Informazioni
Gruppo: Salome
Titolo: Terminal
Anno: 2010
Provenienza: Virginia, U.S.A.
Etichetta: Profound Lore
Contatti: non disponibili
Autore: Istrice
Tracklist
1. The Message
2. Terminal
3. Master Failure
4. Epidemic
5. An Accident Of History
6. The Witness
7. The Unbelievers
DURATA: 66:06
 Ho sempre avuto un debole per le band che annoverano al loro interno gentil pulzelle. Di più, hanno sempre avuto un ascendente irresistibile sul sottoscritto le frontgirl più estreme, quelle in grado con la loro dolce ugola di trapanarti i timpani. Potete immaginare il gaudio e la curiosità quando, ormai un lustro fa, venni a conoscenza dell'ingresso nella line-up degli Agoraphobic Nosebleed di tale Kat Katz, minuscola cantante semisconosciuta proveniente dalla Virginia, già militante in un altrettanto ignoto progetto di nome Salome. Sciolti i segugi ed effettuate le doverose ricerche scopro che: A) i Salome sono una band sludge con all'attivo un full ("Salome") di pregevole fattura; B) la biondina è istruttrice yoga, è vegana, è piccina piccina ed in generale è lontana anni luce dagli stereotipi estetici legati a certi ambienti musicali; C) ciò nonostante ha uno scream che ti pettina, viscerale, acuto, per certi versi femmineo, ma al tempo stesso disumanamente violento.
Una meraviglia insomma. Roba da patrimonio dell'umanità. Roba da campagna del WWF "Proteggiamo gli ultimi esemplari di Kat Katz dal rischio di estinzione". Campagna riuscita a metà a dire il vero, perché se la collaborazione con gli ANb prosegue ancora oggi, i Salome hanno avuto vita troppo breve, essendosi sciolti poco tempo dopo l'uscita del disco oggetto di questo articolo, secondo full della loro carriera, l'unico prodotto da una etichetta discografica di livello, la Profound Lore nella fattispecie.
L'originale band nata in Virginia, un terzetto composto da voce, chitarra e batteria, suona uno sludge/doom pesantissimo, dai ritmi dilatati e contaminato dalla noise più fastidiosa. Due minuti e mezzo di rumori di fondo accolgono l'ascoltatore, "The Message" contiene tutto ciò che troveremo proseguendo, riff enormi, urla strazianti della Katz, inserti noise, cambi di tempo, ed in generale un songwriting vario ed ispirato che non fa mai pesare la lunghezza dei brani. Ad essere sinceri i diciassette minuti di riverberi distorti di "An Accident Of History" avrebbero potuto anche essere dieci, o magari ancora meglio cinque, però si può sorvolare.
Tutto l'album trasuda disagio e dolore emotivo, trasferiti all'ascoltatore mediante un muro sonoro gigantesco senza soluzione di continuità, ma tra le canzoni più ispirate non si possono non citare "Master Failure", traccia in cui Kat esprime tutto il suo male di vivere, mostrando la lapalissiana verità secondo cui ad ogni tentativo può seguire solo un fallimento, essendo la vita sofferenza, e la titletrack "Terminal", brano dall'intensità senza eguali in cui ad un meraviglioso riffing in downtempo viene alternato un inserto centrale più sciolto e potente, reso ancor più disturbante dal canto malato e volutamente fuori ritmo della Katz.
Il disco si snoda per oltre un'ora, granitico, monumentale, e si chiude con "The Unbelievers", pezzo in cui il tempo stesso sembra fermarsi e ripartire con la musica, tra costanti rallentamenti e accelerazioni, rumori e frequenze si compenetrano con il ruggito della chitarra, mentre la Katz prosegue il suo sermone di morte e depressione fra urla strazianti e growl dall'oltretomba, finché il riff portante ed ossessionato non viene travolto da un'ultima ondata di noise. Il cerchio si chiude, l'orecchio maciullato viene ricondotto al punto di partenza. Ed è un vero dispiacere che la band abbia conosciuto una morte prematura, ma forse, visto il contenuto ed il senso di "Terminal", in qualche misura è giusto così.
P.S. Nel 2013 uscirà il nuovo disco dei sopra citati Agoraphobic Nosebleed, in cui Kat Katz milita tuttora. In una recente intervista hanno dichiarato che il lavoro sarà diverso dal solito e consisterà in quattro dischi, uno per ogni membro della band, in cui ciascuno svolgerà di volta in volta un ruolo da protagonista. Chissà che nel disco dedicato a Kat Katz non si possa ritrovare qualcosa di affine a quanto proposto dai Salome. Sarebbe una gradita sorpresa.
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Gruppo: Crowned In Thorns
Titolo: Carved From The Ashes
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/CROWNED-IN-THORNS/193209594089422
Autore: Akh.
Tracklist
1. Catacomb Womb Strumentale
2. VI
3. Pandemorgue
4. I Deny MMXII
5. Abortion
6. Carved From The Ashes
DURATA: 24:56
 Giungono a noi dalla Sardegna, precisamente da Cagliari, i Crowned In Thorns dove ritroviamo Herr CDXIII (già con Solitvdo e Division VIII), accompagnato da WLKN alla voce e Mark alla batteria.
La proposta del gruppo ha la sua base principale nel Black Metal, per poi andare a spingersi in lidi limitrofi, a volte Post o molto spesso Raw, fino a sfuriate e stacchi tipicamente Death, con forti inserimenti di doppia cassa sul ferale riffing che non disdegna puntatine e arrangiamenti tipicamente '80 come si può già notare nella parte centrale di "VI", giusto per fare un esempio.
In avvio troviamo l'introduttiva strumentale "Catacomb Womb" che ha il compito di ammantare di atmosfera questa produzione con un inserimento lievemente psichedelico dovuto alla seconda chitarra, non sorprendetevi però poiché "Carved From The Ashes" è dotato di molte frecce e spesso molto acuminate. In "Pandemorgue" pare strano a dirsi ma Post BM e primissimi Entombed sembrano andare perfettamente a braccetto, infatti il Death Metal inserito in questo contesto è per la maggior parte di scuola tipicamente Stoccolma, quindi riffoni scurissimi e pesanti abbinati e scudisciate tipiche dei due generi. WLKN utilizza in maniera varia le proprie tonalità ricordandomi L.G. Petrov, molto spesso complici anche gli effetti scelti in fase di produzione, dove la faccia maligna della Morte fa capolino nelle aspre metriche e abbinati a scream feroci ed incisivi. I riferimenti più neri invece fanno capo a certi Mayhem, sia nella loro semplicità che nella perversione e nella carica belluina dove non ci sono pietà alcuna né concessioni di sorta, come ci dimostra la titletrack, cosa assolutamente non semplice viste le influenze messe assieme così abilmente.
La batteria è un'arma che il gruppo sa gestire, gli amanti di Endstille et similia troveranno di che godere, anche se rispetto ai tedeschi Mark ha qualche colpo migliore in fase di arrangiamento a mio modesto avviso. In "I Deny MMXII" l'assalto è senza tregua, mentre ben si amalgama alla morbosa, graffiante e ruvida "Abortion" dove sono il basso e una base di synth a farla da padrone imputridendo l'aria e dando il via alla conclusiva "Carved From The Ashes", altro combattimento denso di carica e pathos in cui fra rallentamenti e sfuriate trova spazio una tesa chiusura di chitarra acustica.
Sicuramente quella intrapresa è una strada particolare, dove personalità non convenzionale e rispetto del passato spesso si trovano insieme (anche se forse il secondo risulta più immediato) in un circolo in cui la melodia è nulla e l'aria pestilenziale. I Crowned In Thorns potrebbero quindi piacere anche a certi puristi viste le soluzioni adottate allettanti e attinenti ai loro sulfurei palati.
"Carved From The Ashes" è un ep che ci permette di affermare come il movimento underground si muova e non stia ad aspettare, creature spinose osservano e strisciano in liquami densi e venefici, nelle falde degli abissi riecheggiano canti duri come l'onice scolpita nella cenere.
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Gruppo: Black Science
Titolo: An Echo Through The Eyes Of Forever
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: blacksciencemusic.bandcamp.com - facebook.com/blacksciencemusic
Autore: Dope Fiend
Tracklist
1. First Contact Manual
2. Easy Prey
3. Anywhere
4. The State Of The Art
5. Hardcore UFO's
6. Exegesis
7. Our Sentence Is Up
DURATA: 51:58
 Trovo personalmente sempre molto stimolante ritrovarsi faccia a faccia con un prodotto musicale che, fin da subito, si sa essere impregnato di significati profondi e frutto di ricerche capillari: è il turno questa volta dei Black Science, quartetto originario dell'uggiosa e grigia Seattle, che ci presenta un album intitolato "An Echo Through The Eyes Of Forever".
Per motivi di brevità, non vi descriverò per filo e per segno ciò che il lungo foglio di presentazione del disco riporta, ma mi limiterò a citare un passaggio che potrebbe chiarirvi abbastanza cosa potrete trovarvi di fronte durante l'ascolto di questo album:
...It's best to prepare yourself for those inevitabilities before they transpire, so relax, listen and pay tribute to the unconscious order guiding you through your subjective time stream narrative...
Musicalmente parlando, il territorio in cui si muovono i Black Science è tremendamente sfaccettato, in quanto in pezzi come "First Contact Manual" e "The State Of The Art" (ma in generale all'interno di tutto il prodotto) si può trovare la psichedelia astrale di gruppi del calibro di Hawkwind e Ozric Tentacles che si coniuga a sprazzi di un alone occulto tipico di un certo modo di intendere il Rock a cui facevano da capostipiti Coven e Black Widow e, in tempi più recenti, i The Devil's Blood. Tale succulento calderone artistico viene inoltre diluito da un approccio vocale dai contorni quasi Pop (che non è da intendere nel senso spregiativo del termine) che con la propria suadenza diventa complemento ideale delle pesanti e inebrianti bordate di influssi cosmici che ci vengono sbattute contro.
