lunedì 17 giugno 2013

LORDS OF BUKKAKE - Desagravio


Informazioni
Gruppo: Lords Of Bukkake
Titolo: Desagravio
Anno: 2013
Provenienza: Spagna
Etichetta: TotalRust
Contatti: facebook.com/pages/Lords-of-Bukkake/107151712788724
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Boca Acida
2. Hereditaria
3. Relente
4. Desagravio

DURATA: 47:51

Sono passati poco meno di due anni da quando il vostro qui presente affezionatissimo vi parlò di "Desorder Y Rencor", secondo album degli iberici Lords Of Bukkake, e ora ho il piacere di introdurvi "Desagravio", nuova prova sulla lunga distanza del trio catalano. Formalmente la proposta non ha subito variazioni particolari rispetto al recente passato ed è quindi nel morboso e mefitico stagno dello Sludge/Doom che andremo a immergerci, ma questa volta i Lords Of Bukkake sono andati ancora un po' oltre aumentando lo spessore emotivo di quell'aberrante fardello che ci stanno per vomitare addosso.

I contorni rumoristici e dissonanti che aprono "Boca Acida" e il perverso andamento dannatamente apocalittico di "Relente" sono turbinii impetuosi di inumane maschere di follia che si evolvono presto in manifestazioni di puro Sludge corrosivo e insano. La cupa rabbia dei Crowbar, le scanalature rovinose e disagiate di Iron Monkey e Corrupted, le caustiche e mastodontiche trincee di sofferenza scavate dagli EyeHateGod e le varie digressioni "noisy" sparse per la scaletta sono solo alcuni degli elementi che rendono "Desagravio" un album validissimo per ogni appassionato di tale filone musicale.

Un considerevole ruolo per il raggiungimento del suddetto risultato è svolto dalla torturata e lancinante voce di Toni L. Querol, la quale ricorda da vicino la piega dei signori dietro ai microfoni di Dystopia e Noothgrush. L'atto di rigetto delle parole diviene veicolo di odio e turpitudine, una via che, anche grazie a rarefatte apparizioni Stoner, in pezzi come come "Hereditaria" e "Desagravio" conduce a sentieri lastricati da cadaveri dilaniati e da sofferenza purissima, che ricrea atmosfere dense e corrotte dai miasmi di un'infinita decomposizione spirituale, che accompagna verso una profonda catarsi di mortifera alienazione mentale e che scaraventa in incolmabili baratri di inguaribile agonia. I pesanti riff macinati dalla chitarra scavano solchi abissali nella parte simbolicamente materiale del nostro già martoriato spirito, aprono ferite che mai si rimargineranno, infettano purulente piaghe ardenti e, non ancora paghi della loro opera di devastazione, aspergono con acidi di ogni sorta le membra colpite.

La lentezza estenuante dei lunghi episodi in scaletta, in contrapposizione a certe incursioni più movimentate, crea zone d'ombra in cui si annida la quintessenza del dolore, dell'angoscia esistenziale, dell'insoddisfazione e della nausea psichica. I Lords Of Bukkake, in circa tre quarti d'ora di musica soffocante e tentacolare, hanno racchiuso una quantità di disagio tale che, ne sono sicuro, non molti riusciranno a sostenere. Non ho idea di quanto la vostra mente possa essere disturbata, di quanto la vostra anima possa essere sofferente, ma so per certo che, se già avete vissuto e patito ardentemente il marchio di certi dischi usciti dall'ispirazione dei gruppi citati in questo testo, "Desagravio" potrebbe essere la nuova colonna sonora delle vostre tribolazioni... sempre che non ne rimaniate sepolti, è chiaro!

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DEEP DESOLATION (2013)


Informazioni
Autore: Mourning
Traduttore: Insanity

Formazione
Piorun - Basso
Markiz - Chitarra
Meriath - Chitarra, Voce
Wilku - Batteria


Nel 2011 avevo avuto un gradito scambio di opinioni con Meriath dei Deep Desolation, il 2012 ci ha portato un nuovo album, "Rites Of Blasphemy", e l'occasione di porre ancora qualche domanda alla band, vediamo quindi di aggiornare la situazione.

Bentornato su Aristocrazia Webzine, com'è trascorso questo 2012? Siamo ormai sul finire dell'anno, vogliamo iniziare a tirarne le somme?

Meriath: Il 2012 è stato impegnativo per noi, abbiamo lavorato molto in studio, qualche concerto, nuove idee e abbiamo iniziato a scrivere canzoni per il nuovo album. Come puoi vedere siamo una band che lavora duramente, e siamo ancora pieni di energie.


Sul finire del 2011 avete pubblicato lo split con Iugulatus e Primal, cosa vi unisce a queste formazioni? Rispetto e amicizia? Quanto ritenete siano utili queste soluzioni discografiche nelle quali più band si confrontano? Ho letto molte critiche, spesso immotivate, su questo tipo di uscite.

Siamo amici anche fuori dal mondo musicale, ci conosciamo bene, usciamo insieme abbastanza spesso. Per quanto riguarda gli split, sono un po' combattuto, a volte ci sono troppi stili diversi, ma d'altro canto c'è qualcosa oltre alla musica. Volevamo mostrare il nostro supporto e la nostra collaborazione tra band, per questo abbiamo fatto quello split. Il nostro stile è stata una continuazione di "Subliminal Visions" e la registrazione di queste tracce è stata l'occasione di presentare il nuovo batterista, appena entrato nella band, e la mia voce


Parliamo di "Rites Of Blasphemy", mi illumini sulla scelta del titolo?

Il titolo per "Rites Of Blasphemy" è nato naturalmente. Durante la fase di composizione e scrittura dei testi ci siamo accorti che erano in qualche modo blasfemi, sia la musica che i testi. Quando Markiz ha scritto il testo di "Blasphemous Rite" abbiamo deciso che il titolo dell'album sarebbe stato una sua variazione, come un insieme di rituali blasfemi.


La vostra proposta è rimasta ancorata al Black / Doom di "Subliminal Visions", però è diventata particolarmente "drogaticcia", c'è infatti una forte inclinazione alla psichedelia che supporta in maniera essenziale le allucinazioni che il sound vuole ricreare. Cos'è cambiato nel vostro modo di comporre? In questo periodo si sono modificati anche i vostri ascolti abituali? Quali sono i dischi che avete macinato con costanza durante la composizione del vostro?

No, non sono cambiati i nostri gusti musicali! La musica si evolve in noi. Proviamo ogni nuova canzone più volte, per cui abbiamo tempo per cambiare ciò che vogliamo, ma non abbiamo deciso di fare un album "più psichedelico". Ho portato le mie idee e i miei riff, questo è il cambiamento, perchè l'album precedente è stato completamente scritto da Markiz. "Rites Of Blasphemy" contiene più idee mie, Piorun ci ha dato alcune melodie e Wilku alcuni arrangiamenti, possiamo dire che "Rites Of Blasphemy" è stato più un lavoro di squadra.


Si passa dall'evocare antichi rituali nella titletrack all'imporre la propria volontà e necessità, annullando il potere del "credo" in "Cuius Regio / Eius Religio", sino all'uomo che si pone nel ruolo di divinità in "I Became God". La religione continua a essere uno dei mali che l'Uomo non riesce a debellare? Invece di essere un aiuto per lo spirito è solo una forma di schiavitù mentale?

A mio parere la fede indebolisce la mente umana. La gente accecata dalla fede non pensa con logica. Noi dei Deep Desolation ci opponiamo a questo. Pensiamo che gli esseri umani debbano migliorare in continuazione e allo stesso tempo pensiamo che dovremmo soddisfare noi stessi e i nostri desideri. Questo è ciò che pensiamo.


Ho notato una maggior libertà sia tua che di Markiz nel muovervi internamente ai brani, le tue linee vocali sono più definite e varie, mentre il tuo compagno ha infilato degli assoli coinvolgenti e perfettamente posizionati. Le prove col gruppo sono costanti? Quante ore trascorrete insieme come band e quante al di fuori di essa? I gruppi sono ancora una famiglia?

Proviamo regolarmente tra le tre e le sei ore a settimana insieme in sala prove. Gli assoli e la voce sono parti molto importanti della nostra musica, diamo molta attenzione a questi elementi, ci sono volute cinque ore per registrare gli assoli, è molto tempo in confronto al tempo totale; alcuni assoli sono stati improvvisati, abbiamo confrontato le varie versioni e abbiamo scelto i migliori. Oltre alla sala prove, usciamo insieme spesso, siamo amici stretti, non solo collaboratori! Markiz esce con noi un po' meno spesso, poiché lavora molto con le altre sue band e nel tempo libero ama stare da solo. Siamo amici stretti, non solo per la musica.


Avete avuto modo di presentare il disco in sede live e avete programmato delle date in giro per dare un po' di risonanza alla vostra nuova uscita?

Non abbiamo fatto molti concerti dopo la pubblicazione dell'album onestamente, ne abbiamo fatto qualcuno e la gente ha apprezzato.


In un panorama musicale competitivo com'è diventato anno dopo anno quello metal, forse anche troppo "usa e getta" in stile pop negli ultimi periodi, qual è la formula per garantire l'integrità di una proposta musicale? È un dato di fatto che molti gruppi, dopo aver prodotto un buon debutto, si sputtanino seguendo il successo e utilizzando "ganci commerciali" o cambino improvvisamente genere. C'è forse meno passione di un tempo?

