lunedì 26 luglio 2010

RESUMED - Human Troubles

Informazioni
Gruppo: Resumed
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/resumed
Autore: Mourning

Tracklist
1. Dead Inside
2. Predicting The Future
3. Into The Trip
4. Alienation
5. Secret In Mind

DURATA: 24:50

In Italia a tecnica siam messi bene, inutile negarcelo, quando si parla di divertirsi con lo strumento di gente valida ne abbiamo e anche tanta.
I ragazzi dei Resumed di qualità e passione per lo strumento fan mezzo, con esse hanno composto le tracce che si trovano nel demo "Human Troubles".
Cynic, Atheist e i Death di Schuldiner si percepiscono palesemente come influenze principali esecutivamente, specie nelle strutture richiamanti il periodo in cui ebbe inizio l'evoluzione del technical death.
Le canzoni nel complesso sono tutte e cinque piacevoli, godono di buoni passaggi, riescono ad essere ariose quanto ficcanti, trovano il tempo di dar vita ad assoli che le abbelliscono e se dovessi citarne un paio probabilmente l'opener "Dead Inside" e la successiva "Predicting The Future" risulterebbero le migliori del lotto anche se di una spanna appena.
Dove sta la magagna? C'è purtroppo il guaio, è di quelli che rovinano un mini lavoro bello come "Human Troubles", che ti fan dire: MA PORCA PUTTANA!
La produzione fa veramente del male, non aiuta neanche minimamente i brani a spiccare ed esplodere, la batteria sembra quella di plastica dei playmobil, il che è assurdo per un demo che, come valore, dovrebbe a merito ricevere elogi su elogi e invece si vede costretto a essere gambizzato da tale punto sin troppo amatoriale.
Costatando quindi le potenzialità espresse da Nikolas e Daniele (anche voce) alle chitarre e il lavoro di base di Carlo e Filippo inquadrato sullo stile, il combo fa intravedere margini di miglioramento ampi, consiglierei loro di portare questo stesso "Human Troubles" in uno studio per dargli la forma che merita.
Se non trovano un contratto così vuol dire che le label gente che suona e che può dare qualcosa alla musica non ne vogliono, purtroppo andando in giro per la rete sta diventando sempre più una triste verità: l'autoproduzione è la via.
Passate sul loro space, date un ascolto all'operato e attendete fiduciosi come farò anch'io nuove notizie da parte dei Resumed.

Continua a leggere...

FORLORN REMEMBRANCE - Indications Of The Coming Apocalypse


Informazioni
Gruppo: Forlorn Remembrance
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/forlornremembrance
Autore: Mourning

Tracklist
1. Humanity In Ashes, Part 2: Left In The Remnants Of A Dead Planet
2. Laid To Rest Beneath Your Shattered Skies
3. Humanity In Ashes, Part 4: Into The Nuclear Winter
4. Clouded, Forgotten

DURATA: 23:15

Nuova realtà in ambito progressivo proveniente dalle lande svedesi, i Forlorn Remembrance propongono un sound che trae insegnamento sia dall'ambito più classico e intimo sia dalla parte più estrema legata al death atmosferico ormai in auge da un po' d'anni a questa parte, il tutto condito da una vena epicheggiante.
In poco più di venti minuti riescono a mettere davvero tanta carne al fuoco nel loro primo demo "Indications Of The Coming Apocalypse".
Sin dalle note iniziali di "Humanity In Ashes, Part 2: Left In The Remnants Of A Dead Planet" la varietà della proposta si sviscererà mostrando un'ampia modalità compositiva e un concetto open-minded del come assorbire ed elaborare l'influenza ricevuta d'altra band.
Verrete al contatto con deja vù riconducibili a svariati act fra i quali Opeth e Katatonia che risulteranno fra i più citati, così come troverete una reminiscenza maideniana in "Laid To Rest Beneath Your Shattered Skies" e un assalto death black inframezzato da pause degne dei Pain Of Salvation in "Humanity In Ashes, Part 4: Into The Nuclear Winter".
E' un costante susseguirsi di cambi di tempo e umore, la formazione esibisce una più discreta tecnica e dimestichezza nell'assemblare composizioni piacevoli e ricche che sanno colpire quando chiamate a tale dovere, ennesima conferma n'è l'incedere della conclusiva "Clouded Forgotten" degna delle migliori esecuzioni del periodo melodico del death che nel suo discernere si tramuta in un delicato e raffinato acustico sino all'ultimo respiro sonoro esalato.
Una prova sopra le righe quella dei quattro ragazzi, il cantante Tobias Lindgren si destreggia bene sia nel growling che nelle fasi in clean, l'apporto tellurico del drummer Pontus Landgren è un moto variabile costante supportato da un lavoro di basso fine e particolare realizzato da Xin Gao, sono però le due asce a sorprendere ancor più positivamente.
Il riffing di Alexander Larsson è fluido, ispirato e innovativo, il rimando come anticipatamente ho scritto è mentalmente normale anche solo per affinità, si percepisce però chiaramente come l'architettura dei pezzi viva di luce propria e tale dote in un periodo inondato da cloni è oro colato.
Non posso quindi che consigliare l'ascolto di "Indications Of The Coming Apocalypse" a chi ha voglia di qualcosa di diverso, progressivismo ma non fine a se stesso, un primo atto che personalmente spero (e auguro loro) conduca alla realizzazione di un gran debutto.
Segnatevi questo nome: Forlorn Remembrance, con un po' di fortuna ne sentiremo parlare molto bene in un prossimo futuro.

Continua a leggere...

SAEL - The Sixth Extinction


Informazioni
Gruppo: Sael
Anno: 2010
Etichetta: Pictonian Records
Contatti: www.myspace.com/moonlitmutilation
Autore: Mourning

Tracklist
1. Being Judas
2. Priest Of Nothingness
3. The Venom
4. Mantra Of The Fourth Age
5. Inner Wrath
6. I Searched For The End Of The Spiral
7. The Sixth Extinction

DURATA: 46:41

I Sael sono una formazione alquanto interessante, già dai nomi che compongono la line-up della formazione teutonico/transalpina riscontrerete la presenza di musicisti di valore appartenenti o ex di band di tutto rispetto quali: Order Arcanum, Secrets Of The Moon, Reverence, Quintessence e Asmodee per citarne solo alcune.
"The Sixth Extinction" è l'album di debutto del combo, arriva a distanza di sette anni dal demo "Moonlit Mutilation" e a tre dall'ep "Ocean", entrambe le prestazioni avevano lanciato segnali positivi confermati dal lavoro sostanzioso adesso in commercio.
Altro passo importante fu per l'ensemble la partecipazione a un tributo agli Ulver in cui diedero l'anima a "Hymne VI - Wolf & Passion" non facendo rimpiangere l'inarrivabile versione originale che Garm e soci composero nell'ormai lontano 1996 seppur rilasciata ufficialmente solo l'anno successivo.
E' dunque ora di parlare di questo "The Sixth Extinction", un disco poco istintivo, progressivo, dal tratto avanguardistico ma che si concede libertà esclusive per sfoggi di violenza controllata, il platter possiede al suo interno una varietà di soluzioni che forzano o diluiscono la presa alimentandosi con sferragliate sfoggianti l'irruenza del thrash e momenti espansi, seppur dai ritmi mai completamente azzerati, dal forte sentore atmosferico richiamanti alla lontana il doom.
Le chitarre infuriano gelide configurando melodie taglienti e costantemente in agitazione che vengono sorrette e sfamate dalla cattiveria delle basi perennemente operanti su dinamiche che cercano e pretendono variazione, purtroppo si nota dopo un paio d'ascolti che le tracce vantanti a pieno titolo queste caratteristiche sono unicamente le tre iniziali: "Being Jesus", "Priest Of Nothingness" e "The Venom" dove con la spregiudicatezza di chi ha tanto da dare i Sael mettono in terra tutte le carte a loro disposizione.
La preparazione tecnica della band non è in discussione, così come l'esecuzione dei brani, ci s'immerge e andando avanti si avrà un calo dal punto di vista del feeling espresso dalle canzoni, "Mantra Of The Fourth Age" detiene ancora quel taglio scuro e freddo degno dei precedenti episodi non riuscendo però a conquistare con le melodie, cosa che si ripercuoterà anche nelle successive "Inner Wrath" o "I Searched For The End Of The Spiral" dove gli istanti che facciano riemergere il valore qualitativo della triade posta in capo non mancano ma non ne garantiscono la continuità.
I quarantesei minuti trascorrono ed è il turno della titletrack, conclusione dell'album, di venire incontro alle nostre orecchie, la traccia apre leggermente la morsa che ci stringeva con le sue sfuriate e si attesta su tempi maggiormente lenti e improntanti a infondere un marchio profondo.
La voce di Serge si esalta ancor più maligna e graffiante, le cadenza doomica ne acuisce la violenza portando a termine il platter con una dirompente onda d'urto inaspettata che dilaga mietendo vittime e scemando col passare dei secondi.
I Sael hanno messo su un lavoro che dal punto di vista prettamente formale ha davvero poco o nulla di cui farsi rimproverare, il sound e la strumentazione in genere non hanno problemi nell'esecuzione e nella riproduzione delle canzoni, anzi come per i compagni di label Annthennath (anche se in maniera meno vistosa) il basso non solo è presente e non svolge il mero ruolo di accompagnatore ma si diletta a far sentire la propria vitalità.
Mancano in parte o meglio dire "traballano" quell'aria che "trasporti" e le melodie "chiave" che sappiano ficcarsi in testa affascinando l'ascoltatore, in una proposta del loro tipo diventano caratteri di fondamentale importanza.
Alti e bassi in "The Sixth Extinction", un album che gli amanti della progressione in ambito black farebbero comunque bene ad ascoltare dato che di spunti interessanti ne contiene, Iconoclast & co. sono sicuramente da seguire, appuntatevi questo nome.

