lunedì 6 dicembre 2010

VESTIGES - The Descent Of Man

Informazioni
Gruppo: Vestiges
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/wearevestiges
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. I
3. II
4. III
5. IV
6. V
7. Outro

DURATA: 46:27

I Vestiges sono un duo alquanto eclettico e impegnato con l'arte, quello che hanno in mente infatti è creare un trittico di lavori che porti a compimento la natura del concept di "The Descent Of Man" riguardante la creazione, l'evoluzione e l'evenutale annientamento delle razza umana, il principio parte dal fatto che l'Uomo guardando attentamente ciò che lo circonda possa ampiamente notare i danni che egli stesso ha arrecato alla natura scatenandosela contro, l'espressione musicale a quanto pare verrà convogliata all'interno di un'opera cinematografica dato che il sito ufficiale cita la collaborazione con un regista.
Se la legge del taglione ha un senso (e in alcuni casi l'ha eccome), è vero che il nostro pianeta si è probabilmente rotto le scatole di una scimmia intelligente che ha militarizzato, sovrappopolato e meccanizzato allo sfinimento ciò che un tempo era semplicemente "naturale".
Basandosi sulla copertina semplicissima somigliante a una tavola quadrato/rettangolare di compensato in cui spiccano in primo piano il monicker e il titolo dell'album, non c'erano appigli per capire cosa potessero suonare e come si approcciassero alla tematica complessa che si son presi carico d'affrontare, l'unica era infilarlo subito nello stereo e via.
Variegati come gli ormai defunti ahimè Fall Of Efrafa, una di quelle formazioni che sapevano miscelare tanta roba con buoni risultati, la band gioca anch'essa questa carta importante a mostrare quanto i cambi di tempo, d'atmosfera e del mood in generale siano significativi per dare una cadenza più o meno intensa e viaggiante al lavoro.
Un calderone ampio che vanta parti più estreme legate al sound black metal e hardcore/crust che vengono inframezzate da downtempo pesanti come mattoni, inserti screamo e gigantesche elucubrazioni di stampo post- rock che in alcuni casi dilatano i brani all'inverosimile facendo crollare qualsiasi barriera mentale preposta.
Le tracce riescono a imprimere un percorso fatto di costanti bivi emotivi che indicano come l'Uomo stesso sia un continuo contrasto distruggendo ciò per cui apparentemente lotta, un progresso-regresso che al contrario e con una lucidità d'intento, ormai palesata dai conflitti frequentemente esplosi per motivi riguardanti gli interessi di pochi, non fa che avvalorare la decadenza morale con tutte le conseguenze che a seguito ne vengono (e non parlo di falsi moralismi in stile Vaticano).
Riscontrerete come le note sia nelle fasi più ficcanti, sia in quelle più apertamente dedite a un'esposizione raffinata e intrigante siano messe al posto giusto, quarantasei minuti di reale goduria sonora e in tal ambito una produzione curata che si dispone a servizio di "The Descent Of Man" con una resa più che soddisfacente, il quadro è completo.
Non posso quindi che consigliare vivamente l'ascolto dell'album dei Vestiges, il popolo del mondo alternativo ai filoni integralisti lo troverà di sicuro interesse, anche se proprio ai più rigidi e conservatori direi di provare un lavoro simile, potrebbero rimanerne piacevolmente sorpresi.

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GOSPEL OF THE FUTURE - The Eclipse


Informazioni
Gruppo: Gospel Of The Future
Anno: 2010
Eticchetta: Epidemie Records
Contatti: www.myspace.com/gospelofthefuture
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Eclipse Pt. I
2. Childres Of Chaos
3. Cavemaster
4. Witchbone Dust Overdose
5. Geniove
6. The Eclipse Pt. II

DURATA: 34:01

Dalla Repubblica Ceca tornano a farsi sentire i Gospel Of The Future, la band sludge è una delle tante realtà che navigano nel mare underground e che probabilmente meriterebbe un posto al sole.
Il primo album omonimo me li aveva fatti apprezzare non poco ma con questo "The Eclipse" si sono decisamente superati, la miscela orgasmica di riff e basi fangose talmente pesanti e nere da possedere una valenza sia come sludge, sia in certe occasioni derivante dal death primordiale e le atmosfere pressanti ricreate, che in alcuni momenti rendono soffocante ed estranea alla luce la release, fanno di quest'album una mazzata sui denti difficilmente digeribile se non si è abituati a certe commistioni sonore.
Già, proprio così, gli affezionati al classico sound sludge infatti dovranno fare i conti con derivazioni di stampo nettamente thrash grezzo e un'ondata di groove scuro come la pece che impregna l'album dilagando prorompente senza sosta.
Se si tralascia infatti l'opener "Eclipse Pt. I.", un brano praticamente preparatorio e incanalante nel mood che si verrà a presentare con i suoi quasi sette minuti di ronzii e divagazioni tendenti al drone senza mai spingersi così a fondo, è con "Children Of Chaos" che i giochi prendono davvero il via sfornando un monolite nero reso ancor più esaltante dalla voce di Ultra effettata in modo da risultare evidentemente "disturbata".
Ascolti poi una "Cavemaster" che con il proprio incedere ti fa urlare: "cazzo quando spunta Tom G.Warrior?", eh sì la matrice Celtic Frost è una presenza forte all'interno di questa canzone, incalzante e massiccia tanto da ricordare qua e là i Sepultura (quelli ormai morti e sepolti dalle stronzate fatte da Kisser & Co.), è adrenalina profusa in forma di massicce e indomite scariche di metallo tombale ciò che ci propinano e quindi cosa attendersi da "Witchbone Dust Overdose" se non un rimarcare ancora una volta quanto possa essere greve e maligno il loro sound?
Il riffing si allunga, la morbosità delle note aumenta devastantemente interrotta da un cambio ritmico degno della Baja California quasi a tirare in ballo lo stoner rock più indiavolato, spunta un assolo squinternatamente melodico e gente come Brant Bjork, Scott Reeder e Bob Hulk sembra esser lì con loro a spingere fottutamente.
Visto che ci sono perché non rendere omaggio a uno degli act storici della scena ceca? Vengono scomodati niente meno che i Master's Hammer di "Geniové", episodio risalente a "Ritual" debutto datato 1991, i Gospel Of The Future ci mettono il proprio zampino senza "uccidere" la versione originale, tralasciando la voce infatti l'impatto e la riproposizione non vanno molto al di fuori delle linee guida primordi lasciando alla seconda parte di "Eclipse", richiamante il tema iniziale, la conclusione del platter con un tocco malevolo di psichedelia.
Prodotto accuratamente e supportato visivamente da una confezione digipak apribile composta da sei pannelli del cui artwork è autore Seldon Hunt, che in tanti conosceranno in quanto curatore di album usciti per Southern Lord fra le altre cose, non posso far altro che consigliarvi vivamente l'acquisto diretto di questo diamante rozzo dei Gospel Of The Future perché dischi così non escono tutti i giorni.

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VIETAH - Smalisty Zah


Informazioni
Gruppo: Vietah
Anno: 2010
Etichetta: Stygian Crypt
Contatti: www.vietah.com
Autore: Mourning

Tracklist
1. Zmjarcvielyja Krajavidy Praz Smaljany Pozirk Krumkacha
2. Smalisty Žah
3. Pavolny Paljot Pa-nad Ljasnym Kurganom
4. Vosienskija Spadarožniki U Nocz
5. Zdzjajsniennie
6. Paslja Paunocznaja Ciszynja
7. Kvintesiencyja (Quintessence) (Darkthrone cover)

DURATA: 58:09

I Vietah sono la one man band del musicista bielorusso Antartics, il progetto presenta un ambient-black metal di chiara matrice Burzum, come per tanti altri prodotti in giro di tale tipo la prima domanda che mi son posto è stata: varrà la pena ascoltarlo?
C'è troppa gente che erroneamente si è convinta del fatto che con due accordi ripetuti per cinquemila volte o una Bontempi suonata alla cazzo e un paio di dissonanze si possano evocare emozioni nello stesso modo in cui Varg riusciva effettivamente a fare, non conosco le reazioni di molti ma il sottoscritto di rotture di palle denominate come depressive o ambient black negli ultimi due o tre anni ne ha ascoltate parecchie, soprattutto "grazie" a consigli di gente che parla come se un neo-Burzy sbucasse da dietro l'angolo ogni venti secondi.
Una chance non la si nega a nessuno quindi perché non darla anche al secondo lavoro di quest'artista?
"Smalisty Zah" in effetti mi ha sorpreso, nulla di trascendentale o che mi abbia fatto urlare al miracolo in terra, è però evidente che la lezione del norvegese sia stata appressa seguendo alla lettera i canoni impostati nei tempi che fecero del black un genere rivoluzionario, è infatti lo stile "Filosofem" a tener ben salde le redini della sorte che convoglia all'interno dei quasi sessanti minuti di disco una buona prestazione sia dal punto di vista del riffing, sia da quello atmosferico.
Per quanto ci sia una palese riproposizione di cliché e di esecuzioni che vivono di cicli costanti, le tracce scorrono abbastanza bene grazie anche alla bravura nell'accompagnarle con dei synth calibrati e anch'essi debitori sino all'osso alla struttura eterea a cui il Vikerness diede le basi.
L'uso della voce e la produzione sono le due caratteristiche che più si discostano dalla natura classica di questo sottogenere, la prima tende infatti più a un growl ringhiato che a uno scream, in questi giorni talmente strabusato e del quale manca solamente (o quanto meno spero non vi sia) la versione suoneria da cellulare, la seconda invece è forse leggermente troppo pulitina rispetto agli standard di un processo angosciante e depressivo (anche se è una vita che mi chiedo se sarò il solo che non si deprime con Burzum e percepisce altro in tale dilaniante incedere?).
La chicca finale, se così la si vuol definire, è una cover di "Quintessence" brano storico del duo Fenriz-Nocturno Culto estratta da "Panzerfaust" e il cui testo venne composto proprio dal Conte Grishnack, solo che la versione in questione è in primis in bielorusso e la musica sembra quella di un altro pezzo che non ha la stessa efficacia né il fervore oscuro che l'originale emanava.
In linea di massima ci troviamo dinanzi quindi a un lavoro, "Smalisty Zah", che pur essendo discreto e sicuramente fra le reinterpretrazioni burzummiane una di quelle che si può ritenere degna, potrà comunque intrigare non solo i devoti ascoltatori ossessivo compulsivi di tali sonorità e se sound e potenziale ci sono, il carisma e la personalità del personaggio sono difficili da eguagliare.
Piccolo valore aggiunto è l'artwork curato dal signor Christoph Ziegler in arte Vinterriket.
Antartics potrà nonostante ciò ritenersi soddisfatto, lo scetticismo iniziale è stato in parte lenito dalla soddisfacente resa del platter, magari altri come me riusciranno col tempo ad apprezzare l'album, considerate quindi la possibilità di dedicargli un po' del vostro tempo.