In "Easy Prey" e "Hardcore UFO's" troveremo, infatti, passaggi densissimi e gonfi di materia spirituale che si alternano a melodie lisergiche e ammalianti che materializzano i colori e i suoni, ci conducono ad ammirare e vivere paesaggi carichi di colorazioni stroboscopiche, di demoni e creature senza forma, di voci senza tono e di saggi spiriti immortali.
"Anywhere" e "Exegesis" sono invece episodi dall'attitudine più aggressiva e Stoner, pur rimanendo sempre nel campo dei "viaggi mentali": gente come Nebula e The Fërtility Cült potrebbe essere un buon termine di paragone laddove il dilatarsi di mastodontiche onde sonore provoca un effetto domino inarrestabile che colpisce i nostri sensi, i nostri collegamenti neuronali e qualsiasi altra forma di sensazione fisica, permettendoci il distacco da questo fragile e mortale involucro di pelle e ossa per poi naufragare negli oceani del cosmo, della Morte, del Caos e dell'Eternità.
La chiusura del disco è stata affidata a "Our Sentence Is Up", un'enorme jam session di un quarto d'ora di durata partorita, stando alle informazioni, sotto gli effetti di un preparato a base di funghi allucinogeni: un corposo riffing di ispirazione Kyuss viene edulcorato da arpeggi e atmosfere insidiose, il cui connubio dona vita ad una botta di psichedelia acida e tentacolare che sarà il colpo di grazia definitivo per le nostre coscienze ormai ridotte in brandelli.
A quanto pare purtroppo, pochissimo tempo dopo l'uscita di "An Echo Through The Eyes Of Forever", i Black Science hanno optato per lo scioglimento della band, ufficialmente a causa di "positive personal transformations", cosa che ci ha privato del piacere di udire il seguito di questo album che avrebbe dovuto essere rilasciato quest'inverno.
Non preoccupiamoci troppo, però: pare che il principale compositore della band, John G, sia già al lavoro su nuovi esperimenti sonori che potrebbero verosimilmente prendere forma dietro ad un monicker differente.
Tutto ciò fa comunque parte di un futuro di cui nulla possiamo sapere, mentre il presente, invece, ci permette di immergerci in un futuro che possiamo esplorare: "An Echo Through The Eyes Of Forever" è un album di cui consiglio caldamente l'acquisto agli amanti della psichedelia, agli amanti degli acidi e delle droghe ma, soprattutto, agli amanti della buona musica, dell'Arte!
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Gruppo: Horses Die Standing
Titolo: Synesthesya
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: horsesdiestanding.it
Autore: Insanity
Tracklist
1. Anesthetic Against Unavoidable Illuminated Possibilities For Being Alive
2. We Don'T Actually Fear Death, We Fear That No One Will Notice Our Absence
3. How Are We To Believe The Believers When We Don'T Believe Ourselves
4. After Such Knowledge, Which Forgiveness?
DURATA: 40:39
Horses Die Standing è il risultato dell'incontro tra Marco Monti e Robert O’Donnell, ma non si tratta di un duo come tanti altri: si definiscono infatti un progetto audiovisuale, in quanto il primo si occupa del lato musicale, mentre il secondo di quello visivo.
"Synesthesya", questo il nome dell'ep di debutto, è suddiviso in quattro brani che accompagnano altrettanti video e, citando il sito ufficiale, mira a raccontare "i ricordi frammentati, le storie dimenticate, i dettagli insignificanti".
Il concept alla base è tanto ambizioso quanto interessante, non resta quindi che partire per questo viaggio.
Il primo passo è "Anesthetic Against Unavoidable Illuminated Possibilities For Being Alive": le immagini sfocate e le malinconiche note di piano iniziali mi hanno portato alla mente un risveglio, non in senso letterale ma metaforico, una sorta di nuovo inizio. Successivamente entrano in scena piccoli invertebrati che alternano e intrecciano i propri colori filtrati, spenti e al contempo luminosi; il sottofondo musicale si fa più solido toccando sonorità IDM e sensazioni tipiche del Post-Rock, i soggetti sembrano lottare per la vita: troviamo una farfalla che muove le ali apparentemente senza forze, un ragno agonizzante e piccoli insetti che in gruppo credo si stiano cibando di una loro preda.
Insieme a questa scena viene mostrata una bocca umana aperta, forse l'inevitabile possibilità di sopravvivere citata nel titolo è cibarsi degli altri? Se per questi piccoli insetti possiamo intenderla unicamente in senso letterale, per noi umani, esseri viventi più evoluti (a quanto dicono, almeno), possiamo interpretarla come un'allegoria relativa al bisogno degli altri, sia con un significato positivo (la collaborazione con i propri simili) che con uno forse più sadico ma comunque per nulla surreale (la distruzione della preda a proprio vantaggio).
A seguire abbiamo "We Don't Actually Fear Death, We Fear That No One Will Notice Our Absence", le immagini appaiono come una sequenza di ricordi che si susseguono, si confondono, si mischiano; luoghi, persone, sculture con un sottofondo che unisce Drone e atmosfere Post vagamente oscure (mi torna in mente quando lessi "emotional drone" nella loro presentazione, ora riesco a comprendere cosa intendessero).
La paura della morte, di perdere le proprie memorie, di non essere più in quelle altrui, forse in questo caso il titolo esplica fin troppo bene il significato; in un certo senso questo brano rafforza il messaggio del primo episodio, anche quando la vita finisce abbiamo la necessità di rimanere presenti negli altri, anche se solo sotto forma di ricordo.
Siamo alla terza tappa del nostro percorso, c'è più luce nella musica di "How Are We To Believe The Believers When We Don't Believe Ourselves", anche se le chitarre tendono ad affievolire le sensazioni positive; la scelta di desaturare i colori di una strada già poco illuminata scurisce ulteriormente il tutto e su di essa si sovrappongono inoltre immagini che mi hanno fatto pensare alla "melancolia urbana" di Netra o all'immaginario di Burial.
Il finale sorprende, la strada diventa più buia e la musica più dinamica con un basso distorto all'inverosimile che disintegra la mente, si fa tutto sempre più oscuro, ma alla fine torniamo a vedere ciò che abbiamo di fronte: uno stop, che potrebbe rappresentare la fine di un percorso che nonostante le difficoltà ci ha portati finalmente ad un punto fermo.
Nel brano è presente il dialogo tra Antonius Block e la Morte tratto dal film "Il Settimo Sigillo", che collega questa traccia alla precedente tramite la figura del Tristo Mietitore. Siamo giunti al capolinea, purtroppo di "After Such Knowledge, Which Forgiveness?" abbiamo a disposizione solo il lato sonoro fatto di tastiere soffuse, chitarre sognanti e voci che riecheggiano nella mente.
Sarebbe interessante poter vedere anche il lato visivo associato al brano, le due facce di questo lavoro sono talmente legate che viene difficile riuscire a immaginarle l'una senza l'altra, per quanto comunque siano entrambe di qualità non indifferente. In ogni caso, cercando di interpretare il significato di quest'ultima sezione, potremmo identificarla come una sorta di pensiero finale relativo a questo percorso: nel titolo si parla di una conoscenza acquisita e di un perdono che probabilmente verrà negato.
Riassumendo, "Synesthesya" è un lavoro da ascoltare/vedere più e più volte, i messaggi spesso sono nascosti e l'interpretazione potrebbe variare da persona a persona; il titolo in effetti invita quasi a lasciare che udito e vista si influenzino a vicenda in modo da crearsi un'idea personale.
L'esperienza che si prova ascoltando questo disco è profonda e impegnativa, non è assolutamente qualcosa da fare a tempo perso: se quindi foste interessati sperimentare questo viaggio, sappiate che non sarà semplice ma riuscirà a lasciare sicuramente un segno indelebile dentro di voi.
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Gruppo: Bonded By Blood
Titolo: The Aftermath
Anno: 2012
Provenienza: USA
Etichetta: Earache Records
Contatti: myspace.com/bondedbyblood
Autore: ticino1
Tracklist
1. I Can't Hear You
2. Shepherds Of Rot
3. The Aftermath
4. Crawling In The Shadows
5. In A Wake
6. Repulsive
7. Among The Vultures
8. Show No Fear
9. Restless Mind
10. Left Behind
11. Killing In The Name [cover Rage Against The Machine]
DURATA: 45:44
 Il revival del thrash metal non sembra raggiungere un punto d'arrivo e dunque una fine. Molti gruppi tecnicamente bravi, e meno, bisogna dirlo, popolano una vera nazione del genere e confondono così molti utenti. I più esperti, come il sottoscritto, sbadigliano all'ascolto di alcuni dischi, mentre molti giovani ritengono di aver scoperto l'acqua calda, udendo certi gruppi.
I giovanotti provenienti dalla Florida non brillano per l'originalità nella ricerca o per la scelta del nome per il gruppo. L'aroma di Bay Area è programmato; ciò non toglie che come critico musicale che si rispetti io debba evitare di lasciarmi influenzare (è sempre facile da dire) da tali pregiudizi.