Continua a leggere...

ANNTHENNATH - States Of Liberating Departure


Informazioni
Gruppo: Annthennath
Anno: 2010
Etichetta: Pictonian Records
Contatti: www.myspace.com/annthennath
Autore: Mourning

Tracklist
1. Survival Activation
2. Emotional Balance
3. Symbolic Awareness
4. Sexual Transcendence
5. Somatic Hedonism
6. Electric Destiny
7. Bloody Rivers
8. Atomic Demise

DURATA: 50:38

Annthennath nuova realtà francese? Sicuramente il monicker a molti dirà poco o nulla, come spesso accade però i personaggi che rivestono i vari ruoli all'interno appartengono ad act conosciuti e di buona qualità.
In questo specifico caso troviamo in line-up membri ed ex di formazioni quali Deathspell Omega, Sael, Otargos, Diskarial e Order Arcanum, non poca cosa come presentazione, basterà a regalarci un buon lavoro?
I dubbi vengono sciolti già dalle prime note del debutto "States Of Liberating Departure", il riffing è serrato e la presenza del basso vivace, attiva e molto più che percettibile.
E' proprio lo strumento che di frequente nelle produzioni viene bistrattato ad avere ampia possibilità di mettersi in mostra e caratterizzare il sound della formazione, negli otto brani che danno vita al platter oltre a una prestanza palese dei pezzi che si slanciano in durate per lo più medio/lunghe, si nota come il lavoro della sei corde sia in costante e repentina mutazione, la varietà di passaggi e melodie che N° 6 e Lyshd Mordrak inanellano rende le tracce agili e mai ripetitive.
Ne sono già chiari esempi l'accoppiata iniziale formata da "Survival Action" ed "Emotional Balance" entrambe basate su ritmiche sostenute e coinvolgenti, una delle tante svolte camaleontiche avviene all'interno di "Symbolic Awareness" dove la batteria si arresta lasciando alla chitarra pulita e al basso piena libertà d'azione con Shaxul che bisbiglia, un pieno centro atmosferico capace di scatenarsi impetuoso nel suo ultimo minuto.
Ci provano gusto a sferragliare, si passa così a "Sexual Transcendence", se la partenza in quarta faceva presagire un pieno e duraturo attacco frontale, l'animo interno orientale si prende una breve pausa prima di riserrare i ranghi alternando un riffato pienamente distorto ad altro che gode della chitarra nella sua versione più limpida.
La scia che la metà iniziale dell'album ha segnato è quella che la restante continuerà a calcare muovendosi con equilibrio fra spunti in piena velocità e momenti rilassati dediti all'atmosfera dando vita ancora a canzoni interessanti quali "Electric Destiny" e la conclusiva "Atomic Demise".
Il mood tetro arricchito da assoli pungenti, la vena ispirata delle asce, la voce maligna di Shaxul, sono parecchie le armi a disposizione di un combo che sembra aver sin da subito trovato una propria strada.
Gli Annthennath si presentano dunque con il loro black metal che sarà di gradimento soprattutto agli amanti della scena d'oltralpe, c'è qualche lieve difetto che in corsa potrà esser corretto ma dato che è di un lavoro d'apertura che vi parlo, ci si può ritenere più che soddisfatti.
Consiglio quindi di dare più di un ascolto a questo "States Of Liberating Departure", ne vale davvero la pena.

Continua a leggere...

ANNTHENNATH (english version)

Questo riepilogo non è disponibile. Fai clic qui per visualizzare il post.

Continua a leggere...

lunedì 19 luglio 2010

SHADOW OF THE COLOSSUS


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Fedaykin

Formazione
Bryce Yuson - Chitarra
Devin Durrett - Basso
Jacob Durrett - Batteria
Drew Winter - Voce
Richie Gomez - Chitarra

Ciao ragazzi! Benvenuti su Aristocrazia Webzine. Potete darci una breve presentazione del vostro gruppo?

Jake: Siamo gli Shadow Of The Colossus, da Sacramento, California, Stati Uniti. Siamo in attività da poco meno di un anno e solo recentemente abbiamo rilasciato un album omonimo auto-prodotto, lungo più di quaranta minuti. Siamo cinque tizi che amano suonare brutal death metal.


Che cosa vi ha dato l'ispirazione per chiamare il gruppo in questo modo?

C'è un videogame per Playstation 2 che si chiama Shadow Of The Colossus, letteralmente il gioco più epico e figo che esista. Volevamo rendere onore al gioco facendo musica ispirata alla sua brutalità.


Qual'è stato il motivo che vi ha spinto a formare questo gruppo?

Siamo quel genere di musicisti che sentono il bisogno di scrivere e rilasciare materiale costantemente. Quando il nostro vecchio gruppo si è sciolto, ci siamo presi una piccola pausa e ci siamo riformati con un nuovo nome, un nuovo stile e molta più maturità.


Quali gruppi ascoltate regolarmente e/o vi hanno influenzato nel vostro percorso musicale?

Decapitated, Behemoth e Killswitch Engage.


Il vostro album di debutto è un buon lavoro pieno di groove, melodia e un grande impatto. Come lo descriveresti e quali sono le caratteristiche chiave che gli hanno dato vita?

Il primo album è la musica più diretta che abbiamo composto finora. Volevamo scrivere della roba con molte parti groovy e pesanti, uno spruzzo di influenza hardcore come anche delle sezioni super melodiche.


Come scrivete una canzone?

Bryce (chitarra) e Devin (basso) si incontrano e lavorano incessantemente su nuovi riffs, raffinandoli di continuo, fin quando non ottengono lo stile di riff che vogliono. Poi infilano le parti di chitarra nella canzone, assicurandosi che ci sia una struttura definita. Io intervengo dopo che la parte chitarristica è stata completamente composta e inserisco la batteria. Di solito poi sistemiamo il testo direttamente sul luogo, in studio, anche se in realtà il testo è scritto in precedenza.


Quanto è importante il testo per voi e quali sono gli argomenti che trattate?

Trattiamo di tutto, da argomenti politici a discorsi emozionali o anche gore puro. Davvero, di tutto. I testi sono importanti per sentire il pezzo, le canzoni brutal hanno bisogno di liriche brutal. Allo stesso modo i pezzi più melodici sono più adatti a testi più riflessivi.


Come mai avete scelto di suonare Metal? Che cos'è che vi ha fatto pensare: "è questo che voglio suonare"?

Per noi è lassù tra i generi più estremi e complessi di musica in circolazione, insieme al Jazz e alla Classica. La velocità, la resistenza, la precisione e lo spessore rendono il Death Metal il genere che ci mette di più alla prova.


Che cosa pensi della scena di Metal estremo attuale?

E' un po' sovraccarica recentemente. Ma devo anche dire che ci sono un mucchio di album fantastici che sono stati rilasciati nel 2010, e siamo appena a giugno!


Che cosa cambieresti o elimineresti della scena attuale?

La cosa che mi fa imbestialire di più con i gruppi di questi tempi sono le registrazioni pessime. Se tutti avessero la capacità di registrare decentemente il livello della scena si alzerebbe un po', e questo costringerebbe i gruppi a rendersi più creativi.


Che cosa pensi dei P2p? Secondo te può aiutare a diffondere la musica o, al contrario, può essere una causa di decaduta per il metal?

Prima di tutto, io penso che la popolarità del metal stia decisamente crescendo! Voglio dire, prova a guardare le line-up dei tour congiunti quest'anno, tutti gruppi heavy metal e deathcore. E diventerà ancora più grande di così. Secondo poi credo che l'unico metal (o più genericamente musica, perché no) che il P2P danneggi veramente sia la roba auto-prodotta. Supportate SEMPRE l'auto-prodotto!


Che cosa pensi dei media (riviste, webzine ecc...)? Ci sono degli aspetti di questa realtà che trovi fastidiosi o poco professionali?

Credo che tutte le 'zine e i siti in circolazione diano un supporto enorme all'industria musicale. Questa gente compone una linea di trasporto dalle band ai fans. Una linea vitale.


Che cosa pensi dei Social Networks? Credi che potrebbero essere utili per la scena oppure no?

Decisamente. Moltissimi gruppi si affidano al proprio Myspace per vendere merchandise online alle persone che non possono andare agli show e per informare sulle date e sulle locazioni del proprio tour.


Come suonano gli Shadow Of The Colossus in sede live? Ci sono stati, ad oggi, dei concerti che vi hanno esaltato o altri in cui avete ricevuto meno di quanto non vi aspettaste?