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NIHIL OBSTAT - Disintegration


Informazioni
Gruppo: Nihil Obstat
Anno: 2010
Etichetta: Gormageddon Productions
Contatti: www.myspace.com/nihilobstatmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Inception (An Imitation Of Life)
2. Deconstructive Theory
3. Monolith Of Life (Confinement Of The Flesh)
4. Disintegration (Chronic Biological Disfunction)
5. Threshold
6. Turbulence Of Primary Forces
7. Unleash The Anger
8. Misanthropic Dysfunction
9. Vexated Syndrome (Nature Of The Matter)
10.Irrationality
11.Of Equations And Things (T.D.E.B.C.S.)

DURATA: 31:18

Sud America e marciume? Un connubio vecchio ormai quanto la parola Metal, inutile dire che qualsiasi sia lo stile le band provenienti da quella zona hanno la qualità di saper trarre il lato più rozzo e malsano riportandolo nelle note suonate, c'è a chi riesce meglio, a chi peggio ma la solfa è ormai conosciuta.
I Nihil Obstat fanno parte di quella scena, sono colombiani e dopo una lunga pausa durata sei anni, dopo aver pubblicato un debutto nel 2004 "Inherited Primitive Behaviors" sotto la Goregiastic Records, rientrano in carreggiata in questo 2010 con un nuovo disco dal titolo "Disintegration" supportati in questa ripresa dei lavori dalla Gormageddon Productions.
Undici brani per poco più di trenta minuti complessivi fanno intendere che difficilmente si soffermeranno a studiare soluzioni dove ghirigori e arzigogolature varie possano fare la loro comparsa, spingono e lo fanno dannatamente inserendo nel death metal proposto una dose sostanziale di grind-attitude che porta alla mente il nome dei Dying Fetus sorretti ancora a distanza di due decadi dalla colonna storica John Gallagher e che in "Irrationality" vien fuori prepotentemente.
Certo è che eguagliano gli standard di molti act di ultima generazione di casa Sevared e Unique Leader, non aggiungono nulla di nuovo in un genere estremizzato stracolmo di cloni, canzoni come "Inception (An Imitation Of Life)", "Turbulence Of Primary Forces", "Unleash The Anger" o un'altra qualsiasi del lotto si fanno ascoltare e come tanti altri album da una botta e poco più nello stereo non dispiacciono, è sul fattore longevità che i miei dubbi aumentano.
Sì la band suona bene, è incassata a dovere, buona la prova del cantante Andrés Felipe Bonilla che fra strilli, pig squeal più o meno accennati, growl e chi più ne ha ne infili si diletta a rovesciare grezzume sull'ascoltatore, stessa cosa vale per lo stile del riffato composto da David Santos e Germán Ramirez "Mancho" old-oriented al cospetto di certe, ehm, pacchianate odierne con il secondo musicista citato che si occupa anche di fornire le linee di basso d'accompagnamento alla batteria di Juan Camilo Delgado.
Se formalmente il drummer non ha granché da farsi perdonare, di sicuro non è aiutato da una produzione che gli appioppa un suono in certi frangenti quasi fastidioso e tirando le somme fra pro e contro non si va oltre un già sentito e ripetuto più e più volte negli ultimi anni seppur piacevole.
Se siete degli sfegatati del filone brutal, "Disintegration" vi risulterà come l'ennesimo album gradevole da godersi ogni tanto in compagnia di qualche amico con scapocciata annessa, se al contrario siete alla ricerca di roba più ricercata e complessa dovete mirare decisamente verso altri lidi.

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DISIPLIN - Radikale Randgruppe


Informazioni
Gruppo: Disiplin
Anno: 2010
Etichetta: ATMF
Contatti: www.myspace.com/wolfaxis - www.wolf-axis.com
Autore: Insanity

Tracklist
1. Nuclear Catharsis
2. Me Ne Frego
3. Triarii
4. White Earth
5. Oath Of Blood
6. Radikale Randgruppe
7. Soldier Of The Black Sun
8. The Golden Age
9. Exile
10. The Empire

DURATA: 01:03:43

È un anno prolifico per i norvegesi Disiplin, "Radikale Randgruppe" è infatti il secondo full in questo 2010 e il quarto nella loro discografia. Il duo, composto da Wulfclaw e Weltenfeind, ci propone un Black Metal intriso di Industrial, Noise che fa del caos e delle atmosfere malsane il suo punto di forza.
Chi è alla ricerca di riff e parti di batteria da brividi farà meglio ad evitare questo lavoro, spesso i brani hanno una struttra volutamente semplice e ripetitiva che viene compensata da un background rumoristico e industriale che arricchisce il sound complessivo, basterebbero "Soldier Of The Black Sun" e "Nuclear Catharsis" per rendersene conto. L'opener vede inoltre un uso dei disturbi e dei rumori che ricorda molto la Glitch Music, il che non fa che amplificare l'aura deviata già molto presente; ma è scorrendo la tracklist che ci si rende conto che l'elettronica è sempre più presente, la batteria di "The Golden Age" e della titletrack ne è un esempio, e troviamo anche canzoni di pura Industrial/Noise quali "Oath Of Blood" e la lunga e conclusiva "The Empire", mentre in "White Earth" le due anime della band, quella Black Metal e quella rumorista, sono perfettamente bilanciate. Anche lo scream è costantemente effettato e risulta sempre in completa simbiosi con la follia generata dalla musica dei Disiplin. Va dato merito però soprattutto alla produzione, è il collante che unisce alla perfezione le singole parti che compongono "Radikale Randgruppe" e che amplifica le sensazioni citate sopra.
Il duo sa quello che fa e si vede, difetti evidenti non ce ne sono ma chi non ama questo tipo di sound difficilmente potrà apprezzarlo. Al contrario, chi è vicino all'elettronica e al rumorismo troverà pane per i suoi denti, non è certo un capolavoro ma senza dubbio è un album più che buono che merita di essere ascoltato.

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COLD EMPIRE - From The Ashes Of The Empire


Informazioni
Gruppo: Cold Empire
Anno: 2010
Etichetta: Naturmacht Productions
Contatti: www.myspace.com/coldempire
Autore: Dope Fiend

Tracklist
1. Wasteland
2. Nocturnal Sea
3. Toward The Eternal Silence
4. Of Woods And Trees
5. Storms Will Rise
6. Forest Of Hate

DURATA: 37:58

I Cold Empire sono una band sarda, più precisamente di Cagliari, che arriva al debutto con questo "From The Ashes Of The Empire", full-lenght targato Naturmacht Productions.
La prima considerazione da fare è che, avvicinandovi a questo prodotto, dovete categoricamente dimenticare qualunque speranza di trovare al suo interno qualcosa di originale o di mai sentito. Qui è la scuola scandinava che la fa da padrone, seppure miscelata in maniera interessante tra tutte le sue componenti. Si possono facilmente trovare rimandi alla scena norvegese, Taake in primis, come altrettanti all'insegnamento impartito dalla vicina Svezia (Marduk e Setherial i nomi più evidenti) soprattutto per quanto riguarda il riffing ma anche qualche sprazzo che può richiamare in qualche modo l'uso della melodia proprio del black in stile finnico. Insomma, un bel connubio di stili e influenze che rendono piuttosto avvincente questo prodotto.
I nostri puntano davvero molto sulla velocità di esecuzione e sulla furia, va però detto che non mancano cadenzati rallentamenti utilizzati per evidenziare e irrobustire la trasmissione di emozioni. "Nocturnal Sea" e "Storms Will Rise" sono i pezzi in cui quanto appena detto è maggiormente riscontrabile, ma certo è che l'abilità di unire la potenza e la ferocia alla melodia è una delle carte più importanti in possesso dei Cold Empire. Brani come "Wasteland" e la bellissima "Toward The Eternal Silence" (forse la più swedish di tutto il lotto) mettono l'accento su questa capacità di connubio tra le due anime del genere, il tutto condito dall'ottimo e lancinante scream di Misanthrone.
Una nota a parte la meritano la malinconica e struggente "Of Woods And Trees" e la traccia di chiusura "Forest Of Hate": il lavoro chitarristico svolto nel finale di quest'ultima è davvero sublime, nel suo intento di far riecheggiare un certo sentimento naturalistico nella testa dell'ascoltatore grazie a una superba melodia evocativa e a un fortissimo impatto emotivo.
Dopo aver tessuto le meritate lodi di questo lavoro è però necessario rimarcare anche ciò che andrebbe migliorato, ovvero la produzione. Se da una parte è grezza quanto basta, dall'altra purtroppo penalizza un po' il prodotto a causa di alcune sovrapposizioni non molto felici e di un drumming che viene a volte innaturalmente esasperato arrivando a risultare persino fastidioso in alcuni punti. Purtroppo in sede di registrazione le cose potevano essere fatte decisamente meglio. Personalmente non sono un amante delle super produzioni plastificate, anzi; ma da qui a far perdere punti a un disco a causa di una produzione eccessivamente "artigianale", il passo è molto lungo.
Nel frattempo credo comunque che i Cold Empire siano riusciti a marcare davvero un buon risultato nel loro tabellone e che in futuro, se coadiuvati meglio in fase di registrazione, potranno sicuramente raggiungere un livello decisamente buono. In attesa di ciò, io continuerò ad ascoltare con piacere questo lavoro e consiglio anche a voi di provarlo, una gradita sorpresa potrebbe essere sempre dietro l'angolo!