Se qualcuno registra buona musica e poi cambia stile suonando per ragazzine, quella persona non dovrebbe proprio suonare metal! Penso che queste persone amino il metal, ma allo stesso tempo vogliano fare soldi! Pensano che registrando qualche canzone orecchiabile il successo sia garantito! Non rispettiamo per niente la gente con questa attitudine! Diventano fantocci di se stessi.


Discutendo con amici quarantenni od oltre, mentre io sono di poco sopra la trentina, essi si rammaricano frequentemente per la mancanza di quella "magia", così la definiscono, che caratterizzava gli anni Ottanta e i primissimianni Novanta. Per voi è cosi? Il metal ha perso un po' di quella "magia"?

Sì e no allo stesso tempo. Ha perso qualcosa, ma ha anche guadagnato. Il problema è che è pieno di pseudo-band che hanno genitori ricchi alle spalle che li aiutano e riempiono la scena di musica di merda. Per quanto riguarda la musica in sè, io sono un fan della vecchia scuola, Piorun preferisce la scena black metal moderna, Markiz e Wilku apprezzano entrambi, ci completiamo a vicenda nella band, io e Markiz ascoltiamo anche hard rock e blues, ma deve essere roba buona con un messaggio.


I Deep Desolation sono di nuovo in marcia? State già lavorando al seguito di "Rites Of Blasphemy o ci sono altri episodi che faranno da antipasto al terzo lavoro?

Sì, ci stiamo lavorando, e ti dirò di più: abbiamo già composto alcune canzoni! Ora le proviamo in sala prove. Deve essere tutto perfetto al 100%! Vogliamo iniziare a registrare alla fine del 2013!


I cinque dischi che ti hanno reso l'artista che sei oggi?

Black Sabbath - "Vol. 4";
Mayhem - "De Mysteris Dom Satanas";
Cathedral " The Carnival Bizarre";
Immortal - "Battles In The North";
Iron Maiden - "Powerslave.



E invece gli ultimi cinque che hai comprato e che consiglieresti ai nostri lettori?

Cultes Des Ghoules – "Henbane";
Voivod - "Target Earth";
Grave "Endless Procession Of Souls";
Craft – "Void";
Horseback – "Half Blood".



Hai delle passioni che esulando dal mondo della musica? Libri, tecnologia, sport...

Parlando per me, oltre alla musica, amo i libri, i videogiochi e i film. Libri e giochi mi occupano molto tempo, amo trovarmi in mondi diversi usando solo la mia immaginazione, lo stesso per i videogiochi.


Se potessi organizzare un festival in grande, con il quale presentare a una platea gremita "Ritual Blasphemy", e con voi come band principale, quali altre formazioni vorresti partecipassero alla serata?

Saturnalia Temple, Witchsorrow, Swedish Pest se suonassero live, e noi, Deep desolation, come gruppo principale, sarebbe perfetto.


Anche stavolta siamo giunti alle battute finali, mandiamo un saluto a coloro che ci seguono e li invitiamo all'ascolto della vostra musica?

Se amate il sound psichedelico e la musica malvagia, la nostra musica è per voi! Provate il nostro "Blasphemous Rites" e lodate il Diavolo. È il nostro messaggio. Grazie per il vostro tempo.

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DEEP DESOLATION (2013) (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Insanity

Formazione
Piorun - Bass
Markiz - Guitar
Meriath - Guitar, Vocals
Wilku - Drums

In 2011 I talked with Meriath of Deep Desolation, 2012 brought us a new album, "Rites Of Blasphemy", and the chance of talking with the band too, so let's update the situation.

Welcome on Aristocrazia Webzine, how has 2012 been for you? We are almost at the end, would you like to sum it up?

Meriath: Year 2012 was very busy for us, hard work in the studio, few gigs, new ideas and writing songs for new album. As you can see we are hard working band, and still there is plenty of energy in us.


At the end of 2011 you released the split with Iugulatus and Primal, how are you linked to these bands? Respect, friendship and how much are this kind of releases with more bands useful? I read many critics about this, often with no reason.

We are friends outside music as well, we know each other quite well, we hang out quite often, about split releases themselves, I have mixed feelings myself about them, sometimes there are too many different styles involved, but from the other side there is something above music itself. We wanted to show our support and cooperation between bands, that's why we have released that split. Style we presented on the split was a continuation of "Subliminal Visions" album, and recording of these new tracks was the chance to present new drummer, who just entered the band, and my vocals, shortly speaking on the split we presented changes occured since the debut album.


Let's talk about "Rites Of Blasphemy", how did you choose the title?

Title for "Rites Of Blasphemy" came itself. During writing music and lyrics we figured out that they are blasphemous to some degree, both music and lyrics. When Markiz wrote lyrics to "Blasphemous Rite" we decided it would be variation to title an album as a collection of rituals of blasphemy like.


Your sound is still binded to the Black/Doom one in "Subliminal Visions" but now there is more "drug", there is a psychedelic attitude that supports that allucinations that your music wants to create. What changed in your composition work? Did your change your musical tastes during this time? Which are the albums that you listened to while composing yours?

No, we didn't change our musical taste! Music evolves itself in us. We practice every new song for many times, so we have plenty of time to change what we want to change, but it wasn't like we planned to record "more psychedelic" album. I brought my ideas and riffs, that's the change, because previous album was completly written by Markiz. "Rites Of Blasphemy "contains more of my ideas, Piorun gave few melodies, and Wilku gave few arrangments, so we can say, it was more team work involved in creating "Rites Of Blasphemy".


Invoking ancient rituals in the titletrack, annihilating the faith power in "Cuius Regio/Eius Religio", and the man becoming divine in "I Became God". Is still religion something bad that mankind can't destroy? Is it an help for the spirit or pure mental enslavement?

In my opinion faith completly weakens human's mind. People blinded by faith, they can not think logically. We in Deep Desolation oppose to such state of things. We think human being should develop and improve continuosly, at the same time we think we should pleasure ourselves and satisfying our lusts. That's what we think.


I noticed more freedom in you and Markiz while moving in the tracks, your vocal lines are more defined and varied, he made some good solos. Did you constantly rehearse together? How many hours do you spend together and how mane of them do you spend together outside the musical world? Are band still a sort of family?

We practise regularly between three to six hours a week together in our rehersal room. Guitar solos and vocals are very important parts of our music, we pay huge attention to these elements, recording solos themselves in studio took five hours, which is long comparing to whole time we spent recording full album, some solos were improvised, we compared one version to another and eventually we picked up best ones. Beside our rehersal room, we hang out pretty often, we are very close friends, not only co-workers! Markiz socialise with us a bit less frequently because he works hard with his other bands and he praises his loneliness in his spare time. We all are close friends, and it is not only about music.


Did you play your work on stage? Have you already scheduled any dates?

We didn't play many gigs after release of the album honestly speaking, but we did few live shows all right and received good critical acclaim.


In a musical scene so competitive like the metal one, maybe too disposable and pop-like in the last years, which is the formula to guarantee the integrity of a musical sound? Many bands, after the debut, change genre or get more commercial, is there less passion than before?

If someone record good music and then change style playing for pussies, that person shouldn't play metal at all! I think these people still have a passion for metal, but they have drive for money at the same time! They think if they record few catchy songs then success is guaranted! We don't respect people with that attitude at all! They make puppets of themselves.


Talking with older friends, they often afflict because there is less "magic" which charachterized the Eighties and the first Nineties. is it the same for you? Did Metal lose something tthat used to make it special?

Yes and no at the same time. It lost something, but gained as well. The pain is there are plenty of pseudo-bands, where they have rich parents behind and they sponsor them record session and plenty of shit music swarm the scene. About the music itself, I am a fan of old school metal, Piorun prefers modern black metal scene, Markiz and Wilku mix old and new, we complement one another in the band in terms of music, me and Markiz listen to hard rock and blues, but it has to be really good stuff with a message.


Are Deep Desolation already working at the follower of "Rites Of Blasphemy" or maybe will you make some more little works before it?

Yes, we are working on it, and I' ll tell you more, we have songs already written! Now we practice songs in rehersal room. Everything has to tick, it has to be 100% perfect! We want to start record session at the end of year 2013!


The five albums that made you the artist that you are today?

Black Sabbath "Vol. 4";
Mayhem "De Mysteris Dom Satanas";
Cathedral " The Carnival Bizarre";
Immortal - "Battles In The North";
Iron Maiden - "Powerslave".



And the last five that you brought and that you'd like to recommend to our readers?

Cultes Des Ghoules – "Henbane";
Voivod - "Target Earth";
Grave "Endless Procession Of Souls";
Craft – "Void";
Horseback – "Half Blood".



Passions besides music? Books, technology, sport...

Speaking of myself beside creating and performing music, I love books, video games and movies. Books and games are huge time consumers for me, I love to find myself in completely different world using only my imagination, it is the same about video games.


If you could make a festival to introduce "Ritual Blasphemy" to a great audience (of course with you as headliner), which bands would you choose?

Saturnalia Temple, Witchsorrow, Swedish Pest if they would play live, and us, Deep desolation on top of that, would make a perfect line up.


The interview is finished, would you like to send a message to our readers inviting them to try your music?

