lunedì 4 marzo 2013

BLAZE OF SORROW - Echi


Informazioni
Gruppo: Blaze Of Sorrow
Titolo: Echi
Anno: 2012
Etichetta: Sun & Moon Records
Provenienza: Italia
Contatti: Facebook - Myspace
Autore: Akh.

Titletrack
1. All'Ignoto
2. Empatia
3. In Memoria
4. Il Soffio Del Sole
5. Alberi
6. Echi
7. Ma Il Vento Ricordò Il Mio Nome...
8. Aspettando Il Tempo

DURATA: 52:32

I mantovani Blaze Of Sorrow esordiscono su Aristocrazia Webzine grazie a "Echi", realizzato dalla Sun & Moon Records. Non sono comunque di primo pelo, in quanto si tratta del terzo lavoro sulla lunga distanza prodotto dai lombardi. Oramai chi ci segue saprà quanto mi piaccia rimarcare la qualità espressa dal B.M. italico che sta sfornando creazioni preziose e intrise di emanazioni sonore di assoluto valore ed "Echi" ne entra a far parte di buon diritto a mio avviso.

Il tasso di emotività dei Blaze Of Sorrow è molto alto, se dovessi determinarne una fisionomia potrei citare: la virulenza dei Funera Edo, la poeticità sublime degli Janvs di "Vega", l'approccio sognante dei Movimento D'Avanguardia Ermetico, quello più ruvido ed epico dei Criptum, mentre guardando fuori dai confini patrii menzionerei i primi Ulver per l'aggressione silvestre e gli Alcest di "Souvenirs D'Un Autre Monde" per gli spaccati riflessivi e melanconici. Tutto questo senza mai derivare dai gruppi sopra citati, ma incanalando questa alchimia unicamente sotto il nome di Blaze Of Sorrow. Chiunque si ritenga un ascoltatore di B.M. dalle tinte atmosferiche e introspettive rimarrà affascinato dai quasi cinquantatré minuti che Peter ha saputo intagliare in questi otto brani, dove è il sentimento a farla da padrone, dove è l'anima ferita a rilasciare note colme di introspezione che a volte esplodono in frangenti belluini, ma che una volta terminato il ciclo rimandano sempre alla pendente falce della Signora Morte.

Senza mai venir menzionata, la Sorella Nera è la vera figura predominante di questo disco, il fatto che l'ultimo atto della nostra vita sia comunque unico crea quella dimensione distaccata e visionaria in cui la bellezza del "creato" è percepita come fragile momento, come istante accecante in cui ci si è imbattuti quasi fortuitamente, aprendo ferite sulla pelle delicata di questo spirito battagliero e sentimentalmente travagliato; un bivio senza scelta in cui il momento aureo è l'ascesi naturale, dimenticando questa sofferente e incantata illusione.

Come non farsi rapire da "Alberi" e dalla sua chitarra acustica, dagli arrangiamenti che ritraggono distacco e tristezza profonda, dalla strumentale "In Memoria" che si fonde con "Il Soffio Del Sole" e il suo break permeato di introversione e ribellione, così come accade nella rabbiosa "Echi", ma è veramente inutile continuare a citare titoli, ogni momento ha il suo perché, ogni frammento è uno spaccato pulsante, ogni parola un gemito furioso, una lama di sofferenza.

A tutti gli amanti del movimento B.M. Shoegaze consiglio vivamente di lasciar perdere certi signori d'oltralpe (Alcest) e tutti i cloni derivati da loro, qua c'è un gruppo dal potenziale enorme che attende di elargire il proprio sentire, il proprio ardore, il proprio essere, con un bilanciamento di valori assolutamente di rilievo, il sostegno quindi posso assicurarvi è più che meritato.

Una marea di note ci investe, fatta di arpeggi, di riff taglienti, di stacchi pennati, di intrecci solisti, il tutto per rievocare un disegno romantico, decadente, disperato, angosciosamente violento su riflessi che drappeggiano sottotinte pallidamente velate, in cui rifulgono in contrasto lampi aurei su ghiacciai lontani.

Questa è l'ultima visione, questo è l'ultimo eco.

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PROFANAL - Black Chaos


Informazioni
Gruppo: Profanal
Titolo: Black Chaos
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Iron Tyrant
Contatti: facebook.com/Profanal
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Intro
2. Walls Of Agony
3. Into The Abyss Of Grief
4. Black Chaos Horde
5. Torment Of Saturn
6. Submission Of The Beast
7. Conquering Cemeteries
8. Worship The Skull
9. The Bright Light Of Death

DURATA: 33:17

I Profanal sono una delle migliori band attive in Italia, il loro death metal ha letteralmente aperto "di dietro" a valanga dagli esordi e non posso negare di essere legato al gruppo anche per semplici ed emotive motivazioni, fra le quali spicca l'essere stati tra i primi che ho avuto il piacere di recensire.
Nonostante ciò, chiunque abbia avuto più o meno modo di ascoltare su cd e dal vivo questi ragazzi toscani avrà avuto a che fare con una compagine decisa, rocciosa e motivata come poche, contro la quale le critiche sterili basate sull'immobilismo stilistico o un eccesso di cliché old school del death metal possono solo rimbalzare.
È un discorso da fan? In parte sì e non nascondo per nulla di apprezzare alla grande la proposta di Rosy e soci, d'altro canto con il primo album "Black Chaos" il quintetto dimostra che non ha nessun bisogno di esser favorito, puntando i piedi e mandando un deciso segnale ancora una volta in maniera sonora e perentoria: il death che conta oggi passa attraverso le loro uscite.
Cos'è cambiato dal "Demo 2007" e "Rotten Bodies"? L'attitudine è rimasta pressoché la stessa, la devozione al sound scandinavo anni Novanta pure, i Nostri sono però decisamente migliorati nella composizione, rendendo maggiormente efficaci e pestilenziali le composizioni grazie a un'aura nera e satura di putrefazione che si è ulteriormente inspessita. Le prove split nella quali hanno condiviso il campo con gli olandesi Funeral Whore e i tedeschi Obscure Infinity (band note ad Aristocrazia e delle quali troverete alcuni lavori recensiti), aver suonato parecchio live ed essersi confrontati con il panorama estero ripetutamente hanno giovato e non poco alla maturazione e i frutti si percepiscono all'interno di un debutto che non solo fornisce una chiara riprova delle qualità conosciute dei Profanal, ma che assicura loro un posto di prim'ordine all'interno del giro che conta. Fra le leve di ultima generazione, specialmente nel loro settore specifico, sono senza dubbio fra le migliori.
I toscani non necessitano di tremila riff e sessantamila cambi di tempo per trascinare l'ascoltatore nel loro personale "incubo", sfoderano canzoni traboccanti di cattiveria, non scendendo a compromessi e assestando calcioni sfascia-cranio. In tal senso si evidenzia soprattutto il terzetto di brani pre-conclusivo composto da "Torment Of Saturn", "Submission Of The Beast" e "Conquering Cemeteries" (due dei tre vi saranno familiari in quanto già presentati all'interno degli split citati in precedenza), che pare marci sopra una schiera di ossa triturandole; mentre per quanto concerne il "tupa-tupa style" e l'uso delle melodie venefiche e sinistre c'è da godere a manetta con "Into The Abyss Of Grief" e "Worship The Skull".
Fra tutte le uscite del 2012 che si rifanno al sound scandinavo degli anni '90, i Profanal sono fra le fondamentali insieme ai Corrosive Carcass e ai Necrovation. "Black Chaos", e qui un po' di patriottismo ci sta, ha dalla sua la maturità assente in "Composition Of Flesh" e un impatto più ruvido decisivo nella sfida a due con la formazione proveniente da Kristianstad, in poche parole vince.
È il disco d'esordio che in tanti volevamo, è la prestazione che ti porta ad augurare ai ragazzi di crescere costantemente per regalarci in un futuro prossimo quel capolavoro italiano che manca da tempo in quest'ambito, perciò non posso fare a meno di dire acquistate "Black Chaos".
I grandi nomi stiano attenti, se continuano di questo passo alcune formazioni quotate potrebbero essere prese selvaggiamente a mazzate dalla musica dei Profanal. Ah, molti le hanno già prese? Avete fottutamente ragione.