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DEAD SAMARITAN - Counting The Body Toll


Informazioni
Gruppo: Dead Samaritan
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/deadsamaritanband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Smith & Wesson Philosophy
2. Laid To Waste
3. Sixkiller
4. Iron Hand

DURATA: 13:53

Formatisi nel 2001 come The Beauty Of Dying dopo due demo la band cambia nome in Dead Samaritan ed è così che ancora oggi si fanno chiamare i finnici.
Tornano sulla lunga distanza pubblicando un nuovo mini lavoro con una line-up che nel corso degli anni si è rivoluzionata più volte e che è adesso così composta: Valendis Suomalainen (voce), Marko Saarinen e Matti Viholainen (chitarre), Eero Virtanen (basso) e Janne Honkanen (batteria).
I quasi quattordici minuti contenuti in "Counting The Body Toll" sono suddivisi in quattro tracce che suonano decisamente moderne e accattivanti, un death/thrash di stampo melodico accomunabile al filone Arch Enemy e The Crown dove fasi concitate e groove si alternano ad altre decisamente più melodiche e catchy.
Che la formazione sia matura e capace ve ne accorgerete ascoltando le canzoni, non mancano gli spunti efficaci e di presa, se infatti l'opener "Smith & Wesson Philosophy" e la conclusiva "Iron Hand" sono brani classicamente basati sugli standard del genere, è con l'accoppiata centrale che vede "Laid To Waste" e "Six Killer" esibirsi in maniera più particolare che viene fornita l'impressione migliore.
Il riffing diviene più vario e strutturato in modo da creare varianti che si estranino in parte dalla costruzione di base, certo quando premono sul tasto dell'acceleratore sanno anche far male, è però la carica dal tratto heavy a far risaltare le doti compositive delle asce nella seconda che in alcuni casi non disdegna il richiamo maideniano.
La produzione è pulita e abbastanza equilibrata dando possibilità agli strumenti d'esser intellegibili in toto, la voce di Valendis (anche negli Herem e se non li conosceste vi consiglio d'ascoltare "Pulsa diNura", gran bel dischetto) graffiata per lo più ricalca le orme di molti female fronted melodic act in giro mettendo però in chiaro che tante non sono al suo livello.
Partendo da queste basi, se siete dei fruitori del genere e vi piace lo stile, l'approccio con i Dead Samaritan e "Counting The Body Toll" vi sarà alquanto piacevole in attesa di un album che possa offrire minutaggio adatto per un giudizio accurato e più ampio.

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FROZEN CARESS - Souvenirs

Informazioni
Gruppo: Frozen Caress
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/frozencaress
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Rightway Machine
2. Ye'll Ne'er Cry For Me
3. A Souvenir Fro Ye Darkness
4. Uneléanor
5. ...And She Fadeth, Silently

DURATA: 21:11

I Frozen Caress sono un progetto Gothic Metal nato nel 2005 per volontà di Davide Serra (piano, tastiere, growl) a cui nel 2009, dopo l'abbandono della sua ex compagna d'avventura Andrea Viola, si è venuta ad aggiungere la voce da mezzosoprano di Erika Martin. La band fra cambi di line-up e qualche piccolo problema legato ai tempi di produzione dei lavori ha vissuto momenti altalenanti sino a questo 2010.
Trovati i due membri per dare un senso ancor più compiuto a questo viaggio nelle figure di Antonio Leggieri (chitarra e drum machine) e Marco Squillino (basso), i quattro danno vita al terzo lavoro, "Souvenirs", che succede alle uscite del demo omonimo e di "Hiemi Hymnus" entrambe datate 2009.
Non è davanti a una creatura canonicamente gotica che ci troviamo, chi si attendesse riffoni powereggianti o sezioni primordiali ricolleganti alla vecchia era dei primi Paradise Lost rimarrà spiazzato nell'incontrare una realtà che fa di una dolcezza malinconica e spesso della quasi assenza della sezione ritmica una delle forze motrici che le forniscono un'anima.
Sono la dark wave più intima e l'emotività di cantautrici soliste come la teutonica/bielorussa Leandra (Ophelia Dax) a conferire quell'aura triste e grigiastra che si espande come i cerchi formatisi dal lancio di un sasso in uno specchio d'acqua.
Le brevi apparizioni in cui la musica tintinna provando a uscire dagli schemi di una non-vivacità quasi naturale spezzano il legame intenso che la voce di Erika, brava nel divincolarsi passando dal pop-raffinato ai tratti lirici facendo per qualche attimo intravedere una parvenza della cantante di Satana (mistica e inarrivabile per chiunque) Diamanda Galas, riesce a creare sulle soavi, riflessive e oblianti note che Davide le porge con il piano.
Narranti e tenebrosi, evitano di cadere nelle parodiali e forzate caricature di chi crede che lo sbandierare uno spettro vocale drammaticizzato all'inverosimile e l'utilizzare ostentatamente una catena di soluzioni a ciclo possa portare acqua al proprio mulino.
Tralasciando il fatto che in alcuni momenti le linee di Erika potrebbero essere più fluide e il growl è discreto ma non esaltante, non si può negare il fascino che una "Ye'll Ne'er Cry For Me" e "Uneléanor" sprigionano seppur ancora acerbo, è però con "A Souvenir Fro Ye Darkness" che i Frozen Caress piazzano la hit, quella che ascolti ammaliato in riverente silenzio nel buio della sua stanza come una lieta compagnia nell'ombra data la sua candida ma al tempo stesso decadente esecuzione.
Continuando su questa strada e privilegiando in primis il binomio voce/piano i ragazzi potrebbero ritagliarsi un piccolo e dorato spazio in una scena che di signorine pettorute e heavy metal rifilato per altro è letteralmente subissata e che qualitativamente molte volte raschia il cosidetto "fondo del barile" pur di vendere una copia di plastica in più.
E' una proposta piacevole quella di "Souvenirs", uno step deciso verso una maturità artistica che proseguendo con tale mentalità compositiva non stenterà nell'arrivare.
Se aveste bisogno di rilassarvi mantenendo però viva la vostra voglia di esplorare con il pensiero territori che non siano inondati di luce, i Frozen Caress vi vengono in soccorso, l'ep è infatti in download gratuito direttamente dal blogspot della band: http://frozencaress.blogspot.com/, un motivo in più per ascoltarlo a meno che non abbiate remore anche nel cliccare due volte sul mouse (che tempi!!!).

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TENEBRAE IN PERPETUUM - Onori Funebri Rituali


Informazioni
Gruppo: Tenebrae In Perpetuum
Anno: 2010
Etichetta: ATMF
Contatti: non disponibili
Autore: M1

Tracklist
1. Onori Funebri Rituali
2. Al Di Là Della Nebbia
3. Verso L'Apocalisse
4. Oscure Presenze
5. Anime Silenziose
6. Delirio Nella Cripta
7. Quegli Occhi
8. Gli Abissi di Pisorno
9. Nero Dominio

7" ep "Tenebrae In Perpetuum"
10. Condannato Agli Inferi
11. Tenebrae In Perpetuum
12. La Morte Ha Trionfato Su Piubago
13. La Fine Della Vita

DURATA: 54:24

La ristampa di "Onori Funebri Rituali", album di debutto della misteriosa band dei Tenebrae In Perpetuum, segna il definitivo ed ultimo lascito della band insieme allo split coi Krohm, questa intenzione di chiudere il discorso TIP mi era stata riferita in sede di intervista da Atratus stesso. In questa occasione la sempre attenta ATMF ha previsto l'inserimento dell'ep 7" del 2002 "Tenebrae in Perpetuum", originariamente limitato a cinquecento copie, ad arricchire il piatto, composto da un digipak essenziale ma efficace come lo stile del gruppo.

Ogni volta che mi accingo ad ascoltare i trentini le sensazioni emanate dal loro black metal mi riconducono a cripte animate da esseri spettrali, a nebbie misteriose che non possono essere spazzate via se non dall'arrivo dell'oscura signora, la Morte, che miete vittime dopo inseguimenti furiosi. La titletrack ad esempio si erge immediatamente a pezzo tipo, con una batteria lanciata e fredda come fosse una drum machine e uno scream lugubre che non lascia scampo. Pur in presenza di uno stile piuttosto omogeneo Atratus è capace di donare sempre anima propria ai singoli pezzi e così la tensione accumulatasi nell'incipit di "Al Di Là Della Nebbia" si stempera poi grazie ad uno stacco quasi malinconico, "Verso L'Apocalisse" invece possiede un vigore simil epico mentre i canti gregoriani di "Quegli Occhi" celebrano atmosfere rituali, ormai piuttosto note di questi tempi in ambito religious.

Per quanto riguarda i pezzi dell'ep è possibile notare in maniera marcata come il suono sia decisamente più grezzo e i brani più istintivi e immediati, "Tenebrae In Perpetuum" (parlo della canzone) però mostra già le capacità evocative del gruppo oltre a un basso vivo e presente.

Ribadisco infine il mio apprezzamento per la band di Atratus, il suo basso profilo a livello estetico/comunicativo si associa infatti ad un black metal tanto tradizionale canonicamente quanto apprezzabile per atmosfere e svolgimento. Della serie: bando alla forma, qui c'è solo sostanza... nera!

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SUBHUMAN


Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Fabrizio "Zula" Ferzola - Voce
Matteo Buti - Chitarra
Elia Murgia - Chitarra
Federico Fulceri - Basso
Francesco Micieli - Batteria



Era uno dei dischi attesi il debutto dei toscani Subhuman e "Profondo Rozzo" non ha deluso confermando il potenziale della band, oggi sono con noi e li conosceremo un po' meglio. Benvenuti su Aristocrazia Webzine ragazzi. Come va la vita?

Ciao Gabriele, qualche problemino di ordinaria amministrazione ma tutto ok, grazie!


Il primo passo è ormai noto a chi ci segue, sarà che sono un abitudinario ma per quanto mi riguarda credo fermamente che conoscere le basi storiche di una formazione sia fondamentale quindi lascio a voi la parola...

Dunque, i Subhuman sono nati nel 2001, quando cinque amici decisero di fare un po’ di casino insieme: allora non c’era niente di "serio", ci bastava divertirci suonando un po’ di cover ed esibendoci ogni tanto sui palchi della nostra zona. La svolta arrivò nel 2004, quando il nostro attuale cantante Zula entrò nella band: da allora cominciammo a comporre roba nostra, una sorta di Thrash-Death veloce e violento con la particolarità dei testi in italiano. I primi brani che componemmo andarono a finire in "Delirio N°1", demo che ebbe un ottimo successo tra pubblico e stampa e che ci permise di farci conoscere e di tenere un’attività live costante. Dopo aver cambiato 3/5 della formazione arrivò il momento di incidere il nostro primo album "Profondo Rozzo", pubblicato nel 2009 da Maple Metal Records: questo disco continua il discorso del demo, ma mette in evidenza una crescita tecnica e compositiva secondo me enorme. "Profondo Rozzo" sta avendo un ottimo successo e sta permettendo al nostro nome di girare parecchio...


Siete in attività da una decade, dopo quel "Delirio N°1" che faceva ben sperare come mai son passati ben quattro anni per dar vita al full di debutto? Cos'è successo?