Le canzoni dei Bonded By Blood non sono dei monumenti all'unicità o degli inni alla fantasia compositiva, sanno però convincere dal lato esecutivo e tecnico; la chitarra emana note di qualità suonate in maniera impeccabile. Riconosco influenze da ogni angolo del thrash di calibro targato fine Anni Ottanta, inizio Anni Novanta; in particolare "The Aftermath" è un bel bastardo dei Coroner dal lavoro "Mental Vortex". La voce, decisa, pone le sfumature al posto giusto, la batteria segue diligentemente e forma con un basso mogio mogio una squadra di ritmica competente. Tornando alla chitarra: anche le parti soliste si distinguono grazie a un'esecuzione molto piacevole. Con un piccolo bonus, una cover dei Rage Against The Machine, chiudono le danze.
Incontriamo in ogni solco di questo disco dei vecchi conoscenti, Exodus e Testament vi salutano calorosamente, alcune cartoline arrivano dall'Europa, e il tutto sa un poco di scongelato nel microonde. Chi di voi non fosse particolarmente viziato e desiderasse solo thrash metal tosto e di buona fattura, non dovrà fare altro che beccarsi "The Aftermath".
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Gruppo: Urticant
Titolo: Apocalyptical Invocations
Anno: 2012
Provenienza: Massa, Toscana, Italia
Etichetta: Obscurus Records
Contatti: myspace.com/urticant
Autore: Bosj
Tracklist
1. Burial Of Affections
2. Intolerant Deathfuck
3. I Am Armageddon
4. Demon Fever
5. Holy Regurgitation
6. Rabid Death
DURATA: 19:27
Approfitto della recensione per scusarmi con la band per le mie tempistiche bibliche nel prepararla. Questo specificato, lasciate che vi presenti gli Urticant, o meglio, che ve li ri-presenti, dato che d'altri non si tratta che dei Nebrus, di cui avevamo parlato la scorsa primavera: Mortifero (strumenti) e Noctuaria (voce) sono tornati e sono più agguerriti e battaglieri che mai.
Il progetto Urticant nasce infatti come costola della band madre (i Nebrus, chiaramente), con, citando testualmente Noctuaria, "l'intenzione di rendere omaggio alle band di metal estremo della fine degli anni '80, come Hellhammer, Possessed, primi Bathory e Mayhem". Intento pienamente raggiunto, aggiungo io.
Le sei tracce di "Apocalyptical Invocations" raccolgono tutto il materiale creato dalla nascita del progetto (2009) ad oggi, se non lo sapessimo (e non riconoscessimo il cantato di Noctuaria) potremmo benissimo pensare però di trovarci davanti alla rimasterizzazione di una cassetta datata 1989.
La matrice black è ovviamente dichiarata e palese, ma è come se in questi brani i due musicisti toscani avessero deciso di prendere la musica dei Nebrus, decostruirla e letteralmente "invecchiarla" fino al periodo desiderato per vedere cosa sarebbe saltato fuori.
Da cui il black marcio, veloce, lo-fi e fottutamente thrashy di questa manciata di invocazioni apocalittiche, registrate nella "Camera Ardente" di Mortifero che, come nel caso di "From The Black Ashes" per i Nebrus, si è anche occupato di produzione, mastering e mixaggi.
Siccome non era abbastanza, il polistrumentista ha realizzato anche il (bell')artwork, rendendo questo ep una uscita gestita al 101% secondo il gusto dei propri creatori. Noctuaria come sempre ha l'invidiabile capacità di infondere personalità con il proprio cantato particolare, roco e inferocito, mentre Mortifero riesce a mescolare perfettamente una chitarra che sembra uscita da "Into The Pandemonium" o "Welcome To Hell" ad accelerazioni di batteria furiose e scalpitanti.
Le tematiche naturalmente sono in linea con quanto la cosiddetta "first wave" del black metal propose al mondo ormai venticinque anni or sono: non c'è da stupirsi leggendo del rifiuto (anzi, della ripugnanza) nei confronti della religione secolarizzata ("Holy Regurgitation"), o del disprezzo del perbenismo ("Intolerant Deathfuck").
Per concludere, informazioni "tecniche": l'ep è stato prodotto lo scorso autunno in sole sessantasei copie su cd, ma proprio di questi giorni è la notizia della sua ristampa in tape ad opera della Shattenkult Prod, che già si premurò l'anno passato di stampare proprio "From The Black Ashes".
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Autore: Insanity
Formazione
R. Polon - Voce
H. Cools - Chitarra
G. Van Droogenbroeck - Chitarra
J. Frederix - Basso
D. Degrieck - Batteria
Oggi siamo lieti di ospitare i doomster belgi Monads, troverete la recensione del loro unico lavoro recentemente ristampato dalla Ordo MCM su queste pagine.
Benvenuti su Aristocrazia Webzine, come ve la passate?
H.: Bene, grazie.
Direi di iniziare col presentare la band e i componenti al suo interno, a voi la parola.
H.: I Monads sono costituiti da cinque membri, tutti provenienti da diverse regioni del Belgio. Un membro al momento vive in Svezia, anche se è belga. Suoniamo uno stile di musica che può essere descritto come "crushing doom metal", e più precisamente un mix tra funeral doom e death/doom, con influenze che spaziano dal black e death metal al post-rock. La formazione è la seguente: R. Polon (voce), H. Cools (chitarre), G. Van Droogenbroeck (chitarre), J.Frederix (basso), D.Degrieck (batteria).
Siete tutti componenti di altre band già affermate seppur giovani, penso ai Trancelike Void o ai Sanctus Nex. Cosa vi ha spinto a unire le forze in questo nuovo progetto e quanto la presenza in queste band ha influenzato la creazione del sound dei Monads?
H.: Il fatto che tutti noi abbiamo diverse esperienze è un fattore importante nella band. Il modo in cui lavoriamo e suoniamo insieme è stato definito dal passato di ognuno di noi. Tutti abbiamo suonato in almeno una band o progetto, e molti di noi hanno lavorato insieme in altri progetti. In questo modo, i Monads spesso non suonano come una novità, ma come un nuovo modo per esprimersi tramite l'unione di gente che conosce già la scena. La maggior parte di noi ha già esperienza per quanto riguara i contratti, le registrazioni, lo studio, il suonare e organizzare concerti, ecc. Il nostro passato comune e il nostro interesse è prevalentemente nel black metal, ma la maggior parte di noi ama il doom metal a livello personale da molto tempo prima. Per molti anni ho pensato di formare una band doom con una line-up completa (nel senso che la band avrebbe potuto esibirsi live senza session, senza esere solo uno studio project). Avevo già in mente come sarebbe dovuta suonare la musica, e con quale atmosfera. Ufficialmente, abbiamo iniziato a gennaio 2011 ed in estate avevamo già pronta un'ora di musica. Nell'agosto 2011 abbiamo registrato il demo nello studio privato di G. Van Droogenbroeck, che abbiamo pubblicato in cinquanta cassette al nostro primo concerto. Ed è così che è iniziato tutto...
Parlando di influenze, nella recensione ho citato i Mournful Congregation, poichè ho subito accomunato la vostra musica alla loro. Quali sono le band da cui traete ispirazione? Lavorate tutti insieme ai brani o c'è un compositore principale a cui gli altri aggiungono le proprie idee?
H.: Sì, i Mournful Congregation sono sicuramente un'importante influenza per me, in particolare l'album "The Monad Of Creation". Comunque non vale lo stesso per tutti gli altri componenti. Una cosa speciale nei Monads è che la maggior parte dei membri ha gusti diversi, specialmente nel doom. Per me personalmente, direi che (oltre ai Mournful Congregation) le più importanti influenze sono Evoken, Esoteric, Loss, diSEMBOWELMENT, (vecchi) Anathema, (vecchi) Katatonia, Worship, Abyssmal Sorrow, ecc. Oltre a questi, ci sono alcune influenze black metal più o meno ovvie: Silencer, Shining, Forgotten Tomb, Abyssic Hate, ecc. Inoltre è importante citare il post-rock come influenza per i Monads, come è chiaro nella canzone "Broken Gates To Nowhere". Qui penso a band come Daturah, God Is An Astronaut, Mono, Red Sparowes, ecc., ma, ancora una volta, è la varietà di gusti nella band che da ai Monads il loro sound specifico. Per esempio: alcuni membri sono fan dei Deftones. Tutta la musica del demo è stata scritta dai due chitarristi (H. Cools e G. Van Droogenbroeck). Tre dei brani sono stati scritti più o meno insieme ed hanno parzialmente preso forma durante le jam session con l'intera band presente. In questo modo tutti gli altri membri hanno preso parte agli arrangiamenti delle canzoni. Le altre due tracce sono state composte solo da H. e G. (rispettivamente). Per cui per concludere la risposta: ci sono due compositori principali, ma l'intera band partecipa.
Con un nome simile è quasi ovvio che i vostri testi abbiano tematiche profonde: chi si occupa di scrivere le parole e quali sono gli argomenti che trattate?
H.: Al momento tutte le idee e i testi sono stati scritti da me. Hanno in effetti un significato sincero e profondo e sono basate sull'emozione e la filosofia. "Intellectus Iudicat Veritatem" è una citazione latina con un background filosofico profondo. Traducendolo sarebbe "L'intelletto giudica la verità", con questo gran parte del concept della band è spiegato, è per forza connesso al nome della band "Monads". Deriva dalla parola "monad" relativa alla filosofia e questo termine descrive l'idea di una persona come un punto fermo della conoscenza in un mare di conoscenza più grande, e si crede che tutte le cose che possono essere considerate un'unità a sè costituiscano un "monad". In questo modo, "monads" (plurale) è una contradictio in terminis; non può essere plurale poichè è qualcosa di unico e definitivo. Così la band è percepita come un quintetto di "monad". Cinque che ne fanno uno, definitivo. Il concept è spiegato meglio in alcuni testi, specialmente "Within The Circle Of Seraphs", dove la "verità filosofica finale" è considerata il "monad", e dove noi, i cinque, siamo i Serafini, angeli benedetti dell'ordine più alto di tutti gli esseri, ma maledetti a soffrire sotto il più grande valore: la verità. Questa verità può essere chiamata filosofica, esoterica, occulta/religiosa, in qualunque modo si possa percepirla. Non importa, è l'unica cosa per cui bisogna battersi.
