lunedì 9 settembre 2013

THE ORANGE MAN THEORY


Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Giorgioni: Voce
Gabbo: Chitarra, Voce
Cinghio: Basso, Voce
Tommi: Batteria


Sono capitolini e con una decade d'attività alle spalle, parlo dei The Orange Man Theory, nostri ospiti e realtà che si muove all'interno della nostrana scena musicale in maniera longeva.

Benvenuti su Aristocrazia Webzine, iniziamo col più classico dei come va la vita? Il caldo ha preso piede, che programmi avete per quest'estate?

Gabbo: Condizionatori, mare, pochi giorni di ferie per pochi soldi. Le cose da italiano medio insomma...


Per coloro i quali ancora non conoscessero la band, raccontiamo in breve chi sono i The Orange Man Theory: com'è nata la band, perché la scelta di questo nome? A voi la parola.

Gabbo: Erano i primi anni del 2000, all'epoca ancora avere una band con influenze nu-metal non era reato, e io, Gianni e Merenda ci siamo conosciuti proprio suonando insieme nelle nostre rispettive band (Last Green Field, DMC). C'era già l'esigenza però di fare qualcos'altro, e così i due DMC mi chiesero di fare una prova con questo loro nuovo progetto "hardcore ma contaminato con la musica elettronica", con tanto di DJ al seguito... e così nacque il tutto. Poi il dj si drogava troppo e siamo andati avanti da soli. Rispetto alle idee iniziali è venuto fuori tutt'altro, ma alla base della band è sempre rimasta questa esigenza di "fare altro". Contaminati ovviamente da un genere o l'altro, ma cercando sempre di sfuggire ai vari cliché. E avevamo in mente in ogni caso di impegnarci in modo più serio nella musica, il nome The Orange Man Theory segna in qualche modo questo passaggio. La metafora della vita del musicista che a un certo punto rischia il proprio tempo, i propri soldi, i rapporti personali e si dedica alla band. Attraversa la strada quando l'omino sul semaforo è arancione. Col verde e col rosso sarebbero state scelte obbligate, ma semplici, definitive, chiare: vai oppure resta fermo. Con l'arancione è diverso, scegli consapevolmente di correre un rischio, sai che dovrai andare di fretta e non è sicuro che farai in tempo ad attraversare, ma ci provi lo stesso. "I Will Die Trying" recita il ritornello di "On The Dartboard", sul nostro secondo disco. Il senso è un po' quello... può suonare un po' coatto-epico alla Manowar, ma io lo interpreto in un modo più misantropo-nerd-sognatore.


Sul profilo Facebook nel settore informazioni si può leggere questa dicitura "2003/2013 - TEN YEARS OF ORANGE". Come ci si sente ad aver raggiunto un simile traguardo? Quali sono stati sinora i momenti più belli e quelli più brutti che avete dovuto affrontare?

Gabbo: Vecchi? Un po'. Sicuramente felici di questo traguardo però, chi ha una band o chi fa parte di questo mondo sa quanto sia incredibilmente difficile portare avanti il tutto. Senza falsa modestia, se guardo indietro sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto, tre album, quasi duecentocinquanta concerti in decine di paesi diversi, anche dall'altra parte del mondo, e tutto in modo underground, senza soldi, senza l'appoggio di etichette major, ma con grandissima forza di volontà. Uno dei nostri meriti è stato quello di rimanere sempre molto attivi, anche se negli ultimi due anni ci siamo dovuti fermare per finire il nuovo album e risolvere altri problemi. Ora finalmente nel 2013 il nuovo disco è uscito, e il prossimo anno andrà promosso come si deve. Se dovessimo accorgerci che non avremo più le forze per farlo, ci faremo da parte. I momenti più belli? Non so, personalmente ce ne so tanti: la realizzazione del primo disco a Boston nel 2004 sicuramente è da citare, ha segnato in qualche modo il vero inizio di tutto. I primi tour in Sud America e in Europa sono stati traguardi molto importanti. I momenti più brutti sicuramente l'uscita dalla band prima di Merenda e l'anno scorso di Gianni, superfluo spiegare il perché.


Terzo disco, "Giants, Demons And Flocks Of Sheep", e nuovo cantante, Giorgioni degli Tsubo. Com'è stato dar vita a questo nuovo lavoro? È cambiato qualcosa rispetto a come componevate al tempo di "Satan Told Me I'm Right"? Quattro anni portano con sé nuove idee e sviluppo, almeno suppongo sia così.

Gabbo: È stato difficile, come sempre d'altra parte. Purtroppo la storia degli Orange è costellata da problemi di formazione, e tutti e tre i dischi sono stati composti in parte da musicisti che durante i "lavori" hanno lasciato la band. È successo prima di "Riding A Cannibal Horse From Here To..." con Perepè, il bassista; prima di "Satan Told Me I'm Right" con Merenda alla batteria e Remo sempre al basso; prima dell'ultimo "Giants, Demons And Flocks Of Sheep" con Gianni alla voce. Nonostante ciò, credo che "Giants..." sia in generale il nostro disco più omogeneo, perché se è vero che i pezzi sono stati composti in un paio d'anni e con questa alternanza alla voce, è anche vero che sono stati chiusi e arrangiati relativamente in pochi mesi e da una formazione musicalmente compatta. Inoltre Giorgioni, per quanto abbia uno stile diverso, si è integrato in modo eccellente. L'unica differenza profonda che si può notare forse è nella scrittura dei testi, ma quella è una cosa a cui si fa sicuramente meno caso. Nuove idee sicuramente sì, altrimenti non lo avremmo fatto. Abbiamo virato un po' verso sonorità più estreme, probabilmente eravamo più incazzati...


Death, Grind, Sludge, richiami Thrash e Southern, all'interno del disco non manca davvero nulla e tutto viene amalgamato in maniera da risultare sempre e comunque efficace. Sono cambiati i vostri ascolti nel corso di questi anni? E qual è la difficoltà maggiore che avete riscontrato nello scegliere la direzione dare al lavoro?

Gabbo: Beh, questa "caratteristica", diciamo, di avere influenze disparate è una cosa che ci caratterizza nel bene e nel male da sempre. Nel disco precedente forse era un po' più disorganizzata come cosa, in questo forse più fluente. In ogni caso in parte è involontaria: da sempre i nostri ascolti sono molto diversi, spesso diametralmente opposti, dal Grind di Cinghio al Jazz di Tommaso ecc. Generi apparentemente impossibili da mettere d'accordo, ma coi quali riusciamo in qualche modo a trovare un punto d'accordo. La direzione da dare al lavoro però non è una cosa pianificata a tavolino, nasce da sé da queste contaminazioni. Più che cambiati gli ascolti direi che sono cambiati i musicisti, e ognuno ha portato con sé il proprio bagaglio: il nostro modo di comporre è molto "tutti insieme in sala prove", non c'è il classico leader che arriva col pezzo pronto e poi gli altri che si limitano a essere musicisti e arrangiatori. Questo porta mille problemi, lungaggini e discussioni, ma aiuta a essere meno inquadrati e banali o monotematici. Basta guardare le nostre rispettive altre band per averne una dimostrazione: Buffalo Grillz, The Blues Against Youth, Shores Of Null, Tribraco... sono tutti progetti lontanissimi dagli Orange, dove probabilmente diamo sfogo al nostro lato più artisticamente egoista.


In sede di recensione, avendo apprezzato in toto il lavoro svolto, ho preferito evitare la tediosa descrizione traccia per traccia. Se però vi chiedessi di sceglierne due per rappresentarne appieno l'essenza, su quali ricadrebbe la vostra scelta e perché?

Giorgioni: Domanda difficile, probabilmente sarebbe stato più facile sceglierne una solo! Comunque direi "Vital Drug" in quanto "completa", è un pezzo all'interno del quale si trovano più o meno tutte le influenze che caratterizano il disco; e "A Glass Of Wine", ma questo solo perchè è il mio preferito [ride].


Mi piace sottolineare che come sempre più spesso capita, e mi auguro continui a capitare, il vostro è un album totalmente "made in Italy" supportato da una etichetta anch'essa nazionale, la Subsound di Davide Cantone. Secondo voi qual è il motivo per cui molte delle nostre band preferiscono autoprodursi o manifestano una sorta di sfiducia nell'operato degli addetti al settore del nostro paese?

Gabbo: Mi permetto di dissentire... Credo che le band italiane in generale farebbero di tutto pur di avere un'etichetta come Subsound. Il problema è che non ce ne sono, ci saranno in Italia tre p quattro etichette "attive" a fronte di centinaia o migliaia di band. E il motivo è sempre lo stesso: i soldi. Se un'etichetta apre per passione, gli investimenti che potrà fare saranno minimi, e purtroppo non potrà aiutare le band più di tanto. Se apre per tentare un business nella musica investendo un po' di più, il rischio è talmente alto e le cose talmente complesse che avrà comunque vita difficile, e in ogni caso l'investimento per far crescere una band non sarà quasi mai coperto dalle vendite del disco. Ci si riduce quindi nella maggior parte dei casi, con pochissimo budget e lavorando da soli, a provare a fare il possibile, sperando di coprire le spese. Questo è un lavoro che va apprezzato. Vuoi sapere qual è il problema più grande secondo me? Le band stesse... Spesso c'è questo falso mito che l'etichetta debba fare tutto o che ti cambi la vita. O che i soldi spesi siano una cosa dovuta, e che le band una volta sotto contratto debbano stare lì ad aspettare che le cose cadano dal cielo. Beh... non è così. Chi ha questa visione è semplicemente uno sprovveduto e non parlo solo a livello underground, ma anche di band a cui capitano etichette più grandi, e che magari dopo un solo disco e zero risultati si ritrovano a piedi. Forse proprio da qui nasce la sfiducia nelle etichette underground italiane, nell'ignoranza di tutto quello che c'è dietro e nel crearsi queste false aspettative. Ovviamente agenzie e etichette che in passato hanno cercato di truffare i gruppi, facendo leva solo sulla passione e proprio su questa idea sbagliata, non hanno aiutato. Le band però devono capire questo: dobbiamo fare tutto da soli. Se lo facciamo, poi forse arriverà qualcuno pronto a investire qualche soldo nella stampa di un disco, o comunque l'etichetta potrà lavorare bene. È un dato di fatto che tra distro e Internet una band, per quanto possa avere un discreto riscontro, non va oltre qualche centinaia di copie. La maggior parte dei dischi si vende ai concerti, ma l'etichetta difficilmente riesce a occuparsi anche di booking, che è completamente un altro lavoro. Quindi bisogna mettersi sotto a lavorare per cercare date, farsi promozione, investire tempo e soldi. Scusa credo di aver divagato...


Il movimento musicale laziale, romano nello specifico, è da sempre uno dei più attivi: qual è ora il suo stato? È compatto o vive tuttora delle classiche tensioni interne dovute a invidie e gelosie varie che hanno caratterizzato la frammentazione della scena italica più o meno da sempre?