Mah, di cose ne sono successe tante. Conta che abbiamo sempre suonato parecchio in giro e che io sono l’unico compositore della band (nonché molto lento e perfezionista), aggiungi il fatto che abbiamo dovuto cambiare in corsa ben tre membri e capirai il perché di tanti anni di lavorazione... Senza contare i nove mesi che sono intercorsi tra la registrazione dell’album e la sua pubblicazione.


"Profondo Rozzo" ha già il suo bel vissuto, la sua forza è l'esser nudo e crudo, cattivo al punto giusto e tecnico per quel che serve. Sento una forte componente legata all'istinto nelle vostre canzoni, come prendono vita? C'è una suddivisione dei compiti o solo jam session improvvisate e poi si levigano?

Come ti dicevo scrivo da solo le nostre canzoni, e registro all’istante quello che "partorisco" studiando in modo certosino ogni passaggio e arrangiamento perché tutto suoni fluido e scorrevole senza essere scontato. Tutto deve essere perfetto alle mie orecchie, prima che consideri il pezzo veramente completo e lo possa passare al nostro cantante per le linee di voce. Diciamo quindi che l’istinto è importante per l’ispirazione iniziale, ma che poi si deve necessariamente aggiungere da parte mia una bella dose di "raziocinio" prima che la composizione mi soddisfi.


Personalmente ho ascoltato e assorbito il platter come un'unica badilata in pieno volto, ho trovato le tracce molto equilibrate fra loro e ammiro la perseverante scelta di continuare a usare la nostra lingua per i testi. Come avviene la loro stesura e da dove prendono vita? La Panerai l'avete inserita come sample a mo' di "orgoglio" regionale?

Della stesura dei testi e delle linee vocali se ne occupa integralmente il nostro cantante Zula. Compone da solo ispirandosi sia a temi "reali" (come il mostro di Firenze o la mafia, ad esempio) che a storie inventate da lui ("Babbo Fatale") mantenendo sempre una vena cinica e ironica di fondo che è un po’ il suo trademark... Per quanto riguarda la Panerai: siamo toscani e avevamo fatto una canzone sulle troie per vocazione. Quale miglior testimonial di Laura allora?


Sono sicuro che vi avranno chiesto mille volte "perché non cantate in inglese?". C'è davvero tutto questo bisogno di essere forzatamente esterofili per trasmettere qualcosa?.

La risposta è semplice: cantiamo in italiano perché ci piace. Tutto qua. Va da sé che non crediamo che ci sia bisogno di cantare in inglese per trasmettere qualcosa, anzi: i testi che Zula canta sono più sentiti proprio perché scritti e cantati nella stessa lingua in cui si esprime correntemente, e la gente capisce meglio quello che diciamo. Quindi perché cambiare?


Quali sono stati i riscontri ricevuti dall'album sia come recensioni, sia da parte di chi vi segue? C'è stata qualche critica o comportamento poco piacevole? Vedo che spesso c'è una sorta di ostracismo a priori rivolto verso chi si sbatte all'interno della scena italica, strana 'sta cosa dato che contrasta peraltro con la stessa parola supporto che molti usano spropositatamente.

Le recensioni sono andate molto bene in tutto il mondo, quindi direi che non ci possiamo lamentare. Ovvio che non possiamo piacere a tutti, ma sinceramente di vero ostracismo nei nostri confronti non mi sono mai accorto, anzi colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone (e fortunatamente sono tante) che ci hanno dato una mano in questi anni. Sull’abuso della parola "supporto" poi preferisco sorvolare: di supporto se ne parla tanto su internet, ma in realtà se ne fa ben poco.


Come siete venuti in contatto con John della Maple Metal (persona alquanto disponibile fra le altre cose)?

Abbiamo mandato un promo a centinaia di etichette di tutto il mondo, tra cui la Maple Metal Records, appunto. E tra i contratti che ci hanno proposto, quello di John era quello che ci sembrava migliore, quindi abbiamo firmato per loro.


Situazione italiana, mi è capitato altre volte di parlare con formazioni che hanno scambiato quattro chiacchiere con noi fra cui anche vostri correggionali, a vostro avviso come sta messa la nostra Penisola? Esiste un sano movimento metal oppure ognuno fa per sè e il resto tutti a fanculo (citando in parte i Devastator)? C'è collaborazione per costruire qualcosa di solido o siamo costretti a rimanere una nazione ricca di talenti ma dalla consistenza sempre latente, se non rappresentata singolarmente?

Ovvio che si potrebbe fare di più, ma io sono sincero, mi sembra che di gente che si fa il culo per crearla, questa fantomatica "scena", ce ne sia tanta, a partire dalle persone che organizzano concerti di band underground facendosi un culo immane solo per la soddisfazione di farle suonare, senza guadagnarci assolutamente NULLA. Mi vengono in mente associazioni come il Granducato di Metallo di Firenze, la Skeptic Agency di Pescara o la MetalArci di Lecce: gente in gamba a cui tutti noi metallari dovremmo essere grati. Certo non voglio colpevolizzare nessuno, ognuno fa quello che vuole, ma secondo me il problema principale non sono gli addetti ai lavori, bensì i semplici "fruitori" che si lamentano di questa cazzo di "scena metal" ma poi non hanno voglia di farsi venti km o di spendere cinque euro per vedersi un concerto.


Collaborazioni con etichette italiane nada vero? Possibile che ci sia così poca voglia di mettersi in gioco?

Cosa strana questa. Abbiamo mandato il promo a tantissime label italiane: alcune ci proponevano contratti al limite del furto, altre ci hanno risposto con un "spaccate il culo, ma cantando in italiano vi precludete i mercati esteri". E poi chi ci mette sotto contratto? Una label addirittura canadese. Boh.


Avete portato le canzoni di "Profondo Rozzo" on stage, com'è andata? Quali sono state le date che ricordate con maggior piacere e qual è l'esperienza live che vorreste assolutamente ripetere? Ce n'è una che al contrario cancellereste dalla memoria?

La band stessa ha come obiettivo principale quello del live, quindi ovviamente abbiamo suonato spesso e volentieri i pezzi di "Profondo Rozzo" on stage. E ti dirò, è sempre un piacere perché, pur essendo molto complessi, hanno un gran tiro e un bell’impatto, quindi si prestano benissimo a un po’ di sano macello. L’esperienza live che ricordiamo con più piacere, manco a dirlo, è quella del Gods Of Metal di quest’anno: a parte la soddisfazione di suonare al più grande festival metal italiano, tutto è andato alla perfezione, noi abbiamo suonato alla grande e la reazione del pubblico è stata fantastica. Abbiamo girato pure un video per la canzone "Trenta Denari" utilizzando le riprese di quel concerto, andatevelo a vedere su Youtube...


Parliamo anche un po' d'entrate in tasca... Il metal anche se soffre è ancora la musica che continua a vendere supporti originali grazie ai fedelissimi e a qualcuno delle nuove generazioni che è meno pirla degli altri e comprende gli sforzi fatti da chi suona. Com'è andata con il merchandise?

Sì certo, qualcuno compra, ma le cose non sono così rosee, basti pensare che vendiamo più magliette che cd. E questo semplicemente perché una maglietta non te la puoi scaricare... Non esiste più la cultura del pagare per ascoltare musica e, come succede a qualunque band, la quantità di gente che si scarica il disco è di gran lunga superiore a chi lo compra. La gente non capisce (o magari non vuole capire) che produrre un album costa tantissimi soldi ed energie da parte dei musicisti, e che magari una decina di euro sono soldi ben spesi per mantenere in vita le band meritevoli, oltre che per portarsi a casa un prodotto curato e professionale.


Myspace, Facebook, Twitter, si vive di media, la pubblicità e i mille e più contatti con gente da tutto il mondo che si possono avere tramite questi mezzi sono adesso una gran spinta per farsi conoscere. In che rapporto siete con tali realtà?

In ottimi rapporti direi eheheh. La band ha i propri profili Myspace, Facebook, Reverbnation, Youtube e quant’altro, e tutti sono curati e seguiti giornalmente: penso che siano ottimi mezzi per la promozione e le pubbliche relazioni e che ci abbiano aiutato molto a far circolare la nostra musica.


C'è una domanda che faccio spesso e siate brutali nel rispondere, cosa pensate del lavoro svolto da riviste del settore, 'zine cartacee e webzine? Quali sono i pregi e le pecche che riscontrate in questi canali di comunicazione?

Il pregio sta sicuramente nella visibilità che possono dare alle band e nella passione che gli addetti ai lavori ci mettono (lo so perché io stesso ho scritto su una webzine per ben quattro anni). Il difetto invece è che molti di questi addetti ai lavori non sanno di cosa stanno scrivendo, oltre a non sapere l’italiano.


C'è nepotismo nel metal? Si ha davvero bisogno di una raccomandazione per suonare o è solo l'ennesima mala abitudine unicamente italiana?

Secondo me, come succede per qualunque "professione", per poter lavorare (in questo caso suonare) devi saper curare le pubbliche relazioni: quindi tenere rapporti band/organizzatori di live/gestori di locali ecc. e scambiarsi favori a vicenda è sempre un ottimo modo per avere la possibilità di esibirsi. Non lo chiamerei nepotismo, ma solo complicità: è così che si crea una "scena", no? Se poi ti stai riferendo alle bands che, senza particolari meriti, riescono sempre a suonare con gruppi importanti per interi tour, allora sappi che anche in quel caso non c’è nessun nepotismo né complicità, ma solo disponibilità finanziarie.


Progetti per il futuro? Cosa bolle nel pentolone dei Subhuman?

Live e composizione del nuovo disco: siamo a buon punto e speriamo di poter entrare in studio entro la prossima estate.


Ci sono esibizioni live confermate in questo periodo?

Ovviamente sì, come in qualunque altro periodo dell’anno ahahahah! Per adesso sono confermate il 28 novembre a Pisa, il 7 dicembre a Prato, il 16 dicembre a Perugia, il 4 febbraio a Genova e siamo in trattativa per altri concerti a Torino, Roma e Palermo.


Abbiamo finito, grazie per la disponibilità e facendovi un grosso in bocca al lupo vi lascio l'ultima parola per chiudere come meglio volete questa piacevole conversazione.

Ma grazie mille a te per lo spazio concessoci! Invito chiunque a visitare il nostro space www.myspace.com/subhumanweb, guardare i nostri video, venirci a vedere ai concerti e, perché no?, scaricare il nostro disco. Se vi piace però poi compratelo, non ve ne pentirete... THRASH ON!