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RADGORATH - Dracan Dreor


Informazioni
Gruppo: Radgorath
Titolo: Dracan Dreor
Anno: 2012
Provenienza: Repubblica Ceca
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Radgorath/128085523895544
Autore: Istrice

Tracklist
1. Beginning...
2. Forgotten King
3. Last Fight Of Brennos
4. The Sign Of Goat
5. Heathen Legacy
6. Dragon Eyes
7. Taint Of Holy Man
8. Dead Fairy
9. Dreb Naseho Rodu [traccia bonus]

DURATA: 33:07

Altro giro, altro regalo, altra band pagan. Un appello ai giovani: se vi venisse mai voglia di fondare una band, di comporre musica vostra, evitate il pagan. Se vi trovaste di fronte a due giostre, magari simili fra loro, scegliereste quella per salire sulla quale ci sono tre ore di coda? Sì? Siete masochisti. No? Ci siamo capiti.
La realtà dei fatti è però diversa, il movimento folk/pagan continua incessante a sfornare decine e decine di band, più o meno meritevoli, e non sembra essere mai saturo. D'altra parte, come Vasco insegna (sigh), non si comanda al cuore, ed anzi la passione che accomuna tutti i ragazzi che si cimentano nel tentativo di creare qualcosa di diverso ed originale all'interno di un mondo che sembra aver già detto tutto dieci anni fa è ammirevole, così come è ammirevole l'amore per la propria terra e le proprie tradizioni, da sempre base su cui l'intero genere ha fondato la propria esistenza.
Questa volta il nostro bucolico carro trainato da buoi ci porta in Repubblica Ceca, nei dintorni di Ostrava, non esattamente la vostra idea di metropoli, zona rurale d'origine del quintetto che risponde al nome di Radgorath. "Dracan Dreor", a cui misteriosamente la band fa riferimento come EP, nonostante i suoi otto brani (più una traccia bonus, nella versione promo a noi pervenuta) e la mezz'ora abbondante di durata, è de facto il disco d'esordio della formazione e chiarifica fin da subito i canoni estetici della loro musica. I cechi suonano un folk metal, a tratti decisamente heavy, ed a momenti invece contaminato in maniera più evidente da un death metal melodico. La proposta, va detto, non brilla per originalità, i richiami più immediati arrivano dal folk slavo/russo degli Arkona e di altre band affini, ma non mancano influenze centroeuropee più allegre e danzerecce, Equilibrium su tutti, la cui impronta emerge nei momenti più veloci e tirati all'interno delle loro composizioni.
Nonostante gli evidenti riferimenti musicali, il disco riesce a scorrere piacevolmente per tutta la sua durata senza cadere in banalità troppo evidenti, aiutato dall'ottima prova vocale del cantante, che padroneggia bene un growl corposo ed incisivo; curioso il fatto che le liriche abbiano più riferimenti alle tradizioni celtiche piuttosto che a quelle slave.
La produzione stessa, dal profumo casalingo, aiuta "Dracan Dreor" a conservare una genuinità spesso dimenticata in questo mondo musicale a favore di sound più levigati e commerciali. Di certo un lavoro un poco più accurato per mettere maggiormente in evidenza la tastiera facente le veci di strumento folkloristico ed una incisività maggiore delle chitarre avrebbero aiutato i brani ad essere meno piatti come sound complessivo, tuttavia i ragazzi han fatto comunque un discreto lavoro se si considera che ci si trova di fronte ad un lavoro autoprodotto dalla band stessa.
"Dracan Dreor" non è assolutamente un brutto disco, sebbene derivativo è ben costruito, un po' acerbo a tratti, ma piacevole all'ascolto, con tre o quattro tracce ben riuscite e, nonostante tutto, personale. Tra le canzoni più riuscite spiccano "Forgotten King", pezzo dotato di un'ottima melodia e di un bel cambio di passo a metà, e "Heathen Legacy", brano più tirato e coinvolgente. Sono canzoni come queste che indicano la direzione che la band a mio avviso dovrebbe seguire, se vuole creare qualcosa di più personale, aumentando la propria visibilità e credibilità.

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COSTANT VULSE - Hedonic Sleepwalkers


Informazioni
Gruppo: Constant Vulse
Titolo: Hedonic Sleepwalkers
Anno: 2012
Provenienza: Trier, Germania
Etichetta: WOOAAARGH
Contatti: facebook.com/ConstantVulse
Autore: Bosj

Tracklist
1. Intro: Caught In Crisis
2. Stampede Of Pledges
3. Oversaturated
4. Trepidators
5. Alpha Male Complex
6. Serpents
7. Feeding The Scam
8. Mediocre Escapists
9. Grand Scheme
10. Regressing Mass
11. Instrumentalized Mental Siege

DURATA: 20:48

Eccoci nuovamente alle prese con un esordio: dalla Germania, edito dall'interessante WOOAAARGH, il quartetto death-grind Costant Vulse ci delizia con il suo primo EP, breve, veloce, incazzato e in generale con tutte le carte in regola.
I ragazzi sono giovani, la foto è chiara a riguardo, ma dal suono di "Hedonic Sleepwalkers" non si direbbe: la lezione è ancora e sempre quella dei vari Brutal Truth, Terrorizer e affini, tuttavia "attualizzata" a quelli che sono i canoni correnti, dai Cattle Decapitation ai nostri Cadaveric Crematorium. Sostituite le tematiche animaliste dei primi e il cazzeggio spintissimo dei secondi con l'attenzione per il sociale di scuola Napalm Death e avrete un'idea precisa al millimetro di cosa suonano i ragazzi di Trier.
L'artwork è un collage di ribellione sociale: un bimbo con uno striscione che recita "no future", un uomo bendato che avanza alla cieca la cui benda reca scritto "god", manifestanti che si scontrano con le forze dell'ordine e un'altra manciata di situazioni correlate alla decadenza della nostra società. Il libretto, anziché i testi degli undici brani, riporta frasi sparse che sembrano un manifesto politico socialista: "exploit of the lower class", "staring down the social ladder where the abandoned sit" e tutta un'altra serie di dichiarazioni che farebbero contenti i già citati Embury, Greenway e compagnia.
La musica, dal canto suo, non offre nulla di diverso rispetto a quanto è lecito aspettarsi, ossia un death-grind sparato a mille con alternanza tra growl e voci da maiale scotennato (ottima la versatilità di Daniel Powell dietro al microfono), blast beat pressoché perenne, riffing quadrato e compatto. Qualche mid tempo di quando in quando a spezzare il ritmo, ed ecco serviti i primi venti minuti di registrazione dei Constant Vulse. Certo, c'è da lavorare per poter dire di essere di fronte a una band matura, ma il songwriting è più che convincente e gli strumenti sono suonati con il giusto dosaggio di tecnica e aggressività.
Il vero punto debole del lavoro è rinvenibile in fase di produzione: il tentativo di rendere "Hedonic Sleepwalkers" pulito e moderno è stato eccessivo, e il risultato finale è un po' troppo freddo, oltre ad avere dei suoni e dei volumi di batteria completamente sproporzionati e sovradimensionati rispetto al resto della sezione ritmica, chitarra in primis. Si tende insomma verso il tanto odiato suono "plasticoso".
Un po' più di "calore" nel sound e del tempo per crescere e affinare il proprio stile sarebbero d'uopo, ma la causa per cui i quattro ragazzi si battono è tutt'altro che persa.

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RABID DOGS - Beasts With Gun


Informazioni
Gruppo: Rabid Dogs
Titolo: Beasts With Gun
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Eclectic Productions
Contatti: rabiddogs.it
Autore: Advent

Tracklist
1. Intro
2. Mad Dog Killer
3. The Boss
4. Lupara Bianca
5. Red Brigades
6. Agressao / Repressao
7. Daddy McBride
8. The White Caiman
9. Il Consigliori
10. Dirty Harry
11. Death Wish
12. Whoremonger Politician
13. Tango & Cash
13. Like A Beast
14. Lord High Executioner

DURATA: 40:59

I Rabid Dogs suonano un grindcore in cui la violenza è dosata tra continue citazioni di dialoghi e musiche di film pulp/trash italiani. Il loro è un metal imbastardito dal punk più fine in cui i vorticosi groove delle chitarre dominano la scena, mentre a livello vocale troviamo soluzioni di ogni genere, dallo scream tipico del grind a quello suino usato nel gore; non mancano poi le sfuriate hardcore/powerviolence soliste e in collettivo.

I riff fanno volare schiaffi che è un piacere, grazie a un batterista che già dalla seconda traccia "Mad Dog Killer" dimostra di saper pestare come si deve. I suoni nel loro complesso sono perfetti, ma quando incombe il blastbeat si scatena l'inferno, solo i più abituati al "casino" distingueranno qualcosa in questi brevi momenti di rabbia cieca.

"Beasts With Gun" non è come molti crederanno un album ingenuo o fotocopia. I ragazzi fanno di tutto per non essere ripetitivi e ognuno di loro lo dimostra destreggiandosi con abilità e tecnica con il proprio strumento: il basso esegue cavalcate e giri molto rapidi, producendo un suono nitido e originale che quando affiora è magnifico; il batterista si mantiene su livelli ben calibrati di brutalità e cede anche il passo a rallentamenti parecchio azzeccati in cui le chitarre si staccano con molta maestria.

I Rabid Dogs non sono mai stati dei pivelli — i membri hanno militato in gruppi come Bestial Devastation, Corpsefucking Art, Tools Of Torture — è evidente però che abbiano fatto un passo avanti di qualità con questo ultimo album, nel quale hanno rafforzato molto la loro identità come "Cani Rabbiosi". Ci sono molta sintonia e voglia di genuinità, senza però scadere in alcun cliché. La cura della produzione si legge negli innesti inusuali al grindcore come le sonorità appartenenti più al rock'n'roll.< Non mi metto a richiamare la vostra attenzione sui titoli e sulle citazioni cinematografiche, ma chi ascolterà l'album non potrà fare a meno di notare la vena geniale che possiedono i Rabid Dogs nell'aver saputo incastrare tanti "pezzettini" particolari per formare un insieme variegato, critico e ironico sulle pagine più drammatiche della storia italiana insieme ai divertenti intermezzi filmici anni '70 ora tanto cari a Tarantino. A mio avviso il capolavoro dell'intero disco è l'accoppiata formata da "Like A Beast" e "Lord High Executioner", la prima è una traccia superba con tanto di tastiera rituale in cui i Cani Grind subiscono una metamorfosi in chimere stoner/doom, la seconda è un vero e proprio decollo psichedelico, da ascoltare o rischiate l'accoltellamento. "Horns up" per i Rabid Dogs.

