un brano che si trasforma grazie alla capacità di imbizzarrirsi che manda fuori di testa con quelle sue ritmiche freak che nel finale se ne impadroniscono e accrescono il livello di acidità che la successiva "Alter Ego" deciderà consapevolmente di far lievitare drogandosi con una carica bluesy crescente, sì avete capito bene, la direzione a cui puntano i Cliffsight è orientata a innestare un'elevazione dell'adrenalina costante.
"Jesper Jazz And Billy Blues" è dotata di una propulsione dirompente, l'accoppiata Prasche/Schein mostra di essere dinamica, potente e di avere buon gusto, il batterista poi sembra avere in dote una marcia in più e perché non sfruttarla per regalarci un piacevolissimo assolo? E Schein questo piacere se lo toglie con soddisfazione annessa, soddisfazione che "Illusion" riversa sull'ascoltatore innestando pure una vena chiaramente ispirata dai Doors e dalla loro versione più indurita alla Danzig che fa sballare non poco (se penso che Glenn è stato trattato di merda qui in Italia mi piange il cuore, siamo degli ignoranti), il mix continua a guadagnare punti.
"One Sunny Day In The Dunes" detiene il ruolo di preludio alla mastodontica traccia posta in chiusura, "Blue Grandma Sun", venti minuti nei quali è possibile riscontrare la summa del sound dei Cliffsight con l'aggiunta di una esplorazione psych floydiana e il fuzzy mood del sound desertico dell'ondata stoner di Palm Desert, cosa si può volere di più? Sono giunto al finire del platter e la voglia di rimandarlo su ancora e ancora è davvero tanta.
La prestazione dei ragazzi è da incorniciare, la voce di Tim poi è perfetta nei cambi di tonalità ed espressione, sa essere calda e suadente quanto vivace e provocatoria.
"Soulful Man" è quanto di meglio ci si potesse attendere da una prima prova, un album che si merita l'acquisto e chiunque si ritenga appassionato di tali sonorità dovrebbe farlo suo, niente scuse e mano al portafoglio please!

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GRANDLOOM - Sunburst


Informazioni
Gruppo: Grandloom
Anno: 2011
Etichetta: Rockzilla
Contatti: www.myspace.com/grandloom
Autore: Mourning

Tracklist
1. Orbit Wobbler
2. Woodbridge
3. Apollo Moon
4. Larry Fairy
5. The Holy Letter
6. Earthvalley

DURATA: 50:45

L'estate è giunta, la calura colpisce, avete bisogno di un additivo che solidifichi quella sensazione desertica ma che al tempo stesso vi permetta di guardare il mondo come se quell'aria sconfinata e pacifica non fosse terrena ma una porzione di universo tutto vostro? La riposta è "Sunburst".
Il disco del trio tedesco di Cottbus che vede Hans al basso, Rischi alla batteria e Thomas alla chitarra è il meglio che un ascoltatore ossessivo-compulsivo di stoner possa attendersi.
All'interno del platter troviamo sei tracce per cinquanta minuti di musica "only instrumental" che gronda passione per il genere, è innegabile che formazioni come Kyuss, Unida, Karma To Burn s'incrocino con il riffing doom oriented di realtà più pesanti come Orange Goblin, Grand Magus e Sons Of Otis condendosi con influenze seventies di base bluesy e spacey.
Solo con queste coordinate d'avvio all'ascolto la bava che scende lateralmente dalla bocca fa intuire la famelicità con cui vi accanirete azzannando ogni singola nota emessa da quest'album.
Ci sono la sfrontatezza irriverente e godereccia di Palm Desert spiattellate senza mezzi termini ("Orbit Wobbler"), il wah wah di Thomas che si scatena all'interno di un climax fantasticamente rock ("Woodbridge"), la pesantezza che può divenire pachidermica e ostentata, veloce e incalzante con annessi innesti sublimi di "droghe" atmosferiche e groove ("Apollo Moon").
Sono a metà cd e sto già chiedendomi perché la mia stanza non esista più, catarsi spirituale e trip ultraterreno? Può darsi, trip è sicuro.
Una bionda da mezzo litro sul tavolo e dopo una breve pausa per riassestare il cervello premo nuovamente il tasto "play", è il turno di "Larry Fairy".
Il pezzo è di quelli strani, accattivanti, al pari di un'anima convulsa si dilata ed espande, accelera e decelera i ritmi passando da sonorità acustiche a partiture in cui il drumming diviene vivace e non rinuncia a una monolitica conclusione che ne eleva ancor più il valore, da sballo poi le linee di basso, fantastica ma non è ancora finita qui.
La doppietta finale dell'album scatena la bestia che risiede nei Grandloom, il groove diventa più possente, le ritmiche aumentano di spessore, corposità, si addensa ("The Holy Letter") facendo fruire inequivocabilmente una dose di space sound ("Earthvalley") che s'incastra alla grande con i cambi di tempo e le movenze felpate di nero che ti urlano contro: "il cd sta a finì, repeat please!".
Un viaggio che coinvolge l'uomo fisicamente e mentalmente, questo è "Sunburst", un traguardo che si guadagna lasciando libera la testa, facendosi attraversare consapevolmente da un flusso di energia forte, dinamico, caldo e immenso.
Si può non consigliare un disco simile? Che posso dirvi se non: compratelo!!!

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STONEBRIDE - Inner Seasons


Informazioni
Gruppo: Stonebride
Anno: 2008
Etichetta: Setalight
Contatti: www.myspace.com/stonebride
Autore: Mourning

Tracklist
1. Bending Roads
2. The Amazing Voyagers
3. To Follow
4. Mr.Plow Is Growing Hop
5. Drag & Drop

DURATA: 38:45

Non conosco particolarmente la scena stoner croata, anzi a dire il vero solo i Cojones sono fra i miei ascolti grazie al consiglio ricevuto da un buon amico, è stata quindi una sorpresa gradita trovare negli Stonebride un'altra risorsa proveniente dalla stessa area geografica da cui poter attingere.
La formazione di Zagabria ha pubblicato nel 2008 l'album di debutto intitolato "Inner Seasons" le cui coordinate sono semplici quanto chiare, ci sono i Kyuss e il sound di Palm Desert, le strutture sabbathiane classicheggianti e un'attitudine decisamente statunitense nell'approcciarsi allo stile che ricorda act quali Acid King, l'unico nome europeo a cui mi sento di collegarli per affinità e importante punto di riferimento direi che potrebbe essere quello dei Dozer, non è poco.
Nessuna novità o stravolgimento nei quasi quaranta minuti del platter, è ciò che ci piace, è la musica che ogni famelico, ossessionato amante del genere spera che le sue orecchie assaporino.
Attimi di calma si alternano con altri più grevi e che portano con sè la dovuta pesantezza, il fuzzrock e la psichedelia intagliano il lavoro ritagliandosi gli spazi in cui far fluire i loro flussi inebrianti e le profonde immersioni nei seventies di chiara matrice Iommi fanno il resto, tutto ciò che c'è da fare è seguire la corrente.
Si decida poi che lo scalo più adatto alla nostra esaltazione sia legato alla semplicità dell'opener "Bending Roads", alla connessione col filone doomico contaminato heavy blues che si sfoga maggiormente in "The Amazing Voyagers" e "To Follow" diventando un baratro in cui scivolare volteggiando come una piuma cullati dai solchi sabbath di "Mr.Plow Is Growing Hop" o aspettando sino all'ultimo per lanciarsi con foga contro un muro che ha in sè assorbito le qualità del combo rigettandole in undici minuti dal piglio incatenante a titolo "Drag & Drop", poco importa, sarete giunti al termine di "Inner Seasons" e con soddisfazione potreste pensare seriamente di rimetterlo daccapo.
Gli Stonebride erano agli inizi e già mostravano d'esser promettenti, nel 2010 è uscito il secondo capitolo "Summon The Waves" di cui vi darò notizie prossimamente, quello che posso dirvi sin da ora è che questi ragazzi croati vanno seguiti attentamente.
Se "Inner Seasons" avesse già fatto visita al vostro stereo vi consiglierei di riscoprirlo ancora una volta, non avete avuto invece ancora occasione di incontrare la musica di questa formazione e siete appassionati dello stile? L'acquisto non è un pensiero che dovreste scartare a priori.