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VITALES EXSEQUIAE


Informazioni
Autore: M1

Formazione
Marco Squillino - Voce e Chitarra
Marco Carbotti - Chitarra
Luca Zecca - Tastiere
Vito Surgo - Basso
Valerio Corsi - Batteria


Ho dovuto aspettare parecchio tempo per mettere le mani su "A Short Lived Hope", ep di debutto dei death/doom metaller Vitales Exsequiae, dopo averne apprezzato le gesta su Myspace. Oggi finalmente oltre alla recensione abbiamo l'occasione di proporvi anche un'intervista alla band tarantina.

Ciao Marco (Squillino, chitarrista e cantante, ndr), benvenuto su Aristocrazia Webzine e ancora complimenti per la vostra prima prova. Vuoi illustrare ai nostri lettori una breve biografia del gruppo? Da dove nasce il monicker Vitales Exsequiae?

Ciao Simone ti ringrazio per i complimenti e per quest'intervista. Sì, riporterò brevemente la nostra biografia. Cominciamo dagli albori: i Vitales Exsequiae nascono come un side-project nel novembre del 2007, per diventare poi, dopo una serie di vicissitudini, una vera e propria band verso il dicembre del 2008, con una formazione che vedeva me, Marco Squillino, alla voce e alla chitarra, Marco Carbotti alla chitarra, mio fratello Mattia Squillino al basso e Antonio Leggieri nel ruolo di batterista. Questa è stata la prima essenza della band, quella originaria, da cui tutto è iniziato. In seguito sono avvenuti altri cambi di line-up che han portato solamente verso il giugno 2009 alla formazione completa di “A Short Lived Hope”, con l'ingresso di Luca Zecca alle tastiere (la tastiera era un elemento non presente precedentemente) e Vito Surgo al basso. E' questa la line-up con cui siamo conosciuti ora, in quanto tutta la attuale attività live è stata eseguita con questi componenti, e in quanto il nostro primo ep è stato registrato da essi, pur se bisogna precisare l'apporto compositivo ed emotivo dato anche da “ex-membri” quali mio fratello e gli altri. Il nostro amico Antonio Leggieri ha dovuto abbandonare il ruolo di batterista, e da un mese ricopre il suo ruolo Valerio Cosi, polistrumentista che ha all'attivo molti progetti solisti e non solo. Per quanto riguarda il monicker riporterò la risposta di un'altra intervista perchè bene esplica il concetto alla base di "Vitales Exsequiae".

"Il monicker Vitales Exsequiae altro non fa che riassumere brevemente la mia ideologia-filosofia sulla vita, idealista in quanto è posta in senso “cosmologico”. Mi spiego meglio. La trasposizione in italiano di Vitales Exsequiae è pressoché “Esequie Vitali”. Sono un grande appassionato di giochi di parole, di ossimori, e “esequie vitali” non è solo un effimero “gioco”, bensì un monicker zeppo di significati. Mi riallaccio alla poetica leopardiana della caduta degli ideali e delle illusioni umane (l’amore, l’amicizia e via discorrendo), “personalizzandola”. Da un punto di vista sempre ideale, la vita e le attività a essa correlate da me sono viste come delle esequie vitali; tutto quello che facciamo altro non fa che celebrare la nostra vicinanza alla Morte. Questo mio pessimismo di fondo (ma direi più realismo) non dà adito ad uno stato depressivo ma a una sorta di spleen. Posso essere additato come una persona debole o che dir si voglia, ma in realtà questa è solo una mia inutile farneticazione sulla Vita e sulle sue Meccaniche. Ciò non preclude la mia profonda sensibilità e necessità verso le illusioni, e sono una personalità molto determinata e combattiva per il compimento di esse (ed ecco la non coerenza mia e dell’Uomo). Avrei bisogno di molto più spazio per spiegare tutto il mio pensiero ma spero di essere stato chiaro in queste poche righe."


"A Short Lived Hope", come riportato nel booklet, è stato registrato nel giugno del 2009 a Lizzano (Taranto): cosa puoi raccontarci di quella esperienza?

E' stata un'esperienza magnifica legata a ricordi molto piacevoli e anche a qualcuno molto spiacevole che non fa parte della "sfera-band". E' stato soprattutto un processo formativo umano e musicale, in cui ci siamo conosciuti ancora più a fondo come musicisti e amici. Colgo l'occasione per dare un grande merito, per la produzione del disco, al nostro tastierista Luca Zecca che ha passato notti insonni per giungere ad un sound il quanto più possibile gradevole ed edificante!


La vostra pur breve storia di band è già caratterizzata da diversi cambi di formazione per cui mi sorge spontaneo chiedervi quale sia stato il contributo di ciascun membro, passato e presente, del gruppo riguardo composizione della musica e stesura dei testi.

Il contributo più importante dei membri passati è stato senza dubbio dato da Antonio Leggieri, il quale ha partecipato attivamente alla composizione dei brani, di un testo ("Pale Morning, Then The Void") e continua a essere un elemento importante per noi Vitales Exsequiae, in quanto rimaniamo in contatto, e magari in futuro ci saranno anche altre collaborazioni, quindi, per quanto ci riguarda, rimarrà sempre un componente della band, oltre che un grande Amico. L'altro importante contributo è stato quello di mio fratello Mattia, con cui composi "The Anatomy Of Ineptitude" e infine il testo di "Shallow Flower" che fu interamente scritto da Erika Martin.


Il vostro ep è uscito per l'inglese Casket Music, è stato difficile trovare un accordo soddisfacente per entrambe le parti? Nessuna etichetta italiana ha creduto in voi?

La Casket Music è stata una sorta di "frutto proibito dell'Eden" per noi. Ci offrirono un contratto discreto, che ci lusingò. Arrivammo alla firma dopo un paio di mesi, in cui ci informammo, valutammo un po' le cose e facemmo uno "schema" che ci fece arrivare alla firma. Abbiamo avuto una serie di disguidi e ritardi notevoli, ma alla fine tutto è andato per il verso giusto e contiamo su un numero molto elevato di canali di distribuzione del calibro di Plastichead, iTunes, IBS, Audioglobe e via dicendo. Riflettendo, si tratta del primo lavoro e non potevamo desiderare di meglio. Con i prossimi valuteremo molte più proposte e saremo ancora più accorti nella scelta, e perchè no non sarebbe male avere un contratto con qualche label italiana.


Come sta procedendo la campagna promozionale? Qual è stato l'elogio più bello che avete ricevuto e quale la critica più dura?

La campagna promozionale sembra procedere positivamente, nonostante i ritardi nella stampa delle copie. L'elogio che davvero ho a cuore e che mi riempie di orgoglio, umiltà e desiderio di continuare, è quello che arriva da numerose critiche positive che ci ritraggono come una band che ha una "voce nuova". Una band che cerca di portare avanti il discorso iniziato quaranta anni fa, mischiandolo alla scuola più moderna della Musica, senza ostentare nessun tecnicismo e cercando di creare un qualcosa di Nuovo, fregandosene dei limiti, del "già dato" e che distrugga le forme convenzionali del fare musica creando. Le critiche più dure sono quelle che esprimono il contrario, ma non abbiamo mai ricevuto "critiche gratuite", insulti, ma solamente pareri discordanti di gente che possiede altre visioni della Musica. Abbiamo ricevuto tante critiche costruttive, che stiamo utilizzando umilmente per i prossimi Vitales Exsequiae.


Il death/doom e il progressive sono i due generi che emergono con più forza dall'ascolto del cd. Quali sono i vostri gruppi preferiti? Quali stimate di più?

Ti faccio una breve lista, sicuramente non esaustiva ma sufficiente: Anathema, Novembre, Katatonia, Opeth, My Dying Bride, Paradise Lost, Draconian, Swallow The Sun, Black Sabbath, Daylight Dies, Enslaved, Moonspell, Morbid Angel, Electric Wizard, Darkthrone, Death, Agalloch, Orphaned-Land, Celestial Season, Carcass, Bathory, Porcupine Tree, Celtic Frost, Cathedral , Moonspell, Tiamat, Secrets of the Moon, Type O negative, Pink Floyd, Alice In Chains, The Cure, Area, Banco del Mutuo Soccorso, Museo Rosenbach, Jacula, Paul Chain, 13th Floor Elevator, Devil Doll e via dicendo.


Avendo letto varie interviste sul web sono a conoscenza della vostra passione per il cinema tanto che Marco "Doomark" lo cita come una delle sue maggiori fonti di ispirazione nei ringraziamenti dell'ep. Quali filoni e registi amate maggiormente?

Potremmo parlare di Cinema per ore davvero eheh. Onde evitare di scrivere intere pagine, ti elenco qualche regista che amo: David Lynch, Stanley Kubrick, David Cronenberg, Wim Wenders, Terry Gilliam, il primo Dario Argento, Jodorosky, Oliver Stone, Quentin Tarantino, Michael Cimino, Martin Scorsese, il giovane Duncan Jones, Darren Aronofsky, l'insuperabile poeta Andrei Tarkovsky, Luis Bunuel, Ingmar Bergman, Ridley Scott e via dicendo.


Sul fronte live invece come vi state muovendo?

Con l'ingresso del nuovo batterista stiamo subendo una piccola evoluzione senza screditare le nostre radici death-doom e incrementando il lato psych-sperimentale. E a riguardo ci saranno molte notizie nei prossimi mesi. E' proprio per questa "riformulazione" della band che ci siamo fermati sul fronte live, ma a breve pianificheremo nuove date!


Voi siete pugliesi, cosa puoi raccontarci della scena metal della vostra zona? Consiglieresti qualche gruppo emergente che non è ancora riuscito ad imporsi all'attenzione generale ma che meriterebbe di farlo?

Ci sono e ci sono state ottime band, ma purtroppo il metal non è visto di buon occhio prima ancora che dalle "Istituzioni" o da chi organizza i parties, dagli stessi, presunti tali, metal fans. Nell'aria circola molta invidia, nullafacenza, incapacità, mancanza di mettersi in gioco che non fa di certo bene ai pugliesi. Questa è una faccia della Realtà, perchè poi fortunatamente ci sono ottime band, anche nel tarantino, come gli Heart Failure, gli Hate Inc., gli Elegy Of Madness, gli Stige, gli Assaulter, o i salentini Silvered, Shotgun Babies e altre bands che mi devono perdonare se non nomino in quanto non mi vengono in mente in questo momento, ma assicuro che ci sono ottime proposte musicali, e alcune di queste meritano davvero grande attenzione, perchè han tutte le carte in regola per il salto nazionale e internazionale.