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THE DRY MOUTHS - Moon's True Delay Lenght Wah Foo Era


Informazioni
Gruppo: The Dry Mouths
Titolo: Moon's True Delay Lenght Wah Foo Era
Anno: 2012
Provenienza: Spagna
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: thedrymouths.com - thedrymouths.bandcamp.com
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. All This I Know
2. Cow Jet Hash
3. Thyrom, The Bolsom
4. So Most Gentle, The Bee End
5. Do Roll The Moey Era
6. Mad Call Is There
7. Phiriasis
8. WKWT-GOD
9. Undo Mask Undo
10. Elephant
11. Outromental II

DURATA: 47:11

Un salto all'indietro di una quindicina d'anni, ecco cos'è "Moon's True Delay Lenght Wah Foo Era", album sfornato dai The Dry Mouths, quartetto spagnolo che fino ad oggi non conoscevo e di cui, quindi, non posso offrirvi altre informazioni.
So per certo, però, che il disco che mi accingo a presentarvi è stato rilasciato come autoprodotto nel 2012 e, credetemi, è davvero una bell'uscita per chi nell'ultima decade del millennio scorso ha amato, e ama anche oggi, un certo modo di suonare e vivere il Rock.
Ascoltando tracce come "All This I Know" e "Mad Call Is There" non si possono avere dubbi sulla razza dell'offerta musicale che i quattro iberici ci presentano: movenze aggressive ed esagitate fanno la felicità di chi sbava sui classici Alternative degli anni Novanta, Queens Of The Stone Age su tutti, in cui fanno capolino anche forme espressive più grigie e acide le cui radici affondano nell'operato di gruppi come Nirvana, Alice In Chains e Pearl Jam.
Un'ulteriore inclinazione interpretativa la possiamo affrontare ascoltando "Cow Jet Hash", "Thyrom, The Bolsom" ed "Elephant", pezzi in cui un'anima tipica del Rock desertico viene ibridata ad un'atmosfera che porta il sapore del primevo movimento Indie britannico.
La mescolanza di tutto ciò dona la vita a composizioni "leggere" ed orecchiabili che possiedono tuttavia un'energia interna muscolosa e nevrotica: per intenderci, nulla a che vedere con le stronzate di (infimo) livello radiofonico. Nel contesto che stiamo esaminando la melodia non è ruffianamente "pop", ma è tesa ed è uno dei tanti ingredienti utilizzati per la preparazione ottimale di una ricetta non particolarmente originale, bensì molto schietta e carnale e direi che un buon esempio di tale affermazione potrebbe essere la costruzione intimamente distorta e disagiata di "Phiriasis".
Altro punto da evidenziare è l'interessante e serpeggiante spinta acre di episodi come "So Most Gentle, The Bee End" e "Undo Mask Undo" in cui un po' tutti gli elementi della tradizione Rock novantiana (dall'Alternative al Noise, appunto) si amalgamano per formare un quadro disturbato ed estraniante, potenzialmente similare a ciò che anche gruppi nostrani come Afterhours e Marlene Kuntz producevano nel periodo storico citato.
Una delle armi più affilate in mano ai The Dry Mouths è la loro capacità di utilizzare un songwriting efficiente ed immediato, un canovaccio metodologico intelligente, profondo, omogeneo e di chiara e spontanea assimilazione; inutile dire che tale propensione, coniugata ad un'espressività forte ed intima, può essere davvero ciò che fa la differenza.
Che altro dire? Se siete appassionati del filone del Rock tirato in ballo, sono sicuro che i The Dry Mouths vi faranno trascorrere parecchi attimi di goduriosa soddisfazione. Se, invece, non siete particolarmente affezionati a questa branca musicale, poco importa: io credo che un ascolto a questo "Moon's True Delay Lenght Wah Foo Era" non sarebbe comunque tempo perso, anzi.

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HIPGNOSIS

Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
SeQ - Batteria, Elettronica, Tastiere
KuL - Voce
PitU - Basso, Voce
ThUg - Tastiere
IJon - Tastiere
Prince Olo - Chitarra
Little Rave N. - Chitarra


Il bello dei dischi, degli originali nello specifico, è quello di esser capaci a volte di racchiudere in sè una forma artistica realmente a 360°. Non è cosa semplice, tuttavia ci sono personaggi che possiedono le doti per farlo. Oggi scambiamo due chiacchiere con gli Hipgnosis, band polacca della quale troverete recensito l'album "Relusion".

Benvenuti sul nostro sito, come va la vita?

SeQ: Benissimo, grazie mille! Abbiamo appena pubblicato il nostro album su LP con una stupefacente confezione rigida!


Inizio domandandovi del vostro nome, c'è qualche collegamento con lo studio fotografico londinese che diede vita alle copertine degli album di Pink Floyd, Led Zeppelin, U.F.O. ed Emerson Lake And Palmer o sono completamente fuori strada?

No, non sbagli, questa è una delle ispirazioni. Prestiamo molta attenzione alle copertine dei nostri album e sono rimasto sempre impressionato dalle creazioni di questo studio. Il suo nome è collegato a tanti album innovativi, tanto di cappello! Cos'altro? Il mio approccio alla musica è perfettamente descritto con queste due parole: ipnosi e gnosi. E, ancora, io sono un grande fan dei Pink Floyd: fin da quando ho memoria, anche nel momento del grande boom del punk rock, e non erano così popolari.


Come e perché nascono gli Hipgnosis? Qual è il motivo scatenante che vi ha condotto alla formazione di questa band e chi sono i musicisti/artisti che la compongono?

Agli inizi il motivo era davvero banale. Sono un batterista, e i batteristi sono spesso musicisti a noleggio. Così, dopo essere stato espulso da un altro gruppo, ho detto "basta" e ho deciso di formare la mia band. Dopo sono sopraggiunte riflessioni più serie: sono un uomo serio ed era giunto il momento di creare la mia musica e di non suonare solo le composizioni di qualcun altro. Lentamente ho iniziato ad attuare questo piano nella mia vita. Sono riuscito ad assoldare alcune persone che erano abbastanza coinvolte in quello che stavamo facendo e, cosa più importante, tutto è progredito su base amichevole. Abbiamo subito chiarito che le possibilità per guadagnare soldi erano minime, abbiamo preferito pagare di più dalle nostre tasche, cosa che facciamo ancora oggi. A quel punto, suonare e comporre è stata l'unica cosa da fare. E per rendere ancora più difficile il tutto, abbiamo deciso di nascondere tutte le nostre esperienze precedenti, di non divulgare i nostri nomi e le nostre foto. In qualunque modo andremo avanti, o il successo arriverà con la nostra musica o non arriverà affatto.


Definire il vostro sound non è proprio semplice: per un momento mi era passata in mente la dicitura "cosmo prog", dato che avete elementi di varia natura sia dell'ambito progressive che di musica cosmica che vanno a braccetto. In che modo realizzate i brani? Lo spirito da jam in sala prove o studio è una componente di base o volete delle idee ben focalizzate prima di accorpare i flussi sonori?

In generale, l'abbozzo lo creo sul mio computer, registro diverse sequenze, le tastiere e i loop, cercando di creare un clima della canzone. Poi preparo la batteria e, infine, insieme alla band lavoriamo al resto. Ovviamente non sono l'unico compositore, anche se sono quello principale. Per esempio, è stato il nostro tastierista, ThuG, che ha creato e composto la canzone "The Garden". Non spreco il mio tempo a pensare che tipo di musica suoniamo. Anzi mi piace la definizione di "cosmic sound", dal momento che ascolto spesso roba elettronica (Schulze, Tangerine Dream con cui abbiamo suonato a Loreley!) e mi preoccupo, possibilmente, che quel "cosmo" sia percepibile. Il resto lo lascio ai critici e ai nostri ascoltatori.


Mi è piaciuta molto la prova di KuL, trovo il suo cantato elegante e piacevolmente mai sopra le righe, alle volte ha un fascino similare a quello delle prestazioni più "intime" di Bjork. Come si scelgono i tratti di brano nei quali inserire la voce e sopratutto che tipo d'impostazione fornirle?

Ho incontrato KuL molto tempo fa in una band e, quando otto anni fa ho creato Hipgnosis, ero alla disperata ricerca di un contatto con lei. L'ho trovata, si è interessata e da allora siamo insieme nella band. Penso che gli Hipgnosis significhino per lei tanto quanto significano per me.


Qual è stato il primo pensiero che vi è passato per la testa dopo aver concluso la registrazione di "Relusion"?

Io non avevo la più pallida idea se avessimo registrato il disco bene o male. Dopo mesi di registrazioni, di missaggio e più di quattrocento ore dedicate a preparare questo materiale, non ne avevo la minima idea. Lentamente ha raggiunto la mia mente la convinzione che forse avessimo creato qualcosa di fuori dal comune. Per me questo è sicuramente l'album più importante della mia vita.


Il vostro disco è un ascolto tanto rilassante quanto impegnativo, è un paradosso lo so, però le atmosfere sono particolarmente viaggianti e per coglierne appieno le sfumature necessita di essere assorbito con calma. Tenendo conto che ho apprezzato in toto il lavoro, se vi chiedessi di scegliere una sola traccia da presentare ai nostri lettori, su quale ricadrebbe la scelta e perché?

