Informazioni
Gruppo: Rusted Dawn
Anno:2010
Etichetta: Diminished Fifth Records
Autore: Mourning
Tracklist
1. Prologue
2. Red Collar
3. Waking Streets
4. By The Hammer Of Thor
5. Derelict
6. Master Species
7. Stigmantis
8. Where Turns The Tide
9. I Am Becoming Death
10. The Black Tides Of War
DURATA 35:47
 La miscela che vede come componenti thrash, punk e attitudine core ha preso sempre più mano ed è ormai cosa frequente imbattersi in realtà che si cimentano in prove dedite a questa tipologia di sound con sensazioni e risultati spesso altalenanti.
I Rusted Dawn sono un giovane combo canadese, dopo aver prodotto due ep, è per loro giunto il momento di dar vita al primo album e lo fanno per una Dimished Fifth Records sempre ben disposta a supportare l'underground della propria nazione.
"The Black Tides Of War" prende spunto dal composto musicale di cui prima parlavo spingendo sul fattore punk e provando a coinvolgere con la prestanza e l'immediatezza evitando di dar peso a fronzoli o ricercatezze tese a creare un'affinazione del sound.
Le canzoni che sembrano essere gli anelli deboli del platter sono quelle che la band riprende dal passato ep "Red Collar" quindi l'omonima traccia "Waking The Streets" e "Master Species" che non mancano d'esser gradevoli ma soprattutto le prime due citate sono le più lunghe ed eccessivamente forzate, giocano troppo sull'inanellare riff a catena perdendo di quello smalto e impatto diretto di cui un disco simile deve necessariamente farsi forza, qualità invece che spicca inequivocabilmente in episodi come la delirante e sparata "By The Hammer Of Thor", "Derelict" o la più breve "Stigmantis" che nel suo minuto e poco più di durata incarna pienamente quel mordi e fuggi che è riscontrabile nel punk d'annata più vivace.
La produzione è sporca e quando si va in accelerazione la cosa si nota perché si tende a creare una minima confusione ma è anche vero che il delirio totale per produzioni anni Ottanta di questo settore non può farmi notare una cosa simile come difetto, al massimo come conferma che i Rusted Dawn hanno assorbito la mentalità giusta e probabilmente live sapranno far scapocciare ancor più che su disco.
Ok, "The Black Tides Of War" non è privo di difetti, non è pulito, suonato discretamente ma è thrash da morire, è questo che cercate o l'ennesimo gruppo laccato da usare come poggiabicchieri? Se è thrash che bramate allora godeteveli senza farvi troppe domande, in compagnia di una bionda è anche meglio.
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Line Up:
Jeremy-Vocals/Guitar
Justin-Guitar
Chad-Bass
Tom-Drums
Hi guys, welcome on Aristocrazia Webzine. May we have a short presentation of your band?
My name's Jeremy, We're Rusted Dawn, we're from Fredericton, New Brunswick, Canada, and we play super heavy fast and loud shit.
This year you have released the first album: "The Black Tides Of War", how you describe it?
'The Black Tides Of War' is just a cut of speed on a plastic disc for all to give'r to. We're pretty stoked on it and how well it's been recieved thus far. Which is the musical background of the band?
I took a few years of guitar lessons, same as Justin (lead guitar). We both played in some bands when we were younger for fun. Tom, our drummer has been in alot of bands around Fredericton. Chad picked up guitar on his own, then started playing bass when he joined the band.
I have listen many times your cd and i have noticed also the songs possess a detonating charge especially when are of short lenght as "By The Hammer Of Thor" or "Stigmantis". Which is your modus operandi for write a song?
We don't really have a set method of writing songs. It usually starts with Justin and I coming up with some riffs and bouncing them off each other. Then we just bring it to the other guys and go from there.
How are important the texts and which are the themes treated?
to write lyrics I just think of something that I find frustrating and jot down stuff. lyrics come in bits and pieces usually.
The thrash movement is now living a second youth, any thoughts about the scene? (Local and World scene).
I think most bands are just jumping on the bandwagon at this point. There are some great bands out there but just like all music it's flooded with bad music too.
What is the meaning of playing this genre for you?
I know it's lame to say but I don't really subscribe to genres when it comes to describing what I play. I just play whatever feels right, and it usually just ends up being fast and heavy.
What is underground now?
Underground music to me just describes bands who haven't broken into mainstream knowledge. Most great bands right now fall into this jurisdiction.
There is something about the current scene that really failed to appreciate?
I just think most people buy into anything without thinking critically as to if it's really great music or not. Until they do music will just remain very mediocre.
What has more or less the metal today compared to the eighties and nineties?
Music's just going to move forward, I don't really feel one era is better than the other. There's great music everywhere, you just need to look.
What kind of relation do you have with your supporters? What do you think of virtual communities and social networks?
We just hang out the way we would with anyone really at shows. The internet has definitely helped bands spread the word more.
Can you tell us the best things that happened you on-stage? Do you have a live performance you would like to repeat?
Usually our shows are just a big blur to me, we have good nights and bad. I just like to take each show as it comes and give'r as hard as I can. Some of the best shows this tour were on the west coast of Canada, in places like Vancouver.
Would we ever see you live in Italy?
Haha, if someone will help us book a tour over there we'd gladly go. hint hint.
Thanks for the time you spent with us, the last message for our readers is up to you:
Pick up a copy of our record and give'r.
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Gruppo: Sadist
Anno: 2010
Etichetta: Scarlet Records / Live Global
Autore: Akh.
Tracklist
1. Aput
2. Broken And Reborn
3. Season In Silence
4. The Attic And The World Of Emotions
5. Evil Birds
6. Ogron
7. Night Owl
8. Snowman
9. Bloody Cold Winter
10. The Abyss
11. Frozen Hands
DURATA: 46:34
 Dopo tre anni di attesa ecco tornare uno dei gruppi piu' influenti del panorama musicale italiano, i genovesi Sadist.
Il territorio su cui si muovono i nostri è un "tecnical progressive death metal" ovviamente impreziosito da fughe fusion (da rimarcare certe uscite di basso a mio avviso davvero ispirate), ma anche da arrangiamenti che strizzano l'occhio a certa etnicita', infatti sembra che i nostri dopo varie virate di sound abbiano trovato la loro quadratura del cerchio, perche' generalmente questo "Season In Silence" pare effettivamente il giusto proseguimento del precedente "Sadist".
La produzione ad opera di Tommy, effettuata presso i suoi Nadir Studios, è efficace, per potenza e pulizia, in cui si puo' godere ampiamente sia dei virtuosismi dei vari strumenti, sia dell'energia delle parti piu' aggressive (anche il suono della fidata Yamaha ha finalmente il giusto riconoscimento nelle parti piu' pese e violente, basti ascoltare "Evil Birds" per capacitarsene), trovando un ottimo bilanciamento anche fra le parti piu' melodiche e rilassate).
Ovviamente è inutile disquisire sulla bonta' del prodotto targato Sadist, i brani hanno al loro interno varie tipologie di strutture e arrangiamenti e chi li conosce da tempo gia' sa che il materiale è sempre di altissimo livello compositivo, la voce di Trevor continua e graffiare imperterrita per tutta la durata del cd, lasciando da parte alcune licenze isteriche che si trovavano in altri dischi, mirando ad annichilire l'ascoltatore alternando i toni del suo growl con giusta efficacia.
I pezzi come detto sono tutti di indubbia qualita' e citarne alcuni sarebbe un torto agli altri, le parti Death devo dire pero' che mi sembrano piu' accentuate rispetto al passato, addirittura rispolverando alcune influenze slayeriane nel caso di "The Attic And The World Of Emotions", altre sono piu' tipicamente attinenti allo stile dei Sadist come nel caso della titletrack, oppure brani dalle ritmiche piu' spezzate vedasi "Broken And Reborn", comunque le aperture e le fantasie musicali del gruppo terranno sempre viva l'attenzione dell'ascoltatore, come nel caso delle strumentali (oramai uno dei marchi di fabbrica del gruppo), creando un vero caleidoscopio emozionale.
