Visualizzazione post con etichetta 2007. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2007. Mostra tutti i post

lunedì 13 maggio 2013

GESTOS GROSSEIROS - Countdown To Kill / Satanchandising


Informazioni
Gruppo: Gestos Grosseiros
Titolo: Countdown To Kill / Satanchandising
Anno: 2007 - 2011
Provenienza: Brasile
Etichetta: Autoprodotto / Rapture Records
Contatti: facebook.com/gestosgrosseiros
Autore: Mourning

Tracklist "Countdown To Kill"
1. Lord Of The Lie
2. Chaos Domination
3. Help!
4. Countdown To Kill
5. Human Destruction
6. Mind Beyond
7. Zone Of Death
8. Take Your Cross

DURATA: 41:05

Tracklist "Satanchandising"
1. Humanity Victory (Kill By Power)
2. Slaves Of Imagination
3. Mirror Of Death
4. Satanchandising
5. Evil Witness
6. Predator Of Soul
7. Attack
8. Brutality Century
9. Religions Plague
10. Stronger Than Never
11. Extreme Aggression [versione demo, cover Kreator]

DURATA: 48:09

Il bello dell'arte e della vita in genere è che non si finisce mai d'imparare e scoprire cose nuove. Nella musica nello specifico conoscere band delle quali non avevi la minima idea dell'esistenza molte volte ha portato con sé riscontri positivi, stavolta sono i brasiliani Gestos Grosseiros ad avere allietato i miei pomeriggi. La formazione di Guarulhos (São Paulo) è di quelle rimaste parecchio nell'ombra, era nata come una cover band dei Metallica, ma si è spostata sul death ed è in attività dal lontano 1996, quindi si parla di oltre tre lustri di carriera nei quali però le produzioni sono state davvero poche: sinora ha pubblicato due demo ("No Rest" e "First Pain", rispettivamente nel 2001 e 2003) e due full ("Countdown To Kill" e "Satanchandising", datati 2007 e 2011).

I lavori più corposi e importanti sono quelli di cui vi scrivo, ho avuto il piacere di riceverli grazie alla disponibilità del batterista cantante Andy Souza, attualmente accompagnato in questa avventura da Danilo Dill al basso e Kleber alla chitarra. Il sound al quale erano e sono totalmente devoti è quello old school, c'è tanta Florida, con influenze del panorama thrash in genere evidenti (Metallica, Slayer, Kreator, etc.) e non vi sono concessioni a nessun tipo di modernismo o ricerca del fronzolo. Le composizioni sono schiette, cattive quanto basta e adornate da melodie che esulano dall'essere orecchiabili, emanando un feeling heavy alle volte notevole, ascoltando la titletrack "Countdown To Kill" ne avrete la conferma.

In quel disco il growl dell'allora cantante e bassista Indìo si presentava profondo e gorgogliante, la batteria di Andy robusta e non troppo elaborata, adatta a fornire basi solide e pesanti, tirando alla vecchia maniera e pestando in stile fabbro, mentre le chitarre rozze e gli inserti solistici di Bruno e Kleber — puntuali e adrenalinici come avviene in "Mind Beyond" e "Zone Of Death" — completavano un quadro nel complesso noto, ma allo stesso tempo invitante. In occasione di brani come "Lords Of The Lie", "Help!" e "Take Your Cross" invece sembrava proprio che i brasiliani ordinassero alle lancette dell'orologio di andare indietro negli anni e la cosa è stata particolarmente gradita.

Quel primo album ebbe un rilascio un po' travagliato, essendo già completo nel 2006, ma venendo distribuito soltanto nel 2008, poi si dovette attendere il 2011 per vedere ultimato il successore "Satanchandising". La formazione subì un rimodellamento, passando da quattro elementi a tre, con la dipartita di Bruno e Indìo: mentre per il primo non fu scelto un sostituto, affidando l'operato della sei corde al solo Kleber, il basso e la voce vennero stavolta suddivisi rispettivamente fra l'entrante Danilo e lo stesso Andy con risultati più che piacevoli. Questi cambiamenti comunque non incisero sul valore della prova prodotta. Il disco conferma infatti l'attitudine e le pulsazioni che caratterizzavano "Countdown To Kill", una creatura che si rivolge con lo sguardo costantemente al passato. Il death metal dei Gestos Grosseiros è rude, tecnicamente si è innalzato un po' il livello con gli arrangiamenti che sembrano più fluidi e le dinamiche maggiormente definite, senza però per questo intaccare l'irruenza e la voglia di pestare che trasudano passione sin dalla traccia in apertura "Humanity Victory (Kill By Power)".

È la passione a tenere banco per l'intera durata della sessione d'ascolto ed è inevitabile incappare qua e là in déjà-vu più o meno evidenti, la bravura del gruppo sudamericano è racchiusa però nella capacità di non strafare, dando comunque un'impronta chiara alla propria musica. I cliché vengono rispettati, i suoni in altrettanta maniera hanno ricevuto un trattamento lievemente più accurato rispetto a quelli del precedente album, divenendo più corposi e distinguibili, ma non meno pesanti. Ci si ritrova così all'orecchio canzoni come "Mirror Of Death", "Satanchandising" e "Religion Plague" che — attenendosi alla lezioni impartite dai grandi — adempiono al loro dovere in maniera esemplare. La chiusura della tracklist è infine nelle mani dell'esecuzione amarcord di "Extreme Aggression" dei Kreator, a sottolineare ancora una volta l'intensa relazione affettiva che i nostri possiedono nei confronti del thrash.

I Gestos Grosseiros sono una band che onestamente e in maniera operaia suona i propri pezzi e crede in quello che fa, avrete compreso che non porteranno con sé chissà quale ventata d'aria fresca o credenziali particolari, puntando invece sulla bontà di una proposta integra nel carattere e nella forma, che ci dona buona musica. Per il sottoscritto è sufficiente, per voi sarà lo stesso? Provate e lo scoprirete.

Continua a leggere...

lunedì 5 novembre 2012

ACROSS THE RUBICON - Elegy

Informazioni
Gruppo: Across The Rubicon
Titolo: Elegy
Anno: 2007
Etichetta: Rage In Eden
Provenienza: Polonia
Autore: Istrice

Tracklist
1. Soldat Inconnu
2. Shadows and Dust
3. Dogs of War
4. State of Fear
5. The World in Flames
6. Strength and Honour
7. The Rage
8. Death Smiles to Us All
9. The Culture War
10. We Shall Remember