SeQ: Domanda difficile. In ogni pezzo c'è un sacco di "me". Difficile rispondere perché quelle canzoni differiscono l'una dall'altra. Potrebbe essere la titletrack, in quanto è l'idea principale dietro l'intero album e, in quanto a suono, si avvicina molto ai miei amati Pink Floyd (l'assolo di chitarra di Little Raven!). Ma anche "Large Hadron Collider", dove oltre alle chitarre ho registrato tutti gli strumenti da solo, quindi questi sono i ventidue minuti più personali del disco. Non lo so, onestamente. Questo album dovrebbe essere trattato come un pezzo unico. Roger Waters avrebbe avuto lo stesso problema se gli fosse stata chiesta la stessa cosa con "The Wall".


"Relusion" è la sintesi delle parole "religione" e "delusione", giusto? Vi siete ispirati al manoscritto "The God Delusions" di Richard Hawkins, ma si può essere realmente delusi da una creazione umana? Oppure la delusione sta proprio nel fatto che non vi è nessuna divinità e quindi è l'uomo stesso a tentare di sostituirla non riuscendoci di fatto?

Io sono ateo, quindi il mio punto di vista è abbastanza chiaro. Se qualcuno legge Hawkins, dovrebbe trovarci dentro tutto. Voglio dire che la religiosità umana deriva dalla necessità radicata di avere sopra di noi qualcosa di inspiegabile, indefinito, qualcosa a cui l'uomo può inchinarsi. Le divinità dell'Uomo, antiche o moderne, non sono necessariamente buone. Quindi non vengono cercate solo per la protezione, ma anche per il dominio. Il dio raffigurato nel Vecchio Testamento è negativo e cattivo così come alcuni degli dei greci, la dea Kali, ecc. Questo è un pantheon di tiranni sanguinari ed esigenti. Come si spiega? L'Uomo deve essere sottomesso? Necessita di servire qualcuno? Sembra poco probabile? Perché le persone seguono Stalin o Hitler? L'ateismo è per me, persona indipendente, un'orgogliosa forma di spiritualità. Sì, spiritualità! Liberazione da coloro che vorrebbero prendere decisioni per me. Rimozione della paura di morire. Tieni presente che sono per lo più i cristiani che hanno paura della morte, anche se dovrebbero liberarsi di tale paura. La morte è per me lo stadio finale ed inevitabile della vita. E questo è giusto ed equo. Forse proprio per questo io rispetto la vita più dei fedeli. Non mangio carne perchè la vita degli animali è importante quanto la mia. Infine, in virtù di ciò, non voglio perdere un solo giorno, non voglio sprecare il mio tempo. Io non mi inginocchio e non servo nessuno. Mi sento libero e fiero.


In che modo avete scelto le varie citazioni inserite nel libretto?

Ho cercato di scegliere quelle essenziali, quelle che mantengono l'essenza in poche parole. E che fossero citazioni riconoscibili da tutti.


In questo scenario che vede ancora una volta contrapporsi Religione e Scienza, dove si collocano i disegni di Tomasz Setowski, qual è il significato che date a queste raffigurazioni così particolari?

I dipinti di Setowski non sono commentari diretti alle nostre idee. Non c'è posto per i simboli diretti qui. Per esempio, quando vedo un pentacolo sulla copertina, esso rivela in gran parte il contenuto dell'album. Nel nostro caso questo è diverso. Prima di tutto, questi sono solo belli, immaginari e "cosmici" quadri che si adattano ai nostri suoni. Sono la prova dell'immaginazione illimitata di Tomasz e questo è il grande vantaggio dei punti di vista atei. Ricordate che l'ateismo è per lo più credenza nelle proprie abilità. La sua arte è la prova dell'illimitato talento umano. Il dipinto in copertina si chiama "Two Worlds". Ma non ci sono opposti distinti qui. Come Scienza e Fede che non dovrebbero escludersi a vicenda. Siamo in grado di coesistere e imparare la tolleranza e il rispetto degli altri. Tutto ciò è molto difficile, soprattutto al giorno d'oggi in Polonia. Per alcune persone tale affermazione è già una provocazione. Dobbiamo solo cercare di combattere questa stupidità.


La Polonia in che rapporti è con la Religione? Per quanto la figura di Wojtila al tempo avesse per alcuni punti di vista provato ad attuare una mediazione, credo che vi sia un fortissimo odio nei confronti di quello che è lo status della Chiesa e ciò che rappresenta.

La Polonia è un paese difficile da capire per chi non è nato qui, per chi non vive qui. Abbiamo le nostre glorie e le nostre maledizioni. La maledizione è la nostra storia: abbiamo pensato per anni di essere l'unico popolo giusto, morendo con onore per la nostra patria. "La Polonia è il messia delle nazioni", questa è la citazione di uno dei nostri poeti nazionali. Ora, in tempi di libertà di parola, qualcuno dice che nel nostro passato non tutto era perfetto, ma noi come nazione non possiamo affrontare il nostro passato, a volte oscuro. Recentemente il nostro cinema ha prodotto un nuovo film di Pasikowski chiamato "Poklosie". Tratta dell'omicidio di alcune persone da parte di cittadini polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale. Abbiamo dei problemi con questo film perchè molte persone, soprattutto di destra, lo ritengono una calunnia, perché non ci si può permettere di parlare del nostro passato in tale modo. Ovvio che ogni paese ha esperienze negative sulla coscienza. Ognuno ha a che fare con esse, altrimenti non potremmo andare avanti e imparare qualcosa. I Tedeschi hanno dovuto affrontare i crimini del Nazismo e delle guerre mondiali, e sono riusciti a farlo. In Polonia tutti parlano sempre di chi è e di chi non è un vero patriota. Se non sei un cattolico, non sei un patriota. Tutto questo è brutto e da questo punto di vista Wojtyla come Papa non è necessariamente stato utile. Negli anni Settanta ha indubbiamente dato la spinta per avviare Solidarnosc e per dare il via all'abolizione del Comunismo. Le scelte di Wojtyla sono state però anche negative, ad esempio la firma del concordato. Ne paghiamo ancora le conseguenze, anche economiche. Komisja Majatkowa, che doveva sorvegliare le rendite sui beni e sui terreni prelevati dalla Chiesa, ci ha derubato. Ci sono alcuni casi giudiziari ancora aperti, ma i beni sono già stati venduti e il valore dei beni immobili restituiti superavano il valore del danno. La Chiesa come istituzione non donerà mai nulla, fino a quando non sarà necessario. Quindi combatte per mantenere il potere e l'influenza sulla nostra vita, ricoprendo incarichi importanti in politica. E la nostra costituzione dice che la Polonia è un paese laico.


La vostra nazione per me e molti altri è una fra delle più floride macchine sforna-metal in Europa. Conosco poco la scena al di fuori di quel panorama, ho avuto modo di approcciare e apprezzare i Millenium e adesso la vostra musica. Ci sono altre formazioni con le quali condividete la stessa passione o verso le quali nutrite del sincero rispetto, che ritenete meritino una maggior risonanza?

Ci sono un sacco di grandi band, a mio parere! Sia nella musica progressive e metal che in altri generi. A volte lavoro come responsabile del suono durante i concerti e ho avuto la possibilità di incontrare gruppi di cui non avevo nemmeno sentito parlare prima. La popolarità in tutto il mondo l'hanno guadagnata Vader, Behemoth e Riverside nella musica progressive. Il background di queste carriere è enorme e i musicisti suonano a un tale alto livello che ne sono spesso geloso. Tuttavia, nei tempi di Internet e del download, i musicisti non possono far quadrare il bilancio. Questo produce la necessità di lavorare regolarmente in diversi settori per pagare le bollette e rende anche la vita di varii gruppi e progetti molto più breve. Ad esempio ho potuto notare i Grendel, che hanno mantenuto un solo gruppo. Quando si tratta di dischi più recenti, Retrospective, Ananke e Logic Mess hanno realizzato grandi album di livello mondiale.


In che stato è l'industria discografica nel vostro paese? Nelle classifiche c'è spazio per forme d'arte come la vostra o sono ricolme di prodotti pre-confezionati come avviene qui in Italia?

L'industria musicale esiste principalmente a Varsavia. Nel resto del paese c'è una disperata lotta contro le avversità. Per esempio recentemente abbiamo suonato un concerto per una radio, ma abbiamo dovuto pagare per il trasporto in quanto non riuscivano nemmeno a restituirci le spese del viaggio. Non che non volessero, solo che non se lo potevano permettere! La maggior parte delle stazioni radio sono state "formattate" in modo da mandare in onda unicamente le stesse canzoni sulla base delle loro playlist idiote. I programmi dei DJ quasi non esistono. Questa è una perdita enorme per la cultura, ma nessuno di coloro che decidono sembra preoccuparsene. Le case discografiche difficilmente sbarcano il lunario, vendendo per lo più suonerie. Fortunatamente la presenza delle band è enorme, centinaia di artisti fanno la loro musica contro la logica economica. Ma questo non ha nulla a che vedere con il "music business". Tali società spesso assumono più imprenditori che fanatici di musica, in modo da regolare le vendite, e la visione artistica non ha alcuna importanza.


In sede live siete supportati anche da una sezione visiva, magari utilizzando un proiettore o altro?

No, non facciamo nulla. Ci sono stati diversi live con immagini, ma solo suggerite da qualcuno al di fuori della band. A mio parere non è necessariamente un bene per noi. Anche se sembra che il progressive sarebbe ben supportato con immagini in sottofondo, non è così per tutti. Forse era un bene per i Pink Floyd o per i polacchi Lebowski. Cerco di evitare di semplificare le cose quando si tratta di Hipgnosis, cerco di non dare impulsi diretti. È così che l'intero "Relusion" è stato concepito: niente invadenza, niente di semplice. Ho deciso di non interferire con l'immaginazione della gente e con la visione della nostra musica. Preferirei che gli ascoltatori si sentissero liberi di lasciarsi ispirare, di chiudere gli occhi e usare la loro immaginazione.