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BARBARIAN PROPHECIES - Condemned Land... Let The War Begins


Informazioni
Gruppo: Barbarian Prophecies
Anno: 2009
Etichetta: Ralm
Contatti: www.myspace.com/barbarianprophecies
Autore: Mourning

Tracklist
1. Your Death Will Be My Life
2. Circle Of Death
3. Condemned Land
4. Fathers From The Stars
5. Return Of The Undead
6. Aapep, The Serpent Of The Abyss
7. Neverending Winter (bonus track)

DURATA: 31:41

La Spagna è una delle nazioni mediterranee da sempre fra le più attive in ambito metal, è dalla regione della Galizia che giunge a noi il monicker Barbarian Prophecies.
La formazione attiva dai primi anni post Duemila si è presentata ufficialmente con il debutto "Condemned Land... The War Begins" un misto di black/death metal veloce, caotico e che non esula dallo sviscerare piacevolmente influenze di matrice thrash.
Il sound dei galiziani è ferale, scomposto, il songwriting ha una struttura non del tutto lineare che evidenzia un provare a distaccarsi dalla composizione schematica in voga nell'ultimo quinquennio che ha portato a galla un numero di band similari esagerato (pensate alla scena polacca e a quanto si assomiglino certi fratelli "di sangue").
Un buon numero di idee valide, un riffato che macera incattivito, il drumming capace di innestare sia una discreta qualità in ambito dinamico che in fase di pura energia e potenza e un alternare bastardo di soluzioni death che si anneriscono sino a oltrepassare per brevi istanti il valico che conduce al black fanno di "Condemned Land... The War Begins", una discreta prestazione d'apertura.
Certo la produzione è ruvida ma i suoni genuini che ne fuoriescono non dispiaceranno a chi apprezza il metal crudo e martellante.
Il platter offre la possibilità agli ascoltatori di accedere anche al materiale passato della band, la sezione multimediale infatti oltre le notizie riguardanti biografia e discografia, vede al suo interno una dedicata agli mp3 dei lavori precedenti, il demo "Conquerors Of The Wolfthrone" (2003) e l'ep "War is Imminent", avrete così un quadro più completo dell'evoluzione che hanno messo in atto dallo step iniziale sino al momento dell'uscita di questo debut.
L'underground continua a muoversi, probabilmente sono lontani dal creare un "masterpiece", possiedono però personalità, ci mettono del proprio e se dovessero continuare su questa strada chissà che non trovino quella che li conduca a una consacrazione guadagnata con la gavetta, è così che dovrebbero prendere forma i grandi act.
Non ci resta che attendere.

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NAILGUN - Paindustry


Informazioni
Gruppo: Nailgun
Anno: 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/nailgunmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Circus
3. Ghost
4. All Revolutions
5. Dissident Enemies
6. Death Illusions
7. Fear
8. Don't Treat On Me
9. Cold
10. Act Under Constraint

DURATA: 47:01

I Nailgun sono un combo tedesco di recente formazione (2008) e "Paindustry" è l'album che segna il momento del debutto discografico.
Inizio col dire che i ragazzi di strada da fare ne hanno e non poca ed entrando nel dettaglio vi spiegherò il perché di tale affermazione.
"Paindustry" è un disco che suona moderno, una formula heavy/thrash semplice ma in certi frangenti decisamente gradevole, il platter infatti pur sfruttando scelte stilistiche conosciute, melodie dal piglio elementare e ritmiche leggermente troppo "statiche", i mid-tempos scandiscono la maggior parte della durata complessiva dell'album, possiede un paio di brani che azzeccano le congiunture adeguate arrivando a centrare il bersaglio.
E' in pratica la prima parte della tracklist a fare da traino con picchi in canzoni come l'opener "Circus", "All Revolutions" e "Dissident Enemies".
I problemi non sono legati a una prestazione strumentale insufficiente, i Nailgun sotto quel punto di vista svolgono il loro dovere senza troppe sbavature, le pecche si evidenziano sotto forma di omogeneità compositiva, i brani ne soffrono non riuscendo a fornire con continuità particolari che intrighino l'ascoltatore.
Discorso che vale del resto anche per la prestazione di Manuel Bühler dalle rimembranze heitfieldiane, molto piacevole all'orecchio ma contenente quale difetto principale l'utilizzare di frequente un'impostazione dai tratti monocordi e per la produzione carente di spinta soprattutto nelle chitarre.
Ok, la prima ciambella non è venuta fuori con un buco perfetto, i Nailgun non si abbattano, al contrario ripartano dai buoni momenti che questo "Paindustry" regala (e ce ne sono), basterà focalizzare l'obbiettivo e concentrarsi per dare al prossimo lavoro una cura più meticolosa dietro il mixer, la svolta è dietro l'angolo, l'importante è crederci.

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SINSTORM - Sinstorm


Informazioni
Gruppo: Sinstorm
Anno: 2011
Etichetta: Satanica Products
Contatti: www.myspace.com/sinstorm - Captainnoor153@hotmail - www.sinstorm.com
Autore: Akh.

Tracklist
1. Celestial Extinction
2. Transcending Dimensions
3. Beneath A Star Long Fallen
4. Infernal Conflagrations
5. Storms Of The Heretic Millenium
6. Into The Crypt Of The Damned
7. Immortal Revelations
8. WinterSiege
9. Outro
10. I Don't Wanna Be Me (Type O Negative cover)
11. The Trooper (Iron Maiden cover)

DURATA: 42:28

Giungono dalla California L.A. questi Sinstorm, quindi U.S.A., devo francamente dirvi che l'U.S.B.M. non mi ha mai colpito eccezionalmente, anzi trovo spesso sopravvalutate certe realta' provenienti da quella fascia (con le debite eccezioni s'intende), quindi partendo dal presupposto che ho appena detto, che mi dicevano facessero Symphonic BM, che ho trovato menzioni a Dark Funeral e Marduk, c'erano tutti i prerequisiti per creare un'insalata musicale alquanto ambigua.

Mi è stato inviato un cdr (dato che le copie in loro possesso erano terminate) dalla band stessa, con artwork (molto curato), buona qualita' degli mp3 e soprattutto info dettagliate, la cosa quindi almeno parzialmente mi ha fatto pensare di trovarmi davanti un gruppo volenteroso e professionale; ed effettivamente il primo colpo d'occhio e d'orecchio non ha tradito tale idea.
Cosa rimane dei tre presupposti iniziali? Non suonano U.S.B.M. se non per rimarcare l'approccio ferale e tecnico delle loro composizioni, ma questa è piu' una variante accostabile a tutto il movimento "extreme" statunitense; non suonano sinfonico, le tastiere sono veramente un accenno nel missaggio generale, una miscela detonante di BM dalle venature melodiche ma non troppo e certo DM nell'utilizzo di certe ritmiche come ci svela anche "Immortal Revelations"; terzo: dimenticatevi Dark Funeral e Marduk, i giri dei gruppi scandinavi affiorano veramente molto di rado, ma se voleste un approccio piu' veritiero citerei indubbiamente una forte venatura canadese tendente ad act come Veneficium ed Hak Ed Damn.
Si pone il cd nel vano e si è immediatamente investiti da tutta la devastante furia dei Sinstorm, "Celestial Extinction", "Transcending Dimensions", "Beneath A Star Long Fallen" sono tre badilate nei denti, questa è l'unica cosa che possa far accostare i nostri ai gruppi svedesi menzionati in precedenza, la voglia di metter su musica un inferno senza concessioni di sorta; soprattutto la terza traccia mi fa intuire certe soluzioni vicine agli ultimi Limbonic Art (solamente che in questo caso i Sinstorm suonano per davvero, dando l'impressione di poter insegnare qualcosa alle ultime produzioni del combo norvegese, in pratica i L.A. si sognano di scrivere brani come "Beneath A Star Long Fallen" e "Infernal Conflagrations").
I brani confluiscono tutti nel organizzare un assalto all'arma bianca verso le alture celesti, ed anche le armonizzazioni ricreate ed il turbinare di note espresse indicano tale volonta', basti ascoltare "Into The Crypt Of The Damned" per convincersene pienamente.
Pian piano pero' un difettuccio esce fuori e lo trovo nell'effettistica utilizzata per le vocals; effetti che portano indubbiamente verso le linee di Shagrath dei Dimmu Borgir e trovo la cosa alquanto penalizzante, dato che i Sinstorm cercano in toto una propria vena stilistica ed una propria identita', quindi consiglierei di limare quest'unica concessione al "commerciale".
Il riffing di tutto questo "Sinstorm" è intricato, ad alto voltaggio, tecnico, appassionante, furioso, a tratti scuro e maestoso con qualche lieve accenno di chitarra acustica, insomma un bel modo per intendere il MBM; in chiusura di album troviamo due cover ben eseguite ma di cui non capisco la scelta almeno nel primo caso (Type O Negative), per quanto sia valida l'interpretazione forse abbassa un po' troppo i bpm e la tensione rispetto alle atmosfere precedenti, mentre per "The Trooper" degli Iron Maiden è il riffing che per quanto celebre, forse mal si accosta alla furia cieca finora proposta, ma credo che siano due tributi a due grandi act e molto piu' probabilmente ai fans del gruppo, che gia' immagino spezzarsi la testa e le costole all'esecuzione di tali cavalli di battaglia in sede live.