DURATA: 43:31

Trattasi di un progetto senza dubbio interessante per gli amanti della musica marziale quello nato dal sodalizio fra due colossi del martial polacco, Marcin Bachtiak (in arte Cold Fusion) e Robert Marciniak (in arte Rukkanor), collaborazione che nasce come lavorativa (i due sono co-proprietari dell'etichetta Rage In Eden, ex-War Office Propaganda), ma che con Elegy diventa compositiva.
Una premessa, dimenticatevi fin da subito delle atmosfere malinconiche e nostalgiche di "Occupatria" e/o del retrogusto mediorientale di "Deora", poiché "Elegy", primogenito del combo, non è niente di tutto ciò, "Elegy" è un cd marziale fino al midollo.
È un canto di soldati che ci accoglie prima che si scateni il conflitto più completo e che i tamburi entrino prepotentemente in scena. L'atmosfera che si respira in apertura è greve, le percussioni vengono contaminate con l'industrial più aggressivo e con un vasto campionario di samples di battaglia, brevi inserti neoclassici donano al brano un senso di epicità. Il risultato è un amalgama sonora estremamente ricca e stratificata, di grande impatto.
Bisogna aspettare i brani successivi per trovare melodie più articolate, senza che l'album tuttavia venga mai meno alle premesse esposte nell'opener "Soldat Inconnu", che potrebbe fare da manifesto a tutto il movimento.
Le ritmiche cupe e violente accompagnano gli astanti per tutta la durata del disco, in "State Of Fear" organo e fiati opprimenti e maestosi allo stesso tempo creano un senso di inquietudine degno del titolo, prima del violento attacco di "World In Flames", brano in cui gli ascoltatori vengono definitivamente proiettati nel mezzo di una vera e propria guerra tradotta in musica, trascinati da un climax sonoro ben architettato dal duo.
In "The Culture War" un canto gregoriano, appena udibile in prima istanza e poi più in evidenza, arricchisce ulteriormente il panorama sonoro del disco ed aiuta a far passare in secondo piano un paio di passaggi meno ispirati incontrati lungo il percorso che porta alla traccia in questione, penultima dell'album.
Nel suo complesso "Elegy", grazie alla durata non eccessiva ed alla notevole varietà di ritmi, percussioni e samples, decisamente superiore alla media se rapportata a quella di altre produzioni appartenenti al medesimo ambito musicale, riesce comunque a non risultare mai ripetitivo né tedioso, anzi regala più di un momento di totale epicità e di grande coinvolgimento.
"Elegy" ci svela una nuova veste che i due polacchi possono indossare con disinvoltura, diversa rispetto ai lidi navigati fino al momento della sua uscita dai suoi fondatori, una veste che strizza l'occhio al martial più duro a là Karjalan Sissit, senza però disdegnare momenti di magniloquenza degni di Erdmann (e della sua celebre creatura, i Triarii).
Un combo che con "Elegy" mostrava le sue grandi potenzialità, da seguire con attenzione. Buona, buonissima la prima, consigliato a grandi e piccini.

Continua a leggere...

lunedì 3 settembre 2012

LOTUS CIRCLE - Bottomless Vales And Boundless Floods


Informazioni
Gruppo: Lotus Circle
Titolo: Bottomless Vales And Boundless Floods
Anno: 2007
Provenienza: Grecia
Etichetta: Nykta Records
Contatti: myspace.com/lotuscircleofficial
Autore: Insanity

Tracklist
1. Untitled
2. Untitled
3. Untitled

DURATA: 41:51

Dei Lotus Circle abbiamo già parlato recentemente grazie al loro ultimo parto "Caves", ciò che esamineremo questa volta è il primo disco della band greca, "Bottomless Vales And Boundless Floods" del 2007.
Siamo sempre a cavallo tra Black Metal e Drone, la creatura nata dalla fusione di questi due generi è come al solito qualcosa di disturbante e se paragoniamo i due full possiamo notare che se in "Caves" il sound era claustrofobico, in questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa di più improntato alla follia: l'uso di soluzioni più rumoristiche e fastidiose (in senso buono) fa sì che l'ascoltatore si trovi in un caos malsano fatto di distorsioni taglienti come rasoi. Ciò diventa evidente specialmente nella seconda delle tre tracce senza titolo, dove si raggiungono livelli di disturbo non indifferenti. L'effettistica è discretamente varia, se il primo brano possiamo accomunarlo all'altro disco per l'ossessività che la caratterizza, l'episodio conclusivo ci propone distorsioni che suonano vagamente come macabri rintocchi di campana accompagnati dalle solite urla da brividi.
Come già detto nella precedente recensione i Lotus Circle non portano nessuna innovazione, l'ascolto è consigliato a chi ama questo stile per quello che è: la claustrofobia messa in musica, una lunga (ma neanche troppo) e piacevole tortura per i neuroni. Se invece siete tra quelli che ritengono che sia sempre la solita solfa senza un minimo di inventiva statene pure alla larga, non troverete nulla che vi farà cambiare idea, d'altronde non è musica per tutti.

Continua a leggere...

venerdì 6 aprile 2012

LEFT TO ROT - Bathe In Blood / Crown Of Deception


Informazioni
Gruppo: Left To Rot
Titolo: Bathe In Blood / Crown Of Deception
Anno: 2007 - 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: F. P. Music
Contatti: myspace.com/nmlefttorot
Autore: Mourning

Tracklist "Bathe In Blood"
1. Digging Up A Grave
2. Bleed
3. Bathe In Blood
4. Throwing Bodies (In The Pit Of Fire)
5. Brain Hemmorrhage
6. Victims Of The Guillotine
7. Mutilated Misery
8. Left To Rot

DURATA: 22:01

Tracklist "Crown Of Deception"
1. Grotesque Deformity
2. The Hypocritical Stench
3. Perverse Dissection
4. River Of Dead Bodies
5. The Crown Of Deception
6. Inverted Thoughts
7. Mutilate Thy Self
8. Vile
9. Gutted Profusley
10. All This Bleeding

DURATA: 29:48

Il death metal odierno vive di flussi e riflussi, c'è chi tenta in tutti i modi di tenersi al passo con i tempi modernizzando, snaturando e violentando ripetutamente il sound usando qualsiasi espediente pur di trovare una propria dimensione "commerciale", chi è geniale per natura e l'ha dimostrato nel corso degli anni infilando una serie di dischi di ottima fattura e non ha nessun motivo per porsi il problema e chi semplicemente si propone in qualità di amante del genere con un tributo piacevole e retrò che si lascia ascoltare pur non inventando nulla.
Nell'ultima categoria s'inseriscono senza ombra di dubbio i Left To Rot, formazione proveniente da Laguna in New Mexico che dal 2004 ha prodotto solo due lavori, l'ep "Bathe In Blood" e il full "Crown Of Deception" del 2011, pochi? Probabilmente ma mi sono parecchio divertito e ho avuto modo di passare degli ottimi momenti dediti allo scapocciamento andante grazie a loro.
Cos'hanno di particolare? Decisamente niente. Cos'hanno di bello? Suonano death metal come se il tempo si fosse fermato, come se gli anni Novanta non avessero mai avuto fine e gente del calibro di Cannibal Corpse e Insatanity (ovviamente non sono i soli che vi verranno in mente) rivivesse i passi iniziali delle proprie carriere attraverso l'operato di questi connazionali.
Perché ho scelto di prendere in considerazione i due platter in unica soluzione? Perché mettendoli su uno dietro l'altro vi accorgerete di quanto e come la band segua un percorso fatto di coerenza, passione e un'attenta riproposizione di ciò che era il death metal nel suo periodo d'oro. Ok, non si sta parlando di capolavori del genere ma sfido chiunque di voi a non trovare negli album in complessivo almeno sette o otto pezzi che aprano i "di dietro", ai quali vengono affiancati altrettanti brani gregari che comunque mantengono il livello dell'asticella del gradimento ben più alto della ormai tristemente e pietosamente regola del "sei canonico e tutti a casa" che nell'ultimo bienno più che mai sembra diventata una "garanzia" in negativo.
Di base i Left To Rot se la giocano inserendo sul piatto brutalità, qualche divagazione thrashy, una solistica incastonata in maniera efficiente nei pezzi, delle dinamiche di batteria che per quanto risultino innegabilmente note nello sviluppo garantiscono una spinta robusta e una prova vocale maschia in alcuni casi lievemente dal tocco scream, preferisco quindi limitarvi a direzioni di massima non indicandovi un pezzo piuttosto che un altro, credetemi se vi dico che avrete di che sbatacchiare e sarà per voi facile districarvi decidendo quale sia la canzone migliore per farlo o se lasciarvi andare ininterrottamente dal primo all'ultimo secondo.
Liricamente oltre ai classici testi su morbosità, mutilazioni e devianze che dominano la scena troviamo anche delle severe mazzate a sfavore della religione che in piena blasfemia andante si rivelano come limpidi messaggi in "The Hypocritical Stench", "All This Bleeding" e la titletrack, campo nel quale si sa che Incantation, Immolation e Deicide han fatto più di altri scuola a tanti.
Musica in old school style per gli adoratori dell'old school, se questa motivazione è per voi un trampolino di lancio che indirizza le orecchie all'ascolto, i Left To Rot sia con "Bathe In Blood" che con "Crown Of Deception" riusciranno a farsi vivi nelle vostre playlist e perché no magari a mantenerne anche salda la posizione all'interno nel tempo, diciamo in attesa che ci giunga fra le mani il nuovo capitolo.
Parafrasando e modificando leggeremente uno dei titoli degli Asphyx: "death is the only brutal way", se la si ama album così vanno quantomeno presi in considerazione.