I cinque dischi dei quali un appassionato di musica non può fare a meno?

Non posso rispondere a questa domanda, perché ce ne sono centinaia. Senza più pensare e puntando solo gli album rock, sceglierei: "White Album" dei Beatles, "Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd, "Trick Of The Tail" dei Genesis, "IV" dei Led Zeppelin e "Close To The Edge" degli Yes. Ma ne ho cinquanta nella mia mente e mi dispiace di non poterli elencarli qui.


I cinque dischi che invece hanno segnato in maniera indelebile la vostra vita artistica e non?

Non molli, a quanto pare. Per vari motivi direi: "Wish You Were Here" dei Pink Floyd, "White Album" dei Beatles, "Relayer" degli Yes, "The Song Remains The Same" dei Led Zeppelin e "Heaven And Hell" dei Vangelis.


Cosa attende gli Hipgnosis nel futuro?

Non lo so. Abbiamo ipotizzato che la band esisterà fino a quando avrà senso, significato personale e musicale. Non ho mai desiderato registrare stupidaggini o album poco importanti. Ci piacerebbe suonare di più dal vivo, anche al di fuori della Polonia e lavoreremo su questo, suppongo che molte persone potrebbero essere interessate. Abbiamo iniziato a lavorare lentamente su nuove canzoni e questo è un bene. Ma la vita è piena di sorprese, quindi sono molto cauto quando si parla di progetti futuri.


Siamo al momento dei saluti, ti lascio quindi la parola per mandare un messaggio o dire qualsiasi altra cosa ti passi per testa rivolgendoti ai nostri lettori. Grazie per la vostra disponibilità.

Un po' di patriottismo: interessatevi di più alle band polacche, perché sicuramente vi sorprenderanno. E acquistate i loro album, grazie a voi potrebbero avere la possibilità di registrarne altri.

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HIPGNOSIS (english version)

Information
Author: Mourning
Translation: Dope Fiend

Line Up
SeQ - Drums, Electronics, Keyboards
KuL - Vocals
PitU - Bass Guitar, Vocals
ThUg - Keyboards
IJon - Keyboards
Prince Olo - Guitar
Little Rave N. - Guitar


The advantage of the physical hard copy is of being able, sometimes, to contain in itself a really complete form of art. It is not easy an easy process, but there are artists who have the skills to do it. Today we talk with Hipgnosis, Polish band of which you will find the review of the album "Relusion".

Welcome to our website, how are you?< SeQ: Great, thank you very much! We just released our studio album on LP in astonishing hard-case box!


Let's start by asking about your monicker, is there any connection with the London-based studio that gave birth to the album cover of Pink Floyd, Led Zeppelin, U.F.O. and Emerson Lake And Palmer, or I'm completely wrong?

No, you're not wrong, this is one of the inspirations. We pay much attention to artworks of our albums and i was always impressed with the creations of this studio. They are connected with so many groundbreaking albums, chapeau bas! What's more, my approach to music is perfectly described with those two words: hypnosis and gnosis. And even more, I'm a big Pink Floyd freak (since I remember, even at the time of big punk rock boom, and this was not popular).


How and why Hipgnosis are born? What is the reason that promped you to the formation of this band and who are the musicians/artists who compose it?

At the begining the reason was really trivial. I'm a drummer, and drummers are often musicians for hire. So, after i was expelled from another band, i said "enough" and decided to form my own band. After that came more serious reflection, that i'm serious man and it's time to create my own music and not just play somebody else's compositions. And slowly i started to implement this plan into life. I managed to gather around some people who were quite unique in what they were doing. And more important, it all happened on friendly basis. We set it straight that the chances to earn money are minimal, we'd rather have to pay extra from our pockets (what we still do till now). Later, playing and composing was only thing to do. And to make in even more difficult we decided to hide all our previous experiences, do not reveal our names and photos. Our way or no way, we will either succeed with only our music or we won't at all.


Defining your sound is not quite simple: for one moment my mind has been crossed by the words "cosmic prog", since you have elements of different nature, both progressive and cosmic music. How do you give birth to the songs? The jamming spirit in the rehearsal room/studio is a basic component or do you want to have well-focused ideas before merging the sound streams?

In general, the sketch is first created on my computer, i record various sequences, keyboard sounds, loops, trying to create an atmosphere of the song. Later I prepare drums, and finally together with the band we are working on the whole composition. Of course I'm not the only composer, though the main one. For example it was our keyboard player, ThuG, who solely created and composed the song "The Garden". I don't waste my time thinking what kind of music we play. Indeed, I like "cosmic" sounds, been always listening to electronic stuff (Schulze, Tangerine Dream, we played with them on one stage in Loreley!) and possibly those "spaces" are audible. The rest i leave for critics and our listeners.


I really liked Kul's performance, I find elegant and pleasantly his singing that sometimes has a fascination similar to the more "intimate" ones by Bjork. How do you choose the song's traits to fill with voice and the type of approach to provide in?

I've met KuL many years ago in one band and when eight years ago I set up Hipgnosis, i was desperately seeking contact with her. I found her, she got interested and since that time we're together in a band. I think that Hipgnosis means as much to her as it means to me.


What was your first thought after you finished the recording of "Relusion"?

I simply didn't have a clue whether we recorded good or bad album. After months of recordings, mixing and over four hundred hours spent on preparing this material got no idea. Slowly it reached my mind that maybe we created something unordinary. For me this is definitely the most important album in life.


Your album is a relaxing listening but also a challenging one (it seem a paradox, I know): the atmospheres are particularly "trippy" and, to fully appreciate their nuances, they need to be slowly absorbed. Considering that I have fully appreciated the album, if I asked you to choose one representative song to submit to our readers, what song would you choose and why?

Difficult question. In every piece of music there is a lot of "me". Difficult because those songs differ from each other. This might have been the title track as it is the main idea behind the whole album and when it comes to sound it's pretty close to my beloved Pink Floyd (guitar solo by Little Raven!). But also "Large Hadron Collider" where, apart from guitars I recorded all instruments by myself, so this is more personal twenty-two minutes of this album. I don't know, honestly. This album should be treated as a whole. Roger Waters might have had the same problem when asked about "The Wall".


"Relusion" is the synthesis of the words "religion" and "delusion", right? You are inspired by the manuscript "The God Delusions" by Richard Hawkins, but you can be really disappointed by a human creation? Or the disappointment lies in the fact that there is no god and so the man himself try to replace it and fail to do it?

I'm an atheist so my perspective is quite clear. If somebody read Hawkins, he should find there everything. I mean that the religiousness of human comes from rooted need to have above us something unexplained, undefined, something man can bow to. Human gods, ancient or modern are not necessarily good. So we don't search only for the protection but for domination as well. God pictured in Old Testament is negative, even evil, just as some Greek gods, Kali goddess, etc. This is pantheon of bloodthirsty and demanding tyrants. How to explain that? Human need to be submissive? Need to serve somebody? Sounds little probable? Why did people follow Stalin or Hitler? Atheism is for me, more independent, proud form of spirituality. Yes, spirituality! Liberation from those who would like to take decisions for me. Removing the fear of dying, yes! Please keep in mind that it's mostly Christians who are afraid of death, though they should be rid of this fear. Death is for me the final and unavoidable part of life. And due to it - it's fair and equitable. Maybe because of it I respect life more than faithful people. I also don't eat meat, cause animals life also matters to me. Finally due to it I don't want to lose any single day, don't want to waste my time. I am not on my knees and don't serve anyone. I feel free and proud.


How did you choose the quotes included in the booklet?

I tried to pick those unique, those that keep the essence in few words. And to be the quotes from people whom everyone recognizes.


In this scenario, in which Religion and Science are once again opposed, where does that leave the drawings of Tomasz Setowski? What is the meaning you give to these so special representations?

Paintings of Setowski are not a direct commentary to our ideas. There is no place for direct symbols here. For example, when I see a pentagram on the cover, it mostly reveals the content. In our case this is different. First of all, these are just beautiful, imaginary, "cosmic" paintings that fit our sounds. They are the proof of unlimited imagination of Tomasz - and this is great advantage from atheists point of view. Remember that atheism is mostly belief in one own's abilities. His art is the proof of unlimited human talent. The painting on the cover is called "Two Worlds". But there are no distinct opposites here. So Religion and Science don't have to exclude each other. We can coexist and learn tolerance and respect other people. Very difficult subject, especially in Poland nowadays. For some people such statement is already a provocation. We shall just try to fight this stupidity.


Poland is somehow related with Religion? In the past Wojtila had tried to mediate some points of view, but I think there is a very strong hatred for the status of the Church and for what it represents.