Gabbo: Personalmente, per quanto ci sia sempre "lo scemo" che è geloso di questo e di quello, ho sempre visto la scena piuttosto unita, o sono sempre comunque stato uno dei promotori (con l'agenzia No Sun) del fare le cose insieme. Il pubblico è già scarso, se lo dividiamo ulteriormente diventa una tragedia per tutti. In ogni caso le cose a Roma mi sembrano meglio che in molti altri posti. Quando dico questo qualcuno storce il naso... boh, opinioni. Per quanto riguarda le band, i locali, gli studi di registrazione e tutto ciò che c'è intorno, mi sembra un buon momento. C'è stato un cambiamento rispetto a qualche anno fa, ma diciamo che per una band importante come gli Inferno (per rimanere in tema Subsound) che si scioglie, ad esempio, ci sono magari gli Hour Of Penance (dove ora suona il basso Cinghio) che stanno risalendo alla grande dopo qualche anno di silenzio. Insomma di qualità secondo me ce n'è molta, le cose sono difficili perché non siamo nati in Svezia o in Germania, ma ci si dà da fare...


In Italia si sente continuamente di date annullate, concerti rinviati e locali che chiudono. La situazione live è davvero così penosa?

Gabbo: Riallacciandomi alla domanda precedente, è proprio per questo che a Roma non mi sento di dire che le cose vadano male, anzi il contrario. Nel resto d'Italia in effetti la situazione è abbastanza difficile, organizzare un tour in Italia per una band underground è qualcosa di veramente complicato proprio per i motivi che citi. Spero che sia una cosa ciclica, e come succede anche a Roma, sia solo un alternarsi di momenti ricchi di concerti e momenti più di magra...


Dopo aver suonato con gente come Napalm Death, Sick Of It All, Cripple Bastards, vi piacerebbe l'idea di supportare i Carcass in un loro possibile passaggio dalle nostre parti?

Giorgioni: Beh, a chi non piacerebbe condividere il palco con un pezzo di storia come i Carcass?


Dei concerti che sinora avete tenuto, quale vi ha lasciato il miglior ricordo? E dopo aver vissuto l'esperienza live oltreoceanica, quali differenze avete notato fra l'approccio della gente che partecipa alle manifestazioni in Sud e Nord America e quello nostrano?

Gabbo: A livello di fan devo dire che tuttora vince il tour in Sud America, dove in effetti ci sono una accoglienza alle band estere e una voglia di metal che non abbiamo trovato in nessuna altra parte del mondo. Tuttora i concerti di quel tour, a partire da quello coi Sick Of It All in Colombia, sono stati tra i più soddisfacenti. Anche il tour coi -(16)- in centro Europa. Ultimo posto agli USA invece, dove è vero che ci sono molti posti per suonare e a livello di apertura musicale sono più avanti, ma le band vengono trattate veramente senza alcun rispetto dai locali, non c'è alcuna solidarietà né valorizzazione del ruolo del musicista... L'Italia la metterei un po' nel mezzo, spesso c'è voglia di fare bene ma mancano i mezzi o le capacità...


Ci sono date confermate delle quali vogliamo mettere a conoscenza i nostri lettori in modo da potervi partecipare?

Giorgioni: L'unica data confermata per il momento è lunedì 1 novembre all'Interiora Festival presso il Forte Prenestino. Sarà il live di debutto di Francesco, il nostro nuovo batterista che sostituirà Tommaso (in partenza proprio in questi giorni per il nuovo continente): direi decisamente un motivo in più per non mancare! Abbiamo comunque parecchi programmi per il futuro, soprattutto per qual che riguarda il fronte live, quindi invitiamo tutti a rimanere sintonizzati.


Con "Cinghio" abbiamo un bel po' di amicizie in comune su Facebook ed è capitato più volte di incrociare commenti e leggere un paio di divertenti scambi di battute con quel gran personaggio che è Pea dei Krydome. Prendendo spunto da questo, chiedo a lui, ma mi piacerebbe ricevere una risposta comune dai The Orange Man Theory: i social network che in tanti demonizzano, vissuti in maniera rilassata e condividendo i propri interessi, non sarebbero realmente un'arma in più per una band che vuole farsi conoscere? Oppure siete del pensiero che comunque alimentano quel modo di pensare che fa dell'arte una materia "usa e getta"?

Giorgioni: Penso che in questo periodo storico siano (diventati) parte integrante della vita quotidiana, di conseguenza anche a tutto quello che ci circonda; sono indubbiamente un enorme aiuto alla promozione e una agevolazione alla visibilità, basti pensare che qualche tempo fa (neanche troppo) le band scambiavano o spedivano audiocassette via posta, ora basta caricare due brani su Youtube e farli girare bene. Tutto decisamente più facile e immediato direi! Ma, come in tutto, anche qui troviamo il proverbiale rovescio della medaglia rappresentato dall'adagiarsi dei musicisti su tutto questo: quei personaggi che citavo prima, quelli che si scambiavano cassette in buste da lettera, si facevano il culo per la propria band, cosa che oggi sembra davvero non fare più (quasi) nessuno.... E se si guarda, o meglio ascolta, indietro si sente, è lampante.

Gabbo: scusa Cinghio non può rispondere ora, è su Facebook...


Fanzine cartacee e webzine: ho più volte notato che una precisa schiera di fedelissimi nutre dubbi, in parte anche dovuti, sulla serietà con la quale le seconde crescono, ma ci siamo forse dimenticati i personaggi che infestavano quelle cartacee? Paragonando i due mondi, a mio modo di vedere molti diversi, quali pregi e difetti ritenete siano in possesso queste realtà?

Gabbo: Credo si torni un po' al discorso di prima su Facebook fatto da Giorgioni. Il web rende tutto più semplice ed economico. Questo elimina quella sorta di filtro naturale che prima faceva emergere solo chi si dava davvero da fare, ma le webzine riescono a riportare molto più velocemente le news o le informazioni sui concerti, cosa che per una redazione di una rivista mensile sarebbe impossibile. Non so, sinceramente sono uno di quelli che pensano che i cd vadano ascoltati per essere giudicati, le recensioni lasciano il tempo che trovano, a meno che non si conosca bene il recensore. Di solito sono più attento alle news o ai live, in questo le webzine sicuramente sono migliori.


Fuori dalla dimensione band chi sono i The Orange Man Theory? Altri hobby e passioni, lavoro, la vita di ogni giorno cosa ci racconta di voi?

Gabbo: Un'altra caratteristica forte degli Orange è sempre stata che ognuno di noi, per scelta, ruota comunque intorno alla musica o fa lavori che permettono di poter suonare e andare in tour. Io sono un maledetto nerd programmatore e questo mi permette di lavorare con il portatile sulle ginocchia in furgone mentre sono in tour, ad esempio; a parte il fatto che saper smanettare con web, audio e video aiuta parecchio nella promozione. Come hobby, se vogliamo chiamarlo così, mi occupo di booking e organizzazione di eventi. Tommaso è insegnante di batteria, Cinghio ha i Kick Recording Studios, Giorgioni ha uno studio di liuteria, Huma Guitars, fino ad arrivare all'estremo di Gianni che vive in giro per l'Europa con il suo progetto one-man band The Blues Against Youth, che paradossalmente è uno dei motivi per cui ha dovuto lasciare gli Orange, visto che per vivere suonando bisogna essere in tour trecentosessantacinque giorni l'anno.


In tv c'è la mania del cibo, gente che guarnisce ed elabora torte stratosferiche, il signore del cioccolato, programmi che parlano di ricette in continuazione, facendoti venire l'acquolina in bocca ogni trenta secondi. Visto che noi italiani solitamente siamo delle buone forchette e per cambiare un po', andando oltre le solite domande: qual è il vostro piatto preferito? E a quale pietanza accoppiereste le seguenti formazioni: Black Sabbath, Down, Carcass e Nashville Pussy (sono le prime che mi sono venute in mente)?

Gabbo: Se la battono spaghetti con le vongole, cozze pepate e arrosticini di pecora (un saluto agli Zippo...). Cinghio sicuramente risponderebbe una fiorentina al sangue da 2,5 kg. Che pietanze accoppierei? Vediamo: ai Black Sabbath spaghetti al pomodoro, un piatto basilare; ai Down peperoni farciti, un piatto lento e pesante; ai Carcass una bistecca al sangue, troppo facile; ai Nashville Pussy diciamo hamburger con formaggio e bacon da mangiare in giro per qualche fast food americano.


Siamo arrivati al momento dei saluti, vi ringrazio di avere condiviso parte del vostro tempo con noi e vi lascio un'ultima volta la parola...

Giorgioni: Oltre ai consueti saluti e ringraziamenti per lo spazio datoci, invitiamo, come sempre, tutti a partecipare attivamente ai concerti! E ovviamente riferendoci non solo a quelli dei TOMT, ma a tutta la musica underground che è quella ad aver maggior necessità di supporto per continuare a vivere!

Gabbo: Sconto sul cd ai nostri prossimi concerti per chi sarà arrivato fino in fondo a leggere questa lunga intervista. Sono serio...

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lunedì 2 settembre 2013

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte II

Informazioni
Festival: Brutal Assault 2013
Data: 07/08/2013 - 10/08/2013
Luogo: Fort Josefov, Jaromer, Repubblica Ceca
Autore: LordPist

BRUTAL ASSAULT 2013: PART 2 - FOREST OF INSOMNIA

Come forse saprete, al Brutal Assault di quest'anno Aristocrazia era presente con ben tre reporter. Istrice ha descritto il grosso della manifestazione, ma naturalmente l'esperienza del festival non è stata la stessa per tutti e tre, dati gli interessi solo in parte coincidenti. In questo articolo troverete le mie impressioni sulle band che ho visto, non incluse o toccate solo tangenzialmente nel primo report.


NOVEMBERS DOOM (Stati Uniti d'America, giovedì 14:30 e venerdì 23:45)

Inizio dal gruppo che per me ha rappresentato forse "il" motivo del Brutal Assault di quest'anno. Come ben sappiamo, quella del doom è generalmente un'area abbastanza bistrattata ai festival non dedicati e, di solito, i nomi coinvolti sono bene o male sempre gli stessi. Avere la possibilità di vedere questa band americana, addirittura con due esibizioni distribuite nell'arco della tre giorni (e mezzo), è stato per me motivo di grande interesse.

Dopo aver visto distrattamente alcuni gruppi della mattina — come Proximity e Coffins — e aver apprezzato gli show di Decrepit Birth e Dr. Living Dead, ecco che Paul Kuhr e i suoi salgono sul palco sotto un sole poco adatto alla faccia più "romantica" della band di Chicago. I Novembers Doom precisano subito che questa prima parte del loro Brutal Assault sarà votata all'aspetto più dichiaratamente metal della proposta, mentre la serata di venerdì al chiuso sarà "more intimate". La scaletta prevede sei pezzi di quella mistura death-doom, marchio di fabbrica della band durante la fase a mio avviso migliore, cioè dal 2005 (con "The Pale Haunt Departure") in poi: tre da "Aphotic" e uno ciascuno dagli altri tre album del periodo. I Novembers Doom sono la prima band a porre l'asticella in alto in questo festival (cosa che poi si è ripetuta più volte, come descritto anche da Istrice). Grande performance e ottimo il dialogo con il pubblico. Chiusura con "Rain" che, come già detto, ha effettivamente portato la pioggia.

Discorso diverso per lo show acustico del venerdì: Larry Roberts e soci preparano un'atmosfera decisamente più vicina al loro feeling "autunnale", per un pubblico non numerosissimo (Carcass sul palco principale), ma comunque notevole e molto coinvolto. In quest'occasione la band pesca praticamente da tutta la discografia, con addirittura un pezzo dal primo EP, e fornisce un'idea completa della propria proposta. Nel pomeriggio sono anche passato al loro "meet and greet" per la foto e gli autografi di rito, persone molto disponibili e simpatiche (potremmo avere un'intervista sulle nostre pagine nelle prossime settimane).