If you love psychedelic sounds, music consisted of evil itself, then our music is just for you! Check our "Blasphemous Rites" album and praise Devil. That's our message. Thanks for your time.

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lunedì 10 giugno 2013

HAMMERED - The Beginning


Informazioni
Gruppo: Hammered
Titolo: The Beginning
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Punishment 18
Contatti: facebook.com/hammeredspace
Autore: Mourning

Tracklist
1. No Time For Us
2. Space Invaders
3. See You In Hell
4. Masters Of Your Nightmares
5. Money
6. Bloody Fields
7. From Paradise To Hell
8. The Five Hunters
9. Never Dies
10. Wait For Sleep [cover Dream Theater]

DURATA: 47:37

I goriziani Hammered ce ne hanno messo di tempo per rilasciare il debutto "The Beginning", la formazione infatti è in giro ormai da oltre una decade (in precedenza con il nome Trauma) e dopo aver pubblicato il demo "2010... Live The Terror" nel 2006 ha fatto trascorrere ben altri sette anni prima di tirar fuori la prima uscita full.

La volontà e la passione bastano a ottenere buoni risultati? A quanto sembra no. Purtroppo l'ascolto del loro album da un lato conferma il fatto che il quartetto adori in maniera viscerale le sonorità anni Ottanta, sia per ciò che concerne le band albioniche della N.W.O.B.H.M. che quelle congegnate dal thrash in fase di sviluppo dei primissimi Metallica e Anthrax, miscelando heavy e thrash con soluzioni maggiormente melodiche o speed a contendersi il destino — o se preferite la riuscita — dei vari episodi; dall'altro invece a causa delle carenze mostrate dal songwriting alle volte sin troppo prevedibile, da una produzione che fa suonare i pezzi molto retrò non garantendo però la presenza della brillantezza grezza caratteristica degli album di quel periodo e soprattutto indebolito da una prestazione vocale deludente non nella forma quanto nella sostanza (Andrea Csàszàr non riesce a imprimere cambi di marcia o almeno a far sì che trapeli un minimo di coinvolgimento, il suo approccio è decisamente piatto), il valore di "The Beginning" viene ridimensionato di passaggio in passaggio nello stereo, limandosi sino a giungere a una sufficienza stiracchiata, a voler essere buoni.

Sinceramente mi dispiace dover dire che non ci siamo, le proposte di questo tipo odiernamente abbondano e la qualità è spesso elevata, ovviamente (chi più, chi meno) pagano tutte il dazio della derivazione dai grandi giganti del passato, nello specifico caso comunque non è di certo questo il problema, infatti pur salvando brani come "Space Invaders", "The Five Hunters" e "Never Dies", pur apprezzando il piacevole lavoro svolto dal basso in apertura di "Bloody Fields", è impossibile non segnalare la presenza di un grosso riempitivo qual è "Money" e una "See You In Hell" che viene praticamente resa vana dal cantato che ne smorza i toni lacerandone l'incisività e spogliandola della grinta che possiede, o meglio dovrebbe possedere.

L'avventura degli Hammered inizia qui, non è andato tutto nel verso giusto, ma si son comunque piantate le basi per il futuro, adesso bisogna rimettersi sotto e impegnarsi modificando il tiro, dando una decisa inquadrata agli aspetti che al momento non convincono appieno, risucchiandoli in un'area grigia, zona nella quale peraltro è facile impantanarsi per qualsiasi band. Vedremo più in là cosa saranno capaci di offrire, per ora non mi rimane altro da fare che dir loro: in bocca al lupo ragazzi.

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REGARDE LES HOMMES TOMBER - Regarde Les Hommes Tomber


Informazioni
Gruppo: Regarde Les Hommes Tomber
Titolo: Regarde Les Hommes Tomber
Anno: 2013
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De L'Ombre Productions
Contatti: facebook.com/rlhtband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Prelude
2. Wanderer Of Eternity
3. Ov Flames, Flesh And Sins
4. Sweet Thoughts And Visions
5. Regarde Les Hommes Tomber
6. A Thousand Years Of Servitude
7. The Fall

DURATA: 39:00

La Francia continua a gettare nella mischia band nuove di pacca e dalle indubbie qualità, e la Les Acteurs De L'Ombre Productions è di sicuro fra le etichette che meglio si sta muovendo in ambito estremo, soprattutto se non si è alla ricerca di prove dal sound univocamente "classico". Fra le ultime formazioni entrate a far parte del loro roster vi è anche il quartetto proveniente da Nantes che s'identifica col nome di Regarde Les Homme Tomber, del quale hanno rilasciato il debutto omonimo.

Il gruppo è composto da J.J.S e A.M alle sei corde, A.B al basso e R.R. dietro le pelli e U.W. al microfono. I ragazzi s'infilano senza mezzi termini in quella folta selva di compagini che imbastardiscono la propria natura dando vita a ibridi estremi che attingono dal panorama sludge / doom / core e da quello black, infatti nella loro prova è possibile riconoscere tratti riconducibili a colleghi quali Cowards, Celeste, Deathspell Omega (per rimanere in territorio transalpino), ma anche qualcosa dei tedeschi Secrets Of The Moon.

Se è musica gelida e nordica che andate cercando, allora siete finiti proprio fuori zona: le atmosfere e il modo di affrontare e di convivere con la parte emotiva incattivita e rabbiosa nei confronti della figura demiurgica vengono sviscerati attraverso lame taglienti e mattonate grevi, dissonanze che s'incollano alle pareti del cervello e ampie fughe ambientali, facendo sì che l'ira diventi furia nelle sezioni in cui la voce vomita le proprie sentenze e le fugaci accelerazioni alterino lo sprofondare cadenzato, permettendo a una razione aggiuntiva di astio di filtrare nell'etere. Il disco è una mazzata divisa in sette capitoli, nel quale la visione cromatica scura non concede spazio a spiragli o bagliori che possano indicare la presenza di "speranza", è un avanzata motivata e tormentata che induce alla ribellione, alla volontà di trovare la propria strada superando i voleri dogmatici di figure "imposte" storicamente a interpretare l'odioso ruolo di "via" prima da seguire, figure che vengono combattute e detronizzate:

The land of God is the place
Where we belong
We're not afraid
Of the hands of Lord anymore...
For He is the weak
His monstrous reign
Must take end now
We must bring him
Down to the earth
Where He belongs
For Salvation
For He is guilty
For we are men
For He is the weak
.

Il cadere — da tanti temuto — è figlio della libertà e del libero arbitrio e i Regarde Les Homme non hanno fatto altro che rompere le catene, dando un senso al detto "meglio essere Re all'inferno che servi in Paradiso".

Le canzoni acquisiscono ulteriore bellezza soprattutto nei frangenti in cui assumono ritmicamente una forma tribale-rituale, aspetto che potrete riscontrare ad esempio in "Sweet Thoughs And Visions" e nella conclusiva "The Fall" (pezzo dal quale ho estratto lo stralcio di testo riportato poco più su), o un'ampia esposizione atmosferica, caratteristica che fortunatamente è ricollegabile a più episodi.

Certamente sia la tematica che le emozioni incanalate in "Regarde Les Homme Tomber" sono state già tirate in ballo miliardi di volte, la copertina curata da Førtifem è una vera e propria opera d'arte, pur se "palesemente" ispirata allo stile di Gustave Dorè, tuttavia questi non sono fattori che attirano a sè pensieri negativi in quanto il concept, la raffigurazione che gli è stata fornita e l'andamento evolutivo della musica si alimentano e coesistono in maniera decisamente interessante.

I Regarde Les Homme Tomber sono pronti a sgomitare e dibattersi per farsi strada fra i grandi, la band ha esordito positivamente e coloro che amano questo tipo d'uscite dovrebbero quantomeno concedere all'album un po' del proprio tempo per approfondirne la conoscenza, quindi teneteli d'occhio e perché no, comprate il loro disco.

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PAGAN BLOOD - Lord Of The Seas


Informazioni
Gruppo: Pagan Blood
Titolo: Lord Of The Seas
Anno: 2013
Provenienza: Francia
Etichetta: Le Crépuscule Du Soir Productions
Contatti: myspace.com/579335679
Autore: Mourning

Tracklist
1. Nordic Fury (Lords Of The Seas Part.1)
2. Wind Of Eternity
3. Wotan's Will
4. Guardian Of Fate
5. Lost Northern Island (Lords Of The Seas Part.2)
6. Helluland
7. The Ride To Valhalla

DURATA: 45:48

Dietro il progetto francese Pagan Blood si cela la figura di Julien, artista in giro da tempo, ex di Heathen Dawn e Hoarfen, in attività con un'altra creatura solista dal nome Drachenfels, che giunge al rilascio del secondo disco intitolato "Lords Of The Seas", con quella che sembra la sua incarnazione musicale più importante, supportato dall'etichetta connazionale Le Crépuscule Du Soir Productions. L'idea dell'album che si sta per affrontare viene esplicata in maniera immediata dalla scelta delle immagini che danno vita alla grafica: i drakkar vichinghi che solcano il mare inseriti nella zona interna, i conquistatori che sbarcano a terra e la rappresentazione di Odino regalmente seduto sul trono posta nella parte posteriore confermano ciò che ritroveremo nelle note.