Poland is a country hard to understand for somebody who was not born here, who doesn't live here. We have our triumphs and our curses. The curse is our history: we were tought since years that we're the only rightful, we die with honour for our homeland. "Poland is the messiah of nations", this is the quotation from one of our national poets. Now in times of free speech, when somebody says that in our past not everything was perfect, we as a nation cannot face our sometimes dark past. Recently, our cinemas played a new movie by Pasikowski called "Poklosie". It's about murdering people by Polish citizens during II World War. We have a problem with this movie cause for many people (especially from the right wing) it's a slander, because the cannot allow talking about our past in such way. And this is obvious that every country has bad experiences in its conscience. Everyone has to deal with it, otherwise we can't go forward and learn anything. Germans had to face to crimes of fascism and both World War, and they managed to. In Poland there is always talk about who is and who is not a real patriot. If you're not a catholic, you are not a patriot. It's sick and from that point of view choosing Wojtyla for pop was not necessarily helpful. In seventies it had undoubtedly given the ignition to start Solidarnosc and begin to abolish communism. But now it's treated and the determinant of only one acceptable attitude. Coming back to Wojtyla, one this was very bad, namely signing of concordat. We feel the results, also economic one, till today. Komisja Majatkowa which had to oversee the returns on goods and grounds taken from Church has robbed us. There are some court cases still open, but those goods have already been sold, and the value of returned immovables exceeded the level of harm. Church as an institution will never return enything freely, until it will have to. So it fights to keep power and influence on our lives, holding important positions in politics. And our constitution says that Poland is secular country.


For me and many others, your country is one of the most flourishing "metal machine" in Europe. I know not much about the scene outside of that landscape, I was able to approach and appreciate Millenium and now your music. There are other bands with whom you share same passion, or fed the sincere respect, that you feel they deserve greater popularity?

There are lots of great bands, in my opinion! Both in progressive and metal music, possibly in other genres as well. I sometimes work as sound manager during concerts I had a chance to meet really tones of bands that I haven't even heard of before. Worldwide popularity gained Vader and Behemoth and in progressive music Riverside. The background of those careers is huge and musicians play on such high level that I'm often jealous. However in times of Internet and free downloading - the musicians can't make ends meet. This causes the need to work regularly in different areas, to pay the bills, and also makes the live on many bands and projects much shorter. For example I could point Grendel, who released only one band. When it comes to recent releases, Retrospective, Ananke and Logic Mess recording great album on top world level.


How is the music industry in your country? In the charts there is a slot for similar art forms or they are filled with commercial pre-packaged products as here in Italy?

SeQ: Music industry exists mostly in Warsaw. Rest of the country is hopeless fight with adversities. For example, we recently played a live gig in one radio, but we had to pay for the transport as they couldn't even return us the travel costs. Not that they didn't want to, they just couldn't afford it! Most radio stations was "formatted" so they only play the same songs on the base if their idiot playlists. DJ programmes almost don't exist. This is giant loss for the culture, but noone from those who decide seems to care. Music companies hardly make ends meet, selling mostly ringtones. Fortunately the pressure from the bottom, from the bands is huge, hundreds of artists do their music against economical logic. But it has nothing to do with well understood "music business". Those companies often hire businessman then music fanatics, so sales report rule, and the artistic vision doesn't matter.


On stage you are also supported by a visual section, perhaps using a projector or other?

No, we almost don't do it. There were several shows with visuals, but only when suggest by somebody from outside the band. In my opinion it's not necessarily good for us. Although it seems that progressive act would be well supported with visuals in the background. Not for everyone. Maybe good for Pink Floyd or Polish band Lebowski. I try to avoid simplifying things when it comes to Hipgnosis, try not to give direct impulses. That's how the whole "Relusion" is crafted: nothing pushy, nothing straightforward. I decided not to interfere people with their own imagination and vision of our music. That i'd rather leave them free space to inspire, to close their eyes and use their imagination.


The five albums that a music lover can not do not have?

I cannot answer this absolutely honest, because there are hundreds of these. Without much thinking and pointing only rock albums,i'd choose: Beatles "White Album", Pink Floyd "Dark Side Of The Moon", Genesis "Trick Of The Tail", Led Zeppelin "IV", Yes "Close To The Edge". But I already have fifty more in my mind, and i feel bad that i cannot list them here.


The five albums that have indelibly marked your life?

You're not giving up. For various reasons I'd point: Pink Floyd "Wish You Were Here", Beatles "White Album", Yes "Relayer", Led Zeppelin "The Song Remains The Same", Vangelis "Heaven And Hell".


What can we expect by the future of Hipgnosis?

I don't know. We assumed that the band will exist as long as it will make sense, in personal and musical meaning. I'd never want to record piffling, unimportant album. We'd like to play more live shows, also outside Poland and we will work on that, i suppose that many people may be interested. We started working slowly on new songs. That's good. But life is full of surprises, that i'm very cautious when talking about future plans.


The interview is over, thank you for your availability, do you have a final message to our readers?

A piece of local patriotism: please try to find interested in more Polish bands, cause they will surely surprise you. And buy their albums, thanks to you the might have the chance to record another ones.

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domenica 3 marzo 2013

ALTARS / HEAVING EARTH - Split



Informazioni
Gruppo: Altars / Heaving Earth
Titolo: Split
Anno: 2012
Provenienza: Australia / Repubblica Ceca
Etichetta: Nihilistic Holocaust
Contatti: facebook.com/AltarsDeath - facebook.com/pages/Heaving-Earth/174011709288245
Autore: Mourning

Tracklist
1. Altars - Husk
2. Altars - Descent (Paramnesia, Part I)
3. Heaving Earth - I Am Nothing
4. Heaving Earth - Into the Depths Of Abomination

DURATA: 09:32

Dieci minuti scarsi di musica possono far venire l'acquolina in bocca? In certi casi sì.
Il 2012 fra le tantissime proposte in ambito death metal ha visto inserirsi nel mucchio anche lo split realizzato dall'etichetta francese Nihilistic Holocaust, l'uscita ha unito gli australiani Altars e i cechi Heaving Earth, entrambi presenti con due brani ed entrambi pronti ad annichilirvi con prestazioni di stampo nettamente differente.
Le prime due esecuzioni sono affidate alla compagine proveniente da Adelaide, nella quale peraltro milita il batterista dei più noti Tzun Tzu, Alan Cadman, il musicista fornisce una marcia aggiuntiva alle buone "Husk" e "Descent (Paramnesia, Part I)", aumentando il tasso di cattiveria nell'etere con una prova convincente e dinamicamente varia, grazie a pregevoli scorribande sul rullante, pregevoli quanto lo sono del resto le dilatazioni ritmiche ben accompagnate dal riffing sulfureo di Lewis Fisher e con il grugnire tombale di Cale Schmidt che pone il sigillo su una rapida e grezza esibizione di death metal malefico; grezza proprio come la produzione che gli è stata affiancata. Il messaggio all'ascoltatore giunge diretto, privo di fronzoli e malsano in stile Bloody Sign, Incantation e Dead Congregation.
Percorso questo tratto di viaggio, si giunge al bivio che conduce al secondo passaggio sonoro, entrano in scena gli Heaving Earth.
La band non è del tutto nuova al sottoscritto, ebbi il piacere di scrivere del primo demo "Vision Of The Vultures" e da allora di acqua sotto i ponti n'è passata parecchia: ci sono stati un paio di cambi in formazione, l'avvenuta pubblicazione di un altro demo intitolato "Diabolic Prophecies", dell'album di debutto che porta lo stesso nome e pure dell'ep "Redemption Ablaze", ed è da quest'ultima fatica che vengono tratte le tracce "I Am Nothing" e "Into The Depths Of Abomination". Da quel vagito iniziale a oggi il sound non è poi cambiato così radicalmente, l'impronta di formazioni quali Immolation e Hate Eternal è rimasta viva e vegeta all'interno delle composizioni, le strutture sono più complesse rispetto a quelle proposte dai compagni d'avventura, l'impatto e la violenza sfruttano una dose di tecnica maggiore, come maggiore è del resto la cura in ambito di produzione, che risulta più pulita e adeguata a supportare l'aggressività dei due episodi. L'unica pecca rilevabile risiede nell'impostazione del cantato da parte di Michal Štepánek, ottimo nei Brutally Deceased, in questa circostanza decisamente meno solido e un po' piatto.
In definitiva "Engulfed" è un antipasto, lo si può gustare e accontentarsi in attesa di cibarsi di pietanze più sostanziose, o evitarlo ritenendolo superfluo, in entrambi i casi la scelta potrebbe ritenersi corretta.
L'ascolto di queste quattro canzoni non dispiace e per coloro che non si stancano mai di avere nello stereo del buon death metal ciò potrebbe bastare.