Continua a leggere...

lunedì 29 agosto 2011

DEATHEVOKATION - The Chalice Of Ages


Informazioni
Gruppo: Deathevokation
Titolo: The Chalice Of Ages
Anno: 2007
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Xtreem Music
Contatti: www.myspace.com/deathevokation
Autore: Leonard X

Tracklist
1. Rites Of Desecration
2. Acherontic Epitaph
3. The Monument
4. Embers Of A Dying World
5. The Chalice Of Ages
6. Infinity Blights The Flesh
7. Carrion
8. Chunks Of Meat (Antropomorphia cover)
9. As My Soul Gazes Skywards

DURATA: 60:58

Il prossimo idiota che mi dice che il metal è morto e che oramai non ci sono più i gruppi di una volta riceve in piena fronte (di spigolo) questo cd. Sì, perché il primo full dei Deathevokation è un rullo schiacciasassi che trita tutto ciò che incontra sul suo cammino. Immaginatevi un'unione malvagia tra Bolt Thrower (periodo Warmaster) e gli Asphyx. Cosa ne viene fuori? Un album di puro Death Metal ai massimi livelli. Un concentrato di malvagità che se ne frega di uscire nel 2007 perché le tracce al suo interno sono puro Death Metal in stile prime anni '90. Ma la cosa che più colpisce di questo lavoro è che i brani non sono fotocopie di quelli partoriti dai maestri del genere; questi pezzi vivono di vita propria, senza scimmiottamento di riff già sentiti mille volte. I Deathevokation hanno tutto quello che serve per divenire una band di prima categoria e questo album è il loro biglietto vincente. Qui c'è tutto: riff potenti, rallentamenti, ottima tecnica dei musicisti, soli spaccaculo e batteria che riesce al meglio sia nelle parti lente che in quelle in blast beat. I Deathevokation, senza pomposi proclami, portano alto il vessillo del Death Metal... non acquistare questo cd sarebbe da pazzi.

Continua a leggere...

lunedì 25 luglio 2011

VULTURE INDUSTRIES - The Dystopia Journals


Informazioni
Gruppo: Vulture Industries
Anno: 2007
Etichetta: Dark Essence Records
Contatti: www.myspace.com/vultureindustries
Autore: Advent

Tracklist
1. Pills Of Conformity
2. Blood Don't Flow Streamlined
3. A Path Of Infamy
4. Soulcage
5. The Benevolent Pawn
6. The Crumbling Realm
7. To Sever The Hand Of Corruption
8. Grim Apparitions

DURATA: 44:04

Questa volta non proponiamo una recente uscita, i Vulture Industries hanno rilasciato un album l’anno scorso ma parleremo del loro precedente full-lenght "The Dystopia Journals". Le cose che vengono in mente dopo avere messo nel lettore questa produzione sono tutte positive, si tratta di puro avant-garde metal, teatrale, armonioso, pieno di vita. I norvegesi non sono musicisti che dedicano anima e corpo solo al black metal, niente Emperor, Mayhem o Immortal, siamo lontani anche dallo sperimentalismo degli Ulver. Si nota piuttosto una certa continuità con lo stile degli Arcturus (da poco resuscitati, ndr) e dei Borknagar, band che hanno in comune il competente cantante e musicista ICS Vortex, nome d’arte di Simen Hestnæs. Molte altre analogie si sentono con gli Age Of Silence, ma i Vulture Industries non sono assolutamente una band clone di altre, dimostrano una creatività immensa, davvero. L’abilità con la quale passano da un tempo all’altro, in totale sicurezza, senza il benché minimo difetto, tenendo l’atmosfera in una costante mutazione, è straordinaria. Parti pulite e sporche della voce rendono in maniera spettacolare un comparto strumentale eccellente, sempre versatile. "The Dystopia Journals" è un'ottima prova per dei coscienziosi musicisti che hanno capito al meglio il modo in cui vogliono suonare metal. Il mio consiglio è questo: godeteveli se siete appassionati del genere, anche se credete di non esserlo ascoltateli. Le sorprese sono sempre gradite, giusto?

Continua a leggere...

lunedì 6 giugno 2011

A BAND OF ORCS - Warchiefs Of The Apocalypse


Informazioni
Gruppo: A Band Of Orcs
Anno: 2007
Etichetta: Grimpire Entertainment
Contatti: http://abandoforcs.com/
Autore: Bosj

Tracklist
1. I, Gogog
2. Warchiefs Of The Apocalypse
3. Bring Out Your Dead
4. Procreation (Of The Wicked)
5. Disassembly Line (instrumental)
6. Intro / A Descent
7. Into The Maelstrom

DURATA: 31:54

Mi sono del tutto ignoti i motivi per cui in redazione sia arrivata richiesta di dare un parere su questo EP, vecchio di quattro anni, ma tant'è; A Band Of Orcs si definisce un "gruppo di mostruosi orchi inavvertitamente evocati in questo mondo da dei giovani ed ignari nerd mentre giocavano a Dungeons & Dragons", e questo "Warchiefs Of The Apocalypse" ha visto la luce il giorno di Halloween del 2007 (nientemeno).
Non ero a conoscenza dell'attenzione di cui il gruppo ha goduto in questo lasso di tempo (videoclip in cgi, miniature e altre tonnellate di merchandising di dubbio gusto e utilità), ma l'idea che mi sono fatto di questi cinque californiani è che siano un mix tra la scenografia dei Lordi e la ridicolaggine mediatica dei Manowar.
Sì, perchè se l'idea di presentarsi vestiti da orchi può essere carina, sebbene molto presa in prestito dalla band di Rovaniemi, e se l'esposizione ai media per un gruppo metal può essere oggi di grande aiuto, resto dell'idea che in una band ciò che conta più di tutto il resto rimanga sempre e comunque la musica. E di musica qui c'è un po' poco.
Non voglio essere frainteso, la mezzora abbondante di questo ep è tutto fuorchè malvagia, o meglio, lo è decisamente, e questo è un bene; il death di cui si fanno portatori i nostri è classico, sulle corde degli ultimi Gorefest, con variazioni sul tema in chiave rallentata ("Procreation"), contaminazioni thrash alla Testament ("Bring Out Your Dead") e addirittura un lungo brano strumentale ("Disassembly Line").
La faccenda è che dal 2007 i ragazzi hanno edito, oltre al lavoro in questione, un solo singolo monotraccia, per un totale di otto brani - di cui un'intro- in quattro anni. Certo, tra il pubblicare robaccia senza sosta e il centellinare ottimi lavori la strada da scegliere è la seconda, ma l'impressione è che i Band Of Orcs si concentrino troppo sugli orpelli aggiuntivi ed estranei all'essenza musicale del progetto, quali appunto miniature, pubblicità, varie ed eventuali, trascurando la musica stessa; anche il calendario live dei cinque è piuttosto scarso.
Probabilmente è solo un modo per farsi notare maggiormente e tentare di uscire dalla massa soffocante di progetti di musica estrema, tuttavia questo modus operandi può portare tutta questa sciarada ad esplodere in una bolla di sapone; sono ancora convinto che il miglior modo per farsi pubblicità sia proporre qualcosa di serio e concreto al pubblico.
Se poi i ragazzi decideranno finalmente di scrivere musica in maniera più continuativa, e magari dare alle stampe un album, sarò felice di ricredermi, vista la piacevolezza di questo "Warchiefs Of The Apocalypse", per ora però è ancora tutto fumo e pochissimo arrosto.