Se devo trovare una pecca, la segnalerei nel riffing di tastiera perche' se da una parte ci sono banchi di suoni notevoli, le melodie si stanno forse un po' troppo standardizzando e questo è davvero un peccato, data la voglia di esplorare ed evolversi del gruppo; mentre mi ispira moltissimo l'ambientazione acustica utilizzata per la conclusiva "Hiberna", chissa' che questo strumento non possa ritagliarsi maggiori spazi in futuro e possa dare ulteriore ampiezza allo spettro sonoro del combo genovese.
In definitiva posso dire che questo è davvero un eccellente disco, degno lavoro di una discografia ad altissimi livelli, i fans del gruppo non rimarranno assolutamente delusi, anzi..., non potranno che gioire dell'ottimo clima che anche stavolta i nostri hanno saputo creare.
Horns Up!!!
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Gruppo: Graveborne
Anno: 2010
Etichetta: Floga Records
Autore: M1
Tracklist
1. Intro
2. Nitimur In Vetitum
3. Graveborne
4. Storm
5. Anneliese Azazel
DURATA: 17:42
 Vengono dalla Finlandia questi Graveborne e debuttano con un dischetto piacevole intitolato "Astride Over The Grave" contenente una intro e quattro brani per un totale di poco meno di venti minuti di musica. Forti di un'immagine estrema che più classica non si può, i ragazzi si cimentano in un black metal piuttosto tirato in cui però non mancano momenti per rallentare l'andatura o passaggi più melodici.
Proprio l'uso della melodia in un contesto parecchio lanciato come quello di "Nitimur In Vetitum" mi riporta alla mente il lavoro dei Ragnarok, impreziosito fra l'altro da una terremotante prova della batteria. "Graveborne" invece ha un andamento più "contenuto" ma si concede diverse accelerazioni fra cui spicca quella seguente le urla di approvazione della folla ad un discorso del Fuhrer (campionamento questo che mi è capitato di ascoltare numerose volte ormai). Con "Storm" troviamo un altro esempio della capacità del gruppo di alternare momenti più cupi a sfuriate assassine senza soluzione di continuità e di utilizzare un riffing di presa davvero efficace. La chiusura delle danze è affidata ad "Anneliese Azazel" con cui i nostri ci salutano dopo averci tormentato (in senso buono!) con un altro pezzo discreto. Fra le ultime cose da segnalare c'è sicuramente lo screaming di Raato, le sue vocals aspre e lacerate possono forse essere rese più taglienti per incidere di più.
In conclusione, "Astride Over The Grave" è un biglietto da visita interessante perchè costituisce una solida base da cui partire per lavorare in futuro. Piatto forte dei Graveborne rimane questo continuo susseguirsi alternativo di assalti all'arma bianca e rallentamenti che potrebbe davvero fare la differenza in futuro. Originariamente autoprodotto, quest'anno la Floga Recors ha deciso di stamparlo in maniera professionale in doppio formato vinile e cd.
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Gruppo: Hypnotic Hysteria
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Autore: Advent
Tracklist
1. Inside Your Mouth
2. New Dehli
3. Vaniloquentia
4. I Can't Hear You
5. Feed On Me
6. Betrayal
7. Indifference
DURATA: 37:09
Pronti per l'estate? Non parlo della prova costume, per superare al meglio la primavera ed entrare nella stagione solare bisogna possedere la giusta musica.
Quale se non la stoner? Hypnotic Hysteria è il nuovo act italiano di stoner rock, non ha lo stampo californiano degli Zippo, ma fonde a dovere sonorità per creare un bel risultato morbido e delicato. Un ascolto leggero per quelli che masticano stoner da anni, da mandare in loop svariate volte nella stessa giornata, tutto viene riprodotto con gli attrezzi adeguati: brevi percussioni tribaleggianti lasciano spazio ad una voce pulita che contraendosi ruggisce coniugando con insistenza la vorticosa esigenza di nutrimento. Un clean che non si percepisce costantemente, ma che, arrivati a metà album, risulterà familiare a quello del cantante degli Acid Bath, Dax Riggs.
La formula psichedelica viene proposta con incessante riecheggiare di riff che risucchiano l'ascoltatore in un contesto dove sono udibili influenze crossover tipo Nothingface ed altre più classiche tra gli accordi malinconici di "New Dehli".
La purezza, come potete immaginare, non è la caratteristica di "Feed On Me", eppure ogni canzone è prodotta con la massima cura, la post-grunge "I Can't Hear You" fa percepire ululati in una notte estiva rischiarata dalla luna, chi non ha mai assistito ad una notte simile senza sentirsi assorbito dalla magia stoner? "Feed On Me", con piena distorsione alla Sleep, fa saturare la tonalità rossa/arancione creata dai ragazzi Bergamaschi, il basso e la chitarra si alternano in corse accentuate o meno, a seconda dei ritmi che vengono impostati dalla batteria, il cantante è preparato, modulando con semplicità una voce sempre alta e priva di difetti, l'unico neo per alcuni potrebbe essere che la produzione è eccelsa e non ci si trova davanti al solito grezzume americano.
La release è originale, tirata come si deve, la traccia che colpisce di più è "Betray", che nella fase finale si lascia ascoltare come la più trascinante, con forte richiami alla bay-area Kyussiana.
Tuttavia dopo "Feed On Me" ci si sente ancora bisognosi di nutrimento, quasi come a ripetere il titolo dell'album con più voracità, la questione è che senza dubbio gli Hypnotic Hysteria avrebbero potuto fare un lavoro ancora più valido, quindi ora devono darsi da fare per accontentare chi ha inziato ad amare la loro immediatezza!
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Informazioni
Autore: Mourning
Traduzione: Fedaykin
Formazione
Klemen "Buco" Kalin - Voce
Tim "Timo" Tajiè - Chitarra
Klemen Erjavec - Chitarra
Andrej Škof - Basso
Borut "Strigo" Rampih - Batteria
 Salve ragazzi, benvenuti su Aristocrazia Webzine. Potete darci una breve presentazione del vostro gruppo?
Ciao a tutti! Dunque, siamo in cinque nella band e tutti noi amiamo il Metal. Io sono Klemen, sono il cantante, c'è un altro Klemen che suona la chitarra, Tim è l'altro chitarrista, Andrej al basso e Borut alla batteria. Io e Tim abbiamo fondato il gruppo nel tardo 2004, forse già 2005. Abbiamo avuto alcuni cambi di line-up, prodotto un demo, e quella di adesso è la formazione stabile degli Eruption. Ora come ora stiamo facendo alcune date, girando il nostro primo video e scrivendo nuovi pezzi per poi poter andare nuovamente in studio in inverno.
Qual'è stato il motivo principale che vi ha spinto a dare vita a questo progetto?
Con progetto intendi l'album? Beh, volevamo porre fine ad un'era, registrare la roba che avevamo suonato mille volte e deciderci a scrivere dei pezzi nuovi. Sentivamo che davvero questi pezzi non potevano essere più definitivi di così, quindi produrre un album era davvero necessario per noi. Fare un album ti fa sentire davvero di aver raggiunto qualcosa nella tua vita, e siamo davvero tutti soddisfatti del prodotto finale.
Ho ascoltato il vostro album "Lifeless Paradise" molte volte e posso dire che è un vero pezzo di thrash anni '80. Che genere di background musicale possiedono i membri degli Eruption?
Prima di tutto, grazie di apprezzare l'album! Non abbiamo nessun tipo di educazione musicale, eccetto per il nostro batterista, che studia batteria Jazz a Graz. Gli altri membri sono tutti autodidatti, siamo stati in band differenti e così via. La cosa che ci connette tutti è l'amore per il Thrash Metal, specialmente quando si parla di Bay Area.
I pezzi che preferisco sono "Monumental Mind" e "Democracy", poichè sono molto genuini e convolgenti.
Chi è che scrive i testi e chi la musica?