I Sinstorm sono stati una valida scoperta lo devo ammettere, non posso che caldeggiarli a tutti gli amanti di sonorita' "fast and furious" e di certa scena nord americana, ma anche a chi rimpiange una degna uscita dai Limbonic Art e questo perche' i californiani ci sanno fare, tirando fuori dal cappello un album onesto e cazzuto; arrivando alle porte del "Paradiso"... con ira funesta!
Una chance se la sono ampiamente guadagnata, non ve ne pentirete!

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MORTA SKULD - Through The Eyes Of Death


Informazioni
Gruppo: Morta Skuld
Anno: 1990-1991 / 2011
Etichetta: Relapse
Contatti: non disponibili
Autore: Bosj

Tracklist
1. Intro
2. Sacrificial Rite
3. Gory Departure
4. Preacher Of Lies
5. Senseless Killing
6. Through The Eyes Of Death
7. Feast From Within
8. Prolong The Agony
9. ...Of Evil
10. Eternal Suffering
11. Metal Church

DURATA: 37:10

Di nuovo Relapse, di nuovo ristampe; questa volta si parla di vecchie glorie.
C'erano una volta dei ragazzi di Milwaukee che, sul finire degli anni '80, sulla scia del tape trading più appassionato, furono preda di un'enorme voglia di suonare death metal.
"Gory Departure" e "Prolong The Agony" furono i primi due parti, ovviamente su nastro, della creatura che quei giovani concepirono, i Morta Skuld.
Dopo di essi, quattro full e uno split, Dave Gregor e Jason Hellman, vero fulcro del gruppo (voce e chitarra e basso), decisero di chiudere baracca e di dedicarsi al nu metal più melodico (pesantemente influenzati dai Mudvayne, a occhio e croce) a nome 9mm Solution, e al momento sono ancora lì.
Oggi, incurante di tutto questo, la Relapse va a recuperare dalla naftalina i due suddetti demo, riediti in un'unica soluzione e per la prima volta su supporto ottico, che nulla hanno a che spartire con ciò che i due musicisti hanno combinato negli ultimi tre lustri.
Parlando del contenuto del cd, abbiamo tutti i pezzi originali dei due lavori, con un'intro iniziale, e due bonus tracks finali: una cover di "Metal Church" (non serve che vi dica di quale brano si stia parlando) ed "Eternal Suffering" (qui invece chiedo a voi lettori se sapete di quale pezzo si tratti, perchè a me non sovviene), finora inedite.
I suoni sono ovviamente quelli tipici del death metal dell'epoca, con una rimasterizzazione dignitosa e degna di questo nome che permette di apprezzare le linee di chitarra e di un basso molto presente nonostante il tempo trascorso e quella che presumo fosse la non ottima qualità del materiale di partenza.
Anche in questo caso, non serve dilungarsi inutilmente: il prodotto è valido, ma non si tratta di una perla nascosta da fare propria a tutti i costi. Certo, se siete aficionados della scena e del periodo, o se siete semplicemente intenditori di buon death metal, non vi pentirete di un eventuale acquisto.

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JARMAN - The Saint

Informazioni
Gruppo: Jarman
Anno: 2010
Etichetta: BlackRock Records
Contatti: www.myspace.com/jarmanband
Autore: Fedaykin

Tracklist
1. Kubrick In September
2. The Saint Who Taught Mussels Being Wiser
3. Bioluminescence Of The Deep Sea Creatures
4. The Scene Of Exclusion & The Obscene Of Inclusion

DURATA: 22:38

In attività dal 2009, i Jarman, realtà post-rock capitolina che vede tra i suoi componenti ex-membri di varie band hardcore romane, forti del reclutamento della bassista Alessia danno alle stampe il loro primo EP "The Saint" intorno alla fine del 2010. Il gruppo, ispirandosi a realtà come i Motorpsycho, Van Pelt, Pelican e Mogwai, ha come obiettivo quello di affiancare alla sua musica strumentale una vasta gamma di messaggi e richiami artistici a cinema, pittura e narrativa: il monicker stesso deriva da Derek Jarman, poliedrico regista inglese autore di vari film, cortometraggi e video musicali, e la prima impressione che si avrà una volta in possesso di "The Saint", nell’osservare il dipinto di Luca Zaratini che ne decora la copertina e nel leggere i vari evidenti riferimenti nei titoli delle tracce, sarà proprio quella di avere tra le mani un lavoro ricco di stile e di ricerca, impressione che, come vedremo, non sarà affatto smentita una volta che il cd sarà inserito nel lettore.

L’EP nasce con l’intento di narrare con la sola musica la leggenda che prende il nome di "Crociata Dei Fanciulli", che vede coinvolto Santo Stefano; quattro mini-opere di post rock estremamente ambientale qui danno forma ad una serie di immagini differenti, apprezzabili indifferentemente dalla conoscenza o meno della storia in questione, ma che forse è interessante inserire nel loro contesto. Il quartetto romano dimostra di aver fatto proprio con enorme talento l’approccio stilistico che ha reso famose alcune delle band a cui dice di ispirarsi: la sua proposta riesce ad essere efficace, e soprattutto, i Jarman dimostrano di saper scrivere musica essenziale, a tratti quasi minimalista, ma di saper essere diretti e semplici al punto giusto anche nei frequenti momenti in cui le composizioni diventano più frammentarie e intricate. L’ascoltatore, insomma, si troverà sempre coinvolto, non dovrà fare alcuna fatica per seguire il disco, e anzi, i ventidue (diciotto effettivi) minuti di durata vanno giù in modo assai piacevole. E questa è probabilmente la vittoria più importante del gruppo, che riesce a centrare il difficile obiettivo di saper essere perfettamente comunicativi in un contesto privo di testualità: nonostante le soluzioni strumentali non siano eccessivamente varie, l’EP è strutturato in modo tale da creare atmosfere molto differenziate tra loro, in grado di trasportare la mente attraverso la narrazione virtuale degli eventi a cui il disco è ispirato. Dalle melodie più lineari e ridondanti di "Kubrick In September" alla complessità intrinseca di un pezzo più completo come "Bioluminescence Of The Deep Sea Creatures", i Jarman hanno insomma saputo partire con il piede giusto, abbattendo la barriera esclusivamente musicale e dimostrando di avere la sensibilità artistica con cui questo tipo di post-rock dovrebbe essere affrontato: c’è da dire che, per il momento, essi si attengono alle proprie influenze in modo piuttosto derivativo, ma è anche vero che, a mio avviso, la personalità è qualcosa che si sviluppa col tempo, e la tecnica individuale dei componenti, che possono contare su una grande alchimia sia in studio che in sede live, e la loro spontaneità compositiva sicuramente li pongono sullo stesso livello di molte realtà d’oltre confine.

Per il momento, insomma, era necessario saper dar luce ad un prodotto che fosse pienamente convincente e che dimostrasse la capacità della band, e i Jarman ci sono riusciti. Il tempo ci dirà se essi saranno in grado di rendere altrettanto interessante un disco più lungo e se sapranno dare alla propria musica una forma un pelo più personale; per ora, godiamoci questo EP, ascoltabile gratuitamente in giro per la rete, e aspettiamo.

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RHODE ISLAND RED - Kerosene

Informazioni
Gruppo: Rhode Island Red
Anno: 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/rhodeislandredband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Kerosene
2. Beige
3. Stalemate

DURATA: 13:54

I Rhode Island Red sono un gruppo di rocker londinesi al primo rilascio, l'ep "Kerosene", tre brani di rock energico, dalle venature hard, nell'allegato viene presentato come una miscela di Garbage e The Cult.
La formazione è nata nel 2009 con l'incontro fra la cantante Lyla D'Souza e il chitarrista Dave Garfield a cui si sono aggiunti completando la line-up l'altro chitarrista Andrea Basiola, il bassista Mike McGuinness e il batterista Rha Stranges.
La proposta in una parola si potrebbe definire "datata", le due band citate potrebbero essere in linea di massima buoni riferimenti, ci sono una sottile vena malinconica che affiora e la passionalità di alcune soluzioni care all'Anouk dei bei tempi andati.
E' la voce di Lyla a reggere le sorti della situazione, è carismatica, ruba la scena al resto seducendo l'ascoltatore sia con la grinta che con una dolcezza alle volte celata da una forte carica espressiva, cosa che si denota maggiormente nel pezzo stranamente più debole del trio, "Stalemate".
E' energica e vibrante l'opener "Kerosene", lo è ancor più la successiva "Beige", il songwriting, per quanto non porti nulla di nuovo, suona bene anche se probabilmente qualche scelta in fase di produzione si sarebbe potuta rivedere, il sound è sin troppo "pulitino" per una creatura che quando preme sul tasto "spingi" graffia e anche parecchio.
In un mondo musicale che con il revivalismo d'ogni genere fa soldi a palate, chi fa musica per amore di soddisfare la propria passione e divertirsi offrendo dei buoni risultati.
Agli occhi del sottoscritto guadagna punti e non li vedo così lontani dal poter ricevere attenzione da una discreta label per fare il salto di qualità, o volete veramente dirmi che tanta della gente che affolla le classifiche, soprattutto nostrane, abbia delle referenze sonore migliori dei Rhode Island Red?
Attenderò con piacere di ascoltare una prova full, per ora non posso che consigliare agli amanti del rock di farsi un giro sullo space e di non farsi troppe seghe mentali, prendete la loro produzione per ciò che é: buon rock.