Continua a leggere...

SOURCE OF DEEP SHADOWS - Source Of Doom And Perpetual Night


Informazioni
Gruppo: Source Of Deep Shadows
Anno: 2007
Etichetta: Redrum 666
Contatti: www.myspace.com/sourceofdeepshadows
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro (Let There Be Doom)
2. Powolne Zatracenie
3. Poranek
4. Zródlo Glebokich Cieni
5. Marnosc (Armia cover)
6. Martwa
7. Hidden Doom
8. Eternal (Paradise Lost cover)

DURATA: 44:00

Mi mancava, questa band polacca mi mancava. Il panorama musicale di questa nazione mi piace davvero molto soprattutto per quanto riguarda il death metal, ecco che vengo attirato per una volta da altra razza di suono, è il doom infatti il genere che i Source Of Deep Shadows interpretano con una lapalissiana ispirazione tratta direttamente dagli albori dello stile.
"Source Of Doom And Perpetual Night" è il disco di debutto di questo combo, la parte iniziale della tracklist (dalla traccia uno alla cinque) viene recuperata dal "Demo II" mentre il restante lotto di tre brani (dalla sei alla otto) rappresenta il nuovo che avanza e una delle due cover contenute nel platter, "Eternal" dei Paradise Lost di "Gothic", mentre l'altra è "Marnosc" della formazione connazionale punk/hardcore Armia.
Il disco sembra esser uscito dai primissimi anni Novanta, le influenze nord-europee di formazioni ai passi iniziali come i Katatonia e il riffing sempre pronto a porsi al limite delle versioni death e funeral dello stile permettono alle composizioni di creare sì un monolite nero ma che amplia il suo raggio d'azione grazie proprio alle sfaccettature che lo caratterizzano.
Si può infatti venir frantumati dalla visione estrema, decadente e blackish di una "Zródlo Glebokich Cieni" a dir poco imprevista dopo la melancolica apparizione acustica di "Poranek" oppure decidere di ascoltare il minaccioso e ruvido incedere di una "Hidden Doom" e il funereo percorso tracciato da "Martwa" con quei synth d'accompagnamento a tappeto malsani e ritualistici che sono già delle ottime motivazioni per approcciarsi a un lavoro simile.
Capitolo cover, se quella dei Paradise Lost è quanto mi potevo attendere, una più che discreta riproposizione di un classico, quella degli Armia, "Marnosc", già riflessiva ed enfaticamente offuscata per una formazione punk vivace qual è la loro (se avete occasione guardate un paio di video su Youtube per approfondire la conoscenza di questa realtà), in questa nuova veste doomica non possiede un briciolo di speranza, il nero ammanta la canzone rendendola parte integrante al 100% di "Source Of Doom And Perpetual Night".
Il 2007 ci ha regalato un bell'album passato ahimè in sordina, può essere questa l'occasione per dare una spolverata e togliere di dosso il velo a una band, i Source Of Deep Shadows, capace di esprimersi ad alti livelli in qualsiasi dell'esposizioni sonore in cui si cimenta.
Gli appassionati non si facciano scappare un ascolto e si tengano sintonizzati visto che nel 2011 è uscito il successore "Fading Emptiness" di cui prestò vi darò notizia.

Continua a leggere...

lunedì 25 aprile 2011

MEPHISTO / THE TRUE ENDLESS - Too Evil And Sick



Informazioni
Gruppo: Mephisto / The True Endless
Anno: 2007
Etichetta: Vomitium Niger Prod. / Ordo MCM
Contatti: www.myspace.com/thetruemephisto - www.myspace.com/thetruendless
Autore: Leonard Z

Tracklist
Mephisto (Ita)
1. Hordes Of Hell

The True Endless
2. Ode Alla Morte Nera Pt. I
3. Ode Alla Morte Nera Pt. II

DURATA: 12:00

Primo split in sette pollici per la coppia di band nostrane Mephisto e The True Endless. A quanto pare questi due gruppi hanno davvero molto feeling reciproco, dato che a questo seguirà un altro split nel 2010 intitolato "Too Heavy For Hell". Partiamo con i napoletani Mephisto: "Hordes Of Hell" è una canzone thrash sulla scia dell'eredità lasciata dai primissimi Bathory. Sound molto schietto, registrazione in presa diretta, attitudine anni '80. Un bel pezzo per chi ama il genere (come me!). Dall'altro lato invece abbiamo i novaresi The True Endless che ci propongono un black più canonico, con blast beat, chitarre ronzanti in stile norvegese, testi in italiano. Non conosco i The True Endless, ma devo dire che, sebbene il loro primo pezzo sia valido dal punto di vista del songwriting (il secondo è una sorta di nenia chitarristica ripetitiva che sa più di outro che di canzone vera e propria), ho trovato la prestazione del batterista decisamente sottotono, come se il brano fosse stato registrato di corsa, una sorta di "buona alla prima", quando invece si percepiscono notevoli sbagli e incertezze durante l'esecuzione. Se non state attenti alla qualità della registrazione e in alcuni casi nemmeno alla tecnica, ma all'attitudine, questo split fa per voi, altrimenti soprassedete. Anche l'aspetto grafico dello split è in linea con i pezzi: foglio monocromatico fatto un po' "alla cazzo" con disegno di corvo inchiodato. Devo dire che mi ha fatto molto effetto la discrepanza tra questa uscita e quella dei Dolcinian, anche loro sotto Ordo MCM. Se l'etichetta ha posto una grandissima attenzione sulla veste grafica e sulla qualità del 7 pollici dei Dolcinian (a colori, gatefold, con una resa sonora marcissima e d'impatto) non sembra assolutamente aver fatto lo stesso per questo split. Spero che la Ordo MCM si assesti sulla produzione ai livelli di Dolcinian e non a quelli di questo split per quanto riguarda artwork e aspetto grafico.

Continua a leggere...

lunedì 4 aprile 2011

FLEGETHON - The Art Of Regeneration


Informazioni
Gruppo: Flegethon
Anno: 2007
Etichetta: Satanarsa Records
Contatti: www.flegethon.narod.ru
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Children
2. Ameno
3. Lonesome Shepherd
4. Sadness
5. Chi Mai
6. Funeral March