GLORIOR BELLI (Francia, venerdì 13:55)

La giornata di venerdì è stata decisamente più piena di quella precedente, a partire dagli headliner (come già descritto da Istrice). Dopo una prestazione piuttosto solida degli Antropofagus (una delle soltanto due band italiane al festival, con gli Aborym), la mattinata scorre senza particolari sussulti fino ai soliti Obscura. Il primo nome "nuovo" sono i blackster francesi Glorior Belli, che saldano la presenza transalpina nel cartellone (già forte di due grossi nomi come Gojira e Alcest). La band originaria di Auxerre si presenta sul palco in giacca a giromanica nera e con pochi fronzoli attacca a suonare un set molto aggressivo e completo, che presenta pezzi da tutta la discografia. A livello testuale e di atteggiamento, siamo in una sorta di "Lucifero incontra l'Europa del Sud". Nonostante il chitarrista e cantante J. sia l'unico membro ancora in formazione dal 2002, i quattro sono molto coesi e lo show è decisamente uno dei migliori del pomeriggio. Colpevolmente li scopro solo ora, da approfondire.


HYPNOS (Repubblica Ceca, venerdì 14:35)


Appena i francesi concludono la performance sul Metalshop Stage, ecco che uno dei nomi di punta del metal locale si fa strada sullo Jägermeister Stage: gli Hypnos. Protagonisti di una storica riunione al Brutal Assault 2010, nonché tra i gruppi indigeni più pubblicizzati tra etichette e bancarelle nell'edizione 2012, i Nostri partono forte e regalano al pubblico quasi quaranta minuti di death metal "à la Vader" molto solido (con il senno di poi, forse anche meglio dei polacchi, quelli famosi, nel weekend). Bruno e soci raccolgono una folla discreta per l'orario e sono stati forse l'unico gruppo locale a lasciare un ricordo consistente negli spettatori stranieri.


FIELDS OF THE NEPHILIM (Regno Unito, venerdì 20:05)

Eccoci a uno dei gruppi meno "brutal" della manifestazione, che avrebbe già dovuto esibirsi all'edizione 2012, salvo cancellare per motivi familiari a un paio di settimane dal festival. Carl McCoy e i suoi stavolta rispondono presente e accolgono il calare delle tenebre dopo una buona performance di Alcest, iniziando il concerto pescando dalla parte più metal della propria produzione. Il risultato è stato piuttosto soddisfacente, prima di diventare un po' più confuso nel momento in cui la band ha cercato di proporre i suoi successi dell'era gothic rock (come "Moonchild"), che secondo me mal si sono sposati con le equalizzazioni e l'atmosfera generale del festival. Un po' fuori contesto, ma prestazione decisamente da ricordare per uno dei gruppi simbolo del panorama di riferimento di fine anni '80 – inizio anni '90.


ATARI TEENAGE RIOT (Germania, venerdì 22:20)

Dopo i maestosi Meshuggah, mi avvio verso l'Obscure Stage (gli In Flames proprio mi interessano il giusto). Arriva il turno degli Atari Teenage Riot, il gruppo che non ti aspetti e ti ribalta la serata, anzi te la devasta, ci balla sopra e poi le dà fuoco. Questo trio elettronico è stato ampiamente la wild-card del Brutal Assault 2013, letteralmente trasformando il magazzino in una pista da ballo a suon di politica e mazzate, con i metallari che ci davano dentro come difficilmente ci si potrebbe aspettare.


CULT OF LUNA (Svezia, venerdì-sabato 01:50)

A seguire i Novembers Doom e gli ultimi momenti dei Carcass, mi vedo costretto a sorbirmi stoicamente gli Overkill prima di potermi gustare uno dei nomi per me più attesi del festival. Peccato che i Cult Of Luna siano stati piazzati così tardi in scaletta, avrebbero meritato decisamente più visibilità. Inizia così lo show di questo gruppo "storico", parte dello strano mondo chiamato post-metal, nonché tra i pochi a venire fuori in Europa in un ambiente, al tempo, di matrice molto nordamericana. Il brano d'apertura "I: The Weapon" dall'ultimo disco "Vertikal" inaugura una delle migliori esibizioni dell'intera rassegna: pochi pezzi, ma tutti molto lunghi e sentiti, prima della conclusione in crescendo con "In Awe Of", anch'essa da "Vertikal". Asticella posta ancora molto in alto.


VREID (Norvegia, sabato 13:55)

Nella giornata di venerdì, con le devastanti prestazioni di Meshuggah e Cult Of Luna (e nonostante gli In Flames), la Svezia sembrava aver messo un'ipoteca sul titolo di "miglior paese" del Brutal Assault. Il sabato era invece iniziato all'insegna della Norvegia, a partire dal pomeriggio con i Vreid. Gruppo a suo modo storico, generato dalla fine dei Windir (dopo la morte di Valfar) e portatore di un black non lontano musicalmente, ma molto indietro complessivamente, rispetto ai cari vecchi Spite Extreme Wing. La loro prova è di buon livello e forse adatta a scalare un paio di posizioni nel bill.


IN VAIN (Norvegia, sabato 19:45)

Si è già detto di Primordial e Ihsahn nell'altra parte del report, qui mi sembra giusto spendere due parole su uno dei gruppi rivelazione del festival. Mentre sullo Jägermeister Stage i Trivium si avviano a concludere la loro esibizione, ecco apparire sull'Obscure Stage una delle nuove formazioni norvegesi che si stanno ritagliando uno spazio negli ultimi anni, gli In Vain. Il sestetto è protagonista di uno show estremamente trascinante, con brani tratti soprattutto dall'ultimo album "Ænigma", il momento clou si ha quando Cornelius dei Solefald sale sul palco per cantare una canzone con loro.


SOLEFALD (Norvegia, sabato 20:50)

La "rimonta" della Norvegia procede con uno dei gruppi di punta del festival, gli In Vain restano sul palco e suonano insieme a Cornelius e Lazare. La successiva ora circa è di totale delirio, miglior concerto del sabato a mani basse e forse dell'intero Brutal Assault. Il duo propone pezzi da tutta la carriera: "The Linear Scaffold" il disco più presente, inclusa una potentissima "Sun I Call" che, come al solito, mette in riga decine di gruppi viking. L'atmosfera raccolta dell'Obscure Stage contribuisce a dare un'aura diversa allo show, che secondo me non avrebbe reso allo stesso modo all'esterno. Mi dispiace che gli altri ragazzi di Aristocrazia si siano persi gli ultimi momenti di questo concerto memorabile: una devastante "Philosophical Revolt" a concludere e il bis richiesto a grandissima voce, nonostante i tempi molto stretti. Con "When The Moon Is On The Wave" i norvegesi chiudono il discorso davanti a un pubblico esaltato.


SATURNUS (Danimarca, sabato-domenica 1:50)

Istrice ha già parlato dei rivedibili Behemoth e degli ironici Opeth, buona la prova dei Borknagar (il cui batterista Baard Kolstadt si era già dato da fare nello Obscure Stage con i suoi connazionali). Dopo una bella e tamarra prova degli Aborym sul palco piccolo, il mio principale motivo per restare sveglio, stavolta sorbendomi Madball e Carpathian Forest, erano i Saturnus. Tra i gruppi più noti della seconda ondata death-doom metal (soprattutto grazie a "Paradise Belongs To You"), i danesi sono tornati a pubblicare un disco dopo ben sei anni da "Veronika Decides To Die" targato 2006. Già presenti al Brutal Assault 2007, quando suonarono di giorno, stavolta vengono piazzati in una posizione notturna più consona; come sottolineato dallo stesso Thomas Jensen. Il concerto, seppur di soli quattro pezzi, è di grande carica emotiva e la chiusura con "Christ Goodbye" è la degna conclusione di una grande edizione del Brutal Assault, forse meno nutrita dello scorso anno in termini di gruppi "medi", ma più forte sui "grandi nomi". Così come i My Dying Bride chiusero il mio Summer Breeze nel 2010 e gli Shape Of Despair il Brutal Assault 2012, anche stavolta l'epilogo è affidato a un solido gruppo doom, cosa che non può che farmi piacere, vista la scarsa presenza di questo genere nel resto del festival. Si riparte.

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FIELD ROTATION - Fatalist: The Repetition Of History

Informazioni
Gruppo: Field Rotation
Titolo: Fatalist: The Repetition Of History
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/fieldrotation
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Uncanny
2. Valse Fatale
3. Fatalist
4. History (Fragment)
5. The Repetition Of History
6. The History Of Repetition

DURATA: 42:09

Field Rotation è il progetto creato dal tedesco Christoph Berg, artista che nel breve lasso di tempo di un lustro circa ha gettato le basi per una proposta musicale che continua a espandersi, partendo dall'idea che elettronica e classica siano in grado di convivere in armonia e che sia fondamentale far acquisire alle movenze dei brani una capacità figurativa notevole. Vi era riuscito nel debutto targato 2011 dal titolo "Acoustic Tales", aveva replicato nell'esperienza neoclassica che preferiva rimanere al di fuori del campo della contaminazione elettronica in "Paraphrases" (uscito a proprio nome) e adesso con "Fatalist: The Repetition Of History" si è superato, elevando sia le atmosfere che l'impatto iconico trasportato dai pezzi a un livello ancora più alto e aulico.

Una vista sconfinata ci attende, più ci s'inoltra nel territorio sonoro composto da vibrazioni delicate, cicliche, alle volte spettrali e profonde, altre melodiche e raffinate, più emerge un flebile, ma interessante contrasto che vi ruota all'interno: quella che in realtà potrebbe sembrare una carezza esclusivamente rivolta a quietare l'animo, vede strisciare sotto di essa una corrente scura e suadente che rimembra quelle dark-ambient. Tale impressione viene annullata in varie circostanze dalla capacità di immettere in circolo solennità e grazia, come avviene nell'atto conclusivo "The History Of Repetition".

L'album è un progressivo obliarsi con candore per risorgere sul finire: "The Uncanny" spalanca le porte, accogliendoci in questo mondo ancora in bilico fra la discesa che successivamente ci attende e il piano in cui ci muoviamo al momento, sino a condurci a "Valse Fatale", la cui aura assume connotazioni sordide. Il piano poi collassa in un'ambientazione lugubre in cui, al pari di una lama che fende l'aria, fa breccia la voce di Mari Solaris: è il preludio dell'affondo che in "Fatalist", traccia nella quale la staticità diviene arma primaria, ci avvolgerà in un tessuto uniforme e dai colori che vanno sbiadendosi. Il terzo pezzo è l'abisso insito nel lavoro, il fondale da cui risalire; una volta superato, seppur lentamente, la ripresa avviene in maniera alquanto naturale a partire da "History (Fragment)".

I droni incantevoli che si esprimono a cadenza regolare e le garbate armonie denotano un cambio d'approccio che sfocerà nelle distinte melodie sfoggiate in "The Repetition Of History", dove ci si libera di volta in volta dello strato grigio-nero sotterraneo presente inizialmente, dando così forma alla già chiamata in causa "The History Of Repetion", nella quale la raffinatezza acquisisce anche lucentezza e il respiro affannato di chi si era perso internamente a una gabbia dorata indistruttibile diviene il sospiro di colui che ha trovato la propria via d'uscita.