In origine "Intellectus Iudicat Veritatem" è stato autoprodotto, ora è stato ristampato dalla Ordo MCM. Come siete entrati in contatto con questa etichetta?
H.: Devo ammettere che non conoscevo l'etichetta prima. Comprai un doppio vinile dei Mournful Congregation pubblicato tramite loro, e decisi di mandare un'e-mail. Parlammo, presentai i Monads e decisero di lavorare con noi. Così accettarono di promuovere e distribuire la versione CD del demo. È importante ricordare che anche la Despondecy Records (una sotto-label doom della Heidens Hart) dall'Olanda ha preso parte alla pubblicaizone. Sono gli unici distributori per quanto riguarda il Benelux.
Parliamo un po' della scena del Belgio, la nazione è piccola, ma di band conosciute anche a livello internazionale ce ne sono: penso ai Pantheist (anche se ora mi pare si siano spostati in Inghilterra) per rimanere in ambito Doom o a nomi quali Aborted e Leng Tch'e per passare ad altri stili. Com'è la situazione dalle vostre parti? Esiste una vera e propria scena in cui le band si supportano a vicenda o ognuno pensa solo a se stesso?
H.: Penso che il Belgio abbia alcune band ottime (famose o meno), per dirne alcune: Alkerdeel, Amenra, Cult Of Erinyes, Imber Luminis, Vex, Yhdarl... E probabilmente ne ho dimenticate alcune. Ed ovviamente ci sono anche i nostri side project! Per quanto riguarda la scena belga, ho paura che sia come in altri stati. Ci sono persone che la supportano davvero e mostrano molta dedizione. Penso in particolare a L. / A Thousand Lost Civilizations, le persona responsabile del "Nidrosian Black Mass IV" che avrà luogo a Bruxelles a febbraio 2013. Ha supportato i Monads in molte occasioni. Ovviamente però c'è anche la gente di merda, le band di merda e i promoter di merda. Una prova di ciò la abbiamo avuta quando avremmo dovuto supportare gli Ondskapt nella loro data in Belgio del tour a gennaio 2012. L'organizzazione si dimostrò pessima (o quasi inesistente), decidemmo così di organizzare noi il concerto, con gli Ondskapt e le altre band, noi (Monads) e deathmetal.be. Non è sempre facile, e sì, perderai soldi a volte, ma alla fine ne vale la pena.
Situazione live: so che avete già fatto qualche concerto, come siete stati accolti dal pubblico? Girerete anche fuori dal Belgio (chissà, magari in Italia) o per ora rimanete nei vostri confini?
H.: Abbiamo avuto ottimi pareri per i nostri concerti e sembra che la gente ci cerchi sempre di più per questo motivo. Al momento abbiamo fatto cinque concerti (in un anno), tutti in Belgio. Vorremmo sicuramente suonare fuori dal Belgio e sembra che potrebbe succedere presto o tardi. Ne stiamo appunto parlando ed esplorando le varie opzioni come concerti singoli, mini/weekend tour e tour più ampi. Non è stato ancora confermato niente, ma speriamo di suonare live al più presto, poichè (sia per noi che per il pubblico) i Monads live sono un'esperienza molto intensa. Per quanto riguarda l'Italia, siamo sicuramente disponibili. A tutti i lettori in Italia: offriteci qualcosa o contattate un organizzatore per portarci da voi. Non sono le band a creare i concerti, ma gli organizzatori.
Chiacchierando mi avete nominato le vostre "milestones": potete spiegarci questa vostra idea? Qual è lo scopo e come vi è venuta in mente?
H.: Con le "Milestones" l'obiettivo è di portare i nostri adesivi in tutto il mondo. In sostanza, hai un adesivo, lo attacchi in qualunque posto pubblico (o almeno in un posto in cui la gente possa vederlo) e gli fai una foto. L'idea originale è nata dal nostro cantante R., e non pensavamo avesse così tanto seguito. Invece di darci più promozione, è diventato qualcosa a cui la gente vuole davvero prendere parte. Prima che lo sapessimo, avevamo adesivi in tutti i continenti. Al momento ne abbiamo stampati tre lotti e sembra che non finisca qui... Potete sempre mandarci un'idea per riceverne alcuni gratuitamente (pagheremo anche le spese di spedizione): monadsofdoom@gmail.com.
Domanda piccante: ho sentito di voci che parlavano di vostre auto-recensioni pubblicate su Metal Archives, cosa rispondereste a queste accuse? Che i voti al vostro disco siano molto alti (parere personale: troppo alti, senza comunque voler sminuire la vostra musica) in effetti è vero, d'altronde su quel sito non è raro trovare recensioni scritte da ragazzini che si improvvisano metallari esperti, mentre sappiamo bene che altre vengono rifiutate per motivi spesso assurdi: quanto pensate sia affidabile un luogo in cui chiunque è libero di scrivere anche senza averne le capacità, luogo che può essere proprio Metal Archives come anche, parlando più in generale, l'intero mondo web?
H.: Quelle voci durarono poco, poichè si dimostrarono false. Sì, le recensioni che ci sono state scritte hanno voti molto alti. Troppo? Lo lascerò decidere a voi, poichè confermo che non recensiamo la nostra musica. E sì, sicuramente. Le buone recensioni sono sempre più rare. È dannatamente troppo facile scrivere qualcosa e pubblicarla nel web. Come svantaggio, la maggior parte della gente scriverà solo quando sentirà forti emozioni. Scriveranno recensioni quando penseranno che qualcosa è veramente bello, o veramente brutto. Dopo un po' di tempo ciò risulterà in un voto medio errato per la maggior parte degli album, e lo so bene. Dopotutto è comprensibile, perchè dovresti scrivere di qualcosa di cui non ti importa? Penso sia per questo che le recensioni danno quasi sempre l'idea di "o lo ami o lo odi". Non penso sia ottimo, ma è così che va.
Un disco Doom, uno Metal (qualsiasi sottogenere) e uno non Metal: avendo la possibilità di sceglierne solo uno per ognuna di queste tre categorie che vi portereste nella tomba, su quali album ricadrebbe la vostra scelta?
H.: Domanda impossibile. Ho iniziato a rispondere alla domanda ed ho finito per avere una lista di quindici / venti album senza riuscire a ridurla, per cui spero di non dovermi mai trovare in una situazione simile. Comunque sceglierei l'intera discografia degli Anathema, poichè continuo a tornarci su, non importa come. Se volete la lista completa, scrivete a monadsofdoom@gmail.com!
G.: Doom: Anathema - "Pentecost III"; Metal: Death - "Symbolic"; Non-metal: Pink Floyd - "Wish You Were Here".
J.: Doom: Evoken - "Antithesis Of Light"; Metal: Hypothermia - "Gråtoner"; Non-metal: Tenhi - "Maaäet".
R.: Doom: Esoteric - "The Maniacal Vale"; Metal: Deftones - "White Pony"; Non-metal: Mobb Deep - "The Infamous".
D.: Nessuna scelta per stile, solo questo: l'intera discografia dei Nokturnal Mortum, il debutto dei Deafheaven e i due album dei Daturah.
Cosa vedete nel futuro dei Monads? State già lavorando a qualcosa di nuovo o al momento pensate alle altre band in cui militate?
H.: Oltre a pianificare più concerti, stiamo lavorando al nostro prima full-length. Alcuni chiamano "Intellectus Iudicat Veritatem" il nostro primo album, ma come già detto, è in realtà un demo. È un processo che richiede tempo e non abbiamo alcuna fretta. Speriamo di registrarlo in uno studio più professionale, ma niente è ancora certo. La musica è lenta, così anche il nostro modo di lavorarci sopra lo è. Siamo molto soddisfatti di come abbiamo realizzato il nostro demo (anche se ci sono alcune cose da sistemare), per cui una futura uscita dovrà andare oltre (e lo farà). Un'altra cosa: speriamo un giorno di pubblicare "Intellectus Iudicat Veritatem" su vinile.
L'intervista si chiude qui, vi ringrazio della chiacchierata e lascio a voi l'ultima parola per i nostri lettori.
H.: Grazie dell'intervista. Cercateci su www.facebook.com/monadsofdoom o contattateci via email: monadsofdoom@gmail.com. Abbiamo ancora molta roba in vendita: CD (8€), magliette (15€), felpe (25€), toppe (4€) e spille (1€). Speriamo di vedervi a qualche concerto...
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Information
Author: Insanity
Line-up
R. Polon - Vocals
H. Cools - Guitars
G. Van Droogenbroeck - Guitars
J. Frederix - Bass
D. Degrieck - Drums
Today we are with the Belgian doom metal band Monads, you can read the review to their work (recently re-released by Ordo MCM) on our website.
Welcome on Aristocrazia Webzine, how are you doing?
H.: Fine, thanks.
I would start introducing your band and its members to our readers, over to you.
H.: Monads consist of five members, all coming from several regions in Belgium. One member currently lives in Sweden, though he is Belgian. We play a style of music that can best be described as crushing doom metal, and more precisely a mix between funeral doom and death/doom, with influences ranging from black and death metal to post-rock. The line-up is as follows: R. Polon (vocals), H. Cools (guitars), G. Van Droogenbroeck (guitars), J. Frederix (bass), D. Degrieck (drums).