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LORDS OF BUKKAKE - Desorder Y Rencor


Informazioni
Gruppo: Lords Of Bukkake
Anno: 2010
Etichetta: Totalrust
Contatti: www.myspace.com/lordsofbukkake
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Llagas
2. Alucarda
3. Asco Deseperado
4. Magia Necia

DURATA: 39:17

I Lords Of Bukkake sono un power-trio di provenienza catalana che, nel 2008, aveva debuttato con un album autotitolato, il quale aveva già messo in mostra le buone potenzialità del gruppo.
Nel 2010, dopo la realizzazione di uno split l'anno precedente, arriva il secondo full intitolato "Desorden Y Rencor".
Formalmente non è cambiato molto rispetto all'esordio, fatta eccezione per il considerevole snellimento del minutaggio complessivo e la scelta dell'utilizzo della lingua spagnola per le liriche.
Le influenze musicali da cui la band attinge sono i canoni classici dello Sludge/Doom e gruppi come Ramesses, Cavity e Grief sono quindi un'associazione obbligata.
Il disco si apre con una parte rumoristica altamente disturbante che introduce "Llagas", un pezzo corredato da un riffing macilento a cui vengono unite alcune parti solistiche davvero interessanti, dall'effetto simil-psichedelico.
Questi ragazzi, pur rimanendo fedeli alle coordinate di ciò che suonano, riescono a inserire all'interno delle strutture dei brani delle variazioni che risultano essere decisamente azzeccate.
Ci troviamo quindi di fronte ad una alienante "Alucarda", pesantemente ispirata dagli Electric Wizard e condita con fasci di feedback devastanti, e ad "Asco Deseperado", dalla quale emerge una venatura maggiormente Stoner in stile Sleep.
Come un capitolo a parte può essere considerata "Magia Necia" che gode di un'inusuale dinamicità nell'introduzione, la quale però si trasforma in poco tempo in una composizione dai contorni dissonanti (in cui il basso svolge davvero un ottimo lavoro) e noiseggianti per poi ripiegarsi all'interno dei più consueti schemi già adottati in precedenza.
Le caratteristiche tipiche dello Sludge/Doom sono pressochè inalterate: i riff sfiancanti e fangosi vengono accompagnati da un drumming compatto e, nei limiti di ciò che viene presentato, vario. Le vocals rigurgitate trasudano un enorme quantitativo di disgusto e sono veramente la ciliegina sulla torta.
Tirando le somme "Desorder Y Rencor" è un album che non inventa assolutamente nulla ma che è un ascolto gradevolissimo per chiunque sia un fedele appassionato del genere in questione.
Se quindi tra i vostri ascolti trovano frequente spazio i nomi citati sopra, non abbiate dubbi: i Lords Of Bukkake soddisfano abbondantemente i nostri devastati timpani.

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PENTAGRAM - Last Rites


Informazioni
Gruppo: Pentagram
Anno: 2011
Etichetta: Metal Blade Records
Contatti: www.myspace.com/thepentagramarchives
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Treat Me Right
2. Call The Man
3. Into The Ground
4. 8
5. Everything's Turning To Night
6. Windmills And Chimes
7. American Dream
8. Walk In The Blue Light
9. Horseman
10. Death In 1st Person
11. Nothing Left

DURATA: 45:16

Esistono band che in un modo o nell'altro hanno fatto la storia del genere che suonano e quando, dopo decenni, sono ancora attive di solito gli scenari possibili non sono molti: alcune si evolvono in maniera naturale continuando a donare ottimi dischi, alcune involvono al di sotto della mediocrità sfornando porcate (vero Morbid Angel?) e altre ancora rimangono fedeli ai propri standard diventando così delle garanzie.
I Pentagram rientrano senza dubbio in quest'ultima categoria e, dopo sette anni di silenzio dovuti a concatenazioni di problemi di vario tipo, tornano in gran forma con il nuovo parto, "Last Rites".
Pur essendo un disco piuttosto poliedrico, l'ultimo arrivato in casa Pentagram si mantiene sempre ancorato alla natura insita nel gruppo stesso, il quale, con pietre miliari del calibro di "Relentless" e "Day Of Reckoning", fu uno dei primi a piantare quel seme oscuro dal quale si sviluppò il Doom.
In quarant'anni di acqua sotto i ponti ne è passata, ma il tempo sembra non aver deturpato le qualità artistiche del combo, nonostante la scelta di una produzione più corposa ma non certo patinata.
"Last Rites" si apre con "Treat Me Right", un pezzo arrembante dalle caratteristiche quasi Stoner in cui svetta sovrana la voce del grande Bobby Liebling, voce impostata in questo caso in maniera da ricordare in una certa misura un Lemmy convertito al lato oscuro del Rock.
Come già detto il disco non è statico e presenta infatti episodi più "insoliti" come la maestosa e monumentale "Call The Man", una "Everything's Turning To Night" dedita ad una visione di stampo psichedelico o "Windmills And Chimes", una spiazzante quanto evocativa ballad dai toni quasi onirici posta sapientemente al centro di una tracklist assolutamente priva di filler o cali.
Ovviamente però, il vero fulcro di un tale album è la classicità, sono quindi tracce come "Into The Ground", "Walk In Blue Light", "Death In 1st Person" e la stupenda "Nothing Left" quelle che fanno da congiunzione tra il passato e il presente, composizioni oscure e vibranti incentrate sulla fedeltà assoluta alla memoria settantiana del genere.
Bobby Liebling sfodera una prestazione vocale davvero perfetta, varia e in grado di assecondare a meraviglia gli umori che vengono proiettati dal riffing eccelso di Victor Griffin e da una sezione ritmica corposa ed efficace.
I Pentagram con "Last Rites" hanno dimostrato che dopo tanti anni è ancora possibile far uscire prodotti solidi, ispirati e che trasudano passione.
La fucina infernale che contribuì a fare da caposaldo a un intero (e quantomai florido) genere come il Doom non è esaurita. Questo lavoro è l'ultimo, per ora, tassello della discografia di un gruppo che ha dato tanto e che fortunatamente sembra non volersi arrestare.
Vedremo cosa ci riserveranno i Pentagram per il futuro, ma il presente si chiama "Last Rites" e, almeno per chiunque ami il Doom, l'acquisto è un obbligo.

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BLOOD CEREMONY - Living With The Ancients


Informazioni
Gruppo: Blood Ceremony
Anno: 2011
Etichetta: Rise Above Records
Contatti: www.myspace.com/bloodceremony
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. The Great God Pan
2. Coven Tree
3. The Hermit
4. My Demon Brother
5. Morning Of The Magicians
6. Oliver Haddo
7. Night Of Augury
8. The Witch's Dance
9. Daughter Of The Sun