Ora come ora abbiamo suonato un solo show ed è stato quello del rilascio del nostro album. Abbiamo suonato come gruppo spalla dei Conducting From The grave (Sumerian Records) alla data del loro tour che si teneva a Orangevale, CA (il nostro paese natale). Abbiamo avuto una risposta grandiosa, con oltre quattrocento persone che sono andate fuori di testa in questo locale, saltando su e giù e facendo stagediving!


Il rapporto con i fans: come lo mantenete e quanto lo sentite importante?

Cerco di parlare con i fans tutti i giorni, rispondendo a tutte le domande o dubbi. Il fatto che i fan ci cerchino per informazioni è molto importante e credo che debbano sapere in che stato è il gruppo per restarne interessati.


Che cosa state facendo per rilasciare e promuovere il vostro album?

Ci siamo fatti promozione online per un bel po' per il rilascio digitale dell'album e puoi ascoltare cinque pezzi dell'album in anteprima ad ottima qualità su: shadowofthecolossus.bandcamp.com.


Piani futuri e sogni che vi piacerebbe avverare?

Trovare un'etichetta che produca il disco e fare di nuovo un tour sarebbe bello! Suonare al Summer Slaughter tour.


Grazie per il tempo che hai speso con noi, l'ultimo messaggio per i nostri lettori lo lascio a te.

SUPPORTATE LE BAND AUTO-PRODOTTE, E SUPPORTATE QUESTA ZINE!

Continua a leggere...

GARGOYLE (JPN) - Kuromitten


Informazioni
Gruppo: Gargoyle (Jpn)
Anno: 2009
Etichetta: First Cell
Contatti: http://firstcell.net/gargoyle/paso_index.html
Autore: Insanity

Tracklist
1. Shi Ni Itaru Kizu
2. Memento Mori
3. I Am Joker
4. Zero Blood
5. Bucchigiri Crash!
6. Sora E To Tuduku Saka
7. Enigma
8. Magma Kid
9. Psychological Treatment
10. Kaze No Shiro
11. Garapon

DURATA: 51:51

La scena musicale giapponese, si sa, è popolata da band visivamente particolari e da uomini dal look spesso androgino se non proprio femminile. Fin dagli anni Ottanta il movimento Visual Kei riscuote successo, a partire dai famosi e storici X-Japan fino ad arrivare ai più recenti Moi Dix Mois. In pochi però si ricordano dei Gargoyle, formazione attiva dal 1987 che dopo ben ventidue anni di attività è ancora capace di sfornare lavori come questo "Kuromitten", loro tredicesimo full length.
La formula è all'incirca quella che ha caratterizzato la band giapponese, Thrash Metal condito da parti Prog e da un marcato senso melodico tipico del J-Rock. Se la descrizione a parole dovesse lasciare qualche perplessità sulla validità della proposta, l'opener dell'album toglie ogni dubbio. "Shi Ni Itaru Kizu" contiene infatti l'essenza della band: un brano energico ma che non lascia da parte la melodia e che mette in mostra il sound tipico della loro terra. Una nota speciale va sicuramente al particolare stile del cantante Kazuhisa "Kiba" Tochihara, supportato spesso da cori che sanno molto di Punk. L'album risulta molto vario e ricco di episodi di alta qualità: "Zero Blood" riprende la formula del primo brano, e anzi la migliora, diventando una delle tracce migliori grazie anche a riff e ritornelli molto catchy; con "Sora E To Tuduku Saka" ed "Enigma" dimostrano prima di essere capaci di dosare la melodia senza sfociare in passaggi smielati che poco si incastrerebbero in questo album, poi di saper essere possenti come una vera Thrash Metal band. Come se non bastasse, alla penultima traccia ci regalano una ballata dal sapore vagamente malinconico ma ben inserita nel contesto. A chiudere l'album ci pensa "Garapon", una traccia orecchiabile sulla scia dell'opener che quasi mette voglia di riascoltare dall'inizio questo lavoro.
A quanto pare i Gargoyle non ne vogliono sapere di mollare e con "Kuromitten" hanno dimostrato che nonostante il lungo periodo di attività hanno ancora molto da dire. Ovviamente non è un ascolto consigliato a chi dal Thrash Metal pretende la sporcizia e la carica che da quasi trent'anni caratterizza il genere, ma a chi cerca qualcosa di diverso e soprattutto agli amanti del made in Japan piacerà sicuramente.

Continua a leggere...

NEMESI - Re Di Stracci

Informazioni
Gruppo: Nemesi
Anno: 1995
Etichetta: Arexong
Contatti: giuseppe.festa@lingalad.com
Autore: Akh.

Tracklist
1. Idola
2. Gia' Non Hai Eroi
3.Fuoco O Cenere
4. Quante Storie
5. Vero Boia
6. Ombre
7. Re Di Stracci
8. Il Grande Volo
9. Solo Con Me
10. Salto Nel Buio
11. Un'Altra Volta

DURATA: 43:53

A volte con Aristocrazia andiamo a ripescare album che per un verso o l'altro fanno parte del passato; chi preferisce il lavoro che ha saputo esprimere situazioni intense, chi giustamente torna ad omaggiare certi capolavori sempre verdi, a volte come in questo caso vorrei omaggiare il lavoro nascosto di cinque ragazzi milanesi, che in un'epoca in cui HM di stampo classico se lo filavano in quattro gatti, facevano uscire questo "Re Di Stracci" sfidando critiche e giudizi, fieri di suonare Metallo.

La cosa curiosa è che dai Nemesi sia uscita poi l'ossatura base per i futuri Lingalad (realta' nazionale fra i cultori del folk/rock, unica band italiana a presenziare sul palco alla prima mondiale della trilogia de "Il Signore Degli Anelli" di P. Jackson), in cui Festa, Parato e Ardizzone hanno raccolto gli elogi per mezzo mondo.

L'introduzione è assai suggestiva pare come l'iniziazione rituale in cui i nostri ci spalanchino le porte alla loro dimensione, dove il cuore pulsante e sonagli fanno comprendere immediatamente che questo lavoro è vivo, figlio di una rabbia poetica che si ha in un certo periodo della propria vita; infatti la seguente "Gia' Non Hai Eroi" si rivela immediatamente come un urlo di rottura e frustrazione sociale, in cui Giuseppe "Aaron" Festa grida tutta la sua rabbia (coraggiosamente tutti i testi sono redatti e cantati in italiano, acquisendo valore in quanto perlustrano varie tematica, dal sociale, alle problematiche post adolescianziali o di vita quotidiana).
A tratti si avvertono richiami di certi Iron Maiden sia per impostazione vocale che in certa struttura del riffing, ma sempre rimanendo su soluzioni personali che mai fanno presupporre ad un'idolatria indefessa (come molto spesso altre situazioni commettono).

La produzione è ottima (forse solo la chitarra poteva essere messa piu' in evidenza in certi frangenti piu' battaglieri) se teniamo conto dell'anno in cui i nostri si muovevano e la risicata visibilita' che avevano.
Tutti gli strumenti hanno il giusto risalto e completano alla perfezione le varie strutture dei brani con validissimi arrangiamenti, seppur senza mai cadere nella trappola del tecnicismo fine a se stesso, ma anzi relegando il tutto con una sensibilita' melodica che si piega alla validita' dei brani, come è nel caso di "Fuoco O Cenere" dove vi ritroverete a cantare a squarciagola il ritornello assieme a Festa oppure la danzereccia e godibile "Quante Storie" che unisce sorprendentemente dosi di metallo e chitarra acustica ad un ritmo quasi latino americano.

Con "Vero Boia" torna alla carica il piu' puro HM dove Parato fa sentire che oltre alle ottime dinamiche di batteria sa anche piacchiare duro, andando a sfiorare soluzioni Speed Metal, per quella che risultera' la canzone piu' agguerrita del cd.
"Ombre" è una splendida ballata, struggente, suggestiva in cui risalta tutta la poesia che i Nemesi sapevano tradurre in sensazioni musicali, la delicatezza acustica di questo pezzo va' di pari passo con la tristezza del suo messaggio, da cui sicuramente verrete rapiti, per un altro pezzo che vi ritroverete a cantare con commozione.

"Il Grande Volo" ha invece al suo interno venature ed accenni epici (come non notare e scapocciare con le cavalcate realizzate dal sempre ottimo Montel alla chitarra, o dalle preziose tastiere di Matteo Oldani), altra canzone emotiva ed emozionante in cui i Nemesi alzano il vessillo del Metallo; per poi rigettarsi in una power ballad di altri tempi, in cui vi ribollira' il sangue, la chitarra acustica il pianoforte e le linee di basso di Ardizzone vi intrappoleranno sicuramente il cuore.

Le seguenti "Salto Nel Buio" e "Un'Altra Volta" completano degnamente un lavoro che ho trovato superbo; detto da uno che non mastica certamente questo tipo di soluzioni musicali, puo' essere considerato un buon apprezzamento.

In definitiva segnatevi Nemesi e se avete la fortuna di trovarvelo davanti, non lasciatevi sfuggire questo lavoro, in quanto la vostra collezione acquisira' un pezzo di un certo valore (vista la sua rarita'), ma soprattutto perche l'ho trovato veramente un piccolo e misconosciuto gioiellino metallico, vero ed emozionante.

Continua a leggere...