Il metal dei Pagan Blood è legato alle movenze e cadenze fiere e battagliere della scandinavia di autori fondamentali come Quorthon, alle melodie e prese di posizione ferree degli Amon Amarth e di motivi per ricollegare l'ispirazione dell'artista transalpino a quel preciso panorama sonoro ne troverete a bizzeffe. Vuoi per la tensione dei brani mantenuta costante e rigida in più di una circostanza forzando sul mid-tempo per irrobustirne maggiormente l'incedere, vuoi per i continui tentativi di ricamare melodie che facciano presa sull'orecchio e influenzare l'atmosfera con toni epici, Julien mette a segno un paio di colpi interessanti sia nei frangenti battaglieri che caratterizzano tracce come "Nordic Fury (Lords Of The Seas Part.1)", "Guardian Of Fate" e "Helluland", sia nella conclusiva e particolarmente estesa "The Ride To Valhalla", pezzo della durata di dieci minuti, nel quale è il sound altero a farla da padrone.

"Lords Of The Seas" è un album più che discreto al quale mancano un paio di episodi "superbi" per poter eccellere, è dotato di una prestazione strumentale e di una produzione nel complesso ben più che accettabili e il viaggio a cui conduce, per quanto noto, risulterà comunque affascinante agli appassionati fruitori del genere, è quindi a loro che consiglio di ascoltare la proposta dei Pagan Blood.

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ANTICHRISTIAN KOMMANDO - Black Goat Rituals


Informazioni
Gruppo: Antichristian Kommando
Titolo: Black Goat Rituals
Anno: 2013
Provenienza: Svizzera / USA
Etichetta: Bergstolz
Contatti: myspace.com/akbmofficial
Autore: ticino1

Tracklist
1. Ritus Sanguis
2. Ossuary Misery
3. Chaos Legions Of Hell
4. Profane Dark Arts
5. God Crushing Black’n’Roll
6. Black Goat Rituals
7. Chalice Of Nightmares
8. Black Death
9. Possessed By Evil Curses
10. Outro – In Eternal Devotion

DURATA: 30:57

Con trepidazione apro il pacchetto ricevuto dalla Bergstolz, etichetta svizzera attiva nel sottosuolo più profondo delle Alpi... Antichristian Kommando... il nome mi rammenta qualcosa... sì, certo, qualche anno fa scrissi una recensione riguardo la cassetta demo, che offriva black'n'roll grezzo e primitivo, se non erro.

Il duo intercontinentale si presenta oggi con un CD fresco di stampa che come aspetto esteriore non ha nulla da invidiare al resto dei prodotti che appaiono sul mercato. Il concetto di copertina è sobrio, all'interno troverete una composizione fotografica con i membri della formazione e scarsissime informazioni.

Il primo punto che rilevo è la notevole evoluzione tecnico-compositiva dei musicisti; i passaggi rozzi e brutali non mancano, ma il manico della chitarra è più sfruttato rispetto all'era "Vernichtungsfeldzug" e Nocturnus Dominus esplora maggiormente le possibilità offerte dagli strumenti, dando una solida base alla voce crudele di Winter. Mi dispiace per i membri dell'Esercito della Salvezza che dovessero leggere... no, voi non siete invitati neppure questa volta.

Le tracce promettono tanto divertimento; l'inizio del disco, "Ritus Sanguis", rende già l'idea di quello che vi attende. Scale in stile classico black e cambiamenti di ritmo v'invitano a scuotere la testa sulle note marziali e possenti. Si può senza dubbio obiettare che gli Antichristian Kommando non abbiano inventato l'acqua calda, d'accordo, ma chi ci riesce ancora, oggi? Soggettivamente godo perché non è il solito metallo nero adoratore della percussione a mitraglia, ma che mi diverte con un metronomo calmo e pienamente cosciente di ciò che serve a mandare in estasi un pubblico in vena di musica aggressiva, priva però di baccano inutile. Siete desiderosi di velocità? Beh, non preoccupatevi, qualcosa da mordere lo troverete per esempio ascoltando la terza pista; non posso garantirvi che vi masturberete ascoltandola. Sono sicuro tuttavia che scuoterete la testa al suo ritmo e che sarete entusiasti per la varietà di scale ivi contenute. I competenti lettori di Aristocrazia non avranno difficoltà a scoprire influenze da tutti quei gruppi del sottosuolo di un tempo come Venom, Poison, Darkthrone e da tanti altri che donarono un viso all'acciaio degli Ottanta e al periodo di transizione con il decennio seguente. Sono desolato, non trovo una sola canzone che non sia adatta a un bello scuotimento di testa in compagnia o (perché no?) soli, nel caso in cui la luna fosse particolarmente storta da pretendere uno sfogo personale. Per fortuna esiste il metal.

Siamo alla frutta... accusatemi pure di campanilismo, accusatemi pure di sostenere troppo la scena svizzera. "Black Goat Rituals" mi ha convinto, non dal lato innovativo, ma da quello musicale; non sono amico di chi scopiazza proprio quello che è "in" al momento, no. Mi piace sentire ogni tanto formazioni capaci di risvegliare quello spirito che ho conosciuto anni addietro nel thrash e nel death. Mi permetto di esprimermi per una volta in maniera soggettiva: considero questo lavoro genuino, solido, vario e dunque di mio gusto. BANG YOUR HEAD!

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GODWATT - Senza Redenzione

Informazioni
Gruppo: Godwatt
Titolo: Senza Redenzione
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Auoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Godwatt/136926363033903 - godwatt[at]hotmail.com
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Cicatrici
2. Venus
3. Senza Redenzione
4. Scheletro
5. Il Male
6. Sulphurea
7. Tra I Tuoi Dei
8. Oltre Il Buio
9. Verme
10. Spectro

DURATA: 46:43

Sono sempre molto felice di poter parlare positivamente di un gruppo nostrano e sono ancora più felice quando il suddetto gruppo è inserito all'interno di certi stili musicali che mi fanno sempre sbavare copiosamente, primo tra tutti lo Stoner. Passo a presentarvi dunque il nuovo album dei Godwatt, trio laziale precedentemente conosciuto con il nome Godwatt Redemption sotto cui erano già stati rilasciati altri due dischi negli anni scorsi, "The Hard Ride Of Mr. Slumber" e "The Rough Sessions".

Il cambio (o meglio, la mutilazione) del nome ha segnato una svolta molto importante nella carriera dei ragazzi che nel nuovo parto intitolato, appunto, "Senza Redenzione" hanno deciso di esprimersi esclusivamente in lingua italica. "Cicatrici", "Scheletro" e "Oltre il Buio" sono pezzi ottimi per esemplificare la proposta: abbiamo nelle orecchie uno Stoner Rock dalle vivide sfumature metalliche che pesca a piene mani dai soliti riferimenti obbligati quali Kyuss e Fu Manchu, ma anche da compagini più "dure" come Earthride e Orange Goblin. Come accennavo prima, la scelta di avvalersi unicamente della lingua madre è stata assolutamente decisiva, in quanto impreziosisce l'intero apparato con tocchi di spiccata identità personale in cui i nostri si muovono in maniera evidentemente molto agevole.

Episodi come "Venus", "Tra I Tuoi Dei" e "Verme" evocano tutto il carico dell'aria afosa di Palm Desert che viene scurito e appesantito da un considerevole dosaggio di pesanti molecole "doomiche"; queste ultime legandosi a un elevatissimo voltaggio elettrico danno vita a una soluzione decisamente instabile ed esplosiva, un adrenalinico concentrato di sfacciataggine e prepotenza che, inutile dirlo, offre parecchi attimi di godimento agli amanti di tale genere. Sicuramente notevole è la strabiliante capacità che i Godwatt dimostrano in tracce come "Il Male" e la magnifica "Sulphurea": l'interazione tra la languida acidità di certe melodie e l'atmosfera densa ricreata viene manipolata in maniera sfrontata e assolutamente capace, in modo da modellare una proposta che coniuga alla perfezione parti annerite da un'evidente disillusione di fondo e l'energia strabordante insita nel genoma Stoner.

Prova davvero magistrale per i Godwatt che, infilandolo ripetutamente in mezzo alle natiche di quei "critici" che giudicano malignamente siffatto panorama musicale come statico e sempre uguale a se stesso, offrono una strepitosa dimostrazione su come sia possibile coniare una stile decisamente personale che allo stesso tempo suoni fottutamente classico, come è giusto che sia. Fatevi un favore: ascoltate e portatevi a casa "Senza Redenzione", perché vi assicuro che lo scuro e riarso vento del deserto non soffia solo dalla California!

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TRENCHROT - Dragged Down To Hell


Informazioni
Gruppo: TrenchRot
Titolo: Dragged Down To Hell
Anno: 2013
Provenienza: Stati Uniti
Etichetta: autoprodotto
Contatti: trenchrotdeathmetal.bandcamp.com
Autore: ticino1

Tracklist
1. Gallery Of The Dead
2. Trapped Under Treads
3. Dragged Down To Hell

DURATA: 12:21

Philly non è la città che i nostri lettori collegherebbero direttamente a scene come quella del Death Metal. Meraviglia ancor più, dunque, incontrare proprio una formazione che suoni uno stile legato all'epoca d'oro europea.

Il piede da trincea era un supplizio subito da tanti dei vostri bisnonni durante la Grande Guerra e ha provocato sovente la perdita di un arto. I TrenchRot fortunatamente non mirano a rovinarci i corpi, ma piuttosto vogliono rallegrarci con il loro Death Metal di stampo classico.