You are all members of other young but already known bands, I think about Trancelike Void or Sanctus Nex. Which are the reasons that led you to create this new project and did your presence in those bands influence the creation of Monads' sound?
H.: The fact that we all have some background experience, is a very important factor in the band. The way we work and play together has been defined by our pasts. Every one of us has played in at least one band or project before, and several of us have worked together with one or more of the band members in other projects. This way, Monads often does not feel like something 'new', but a new way of expression by a gathering of people that already know the 'scene'. Most of us have experience regarding record deals, recordings, studios, playing and organizing gigs, etc. Our mutual past and interest is mostly in black metal, but most of us were into doom on a personal level since long before. For several years, I'd been walking around with the idea of forming a doom band with a complete line-up (meaning the band would be able to perform live without needing session members, or not only being a studio project). I had a clear view of what the music should sound like, and what atmosphere it would project. Officially, we began in January 2011, and by the summer of that year we had finished about an hour of music. In August 2011, we recorded the demo ourselves in the home-studio of member G.Van Droogenbroeck, which we released on fifty tapes on our first performance. And that's how it all started...
Talking about influences, in the review I mentioned Mournful Congregation since I felt your music to be similar to theirs. Which are the bands that inspire you? Do you work together on your songs or is there a main composer principale and then the other members put their own ideas?
H.: Yes, Mournful Congregation is definitely a very important influence for me, in particular the album "The Monad Of Creation". However, this is not the case for everyone in the band. A rather special thing in Monads is that most members have very different tastes, especially when it comes to doom. For me personally, I would say that (besides Mournful Congregation) the most important doom influences would Evoken, Esoteric, Loss, diSEMBOWELMENT, (older) Anathema, (older) Katatonia, Worship, Abyssmal Sorrow, etc. Besides that, there are some obvious or not so obvious black metal influences: Silencer, Shining, Forgotten Tomb, Abyssic Hate, etc. Also important to mention, is that some post-rock has influenced Monads as well, as is clear in the song "Broken Gates To Nowhere". Here, I can think of bands like Daturah, God Is An Astronaut, Mono, Red Sparowes, etc. But, once again, it is perhaps the variety of tastes in the band that give Monads their specific sound. For example: some members are rather huge fans of Deftones. All the music on the demo was written by the two guitar players (H. Cools and G. Van Droogenbroeck). Three of the songs were more or less written together and partly took shape in jam sessions with the entire band present. This way, all the other members took part in the arrangements of the songs. The other two songs were written and arranged solely by H. and G. (respectively). So, to conclude the answer: there are two main composers, but the entire band participates in the arrangements.
With a monicker like yours it's almost obvious that your lyrics have deep themes: who writes the words and which are the topics you like to talk about?
H.: So far, all the concepts and lyrics have been written by me (H.). They have indeed a sincere deeper meaning and are emotionally and philosophically laden. "Intellectus Iudicat Veritatem" is a Latin quote with a deep philosophical background. Roughly translated, it would mean "the intellect judges over the truth". With this, most of the concept of the band is explained. It is inextricably connected to the band name "Monads". It is derived from the philosophical "monad", and this term is used to describe the idea of a person as a focal point of consciousness within a sea of greater consciousness, and it is believed that all things that can be considered a unity unto themselves constitute a monad as well. In this way, "monads" (plural) is a contradictio in terminis; it cannot be plural because it is the ultimate "one". So the band is perceived as a "pentad" of "monads". Five being one, the ultimate "one". The concept is widely explained and extended in some of the lyrics, especially "Within The Circle Of Seraphs", where the "ultimate philosophical truth" is considered as the "monad", and where we, the pentad, are the seraphs, angels blessed to be in the highest order of all beings, but cursed to suffer under the highest value; truth. This truth can be called philosophical, esoteric, occult/religious, however one could perceive it. It doesn't matter, it is the only thing to strive for.
Originally "Intellectus Iudicat Veritatem" was a self-released album, now it has been re-released by Ordo MCM. How did you get in touch with this label?
H.: I must admit I did not know the label before. I picked up a double vinyl of Mournful Congregation that they had just released, and decided to send them an e-mail. We got talking, I introduced them to Monads, and they decided they wanted to work with us. As a result, they agreed to promote and distribute the CD-version of the demo. Important to mention is that Despondecy Records (a doom sublabel of Heidens Hart) from Holland also took part in the release. They have exclusive distribution for the Benelux area.
Let's talk about the Belgian scene, your nation is small but there many well known bands: for example Pantheist (even if they are now in England, if I'm not wrong) if we want to stay in the Doom fields, or bands like Aborted and Leng Tch'e if we talk about other styles. How is the situation there? is there a real scene in which bands help and support each other, or do anyone think only about themselves?
H.: I think that Belgium has some great (known and unknown) bands. To name but a few: Alkerdeel, Amenra, Cult of Erinyes, Imber Luminis, Vex, Yhdarl and I probably forgot to name quite a few. And of course, there are our own side-projects as well! As far as the Belgian scene goes, I'm afraid it's the same as in most other countries. There are certain individuals that really support the scene and show amazing amounts of devotion. I'm thinking in particular of L. / A Thousand Lost Civilizations, the person who is also responsible for the Belgian branch of "Nidrosian Black Mass IV" that will take place in Brussels in February 2013. He has supported Monads on several occasions. But of course, there are also the usual shitty people, shitty bands and shitty promoters. A proof of this was when we got booked as a support for the Belgian date of the Ondskapt tour in January 2012. When the organisation proved to be extremely bad (or almost non-existant), we decided to just do the gig ourselves. So together with Ondskapt and the other bands, we (Monads) and deathmetal.be decided to make the gig happen. It's not always easy, and yes, you'll lose money once in a while, but in the end it's worth it.
About live: I know that you have already made some shows, how did the audience receive your music? Will you play also outside Belgium (who knows, maybe in Italy) or are you playing only in your nation at the moment?
H.: We've had some very nice responses and reactions to our performances, and it seems more and more people are picking us up because of that. So far we've played live five times (in just over a year), all in Belgium. We definitely want to play outside Belgium, and it looks like it should happen rather sooner than later. We are currently talking about and exploring some options about both "single" performances, mini/weekend tours and larger tours. Nothing has been planned or confirmed yet, but we hope we can play live again soon, as (both for us and for the audience) Monads live is a very intense experience. As for Italy, we are of course open for that as well. To anyone in Italy reading this: offer us something or get in touch with an organizer to get us there. It's not the bands that make gigs happen, it's organizers.
Once you talked me about your "milestones": can you explain us this idea? What is its goal and how did you think about making it?
H.: With "Milestones", the objective is to get some of our stickers around the world. Basically, you get a sticker, put it up somewhere in a public place (or at least a place where other people can verify that it actually is that very place) and take a photograph of that place, with the sticker in the picture of course. The original idea came from our singer R., and we didn't think it would get that much attention. But, instead of just giving us some extra promotion, it exploded in something people really want to take part in. Before we knew it, we had stickers on all continents. So far, we've already had three batches of stickers printed and it doesn't seem to end... You can still mail us to receive some free stickers (we'll even pay for the postage ourselves): monadsofdoom@gmail.com.
Hot question: I heard some rumours about you self-reviewing your work on Metal Archives, how do you want to answer to these accusations? It's true that the reviews of your album have high marks (personally I think too high, not that I want to belittle your music of course), but on that site we can often find reviews written by very young people trying to be expert metalheads while other ones are sometimes rejected with absurd reasons: how much is it reliable a place where everyone can write even if they don't have the ability to do it, place that can be Metal Archives but also, speaking more generally, the web?
H.: This was a very short-lived rumor, as it was quickly proved wrong. Yes, the first reviews we got, received very high scores. Too high? I'll leave that up to you, because I can confirm we do not review our own music. And yes, definitely. Good reviews are becoming rarer by the minute. It's just too damn easy to write something and post it anywhere on the web. On a down-side, most people will only write something when they feel an extreme emotion about it. They'll write a review when they think something is really good, or when they think something is really bad. After a while, this will show a completely wrong average score for most releases, and I am very aware of this. After all, it's very understandable. Why would you bother writing a review for something you just don't care that much about? I think that's why most reviews have this "love it or hate it" feeling. I don't think it's great, but that's how it is.
A Doom album, a Metal one (every subgenre) and a non-Metal one: if I told you to choose only one album to take with you in the afterlife for each one of these categories, which works would you choose?
H.: Impossible question, if you ask me. I started answering this question and ended up with a list I couldn't get shorter than 15-20 albums. So let's hope I never meet that particular situation. But, I would probably be best off with the entire Anathema discography, as this is something I keep returning to, no matter what. If you want the complete list, I suggest you mail to monadsofdoom@gmail.com!
G.: Doom: Anathema - "Pentecost III"; Metal: Death - "Symbolic"; Non-metal: Pink Floyd - "Wish You Were Here".
J.: Doom: Evoken - "Antithesis Of Light"; Metal: Hypothermia - "Gråtoner"; Non-metal: Tenhi - "Maaäet".
R.: Doom: Esoteric - "The Maniacal Vale"; Metal: Deftones - "White Pony"; Non-metal: Mobb Deep - "The Infamous".
D.: No style choices, just this: The entire discography of Nokturnal Mortum, the Deafheaven debut and both Daturah albums.
What do you see in Monads' future? Are you already working on something new or maybe you are working with your other bands?