PATHOGEN


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Insanity

Formazione
Willie Desamero - Voce e Chitarra
Erwin Javier - Chitarra
Nino Jerome Aranza - Basso
Vic Jarlego - Batteria

Ciao ragazzi, benvenuti su Aristocrazia Webzine. Possiamo avere una breve presentazione della vostra band?

Willie: Saluti morbosi Gabriele e anche a tutti i lettori di Aristocrazia Webzine! I Pathogen si sono formati quasi un decennio fa, nel gennaio del 2001 per essere precisi. Durante i nostri nove anni di vita abbiamo pubblicato tre demo, due split e due full-length. Oggi gli unici membri originali rimasti siamo io e Erwin (Javier) chitarra. Vic (Jarlego) batteria è entrato a fine 2002 e il nostro attuale bassista, Nino (Aranza) nel 2007. Questa line up oggi è stabile.


Che cosa vi ha spinto a creare la band?

È stata un’idea mia, nel 2000. In quel periodo suonavo in una band Thrash/Heavy, gli Effluvium, che poi hanno cambiato nome in Negatron. E volevo suonare quel Death Metal violento, bestiale come i vecchi maestri che mi hanno influenzato come adolescente metallaro. Un altro motivo è la mia volontà di reagire ai trend del così detto "Metal estremo" che saltano fuori continuamente. All’inizio Pathogen era solo un side project e quando abbiamo registrato il nostro primo demo "Invoking Disease" (luglio 2001) non ci aspettavamo di durare più di un anno a dire il vero. Non eravamo particolarmente soddisfatti del sound e della nostra performance su quel demo. E non sapevamo suonare molto bene i nostri strumenti a quel tempo, così abbiamo pubblicato solo poche copie di quel demo. Penso che fossero solo quaranta-cinquanta copie e la maggior parte le abbiamo date ad amici, fanzine e band. Abbiamo anche partecipato ad una compilation della Maelstrom 666 Production in Thailandia. Quella è stata la nostra prima pubblicazione su cd-r, che stava iniziando ad essere usato molto in quel periodo. Comunque, appena dopo aver registrato il nostro secondo demo "Into The Subconscious Void" nel 2004 abbiamo cominciato ad essere una band a tempo pieno per le ottime reazioni della rete internazionale di commercianti di demo, zine e altre band. E questo ci ha spinto a continuare e produrre più Death Metal.


Ho ascoltato il vostro primo album "Blasphemous Communion", una vera bomba, nel vostro sound la presenza di Slayer, Possessed, Autopsy o band europee come Nihilist e Carnage è ottima e sa di old school, quali sono le vostre band preferite a cui vi ispirate per fare Death Metal?

Aarrgghh!!!!! Quelle band che hai citato sono i nostri maggiori ispiratori insieme ad altre band come primi Sodom, primi Sepultura, Obituary, Impetigo, Sarcofago, Repulsion, Bathory, Celtic Frost/Hellhammer, primi Tiamat, Mindrot, Deceased, Thergothon, Morgion, Beherit, Macabre, Master, Terrorizer, primi Xysma, Nuclear Death, Radiation Sickness, Loudblast e molti altri. Quelle sono le band che ascoltiamo quando vogliamo essere ispirati per scrivere canzoni! A dire il vero non pensavamo che molti metallari del mondo avrebbero apprezzato il nostro primo album "Blasphemous Communion". Non potevamo credere che sarebbe piaciuto a molti vecchi metallari perché la produzione era orrenda e non era neanche stato mixato bene. La nostra intenzione originale era semplice: volevamo solo che "Blasphemous Communion" suonasse come se fosse stato registrato nel 1986 proprio come i primi demo e album di Sodom, Sepultura , Hellhammer, Possessed, Death e Sarcofago. Noi semplicemente scriviamo riff che ci suonano bene. Non ho mai voluto scrivere musica troppo tecnica perché penso che tolga molto sentimento dalla musica e l’atmosfera oscura, maligna. Spesso i riff più semplici sono i più potenti e rimangono in testa.


"Blood Orgy", "Necrovore", "Vultures Of War" e "Towards The Infernal Oblivion" sono brani totalmente devote al Metal old school, come componete le canzoni?

Non c’è un vero e proprio modo in cui componiamo le canzoni. Se chiunque di noi trova un buon riff ci lavoriamo su e aggiungiamo diverse parti per formare una canzone. E poi aggiungiamo i testi, ecc. Non ci sforziamo troppo per avere nuove idee. Semplicemente aspettiamo che la creatività arrivi da sola. L’unica cosa è che la creatività arriva quando meno te lo aspetti. Mi sono divertito molto a creare musica senza l’approvazione di qualche "esperto" che ci desse indicazioni su come lavorare. Non mi è mai importato di cosa gli altri pensassero della nostra musica perché noi ci divertiamo a suonarla e questa è l’unica cosa che ci interessa. È sempre stato un mio interesse scrivere musica, fin da quando ero giovane. Ammiro davvero le band che scrivono canzoni belle e ben strutturate piuttosto che band molto "tecniche".


Venite pagati per i vostri concerti?

Raramente veniamo pagati, ma è un piacere suonare gratis visto che ci piace farlo.


Chi scrive i testi? Quali tematiche trattate?

La maggior parte dei testi li scrivo io. Mi è sempre piaciuto leggere i testi delle altre band e anche libri, poesie, ecc… Mi piacerebbe credere di essere bravo in questo. Comunque, i nostri testi di base parlano dell’angoscia della morte e di morire, delle crudeltà della storia, guerra, nichilismo, argomenti macabri, misantropia e altre cose belle. In realtà non sono i classici testi e temi del Death Metal ma cerco di renderli interessanti e più comprensibili. Non voglio scrivere testi troppo poetici o filosofici. Ho voluto creare un equilibrio tra frasi poetiche e frasi dirette per renderli più forti. Non ho mai studiato poesia. Ma sono affascinato da come alcune parole, se messe insieme coerentemente, possono innescare la nostra immaginazione in qualsiasi cosa tu stia cercando di dire.


Quest’anno è la volta di "Miscreants Of Bloodlusting Aberrations", come lo descrivereste?

È difficile descriverlo a parole per me ma penso che il nostro secondo album sia “spaccatimpani, marcio e infernale dall’inizio alla fine”. È un modo per descriverlo. È come "Blasphemous Communion", solo che sotto il secondo album c’è più lavoro, ma è comunque devastante e grezzo. Penso che stiamo migliorando come musicisti perché suoniamo insieme da molti anni e questo si può sentire nelle nostre registrazioni. (Sarei di curioso di sapere cosa ne pensi tu del secondo album rispetto a "Blasphemous..."). (Potete leggere la recensione relativa qui: http://aristocraziawebzine.blogspot.com/2010/07/pathogen-miscreants-of-bloodlusting.html).


Quali sono le principali differenze tra i due album?

"Miscreants..." è stato registrato in molto meno tempo e con meno soldi rispetto a "Blasphemous…" ma suona un po’ meglio di quest’ultimo. Questo perché ci siamo soffermati un po’ più di tempo sul mixaggio. Inoltre il songwriting di "Miscreants..." è più potente rispetto al nostro primo album. Per quanto mi riguarda "Miscreants..." è il nostro miglior lavoro finora.


Siete soddisfatti su come è stato fatto?

Non siamo mai soddisfatti al 100% dei nostri lavori, ma siamo molto contenti e fieri di "Miscreants...". È una cosa che abbiamo sognato per molto tempo ed ora è diventato realtà, raggiungendo un perfetto equilibrio tra durezza e chiarezza con un songwriting devastante.


Come state preparando la promozione dell’album?

Abbiamo inviato molti promo del secondo album a molte zine, label, band e contatti d’oltreoceano. Per cui c’è bisogno di un lavoro più duro e più dedizione per promuoverlo. Inoltre "Miscreants…" è già stato pubblicato su cassetta dalla Satanized Productions in Francia lo scorso marzo. Attualmente stiamo cercando una label per pubblicarlo su vinile. Stiamo anche negoziando per un accordo con la Triumph Of Darkness Records negli Stati Uniti per una pubblicazione su cd per fine 2010. La versione cd sarebbe dovuta uscire per la Berdugo Records ma sembra che non se ne sia più fatto niente, così abbiamo iniziato a cercare altre label interessate che potessero realmente occuparsi della nostra musica.


Cosa potete dirci sulla scena Metal delle Filippine? Potete suggerirci qualche band dal vostro Paese?

La scena qui non è grande come in altri Stati dell’Asia come Giappone, Malaysia o Thailandia. Ci sono molte band qui che non sanno niente di come registrare un demo, di commercio, e tutte quelle attitudini da poser o wanna-be. Penso che suonino solo per avere ragazze. Fortunatamente, ci sono band degne di essere citate e che conoscono bene l’underground e i metodi per promuoversi oltreoceano come Incisor, Rabies, Demonic, Maniak, Infestor, Riit, Servorum, Paganfire, Corrupt Insanity, Kratornas, e qualcun altro. Ci sono anche alcune zine che fanno bene la loro parte per supportare il vero Metal underground. È una comunità piccola e affiatata ma niente male.


Cosa pensate della scena Metal odierna?