Le tre tracce di questa prima demo potrebbero sbucare tranquillamente da qualche cassetta dell'inizio Anni Novanta, quando la gente si scambiava le registrazioni per divulgare la parola. Non aspettatevi allora musica spolverata, lucidata e cerata; le scale sono grezze, la voce rauca e lo stile rammentano a volte un poco un misto moderno con il Crust; mi riferisco particolarmente a "Gallery Of The Dead" che mostra una tale cadenza. I ragazzi rinunciano ad attacchi di mitraglia, limitandosi a mantenere una velocità moderata come la conosciamo da alcuni gruppi seminali inglesi e olandesi. Sono certo che alcuni di voi scopriranno anche alcune scale tipiche per gruppi come gli Autopsy e tante altre formazioni classiche.

Amate il Death definito di "Vecchia Scuola"? Non v'interessa l'evoluzione musicale e volete solo rumore per scuotere la testa mentre gustate una buona birra? Andate dunque, andate e ascoltatevi la demo sul sito Bandcamp dei TrenchRot, prima di acquistarlo, se vi piacesse.

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ARS GOETIA - Servants Of Void


Informazioni
Gruppo: Ars Goetia
Titolo: Servants Of Void
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Baphomet In Steel
Contatti: arsgoetia.it - myspace.com/goetia
Autore: Akh.

Tracklist
1. Servants Of Void
2. The Witch Of Endor
3. On The Throne Of Sulphur
4. Diadems Of Blasphemies
5. Unending Dance
6 Virgin Prostitute
7. Crusted Blood
8. Blind With Thousand Eyes
9 Absinthius
10 The Key Of Joy

DURATA: 48:09

Riecco con questo "Servant Of Void" i padovani Ars Goetia, che i più attenti avranno già incontrato sulle nostre pagine con "The Witch Of Endor", accasati presso i foschi lidi della Baphomet In Steel, magione che da quanto percepiamo rifugge modernismi o "carinerie" fra le proprie fila.

Avevamo lasciato i padovani alle prese con una produzione grezza e prettamente underground che già ci preannunciava la bontà dei brani. In questo senso vorrei dire che la proposta odierna — pur mantenendo le caratteristiche permanenti del genere — acquista in pulizia e oscurità (grazie anche a una maggiore presenza del basso nel missaggio finale), doti che a mio avviso possono far guadagnare punti alla proposta, che ora risplende di luce nera nelle varie composizioni, ricche di riff malevoli e giri scarni al vetriolo. Il piglio esoterico e misterioso viene ulteriormente sottolineato dai nuovi brani non presenti nel precedente promo.

Chiunque abbia assistito a uno spettacolo degli Ars Goetia può certificare il grande impatto e la forte suggestione che sanno riproporre in sede live. A mio avviso tutto ciò è stato ricreato anche fra le righe di questo secondo capitolo, scrivendo pagine di ritmi vari con una sagacia compositiva che ben bilancia le varie influenze del gruppo. I brani si avvalgono di un'aura funebre e sacrale che a volte rimanda a certe legioni tipicamente finlandesi (i Behexen o gli Horna più scuri) per la forza profusa e per l'inclinazione ortodossa che vi viene immessa e "On The Throne Of Sulphur" potrebbe benissimo essere un inno da invocare a gran voce. Assolutamente da incorniciare rimane "Diadems Of Blasphemies", tributo totale al vessillo della Fiamma Nera, che mantiene assolutamente pulsante tutto il precedente fascino e trasuda morte e pestilenza come un cadavere putrescente emana lezzo e malattia. Tornano ancora alla mente i vecchi Mayhem e certi echi norvegesi, così come gli Hellhammer, andando a coronare un universo maledetto e malignamente buio di cui Vindvalr e soci sono arrembanti servi. Spesso ascoltando le note di "Virgin Prostitute" la visione di tonache e candelabri torna a ripresentarsi nella mente con intensità e insistenza, con un piglio furibondo incontrollato e marcescente il quale non potrà che affiorare nella seguente e sparata "Crusted Blood", il cui incipit creerà scompiglio nelle fila dei sostenitori e non del gruppo.

La devozione è un termine assoluto e ogni brano presente ne è una ennesima riprova, qua non vi è spazio per sperimentazioni o ammorbidimenti, ma solamente per musica crudele e blasfema, con tassi di morbosità e opacità rimarchevoli, come viene ricordato dai riflessi mortiferi di "Blind With Thousand Eyes" e dai suoi arrangiamenti taglienti e incisivi, o nella ossianica "The Key Of Joy" in cui le influenze sabbatthiane si miscelano alla perfezione allo spirito occulto di questa uscita.

Qui sapete benissimo a cosa andrete incontro, non vi saranno sorprese, soltanto una coltre notturna infestata da belati lontani, litanie adoranti e sacrifici votivi resi in omaggio alla "Voce", in questo senso però devo ammettere che i Nostri hanno saputo mantenere pulsante e vivido un odio e un rispetto del credo che in certe zone del Nord Europa oramai sono rari. Riconosciamo quindi tutto ciò e leviamo un coro di assenso verso "Servants Of Void", che pur non inventando assolutamente niente riesce abilmente a ricreare aloni di catacombe e liturgie spietate, oltre a risultare credibile e veritiero.

Gli Ars Goetia hanno aperto le cerimonie e vi attendono ai piedi dello scranno, presenziate e non cedete il passo; gli echi del "Suo" richiamo giungono a voi, non abbiate timore.

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KESS' KHTAK - Nurturing Conditions For Rupture


Informazioni
Gruppo: Kess'khtak
Titolo: Nurturing Conditions For Rupture
Anno: 2012
Provenienza: Ginevra, Svizzera
Etichetta: Sigma Records
Contatti: facebook.com/kesskhtak
Autore: Bosj

Tracklist
1. Algorithm Of Hate
2. Ripped
3. Diffusing Discord
4. Scapegoat
5. Compulsory Silence
6. Keep Going
7. S.I.C.K.
8. Manifest Sentence
9. Rollity

DURATA: 23:35

Stando a Metal-Archives: "Kess'khtak" in modern Arabic means "Your Sister's Pussy" ("Kess'khtak" in lingua araba corrente significa "La Fica Di Tua Sorella"). Questo "l'accattivante" significato del nome scelto dai cinque ginevrini membri della band, composta da batteria, basso, chitarra e due voci, che con questo secondo EP arricchisce di un ulteriore tassello la propria produzione, ma ancora evita il grande salto al full lenght.

Preciso subito che — nonostante il doppio microfono — è da scartare la facile classificazione deathcore del gruppo svizzero: sebbene i suoni siano moderni, puliti e asciutti, l'humus da cui il quintetto prende le mosse è di inequivocabile estrazione death metal, addirittura dalle spruzzate hardcore. Si spiegano così i brani che non superano mai i tre minuti e il riffing grossissimo su cui le strutture si sviluppano.

Dalle alette del digipak si scopre, addentrandosi nei testi, la vena dispregiativa nei confronti della società e dell'umanità più in generale, ben veicolata proprio dalla scelta del doppio cantato: Mat e Flow (nulla è dato conoscere più dei nomi propri) intersecano ottimamente le proprie grida, dando ai brani un ritmo serrato e claustrofobico, dove la voce riposa solo per lasciar subentrare una tonnellata di riff di chitarra, spesso e volentieri di ottima fattura. "Keep Going", in particolare, ha un che di familiare, ricorda da vicino certe "moderne" scorribande death nordeuropee (Defleshed, The Haunted), però — come per tutti gli altri brani — con una produzione piena e il già citato doppio growl o simil tale pressoché inarrestabile. Se una combinazione di questi elementi farà inorridire l'old-schooler più intransigente, troverà invece approvazioni tra coloro che hanno saputo apprezzare suoni sulla scia degli ultimi Decapitated.

La velocità è elevatissima e costante, e "Nurturing Conditions For Rupture" non conosce cali di tensione nella sua pur breve durata, anzi intrattiene piacevolmente. Si tratta tuttavia pur sempre di venti minuti o poco più, e gli argomenti da trattare terminano presto, vista soprattutto la formula pressoché invariata proposta dai francofoni per tutti i nove episodi di questo EP. Se poi i Kess'khtak saranno in grado di lanciarsi in un'impresa più corposa e variegata, o continueranno a esprimersi con piccoli, ponderati, passaggi, lo scopriremo col tempo. La Svizzera, nel suo piccolo, ha sempre dato un apporto vario e concreto, quando non addirittura seminale alla comunità metallara, e i Kess'khtak non sono che l'ennesima formazione da tenere d'occhio.