DURATA: 51:48

Suvvia dai, siamo sinceri: tra gli amanti del Doom chi non è rimasto piacevolmente colpito dal debutto omonimo dei Blood Ceremony? Non molti, credo.
A distanza di tre anni, il quartetto canadese torna con il secondo full, "Living With The Ancients", per dimostrare che non è stato una semplice meteora nell'affollato panorama del genere.
Le coordinate che avevano reso "Blood Ceremony" un ottimo disco sono rimaste perlopiù inalterate, continua quindi il sodalizio che il gruppo mette in atto tra il Doom che vive (e prospera) sulla scia settantiana e il Rock più occulto.
Sono fondamentalmente due le anime che si coniugano all'interno della proposta in questione.
La prima è quella di scuola Black Widow, maggiormente presente in pezzi come "The Great God Pan", "My Demon Brother" e "Night Of Augury", un collage musicale in magnetico equilibrio tra l'Hard Rock potente e il classicismo seventies. L'apporto fantastico dell'organo Hammond non fa che donare una pennellata vintage a un sound che sarebbe già di per sè da bavetta alla bocca.
La seconda faccia dell'album è quella legata in maniera più stretta al Doom vero e proprio. Gli immancabili Black Sabbath e una consistente venatura Jethro Tull si abbracciano e si amalgamano in "Coven Tree", "Morning Of The Magicians" e "Oliver Haddo"; questi sono i pezzi in cui la bella Alia O'Brien grazie al misticismo sprigionato dalla sua voce, alternata alla potenza evocativa degli inserti di flauto, sembra calarsi davvero nei panni di una sacerdotessa di qualche tipo di rito occulto tanto arcano quanto oscuro.
"Daughter Of The Sun" è una lunga composizione che assolve alla perfezione il compito di riassumere in maniera completa ed esaustiva tutto quanto venuto prima di essa. E' quindi un'atmosfera ombrosa e ipnotica che viene sprigionata dalle note di quest'ultimo atto che ci trasporta all'interno di una dimensione permeata dalla magia e dalla ritualità.
Senza giri di parole, con "Living With The Ancients" i Blood Ceremony si sono confermati come ottima realtà fiorente nel panorama Heavy/Doom.
Il selvaggio Dio dalle sembianze caprine ha innegabilmente delegato a questi suoi emissari il compito di portare tra gli umani la sua cerimonialità.
Come si suol dire, chi ha orecchi intenda.
Se anche voi avete apprezzato e goduto del debutto di questo combo occulto, vi è un solo modo per chiudere al meglio questa sfilza di parole, un imperativo: acquistare!

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MARS RED SKY - Mars Red Sky

Informazioni
Gruppo: Mars Red Sky
Anno: 2011
Etichetta: Emergence
Contatti: www.myspace.com/marsredsky
Autore: Mourning

Tracklist
1. Strong Reflection
2. Curse
3. Falls
4. Way To Rome
5. Saddle Point
6. Marble Sky
7. Up The Stairs

DURATA: 39:41

I francesi Mars Red Sky sono una di quelle band che non t'aspetti, pensi d'aver ascoltato tanto di quello stoner che il tuo orecchio sarà preparato a godere di qualsiasi soluzione perché tanto l'avrai già assimilata col tempo.
In effetti il trio francese non è che inventi un qualcosa di preciso, è però portatore di atmosfere particolareggiate, un incrocio di psichedelia alla Colour Haze e palm desert Kyuss che edulcorandosi di influenze più classiche quali Pink Floyd e Led Zeppelin, più che caricarsi della solida acidità da trip mistico, proietta in un viaggio da "hippy" col sorriso beato di chi sta andando incontro a uno sterminato spazio nel quale poter realizzare ogni suo desiderio.
Ovviamente i ragazzi non si fanno mancare nulla, si passa dalle iperstratificazioni di fuzz dell'opener "Strong Reflection", attraversata da una buona fase solistica, alla psichedelia e melodia di "Curse", dal sound così caldo e vintage che ravviva la selva strumentale di "Falls" al "candore" elegante e cullante di "Way To Rome" in grado comunque di mantenere ben attiva la componente "stoner", siamo solo a metà dell'album ma la vena e la classe dei Mars Red Sky non sono in dubbio.
Con "Saddle Point" scandita dall'acustico e da scelte armoniche suadenti si viene trasportati attraverso il vento sino al punto successivo da cui il percorso riprenderà a scorrere con ritmi e "visioni" dedite a un'esplorazione dello spazio circostanze grazie all'effetto "mastodonte" che dapprima "Marble Sky" e di seguito "Up The Stairs" verranno a ricreare.
Le scanalature divengono profonde, la musicalità si tinge di spacey e il saltellare mentale da un asteroide all'altro diverrà una semplice formalità tesa ad approfondire la conoscenza con questo mondo che nota dopo nota vi è stato sviscerato.
"Mars Red Sky" è un disco da possedere, con una voce calda e sognante, una stesura dei brani a tratti così semplice ma sempre così efficace nell'approcciare la natura orientata al guardare oltre, vi rilasserà, vi stringerà la mano accompagnandovi con gaudio e improvvise "cadute" vorticose sino a quella fetta di cielo che costantemente bramate.

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LOSING ALL - Knock' Em Dead


Informazioni
Gruppo: Losing All
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/losingallmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Kneel Down To Me
2. Sins Of The Father
3. Awakened
4. Knock 'Em Dead!
5. War
6. Dead River County
7. Give 'Em Hell (bonus track)
8. Road To Ruin (bonus track)

DURATA: 46:14

Mi ero un po' perso per strada i Losing All, la band inglese dopo aver rilasciato un buon ep di debutto a titolo "Road To Ruin" sembra essere tornata in carreggiata con un altro lavoro di stampo similare.
Sul finire del 2010 è stato infatti composto il secondo ep "Knock Em' Dead!" che presenta un paio di novità.
Se le conferme arrivano da una line-up che è rimasta invariata e dalla scelta di continuare a perseguire il sound thrash/southern che li aveva caratterizzati anche nella prova precedente, si nota una diversificazione nelle influenze con una risultante che porta a galla meno Kyuss e limitazione netta dei Lamb Of God puntando su nomi più classici quali Pantera, Down, qualche linea vagamente Testament e la conferma dei Metallica soprattutto nel comparto vocale dove la prestazione di Dan Temple a metà fra l'hetfieldiano e l'anselmiano d'annata si fa ben apprezzare.
Questa dose di attitudine anni Novanta e la spinta groovy da essa derivante risultano più che evidenti già nell'accoppiata di canzoni poste in apertura, l'opener "Kneel Down To Me" e "Sins Of The Father" che sia per l'aspetto ritmico, sia per la struttura generale dei brani, non complicandosi particolarmente la vita, ti si stampano in testa scatenando perché no una bella serie di sensazioni devote all'headbanging.
Che l'asse ritmico divenga più frenetico e avvolgente con il contributo di una discreta solistica come avviene nella prestante "Awakened", capace di cambiare elementarmente in corsa da un laconico mood greve a una più corposa e massiccia ma quadrata canzone di richiamo Crowbar, o una potente "Knock'Em Dead!" che, dall'inizio alla fine ti permette di roteare la testa grazie a un riffing dal piglio sicuro, prendano piede vigorosamente può far solo piacere, se poi ti trovi anche "War" dall'animo più caciarone, il classico pezzo che ti porta ad alzare il boccale (preferibilmente sempre ben pieno) e concludi l'ascolto delle nuove tracce con una "Dead River County" dal tocco Black Label Society direi che c'è davvero poco di cui potersi lamentare, la sostanza è di qualità e si può ancora migliorare.
In qualità di bonus track sono state inserite due canzoni del primo mini: "Give'Em Hell" che per il sottoscritto era uno dei capitoli più riusciti con la sua vena stoner molto più rock oriented spiccatissima a contorniare il sound e "Road To Ruin", buoni promemoria nel caso uno si fosse dimenticato di come suonassero inizialmente i Losing All o in alternativa per chi non li avesse ancora incrociati, motivo in più per ascoltare anche "Road To Ruin" ed avere una visione complessiva di ciò che hanno prodotto sinora.
Stavolta il combo britannico ha fatto un gran passo in avanti, la produzione è decisamente più equilibrata e se la pecca più palese è quella del far notare una costante quanto usuale derivazione dalle band che sono i capisaldi di un preciso modo di suonare, allora c'è davvero poco da ridere e tanto da godere, a quando un contratto per 'sti ragazzi?
In attesa di buone nuove, invito i fan delle realtà citate nel testo a dare una chance alla musica dei Losing All, non c'è bisogno d'inventare nulla di nuovo per avere nelle orecchie note che ti diano la spinta giusta durante la giornata, provare per credere.

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N.Y.C. MAYHEM - The Metal & Crossover Days


Informazioni
Gruppo: N.Y.C. Mayhem
Anno: 2011
Etichetta: Hell’s Headbangers Record
Contatti: www.hellsheadbangers.com
Autore: ticino1

Tracklist
Discografia

DURATA: 140:11

Gli Anni Ottanta erano gravidi di formazioni che con spirito pionieristico esploravano i limiti musicali dell’epoca. Che cosa sarebbe il Mondo metallico odierno senza formazioni come Metallica, Slayer, Mantas o Possessed che combatterono in quegli anni? Credo che saremmo tutti d’accordo sulla risposta: comunque molto diverso!