Christoph Berg ci consegna un gioiello, un disco che conquista la mente, permettendole di viaggiare infinitamente e dandole in pasto una gamma d'emozioni incostante e incontrollabile, che perciò affascina. Non c'è un modo preciso e corretto di viverlo, si ha la possibilità di assorbirlo in maniera unica e personale, forse la dote più importante in un mondo che al giorno d'oggi ama cibarsi di cloni.

Adorate la musica classica, l'ambient e l'elettronica? Ottimo, "Fatalist: The Repetition Of History" è ciò che fa per voi, ma anche se non foste avvezzi a tali sonorità, e il sottoscritto non le mastica quotidianamente, date comunque un ascolto a questo album, perché potreste rimanerne seriamente incantati.

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A TRANSYLVANIAN FUNERAL - Gorgos Goetia


Informazioni
Gruppo: A Transylvanian Funeral
Titolo: Gorgos Goetia
Anno: 2013
Provenienza: Tucson, Arizona, U.S.A.
Etichetta: Forbidden Records
Contatti: facebook.com/atransylvanianfuneral
Autore: Bosj

Tracklist
1. Cold Blood And Darkness
2. Burning Astral Hunger
3. Light Cast Out
4. The Supreme Rite Of Transmutation
5. Fear
6. Mars Exalted In Capricorn
7. Moonchild
8. Night Hags
9. Percival In Black Armor
10. Ten Of Swords
11. Hymn To A Gorgon
12. Goliath Resurrected

DURATA: 72:47

L'Arizona è storicamente una terra che rimanda a immaginari caldi e assolati, desertici come la propria morfologia. Sleepwalker, unica oscura entità alle spalle del progetto A Transylvanian Funeral (nonché padre e padrone della stessa Forbidden Records e dei Third Eye Audio Recording Studio, un uomo cui piace fare tutto da sé) è qui per mettere in discussione questo cliché. Terzo lavoro in studio in cinque anni, "Gorgos Goetia" è un disco che farebbe venire freddo a un pinguino nella savana.

Produzione scarna, up-tempo perenne o quasi, urla e strepiti incomprensibili, chitarre in putrefazione. Punto. Niente più e niente meno. Rispetto al passato, abbiamo qui il passaggio dalla drum machine all'utilizzo di una batteria "fisica", e l'abbassamento generale dei suoni a favore di un risultato meno graffiante e più sporco, più lo-fi. Tolta questa precisazione, quello che rimane è un lavoro black metal classico, che affonda le sue radici nella prima metà dei Novanta e non mancherà di riscuotere proseliti tra gli appassionati grazie all'uso scolastico — in accezione sia positiva che negativa — di tutti gli elementi del caso. Qualche vocalizzo pulito, sempre effettato e sporcato, fa capolino qua e là ("The Supreme Rite..."), alle volte la batteria rallenta e compare qualche tupa-tupa ("Burning Astral Hunger"), ma il succo rimane un buon black metal oltranzista.

L'occultismo di cui l'album è intriso, come ben si può immaginare, è piuttosto impenetrabile a causa della mancanza di un qualsiasi riferimento testuale nel libretto, all'infuori dei titoli dei brani. Tutto sommato, il lavoro di Sleepwalker è più che godibile, seppur inevitabilmente già sentito, canonico. Il motivo del mio poco entusiasmo mentre scrivo queste parole è principalmente dovuto all'incomprensibile lunghezza di "Gorgos Goetia": un album black metal lo si ascolta sempre volentieri, specialmente se confezionato con tutti i crismi e le attenzioni necessarie, e questo è sicuramente il caso della fatica di Sleepwalker. Un'ora e un quarto di registrazioni, però, è davvero un tempo esagerato, mancando alle spalle un concept (se questo esiste, quantomeno, a noi non è dato saperlo) o una qualsivoglia altra ragione per dilatare così tanto un lavoro che potrebbe benissimo durare la metà.

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HAGL - In The Heart


Informazioni
Gruppo: Hagl
Titolo: In The Heart
Anno: 2013
Provenienza: Russia
Etichetta: Casus Belli Musica
Contatti: vk.com/haglofficial - facebook.com/hagloffiacial - reverberetion.com/hagl
Autore: Akh.

Tracklist
1. Intro (In The Heart)
2. Heavy Gale
3. Mors Triumphalis
4. Thunderstorm
5. Howl As A Wolf
6. Europe
7.Above Death
8. The North
9. Wake Up!
10. Outro

DURATA: 41.14

Gli Hagl giungono dalla Russia con il terzo album "In The Heart" grazie alla Casus Belli Musica, allineandosi assieme alla moltitudine di guerrieri Pagan-Black Metal che l'Est Europa e il suo forte senso nazionalistico formano.

L'introduzione al disco è atmosferica e sussurrata, come se uno spirito soffiasse sulle braci per far divampare nuovo fuoco, incarnato nella musica dei russi. Con le prime due canzoni ("Heavy Gale" e "Mors Triumphalis") vengono abbinate in maniera corretta influenze Black Metal a quelle più Heavy Metal, riportandomi alla mente i primi lavori della scuola svedese della allora nascente frangia Death di Göteborg, oppure quelle reminiscenze classiche che affiorarono in Europa in certe fasce estreme, esempio culminato nel clamoroso "Heartwork" dei leggendari Carcass. Il tutto è tradotto ovviamente in un linguaggio nero, eredità lasciata dalla prima incarnazione del gruppo, mantenendo però inalterato quell'approccio in bilico fra melodie e ripartenze fulminee.

Dopo questi due episodi devo dire che la struttura dei pezzi e le melodie si discostano dalle rimembranze svedesi, e forse anche da quel raro approccio "Folk", per acquisire una sostanza maggiormente europea. Se nei primi ascolti ogni tanto fuoriusciva un senso di déjà vu, col passare del tempo si sono fatte più vive la forza e la potenza dei pezzi, anche grazie alla complicità di una buonissima produzione che fa risaltare gli assalti furiosi e battaglieri; mentre il tuttofare Swarm (solo la batteria e una parte delle tastiere non sono opera sua, ma di Alarm e Aria) innalza sulle parti ritmiche scream corposi e arcigni, come nelle incalzanti "Thunderstorm" e "Howl As A Wolf" o in "Above Death".

Il senso più prettamente "popolare" è dettato dalle liriche e dalla grafica, nella quale si inneggia a quell'ardore selvaggio e sacro che nutre il guerriero e a quel lato eroico di cui è portatore il libretto (compresi i testi in lingua madre e la loro traduzione in inglese), ma anche da certi arrangiamenti di chitarra acustica, soprattutto nella parte conclusiva del cd. Potrei quasi affermare che la seconda parte è quella con un maggiore spettro d'azione e anche i vari brani tendono ad ampliarsi, sfondando il muro dei quattro minuti, cosa che non avveniva nelle precedenti stilettate musicali. L'impulso principale rimane in quel senso di irruenza a tratti minimale e votata alla carica cieca che viene veicolata dai vari blast beat e dalle chitarre talvolta ruvide e scarne, in piena linea con l'anima del Black Metal più "guerrafondaio", che sicuramente garantiranno ancora maggiore efficacia e atmosfera riprodotte accuratamente dal vivo.

Qua non ci sono grossi echi alla tradizione dell'Est come poteva accadere coi cechi Zrec e non ci sono neanche le suggestioni acustiche dei norvegesi Wardruna: negli Hagl esiste un incedere più spietato, ma con meno rinvii alle radici e al terreno, qui Perun (il grande Dio della folgore slava) preferisce benedire l'acciaio e il braccio valoroso che lo brandisce, che innalza la gloria in "Europa", "The North" e nella suggestiva e simbolica "Wake Up!", fino alla conclusiva "Outro" dove si materializza la parte più sognante e vagamente progressiva del gruppo, tanto da farmi giungere alla mente certi Green Carnation.

"In The Heart" si tramuta quindi in una alchimia ben organizzata di melodie e scudisciate furiose, in cui tradurre la visione eroica e poetica di Swarm, dove la Guerra è la musa ispiratrice per i valori del Coraggio, della Determinazione, della Fedeltà, della Furia e della Forza, incorniciato in una forte ispirazione "pagana" dove gli Dei possono ben volere il proprio popolo o dove semplicemente un guerriero canta una ode che riecheggia profonda... nel cuore.

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MASTEROID - MMXIII


nformazioni
Gruppo: Masteroid
Titolo: MMXIII
Anno: 2013
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Inverse Records
Contatti: facebook.com/pages/Masteroid/145397498863841
Autore: Mourning

Tracklist
1. Apinoista Petollisin
2. Minä Kerään Kuonaa
3. Lopun Jumalat
4. Vihan Laineet
5. Pimeys Orjuuttaa
6. Lakikivi
7. Vanhan Testamentin Psykopaatti
8. Kuumotus

DURATA: 46:28

L'insonnia è una fedele compagna che a quanto pare non ha proprio voglia di mollarmi e così — dato che di dormire non se ne parla — continuo a girovagare alla ricerca di band interessanti e stavolta è il turno dei finnici Masteroid. Il nome del quartetto è intrigante, inizialmente supposi si potesse trattare di stoner o doom, mentre nel momento in cui i miei occhi inquadrarono la pagina Bandcamp si ritrovarono una grafica dallo stile particolarmente affine a realtà quali Baroness e Kvelertak, eppure la musica è decisamente un'altra storia.

Tommi Ojansivu (voce), Tero Pantsar (chitarra), Ville Salonen (batteria) e Janne Vornanen (basso) appartengono alla categoria dei "mazziatori", la proposta in ogni modo possiede i suoi tratti riflessivi e psichedelici, le sue escursioni profonde e abissali, tanto che a volte — seppur alla lontana — ricorda i connazionali Demonic Death Judge, tuttavia i Nostri puntano maggiormente su una combinazione fatta di prestanza e cattiveria che miscela elementi vari, traendoli anche dalle derivazioni ibride degli Entombed miscelate con i Kyuss. Il cantato esclusivamente interpretato in finnico da parte di Tommi ha caratteristiche tipicamente ricollegabili allo stile di John Garcia, pur se quest'ultimo è di un altro pianeta. Il campo delle influenze dalle quali attingono è comunque ampio, ad esempio artisti come High On Fire e Cathedral si percepiscono a più riprese.

La prima prova di questi musicisti, pur palesando la presenza di un paio di forzature evitabili, soprattutto in sede d'inasprimento vocale, e un affidamento costante alle soluzioni di coloro i quali li hanno preceduti, si trova in possesso di ottime cartucce da sparare. In scaletta troviamo canzoni come "Apinoista Petollisin", "Lopun Jumalat", "Pimeys Orjuuttaa", "Vanhan Testamentin Psykopaatti" e "Kuumotus" che risultano essere ruvide e accattivanti quanto basta a immettere nel corpo quella voglia di seguire le note e muovere la testa.

Siamo solo all'inizio, ma i Masteroid sembra proprio facciano sul serio e "MMXIII" è il migliore dei modi che avrebbero potuto trovare per entrare a far parte di una scena ribollente e scalpitante come quella affetta dalla sindrome "stoner". In definitiva sembrava ci fosse un nuovo nome da seguire, invece non ci saranno uscite future, dato che la band ha deciso di sciogliersi ed è davvero un peccato.