Oltre alla musica e al cinema avete altre passioni o hobby? Cosa fate invece nella vita di tutti i giorni?

Tra noi c'è chi studia, chi lavora e chi svolge altre attività parallele a quelle del mondo della Musica.


Prima di chiudere una domanda sul vostro futuro. Avete già programmato le prossime mosse da fare?

Sì. Impegnarsi a 360° nell'attività di promozione, e nel frattempo continuare la composizione e la ricerca stilistica, crescendo anche sul fronte live.


Augurandovi un grosso in bocca al lupo per il futuro, a voi la parola per la chiusura.

Vorrei ringraziare te Simone per il supporto, per quest'intervista e i numerosi complimenti. Vorrei lasciare un po' di contatti per chi volesse conoscerci meglio, ascoltare un po' di materiale o anche comprare "A Short Lived Hope". Il nostro myspace è all'indirizzo www.myspace.com/vitalesexsequiae dove trovate ogni tipo di informazione, la nostra email ufficiale è vitalesexsequiaeband@gmail.com. Per chi volesse acquistare il disco lascio una serie di links dei distributori ufficiali:

http://www.ibs.it/disco/5060047114967/vitales-exsequiae/short-lived-hope.html?shop=2057

http://www.audioglobe.it/disk.php?code=5060047114967

http://www.mariposaonline.it/CD/A-SHORT-LIVED-HOPE.html

http://itunes.apple.com/ie/album/a-short-lived-hope-ep/id404809556

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CRUZ DEL SUR


Con noi oggi Enrico della Cruz Del Sur Music, benvenuto è un piacere averti qui e poter scambiare un po' di chiacchiere con te, come va? Iniziamo presentando la label a chi non la conoscesse.

La "CRUZ DEL SUR MUSIC" nasce nel 2003 per mia iniziativa. Decisi di rifare questa esperienza in Italia, in quanto avevo già portato avanti una label per qualche anno mentre vivevo all'estero.
Da allora abbiamo fatto circa cinquanta uscite, con alterne fortune. All'inizio pensavo che la label, per quanto piccola, potesse comunque variare la propria proposta nei diversi stili del metal, poi con il tempo, complice anche la crisi del mercato discografico, mi sono reso conto che era meglio specializzarsi in un genere ben definito ed essendo sempre stato un tradizionalista per quello che riguarda il metal, mi sono focalizzato sul metal più classico e tradizionale appunto.
Nel corso di questi anni ho lavorato con diversi gruppi sia italiani che stranieri, soprattutto americani. Voglio citare i While Heaven Wept, Slough Feg, Atlantean Kodex, Pharaoh, Ensoph ecc.


La Cruz Del Sur è una realtà consolidata grazie alla disponibilità e all'abilità nel mantenere un rapporto con le formazioni e produrle. Quali sono i vostri canoni di selezione delle band e qual è la logica che seguite in termini di produzione e supporto?

Ho avuto la fortuna, ed evidentemente non solo, di poter lavorare con diversi gruppi nell'arco di due o tre releases, anche quattro come nel caso degli SLOUGH FEG. Evidentemente le due parti sono soddisfatte del lavoro reciprocamente svolto.
E' importante che un gruppo sappia che se aspetta che sia l'etichetta a fare tutto per loro, non finirà mai con la CRUZ. Ho già dato, grazie!, a gruppi che pensavano che una volta arrivati su una label, potessero rimanere seduti a braccia incrociate aspettando che l'etichetta faccia tutto per loro. Questo succede spesso con i gruppi italiani, dove la label per quanto piccola, è vista come un punto di arrivo dove finisce lo sbattimento.
Con il passare del tempo e con la crescita dell'etichetta è ovvio che adesso la selezione è sempre più ardua e ricerco alti livelli di qualità/professionalità nei gruppi.
Detto questo, con la crisi attuale è difficile che riesca a far uscire gruppi esordienti, per cui mi rivolgo normalmente a gruppi che hanno già editato qualcosa.


Come si deve muovere una label e perchè?

A mio avviso trovando il giusto equilibrio tra razionalità e passione. La musica e l'heavy metal in particolare è passione in primo luogo, saremmo dei pazzi se facessimo tutto questo solo con la logica del profitto, a quel punto sarebbe meglio dedicarsi ad altri generi musicali.
La razionalità deve entrare invece nel capire poi effettivamente se quel gruppo può funzionare o meno, analizzare anche gli aspetti secondari di una proposta che non può essere solamente musicale.


Il crescere delle autoproduzioni e distribuzioni non vi crea problemi? Le band non si fidano più?

Questo è un discorso molto ampio. Le autoproduzioni non disturbano affatto, perchè finalmente ci si è resi conto che un gruppo volenteroso può fare tranquillamente a meno di una etichetta soprattutto adesso che le entrate si sono spostate in larga parte dalla vendita fisica della musica ad altri aspetti come il merchandise o i concerti. Parlo sempre a livello globale, non in particolare dell'Italia che meriterebbe un capitolo a parte.
Quindi secondo me è corretta la strada intrapresa da certi gruppi con l'autoproduzione, il discorso è che non tutti arriveranno ad essere i RADIOHEAD e quindi in un secondo momento, usciti dal limbo dell'underground è ovvio che il passo seguente è quello di finire su una label! Oggi un gruppo può tranquillamente vendere la sua musica su Itunes senza avere bisogno di una etichetta che gli mangia il 50% o più degli introiti. Può vendere i suoi cds e le sue magliette ai concerti.
Questo lo porta a un livello, oltre il quale c'è il lavoro dell'etichetta. Vuoi avere una distribuzione fisica dei tuoi prodotti a livello mondiale? Hai bisogno di un'etichetta. Vuoi entrare nel giro dei festival ecc? Hai bisogno di una (grande) etichetta.
A me non disturba affatto questo DIY, anzi per noi etichette può essere un buon paramentro per stabilire se un gruppo ha un seguito o meno. E comunque è sempre meglio un gruppo che si sbatte da solo che un altro che come detto aspetta seduto sul divano che una fantomatica agenzia di promozione mandi i suoi cdr in giro.


Com'è organizzata la Cruz Del Sur Music e cosa consiglieresti a chi volesse entrare nel vostro roster di collaboratori?

L'organizzazione della Cruz è abbastanza semplice, come quella di tutte le etichette del nostro livello. Ci sono io ed altri due collaboratori esterni fissi, che si occupano di grafica e del sito. Io svolgo il lavoro di produzione, di A&R, di distribuzione e commerciale. La promozione è invece affidata a delle agenzie esterne, ognuna copre uno specifico territorio. Al momento collaboro con tre agenzie in Germania, USA e Benelux.
Sono sempre alla ricerca di collaboratori, soprattutto nella zona di Roma. Ma il discorso è molto semplice, nel metal non c'è trippa per gatti... Nel senso... Immaginare di lavorare per una etichetta metal come se si fosse in un normale posto di lavoro, in Italia nel 2010, è assurdo. Le etichette metal sono delle imprese quasi tutte a carattere unipersonale, o comunque con una struttura ridotta all'osso.


Sei attivo ormai da un bel po', quali sono state le reali difficoltà incontrate in questi anni? Ti sei mai detto basta il gioco non vale più la candela?

Parecchie volte. Soprattutto perchè questo non è un lavoro in cui timbri il cartellino e poi te ne vai a casa, qui le tensioni te le porti nel privato perchè gli investimenti sono di tasca tua e a lungo termine.
Nel corso di questi anni mi sono falliti tre distributori con relativa perdita di denaro e materiale, abbiamo avuto problemi con altri che hanno portato alla risoluzione forzata di contratti.
Le difficoltà nascono dal fatto che stiamo parlando comunque di piccolissime imprese per cui quando ti succede qualcosa del genere devi abbozzare. Vuoi prendere un avvocato per fare causa a una ditta svedese che è fallita? Con quali soldi?
E poi torni a casa e devi magari spiegare certi meccanismi che giustamente non sono logici...
Molto rammarico invece mi produce la relazione con l'Italia, la CRUZ è un'etichetta che in Germania per fortuna spopola, mentre in Italia ci sono magazine che nemmeno ti cacano, quando il loro corrispettivo tedesco ti fa disco del mese, capisci?
Uno degli aspetti per cui i tedeschi ci mangiano in testa è che loro hanno un mercato metal interno fortissimo. Hanno distributori forti, riviste forti, fans dedicati. Lavorano tutti per la crescita di un movimento.
Trasferisci questo all'Italia e ti trovi spaesato. Questo è il grosso limite di noi etichette italiane, non abbiamo un mercato interno a cui rivolgerci.


Com'è il vostro rapporto con le zine siano web o cartastampata e quanto è dura combattere con i rip offer che spesso intasano la rete facendo perdere di credibilità a tali realtà?

Guarda con il tempo ho imparato a prendere tutto con filosofia. Nel senso che è una battaglia persa. A naso riconosci chi vale la pena di supportare e chi no, però con il passaggio dei promo da fisici a digitali è ovvio che l'interesse di questi personaggi è scemato perchè comunque hanno in mano dei byte e non più il prodotto fisico. Diciamo che oggi mandare un promo digitale non costa niente per cui la situazione generale è meno dannosa che in passato.


Quali sono a tuo avviso le band migliori che hai prodotto?

Direi sicuramente i WHILE HEAVEN WEPT e gli HAMMERS OF MISFORTUNE, a livello qualitativo. Ma oltre a loro ovviamente rinomino SLOUGH FEG, A. KODEX, PHARAOH e CRESCENT SHIELD.


Di quale band hai detto "cavolo, se l'avessi prodotta io!"?

Onestamente così su due piedi non me ne viene in mente nessuna... Con il passare degli anni ho perso molto l'invidia anche sana che si può provare per le altre etichette. Diciamo che mi sarebbe piaciuto fare un disco dei Manilla Road ma questo compito l'ha assolto benissimo l'amico Giuliano della My Graveyard.


L'episodio più bello come produttore...

Non saprei dirti, però in generale devo dire che fanno parecchio piacere i complimenti che ricevo in Germania quando montiamo il nostro stand al KEEP IT TRUE.


E quello più brutto.

Non ce ne sono stati di particolari, ma direi che un gruppo che mi ha veramente deluso sono stati i MAHAVATAR nei quali riponevo molta fiducia anche perchè ci conoscevamo personalmente. Quella con loro è stata forse la peggiore esperienza come produttore. Ma dovrei citare anche un paio di gruppi che hanno cambiato line up o che si sono sciolti non appena uscito il disco. Negativi.