I N.Y.C. Mayhem erano formati da tre casinisti nuovaiorchesi con il rumore nel sangue. La prima cassetta demo intitolata "Mayhemic Destruction", uscita nel 1985, fu il perno della loro popolarità nel sottosuolo. È inutile dire che questi musicisti vissero con la macchina chiamata N.Y.C. Mayhem un’esistenza nell’oblio dei meandri metallici e hardcore. Più tardi suonarono un genere che dai critici d’allora era spesso e volentieri definito come grindcore o, eventualmente, thrashcore. Eh sì, a quei tempi le definizioni erano un poco diverse... Questi americani erano principalmente sulla linea dei mitici SxOxBx.

È forse necessario dire in parentesi che Craig Setari è un membro dei Cro-Mags, gruppo definitivamente più conosciuto.

Possedevo una cassetta bootleg ricevuta da un olandese che utilizzò registrazioni di questi nuovaiorchesi per riempire il resto del nastro. Me ne innamorai subito. La musica era veloce, rozza e caotica. Il riffing era tanto curato e liscio come lo stomaco di qualcuno che ha ingerito acido ossalico puro.

Fui non poco sorpreso di ricevere gli mp3 di questa raccolta discografica. Forse questi giovanotti non erano tanto misconosciuti quanto credevo…

Bene, o forse meno bene… il primo ascolto non è molto edificante. Mi aspettavo che ci si fosse almeno dato la pena di rimasterizzare il tutto per fornire un risultato come si deve. La qualità è la stessa di quella degli mp3 che scoprirete dappertutto in rete. Sarei stato d’accordo se si fosse trattato di registrazioni live che, come si sa, non sono sempre ricavate dalla tavola di missaggio. Però cazzo, la mia cassetta suonava meglio! Non sono in grado di dirvi se almeno il libercolo sia di una qualità degna da potere presentarsi in collezione. Da un tale lavoro mi aspetto almeno una grande quantità di fotografie e riproduzioni di documenti d’epoca, magari anche un poster. Dulcis in fundo: il volume è definitivamente troppo basso per le attese di un ascoltatore moderno. So benissimo che senza materiale di base valido il risultato non sarà supremo. Qui però mi puzza di guadagno ottenuto con il minimo d’investimento necessario.

Personalmente acquisterei questa raccolta solo se:
1. Fossi un tifoso accanito
2. La confezione fosse veramente, veramente figa e come la descrissi sopra
3. Se avessi soldi da buttare.

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CLITEATER - The Great Southern Clitkill


Informazioni
Gruppo: Cliteater
Anno: 2010
Etichetta: War Anthem Records
Contatti: www.myspace.com/cliteater
Autore: ticino1

Tracklist
1. Now I Lay Me Down To Cheat
2. Crime Scene Cleaner
3. Daryl Rhea
4. F.F. (Fuckin' Faggot)
5. I Hypochondriac
6. The Great Southern Clitkill
7. Cellar Dweller
8. La Bestia
9. Fred Shipman (A Sick Man)
10. Saturday Night Beaver
11. Gruntlichkeit
12. Glory Hole
13. In-Diana Jones
14. Family Ties
15. Positive Aspects Of Collective Chaos (Part IV)
16. Knoxville Horror Mutilations
17. BTS (Biomedical Tissue Services)

DURATA: 32:41

È oramai da lungo tempo che non ascolto e che non mi occupo più di un disco goregrind. Se prima mi dilettavo nello studio di gruppi come Napalm Death, Carcass, NWC666 e compagnia bella, ora preferisco riscoprire perle sconosciute del passato e dedicarmi alla dolorosa ricerca di sonorità moderne nuove. Il lavoro dei Cliteater mi dà la possibilità di rinfrescare un poco la passione per questo tipo di rumore.

L’Olanda trabocca di formazioni che trattano temi pornografici poco o per nulla appetitosi come lo scat oppure il sesso con animali. I Cliteater si divertono a giocare con temi relativamente normali come lo squartamento di vergini prima violentate o parlando di signorine prosperose che tentano di estrarre oralmente la linfa vitale da un pene infilato nel foro di una parete.

Il fronte è decorato, e come poteva essere altrimenti, con "l’omino cattivo" che dà identità alle copertine degli olandesi. Lo stile da fumetto utilizzato dice tutto su quanto questi intendano produrre musica seria per il pubblico. Vedo divertimento e me lo aspetto pure.

Il disco inizia a ruotare e dalle casse m’investe una cascata di note molto rockeggianti per essere goregrind. La musica è talmente spensierata e spassosa da invogliarmi a buttarmi in un "circle-pit" sfrenato con voi. Pur contenendo passaggi tipici per il genere, il gruppo rinuncia ai blast-beats tendendo primariamente a mettervi in movimento gli arti e sfidando le mani a non stappare una birra (You are gay... aaahaaah!). Piacevoli sono gli excursus nei campi musicali più svariati, dove i musicisti spulciano le note più festose possibili (vedi la nona pista, Fred Shipman – AAAARRGHHHH!).

Scusate, non ha senso che io continui a scrivere... cito: "stay local to the clits, eat meat, listen to brutal musick, smoke hand-rolled tobacco and drink beer!!!".

Salute.

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ILSA


Informazioni
Autore: Dope Fiend
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Sharad - Basso
Joshy - Batteria
Brendan - Chitarra
Garrett - Chitarra
Orion - Voce



Oggi siamo in compagnia degli Ilsa, band di Washington, di cui ho avuto il piacere di recensire il secondo full "Tutti I Colori Del Buio".

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come va ragazzi?

Ciao e grazie per l'interesse nell'intervistarci, stiamo sudando in un'altra umida estate a Washington, cercando di rimanere ottimisti!


Iniziamo con le presentazioni: volete raccontarci qualcosa a proposito della storia della band?

Gli Ilsa sono nati come un side-project, mentre Joshy, Brendan e Orion aspettavano che il chitarrista del nostro vecchio gruppo, i Time Of The Wolf, guarisse dopo che si era reciso i tendini della mano dando un pungo a una finestra. Il nostro amico Sharad è venuto a suonare il basso e Garrett ha imbracciato la sua ascia. Non doveva essere più che temporaneo, ma la nostra accoglienza è stata molto positiva e quando è diventato evidente che i TOTW non avevano intenzione di riunirsi abbiamo orientato di nuovo le nostre energie negli Ilsa.


"Tutti I Colori Del Buio" è anche un film del 1972 del regista italiano Sergio Martino. Il vostro disco è ispirato a questa pellicola? Qual è il legame che unisce l'album e il film?

Siamo in realtà grandi appassionati di altri film di Martino come "Last Victim" (alias "The Strange Vices Of Mrs. Wardh") e "Torso", ma c'era il testo della nostra canzone "Blue Moon Haze" che coincideva con il titolo. Ci piace il concetto del "buio" che comprende tutti i colori, lo vediamo più come un simbolo della nostra mentalità piuttosto che come un semplice omaggio a Martino. Essendo una band eccentrica, questo è il nostro modo di abbracciare "tutti i colori dell'arcobaleno".


Nel disco si percepiscono chiaramente rimandi a band come Asphyx, Bolt Thrower e Coffins ma anche ai primi gruppi Crust come Amebix e Aus-Rotten. Quali sono le vostre maggiori influenze in campo musicale?

Questa è una domanda difficile a cui rispondere perchè tutti nella band abbiamo una vasta gamma di influenze e di stili. Sappiamo che questa è una scappatoia, ma non ci piace fare solo una lista di band o di sottogeneri e cerchiamo di andare oltre la creazione di una musica che sia facilmente classificabile.


L'album è una strepitosa miscela altamente esplosiva di violenza e marciume, quali sono i sentimenti che vi ispirano nella composizione delle canzoni? Come si articola il processo di songwriting?

Noi non siamo un gruppo di terapia o roba simile, quindi un sacco di pesantezza e negatività viene incanalata nella gente alla nostra maniera e non è qualcosa che abbiamo cercato di costruire. Abbiamo principalmente parlato di ciò che ci piace, con una musica fottutamente pesante, e di solito quando stiamo lavorando su una nuova canzone questo viene naturale! Washington è un luogo particolarmente difficile per gli artisti o per chiunque non sia già sulla via del successo, c'è un alto tasso di disoccupazione a causa dei costi della vita e uno stupido radicalismo nella burocrazia e nella politica. L'intera area dei tre stati può essere deprimente, dal momento che si vedono costantemente persone che lavorano così duramente, mentre altri fanno così tanti soldi e hanno tanto peso sociale, dedicando intenzionalmente tutta la loro vita a perpetuare tale scempio, un'esistenza di plastica. Essere poveri, incazzati e alienati, non c'era possibilità che l'aggressione e la disperazione non si trasformassero nella nostra musica. Non è sempre facile o divertente lavorare e scrivere canzoni insieme, ma siamo amici e di solito siamo soddisfatti del risultato finale. Scriviamo e proviamo nella Corpse Fortress, che è la casa di Brendan e Garrett e uno dei più vecchi locali underground estremi di Washington.