DURATA: 54:34

Sebbene il Doom (in ogni sua forma) sia uno dei miei pani quotidiani, non conoscevo i Flegethon. Costoro sono un duo Black/Funeral russo che prende il nome, come tutti potranno facilmente immaginare, dal Flegetonte, uno dei cinque fiumi che, secondo la mitologia greca, scorrono nel regno degli Inferi.
Rimasi stupito dalla consistenza della discografia di questa band, in quanto autrice di ben otto full-lenght nel lasso di tempo tra il 2001 e il 2007.
"The Art Of Regeneration" è l'ultimo di questi, sebbene sia in realtà un album di cover.
Sì, avete capito bene: una rassegna di cover che spazia da Robert Miles a Ennio Morricone, da Era all'intramontabile Chopin, ovviamente riviste in chiave Funeral.
Purtroppo devo dire senza molti giri di parole che l'esperimento è riuscito piuttosto male. Le reinterpretazioni qui presenti risultano inconcludenti e altamente soporifere.
Il Funeral Doom non è soltanto un'ossessiva ripetizione di suoni dilatati e catacombali. Questi ultimi sono solo i mezzi che il musicista può utilizzare per veicolare sensazioni a volte desolanti, a volte opprimenti, a volte maestose. Ciò che muove la composizione deve essere comunque un flusso di sensazioni e sentimenti interiori che possono essere incanalati secondo questo tipo di metodo.
In questo caso i Flegethon fanno invece uso di tali soluzioni in maniera impropria, risultando a tratti addirittura parodiali.
Gli stessi giri di tastiera ripetuti fino allo sfinimento in "Children" e "Ameno", il tedioso utilizzo della batteria di "Sadness" e la quasi fastidiosa distorsione scelta in "Chi Mai" rendono purtroppo questo album la rappresentazione perfetta dell'immobilità e della noia.
Alcuni spunti buoni ci sono come ad esempio il growl molto profondo, ma è davvero troppo poco per quasi un'ora di musica.
Non conosco le uscite precedenti di questo combo quindi non mi posso esprimere al riguardo, se qualcuno però volesse conoscerli gli direi sicuramente di non partire da questo disco... anzi, di tralasciarlo completamente.
Non so se l'intento dei Flegethon fosse quello di sperimentare. Potrebbe essere.
Non so se fosse una mossa "commerciale". Potrebbe essere anche quello.
Ciò che è sicuro è che, qualunque fosse il motivo, il risultato è stato davvero scadente.
Credo che a qualunque recensore non faccia mai (o quasi) piacere bocciare un album. Nonostante tutto è a volte inevitabile, come in questo caso.
Mi sento comunque di poter dire che proverò ad ascoltare le precedenti produzioni del gruppo e invito anche voi a farlo, magari potreste ricevere delle soddisfazioni dagli altri dischi.
Uno scivolone non può di certo pregiudicare un'intera carriera.

Continua a leggere...

lunedì 24 gennaio 2011

NECROPSYA (BRA) - Roars


Informazioni
Gruppo: Necropsya
Anno: 2007
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/necropsya
Autore: Mourning

Tracklist
1. Skullcrusher
2. Roars from Underground
3. Politic Games
4. Destroy
5. Chaos Architect
6. Black World
7. Settle of Old Scores
8. TV Messiah
9. Train Of Souls
10. The Loan
11. The Price

DURATA: 59:53

I Necropsya appartengono all'underground thrash carioca, inutile dire che hanno come riferimento di base il sound old school anche se il modo in cui propongono l'uso delle melodie e le derive al limite col death in certi frangenti non riescono a farmeli inserire nel solito pacchetto di copia incolla del vecchio stile.
Ci sono riferimenti strani che passano dall'evoluzione Carcass agli Slayer in men che non si dica, dalla compattezza monolitica pur essendo meno elaborata dei Destructor e degli Infernal Majesty e alla carica esplosiva dei Kreator, è una commistione ben assortita che trova in qualsiasi caso la maniera d'affondare il colpo quella che viene offerta dal debutto "Roars" del 2007.
Undici pezzi espliciti che dicono: "non siamo pivellini, sappiamo ciò che dobbiamo fare per farvi sbattere la testa!", è chiaro quindi che i pezzi perfetti per l'headbanging non manchino, così come però è cosa facile incontrare strutture che evidenziano una tecnica decisamente affinata e che va ben oltre la spinta primordiale, si possono citare ad esempio delle due categoria l'opener "Skullcrusher" vs "Politic Games" oppure "Chaos Architect" vs "Tv Messiah".
Il trio ha dosato con cura le porzioni con cui il thrash e il death s'incrociano, la voce di Henrique Vivi (anche bassista) è pesante e gutturale quanto aggressiva e aspra, alterna i due approcci assecondando il brano, Henrique Bertol, l'axeman della situazione, ha messo in piedi un riffato movimentato colmo di spunti tecnici e assalti rimanendo però con i piedi ben saldi per terra, nessun volo pindarico ma quantità e discreta qualità anche in una fase solistica poco presente ma che al momento d'intervenire risponde a dovere, belle poi alcune trovate come i break acustici in "Settle Of Old Scores".
I pattern di batteria di Celso Costa sono l'arma in più che i Necropsya possiedono, dinamico, preciso ma al contempo energico nell'impostazione permette alla tracce di sfoderare al meglio la prestanza di cui godono ed è buona la compagnia che le linee di basso di Henrique fanno loro, come un collante mantengono coesa la prova per tutto il suo corso.
Al contrario di troppi act che decidono di affibbiare volutamente produzioni plastificate, i Necropsya hanno sì optato per una scelta alquanto pulitina rispetto agli standard del genere ma che non lede assolutamente sulla sfrontatezza e il mood deciso delle canzoni, nota più che positiva.
"Roars" è l'ennesima autoproduzione che fa il di dietro a tanti nomi odierni blasonati e supportati da label importanti, la differenza la evidenziano la qualità dei pezzi e le scelte di una band che seppur viva nell'underground come tanti meriterebbe una maggiore attenzione perché diciamocela tutta, non è che aver le spalle coperte da un'etichetta voglia dire avere poi fra le mani a priori un album che si possa definire quanto meno degno, c'è poi sempre da verificare e ricordare che anche act storici di mezze bidonate negli ultimi anni ne hanno rifilate non poche.
I ragazzi stanno lavorando per dar vita al successore di questo buon debutto e quindi presto dovremmo avere notizie in merito, intanto vi consiglio di passare un'ora in compagnia della musica di questi brasiliani, vai col thrash!!!

Continua a leggere...

lunedì 17 gennaio 2011

44-86292 - Protocollo 37.24 - Eloha

Informazioni
Gruppo: 44-86292
Anno: 2007
Etichetta: D.N.A. Records
Contatti: www.myspace.com/4486292
Autore: Insanity

Tracklist
1. Protocollo 37.24 - Eloha
2. Protocollo 37.25 - hE.G.emony

DURATA: 01:00:30

Conoscevo di sfuggita il progetto 44-86292, qualche anno fa ascoltai l'ep "A-Bombardment" e ne rimasi colpito, tanto che provai anche i successivi lavori tra cui quello che sto per recensire. È stato uno dei miei primi approcci all'elettronica e ancora oggi mi capita, anche se raramente, di metterlo su con piacere. Sono passati più di tre anni da allora e mi sono reso conto che questo "Protocollo 37.24 - Eloha" è quello che ai tempi mi risulto più indigesto, a riascoltarlo ora la mia opinione è sicuramente diversa. Se da un lato però la mia maggiore esperienza in ambito elettronico mi ha fatto apprezzare questo album, dall'altro non posso ignorare certi difetti che a chi ha una buona conoscenza di questi generi risultano evidenti. Non fraintendiamoci, il lavoro di per sè è più che buono, a livello compositivo il mastermind 7.5-M ha fatto un ottimo lavoro e nella sua ora risulta molto gradevole e per nulla noioso; le atmosfere apocalittiche e dal sapore nucleare sono ben ricreate e i vari sample svolgono il loro compito. Appena ho messo su il disco mi sono trovato di fronte ad un'introduzione rumoristica che viene presto accompagnata da parti di batteria, ed è qui che ho notato l'unico vero e proprio difetto dell'album: sarà che io stesso sono produttore di musica elettronica, ma non ho potuto fare a meno di riconoscere suoni che più e più volte ho usato e modificato nei miei lavori; sono sempre molto attento a non lasciare che i sample suonino sterili e finti, al contrario qui ho purtroppo trovato questo problema. Sicuramente è una cosa su cui si può sorvolare e che non abbassa per niente la qualità del disco, soprattutto perchè certi passaggi frenetici e in qualche modo vicini all'Industrial Black Metal o ancora meglio alla Noise fanno dimenticare qualunque problema. Non mancano momenti di relativa calma dai toni industriali o addirittura di inquietante silenzio che rendono i cinquanta minuti di "Protocollo 37.24 - Eloha" vari e facilmente digeribili, tanto che arrivati alla fine la successiva "Protocollo 37.25 - hE.G.emony" della durata comunque non indifferente di dieci minuti non spaventa ma anzi pone l'ascoltatore in uno stato di curiosità. E, tanto per dare man forte a questa sensazione, al posto di parlarvi della traccia conclusiva vi rimando direttamente all'ascolto del disco per non rovinarvi la sorpresa. Gli amanti della sperimentazione e delle sonorità industriali-apocalittiche troveranno pane per i loro denti, l'ascolto di questo lavoro è comunque consigliato a chi vuole avvicinarsi all'elettronica partendo da una base più vicina al Metal, soprattutto perchè sarà meno esposto al piccolo problema citato sopra e potrà godersi appieno la bellezza di questo disco.