Non ho mai amato particolarmente la nuova generazione di Metal estremo. Suona troppo sterile e pulita. Ma comunque apprezzo band che continuano le tradizioni della vecchia scuola e che aggiungono le loro idee ad essa. Molte grandi nuove band sono molto nascoste nella scena underground così bisogna cercare un po’ di più. Tutte le grandi label underground che hanno pubblicato musica devastante negli anni ’80 e ’90 come Relapse, Nuclear Blast, Earache, Osmose, Century Media, Noise Records oggi fanno schifo! Hanno pubblicato merda veramente terribile negli ultimi dieci anni! Spero che le grandi label indipendenti dell’Asia daranno a molte band asiatiche il riconoscimento che meritano. Penso che in pochi anni buona parte della scena asiatica sarà molto conosciuta nel mondo.


Avete quasi dieci anni di carriera alle vostre spalle, quali sono i momenti che ricordate con piacere? E quelli che vi hanno deluso?

Abbiamo avuto molti momenti memorabili durante tutti questi anni inclusi tutti i concerti buoni o meno buoni, sessioni di registrazione, feste di bevute, trombate, viaggi e fare l’autostop per andare in altri posti. Non penso che ci siano mai stati momenti che ci hanno deluso. Ci siamo divertiti in ogni singolo minuto, fin dai momenti difficili di quando eravamo agli inizi. Anche gli altri membri penso che si siano divertiti. Andiamo avanti alla grande come compagni di band. Ci consideriamo come dei fratelli.


Che relazione avete con i vostri fan? Cosa pensate delle community virtuali e dei social network?

Beh, mi piacerebbe pensare tutti i nostri fan come amici e compagni metallari legati dalla fratellanza del Metal. Non ci siamo mai visti "superiori" ai nostri fan. Siamo persone come loro perché amiamo tutti il Metal e amiamo le stesse band. Per cui non c’è motivo di avere un atteggiamento da "rockstar" o cose simili, come per le community virtuali ci sono i pro e i contro. Li uso solo per tenermi in contatto con vecchi amici o per comunicare con zine, label o altre band. Scrivo molte mail comunque.


Vi vedremo mai in Italia?

Chi lo sa? Magari un giorno qualcuno ci darà la possibilità di fare un tour in Europa. Spero di suonare in Italia un giorno. Credo che sarebbe fantastico suonare Metal a tutti i metallari italiani. Il nostro chitarrista, Erwin (Javier), vorrebbe farlo perché i suoi genitori, suo fratello e qualche cugino vivono in Italia.


Grazie per averci dedicato il vostro tempo, a voi l’ultimo messaggio per i nostri lettori.

Un grazie metallaro a te, Gabriele, per questa bellissima intervista. Mi è piaciuta davvero molto. Grazie per il vostro supporto e speriamo di vedervi tutti un giorno se avremo la possibilità di suonare da voi. Contattateci metallari!

Pathogen c/o Willie Desamero, #4M. Fule Sahagun street, San Pablo City, Laguna 4000 Philippines
Email: pathogenic_virulence@hotmail.com

Continua a leggere...

RAMESSES - Take The Curse


Informazioni
Gruppo: Ramesses
Anno: 2010
Etichetta: Ritual Productions
Contatti: www.myspace.com/ramesses666
Autore: Leonard Z

Tracklist
1. Iron Crow
2. Terrasaw
3. Black Hash Mass
4. Take The Curse
5. Vinho Dos Mortos
6. Baptism Of The Walking Dead
7. Another Skeleton
8. Hand Of Glory
9. The Weakening
10. Khali Mist

DURATA: 53:43

Oh, mioddio! Sono tornati i Ramesses a distruggere tutto! Ebbene sì, signori, ecco il successore del loro primo album “Misanthropic Alchemy” del 2007. Il titolo del nuovo lavoro è “Take The Curse” ed esce come prima produzione della nuova etichetta britannica Ritual Productions.
Innanzitutto va detto che l'impatto grafico del lavoro è di tutto rispetto: ben due, dico due booklet per un totale di ventiquattro pagine con quintali di foto della delirante opera d'arte “Fucking Hell” dei fratelli Jake e Dinos Chapman. Solo questo meriterebbe il prezzo “del biglietto”, ma andiamo alla musica: cinquantatré minuti di puro e granitico doom con la voce di Adam a ricordarci l'imminente fine del mondo. Rispetto al predecessore, questo “Take The Curse” si apre a influenze differenti, un esempio è la devastante “Black Hash Mass” in cui si percepiscono chiaramente le intrusioni del death metal (da cui dopotutto la band attinge per il cantato) grazie a una sparata in blast beat che spezza la monotonia megalitica del pezzo regalandoci un headbanging come solo il buon vecchio death metal degli anni '80 può fare. In definitiva un album da avere assolutamente per tutti coloro che amano il sound “Ramesses-Electric Wizard”. Unico punto dolente, la scelta della band di far uscire un mini intitolato “Baptism Of The Walking Dead” prima di questo lavoro: tutte le tracce di quel mini sono ripresentate identiche anche in questo cd... che dire... non essendo un collezionista mi sento un po' preso per il culo! Eccheccazzo!

Continua a leggere...

SEPTYCAL GORGE - Erase The Insignificant


Informazioni
Gruppo: Septycal Gorge
Anno: 2009
Etichetta: Permeated Records
Contatti: www.myspace.com/septycalgorge
Autore: Advent

Tracklist
1. Deformed Heretic Impalement
2. Redneck Slanderous Mutation
3. Aprioristic Discharge
4. Forgotten Faces Of Human Prism
5. Lobotomia
6. Psychotic Redemption
7. Confronting The Dead
8. Elegy For The Wretched
9. Speeches Of Inadequacy

DURATA: 30:53

Se il brutal death è il vostro pane quotidiano avrete di sicuro sentito "Growing Seeds Of Decay", primo album dei torinesi Septycal Gorge. Nel 2005 avevano mostrato all'Italia le loro ottime abilità permeate da una ben definita personalità. Nei tre anni di mezzo tra l'esordio e l'album oggi in questione la band ha continuato a lavorare duro ai pezzi che sarebbero dovuti andare ad ingrossare l'intestino del brutal italiano. Scoprirete infatti che "Erase The Insignificant" è un album con alle spalle un lavoro immenso che si inserisce validamente nel panorama della nostra Penisola.
Partiamo dall'etichetta che ha creduto in loro per questa release: la Permeated Records. Pochi cazzi, un roster con band totali come i Degrade (tra i miei preferiti in assoluto), gli Enmity, i nostrani Putridity e gli intensi Infested, già recensiti da me in questa sede.
Ogni traccia è pervasa da splendidi ripassi della scuola americana, non una rivisitazione bensì una reinterpretazione della macelleria inaugurata da Suffocation e figli. Dalla furiosa "Lobotomia", traccia cantata interamente in italiano (semplicemente sopraffina) alla dura "Redneck Slanderous Mutation", si ha un alto livello tecnico che permette all'ascoltatore di sentire il particolare influsso sui Septycal Gorge di band come Deeds Of Flesh e Severed Savoir, con una chiarezza cristallina vengono eseguiti con cura e maestria passaggi originali che si differenziano in modo acuto dalla loro controparte californiana. "Psychotic Redemption" è un altro bell'esempio di continuità tra la scena di ieri e oggi, ricorderete che oltre dieci anni fa gli Antropofagus pubblicarono "No Waste Of Flesh", ecco fa molto piacere vedere che non è morto tutto in quell'anno, anzi che sono rimasti attivi monicker ormai affermati come Zora e Blasphemer.
Proseguendo nell'ascolto l'album rasenta la perfezione chirurgica appartenuta ad act precedenti come Disgorge o Sarcolytic, se familiarizzerete con "Erase The Insignificant" capirete come sia stupendamente assimilabile.
Stacchi graffianti e accelerazioni che perforano, come se i ragazzi volessero cimentarsi in una ardua scalata. Ogni riff eseguito dal duo Diego-Marco è concatenato ad un intreccio duro e crudo di pattern, il batterista incalza con la giusta cattiveria tutti i trenta minuti che costituiscono la release. Il comparto vocale è assolutamente vincente, diverso e di gran lunga superiore alla sfilza di band dedite al non-sense-bree-bree.
Durante l'evocativa intro "Elegy For The Wretched" (una piccola perla) viene epicamente preannunciata la final-track "Speeches Of Inadequacy". E' su questo epilogo che ci si dovrebbe soffermare particolarmente. Udito fine o no, questa magistrale chiusura si presenta ancor più aggressiva, combinata ad un gutturale marcio, exhale dannatamente feroce e comparto strumentale stupendo. I rallentamenti che in pochi attimi fanno accaponare schizzando in alto elevano la loro bravura, quattro minuti di crepacuore, sembrano di più senza risultare pesanti. Questa breve visita al pandemonio creato dai Septycal Gorge viene terminata con perizia dal bassista Clod (validissima nuova entrata insieme al drummer Dave) che mette il lucchetto all'enorme inferriata posta all'ingresso del tormentato luogo creato dai ragazzi. Il tutto con tanto di citazione di "The Waste Land" del poeta americano T. S. Eliot, i ragazzi esagerano dando però una corposa anima a questa uscita. Del resto,
dal punto di vista dei testi non si può far altro che chinare il capo, stiamo parlando di brutal death, ma ci manteniamo su un alto livello di critica sociale e non. Anche se dal punto di vista strettamente generale l'album è amabilissimo (dubito che a tutti gli ascoltatori piaccia seguire passo passo le lyrics di un album death metal), una volta acquistato "Erase The Insignificant" dovrete dare un occhio alle composizioni di Mariano! Tecnica e tenacia i nuovi elementi per una lega indistruttibile, che si stia ritornando ai tempi d'oro dell'old school con le adeguate aggiunte? Poco importante, nostro compito è godere di questa musica supportando il lavoro onesto svolto appassionatamente dai Septycal Gorge.
Inarrestabili.