H.: Besides planning more performances, we are currently writing our first full-length album. Some people call "Intellectus Iudicat Veritatem" our first album, but as mentioned before, this is actually a demo. This is a process that will take some time, and we are not rushing anything. We hope to record it in a somewhat more professional studio, but nothing's for sure yet. The music is slow, so our way of working on it can be slow as well. We are very satisfied with how our demo turned out (although there are definitely some things that need some work), so a next release must (and will) surpass this. Another thing: we hope to someday have "Intellectus Iudicat Veritatem" released on vinyl.
The interview is finished, thanks for the time spent with us; the last message for our readers is up to you.
H.: Thank you for the interview. Check us out on www.facebook.com/monadsofdoom or get in touch: monadsofdoom@gmail.com. We still have tons of merchandise left for sale: CDs (€8), shirts/girlies (€15), hooded sweaters (€25), patches (€4) and buttons (€1). We hope to see you at a gig somewhere...
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Informazioni
Gruppo: Vexed
Titolo: Void MMXII
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Punishment 18
Contatti: facebook.com/vexedweb
Autore: Mourning
Tracklist
1. Ashes
2. Void-H-Fog
3. Bloody Fucking Thrash
4. Black 'N' Roll
5. Requiem
6. N.B.C.
7. Burnout Deathsmell Bloodgun
8. Black Metal [cover Venom]
9. Methodic Madness - Obey!
10. Warblast MMXII
11. Professional Cancer
12. Bastard Drink Faster
13. Omicidio
14. Blood Collection Blood
15. Neurotic Crimes
DURATA: 44:28
I lombardi Vexed sono uno dei più longevi gruppi del thrash metal tricolore e guidati dal fondatore Mik (leader anche dei Longobardeath) — nella formazione troviamo anche Mike dietro le pelli, Azzi alla chitarra e Umbre al basso, musicisti attivi in realtà quali Tethra e Total Death — rilasciano un quarto disco che invia un chiaro messaggio: tutto ciò che è moderno non è ben accetto.
Il sound è basico, scarno, cattivo all'inverosimile e orientato a percorrere strade già battute migliaia di volte, con la voglia e la passione di chi ha vissuto il genere con costanza, devozione e un pizzico di rammarico per le svolte stilistiche non particolarmente gradite che hanno preso forma all'interno del mondo metal. Quale miglior modo quindi di predicare il verbo dell'old school se non assecondandone la parte primordiale e genuina?
La musica dei Vexed è un incrocio fra i Venom, l'hardcore di New York e la violenza che da quella scena si innestò nel thrash di band poco citate ma che smantellavano teste con i loro riff, si vedano ad esempio i grandiosi Demolition Hammer.
Questa è la linfa vitale che scorre fluida e infettiva in "Void MMXII", dove si pesta, corre e si urla violentemente e ripetutamente, non v'è presenza di fronzoli, non c'è nessun tipo di riguardo o interesse nel complicarsi la vita, frequentemente si tira dritto per dritto, dando però dimostrazione di avere le carte in regola per estrarre fuori dal cilindro pezzi che svolgono il compito affidato loro in maniera degna e coinvolgente. Abbiamo più di un paio di episodi che fanno centro pieno: la coinvolgente "Bloody Fucking Thrash", l'infettivo punk di "N.B.C.", la carneficina esposta da "Warblast MMXII" e "Professional Cancer", e le "spadellate" a raffica di "Blood Collection Blood" bastano e avanzano a regalare una serie di "scapocciatone" libere; a tutto questo si aggiunge la cover dei Venom "Black Metal", molto più serrata e in piena modalità da attacco frontale, non male.
Non cominciate a farvi troppe domande, non cercate il pelo nell'uovo, qui non c'è, i Vexed la pongono giù dura e semplice, la proposta è da prendere o lasciare: volete un disco che vi randelli dall'inizio alla fine? "Void MMXII" farà al caso vostro. Se invece inizierete con le solite pippe mentali del "non sono personali", "sanno di già sentito" e "ancora 'sta roba", tutte frasi in voga fra la generazione da "pretendo musica buona e non compro un cazzo", non ne uscirete vivi. Vi consiglio pertanto, prima di bollarli come l'ennesima prova old school usa e getta, di ascoltarli e goderveli per ciò che sono: musicisti che in maniera onesta suonano ciò che amano.
Dedicato agli amanti del thrash, "Void MMXII" non vi cambierà la vita, ma che bella botta!
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Informazioni
Gruppo: The Secret
Titolo: Agnus Dei
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Southern Lord
Contatti: facebook.com/pages/The-Secret/95794903277
Autore: Mourning
Tracklist
1. Agnus Dei
2. May God Damn All Of Us
3. Violent Infection
4. Geometric Power
5. Post Mortem Nihil Est
6. Daily Lies
7. Love Your Enemy
8. Vermin Of Dust
9. Darkness I Became
10. Heretic Temple
11. The Bottomless Pit
12. Obscure Dogma
13. Seven Billion Graves
DURATA: 43:34
I triestini The Secret non hanno bisogno di essere presentati, essendosi guadagnati il rispetto e il supporto da parte di una numerosa schiera d'ascoltatori, rilasciando dischi di buono/ottimo livello uno dietro l'altro. Eravamo rimasti a "Solve Et Coagula", terzo capitolo della loro discografia e quello della grande svolta con l'entrata nel roster della Southern Lord, li ritroviamo a due anni di distanza ancora in compagnia dell'etichetta di Greg Anderson e con un "Agnus Dei" pronto a far parlar di sé.
Definire cosa suonino i The Secret è un'impresa, è musica "estrema" e altamente contaminata, sempre più veloce, incalzante, irruenta, demolitrice. Le canzoni serrano i ranghi in maniera costante, l'influenza black, che in passato onestamente trovavo quantomeno labile, è adesso più presente. Volendo fare un tentativo, dovreste immaginare una serie di band come Converge, Cursed, Trap Them, Wolfpack, Birth A.D., Funeral Mist, Katharsis, Darkthrone (e la lista potrebbe continuare ancora e ancora) frullate insieme e otterreste la proposta, comunque alquanto personale sia per la tipologia d'impatto che per la modalità d'esposizione offerta.
Oggi i The Secret sono questo, ma l'evoluzione è conclusa? Chissà...
What is the price of the truth is this the punishment for asking for it.
"Agnus Dei" è una fucilata continua, un massacro subito con assiduità da bordate che attingono dal grindcore, dal crust, dal powerviolence, dal thrash/crossover più rozzo e scartavetrante sino a giungere ai limiti del black; è farsi infettare da sonorità "noise" disturbanti, è un dilaniarsi voluto che traccia dopo traccia scarnifica.
Dall'opener e titletrack fino a "Darkness I Became" il disco non lascia scampo e quando si è di fronte a tanta negatività divenuta pura rabbia incontrollabile si rimane schiacciati:
Where negativity was born
it's never too lato to abort
You're in danger
Be aware
My hate will never end.
Eppure un minimo di distensione, seppur ancora frastornati dai segni dello scontro appena conclusosi, ci giunge con "Heretic Temple", pezzo che concentra gli sforzi in direzione atmosferica ammorbando e impestando l'ambiente con l'odore della morte, è la pausa offerta al condannato prima di essere definitivamente soppresso.
Di lì a poco infatti, prima con "Bottomless Pit" e successivamente con "Obscure Dogma" e la lunga e tortuosa "Seven Billion Graves", nella quale il basso di Lorenzo Gulminelli diviene distorto all'inverosimile, la rovina sarà di fronte all'uomo.
Nell'ultimo episodio, dopo ben quattro minuti di assoluto e snervante silenzio, una solenne e nera celebrazione s'innalza tramite l'utilizzo di chitarre dissonanti, il lavoro di batteria è minimale e teso a esaltare quel momento infinito di decadenza in presenza del "Cupo Mietitore", come si fosse dinanzi al giudice che ha appena emesso una sentenza irreversibile. La carneficina diviene giudizio, la fine è pervenuta amara e incontrastabile.
Sarò sincero fino in fondo, "Solve Et Coagula" mi era piaciuto, ma non l'avevo trovato quel capolavoro che in tanti osannano, con questo "Agnus Dei" però la botta ricevuta è stata immane. Non sono stato rapito sin dalla prima volta che l'ho ascoltato, è servito del tempo, tuttavia ha acquisito di passaggio in passaggio credibilità sino a fermarsi in pianta stabile nel mio orecchio. Mai il guitarworking di Michael Bertoldini mi aveva conquistato e fatto provare delle sensazioni così maligne, la batteria di Tommaso Corte non era stata così astiosa e dominante, mentre confermo che Marco Coslovich è un cantante che fa la differenza, pensiero che mi porto dietro da un po'.
La produzione affidata a Mr. Kurt Ballou nei suoi Godcity Studios, il mastering a cura di Alan Douches nei West West Side Studios e lo stupendo lavoro di grafica (un simulacro nel quale la Morte è sovrana) sono la ciliegina sulla torta per un album che merita l'acquisto.
"Agnus Dei" è senza ombra di dubbio fra le migliori uscite in ambito estremo del 2012, i The Secret ora più che mai sono a un passo dal divenire una realtà di culto, il futuro ce ne darà o meno conferma.
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Informazioni
Gruppo: Subhuman
Titolo: Tributo Di Sangue
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Subsound Records
Contatti: facebook.com/subhumanmetal
Autore: Mourning
Tracklist
1. Nutrimi Ancora
2. L’Atroce Scommessa
3. Fassaborto
4. In Memoria Di Me
5. Il Tuo Nome È Jack
6. Tutti i Vizi Del Presidente
7. Il Vecchio Bastardo MMXII
8. Evoluzione Inversa
9. La Profezia
10. Santo Impostore
DURATA: 39:10
L'Italia thrash c'è, eccome se c'è, non possiamo sempre e soltanto nominare la famosa triade ottantiana composta da Bulldozer, Schizo e Necrodeath, giacché sono rientrati in scena i Jesterbeast, gli Hellstorm han tirato fuori un secondo disco che è pura manna dal cielo e adesso... adesso è il turno dei Subhuman farci sbattere la testa all'impazzata con "Tributo Di Sangue".