Come è nato "Tutti I Colori Del Buio"? Siete completamente soddisfatti del risultato ottenuto?

"Tutti I Colori Del Buio" è stato registrato dal nostro amico Brian DuPuy nel suo garage-studio ("il bosco") in due giorni nel maggio 2010 ed era la seconda registrazione che abbiamo fatto come Ilsa. Non abbiamo mai previsto che fosse ascoltato da qualcuno che non fossimo noi stessi e gli amici, ma grazie alle recensioni entusiaste e alle nostre amicizie con la Contagion e la Dark Descent, si è diffusa in tutto il mondo. Non direi che siamo stati completamente soddisfatti ma che cerchiamo solo di spingere sempre più in là i confini e continuiamo ad affinare le nostre capacità. Vogliamo solo registrare sempre roba migliore e la sana autocritica è l'unico modo che per rendere possibile ciò. La produzione e la qualità di registrazione che Brian ci ha fornito sono state fenomenali e, anche prima che James Plotkin si prestasse con le sua capacità incredibili, abbiamo apprezzato l'album e non avevamo niente di cui lamentarci in questo senso.


Fortunatamente ho avuto l'opportunità di poter esaminare i testi direttamente dalla copia dell'album e li ho trovati molto oscuri e in qualche modo "claustrofobici". Chi è che li scrive? Da cosa sono ispirati?

Orion scrive i testi, ma ci siamo anche appropriati di alcune tradizionali ballate americane e del Nord Europa adattandole bene. Noi spesso citiamo l'aria di "Salomè" nella versione di Richard Strauss di Oscar Wilde per descrivere i sentimenti di timore reverenziale nei confronti degli orrori del mondo e tutte le emozionanti ambiguità che circondano i nostri versi. Mentre accarezza amorevolmente la tanto bramata testa mozzata di Giovanni il Battista, Salomè canta, "Das geheimnis der Liebe ist grosser als das geheimnis des Todes", ovvero "il mistero dell'amore è più grande del mistero della morte." Qualcuno dovrebbe controllarne l'ortografia però.


L'artwork della versione cd della Dark Descent è veramente molto evocativo e ho notato che vi sono immagini interessanti all'interno: la prima è un crocifisso incrociato con un pugnale, la seconda è la rappresentazione di un rogo medievale. Che significato hanno per voi? Quanto è importante stabilire un legame intenso tra l'iconografia e la musica?

Le immagini sono rappresentazioni del nostro disprezzo per il Cristianesimo e per la violenza e la morbosità che esso perpetua. Mentre Joshy ha creato la maggior parte degli artwork della band, questo è opera di Orion, con l'immolazione raccapricciante della strega come alternativa alla sterilità delle rappresentazioni tradizionali dei genocidi cristiani e in rappresaglia ai loro continui tentativi di riscrivere e dirigere il corso della nostra vita. Siamo una band atea e, mentre noi disprezziamo tutte le religioni, vivere in America vuol dire che qualche cristiano cercherà costantemente di buttarti in gola la sua merda, solo per poterti definire pervertito. Il crocifisso e lo stiletto sono una palese equazione del simbolo del fottuto Gesù Cristo come uno strumento assassino di violenza e spargimenti di sangue. Un artwork originale è una parte importante degli Ilsa e le immagini che creiamo illustrano la nostra musica tanto quanto i testi o i live. Con tanti artisti della band è difficile pensare di utilizzare qualcun altro al di fuori di noi. Joshy di solito è anche interessato a disegnare per altre band e può essere contattato attraverso il nostro indirizzo e-mail: pressingtheflesh@gmail.com.


Restiamo in tema di label: se non sbaglio, la prima versione del disco è uscita in vinile tramite Contagion nel 2010, mentre la Dark Descent ha curato l'uscita in cd. Come sono nate queste collaborazioni?

Conosciamo Dan della Contagion da anni, era in visita a Washington e ha sentito la versione prodotta dalla band. Poco dopo ha manifestato interesse a stamparla come il primo disco di un'etichetta che lui e la sua compagna Sheree avevano fondato. Dan ci ha messo in contatto con Matt della Dark Descent dopo che la Contagion aveva deciso di realizzare solo il vinile e la domanda per l'album era cresciuta. La Contagion sta per ristampare "Tutti i Colori Del Buio", siccome la prima versione è stata venduta molto velocemente ed era limitata a sole trecento copie. La versione cd continua ad essere disponibile presso la Dark Descent.


Avete rilasciato da poco tempo uno split con gli Hooded Menace, quali sono stati i motivi che vi hanno spinto a realizzarlo?

Lasse per primo ci ha scritto chiedendoci se ci sarebbe interessato suonare insieme le loro prime date negli Stati Uniti. Essendo loro grandi fan, non potevamo credere che una band di così alto livello ci avesse raggiunto ma abbiamo continuato a comunicare con loro, è nata l'idea di uno split e il prodotto è stato finito senza intoppi e più velocemente di quanto si potesse immaginare. I pezzi "Catacombs Of The Graceless" e "Titan Arum" sono una coppia eccellente e, anche se sono entrambi unici a modo loro, la loro pesantezza e i toni sono assolutamente malatissimi. Speriamo di incrociarli ancora sulla nostra strada, prima di incontrarli eravamo tutti un po' incerti su come sarebbero andate le cose ma tutto è andato benissimo e siamo soltanto stati dispiaciuti di non essere riusciti a suonare più spettacoli insieme!


"Tutti I Colori Del Buio" è il vostro secondo full, in che cosa e in quale misura sono cambiati il vostro sound e il vostro approccio alla musica rispetto al debutto "The Maggots Are Hungry"?

Il debutto era poco più di un demo, con un ritmo più veloce e una produzione non sempre adatta. La band è divisa sulla qualità delle canzoni e probabilmente non le pubblicheremo più.


Quali riscontri ha ottenuto dalla critica questo vostro secondo lavoro? Il pubblico pare soddisfatto?

Ci piacerebbe dire che non ce ne frega un cazzo di quello che pensa la gente, ma per la maggior parte dei riscontri sono state solo lodi, che sono difficili da rifiutare! Abbiamo avuto alcune critiche per il fatto di aver fatto le cose in maniera troppo semplicistica e ripetitiva ma suoniamo un tipo di musica che vive di piccole variazioni quindi non ci soffermiamo su questo. A noi piace e questo è tutto quello che conta.


Provenite da uno stato piuttosto esteso, come è la scena metal locale? Ci sono supporto e coesione tra le band oppure è molto dispersiva?

Non abbiamo una scena metal o di qualsiasi altra sottocultura musicale oltre a gogo, hardcore/punk e indie rock. Ci sono ancora un sacco di buone band pesanti ed è grazie a locali punk come Corpse Fortress e Hole In The Sky che abbiamo di solito un posto dove suonare. Ci sono luoghi che occasionalmente ospitano concerti metal a Washington, ma quei luoghi tendono ad essere dei rip-off per le band in tour e le persone che vengono a vederli. Sembra che un sacco di grandi band sappiano questo e ne stiano lontane, quindi è una scena musicale insulare. La vicinanza a città a volte più convenienti come Baltimora, Richmond, Philadelfia e New York è un salasso culturale e artistico continuo dalla zona, quindi il numero di persone di talento che creano musica incazzata e deprimente è piccolo da queste parti.


Come vanno le cose in sede live? State promuovendo il disco anche su questo fronte?

Il concerto più lontano che abbiamo suonato è stato a New York, che è solo quattro ore di distanza, e solo di recente sono arrivati inviti come quelli degli Anhedonist e degli Hooded Menace. A causa degli orari di lavoro e del fatto di essere dei fottuti falliti, tendiamo a suonare solo nei dintorni del Maryland, della Virginia e di Washington, probabilmente più spesso di quanto dovremmo veramente. Le nostre esibizioni live non sono mai state qualcosa di cui abbiamo parlato seriamente. Il suono è teatrale e fisicamente esigente da riprodurre, quindi show con costumi, cartucciere, headbanging, sangue e vomito non sono mai stati una nostra particolare priorità.


Quali saranno i prossimi passi degli Ilsa?

Buttarsi giù per una rampa di scale di marmo sopra a degli sporchi vetri rotti.


L'intervista è giunta al termine, grazie per la disponibilità e, rinnovando i miei complimenti per l'ottimo disco, vi lascio la parola per concludere come preferite.

Ci vediamo all'inferno!!