Quelli sono stati i primi due pezzi che abbiamo scritto in assoluto! Io scrivo sempre tutti i testi e mi occupo della parte cantata. La musica di quei due pezzi è stata scritta principalmente da Tim, ha scritto tutti i riff. Prima che Klemen e Andrej si unissero, Tim scriveva i pezzi da solo, ora lo fanno tutti e tre. Borut poi aggiunge le parti di batteria e basta, eheh.
Puoi dirci qualcosa a proposito delle tematiche dei vostri pezzi?
Non c'è molto da dire in realtà. Io di solito prima mi occupo di far entrare la linea vocale nella canzone e scrivo i testi intorno alla musica. Non ho mai scritto un testo prima che il pezzo fosse finito. Dopo che la canzone è fatta, la ascolto e il testo mi esce semplicemente fuori. Fondamentalmente scrivo cose su me stesso e cose prese dalla mia immaginazione.
Negli anni recenti far rivivere gli anni '80 è una sorta di tendenza; ci sono dei gruppi della nuova leva che apprezzate in modo particolare, o con cui vi piacerebbe condividere il palco?
Il gruppo migliore in assoluto della new wave in circolazione probabilmente sono i Warbringer per quanto riguarda il thrash, e abbiamo già condiviso il palco con loro eheh. A parte questo credo che le nuove band thrash provenienti dall'Europa siano di gran lunga migliori di quelle americane, nella maggior parte dei casi. Un gruppo fantastico con cui suonare sarebbero i Nevermore, non sono proprio thrash ma spaccano tantissimo.
Che cosa pensi della scena Metal di oggi?
Credo sia ok, almeno qui in Slovenia, nel resto del mondo non lo so... Forse c'è troppa roba "Core" e ragazzini ahah. Ma sì, credo che oggi come oggi la scena sia abbastanza ok dappertutto, meglio, per dire, di com'era dieci anni fa, sicuramente.
Che cosa ci dici invece della vostra scena locale? Puoi suggerirci qualche gruppo del vostro paese?
La scena sta migliorando, in passato ci sono stati parecchi gruppi davvero scadenti, ma ora ne stanno uscendo fuori di davvero buoni! Se parliamo di Thrash ci sono i Negligence, Thraw, Keller... questi son tutti buoni. Ci sono anche bei gruppi che suonano generi differenti, ti darò giusto qualche nome: Gonoba (death), Smargroth (black), Bleeding Fist (black), Vulvathrone (grindcore), Shutdown (Heavy)... perciò si, la scena è davvero buona!
Il metal si è inserito nel mercato mainstream e sta diventando molto di moda. Questo è apprezzato da una grossa parte del movimento, ma fortunatamente non da tutto il mondo Metal. Che cosa cancelleresti del metal di oggi? C'è qualcosa che vorresti tornasse come prima? Intendo sia musicalmente che socialmente.
Noi probabilmente non cancelleremmo nulla. La gente può sempre scegliere di non ascoltare la roba che non gli piace. Non ci interessa se ci sono band di merda se nessuno ci costringe ad ascoltarle. Se vuoi saperlo, comunque, penso che il Folk Metal sia il peggior genere mai inventato. Ciò a cui vorrei tornare è probabilmente lo scambio di tapes, non ne abbiamo avuto molta esperienza diretta perchè eravamo troppo giovani, ma è davvero molto più "organico", reale che scaricare roba dal web. E i volantini per le date, scritti su un fogliaccio di carta con un magic marker e fotocopiati nell'ufficio di tuo padre, ahaha.
Ho avuto il piacere di ascoltare la vostra musica per la prima volta su Myspace. Che cosa pensate delle comunità virtuali e dei Social Network?
Comunità virtuali e Social Network sono una buona cosa, sicuramente. Rappresentano un mezzo semplice con cui un gruppo può auto-promuoversi e tenere i fan aggiornati. E tutto è gratuito, quindi è figo! L'unica cosa brutta è che di solito solo le band di merda vengono notate dalle grosse case discografiche.
Che genere di relazione avete con i vostri supporter?
La scena in Slovenia è abbastanza ridotta come dimensioni, quindi il rapporto con i fan è molto ravvicinato, ed è una cosa che ci piace tanto. Avere della gente che ti supporta è una cosa fantastica, e siamo grati a chiunque apprezzi la nostra musica. Quanto ai fan di altri paesi, cerchiamo di rispondere a chiunque ci scriva.
Vi vedremo mai dal vivo in Italia?
E' possibile! Abbiamo suonato con due gruppi provenienti dall'Italia, gli Hyades e un'altra di cui ora mi sfugge il nome, ma abbiamo suonato insieme qui in Slovenia, con i Fueled By Fire. Fondamentalmente se ci volete vedere in Italia, contattateci e vedremo cosa possiamo fare!
Grazie per il tempo che avete speso con noi, l'ultimo messaggio ai nostri lettori sta a voi.
Comprate i nostri dischi così potremo arricchirci e iniziare a suonare pop rock! Sto scherzando, godetevi la vostra vita e godetevi la vostra musica!
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Informazioni
Autore: Mourning
Formazione
Cuillen Sander - Voce
Seb Montesi - Chitarra
Paul Ouzounov - Chitarra
Aron Winrob - Basso
Sol Kauffman - Batteria
Salve ragazzi, benvenuti su Aristocrazia Webzine. Possiamo avere una breve presentazione della band?
Certo, noi siamo gli Auroch da Vancouver, Canada. Death/Thrash che venne evocato dai sacerdoti di Cthulhu nel 2008. Siamo Cullen (voce) e Sebastian (chitarre).
Qual'è stata la causa principale che vi ha spinto a far nascere questo progetto?
Cullen: Direi l'influenza estrema da racconti e atmosfera in generale. L'amore per la musica e divertirsi.
Sebastian: La voglia di scrivere qualcosa, pesante e differente da tutte le cose simili che ci sono in giro oggi.
Quest'anno è uscito il vostro primo album, ho avuto il piacere di ascoltarlo e l'ho trovato molto interessante e variegato. Qual'è il background musicale della band?
Molti generi differenti, musica di ogni tipo, classica, death, black, thrash e power metal. Siamo quasi tutti autodidatti.
Chi è che scrive i testi, e chi compone la musica?
Noi due scriviamo gran parte dei testi e dei riff, li presentiamo a Sol e Paul e assieme organizziamo le cose. Sol è un grande orchestratore e ha davvero un gran gusto per la struttura delle canzoni. Aron si occupa della gran parte delle parti di basso.
Potete dirci qualcosa riguardo ai vostri testi?
Cullen: Principalmente trattano delle opere di H.P. Lovecraft e filosofie e riflessioni personali. Vocalmente cerco di miscelare melodie oscure con vocalizzi death metal per ricreare effetti poetici molto personalizzati.
"Stranger Aeons" è un album solido, con grandi melodie, forti passaggi Thrash e aperture dall'attitudine Death Metal. Siete soddisfatti di ciò che avete creato?
Sebastian: Sì, siamo molto soddisfatti, ma certamente ci sono cose che vorremmo cambiare dando un'occhiata indietro. E' troppo tardi ora, ma ci sono un po' di piccole cose che avrei preferito gestire in modo diverso; e chiaramente penso che sia sempre così.
Che effetto ha fatto l'album quando è uscito?
Da coloro che ci hanno messo le mani sopra, è stato apprezzato.
Come l'avete pubblicizzato?
Allora, abbiamo in programma un grande tour in Canada con i francesi The Seven Gates e i Titans Eve, dei thrasher locali di Vancouver. L'idea è di far girare il disco in giro per il paese, e convertire più persone, haha! A parte questo stiamo tenendo un programma di show locali, suonando in giro per la British Columbia, pubblicizzando online, distribuendo l'album alle webzine e alle riviste come voi, e facendo ciò che serve per essere sentiti in giro per il mondo.
Cosa ne pensate dell'attuale scena metal? E della vostra scena locale?
Cullen: Penso che ci siano moltissime band differenti in giro per il mondo, e sono felice di vedere il metal emergere da più paesi e crescere costantemente in posti dove non c'era mai stato.