Continua a leggere...

martedì 31 agosto 2010

INKARAKUA - Inkarakua

Informazioni
Gruppo: Inkarakua
Anno: 2007
Etichetta: Uk Division/Phd
Contatti: http://www.myspace.com/inkarakua
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Nessuna Via Di Scampo
2. Solo Il Principio
3. Ruggine
4. Senza Un Perché
5. Guardo Fuori
6. Sangre
7. Cieco Davanti All'Oblio
8. H8

DURATA: 29:02

Gli Inkarakua, seppur il monicker sia quasi impronunciabile, non sono una band straniera bensì nostrana, sarda per la precisione.

Dopo aver prodotto un primo album, "La Giostra Dell'Odio", a cinque anni di distanza da quell'uscita ci regalano il successore con la scelta del titolo che ricade su un'omonima rappresentanza.
Proposta che si presenta compatta e fortemente incazzato/rivoluzionaria, hardcore/metal con derivanti crossover che poco inventano basandosi su schemi già più volte suonati e quindi conosciuti, la prestazione della formazione però non è così standard come possa sembrare.
Che Max Cavalera e i Sepultura abbiano lasciato un'impronta solida sia col periodo post "Chaos A.D." sia con i Soulfly lo noterete subito, certo è che i ragazzi arrangiano bene i brani sfruttando la componente legata all'impatto che fa di brani quali l'opener "Nessuna Via Di Scampo" e "Cieco Davanti All'Oblio" portatori sani di violenza, mentre "Solo Il Principio" e una "Senza Un Perché" si concedono attimi leggermente più "riflessivi" intensificati dalla parte cantata in recitato da Cris.
L'album nei suoi trenta minuti è piazzato come un carro-armato in piena battaglia pronto a rispondere colpo su colpo, ad alcuni potrà risultare indigesto per un'omogeneità che è comunque sintomo di presa di posizione degli Inkarakua.
Chitarre taglienti, basi semplici, ordinate ma corpose, il groove la fa da padrone, la voce raschia e s'inalbera in più riprese, altro episodio interessante è "Sangre", nulla di realmente alternativo a quello che già si è ascoltato ma l'incidenza è maggiore rispetto ad altri.
"Inkarakua" è un platter dedicato agli appassionati del genere, un preciso e ristretto target, l'unica punto in più a favore del gruppo è non aver concesso a melodie catchy di fare comparsa inutile e poco appropriata.
Se lo stile rientra nei vostri ascolti giornalieri, una chance a questa band potreste e dovreste darla.

Continua a leggere...

lunedì 23 agosto 2010

RORCAL - The Way We Are, The Way We Were, The Way We Will Be


Informazioni
Gruppo: Rorcal
Anno: 2007
Etichetta: Sigma Records
Contatti: www.myspace.com/doomrorcaldoom
Autore: Advent

Tracklist
1. Duplicate The Stream Theora
2. Landscape (Part One)
3. Dick Morente
4. Landscape (Part Two)
5. Seven Suns

DURATA: 29:33

Sembra che la formula doom/sludge/hardcore stia prendendo piede in Europa. Contando un po' di bands del Vecchio Continente si rimane presto stupiti dalla grande qualità alla quale siamo abituati: AmenRa, Year Of No Light, Lento, Titan, Callisto. Insomma non c'è da morire di solitudine in quest'ambiente musicale, avevamo già trattato di una band svizzera tempo fa, i Le Baron Vampire, ma qua il paragone non va nemmeno fatto. Non si possono infatti mettere a confronto i ragazzi di Losanna con questi di Geneva. Si chiamano Rorcal e sono duri come una roccia. Se non avete mai ascoltato questo tipo di metal iniziare con loro sarebbe un vero affare. Melodia cruda e cattiva che si presenta come una canzone degli Ahab nella prima traccia "Duplicate The Stream Theora". Ogni battito è asfissiante, ed ogni briciolo di ossigeno che viene a mancare costituisce l'estasi nervosa nella mente di chi sta affinando l'udito. Sentirete i nervi distendersi ad ogni riff che si interseca ad un altro, tritando le ossa di uno scheletro massiccio, una carcassa di vocals graffianti quasi gutturali per un collettivo appassionato della buona musica. Due chitarre e un basso che non disdegnano la compagnia di un sintetizzatore per i campionamenti ambient più evocativi di "Landscape (Part One)", ricorderete il puro drone dei Sunn O))) . Le influenze degli Ahab sono percepibili da ogni suono, disperazione e affanno, questo traspare dalle loro tracce, e se in "Landscape (Part One)" viene rappresentata la ricerca del capodoglio, in "Dick Morente" quest'imponente mammifero viene scovato e ucciso sotto furiosi colpi di arpione dopo essere stato inseguito. La seconda parte di "Landscape" descrive invece l'allontamento vittorioso da quella pozza di sangue sull'oceano.
La traccia che chiude l'Ep è un bell'intreccio personale di hardcore/doom metal e post-rock intitolata "Seven Suns", graffianti e giovanissimi, questi ragazzi nel loro esordio avevano già le carte in regola per vincere.

Continua a leggere...

lunedì 16 agosto 2010

ARKHA SVA - Gloria Satanae


Informazioni
Gruppo: Arkha Sva
Anno: 2007
Etichetta: Aura Mystique
Contatti: http://ordo-aaaa.org/arkha-sva/
Autore: Insanity

Tracklist
1. 49 Evil Spirits
2. Down In Blaze And Pain
3. Chant IX
4. The Malicious Eye
5. IIIIII
6. Chant XI
7. Thy Baptism
8. Gloria Satanae
9. Nameless Rebellious

DURATA: 50:03

Farsi strada nel mondo della musica oggi è un'impresa ardua, la scena è satura di band, spesso di dubbia utilità, ma che rendono sempre più difficile l'emergere di realtà valide. Questo discorso sembra non valere però per i giapponesi Arkha Sva, che dopo solo un anno e mezzo dall'uscita del loro primo demo riescono a pubblicare uno split con gli Hypothermia, band che non ha certo bisogno di presentazioni. Successivamente ne arrivano altri, di cui alcuni con formazioni relativamente conosciute quali Woods Of Infinity e Drowning The Light. L'oggetto di questa recensione comunque non è nessuno di questi, bensì l'unico full-length "Gloria Satanae", datato 2007.

Per chi non fosse a conoscenza della band, l'opener "49 Evil Spirits" ne mostra subito le caratteristiche: riffing melodico che trasuda malvagità da ogni singola nota, batteria che si mantiene su tempi mai troppo veloci e basso che pur rimanendo in background non fa la figura del fantasma, ma anzi dona corposità al suono. Una nota particolare va sicuramente al vocalist, che varia con estrema facilità da uno scream medio-basso (ma più avanti anche acuto, in stile Dani Filth) ad un growl non troppo profondo, per poi cimentarsi in urla quasi orgasmiche con un falsetto davvero niente male. Il brano procede con l'intreccio dei vari riff e con una delle migliori performance dietro al microfono di tutto l'album; buona anche l'esecuzione del batterista, che riesce a non essere banale pur non variando molto il ritmo. Fatta eccezione per il falsetto, che verrà usato poco, gli altri brani dell'album seguono all'incirca la stessa formula; tra questi spiccano "Down In Blaze And Pain" che può vantare un riff iniziale assolutamente memorabile, la title-track che nei suoi dodici minuti offre una grande varietà riuscendo a mantenere costante l'attenzione dell'ascoltatore e la finale "Nameless Rebellious", forse la migliore del disco grazie ad un riff nella seconda parte che unisce il gusto melodico tipico delle band giapponesi alla negatività che caratterizza le migliori composizioni Black Metal, toccando uno dei picchi emotivi di questo lavoro e chiudendo l'album degnamente con un arpeggio quasi malinconico. Da ricordare anche i due intermezzi "Chant IX" e "Chant XI", costituiti da malate note di chitarra che accompagnate da lamenti e urla altrettanto insane, e che insieme ai testi mostrano l'attitudine della band che la rende parte della corrente Religious.