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NIMH & ANTIKATECHON - Out Hunting For Teeth

Informazioni
Gruppo: Nimh & Antikatechon
Titolo: Out Hunting For Teeth
Anno: 2013
Provenienza: 2013
Etichetta: Rage In Eden
Contatti: oltreilsuono.com/nimh/index.htm - facebook.com/pages/Antikatechon/169442316495747
Autore: Istrice

Tracklist
1. Out Hunting For Teeth
2. Those Specs Of Dust
3. You Will Not Escape
4. All Will Fall
5. Sleep Overcomes Them

DURATA: 47:50

Nimh e Antikatechon sono due interessanti realtà del panorama dark ambient italiano. Nimh (Giuseppe Verticchio), romano di origine e thailandese di adozione, sicuramente gode di una maggiore notorietà, calcando le scene da ormai oltre un decennio, durante il quale ha largamente esplorato panorami sonori di diverso tipo, spesso contaminando la sua musica con sonorità e strumenti etnici provenienti dall'estremo oriente. Antikatechon (Davide Del Col) è invece sulle scene da meno tempo, ma il suo nome è già emerso grazie alle due pregevoli produzioni precedenti, la cui dark ambient cupa, inquietante e a tratti quasi religiosamente rituale ha fin da subito ricevuto ottimi riscontri da pubblico e critica. Il risultato della collaborazione non tradisce le prerogative fondamentali dei due paradigmi musicali, che anzi si sposano meravigliosamente fra loro, dando vita a un disco di grande spessore.

L'atmosfera è spettrale, "Out Hunting For Teeth" accoglie l'ascoltatore con un crescendo di distorsioni, un tunnel infinito di frequenze elettroniche il cui loop ossessivo si arricchisce costantemente di nuovi elementi, sample vocali sembrano emergere dal tessuto sonoro che si fa sempre più fastidioso. "Those Specs Of Dust" conduce a lidi maggiormente intellegibili e le reminiscenze industriali della prima metà del brano si diradano, lasciando spazio a una melodia appena accennata da un qualche tipo di strumento a corde. "You Will Not Escape", titolo quanto mai appropriato, è un brano all'apparenza più lineare, un unico flusso sonoro che si modifica e acquista nuove sfumature senza soluzione di continuità, accompagnato da una ripetitiva sezione ritmica a tratti appena percettibile. "All Will Fall" riconduce ad atmosfere più affini alla sensibilità di Antekatechon, gotiche e decadenti, con protagonista un motivo armonico dettato da un organo che progressivamente vede distorcere il proprio suono fino alla ritrovata quiete finale. Chiude l'album "Sleep Overcomes Them", brano in cui tutta la passione per la musica rituale del duo emerge con maggior forza, le atmosfere son più rarefatte, i riverberi danno un maggiore respiro alla composizione, mentre una voce sussurra formule incomprensibili. La tenue linea melodica e le percussioni che accompagnano l'ascoltatore alla conclusione mettono ancor più in evidenza la varietà di soluzioni in possesso dei due.

Che siate o meno appassionati di un genere comunque criptico come quello di cui si occupano i signori in questione, la spiritualità e la profondità di "Out Hunting For Teeth" non vi lasceranno indifferenti.

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MISERE NOBIS - Fade Away Gradually, My Hope...


Informazioni
Gruppo: Misere Nobis
Titolo: Fade Away Gradually, My Hope...
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Pest Productions
Contatti: facebook.com/miserenobisband
Autore: M1

Tracklist
1. Imploro Meam Finem
2. Mors Omnia Solvit
3. Sopor Aeternus
4. Mea Mors
5. Regnat Silentium

DURATA: 52:22

Alcuni mesi fa abbiamo ospitato su queste pagine Torpor e Gris coi pregevolissimi Dreariness, che sono già finiti nella mia top 5 di fine anno! Più passa il tempo e più mi convincono rispetto a quanto scritto in sede di recensione, dove ero stato molto più cauto. Quest'oggi rieccoli accompagnati da Dave dei Deadly Carnage e Negative col disco d'esordio dei Misere Nobis, che cronologicamente precede "My Mind Is Too Weak To Forget", essendo stato rilasciato il 25 giugno 2012. Inizialmente mi ero accostato a loro in rete, ricercando un gruppo dalle sonorità simili ai Nyktalgia, infatti i Nostri prendono il nome dall'omonimo brano presente nel primo album della formazione tedesca.

Nella musica dei Dreariness si percepivano uno struggimento e una malinconia tali da sfociare nel disagio mentale (ottimamente espresso dallo scream di Tenebra) di un'anima incapace di gestire così tanta negatività, come evidenziato dagli eloquenti titoli "Dysmorphophobia" e "Madness"; non avrei mai pensato che lo studio universitario di Binswanger e del suo testo "Melanconia E Mania: Studi Fenomenologici" potesse in qualche modo tornarmi utile! Qui invece lo strazio e il dolore di una vita priva di senso, fatta di solitudine e illusioni fuoriescono talvolta in maniera prepotente e massiccia, nelle furiose accelerazioni della batteria, urlando al mondo la propria sofferenza. Insomma "Fade Away Gradually, My Hope..." ricade nell'ambito del depressive black propriamente detto, pur rifuggendo i cliché più inutili, inflazionati e dannosi, come i suoni ultra grezzi che impediscono di cogliere gli accorgimenti più minuti, che spesso fanno la differenza in un settore così monolitico. Ad ogni modo i brani possiedono tutti quanti durate importanti, strutture più complesse del solito e un riffing "ipnotico" (non sferzante o tagliente), che però talvolta riserva alcuni notevolissimi passaggi più melodici o struggenti; è il caso ad esempio di "Mors Omnia Solvit".

L'incipit di "Sopor Aeternus" dal canto suo ricorda nettamente i vecchi e fondamentali Forgotten Tomb, inizialmente l'atmosfera è funerea e il ritmo lento, ma nel corso dei minuti appaiono anche furiose accelerazioni e altrettanti rallentamenti. "Mea Mors" è l'unica composizione del lotto che comincia "in medias res", senza alcuna introduzione di sorta, né pianistica né arpeggiata, e presenta un'alternanza fra pieni e vuoti musicali molto marcata, inoltre per la prima volta emerge il lato più viscerale del gruppo. Finalmente arrivo a parlare di "Regnat Silentium", la canzone che mi fece propendere per approfondire la conoscenza dei Misere Nobis: l'attacco è minimale, intimo, acustico, l'intensità e il pathos tragico crescono pian piano, lo si percepisce dal riff toccante... poi prende davvero piede, ma non si fa in tempo a farsi rapire che ecco l'esplosione angosciosa! Ancora una volta dopo l'amaro sfogo sopraggiunge una parte più raccolta, quasi per farci riprendere fiato...

Dalla lettura dei testi, dalla sequenza della scaletta e dal titolo mi sono fatto l'idea che questo album narri della perdita della speranza e della voglia di vivere, collocate all'interno di un percorso nel quale inizialmente è contemplata soltanto la morte autoinflitta, che viene invocata e anelata come unica soluzione. Successivamente il Male prende possesso dell'Anima, poiché in esso ritrova protezione e amore non contaminati dall'ipocrisia dei seguaci di Dio. Niente più dolore e sofferenza, nel momento del Giudizio essa giungerà a una nuova consapevolezza (dovuta alla malattia mentale?) e le bugia del Messia saranno finalmente distrutte. Questa consapevolezza in un certo qual modo è espressa anche dai testi stessi che si trasformano da più "carnali" e legati alle sensazioni del corpo a più "spirituali" col passare dei minuti.

"Fade Away Gradually, My Hope..." non è un disco che possa impressionare di primo acchito o riservare effetti speciali per stupire inaspettatamente il pubblico, si fa forza però del proprio lavoro complessivo, nel quale ogni singolo tassello gioca un ruolo importante ai fini di un tutto che è maggiore della somma delle sue singole parti, componente lirica compresa. Come per ogni titolo del proprio catalogo, Pest Productions permette un ascolto completo delle uscite tramite Bandcamp, quindi non vi resta che fare un salto là.

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OKULAR - Sexforce


Informazioni
Gruppo: Okular
Titolo: Sexforce
Anno: 2013
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Regenerative Productions
Contatti: facebook.com/okularmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. House Full Of Colours
2. Not Separate
3. Sexforce
4. The Greatest Offender
5. Ride The Waves Of Emotion
6. Rest In Chaos
7. The King Of Life
8. Exposing The Good Citizens
9. Feast Upon The Illusory
10. Birth Through Loss
11. To Ring The Bells Of Truth
12. Politically Incorrect Experiences
13. Educated For Enslavement

DURATA: 58:55

Se si è davvero grandi, lo si dimostra in qualsiasi occasione e gli Okular confermano di esserlo. La formazione nata per volontà di Andreas Aubert, che per la circostanza ha dato vita anche a una propria etichetta a supporto chiamata Regenerative Productions, mi aveva già impressionato ed entusiasmato col debutto "Probiotic" ed è riuscita a esaltarmi nuovamente con il secondo lavoro "Sexforce".

La creatura ha proseguito il discorso iniziato con il primo album, forte anche di una formazione invariata, apportando alcune modifiche al processo di composizione, adesso ancor più complesso in alcuni frangenti senza per questo aver rinunciato alla fruibilità che lo rendeva particolarmente intrigante, e all'impostazione ritmica tanto che la prova di Bjørn Tore Erlandsen si candida al ruolo di prima nota positiva, ma andiamo con ordine. "Sexforce", come il precedente "Probiotic", è un'anima contorta che coniuga perfettamente parole e note: se da un lato troviamo infatti soluzioni che portano a pensare a una miscela personale di soluzioni che rimandano a figure conosciute quali Gojira, Obscura, Opeth e Meshuggah, dall'altro vi è un'impronta tematica profonda, riflessiva e cruda quanto approfondita degna del migliore Chuck Schuldiner, peraltro corroborata da una rappresentazione grafica calzante all'inverosimile.