Quale è stato il primo album che hai comprato e quale gruppo è il tuo preferito?

Il primo disco che ho comprato credo sia stato "Diver Down" dei Van Halen. Non direi che fosse nè un gran disco nè che mi sia rimasto nel cuore, eccetto per questo particolare.
Se devo scegliere nel passato direi che "Ample Destruction" (Jag Panzer), "Open The Gates" (Manilla Road) e "Canterbury (Diamond Head) sono dischi che hanno rappresentato veramente tanto per me.


Se tu potessi scegliere tre gruppi da mettere sotto contratto ora, chi sceglieresti?

Preferisco non risponderti, oggi come oggi volere è potere hehe!


Ti ringrazio per la tua disponibilità e chiudi a tuo piacimento l'intervista...

Grazie a te per lo spazio e mi voglio scusare pubblicamente per averti fatto aspettare così tanto per queste risposte!

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lunedì 29 novembre 2010

ABORYM - Psychogrotesque


Informazioni
Gruppo: Aborym
Titolo: Psychogrotesque
Anno: 2010
Provenienza: Italia
Etichetta: Season Of Mist
Contatti: myspace.com/aborym666
Autore: Akh.

Tracklist
1. Psychogrotesque I
2. Psychogrotesque II
3. Psychogrotesque III
4. Psychogrotesque IV
5. Psychogrotesque V
6. Psychogrotesque VI
7. Psychogrotesque VII
8. Psychogrotesque VIII
9. Psychogrotesque IX
10. Psychogrotesque X

DURATA: 48:56

Gli Aborym tornano finalmente dopo quel capolavoro che è stato "Generator" con questo "Psychogrotesque", che sulla carta essendo un concept svolto in una suite si pone immediatamente su un livello artistico estremo e da seguire con attenzione.

Non sono mai stati il classico gruppo BM, quindi è inutile ascoltare le voci di corridoio che ci parlano di un ulteriore allontanamento da quei lidi e dal suo mainstream di ragazzini pentacolati; lavori come "Kali Yuga Bizarre", "Fire Walk With Us", "With No Human Intervention" e "Generator" si pongono da soli oltre tutto e tutti in quella landa suprema che è regno di pochi, dove risiede solamente l'Azione pioniera. Comprenderete quindi immediatamente come la mia attesa fosse carica di infinite aspettative.

Certo che attendere per poi ritrovarsi di fronte degli "scrausi" mp3 senza nessuna informazione né grafica (solamente a me il tizio raffigurato in copertina ricorda Satyr?) è assolutamente limitante per trattare un album ambizioso come questo, in più la divisione in tracce comporta le seguenti cose:
- primo, divide il concetto di suite e quindi non fa apprezzare l'evoluzione del pezzo, rendendo il tutto un "semplice" album classico diviso in singole canzoni;
- secondo, toglie proprio uno dei punti di forza del concetto di suite, ovvero l'essere un'opera unica in se stessa e quindi assorbita nel suo intero, così diviene un contesto più ammorbidito, di facile presa, anche maggiormente commerciale, poiché favorisce un utente ignorante (abusandone perfidamente), che si limita a scegliere la singola parte invece di calarsi all'interno dell'esperienza di "Psychogrotesque". Facendo un parallelo con un altro album storico quale "Crimson" degli Edge Of Sanity, quest'ultimo era la via da seguire.

Ok, addentriamoci nelle sale musicate e andiamo a visionare come una "mosca" i mendri di questo lavoro, dove la follia è indicata immediatamente come elemento di fastidio, negatività ed emarginazione sociale.

La produzione evidenzia chitarre compatte e secche, ma al contempo robuste e passionali, assistite da suoni di tastiera al confine con situazioni da club (l'altra passione musicale di Malfeitor Fabban), riferimento che sicuramente si percepirà in maniera manifesta in "Psychogrotesque III", "Psychogrotesque V" e in parte in "Psychogrotesque VIII"; quest'ultima è una hit da party a tutti gli effetti. Ci sono quindi tutte le possibilità che divengano futuri "singoli" in serate in cui donzelle "gotiche" e "raver" si prendono a braccetto per sudare le loro tossine dentro maglie sintetiche. La molteplicità di livelli di questo lavoro però spazia anche attraverso la surreale narrazione presa in prestito dal Conte di Lautréamont nella quarta parte, in cui la musica e la voce cruda esprimono al meglio la visionarietà e l'attacco che la follia nella sua "perfidia" sfodera verso il "Creatore" e "l'Uomo".

Si passa da chitarre schizofreniche, pur se le bordate a tutto regime non mancheranno, a sezioni di indiscussa atmosfera (di cui la settima parte è degna rappresentante), fino al solito prodigioso lavoro di batteria di Mister Faust, il tutto però riuscendo ad amalgamare soluzioni dotate di suoni freddi e cinici ad altri frenetici e "sudaticci", che rimandano indubbiamente ai labirinti della psiche, a labirinti quindi umani. A mio avviso infatti questo è il lavoro più umano fin qui realizzato da questo "Satana", nonostante l'influsso dell'elettronica sia forse il più massiccio e carico della discografia, basti sentire la chiusura della decima parte (la traccia fantasma) per percepirne l'importanza vitale in tutto questo contesto.

"Psychogrotesque" varia come gli umori altalenanti di uno schizofrenico, senza però raggiungere i vertici di "With No Human Intervention", quindi fieramente liberi, ma condizionati dalla stessa natura psichico-neurale, chiudendo un ideale cerchio all'interno comunque di una logica musicale; ne sono lampante dimostrazione i molti ospiti che si prodigano a rendere acido e al contempo umano questo concept (non casualmente è da menzionare pure la citazione presa da "Human Abstract" di William Blake), che forse si riavvicina proprio per questo a qualcosa che avvertii in "Kali Yuga Bizzarre", nonostante il contesto sia assolutamente e totalmente differente. La cosa affascinante comunque è l'idea che nasce: questa feroce critica all'Uomo, tramite la lente incrostata che è la "malattia", si tramuta in una alienazione marcescente di una visione indubbia di cio che è "dio" nella sua gnostica "creazione".

Se è vero che questo album si allontana da un certo movimento di ragazzini ultra "grim and true" che gironzolano fieri con le loro t-shirt dei Darkthrone, è anche vero che però si avvicina moltissimo ad alcune donzelle rivestite di lucido lattice... E se nonostante questa critica vi dicessi che acquisterò sicuramente questo album e che per lungo tempo girerà nel mio stereo, voi che rispondereste? Io affermerei che sono i misteri di una... Psiche Grottesca, tornando a ronzare per sale senza tempo.

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PROSPERITY DENIED - Go For Progress


Informazioni
Gruppo: Prosperity Denied
Anno: 2010
Etichetta: Refused Records
Contatti: www.myspace.com/prosperitydenied
Autore: Mourning

Tracklist
1. Cumshot Of Reality
2. Crusadör
3. Wasabi Overdose
4. Sluxxx
5. Homo Apparatus
6. 731 Guinea Pigs
7. Go For Progress
8. Nekropolis
9. Tanks & Flowers
10. She Came From The Sewer
11. Dawgs Of War
12. Ich Werd’ Zum Kinski
13. Concrete Tsunami
14. The Space Jockey

DURATA: 43:38

Sono un trio proveniente dall'Austria i Prosperity Denied, non conosco l'album di debutto della band ma posso assicurarvi che il nuovo "Go For Progress" è una divertente mazzata a capocollo che unisce del buon death/thrash dal tratto melodico a sfuriate hardcore/grind di una violenza elementare.
I quasi quarantacinque minuti del disco sembrano una rivisitazione di Defleshed e The Crown con le ultime influenze citate antecedentemente a diversificare un flusso sonoro che si diletta a scaricare rabbia e pura adrenalina all'interno di composizioni cariche di impatto, risulta davvero semplice farsi trasportare dalla naturale espressione priva di fronzoli di brani come "Wasabi Overdose", "She Came From The Sewer" e "Concrete Tsunami".
Il groove insito in una "Homo Apparatus" o la solistica in stile Tarvonen che fuoriesce prorompente in "Dawgs Of War" non fanno altro che invogliare all'ascolto di un platter che scorre liscio, non ha ostacoli se non quello di cadere alle volte in fasi che tendono a rendere magari sin troppo omogeneo il trascorrere dei minuti con scelte prevedibili ma che non impediscono di sicuro una salutare scapocciata, cosa che anche la titletrack "Go For Progress" "consiglia" vivamente di mettere in atto durante il proprio svolgimento.
La produzione è veramente bella, il suono delle chitarre in particolare è fantastico e da una profondità e potenza allo sviluppo dei vari episodi determinanti sia in fase di riffing, sia quando gli assoli si fanno strada, altrettanto valida è la prestazione strumentale del trio che pesta, macella, si ritaglia le aree dedite al melodico e non da ultima una prova vocale massiccia che alterna growl e fasi hardcore dure come la pietra.
Sono rimasto felicemente sorpreso dall'incontro musicale con questa band, sinceramente spero non mi deluda il primo capitolo da loro sfornato "Consciouness" datato 2007, per ora continuo a rimetter su "Go For Progress" consigliandolo vivamente a chi apprezza le due realtà citate, vedrete che le divagazioni in altro territorio non vi porteranno fastidio risultandovi alquanto goderecce.