Questo primo full mostra la validità di questa band giapponese: ben composto e suonato, aiutato da una produzione perfetta per queste sonorità, "Gloria Satanae" è sicuramente una delle più valide uscite dell'Asia in ambito Black Metal. Gli amanti della frangia più melodica (ma non smielata) del genere troveranno pane per i loro denti, superato l'impatto con il particolare stile del vocalist quest'album risulterà più che piacevole.

Continua a leggere...

lunedì 9 agosto 2010

STORM{O} - Storm{O}


Informazioni
Gruppo: Storm{O}
Anno: 2007
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/stormhc
Autore: Advent

Tracklist
1. Disfonia
2. Inconsiderata Putrefazione
3. Abbandono La Mia Volontà
4. Quando Non Ci Sei
5. Al Punto Di Non Ritorno

DURATA: 15:10

Gli Storm{O} sono un quartetto italiano che propone un lancinante genere musicale. Una deviazione strutturalmente complessa e dal punto di vista sonoro anche caotica del post-hardcore. Un graffio nelle vene che percuote senza sosta. Letteralmente insani.
Al loro seguito diverse partecipazioni a compilation, ma il debutto è questo self-titled Ep, apre l'uscita datata 2007 una oscura "Disfonia", pura introduzione all'apocalittica "Inconsiderata Putrefazione": riff sincopati, urla al limite di una schizofrenica disperazione, batteria e basso in un coordinato e superbo lavoro che nel finale si concedono ad un intenso respiro.
Oscillazioni jazz e stile violento come il grind donano la giusta aggressività al pezzo. I primi secondi di "Abbandono La Mia Volontà" sono una chiara dichiarazione di come la band sia affezionata a ritmi meno forsennati più alt rock/screamo, tuttavia gli Storm{O} picchiano duro e veloce. Non sono delle checche legate alla scena metalcore odierna, si percepiscono in loro influenze mature, una conoscenza frutto di tanti anni passati di sicuro da amatori della scena mathcore e non. Tra le influenze sono percebili primi su tutti i classici Converge, si sente una profonda devozione per il -core più vero dai Botch agli speciali Mare canadesi, tutte le influenze si fondono in un artificio esplosivo che vede alle spalle svariati ascolti di "Obscura" dei Gorguts insieme alle malatissime invenzioni di John Zorn nei Naked City. Il risultato è un EP personale, ricco di spunti che mostrano un'elevata capacità compositiva. Ma le ultime due tracce sono quelle che regalano maggiori emozioni. "Quando Non Ci Sei" è una perfetta interpretazione jazzcore, caotica ma calcolata al punto giusto, equilibrata, una canzone divertente quanto noisy che si sposerebbe bene con i connazionali Psychofagist. Conclude il debutto "Al Punto Di Non Ritorno", l'apice del lavoro svolto dai ragazzi, testi e musica ad un alto livello per una lunga poesia scritta da Luca, l'urlatore, intervallata da tre citazioni, si va da "Spaceman" dei Verdena a "Smisurata Preghiera" di De Andrè per finire con un discorso di Barbara Bush. Tanta voglia di spaccare il mondo, tanta voglia di vederlo crollare sotto i loro colpi, la forza di fare tutto questo? Gli Storm{O} ce l'hanno, ed è molto originale.

Continua a leggere...

lunedì 28 giugno 2010

xBARNEYx / WHORIFIK / VOMITOUS DISCHARGE - Split Album


Informazioni
Gruppo: xBarneyx / Whorifik / Vomitous Discharge
Anno: 2007
Etichetta: Vomit Bucket Productions
Autore: Advent

Tracklist
xBarneyx
1. Hardcore Dancing
2. Condol
3. A Vida Na Terra Chora!
4. Squeezed Cephalus
5. The Pain That Cause Panic
6. You Suffer
7. Atheroscelerosis
8. Thoughts of the Beyond
9. In Cum We Trust
10. The Origin Of This Slaughter
11. Shut The Fuck Up Kids
12. Into The Grind
13. Wrgggggggrkyyyyyyyyy!!!
Whorifik
14. As You Enter
15. Marching
16. Atrocious Noise 'n' Roll
17. Maniac Aliendolls Invasion
18. Analrapecore
19. Back Home
Vomitous Discharge
20. Self-Control
21. Peace
22. Kindness
23. Joy
24. Faith
25. Meekness
26. Goodness
27. Long-Suffering
28. Love
29. The Vomitous Discharge Pt. IV
30. Holy Hypocrisy

DURATA: 36:10

Split a tre, trentasei minuti formati da chiasso, chiasso e grindcore decente, un'altra produzione della Vomit Bucket Productions, annata 2007.
Il primo progetto si chiama xBarneyx, è l'esempio di uno schifoso cybergrind, ridicolo quanto pessimo, fin dalle prime "canzoni" viene da chiedersi innanzitutto perchè ancora si suoni questa merda e soprattutto perchè si decida di rilasciare uno split con band del genere. Non rovinerebbe tutto? Non c'è nemmeno da stare a descrivere le porcate affiancate a stupidi breakdowns, un'accozzaglia di cacofonie uscite indovinate da dove.
Dopo questa incursione cyber ne arriva un'altra di harsh noise fusa ad altro noisegrind, i Whorifik, una band che molti troveranno ripugnante ma che in realtà per cosa dichiara di proporre è coerente. L'ascolto delle prime due band è stancante e si fa trascinare con parecchia difficoltà, causa un song-writing acerbo ai limiti dell'ignoranza che disgusta soporificamente l'ascoltatore. Un gas che sarebbe stato meglio non respirare.
Fortuna che c'è Gag (membro dei Pesticides) con il suo progetto Vomitous Discharge che solleva un po' la situazione. Abbiamo già discusso di questo musicista/produttore in altri pezzi della webzine, in sintesi il suo è un goregrind valido quanto rozzo, influenzato alla radice da band note ad ogni grinder che si rispetti come Rot, Warsore, God e Ulcerrhoea.
Il tutto viene suonato con aggressività e marciume adeguato, anche se a tratti l'ascolto risente di una produzione mediocre e un po' scadente. Titoli come "Faith", "Joy", "Godness", e "Love" lasciano intuire una vena cristiana stranamente conciliata con un genere solito al fetidume. Sicuramente questa terza parte dello split risulta la più ascoltabile, tuttavia raggiunge una sufficienza esigente di miglioramenti consistenti.