I Toscani dopo quel "Profondo Rozzo" che ci ha fatto sballare non poco, causando una miriade di "dediche" appassionate con la sua hit "Nata Troia", sono ora impegnati col seguito "Tributo Di Sangue", pronto a confermare quanto di buono espresso nel recente passato.
I Subhuman non hanno perso un granello della loro grinta, della rabbia e del fervore che caratterizzavano i pezzi del primo album, ora però sono più centrati e concentrati.
La demolizione è costante ed efficace, la proposta è martellante, si percepisce in più di un'occasione la volontà d'infrangere il muro del thrash per affondare in acque "morte", con l'attitudine groove a supporto che diventa un tassello importante all'interno di questo suono così prestante e massiccio.
Una volta inserito il cd e alzato il volume, se non vi venisse voglia di fare headbanging con pezzi come "L'Atroce Scommessa" o di smantellare casa coadiuvati dal terremotante impeto di "Il Tuo Nome È Jack", probabilmente sarà perché siete clinicamente morti.
Personalità? Sì, la band ne ha da vendere. Ascoltando i brani riscontrerete un modo di comporre stilisticamente non standardizzato, violenza e tecnica convivono senza essere l'una succube dell'altra; potreste prendere a esempio una qualsiasi delle tracce, nel caso specifico "Tutti I Vizi Del Presidente" che "omaggia" la figura del "Berluscao Meravigliao". La canzone è una craniata in pieno volto, tuttavia palesa in maniera cristallina quanto siano preparati i due chitarristi Matteo Buti ed Elia Murgia, abili nel forgiare melodie, tutt'altro che "svedeseggianti" o catchy , e nel ritagliarsi spazi utili per divagare con gli assoli adornandola, quanto la sezione ritmica sia capace di arroccarsi divenendo granitica e pesante, o apportare dinamiche da capogiro, l'accoppiata che vede Federico Fulcieri al basso e Francesco Micieli alla batteria produce una prestazione assolutamente traumatizzante, sono proprio in formissima!
Il disco scorre rapido, istintivo e privo di pause, si giunge così in un batter d'occhio all'ultima "Santo Impostore", nella quale affiora la dimensione più groovy e meno rapida a livello di esecuzione. La durata dell'album è di quasi quaranta minuti però, capirete quanto ciò la dica lunga sulla capacità di coinvolgere dei Nostri; la conclusione affidata a toni ancor più neri e minacciosi è invece la ciliegina sulla torta prima di pigiare il tasto "repeat".
Il cantante Fabrizio "Zula" Ferzola non si è risparmiato per nulla, è una bocca da fuoco inesauribile, la foga incontrollata che contraddistingueva le sue liriche (ancora una volta è la nostra lingua madre a regnare in qualità di unica sovrana della scena) in positivo quanto in negativo in "Profondo Rozzo" è stata levigata e incanalata in un flusso acido che, mantenendo intatta la potenza, gli ha fatto guadagnare una maggiore intelligibilità e ciò non è di certo un male.
"Tributo Di Sangue" è un martello pneumatico che vi si fisserà nel cervello trapanandolo senza pietà, la produzione è fantastica, pulita, potente e moderna, eppure non suona stereotipata e sterile come quelle della Nuclear Blast, quella casa discografica riuscirebbe a serializzare anche le prestazioni di Rocco Siffredi e ruba letteralmente l'anima agli artisti.
Il Tricolore thrash sventola alla grande e i Subhuman sono da considerarsi fra le punte di diamante in nostro possesso. In definitiva, per coloro che non avessero ancora compreso l'antifona, il suddetto disco è da acquistare e divorare, sono casi come questo che ti permettono di utilizzare il motto "italians do it better" e a "Tributo Di Sangue" calza proprio a pennello.
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Informazioni
Gruppo: Morbid Insulter
Titolo: Funeral Mysticism
Anno: 2012
Provenienza: Svezia
Etichetta: I Hate Records
Contatti: myspace.com/morbidinsulter
Autore: Mourning
Tracklist CD 1
1. Awakening The Spirits Of Evil
2. Deathfuck Bizarre
3. Strike From The Grave
4. Blitzkrieg Mayhem
5. Fornications In Paradise
6. Doomsday Orgies
7. Order Of Unholy Violence
8. Blitzkrieg Mayhem
9. Wrath From Hades
10. Saints Of Putrid Flesh
Tracklist CD 2
1. Abominations Curse
2. Thundering Evil
3. Breaking The Cross
4. Take Me To Hell
5. Black Fate
6. Wrath From Hades
7. Antichrist Blasphemies
8. Poison Of God
9. Extol Sathanas
10. Raped Graves
DURATA: 1:01:54
I Morbid Insulter erano un'ottima realtà underground svedese, la band era in possesso di grandi potenzialità, sembrava fosse in procinto di produrre il primo album e invece si sciolse dopo la dipartita del cantante E. Expulser avvenuta nel 2011.
Una bestia ferale e old school che ha graffiato lasciando il proprio segno racchiuso in non tantissimo materiale, ma che fortunatamente per gli appassionati del "sottosuolo" marcio e roccioso la label connazionale I Hate Records, loro prima e unica sostenitrice, ha recuperato e inglobato in una raccolta commemorativa intitolata "Funeral Mysticism".
Due dischi e poco più di un'ora di durata che vedono susseguirsi i brani estratti dal demo del 2005 "Strike From The Grave", dal promo del 2006 "From The Womb Of Pestilence", dai due ep "Thundering Evil" (2008) e "Antichrist Blasphemies" (2010), con l'aggiunta della traccia totalmente inedita "Saints Of Putrid Flesh" e di "Wrath From Hades" (qui presente in doppia veste), che nella sua versione originale era rintracciabile unicamente all'interno della compilation "Göteborgs Död" uscita esclusivamente in formato tape nel 2008.
Quello sin qui presentato è un piatto ricco, abbondante e degno di essere ascoltato, ma come suonavano e cosa suonavano questi musicisti? Neri, maligni e devoti alla scuola proto black/death/thrash degli anni Ottanta, le influenze dei Nostri sono disparate e riconoscibili: i nomi vanno da Sarcofago, Master's Hammer, primissimi Kreator e Sodom, Bathory, Celtic Frost, Vulcano, Pentagram sino a spingersi negli anni Novanta di Necrophobic, Nifelheim e tanti altri, sono forse troppi quelli che girano in testa, tuttavia chi se ne frega.
L'operato del quartetto di Gothenburg si basava su un assalto costante, una macerante e imperterrita esibizione di ritmiche sostenute, riff che affettano l'aria e blasfemia vomitata sull'ascoltatore tramite la voce corrosiva di Expulser. Una volta inseriti i cd nello stereo, non avrete il tempo materiale per trattenere il respiro, né vi passerà per la testa il pensiero l'atmosfera possa divenire meno cupa e sordida. L'iniziativa, l'unica e sola presa dai Morbid Insulter, è quella di concatenare pezzi che nelle loro fattezze fossero sempre e comunque senza compromessi.
"Funeral Mysticism" è una raccolta che si rivolge a una precisa schiera di metallari? Probabilmente sì, è innegabile che una creatura come quella dei Morbid Insulter non volesse di certo ammaliare un fan sfegatato degli In Flames, peggio ancora se quelli dell'ultima ora, concedendosi e facendosi invece apprezzare pienamente da coloro i quali si nutrono e vivono per questo tipo di sonorità "retrò" e che da tali lidi difficilmente si discostano.
Il lavoro di assemblaggio della compilation, perché di questo in fondo si tratta, è stato accurato, non è stata fatta nessuna sostanziale modifica al sound primo delle canzoni, noterete infatti come spesso le sonorità risentano della produzione più o meno "lucida", ma mai estremamente pulita né asettica, genuina insomma al 100%.
"Funeral Mysticism" è il testamento dei Morbid Insulter, un lascito di sangue, odio e gran bella musica che vi consiglio di acquistare, loro non rimarranno nella storia per chissà quale cambiamento apportato al mondo "estremo", sono stati però una formazione sulla quale le scommesse fatte stavano iniziando a riscuotere le vincite, purtroppo non riceveremo alcuna notizia futura e quindi godiamoci il loro, seppur recente, passato.
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Informazioni
Gruppo: Iroha
Titolo: Shepherds & Angels
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/irohaband
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Greatest Healer
2. You Reap What You Sow
3. Legacy
4. Home Is Where The Heart Is
5. Shepherd & Angels
6. Blind Faith
7. Denial
DURATA: 48:47
Gli Iroha sono una formazione britannica il cui nome deriva da un antico poema nipponico e fanno parte di quel movimento che coniuga influenze stilistiche di stampo shoegaze, post-rock e accenni metal, alle quali si aggiunge un pizzico di elettronica, riunendole al di sotto di un'unica esternazione sonora in possesso di caratteristiche che potrebbero farli considerare sdolcinati e quasi leziosi. Tendono infatti a un sound mai troppo luccicante e il colore che compone per lo più l'impianto atmosferico è il grigio, sfumato o maggiormente intenso a seconda dei passaggi in corso, ma decisamente lontano dal far trasparire sensazioni chiare e cristalline; il galleggiare tenue dell'opener "The Greatest Healer" n'è un buon esempio.