Sebastian: Nella nostra scena locale ci sono un sacco di grandi band, e persone che vogliono suonare, ma c'è una lieve crisi per quanto riguarda i locali, con la città che toglie di mezzo i posti rimasti. Gli yuppie burocrati non trovano alcuno spazio per la musica estrema nella loro visione di come la città dovrebbe essere. Ma finchè ci saranno metallari in giro, ci sarà sempre il metal. Non ce ne andremo da nessuna parte.
Girando sul vostro myspace ho visto che avete un sacco di live show in programma. Perché è importante la situazione live e come vivete la cosa on stage?
E' necessario suonare dal vivo se vuoi essere popolare nella scena locale. Devi suonare in un sacco di show in tutti i posti possibili per pubblicizzare te stesso. Nessuno prende un cd in un negozio e lo compra così su due piedi. Nessun metallaro ha i soldi per questo, devono avere la certezza che sia roba buona.
Potete dirci le migliori cose che vi sono capitate on stage? C'è stata una particolare performance che vorreste ripetere?
Fare i bis nei grandi locali (come il Legendary Cobalt), vedere persone che cantano, vedere persone con la tua maglia addosso e vedendo persone che si stanno divertendo, scatenandosi. Ogni show che viviamo ci sembra migliore, quindi non vorremmo ripetere niente, haha!
Che tipo di rapporto avete con chi vi supporta? Cosa ne pensate delle comunità virtuali e dei social network?
Siamo tutti per il networking online e la distribuzione in rete, perché puoi raggiungere facilmente gli altri paesi. Per quanto riguarda chi ci supporta, se a loro piace il nostro metal, a noi piacciono loro, e vorremmo incontrare ognuno di loro, indipendentemente dall'angolo della Terra in cui si trovano. Se non ti piacciamo, FOTTITI, non ci frega che ascolti la nostra musica.
Vi vedremo mai in concerto qui in Italia?
Diavolo, sì!! Ci piacerebbe un sacco venire e incontrare veri metallari italiani e sconquassare il Vaticano con furia satanica!! Sarebbe un onore suonare in Italia un giorno!
Grazie per il tempo speso con noi, l'ultimo messaggio per i nostri lettori spetta a voi.
Grazie per aver avuto il tempo di leggere quanto scritto, venite a trovarci su myspace all'indirizzo wwww.myspace.com/theauroch. Il vero metal non morirà mai, e se dovesse succedere diventerebbe non-morto e prenderebbe ancora più posers a calci in culo. IA DAGON! IA HYDRA! IA YOG-SOTHOTH, LA SFERA CHE RIUNISCE! KHTHUHLHLU SI SVEGLIERA'! FORZA ITALIA!
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Gruppo: Farcry
Anno: 2009
Etichetta: Alkemist Fanatyx
Autore: Mourning
Tracklist
1. Farcry
2. Faceless
3. Black And White
DURATA: 13:29
 Thrash metal moderno e incazzato per i Farcry, band ungherese che dimostra di avere oltre una buona tecnica e cognizione del genere nel saper stare a cavallo fra il thrash più duro e il death che si percepisce nella corposità che viene data a sostegno delle basi.
"Carnivorous" il loro primo mini lavoro distribuito in collaborazione con l'agenzia italiana Alkemist Fantatyx Europe è una buonissima carta di presentazione, tre brani veloci, pestati di sicuro gradimento per chi cerca un incontro violento con la musica d'ascoltare. Non mancano comunque fraseggi ricercati che mostrano la voglia di andare oltre il solito schema ormai trito e ritrito di una proposta che si rifà o a un old school spesso forzato o allo swedish sound.
Le variazioni nel riff cantilenanti alle volte quasi ossessive si percepiscono sia nell'opener "Farcry" che nella successiva "Faceless", molto più sfaccettata e intrigante grazie alla scelta azzeccata degli stacchi e dei solos che fanno da "compagnia" alla voce nella parte finale del pezzo che scemando innesca automaticamente la conclusiva "Black And White".
Un animo Sadus per certi versi pervade "Carnivorous", la produzione esalta gli strumenti dando rilevanza a un basso che appare spesso e volentieri presente più che mai mentre la voce si anima pungendo a più non posso.
Il breve assaggio fa ben sperare, i Farcry hanno le carte in regola per fare davvero molto bene, non resta che attendere ulteriori sviluppi.
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Gruppo: Gruenewald
Anno: 2009
Etichetta: Zeitgeister Music
Autore: Mourning
Tracklist
1.Geist
2.Zwei Namen
3.Funeral Winds
4.Tails
DURATA: 43:49
Dietro il monicker Gruenewald si nasconde la figura di Christian Kolf, chitarrista e cantante di band quali Valborg, Island e Woburn House.
Il progetto in cui si cimenta è ampiamente diverso rispetto alle creature in cui è solito vederlo in azione, la natura e i mari compositivi solcati da "II" esulano dal mondo strettamente metal, il viaggio è molto più ampio e variegato quanto scuro e in alcuni tratti depressivo. Band imponenti potrebbero venire chiamate in causa per il sound riprodotto dalle quattro tracce, dall'essenzialità cosmica dei Tangerine Dream, allo stato trip/psichedelico dei Pink Floyd, intercalati in strutture che potrebbero evocare la valenza post/rock di Ulver e Anathema, senza dimenticarsi di un'attitudine quasi doomica in certi fraseggi che par presagire un lungo torpore prima di un violento risveglio.
Quattro episodi lunghi di cui il più breve e snello se così si può definire è "Tails", dove si superano comunque gli otto minuti di durata.
Ognuno diverso dall'altro per mood e varianti, "Geist" (fantasma in tedesco) è opprimente, claustrofobica, una giornata di tempo uggioso che si dona all'ascoltatore con un sussulto di vita piena solamente una volta arrivati intorno al suo nono minuto, "Zweit Namen" ricca di disonnanze, arpeggi e fraseggi di chitarra pulita, possiede una dose di malinconia greve che viene acuita dalla forte vocalità espressiva imposta dal Kolf.
"Funeral Winds" approccia diversamente il lato volatile della musica Gruenewald dirigendo lo sguardo verso lidi sonori quasi divertiti, le note si fanno meno tetre e il contorno prende un colore meno scuro, per un pezzo che vede partecipare in veste di cantante Jan Buckard mentre il solo di richiamo seventies floydiano è a opera di Oliver Weiskopf; tocca quindi a "Tails", episodio conclusivo, ristabilire fra dissonanze e caratteristiche dark ambient quelle tonalità grigiastre che prendevano piede nelle prime canzoni di "II", ponendo la parola fine con un incedere sbilenco ma alquanto piacevole.
Kolf ha curato personalmente anche la parte riguardante i testi, con l'unica eccezione dell'ultima traccia che deve la paternità delle parole pronunciate a Joe Henderson.
"II" è una buona prova sperimentale, avanguardista per certi versi e ha quindi bisogno di più ascolti per venire assimilata e riuscire così ad entrare in feeling con la sua personalità.
Se amate il dark/ambient un passaggio nel vostro stereo i Gruenewald se lo meritano di sicuro.
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Gruppo: Valborg
Anno: 2010
Etichetta: Zeitgeister Music
Autore: Mourning
Tracklist
1. Wisdom From The Vortex
2. Ancient Horrors
3. Thunderbolt
4. Tristesse
5. Crying Under The Fortress Of God
6. Transcending The Sorrows Of An Earth Unseen
7. I Am Space
8. St. Patrick's Day
DURATA: 35:50
 Etichettare o dare un genere d'assegnazione per provare a regolarsi è una cosa che naturalmente o meno si fa un po' tutti, certo è che le label riescono a incasinarci la vita immettendo generi assurdi inventati sul momento o con nomi quanto meno bislacchi.
Ci sono però realtà che sono impossibili da catalogare e che vanno totalmente controcorrente, gente che non ha né bisogno di suonare old school in maniera ossessa, né di fottere il cervello dell'ascoltatore con tremila note al secondo per dimostrare la propria validità. La formazione tedesca dei Valborg non è di quelle nuove alla scena anche se non conosciutissima e giunge quest'anno al suo terzo atto con "Crown Of Sorrow".