Sì signori, siamo dinanzi a un'opera completa capace di mettere sul piatto della bilancia mazzate pesanti come "Feast Upon The Illusory" ed esecuzioni variopinte tipo "The Greatest Offender" (nella quale l'ottima apertura di stampo acustico e il ritornello in voce pulita a cura di Mr. Vintersorg fanno la differenza), di impostare lo scenario in maniera spiccatamente melodica in "Ride The Waves Of Emotion" e lasciare di lato le chitarre a favore del piano suonato da André Aaslie in "To Ring The Bells Of Truth".

La forza degli Okular risiede nella qualità compositiva molto al di sopra della media: Andreas è una mente con i controfiocchi ed è agevolato, strumentalmente quanto vocalmente, in questo nuova fatica dall'egregio operato svolto dal chitarrista-cantante Marius S. Pedersen (e da Pål Mathiesen "Athera", suo compagno dietro al microfono in più di una circostanza), dal bassista Martin Berger Enerstvedt e dal precedentemente chiamato in causa Erlandsen che, come scritto poco più su, dimostra di aver apportato miglioramenti sostanziali al proprio lavoro, lo si nota soprattutto nell'uso della doppia cassa e nello sviluppo dinamico dei cambi di tempo adesso più oculati e incisivi.

"Sexforce" è andato ben oltre le più rosee aspettative riposte nella musica di questi norvegesi, è uno di quei dischi assolutamente da non farsi mancare in collezione, direi anche un bello schiaffone in faccia a tutti coloro i quali giornalmente lamentano l'assenza di album qualitativamente validi da poter nominare di fianco a quelli prodotti dai colossi del passato. Anche se lo scrivo in piccolo, si tratta di un "capolavoro". Gli Okular insieme ai grandi ci stanno bene e se il terzo episodio discografico fosse migliore dei primi due? In quel caso un posto nell'Olimpo del genere non dovrebbe esser loro negato.

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AUM - Of Pestilence

Informazioni
Band: Aum
Titolo: Of Pestilence…
Anno: 2012
Provenienza: Hong Kong
Etichetta: Le Crepuscule Du Soir
Contatti: facebook.com/aumofficial
Autore: LordPist

Tracklist
1. Temple
2. Place Of The Skull
3. Sheath To All Swords
4. The Forge Of Zurdan
5. The Thawing Of Pestilence

DURATA: 29:50 [versione promo]

Quando la scena black metal dell'Asia orientale ha iniziato — lentamente, ma in maniera costante — a emergere come una delle più vivaci tra quelle dei nuovi territori invasi da questo genere, Hong Kong non era il primo posto che veniva in mente pensando ai relativi gruppi.

Tradizionalmente patria di molte pop-star e formazioni di rock melodico, questa regione piccola ma culturalmente attiva ha recentemente attirato un po' di attenzione nei circoli metal underground, grazie a qualche buon progetto come Hyponic, di matrice doom.

Gli Aum sono un trio formato nel 2009, che prende il nome dal celebre suono dell'universo della tradizione buddhista, che il cantante Tsar ha descritto tra le altre cose come "il microcosmo dell'Universo all'interno di tutti i sé". "Of Pestilence..." è il prodotto di circa tre anni di lavoro e presenta cinque brani di black metal influenzato dalla vecchia scuola, ma piuttosto vario per essere black metal "non sperimentale". Dopo trenta minuti di distruzione, la versione completa include una traccia ambient di circa quindici minuti, che però non fa parte della versione promozionale che sto recensendo.

Il loro approccio è molto diverso da quello di gran parte delle band provenienti dalla Cina continentale, più vicine alle sonorità "depressive" o "folk" del black metal. La copertina stessa rappresenta una rottura nella giovane "tradizione" del black metal dell'Asia orientale: non ci sono "montagne e acque" o caratteri elegantemente scritti in corsivo qui, bensì un grigio scenario (?) caotico dalle influenze espressioniste.

Pubblicato nel tardo 2012, questo EP ha aggiunto un po' di varietà a un panorama ancora relativamente giovane, pur rischiando di suonare leggermente ovvio per le orecchie straniere. L'atmosfera quasi rituale di alcuni passaggi contribuisce a dare più carattere a questo progetto e può essere un aspetto sul quale lavorare nella prossima uscita.

Questa versione con cinque tracce è disponibile in streaming sulla pagina Bandcamp degli Aum.

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AUM - Of Pestilence [english version]

Information
Band: Aum
Title: Of Pestilence...
Year: 2012
From: Hong Kong
Label: Le Crepuscule Du Soir
Contacts: facebook.com/aumofficial
Author: LordPist

Tracklist
1. Temple
2. Place Of The Skull
3. Sheath To All Swords
4. The Forge Of Zurdan
5. The Thawing Of Pestilence

RUNNING TIME: 29:50 [promo version]

When the East Asian black metal scene started — slowly, but steadily — to rise as one of the liveliest among the new territories recently invaded by this genre, Hong Kong wasn't exactly the first name that came to mind when thinking about related bands.

Traditionally home to many pop-stars and melodic rock acts, this small but culturally vibrant region has drawn some attention in the underground metal scene in recent years (thanks to a few quality projects such as the doom-oriented Hyponic).

Aum is a three-piece black metal act that took shape at the end of 2009 and was named after the popular Buddhist sound of the universe, which the vocalist Tsar also described - among other things - as being "the microcosm of the Universe within all selves". "Of Pestilence..." is the product of about three years of work and features five tracks of old-school influenced and quite diverse black metal (as far as "non-experimental" black metal goes). After thirty minutes of storming mayhem, the full version includes a fifteen-minute ambient bonus track (which is not part of the promo version I am reviewing here).

Their approach is very different from that of most mainland bands, which are closer to the depressive or folk-oriented faces of black metal. The cover itself signals some sort of break in the young "tradition" of East Asian black metal: no "mountains and waters" or elegant handwritten characters here, but a chaotic expressionist-influenced grey abstract scenery (?) instead.

Coming out in late 2012, this EP added some variety to a still relatively young scene, even though possibly sounding a little obvious to foreign ears. The almost ritualistic feeling in some passages gives more character to this act and might be an interesting aspect for them to expand on in their next release.

This five-track version is available for download at their Bandcamp page.

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T.O.W. (THE OLD WIND) - Feast On Your Gone


Informazioni
Gruppo: T.O.W. (The Old Wind)
Titolo: Feast On Your Gone
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Pelagic Records
Contatti: facebook.com/Theoldwind
Autore: Mourning

Tracklist
1. In Fields
2. I'm Dead
3. Raveneye
4. The Old Wind
5. Spears Of A Thousands
6. Reign

DURATA: 34:47

Gli svedesi Breach si sono sciolti tanto, ormai troppo tempo fa, eppure i membri di quella che fu una della band fondamentali per il movimento post-hardcore continuano a far parlare di sé, dando vita a progetti interessantissimi. Se quest'anno i Terra Tenebrosa (compagine costituita da personaggi noti di quella realtà, celati dietro gli pseudonimi di Hibernal, Hisperdal e The Cuckoo) hanno tirato fuori il devastante "The Purging", non dobbiamo dimenticarci dei TOW, gruppo che vede coinvolti altri artisti al tempo in quella formazione. Parlo di Tomas Hallbom, Niklas Quintana e Kristian Andersson, presenti rispettivamente nel ruolo di cantante, chitarrista e bassista; Robin Staps (titolare della Pelagic Records, etichetta che li produce, nonché membro e fondatore dei The Ocean) alla chitarra e Karl Daniel Lide'n dei Vaka alla batteria completano i ranghi del gruppo.

I cinque debuttano con "Feast On Your Gone", un disco-bomba, un concentrato spietato, crudo e abrasivo di sonorità che miscelano la ruvidità dell'hardcore con le scanalature del doom e al quale non potevano mancare atmosfere opprimenti e minacciose preposte a ingrigirne e infittirne il tessuto. "Feast On Your Gone" tende a trascinarsi, a divenire rigido e pesante, non lasciando trapelare nessun tipo di colorazione che vada al di fuori di una gamma cromatica ristretta a due sole entità: il nero e il grigio. Non vi è quindi possibilità di riscontrare attimi, neanche fugaci, che diano spazio all'entrata in scena di sensazioni speranzose.

Si è inghiottiti in un piano dimensionale avvolto da una malinconia affilata in "In Fields", da una percezione di sacro stuprato dal tempo che scorre in "I'm Dead", da un'inaspettata apertura d'archi che allenta le tensione in "Raveneye". Si è solo a metà percorso, ma l'album ha già dato chiara dimostrazione di ciò che è capace di offrire. Tre pezzi, ancora tre tracce da ascoltare per completare i quasi trentacinque minuti racchiusi in questo lavoro e la solfa non cambia, anzi, sia "The Old Wind" che "Spears Of Thousands" ci tengono proprio a rincarare la dose di schiettezza e rude virilità fornitaci sino a questo momento. L'altra eccezione, quel tocco che per un istante allontana l'idea di irrobustire ed elevare ulteriormente tale carico, viene affidata alla vena maggiormente sperimentale palesata nella conclusiva "Reign".