Continua a leggere...

OERJGRINDER - Pig Dig Pick Nick


Informazioni
Gruppo: Oerjgrinder
Anno: 2010
Etichetta: One Life One Crew Records
Contatti: www.myspace.com/oerjgrinder
Autore: Advent

Tracklist
1. Grindizer
2. GangBang Jim
3. Bukkake Huggies
4. Intestinal Milkshake
5. Psy
6. Midget Sodomizator
7. I Broke Your Arse
8. Mental Supremacy
9. Cumjob Speeder
10. The Best Candies
11. Can - A - Bitch
12. The Taste Of Lollypop
13. Enjoy The Torture
14. Down With The Cunt
15. Stupid Bitches
16. Footjob Expertise
17. Pigfuckers
18. Spit On It
19. Deeper We Go

DURATA: 35:36

Molte persone si stressano girando per myspace in cerca di valide realtà death e trovando invece solo slam/goregrind. Breakdown a non finire, voci da maiali al limite della banalità per una musica che ha sfiorato il ridicolo da qualche anno: Drowning In Phemaldehyde, Female Nose Breaker, Purulent Jacuzzi. A non tutti piace la pesantezza giovanile che ha modernizzato fino alla nausea il nostro caro e vecchio (ma sempreverde) death metal. Gli Oerjgrinder si capisce subito di quale razza fanno parte, il loro è un grindcore con cazzutissimi influssi brutal death metal impiantati così fortemente da non riuscire a definirli esattamente. Pestano, semplicemente, senza fermarsi e senza variare particolarmente i riff di canzone in canzone. Eppure chi è abituato a questo genere di marciume non vi troverà difetti. In effetti l'album "Pig Dig Pick Nick" è suonato a dovere, certo, impregnato di fango e altre sporcizie ma il risultato "nasty" è stato ottenuto nel migliore dei modi. Una cover ancora più esplicita delle mie parole vi farà capire di cosa si tratta: una donna sessualmente sodomizzata da tre maiali. Non sarà di sicuro l'ascolto più costruttivo della vostra vita, questo è grindcore malato, purulento, se però viene guardato con un'ironia (la stessa che gli Oerjgrinder hanno su se stessi) non sentirete come sprecata quella mezz'ora. Le diciannove tracce sono insaporite spesso da divertenti gag sulla musica elettronica e sui porno, se il pig-squeal e i guttural marci fanno per voi, allora buttatevi sul loro space, l'album è scaricabile gratuitamente!

Continua a leggere...

THE GLOOMINOUS DOOM - The Feature


Informazioni
Gruppo: The Gloominous Doom
Anno: 2010
Etichetta: Drp Records
Contatti: www.myspace.com/lotsofdeadkids
Autore: Mourning

Tracklist
1. Portal Potty
2. Urine Trouble
3. Deuces Wild
4. The Feature
5. Lager Jam '87
6. Rigormortits
7. Old Bay, Old And Grey
8. White Worms From Hell
9. The Night Of The Scrappelizer
10. Extreme Glacial Movement
11. The White Mist Of Summer Mountain Road
12. Thrashphault
13. JFKFC
14. Desolation Of Smaug
15. Midnight Murder Rampage

DURATA: 01:07:59

Nel mondo thrash diviso fra il revival ottantiano di derivazione classica/core e la scena moderna che suona ibridi melodici svedesi ci sono anche mosche bianche che si divertono ancora a fare qualcosa di "trasgressivo" e simpatico prendendosi non troppo seriamente.
I The Gloominous Doom vengono dalla Pennsylvania e seppur attivi solo da un lustro hanno in discografia una sfilza di demo, singoli ed ep oltre ad un altro full "Doomed If You Do, Doomed If You Don't" che precedono l'uscita di questo nuovo "The Feature".
La singolarità della formazione statunitense sta nel fatto che nel suono thrash di derivazioni Metallica e Municipal Waste condito da sfuriate veloci oltre a un'attitudine punk, che con una parte del genere ha un forte legame storico, vi sono passaggi riconducibili al blues e allo ska.
Le quindici tracce sono goderecce, scanzonate, fanno del disco uno di quegli ascolti rilassati con cui il tempo scorre in allegria pur non tralasciando una evidente preparazione in fase di costruzione e di riproposizione.
S'incontrano così brani dove l'additivo ganja è inserito, vedasi "Portal Potty" e la titletrack alternati ad altri come "Deuces Wild", un classico pezzo thrash/core e "Rigormortis" che vede la presenza di Shawn Riley degli Rumpelstiltskin Grinder, al primo impatto pacato, poi si sviluppa in una canzone dall'incedere moderno e battente condita da stop'n'go e dal ponte ska rappresentato ancora una volta dalla chitarra riverberata con wah wah.
Se con la prima parte hanno già dimostrato d'avere un'ampia gamma d'idee, non si limiteranno a questo ed ecco che ci s'imbatte in una delle hit del platter: "Old Bay, Old And Grey" dove fra coretti e aria da spiaggia si viene catapultati in un'altra dimensione, prenderà corposità con l'entrata della voce graffiata di Jeff e un riffato più solido.
Sulla scia della precedente si muove anche "White Worms From Hell", ci sono dei momenti in cui il ballo è una reazione quasi naturale invocato dalle note pulsanti e divertite, le atmosfere pacate intervallate da attimi dediti a prove di mascolinità sonora creano una sorta di altalena che non sempre rende al massimo del proprio potenziale.
La surf music fa capolino in "The Night Of The Scrappelizer", "Extreme Glacial Movement" vira sul death metal, non si fanno mancare nulla, "The White Mist Of Summer Mountain Road" dopo quasi quattro minuti di spensieratezza si scatena violenta, i The Gloominous Doom non hanno mezze misure, questo è un dato di fatto ormai.
"Thrashphault" al contrario manterrà una natura calma e di compagnia, arrivare in fondo al cd è stato alquanto agevole, è rimasta appena una triade di canzoni a chiusura composta da "JFKFC", una decisa e sonora mazzata, "Desolation Of Smaug" dal cuore morbido e coretti hardcore annessi e la conclusiva "Midnight Murder Rampage" che pone la parola fine con una esecuzione strumentale.
La prova del combo fra una ricerca chitarristica ben assemblata, la voce di Jeff pungente e la vena "cazzona" riversata nelle tracce fa il suo sporco lavoro alla grande.
"The Feature" farà storcere il naso agli old schooler così come a tanti altri che ritengono qualsiasi innesto sconsiderato quando si parla di generi classici, eppure nel suo sperimentare possiede degli spunti davvero molto interessanti.
Se avete bisogno di un album che vi faccia respirare fra una dose di violenza e l'altra i The Gloominous Doom vi danno la possibilità di farlo con la loro musica d'ampie vedute, disco solido e che guarda costantemente oltre.

Continua a leggere...

EVA'S MILK - Zorn

Informazioni
Gruppo: Eva's Milk
Anno: 2010
Etichetta: Fuego Records
Contatti: www.myspace.com/evasmilk
Autore: Mourning

Tracklist
1. I Soldati Dell'Aurea Gioventù
2. Al Tempo Di Caronte
3. E' Meglio Essere Illucidi
4. 94 Bicchieri
5. Nella Bile
6. Turpentine
7. Volcano
8. Come Falene
9. Cuscinate
10.Zorn