L'album in questione è un vero diamante, il sound alterna partiture grezze ad altre pienamente levigate, non vi è presenza di staticità compositiva, l'ispirazione è d'ampio respiro pescando da partiture progressive che rimandano ai Coroner di fine carriera ("Mental Vortex" e "Grin") alimentate da una dedizione per la semplicità efficace ma solo d'impressione lineare.
La dose altamente atmosferica di alcune scelte e la rarefatta sensorialità di certi fraseggi rimandano a esperienze settantiane legate alla psichedelia/space senza per questo far perdere mordente a una prova che vede al suo interno il confluire d'influenze black avantagarde (Ved Buens Ende e Virus) di riflesso.
Messo su per la prima volta quando arrivò il turno di "Thunderbolt" infatti pensai subito ai Ved Buens End della coppia Vicotnik/Carl Michael Ende, anche se la canzone dopo un'inizio pienamente in quello stile muta in qualcosa di più possente e spinto per poi riacquisirne il mood verso la metà.
"Wisdom From The Fortex" e "Crying Under The Fortress Of God" (i Celtic Frost si udiranno chiaramente nella seconda) sono due tracce significative dell'album in cui la vena progressiva vien fuori in maniera evidente e coinvolgente, non sono ricche di variazioni di tema o cambi di tempo inaspettati ma curate nel minimo particolare e arrangiate in maniera che sia l'orpello a fare la differenza, credetemi si sente eccome!
Il pezzo grosso, sia come durata che come sviluppo, è però "I Am Space" che sembra chiamare in causa addirittura i Type 0 Negative nel suo mood decisamente più diretto verso un heavy a tinte scure che ricorda anche certe movenze dei Cirith Ungol.
"Crown Of Sorrow" non ha pecche sostanziali, è sicuramente però un disco di difficile assimilazione soprattutto se non si è pronti a lasciarsi trasportare in un viaggio che affronta più esperienze emotive e musicali contemporaneamente. La produzione e la prova strumentale sono fantastiche e già di diritto potrei inserirlo fra le migliori uscite di questo 2010 anche se spero che di sorprese così l'anno ne regali ancora.
Se i Valborg non vi sono nome nuovo, sapete già cosa vi attenderà e ne sarete entusiasti, in caso contrario invece consiglio d'iniziare dal loro primo capitolo "Songs For A Year" per assimilare al meglio il loro modo di far musica e godersi alla grande questo nuovo "Crown Of Sorrow".
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Gruppo: Edain
Anno: 2009
Etichetta: Parát Magazine
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Downward Spiral
2. Fragments Of Frail Designs
3. Aphrodisiac
4. Eden Lies Obscured
5. Earn Your Pain
DURATA: 34:18
 Il vivere e suonare underground permette spesso alle realtà che si muovono all'interno dell'immenso calderone d'avere un approccio più genuino, quasi dal tocco rustico se paragonate o messe al cospetto di produzioni pompate e prive di un briciolo di anima che intasano il metal.
Non è detto che debbano per forza brillare per innovazione e tecnica ma quantomeno riuscire a trasmettere delle sensazioni positive a chi ascolta, tramutandole in headbanging o un semplice ma difficile ormai ascolto attento e appassionato. Questo è quello che mi è successo quando ho inserito "Through Thought And Time" degli Edain nel mio lettore, l'album della formazione ceca presenta un progressive death metal che fa uso di parti acustiche e divagazioni nel metal più classico degli anni Ottanta, non presenta quindi particolarità precise che lo rendono unico o sensazionale ma si muove nelle sue cinque tracce richiamando la mia attenzione per la scelta delle note o per quella visione retrò dello stile che mi ha ricondotto all'adolescenza e ai primi approcci col genere.
Le cose più pregevoli dell'album sono inserite nell'accoppiata iniziale "The Downward Spiral"/"Fragments Spiral", in questi due brani gli Edain mostrano appieno ciò che sanno fare alternando fasi thrash a stacchi acustici, parti atmosferiche e un uso della melodia mai sdolcinato.
Altro episodio interessante è "Eden Lies Obscured", leggermente annacquata per allungarne la dura, due o tre minuti in meno l'avrebbero resa più incisiva, si evidenzia comunque per buoni riff e la presenza delle migliori linee vocali del disco, voce che peraltro mi ricorda in più occasioni quella del singer dei Root Big Boss.
La prestazione complessiva della band per quanto rudimentale nel proporre questa tipologia di death, supportata da una produzione scarna, non priva di pecche ma efficace quanto basta, riesce ad andare oltre una degna sufficienza guadagnata per la palese "realtà" dei suoni, soprattutto per quanto riguarda la batteria e dei brani in toto più che buoni come punto da cui partire e prendere spunto per i lavori che verranno.
"Throught Thought And Time" sarà di piacevole compagnia per chi ha amato e ama il prog/death d'annata libero dalle esasperazioni odierne, un altro angolo di passato in cui rifugiarsi quando si ha bisogno di staccare da martellamenti iperprodotti.
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Gruppo: Infest (Srb)
Anno: 2009
Etichetta: Zero Budget Productions
Autore: Mourning
Tracklist
1. Intro
2. Onward To Destroy
3. Screaming From Within
4. Slavery To No One
5. Krstu Je Kraj
6. A Sickness Named Religion
7. Messiah of Blood
8. Back To The War
9. Christ Denial
DURATA: 28:30
 Vengono dalla Serbia i ragazzi degli Infest e allietano le nostre orecchie con del rozzo, genuino e incazzato death/thrash prima maniera, zero fronzoli, solo violenza e assalti frontali continui.
Neanche trenta minuti di musica racchiusi in nove brani che presentano una band giunta al secondo disco con "Onward To Destroy" con una maturità e sicurezza delle proprie armi acquisite a pieno merito, tanto da trovare anche negli episodi con forma canzone più semplice le chiavi di lettura più corrette per renderli quadrati e "importanti" nell'incedere battagliero.
Sono due i picchi che si possono riscontrare nel lavoro: il primo è legato alla trascinante titletrack che oltre a presentarsi massiccia possiede un ritornello pronto per essere urlato in faccia al nemico, il secondo è "Back To The War" un vero e proprio continuo assalto di death/thrash teso solo a violare la vostra verginità se ancora aveste un foro che vergine possa definirsi.
La costruzione del riffing è dinamica e carica di spunti precisi e travolgenti, il drumming compatto e ben assestato, certo alle volte come spesso capita il basso tende a finir sotto il marasma battagliero ma nel complesso la produzione di "Onward To Destroy" gli rende giustizia.
Ci troviamo dinanzi un album che farà felici i seguaci dell'old school, se siete fra questi un ascolto a questo disco è più che consigliato, vi farà sbatacchiare a dovere.
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Gruppo: Pÿlon
Anno: 2009
Etichetta: Quam Libet Records
Autore: Mourning
Tracklist
1. Renovatio (Renewal & Relapse)
2. Doomstone
3. Ho Theos Erchestai
4. In The Shade
5. Beneath, Beyond
6. Dream A Dream
7. De Rerum Sanctarum Una
8. Psych-Icon
9. Hors Des Sentiers Battus
10. Age Of Despair
11. An Angel Tale
12. DeadLove
13. The Void Thereafter
DURATA: 01:17:29
 La formazione svizzera nel 2009 si presenta con un nuovo lavoro dal titolo semplice quanto significativo: "Doom".
Confermando una maturità artistica ormai pienamente acquisita e un amore per lo stile più classico del genere, il disco è un'opera mastodontica nella sua ora e venti circa di durata, verrete a contatto con influenze evidenti che rimandano dai classici Black Sabbath (alcuni riff sembrano proprio mano di Iommi), Count Raven, Saint Vitus e perchè con merito non citare anche i nostrani Black Hole e l'epicità dei primissimi Candlemass.