Continua a leggere...

lunedì 21 giugno 2010

SEA OF BONES - Grave Of The Mammoth / The Harvest


Informazioni
Gruppo: Sea Of Bones
Anno: 2006-2007
Etichetta: Autoprodotto
Autore: Mourning

Tracklist
Grave Of The Mammoth
1. Chapter I
2. Chapter II
3. Chapter III
The Harvest
1. Chapter IV
2. Chapter V
3. Chapter VI

DURATA: 1:25:20

La formazione americana dei Sea Of Bones suona uno sludge/doom talmente opprimente e ronzante che citare il funeral e il drone come generi in affiancamento è quasi un obbligo, la cosa strana è che si presenta più volte una situazione atmosferica sì estremamente nera ma che può essere paragonata a quell'intensa coltre nervosa che alcune realtà post-metal del calibro di Isis o Pelican riescono a sollevare.
Ho preso la decisione di esaminare i loro due lavori all'attivo in un'unica botta in quanto la composizione e le tracklist come noterete creano una successione numerico romana ordinata, un percorso pesante come un macigno teso a schiacciare l'ascoltatore.
Certo il primo demo "Grave Of The Mammoth" era ancora in fase larvale, la band stava provando e ricercando una via propria, l'effetto della produzione caotica e altamente ridondante è già un marchio che fa presagire una susseguente evoluzione in tal direzione.
I tre brani sono robusti, grevi ma ancora relegati a una costruzione alquanto standard che non li fa uscire da quel limbo del già sentito che non dispiace ma che sul lungo corso necessità per forza di cose di trovare una dimensione alternativa.
E' "Chapter II" la regina del lavoro, possente sferra dei colpi ben assestati con chitarre maceranti e in più tratti ossessive sorrette da un drumming che manca ancora di dinamicità e al tempo stesso riesce a mantenere viva l'attenzione con uso dei cimbali costante esaltando però il lato riflessivo nelle pause a regime quasi pari allo zero.
Come detto antecedentemente però la produzione oltre a creare quel marchio di fabbrica che prenderà pieno valore in "The Harvest" nel suo confusionario lavoro affossa il basso, tiene la voce a distanza lasciando che in parte la batteria e le sei corde possano essere percepiti al meglio, il che fa perdere molto nell'impatto generale alle tracce.
L'uscita dell'album segna una svolta in positivo sia per la natura compositiva sia per quanto riguarda la cura del sound in genere da parte dei Sea Of Bones, le tre canzoni contenute in "The Harvest" si percepisce subito siano farina del buon sacco precedente ma è la riuscita complessiva che dona loro maggiore intensità e fruibilità all'orecchio.
Il platter arranca, si trascina con un incedere cupo, denso, non vi sono infiltrazioni di luce che possano insediare un'anima che nel fango affonda le sue radici pressando e compattando l'ascoltatore con singole note e semplici accordi alternati ripetuti in maniera ossessiva.
Si nota fin da subito che il batterista ha cambiato marcia, i pattern di batteria, per quanto non prendano quasi mai velocità considerabili sostenute, sono molto più elaborati e dotati di una dinamica sveglia e pimpante che supporta il muro di chitarre esponenziandone la pressione esercitata, lo stesso basso per quanto più simile a un continuo fragore che si dilata si presta a essere assorbito per riprendere a urlare rocamente l'attimo successivo.
Lo scream roco adesso è udibile e si ritaglia con tenacia lo spazio che gli compete, ogni fraseggio o schema è ben studiato e ormai collaudato trovando soluzioni adesso al limite fra il conosciuto e la strada propria, è evidente come una personalità che si sta delineando cerchi a più riprese di rimarcare la propria presenza per non scivolare sulla scelta più ovvia da farsi, dimostrazione n'è la virata sonora rapida e inconsueta che comparirà in "Chapter V", episodio che incarna perfettamente il salto qualitativo in avanti della band.
Il gorgo che la musica forma è ciclicamente devastante e se come pecca si potrebbe far notare una batteria che leggermente più alta come volume avrebbe potuto influire ancor più in fase di assestamento del tutto, in fin dei conti il risultato è più che discreto.
I Sea Of Bones sono in crescita, non mi resta quindi che consigliare l'ascolto di questi due lavori agli amanti delle sonorità più profondamente doom, vale la pena seguirli nell'attesa che sfornino un successore a quanto già regalatoci.

Continua a leggere...

lunedì 14 giugno 2010

PESTICIDES - Demo 2007


Informazioni
Gruppo: Pesticides
Anno: 2007
Etichetta: Vomit Bucket Productions
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Call Into Darkness
3. Follow the Light
4. Path Of Thornes And Stones
5. Leper Ways

DURATA: 20:39

Demo di debutto per questo giovane combo tedesco, suonano un death/thrash che passa da partiture rocciose ad altre con innesti di melodia, veri e propri sfoghi istintivi.
I brani dimostrano una certa immaturità compositva di base delineata da scelte alle volte non proprio perfette o da semplici fraseggi ripetuti quella volta in più che si potrebbe evitare.
C'è da dire che per essere un primo lavoro le cinque canzoni fin qui date alla luce fanno constatare una discreta coesione strumentale, dei tentativi riusciti di solistica seppur primordiale e "Gag" dietro al microfono che si cimenta sia in un growl profondo sia in uno pseudo scream disturbato tipicamente di richiamo grind, risultando apprezzabile in entrambe le occasioni.
Spiccano "Call Into Darkness" traccia definibile arcigna e robusta mentre "Follow The Light" e "Leper Ways" dall'animo quasi swedish si fanno ascoltare per un riffing che s'intinge di dolciastro tagliente ma che non molla mai quella base quadratamente serrata iniziale, quadrata come la prova di un batterista che dovrebbe provare a dare più dinamicità e cambi per fornire quella spinta aggiuntiva che gli episodi meriterebbero.
La produzione lievemente caotica in alcuni punti non delinea come potrebbe e dovrebbe l'esecuzione dei ragazzi ma tralasciando questo particolare, per quanto importante, si nota che i Pesticides le idee le hanno e anche abbastanza chiare.
Il potenziale di base non manca vediamo cosa sapranno tirarne fuori in futuro.

Continua a leggere...

lunedì 31 maggio 2010

SHEOL - Painting Black On The Sun

Informazioni
Gruppo: Sheol
Anno: 2007
Etichetta: Autoprodotto
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Dreams Away Pt.1
2. Taste Of Death
3. Painting Black on the Sun
4. In Love With A Knife

DURATA: 17:51

La formazione laziale degli Sheol (è facile intuire da dove abbiano preso l'ispirazione per il monicker, Naglfar vi dice qualcosa?) ha finora prodotto solo un demo nel 2007, "Painting Black On The Sun", un primo lavoro non propriamente maturo ma che fa intravedere che di potenzialità ce ne sono e non poche.
E' un death aggressivo ma che fa della melodia una delle chiavi fondamentali del sound, le divagazioni infatti che rimandano alle lande svedesi sono costanti e ben orchestrate anche se ancora prive di una personlità che le renda pienamente efficaci e spesse.
I quasi diciotto minuti del demo si lasciano ascoltare più che piacevolmente, concentrati in tre dei quattro brani che formano la scaletta dato che "Dreams Away Pt.1" è una breve intro di appena una quarantina di secondi.
I pezzi più riusciti sono la titletrack e la conclusiva "In Love With A Knife", in tali episodi gli Sheol mettono in mostra una discreta preparazione tecnica, esaltando anche un aspetto emozionale quasi gotico nella seconda che ne avvalora la qualità.
C'è sicuramente da lavorare soprattutto per quanto riguarda la struttura delle linee vocali che devono spingere di più, osare in tal senso e la batteria, per quanto nel suo lavoro renda non troppo bene, cercando soluzioni meno standard convoglierebbe al meglio la spinta del riffing già più che discreto.
Infine più che degna la produzione che non crea ostacoli all'ascolto, anzi nel suo esser non perfetta ma pulita quanto basta permette una buona resa delle tracce.
Una buona demo "Painting Black On The Sun", una base da cui costruire il proprio sound guardando oltre. Attendendo nuove notizie dalla band vi consiglio di fare un salto sullo space e assaggiare la loro musica.

Continua a leggere...
Aristocrazia Webzine © 2008. Design by :Yanku Templates Sponsored by: Tutorial87 Commentcute