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FINAL STAGE - Game Over


Informazioni
Gruppo: Final Stage
Anno: 2010
Etichetta: Fs Music
Contatti: www.myspace.com/finalstage
Autore: Mourning

Tracklist
1. Game Over
2. Lady Of Pain
3. The Burden
4. Veil Of Judgment
5. As the Empire Falls
6. Rise Again (2010)
7. The Heretic (Live)
8. Open Your Eyes (Live)
9. Lady Of Pain (Live)
10. Infidel (Live)
11. Gods Of War (LIve)

DURATA: 40:37

Tornano a farci visita i Final Stage, la formazione canadese di heavy/thrash, di cui avevo recenisto il debutto "Through The Mirror" e che quindi troverete in archivio, ha finalmente rimesso fuori la testa dando vita al successore intitolato "Game Over".
Il platter ha in realtà solo sei tracce nuove, la seconda parte è infatti dedicata all'esibizione live effettuata nel luglio di quest'anno.
Il trio composto da Brandon Wright (chitarra e voce), Josh Kurkjian (basso) e TJ Dowhaniuk ( batteria) ha irrobustito il proprio repertorio, le canzoni sono evidentemente più thrashy rispetto al passato non rinnegando le influenze di act storici come Accept e Priest che continuano a venire a galla arricchendo e facendo in modo che possano interessare anche agli incalliti ascoltatori del classic più rigoroso, l'esempio lampante viene regalato dalla hit del disco "Lady Of Pain" robusta e condita da quel flavour eccitante che solo l'heavy d'annata è capace di fornire, punto che ha in comune con una "Veil Of Judgement" che sembra uscita a tutti gli effetti dal periodo d'oro del genere, spingendo maggiormente sull'acceleratore con "As The Empire Falls" dove il lato thrashy viene evidenziato e ci s'imbatte in una "Rise Again" a cui viene data una nuova chance d'incontrare l'orecchio dell'ascoltatore dato che è una delle canzoni facenti parte del debutto di cui mantiene viva la verace consistenza.
Come accennato all'inizio dall'episodio occupante la settima posizione in lista si ha a che fare con una proposta live, in questo lotto si riscontra la presenza di "The Heretic", una di quelle che avevo citato fra le migliori di "Through The Mirror", uno fra i primi brani da loro composti, "Open Your Eyes" dalla cadenza maideniana contenuta nel primo ep "Flight Of The Phoenix, la cover dei Titanic, "Gods Of War", canzone che a quanto sembra deve avere anche un forte legame affettivo per la band tanto da volerla riproporre in sede on stage e la già citata "Lady Of Pain" che si lascia godere anche in quest'ambito.
I Final Stage dimostrano la reale maturazione di tre ragazzi (supportati nelle prove dal vivo dal bassista Neil Tupling) pronti magari a finire sotto mani esperte e a portare a casa un contratto (e le label dove stanno?).
Con questo "Game Over", prodotto veramente bene per quanto riguarda i suoni, non hanno fatto altro che confermare le aspettative e reclamare attenzione visto che il loro momento è arrivato, non resta che supportarli comprando il disco.
Appassionati delle sonorità classic e non fatevi sotto.

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DEAFEST - Earth Turned Skyward


Informazioni
Gruppo: Deafest
Anno: 2010
Etichetta: 9th Meridian Records
Contatti: www.myspace.com/deafest
Autore: Mourning


Tracklist
1. Aspen Against Pines
2. Bighorn Slopes
3. Alpine Tundra
4. Light Rain
5. Willows Engulf The Stream
6. Red Sandstone Cliffs

DURATA: 37:43

Il duo americano dei Deafest è attivo dal 2006 con un bagaglio di un paio d'album già incisi e vari split con realtà quali i connazionali Dunkelheit e gli inglesi Livimørket. Chase (chitarra e basso) e Brett (batteria) sono le menti che stanno dietro il monicker e che hanno da poco rilasciato il terzo disco intitolato "Earth Turned Skyward".
Il black metal a cui si appigliano e s'ispirano compositivamente è di stampo naturalistico, fortemente influenzato da una visione miscelante partiture rudimentali ed elementari ad atmosfere dilatate che per arrivare all'apice della propria intensità rifiutano il supporto ritmico tendendo all'ambient.
Una carta importante giocata dai musicisti sono le melodie spesso taglienti e gl'inserti strumentali improvvisi che acuiscono un senso di malinconia andante come avviene in "Bighorn Slopes" con le poche ma significative note di pianoforte.
La vena post - rock oriented di formazioni quali Lantlôs e Svarti Loghin attraversa le tracce, non ha la stessa intensità o fervore compositivo di quei nomi ma inserita in un contesto che offre anche momenti spigolosi fa sì che diventi fruibile e in certi attimi ne particolareggia il vivere, l'inizio lievemente acustico di "Alpine Tundra" sommerso da una disturbata e ossessiva chitarra distorta e che verrà messo totalmente di lato per far spazio a una furia battente a più riprese n'è un esempio.
Le pause ridondanti e pulite servono solo da momentanea e illusoria quiete interrotta da un drumming martellatamente ritualistico in certe occasioni.
Ogni canzone è un grosso, pesante e rotolante macigno, le dinamiche di batteria spesso non troppo varie e una scelta di sound che "pare esser privo" di voce inghiottita completamente, cosa che in più di una circostanza non permette un pieno sfogo alle sferragliate più concitate, penalizzano i brani, penso a "Willow Engulf The Stream" che con la sua imponente mole avrebbe trovato in una voce classicamente black accoppiata con una di stile Ved Buens Ende recitativa/delirante un'arma non dico perfetta (magari ad altri verrà in mente una proposta più centrata della mia) ma affascinante da porre su questo tipo di basi che fanno del primordiale quanto del sensoriale due aspetti fondamentali su cui poggiare il resto.
I suoni naturali della strumentazione sembrano in certi casi registrati in presa diretta, riferimento soprattutto a una batteria bella da sentire ma che alle volte risulta ingombrante, l'uso dei cimbali, anche quando continuato, è ben fatto ma il volume è sin troppo alto.
"Earth Turned Skyward" è un disco dai buoni risvolti ma che a tratti sembra perda contatto con ciò che vuole esprimere, fosse stato maggiormente affinato e inquadrato nel presentare il mood cangiante di cui è in possesso avrebbe avuto vita più semplice e resa più elevata, ciò non toglie che un ascolto a un esemplare di questo stile lo si debba concedere, provare in fin dei conti non costa davvero nulla.

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NIMBATUS - Cyclus Two


Informazioni
Gruppo: Nimbatus
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/nimbatusmusic
Autore: Insanity

Tracklist
1. Call Of The Abyss
2. Incubus' Shadow
3. Breathing The Woods
4. Tormented
5. On The Run
6. Dismembered Faith
7. The Great Architect
8. The Light And The Darkness

DURATA: 41:54

Siamo al secondo capitolo del progetto Nimbatus (qui potete trovare la recensione del primo: http://aristocraziawebzine.blogspot.com/2010/11/nimbatus-cyclus-one.html), con "Cyclus Two" la one man band tedesca ci propone otto brani che seguono lo stile del precedente lavoro, non ci sono particolari novità nel sound ma non è una cosa importante quando le tracce sono piacevoli e sanno coinvolgere l'ascoltatore.

Basterebbe già la prima "Call Of The Abyss" per rendersi conto che questo ragazzo ha ancora molto da dire; la chitarra solista continua a ricoprire il ruolo principale e lo fa benissimo a dir poco, l'assenza di una voce non si fa sentire troppo anche se a (molto) lungo andare i meno resistenti potrebbero avvertire leggeri sintomi di noia. Fortunatamente la varietà del disco combinata alla bellezza delle singole composizioni combatte questo problema alla grande, Nimbatus sembra essere pienamente cosciente di questo ostacolo e lo si nota dal modo in cui inserisce passaggi più tranquilli e atmosferici a spezzare il ritmo di quelli più propriamente Metal. Le ritmiche, soprattutto in questi frangenti, sono ancora una volta studiate e mai banali, il che rende anche il lato più duro del sound un modo per sfuggire al nemico chiamato monotonia. Altro aspetto importante sono le influenze che qua e là fanno capolino, in "Breathing The Woods" ad esempio ci troviamo di fronte a riff vagamente blueseggianti, "On The Run" invece assume tratti medio-orientali; al contrario, altri brani quali "Dismembered Faith", con un riff da brividi, e "Tormented" suonano in pieno stile Nimbatus.
Se dopo il primo lavoro potevamo avere qualche dubbio, ora abbiamo la conferma che Nimbatus è un progetto con molte potenzialità; il suo unico limite è l'assenza di un vocalist che renderebbe la proposta più fruibile, ma c'è anche da dire che questo tedesco sa come aggirare il problema e i risultati sono molto soddisfacenti. Chi ha apprezzato il debutto amerà anche "Cyclus Two", tenete d'occhio questo ragazzo.

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MULCIBER ZERSTORER - Death From Above


Informazioni
Gruppo: Mulciber Zerstorer
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/mulciberzerstorer
Autore: Mourning

Tracklist
1. Day Of Reckoning
2. Firewhiskey Firebomb
3. Dark Mark Burn
4. Inferi Undead Army
5. Seven Cursed Potter
6. Slytherin Girl
7. If We Won...
8. Filch Is A Filthy Squib
9. Et Tu, Karkaroff
10.Laura Mallory Is Not A Wizard Rocker
11.Death From Above

DURATA: 15:40

E' divertente apprendere da dove le formazioni attingano per arrivare a comporre la propria musica, quando ho ascoltato i pezzi sullo space dei Mulciber Zerstorer, semplici, divertenti e caciaroni mi decisi a contattarli.
Nella mail di risposta dove m'indicavano bandcam.com quale indirizzo per entrare in possesso del lavoro "Death From Above" in free download, si defiscono una heavy wizard rock band e per chiarirvi il concetto vi copio le parole esatte inviatemi:

"We are a wizard rock band, meaning all of our lyrics are based on the Harry Potter books. There weren't any heavy wizard rock bands, so we wanted to make one".

C'è anche da dire che il quartetto sulla pagina myspace evidenzia chiaramente che le band che seguono sono alquanto disparate, troverete i classici Napalm Death, Carcass, Terrorizer accompagnati da gente come Soilent Green, Isis, Spinal Tap, Agoraphobic Noosebleed e Helmet, un calderone ampio che si riflette su composizioni mordi e fuggi (tutto il disco dura quasi sedici minuti) che vanno a destra e manca senza pensarci troppo fregandosene di seguire talvolta una logica prestabilita e lasciando che il flusso prenda un po' direzione propria.
La base del sound è per lo più un death/grind alquanto elementare come costruzione che a seconda delle tracce prende connotazioni più thrash, altre che invertono invece la tendenza abbassando i ritmi puntando a soluzioni quasi doom, cosa che potrete notare in episodi
quali "Seven Cursed Potter" e "Slytherin Girl", atmosfere scure si fanno strada in una incalzante "Et Tu, Karkaroff" e un sound quasi da rocker in "Laura Mallory Is Not A Wizard Rocker" che ricorda Stiltskin (sì quello della pubblicità dei Levi's Strauss).
Ci sono dei momenti gradevoli, se decidessero in futuro di dare una quadratura più incisiva ai brani e una voce con un risalto più evidente che evitasse di mettere in mezzo un cartone animato "incazzato" potrebbero venir fuori album anche di un certo spessore dato che strumentalmente non se la cavano per nulla male.
Se amate la caciara e avete bisogno di un disco che in breve tempo vi ridia un minimo di carica, "Death From Above" per una scapocciata intensa i suoi attimi validi li possiede, provatelo.

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