Come avrete capito di carne al fuoco ce n'è davvero tanta e di buona qualità, scorrono diversi fiumi sonori che vanno intersecandosi nelle tracce, gli anni Settanta, il metal, la passione per strumenti come il flauto e le tastiere intensamente psichedeliche che ricreano un incedere dai tratti naturalistici profondi e riflessivi.
Le tracce, tranne i brevi intermezzi "De Rerum Sanctarum Una", "Age Of Despair" e l'outro "The Void Thereafter", hanno lunghezza che varia dai sei minuti circa di "Beneath Beyond" sino ai quasi undici dell'opener "Renovatio (Renewal & Relapse)", riuscendo a intrattenere l'ascoltatore con una varietà di soluzioni e un pathos intimo e ricercatore assolutamente interessante che incantatore attraversa i passaggi musicali, passaggi che prendeno spesso piede divenendo parti strumentali in cui la voce si fa da parte lasciando che siano solo le note a esprimersi.
Del resto c'è da dire che la prova dei singoli è veramente buona sia dal punto di vista prettamente compositivo che da quello esecutivo, la voce di Matt per certi versi data la tonalità particolare può risultare ostica a un primo ascolto, ma se le viene concesso il giusto tempo verrà assorbita e valutata nel migliore dei modi insieme al resto.
Dimostra di saperla gestire trasmettendo un sentore evocativo notevole e nell'approccio ricorda, seppur non con lo stesso carisma d'impatto data la sua vistosa sobrietà, Christian Lindersson (ex Count Raven, Lord Vicar).
Andando a spulciare nel ricco package, un digipack apribile in più facciate in cui vi sono rappresentati simboli religiosi, statue d'angeli o la croce in rilievo in fronte a esempio affiancati da altri naturali come farfalle e foglie, si può leggere nei credits che in questo lavoro si son alternati diversi batteristi dietro le pelli e la solistica è spesso stata interpretata da guest, non so quale siano le motivazioni di tale scelta ma visto il risultato ottenuto non posso che compiacermene.
Consiglio quindi agli appassionati dello stile di non lasciarsi scappare l'ascolto di "Doom", un album che convince pienamente.
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Gruppo: Deadpool
Anno: 2009
Etichetta: Self Released
Autore: Mourning
Tracklist
1. The Devil's Playground
2. Seven Witches
3. Breakdown
4. Southern Pride
5. Eyes Of The Deceived
6. Damage Done
7. Black Cloud
8. Balls Deep
9. Mercury
10. Do You Know The Word?
11. (silence)
12. (silence)
13. Electric Doom (Black Sabbath cover)
DURATA: 52:22
 Formazione proveniente da San Antonio, Texas, e che è tutto tranne che alle prime armi, i ragazzi si sbattono dal finire dei Novanta auto producendosi e sono giunti l'anno passato a rilasciare il loro terzo album "Idle Hands".
Negli anni hanno avuto il piacere di condividere il palco a fianco di act illustri quali Watch Tower, Crowbar, Mercyful Fate e Helstar, cosa che ha giovato non poco alla maturazione della band.
Il sound thrash dei DEAdpOOl è fortemente groovy, la presenza e influenza forte di musicisti come i Pantera e i Testament si coniugano con una propensione prorompente e moderna che si nutre del post dei Machine Head e delle ritmiche spacca ossa dei migliori Lamb Of God.
Un miscuglio difficile magari da far digerire a chi è prettamente un conservatore ma che viene composto ed eseguito seguendo dettami conosciuti ma proposti con gusto, non facendosi mancare pure fasi adatte a uno sfrenato mosh pit, una serie di brani decisamente appetibili da più palati musicali che mostrano di possedere carattere.
"Seven Witches", "Black Cloud" (ascolto l'entrata di batteria e mi viene in mente "Criminally Insane"?), "Balls Deep", "Damage Done" e "Mercury" sono gli episodi che spiccano all'interno di un "Idle Hands" che come fiore all'occhiello presenta una traccia conclusiva omaggio ai Black Sabbath, "Electric Doom" è infatti l'unione di due canzoni storiche del combo inglese: "Electric Funeral" e "Hand Of Doom", entrambe estratte dall'indiscutibile capolavoro intitolato "Paranoid".
Per quanto concerne le prestazioni dei singoli tengono banco la buona vena compositiva del riff maker e solista Carlos Lopez e il lavoro di drumming svolto da Chris Wolfe che in certi passaggi ricorda un Chris Kontos d'annata (1994 e che annata!!!), supportato dal chirurgico basso di Mike Lopez, preciso e compatto.
Discorso a parte per la voce di Gordon Ireland, il cantante si destreggia egregiamente sia nelle fasi concitate sia in quelle dedite al clean con l'unica pecca di ricalcare delle linee vocali, soprattutto in alcuni passaggi, già sentite, un approccio catchy piacevole sia chiaro ma che poteva esser reso ancor più accattivante distanziandolo magari da quello proposto da realtà note.
L'album è curato in tutti i suoi aspetti, l'artwork scelto è integralmente dedicato all'arte di manifattura italica, riconoscerete infatti "La Tentazione Di Cristo" del Botticelli, "La Creazione D'Adamo" e "La Morte Di Uria" del Michelangelo impresse su fronte, retro e interno del booklet.
Il vecchio e il nuovo s'incontrano e s'intrecciano nella musica dei DEAdpOOl, se non avete limiti mentali e andate oltre il definito old school o meno, date una possibilità di girare nel vostro stereo a "Idle Hands" e chissà che non vi prenda, tentar non nuoce.
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Gruppo: Psychotic Despair
Anno: 2010
Etichetta: L'Inphantile Collective
Autore: Mourning
Tracklist
1. Grinded Mind
2. Fear And Traumatism
3. (Go) Realistic Portrait Of Mankind
4. Personal Identity
5. Painful Suffering
6. Tool Of A Generation
7. Accidental Autoerobic Death
8. Finger Of The Trigger
9. Deep Illusion
10. Dead End
11. Memories
12. Cruel
13. Liquefied
14. Miss Psycho
15. Outro
DURATA: 37:02
 Quando penso alla Repubblica Ceca il mio sorriso tende ad allargarsi pensando a gente come Purulent Sperm Canal o Jig Ai, è una terra che mi ha sempre regalato momenti goderecci conditi da buone esecuzioni o da sbilenche e assurde atmosfere.
Gli Psychotic Despair vengono da lì e con i Jig Ai condividono pure due elementi Stefy (batteria) e Brain (chitarra), si ripresentano con il successore del già buon omonimo che si appresta a farmi godere per l'ennesima volta.
Già, "Personal Identity" è come trovarsi in trincea con mitragliatrici pronte a raffiche violente e continue, evitarle? Impossibile, si viene colpiti a più riprese da una miscela ben convogliata di sonorità che vanno dai Napalm Death/Terrorizer coniugati alla modernità dei Misery Index di quel Jason Netherton che adoravo già dai tempi dei Dying Fetus.
Iniziando dall'opener "Grind Minded" e percorrendo in un viaggio ipotetico a tappe, quelle più significative potrebbero essere identificate in "(Go) Realistic Portrait Of Mankind", "Personal Identity", "Cruel" e "Liquified".
Il disco scorre veloce alternando situazioni e soluzioni dedite sia al fraseggio ricercato sia alla semplice e pura sparata corsa senza fiato, possedendo in entrambi i casi il giusto piglio e gusto per rendere accattivanti e degni di nota i brani.
Il lavoro in ambito di produzione, pulito e ben delineato, fa sì che gli strumenti siano equilibrati e che il basso ne tragga vantaggio, la prova del nostro connazionale Adriano Neri (ex Novembre e Another Day) è infatti una delle cose più belle insite in "Personal Identity".
La band ceca non porta nuova linfa creativa, si assesta su un già conosciuto che non dispiace per come viene assemblato ed eseguito.
Consiglio quindi il nuovo Psychotic Despair agli amanti del genere perché è un disco di quelli che fa sempre piacere avere fra le mani, un ascolto che ti rianima la giornata.