I tre musicisti che danno vita agli Iroha (Andy Swan, Diarmuid Dalton e Dominic Crane) hanno assorbito le esperienze fatte in passato, la militanza in Final e Godflesh quanto la passione per Joy Division, New Order e Swans hanno lasciato un segno indelebile che è riscontrabilissimo all'interno di questo secondo capitolo discografico che potremmo definire il prosieguo del debutto omonimo prodotto sempre dalla Denovali nel 2011.
I materiali sonori ai quali s'ispirano si fondono importando romanticismo che rimane lì come sospeso a mezz'aria in "You Reap What You Sow" e nella successiva "Legacy"; la voce di Swan si espone amorevolmente pacata e nel momento in cui appare come un fulmine a ciel sereno un riff di matrice sabbathiana in "Home Is Where The Heart Is" sembra quasi che la band voglia omaggiare Birmingham, la loro città natale, con una minima e fascinosa dose dei maestri loro concittadini.
"Shepherd & Angels" è suadente, forse un pizzico troppo melliflua, con il ronzio in sottofondo che volutamente non intacca la forma sinuosa e armoniosa del brano, mentre "Blind Faith" stabilizza la situazione non immettendo nessuna variante difforme da quanto già presentato, tuttavia attestandosi su ottimi livelli di comunicazione emotiva. Tocca quindi all'ultima "Denial" (nella quale vi è la collaborazione della formazione post-rock sperimentale dei Pyramids, accasata sotto Hydra Head Records) fornire una svolta notevole sia per impatto che dimensione, la traccia in questione infatti è arcigna, i tratti più ruvidi, le cadenze frequentemente ossessive, ascoltate i cimbali e i momenti in cui il basso si pone in rilievo, e con una scia dronica che si fa presente e importante nel suo vissuto. È la fine di un viaggio che permette l'intromissione di un raggio di luce, che penetra il manto di grigiore portando con sé un briciolo di speranza.
"Shepherd & Angels" è intimo, riflessivo, il più delle volte ammicca alla volontà di ricercare la quiete della solitudine per esternare ciò che è. Se nei vostri giorni meno limpidi aveste bisogno di un supporto musicale ad accompagnarvi e cullarvi, uno sfogo che non necessita di urla per farsi sentire dal vostro cuore, l'opera degli Iroha vi sarebbe certamente gradita, accendete lo stereo e lasciate fare a loro.
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Informazioni
Gruppo: Rattenfänger
Titolo: Epistolae Obscurorum Virorum
Anno: 2012
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Dark Essence Records
Contatti: Nessuno
Autore: Mourning
Tracklist
1. Coelo Affixus Sed Terris Omnibus Sparsus - Intro
2. Grimorium Verum
3. Victa Lacet Virtus
4. Nunc Scio Tenebris Lux
5. Allegoria De Gula Et Luxuria
6. Clausae Patent
7. Deest Remedii Locus, Ubi, Quae Vitia Fuerunt, Mores Fiunt
8. Regno, Regnavi, Regnabo
DURATA: 42:00
A quanto pare anche l'Ucraina ha la sua all-star band, nata recentemente con il nome di Rattenfänger, verosimilmente ispirato dalla letteratura tradizionale tedesca e nello specifico dal "Pifferaio Magico Di Hamelin". La formazione è alquanto interessante, i musicisti che la compongono sono: Roman Saenko (chitarra e voce), Thurios (chitarra), Krechet (basso) e Vlad (batteria e tasterie), tutti quanti coinvolti (o lo sono stati in passato) in progetti notissimi quali Drudkh, Old Silver Key, Blood Of Kingu, Astrofaes, Dark Ages, Hate Forest e Kladovest. Le premesse sono quindi delle migliori, ma a noi importa della musica e quindi cos'avranno combinato questi signori?
Gli ucraini inaspettatamente non propongono un album Black, non ci sono atmosfere Post né Dark Ambient, ma un disco Death Metal vecchia scuola, orientato a disseminare al proprio interno delle fiorenti sezioni di stampo Doom. In pratica immaginate uno scenario di fine anni Ottanta o primi anni Novanta nel quale i maestri Celtic Frost si combinano con i Winter, gli Asphyx e i Darkthrone viscerali di "Soulside Journey", aggiungete una brezza nera e affascinante che conduce all'unica nota odierna che mi viene in mente, i Tryptikon (comunque appartenenti al signor Tom G. Warrior), a seguirne la scia, e sarà un po' come giocarsela sempre in casa.
Il disco è marziale, decisamente scarno e diretto in alcune delle sue sezioni principali, non lascia appiglio a coloro che cercano evoluzioni o chissà quale tipo di variante tecnica all'interno dei brani, proseguendo in maniera stentorea, nera e profonda; ascoltate l'abisso di "Nun Scio Tenebirs Lux" e il 2012 vi sembrerà distante almeno due decadi.
Le ambientazioni sono cupe, estremamente minacciose sia nella loro versione più animosa — contenuta in episodi come "Grimorium Verum", il regnante mid-tempo "Victa Lacet Virtus" e lla conclusiva "Regno, Regnavi, Regnabo" — che in quella pachidermica e pestilenziale della già citata "Nun Scio Tenebris Lux" e dell'accoppiata sordida e sprezzante formata da "Allegoria De Gola Et Luxuria" e "Clausae Patent". I Rattenfänger dimostrano di essere totalmente a proprio agio sguazzando nelle torbide acque dell'old school senza compromessi.
Non trovo quindi difetti a "Epistolae Obscurorum Virorum" — il titolo "Lettere Degli Uomini Oscuri" dovrebbe far riferimento alla raccolta di testi satirici che supportava la visione dell'umanista Johann Reuchlin apparsi in quel di Hagenau fra il 1515 e il 1519 — che, pur essendo un'incarnazione sonora a noi nota, evidenzia la maturità compositiva e le scelte indovinate di chi con la musica ha a che fare da tempo e ne conosce ormai sin troppo bene le dinamiche. Lo stesso si può dire della produzione abbastanza pulita, capace però di mantenere viva la sensazione morbosa di morte che le canzoni trascinano con sé.
Il cantato gutturale di Roman infine è pesante come un macigno e la scelta di utilizzare il latino medioevale per narrare i testi è intrigante, potrebbe addirittura diventare un motivo di confronto e ricerca per carpirne il significato o soltanto per verificare la correttezza linguistica: come non ricordare infatti le mirabolanti imprese dei Dark Funeral e del loro "maccheronico" stupro nei confronti della poetica lingua morta, perpetuatosi nel tempo e dai risultati particolarmente ilari? Sarà così anche per i Rattenfänger? Scopritelo.
Debutto con i controfiocchi per la formazione est-europea, vi suggerisco di entrarne in possesso, "Epistolae Obscurorum Virorum" è ciò che ogni assiduo fruitore della vecchia guardia desidera ricevere all'orecchio, pertanto buonissima la prima!
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Gruppo: Sicadis
Titolo: Blood Of Thousand Hearts
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/sicadis
Autore: Mourning
Tracklist
1.Sail Hatin'
2.Insult To Injury
3.Voice Of A Martyr
4.Soldiers Of Damnation
5.No Sympathy
6.A Fading Light
7.My Redemption
8.Through These Eyes
9.Beneath The Swarm
10.Slay The Masses
DURATA: 33:40
Non amate il metalcore? Le reminiscenze Nu vi stanno sulle scatole? La visione groove odierna vi ha rotto le scatole? Lasciate questo testo adesso, io vi ho avvertiti.
Il sound dei Sicadis, band proveniente da Kansas City, è quanto di più "scontato" oggi si possa ascoltare, abbiamo infatti tutte le caratteristiche del metalcore: i rallentamenti, le divagazioni melodiche in salsa pseudo death, le accelerazioni adrenaliniche condite da un riffing thrashato e spezzato dal "core", anche quando ne faremmo volentieri a meno, un'impostazione vocale che vede duettare spesso growl e scream e il cantato pulito.
In pratica è una riproposizione di cliché ormai sedimentati, che hanno creato sotto un certo punto di vista una sorta di base stabile sulla quale muoversi, ma che d'altro canto portano a un'immobilità stilistica capace di rendere particolarmente simili le uscite di questo tipo. Quali sono quindi i motivi che dovrebbero condurre un ascoltatore a scegliere d'inserire nello stereo "Blood Of Thousand Hearts", il debutto di questi musicisti statunitensi, e non un altro lavoro del genere? Me lo sto chiedendo anch'io.
Formalmente i brani sono ben costruiti, "Insult To Injury", "Through These Eyes" (nel quale troviamo come ospite il cantante dei Five Finger Death Punch Ivan Moody), "No Sympathy" e "Slay The Masses" riescono pure a essere una discreta compagnia. Il punto è che quando la formazione tende a concentrare gli sforzi sull'approccio melodico, lo fa in maniera sin troppo massiccia e smielata, mentre le intrusioni di voce pulita sono da "classifica" e gli assoli piazzati nei momenti giusti tuttavia risultano freddi e poco coinvolgenti.
Per dirla tutta si tratta di un prodotto americano modellato per il mercato americano e questa sensazione di spudorata voglia di fare i "duri" dal cuore tenero non è piacevole neanche per chi, come il sottoscritto, in alcune circostanze si ciba di produzioni del genere.
Per quanto sia convinto che in patria questi ragazzi riusciranno a ricevere il supporto che meritano, non credo che da questa parte dell'Oceano Atlantico possano avere una gran longevità nello stereo, a meno che non siano adolescenti alle prime armi e adoratori dello stile a dar credito a una proposta simile.
Con rammarico ritengo "Blood Of Thousand Hearts" un'occasione sprecata per una formazione, i Sicadis, che con le doti in possesso potrebbe fare e dare ben altro.
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