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MORS SPEI - De Humanitatis Caede


Informazioni
Gruppo: Mors Spei
Titolo: De Humanitatis Caede
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Lupus Niger Distro
Contatti: facebook.com/MorsSpei
Autore: Leonard Z666.

Tracklist
1. Intro
2. De Humanitatis Caede
3. Let Your Eye Shine
4. Through The Eyes Of The Dead

DURATA: 22:02

Demo di debutto per il progetto Mors Spei (Morte Della Speranza), parto solista del polistrumentista Wolf, già attivo in Gort e Vita Odiosa. Il lavoro si presenta in tutto e per tutto come un'uscita in pieno stile anni '90 e il genere di riferimento è proprio il black metal più tradizionale e oltranzista nato in quegli anni.

Le tre canzoni, scritte dal 2000 al 2002 ma pubblicate solo adesso, sono introdotte da una traccia in cui Vittorio Gassman recita alcuni tra i versi più famosi dell'Inferno di Dante Alighieri. I brani sono contraddistinti da una produzione minimale, però efficace, su cui spiccano la voce di Wolf e la drum machine, sebbene tutti gli strumenti siano ben udibili. Il loro fascino si fonda sulla ripetitività di riff di chitarra basati su pochi accordi, fattore più spiccato nella title track. La ricetta di Mors Spei è molto chiara: brani creati con riff semplici, talvolta più melodici, come in "Let Your Eye Shine", talvolta più diretti come in "Through The Eyes Of The Dead", e batteria che rimane sempre su tempi non molto sostenuti.

Per certi versi il demo mi ha ricordato i primi lavori di un'altra one man band italiana, i Deathrow, per il suo interesse verso un black metal in cui l'atmosfera e il senso di oppressione vengono prima del desiderio di lasciarsi andare a sfuriate di blast beat. In definitiva si tratta di un ottimo biglietto da visita per questo progetto nascente: un lavoro semplice, diretto, che piacerà a chi ama il black metal più oscuro e senza fronzoli. Per chi vuole sostenere la scena italiana è senz'altro da avere.

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WIZZ WIZZARD - Tears From The Moon

Informazioni
Gruppo: Wizz Wizzard
Titolo: Tears From The Moon
Anno: 2013
Provenienza: Belgio
Etichetta: Rocksector Records
Contatti: facebook.com/wizz.wizzard.belgium
Autore: Mourning

Tracklist
1. Demons, Bad Witches
2. Six Feet Underground
3. Hidden Paradise
4. Tears From The Moon
5. Insanity
6. Vampires In The Valley
7. Crazy Wizzard [live]
8. Motorhead [live]
9. Reflections From Hell
10. Desire

DURATA: 47:27

Chi siano i Wizz Wizzard l'ho scoperto da poco: la formazione belga mi era totalmente sconosciuta prima che mi venisse recapitato il debutto "Tears From The Moon", edito per la Rocksector Records. Mi sono così imbattuto in una band sorta nel 2007 e che ha dato alle stampe un primo album rivolto a un pubblico ben specifico: gli amanti dell'heavy vecchia scuola, quello che ancora puzza piacevolmente di hard rock anni Settanta.

"Tears From The Moon" va sul semplice, la base difatti attinge dall'epoca d'oro dei Sabbath e primi Iron Maiden, prendendo qualcosa dei Saxon, Dio e della verace carica dei Motorhead; ciò è abbastanza evidente, tant'è che brani come l'apertura "Demons, Bad Witches", "Six Feet Underground", la titletrack e l'episodio live "Motorhead" bastano per comprendere quanto la passione e il modo di vivere la musica abbiano radici ben salde e devote al passato che ha scritto parte fondamentale della storia. Il gruppo se la cava bene, infilando un pezzo in stile power ballad quale potrebbe essere considerato "Hidden Paradise", uno che dona atmosfera "ozzyana" come "Vampires In The Valley" e un altro roccioso che mette in evidenza la prestazione dell'asse ritmico tipo "Insanity", dimostrando che si può produrre della musica soddisfacente, evitando di complicarsi la vita con chissà quali giri e controgiri.

Certamente l'approccio è un po' datato, ma questa scelta voluta fa sì che la proposta mantenga quel fascino retrò che la spinge lontano migliaia di anni luce dal mondo delle produzioni seriali odiernamente tanto in voga. C'è da dire inoltre che l'inserimento delle due tracce live poco prima della chiusura ha giocato a loro favore, poiché — non utilizzandole come bonus né riempitivi, ma come parte integrante della scaletta — sia la già chiamata in causa "Motorhead" che la convincente "Crazy Wizzard" anticipano, senza far perdere il passo e l'attenzione, la sostanziosa "Reflections From Hell" e la conclusiva "Desire" dallo spiccato comparto melodico.

I Wizz Wizzard chiamano a raccolta la vecchia guardia, a loro è dedicato "Tears From The Moon" ed è sempre a loro che suggerisco di ascoltarli, prendetevi del tempo e divertitevi.

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SAMAEL - Worship Him


Informazioni
Gruppo: Samael
Titolo: Worship Him
Anno: 1991
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Osmose Productions
Contatti: SAMAEL, P.O. Box 898, 1920 Martigny, Switzerland
Autore: ticino1

Tracklist
1. Sleep Of Death
2. Worship Him
3. Knowledge Of The Ancient Kingdom
4. Morbid Metal
5. Rite Of Cthulhu
6. The Black Face
7. Into The Pentagram
8. Messenger Of The Light
9. Last Benediction
10. The Dark

DURATA: 41:07

Lessi poco tempo fa nel numero cinquantasei del Rock Hard tedesco, mia fonte d'informazione principale, di un gruppo svizzero che si presenta in maniera cruda. Si dice che abbiano addirittura l'intenzione di fare esplodere un maiale sul palco.

Girando a Zurigo il fine settimana passato, non persi l'occasione di spulciare gli scaffali ben forniti del Jamarico, miniera inesauribile di ritrovamenti e ispirazioni musicali. Guarda un po'... proprio "Worship Him" dei Samael mi capita fra le dita. Senza pensarci due volte lo compro. Come sarà? Secondo Frank Albrecht del citato Rock Hard si tratta di musica simile a quella degli Asphyx con tocchi dei vecchi Bathory (che non ho mai ascoltato) ed Hellhammer. Death Metal allora?

Incuriosito, poso subito il disco sul piatto del mio giradischi casalingo. Dopo un'introduzione di tastiera sono investito da una serie di note grezze e da una voce aggressiva. L'atmosfera generale è molto oscura e cupa. Non so se si possa parlare veramente di death metal. Mi permetto di accostare questa formazione vallesana a quei gruppi come Hellhammer o primi Sodom che ricevevano la definizione "black metal".

La canzone "Worship Him" è lenta, pesante e nera al massimo. Questa tendenza si protrae per quasi tutto il disco e ricorda un poco un rituale oscuro. Il mio pezzo favorito è probabilmente "Morbid Metal", che esce un poco dal seminato col suo riff accattivante e con un ritmo in parte sostenuto.

Chi di voi avesse le scatole piene della marea di uscite senza identità, farà bene ad accaparrarsi questo vinile. Con un poco di fortuna lo troverete in qualche scaffale sotto la "S".

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BURIAL VAULT - Incendium


Informazioni
Gruppo: Burial Vault
Titolo: Incendium
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Apostasy Records
Contatti: facebook.com/burialvaultband
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Stench Of Burning Thoughts
2. A Blind Follower And A Watchful Hound
3. Soil & Green
4. Peculiar
5. The Nightly Horror
6. Prelude To Peripety
7. Fatal Accident
8. Struggling Doubt
9. Moment Of Truth
10. Awareness
11. Surveillance Web
12. Catharsis
13. Black Into White

DURATA: 53:35

I Burial Vault sono una di quelle band che stanno passando la cosiddetta fase di transizione, ancora alla ricerca di un'identità precisa, e ascoltando il loro secondo lavoro "Incendium" si nota come la formazione provi a divagare costantemente nel tentativo di trovare la chiave di volta che renda loro la vita più semplice.

Il quintetto sassone è tecnicamente preparato e il death melodico proposto vario e infarcito di soluzioni che spaziano in ambito progressivo e thrash, con leggeri annerimenti dal vago richiamo black. Se da un lato i Nostri evidenziano la volontà di non adagiarsi riproponendo i soliti schemi triti e ritriti, dall'altro è palese la discontinuità d'intento che non permette alle scaletta di possedere un equilibrio. Una volta inserito nel lettore "Incendium" verrete a contatto con brani che suscitano interesse per l'appeal melodico come "The Stench Of Burning Thoughts" (che però avrebbe reso maggiormente se lievemente accorciato) e "Moment Of Truth", avrete modo di prendervi un attimo di pausa dalle sensazioni più rudi nei frangenti che spalancano le porte alla voce pulita in "Peculiar" e al duetto acustico contenuto in "Struggling Doubt", riuscirete anche a udire agevolmente il suono del basso, presente non solo in qualità di comprimario in episodi quali "Fatal Accident" e "Awareness".

Il problema del disco però risiede nel fatto che, mentre un lavoro di cui sono presenti alcuni rimandi palesi come "The Gallery" dei Dark Tranquillity possedeva una sua natura definita capace di mettere d'accordo le varie correnti stilistiche che confluivano nel flusso compositivo, lo stesso non accade in "Incendium", che rimane spesso e volentieri in bilico fra un genere e l'altro, mancando di una vera interazione fra essi. Inoltre la produzione non perfetta accentua, seppur lievemente, questa carenza.

I Burial Vault dal mio punto di vista sono comunque da promuovere per le idee, la passione e la voglia dimostrate, devono però ancora rivedere la modalità scelta per modellarle: meno virate improvvise e più concetti espressi in maniera diretta potrebbero fornire quell'efficacia che ancora non è totalmente presente. Vista la buona lena dei tedeschi, auguro loro che il prossimo album sia quello della consacrazione a tutti gli effetti e nell'attesa che ciò accada concedetevi un ascolto di questo "Incendium".

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TEARDOWN - Inner Distortions


Informazioni
Gruppo: Teardown
Titolo: Inner Distortions
Anno: 2013
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Grave New Music
Contatti: facebook.com/Teardownband
Autore: Mourning

Tracklist
1. My Cave
2. Dead Cry For The Sun
3. Glass Idol
4. Fire In Her Eyes
5. Horns
6. Blank Faces
7. The Deserted
8. Cold Room
9. Everything Ends Here

DURATA: 49:54

I finlandesi Teardown sinora erano rimasti nell'ombra: la formazione, attiva da oltre una decade e con svariati demo già pubblicati, non aveva ancora compiuto il passo successivo riguardante la composizione dell'album di debutto. Si è infatti dovuto attendere il 2013 per ascoltare "Inner Distorsions". Il disco propone un heavy metal alquanto dolciastro, ma dalle tonalità grigiastre: non c'è spazio per stucchevoli ritornelli happy né per vocalizzi operistici oltremodo fastidiosi nella prestazione sì ordinaria, tuttavia non disdicevole, del sestetto finnico.