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DAEMONICUS - Deadwork


Informazioni
Gruppo: Daemonicus
Titolo: Deadwork
Anno: 2012
Provenienza: Svezia
Etichetta: Abyss Records
Contatti: facebook.com/Daemonicus.nu
Autore: Mourning

Tracklist
1. A Dead Work Of Art
2. The Grandeur Of Total Termination
3. Embracing Her Remains
4. We Feast On Your Flesh
5. The Hymn Of Ubo Sathla
6. From Alive To Dead Life
7. Blood Red November (MDXX)
8. Inhabited
9. Nothing But Death
10. As Extinction Came

DURATA: 43:23

Il death svedese dei Daemonicus ritorna sulla scena con il secondo capitolo "Deadwork", il gruppo scandinavo non mi aveva esaltato particolarmente con il debutto "Host Of Rotting Flesh", album onesto nel contenuto, ma decisamente non in grado di competere con la moltitudine di formazioni che si dibattono all'interno della stessa cerchia sonora. Nel songwriting infatti mancavano spunti che andassero al di fuori dal comunissimo standard e quindi anche discutendone con amici lo catalogai come il più classico dei lavori da "sei politico".
Sono trascorsi tre anni, contraddistinti da un avvicendamento dietro le pelli (Johan Hallbäck al posto di Magnus Boström) e dal cambio di etichetta col passaggio dalla ViciSolum Productions alla Abyss Records. Si potranno quindi riscontare delle effettive novità? Sì, qualcosa si è mosso e in positivo.
Premettendo che siamo ancora di fronte a una formazione "ordinaria", le tracce di quest'ultima prova sono ancora una volta derivative sino al midollo e figlie di quel sound battagliero che porge una guancia alla madre patria e l'altra in zona britannica. Avrete modo di poter apprezzare però alcuni piccoli e significativi miglioramenti, noterete infatti come le canzoni siano maggiormente scorrevoli, dotate di melodie lievemente più affilate e in possesso di una compattezza granitica ancor più consistente; molto di questo lo si deve soprattutto alla prestazione in stile "macigno" offerta da Johan.
Tutti questi puntelli palesano una maggiore sicurezza nei propri mezzi da parte della band, del resto i cliché del genere ci sono proprio tutti, ma l'uso che ne vien fatto stavolta per arrivare all'orecchio
trova una via un pizzico più interessante.
Una volta premuto "play", riscontrerete quattro episodi da tenere realmente in considerazione ("The Grandeur Of Total Termination", "We Feast On Your Flesh", "From Alive To Dead Life" e "Nothing But Dead"), rileverete una produzione curata e "moderna" e potrete quindi decidere sul momento se optare per una ripetizione appassionata dell'ascolto oppure relegare il disco al ruolo di piacevole compagnia saltuaria.
In definitiva, per quanto i Daemonicus siano lontanissimi dall'eccellenza o dal rendervi partecipi di un'esperienza revivalistica di qualità superiore, svolgono il loro dovere senza sbavature e con una marcia avanzata rispetto al passato: che sia arrivata per loro la sveglia che serviva? Lo scopriremo solo in futuro, per ora accontentiamoci di "Deadwork".

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ED - Future Primitive / Old Shit Since 2003

Informazioni
Gruppo: ED
Titolo: Future Primitive / Old Shit Since 2003
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: F.O.A.D. Records
Contatti: foadrecords.it
Autore: Mourning

Tracklist
1. Defy Uniforms
2. Get Downer
3. Downhill Massacre
4. Both Feet On The Wrong Side
5. Die Trying!
6. Warsnake
7. Reno Child
8. Outro Bust!
9. Die Trying!
10. I Proiettili Sono Più Veloci Delle Parole
11. Genio Spastico
12. Handy Kicks Indie Kids
13. Opposte Visioni
14. Punk's Not Dead... It Just Sucks Now
15. Time To Think, Skake And Destroy
16. 40033
17. Blood, Blood, Blood
18. Yes, The Reno Knows
19. Cliff Burton Rides Free
20. Nailed To The Board
21. Misled Youth
22. Plasti Spoon
23. Think Positive (RKL)
24. Vita Marcia
25. Continuo A Cadere
26. Thrash Skateboard Youth
27. Cokes And Snikers (JFA)
28. Davanti A Nessuno
29. Un'Immagine Fissa
30. Intro
31. Disintegrazione
32. Condannato A Sopravvivere
33. Pellicola
34. Epidemia
35. Un Cappio
36. Continuo Regresso
37. Quando Mi Guardi Sei Cieco
38. Non Placate Il Nostro Odio
39. Insulto
40. ...Se Stai Bene
41. Vita Marcia
42. Sentimento Altruista [cover Indigesti]
43. Guilty Of Being White [cover Minor Threat]

DURATA: 1:00:58

La F.O.A.D. Records ancora una volta fa un regalo a coloro che adorano il panorama hardcore nostrano, sono i bolognesi ED a godere della cura con la quale l'etichetta assembla le proprie uscite celebrative. Definire infatti "Primitive / Old Shits Since 2003" una semplice raccolta con materiale inedito all'interno è limitativo, si parla di una vera e propria antologia che ripercorre i vari passi di una formazione che nel proprio mondo di appartenenza è riuscita a evolversi, dando vita a prestazioni hardcore punk/thrashcore di grandissima energia, dall'impatto immediato, devastante e da "scapoccio" infinito, mantenendo però quell'integrità di pensiero e quella visione tematica che — tra un giro sullo skate e una serata goliardica passata in compagnia di amici ed ettolitri di birra — non perde mai di vista il sociale e ciò che ruota attorno alla vita della gente "normale".
Se vi piacciono gli Indigesti o i Minor Threat, entrambi coverizzati in maniera esemplare (i primi con "Sentimento Altruista", i secondi tramite una riproposizione di "Guilty Of Being White"), se siete appassionati del fervore di gente incazzata come i Cryptic Slaughter e sfacciatamente entusiasmante come lo erano i vecchi Suicidal Tendencies, se amate la tecnica multisfaccettata dei seminali Bad Brains e non riuscite a non esaltarvi con un pezzo qualsiasi dei veracissimi Declino e Negazione, i quarantatré episodi inglobati in questa maxi opera saranno per voi come manna dal cielo. Conosciate o meno la band, sono sicuro che gli appassionati del genere avranno nella loro collezione la versione in vinile dei lavori di questi artisti, è un'occasione da non lasciarsi assolutamente scappare.

Potrei rompervi le scatole dilungandomi e scrivendo di quanto siano belli i pezzi, di quanto le nuove tracce di "Future Primitive" siano delle martellate che ti fanno scatenare all'infinito, della semplicità con la quale all'interno del libretto vengono ripercorse le tappe fondamentali degli EE attraverso le copertine delle varie produzioni, tuttavia preferisco siate voi a giudicare... e come poterlo fare se non tramite l'ascolto del lavoro in formato originale? Quale consiglio potrei darvi se non quello di entrare in possesso di "Primitive / Old Shit Since 2003"? Vogliatevi bene, non fatevelo mancare.

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THE FALLEN WITHIN - The Day You Died Inside


Informazioni
Gruppo: The Fallen Within
Titolo: The Day You Died Inside
Anno: 2012
Provenienza: Grecia
Etichetta: Noisehead Records
Contatti: facebook.com/pages/The-FALLEN-WITHIN/219207770701
Autore: Mourning

Tracklist
1. Eyes On Fire
2. You're Disfigured, I'm Proud
3. How Do I Rise From The Dead?
4. Everybody Run
5. Still Tearing Me Apart
6. The Saint And The Sinner
7. J.D.S. (Jeffrey Dahmer Style)
8. Untie The Rope
9. Crawling Down The Hallway

DURATA: 40:05

Sino a quando non ho ricevuto la copia di "The Day You Died Inside", non sapevo proprio chi fossero i greci The Fallen Within, guardando però la copertina e sfogliando il libretto l'immaginario moderno e facilmente ricollegabile al mondo metalcore è stato il primo a venirmi in mente. Una volta inserito il cd nel lettore, ho avuto conferma dell'appartenenza della band a tale settore musicale.
La formazione ellenica si unisce a quella sconfinata schiera che pesca a piene mani dal melodic death evolutosi in Scandinavia grazie (anche se non è che ci sia per forza da ringraziare) a In Flames e Soilwork e al quale col tempo si sono aggiunte intrusioni sempre più pressanti e ahimé standardizzanti degli influssi "core". Non tutti infatti sono ai livelli dei primissimi As I Lay Dying, dei Neaera o degli Heaven Shall Burn, e in questo caso del nu metal alla Slipknot.
Il gruppo è capace di combinare tali elementi, ma non di sfruttarli nel modo migliore e il risultato lo testimonia, poiché mi ritrovo fra le mani un album che possiede alcuni frangenti ben più che accettabili ed è dotato di suoni ben definiti (per ottenerli vi hanno lavorato in tre dietro la consolle: Bob Kationis, Fotis Bernardo e Thymios Krikos), tuttavia la qualità complessiva lo tiene soltanto a galla, non permettendo però ai musicisti in questione di superare le barriere incatenanti rappresentate dalla più classica delle sufficienze.
Il sestetto ci prova, tra break-down ed electro beat, tra ficcanti esecuzioni ricche di melodie e ritornelli orecchiabili, un paio di episodi trovano il modo di ritagliarsi uno spazio d'interesse lievemente più ampio; questo avviene con l'opener "Eyes On Fire", brano che sarebbe perfetto a ricoprire il ruolo di singolo, la successiva "You're Disfigured, I'm Proud", fruibilissima nel suo professarsi altamente melodica, e nell'accoppiata composta da "Everybody Run" e "The Saint And The Sinner" per la buonissima prestazione offerta dal batterista Alex K.
I difetti purtroppo però ci sono e anche evidenti, i campionamenti di Andrew G. sono troppe volte simili fra loro e non incidono granché sulla riuscita o meno dei pezzi, anzi il rischio di "tamarraggine" in corso è piuttosto alto e non solo sfiorato. Questo aspetto andrebbe decisamente rivisto e lo stesso discorso vale per la ripetizione di alcune soluzioni strumentali — soprattutto di quelle che tendono a ripercorrere sentieri sin troppo battuti, come succede nella conclusiva "Crawling Down The Hallway" — e per l'approccio vocale del cantante Steve Al, che pare arrancare dietro le chitarre, mentre si esprime decisamente meglio in growl e nei ritornelli "pulitini" piuttosto che nelle fasi in cui presenta quella sorta di semi scream acido.
I The Fallen Within sono incastrati nella dimensione del "vorrei ma non posso", "The Day You Died Inside" è un lavoro ordinario e in alcuni momenti esageratamente derivativo che non dispiacerà ai fan dell'ultima ora, ma che difficilmente troverà posto negli affollati ascolti degli appassionati maggiormente navigati. Bisognerà quindi attendere una prova con un songwriting più maturo ed elaborato per far sì che i ragazzi non rimangano una di quelle band che si guadagna un  passaggio sporadico nello stereo, sempre che uno se ne ricordi. Per ora la situazione è proprio questa.