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Gruppo: Jex Thoth
Anno: 2010
Etichetta: I Hate Records
Autore: Mourning
Tracklist
1. Raven Nor The Spirit
2. Slow Rewind
3. Mr Rainbow (Slapp Happy cover)
DURATA: 15:19
 Formazione statunitense dedita a un rock psichedelico che sfocia in territori doom di stampo classico ricollegabili al conosciuto e amato sound di act quali Pentagram e per rimanere ai giorni nostri affinità con i Blood Ceremony, una fra le migliori nuove leve nel genere.
Il nome della band è anche lo pseudonimo sotto cui si cela il vero nome della cantante Jessica Toth, voce suadente e carica di fascino malinconico quella che sulle basi di richiamo seventies si viene a poggiare leggiadra, ammaliante.
Attivi dal 2007 sinora con un album omonimo, uno split e un ep, "Totem", che precede questo "Witness", si sono presentati come una realtà solida e che ha ben chiare le idee, la conferma viene data da quest'ultimo mini lavoro che in soli quindici minuti mostra i Jex Thoth in una forma più che invidiabile.
La musica è atmosferica, il tratto allentato ma ricco di brevi e significative variazioni pennellate da un lavoro di chitarra ricercato e da basi da vero e proprio trip, ogni minimo tassello è incastrato perfettamente facendo sì che il viaggio sia privo di soste seppur nella sua ristretta durata.
I soli quindici minuti di "Witness" riescono a esser più incisivi di molte delle prove similari, c'è un'anima viva e pulsante che vien fuori nell'oscurità grigio perla di "Raven Nor Spirit", così come nella dispersività emotiva di "Slow Rewind", in entrambi i casi l'incanto non ha fine.
Il rock miscelato sapientemente con il proto-doom naturalistico enfatizza al massimo la volitività sensoriale di cui le due tracce sono impregnate.
Il terzo episodio è una cover degli Slapp Happy, avant-pop band a me sconosciuta, non conoscendone l'originale pensai all'inizio fosse un pezzo loro, andai allora su youtube (benedetto internet in certi casi) e guardai il video relativo alla canzone nella sua forma naturale, totalmente diverso come forma musicale e cantato, non posso quindi che complimentarmi con i Jex Thoth per aver dato nuova vita a "Mr.Rainbow", entrandone in pieno possesso ma soprattutto rendendole giustizia.
Non ci sono problemi di sorta per quanto riguarda l'esecuzione e l'uso di tastiere e sintetizzatori non ha fatto altro che adornarne ulteriormente il sound mantenuto caldo e avvolgente da una produzione che dà possibilità di pieno ascolto a tutti gli strumenti.
Se avrete occasione d'imbattervi nei Jex Thoth non c'è che da metter su e lasciarsi trasportare, "Witness" ne è l'ennessima riprova.
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Gruppo: Morgue
Anno: 2010
Etichetta: Self Released
Autore: Mourning
Tracklist
1. Intro
2. Incinerate The Crucified
3. I Walk A Path Of Carnage
4. Destinée Funeste
5. Mater Dolorosa
6. La Forêt Des Empalés
7. To Below, We Belong
8. Par Le Sang, Par La Haine
DURATA: 40:09
 I Morgue, band canadese dal monicker di sicuro poco innovativo visto che è già stato usato più e più volte nella storia del metal, dopo un buon demo nel 2007 e un'esibizione live in terra natìa (il Quebèc) da cui è stato partorito un Dvd, escono allo scoperto con il primo full completamente autoprodotto.
"Flames And Blood" è una di quelle produzioni che coniugano una vena prettamente death imbastardendola con sonorità black che rendono oscuro quanto maligno il sound, una delle caratteristiche classiche delle band canadesi è quella di possedere una propensione melodica accattivante che spesso impreziosisce le release e anche in questo caso la regola viene adottata e confermata.
I brani sono delle vere sfuriate, spicca il lavoro di chitarre composto da Iron e Maimed, un riffato cattivo e che non si espone a deja vù di richiamo, non si lasciano sfuggire l'occasione di sfruttare la dote che meglio rappresenta il loro modo di creare le canzoni dove la versatilità e i cambi di stile continui forniscono una marcia in più ai pezzi.
Le melodie incastonate già dall'iniziale "Incinerate The Crucified", "I Walk A Path Of Carnage" (presente nel breve solo di stampo svedese) o in una "Destinée Funeste" che sembra uscita dalle lande nordiche anni Novanta, abbelliscono e caratterizzano il sound dei Morgue, reso ancor più incisivo dalla prestazione vocale di un Goliatt sicuro e capace di muoversi su linee vocali varie e studiate a pennello sia in fase di growling profondo sia nello screaming raschiato.
"Mater Dolorosa" così come "To Below We Belong" o "Par Le Sang, Par La Haine" non fanno che riprovare quanto la formazione canadese sia in spolvero e capace di giocare in un ruolo che si pone a ponte fra il death e il black, pescando indistintamente da entrambi e ricavandone soluzioni gradite ed efficaci.
Le basi curate da Funeste al basso e Panzer alla batteria non mancano d'esser terremotanti o allungate a dar respiro a seconda dell'esigenza senza perdere mai contatto con l'aria che intendono trasmettere. Dinamicità e potenza sono qualità importanti ma che purtroppo in certi casi vengono limitate da una messa in ombra del basso tendente a scomparire in alcuni seppur sparuti casi, la produzione ha in sé quest'unico difetto, il resto della strumentazione e la voce risultano equilibrati e con volumi calibrati nella giusta maniera.
I Morgue con "Flames & Blood" dimostrano di possedere le carte in regola per farsi apprezzare, il disco non è innovativo, il mercato musicale è inondato da prodotti del genere ma è la qualità della proposta a far la differenza e i ragazzi stanno di un bel po' sopra la media, quindi se vi piace il death/black una bella passata nel vostro stereo vi tocca.
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Gruppo: Sado Sathanas
Anno: 2010
Etichetta: Black Blood Records
Autore: Mourning
Tracklist
1. Präludium
2. Herrschaft
3. Winde Uber Ödland
4. Dunkelheit
5. Menschenopfer
6. T.O.T.H.
7. Veitstanz
8. Interludium
9. Im Schlund
10. Apokalypse
11. Pestis
12. Ein Kampf...
13. Vergebens!
14. Anti I.N.R.I.
15. Stahlgewitter
16. Postludium
DURATA: 01:13:15
 I Sado Sathanas sono una band dell'underground tedesco attiva ormai da quasi tre lustri, dopo aver pubblicato uno split, due demo, un best of omonimo e aver subito molteplici cambi in line up, finalmente in questo 2010 vede dar luce al primo album per Black Blood Records intitolato "Opus Diaboli".
Formazione che incarna gli stilemi più classici del genere per quanto riguarda l'impatto visivo dato al cd, digipack nero scarno con monicker con tanto di croce rovesciata e titolo dell'opera, il tutto racchiuso in una cornice ornata e due macchie rosse agli angoli opposti come presenza sanguigna.
La serigrafia del cd non vede altro che un pentacolo bianco su sfondo nero e il booklet stesso è omogeneo nello sfruttare bianco, grigio e nero come unici colori a far presenza sia nelle foto dei componenti che nelle liriche riposte al proprio interno.
Omogeneo è il termine anche più adatto a "Opus Diaboli", un disco composto da sedici tracce per quasi un'ora e un quarto di musica dove molti (se non tutti) gli episodi assumono forma e movenze similari basandosi su un melodic black metal che riporta alla mente i veri e unici Dimmu Borgir del periodo che diede vita all'accoppiata "For All Tid"/"Stormblast" per l'impostazione ed elaborazione dei synth.
L'unica tipologia di variante che troverete nell'ascolto dell'intera tracklist sarà l'alternanza di un brano allentato con uno più tirato a succederlo, non c'è quindi un fattore sorpresa o qualcosa di diverso da cui potreste essere presi improvvisamente.
Pensate a un percorso preciso e conosciuto sino al suo finire, c'è chi potrebbe percorrerlo con piacere e chi invece preferirebbe far altro.