DURATA: 46:00

Il trio novarese degli Eva's Milk formato da Andrea Zanolli (chitarra e voce), Paolo Contribunale (al basso) e Lorenzo Stangalini (dietro le pelli) dopo un album come "Cassandra E Il Sole Che Oscura", accolto molto bene sia dalla critica che dal pubblico per la sua miscela di contenuti e musica nettamente al di sopra del piattume che inonda le nostre classifiche di "gradimento" (per chi me lo chiedo da anni), a distanza di due anni da quell'uscita ritorna a calcare la scena con un nuovo lavoro dal titolo "Zorn".
La prima cosa che ho notato inserendo il disco è come le atmosfere siano adesso ancora più scure e decadenti, alternando al grunge rock del passato (riletto in chiave personale) un sound decisamente più massiccio che sfiora in alcuni punti il californiano dei Queens Of The Stone Age estrapolandone però solo la note più amare.
Il suono dell'alternative movement è divenuto prestante e teso come una corda che attende di scoprire quale sia il proprio punto di rottura.
E' un platter che va assorbito dopo vari ascolti, se l'aspetto compositivo legato alla musica è fondamentale, sono i testi a dare quello slancio in più a composizioni che grondano di un rosso sangue frutto del dolore di una società priva di una rotta precisa.
Si parla di una vita in genere che non ha più una personalità propria se non incasellata da canoni e motivazioni palesemente consumistiche e plastificate, si veda l'esortazione finale dell'opener "I Soldati Dell'Aurea Gioventù" dove quell'elettrodomestico da anni divenuto becero regolatore dell'essenza umana, la "Tv", ha annientato e plasmato la volontà di tanti, troppi, ponendo dei paraocchi su di un mondo che va vissuto con i propri occhi. Ci vengono così spalancate le porte del limbo che andranno a descrivere.
"E' Meglio Essere Illucidi" è un viaggio allucinato fra collera e ribellione, disperazione e ansie, dove la lucidità viene oscurata da una mancanza di risposte racchiusa in una frase: "Se è vero che c'è un Dio perché non è mai il mio?". Un disagio costante attanaglia i nostri tempi, una sicurezza ormai venuta meno che in "Turpentine" (di cui troverete anche il video in rete) verrà esaltata: "Non siamo Dei nè martiri, oh Dio perdonami, io mi suicido in un reality show", con la parola parassiti tema ricorrente di un brano rivoltosamente adirato per una situazione stabile che ci tiene fissi come pedine che attendono solo di essere riposizionate per poi venir eliminate.
Pensiero quello dello scomparire che prende purtroppo piede in un globale aggrovigliamento che asseconda l'estremismo come normalità non più a se stante ma facente parte in tutto e per tutto della quotidiana umanità.
E' così che "Volcano", "Come Falene" e "Cuscinate" imprimono l'immagine di un viaggio verso l'oblio non più visto come un nascondiglio momentaneo per prendere respiro ma quale unica via d'uscita da un orrore che pare non avere fine.
La solitudine espressa dai figli di un mondo di cui dovrebbero godere e di cui invece si ritrovano a essere vittime ci conduce alla conclusiva "Zorn".
Uno dei passaggi chiave per il sottoscritto dice testualmente: "Tutti persi in quest'Eden, tutti morti in quest'Eden, anima lungo il fiume nero, io credevo mi aspettasse un cielo". L'illusione frantumata e ridotta in briciole contestualizzata seppur con una prospettiva allarmistica che dovrebbe servire da sveglia per ciò che potrebbe, e sta lentamente divenendo, il tempo in cui progrediamo in una regressione d'intenti incessante.
Il trio si destreggia in una prestazione di una personalità e di un'energià fuori dal comune, il rock è un credo e loro l'hanno assorbito (piacevole e alquanto gradito l'inserto di Hammond in "Cuscinate").
Vi è un'anima pulsante che serpeggia fra gli episodi esaltandone le qualità, si parli di sbalzi d'umore o della volontà di tramandare un concetto che non si limiti alle solite filastrocche melassose date in pasto al grande pubblico lobotomizzato da parole quali amore, vita e amicizia, frequentemente usate come merce di scambio paragonabile agli storici trenta denari tanto in voga fra i troppi Giuda che popolano o hanno popolato le nazioni della nostra sfera che, incurante, persevera nel proprio ruotare.
Non voglio racchiudere l'album degli Eva's Milk all'interno di un genere o uno stile, sarebbe alquanto limitante seppur forse più chiaro per chi non ha voglia neanche di fare un minimo di ricerca (non sarò io a togliervi questo piacere), al contrario consiglio l'ascolto di "Zorn" a tutti, nessuno escluso.
Se è musica e pensiero che cercate, se non è verità (e spero vivamente lo sia) pensare che il nostro paese si ciba solo di produzioni preconfezionate come i Bastoncini Findus (e quelli son buoni almeno), è cosa giusta che "Zorn" abbia il piacere di girare nel vostro stereo.
Lasciate da parte i gusti per una volta e affondate in esso aprendo la mente e andando oltre le note, fatelo vostro.

Continua a leggere...

HUKKUNUD HINGED - Hukkunud Hinged


Informazioni
Gruppo: Hukkunud Hinged
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/hukkunudhinged
Autore: Mourning

Tracklist
1. Loojangu Laulu
2. Surmasuudlus
3. Ootuste Kõrb
4. Mulla Äng
5. Juurte Nukrus
6. Kahe Katku Vahel
7. Tulesorg
8. Unetus

DURATA: 01:13:25

Hukkunud Hinged, formazione doom metal proveniente dall'Estonia, la band si rifà al movimento classico che si nutre di Black Sabbath, Candlemass e Saint Vitus trovando punti di contatto con i più moderni Reverend Bizzare.
Hanno da poco pubblicato l'album di debutto omonimo, otto tracce arricchite di venature stoner ma che hanno due pecche di base: l'eccessiva lunghezza del complessivo, un'ora e un quarto è veramente troppo dato che alcuni passaggi potevano essere snelliti, e l'uso prettamente della loro lingua nazionale che limita la comprensione dei testi al minimo o l'annulla del tutto.
Superando in partenza questi due handicap seppur di relativa importanza in quanto il secondo di questi viene messo fuori gioco dal fatto che gli Hukkunud Hinged hanno inserito le traduzioni in inglese sul loro sito ufficiale (http://www.hukkunudhinged.com), si viene a contatto con una prestazione alquanto interessante per gli amanti del genere, l'incrociarsi e sovrapporsi delle voci di Janek e Katrina è particolare non contando che, nelle singole apparizioni, sanno ritagliarsi gli spazi adatti per infondere un'aura scura ma evocativa a tracce che nel complesso avanzano forti di una carica primordiale.
Le sensazioni trasportate dalle note si evidenziano per un'emotività dalla forte spiritualità, lo stesso monicker e titolo dell'album in inglese hanno come traduzione "Perished Souls", perciò si ricollegano allo stato d'animo che si prova nel lento discernere delle canzoni che in alcuni punti più d'altri sembrano lì per lì far esalare il respiro finale.
Si respirano le atmosfere a cavallo fra il proto-doom naturalista di fine anni Settanta e quello che avrebbe dato vita alla virata più metallicamente accentuata degli Ottanta, episodi quali "Surmasuudlus" e "Ootuste Kõrb" immaginateli con la voce di Messiah Marcolin al suo interno o se preferite (e preferisco) quella di Johan Lanquist e vedrete che trip!
Non vi è dubbio che lo sviscerato amore per lo stile sia padrone indiscusso delle composizioni che si snocciolano una dopo l'altra da "Mulla Äng" a "Kahe Katku Vahel" (in cui appare l'armonica a bocca) arrivando sino alla conclusiva "Unetus". Verrette avvolti da un circolo greve che la leggiadra interpretazione di Katrina e quella arcigna di Janek non renderanno più agevole ma al contrario angosciante.
La cantante è una delle note liete di questo "Hukkunud Hinged", niente "urla" liriche nè interpretazioni striminzito-pop, si pone invece sulle basi affondando il colpo, emozionando ed impostando la prova sulla scia settantiana di cui i pezzi sfruttano la matrice vivendola in pieno.
Sul resto del combo c'è poco da dire in quanto si ha una prestazione complessiva sia come stesura dei brani, sia per quanto riguarda l'esecuzione, più che soddisfacente, altra nota di merito va a un sound che identifica il basso di Madis correttamente dandogli spazio e presenza.
Se non fosse per qualche passaggio a vuoto dovuto come già accennato alla "forzata" lunghezza degli episodi ci sarebbe da fare un bell'applauso a questi ragazzi, ancor più perché il riffing di Martin come il drumming di Ville sono un'espressione classicamente calzante di ciò che si cerca quando si parla di Doom.
Se siete affamati di questa musica ed è ciò che cercate, tenete d'occhio questa realtà estone, la qualità e quello che vi propongono possono tranquillamente rientrare nelle vostre grazie se date loro la possibilità di farlo.

Continua a leggere...

ZOMBIESLUT - Braineater


Informazioni
Gruppo: Zombieslut
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/zombieslutdeathmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. (Return Of) The Zombie
2. Self-Exhumed
3. Theater Pf Beautiful Deaths
4. Whores Of Christ
5. Lycantrophic Funeral
6. Sentenced
7. By The Chainsaw (The Evil Dead)
8. Braineater
9. Forces Of Chaos