La scaletta, per quanto concerne le note positive, ci permette di segnalare la buonissima prova della cantante Katja Pieksämäki, il più che discreto supporto atmosferico fornito dalle tastiere curate dall'altra presenza femminile del gruppo Pipsa Niemi e la scelta delle melodie; belle le presenze del violino e del piano che infoltiscono "Fire In Her Eyes", che si coniugano in maniera efficiente alla fruibilità frequentemente elevata delle linee vocali.

Quelle negative invece sembrano riguardare le impostazioni ritmiche tese a mantenere tempi lenti, alle volte anche troppo: comprendo la scelta di voler diluire l'impatto, favorendo la creazione di ambienti adatti a raffigurare lo sviluppo emotivo del pezzo in corso, ma un minimo di brio in più sia nel riffing che nella batteria avrebbe garantito maggior evarietà a un album che di fatto ne sente la mancanza.

"Inner Distortions" comunque si rivela essere di piacevole compagnia, difatti episodi come "Dead Cry For The Sun", "Horns", "Blank Faces" e "Cold Room" insieme alla già citata "Fire In Her Eyes" potrebbero essere graditi all'orecchio di coloro i quali si siano nel corso degli anni appassionati alla corrente del genere più incline a un certo fascino "commerciale", pur evitando però di scendere lo scalino che conduce alle evoluzioni dannatamente "popular" (termine da considerarsi in questo caso nella peggior accezione) che hanno inondato ultimamente il panorama. È quindi a loro che mi rivolgo consigliandone l'ascolto; i restanti girino la testa dall'altro lato e guardino pure oltre.

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PARASOL CARAVAN / CACHIMBO THE PAZ - Use The Fuzz



Informazioni
Gruppo: Parasol Caravan / Cachimbo De Paz
Titolo: Use The Fuzz
Anno: 2012
Provenienza: Austria
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/parasolcaravan - facebook.com/cachimbodepaz
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Parasol Caravan - The Barbers Snake
2. Parasol Caravan - Psychotic Fever
3. Parasol Caravan - Big Kahuna
4. Parasol Caravan - Chinese Eyes
5. Cachimbo de Paz - Stare Into The Sun
6. Cachimbo De Paz - Cachimbo
7. Cahcimbo De Paz - Lady
8. Cachimbo De Paz - Coyotes On Peyote

DURATA: 45:21

Due formazioni austriache di cui non avevo mai sentito parlare, i Parasol Caravan e i Cachimbo De Paz. Due formazioni che, tentando di uscire dal sottobosco musicale nazionale e internazionale, uniscono le forze in uno split autoprodotto il cui titolo, "Use The Fuzz", si configura come dichiarazione d'intenti e come manifesto.

La prima metà del lavoro è curata dai Parasol Caravan e parte con una "The Barbers Snake" che ci indica subito il sentiero percorso dal quartetto di Linz: un Southern Rock arrembante che riconduce a Black Label Society e Down, impastato con tratti puramente Stoner attingenti tanto dagli imprescindibili Kyuss (le prime battute di "Chinese Eyes" sono emblematiche a tal proposito) quanto da gente come Colour Haze e Truckfighters. "Psychotic Fever" e "Big Kahuna" sono invece intarsiate di piccole divagazioni vintage che rimandano immediatamente al decennio settantiano, all'eredità imperitura di band come Led Zeppelin e Deep Purple; tali tratti compositivi, immersi nel comunque sempre presente strato sudista della proposta, danno vita a episodi davvero bellissimi. I Parasol Caravan con i quattro brani presentati non pretendono di inventare nulla, ma dimostrano di essere pieni di genuina passione per un genere che sembra essere sempre più in forma.

L'altra faccia di "Use The Fuzz" è rappresentata dalla prova dei Cachimbo De Paz che, con "Stare Into The Sun" e "Cachimbo", dimostrano nei confronti dello stesso stile musicale una predisposizione più sporca e più scura rispetto ai colleghi che li hanno preceduti. Le armi utilizzate dai tre austriaci sono derivazioni discendenti da un indiscutibile retaggio Doom: un'esecuzione vocale più profonda del solito e una tendenza atmosferica che punta più a oscurare il sole che ad esaltarlo. Con "Lady" e con i tocchi funky di "Coyotes On Peyote" si torna su binari più movimentati e classici in virtù di una musicalità Stoner a grana molto ruvida, ma non pensiate di poter rivedere così facilmente la luce solare. I numerosi rallentamenti e le digressioni dalle sfumature vagamente psichedeliche o tendenti a una curvatura Blues, infatti, tengono la proposta saldamente ancorata alle radici scure da cui i Cachimbo De Paz ci hanno già ampiamente dimostrato di attingere.

Tirando le somme, dunque, "Use The Fuzz" si rivela un prodotto che non rivoluzionerà nulla nel campo a cui appartiene e che non diverrà indispensabile; ciononostante è comunque un lavoro indubbiamente valido, godibile e assolutamente interessante nell'ottica di osservare i passi futuri di due gruppi promettenti e capaci.

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MY EDUCATION - A Drink For All My Friends

Informazioni
Gruppo: My Education
Titolo: A Drink For All My Friends
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Golden Antenna
Contatti: facebook.com/myeducationmusic
Autore: Mourning

Tracklist
1. A Drink...
2. ... For All My Friends
3. Mister 1986
4. Black Box
5. Roboter-Hohlenbewohner
6. Happy Village
7. Homunculus

DURATA: 46:56

Il quintetto di Austin che s'identifica con il nome My Education si è ritagliato un piccolo, ma importante spazio all'interno del movimento post-rock strumentale. La creatura che vede Brian Purington e Chris Hackstie alle chitarre, James Alexander alla viola e al programming, Scott Telles al basso e Vincent Durcan dietro le pelli è attiva ormai da oltre una decade, forte della collaborazione quasi fissa con di Henna Chou (violoncello e tastiere) e Sarah Norris (vibrafono), e sul finire del 2012 ha rilasciato il quinto album intitolato "A Drink For All My Friends".

Il suono degli statunitensi è un qualcosa di molto ibrido e, se dovessi attenermi a una ricerca formale delle influenze, potrei citarvi artisti quali Pink Floyd, Alan Parsons, Klaus Schulze, Maserati, Explosions In The Sky, Mono, GY!BE e Tortoise come riferimenti utili per comprenderne l'ascolto. Il punto però è che non m'interessa minimamente a chi possano assomigliare, né tantomeno quanto possa essere paragonabile la loro musica a quella di altri, preferisco invece concentrarmi sull'aspetto cinematografico e di conseguenza sulla capacità di raffigurare distintamente le emozioni al variare costante dell'umore dei brani: sono queste le qualità degne di nota e la vera forza dell'album.

Una volta inserito il cd nel lettore, si necessita di due cose: A) premere il tasto "reset", azzerando il mondo che vi ruota attorno; B) offrire campo libero alle evoluzioni e involuzioni sonore che assumeranno consistenza di passaggio in passaggio e di canzone in canzone. Immaginate di avere una videocamera in mano e di potervi sbizzarrire filmando ciò che vi circonda, utilizzando qualsiasi angolazione, ruotando senza sosta in un fiume d'idee che può scorrere placido e rilassato senza subire scossoni oppure decidere senza preavviso di alterare il proprio corso, diventando vivace e quindi maggiormente rumoroso. Questo è ciò che avviene ascoltando "A Drink..." in accoppiata con la successiva "... For All My Friends", "Roboter-Hohlenbewohner" e "Happy Village" (stupendo l'ingresso del sax a cura dell'ospite David Samartin). Si è inequivocabilmente attorniati da una gamma di sensazioni fluttuanti, avvolgenti, decisamente difformi le une dalle altre, ma che in comunione perfetta con l'andamento altalenante della scaletta, in cui gli sbalzi di suono svelano sfaccettature di psichedelia naturalista ed epicità glaciale-spaziale, garantiscono un vissuto interessantissimo al disco.

"A Drink For All My Friends" è dunque un'opera completa o incompleta? È esclusivamente un insieme di sonorità note combinate ottimamente o l'album che può fare la differenza? È davvero così bello? Dopo vari giri nello stereo mi sono posto queste domande e, seppur non riesca a "gridare" al capolavoro, ritengo che i My Education abbiano sfornato un gioiellino come pochi, davvero pochi, nel genere sono riusciuti a fare negli ultimi anni. Non dovrebbe essere necessario scriverlo, però tanto per non lasciare nulla in sospeso: compratevelo.enire pura manna per le nostre orecchie.

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TEARDOWN


Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Dope Fiend

Formazione
Katja Pieksämäki - Voce
Sami Ahmaoja - Chitarra
Aapeli Kivimäki - Chitarra
Mika Laine - Basso
Pipsa Niemi - Tastiere
Arto Pieksämäki - Batteria


Nel nostro ultimo aggiornamento potrete trovare la recensione dell'album di debutto dei finlandesi Teardown. Ora li conosceremo meglio grazie alle risposte alle mie domande del chitarrista Sami Ahmaoja.

Ciao Sami e benvenuto su Aristocrazia Webzine, come sta andando la tua estate?

Sami Ahmaoja: Ciao, va molto bene, perché ho avuto tre settimane di ferie dal lavoro, mentre non credevo che avrei potuto fare alcuna vacanza. Ho lavorato costantemente con i Teardown e con altri progetti e ora posso ancora usufruire di qualche giorno libero. Ma, onestamente, va bene così, perché essere occupati significa essere vivi e far accadere molte cose. Faccio ciò che amo. L'estate è stata "molto bella" qui in Finlandia: ha piovuto praticamente tutto il tempo e la birra diventa sempre più costosa. Mi piace andare a pescare e bere qualche birra quando non vi è altra possibilità per rilassarsi. Mi piace anche cercare in rete gruppi underground, perché sono un collezionista di cassette. Cazzo, adoro le cassette e vinili. In realtà non ho molti hobby, ma sto cercando di smettere di fumare se può contare come hobby, anche se non è divertente...


Iniziamo dicendo ai nostri lettori qualcosa sui Teardown: come è nata la band e come si è evoluta nel tempo?

I Teardown sono nati nel 2001 da una mia idea, in una piccola città chiamata Haapajärvi. Quel posto è veramente una merda per creare una band in generale (la maggior parte della popolazione è composta da religiosi), ma noi eravamo troppo testardi, e non solo noi. C'era un sacco di gente che voleva vivere, bere, suonare e stare bene. C'erano alcune piccole cerchie di musicisti molto bravi e ispirati. Ogni membro della band è stato trovato in una di quelle piccole cerchie. Abbiamo avuto la possibilità di avere una sala prove nel leggendario edificio chiamato Stolle. Molti hanno lasciato quella città ormai, pochi sono rimasti. I Teardown erano un mio progetto parallelo, portato avanti per alcuni anni insieme a un gruppo black e a uno death. Col passare del tempo, però, abbiamo visto che era qualcosa su cui dovevamo lavorare di più, quindi è diventato il gruppo principale per tutti noi. Era ed è qualcosa di unico, non solo nella musica, anche come formazione, non solo qualcosa di stampo gothic metal, ma qualcosa di più, qualcosa che è ancora importante per noi. Non ci sono limiti di genere. Per essere onesti, solo pochi di noi ascoltano effettivamente gothic metal.


La band è attiva da oltre un decennio, ci sono ragioni specifiche che vi hanno impedito di produrre altri album prima di questo?