La vena epica è sicuramente una delle doti migliori insieme a una buona prova corale che però, per quanto valida dal punto strettamente legato all'esecuzione, non trasuda né passionalità né anima risultando freddina, così come la produzione che spesso non aiuta, ne viene penalizzato il lato atmosferico a volte soffocato, ambito dove invece la band avrebbe potuto quantomeno tentar di fare la differenza in positivo.
I Sado Sathanas hanno atteso tanto, mostrano d'avere le potenzialità e la voglia di cimentarsi nel genere ma in questa opera prima purtroppo si è ancorati a uno stato larvale, "Opus Diaboli" è quindi un platter a cui consiglio di dare un ascolto ma non attendetevi nulla di trascendentale o che possa definirsi oltre la media, in futuro ci si aspetta ben altro.
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Gruppo: Pensées Nocturnes
Titolo: Grotesque
Anno: 2010
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De L'Ombre Prod
Contatti: facebook.com/Vaerohn
Autore: Mourning
Tracklist
1. Vulgum Pecus
2. Paria
3. Rahu
4. Eros
5. Monosis
6. Hel
7. Thokk
8. Suivant
DURATA: 53:29
 Fino a poco tempo fa non ero a conoscenza dell'esistenza di questo progetto solista francese, poi per caso — ascoltando degli amici discuterne animatamente con pareri discordanti — decisi di mia iniziativa l'approccio. Il perché è semplice: è risaputo che quando un disco fa discutere troppo si è davanti a un capolavoro o al classico culto inventato sul momento. Decisi allora di approcciare il lavoro di Vaerohn: ascoltai il debutto "Vacuum" e ne rimasi piacevolmente colpito, frenando però le mie aspettative prima di prendere una cantonata con il recente "Grotesque".
Il disco prosegue nettamente il viaggio iniziato dal proprio predecessore, le atmosfere e i momenti decisamente inclini al burlesque s'incastrebbero perfettamente nella visione burtoniana del cinema, regista che con l'illustre compositore Danny Elfmann ci ha più volte fatto sognare e incantato con le sinfoniche orchestrazioni che davano vita a scene scure e mentalmente intriganti come poche. "Grotesque" non avrebbe potuto avere titolo più indovinato — fra passaggi di piano, fiati, ottoni e grancassa, parti acustiche rilassate — trascorre piacevolmente e gronda di rosso tanto da poterlo paragonare a una rappresentazione in stile granguignolesco per la passionalità sanguigna che trasmette, riuscendo a colpire a più riprese.
Se i singoli brani vedono la destabilizzante "Rahu" che mantiene l'animo dell'ascoltatore sul chi va là, le delicate e pregne di emotività romantico / decadente (che ha caratterizzato il movimento letterario dello "Sturm Und Drang") "Eros" e "Monosis" trasmettono tranquillità e sobrietà in parte inaspettate in un disco che si alimenta di scatenamenti roboanti, mentre inframezzi black ficcanti e possenti riportano alla natura primordiale del genere a cui il musicista attinge. Pensées Nocturnes è una realtà talmente sfaccettata che con le sole parole non si ha la piena possibilità di esprimerne il reale valore.
Cinquantatrè minuti in cui il cervello deve mantenersi sveglio e ricettivo per stare al passo della continua e cangiante contestualità proposta da Vaerohn. "Grotesque" è suonato e prodotto in maniera eccelsa, curato nei minimi dettagli anche per quanto riguarda la copertina, affine al concetto espresso dal titolo e dai testi, incentrati su una visione effettivamente grottesca e surreale, descritta appieno dalle parole che lo stesso Vaerohn ha inserito su Myspace e che qui vi riporto:
Buffone eterogeneo del XXI secolo ridicolo a causa del suo insuccesso nel pretendere di voler sopravvivere alla solitudine e alla noia. Ornato di stranezze magniloquenti lui divertiva per la stravaganza della sua lotta assurda la popolazione borghese che abitava i nostri borghi, impegnato a cercare i limiti delle convenzioni urbane e sociali. Un puzzle incostante sfuggente all'odio del suo essere e della vita che alcuni direbbero eccentrica o irreale. Sublime? Ma no Victor, no! Pietoso piuttosto. E solo soprattutto. Il vecchio Léon è Morto. Viva il vecchio Léon.
Lavoro complesso quanto pretenzioso, articolato quanto emozionante, se amate andare oltre col pensiero e l'uso sinfonico degli strumenti vi attrae o rientra nei vostri ascolti, "Grotesque" entra di diritto nella lista acquisti del 2010.
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Gruppo: Silent Scream (Esp)
Anno: 2010
Etichetta: Santo Grial Records
Autore: Mourning
Tracklist
1. Sin Destino
2. Delirios De Grandeza
3. Sumergidos En El Caos
4. Gritos En Silencio
5. Noche Y Niebla
6. Odio Eterno
7. Tu Final
8. Fuerza Suprema
9. Victoria O Derrota
10. Amputación En El 631
11. Como Lagrimas En La Lluvia
DURATA: 01:01:32
 La Spagna è probabilmente la nazione che insieme a Germania, Inghilterra e Svezia tiene maggiormente viva la fiamma dell'heavy metal nelle sue forme più old come in quelle innovative legate al power e alle varianti progressive.
Proprio dalla penisola iberica, precisamente dalla Catalogna, arrivano i Silent Scream.
La formazione seppur attiva dal 2001 solo nel 2006 da vita al demo "El Preludio" giungendo in questo 2010 al momento della consacrazione con l'uscita di "Teoria De Cuerdas", primo full-lenght.
Il sound racchiude elementi prettamente classic ricollegabili anche alla scuola maideniana, fraseggi progressivi e atmosfere power che potrebbero ricordare gli Edguy del genietto Tobias Sammet, undici brani per più di un'ora di musica ben sviluppata e che, fra ritornelli e cori di facile presa, assoli tecnicamente ineccepibili e un riffing ordinato ma che al momento giusto sa proporre variazioni ficcanti e inaspettate, colpiscono per brio e intensità.
Non mi soffermerò su un'analisi track by track perchè ognuno degli episodi hai dei pregi che ne esaltano il valore potendo quindi potenzialmente diventare o meno la vostra traccia preferita, quello su cui concentrarsi è il lavoro svolto dal combo, sia in fase compositiva sia in quella esecutiva, pur essendo alla prima vera prova d'affrontare, si presenta spavaldo, non manca di prendersi licenze rischiose scegliendo non sempre la soluzione più semplice, inserendo a esempio harsh vocals per infondere aggressività ma dosandone l'uso in maniera sapiente.
Dani Claramonte è uno dei marchi di fabbrica del sound dei Silent Scream, la sua voce nasale e scura conquista, la bravura del cantante sta nell'evitare forzature mantenendosi su range medio-alti ma tralasciando (se non i sparuti casi) quei picchi che potrebbero creare instabilità nel proporsi.
L'altro è legato alla prestazione delle sei corde Chus Corral/Dani Alpáñez, viva, cristallina e a più riprese esaltante.
La spinta fornita dalle basi create da Xavi e Luis Cano, rispettivamente basso e batteria, è decisamente ben organizzata e ben orchestrata, il primo alle volte riporta alla mente movenze Harrisiane mentre il drumming dinamico e propositivo (belli i cambi di ritmo) potrebbe ancora crescere e presentarsi più prog in certi fraseggi che forse avrebbero reso di più con una batteria maggiormente studiata.
Le tastiere vengono usate per abbellire e aumentare la profondità del suono, vengono sfruttate sottoforma di tappeto o come brevi apparizioni leggermente più presenti ma mai invasive, la pecca reale risiede invece nella produzione non perfetta, una pulizia maggiore avrebbe garantito uno spessore differente e una udibilità migliore alla voce e alle pelli che alle volte sembra rimangano sin troppo incassate nel contesto.
Un risultato più che dignitoso "Teoria De Cuerdas", i Silent Scream dimostrano d'avere delle grandi potenzialità, se in futuro arrivasse la maturità e soprattutto creassero una continuità potrebbero acquisire pienamente quel quid che manca a tante band per spiccare nella folta scena metal, teneteli d'occhio!
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