DURATA: 35:21

Il trio death metal degli Zombieslut prende vita in Germania nel 2008 con il chiaro intento di suonare lo stile senza compromesso alcuno, citando infatti una loro frase che appare sul myspace: "We abdicate melodious monstrosities and highly complicated song-structures and zoom in on the essential: rumbling and grooving right into your face!". La dichiarazione di fedeltà è alquanto esplicita.
I trentacinque minuti di "Braineater" sono quindi all'insegna della semplicità, zero fronzoli, riffato che punta sull'impatto, le venature thrash sono costanti e primordiali così come il ringhio del cantante chitarrista Tank mantiene eguale esecuzione peccando di staticità ma non in profondità.
Il disco ha buoni spunti, fra questi spicca la piacevole "Self Exhumed", il riff portante è da spezzacollo, nulla che non si sia già ascoltato ma fa il suo sporco lavoro con dedizione.
"Whores Of Christ" e "Lycantrophic Funeral" colpiscono nel segno, altri due brani che pur percorrendo strade arcinote e ricollegabili a non si sa quante realtà, lanciano segnali positivi per quanto riguarda la genuinità e la passione che gli Zombislut infondono al platter.
Leggo spesso molte critiche a dischi di questo tipo, autoproduzioni magari carenti d'innovazione o con una produzione sporca, quello che mi preoccupa realmente è che si supportino band che producono plastica industriale, la conseguenza frequente è la poca resa live di act che su cd risultano essere praticamente dei mostri, vi torna questa cosa? Beh a me sì, purtroppo.
E' capitato più volte di vedere on stage band più o meno grandi toppare mostruosamente per colpa di un suono irriproducibile dal vivo che gambizza gli episodi scelti lasciando con l'amaro in bocca chi sotto il palco si attendeva tutt'altro.
E' quindi gradevole mettere su un album come "Braineater", vi sono un altro paio di tracce discrete come "By The Chainsaw (Evil Death)" e "Forces Of Chaos" che alla fine fanno pendere per un ascolto di quelli che non cambierà la vita a nessuno ma che ci sta se si vuole passare un po' di tempo in compagnia con del "reale" e non artefatto death metal.
E' anche vero che la produzione poteva essere fatta meglio, non dico assolutamente di no, alle volte c'è una sorta di disordine che si annida nelle tracce ma se uno dovesse pensare alle tape di cui molti di noi fanno ancora uso o a certi album dei Novanta quello che vi riscontrerete è realmente un nonnulla.
Per quanto riguarda invece le dinamiche interne delle canzoni, pur restando ancorati al genere old primario, gli Zombieslut possono comunque modificare un paio di punti: lavorare di più sulle linee vocali trovando incastri meno standard e variegare un minimo il riffato per dare una propensione ancora più arcigna ai pezzi senza snaturarne il credo.
Un disco consigliato quindi solo a chi vive, mangia e dorme old school, i restanti ne stiano alla larga, non c'è trippa per gatti.

Continua a leggere...

HOGJAW - Ironwood

Informazioni
Gruppo: Hogjaw
Anno: 2010
Etichetta: Swampjambea Music
Contatti: www.myspace.com/hogjawband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Rollin Thunder
2. Blacktop
3. Three Fifty Seven
4. Ol' Slippery Willie
5. County Line
6. Ain't Ever Gonna Win (Without A Little Bit Of Sin)
7. Two Guns
8. Walkin
9. Flathead
10. Hornswogglin

DURATA: 49:52

Portatori sani di Southern Rock, questa è la definizione più adatta per gli Hogjaw, la band americana proveniente dall'Arizona, arrivata al secondo lavoro con "Ironwood", si cimenta in una prova a base di whisky, aria calda del sud e tanto rock che di frequente appoggia le sue basi sulle ali del movimento seventies.
Dieci tracce goderecce che offrono pezzi dotati di una forte carica come l'opener "Rollin Thunder", antipasto succulento per una doppietta efficace formata da "Blacktop" dall'umore malinconico, il cui riffato si estende lasciando un retrogusto amaro con la voce di Krysti Lyn a supportare l'emozionante chorus e da "Three Fifty Seven", vivace e con una sei corde realmente mozzafiato sia nella fase di costruzione del pezzo sia quando si lancia in assolo, le tastiere inserite da Andy Francis come tappeto non fanno altro che enfatizzarne l'incedere coinvolgente.
Che i maestri dello stile abbiano lasciato il segno in un album come "Ironwood" è evidente e sarebbe anche strano non notare un minimo di presenza di gente come ZZ TOP, Molly Hatchet o Lynyrd Skynyrd in un disco di southern, imbattersi quindi in una "Ol' Slippery Willie" non fa che confermare quanto l'amore per tali act non sia scemato col tempo, il brano è classico sino all'osso e vede la presenza di female vocals ad opera di Amanda Peachey. A seguire prende forma la ballad "County Line", poteva mancare un brano simile? Melodie in pieno stile del sud e un assolo finale da lacrime di piacere e qui gli Skynyrd lo zampino ce l'han messo.
Il disco scorre disinvolto rilasciando un'alta concentrazione adrenalinica, i ritmi si rialzano con "Aint'Ever Gonna Win (Without A Little Bit Of Sin)", spietata sin dall'iniziale intro con quel campanaccio a scandirne l'entrata, non vi è una nota fuori posto in un pezzo che è una delle vere hit, la voce è al massimo della resa e le sei corde non hanno intenzione di smettere di regalarci assoli da infarto.
Siamo a più di metà del platter e l'aria è densa, l'odore del whisky è sempre più intenso, "Two Guns" ci attende al varco, immaginate uno scontro fra pistoleri fuori da un saloon e il brano che gira a palla nelle vostre orecchie, la steel guitar di John "J.R." Richard, già presente nella seconda "Blacktop", n'è elemento fondamentale, tale strumento noto anche come Slide Guitar viene usato frequentemente nel blues e nel country.
La sua versione elettrificata ha visto artisti come Ry Cooder e David Gilmour (se non conoscete questi artisti fate un mea culpa grande quanto l'universo) farne uso principale o come contaminazione delle loro composizioni.
Prossima tappa: "Walkin", un mid tempo rock che si snoda fra l'essere una ballad e momenti animati minacciosi, seguita da "Flathead", una di quelle canzoni che fanno saltare la testa, indiavolata ricorda lo stile di Charlie Daniels, un hard rock da cui lasciarsi trasportare, è la cosa più semplice da fare. Ancora partecipazioni, la grande famiglia vede unirsi alla festa Rob Toner e Steve "SteaK"Larson", il secondo oltre alla voce ci mette anche l'uso di una Dobro (chitarra resofonica).
La parola fine è affidata a "Hornswogglin", unica traccia registrata nello studio del batterista live, suono imperfetto ma "reale".
Nello scrivere di "Ironwood" ho citato i vari guest che supportano la prestazione degli Hogjaw ma è sacrosanto rendere merito alla formazione che vede dietro al microfono Jonboat Jones (anche chitarrista), voce non priva di pecche ma che vanta un'espressività forte, caratteristica fondamentale per il genere proposto e Kreg Self (chitarra solista), che dire di uno che riesce a farti godere appena mette nota nel pezzo? Ascoltate e capirete.
La sezione ritmica affidata a Elvis DD (basso) e Kwall (batteria e cori) è compatta, incessante e sforna basi che stendono il tappeto rosso alle chitarre, cosa si vuole di più?
Il southern rock è linfa vitale per chi sogna l'America sconfinata, se siete fra questi e la Rebel Flag vi ha da sempre infiammato, "Ironwood" non può assolutamente mancare nella vostra collezione: buy or die!

Continua a leggere...

PATHOGEN - Miscreants Of Bloodlusting Aberrations


Informazioni
Gruppo: Pathogen
Anno: 2010
Etichetta: Satanized Production
Contatti: www.myspace.com/pathogenonline
Autore: Mourning

Tracklist
1. Atrocity Exhibit
2. Monolith
3. Heretical Wisdom
4. Abyss Of Perpetual Upheaval
5. Leviathan
6. Idological Strife
7. Afterlife (Sacrifice cover)
8. Uranium Messiah

DURATA: 37:09

I filippini Pathogen dopo il buon massacro sonoro creato tre anni fa con il debut "Blasphemous Communion" tornano ora fuori con "Miscreants Of Bloodlusting Aberrations".
Rispetto al primo album, per quanto il sound sia rimasto ancorato fermamente al death primordiale che rimanda a Morbid Angel, Massacre, Benediction, Autopsy e ai primissimi Cannibal Corpse. il lavoro svolto dal quartetto è adesso meno caotico, le otto tracce sono dei puri assalti all'arma bianca in vecchio stile, tanta violenza, zero fronzoli con riff che giocano sia sulla velocità e l'impatto, sia sul rallentamento macerante, l'esempio lampante è "Heretical Wisdom", la traccia sfrutta tali caratteristiche mostrando il lato più marcio e blasfemo del genere.
L'opener "Atrocity Exhibit" potrebbe risiedere in uno dei tre dischi che hanno marchiato a fuoco l'epoca d'oro dei Cannibal con Chris Barnes dietro il microfono, ciò è dovuto all'attitudine malevola che sprigiona merito soprattutto del growl di Willie Desamero particolarmente efficace nello sfoderare linee vocali semplici ma di una cattiveria non da poco.
Il disco si conferma come una mazzata senza scrupoli e, per quanto i rimandi ai maestri al genere siano quasi dovuti, godersi canzoni come "Abyss Of Perpetual Upheaval", "Ideological Strife" o "Uranium Messiah", ricche di riconoscenza sonora a chi ha dato vita al corso death metal, per chi è fruitore abituale dello stile sarà alquanto naturale, un piacere.
Nello spirito dei Pathogen è il passato che detta legge, è quindi normale che la cover scelta non possa che esser ripescata da uno dei platter storici degli anni Ottanta: "Forward To Termination" dei Sacrifice, il brano estratto è "Afterlife" proposta con il giusto piglio, nulla di trascendentale alla fine, ma va bene anche così.
"Miscreants Of Bloodlusting Aberrations" è un album dedicato agli amanti del death metal, una di quelle prove che non ha la minima intenzione di portare una ventata innovativa, al contrario lotta per far riemergere quei fasti che ne hanno caratterizzato i primi irrequieti e istintivi anni del movimento.
I Pathogen si possono ritenere soddisfatti, per gli sfegatati c'è un altro lavoro da tenere in considerazione come acquisto per la loro collezione.

Continua a leggere...
Aristocrazia Webzine © 2008. Design by :Yanku Templates Sponsored by: Tutorial87 Commentcute