L'idea di un album è stata nella nostra mente per tutti questi anni, ma non eravamo pronti e non avevamo i mezzi necessari. Naturalmente pensiamo a volte che sarebbe dovuto uscire prima, ma non avevamo fretta. Perché far uscire un debutto di merda, se puoi fare qualcosa di migliore? Quindi abbiamo voluto sviluppare la nostra musica sempre di più... è stato un processo lunghissimo, ma, a un certo punto, quando abbiamo sentito che era il momento giusto, l'abbiamo fatto. I soldi sono un'altra cosa da tenere in considerazione: abbiamo suonato un sacco di fottuti concerti per recuperare qualcosa. Qui in Finlandia ci sono alcune fondazioni che offrono la possibilità di ottenere un supporto per le registrazioni, ma di solito non sono gruppi rock o metal a prendere quei soldi. Quindi la raccolta di denaro per realizzare l'album è stata un altro aspetto ritardante. Devo dire che io non ho alcun rimpianto per aver atteso così a lungo. "Inner Distortions" è uscito tramite Grave New Music, la nostra cooperazione ha funzionato bene e l'album è uscito come doveva uscire. Noi e il nostro produttore, Aapeli Kivimäki (Soulfallen), volevamo che fosse uno di quei dischi che non vengono necessariamente apprezzati al primo ascolto, volevamo che fosse più profondo. Perciò l'album ha bisogno di qualche giro nel lettore prima di essere compreso e, dopo essere stato capito, rimarrà con voi fino alla tomba. "Inner Distortions" ha diviso e dividerà le opinioni di ascoltatori e recensori e ciò è bene; non c'è niente tra cento e zero.


Ho definito "Inner Distortions" come "grigio", ma abbastanza orecchiabile. Come avete composto le canzoni dell'album e quando hai capito che la voce di Katja Pieksämäki era quella più adatta al vostro stile?

I brani dell'album non sono molto felici. Il tuo "grigio", secondo me, è una definizione giusta per descrivere le canzoni dei Teardown. Penso che la base della nostra musica sia molto fredda e crudele, che prenda vita dove le tenebre dell'Umanità parlano ad alta voce. Certo, non ci può essere colore, ma penso che tutti noi sappiamo di che colore si potrebbe parlare. Ufficialmente i Teardown fanno atmospheric rock-metal e il nostro stile ci calza bene. L'album contiene alcuni vecchi pezzi inediti che si adattano al tema trattato. Io di solito porto un'idea o un riff alle prove e ogni membro ci lavora sopra. Katja si è unita ai Teardown nel 2003, quando aveva solo diciotto anni. Ma abbiamo subito capito che il suo modo di cantare era quello adatto per noi. Ha una voce unica che si inserisce nella musica più che perfettamente. Il suo stile di canto è nuovo, fresco ed è totalmente diverso da quelle altre band gothic che vogliono suonare "maestose". Non siamo qui per cantare di spade e draghi, cazzo! Ci concentriamo di più sulla parte emotiva della musica.


Secondo te, qual è il punto forte nella musica dei Teardown e, d'altro canto, cosa si può ancora migliorare?

Credo che la cosa migliore sia che non abbiamo nessun tipo di limite, facciamo quello che viene fuori dalle nostre teste, dai cuori e dalle mani e non abbiamo bisogno di giustificarci con nessuno. Non emuliamo nessuno e non ci poniamo alcun proposito stilistico. Ad esempio, una delle canzoni dei Teardown inizia con un blast beat che è stato scritto molto tempo fa e che potrebbe essere presente nel prossimo album. Quindi nessuna regola o limite particolare: questa è la nostra fonte di ispirazione. Ottime sono anche le melodie e i dettagli interessanti che fanno scaturire forti emozioni nei pezzi. In cosa abbiamo bisogno di migliorare? Bisogna migliorare tutto costantemente, non c'è riposo al riguardo. Se si smette di cercare il miglioramento, si fa una cazzata, a mio parere. Anche dopo l'uscita di "Inner Distortions" abbiamo avuto nuove idee su come suonare alcune parti e le mettiamo in pratica dal vivo.


L'idea di una band con una cantante donna è molto diffusa recentemente. Pensi che questo dia qualche tipo di svantaggio agli occhi degli appassionati di musica più old school?

A dire il vero, non me ne frega un cazzo. Siamo i Teardown e il gioco è fatto. La musica divide le opinioni ed è così che dovrebbe essere, sempre. Tutto dovrebbe dividere, sia i gruppi con una cantante donna che quelli non, così come la musica old school. Naturalmente per alcuni ascoltatori queste cose sono molto importanti.


Se la memoria non m'inganna, in un'intervista a Metal Shock hai detto che hai un lavoro come progettista multimediale, giusto? Mi chiedevo, a parte la normale connessione tra musica e immagine, quando ascolti musica non hai mai la proiezione di immagini nella tua mente, come per soddisfare un bisogno di dare un senso a ogni singolo pezzo o minuto contenuto in un album?

Sì, è vero, io sono un designer multimediale. La musica è carburante per le mie creazioni grafiche. Metto gli auricolari e scompaio, questa è la mia tattica. La musica, o la band stessa, non è legata a ciò che io faccio, ma mi spinge a creare sempre qualcosa di nuovo. Quando lavoravo alla parte grafica di "Inner Distortions", ho ascoltato molto gruppi come Darkspace e Isvind, ad esempio. Magari alle cinque o alle sei del mattino ascoltavo un grande gruppo punk chiamato Puhelinkoppi (che tradotto significa "cabina telefonica"), prendevo qualche birra per "aprire la mente" e semplicemente mi lasciavo andare; di conseguenza, quando mi svegliavo la mattina seguente, controllavo il risultato. Quando fai questo tipo di lavoro per vivere, è quasi impossibile creare qualcosa di tuo... o, almeno, lo è per me in quel modo.


Pensi che ci sia una sorta di atteggiamento spassionato nel modo odierno di avvicinarsi alla musica? Quello che intendo è qualcosa del tipo: "ascolto questo album o forse questo altro album, è la stessa cosa in ogni caso...".

Non c'è più la stessa gioia di avere l'album in mano, per esempio se si è risparmiato il denaro per settimane e mesi in attesa dell'acquisto, come facevo quando ero adolescente... cazzo, io non sono così vecchio, dopotutto. Al giorno d'oggi, se si vuole avere qualche album, basta cercarlo su Google e scaricarlo non pagando nulla. Grazie ad Internet. Eppure sempre più persone, anche i giovani, capiscono l'importanza della copia fisica dell'album come la band ha voluto che fosse, cosa che potrebbe essere ancora rara tra di loro, ma io credo che il rispetto stia nel possedere il disco originale. Quindi mi sono rimaste un po' di fede e speranza. E quando c'è quantità illimitata di musica disponibile, è facile scadere in una riproduzione casuale di brani che non verranno compresi.


Tu hai curato la veste grafica di "Inner Distortions", mi puoi dire qualcosa sul suo significato e sulle tue ispirazioni?

La grafica del disco va di pari passo con il titolo. Ho voluto crearla partendo dal mio punto di vista sui brani... e questa è la mia interpretazione. Te lo dico dal mio punto di vista: le tenebre nell'Uomo. L'Umanità è la cosa più malata su questa Terra. Quotidianamente il dolore è una cosa certa, la vita non lo è... potrei andare avanti per l'eternità e scrivere un romanzo al riguardo (forse un giorno lo farò), ma in questo momento "Inner Distortions" è il nostro mezzo per dire queste cose con i testi. Io vi do i testi, ma spetta a voi interpretarli. Sentitevi liberi di chiedere e di condividere le vostre idee con me. Ne sarei onorato.


Come sta andando la promozione dell'album? E che tipo di riscontri avete ricevuto quando avete suonato le nuove canzoni sul palco?

Il nostro album è entrato nella classifica ufficiale finlandese quando è uscito ed ero un po' sorpreso, felicemente sorpreso. È stato bello vedere che c'è un sacco di gente che ascolta i Teardown e a cui piace la nostra musica e quindi questo mi rende ancora più difficile creare un prossimo album perfetto. Come detto, il secondo album di solito è più difficile, ma ora stiamo solo scrivendo nuovo materiale e vedremo come il disco verrà fuori! Prendiamo molto sul serio la nostra musica e i nostri testi, quindi non esce mai nulla prima che sia davvero pronto. Non abbiamo ancora suonato nessuna delle nuove tracce dal vivo, perché ci stiamo ancora concentrando sulla promozione del debutto e cerchiamo di diffonderlo e di farlo ascoltare il più possibile.


Siete in tour in questo momento? Dove suonerete i prossimi concerti?

A volte mi sento come se fossi perennemente in tour o come se arrivassero prenotazioni continue... abbiamo suonato un sacco di concerti in Finlandia, in primavera, e qualcuno in estate, ma a questo punto i nostri prossimi concerti sono stati confermati per ottobre. Qui in Finlandia la stagione estiva è un brutto momento per prenotare qualsiasi cosa e ognuno torna alla normale routine intorno ad agosto o settembre. Il prossimo concerto sarà a Mikkeli in ottobre e dopo inizieremo un tour in Finlandia, Estonia e Lettonia con una band chiamata Emphasis. Abbiamo già iniziato a pianificare tour più lunghi per il 2014 in giro per l'Europa e non solo. Quindi non esitate a contattarci via e-mail! Facciamo anche concerti acustici, i quali sono maledettamente speciali per noi. Qui c'è l'abitudine del "rock-metal acustico".


Se avessi la possibilità di organizzare un festival, quali sarebbero i gruppi che faresti suonare per avere un cartellone ideale, a parte i Teardown?

Oh amico, ci sono un sacco di gruppi con cui mi piacerebbe suonare nello stesso festival. Ho molti amici che suonano e ancora non abbiamo organizzato alcun festival insieme, a parte qualche festa privata. Ma se posso essere egoista per un momento e immaginarlo, direi: Ydin (la mia band death metal), Lucidity (band in cui suono il basso), Malignus (il mio progetto black metal dagli anni Novanta), Hayley's Royal Whores (Laine suona la chitarra con loro), Hannu Hauki (grande uomo con chitarra e voce), CatchRitch (progetto di Katja), Barley Dork's BarbeQ (la mia prima band, skatepunk), Soulfallen (la band di Aapelis), Grimace (buoni compagni), Zenith Reunion (i migliori ragazzi in assoluto) e Zarthas (rock elettrico). La lista potrebbe essere infinita, ma se vi state chiedendo perché ho citato così tanti dei miei gruppi sulla lista, è solo perché amo fottutamente suonare live.


Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Beh, ho già parlato in precedenza del tour di quest'anno, ma anche dei tour più lunghi nel 2014. Stiamo scrivendo il nuovo album e ho la sensazione che potrebbe uscire il prossimo anno. Naturalmente ci auguriamo di ottenere un contratto discografico per il prossimo disco, quindi dovremo mangiare maccheroni per tutto l'anno per risparmiare denaro. L'afflusso di nuove idee è infinito. Magari ci sarà anche un video musicale.


Offri ai nostri lettori cinque ragioni per ascoltare e acquistare "Inner Distortions".

Solo cinque? Accidenti, va bene, allora: 1) le canzoni e i testi, non ci sono pezzi felici in questo album, cazzo; 2) esaminate i testi e la grafica, scoprirete molto altro; 3) l'atmosfera presente è qualcosa che non avete ancora sperimentato; 4) una voce unica e delle melodie che rimangono in testa; 5) è il vostro album della vita, non solo dell'anno, 6) ascoltate queste: "Horns", "Fire In Her Eyes", "Ydin "Ruttolainen" e "Lucidity "Silence".