Eppure è innegabile che i TOW siano abilissimi nel far serpeggiare internamente alle canzoni una forma melodica orecchiabile, in mezzo a quel gelo e a quella cattiveria, alle volte anche acida e nei frangenti più estremi decisamente iraconda, e questa risulta chiaramente distinguibile, è un'attrazione di cui si deve tener forzatamente conto.

Per nostra fortuna pare che da progetto studio i The Old Wind siano passati allo stato di band a tutti gli effetti anche per ciò che concerne l'ambito live, sarà quindi probabile vederli in giro, occasione che data la qualità della proposta insita in "Feast On Your Gone" è decisamente consigliabile cogliere al volo. Nell'attesa che li si possa incrociare in qualche festival europeo, o sperando in un loro passaggio nel Belpaese, l'ascolto e l'acquisto dell'album sarebbero di per sé buone mosse da mettere in atto. Non perdetevi questo gioiellino!

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TOXOVIBORA


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Mudarra - Voce
Luis Martínez - Chitarra
Eduardo Mellado - Chitarra
Andrés Alcaraz - Basso
Kreggor - Batteria


La Spagna thrash ha trovato parecchie volte spazio sul nostro sito e un paio di mesi fa abbiamo recensito il debutto dei Toxovibora, quintetto proveniente dalla zona di Albacete, di cui adesso andremo ad approfondire la conoscenza. Vediamo cosa hanno da raccontarci.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine ragazzi, come va la vita?

Luis: Ciao, siamo felici di rispondere a questa intervista, sta andando tutto bene.


Raccontiamo un po' di voi: chi sono i Toxovibora, da cosa deriva il nome della band e com'è nata la formazione?

I Toxovibora sono nati nel 2012; prima eravamo solo un gruppo di amici che suonava cover dei propri pezzi metal preferiti, poi abbiamo iniziato a scrivere le nostre canzoni e abbiamo deciso di dar vita a un progetto serio.


Il thrash sta andando alla grande in questi ultimi anni e la Spagna sembra avere un serbatoio di band infinito. Come siete inseriti all'interno della vostra scena nazionale e quali sono le formazioni che conoscete meglio e vi hanno impressionato?

Tutti i membri hanno suonato per anni in altre band, ma da quando abbiamo fatto uscire il primo disco come Toxovibora, "Primer Ataque", il numero di fan è in rapida crescita e siamo contenti di questo. All'interno della nostra scena ci sono buone band: i migliori gruppi thrash in Spagna sono Angelus Apatrida e Crisix e nel nostro disco ci sono grandi band thrash come Vivid Remorse ed Exodia.


"Primer Ataque" è stato rilasciato sia in qualità di autoprodotto sia con il supporto della Art Gates Records: ci sono differenze sostanziali fra le due versioni?

Non ci sono differenze, perché prima abbiamo rilasciato "Primer Ataque" e poi abbiamo firmato per la Art Gates Records che ci supporta solo nella distribuzione.


In quanto tempo avete composto il disco? Quali sono le fonti d'ispirazione dalle quali prendete spunto per dar vita a un pezzo, sia dal punto di vista dei suoni che per ciò che riguarda la tematica da "incollarvi" sopra?

La composizione è durata un anno e mezzo e le nostre principali fonti di ispirazione sono le band thrash metal degli anni '80 e '90, altri gruppi attuali e non solo metal, ascoltiamo molti generi di musica. I testi e la musica sono ispirati da tutte le ingiustizie che vediamo ogni giorno nel mondo.


Fanatismo e società allo sbando: due brani come "Fanático" e "High School Massacre", oltre a colpire per l'ottima prestazione musicale, affrontano degli scenari che sembrano riproporsi in maniera sempre più frequenti nel corso degli anni. Di base cos'è che non funziona nel vivere odierno?

Penso che i problemi principali nel mondo siano l'abuso di potere e la corruzione. Un sacco di persone hanno perso il lavoro e la casa, i politici sono corrotti, i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri e i paesi dichiarano guerre per fare soldi. Il mondo ha bisogno di un cambiamento. La mentalità della gente ha bisogno di un cambiamento.


A proposito di fanatismi: è purtroppo notizia nota e che ha scosso il mondo metal quella della dipartita di Jeff Hannemann, quanto quella della chiesa battista schieratasi per rovinarne l'immagine e le celebrazioni funebri. Viene da chiedersi: perché la gente "comune" ce l'ha tanto col metal e con i metallari?

Siamo molto addolorati per la morte di Jeff, gli Slayer sono uno dei più grandi gruppi thrash e Jeff era una grande persona e musicista, è un peccato che qualcuno voglia rovinare il suo funerale. È questo il problema del fanatismo, questo tipo di persone hanno paura di altre che dicono la verità e che dicono ciò che pensano.


Le band di nuova generazione sono vittime dell'attitudine da "revival" che, a detta di molti, le ridurrebbe in più occasioni a delle semplici copie sbiadite di ciò che c'è già stato. Se fosse così che senso avrebbe suonare questo genere a tutt'oggi? Ciò che vi chiedo è: quali sono le motivazioni che vi hanno spinto ad amare il thrash e a voler dare il vostro contributo al genere in un panorama che per i più polemici ha detto praticamente tutto ciò che c'era da dire ripetendosi all'infinito?

Siamo cresciuti ascoltando thrash metal e questo è il motivo per cui ci piace; molta gente pensa che il thrash sia sempre la stessa cosa, ma ogni gruppo thrash è diverso. Se si ascoltano "Master Of Puppets" e "Reign In Blood" sono totalmente diversi, ma è thrash. Al giorno d'oggi il thrash non è uno stile chiuso e ha ancora molto da dire e da mostrare. Abbiamo una base thrash metal, ma abbiamo influenze da altri stili che si possono notare nelle nostre canzoni.


Torniamo a parlare di "Primer Ataque": quali sono state le reazioni da parte degli ascoltatori e della critica in genere nei confronti dell'album?

Stiamo ricevendo molte recensioni positive da parte della stampa e tanti complimenti da parte degli ascoltatori ed è esattamente lo stesso sul palco, la gente viene dopo il concerto a parlare con noi e a dirci quanto hanno apprezzato. Siamo molto orgogliosi di come stanno andando le cose.


A distanza di tempo dalla prima volta che avete avuto modo di sentire per intero il vostro lavoro, ne siete ancora totalmente soddisfatti o cambiereste qualcosa?

Siamo completamente soddisfatti di "Primer Ataque", la prima volta che abbiamo sentito l'intero album siamo rimasti sorpresi del suono: è aggressivo, ma ogni strumento è ben definito come volevamo. Anche se, come ogni nuova band, vogliamo sempre essere migliori, abbiamo imparato un sacco di cose quest'anno sul palco e sulla registrazione di un album, quindi sono sicuro che questo sarà percepibile nella prossima uscita.


E in sede live che tipo di riscontri avete ricevuto? Quali sono le canzoni che hanno fatto presa in maniera più evidente sul pubblico che stava sotto al palco e quali invece sono quelle che voi preferite?

Stiamo ricevendo buoni riscontri da parte dei fan sul palco, c'è un buon feeling tra noi e gli spettatori, sentiamo la loro energia e questo ci permette di suonare con più intensità. Ci sono differenti preferenze sulle canzoni, dipende da chi ascolta: alcuni preferiscono pezzi come "Muerte En Directo" o "Crudo" e altri preferiscono pezzi più aggressivi come "Highschool Massacre". È difficile scegliere solo una canzone per noi: "Sois Un Fraude", "Fanatico" e "Massacre Highschool" penso che siano quelle che ci mostrano così come siamo.


Le band in genere vivono, o per meglio dire si mantengono, facendo più date possibili dato che la vendita di materiale fisico continua a subire dei momenti di perdita considerevoli. Come vedete l'avvento di una forma d'arte costretta a una diffusione esclusivamente digitale tramite negozi su Internet che la divulgano in formati mp3 et similia?

Beh, questo è un aspetto complicato. Penso che il materiale fisico abbia una speciale "magia" che si perde nel formato digitale, ma l'industria musicale sta cambiando e dobbiamo adattarci. Penso che ogni uscita debba esistere in un formato fisico e, ovviamente, in un formato digitale, perché è l'unico modo per raggiungere più persone nel mondo.


Ci sarà possibilità di vedervi in giro anche in Italia quest'estate? Parteciperete a qualche festival?

Saremo presenti in qualche festival quest'estate, il The Alterna Festival, il The Helicke Rock Festival e altri che confermeremo. Speriamo di poter visitare presto l'Italia, perché ci piacerebbe fare un tour europeo il prossimo anno.


Come band avete un sogno nel cassetto che vorreste realizzare?

Sì certo, abbiamo un grande sogno: ci piacerebbe suonare in tutto il mondo, registrare altri album e migliorare le nostre abilità come musicisti.


Cosa bolle in pentola? C'è già un'idea di come sarà il successore del vostro debutto?

Abbiamo alcuni brani pronti per il prossimo album, anche se è troppo presto per dire come sarà, ma state sicuri che sarà veloce, aggressivo e con un sacco di groove ed energia, forse sperimenteremo qualcosa. Questo è il tipo di musica che ci piace fare.


Per me va bene così, siamo alla fine quindi è il momento di saluti: a voi...

Siamo i Toxovibora e se vi piace la musica metal ascoltate "Primer Ataque", potete trovarlo su www.artgatesrecords.com. Speriamo di vedervi presto fare headbanging!!

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