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ILSA (english version)


Information
Author: Dope Fiend
Translation: Dope Fiend

Line Up
Sharad - Bass
Joshy - Drums
Brendan - Guitars
Garrett - Guitars
Orion - Vocals



Today we are in company of Ilsa, a band from Washington, which I had the pleasure of reviewing the second full "Tutti I Colori Del Buio".

Welcome to Aristocrazia Webzine, how are you guys?

Hello and thanks for the interest in interviewing us, we're sweating it out through another humid DC/MD summer, trying to stay upbeat!


Let's begin with presentations: would you tell us something about the history of the band?

Ilsa was started as a side project in 2008 while Joshy, Brendan and Orion waited for the guitarist of our old band Time Of The Wolf to heal after he severed tendons in his hand punching through a window. Our friend Sharad came to play bass and Garrett took up his axe. It wasn't intended to be more than temporary, but our reception was very positive, and when it became obvious that TOTW wasn't going to get back together we refocused our energies into Ilsa.


"Tutti I Colori Del Buio" is also a film of 1972 of the Italian producer Sergio Martino. Your album is inspired by this film? What is the link between the album and the film?

We are actually bigger fans of Martino's other films like "Last Victim" (aka "The Strange Vices of Mrs. Wardh") and "Torso", but there was a lyric in our song "Blue Moon Haze" that coincidentally paralleled the title. We like the concept of darkness encompassing all colors, seeing it as more of a symbol of our outlook and approach than mere tribute to Martino. Being a majority queer band, its our own our way of embracing “all the colors of the rainbow”.


In the disc can be heard references to bands like Asphyx, Bolt Thrower and Coffins but also as the first Crust act like Amebix and Aus-Rotten. What are your greatest influences in music?

That's a difficult question to answer as everyone in the band has a wide array of influences and style. We know its a cop-out, but don't like just listing bands or sub-genres, and try to move beyond creating music thats easily categorized.


The album is an awesome highly explosive mixture of violence and decay, what are the feelings that inspire you in the composition of your music? How is the songwriting process articulated?

We aren't a therapy cult or anything, so a lot of the heaviness and negativity gets channeled in peoples own ways and isn't really something we've tried to put a finger on. We mainly talk about what we like, such as loud fucking music, and usually when we are working on a new song, it feels amazing! DC is a particularly difficult place for artists or anyone not already on their path to success, leaving a high turn-over rate due to costs of living, and a stupid entrenchment in bureaucracy and politics. The whole tri-state area can be depressing, constantly seeing people who work so hard, make so much money and hold so much influence, intentionally devoting their entire lives to perpetuating such a bland, plastic existence. Being poor, pissed off and alienated freaks, there's no way that aggression and despair wouldn't translate into our music. It isn't always the easiest or the most fun to work through writing songs together, but we're friends, and usually happy with the end result. We write and practice at the Corpse Fortress, which is Brendan's and Garrett's house, and DC's longest running underground extreme music venue.


How is "Tutti I Colori Del Buio" born? Are you completely satisfied of the results?

"Tutti I Colori Del Buio" was recorded by our friend Brian DuPuy in his garage studio ("the woods") over two days in May 2010 and was the second recording we did together as Ilsa. We never really expected it to be for anyone other than ourselves and friends, but thanks to enthusiastic reviews and our repress with Contagion and Dark Descent, it has spread across the world. I wouldn't say we were completely satisfied, but that only propels us to push boundaries and continually hone our own abilities. We only want to put out better and better records, and healthy self criticism is the only way that's going to happen. The production and recording quality Brian gave us was phenomenal, and even before James Plotkin lent his incredible capabilities we loved the album and had nothing to complain about from that end.


Fortunately I had the opportunity to examine the text directly from the copy of the album and I found them very obscure and, in some way, "claustrophobic". Who writes them? By what are them inspired?

Orion writes the lyrics, but we've also re-appropriated some traditional American and Northern European ballads to suit us. We often quote Salome's aria in Richard Strauss version of the Oscar Wilde play to describe the feelings of awe at the horrors of the world, and all its exciting ambiguity that surround our verse. While she lovingly caresses the coveted, severed head of John the Baptist, Salome sings, “Das geheimnis der Liebe ist grosser als das geheimnis des Todes,” or “the mystery of love is greater than the mystery of death.” Someone should check the spelling on that though.


The artwork of the CD version by Dark Descent is really evocative and I noticed that there are interesting pictures inside: the first is a crucifix crossed with a dagger, the second is the representation of a medieval stake. What these images means to you? How important is it to establish a strong link between the iconography and music?

The images are depictions of our distain for christianity and the violence and morbidity that it perpetuates. While Joshy creates the bulk of band artwork, Orion illustrated those, with the gruesome immolation of the witch as an alternative to the sterility that coats traditional portrayals of Christian genocide, and in retaliation to their continued attempts to rewrite and direct the course of our lives history. We are a very atheistic band, and while we disdain all religions, living in America means that some Christian is constantly going to be trying to force their shit down your throat, only to call you the pervert. The crucifix and stiletto is a blatant equation of the symbol of Jesus fucking Christ to an assassino's tool of violence and bloodshed. Original artwork is an important part of Ilsa, and the images we create inform our music as much as the lyrics or shows. With so many artists in the band, is hard to see using anyone's other than our own. Joshy is also usually interested in drawing for other bands, and can be contacted through our email address: pressingtheflesh@gmail.com.


Staying on the theme of label: If I'm not mistaken, the first version of the album was released on vinyl by Contagion in 2010, while the Dark Descent had take care of this new release on CD. How were these collaboration born?

We have known Dan from Contagion for years, who was visiting DC and heard the band produced version. A little while later he expressed an interest in pressing it as the first record for a label him and his partner Sheree had started. Dan put us in touch with Matt from Dark Descent after Contagion decided to stay vinyl only and the demand for the album had grown. Contagion is in the process of repressing “Tutti i Colori Del Buio”, as the first batch sold very quickly and was a small run at only three hundred copies. The cd version continues to be available through Dark Descent.


You have recently released a split with Hooded Menace, what were the reasons that prompted you to do it?

Lasse first wrote us asking if we would be interested in playing their first US dates together. Being huge fans, we couldn't believe a band of such high regard had reached out to us, but as we continued commmunicating, the process between the idea for a split, and the finished product flowed together smoothly and quicker than we could have imagined. The songs “Catacombs Of The Graceless” and “Titan Arum” pair excellently, and while each are distinctively unique in their own way, their heft and tones compliment sickeningly. Hopefully we will get with them again down the road, we'd all felt a little unsure of how things would go before having met, but everyone ended getting along great, and we left only disappointed that we didn't get to play more shows together!


"Tutti I Colori Del Buio" is your second full, in what and how much have changed your sound and your approach to music compared to the debut "The Maggots Are Hungry"?

The debut was more of a demo, with a faster pace and production we never could get quite right. The band is divided on the quality of the songs, and we probably will not release it again.


What feedback had obtained from the critique this your second job? The public seems satisfied?

We'd like to say we don't give a fuck what the public thinks, but for the most part it has only been praise, which is hard to reject! We've gotten criticized for being too simplistic and repetitive, but we're playing a type of music that thrives on petty varations so we don't dwell on that. We like it and that's all that matters.


You come from a quite extensive state, as is the local metal scene? There is support and cohesion between the band or is it very dispersive?

We don't have much of a metal scene or any other much of a musical subculture aside from gogo, hardcore/punk and indie rock. There are still plenty of good, heavy bands, and thanks to punk houses like Corpse Fortress and Hole in the Sky they've usually had somewhere to play. There are venues that occasionally host metal shows in DC, but those places tend to be rip offs for bands on tour and the people who come to see them. It seems like a lot of bigger acts know that and stay away, so it's an insular music scene. The proximity to sometimes cheaper cities like Baltimore, Richmond, Philly, and NYC is a continual cultural and artistic drain on the area, so the pool of talented people who create extremely angry and depressing music in our bleeding vein is small.


How are things on stage? Are you promoting the album also on this front?

The farthest we've played from home has been NYC, which is only four hours away, and only recently happened with the kind invitations of Anhedonist and Hooded Menace. Because of peoples work schedules and being some broke fuckers, we tend to only play around Maryland, Virginia and DC, probably more often than we really should. Our actual live performance hasn't ever been something we've seriously talked about. The sound is theatrical to begin with as well as physically demanding to perform, so costuming or stage shows beyond bullet belts, head-banging, bleeding and puking have never been much priority.


What will be the next steps of Ilsa?

Tumbling down a set of marble stairs into dirty broken glass.


The interview is over, thanks for your availability and, renewed my congratulations for the excellent album, I leave you the word to end the interview as you prefer.

See you in hell!!

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