L'intervista si conclude qui, è stato un piacere fare questa chiacchierata e, augurando a te e alla tua band le migliori fortune, ti lascio lo spazio per concludere dicendo ciò che vuoi ai nostri lettori.

È stato un piacere per me e per il resto dei Teardown. Seguite il nostro sito web, scoprite la nuova maglietta chiamata "Silence" e, naturalmente, il nostro album "Inner Distortions". Spero vi piaccia, lo facciamo con il cuore. Se volete promo o qualsiasi altra cosa, inviate una e-mail o semplicemente ordinate il nostro album e supportateci! Onore ad Aristocrazia Webzine, queste persone stanno lavorando duramente solo per voi, seguiteli!

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TEARDOWN (english version)


Information
Author: Mourning
Translation: Dope Fiend

Line Up
Katja Pieksämäki - Vocals
Sami Ahmaoja - Guitars
Aapeli Kivimäki -Guitars
Mika Laine - Bass
Pipsa Niemi - Keyboards
Arto Pieksämäki - Drums


In our latest update, you will find the review of the debut album of Teardown, from Finland; to have a better understanding of their situation, the guitar player Sami Ahmaoja answered some of our questions.

Hi Sami, and welcome to Aristocrazia Webzine; how's your summer going?

Sami Ahmaoja: Hey, well, have say to that I had three weeks holiday in this summer from work and don't feel that there was any holiday for me. It has been constant work with Teardown or with other projects and now I see that I should have even few days off. But to be honest, that is ok, busy means that you are alive and stuff is happening. I do what I love to do. Summer has been "quite nice" here in Finland, it rains pretty much all the time and beer gets more and more expensive. I like to go fishing and take few beers when there is opportunity to relax. I also love to search from web some underground bands, I am a bit collector of demo tapes. Fucking love C-cassettes and vinyls. I don't really have that many hobbies but I am trying to quit smoking if that counts as hobby and thats not fun...


Why don't we start off by telling our readers something about Teardown; how was the band born and how has it evolved in time?

Teardown was born back in 2001 in small town called Haapajärvi by my idea. That place is pretty much most fucked up place to create a band generally (big part of population are religious) but we were just too stubborn and not just us, there was great people who wanted to live, drink and play and stay healthy. There was quite small musician circles but those were very strong ones and that was very inspiriting. Every band member was found from those small circles. We had at least rehearsal place in legendary building called Stolle. Many have left from that town now, few stayed. Teardown was side project of mine, beside of black and death metal bands for few years and as time went by, we saw that this is something that we should work on more, so it became main band for us all. It was / is something unique, not just in music but also as a crew, not just basic gothic metal but something more and that is still important for us. There is no genre limits for us. To be honest, only few of us listens actually gothic metal.


The band has been active for over a decade; are there specific reasons that prevented you from producing an album earlier?

Idea of full length album have been in our mind all these years but we didn't were ready or saw it necessary until now. Of course we think sometimes that it should have been done earlier but we were not in hurry. Why to make shitty debut if you can make it more perfect? So, we wanted to develop our stuff more and more... it's basically endless state of mind but in some point when you feel that time is right, you do it. Finance is other thing that needs to be in order, we made shit loads of gigs to get even faction off from the costs. Here in Finland is some foundations who offer the opportunity to get some support for recordings, but not usually any rock / metal band gets the money. So gathering money for album was also one process delaying aspect. I have to say that I dont have any regrets that we waited so long. "Inner Distortions" came out through Grave New Music and our cooperation fitted for both sides and album is as it should be. We and our artistic producer Aapeli Kivimäki (Soulfallen) wanted this album be one of those albums that won't necessarily open in first time when you listen it, we wanted it to be more deeper. So the album needs few rounds in your player before you get in the mood and when you figure it out, it stays with you until the grave. It has and will divide listeners and reviewers opinions and that is good, there is nothing between hundred and zero.


I would define "Inner Distortions" as "grey", but nonetheless quite catchy; how did you compose the songs of the album, and when did you realize that the voice of Katja Pieksämäki was the right one for your sound?

Those tracks in album are not very happy songs, I can quarantine that. So your "grey" is pretty much correct to my opinion and vision to make Teardown songs. I think that core of our music is very, very cold and cruel where darkness of humanity speaks loudly. Sure there can be color but I think we all know what color that might be. Teardown is atmospheric rock-metal officially and our style goes there. The album contains either older unheard songs that fits in to albums theme ore we composed them particularly for new album. I usually bring the idea or riff in to rehearsals and every member makes their own composition to songs. Katja joined Teardown in 2003 when she was only eighteen years old. But right away we heard her singing we knew that she is right for Teardown. Katja has unique sound in her voice that fits in Teardown music more than perfectly. Her style to sing is new, fresh and is totally different from those other gothic bands who wants or are to be "majestic". We are not here for swords and dragons for fuck sake! We focus more on emotional part of heavy music.


In your opinion, what's the best thing about Teardown's music, and what, on the other hand, do you feel you can still improve?

I think best is that we do not have any kind of limits, we do what comes out from our heads, hearts and hands and we dont need to apologize that in anyway. We do not follow anyone or any genre purposely. For example, one of Teardown song starts with blast beat that has been written long long time ago, that might be on next album. So, no rules what can be done in this music, that is inspiring. Best thing is also melodies and interesting details that brings strong emotions in songs. What do we need to improve? You need to improve everything 24/7, there is no rest for that. If you stop that, you are done and fucked up in my opinion. Even after the "Inner Distortions" album we get new ideas how to play some parts and we take that with us in live gigs.


The idea of a female-fronted band has been spreading much recently, do you think that this gives you some kind of disadvantage at the eyes of the most old-school music enthusiasts?

To be honest, I don't give a shit about that. We are Teardown and thats it. Music divides opinions and that way it should be, always. Also dividing bands to male-fronted and female-fronted is quite old-school also. Of course for some listeners it matters.


If my memory serves me right, in an interview to Metal Shock you said you have a job as a media designer, right? I was wondering, aside from the normal connection between music and picture, when you're listening to music do you ever find yourself projecting images in your mind, as to satisfy a need of giving a meaning to every single piece or minute of music contained in an album?

Yes, that's right, I am a media designer. Music is fuel for me to create graphics. I put my headset on and disappear, that is my tactic. Music or band itself isn't related in art that I make but it inspires me to create something new. For example, when I was working with "Inner Distortions" album graphics, I listened quite much bands called Darkspace and Isvind just few to be named. Perhaps in five-six o clock in the morning some great punk band called Puhelinkoppi (trans, phone booth)... took few beers to "open up my mind" and just let go and checked result when I woke next morning. When I do this kind of work for living, it is almost impossible to create something to yourself... or at least it is for me that way.


Still, do you think that there's some sort of passionless attitude in the way people approach music today? What I mean is something on the line of "I'll listen to this album, or maybe this other album, it's the same anyway..."

There is not that same joy of getting the album to your hands, for example if you have saved your money for weeks and waited that release months to get it, as I did when I was teenager... and fuck sake, I am not that old after all. Nowadays if you want to get some album, you just type it in Google and download it and pay nothing. Thanks to the Internet. Still, more and more people, even youngsters, understands the importance of physical copy of the album as band wanted it to be, that might be rare among them still, but I think respect lies there who have original. So I have faith and hope left. And when there is unlimited amount of music available, it's easy to just shuffle songs without listening them with though.


Since you've dealt with the artwork for "Inner Distortions", can you tell me something about its meaning and your inspirations?

Album artwork goes hand in hand with the album title "Inner Distortions". I wanted create album art from my point of view of the songs... and that is my interpretation. I tell it from my perspective how I see it: darkness in human. Human is the most sickest thing on this earth. From daily basics, pain is certain, life is not... I could go for eternity about this and write an novel, perhaps someday I will, but right now, "Inner Distortions" is our platform to say these things in lyrics. I give you lyrics but it is up to you how to interpret them. Feel free to ask and share those ideas with me. I would be honored.


How's the promotion for your new album going? And what kind of feedback have you received when you played your new songs on stage?

Our album went to official Finnish album charts when it was released and I was a bit surprised, happily surprised. It was nice to see that there is a lot of people who listens Teardown and likes our music and therefore that makes me try even harder to create perfect next album. As said, second album is usually hardest, but now, we are just writing new material and let's see how that album comes out! We take really seriously our music and lyrics, so nothing comes out before it's truly ready. We haven't played any of those new tracks in live yet because we are still focusing on promoting our debut album and trying to get as many people to listen to us as we can.


Are you on tour right now? Where will you play your next gigs?

Sometimes I feel that I am on constant tour or at least booking one... we have had plenty of gigs in Finland in spring and few in summer but at this point our next gigs have been confirmed to October. Here in Finland, summertime is bad time to book anything and everyone comes back to normal routine around August / September. Next gig will be in Mikkeli in October and after that we will do Finland, Estonia and Latvia tour with band called Emphasis. We have already started to plan longer tour for year 2014 around Europe or more. So, feel free to contact us by e-mail! We also do acoustic gigs, which are very goddamn special even for us. We have this concept called "acoustic rock/metal".


If you were given the chance of organizing a music festival, what bands, aside Teardown, would you put on stage to obtain your ideal bill?

Oh man, there is plenty of bands that I would like to play with in same stage. I have many friends that have bands and somehow we haven't yet organized any festival, beside private ones. But if can be selfish for a moment and fictional at least: Ydin (my death metal band), Lucidity (band where I play bass), Malignus (my black metal project since nineties), Hayley's Royal Whores (Laine plays guitar), Hannu Hauki (great man with guitar and vocals), CatchRitch (Katja's project), Barley Dork's BarbeQ (my first band, skatepunk), Soulfallen (Aapelis's band), Grimace (handsome fellows), Zenith Reunion (best dudes ever) and Zarthas (electric rock). List can be endless but if you are wondering why I put so many of my bands on the list, I just fucking love to play in live.


What are your plans for the future?

Well, I mentioned earlier about the tour in this year but also longer tour in 2014. We are writing new album and I feel that might happen in next year. Of course we hope that we will get a record deal for next album so we would´n need to eat macaroni whole year to save money. Amount of new ideas is quite endless. Let's see if there will be a music video also.


Give our readers five reasons to listen and buy "Inner Distortions".

Only five? Damn, alright then: 1) songs and lyrics, there is no happy songs in this album, hellyeah; 2) follow the lyrics and covers and you see more; 3) atmosphere is something that you haven't experienced yet; 4) unique vocals and melodies that keeps looping in your head; 5) your album for life, not just for year; 6) listen these: "Horns", "Fire In Her Eyes", "Ydin "Ruttolainen" e "Lucidity "Silence".


This is it, the interview ends here; it has been a pleasure to have this little chat with you, and, wishing you and your band the best luck, I'll leave you the space to say anything you want to our readers.

It has been a pleasure for me and for the rest of Teardown crew. Check out our website and new T-shirt design called "Silence" and of course our album "Inner Distortions". I hope you like it, we do this from the heart. If you want free promotional / fan stuff, send me e-mail or just order our album / bundle offer and support! Respect for Aristocrazia Webzine, these people are working hard, just for you to stay tuned!

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