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DILUVE - What The Hell?!


Informazioni
Gruppo: Diluve
Titolo: What The Hell?!
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/diluveofficial
Autore: Mourning

Tracklist
1. The King's Rising
2. Storm Attacks
3. Victim Of Venereal
4. I Got All
5. Heavy Machine Gun
6. Fatechild
7. A Sign From Above
8. What The Hell?!
9. Scarecrows, Guardians Of Hellfields

DURATA: 36:24

Leggo in giro sempre molte critiche a dischi che non inventano nulla e poi la gente chissà come mai corre a comprare l'ultimo dei Metallica o degli Iron Maiden, contraddizione naturale? Direi di sì.
Per un buon album non è solo la cosiddetta "innovazione" — peraltro ormai quasi fuori dal gioco — a fare la differenza, anche un insieme di cliché se utilizzati nella maniera più corretta e supportati da un minimo di personalità da parte della band possono divenire armi importanti per aprirsi un varco fra la miriade di ascolti prodotti ogni giorno.
I toscani Diluve e il loro debutto "What The Hell?!" rientrano a tutti gli effetti nel settore dei gruppi e delle uscite discografiche che pedissequamente hanno preso ispirazione dai numi tutelari del mondo metal: Metallica, Helloween, Anthrax e Iron Maiden sono palesemente presenti nell'animo e nello sviluppo strumentale e vocale dei vari brani.
La scaletta del lavoro contiene più di un episodio capace di riscuotere interesse, abbiamo pezzi thrashy veloci e compatti come "Storm Attacks" e "Heavy Machine Gun", e canzoni classicamente orientate sul versante heavy quali "Victim Of Venereal", "I Got All" e "Fatechild"; tutti questi confermano quanto formalmente la prova sia davvero ben fatta.
Quello che la tiene però una spanna e più distante dalla mediocrità del "sei" canonico è il modo in cui il quartetto utilizza le melodie e gioca con le influenze, queste ultime non divengono infatti dominanti, ma risultano assorbite e rilasciate attraverso una sensazione di divertimento, in qualche caso quasi scanzonato, tanta energia e voglia di fare, concentrati soprattutto nell'aspetto strumentale accattivante e tecnicamente valido.
Il cantato invece mostra un paio di carenze, non tanto l'impostazione che non dispiace affatto, quanto i ritornelli che non convincono granché; prendete ad esempio "A Sign From Above" e "Scarecrows, Guardians Of Hellfields", sembra filare tutto liscio sino al "chorus" che le priva di parte del mordente.
Si tratta comunque di una compagine che sta ancora muovendo i primi passi che contano e avrà quindi tutto il tempo per correggere e apportare migliorie al proprio modo di comporre.
La produzione è pulita, chiara e si presta benissimo a rendere l'idea della passione che i Diluve hanno riversato in "What The Hell?!".
Le basi sono state piazzate, l'ostacolo iniziale è stato superato con discreto slancio, in futuro potrebbero rivelarsi una gradita sorpresa più di quanto non lo siano già adesso, sono decisamente da tenere d'occhio.

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STRIFE - Witness A Rebirth


Informazioni
Gruppo: Strife
Titolo: Witness A Rebirth
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Holyroar Records
Contatti: facebook.com/Strifelosangeles
Autore: Mourning

Tracklist
1. Torn Apart
2. Carry The Torch
3. Show No Mercy
4. No Apologies
5. The Distance
6. Never Look Back
7. In This Defiance
8. The Burden
9. Look Away
10. Face Your Failures
11. End Of Days
12. Life Of Death

DURATA: 28:32

Gli Strife sono un pezzo di storia dell'hardcore, entrati a far parte del roster della gloriosa Victory Records, pubblicarono soltanto due album, ma divenuti fondamentali ("One Truth" e "In This Defiance") per poi sciogliersi. L'etichetta allora mise sul mercato la solita operazione commerciale sotto forma di compilation intitolata "Truth Through Defiance" per mantenere vivo l'interesse, e poi... Poi il corso degli eventi mutò nuovamente, gli statunitensi tornarono in circolazione con un terzo capitolo intitolato "Angermeans", per eclissarsi ancora una volta per ben undici anni. Questa pausa, forzata o meno, questo non ci è tenuto saperlo, li ha condotti a dar vita a "Witness A Rebirth" in collaborazione con la Holyroar Records.
Ora viene da chiedersi: cosa sarà successo? In fin dei conti però cosa ce ne importa, l'hardcore di Rick Rodney e soci è rimasto immutato, duro, cattivo e spigoloso.
Ovviamente i fan di vecchia data potranno sin da subito pensare a un tentativo di recuperare il tempo andato a puttane sfruttando l'ennesimo richiamo al passato che conta, può darsi, il disco è però compatto, senza compromessi e classicamente "stradaiolo". Le caratteristiche del genere sono rimaste integre e pezzi quali "Torn Apart", "Carry The Torch", "Show No Mercy" e "The Burden" viaggiano alla grande; se sommiamo a essi le collaborazioni efficaci con Billy Graziadei dei Biohazard in "Never Look Back", Scott Vogel dei Terror in "Look Away", l'assolo donato gentilmente da Mark Rizzo dei Soulfly in "In This Defiance" e Igor Cavalera nel ruolo di batterista d'eccezione, solido e dirompente, tutto questo complesso di note positive fa del disco un ascolto da "porto sicuro". Del resto è difficile che una band del calibro degli Strife potesse toppare e un po' di autocompiacimento è presente e ci sta tutto.
La voce di Rodney (che insieme all'idolo assoluto Billy Gibbons invidio per il suo barbone fantastico) è più greve, forse meno acida, ma senz'altro ruvida quanto e come serve, mentre la produzione di Nick Jett (Terror, Rotting Out e Backtrack) è ottima.
In pratica questo "Witness A Rebirth" è un ritorno che non delude le attese e, pur attestandosi al di sotto dei lavori fondamentali del gruppo californiano, si fa inserire nello stereo con piacere. Hardcore per chi vive hardcore, ben tornati ragazzi!

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UNDER THE ABYSS - A Wavering Path


Informazioni
Gruppo: Under The Abyss
Titolo: A Wavering Path
Anno: 2012
Provenienza: France
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/undertheabyss
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Descent
2. Stoneskin
3. I Forgot Who I Am
4. Dead Inside
5. Behind The Eyes Of Ignorance
6. Despicable Life
7. Against The Dreams
8. Way Of Life
9. Another Day To Survive
10. The Will To Change
11. Buried Alive

DURATA: 57:48

Le autoproduzioni sono il settore che odiernamente regala le maggiori sorprese. L'underground metal è sempre stato florido, e se una volta si poteva lamentare probabilmente la mancanza di accuratezza nel rilascio del demo o del debutto che poteva fare la differenza, oggi in molti alzano la testa, forti di produzioni di livello anche superiore rispetto a nomi noti di certe case discografiche.
Prendiamo il caso degli Under The Abyss, la formazione di Brest suona un heavy/thrash decisamente sporcato dalle influenze moderne alla Trivium, i cui numi tutelari sono i Metallica, parzialmente Megadeth e Iced Earth, con un pizzico di Blind Guardian che si cela dietro l'angolo; ascoltate "Dead Inside" e capirete. Le basi sono solide e gli influssi assorbiti con ottimo risultato e fatti propri per convogliare il tutto all'interno di "A Wavering Path".
Cosa possiedono in meno dei floridiani? A parte un contratto con la Roadrunner, direi proprio poco o nulla, infatti una volta ascoltato il disco e incrociati brani che per composizione e resa risultano veramente trascinanti, ci si
chiede spontaneamente perché non siano supportati da una etichetta: è il caso dell'opener "Stoneskin" e dell'accoppiata formata da "Behind The Eyes Of Ignorance" e "Despicable Life"; la parte introduttiva di quest'ultimo brano fornisce un breve déjà vu, ricordando molto lo stile dei norvegesi Communic,
Tale panorama musicale non è certamente gradito a tanti, il cosiddetto metalcore ha un po' rotto i maroni, inutile girarci attorno, dato che la stragrande maggioranza di noi, compreso il sottoscritto, la pensa così; è però altrettanto vero per gli amanti del filone che un disco come "A Wavering Path" si attesterebbe comunque ben oltre la media non esaltante delle uscite che fanno il verso agli stili più datati.
Tenendo poi conto che le sezioni altamente melodiche e orecchiabili non mancano né sfigurano al cospetto di quelle sin qui propinate dai rinomati statunitensi
(e sono sicuro che un appassionato le desideri) e che il richiamo da videoclip potrebbe giocare a loro favore, scegliere un singolo da trasmettere in rotazione e tentare di sbarcare nel mercato a stelle e strisce sarebbe una mossa opportuna da compiere.
Cosa servirebbe agli Under The Abyss? Un colpo di fortuna e una etichetta pronta a scommettere su di loro, la presentazione offerta con questo debutto dovrebbe essere un biglietto da visita alquanto invitante. In bocca al lupo ragazzi.

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